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Un Nuovo Caso...(capitolo II)

August 26 2004 at 12:18 PM
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Response to Un Nuovo Caso...(capitolo I)

 
Buffy lascio’ i due poliziotti alle loro congetture e al loro giustificato stupore e corse in corridoio per occuparsi degli altri. Mel cooper, Lon Sellitto e Tom erano legati e imbavagliati accanto ai computer che stavano accendendo. Due tecnici visibilmente sotto choc erano sotto un tavolino da lavoro, legati anch’essi. Buffy ripete’ le poche parole di spiegazioni anche a loro. Entrarono tutti nella stanza di Rhyme. Tom corse a prendergli la pressione con mani tremanti. Amelia era rimasta nella stessa posizione in cui l’aveva lasciata Buffy. Spike era riuscito ad aprire la busta. La porse a Buffy. In un religioso silenzio lei estresse un’altra istantanea. Ancora una sua foto. Vecchia. Almeno due anni prima. La giro’. Sul retro niente sangue. TRE parole scritte con una penna nera: ‘MI FERMERAI, CACCIATRICE?’. Le lesse a voce abbastanza alta da essere sentita nel silenzio di piombo della stanza. Amelia alzo’ la testa verso di lei. Rhyme fece altrettanto. Un sorriso sarcastico gli increspo’ le labbra.
“Cacciatrice? Cos’e’, un nickname da chat?”
Buffy alzo’ gli occhi verso di lui. Ardevano.
“Vuole proprio saperlo, Rhyme?”
Tono di sfida. Ma a Rhyme le sfide piacevano.
“Si’”
“Sono la prescelta. Combatto i vampiri. I demoni. E, quando serve, i ficcanaso come voi!”
Lincoln ci mise un attimo per riprendersi. Quanto gli era stato appena detto aveva sconvolto tutto quello in cui aveva sempre creduto. Era uno scienziato. Non poteva credere a demoni, vampiri…e cacciatrici. Eppure cio’ che aveva visto pochi minuti prima era reale. Terribilmente reale.
“E’ assurdo.”
“Come spiega quello che e’ successo pochi istanti fa, detective? Ci illumini, la prego. Perche’ io ho visto solo un dannato vampiro. Se lei ha visto qualcos’altro la prego di metterci al corrente…”
L’uomo rimase senza parole. Aveva visto. Aveva visto un vampiro. Nulla di piu’. E una ragazza con una forza sovraumana abbattere quell’essere. E un altro mostro aiutare la ragazza. E tutto questo, insieme, l’aveva sconvolto. Eppure Buffy non ne sembrava per niente turbata. Senti’ un balbettio accanto a lui. Era Amelia.
“Quindi e’ stato quel…’coso’ ad uccidere il ragazzo?”
“Uno come lui. Ma non lui. Il suo…capo…”
La donna strinse forte il braccio di Rhyme. Lui non poteva avvertire il suo tocco, ma poteva vedere la sua piccola mano stringersi con forza.
“Quindi…ce ne sono altri…”
“Piu’ di quanti immagini, Amelia…”
“E…ti stanno cercando…ma tu non sembri spaventata...”
Buffy si strinse nelle spalle con noncuranza.
“Sono quasi dieci anni che mi cercano. Mi hanno anche uccisa due volte. Per me e’ la routine. Apocalissi, catastrofi naturali, piani diabolici per distruggere il mondo…per voi arrestare criminali e’ cosa di tutti i giorni. Per me e lo stesso...solo che io li ammazzo, non li catturo…”
Amelia accenno’ un lieve sorriso.
“Beh…e’ un pochino diverso…”
“Un pochino.”
La cacciatrice avanzo’ veloce verso il letto di Rhyme. Mise una mano sulla spalliera del letto. Fisso’ i suoi occhi in quelli di Rhyme.
“Ora capisce perche’ le ho detto di andarsene, detective? Questo non e’ un caso per la polizia. Ne’ per quella di Sunnydale, ne’ per quella di New York. Il governo ha gia’ provato ad immischiarsi in affari che non lo riguardavano. E mi creda, e’ successo di tutto. Quindi raccolga i suoi giocattoli e torni a New York. E’ il mio lavoro, e non puo’ farlo nessun altro.”
Il criminologo avrebbe voluto ribattere, ma non gli riusci’. Forse perche’ non aveva niente da obiettare. Quella ragazza aveva ragione. Non erano affari suoi. Anche se gli enigmi del caso continuavano a ronzargli nella testa. Aveva capito come il ragazzo era stato ucciso. Ma non aveva capito ne’ il perche’, ne’ chi lo aveva ucciso. Vampiri, licantropi, demoni…non gli interessava la razza. Voleva solo un colpevole. Ma forse da questa strana caccia ai mostri non sarebbe venuto fuori niente. No, proprio niente. Annui’ controvoglia. Buffy Summers sorrise soddisfatta. Raccolse la foto e la busta. Rimise il paletto nella cintura. Saluto’ con un freddo cenno i presenti, poi, insieme al vampiro biondo, varco’ la soglia della stanza di Rhyme. E qualcosa, dentro di lei, una vocina dispettosa, le diceva che quella non sarebbe stata l’ultima volta che usciva da quella stanza.

Tutta la scooby gang al completo…come ai vecchi tempi. Eppure non era una cosa che rallegrava completamente. Riunirsi tutti insieme era sinonimo di ‘catastrofe incombente’. Ma stavolta tutti erano convinti che Buffy stesse esagerando. Era solo un vampiro. Che tentava di ucciderla, ma ormai era come una specie di rituale giornaliero. Ogni vampiro della terra che passava per Sunnydale tentava di uccidere la cacciatrice. E lei non si era mai minimamente preoccupata. Perche’ ora tutta questa agitazione? Che c’era di diverso? Se lo chiedevano tutti, da Willow a Giles, da xander ad Anya. Perfino Down, in un angolino, si chiedeva il perche’ di quella riunione fuoriprogramma. Xander sembrava il piu’ calmo.
“Buffy perche’ ti preoccupi tanto? E’ solo un vampiro!”
“Un vampiro che lascia mie foto in giro e me le fa recapitare tramite un postino un po’ morto? No, c’e’ qualcosa di diverso. Mi sento sempre osservata, dovunque vado. E queste foto…mi lasciano un tantino perplessa…”
“Andiamo, e’ solo un vampiro…con l’hobby della fotografia. Quando si ha tanta rabbia repressa la si deve pur sfogare in qualche modo…prendete Spike. Lui fuma dalla mattina alla sera…”
Il vampiro biondo lancio’ un’occhiataccia a Xander.
“Ehy, io non ho rabbia repressa!”
Willow si intromise per evitare la solita rissa.
“Ok, ok…stiamo calmi. Buffy io penso che abbia ragione Xander. E’ solo un vampiro. Un vampiro che vuole ucciderti. E ormai non c’e’ niente di strano in questo!”
“La cosa strana e’ che dissemina cadaveri di ragazzi con cui uscivo! Ai tempi del liceo, all’universita’…sai, sono contenta a volte che Riley non sia qui…”
Anya, tornata umana e ancora provata dalla morte della sua amica Halfreck, osservava stranamente in silenzio. Ma non era una situazione che poteva durare.
“Magari, che ne sai?, sta prendendo ragazzi a caso…i primi che escono dal ‘Bronze’. Forse dovresti appostarti li’ fuori…”
Buffy sospiro’. A quanto pare si tornava al Bronze anche quella sera…forse avrebbe dovuto cambiare abitudini…quel locale cominciava a stancarla…troppi omicidi…
“Si’, hai ragione. Stasera andro’ al Bronze. Ma da sola. Non voglio mettervi in pericolo. Sul serio, stavolta ho paura che sia qualcosa di grosso…”
I ragazzi annuirono. Non erano minimamente preoccupati, penso’ Buffy. Forse sto diventando paranoica. Scruto’ i volti dei suoi amici. Anya, Willow, Xander, Down…Spike. Non la stava fissando. Buffy ebbe la sensazione che stesse pensando alla avvenente poliziotta di New York. La rossa. Amelia Sachs. E questo pensiero le fece male. Senza un perche’, si ritrovo’ a desiderare di incrociare il suo sguardo.
Perche’ diavolo non mi guardi?
Ma lui restava fermo, fissando ostinatamente il tavolo. Sembrava si fosse dimenticato di lei. Un'altra fitta. Allo stomaco. Ma perche’? dovrei essere felice, ora finalmente spostera’ la sua attenzione su qualcun'altra! Si’, sono felice! Davvero…magari avrebbe dovuto farli incontrare di nuovo. Si sarebbe scrollata di dosso la sua ossessione. Gia’. Pero’, dannazione, perche’ non la guardava piu’?! e perche’ a lei dispiaceva tanto? Desidero’ di non essere mai andata dalla polizia. Cosi’, semplicemente, senza un perche’…avrebbe voluto non esserci mai andata…o esserci andata da sola. Ma ormai era fatta. E lei avrebbe dovuto esserne contenta. E dirgli che quella sera non avrebbe avuto bisogno di lui. Rispedirlo a casa. Voleva dirlo. Era semplice. Senti’ la sua voce pronunciare parole totalmente diverse. E non fece nulla per fermarsi.
“Spike, stasera vieni con me al Bronze…in compagnia daro’ meno nell’occhio…anzi, penso che ormai sia ora, andiamo.”
Lo aveva detto? Maledizione lo aveva detto! E perche’ non se ne pentiva? Perche’ voleva, desiderava che lui venisse con lei, che la guardasse come prima? Perche’ voleva che dimenticasse la poliziotta dai capelli rossi? E perche’ diavolo stava arrossendo sentendo su di se il suo sguardo? Perche’ quegli occhi sorpresi (piacevolmente sorpresi), la facevano arrossire? Maledizione, smettila! Smetti di arrossire! Guardalo come sempre! Lo guardo’. Negli occhi. Fredda, glaciale come sempre. Perfetto, continua cosi’! lui si alzo’ senza dire una parola e le apri’ la porta imitando un perfetto gentiluomo. Lei gli rivolse un breve sorriso (freddo e distaccato, freddo e distaccato!), poi usci’.

Il ‘Bronze’. Sempre affollato, non cambiera’ mai. Il banco del bar, pieno di ragazze e ragazzi uno vicino all’altro. I divanetti di pelle. I tavolini. La pista da ballo. E il palco. Con una band sopra. Suonavano. Cantavano. Buffy e Spike entrarono insieme, guardinghi. Non s’erano scambiati nemmeno una parola. La ragazza poso’ la giacca e prese un succo di frutta. Spike ordino’ il solito boccale di birra. Buffy gli rivolse un occhiata di rimprovero.
“Spike, siamo qui per evitare un omicidio…non per sbronzarci. Non mi servirai a niente se sarai ubriaco…non ho nessuna voglia di proteggere anche te.”
“Ahi, ahi…come sei acida stasera. Voglio solo bere un sorso, non mi sbronzero’, tranquilla, biscottino…”
Scosse la testa sconsolata, Buffy. Poggio’ una mano sul tavolino. Con l’altra reggeva un bicchiere colmo di succo d’ananas. Leggero. Buono. Cosi’ dolce. Volse la testa verso l’uscita. Nessun ragazzo che conosceva. Nessun vampiro. Torno’ per un attimo a guardare Spike. Era tutto preso dal gruppo che suonava quella sera. Aveva anche lui una mano sul tavolino. Con l’altra stringeva una sigaretta mezzo consumata. Ma sembrava essersene dimenticato. Il tizio al microfono sussurro’ lievemente il titolo della prossima canzone: Behind Blu Eyes. Buffy non amava particolarmente quel genere di musica. Torno’ a prestare attenzione all’uscita. La musica correva lenta nelle sue orecchie.
<Nessuno sa come ci si sente
ad essere l’uomo cattivo
ad essere l’uomo triste
dietro gli occhi azzurri…>
Per un istante penso’ che Spike le stesse parlando…un'altra assurda cantilena sull’ingiustizia del mondo. Poi si rese conto che erano le parole della canzone. La voce era dolce, la musica lenta. Guardo’ Spike e si accorse che anche lui la stava fissando. Le sorrise, un sorriso bellissimo. Peccato che lei non voglia apprezzarlo. Il sorriso di un mostro…
<E nessuno sa come ci si sente
Ad essere odiato…
Ad essere accusato di dire solo bugie…
Ma i miei sogni non sono cosi’ vuoti
Come sembra essere la mia coscienza…>
Perche’ deve avere un sorriso cosi’ bello? Cosi’ caldo, vivo, umano? E perche’ ho cosi’ tanta voglia di sorridergli? Buffy pensava cosi’, velocemente. Mentre la musica scioglieva il ghiaccio dentro di lei. Decise di sorridergli. Solo un pochino…non era poi cosi’ difficile…
<Nessuno sa come ci si sente
a provare questi sentimenti
come faccio io
e me la prendo con voi…>
No, nessuno lo sa…nemmeno lei. Lei che mi guarda con quegli occhi. E mi fa sentire cosi’ vivo. Lei che un attimo prima sembra capire tutto, ma poi…ma non e’ colpa sua. Come potrei chiederle di amarmi? Un’anima dannata…lei, un fiore, viva, autentica. E io cosa sono? Il niente assoluto. Non sono vivo. ma ho un’anima. Non sono morto. Eppure mi hanno ucciso. Due volte. Prima Dru…ma la tortura peggiore me la infligge lei. Che mi guarda e non mi uccide…
<Nessuno sa cosa si prova
ad essere maltrattato
Ad essere sconfitto
Dietro gli occhi azzurri…>
Gli occhi azzurri…i suoi occhi azzurri. Sembrano senza fine. Mi ci perdo dentro. Affogo…Dio mio, tirami fuori! Sto annegando. Ancora. Ma non mi dispiace. Dovrebbe? Dovrei dire che sono gli occhi di un mostro, ma mi ritrovo a pensare che sono quelli di un angelo. Che si nasconde li’ dietro. Dietro gli occhi azzurri. I suoi…
<Nessuno sa come dire
che e’ dispiaciuto
e non ti preoccupare
non dico bugie…>
Non le ho mai dette…ma lei come potrebbe saperlo? Non ho fatto abbastanza per dimostrarglielo. Ma ogni parola, ogni sguardo, ogni pensiero che le rivolgevo era cosi’ vero da spaventarmi. Perche’ in teoria non dovrei provare nulla di vero. E certe volte vorrei che fosse cosi’…solo una grande, enorme bolla di sapone. E mi convinco che e’ cosi’…ma la bugia piu’ grande la racconto a me stesso…
<Nessuno sa come ci si sente
Ad essere l’uomo cattivo
Ad essere l’uomo triste
Dietro gli occhi azzurri…>
E la musica smette. scuotono la testa, scacciano cio’ che hanno pensato. Che assurdita’…la musica fa uno strano effetto. Soprattutto quando e’ cosi’ vera…ma e’ meglio non pensarci. La vita non e’ una canzone. L’ha detto anche lui…uno sguardo sul tavolino. E scoprono pieni di un piacevole imbarazzo che le loro mani si sono intrecciate. Cosi’ senza volerlo. E quello sguardo di lui che scopre tutto…ma allora abbiamo pensato la stessa cosa…
Poi un altro sguardo. Lei a lui. Che uccide ogni sua speranza. Glielo legge negli occhi. Un attimo prima cosi’ dolci, ora sembravano gridare <si’, abbiamo pensato la stessa, stupida, cosa, e allora? Non cambia niente!>. La ragazza ritiro’ la mano di botto, arrossendo. Ma lui non vide quelle guancie macchiarsi di cremisi. Aveva gia’ voltato la testa, per nascondere una lacrima capricciosa, forse. Buffy guardo’ l’orologio. Le tre e mezza di notte. E niente di strano intorno a lei. Tranne il fatto che si era trovata a stringere la mano di Spike. Ma non aveva potuto evitarlo. E ora stavano di nuovo male tutti e due. Eppure sarebbe stato cosi’ semplice. Bastava avvicinarsi un po’ di piu’. Chiudere gli occhi e ladciarsi andare. Perche’ le sembrava cosi’ dannatamente difficile? Lo aveva fatto tante volte prima. Erano andati decisamente oltre i baci. Prima. Ma ora era un’altra cosa. Non aveva nulla da cui fuggire. Non aveva nulla con cui giustificarsi. Con gli altri, con se stessa. Baciare un mostro. lo era sempre? Era sempre un assassino sanguinario? Quello con cui aveva appena condiviso un istante di tenerezza era davvero lo stesso che aveva tentato di ucciderla? Lo stesso che l’aveva incatenata per un’assurda prova d’amore era lo Spike tranquillo e innamorato che le stava davanti? Decisamente no…e allora perche’ si vergognava lo stesso? Perche’ aveva bisogno di giustificarsi? Possibile che avesse semplicemente paura?
L’amore attira i corpi…la forza di gravita’ pure....in entrambi i casi si rischia di cadere…
Gia’…ma faceva molto piu’ male cadere in amore. Soprattutto quando sai che la caduta e’ inevitabile. Stupida Buffy! Ci hai gia’ provato, te ne sei dimenticata? Con Angel e’ andato tutto male, con Spike perche’ dovrebbe andare meglio? Angel se n’era andato. Poteva capirlo, era un vampiro. Avevano capito entrambi che era una storia impossibile. Riley se n’era andato. Lui non aveva giustificazioni. La loro storia andava cosi’ bene. Finita per qualche morso. Vampiri!
Maledizione, c’entrano sempre! Qualunque cosa faccio, con chiunque cerco di stare, eccoli che spuntano e rovinano tutto! Oh, Spike, ne ho di motivi per odiare la tua specie.
La tua specie. Non ne era cosi’ sicura mentre lo pensava. Anche lui era un vampiro. Ma non lo era mai stato del tutto. Troppo vicino ai vizi umani per essere una fredda creatura notturna. E c’erano sempre stati troppi sentimenti in quel cuore. Anche se morto. Lui aveva sempre odiato, era stato pieno di rabbia. Aveva adorato Drusilla come avrebbe fatto un uomo. Si era sentito tradito, frustrato, abbandonato. Aveva amato lei come e molto piu’ di Angel o Riley. Un amore del tutto diverso. Come se avesse dovuto riversare su di lei una vita e una non vita d’amore. Aveva avuto il suo corpo. Il corpo della cacciatrice. Il corpo della donna che desiderava. Non gli era bastato. Ad un vampiro qualsiasi sarebbe bastato. A Spike no. Certo, aveva sopportato. Gli era piaciuto. Ma non ne era stato soddisfatto. Non gli bastava. Se non poteva avere l’anima, il corpo non gli interessava piu’ di tanto. Aveva cercato in tutti i modi di assecondarla. Aveva fatto tutto quello che poteva per convincerla a fidarsi di lui. Non ci era riuscito. Eppure non si era arreso. E aveva fatto l’unica cosa che pensava potesse finalmente bastarle. Era andato fino alla fine del mondo per riprendersi cio’ che era stato tanto felice di lasciare, tempo prima: la sua anima. Atroci sofferenze, per poi tornare indietro, da lei, sperando che avrebbe capito. Ancora una volta le sue aspettative erano state calpestate. Per la sua sciocca paura di soffrire. Di nuovo. Ma si puo’ realmente sfuggire all’amore? Lui non ci sarebbe stato per sempre. Prima o poi si sarebbe detto che meritava di meglio. Magari era realmente cosi’…provava una stretta allo stomaco quando ci pensava. Il miglior modo per amare una persona e’ pensare che potremmo perderla. Cosi’, da un momento all’altro. E allora sarebbe stato troppo tardi. Troppo tardi per cercare di rimediare.
Basta, basta, basta! Esci dalla mia testa, maledizione!
Era tardi. Troppo tradi. Forse quella sera non ci sarebbero stati altri omicidi. Fini’ il suo secondo succo d’ananas e fece cenno a Spike di uscire. Uscita principale, dove di solito il misterioso vampiro lasciava i suoi regalini sull’asfalto. Un’occhiata veloce. Il vicolo era deserto. Il cartello del “Bronze” lampeggiava a scatti, facendo un po’ di luce in quel tetro vicolo buio. Spike guardo’ meglio, abituato al buio. Quel pensiero rattristo’ Buffy. Si chiese cosa provasse a non poter vivere di giorno. A non poter lasciarsi inondare dalla luce del sole. Non glielo aveva mai chiesto. Doveva essere una cosa triste. Appartenere alle tenebre…alzare gli occhi al cielo e non vedere altro che buio. La luna fredda. Le stelle indifferenti. Il vento saturo dell’odore di chi ha gia’ vissuto la sua fetta di giornata. E provare invidia, un invidia bruciante, per gli uomini comuni. Falliti, morti dentro, sofferenti. Ma legati alla luce del sole. Calda, viva, vera. Gia’, davvero molto triste. Ma qualunque cosa provasse per la sua condizione, Spike non lo dava a vedere. Ne sembrava del tutto indifferente. Ma non poteva essere cosi’. Buffy lo sapeva perche’ provava le stesse cose. Anche lei apparteneva alle tenebre. Alla notte. Era bastata una sua frase per farglielo capire. E nessuno avrebbe potuto mai provare il contrario. Lei viveva solo la notte. Di giorno non faceva altro che vegetare. Aspettare che il buio tornasse. Per poter vivere di nuovo.
Spike la chiamo’, ansioso. Buffy penso’ subito ad un altro cadavere. Ma nel punto in cui si trovava il vampiro non c’era niente. No, non proprio niente. Il ragazzo le indico’ una scritta sull’asfalto. Rossa. Sembrava scritta con il sangue. Ma Spike la rassicuro’ dicendole che doveva essere vernice rossa. Ancora una volta Buffy ebbe l’impressione di essere spiata. Giro’ gli occhi angosciata, ma non vide altro che la propria ombra. Guardo’ la scritta. ‘NON MI HAI FERMATO…’.
Buffy si guardo’ nuovamente intorno, aspettandosi di vedere un altro cadavere, magari nascosto. Un sibilo fendette l’aria attorno a lei. Buffy indietreggio’ prontamente, mentre una freccia fermava la sua corsa sull’asfalto a pochi centimetri da lei. Spike si guardo’ intorno, preoccupato. Buffy fece altrettanto, ma non videro niente. La freccia sembrava piovuta dal cielo sopra di loro. Buffy la raccolse. Sulla punta c’era una piccola pergamena. L’apri’. Poche parole a penna, come sempre.
‘HO SEMPRE SAPUTO CHE ERI UN’EGOISTA, UN’EGOCENTRICA. STAVOLTA TI COSTERA’ CARO…TI AVEVO DATO UNA CHANCE, L’HAI BRUCIATA. GUARDA BENE LA FOTO CHE HAI CON TE…FORSE HAI ANCORA UN PO’ DI TEMPO…’
Un brivido gelido le corse su per la schiena. Prese tremando la foto dalla tasca del cappotto e la guardo’ attentamente. C’era lei. Bionda, occhi verdi. Era lei, ne era sicura…alzo’ la testa verso il cielo scuro, riflettendo…
Egoismo ed egocentrismo…
Improvvisamente i suoi occhi verdi si spalancarono. Prese a tremare vistosamente, tanto che Spike temette che fosse stata colpita da una freccia. La ragazza sposto’ lentamente gli occhi sulla foto. Le manco’ per un attimo il respiro. Il battito del suo cuore accellero’ fino all’inverosimile, mentre la pergamena e la foto le cadevano di mano e lei correva via, senza fornire ad uno Spike teso come non mai, una spiegazione. Sconcertato, il ragazzo raccolse la piccola pergamena. La lesse velocemente. Prese la foto. L’aveva vista solo una volta, di sfuggita, nell’albergo di quello strano poliziotto di New York. Eccola li’, Buffy. Piccola, minuta, semplicemente bellissima. Almeno per lui. Cosi’ terribile e cosi’ indifesa…perche’ era corsa via cosi’? in quel momento vide anche lui. E capi’ tutto, subito. Mise frettolosamente in tasca la foto e la pergamena e corse dietro a Buffy. Sapeva dove stava andando.

Il cuore le batteva forte. Le rimbombava nelle tempie. La stordiva. Le gambe le facevano male per quanto aveva corso. Le mancava il respiro. Ormai era quasi arrivata. E penso’ che non ce l’avrebbe fatta. Corri! Ignoro’ le dolorose fitte che le trapassavano il corpo e corse a perdifiato, cosi’ forte come lei non pensava di poter andare. Eccola li’. La vedo! Solo pochi metri. Rallento’ quel tanto che le permise di non andare a sbattere contro il portone del condominio dove abitava Xander. Dove aveva lasciato il ragazzo con Dawn. Fece le scale a quattro alla volta, fino al quarto piano. In due secondi era davanti alla porta. Chiusa. Non ebbe il tempo di pensare. Con un calcio, il piu’ forte e il piu’ sofferto che avesse mai dato, spalanco’ la porta. Ma aveva visto male. Era aperta. Si ritrovo’ lungo distesa nell’ingresso di casa di Xander. Si rialzo’. Non sentiva niente, tranne un leggero sfrigolare. Fuoco, forse. Nessuno corse a vedere cos’era successo. La paura di Buffy divenne terrore. Non riusciva piu’ a muoversi. Doveva andare avanti, ma era come bloccata. Tremava convulsamente. D’improvviso senti’ una mano fredda che le afferrava il braccio. Giro’ di scatto la testa. Spike era li’, vicino a lei. Aveva lo sguardo preoccupato. Ma sembrava piu’ lucido di lei. Quel tocco sul suo braccio, freddo eppure bollente, la calmo’ per un istante. Ma dall’interno della casa ancora nessun rumore se non quello sfrigolare monotono. E…Buffy tese l’orecchio. Si’, c’era davvero. Un gemito. Leggero, impaurito. Soffocato. Con uno strattone si libero’ dalla presa di Spike e corse verso il rumore. Il ragazzo la seguiva, circospetto. Buffy guardo’ la porta chiusa della stanza da letto. Si’, il rumore veniva da li’. Un altro calcio. Stavolta la porta era stata saldamente chiusa. Si spalanco’ con un sinistro rumore cigolante. Permettendo ad una Buffy sconvolta di vedere sua sorella ai piedi del letto, legata ed imbavagliata. Un brutto livido sullo zigomo destro. Il vampiro l’aveva stordita e poi aveva preso Xander. Buffy getto’ un’occhiata nella stanza, terrorizzata dalla possibilita’ di trovare il suo amico morto dissanguato in qualche angolo. Ma a quanto pare l’aveva solo portato via. Era stato di parola.
Forse hai ancora un po’ di tempo…
Stava giocando con lei. La stava sfidando a trovarla. E, per movimentare la cosa, aveva deciso di farsi uno spuntino di nome Xander.
Maledizione, ma cosa ti ho fatto per meritarmi questo? E perche’ te la prendi con loro?!
Tiro’ un calcio alla gamba del letto, poi cadde a terra, singhiozzando. Spike stava slegando Dawn, sconvolta quanto Buffy. La piccola corse ad abbracciare la sorella, che la strinse forte, senza parlare. Spike rimase fermo, i pugni stretti, in un angolo. Furente. Xander gli era sempre stato antipatico, con il suo assurdo protezionismo nei confronti della sua preziosa Buffy. Ma lei gli voleva bene. E soffriva. Terribilmente.
Se al posto di Xander ci fossi stato io avrebbe pianto cosi’?
Non poteva eviatare di chiederselo, guardandola singhiozzare aggrappata alla maglietta di Dawn. Era come se lui non esistesse, in quel momento.
No, certo che no…io non sono cosi’ importante. Magari sta pensando che sarebbe stato meglio se avesse preso me…
Dawn si sposto’ delicatamente dalla sorella maggiore. Aveva le guance rigate di lacrime rese scure del trucco. Ando’ verso Spike. Lui le tocco’ delicatamente lo zigomo, l’alone violaceo della brutta botta. L’aveva colpita con la lampada che ora se ne stava riversa a terra vicina alle corde che avevano stretto la ragazzina. Dawn gli butto’ le braccia al collo.
“Spike! E se prendesse anche te?!”
Piccola. La sua briciola. L’unica che cercava di capirlo. L’unica a volergli davvero bene.
Si’, lei avrebbe pianto allo stesso modo…
La strinse forte, immaginando che al suo posto ci fosse la sorella. Avrebbe dato qualunque cosa pur di sentire quelle poche parole da Buffy. Poche, ma gli avrebbero fatto esplodere il cuore di gioia. Stava per rassicurare Dawn, quando una voce tremante ma ferma riempi’ il silenzio della stanza.
“Non succedera’…non prendera’ piu’ nessuno. E Xander tornera’ qui. Molto presto. Vuole me? Vuole che lo trovi? Bene.”
Non piangeva piu’. C’era solo furia nei suoi occhi. Una furia che l’avrebbe uccisa. Spike lascio’ Dawn. Si avvicino’ a Buffy. Non la tocco’. In momenti come quelli era meglio tenersi alla larga. Non voleva altri insulti.
“Buffy…non puoi farcela da sola. Non sai dove puo’ averlo portato…forse dovremmo tornare da quei poliziotti…”
La ragazza lo guardo’. Spike resse il suo sguardo.
“Perche’? loro non possono fare niente! Non sanno niente di demoni e vampiri! Loro combattono gli esseri umani!”
“Loro trovano le persone…le persone rapite. E spesso le trovano vive. Hanno tecnologie, microspie, telecamere. Potrebbero individuarlo molto piu’ velocemente. Dammi retta, per una volta, Buffy!”
Ci penso’ su. Un paio di secondi. Poi annui’ controvoglia. Qualche piccola lacrima scendeva dai suoi occhi. Dawn ando’ in cucina a prendere del ghiaccio da mettere sulla contusione. E Buffy, forse per il dolore, forse perche’ ne aveva voglia e basta, abbraccio’ forte Spike. Lui ricambio’ l’abbraccio dopo un secondo di confusione. Chiuse gli occhi, assaporando fino in fondo quella sensazione. E le sorprese non sembravano voler finire quel giorno. Alcune belle, altre molto meno.
“Cosa farei senza di te?”
Un bella sorpresa. Non l’aveva mai detto. Non a lui. Si senti’ importante, accettato, come raramente gli succedeva. La strinse piu’ forte. E Buffy si senti’ cattiva perche’ usava il rapimento di Xander come giustificazione…

Lincoln Rhyme era alla finestra dell’albergo e guardava con una punta di amarezza la citta’ che stava abbandonando. Con tutti i suoi piccoli misteri. Mel Cooper stava finendo di scollegare tutte le apparecchiature, Sellitto se ne stava placidamente seduto a gustarsi un panino, rimuginando sugli avvenimenti di quella notte. Ormai era l’alba e dovevano partire. Amelia risistemava in silenzio i documenti nella cartellina ocra, rabbrividendo di tanto in tanto quando una foto del collo della vittima finiva nelle sue mani. La sua vita stravolta in un giorno. La vita di Rhyme, di Sellitto, di Cooper, di Tom. Credenze di una vita mandate a farsi benedire. Per colpa della irrefrenabile curiosita’ di Rhyme. E della causa di divorzio di Sellitto. Spero’ che l’aria di New York le avrebbe fatto dimenticare tutto questo. Lo sperava pur sapendo che nemmeno mille anni avrebbero potuto farle dimenticare quella interminabile notte. E quando a New York le si sarebbe presentato un caso strano? Cosa avrebbe fatto? Il tarlo del soprannaturale si sarebbe insinuato dentro di lei. Forse non sarebbe piu’ stata capace di indagare come prima. Avrebbe sempre avuto il timore di stare mettendo il naso in affari che non la riguardavano. C’erano cosi’ tanti casi strani nella sua citta’. tanti casi irrisolti. Chissa’ se c’era una cacciatrice anche alla grande mela. Probabilmente no. E perche’ proprio a Sunnydale? Ah, gia’…
Benvenuti sulla bocca dell’inferno…
La bocca…dell’inferno…allora esisteva davvero. Inferno, paradiso. E, cosa aveva detto quella ragazza?
Mi hanno ucciso due volte…
Impossibile per una come Amelia crederci. Ma quella ragazza non mentiva. Era davvero morta. Non una, due volte! Ed era tornata? Certo, quello con cui aveva parlato non era affatto un fantasma. E i fantasmi esistevano? Beh, se esistevano demoni e vampiri perche’ non dovrebbero esistere i fantasmi? In fondo ci aveva sempre creduto. Ne aveva bisogno. Per pensare che suo padre non l’aveva completamente abbandonata. Era un pensiero confortante. Sorrise. Era tutte cosi’ irreale…
Rhyme aveva sempre evitato le domande di natura teologica. Era uno scienziato. Credeva nella materia, lo spirito per lui era frutto dell’invezione umana. Per far sentire i deboli meno soli, i tristi meno affranti. Eppure ora tutte le sue teorie erano state stravolte. In un attimo aveva perso tutto quello in cui aveva creduto. Era venuto a conoscenza di vampiri, demoni, licantropi, fantasmi…cacciatrici. Che nome banale. Penso’ che probabilmente si sarebbe ritirato. Basta cosi’. Non voleva ritrovarsi ancora un caso come quello. Anche se a New York di solito succedeva che un uomo uccideva un altro uomo, senza vampiri di mezzo. Ma poi avrebbe cominciato a congetturare, a domandarsi se per caso un vampiro avesse avuto voglia di uno spuntino alla grande mela o cose del genere. E non sarebbe piu’ stato capace di andare avanti. Forse avrebbe potuto restare a Sunnydale. Studiare la bocca dell’inferno. Magari cercare un modo per chiuderla…
Oh, no, Rhyme…non ricominciare con queste assurde teorie…
Non erano affari suoi. Ma lui era sempre stato un gran ficcanaso. Ma stavolta no. Avrebbe fatto dietrofront e sarebbe tornato a New York. Avrebbe dato le dimissioni una volta per tutte. Avrebbe continuato la sua vita da civile. Con Amelia. Forse. Niente piu’ gli sembrava sicuro. Niente certezze. Faceva troppo male vederle portate via. Come da una folata di vento. In un secondo. E ti ritrovi a chiederti cosa ci sia di certo, di scontato nella vita. La morte? No, quella ragazza l’aveva vinta due volte. Nemmeno quell’ultima certezza gli era rimasta. Per un attimo odio’ Buffy. Con tutte le sue forze. Ma poi penso’ che in fondo non era nemmeno colpa sua. Era sicuro che non l’avesse chiesto lei l’oneroso compito di proteggere i comuni mortali dalla bocca dell’inferno. Forse anche lei si era sentita come loro. Anzi, sicuramente. Chissa’ cosa stara’ facendo. L’avra’ trovato quel vampiro? O sara’ morta di nuovo?
Come evocata dai suoi pensieri, la porta della stanza si spalanco’. Sulla soglia stava Buffy, tremante ma risoluta. Accanto a lei, ancora quel ragazzo, il vampiro innamorato. Li fissava diffidente. Buffy giro’ lo sguardo su tutti i presenti. Era uno sguardo sofferente, implorante. I suoi occhi si fermarono in quelli di Rhyme. Lui ebbe l’impressione di leggervi una supplica. La voce della cacciatrice suono’ chiara e forte alle sue orecchie.
“Ho bisogno del suo aiuto…”


 
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