| IIIFebruary 23 2002 at 5:57 PM No score for this post | Jade (no login) |
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| Parte seconda: Elizabeth
Nevicava.
Sembrava che Boston fosse stata sostituita da un foglio bianco.
“Domani ci sarà da divertirsi, con tutto il ghiaccio che si sarà formato per strada, professore.”
Lagerback dalla sua poltrona aveva annuito, e poi aveva ripreso a leggere il suo libro.
Boston le era piaciuta subito, era un bel cambiamento rispetto all’assolata California dove aveva passato gli ultimi due anni, e poi c’era una buona facoltà di Legge che aveva accolto lei e il professore a braccia aperte. Lagerback continuava a prenderla in giro, ma lei sentiva di aver ricevuto la chiamata a difendere gli innocenti…
Le si era spezzato il cuore a lasciare Daniel e Camille, la sua famiglia, ma doveva farlo. Non poteva contare eternamente su di loro, e cominciare una nuova vita in una nuova città dove nessuno la conosceva poteva essere un buon inizio.
Si mise dietro le orecchie due ciocche ribelli e dopo essersi messa gli occhiali ricominciò a studiare.
Sul tavolo c’era ancora il giornale aperto alla pagina degli annunci. Riguardandolo, e ripensando alle offerte esorbitanti che vi aveva trovato, si sentì male di nuovo. Come avrebbe fatto? Non poteva rimanere ospite da Lagerback per tutta la vita.
Intanto che pensava a come risolvere il problema, passarono due anni. La laurea si avvicinava sempre di più, e ne era elettrizzata e spaventata allo stesso tempo. Prendendo esempio dalle carogne newyorkesi, pronte a tutto pur di trovar casa, aveva iniziato a leggere anche i necrologi sperando che si liberasse un appartamento. Non aveva grandi pretese…un bagno, una cucina, una stanza, magari uno studio…
Ho bisogno di una casa.
Era l’unica cosa che Faith riusciva a pensare. Era uscita dal carcere per buona condotta qualche giorno prima, con una scatola sottobraccio e 1500 dollari in tasca. La prima cosa che aveva fatto era stata comprare un biglietto per Boston, la sua città natale. Ora però aveva disperatamente bisogno di un posto dove stare. Passando davanti ad una vetrina, si fermò ed esaminò a lungo il suo riflesso. Era diventata un pochino più alta, era dimagrita. Solo il suo pallore era rimasto tale e quale, accentuato dalla mancanza di trucco. Non sembrava diversa da com’era entrata, ad una prima vista. E invece dentro era avvenuta una rivoluzione. C’erano tante persone a cui voleva chiedere perdono, ma la prima della lista era morta. Anche se lei non centrava, si sentiva un peso allo stomaco che non voleva andare via.
Tornò al motel dove si era sistemata, con un trancio di pizza e una coca cola. Sul letto c’era il giornale, non l’aveva ancora letto, e spinta ormai dall’abitudine guardò la pagina degli annunci immobiliari.
Non era possibile. Faith dovette rileggere quelle righe almeno due volte prima di crederci.
“Affittasi appartamento, due camere da letto, soggiorno, servizi…”
“…cucina, posizione centrale…per questa miseria?! Dio, è fantastico!”
“Frena con l’entusiasmo, Lizzie. L’affitto, quant’è?”
“C’è un numero di telefono. Ora chiamo, m’informo, e in caso trasloco.”
“Ti trovi così male con me?”
Elizabeth desiderò sprofondare. Ma non poteva pensare prima di aprire bocca?
“No, non volevo dire questo. È solo che le voci corrono…le avrà sentite anche lei.”
“Potrei essere tuo padre. Cosa che mi renderebbe anche fiero.”
Elizabeth sorrise. “Ma anche se non girassero quei pettegolezzi vorrei andarmene a stare per conto mio. Ha fatto tanto per me…è arrivato il momento che ricominci a camminare con le mie gambe in tutti i sensi.”
Aveva chiamato, e si era messa d’accordo con la proprietaria per vedere l’appartamento per il pomeriggio seguente. Era arrivata qualche minuto prima dell’appuntamento, e aveva visto la proprietaria con un’altra aspirante inquilina.
“Non voglio gente come te in casa mia!”
“Ma…”
“Fuori di qui. Ora.”
Elizabeth osservò la ragazza allontanarsi a testa bassa, e la donna scuotere la testa mormorando qualcosa che non riuscì a sentire.
Quando vide la situazione più tranquilla, fece la sua comparsa nel corridoio.
Con lei la donna fu un miele. Forse perché Elizabeth aveva chiesto subito quanto era l’affitto, e le aveva dato il primo mese quasi senza aver visto l’appartamento, dicendo che ne aveva un bisogno disperato.
“Bene, se le cose stanno così…sa, devo trasferirmi in Canada, e voglio essere sicura che la mia casa sia in buone mani. E lei, lei mi sembra proprio una persona perbene, non come l’altra che era venuta…appena uscita di galera, sa?”
La donna aveva già le valigie pronte, sembrava estremamente smaniosa di andarsene.
Elizabeth però non diede peso alla cosa. Stava per tornare a casa a dare la bella notizia a Lagerback, quando si accorse che seduta sulle scale c’era la ragazza mora di prima. Piangeva.
“Ehi, va tutto bene?”
“Certo. Cinque su cinque.”
“Cosa?”
Faith in quel momento si rese conto di conoscere quella voce, e alzò gli occhi per vedere la donna in faccia. Diventò pallida come un fantasma.
“Buffy.”
“Il mio nome è Elizabeth. Odio quel diminutivo…ma tu come lo sai?”
“Non sai chi sono?”
“No, mi dispiace. Ho avuto un brutto incidente quasi tre anni fa, e questo mi ha provocato una brutta amnesia. Chi sei?”
“Mi chiamo Faith.”
“Piacere, Faith” disse sedendosi sulle scale accanto a lei. “Odiosa quella donna, vero?”
“Una strega.”
“Beh, la cara padrona di casa è in Canada, e c’è un’altra camera da letto. Allora?”
“Cosa?”
“Sbaglio o hai bisogno di una casa?”
Faith spalancò gli occhi. Non riusciva a credere che Buffy – Elizabeth – le stesse proponendo di vivere insieme. No, non poteva ingannarla, doveva dirle la verità. Subito.
“Buffy…”
“Elizabeth.”
“Elizabeth, non credo sia una buona idea. Vedi, ci sono delle cose sul tuo…nostro passato…”
“Belle o brutte?”
“Vedi, io e te…”
“Aspetta. Io e te non siamo mai state amiche, perché non ci sopportavamo. Ci sono andata vicino?”
“Diciamo di sì. Non può funzionare.”
“E invece sì. Hai messo le cose in chiaro subito, sei stata sincera. Non ricorderò ancora niente di te, ma quello che vedo per il momento mi basta. Sii mia amica. Ti prego.”
Come poteva ora dirle di no?
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