Stranamente, durante il viaggio in aereo che l’avrebbe portata da Lirem, Elizabeth non pensò a niente. Non era riuscita a dormire, e non voleva disturbare Daniel e le altre persone accanto a lei accendendo una luce per leggere un po’. Si limitò a guardare fuori dal finestrino, ammirando la miriade di stelle che brillavano là fuori, e osservando verso l’alba il cielo cambiare lentamente colore, fino a quando il sole non apparve nel cielo.
Rimase in silenzio durante tutto il tragitto dall’aeroporto fino al villaggio scozzese dove Lirem viveva. Questo la sorprese: mai avrebbe pensato che il capo supremo del Consiglio vivesse in un posto tanto piccolo e tanto fuori dal mondo. Ancora non conosci Lirem, però, altrimenti questo non ti sorprenderebbe più di tanto, le disse Daniel, conducendola fino ad una rustica casa di campagna abbastanza fuori dal villaggio.
“Ora devi andare da sola” disse fermandosi al cancelletto d’entrata.
"Perchè?"
“Perché ti vuole a parlare a quattr’occhi senza rompiballe intorno. Parole sue.”
“Non sono facile da convincere.”
“Questo lo so, ma lui ti vuole conoscere soprattutto perché sei anche la famosa Buffy Summers eccetera eccetera. Vuole sapere come hai fatto a mettere in riga il Consiglio, farsi quattro risate…questo, in pratica.”
Le fece cenno di entrare, ed Elizabeth non vide altra scelta se non camminare fino alla porta e bussare.
Le venne ad aprire un signore abbastanza anziano, dagli occhi ancora però molto vigili e vivi.
“Posso aiutarla in qualcosa, signorina?”
“Lirem è in casa?”
“Dipende. Chi lo desidera?”
“Sono Elizabeth Summers.”
“Ah, capisco! Devi essere Buffy.”
“Elizabeth.”
“Perché ti attacchi tanto a un nome?” disse facendola entrare e chiudendo la porta “Sei stata Anne Hawthorne, ora sei Elizabeth Summers, ma all’inizio di tutta questa storia tu eri Buffy.”
“E ora non lo sono più.”
“Non si cambia quello che si è solo perché si cambia nome, bambina.”
“Ma lei chi diavolo è?”
“Che sbadato, non mi sono ancora presentato. Sono Lirem.”
Elizabeth desiderò sprofondare quando comprese che quello che aveva davanti era colui che aveva creato il Consiglio, e non un domestico come pensava.
“Anche Anethe-Marit mi ha scambiato per un domestico, proprio come hai fatto tu…lo so perché hai la sua stessa espressione.”
Anethe-Marit? Buffy si domandava chi fosse, ma non lo chiese.
“Che le ha detto Daniel di me?”
“Non ne aveva bisogno. Io so tutto di te.”
“Quello che sa anche il Consiglio, immagino.”
“No. So per esempio che sei nata con una complicanza respiratoria, e che i tuoi genitori andavano a pregare giorno e notte nella cappella dell’ospedale perché guarissi. Poi a cinque anni, tuo padre ti regalò un cane, che tu battezzasti Mirtillo nonostante i tuoi genitori volessero chiamarlo Lucky. E appena hai iniziato a ribellarti ai tuoi genitori…mi sembra prima che Merrick venisse da te…per fare loro un dispetto ti sei fatta fare un tatuaggio sull’anca destra, il simbolo cinese dell’integrità. Hai sempre detto a tua madre che l’avevi fatto togliere, ma invece ce l’hai ancora.”
Elizabeth sentì il bisogno di sedersi, per darsi un contegno. Era rimasta a bocca spalancata: il cucciolo, la malattia, il tatuaggio…tutto esatto. Erano cose di cui solo la sua famiglia e lei erano a conoscenza. Stupefacente.
“Co-Come fa…?”
“Dammi del tu, Buffy. Preferisco.”
“Come diavolo fai a saperlo?”
“Vedi, sono parecchi anni che sono al mondo, e ho visto tante cose, conosciuto molte persone. Ma tu, Anethe-Marit, Nikolai, Daniel e Aisha siete speciali. Vi ho seguito da quando siete venuti al mondo, e sapevo che sareste stati chiamati a fare cose importanti, e infatti siete diventati un avvocato, una ricercatrice, un agente governativo, un medico, una professoressa universitaria. Ora ti chiedo se vuoi aiutare me e unirti a loro.”
“Io non voglio avere niente a che fare con il Consiglio.”
“Daniel non ti ha detto che le cose stanno cambiando?”
“Vorrei sapere COSA sta cambiando.”
“Quando ho creato il Consiglio avevo più o meno la tua età, e i primi Osservatori erano maghi e streghe della mia epoca. Noi consigliavamo la Cacciatrice, e ci lasciavamo anche mandare al diavolo. Non c’importava, bastava che lei facesse il suo lavoro e sapesse che in caso di bisogno poteva avere in noi un punto di riferimento. Ma i miei amici sono morti, com’era giusto, e il Consiglio ha iniziato a cambiare orientamento fino a quando non è finito in mano a persone molto diverse da me e i miei amici, e così sono stato mandato in esilio qui. L’unica concessione, perché sapevano bene di non potermi eliminare causa una certa...immortalità..., è stata quella di creare i Cinque, un gruppo di Osservatori che vigilava sul Consiglio e che godeva di un potente diritto di veto…come se sarebbe servito. Tutti gli Osservatori che mi mandavano affinché io scegliessi erano deboli, ottusi, facili da manovrare. Una vergogna, per tutta la loro categoria. Durante uno di questi incontri ho incontrato un giovane di nome Andrew Lagerback. Voleva che le cose cambiassero, ed è stato i miei occhi e le mie orecchi all’interno di quel nido di serpi per molto tempo. Insieme a lui ho trovato voi cinque, e vi ho potuto incontrare per chiedervi di assumervi questa responsabilità…so cosa stai per dire, e no, a parte me voi non rispondete del vostro operato a nessuno. Tantomeno al Consiglio, perché non esiste più. L’ultimo gesto di Andrew come capo dei Cinque è stata quella di inviarmi una mozione di sfiducia all’intero consiglio e la richiesta di un mio ritorno al comando. Il consiglio si è opposto, i Cinque hanno usato il diritto di opposizione, e hanno fatto sciogliere d’autorità il vecchio Consiglio. E forse puoi indovinare il mio primo ordine come capo?”
“Fare dei Cinque il nuovo consiglio…”
Elizabeth era sempre di più a bocca aperta.
Anethe-Marit Djessen fu la prima ad arrivare. Capelli di un biondo chiarissimo, occhi azzurro ghiaccio, e molto alta, era la tipica bellezza nordica, e si occupava dei paesi dell’estremo Nord come la sua nativa Norvegia, Svezia, Islanda, la Siberia, Canada e via di seguito. Vedendo Daniel camminare avanti e indietro come se fosse sulle spine, andò verso di lui sorridendo, e Daniel vedendola le domandò se una volta, tanto per cambiare, potesse mettersi un paio di scarpe basse ed evitare di farlo sentire sempre uno gnomo.
Marit lo guardò, indecisa se interpretare il tono come scherzoso o stizzito. Optò per la seconda ipotesi.
“Scontrosetto oggi. Camille?”
“Affari miei, ti dispiace?”
“Preoccupato che dica di no?” disse indicando con un cenno della testa la casa di Lirem.
“Sono terrorizzato all’idea che dica di sì. Lei c’è vissuta sei anni in questo mondo, e come Cacciatrice è stata fortunata a vivere tanto. Ha avuto la possibilità di vivere una vita normale, ma se decide di scegliere un’altra volta questa vita…Cacciatrice e membro dei Cinque, a me suona quasi come una condanna a morte.”
“Chi è che è condannato a morte?” esclamò un giovane che li aveva appena raggiunti, e a cui Marit scoccò un’occhiata fulminante.
“Tu, Nikolai, se non la smetti di rompere.”
Daniel sorrise, guardando il perenne sorriso ironico di Nik, e gli occhi lampeggianti di rabbia di Anethe-Marit. Se non fosse stato che la sua amica e Nikolai Vukavich, che si occupava della sua patria, la grande madre Russia, e del Sud-Est asiatico, si odiassero a morte, biondi e con gli occhi azzurri com’erano avrebbero potuto benissimo essere fratello e sorella. Ovviamente, il solo dirlo avrebbe causato a Marit un travaso di bile immediato.
“Daniel, allora che mi dici di questa misteriosa Elizabeth?”
“Che da quanto so di lei si potrebbe definire una tua versione leggera.”
“Oh cielo, ci mancava anche questa, un tuo alter ego” sospirò Marit.
“Marit, per una volta nella vita, chiudi la bocca.”
La frase non era venuta da Nikolai, ma da una donna di colore che si era avvicinata in silenzio qualche minuto prima e aveva semplicemente ascoltato.
“Aisha, che piacere.”
“Risparmiami.”
Daniel la guardò sorpreso. Aisha non era tipo da rispondere così, a meno che…
“Problemi con il volo?”
“Sudafrica – Marocco, Marocco – Italia, Italia – Germania, Germania – Scozia. E non sto parlando di partite dei mondiali. Alla faccia del volo diretto, sarà da un giorno intero che sto viaggiando.”
“E come va all’università, professoressa?” chiese Marit.
Già, l’università. Sia lei, come Marit, avevano dovuto accantonare le loro professioni (ricercatrice in un prestigioso laboratorio di virologia in Norvegia e professoressa di Culture tribali africane a Città del Capo). Aisha M’Balagi sospirò.
“Ormai mi avranno dato per dispersa, ma dovendo sovrintendere all’Africa nera e ad un bel po’ di arcipelaghi nel Pacifico…ringraziando il cielo prendiamo un bello stipendio tutti e quattro.”
“Tra non molto, saremo cinque. Elizabeth è dentro da un po’ a parlare con Lirem.”
“Non mi dispiacerebbe se accettasse. Finalmente saremmo in maggioranza noi ragazze.”
“Male non sarebbe” continuò Marit “Se non si rivelasse la copia esatta di Nikolai.”
“E dov’è il problema? A me Nik piace.”
Altro scambio di occhiata fulminante e sorriso ironico.
“Incassa questo, vichinga.”
Marit strizzò gli occhi e iniziò a insultarlo in dialetto norvegese stretto, conscia del fatto che non potesse capire una sillaba.
“Giuro che pagherei per sapere che mi hai appena urlato…occhio, Marit, con quel tic all’occhio e la faccia rossa sei una candidata perfetta per un ictus.”
“Ti ha detto, più o meno perché il dialetto delle parti di Øvre Årdal non lo capisco molto: vai all’inferno razza di elfo malefico della Siberia, sottospecie di osservatore senza palle e spina dorsale, quanto vorrei buttarti dentro quella tua Bocca dell’Inferno. Non sono sicuro sulla parte dello gnomo, ma per il resto ci siamo.”
Lirem. Con a fianco una ragazza dai capelli rossi che stava facendo del suo meglio per non ridere.
“Vi presento Elizabeth Anne Summers. E ora la nostra assemblea è completa.”
Lirem li aveva invitati ad entrare, ma tutti avevano detto che avrebbero proseguito per Londra, giusto per far venire un infarto a Travers e al resto dei suoi accoliti.
“Una scusa come un’altra per farti il terzo grado in un posto da cui non puoi scappare, Elizabeth” disse Aisha, salendo sull’aereo privato del Consiglio insieme agli altri.
Una volta decollati, il secondo pilota venne da loro ad annunciare che l’arrivo a Heathrow era previsto entro due ore, dopodiché, davanti ad un caffè una vodka o un’aranciata iniziarono finalmente le presentazioni.
“Piacere di conoscerti, Elizabeth, io sono Anethe-Marit Djessen, e mi occupo delle zone a Nord.”
“Piacere…”
Nikolai diede una spallata a Marit, che si era trovata suo malgrado a sedersi vicina alla sua nemesi. “Guarda che ci siamo anche noi. Io sono Nikolai Vukavich, Russia e Asia, e collaboro con la qui presente…Annette…e con Aisha.”
Il sentir storpiare il suo primo nome provocò a Marit un nervosismo, localizzato soprattutto sulle mani che stavano stritolando senza pietà un bicchiere di plastica.
“Aisha Hani M’Balagi” disse l’altra donna tendendole la mano “io sto in Sudafrica e mi occupo del continente africano e di un imprecisato numero di isolette sparse per il pacifico. Quelle nell’indiano se le cucca Nik.”
“E poi vengo io, Lizzie” disse Daniel “A me tocca l’Europa e il Mediterraneo.”
“E a me che tocca?”
“A conti fatti…l’America. Stati Uniti, America Latina, e America del Sud.”
Da come ne parlava, sembrava quasi si riferisse ad un villaggio di massimo cento persone.
“E…E me ne devo occupare da sola?”
“No, tranquilla. Ognuno di noi si sceglie i propri collaboratori, e di solito è meglio se sono del posto. Un piccolo consiglio.”
Quindi se aveva capito bene, ora avrebbe dovuto cercare qualche altro pazzo come lei per cercare di controllare la zona che le era capitata, e che avrebbe dovuto rendere conto a lei sola.
“Già qualcuno in mente?”
“Nessuno della vecchia guardia. Meglio se conoscono la Bocca dell’Inferno…”
“Le” la corresse Nikolai.
“Le? Io ho sempre pensato che ce ne fosse solo una.”
“In verità sono tre. Una a Sunnydale, una in Belize, e una in Russia, nella Tunguska.”
“Quindi io me ne cucco due? Non mi pare equo.”
“Io ho in Russia una Bocca che vale le tue due, credimi.”
“Culti tribali africani. Ora sanno che li studio, ma ho rischiato di finire scuoiata viva almeno un centinaio di volte da alcune popolazioni.”
“In Islanda vivono demoni come non li avete mai visti. Sanno gelare il tuo corpo dentro e fuori, e intendo proprio trasformare in ghiaccio. Roba che se aspetti il sole ti sciogli peggio di un ghiacciolo e di un vampiro messi insieme.”
“E io devo vedermela quotidianamente con quelli della vecchia guardia, che non hanno ancora capito che non li sopporto, loro e i loro consigli.”
“Oddio, questo batte le Bocche dell’Inferno mie e di Nik, i culti tribali di Aisha, e i demoni di Marit!”
“È quello che dico anch’io, ma loro non mi vogliono credere…”
“Cambiamo discorso. Tu che fai di lavoro, nel tempo libero?” domandò Marit.
“Perché, avrò anche del tempo libero?”
“A volte. Io sono ricercatrice in un laboratorio di virologia dalle parti di Oslo. Un tempo lavoravo per il CDC di Atlanta.”
“Lavoretto interessante.”
“Anche se a farlo part – time non ci si diverte. Insomma, non fai in tempo a prendere Ebola Zaire che devi già andare fuori dal laboratorio…”
“E ricorda, le fiale possono rompersi e contaminare chi le maneggia.”
“Ti ho già detto ultimamente quanto ti odio, razza di caricatura di agente segreto?”
“Non negli ultimi cinque minuti, dolcezza. Stai perdendo colpi?”
Marit stava di nuovo diventando paonazza, ma contando fino a venti riuscì a calmarsi sotto lo sguardo divertito di Nikolai.
Elizabeth li osservava, e più quei due litigavano più si convinceva di aver già assistito a scene del genere. O forse era stata una dei protagonisti in scene del genere?
“E tu, Elizabeth?”
“Sono avvocato penalista, e insieme ad un amico ho aperto uno studio legale.”
“Ho come l’impressione che ci sia dell’altro” disse Aisha finendo la sua acqua minerale “Dai, Liz, con noi puoi essere sincera.”
“D’accordo…il mio socio è un vampiro con l’anima. E lavoriamo insieme alla lega di Weimar.”
“Scusa l’ignoranza, ma da quando i vampiri si laureano in Legge?”
“Ha trecento anni, ha fatto in tempo a laurearsi da vivo. Poi si è sempre tenuto informato, e quando Shameen gli ha offerto il lavoro non gli è sembrato vero.”
“Shameen?”
“Shameen El Mezrab è anche lei una vampira, ed è il capo. La Lega si occupa di aiutare chi è oppresso dai demoni in qualsiasi maniera, e di nascondere quelli in pericolo. Abbiamo un conto aperto con un demone di Boston, e aspettiamo il momento buono di fargli rimpiangere di aver messo piede in America.”
“Davvero? Fuori il nome.”
“Vincent van Allen.”
“Caschi male, bellezza. Allen prima di stare in America stava in Russia, e non scherzo quando dico che lui, la mafia russa e la Jakuza erano una cosa sola. Lo so perché…beh, diciamo che la mia famiglia non era estranea a questo giro e per un po’ non lo sono stato neanch’io, prima di venire a studiare a Londra e a fare il bravo bambino…”
“Parlami di lui, Nikolai.”
“Da dove vuoi che cominci? Dal traffico di droga e di ragazze dall’Est, o dagli omicidi su commissione?”
“Come può riuscire a mantenere una facciata rispettabile? Me lo domando da una vita.”
“Non mi dire che non sai cosa il denaro può fare.”
“Sto cominciando a farmene un’idea.”
“Parlaci un po’ di questa Lega di Weimar. Non l’abbiamo mai sentita.”
Elizabeth aspettò un attimo prima di parlare, osservando i volti dei suoi nuovi colleghi. Shameen le aveva fatto giurare che non avrebbe mai rivelato a nessuno l’esistenza della Lega, o di come era formata, e ancora non sapeva se faceva bene. Erano Osservatori, dopotutto.
Ma a questo punto non lo era anche lei?
“Shameen mi ammazza se lo viene a sapere, ma d’accordo.”
Per il resto del volo discussero della Lega, della possibilità che avrebbero o meno accettato una collaborazione con loro, e di quello che loro avevano definito ‘periodo di transizione.’
“Che traducendo, sarebbe?”
“Ti fai un bel giro del mondo, Lizzie. Vai a Oslo da Marit, poi da Nikolai in Russia, da me in Sudafrica, e da Daniel in Spagna. Ti facciamo un quadro della situazione mondiale, e poi vai a farti un sopralluogo della tua zona. Soprattutto della parte a Sud.”
“Sarò SEMPRE in viaggio tutto l’anno…dubito seriamente che rivedrò mai un tribunale…e francamente un po’ mi dispiace. Avevo iniziato a divertirmi.”
“Credi, anche a me piaceva insegnare, come a Daniel piaceva fare il medico e a Nikolai lavorare per i servizi segreti sovietici, ma nessuno di noi è pentito. Anche questo lavoro sa essere divertente.”
“Soffro d’amnesia, fatemi un paio d’esempi.”
“Te li faccio io. Per esempio quando becchi un demone e gli fai sputare a forza quello che sa insieme ai denti, se li ha, o quando sei in battaglia in netta minoranza, e vinci. Quelli sono momenti degni di essere vissuti!”
“E ricorda che al termine come al solito ti attende una camicia di forza e una cella dalle pareti imbottite.”
Marit.
“Cosa c’era in quel caffè, amore? Panna e fiele?”
Marit sorrise e non rispose. Guardò Elizabeth, per vedere come avrebbe risposto.
“O come…?”
“O come…cosa?”
“O come quando sventi l’ascensione di un demone e fai esplodere il tuo ex liceo insieme a lui e al suo esercito di demoni e vampiri?” domandò con aria imbarazzata, cercando gli occhi di Nikolai.
Nel sentire questo, il sorriso di Nikolai si fece ancora più ampio, Daniel e Aisha si misero a ridacchiare, e Marit alzò gli occhi al cielo e dalla disperazione si alzò per andare nella cabina dei piloti a chiedere quanto mancava per Londra.
A Londra, Elizabeth per prima cosa corse da Camille, che non vedeva da una vita, e quest’ultima la trascinò in giro per Londra. Tanto era solo quella sera, l’incontro con quelli della vecchia guardia che erano rimasti, e francamente pareva solo una mera formalità.
Elizabeth non vedeva l’ora di vedere Travers. Di lui si ricordava abbastanza bene, specialmente del momento in cui le aveva fatto affrontare un vampiro psicopatico che aveva rapito sua madre, e quando rifiutava di darle le informazioni di cui aveva bisogno per combattere il suo nemico. Ora che stava per entrare nella sala dove lui e gli altri la stavano aspettando, sentì una sorta di eccitazione dentro di sé, insieme a una voglia matta di ridergli in faccia. A pensarci bene, quella era la prima volta che lei entrava in un posto con la sua nuova autorità…come membro effettivo dei Cinque…ancora non ci credeva.
E quando incontrò gli occhi dei vecchi Osservatori e le loro facce sconvolte, si rese conto che non ci credevano ancora neanche loro.
“Buonasera. Scusate il ritardo.”
“Conoscendola, quindici minuti di ritardo sono veramente niente.”
Elizabeth vide che ad aver parlato era stato proprio Travers. Bene, ora ci divertiamo…
“Si chiama quarto d’ora accademico, ma forse lei non se lo ricorda…quanto è passato dalla sua permanenza all’università? Un secolo?”
Travers diventò paonazzo come Marit, e lei sorrise divertita, come aveva visto fare a Nikolai.
“Portami rispetto ragazzina. Noi rappresentiamo il passato del Consiglio, siamo la sua memoria…”
“Noi invece siamo il futuro, e voi signori avete fatto solo danni. Cosa che io so bene, avendolo sperimentato di persona. Qualcuno lassù ha voluto che arrivassi qui, e la sapete una cosa? Ne sono felice. Finalmente cambierà la musica da queste parti.”
E questo tappò la bocca all’Osservatore per la serata. Era furibondo perché Lirem aveva deciso di dare a quella rediviva cacciatrice tanto potere, ma non così stupido da dirlo apertamente di fronte a tutti e cinque. Da come gli altri le stavano intorno, si capiva subito che a tutti piaceva. Non voleva essere lui il primo a sperimentare cosa quei quattro avrebbero fatto per proteggerla…o cosa avrebbe fatto lei per proteggere loro.
Come le avevano detto, avrebbe trascorso un po’ di tempo con ognuno di loro nelle loro zone d’influenza, e Marit tutta contenta le disse che sarebbe venuta da lei per cominciare.
“D’accordo, Marit, ma prima devo chiamare Boston.”
E prepararmi alle sfuriate di Faith, Shameen, Sean e Drusilla per non essermi fatta vedere per quasi una settimana.
Iniziò da Faith.
“E DILLO CHE MI VUOI MORTA, CAZZO! MA DOVE DIAVOLO ERI SPARITA? E IO CHE CREDEVO TI FOSSI BUTTATA DA QUALCHE PONTE! E TU INVECE TE LA SPASSAVI IN EUROPA, RAZZA DI INFAME DISGRAZIATA!”
In un certo senso, sentire le urla di Faith le fece piacere. Mai avrebbe creduto che un giorno sarebbe arrivata a farle la paternale sull’avvisare quando si parte o quando si arriva.
“Non me la sto spassando, sto lavorando. Te li ricordi i file di Lagerback, no?”
“B, non mi sarai diventata un’Osservatrice?”
“Credo proprio di sì…”
“MA TI È ANDATO DI VOLTA IL CERVELLO? O TE LO SEI BEVUTO BEN SHAKERATO IN UN BICCHIERE CON L’OMBRELLINO? NON TI RICORDI COSA HANNO FATTO A NOI QUEI DANNATI OSSERVATORI?”
Elizabeth, che stava chiamando da un locale dove loro cinque erano andati a spassarsela dopo aver preso per un po’ a pesci in faccia Travers e aver discusso più seriamente con gli altri, stava osservando Nikolai che sfidava Marit in una gara con la vodka…e il russo era sotto di un giro a giudicare l’aria soddisfatta di Marit. Incredibile ma vero. Daniel stava ballando con Camille, e Aisha osservava tutta la scena ridendo.
“Credimi, questi sembrano tutto tranne osservatori. Fidati, sono con loro in un pub a bere birra e a prendermi una sbronza, e i due nordici si stanno sfidando ad una gara con la vodka.”
Faith non rispose. Buffy pensò che doveva essere stramazzata.
“Faith, sei ancora viva?”
“B, tesoro, dimmi che droga prendi, che la voglio anch’io.”
“Esagerata. Sono simpaticissimi, credimi, e mi piacciono sul serio. Credo che domani tornerò a Boston…”
“Alla buon’ora!”
“…ma non per restare. Dovrò ripartire entro brevissimo per Oslo.”
“Oslo? E che ci vai a fare a Oslo?”
“Pratica. Devo capire come funziona il gioco, prima di giocarlo, e Marit, Nikolai, Daniel e Aisha me lo spiegheranno…almeno spero. Su Nik non ho molte speranze.”
“Shameen ti farà uccidere, lo sai?”
“Faith, sono io a doverti chiedere che droga prendi, così ti ammazzo lo spacciatore…com’è che sei così paranoica?”
“Reminescenze del corso. Più nessuno con cui parlare.”
“Ho capito, fai leva sul senso di colpa.”
“Ovvio che lo faccio. Non sono mica te.”
“Ti va di venirmi a prendere all’aeroporto domani sera?”
“Non fanno niente d’interessante né alla tv né al cinema, quindi penso di sì.”
“Allora ci vediamo.”
“Ciao, Buffy.”
Ok, ora sistemiamo Shameen.
“Faith pensava che ti fossi suicidata, e francamente anch’io. Ma dove sei?”
“Londra.”
“Giuro che se non mi dai una spiegazione entro tre secondi sarai fortunata a vivere un’altra ora.”
Era calma, e questo metteva paura molto più delle urla di Faith.
“Lagerback, il mio vecchio professore che tu non hai mai conosciuto, faceva parte del Consiglio degli Osservatori. Le cose sono cambiate, e visto che sono Cacciatrice mi hanno detto che se voglio posso entrare nel nuovo Consiglio, che per altro conosco già. E francamente ne sono molto tentata.”
“Non voglio perdere uno dei miei migliori avvocati.”
“Non mi perderesti. Tornerei a lavorare in America, e…”
“E non avrai tempo per la Lega. Elizabeth, pensavo che avessi un certo obbligo nei miei riguardi.”
“Mi dispiace che tu la pensi così, ma se pensi che voglia mollarti beh, sbagli. Più che un mio capo sei un’amica, e credo che Drusilla mi pianterebbe i denti nel collo se mi azzardassi a lasciarvi a piedi. Forse potrò svolgere meno lavoro, ma potrai sempre contare su di me. Giuro.”
“Non giurare se non sei certa di mantenere la parola.”
“Vedremo.”
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