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III

March 14 2002 at 3:10 PM
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Le era bastato un giorno per capire che quella ragazza, con la Buffy che conosceva lei, non aveva molto a che spartire. Prima cosa, studiava così tanto che Willow al suo confronto pareva una povera stupida. Seconda cosa, e questa l’aveva lasciata spiazzata, era l’allegria che aveva addosso. Forse era così che si sarebbero dovute sentire tutte e due se non avessero dovuto cacciare i vampiri, perché, dicendo le cose come stavano, era stato il diventare Cacciatrici a rovinare le loro vite. Per Elizabeth il discorso calzava…insomma, si innamora di un vampiro, poi di un soldato tutto muscoli e poco cervello che sorpresa, caccia demoni, e infine la sua vita (se le rimaneva tempo di viverla) era tutta costellata di Apocalissi e Ascensioni da sventare, sempre che nessuno volesse anche riaprire la bocca dell’Inferno. Per quanto riguardava lei il discorso calzava un po’ meno, quel che era diventata lo doveva per un buon ottanta per cento allo schifo di vita familiare che aveva avuto.
E terza cosa, si era resa conto che questa volta le cose avrebbero funzionato. Era una sensazione, niente di più. Rimaneva il fatto che non aveva ancora trovato il coraggio di continuare il discorso che aveva iniziato sulle scale, ma senza tutti i suoi amici a ricordarle chi era stata sarebbe stato più facile farle capire quanto era cambiata, grazie ad Angel e al carcere. Perché aveva scoperto che di Angel si ricordava molto, ed erano tutti ricordi di quando stavano insieme. Nessun ricordo invece di quando era diventato Angelus e, Faith su questo ci scommetteva, di sicuro Elizabeth non sapeva neanche che cos’era un vampiro. Beata ignoranza.
Una volta, per caso, era capitata dentro il campus dove Buffy studiava. Doveva venirla a prendere per andare poi a fare un giro fuori città per il weekend, ma sembrava proprio che la lezione dovesse finire tardi. Cercò l’aula, ma per errore s’imbucò dentro quella di Psicologia, e alla fine della lezione fu Buffy a doverla venire a cercare.
La cosa continuò per molto tempo ancora, fino a quando anche Faith tornò a casa raggiante dicendo alla sua coinquilina già laureata da un anno in Legge che ce l’aveva fatta, che ora era Psicologa a tutti gli effetti.
Ora rimaneva da affrontare il tirocinio in ospedale e allo studio legale Blair & Woodsboro, e dopo essersi trovate a casa dopo il primo giorno si consolarono dicendo che quello che non uccideva rendeva più forti. Faith era finita in un gruppo di secchioni, con un supervisore ancora più odioso, mentre Elizabeth doveva affrontare lo studio a più alta concentrazione maschile della città, dove per dimostrare di essere qualcuno avrebbe dovuto lavorare quindici ore al giorno se non di più.
Faith la guardava portarsi tonnellate di lavoro a casa, e aspettava. Circa un mese dopo, la chiamarono dall’ufficio dicendole quello che si aspettava, ovvero che Elizabeth aveva avuto un collasso. Quando la vide a letto, il ‘te l’avevo detto di non strafare, brutta zuccona’ che si era preparata per farle fare un sorriso, o una smorfia almeno, le morì sulle labbra. Era del colore del lenzuolo, ed era ancora sotto l’effetto del sedativo che le avevano dato.
Si era seduta aspettando il suo risveglio, che era avvenuto qualche minuto più tardi. Quando aveva aperto gli occhi e si era vista in una stanza d’ospedale praticamente uguale a quella dov’era stata ricoverata per mesi dopo l’incidente le era venuta una crisi di panico, pensando di aver sognato tutto. Faith l’aveva abbracciata, dicendole che andava tutto bene, che quello che ricordava era tutto reale, e sentì ancora una volta quella morsa allo stomaco. La stava ingannando da anni, non aveva mai trovato il coraggio di dirle tutto, ma ora che finalmente l’aveva conosciuta sapeva che tutto quello che le aveva sempre invidiato – amici, una casa, una famiglia – ora non esisteva più. Aveva solo lei, Daniel, Camille e Lagerback, e anche se sapeva di non poter vivere più a lungo nelle bugie, come psicologa sapeva che la sua amica aveva faticato anni a trovare una sua stabilità, e che dirle tutto avrebbe mandato il suo mondo in frantumi. Dirle la verità avrebbe voluto dire parlare di lei, del fatto che erano state cacciatrici e rivali, e dei vampiri, dei demoni, e di tutto quello che era stata la sua vita a Sunnydale. Di quello qualcosa doveva ricordare, perché ogni volta che sentiva nominare quel paese Buffy prendeva un’espressione spaventata e cambiava discorso all’istante.
Se poi successe, fu solo per caso. Buffy era tornata a casa un paio di giorni dopo, e parlava di tornare subito a lavoro. Faith invece non voleva neanche sentire un discorso del genere, e voleva che si divertisse quella sera. Alla fine avevano deciso che Faith sarebbe uscita per andare in un pub, e che Buffy l’avrebbe raggiunta un paio d’ore più tardi se se la sentiva.
E un paio d’ore dopo Buffy aveva buttato via il Codice Penale e si stava vestendo per uscire. Ripensò con dispiacere ai pantaloni di pelle che aveva macchiato ed erano ancora in tintoria, e pregando che Faith non la sbranasse dopo si era infilata in camera sua per prenderne in prestito un paio. Era stato frugando in un cassetto che aveva trovato un pugnale molto strano e familiare.
* Buffy, Xander, Willow, Cordelia e Oz sono nel retro del Bronze e osservano una ragazza mora combattere con un vampiro.
“Ciao Buffy” dice la ragazza continuando a colpire il vampiro “Mi chiamo Faith.”
“Non vorrei sbagliarmi” commenta Oz “Ma credo ci sia una nuova cacciatrice in città.”

Buffy e Faith sono insieme in un negozio di armi, dove sono entrate sfondando la porta.
“Buffy, la vita della cacciatrice è semplice. Vuoi? Prendi! È tuo.”

Ora si trovano nella sala di un’enorme casa. Buffy è incatenata alla parete, e vicino a Faith c’è Angel, che maneggia uno degli attrezzi di tortura a loro disposizione.
“Sono una cacciatrice, rischio la pelle come e più di te e chi sento nominare da tutti? Buffy. Allora cerco di assomigliare a te e di diventare una brava ragazza, e chi ringraziano tutti? Buffy!”
“Non pensavo avessi tanta rabbia dentro” le risponde Buffy.
“Che posso dire? Sono la migliore attrice del mondo.”

Stesso posto, un po’ di tempo dopo. Le due cacciatrici hanno lottato, e sono finite per puntarsi simultaneamente un coltello alla gola. Faith sorride.
“Non mi puoi uccidere. Non sei ancora pronta per questo!”
Dà un bacio in fronte alla rivale e scompare.

Buffy e Faith sono sul tetto dell’appartamento della ragazza e combattono l’una contro l’altra. Buffy ferisce gravemente Faith con la sua arma, il pugnale, e la ragazza barcolla fino al cornicione.
“Mi hai ucciso…ma non servirà al tuo ragazzo.”
Guarda di sotto, sorride. “Dovresti provare, B. È un bel salto…”
Detto questo si lascia cadere, atterrando pesantemente nel cassone di un camion. *

Buffy aveva fatto cadere a terra il pugnale, sconvolta. E dopo averlo raccolto, era uscita come una furia, alla ricerca di Faith.

 
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  • III - Jade on Mar 30, 2002, 10:54 AM
    • III - Jade on Apr 21, 2002, 4:26 PM
      • III - Jade on Apr 28, 2002, 2:07 PM
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