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A Gaza il vertice tra Peres e Arafat

October 2 2001 at 4:32 PM
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messaggero 26 /09/01  (no login)


GERUSALEMME - L’incontro è stato fissato per le 10,30 di questa mattina all’aeroporto di Dahanya nella striscia di Gaza. Le crescenti pressioni americane, la riduzione della violenza e l’improvvisa disdetta della visita che Yasser Arafat doveva compiere ieri a Damasco hanno indotto Ariel Sharon ad autorizzare, finalmente, il vertice tra Shimon Peres e il leader palestinese. I portavoce di Sharon continuavano, ieri sera, a sottolineare che lo svolgimento dell’incontro dipende sempre dal mantenimento della calma, seppure relativa.
Washington ha spinto sull’acceleratore, Colin Powell telefona tre volte al giorno a Peres, e Bush a Sharon, per ribadire che la Casa bianca vuole una fotografia della stretta di mano tra Arafat e Peres da mostrare agli arabi prima di sferrare le operazioni militari in Afganistan o altri obbiettivi in Medio oriente. Mubarak, re Fahd, il sovrano giordano Abdallah insieme con altri capi di Stato arabi e islamici insistono per un maggiore impegno degli Stati Uniti nel conflitto tra palestinesi e Israele. Ci vorrà tempo per riprendere il dialogo politico ma almeno le tivù non saranno piene di immagini della repressione israeliana del popolo palestinese. «Il vertice Peres-Arafat, il ritorno alla calma e a una specie di normalità - spiega un diplomatico europeo - sono indispensabili per costruire una coalizione contro il terrorismo internazionale».
L’incontro previsto per questa mattina dovrebbe essere il primo di tre tra i due statisti. Un’intesa è stata già raggiunta nei colloqui preparatori tra Peres ed esponenti palestinesi. Entro 48 ore dal vertice gli israeliani allenteranno la morsa intorno alle città e ai villaggi arabi, riprenderà il coordinamento tra i rispettivi responsabili della sicurezza e i palestinesi metteranno in atto misure contro il terrorismo. Nella settimana successiva Israele dovrà consentire il movimento delle merci da e verso l’Autorità palestinese e sarà consentito l’ingresso in Israele di uomini d’affari palestinesi. Con il consolidamento della tregua e l’alleggerimento della pressione sugli arabi, Peres e Arafat torneranno a incontrarsi dopo una settimana e nel quadro di un successivo vertice da tenere nel giro di altri sette giorni ancora si comincerà a parlare delle questioni politiche. Il tutto corrisponde alle misure previste dal piano Mitchell.
Secondo un esponente palestinese, Arafat controllerebbe ormai tutte le organizzazioni, comprese Hamas e Jihad e anche loro concorderebbero sulla necessità di abbassare le armi. Nei giorni scorsi Marwan Barghouti, capo dei militanti di Fatah in Cisgiordania, si era pronunciato per la continuazione dell’intifada fino alla liberazione dei territori palestinesi. Ieri ha detto che di fronte alla fine della repressione e alla ripresa di un dialogo credibile di pace è possibile imboccare una via nuova. Sharon, d’altronde, continua a ribadire di credere poco nelle buone intenzioni di Arafat e molti, anche in Israele, ritengono che il premier abbia poco da offrire ai palestinesi. Il piano Mitchell, tra l’altro, impone a Israele di bloccare ogni costruzione negli insediamenti, cosa che Sharon, per non alienarsi la destra, si è rifiutato finora di fare.
Un certo mistero circonda l’improvvisa disdetta della visita di Arafat a Damasco. Era già all’aeroporto di Amman quando è stato rinviato tutto. Assad accusa Arafat e i palestinesi attribuiscono alla Siria la decisione. Incidente diplomatico anche tra Londra e Gerusalemme ricucita grazie all’intervento del premier Tony Blair. Una frase su lotta armata e terrorismo pronunciato dal ministro degli esteri inglese mentre era in Iran cercando di convincere Teheran ad aderire alla coalizione ha subito fatto arrabbiare Sharon. Anche il presidente Katzav è intervenuto nella polemica accusando alcuni paesi europei di legittimare il terrorismo palestinese in quanto, sostengono, è diverso da quello internazionale che ha colpito negli Stati Uniti. La questione non è nuova. Riguarda la definizione di terrorismo nel quadro della lotta armata per la liberazione e l’autodeterminazione di un popolo.
Questa sera comincia il Yom Kippur, giorno di digiuno e pentimento, il più solenne del calendario ebraico. I territori palestinesi saranno sigillati e per la prima volta agli abitanti arabi di Gerusalemme Est non sarà consentito di entrare nei quartieri ebraici di Gerusalemme Ovest.
ERIC SALERNO

 

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