Ora era il turno di Drusilla e Sean. Se aveva capito giusto quel che aveva detto Faith, lui e Dru dopo la sua permanenza in convento erano andati a vivere nella stessa casa…non era certa di trovarli. C’era pur sempre la non remota possibilità che si fossero già scannati a vicenda.
Drusilla rispose al primo squillo “Chiunque tu sia grazie, mi hai evitato le ramanzine di mio fratello…”
“Felice di esserti utile, Dru.”
“Che? Buffy? Finalmente! Faith ha dato di matto quando non ti ha trovato.”
“Lo so, me l'ha gentilmente urlato al telefono circa dieci minuti fa.”
“Come va?”
“Non lo so ancora. Dopo che ti ho lasciato al convento ho chiamato un numero che mi aveva dato Lagerback…e così sono andata a New York. Da New York sono finita in Scozia e da lì a Londra.”
“E cos’è successo, in parole povere?”
“In pratica, sono diventata membro del nuovo Consiglio, che si compone di me e altre quattro persone. Controllo insieme a degli altri osservatori che devo scegliere praticamente tutto il continente americano.”
“Hai intenzione anche di mangiare e dormire ogni tanto, Buffy?”
“Ce la posso fare.”
“Shameen ti uccide se le fai questo discorso.”
“Gliel’ho fatto circa cinque minuti fa. E sono ancora viva.”
“Va a mettere un cero al Santo Patrono delle Cacciatrici, se esiste!”
“Strano che tu non lo sappia. Con tutte le litanie di santi e sante che reciti…”
“Spiritosa. Senti, ti lascio, c’è quel deficiente con cui purtroppo ho dei legami di parentela che minaccia di bruciarmi Miss Edith se non gli mollo il telefono…E LASCIA QUEL MALEDETTO ACCENDINO, SEAN!!!”
Elizabeth cercò di sentire meglio quel che stava succedendo. Sembrava quasi che stessero lottando per quella bambola, fino a quando Drusilla riuscì a strappargliela dalle mani e a tirargli un calcio da qualche parte a giudicare dall’esclamazione colorita che aveva urlato Sean.
“Ohi…ciao, Liz, come va?”
“Sono io che lo chiedo a te.”
“La mia dolce sorellina mi ha appena tirato un calcio sugli stinchi.”
“Non stuzzicare il can che dorme, Sean.”
“Me ne ricorderò.”
Com’è che non mi fai la ramanzina anche tu su come sono sparita?”
“Ah, perché, sei sparita? Guarda un po’, con tutto il lavoro che mi sono dovuto sorbire non me ne sono neanche accorto.”
“Scusami, è stato un comportamento infantile da parte mia, ma sentivo che dovevo farlo.”
“Meno male che te ne rendi conto. Pensavo fossimo amici, Liz.”
“Volevo avvisarvi, lo giuro, poi…poi non lo so. Avevo già composto il numero dello studio, e poi ho messo giù dopo due squilli. Forse avevo paura che mi avreste impedito di andarci.”
“O forse ti avremmo fatto i nostri migliori auguri e ti avremmo accompagnato all’aeroporto. Solo che non lo sapremo mai.”
“Sean?”
“Sì?”
“Ora prometti di non uccidermi?”
“Odio quando mi fai promettere una cosa del genere. Cos’hai combinato stavolta?”
“Torno a Boston, ma dovrò ripartire per Oslo entro breve.”
E gli spiegò cos’era successo nei dettagli, insieme a tutto quello che comportava.
“Sei pazza da legare.”
“Se qualcun altro me lo dice, mi comprerò una camicia di forza e mi farò imbottire le pareti della mia stanza.”
“Sarebbe un ottimo investimento per il futuro, parlando di te. Come pensi di gestire tutto? Lo so che sei brava, ma nessuno è così bravo.”
“Sai che mi ha detto Lirem prima di presentarmi agli altri? ‘Ti prego, aiutami.’. io ho risposto ‘Sai che lo farò. In cosa vuoi che ti aiuti?’ ‘Nell’impossibile.’ Io gli ho risposto ‘Farò del mio meglio.’. E dannazione, lo farò.”
“Detesto quando fai così. T’impunti e non c’è verso di smuoverti, cocciuta come un mulo sei. Ti serve una mano?”
“Avrò bisogno di tutto l’aiuto che riesco a raccattare. Sempre che abbia ancora amici disposti ad aiutarmi…”
“Che razza di profittatrice. Ci parlo io con Shameen…non l’ha presa molto bene, vero?”
“Pensavo volesse incenerirmi per telefono.”
“Non sopporta le persone che le disobbediscono. Sai com’è, è abituata a comandare la gente a bacchetta, e tu devi essere una delle poche persone che ha osato dirle ‘no’ ed è rimasta viva.”
“Come te?”
“Esattamente.”
“Allora, mi perdoni?”
“Ma certo che ti perdona!” sentì Drusilla gridare dalla spalla di Sean, indizio che doveva aver origliato buona parte della conversazione.
“E piantala, Dru!”
“Allora, Vostro Onore, il verdetto qual è?”
“Dichiaro l’imputata completamente assolta. Forza, che ti vogliamo rivedere qui!”
“Ho già il biglietto di ritorno in tasca.”
“Ottimo. Allora ci vediamo.”
“Ciao, Sean. Mi ripassi Dru?”
Sean non fece in tempo a rispondere che Drusilla gli aveva già strappato la cornetta.
“Muoviti a tornare. Mi manchi.”
“Torno tra poco, non mi sparire in convento di nuovo, Ok?”
“Cercherò. Ciao!”
Elizabeth spense il cellulare e scoppiò a ridere. Guardando i suoi amici, vide Nikolai abbastanza ubriaco e Marit ancora abbastanza sobria, Aisha che scuoteva la testa, e Daniel e Camille ancora persi nel loro mondo. Elizabeth decise di essere stata da sola abbastanza e raggiunse Aisha.
“È così che vi divertite di solito?”
“No, è così che di solito ci facciamo buttare fuori. Marit, Nikolai, devo chiamare la maestra o la smettete da soli?”
Nikolai aveva la testa appoggiata al tavolo, e una Marit felice per avergli dato una lezione si alzò dal tavolo e ridendo venne da loro.
“Anethe-Marit? Sfidare un russo ad una gara di vodka e vincerla pure? Dicci come hai fatto.”
Marit fece un sorriso malizioso, e dalla borsa tirò fuori quella che sembrava una busta di un medicinale e gliela fece vedere.
“Sono la vergogna della famiglia perché di solito non bevo. Non perché non mi piaccia, ma perché dopo due bicchieri mi devono portare via a braccia…con l’aiuto di questo reggo, e anche meglio di un russo, alle loro gare di vodka…”
“Che imbrogliona…praticamente è come se ti fossi bevuta acqua fresca!”
“Cortesia dei miei amici dottori a Oslo.”
“O piuttosto cortesia di Sven?”
Marit alzò gli occhi al cielo e senza dubbio mandò Aisha all’inferno in norvegese, mentre se ne andava.
“Scusa l’ignoranza” disse Elizabeth “Ma chi è Sven?”
“Sven è il fidanzato che Marit non ha, ovviamente, e che piuttosto di ammettere di esserne cotta si butterebbe da un ponte con una macina al collo.”
“Allora spero di non incontrarlo quando sarò a Oslo. Non credo mi piacerebbe se la mia guida improvvisamente decidesse di suicidarsi.”
Una settimana. Al massimo otto giorni, non uno di più. Ecco quanto aveva di tempo per far cambiare idea a Shameen sul fatto di ucciderla e per farsi perdonare concretamente dagli altri.
Ma prima di tutto questo c’era una cosa che ora voleva fare sul serio…e scommetteva che appena l’avrebbe sentita, Faith avrebbe fatto i salti alti fino al soffitto.
Faith come sperava non aveva trovato niente di meglio da fare che venirla a prendere all’aeroporto, e l’aveva subissata di domande. Prima di dare una risposta, Elizabeth l’aveva gelata con una frase.
“Faith, credo di aver bisogno di una restaurata.”
Faith a momenti ci rimase secca. Tutte le volte che ci aveva provato a convincerla a cambiare immagine aveva ricevuto un secco ‘no’ in risposta. E ora di punto in bianco lo proponeva lei?
“E chi sarebbe ad averti fatto cambiare idea visto che sono anni che ogni volta che te lo dico fai orecchie da mercante?”
“Nessuno. È solo che è proprio ora di un cambiamento.”
“Che fai, torni bionda?”
“Per carità. Sembravo una bambola!”
“Che ne dici di provare ad andare dove vado io…sai a chi mi riferisco, no?”
Elizabeth si era girata molto lentamente verso Faith. Certo che lo sapeva. Felipe’s. Una volta c’era entrata per aspettare Faith, e ne era uscita sconvolta.
“Sai, non vorrei uscire con i capelli verdi…”
“Basta che tu dica esattamente a Felipe come vuoi uscire.”
Faith era ovvio che moriva dalla voglia più di Elizabeth e il mattino dopo ce la portò quasi trascinandola per strada. Una volta al cospetto di questo famoso Felipe – un afroamericano di almeno due metri, grande e grosso, con cipiglio, bandana e orecchino da corsaro – l’uomo le fece la fatidica domanda.
“Beh?”
Elizabeth si guardò allo specchio, e per la prima volta da quando si era risvegliata odiò il riflesso che lo specchio le rimandava, come aveva odiato le foto che Lirem le aveva fatto avere di com’era prima del coma.
“Il mio problema è che sembro troppo una fanciulla indifesa. Io so di non esserlo, e anche chi mi conosce bene lo sa. Non sarebbe male se ora lo intuissero al volo anche gli altri…si può fare?”
“Agli ordini, milady.”
Faith quando se la vide davanti due ore dopo quasi non la riconobbe. Ora i capelli erano rossi, e perfettamente lisci, lunghi fino alle spalle. Un bel contrasto con gli occhi verdi e la carnagione chiara. E quella luce negli occhi…
“Oh mio Dio. È questa la nuova Buffy Summers riveduta e corretta?”
“Sì, che io sia dannata. E ora che qualcuno provi a fermarmi!”
Quel qualcuno, Buffy se ne rese conto, l’avrebbe incontrato quella sera. Aveva infatti deciso di affrontare Shameen di persona.
Sapeva che ce l’aveva con lei, e francamente un po’ di ragione ce l’aveva, ma voleva spiegarle che voleva lo stesso continuare a lavorare per lei.
Aspettò le sei e un quarto, ora in cui Shameen andava nella veranda della sua casa per guardare il cielo ancora illuminato dagli ultimi raggi rimasti del sole tramontato e per cenare in santa pace.
Suonò alla porta dell’appartamento, e le venne ad aprire Drusilla.
“Sapevo che eri tu. Non so sei fai bene a parlarle…”
“È ancora così incazzata?”
“Wolfram & Hart ci hanno tirato un brutto tiro. Pensa che ha tirato dietro A ME un piatto di ceramica e mi ha mancato per un soffio…”
Elizabeth deglutì nervosamente. Se alla sua adorata numero due aveva tirato dietro un piatto, a lei cosa faceva? La scaraventava di sotto?
“Dru, se non le parlo ora, non le parlo più.”
“Allora auguri. Ah…belli, i capelli.”
Elizabeth le sorrise, e facendo strada Drusilla l’accompagnò in veranda dove Shameen stava bevendo un tè alla menta.
“Non ti ho sentita entrare. Molto strano. Drusilla, lasciaci sole.”
Drusilla battè una mano sulla spalla di Elizabeth e si ritirò.
“Perché, mi avresti buttato fuori?”
“Non è improbabile.”
“Mettiamo le carte in tavola, vuoi? Io sono la Cacciatrice. Me lo hai detto proprio tu, anche se io ho ancora ricordi abbastanza vaghi di tutta la faccenda. Ora però con i vampiri ci lavoro, ho imparato a fidarmi e loro hanno capito che possono fidarsi di me…rimane il Consiglio. E a questo Consiglio io voglio rendere conto, perché sono persone che sanno quello che fanno e soprattutto sanno ragionare con testa e cuore, e non con i piedi.”
“Lo hai deciso da sola. È stata una tua decisione, non mia.”
“Ho parlato loro della Lega.”
“Che cosa hai fatto?!”
“Zitta e ascolta. Uno di loro, che vive e lavora in Russia, conosce il nostro amico van Allen, e sarebbe estremamente felice di aiutarci.”
“Ti fidi di lui?”
“Abbastanza.”
“Fammi avere le informazioni, deciderò in seguito se fidarmi o meno.”
Quello era un tono che non ammetteva repliche. Elizabeth invece, perseverò.
“Senti, non l’ho fatto per farti un dispetto, ma se credi che abbia poco giudizio o che sia stupida, mi spiace davvero. Ma prima di essere il mio capo sei una mia amica, e se basta un’incomprensione per mandare tutto al diavolo, beh, non sei la donna che credevo.”
“Hai finito?”
“Adesso sì. Buonanotte, Shameen.”
Una volta uscita Elizabeth, Drusilla andò subito da Shameen, e per la prima volta in vita sua la vide in preda a quello che sembrava un gran dilemma.
“Perdonare o non perdonare, questo è il problema” disse Drusilla sedendosi di fronte a lei, e versandosi una tazza di tè.
“È un bravo avvocato, ma è così indisponente…”
“Solo perché finalmente ha ripreso in mano la sua vita e non ha più bisogno del tuo aiuto? Buffy ha sempre fatto quel che voleva, e ti conviene prenderla così o non averci più a che fare.”
“E di te che mi dici?”
“Di me?”
“Sono così soffocante?”
“A me piace. Tu e mio fratello siete la mia famiglia, ora. Liz è troppo libera per stare alle tue regole. Ma l’hai conosciuta e sai che se ha detto una cosa, allora la farà.”
“Ho bisogno di tempo.”
“Non ce ne mettere troppo.”
“Per l’amor del cielo, Liz!”
“Aspetta un attimo, Cordy. Ma che diavolo vuoi, Sean?”
Elizabeth aveva deciso che quei pochi giorni che le restavano li voleva passare lavorando, e le cose in ufficio erano ritornate come prima. Beh, quasi. Sean ora sapeva che la sua amica non ci sarebbe più stata tanto spesso, e anche se non voleva ammetterlo le sarebbe mancata.
Lungi dal farglielo sapere, però, come in questo momento, quando era entrato come una furia nel suo ufficio per una pratica e l’aveva trovata al solito al telefono con Cordelia.
“Taglia, dannazione! Lo sai quanto costa?”
“Che vuoi?”
“Hai preparato la difesa per Gutierrez?”
“Guarda sulla tua scrivania, amore. Cosa? Cordelia, stai scherzando?”
“Fatemi sapere quando vi sposate voi due, ok?” borbottò l’avvocato mentre usciva.
“No che non scherzo, Lizzie.”
“Ma pensa. Sono nata a Los Angeles, ci sono cresciuta, e sono venuta via qualche anno fa. E in due anni dopo il coma e circa una ventina prima tutto quel lasso di tempo non ci siamo mai incontrate?”
“Beh, almeno non siamo state vicine di casa. Questo l’abbiamo appurato. Che voleva Sean?”
“Rompermi le scatole. È un avvocato con i fiocchi, ma è un gran rompiballe per il resto.”
“E se non mi sbaglio c’è un’altra donna che condivide l’opinione…più o meno…”
“Dai! Faith e Sean si odiano!”
“E a proposito, come va con Greg?”
“Benissimo. L’ho piantato.”
“OK. Ora dimmi la versione ufficiosa.”
“Non sopportavo più che titubasse tra me e l’ex moglie. Gli ho detto “Scegli!”, e lui ha fatto i bagagli. Credo che in questo istante siano in viaggio di nozze in Nuova Zelanda.”
“Capisco…conficca un paio di spilli nel feticcio che hai a sua immagine da parte mia.”
“Se trovo ancora un buco libero sicuro, sorella. Tu non hai certi problemi, vero donna sposata?”
“Verissimo, donna single. Ho un marito che è un amore, un figlio che adoro come se fosse davvero mio, un lavoro che dopotutto mi piace da matti…una cosa ci sarebbe per terminare il quadretto. Due chiacchiere con te di persona. Sicura di non potere? Liz, guarda che possiamo combinare.”
“Certo, in un’altra vita o all’altro mondo. Diciamoci la verità, Cordy, siamo due donne maledettamente impegnate.”
“Vero. Oh, che tardi, devo andare a prendere il bambino. Oggi io e mio marito festeggiamo l’anniversario. Non ho la più pallida idea di cosa abbia preparato, e questo mi spaventa.”
“Uhm…Anniversario. Lui che ti fa sorprese. Auguri. Credo di essere allergica ai rapporti a lungo termine.”
“E che tra non molto sarà ancora più saldo…aspetto un bambino, Elizabeth!”
“Oh mio dio! Congratulazioni! E tuo marito lo sa?”
“Beh, è il mio regalo per stasera.”
“Lo sfido a fare di meglio. Questo rapporto minaccia davvero di essere per sempre. Sei fortunata, Cordy, sono felice per te.”
“Per sempre. È proprio questo il bello. Ciao!”
Elizabeth era rimasta con la cornetta in mano.
*“Per sempre. È proprio questo il bello…”*
Dove aveva già sentito questa frase? Forse era stato Angel a dirgliela. Insomma, se era lui ad averle donato il claddagh…Ripensò a quello che Lirem le aveva detto su di lui durante il loro incontro. Un vampiro con l’anima di circa 250 anni, che aveva ricevuto la chiamata ad aiutarla e che si era innamorato, ricambiato, di lei. Aveva letto le informazioni che le aveva dato, sempre non riuscendo a credere che quella storia degna di un romanzo d’amore fosse proprio successa a lei. Una storia triste, visto che era finita e lui se n’era andato. Le avrebbe anche detto dove si trovava ora, ma Elizabeth non vedeva il motivo di piombare nella vita del suo ex per chiedergli aiuto. Ce l’avrebbe fatta da sola.
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E ce l’ho fatta, da sola, si disse mentre volava verso Mosca, ultima tappa del suo viaggio. Tremava al pensiero di quello che avrebbe trovato…
Alla fine, una volta arrivata a Oslo, aveva trovato la sorella di Marit, Anouk, che le chiedeva di scusare la sorella, ma che dei problemi l’avevano trattenuta e che insieme alla sua equipe stava lavorando alla decontaminazione del laboratorio. Quello, più la quarantena, l’avrebbe tenuta occupata per un pezzo, e Daniel si era offerto di badare a lei. Più che un soggiorno di studio era stata una rimpatriata tra vecchi amici. Era ritornata seria quando era andata da Aisha, in Sudafrica, dove la donna combatteva ogni giorno contro i pregiudizi razziali, oltre che contro demoni, vampiri e osservatori, e si era rilassata di nuovo quando era tornata ad Oslo. Marit era scampata al contagio di un virus di Secondo Livello, e si era presa le sue tanto sognate ferie dal Consiglio e dal laboratorio per stare con Anouk, suo marito Haakon, e i nipoti Annika, Martha, Olaf e Sven.
A Buffy quasi dispiaceva di doverli lasciare, ma rimaneva ancora Nikolai.
Anethe-Marit, Haakon e Anouk l’avevano accompagnata all’aeroporto per prendere il volo per Mosca. Marit non era stata zitta un solo secondo, a furia di fare raccomandazioni a Elizabeth su Nikolai.
“Nikolai è un ex del KGB, non so se mi spiego…e viene da una famiglia di quelle che te le raccomando.”
“Perché?”
“Secondo te come fa a sapere così bene chi ha contatti con la mafia e chi no? La sua famiglia. Lui si è chiamato fuori da anni, ma questo non vuol dire che lo hanno fatto anche i suoi parenti. O la sua ragazza. Tatiana è pazza quanto lui.”
“Terrorista?”
“Ladra per vocazione e sicario dei servizi segreti. Pensa a Nikita, solo mora e un po’ più gelida.”
Se quello che stava dicendo aveva lo scopo di farle venire paura e di tornare in Norvegia o in Inghilterra a tempo di record, era fiato sprecato. Nik le piaceva, ed era curiosa di conoscere Tatiana.
“A proposito di Tatiana” fece Anouk dal sedile davanti “Nikolai se la sposa o no?”
“Sono proprio curiosa di vedere se ce la fa, sorellina.”
“Io credo che sarà comunque entro l’anno. Dopo l’ultima volta che hanno rotto, mi è sembrato di capire che stavolta poteva essere la volta buona. E così al nostro Nik rimane poco tempo per fare l’allegro scapolo…”
“Sempre troppo, per la mia pace di spirito” borbottò Haakon.
Anouk stralunò gli occhi e sorrise “Dio, una volta è venuto da noi. Una. E non è successo niente perché quando è arrivata Marit a momenti lo inseguiva sotto la neve menandolo con la scopa!”
“Vorrei conoscere la donna che non cadrà ai piedi di quel russo, ammesso che esista.”
“Haakon, dolcezza, sei in macchina con tre donne di questo tipo” disse Anouk, e tutti scoppiarono a ridere.
Noticina ina ina: il personaggio di Tatiana Ulanov non è mio. Il nome sì, come la sua nazionalità, ma per il resto (storia, spada, circostanze e nom-de-guerre) è tutta farina del sacco del grande Quentin Tarantino. La Sposa è il personaggio principale del suo prossimo film, Kill Bill.
Non vedeva l’ora di scendere dal volo. Letteralmente. Un po’ per la curiosità di vedere quanto di quello che aveva detto Marit fosse vero, un po’ per lasciarsi alle spalle la compagnia russa con cui stava viaggiando, e che mai avrebbe avuto il piacere di riaverla a bordo.
Guardò sconsolata la zona passeggeri, completamente vuota, e si domandò dove diavolo fosse Nikolai, dato che aveva promesso che sarebbe venuto a prenderla.
Con quel poco di russo che le aveva fatto apprendere Marit riuscì a prendere un taxi fino alla casa di Nikolai. Vuota anche quella.
“Nikolai, giuro che ti ammazzo, appena riesco a metterti le mani addosso…”
Però fuori aveva iniziato a nevicare, e francamente non aveva voglia di uscire con quel tempo. Quel che fece invece fu accendere il fuoco, e ci si mise davanti con una coperta sulle spalle. Nikolai, aveva scoperto, si era dimenticato di pagare il riscaldamento un po’ troppe volte.
Idem per la corrente elettrica.
Elizabeth aveva appena iniziato a scaldarsi, quando sentì dei rumori che provenivano dalla porta.
La porta si spalancò con una pedata.
“Perché siamo qui? È chiaro che la Sposa non sarà così stupida. E poi lo vedi da solo, Boris” disse l’uomo al compagno, indicando la stanza vuota e il fuoco spento “che non c’è nessuno.”
“E invece qualcuno c’è.”
“Come fai a dirlo?”
Boris si chinò per osservare i ceppi di legno, e sfiorandoli si accorse che erano bagnati. Bagnati, ma come indicava il calore che ancora c’era nella stanza, dovevano essere stati spenti frettolosamente e da poco.
“D’accordo, Sposa, esci e non ti faremo del male. Goran ti vuole solo parlare.”
Sposa?
Goran?
Elizabeth si appiattì ancora di più contro il muro, sempre osservando i due uomini entrare in casa e cominciare a cercarla.
Devo andarmene da qui e subito, si disse, ma come?
Distolse un attimo lo sguardo da quello che si chiamava Boris, e l’attimo dopo se lo ritrovò a tre centimetri dal suo viso.
“Ciao, Sposa.”
Prima che se ne potesse rendere conto, Boris la colpì allo stomaco, facendola cadere in ginocchio, e con un colpo secco alla nuca le fece perdere i sensi.
“Siamo sicuri che sia lei?” disse l’altro uomo avvicinandosi ad Elizabeth, legandole mani e polsi, e perquisendola alla ricerca di armi.
“È abile a camuffarsi…ma come pensavo alla fine ha iniziato a ragionare come una donna innamorata, ed è stata la sua rovina. Forza, drogala e portiamola via. Goran credo voglia ucciderla di persona, e poi occuparsi del pretendente numero due.”
C’era qualcosa di confuso sopra la sua testa, che Elizabeth non riusciva a distinguere…poi iniziò a delinearsi lentamente la faccia di Nikolai.
“Nikolai…che sta succedendo?”
Nikolai aveva un’espressione estremamente dolente.
“Mi dispiace Elizabeth di averti tirato in mezzo a questo casino, ma…”
Elizabeth si alzò lentamente in piedi, aiutata dal ragazzo, e cogliendolo di sorpresa gli tirò un pugno che lo fece barcollare contro il muro.
“Ti dispiace? Ma si può sapere che hai in testa per farmi venire in questa bolgia? Rapimenti, questa prigione…”
“Posso spiegarti.”
“Lo spero proprio, dannazione!”
“Mi sono confuso e pensavo che arrivassi…ehm…la settimana prossima.”
Elizabeth d’un tratto non si sentì le gambe, e dovette appoggiarsi al muro incerta se ridere, piangere, o pestare Nikolai a sangue.
“Beh, almeno spero mi spiegherai chi è questa Sposa, visto che mi hanno scambiato per lei.”
“ La Sposa? Loro sono venuti da me cercando la Sposa?”
“Sì.”
“Tatiana.”
“La tua fidanzata?”
“Sì. Tatiana Ulanov. È lei la Sposa. Dio, spero che stia bene, se Goran e Boris la trovano…”
“Perché si chiama così?”
“Per non dimenticare. Lei era un sicario su commissione, con un padrino iperpossessivo. Il giorno che aveva deciso di lasciare quella vita per l’uomo di cui si era innamorata, Goran è arrivato in chiesa, e ha ucciso tutti: il prete, l’organista, i testimoni, e anche il suo futuro marito. Poi quando è arrivato a lei le ha tirato un colpo, alla testa…nonostante sapesse che era incinta, e che il bambino era suo. Ha passato cinque anni in coma, e da quando si è risvegliata sta inseguendo la sua vendetta. ‘La Sposa’ è il suo nome di battaglia. Vuole vendicare Gavrilo e la sua piccola mai nata…”
Nikolai sembrava soffrirne, ed Elizabeth mai avrebbe immaginato che la famosa Tatiana con cui tanto spesso litigava al telefono e con cui si mollava e si rimetteva insieme un sacco di volte, fosse una donna tanto complicata.
“Credo che al suo posto io farei lo stesso. Dev’essere una cosa orribile perdere l’uomo che ami e un bambino nello stesso momento…Dov’è ora?”
“Spero lontano da qui. Goran è l’ultimo sulla sua lista, ma sa che lei lo cerca…perché credi che io sia qui, altrimenti?”
La porta di quella cella si aprì, ed entrò uno un uomo all’apparenza di etnia slava sui quarant’anni, seguito da Boris. Conversavano in russo molto velocemente, ed Elizabeth riusciva a cogliere solo qualche frammento di frase, ma capì che Boris stava indicando lei come ‘La Sposa’.
Goran le lanciò una lunga occhiata, e poi parlò in inglese in modo che tutti capissero.
“Tatiana ha i capelli lunghi e neri, e occhi blu scuro. Lei ha gli occhi verdi e i capelli rossi. La buonanima di mia madre aveva proprio ragione. Se vuoi una cosa fatta bene” disse sollevando una pistola all’altezza della testa di Boris “falla da te.”
Boris iniziò a tremare di paura mentre Goran stringeva il grilletto dell’arma sempre più forte…
Il colpo non era in canna.
Boris si rilassò.
Goran sorrise e lo uccise con il proiettile successivo.
“Roulette russa, amico mio…non pensate anche voi che sia un bel modo di sfidare la sorte?”
Elizabeth non proferì parola, e neanche Nikolai. Aveva sempre pensato di morire per mano di un vampiro, o in quel palazzo che era crollato, o per causa di Julian Turner e Vincent Van Allen, ma mai per mano di un uomo del genere e della sua pistola, che ora puntava proprio dritto su di lei.
“Sarei scortese ad ammazzare questo qui prima di te. La cavalleria m’impone di iniziare dalle signore. Quindi, mia bella sconosciuta, credo proprio che inizierò da te.”
“Non la toccare!” ruggì Nikolai, facendo per proteggerla, ma d’un tratto Goran impallidì di colpo.
Davanti al suo collo c’era la lama di una katana giapponese, lucente e affilatissima, a distanza forse di un millimetro dalla pelle.
“La Sposa in persona. Che onore.”
“Non farmi perdere la pazienza, Goran. E lascia subito andare i miei amici.”
“E se non lo faccio?”
Tatiana sorrise. Un sorriso gelido.
“Allora morirai, ma avvelenato dalla mia lama. Non è un kriss malese, ma temo che ti dovrai accontentare.”
Goran aveva lasciato cadere la maschera di sicurezza. Che le credesse o meno, cominciava a temere qualcosa.
“I miei uomini…”
“Non era il loro giorno fortunato. Hanno incontrato me. E tu, Goran, dimmi, ti senti fortunato oggi?”
La lama della spada della Sposa si era fatta ancora più vicina al collo, ferendolo leggermente e lasciando uscire qualche goccia di sangue.
Tatiana sorrise soddisfatta del terrore dell’uomo, che si stava domandando se bastava quel minimo contatto ad avvelenarlo.
“Lascia subito andare i miei amici” ripeté, e stavolta Goran, facendo attenzione alla spada, annuì velocemente.
“Fuori, voi due! Subito!”
Elizabeth uscì per prima, desiderosa di lasciarsi l’esperienza alle spalle.
In fondo al corridoio si accorse che Nikolai era ancora vicino a Tatiana. Parlavano.
“Tatiana, ti prego.”
“Va via, ho detto. Porta la tua amica lontano da qui.”
“Non lo fare.”
“Non sarai tu a fermarmi. Vattene, o assisti, a te la scelta.”
Nikolai si voltò, e portò Elizabeth fuori dal palazzo abbandonato in mezzo alla neve. Aveva un’espressione indecifrabile in volto.
Poi un urlo agghiacciante e il sibilo di un fendente calato velocemente li raggiunse.
Si erano fermati di colpo, si erano voltati verso la porta da cui erano usciti, e avevano aspettato che facesse la sua comparsa Tatiana. Finalmente Elizabeth riusciva a distinguere chiaramente in viso della donna. Era molto bella, con i capelli neri ricci, gli occhi scuri, e un incarnato color avorio.
Sembrava sull’orlo delle lacrime, il suo sguardo completamente assente mentre veniva verso di loro con in mano la sua spada grondante sangue, che tingeva di rosso la neve immacolata.
Nikolai l’aveva guardata fissamente, mentre lei si avvicinava a lui.
“Tatiana?”
“Goran è morto.”
“Lo so.”
“Gavrilo e Larissa sono vendicati.”
“Sì, Tatiana.”
Per un istante sembrava sul punto di cedere alle lacrime che volevano uscire dai suoi occhi, ma lo sguardo di Tatiana riprese subito l’abituale freddezza, cancellando quella possibilità.
“Dobbiamo andarcene subito da qui.”
I tre avevano preso la strada per la casa di lei. Elizabeth non sapeva bene che aspettarsi. Tatiana era un sicario su commissione, che da quanto era visto era gelida e vendicativa, e pensava che la casa rispecchiasse in pieno il suo modo di essere. Non pensava all’appartamento caldo e accogliente dove li portò.
Nikolai appena entrato afferrò la bottiglia di Whisky e bofonchiò che si prendeva un paio di bicchieri di liquore e poi andava a dormire, dopodiché lasciò le ragazze da sole e imbarazzate in soggiorno.
“Ehm…Elizabeth? È così che ti chiami, giusto?”
“Giusto.”
“L’orso ormai sarà in letargo, dubito che lo rivedremo fino a domattina. Caffè?”
“No, credo di essere già abbastanza nervosa.”
“È colpa mia, mi dispiace. Ti hanno visto nella casa di Nik, e hanno pensato fossi io.”
“La Sposa…già.”
“Nikolai ti avrà spiegato le ragioni del mio soprannome.”
“Sì, mi ha raccontato la storia.”
“Non elemosino comprensione o pietà. E non mi pento della mia vita.”
“Non ti volevo compatire. Dico solo che ci vuole un bel coraggio.”
“La vendetta. Essa comanda, e uccide. E Goran meritava di morire.”
“Lo penso anch’io. E questa filosofia vendicativa da dove viene fuori?”
“Dalla mia gente. La mia famiglia è di origine rumena e i miei bisnonni erano zingari Calderash. Il mio clan crede nella vendetta, e se non lo avevo capito prima, di sicuro l’ho capito ora.”
“Calderash? Gli stessi Calderash che…”
“Che cosa?”
“Conosci un certo Angelus?”
“Come posso non conoscere il nome del vampiro che ha ucciso la guaritrice della tribù? E tu, come lo conosci?”
“Dopo la maledizione, io l’ho conosciuto. Per colpa mia, mi è stato detto, ha perso l’anima ed è ritornato malvagio…e l’ho ucciso, spedendolo all’Inferno.”
“Ora vive a Los Angeles, in cerca di redenzione da quanto ne so. Ma non m’importa di quello che fa.”
“Sposerai mai Nikolai?”
“Non so se sposerò mai qualcuno, ma se dovessi farlo, credo che sposerei Nikolai.”
“È una mia impressione o non mi hai risposto?”
Tatiana sorrise, enigmatica, e alzandosi dal divano accompagnò Elizabeth nella sua stanza.
Al mattino dopo, era già sparita. Elizabeth e Nikolai fecero ritorno a Mosca da soli, e finalmente Nikolai iniziò a spiegarle cosa voleva dire lavorare in Russia in bilico tra gli ex colleghi del KBG, i contatti della mafia, e il Consiglio. Elizabeth però non lo stava ad ascoltare. Pensava a Tatiana. E sperava di rivederla.
Come aveva immaginato, Nikolai le parlò molto velocemente di quello che combinava in Russia, e per il resto del tempo la portò in giro per Mosca, e presa poi la Transiberiana la portò a Vladivostok.
“Io mi fermo qui, Liz. Tu ora prendi l’aereo e te ne torni a casa.”
“Capirai se ti ringrazio solo per questa parte del soggiorno. La permanenza in quella cella non è stata edificante.”
“Tatiana mi ha detto di dirti che le dispiace, ma che ora che è ritornata in seno ai servizi segreti ti terrà lontano tutti quelli che potranno romperti le balle.”
“Ringraziala da parte mia.”
“Fallo tu” disse dandole un foglietto di carta “qui ci sono il suo numero di casa, l’Iridium, e il suo numero privato in ufficio. Ha detto di farle un fischio se hai bisogno di una mano.”
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“Ragazze, vi rendete conto che siamo tutte senza un fidanzato degno di questo nome?”
Era stata Faith a parlare, ovviamente. Era quella che più lo cercava a dire il vero, ma tutti la stufavano dopo un paio di settimane. Il rapporto più lungo era durato un mese, cinque giorni, tre ore e una manciata di minuti. Elizabeth aveva cronometrato il tempo. Tanto non aveva molto altro da fare, anche lei era sola, ma non perché non avesse uomini che le facevano la corte, ne era piena. Ogni volta che trovava qualcuno però, trovava sempre un dettaglio che le faceva ricordare Angel, o uno dei due ragazzi che aveva avuto al college e che ricordava solo per essere rimasta scottata dalle relazioni che aveva avuto con loro. E aveva iniziato a piantarli, immancabilmente dopo averli sedotti. Era come prendersi una rivincita dopotutto, e la cosa aveva iniziato a divertirla.
Era tornata dalla Russia da appena un giorno, che subito i suoi amici avevano organizzato una serata da passare insieme. Amici…che bella invenzione, si disse mentre sprofondava nel divano e si apprestava a rispondere a Faith.
“Perché, esistono ancora uomini degni di questo nome?”
“Buff, tu sei anche troppo critica riguardo agli uomini. Ci vedi sempre qualcosa che non va…cerca di accontentarti.”
“No, non lo farò. Troverò il mio principe azzurro…”
“Principe azzurro?” ripeté Drusilla, sul punto d’ingoiare un’enorme cucchiaiata di gelato al cioccolato.
“Che c’è di male?”
Drusilla cercò di inghiottire in fretta, ma stava rischiando di soffocare dalle risate.
“Proprio tu usi la definizione principe azzurro?!”
Faith le tirò un cuscino in faccia “Ma ci credi alle stronzate che dici?”
Elizabeth le restituì il colpo “In tre anni prima del coma ho avuto quattro fregature, di cui due da parte dello stesso uomo. Dopo il coma avrò avuto un paio di relazioni, e sono finite male. Non ho perso le speranze di trovare uno che mi vada bene, ma se ora come ora preferisco star sola a leccarmi le ferite, ed essere io a dare fregature, che male c’è?”
“Prega di non dare una fregatura a quello giusto” le disse Drusilla passandole il barattolo di gelato.
“È l’esperienza che parla?”
“Anche se comincio a credere di sbagliarmi. Aveva perso la testa per te pure lui, tanto per cambiare. Lui diceva di odiarti, ma continuava ad essere ossessionato da te. Lo amavo, era pazza di lui, ero certa che fosse il mio destino…ma Dio Onnipotente, era diventato una lagna. O lo piantavo o l’ammazzavo.”
“Sai se si è ripreso?”
“Per quanto mi riguarda, potrebbe anche esserselo ingoiato la Bocca dell’Inferno, insieme alle legioni infernali.”
“Amen, sorella. Allora il fatto del convento vuol dire quello che pensavo.”
Elizabeth si beccò un’altra cucinata, stavolta da Dru “Ma sta un po’ zitta!”
“E qual è il problema dei vampiri etero di questo posto?”
“Che non ne ho ancora trovato uno! In compenso però ho trovato due amici gay fantastici.”
“Contenta tu.”
“Ma questo film quando inizia?”
“E voi quando la finirete di fare questi discorsi da harem? Guarda, stai a vedere che l’hanno cambiato all’ultimo momento. È in queste occasioni che sento la mancanza del caro vecchio cinematografo. Questi network…quanto li detesto.”
Le ragazze si erano voltate verso la cucina, dove rimaneva l’ultimo membro del gruppo che aveva appena parlato.
“Vuoi una mano?”
“Ce la faccio! Non ho secoli sulle spalle per niente!” protestò Sean uscendo con un’enorme ciotola di pop corn su un braccio e un cartone con quattro birre nell’altra.
Ad ogni modo Drusilla si era alzata di corsa per aiutare il fratello “Dammi qua o farai una caduta epica.”
“OK…cosa dovevano dare, Faith?”
“Qualcosina di classico…l’Esorcista.”
“Che bastardi.”
“Eh già.”
“Ragazze…ci riguardiamo il Silenzio degli Innocenti? Di ritorno dal viaggio ho preso anche Hannibal e Manhunter…che dite, ce la facciamo una maratona in onore di Hannibal Lecter?”
“Speravo lo dicessi.”
Aveva fatto per alzarsi e prendere le cassette, quando il suo telefono cellulare aveva iniziato a squillare.
“È Cordelia. Chissà cosa c’è, ci siamo sentite in ufficio neanche due ore fa…Pronto?”
“Liz, ciao. Ho bisogno di aiuto.”
“Cordy, che c’è? Problemi?”
“Direi proprio di sì. Ho un’amica…un’ex compagna di liceo. L’hanno accusata di omicidio.”
“Omicidio?”
“Ti giuro che è innocente! Willow non farebbe male ad una mosca. Angel…mio marito, si è offerto di fare qualche indagine, ma la questione di fondo è che ci serve un avvocato penalista. Sei l’unica che ci può aiutare.”
“Lo sai anche tu che non amo quei casi. I desaparecidos…”
“Ti prego, Liz. L’altro punto che mi fa dire che sei perfetta, è che Willow è una strega…e quello che è morto è stato trovato in un posto dove si dice si ritrovi chi pratica la magia nera. Aiutami a tirarla fuori dai guai…”
“D’accordo, Cordelia, verrò a Los Angeles.”
“No. Willow vive a Sunnydale.”
“Sunnydale?”
Di nuovo aveva i brividi. Perché poi? Sapeva che c’era la Bocca dell’Inferno, che ci vivevano delle persone chiamate Willow, Xander, Anya, Tara, e Giles che un tempo erano suoi amici ma di cui non ricordava un accidente, e che un paio di volte ci aveva lasciato le penne, ma non capiva tutta questa paura ingiustificata, e francamente ora era arrivato il momento di finirla.
“So che non ti è mai andata di venire quaggiù, ma ho veramente bisogno di te, e…”
“Accetto.”
“…e Willow ha tanto bisogno d’aiuto, lei non lo merita…scusa che hai detto?”
“Che accetto. E fa presto a dirglielo, prima che cambi idea.”
Quando rimise giù il telefono, fece un respiro profondo e si preparò a dirlo ai suoi amici.
“Mi ha chiamato la mia investigatrice a Los Angeles, ha bisogno di un avvocato e io sono l’unica abbastanza brava.”
“Che ha fatto? Ha ammazzato qualcuno?”
“Non lei, una sua amica. Dice che l’hanno incriminata ingiustamente…vedremo. Tu e Shameen mi ammazzate se vado a Los Angeles per il processo?”
“Richiameremo qualche ex desaparecidos, non farti problemi.”
“E poi era ora che tu tornassi ad affrontare il tuo passato…mi dispiace di non esserci…anzi, Faith, perché non vai con lei?” disse Drusilla.
“Dai, non è necessario.”
“Sì, invece. Ti eviterò di fare gaffe del tipo dare del lei a una persona che dovresti conoscere.”
“D’accordo…ma sei sicura? I miei amici mi pare di aver capito che sarebbero felici di vederti spellata lentamente da viva e fatta a pezzettini da morta.”
“Lo vedi cosa mi tocca fare per tenerti fuori dai guai?”
“Senti da che pulpito…”
Beh, prima di partire c’erano alcune cosette da fare, ovvero chiamare Marit, che stava in Canada, e Nikolai, che in quel periodo sorvegliava Vladivostok (e un sospetto traffico d’armi), e dire che se potevano buttare un occhio per lei sul Nord degli Usa non sarebbe stata una brutta cosa. Non fidandosi di Sean, avvisò di persona Shameen, anche se la cosa si ridusse ad un monologo con la segreteria telefonica. Chiamò i suoi capizona e li avvisò della sua partenza, chiamò quelli del Sud, e li avvertì del suo arrivo, e quando alzò gli occhi per dire a Sean che partiva il giorno dopo si accorse che lui e Drusilla erano andati via da un pezzo e che Faith si era addormentata sul divano.
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