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  • Un Nuovo Caso...(IV capitolo)
    • MorganaLaFata (no login)
      Posted Aug 31, 2004 11:36 AM

      Un bel funerale. Era da tempo che non assisteva ad una funzione. Ma quello era un funerale speciale. Il funerale del migliore amico di lei. E Spike non pote’ restare a casa senza far niente. C’erano anche Amelia. E Lincoln Rhyme. Insieme a Tom. Erano tutti vestiti di nero. Buffy stava ferma insieme a lui e Dawn, poco distante dalla piccola buca scavata nella terra. Anya piangeva sommessamente tra le braccia del signor Giles, che tentava senza successo di nascondere le lacrime. Willow era vestita di viola. Si reggeva a stento in piedi. I genitori di Xander non c’erano. Spike si chiese se sapessero che il figlio era morto. E se lo sapessero, come potessero starsene a casa sapendo che la loro creatura stava per essere seppellita sotto due metri di arida terra. Per sempre. Aveva sempre odiato profondamente quel ragazzo, ma il dolore sordo che provava Buffy sembrava averlo contagiato. Sentiva la perdita della ragazza come se fosse sua. La sera era limpida, il cielo senza nuvole. Buffy aveva insistito perche’ la funzione si svolgesse di sera, forse pre permettere a Spike di essere presente. O forse perche’ nel buio non doveva preoccuparsi di essere forte. Poteva piangere senza che nessuno scorgesse le sue lacrime. Dawn singhiozzava piano, accoccolata tra le braccia tremanti della sorella. Qualche volta Buffy cercava gli occhi di Spike. Se ne sentiva in qualche modo rassicurata. Gli aveva leggermente sfiorato la mano un paio di volte, ma appena lui tentava di stringerla, lei la ritirava. Aveva pianto poco, Buffy. Molto meno di quanto aveva pianto su quella terrazza, tre giorni prima. cercando conforto nel freddo abbraccio del vampiro. Ma a lei era sembrato cosi’ caldo. Rassicurante. Come se quelle forti braccia avessero pian piano assorbito tutto il suo dolore. Non tutto. Ma una buona parte. La piu’ insopportabile. Si sentiva cosi’ colpevole. Se solo fosse arrivata poche ore prima…forse non avrebbe dovuto dare quella straziante notizia ad Anya. Lo ricordava cosi’ nitidamente. La speranza della ragazza svanire piano da quegli occhi ancora segretamente innamorati. La presenza di Spike. Senza di lui non avrebbe mai avuto la forza di affrontarla. Non Anya. E poi le lacrime, il dolore. Tanto. Tanto da rimanere soffocati. E pensare che e’ solo un incubo. Rendersi conto in un attimo che non lo avrebbe visto mai piu’…che non ci avrebbe piu’ litigato. Non avrebbero piu’ fatto pace. E non poteva fare niente. E poi altre torture. Telefonare a Giles. A Willow. Lei era stata la telefonata piu’ straziante. Si conoscevano da tanto. Dirlo a Dawn. Preparare il funerale da sola…perche’ lei e’ forte. Puo’ sopportare tutto questo dolore. Ma non e’ vero…solo che non riesce a dirlo. Nemmeno a Spike. Ma lui gia’ lo sapeva.
      “Torno subito…”
      Buffy si gira, Spike e’ gia’ andato via. Da Amelia. Si salutano. Si abbracciano. E Buffy si sente definitivamente sola. Stavolta veramente. E allora calca gli occhiali sugli occhi e piange. E si sente ancora una volta cattiva. Vuole piangere per Xander. Ma di quelle mille lacrime solo poche sono davvero per lui. Le altre sono per Spike. Soprattutto, sono per se’ stessa.

      Poche ore dopo. Nell’albergo di Rhyme. Buffy non c’e’. non le si puo’ chiedere tanto. C’e’ solo Spike. Voleva trovare a tutti i costi questo vampiro. Amelia stava sulla poltrona, gli occhi ancora leggermente arrossati. Aveva pianto anche lei. Quel funerale era stato uno strazio anche per lei. Troppo dolore. Anche per una poliziotta. Rhyme restava stranamente in silenzio. Nessuno sapeva che dire. Tutte gli indizi raccolti nella terrazza da Spike stavano su un tavolino da lavoro. Mel Cooper li fissava a disagio. Erano molti. Troppi. A Rhyme non faceva piacere quando c’erano molti indizi. Voleva dire che erano stati lasciati di proposito. Era meglio quando ce n’erano pochi ma importanti. Ma su quel tavolino c’era una foto a meta’, pagine di un libro strappate apparentemente a caso, barattoli di vernice rossa, armi di vario genere e una decina di pietre nere e porose. Non portavano da nessuna parte. Spike andava nervosamente su e giu’ per la stanza. Amelia allungo’ una mano, per tentare di fermare il suo andirivieni.
      “Spike, siediti…”
      Lui scosse la testa.
      “No, io…devo andare da Buffy.”
      Rhyme lo fisso’, seriamente.
      “No. Spike, ha bisogno di stare sola.”
      “Ha bisogno di qualcuno che la capisca!”
      Il vampiro sembrava deciso ad uscire. Amelia si alzo’.
      “No, non ha bisogno di nessuno. Certi dolori sono troppo grandi per poter essere condivisi o anche solo descritti. Lei…ha bisogno solo di razionalizzare l’accaduto. Di capire che non e’ colpa sua…”
      “Ma lei e’ convinta che lo sia! Lei e’ convinta che sia per colpa sua che Xander e’ morto!”
      “e’ normale…e’ sconvolta. Ha bisogno di trovare qualcuno a cui dare la colpa di tutto. E non trova di meglio che se stessa. Ma se ci pensera’ un po’ su capira’ che la colpa e’ dell’assassino, e comincera’ a stare meglio. Ci vorra’ un po’ di tempo. Ma deve farlo da sola. Devi starle vicino, ma non soffocarla. O cercare di farle capire a forza che non e’ colpa sua. Deve pensare. Sforzarsi di capire. Andare avanti. E per farlo ha bisogno di stare per conto suo per un po’…”
      Lui sembro’ sul punto di piangere.
      “Ma non posso! Non posso far finta di niente! Lei…non e’ giusto! E’ tutto orrendamente sbagliato! Voi non potete nemmeno immaginare cosa passa quella ragazza, notte dopo notte, mese dopo mese. e’ un continuo trascinarsi stancamente per la vita. Tutto questo…ho paura che sia troppo per lei!”
      Rhye intervenne, freddo e distaccato come sempre.
      “E’ una donna forte.”
      “No, non lo e’! e’ questo il problema! Lei fa di tutto per farlo credere, ma non lo e’! e’ fragile, e spaurita, e…dannatamente orgogliosa! Ed e’…tutto quello che ho! La ragione dei miei respiri…”
      Rhyme rise.
      “Tu non respiri, Spike!”
      Lui rimase ammutolito per un attimo. La freddezza del criminologo lo disgustava. Eppure sapeva che anche una parte di lui era cosi’. Fredda e distaccata. Ma ora quella parte sembrava inesistente.
      “Beh…oh, insomma! Avete capito cosa intendo!”
      Amelia gli si avvicino’ ancora di piu’.
      “Spike, puoi aiutare Buffy anche senza correre da lei. Abbiamo un assassino da inchiodare. Troviamolo e portiamoglielo. Cosi’ sapra’ a chi dare la colpa della morte del suo amico…penso sia l’aiuto che lei vorrebbe…”
      Il vampiro biondo annui’ lentamente. Prese una pesante bottiglia di scotch e bevve due lunghe sorsate, lasciando che il liquido chiaro inondasse la sua gola. Una sensazione che stranamente non gli provoco’ il solito piacere.

      Sola. Disperatamente, completamente, odiosamente sola. Piano piano se ne vanno tutti. Hanno tutti la loro piccola fetta di dolore incolmabile. E nessuno si preoccupa di spartirla con qualcun altro. Perche’, ovviamente, nessuno puo’ capire quanto si sta male. A nessuno interessa. Stupida convinzione. Che, stranamente, condividevano tutti. Willow e Anya se n’erano andate insieme, tristemente, dopo essere rimaste per un po’ da lei, senza dire niente. Forse non c’e’ niente da dire. O forse c’e’ troppo. Il signor Giles non era rimasto. Dopo il funerale era tornato a casa. Non l’aveva mai visto cosi’ scosso. Beh, tranne quando era morta lei, ma comunque non l’aveva visto…Dawn era in camera sua. Non voleva parlare. Anche lei era convinta che il suo fosse un dolore speciale. E a Buffy non restava che prendersela con se’ stessa. Perche’ era stata colpa sua, no? Non aveva fatto abbastanza per trovarlo. Non abbastanza per trovarlo vivo. perche’ a trovarlo l’aveva trovato. Solo molto piu’ pallido. Se l’era aspettato diverso. Vivo, divertente. La sua battuta pungente. Ferito, si’. Ma non…non…non ci riusciva. Non riusciva ancora a crederci. Con sua madre era successa la stessa cosa. Non ci aveva creduto. Fino all’ultimo aveva pensato fosse tutto un sogno. Ma non era un sogno. Nessuno l’avrebbe svegliata da quell’incubo terribile. No, proprio nessuno. Ok, basta cosi’. Pensa. Non piangere. Pensa. Cerca di essere quella che non sei. Sii razionale. Analizza la cosa. Fredda. Come Rhyme. Siamo uguali. Posso essere come lui. Si’, posso.
      Buffy si stese sul divano. Non piangeva. Aveva smesso da un po’. Tanto non cambiava niente. Xander restava in quella tomba. Anche se avesse pianto per altri mille anni non ne sarebbe uscito. Era…morto. Lo penso’ fulmineamente. Come un flash. Poi ci torno’ su. Freddamente. Come un poliziotto. Come avrebbe fatto Rhyme. Cause e conseguenze…riflette’ sulla parola ‘morte’. La rigiro’, la interpreto’, la saggio’. Finche’ pensarci non le fece piu’ male. Le sembrava di poterla toccare, anche li’, stesa su quel divano. Dopotutto la assaggiava ogni notte. La morte. Era…si’, era la sua unica vera amica. Piu’ di Willow, piu’ del signor Giles. Aveva un rapporto ancora piu’ stretto con la morte. L’aveva provata due volte. Quella pace. Una triste quiete. Non sentire nulla all’infuori di te. Il battito che cessa. Il respiro freddo. L’ultimo. Sale piano, sforzato. Come una liberazione. Assaporarlo fino in fondo. Pensare che e’ finita, poi accorgersi che c’e’ ancora un po’ d’aria. Poi scivola via anche quel po’. Ti sforzi di pensare. Ma non ci sono piu’ pensieri. La mente e’ vuota. E, sorprendetemente, ti accorgi di non essere preoccupata. Che va bene cosi’. La morte. Sentirti completa. Unita. Non c’e’ niente che ti tocca. Sai di esserci e insieme ti senti persa. Scivolare via. Come l’acqua. Nessun rumore. Nessuna paura. Spike lo sapeva. La prima volta glielo aveva detto lui…ogni cacciatrice desidera la morte. Si’, l’aveva detto. E, malinconicamente, Buffy penso’ che aveva anche detto che quando lei l’avrebbe desiderato, lui sarebbe stato li’ per lei. Ora sapeva che sarebbe stato pre tirarla fuori.
      Ma allora perche’ non ci sei? Ora la morte mi sembra cosi’ confortante…perche’ non corri a tirarmi fuori?
      Forse ora voleva tirare fuori Amelia. E lei restava cosi’, a guardarlo scivolarle via. Lo stava perdendo. E, inaspettatamente, stavolta le importava. Non voleva. Aveva gia’ perso abbastanza. Per colpa mia…no…per colpa della vita. Io non c’entro. Mi ha tolto la normalita’. Mi ha tolto la mamma. Mi ha tolto il mio migliore amico…no, questo non era colpa della vita. Era colpa…di un vampiro. Un vampiro che gli stava rovinando quel po’ di vita che le era rimasta. Ma lei non glielo avrebbe piu’ permesso. Ora cominciava a capire. Cominciava a pensare come Rhyme. Distaccata e fredda. E le cose le capiva meglio. Ora aveva compreso. Si alzo’ dal divano. Scrisse un breve biglietto a Dawn. Lo lascio’ sul tavolino del soggiorno. Prese il cappotto e usci’ nella notte fredda di Sunnydale.

      “no, non cosi’! maledizione, Mel! Non vedo niente cosi’! tom, metti a fuoco! Ma non vedi che non si vede??”
      Rhyme cercava inutilmente di osservare attraverso le lenti di un microscopio. Ma, senza poter alzare le mani per sistemare la messa a fuoco, era un’impresa tutt’altro che facile. Li’, sul vetrino, erano posate due piccole schegge delle pietre nere che avevano trovato sulla terrazza. E Rhyme non riusciva a capire da dove provenissero. Spike stava alla finestra. Guardava le stelle con un cannocchiale. Belle. Avrebbe voluto farle vedere a Buffy. Invece chiamo’ Amelia.
      “Amy, vieni qui!”
      Amy. L’aveva chiamata Amy…che strano, non era piu’ abituata a sentirsi chiamare cosi’. Lincoln la chiamava solo Sachs…
      “Che c’e’?”
      “Guarda che belle…non le avevo mai viste cosi’!”
      Sembrava un bambino alle prese con un giocattolo nuovo. Era solo per tentare di scacciare la tristezza? Amelia non seppe rispondersi.
      “Sono stupende…e stanotte brillano che e’ una meraviglia…forse e’ un tributo per il tuo amico…”
      “Non era un mio amico…era un amico di Buffy…non ci siamo mai sopportati. Ma credo che mi manchera’…dopotutto era divertente…”
      si strinse nelle spalle, cercando di scrollarsi di dosso la malinconia. Gia’, sapeva che Xander gli sarebbe mancato. Poco. Ma gli sarebbe mancato. E soprattutto sarebbe mancato a Buffy. Era arrivato davvero nel patetico…soffriva perche’ LEI soffriva. Rideva perche’ LEI rideva. Gia’, veramente patetico. Ma non poteva farne a meno. Guardo’ Amelia. Si’, erano davvero simili. Esteticamente. Caratterialmente era tutta un’altra cosa. Era come le altre donne. Tenera, bisognosa d’affetto. Ma Amelia non lo nascondeva. Buffy si’. Sempre. Come se si fosse costruita un fortino intorno. Non lasciava entrare nessuno. Nemmeno lui. Soprattutto lui. Era stato con lei, e gli era sembrato di esserle piu’ distante che mai. Come se fosse irraggiungibile. C’era una dannata strada per il suo cuore? Un qualche sentiero che era tanto cieco da non vedere? No, le aveva provate tutte. Ed era solo stato male. Terribilmente. Perche’ non riusciva a buttarsela alle spalle?
      Ma si puo’ dimenticare la ragione della propria esistenza?
      Lascio’ il cannocchiale ad Amelia. Ando’ a sedersi sulla poltrona ancora segnata dalla lunga permanenza di Sellitto. Vi si accascio’ sopra, tristemente. Amelia era stata catturata dalla bellezza di quelle piccole, brillanti danzatrici notturne attorno alla luna. Spike l’aveva osservata a lungo, la luna. Pallida, distante, indifferente. Era a lei che rivolgeva ogni sua preghiera. E lei ricambiava solo con quei freddi raggi bianchi, senza conforto, per lui. Quella notte era una falce luminosa. Guardava dall’alto del cielo la sua vita…no, la sua non-vita sgretolarsi. Ma continuava a nascere e morire, notte dopo notte, del tutto indifferente. Spike giro’ gli occhi per la stanza. Il suo sguardo si poso’ su Rhyme. Lui stava placidamente disteso. Il vampiro penso’ agli occhi del criminologo. Quegli occhi cosi’ freddi, cosi’ duri, fissi su Buffy. Penso’ agli occhi di Buffy. Impauriti e risoluti. Che fissavano Rhyme. Non lui. Rhyme. Si accorse di star stringendo forte il bracciolo della poltrona. Le nocche erano sbiancate. I denti gli facevano male per quanto li aveva stretti. Una fitta gli attraverso’ lo stomaco. Non era mai stato geloso in tutta la sua vita…non veramente. E ora si ritrovava ad ardere, bruciare, fumare dalla gelosia. Maledizione!
      La porta si apri’ all’improvviso. Lentamente. Tom entro’ sforzandosi di sorridere. Si avvicino’ a Rhyme.
      “Lincoln, hai visite…”
      Il criminologo si chiese chi mai, alle due e mezza di notte, in una citta’ dove non conosceva nessuno, potesse passare a fargli visita. Guardo’ interrogativo Tom. Lui strizzo’ l’occhio.
      “Credimi, questa non te la vorresti perdere…”
      Spike osservava incuriosito la scena. Amelia continuava a fissare le stelle dalla lente trasparente del cannocchiale. Rhyme annui’ verso Tom. Il ragazzo sorrise, usci’ dalla stanza, portandosi via la bottiglia mezza vuota di scotch, incurante delle lamentele di Rhyme. Spike, stanco di stare senza far niente, e non avendo capito una sillaba in quello strano scambio di sussurri, si alzo’, andando verso Amelia. Lei lo vide e sorrise. Gli porse il cannocchiale. Spike lo prese. Voleva ancora guardare le stelle. Magari ne avrebbe vista una cadente. Aveva voglia di esprimere un desiderio. Irrealizzabile, forse. Forse. Tom riapparve sulla porta, ma Amelia e Spike non gli fecero caso. Guardavano su, nel cielo. Innocentemente, a dire la verita’, ma la ragazza che stava ferma sulla soglia insieme a Tom si senti’ mancare il respiro per un istante. Voleva andarsene. Subito. Ma ormai era troppo tardi. Rhyme l’aveva vista, e la stava fissando sorpreso.
      “Buffy…”
      Spike si giro’ di scatto. L’espressione colpevole che aveva sul viso colpi’ Buffy come uno schiaffo. Avrebbe voluto piangere per la rabbia. Ma si trattenne. Ormai era diventata brava a nascondere le lacrime. Sorrise a Rhyme.
      “Sono qui…”
      Spike le corse incontro. Ma si fermo’ bruscamente a pochi centimetri da lei. L’aveva bloccato il suo sguardo. Gelido. Arrabbiato. E Spike si chiese se avesse frainteso la scena con Amelia. Poi si disse che era un’assurdita’ pensare che Buffy fosse gelosa di lui e interpreto’ i suoi occhi come sempre: <non ti voglio fra i piedi>. Si sposto’ di malavoglia, sforzandosi di sorridere. Dentro di se’, urlava. Amelia la saluto’ sorridendo. Buffy non ricambio’ il sorriso. La poliziotta penso’ lo facesse per la morte del suo amico. Rhyme fu l’unico che ebbe il privilegio di un suo sorriso. Lieve, appena percettibile. Come…segreto. Irrito’ Spike, tanto che ebbe voglia di tirarle uno schiaffo per come lo faceva sentire. Peggio di un uomo immobile. Lui, mister Rhyme, era piu’ meritevole dei suoi sorrisi…
      “Non potevo restare a casa. Era troppo deprimente. Voglio trovarlo, Rhyme. Voglio trovarlo e voglio ucciderlo. Ma lentamente…”
      “Bene. Lo troveremo. E’ una promessa, Summers…”
      Lei annui’. Poi guardo’ gli indizi ammucchiati sul tavolino da lavoro. La sua attenzione venne atratta dalle pietre. Grosse, squadrate. Erano state staccate dalle pareti di un qualche nascondiglio? Buffy senti’ nuovamente che quel vampiro stava giocando con lei. La stava sfidando a trovare il luogo entro il quel si nascondeva. Ma perche’ ce l’aveva tanto con lei? Cosi’ tanto da…da…portarle via Xander? Aspiro’ profondamente. Due respiri lunghi. Si calmo’.
      “Allora! Mettiamoci al lavoro. Prima di tutto voglio scoprire chi vorra’ prendere questa volta…”
      Afferro’ dalla parete la foto che aveva trovato sulla terrazza. Guardarla le provoco’ una fitta al cuore. Guardo’ quel pezzetto di maglione verde. A chi apparteneva? Rhyme non le permise di pensare.
      “Buffy…sei stata con Xander? Insomma, i primi due erano due ragazzi con cui eri uscita, no?”
      “Si’…ma con Xander non c’e’ mai stato nient’altro che amicizia. Insomma, al liceo aveva una specie di cotta per me, ma non siamo mai nemmeno usciti. Forse sta cambiando obbiettivo. Ha preso due con cui uscivo…poi un amico…”
      Ci penso’ su per qualche secondo. Guardo’ il maglione verde. Penso’ di aver capito. Si giro’ verso Spike.
      “Giles!”
      Spike annui’. Non aveva sperato nemmeno per un istante che si preoccupasse per lui. Era troppo doloroso sentire le proprie speranze calpestate. Quindi non ci aveva nemmeno pensato.
      “Si’, potrebbe essere. Ha qualche maglione verde. Vi conoscete da tanto, e’ una figura chiave nella tua vita. Penso anch’io che potrebbe prendere lui.”
      Rhyme annui’ distrattamente.
      “Mandero’ una squadra a sorvegliare questo…”
      “Giles. Rupert Giles.”
      “Rupert Giles…”
      Tom usci’ dalla sala. Buffy penso’ fosse andato ad avvisare qualche agente. Non era sicura che qualche poliziotto avrebbe potuto fermare un vampiro inferocito, ma non obietto’. Meglio di niente. Torno’ a guardare le pietre raccolte sulla terrazza. Le aveva gia’ viste…ma dove? No, proprio non se lo ricordava. Ma qualcosa le diceva che era un particolare importante. Tremendamente importante.
      “Posso guardare i frammenti al microscopio?”
      Mel Cooper le si avvicino’. Le spiego’ come regolare la messa a fuoco, poi infilo’ un vetrino nell’attrezzo. Buffy guardo’ attentamente attraverso le lenti. Erano schegge nere. O forse grigio scuro. Porose. Qualche punto bianco. Non erano pietre che si trovavano nelle cripte. Non in quelle di Sunnydale. Magari qualche anfratto sottostante. O in una cantina. Andiamo, ricorda! Dove le hai gia’ viste? Sono importanti, le ha lasciate apposta. Ma Buffy non ricordo’ niente. Sapeva di averle viste, ma li’ finiva la sua scienza. Si sposto’ malvolentieri. Alle occhiate speranzose di tutti rispose con un sospiro e un cenno negativo. Niente. Maledettamente niente.

      Un uomo. Solo. Attorno a lui, il nulla. Buio in ogni direzione. Come unico rumore, un monotono raschiare metallico. Lama contro lama. Come a voler contare lo scorrere del tempo. Un secondo. Due. Tre. Cambia lato, prende ad affilare un altro coltello. Piccoli, lunghi, affilati. Da’ uno sguardo al fucile nascosto in un angolo. E’ di precisione, di quelli che solo i militari hanno. Gia’, i militari. Si alza dall’alngolo dov’e’ seduto. Resta immobile per un attimo. I capelli biondo scuro sono leggermente scarmigliati per la leggera brezza che spira anche li’ dentro, al confine del mondo. I suoi malinconici occhi azzurri (leggermente piu’ scuri di quelli di Spike), guardano senza vederla la parete di roccia davanti a lui. Parte un pugno. Potente, tanto da bucare la roccia nera. Estrae la mano sanguinante dal buco. La guarda, affascinato da quel liquido rosso e denso che cola fra le nocche, gli macchia la camicia immacolata da bravo ragazzo. Sfiora la ferita con un dito della mano indenne. Sorride.
      “Non mi fa neanche male…”
      E’ tutto quello che desiderava. L’uomo perfetto. Potente e solido. Piu’ potente e piu’ solido della roccia stessa. Si porta la mano sanguinante alla bocca. Ha ancora un rivolo di sangue all’angolo delle labbra. Xander era stato un buon pasto. Glielo aveva detto? Si’, un attimo prima di dargli il morso definitivo. Chissa’ se lui l’aveva sentito. Gli era sembrato cosi’ pallido…un po’ gli era dispiaciuto. Ma il passato e’ passato. C’era solo una cosa che doveva sistemare. Peccato non averlo fatto prima. ma era stato cosi’ piatto e scialbo, prima. ora no. Ora era lui. Lui veramente. E aveva un conto in sospeso con una ragazza. Non vedeva l’ora di mettere in scena il numero finale. Il piano dei piani. Era sempre stato bravo, riguardo ai piani. Aveva talento. Solo, l’aveva sempre utilizzato per la parte sbagliata. Ora aveva capito. Sorrise pensando all’espressione di Buffy quando aveva compreso il senso della sua lettera. Quella della freccia. Aveva pensato fosse piu’ sveglia. A quanto pareva si era sbagliato anche riguardo a questo. Si immagino’ la sua espressione nel vederlo. Come va, tesoro? Era tanto che non ci si vedeva, ho pensato di mandarti qualche regalino…anzi parecchi. Spero ti siano piaciuti…beh, mai quanto e’ piaciuto a me farteli. E guardarti riceverli.
      Lo pervase una voglia incontrollabile di affondare i denti nel collo di Buffy. Il volto gli si sfiguro’ paurosamente. Scosse la testa, cercando di calmare i bollori del suo sangue. Non e’ ancora il momento. Il dolore e’ di gran lunga la miglior punizione…la morte e’ troppo sbrigativa. Quando hai visto Xander non hai desiderato morire? Ma si’…pero’ non sei morta…io si’…per colpa tua. E’ ora di ricambiare il favore, no, piccola? Sto progettando la tua morte…in modo negativo…molto negativo…

      Aspettavano dei risultati. Un test, qualcosa del genere. Permetteva di stabilire il tipo di pietra che avevano davanti. Magari di individuarne la provenienza. Nel frattempo si stava in silenzio. Qualche chiacchiera. Cercando di non pensare troppo. Perche’ a volte pensare fa male. Riflettere, capire quanto la vita possa essere ingiusta. Pensare che mentre la tua esistenza va lentamente in pezzi il mondo continua a girare. E non puoi gridare “fermati, non vedi che sto morendo?”, perche’ non ti ascolta. Non ti sente. O forse ti sente e non vuole ascoltarti. E gira, gira, gira. Il sole nasce e muore. La luna. Le stelle. E’ tutto uguale al giorno prima. Al sole non interessa il fallimento della mia vita. Magari non mi ha nemmeno vista. Altrimenti si rifiuterebbe di sorgere in un mondo del genere.
      Buffy sta ferma sulla finestra. Guarda le stelle. Sembrano malinconiche quanto lei. Spike parla allegramente con Amelia. E Buffy sente di odiarlo. Ma forse non e’ lui che odia…e’ solo se stessa. Ma fa troppo male ammetterlo.
      Spike cerca di avviare una conversazione con quella donna che sembra cercare di capirlo. Parlano di Buffy. Chissa’ se lei li sente. Amelia non sembra annoiarsi, ascolta divertenti aneddoti della loro vita, fatta di addii, di ricerche, di ritrovarsi, perdersi di nuovo. Non giudica. Ascolta decisioni terribilmente sbagliate e non giudica. Sorride. Lo rimprovera lievemente con gli occhi. Lui li guarda, quegli occhi. E vede Buffy dentro. Buffy che parla, canta, gli dice di andare al diavolo, poi di tornare da lei. Buffy che non si decide. Che non riesce piu’ a capire cio’ che e’ giusto e cio’ che e’ sbagliato. Ma e’ una divisione stupida. Ogni cosa e’ giusta, ogni cosa e’ sbagliata. Dipende. Buffy dice che l’amore e’ una cosa giusta. Ma l’amore portato agli eccessi uccide e fa uccidere. Diventa una cosa sbagliata. Dare la morte e’ una cosa sbagliata. ma Lincoln Rhyme aveva provato a suicidarsi. A volte la morte e’ l’unica via di fuga da una vita troppo reale.
      L’animo umano non puo’ sopportare troppa realta’.
      Orribilmente vero. Era un concetto semplice. Ma perche’ lei non lo capiva? Perche’ doveva avere questa stupida, mediocre divisione, lei che di stupido e mediocre non aveva niente? Cosa semplificava questa visione distorta della realta’? la guardo’. I capelli al vento. Gli occhi tristi rivolti al drappo nero del cielo. Cosi’ bella. Eterea. Non perfetta. La perfezione e’ da stupidi. Solo per i mediocri. La vera bellezza, la vera perfezione, sta nell’unione armoniosa di pregi e difetti. Buffy Summers li aveva tutti. Difetti (tanti…tanti bellissimi difetti), e pregi. E per questo era perfetta.
      Tu guardi le stelle, stella mia…ed io vorrei essere il cielo per guardare te con mille occhi…
      Si giro’, Buffy. Come richiamata da quel filo speciale che li univa. Verso di lui. No. Non verso di lui. Verso Rhyme. Non si era soffermata che un istante sugli occhi blu del vampiro. Poi, aveva guardato Rhyme. I suoi occhi neri. Magnetici. E Spike era tornato a guardare Amelia. Una rabbia bollente gli cresceva nel cuore. Torno’ a parlare alla ragazza dai capelli rossi con un’allegria che nessuno riusci’ a trovare falsa. Solo che lo era.
      Buffy scese dal cornicione della finestra. Si stiracchio’, miagolando. Sorrise a Rhyme. Il criminologo le fece cenno di sedersi con lui. Buffy guardo’ Spike. Fissava Amelia e rideva beato. Lei non esisteva piu’. Senti’ ribollire il sangue nelle vene. Con uno scatto nervoso afferro’ una sedia e si sedette vicino a Rhyme. Nonostante tendesse l’orecchio non riusciva a sentire cosa si dicevano i due piccioncini. E questo le fece ancor piu’ rabbia. Essere nella stessa stanza e non poter sentire. Scaccio’ quei pensieri. Ma loro restavano ostinatamente li’. Aveva voglia di schiaffeggiarsi fino a mandarli via, ma un residuo di sanita’ mentale la convinse che era una cosa stupida ed inutile. Non dargli questa soddisfazione. Si accorse che Rhyme le aveva sussurrato qualcosa.
      “Cosa?”
      “Ho detto: che stai aspettando?”
      Buffy lo fisso’ sorpresa.
      “Non ti capisco, Rhyme…”
      “Devo parlare chiaro? Spike.”
      Buffy mise prontamente il broncio.
      “Che c’entra Spike?”
      “C’entra che sei innamorata…e hai voglia di piangere.”
      “Ne’ l’una, ne’ l’altra cosa…”
      Rhyme la fisso’ ostinatamente. Buffy resse il suo sguardo. Alla fine il crimonologo sospiro’.
      “Parlagli…”
      “Mi dici cosi’ solo perche’ lo stai vedendo con Amelia…”
      “Puo’ darsi, Summers. Ma ne so abbastanza sulla mia donna da sapere che non stanno flirtando. Stanno parlando di te…”
      “non e’ vero…”
      Lo sguardo di rimprovero di Rhyme basto’ per sostituire un lungo discorso.
      “Dopotutto non sono affari miei…scusa, non avrei dovuto parlare…”
      “Non importa. Come se non fosse successo niente.”
      Solo che era successo qualcosa. Rhyme chiamo’ Spike. Per un attimo Buffy penso’ che volesse dirgli qualcosa su di lei. Ne resto’ pietrificata.
      “Buffy, Spike, forse voi dovreste andare a fare un giro di pattuglia. Magari fino a casa del vostro amico. A controllare. Non si sa mai…”
      Buffy annui’, sollevata. Spike la segui’ tristemente fuori dall’edificio. L’aveva vista parlare con Rhyme. Arrossire. E questo non gli aveva certo giovato.

      L’aria era piacevolmente fresca. Le vie tetre come sempre, con i cartelloni pubblicitari spenti e il buio profondo che si scorgeva nelle finestre delle case. Un silenzio di piombo regnava sulla citta’. la solita quiete prima della tempesta. I vicoli deserti. Solo due persone camminavano nervosamente per quelle lugubre stradine. Una biondina dall’aspetto fragile e un ragazzo avvolto in uno spolverino nero e bruciacchiato. Il silenzio era fin troppo opprimente. Era come se cercassero le parole giuste per iniziare un discorso tremendamente difficile. Nessuno dei due sembrava intenzionato a cominciare. Spike tento’ di fare una risatina allegra. Riusci’ solo ad emettere un gridolino nervoso.
      “Wow…che silenzio…”
      Buffy penso’ che fosse il momento buono.
      “Gia’…forse avresti preferito continuare a chiacchierare con Amelia…”
      “E’ simpatica…”
      “Gia’…”
      “…E mi ascolta…”
      Buffy si senti’ ferita. La sua voce suono’ piu’ stizzita di quanto volesse. Ma non si puo’ sempre controllare tutto…
      “Io invece no, vero?”
      Lui tento’ di guardarla negli occhi, ma lei li teneva fissi sulla strada.
      “Non ho detto questo…”
      “L’hai sottinteso!”
      Lui sorrise. Un sorriso con una nota di trionfo che irrito’ Buffy ancor di piu’.
      “Sei gelosa?”
      “Chi, io? No, per niente…”
      “Bugiarda…”
      Lei gli si paro’ davanti, minacciosa.
      “Perche’ dovrei essere gelosa? Perche’ pensi che dovrebbe interessarmi la tua vita privata? Perche’ pensi che debba interessarmi tu??”
      Una slavina di domande, tutte addosso a lui. Aveva mancato la piu’ importante: perche’ la guardi come se fosse l’unica donna al mondo?
      Spike indietreggio’. C’era una leggera sorpresa nei suoi occhi.
      “Calmati. Ho solo frainteso. Come sempre…ora ti interessa Rhyme, giusto?”
      Sbatte’ le ciglia un paio di volte, Buffy. Ma che aveva capito? Cerco’ di ridere. Ma era troppo arrabbiata. Come poteva aver frainteso cosi’?
      “Cosa??”
      “Andiamo, non fare quella faccia…pensi che non vi abbia visti? State sempre a fissarvi e a bisbigliare. Sembra che i vostri occhi li abbiano attaccati con la colla!”
      “Ma cosa ne vuoi sapere tu? Con che diritto pretendi di sapere chi mi interessa e chi no?”
      Lui la fisso’. Disperazione. Risolutezza. Ghiaccio.
      “Hai ragione, Buffy. Non ne posso sapere niente di te. Dopotutto perche’ dovrei? Sono solo quattro anni che cerco di dimostrarti che ti amo! Se non ci sono riuscito allora evidentemente hai ragione. Non ne so niente di te. Proprio niente…forse Rhyme riuscira’ a capirti meglio!”
      Buffy avrebbe voluto solo stringerlo forte. Dirgli che aveva sbagliato tutto. Dal primo momento. Dirgli che Rhyme non le interessa perche’ l’unico che le interessa veramente e’ lui. Ma, chissa’ perche’, non ci riusci’. Dalle sue labbra, solo veleno…
      “Anche un caprone riuscirebbe a capirmi meglio di te! Sono sicura che non ti dispererai stavolta! Ora c’e’ Amelia, no? E lei e’ simpatica, e ti ascolta! Cosa che io non sono disposta a fare un secondo di piu’!”
      Si scambiano un ultimo sguardo. Sembra carico d’odio, ma se guardassero bene, se guardassero oltre, vedrebbero i loro occhi gridare, chiamarsi disperati. Ma in quel momento sono ciechi entrambi, e si lasciano andare cosi’. Buffy va’ verso casa di Rhyme. Spike va’ dalla parte opposta. Ha bisogno di camminare. Di non pensare. Perche’ se pensa esplode.

      La porta della stanza che si apre pesantemente. Una ragazza dagli occhi rossi che entra, nervosa. Posa il cappotto sull’attaccapanni e si siede sulla poltrona. Non saluta nessuno, non guarda nessuno. E’ troppo presa a commiserare se’ stessa. Rhyme guarda Amelia. ‘L’ha fatto’, sembra sussurrarle senza parole. Ha fatto quella grandissima sciocchezza che Rhyme sapeva che avrebbe fatto. Ma non aveva fatto nulla per fermarla. Quando ci si trova davanti due come loro, le sciocchezze si devono fare. E’ cosi’ bello litigare. Perche’ poi le cose si mettono a posto da sole. Ed e’ splendido fare pace. Sapeva che quei due non sarebbero stati lontano a lungo. Anche Sellitto l’aveva detto. E se l’aveva detto Sellitto, il poliziotto della gente, colui che vede l’invisibile, allora non poteva che essere vero.
      “E’ successo qualcosa al signor Giles?”
      Buffy alzo’ gli occhi su Rhyme. Lanciavano saette. Aveva ripreso ad odiarlo. Peccato, era una ragazza simpatica.
      “No, e’ successo qualcosa alla signorina Summers, maledizione!”
      In un impeto di trasgressione totale, Buffy afferro’ la bottiglia di scotch. Se ne verso’ mezzo bicchiere, tanto per essere sicuri che facesse effetto. La mando’ giu’ in un sorso. Senti’ ardere la gola. Un bruciore dolce. Si senti’ sollevata per un attimo. Poi, una fitta allo stomaco. Era lo scotch, non Spike. Non era abituata all’alcool. Le bruciava le viscere come olio bollente. Eppure se ne verso’ un altro fondo di bicchiere. Di nuovo d’un botto. Stavolta lo trattenne in bocca per qualche secondo. Un gusto forte. Lo mando’ giu’ piano. Una sensazione di calore la investi’. Di nuovo un atroce dolore allo stomaco. Ma non voleva smettere. Stava per afferrare nuovamente la bottiglia di liquore, quando Tom gliela tolse di mano. Aveva il solito sorriso gioviale che irrito’ Buffy. Tuttavia, non protesto’. Ricordava bene l’ultima volta che si era sbronzata. Aveva fatto la fine di Cita. Senza Tartan pero’…Tom porse una busta ad Amelia.
      “Penso siano i risultati delle analisi alla roccia…”
      “Grazie Tom.”
      La donna estrasse i risultati dalla cartellina. Un paio di documenti, qualche foto ingrandita dei campioni. E poi, ecco il responso. Lo proietto’ sul computer di Rhyme. Buffy si alzo’, spostandosi accanto al criminologo. Si sentiva ancora terribilmente avvilita, nonostante i due bicchieri di liquore…nemmeno quella piccola consolazione le era concessa…
      “Ecco risolto il mistero. E’ una pietra vecchia, proveniente da altrettanto vecchi cunicoli o gallerie. E’ tipica della zona nord, nord-est di Sunnydale. Dicono che da quelle parti ce n’e’ molta…beh, non restringe molto il campo…”
      Buffy ebbe come un’illuminazione…ma certo, che idiota! Non ci aveva pensato prima!
      “Restringe eccome! Quelle sono le rocce che si trovano in alcuni cunicoli utilizzati dall’organizzazione, un’ente segreta del governo che si occupava di mostri e vampiri a Sunnydale…ci facevano degli esperimenti. Ma l’organizzazione non c’e’ piu’, e’ stata smantellata anni fa…”
      Rhyme tento’ di capire…
      “Organizzazione? Una sorta di ghostbusters dei vampiri, giusto?”
      “Piu’ o meno…io non li conosco bene. Riley li usava spesso quei cunicoli…”
      Rhyme odiava le frasi in cui c’erano nomi che non conosceva…
      “Riley? Sarebbe…?”
      “Il mio ex. Faceva parte dell’organizzazione…se solo fosse qui…”
      “Sai, Summers, anni fa un tizio di nome Bells ha inventato un simpatico attrezzo chiamato telefono…forse il tuo ex ne e’ a conoscenza…”
      Buffy sorrise. Un sorriso un po’ forzato.
      “Sara’ in missione con la moglie, come sempre…nessun contatto con i civili…e’ perfettamente inutile provare a rintracciarlo. Dovremo fare da soli.”
      Amelia la guardo’. Poi distolse lo sguardo.
      “Potremmo chiedere a Spike…lui magari li conosce…”
      Buffy le lancio’ un’occhiataccia. Amelia resse quegli occhi duri per qualche istante. Poi abbasso’ lo sguardo. Chiedendosi perche’ ce l’avesse tanto con lei…
      “No. Immagino che Spike non voglia piu’ partecipare alle ricerche…”
      Rhyme annui’ soprappensiero. Beh, non cambiava molto. A parte che il morale di Buffy era sotto le scarpe. Piu’ di prima.

      Spike camminava per le fredde stradine della citta’. rassegnato. Triste. Solo. Un po’ arrabbiato. Solo un po’. Teneva le mani nelle tasche dello spolverino nero, che ondeggiava e frusciava nel silenzio fermo della notte. Mancavano poche ore all’alba. Due, non di piu’. Doveva cominciare a tornare. Si chiese dove. A casa? Avrebe dovuto affrontare Buffy. E prima di lei, la solitudine e le riflessioni. A lui non piaceva riflettere. Si limitava a pensare sconnessamente. Poche frasi. Per argomenti diversi. Ma quando restava solo era costretto a portare questi pensieri su una scala piu’ ampia. Ad approfondirli. Una semplice parola poteva portarlo a riflessioni lunghissime, esasperanti. E tristi. Perche’ tutti i suoi pensieri erano tristi. Quelli felici sembravano essere spariti. Quelli felici rincorrevano lei. La trovavano. Ma poi un pensiero realistico interrompeva quella strana magia. Fantasia. Sogni. L’immaginazione di un folle. Che correva, cercando un posto che non c’e’, per riposare in pace. E si accorgeva che l’unico posto che voleva non poteva essere suo. E soffriva. Come un perfetto idiota. Dio, come si era ridotto. Stava tornando ad essere William…perche’ non faceva niente per impedirlo? Possibile che Spike stesse morendo dentro di lui, per un paio di occhi chiari? Si’, ma non due occhi qualsiasi. Due occhi verdi. Buoni, puliti, innocenti. Tristi, malinconici come i suoi. Ghiaccio sciolto. E fuoco. Poco, ma c’era. Nei suoi occhi verdi. Come il mare. Al tramonto. Quando il sole vi affoga dentro. Mandavano la stessa luce. Abbagliante, eppure morente. Sembra sempre sul punto di spegnersi. Ma c’e’ qualcosa che le impedisce di farlo. E lui si ritrova a chiedersi ancora cosa. Perche’ vorrebbe essere lui. Il motivo di quel rinnovarsi infinito, di quel fuoco che le si accende piano negli occhi, poi sembra morire, e poi ancora, splende, piu’ forte, piu’…Spike sorride a quel pensiero…piu’ rifulgente…eh, si’. William stava tornando per davvero. Era cosi’ palese, eppure lei…sembra non farci nemmeno caso. Lei vede solo Spike, quello pericoloso che provo’ ad ucciderla quando si incontrarono la prima volta…e non vede William, che compone stupide, ridicole poesie solo per farsi notare da una donna che lo trova inferiore…e non sta pensando a Cecily…
      Cammina cosi’, pensando velocemente, senz guardare la strada. E non si accorge di andare a sbattere contro qualcuno. Alza gli occhi, arrabbiato. Ci mancava solo il deficiente di turno. E rimane cosi’, immobile, guardando la figura che troneggia davanti a lui. E pensa che, no, e’ impossibile. Chiude gli occhi, li riapre. E’ possibile. Il ragazzo davanti a lui sorride, un sorriso scintillante e cattivo.
      “Ciao Spike…”
      Il vampiro biondo e’ sconvolto. Prova a dire qualcosa. Gli esce dalle labbra strette appena un sussurro.
      “Tu?”
      Non fa in tempo a sentire la risposta. Qualcosa di pesante gli piomba sulla testa. Ed e’ tutto nero. Fuori e dentro di lui…

      Un leggero bussare alla porta principale della camera. L’hanno sentito tutti. Rhyme, Amelia e Buffy nella stanza da letto. Sellitto, Cooper e Tom nella sala principale. Il ragazzo dai capelli impomatati corre ad aprire. Buffy spera sia Spike. Vuole chiedergli scusa. Magari non proprio scusa. Insomma, vuole far pace. Tutto come prima. o magari un po’ meglio. Ma Tom appare sulla soglia della stanza da letto senza nessuno al seguito. Tra le mani stringe un pacchetto regalo. Abbastanza grande.
      “Non c’era nessuno. Solo questo…”
      Rhyme guarda la scatola rettangolare, impacchettata e infiocchettata con cura. Poi guarda Amelia.
      “Sachs, ti dispiace controllare che non faccia ‘tic tac’?”
      La donna va verso la scatola. La prende con cautela dalle mani sudate di Tom. La soppesa. E’ terribilmente leggera. Posa l’orecchio sulla scatola. Un paio di secondi in perfetto silenzio. Nessun rumore.
      “Non e’ una bomba.”
      Stacca il biglietto, attaccato con un gran bel fiocchetto rosa.
      “Credo sia per te…”
      Lo porge a Buffy. Lei ha paura di leggerlo. Intanto Rhyme fa telefonare a casa del signor Giles, per appurare che li’ vada tutto bene. I poliziotti riferiscono che non c’e’ assolutamente nessun problema. Giles e’ sano e salvo. Buffy apre il biglietto con il cuore piu’ leggero. Lo legge ad alta voce.
      “’Ho sempre amato i gran finali…immagino ora tu sappia dove trovarci…’. Che significa trovarci? Ha dei comlici? Giles e’ a casa sano e salvo! Apri il regalo…”
      Amelia scarta con la solita calma il pacchetto. La carta da regalo e’ a fiori gialli e rossi. La sua preferita. Che abbia tirato ad indovinare? Sotto lo strato di carta fiorita c’e’ un pacco rettangolare. Il colore e’ un cupo giallo smorto. Le fa paura. Ferma Amelia un attimo prima che apra quell’inatteso regalino. Vuole farlo lei. Le mani sono ferme. Apre piano. Qualcosa di nero all’interno. Qualcosa di familiare. Sembra una coperta. Il cuore di Buffy inizia a pulsare piu’ forte. Tamburi le battono nelle tempie. Prende la ‘cosa’ dal fondo del pacco. Viene fuori ondeggiando e strusciando. E‘ uno spolverino di pelle. Nero. Le cade dalle mani, mentre un’atroce consapevolezza le attanaglia il cuore. Un sussurro che sa di disperazione.
      “Spike…”
      No, spike no! Non c’e’ bisogno di altre spiegazioni. Indossa il cappotto beige ed esce come una furia dall’albergo. Rhyme e Amelia si fissano preoccupati. Buffy corre veloce, vola, sulle stradine asfaltate di Sunnydale. Sa dove deve andare…e stavolta intende arrivarci in tempo…

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