Ogni volta che entrava nel suo ufficio le prendeva un attacco di riso. Era proprio minuscolo, a stento ci stava la sua scrivania e quella di Faith che ogni tanto veniva a darle una mano perché ancora non poteva permettersi di pagare una segretaria e non voleva chiedere altri soldi a Lagerback. Ma era suo. Non c’era nessuno da accontentare cercando prove false o minacciando clienti per farli ritrattare. In quel minuscolo ufficio c’era solo un’ideologia da rispettare. La sua.
E Lagerback lo sapeva. Per questo le inviava quotidianamente persone a lui segnalate dal suo parroco, quasi tutte senzatetto, con problemi con l’assistenza sociale, e bistrattate dal sistema.
Alcuni insistevano per darle qualcosa. Niente di speciale…onorari di tre – quattro dollari, a volte una piantina un po’ sofferente, e cose del genere. Elizabeth all’inizio rifiutava, le sembrava che non fosse il caso, ma poi aveva capito che facendo così offendeva la loro dignità, una cosa che nessuno aveva ancora rubato loro, e aveva smesso.
E quando le sue vittorie smisero di passare in sordina, iniziò tra gli avvocati a spargersi la voce che in una via dove iniziava la periferia e finiva il centro c’era un piccolo studio legale che faceva la fame ma che vantava un’avvocatessa con i fiocchi, che difendeva con le unghie e con i denti chiunque le venisse a chiedere aiuto.
Van Allen non poté fare a meno di sentirsi compiaciuto.
“Te lo aveva detto, Julian, che avresti ancora sentito parlare di lei.”
“Un avvocato di strada…può diventare pericolosa. Chi vive senza una casa lo sa che succede di notte…sa dei vampiri.”
“Rimane la loro parola contro la mia, sempre che riescano a collegarmi a me e ai miei uomini.”
“Elizabeth può farlo. Grazie a noi due possiamo dire che ha perso molto…e credo che non aspetti altro che vendicarsi.”
“Connor l’ha più contattata?”
“Lei l'ha sempre mandato al diavolo, proprio come speravamo.”
“La terrà d’occhio, proprio come facciamo noi. Ma se quella maledetta…”
“Shameen, dici? Dubito seriamente che metterebbe in pericolo la sua incolumità per una ragazzina mortale.”
“Spero per te che sia così. Ma se ci prova, bloccatela, con ogni mezzo.”
“E di Elizabeth?”
“La voglio per me. E in quel caso, per noi non sarà neanche più una minaccia.”
“Faith, sono tornata!” esclamò Elizabeth di ritorno una sera dallo studio legale.
In casa però le luci erano tutte spente, e quando le accese di accorse di una figura nera piuttosto familiare accanto ad una finestra.
“Ti aspettavo, Elizabeth Anne Summers.”
“Tu sei la donna che ha aiutato Sean a farmi licenziare.”
“L’avresti fatto tu. Quello studio non faceva per te.”
“Che vuoi da me?”
“Darti una mano” disse voltandosi verso Elizabeth “farmi dare una mano.”
“Non lo so se mi va di starti a sentire.”
“Tu vuoi vendicarti di Turner e van Allen. Io posso offrirti i mezzi. In cambio desidero che tu lavori per me.”
“Hai già Connor, va da lui.”
“È Sean che mi ha fatto venire qui. A me non piace perdere tempo, Elizabeth, pertanto ora mi ascolterai. Sei di Sunnydale, giusto?”
“Sì.”
“E ti chiamavano Buffy.”
“Così dicono.”
“Allen non si è mai interessato alle Cacciatrici, si è sempre ritenuto intoccabile da voi. Non penso neanche che sappia chi tu sia in realtà.”
“Se è per quello, non lo so neanch’io. Non ho neanche un ricordo di questa vita, solo quanto Faith mi ha detto e quegli stracci di ricordi che ho. Francamente non basta.”
“E francamente al momento non m’interessa. M’interessa di più che tu sappia dei demoni.”
“Come te? Insomma, sei una vampira, giusto?”
“Complimenti per averlo capito. Di solito la gente ci mette molto di più, ma una cacciatrice lo rimane per tutta la vita.”
“Se è un complimento, grazie.”
“Sai niente della Lega di Weimar?”
“No. Cos’è?”
“La vedrai con i tuoi occhi.”
Spiegata in due parole mentre andavano verso una parte abbandonata della città, la Lega di Weimar era nata come una sorta di associazione di demoni esclusi per un motivo o per un altro dai loro clan, ma quasi sempre perché erano troppo umani per i loro compagni. Eleggevano un loro capo, e fondamentalmente si facevano i fatti propri, ma da quando era salita al potere Shameen El Mezrab, un’anziana del gruppo che era stata maledetta con un’anima, la Lega era come scomparsa dalla faccia della terra, diventando una specie di società segreta che metteva i bastoni nelle ruote ogni volta che poteva ai demoni con desideri di onnipotenza e che volevano tanto per cambiare distruggere il mondo. Inoltre, Shameen si occupava anche di persone prese di mira da demoni pericolosi. Lei li chiamava ‘desaparecidos’.
“Desaparecidos?”
“Durante il regime militare in Argentina sparivano nel nulla un sacco di persone, e di loro poi non si sapeva più niente. È quello che faccio io con queste persone. Come il programma di protezione dei testimoni…solo che praticamente a differenza di loro non vanto nessun morto e nessuna talpa.”
“Non ho ancora capito che ti servo a fare.”
“Molti di questi desaparecidos non riescono a stare con le mani in mano, e di solito sono professionisti: avvocati, poliziotti, investigatori e via dicendo. Non gli sta in tasca di perdere la loro vita, così cercano di incastrare i loro aguzzini. Talvolta aiutano anche altri a scoprire il perché sono qui e non nelle loro case. Poi servono avvocati per discutere il caso, ed è in quel ramo che sono carente. Sean si sobbarca venti ore di lavoro al giorno, e qualche avvocato mortale riabilitato dalla Lega gli dà una mano, ma quando è troppo è troppo.”
“E a me il lavoro si può dire che manchi.”
“Cos’è, sei interessata?”
Elizabeth si era fermata dietro Shameen, alle porte di un vecchio palazzo “Può darsi. Forse, come dici, una cacciatrice non va mai in pensione…mi pare stimolante come lavoro.”
“Ma è stressante. Fidati.”
“Credo lo sia stato anche essere la cacciatrice.”
Era incredibile quanta gente ci fosse là dentro nascosta. E ancora più incredibile era vedere che demoni e mortali erano mischiati assieme. Shameen le aveva detto di fare un giro da sola, e così aveva conosciuto molte persone finite nei guai solo perché si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato. Dopo un po’, si rese conto che il comune denominatore a quasi tutti i presenti era Vincent Van Allen. Era una sorta di ombra oscura sulla città, che tutto soffocava e tutto controllava. Shameen lo detestava, si capiva all’istante, e desiderava fermarlo a tutti i costi. E Elizabeth si rese conto che lo desiderava anche lei.
In mezzo a tutte quelle creature umane e demoniache, ce n’era una di cui Shameen si occupava quasi sempre di persona. Da quello che Elizabeth aveva capito era una vampira, impazzita a causa del suo sire, la cui condizione si era andata aggravando.
“Accetta solo me e altre due persone.”
“Come si chiama?”
“E chi lo sa? Non ce l’ha voluto dire. Noi la chiamiamo Edith, come la sua bambola.”
“Posso vederla?”
“Puoi provarci, ma francamente non penso sia una buona idea. E visto che non so cosa le è successo non so neanche cosa potrebbe sconvolgerla di nuovo…”
“Capisco.”
Improvvisamente sentirono delle voci che provenivano da dietro una porta. Qualcuno che stava cercando di calmare una donna che stava piangendo.
Shameen era corsa dentro, lasciando Elizabeth da sola, ma sembrava che neanche lei fosse in grado di fare niente. Una figuretta nera uscì dalla porta di corsa, ed Elizabeth cercò di fermarla, cadendo a terra insieme a lei.
“Ehi, calma. Va tutto bene…”
La ragazza la guardò in faccia con gli occhi pieni di lacrime e le prese una stretta allo stomaco. Lei la conosceva.
“…Drusilla.”
Shameen era arrivata di corsa, ed era rimasta sorpresa nel vedere il giovane avvocato aiutare la demone ad alzarsi, e tranquillizzarla.
“Edith, perché hai reagito così? Cosa succede?”
“I-Io…”
“Sì?”
“Io sono…” e guardò Elizabeth come a cercare aiuto. Elizabeth le sorrise e continuò per lei.
“Shameen, la nostra amica si chiama Drusilla. Io devo averla conosciuta, mi ricordo di lei e del suo nome. Non riesco a capire cosa faccia qui da sola, aveva qualcuno che si occupava di lei…”
“Qualcuno che deve averla lasciata. Vagava per le strade ed era sconvolta quando l’abbiamo trovata.”
“Mai pensato di avvalerti…come dire, di qualcuno di esterno, tipo uno psicologo?”
“Col rischio che gli salti alla gola? Meglio di no. Dru non ha anima, e rimane potenzialmente pericolosa…anche se in pratica non farebbe male ad una mosca.”
“Io ho la persona adatta.”
“Chi? Sono proprio curiosa.”
“Faith. Mia coinquilina, collega cacciatrice, e psicologa.”
“Che garanzie mi dai?”
“È una Cacciatrice come me, e se aveva problemi ora li ha risolti diventando un diavolo di dottoressa. Siamo diventate come sorelle, e ti garantisco che se c’è qualcuno che può rimettere in piedi Drusilla, quel qualcuno è lei.”
“Falla venire, ma se Faith fa qualcosa, io…”
“Tranquilla. Vedrai, sarà la delicatezza fatta persona.”
Apparve subito chiaro che Faith con Drusilla avrebbe fatto tutto tranne andarci piano come avevano fatto Shameen e le altre.
“Che pensi?” le chiese Elizabeth una volta a casa, allungandole una tazza di caffè.
“Che qualcuno mi dicesse che le è successo. Se Drusilla continueranno a trattarla così, hai voglia a vederla di nuovo in piedi. Non che questo sia un male, forse.”
“Abbandono?”
“No, il suo ragazzo lo aveva piantato proprio lei, questo lo so. Non ero distante quando è tornato a Sunnydale ubriaco fradicio per questo, e neanche tu.”
“Dev’essere successo dopo che ha lasciato la California, allora. Da sola, non è mai vissuta.”
“Perché io temo di sapere chi c’è dietro?”
“Dai, per quale motivo Van Allen avrebbe dovuto farle questo? Insomma, che può volere da Drusilla?”
“Per le sue visioni. Drusilla vede il futuro, ma lo fa meglio se in stato confusionale.”
“L’ha fatta impazzire lui? Arrivando a questo stato?”
“Sindrome post-traumatica da stress. Sommata a quella procurata dal suo sire. Ho studiato un paio di casi, ma non li ho mai applicati…ai demoni…io non so se sono in grado di tirarla fuori. Di scuoterla sì, però.”
“E allora fallo.”
“B, una domanda. Perché ti sei presa tanto a cuore la sorte di quella vampira?”
“Faith, io non sono diversa da lei.”
“Sei anche tu una vampira folle?”
“Sono stata anch’io sola, in un mondo che non capivo, con solo facce estranee intorno…spaventata a morte…”
Elizabeth s’interruppe. Stava parlando troppo.
“Fammi un fischio se ti serve una mano” e se ne andò.
Elizabeth aveva visto giusto. Faith era riuscita a fare una breccia nella corazza di Drusilla, e a instaurare una specie di rapporto. Quando era stata abbastanza forte, Shameen aveva domandato alla psicologa se secondo lei ora era in grado di fare del male consapevolmente.
“Shameen, è una vampira, e ha Angelus come sire…”
“Ok, non dire altro. Credo ci sia bisogno di un’anima.”
“Credo che più che altro ci serva un incantesimo e un traduttore per il rumeno antico.”
“Chiama Elizabeth. Chissà che tra io e lei non salti fuori qualcosa.”
“E io vi farò trovare un globo di Thesulah per la sera prossima, e avviserò Sean di non disturbarvi se non vuole finire male.”
“Perfetto.”
Shameen oltre che una donna di potere era anche una donna di profonda cultura. In quasi ottocento anni di vita aveva maturato una grande conoscenza delle culture mondiali, e parlava moltissime lingue in uso e anche dimenticate, come l’occitanico, il latino, e con grande fortuna anche il rumeno antico. Finalmente il rituale dei Morti Viventi aveva di nuovo una traduzione degna di questo nome. Mentre Shameen lo eseguiva, a Buffy non poté non tornare in mente il momento in cui Angel recuperò la sua. Non ricordava però come l’aveva persa, o perché. Ricordava solo di averlo baciato, e di averlo ucciso…ma questo veniva prima o dopo l’Ascensione? Angel era vivo o morto? Buffy si sorprese a essere preoccupata di questo. Perché poi? Quando aveva ricordato che era il suo ex, si era detta di non andare mai a cercarlo. Se era morto, il problema non si poneva. E se era vivo…anche. Lei aveva la vita, lui la sua. Punto. Ora c’era Drusilla che avrebbe avuto bisogno di loro, e soprattutto di Faith. Quest’ultima era diventata la psicologa ufficiale della Lega, e aveva un giro di pazienti che mai si sarebbe sognata: desaparecidos spaventati, demoni depressi, Drusilla, e alle volte anche Elizabeth, Sean e Shameen. E dato che pagavano, si era aperta uno studio tutto suo in centro. Accanto a lei c’era un ufficio vuoto molto grande, che nessuno voleva perché dicevano ci avessero ucciso l’avvocato che ci lavorava. Lo disse a Elizabeth, che lo riferì a Sean e Shameen. Tempo ventiquattrore ed Elizabeth lasciava il suo minuscolo studio alle porte della periferia per uno immenso in pieno centro che avrebbe diviso con il suo nuovo socio Sean, un paio di ex desaparecidos avvocati…e anche lo spettro dell’avvocato dello studio, che sembrava averli presi in simpatia e ogni tanto se ne usciva con qualche idea niente male per le cause in tribunale. Fu lui a far notare agli avvocati che avevano un gran bisogno di informatori, ed Elizabeth ne parlò a Sean una sera che lui la riaccompagnò a casa.
“Sean…qua ci serve aiuto. Abbiamo gente che tiene d’occhio per noi la situazione quasi dappertutto, ma nel sud-ovest siamo carenti.”
“Hai qualche nome in mente?”
“Eddie, il nostro informatore appena uscito di galera, mi ha fatto il nome di un’agenzia investigativa che può fare al caso nostro. Angel investigations.”
“E perché?”
“Perché da quanto mi ha detto, il fondatore era un vampiro, quindi tutti quelli che ci lavorano sanno dei demoni e della Bocca dell’Inferno. Meglio di così si muore.”
“E allora telefona. Al massimo ci diranno di no.”
E così, appena arrivata in casa, aveva preso in mano la cornetta e il numero di telefono, e aveva chiamato.
“Angel investigations, sono Cordelia.”
“Salve. Sono Elizabeth Summers, chiamo da Boston.”
“In che posso aiutarla?”
“Lei si occupa di demoni e di investigare su casi misteriosi, vero?”
“Esatto.”
“Non voglio parlarne per telefono. Può venire nel mio studio appena ha tempo?”
“A Boston?”
“Mi dispiace farle fare questo viaggio, ma la faccenda è importante e io sono impegnata fino a capodanno 2010…”
“Ho due colleghi che possono venire. Quando?”
“Quando vogliono. Io sono sempre qui, o in tribunale, e comunque tempo per loro lo troverei sempre.”
“Tribunale? Lei è un avvocato?”
“Sì.”
“Per chi lavora?”
“Ho un mio studio legale. Summers & Connor.”
“Conosce nessuno che si chiami Lilah Morgan o Lindsey McDonald?”
“Non ho mai avuto il piacere.”
“Conosce uno studio chiamato Wolfram & Hart, o ha mai lavorato per qualcuno che li conosceva?”
“Non mi pare…un momento, sì che li ho sentiti!”
“E…?”
“Hanno cercato di usarmi come capro espiatorio. Ora gli rendo pan per focaccia.”
“Brava. Arriveranno presto.”
“Grazie della disponibilità, Cordelia.”
“Figurati, Elizabeth. Credo che noi due andremo d’accordo.”
E la profezia di Cordelia si rivelò esatta. Quella voce al telefono a cui non poteva attribuire un volto, tranne che per la descrizione sommaria di quanto Gunn e Fred avevano visto, diventò la sua collega, la sua amica, e gran confidente.
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