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III

April 21 2002 at 4:26 PM
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Il mattino dopo tornò allo studio legale molto presto. Se c’era una cosa che non voleva, era quella di essere vista arrivare dagli altri praticanti per essere presa in giro. Aveva dimenticato però che un paio erano tanto dediti al lavoro e all’ingraziarsi i superiori che a volte passavano là anche le nottate.
“Ehi, Summers! Sei uscita dall’ospedale finalmente?”
Elizabeth strinse forte i pugni, per non rispondere indietro al ragazzo che aveva parlato.
“Ciao, Avery.”
“Se non ce la fai a reggere, cambia mestiere.”
“E perché? Per perdermi lo spettacolo di quando toccherà a te? Oh no, caro.”
Detto questo si infilò nel suo minuscolo ufficio, pieno di scartoffie ammucchiate, e iniziò a lavorare. Dopo un po’ sentì la porta aprirsi, ma occupata com’era non staccò gli occhi dal computer e non smise di battere alla sua tastiera…fino a quando non gettò un occhio e si accorse di avere davanti alla scrivania Julian Turner, socio dello studio.
“Buongiorno, signorina Summers.”
“Signor Turner…oddio, mi scusi, non l’avevo proprio vista, ma sono così indietro…”
“Non si scusi, ho saputo di quanto è successo. Ma non è per questo che sono qui. Le vorrei affidare un caso molto importante, e sono sicuro che lei è la persona giusta.”
“E cosa glielo fa credere? Sono solo una praticante...”
“Lei viene da Sunnydale, esatto?”
“Sì…”
“Quindi immagino sappia qual è la grande attrattiva di Sunnydale.”
“Credo di aver compreso.”
“Il cliente in questione è un…beh, lo vedrà dal fascicolo. La aspetto nel mio ufficio appena terminato quello che sta facendo.”
Buffy lo aveva guardato con aria interrogativa mentre usciva dal suo ufficio, e cercando di muoversi finì di battere quel promemoria e andò filata dal suo superiore. Non riusciva a capire cosa c’entrasse Sunnydale con quel caso che avrebbe dovuto discutere. Forse un cliente era minacciato da un demone? Beh, lo avrebbe scoperto presto.
Bussò, le venne detto di accomodarsi, e Julian le chiese se voleva qualcosa da bere.
“Preferirei sapere di che si tratta, signor Turner.”
“D’accordo. Vede, signorina Summers, le voglio affidare questo caso perché il posto da cui viene brulica di…uhm, come possiamo chiamarli…non morti. E il nostro cliente principale, come di sicuro noterà dal suo fascicolo, è un non morto. Un vampiro. Vincent van Allen ha ricevuto un’accusa falsa e infamante, e desidero che sia lei a tirarlo fuori dal problema.”
“Vincent van Allen? U-Un momento…lo stesso van Allen a capo…?”
“Esattamente. La sua holding è importante, per non dire imponente, e necessita di uscire indenne da questa accusa. Per questo un avvocato che non si scompone all’idea di sentir parlare di demoni e che sappia tener nascosti questi dettagli è indicato per questo caso.”
Julian era incredibile. Parlava di demoni e del caso, un tentato omicidio, con la stessa naturalezza con cui avrebbe letto la lista della spesa. Una naturalezza inquietante, che a Buffy faceva venire in mente qualcuno…poi, nella sua testa esplosero delle immagini, sparate ad una velocità incredibile, ed Elizabeth ricordò a chi appartenevano quello stesso modo di comportarsi e quel sorriso. Richard Wilkins, il Sindaco di Sunnydale. A quel punto smise di ascoltare Julian, concentrandosi solo sul seguire un filo logico per quei ricordi che stavano affiorando tanto velocemente. Rivisse i momenti di cui Faith le aveva parlato, il momento in cui Angel venne avvelenato da Faith e di come lo aveva salvato, l’Ascensione, il Sindaco diventato demone, l’esplosione della scuola con il demone dentro, Angel che l’aveva abbandonata alla fine della battaglia.
“…e questo è tutto. Le è chiaro, Elizabeth?”
“Come? Sì, chiarissimo. Come il sole” rispose lei, afferrando il fascicolo e alzandosi per uscire.
“E si ricordi, questa pratica va trattata con discrezione. Se ha dei dubbi, si rivolga a me e a me soltanto.”
“Certamente. Con permesso” e uscì da quella stanza. Fece di corsa i passi fino al suo ufficio, e una volta dentro non riuscì a trattenersi dal saltare dalla gioia. Un caso importante, affidato a lei! Non vedeva l’ora di dirlo a Faith!

Faith odiava fare tra le due quella con il sale in zucca, ma ormai ci stava facendo l’abitudine.
“B, mi stai dicendo che ti hanno affidato un caso di quella portata solo perché vieni da Sunnydale e sai cos’è un demone?”
“Esatto. Non è incredibile? Se vinco, tappo la bocca a Avery e a tutti gli altri una volta per tutte…”
“E se perdi hai finito di lavorare lì e difficilmente troverai un lavoro altrettanto buono.”
“Faith, almeno per un microsecondo, puoi far finta di essere felice per me?”
“Lo sono, ma ti sto solo dicendo di stare attenta. Se cadi, stavolta ti puoi fare male sul serio.”
“Mi metterò polsiere e ginocchiere.”
Aveva studiato il fascicolo, fatto ricerche, e dedicato alla pratica delle attenzioni a dir poco maniacali. Il suo cliente, una persona rispettabile e dalla reputazione impeccabile, era stato accusato di tentato omicidio da parte di una segretaria. Non c’erano prove a supporto di quell’accusa, nessuno aveva visto, nessuno aveva sentito, e quanto trovato dalla polizia non era assolutamente rilevante. Semplicemente non c’era l’arma, e se non c’era l’arma come poteva esserci stato un tentativo di omicidio?
Era sull’onda di questa certezza che si presentò in tribunale due settimane più tardi. Non appena entrò in aula, si rese conto che a parte lei c’erano l’avvocato difensore e la sua cliente. Sembrava spaventata…beh, meglio così, si disse Elizabeth avvicinandosi al suo posto e posando la sua ventiquattr’ore. Ad un tratto avvertì un formicolio sulla nuca, segno che qualcuno la stava fissando intensamente, e quando si voltò vide che a fissarla era il suo cliente, Vincent van Allen.
Sostenne il suo sguardo fino a quando lui non venne vicino a lei, scortato da due uomini che non si curò di presentare.
“E così sarà lei a farmi uscire da questa impasse, avvocato Summers. Julian mi ha detto di avere fiducia in lei…”
E tanto era bastato a far venire i brividi a Elizabeth. Un’occhiata alla signorina seduta dall’altro lato, Mary Kildare, e constatò di non essere l’unica a tremare di fronte a lui, con la differenza che l’avvocato, Sean Connor, a lei aveva messo una mano sulla spalla per farle coraggio. Quella situazione venne interrotta dall’arrivo del giudice, piuttosto accigliato.
“Mi avete fatto venir via dalla festa di compleanno di mio nipote, spero per un buon motivo…ah, è lei, Connor, dovevo immaginarmelo.”
Già, il giudice aveva ragione di essere seccato. I casi di solito venivano discussi durante la mattina, e non dopo il tramonto. E se Connor aveva chiesto un’udienza a quell’ora doveva essere perché sapeva chi era van Allen in realtà.
“Avvocati, per favore avvicinatevi.”
Elizabeth e Sean obbedirono.
“Statemi a sentire, voi due. Voglio tornare a casa almeno per riuscire a mangiare una fetta di torta con Tommy prima che vada a letto, quindi muovetevi a discutere il vostro caso, e niente giri di parole, mi sono spiegato, Connor?”
“Non ce ne sarà bisogno, Vostro Onore. Le prove sono chiarissime.”
“Quali prove, avvocato Connor? Non mi pare ce ne siano. O non me le hanno fatte vedere?” disse Elizabeth, rivolgendosi a Sean con il suo tono più sarcastico.
“Lasciami indovinare. Primo giorno in aula?”
“Attento, potresti finir legnato da una novellina.”
“Finitela, voi due, e cominciate!”
Iniziò Sean Connor. Dopo averlo sentito parlare, Elizabeth iniziò a sentirsi meno sicura. Era bravo. Maledettamente bravo a mentire per non far saltare fuori la verità, ovvero che c’erano vampiri di mezzo. E come Faith le aveva detto ‘Ricorda che un avvocato è più credibile quando non crede a quello che dice.’ Il problema era che lei ci credeva, a quello che doveva dire…
Quando si alzò per iniziare il controinterrogatorio della signorina Kildare, si accorse che in fondo all’aula era comparsa una donna vestita di nero e con un paio di occhiali da sole, che tolse in quel momento rivelando un paio di occhi scuri e brillanti. Silenziosamente si era avvicinata a Connor mentre stava interrogando la teste, e gli aveva passato qualcosa.
Ora iniziava davvero a sentire un brutto presentimento.

 
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Responses

  • III - Jade on Apr 28, 2002, 2:07 PM
    • III - Jade on May 3, 2002, 3:34 PM
     
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