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qualche critica a RIVOLTA

April 2 2002 at 7:56 PM
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n.  (no login)

 
scusa se scrivo così, in maniera estemporanea, ma ho appena ricevuto
l'ennesimo numero di "Rivolta", con il tuo intervento sulla Palestina e
pensavo di cogliere l'occasione per dirti un mio pensiero. Non credi che
discorsi come quelli che vengono fatti sulla rivista, con toni apocalittici
e aprioristici sul pericolo del demone americano e inneggianti ad un già
vecchio neosquadrismo contro il nemico interno e ad una assoluta
intolleranza culturale, insomma non credi che questi discorsi siano
vagamente assurdi?
Sui problemi che sta provocando a livello mondiale lo strapotere degli Usa
possiamo essere anche abbastanza d'accordo, e la crisi mediorentale ce lo
ricorda in ogni momento, senza bisogno dell'11 settembre, ma credi che gli
Stati Uniti siano proprio il covo del demonio che i tuoi amici descrivono
con tanta minuzia di dettagli, come se all'inferno ci fossero stati? A me
ogni posizione manichea fa rabbrividire, perchè la realtà non è mai nei
poli, ma si mischia nel torbido dei grigi ed è lì che è meno facile
trovarla, ma che è compito più degno ricercarla.
Non ci capita spesso di parlare di politica, però in questo momento, forse
perchè abbiamo passato qualche giorno vicini, sento di dirti tutto questo,
perchè ti stimo come persona e mi dispiace che il tuo nome sia così vicino a
quello di persone che fanno così pochi sforzi ad uscire dal guscio marmoreo
della loro intolleranza.Scusami per lo sfogo, un abbraccio.
N

 
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AuthorReply
Pungolo
(no login)

Re: qualche critica a RIVOLTA

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April 2 2002, 8:00 PM 

Perfettamente d'accordo.
Rispondo solo del delirio contenuto nella rubrica di PUNGOLO.
L'eterno dilemma della libertà d'espressione: troppa libertà permette ad alcuni di dire grandi cavolate.
Il mio consiglio è di contrastare cattive idee con delle buone idee.
Tu hai fatto la tua parte.
Un abbraccio
Il Pungolatore

 
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Stefano di RIVOLTA
(no login)

Re: Re: qualche critica a RIVOLTA

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April 6 2002, 11:38 AM 

Grazie N. per il contributo critico.
Tuttavia mi considero solo un semplice
militante dell'idea tradizionalista e cerco di combattere con i piccoli mezzi a disposizione (altro che spam, se fosse per me inonderei di sms i telefonini di tutti gli italiani e non vado oltre!) la grande battaglia delle idee.
Con la "nostra" (mia e di Maurizio, io non pubblico se non ho pronto il suo contributo) rivista telematica cerchiamo di risvegliare le coscienzesopite, tentiamo di mettere in moto i cervelli assopiti dalla propaganda
antifascista (lì davvero tutto il male sta solo da una parte e chi sta dall'altra si può permettere tutto perché il "bene" non può esserealtrove) urliamo e sbattiamo in faccia a tutti la verità, la nostra verità.
Non esiste solo questo numero di "RIVOLTA", in linea c'è l'intera raccolta e se si ha voglia di consultarla ci si accorgerebbe che quanto sta avvenendo in questi giorni noi l'avevamo previsto molto tempo addietro.
N. è per i chiaroscuri, bene! Se non ha paura di schierarsi con "vecchi mazzieri" e "giovani neosquadristi", se ha il coraggio di fregarsene di essere considerato un reietto della società, se si sente in grado di comprendere le ragioni degli sconfitti, allora la rivista è aperta alla sua collaborazione.
Nel frattempo pubblicheremo il suo intervento in forma anonima (con una mia nota dove, vi preannuncio, dirò che il dibattito si deve svolgere al di
fuori degli spazi della rivista) come vuole la tradizione della redazione.
Un saluto
Stef.

 
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N.
(no login)

Re: Re: Re: qualche critica a RIVOLTA

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April 6 2002, 11:42 AM 

ciao,
da questo breve carteggio mi sono fatto una certa idea, che già da un po' mi girava per la capa. Ha ragione Stefano quando dice che non ci vuole grande
coraggio a pensare quello che pensano tutti, ad essere antifascisti.
L'opinione che il fascismo sia stato un disastro per l'Italia è ormai sedimentata nella visione dell'italiano medio e chi pensa e dice il
contrario desta lo choc dei più. C'è quindi un certo agio nello stare dalla parte del giusto, c'è quindi soddisfazione nel ritenersi antifascisti, un
piacere che è quello dell'appartenenza, come durante un rituale sociale, coesivo e ridondante. L'antifascismo è quindi un rituale, che compatta le
masse, che ci fa riconoscere in un ethos comune, che ci ricorda da dove viene la repubblica, e con essa da dove veniamo noi. L'antifascismo come
piacere quindi. Non certo inteso come piacere edonistico, ma più come sensazione di sincronia, con il mondo e con la storia. E qui viene il bello,
perchè l'antifascismo non è il solo piacere. Tra gli altri piaceri c'è anche quello, per certi versi opposto, di remare contro corrente, di fregarsene,
di sentirsi reietti, sconfitti, ma di alzare la testa e gridare le vostre ragioni. E' un vostro diritto, intendiamoci, e una società giusta deve
lottare perchè anche voi possiate dire la vostra o, per dirla altrimenti, perchè voi abbiate la possibilità di provare il piacere dell'antagonismo. In
termini psicanalitici si potrebbe azzardare la tesi che questo piacere abbia origini masochistiche, ma pur sempre piacere resta. E dietro ogni piacere
c'è sempre un limite.
Rifletteteci, se avete tempo, su questa cosa. Dietro la vostra intolleranza cosa c'è? Non credete che, a montare il tutto ci sia anche questo piacere,
il gusto che riecheggia nei vostri motti, nei vostri "audere semper", nel vostro militarismo vitalistico, nella ricerca utopica di un nuovo e mitico
impero dei valori assoluti, contro la dissoluzione dei valori e il nemico che si fa sempre più forte (il piacere dell'assedio). E se riconoscete in
voi questo piacere, chiedetevi se sia giusto per un essere pensante aderirvi completamente, senza dubbi né remore. Il dubbio vi viene mai, o siete sempre
sicuri di voi stessi?
Io sono antifascista, ma non per questo credo che i partigiani siano stati dei santi, credo solo che senza di loro, probabilmente, io non starei
scrivendo questa mail e non sarei qui ad esprimermi liberamente. Certo, il pensiero comune per molti versi si esplicita come "dittatura" silenziosa, ma
se non sbaglio nessuno di voi, in questo momento, si trova dietro le sbarre di una prigione. E anche di questo, nel mio ottuso antifascismo, ringrazio
ogni singolo partigiano.
Lo ringrazio perchè ha reso possibile che due piaceri così diversi, come il mio e il vostro, potessero convivere all'interno degli stessi confini,
quelli di un paese difficile come l'Italia.
N.

 
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