E quando Connor si alzò per controinterrogare e menzionò un filmato in suo possesso che mostrava van Allen aggredire la signorina Kildare, Elizabeth si sentì le gambe di gelatina per un istante. Poi realizzò che il filmato doveva essere stato certamente rubato, e quindi come prova era inammissibile.
“Obiezione, Vostro Onore. Prove rubate, e quindi inammissibili!”
“Obiezione accolta. Avvocato Connor, mi meraviglio che…”
“Posso avvicinarmi al banco, Vostro Onore?”
A quel punto sia Sean che Elizabeth si avvicinarono per discutere.
“Vostro Onore, si tratta di una prova determinante…”
“Non cambia il fatto che sia rubata, Connor. E dai a me, della novellina?”
“Gallo contro Fuentes, Vostro Onore” disse Connor prendendo una sentenza dal suo tavolo e porgendola al giudice “in quel caso sono state presentate prove rubate, e accettate. È un precedente, Vostro Onore.”
“Vostro Onore, ma…”
“Ha ragione, avvocato Connor…la sentenza è regolare. Avvocato Summers, mi vedo costretto a respingere la sua obiezione. Continui, avvocato Connor.”
Mentre tornava al suo posto, aveva la netta impressione di sentire il boia affilare la mannaia. E quando venne fatto vedere il filmato, e l’accusa venne provata, la sentì calare sulla sua testa.
La donna vestita di scuro nel sentire il verdetto sorrise soddisfatta, e una volta uscito il giudice si era alzata per salutare Mary e congratularsi con Sean. Poi aveva gettato uno sguardo sprezzante a Van Allen. Era difficile dire quale dei due esprimesse più odio. Prima di uscire, aveva guardato anche Elizabeth. C’era una strana luce nei suoi occhi…
Elizabeth ci stava ancora pensando, mentre sentiva il boia affilare la mannaia per la seconda volta in quel giorno: il suo carnefice stavolta era Julian, che le rammentò come avesse messo in cattiva luce lo studio. Ma quello sarebbe stato il meno. Il peggio arrivò quando Julian le fece sapere che lo aveva deluso perché si aspettava che giocasse sporco, proprio come aveva fatto Connor.
“Le avevo spiegato che era importante. Doveva far di tutto per vincere. I nostri associati a Wolfram & Hart non saranno per niente contenti.”
“La prego, signor Turner…”
“Di sicuro vorranno la sua testa, e non posso fare a meno di dargliela. Lei è licenziata, Summers.”
“L-Licenziata?”
“Le darò tempo qualche giorno per sgomberare il suo ufficio…”
“Non ne avrò bisogno. Me ne vado ora.”
“Mi dispiace. Sarebbe potuta essere un elemento brillante, nel nostro studio.”
“Beh, signor Turner, se sono davvero così brillante forse sentirà ancora parlare di me.”
Questo più che a lui, Elizabeth lo diceva a sé stessa. Per autoconvincersi di non essere del tutto una fallita, ma che altro poteva sembrare davanti alla quarta vodka (a stomaco vuoto) in un bar a un paio di isolati dallo studio, con la scatola di cartone con le sue cose dell’ufficio ai suoi piedi?
“Un’altra.”
“Signorina, non vuole che le chiami un taxi?”
“Quello che voglio è un’altra vodka.”
“Francamente mi sembri un po’ ubriaca fradicia, Summers.”
A quel punto si era voltata verso l’altra persona che aveva parlato, una sagoma scura sulla porta che si stava avvicinando.
“Non sono ubriaca, sono solo imbecille…”
“Sono d’accordo sulla seconda, ma se t’infilo uno stoppino in bocca brucerebbe per un mese. Pago io il conto della signora” disse poi rivolgendosi al barista.
Ora Elizabeth riusciva a distinguerlo perfettamente. Era Sean Connor.
“Vattene al Diavolo, Sean Connor…sei tu che mi hai fatto licenziare, lo sai?”
“Niente di personale, Summers, davvero.”
“Lasciami in pace!”
“Spiacente, no.”
Detto questo la prese sotto braccio, e in seguito in braccio, per portarla fino alla sua macchina. Nella sua borsa trovò i suoi documenti e il suo indirizzo, e decise di portarla subito a casa sua.
Faith andò ad aprire alla porta, ed evitò per un soffio l’ennesimo colpo di piede di Sean contro la porta.
“Scusa, braccia occupate” disse entrando, con Buffy tra le braccia.
“Oh mio Dio, che le è successo?”
“Quattro bicchieri di vodka di fila, dopo la notizia del licenziamento.”
“Vieni, camera sua è di qua.”
Sean la depose sul letto, e uscì dalla stanza. Faith chiuse la porta, e lo raggiunse in salotto.
“Grazie di avermela riportata. Tende a questo quando si deprime…”
“Mi dispiace per tua sorella, senza volerlo le ho causato un bel problema…”
“Non è mia sorella. Siamo solo amiche. Che problema?”
“Te lo dirà lei domani…sempre che sia in grado di alzarsi.”
“Tranquillo, conosco un rimedio infallibile per il dopo sbornia. Non cambiare discorso, però. Che problema?”
“Non foglio finire menato, almeno per stasera. Ci penserà il mio principale.”
“D’accordo. Almeno dimmi chi sei.”
“Sean. Il mio nome è Sean.”
“Allora buonanotte, Sean.”
“Buonanotte anche a te…ehm…”
“Faith. Io sono Faith.”
“Buonanotte anche a te, Faith.”
Julian era ancora in ufficio, che fissava il muro. In realtà continuava a pensare e ripensare a quella frase che Elizabeth Summers aveva detto.
‘Se sono davvero così brillante forse sentirà ancora parlare di me’.
Diavolo, era quello che più temeva. E se Shameen metteva le sue mani su di lei, erano veramente finiti.
In quel momento squillò il telefono. C’era una sola persona che poteva chiamare.
“Mi dispiace, Vincent, per questo disguido.”
“Non ti preoccupare, Julian, non c’è niente che non sia riuscito a risolvere, lo sai. E si dà il caso che il giudice tenga molto al suo nipotino, e pur di non fargli succedere niente ha deciso di insabbiare il caso. Credo che abbia appena comunicato a Connor che un perito del tribunale ha esaminato il nastro reputandolo falso…”
“Sei un demonio, vecchio mio. Che ne farai di quella ragazza?”
“Verrà uccisa ovviamente, e non c’è posto dove Shameen potrà nasconderla da me stavolta, o persona che il suo fido avvocato potrà convincere della mia colpevolezza.”
“E riguardo Elizabeth?”
“Quella ragazza mi piace, Julian. Voglio che lavori per me.”
“I nostri soci di Wolfram & Hart hanno voluto la sua testa per quanto è successo.”
“Un gesto inutile e stupido. Voglio tenerla d’occhio da vicino, Julian, voglio sapere tutto di lei. Ho il vago sospetto che sia più di quanto crediamo, o di quanto creda lei stessa, e non sarei felice se fossero Connor e Shameen a fruttare le sue abilità.”
“Sarei proprio curioso di sapere cos’hai in mente per lei.”
“Lo saprai presto. Nel frattempo tienila lontana dalla Lega di Weimar.”
“Dopo come è andata, dubito seriamente che qualsiasi cosa Connor possa dire o fare Elizabeth lo starebbe a sentire.”
Parole sante. Sean Connor era l’ultima persona con cui Elizabeth avrebbe voluto avere a che fare.
Il giorno dopo un paio di mugolii provenienti dalla sua stanza fecero capire a Faith che la sua amica era sveglia e stava scontando la sbornia. Non riuscì a trattenersi.
“Oh, la bella addormentata ha riaperto gli occhi. Abbiamo mal di testa oggi?”
“Solamente un complesso di metallo pesante in testa ogni volta che parli…”
“Chi è causa del suo mal pianga sé stesso. E poi perché? Tu non sei tipo da esagerare così tanto…se non era per quel ragazzo che ti ha riportato a casa, saresti ancora lì.”
“Che ragazzo?”
Quando Faith le disse che era stato Connor a riportarla a casa, a momenti le prendeva un colpo.
“Chi? Sean Connor mi ha riportato a casa?”
“Con la sbronza che ti sei presa è stato davvero un atto di carità. Bevi e zitta” disse dandole un bicchiere pieno di qualcosa di cui, Buffy lo sapeva, non avrebbe mai voluto sapere l’esatta composizione.
“Ha mai ucciso nessuno questa roba?”
“Nessuno che non se lo meritasse. Sono esperta su queste cose, sai, mia madre…”
“Grazie” e lo buttò giù senza fiatare, salvo fare una faccia schifata dopo.
“Cielo, fa schifo!”
“Più schifo di quanto ti farebbe rivedere Sean? No, perché ha detto che passava per vedere come stavi.”
Buffy buttò giù in sequenza due bicchieri d’acqua e tre caramelle, per scacciare il sapore di quel rimedio anti sbronza fatto da Faith, e la guardò con l’espressione più calma che poteva.
“Faith? Ti ricordi che ieri sera ti ho lasciato un messaggio sulla segreteria dicendoti che avevo avuto una giornata del cavolo per colpa di un infame disgraziato e volevo stare da sola?”
“Sì.”
“Bene. La giornata del cavolo intendeva il fatto che avevo perso in aula, il mio superiore era furioso, e che mi ha licenziato. Ora, tutto si può ricondurre ad un’unica persona, perché c’è un unico responsabile per il mio licenziamento, e la sbronza. L’avvocato mio avversario. Indovina come si chiama?”
“Oh mio Dio, Sean Connor! L’infame disgraziato!”
“Lui in persona. Quindi spero capirai perché se lo rivedrò potrò fare qualche gesto di cui assolutamente non mi pentirò dopo.”
“L’unico gesto che farai dopo esserti ripresa sarà alzare la cornetta e chiamare Lagerback. Buff, hai bisogno di una mano, e considerato che quelli di Blair & Woodsboro faranno di tutto affinché tu non trovi lavoro in un altro studio legale...”
Ed era vero. La voce si era sparsa, e dopo una settimana alla ricerca di un lavoro disperava di trovarne uno anche come segretaria in uno studio legale di quella città. Faith aveva mollato il tirocinio, e almeno lei era stata fortunata da trovare lavoro nello studio di una psicologa come assistente. Continuava a insistere che chiamasse Lagerback e si decidesse ad ingoiare il suo maledetto orgoglio, e alla fine aveva ceduto.
Lagerback si comportò esattamente come lei aveva immaginato, e infatti le offrì il suo aiuto quando Elizabeth gli disse che se nessuno voleva assumerla allora avrebbe aperto il suo studio legale.
“Non se ne parla.”
“Almeno per i primi tempi. Ti servirà un locale abbastanza in centro, qualcuno che ti aiuti, contatti, e devi farti una clientela. Metti da parte l’orgoglio e lascia che ti dia una mano.”
“Hai già fatto troppo per me, Professore.”
“Mia figlia è morta prima di realizzare il suo sogno di diventare una stilista affermata, ma so che sarebbe d’accordo con me nel volere che almeno tu realizzi il tuo sogno.”
“Ti renderò tutto, lo prometto.”
“So che lo farai, ma anche se non ci dovessi riuscire, Lizzie, andrà bene lo stesso. Pensa al tuo futuro ora…e anche a come far rimangiare a quelli dello studio l’umiliazione che ti hanno fatto passare” aggiunse con un sorriso. A quel punto Elizabeth capì che qualcuno aveva telefonato al professore, ma si ripromise di abbracciare Faith per averlo fatto appena ritornata a casa.
This message has been edited by _Jade_ on Apr 28, 2002 2:11 PM
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