“Ho bisogno del suo aiuto…”
Quelle parole arrivarono lente alle orecchie di Rhyme. Non fu nemmeno certo di averle sentite. Il suo smarrimento duro’ un solo attimo. Poi, una risata piena di un amaro sdegno riempi’ il silenzio della sala.
“Cosa?”
Buffy strinse i pugni. Gli occhi verdi divennero due piccole fessure, mentre rivolgeva uno sguardo carico di odio al criminologo.
“Le sto chiedendo di aiutarmi…mi ha sentito, Rhyme. Ho bisogno del suo aiuto, e ne ho bisogno adesso!”
Rhyme prese quelle parole come una vittoria personale. La cacciatrice che chiede aiuto al comune mortale…
“Oh oh, ma cosa sentono le mie orecchie…la grande, potente sharlock Olmes che chiede aiuto al povero sciocco Watson…ah, non va proprio…mi dispiace ma come vede ho raccolto i miei giocattoli e sto per tornare a New York. Sono sicuro che la cacciatrice sapra’ cavarsela anche senza il mio banale aiuto…”
Uno sguardo ardente parti’ dagli occhi di Rhyme. E rimbalzo’ in quelli di Buffy. Si senti’ travolgere da un’ondata di odio. E disperazione. Ma la sua espressione divertita e soddisfatta non abbandono’ nemmeno per un istante il suo viso. Buffy tremava di piu’, ora. Per la rabbia. Stringeva i pugni con foga, rischiando di farsi male. Spike le si avvicino’. Provo’ a prenderle una mano, ma lei si ritrasse bruscamente. A quanto pareva l’orgogliosa Buffy Summers era tornata. Niente piu’ momenti di debolezza.
“Rhyme, glielo sto chiedendo per favore…”
“Mi dispiace, non sono affari miei…la cacciatrice e’ qualificata per questi delitti…”
“non le sto parlando da cacciatrice!”
“Allora cominci a farlo, perche’ questi, glielo ripeto, non sono affari miei. E le ricordo che e’ stata lei a volermi fuori!”
Buffy si imponeva di restare calma, anche se una parte piuttosto ampia di lei avrebbe voluto prendere a calci quel paralitico cosi’ pieno di se’ da scoppiare.
“Questo e’ stato prima che un vampiro rapisse il mio migliore amico…”
“Ah, e’ tutto qui…la potente cacciatrice Buffy Summers chiede aiuto quando si tratta dei suoi amici. Se avesse rapito qualcun altro mi avrebbe chiamato?”
“Io…”
“No, certo che no! Vuole sapere cos’e’ lei? E’ un’egoista. Se un caso la tocca da vicino allora, certo, mobilitiamo anche l’esercito…altrimenti si puo’ fare con calma. Si puo’ estromettere la polizia e pensare di poter risolvere sempre tutto da sola. E se scappa un cadavere, fa niente! Non sara’ certo lei a piangerlo!”
Per Buffy era troppo. Essere chiamata egoista due volte in un giorno, proprio lei che rischiava la sua vita ogni maledetto giorno per salvare il culo di quelli come Lincoln Rhyme. Chi era lui per giudicarla? Fece qualche passo avanti. Afferro’ Rhyme per le spalle. Amelia si mosse per aiutarlo, ma la mano fredda di Spike la trattenne. Gli altri capirono che era meglio restare al proprio posto. Nessuno, in quella stanza, sarebbe stato in grado di capire quali occhi ardevano di piu’. Quelli neri di Rhyme, o quelli verdi di Buffy?
“Mi ascolti bene, Rhyme. Io lavoro giorno e notte, rischio la vita, combatto, vinco, muoio per salvare paralitici narcisisti come lei, e cosa ho in cambio? Vengo chiamata egoista, egocentrica, assente, fredda! Nessuno sa quello che faccio. La gente non va a letto la sera pensando ‘possiamo dormire tranquilli, c’e’ la cacciatrice in giro’. Non sanno nemmeno della mia esistenza. E io combatto per loro. E nessuno mi ringrazia mai. Ho le mani sporche di sangue. A volte non riesco a comprendere la differenza tra bene e male e non c’e’ nessuno che mi consigli. Essere cacciatrici significa essere soli. Significa rinunciare a se’ stessi. Maledizione, non ho chiesto io di diventare quella che sono, sa? Non ci sono concorsi per aspiranti cacciatrici! Lo vieni a sapere da un momento all’altro e non puoi fare niente per evitarlo. In quel momento perdi tutto. Non hai piu’ diritto ad una vita normale. Io la mia piccola fetta di normalita’ l’ho costruita sudandomela giorno dopo giorno. I miei amici, la mia famiglia. Per voi avere amici e’ normale. Per me e’ una lotta continua. E a volte penso che, si’, sono egoista, perche’ li lascio camminare al mio fianco pur sapendo che corrono pericoli. Ma senza di loro impazzirei. Io non sono forte, ho bisogno di qualcuno che mi sostenga. Io…non posso perderli, capisce?”
Piangeva, Buffy. Senza accorgersene. Sentiva solo qualcosa di caldo scivolarle sulle guance. Lascio’ andare Rhyme. Si guardo’ intorno. Amelia la fissava commossa. Spike la guardava con orgoglio. Sembrava gridare ‘questa e’ la mia Buffy’. Lei si asciugo’ gli occhi. Torno’ a guardare Rhyme. C’era una quieta disperazione nei suoi occhi verdi, che lui riusciva a vedere benissimo. E che lo lasciava stranamente senza parole.
“Io…io non sono un’egoista Rhyme. Possono accusarmi di essere tutto, tranne che egoista. Non so nemmeno cosa significhi potersi dedicare esclusivamente a se stessi. E’ un concetto che non puo’ nemmeno sfiorarmi. L’unica cosa che mi preoccupa in questo momento e’ che questo vampiro ha con se’ Xander. E io lo trovero’ e lo uccidero’, con o senza di lei. Solo che senza ci mettero’ molto di piu’. Allora, detective, mi aiuta?”
Rhyme si guardo’ intorno per un attimo. I suoi occhi si posarono su Cooper.
“Mel, di’ agli operai di riportare tutto dentro. A quanto pare ritarderemo la partenza di qualche giorno…”
Un sorriso di trionfo illumino’ il volto di Buffy. Rhyme ricambio’ il sorriso. Stavolta sembrava molto meno forzato. La ragazza giro’ gli occhi, certa di incrociare lo sguardo sognante di Spike. Ma lui non la guardava. E Buffy noto’ tristemente che sorrideva malizioso ad Amelia Sachs. Anche Rhyme volse gli occhi verso la sua donna. Una terribile fitta sembro’ trapassarlo, anche se nom avrebbe potuto sentirla. La poliziotta dai capelli rossi fissava interessata gli occhi blu di quel vampiro. Timidamente. Il criminologo torno’ tristemente con gli occhi verso Buffy. E si accorse che lei faceva la stessa cosa. Lentamente, spostava gli occhi su di lui. Senza terrore. I loro sguardi si incrociarono. La stessa triste rassegnazione. In quel momento, senza parole, capirono di essere uguali. Uno sguardo di alleanza. Quasi amichevole. Lo sguardo di due persone che, per quanto fossero diverse, recavano dolori profondi. Di cui nessuno era a conoscenza. Due persone diverse…
Circa tre ore dopo tutti i macchinari erano stati collegati alle prese elettriche. Un ronzio monotono riempiva l’aira della stanza. Un aria terribilmente calda e opprimente, penso’ Rhyme. Buffy sembrava non far nemmeno caso al caldo. Stava seduta sul cornicione della finestra del soggiorno, contemplando le stradine sottostanti l’albergo. I suoi capelli biondi ondeggiavano lentamente nel vento. In una sorta di maliziosa danza senza fine. Salivano, scendevano, le carezzavano le guance. Ricadevano morbidi sulle sue spalle. I suoi occhi non osservavano nulla in particolare. Si spostavano nervosamente. Si richiudevano per istanti lunghissimi. Con la mano destra si tormentava le pellicine attorno alle unghie. Conficcava le unghie nella pelle fino a farla sanguinare. Rhyme penso’ che in questo era simile ad Amelia. Un vizio autodistruttivo. Eppure quanto la invidiava. Prima dell’incidente lui era solito camminare avanti e indietro, ininterrottamente, congetturando. Ora non poteva fare niente. E sfogava il suo nervosismo sugli altri. Era un buon antistress. Lo calmava per un po’. Ora pero’ avrebbe voluto poter conficcarsi le unghie nei palmi delle mani per la frustrazione. Non solo non aveva la minima idea di come risolvere questo caso, ma sembrava non poter contare nemmeno sull’aiuto psicologico e fisico di Amelia, troppo presa a chiacchierare con quel vampiro. Spike.
“E cosi’…tu hai un’anima?”
Il vampiro biondo annui’, rivolgendosi all’attraente donna che gli stava davanti.
“Gia’…beh, non e’ sempre una bella cosa…ma l’ho voluta io, e non me ne pento.”
“Deve fare molto male…insomma, tutti quei sensi di colpa…”
“Quello che me l’ha ridata l’ha paragonata ad una scintilla…una scintilla di vita. Ma i primi tempi era un fuoco incontrollabile. E mi sembrava che mi stesse uccidendo. C’erano tutte quelle voci. E tanti volti. Ma poi Buffy mi ha aiutato ad uscirne…”
Un sorriso triste si affaccio’ sulle labbra di Spike. Amelia noto’ che succedeva solo quando parlava di Buffy.
“Sei in pena per la tua amica?”
“Non voglio che soffra. E’ stata male abbastanza. Meriterebbe un po’ di felicita’…ma quando sembra che cominci a filare tutto liscio, ecco che compare il solito vampiro con le manie di grandezza e rovina tutto…”
“E’ per lei che hai voluto indietro la scintilla?”
Spike alzo’ gli occhi sulla donna. Somigliava un po’ a Buffy. Era piu’ alta, sembrava piu’ dolce, ma le somigliava. Avevano gli stessi occhi. Tremendi e impauriti. Spike ne rimase per un attimo stordito.
“Cosa te lo fa pensare?”
Amelia sorrise. Dio, sorridono allo stesso modo!
“Non per smontarti, ma si vede lontano un miglio che sei cotto di lei...te lo si legge negli occhi…e poi non vedo altra ragione. Solo un uomo pazzo o uno innamorato rischierebbe tanto…”
Spike abbasso’ timidamente lo sguardo.
“Dovro’ imparare a nasconderlo meglio…a lei non piacerebbe leggermelo negli occhi…forse dovrei comprarmi un paio di occhiali scuri…”
Risero lievemente a quella battuta.
“E cosi’ non ne vuole saperne di te?”
“Io sono solo un mostro…con o senz’anima…e una cacciatrice non puo’ amare un mostro…nessuno puo’ farlo…”
Lo disse con una quieta disperazione che tocco’ profondamente Amelia. Gli mise una mano sul braccio. A quel tocco, Spike alzo’ gli occhi su di lei.
“Hey…io non penso che tu sia un mostro…e sai perche’?”
Sembrava una buona mamma che cerca di consolare un bambino. E Spike aveva terribilmente bisogno di essere consolato. Le rivolse un sorriso.
“Perche’?”
La donna gli asciugo’ con una mano una piccola lacrima. Lui non s’era nemmeno accorto di piangere. Doveva aspettarselo. Quando pensava a Buffy gli succedeva sempre.
“Perche’ i mostri non piangono per amore…”
Buffy aveva osservato i due parlare dalla finestra dov’era seduta. Non aveva sentito cosa si dicevano. Ma le erano bastate le immagini. Lo sguardo di Spike. Come quando guardava lei. Anzi, piu’ interessato. E Amelia…era cosi’ bella…quale uomo (o vampiro) non avrebbe perso la testa per lei? Gli occhi verdi, i capelli rossi…alta, slanciata. Con un bel sorriso. Un bel sorriso che stava rivolgendo a lui…si fissavano negli occhi. Sorridevano, parlavano. Buffy giuro’ di aver visto la mano di Amelia sulla guancia di Spike. E si era sentita tradita nel profondo. Ma perche’? era Spike! Aveva tutto il diritto di amare qualcun’altra. Perche’ lei non poteva averla. Lei non avrebbe mai potuto essere sua. Ma, chissa’?, magari Amelia si’. Ma le dava cosi’ fastidio. Avrebbe voluto rimandare quella dannata poliziotta a New York. Con tutto il corredo di attrezzi elettronici e perfettamente inutili. Ma aveva bisogno di loro per trovare Xander. Distolse lo sguardo dai due seduti placidamente su un divanetto. Parlavano. Sempre piu’ vicini. E Spike aveva occhi solo per lei. Era come se Buffy non esistesse piu’. Guardami, guardami, guardami! E lui la guardo’. Si giro’ per un istante verso di lei. E tutto quello che Buffy seppe fare fu abbassare gli occhi, dopo avergli rivolto il solito sguardo di ghiaccio.
Stupida idiota, alza questi maledetti occhi!
Li rialzo’. Ma lui non la stava guardando piu’. Era tornato a fissare Amelia. Gli occhi verdi di Buffy si riempirono di lacrime. Di rabbia. Non avrebbe saputo dire perche’.
In quel momento, fortunatamente, Tom irruppe nella sala chiedendo a tutti di andare da Rhyme. Spike e Amelia si alzarono. Lui non guardo’ nemmeno di sfuggita la ragazza bionda che lo seguiva con gli occhi. Poi, anche Buffy scese dalla finestra ed entro’ titubante nella camera da letto.
Rhyme stava disteso sul letto. Un bicchiere colmo di succo di frutta (“troppo presto per il liquore”, aveva detto Tom rifilandogli un bicchiere di succo d’arancia), dava bella mostra di se’ su di un sottobicchiere posto poco distante dal viso di Rhyme. Una cannuccia gli arrivava a pochi centimetri dalle labbra. Delle belle labbra, penso’ Buffy. Era la cosa che l’aveva colpita di piu’ in Rhyme, subito dopo gli occhi. Quegli occhi cosi’ duri e freddi non sembravano nemmeno appartenere ad un essere umano. Si prendevano gioco della gente. Ridevano di lei. E, insiegabilmente, sembravano chiederle aiuto. Solo a lei. Perche’ loro erano uguali…ugualmente diversi. Le labbra di Rhyme si mossero.
“Allora, Sachs, cosa abbiamo?”
La poliziotta avanzo’ verso Rhyme. Aveva un documento in una mano. Ma i suoi occhi fissavano Rhyme. Sembravano stupirsi del suo sguardo, stranamente gelido. Buffy penso’ che anche lui avesse visto la chiacchierata amichevole (terribilmente amichevole) tra lei e Spike. E si rodeva di gelosia quasi piu’ di lei.
“Stando a quanto raccolto fin’ora abbiamo due ragazzi morti assassinati. Del primo non si sa niente, il caso era ancora nelle mani della polizia locale. Del secondo sappiamo a tutt’oggi che e’ stato…morso da un vampiro. Sul collo. Causa del decesso: dissanguamento. Ora abbiamo aggiunto alla lista anche un caso di rapimento. Xander Harris, ventidue anni, attualmente caposquadra in un cantiere edile. Si presume che il rapimento sia opera di un…vampiro non meglio identificato. Non sono ancora stati effettuati rilevamenti sulla scena del crimine, ovvero l’appartamente numero nove-zero-uno di Mereduth street, a Sunnydale. Non c’e’ nient’altro. Qualcuno dovrebbe andare ad esaminare la scena. Magari potrebbe anche fare altri rilevamenti nella scena numero uno, il vicolo dietro il locale. Potrei…”
Rhyme la interruppe bruscamente. Fisso’ Buffy negli occhi.
“Certamente, Amelia. Summers, vorrei che sia lei ad esaminare la scena.”
Amelia rimase interdetta per un istante. L’aveva chiamata per nome…non lo faceva mai. E aveva intenzione di mandare una civile inesperta ad esaminare una scena al posto suo. Si senti’ bruciare di rabbia.
“Ma…Lincoln! Non puoi mandare una civile ad esaminare la scena di un crimine! E’ un lavoro delicato, non puo’ farlo chiunque! Manda me, come sempre!”
Rispose pacatamente, Rhyme. Come se tentasse di spiegare una lezione semplicissima ad un alunna un po’ tarda.
“Sachs, tu non conosci questa citta’. e non conosci i vampiri e tutto quello che li riguarda. Ti lasceresti sfuggire particolari importanti che una cacciatrice come lei noterebbe subito. E poi voglio proprio vedere come se la cava come poliziotta. Secondo me ha la stoffa della detective…”
Buffy senti’ le guance andare in fiamme. Tom, dall’altra parte della stanza rise scherzosamente.
“Ah, signorina! Si ritenga una delle persone piu’ fortunate al mondo! Lincoln le ha appena fatto un complimento…e le assicuro che non succede tutti i giorni!”
Lei sorrise lievemente. Si senti’ orgogliosa. Di se stessa. E incuriosita. Non aveva mai esaminato una “scena del crimine” come una vera detective. Era una cosa nuova. E la intrigava. Annui’. Rhyme le rivolse un cenno. Guardo’ Mel Cooper. L’uomo si avvicino’ a Buffy, porgendole faticosamente una ventiquattr’ore. Sembrava terribilmente pesante, e Rhyme si aspetto’ che la ragazza la lasciasse cadere, vinta dal peso eccessivo. Invece Buffy prese la valigetta dalle mani sudate di Cooper e la soppeso’ con interesse. La taneva stretta tra le mani come se fosse stata fatta di gommapiuma. Dopo un attimo di smarrimento e stupore, Rhyme chiamo’ il corpulento detective Sellitto, che se ne stava sprofondato su una poltrona.
“Lon, ti dispiacerebbe accompagnare la signorina sulla scena? Hai le chiavi del furgone?”
L’uomo annui’ e si avvio’ verso l’uscita. Rhyme torno’ a rivolgersi a Buffy.
“Non ti dispiace se ti do’ del tu, Summers?”
“No, va bene…Lincol…”
“Mai i nomi di battesimo…portano sfortuna…”
“Ah…”
L’uomo sul letto indico’ con cenno la valigetta che Buffy continuava a stringere con noncuranza.
“Li’ c’e’ un kit completo per analizzare le scene dei crimini. Pinze, buste di plastica, guanti di lattice, torce elettriche eccetera. Dovrebbero esserci anche un paio di cuffie. Indossale prima di cominciare e io ti guidero’ passo passo. La frequenze e’ 7.00. Non sara’ difficile.”
“Bene”
Si avvio’ verso l’uscita per andare a raggiungere Sellitto. Spike fece per seguirla, ma la voce tonante di Rhyme lo trattenne.
“Andra’ da sola. Non avra’ bisogno di te, Spike, fidati. L’aspetteremo qui. Magari bevendo un sorso di scotch.”
Tom sospiro’ esasperato e prese la bottiglia di liquore chiaro. Ne verso’ un po’ nel bicchiere di Rhyme. Ne offri’ a Spike, che bevve due lunghe sorsate. Amelia stava offesa in un angolo, torturandosi le unghie con le unghie. Semplicemente non le andava giu’ di essere stata rimpiazzata. Una fitta di gelosia attanaglio’ anche lei. E nello stesso momento, anche Spike guardava il criminologo pensando allo sguardo che aveva rivolto a Buffy. E la malattia che quel giorno dilagava sembro’ accorgersi anche di lui. E lo invase. Gelosia.
“E’ sempre stato cosi’?”
Sellitto si volto’ verso la ragazza bionda accanto a lui. Un vero bocconcino.
“Oh, a Rhyme e’ sempre piaciuto far saltare i nervi alle persone. E’ il suo secondo lavoro. E’ sempre stato un gran figlio di puttana!”
“Intendevo la parte fisica…”
“Ah, quella…un incidente. Qualche anno fa. Stava esaminando una scena. Avevano trovato un poliziotto morto in una vecchia galleria della metropolitana. Lui aveva insistito per controllare di persona. Nessuno gli aveva detto che la struttura era pericolante. Si e’ chinato sul cadavere. E una trave di quercia gli e’ caduta addosso e l’ha quasi tranciato in due…”
“Mio Dio…”
“Gia’…e’ un miracolo che sia vivo. beh, all’inizio lui non ne era cosi’ contento. Di essere vivo, intendo. Voleva farla finita. Aveva paura che un attacco di disreflessia potesse portarlo ad uno stato vegetativo. Aveva addirittura assunto un tizio per il suicidio assistito. Ma poi e’ arrivata Amelia. E ha saputo tenergli testa. L’ha aiutato. Ora si dedica al suo lavoro giorno e notte. Sempre con lei…”
Buffy torno’ a guardare la strada di fronte a loro. Sellitto guidava piano. Terribilmente piano. Si stava annoiando.
“Tra Rhyme e Amelia c’e’ qualcosa di piu’ che un semplice rapporto di lavoro, vero?”
Il detective si strinse nelle spalle, senza staccare gli occhi dalla strada.
“Rhyme e’ sempre stato molto criptico riguardo la sua vita privata. Non ne so molto. Ma penso che si’, ci sia qualcosa tra loro.”
Non le chiese nemmeno il motivo di quelle domanda. E per lei fu meglio cosi’. Perche’ in fondo non lo sapeva nemmeno lei perche’ glielo aveva chiesto. Semplice curiosita’, forse. Forse. Finalmente il furgone accosto’ al marciapiede. Il condominio di Xander. Buffy Sali’ le scale lentamente. Quarto piano. Il corridoio. Eccolo, interno nove-zero-uno. Sulla porta aperta il nastro giallo della polizia. E una ragazza. Tremante. Piangeva in silenzio. Buffy le si avvicino’. La abbraccio’ forte, cercando di reprimere le lacrime. Anya si stacco’ lentamente da lei. Cerco’ di asciugarsi le lacrime.
“Da quanto sei qui, Anya?”
“Poco…un paio d’ore, forse. Non lo so. E’ venuta anche Willow. E il signor Giles. Buffy, devi trovarlo!”
Era a pezzi, povera Anya. Fino a due giorni prima avrebbe affermato di odiarlo, Xander. E ora piangeva per lui. L’amore non si cancella facilmente. Proprio no. Buffy le prese una mano. Come tremava!
“Lo trovero’, te lo prometto! Lo riportero’ qui!”
Anya annui’, assente.
“Non ero con lui…”
“Non sarebbe cambiato niente, lo sai.”
Anya si strinse forte alla ragazza. Piangeva di piu’, ora.
“Non gli ho nemmeno detto che l’amavo…nonostante tutto…”
“Glielo dirai…quando tornera’, glielo dirai…ora va’ a riposare, piccola.”
La ringrazio’, poi se ne ando’ tristemente. Buffy si inginocchio’ nell’atrio. Apri’ la valigetta e ne estrasse le cuffie. Regolo’ la frequenza.
“Rhyme, ci sei?”
La voce di Rhyme le rimbombo’ nelle orecchie. Il cuore prese a batterle piu’ forte, senza motivo.
“Sono qui, Summers. Dove sei?”
“Nell’atrio del condominio. Davanti alla sua porta.”
“Bene. Entra.”
La ragazza entro’ cautamente nell’ingresso dell’appartamento. Era tutto come l’aveva lasciato lui. Provo’ una voglia irresistibile di piangere, ma si trattenne. Rinforzo’ la presa sulla valigetta nera che stringeva nella mano destra, conscia dello sguardo di Sellitto, che la controllava dalla porta.
“Summers, sei gia’ dentro?”
“Si’.”
“Fermati subito!”
“Che c’e’?”
Si arresto’ impaurita.
“Guarda nella valigetta. Ci dovrebbero essere dei guanti di lattice. Mettili. Accanto ci sono tre elastici per i capelli. Non voglio che la tua bella chioma contamini la scena. Legati i capelli. Gli altri due mettili intono alle scarpe. Cosi’ distingueremo le tue impronte da quelle del vampiro…i vampiri indossano scarpe, non e’ vero?”
La ragazza rise debolmente.
“Si’, la maggior parte. Almeno quelli che ci tengono all’immagine…”
Sistemo’ gli elastici attorno alle scarpe. Si sentiva un po’ ridicola. Ma era un’idea ingegnosa. Aspetto’ altri comandi. Ma dalle cuffie non si sentiva niente.
“Rhyme?”
“Si’?”
“Cosa devo fare ora?”
“Sellitto e’ con te?”
“Alla porta. Mi sorveglia come un mastino affamato…”
Senti’ la risatina di Rhyme.
“Mandalo al furgone. Lavorerai meglio se non ti senti osservata.”
Buffy riferi’ al detective gli ordini di Rhyme. Sellitto annui’ e si avvio’ verso l’uscita.
“Fatto”
“Prendi la torcia nera dalla valigetta. Puntala sul pavimento. Mettera’ in evidenza tutte le impronte presenti. Ricordi il numero di scarpe del tuo amico e di tua sorella?”
Lei ci penso’ su per un istante.
“Si’, quaranta e trent’otto.”
“Bene. Il numero di scarpe puo’ essere importante. Forse. Beh, nei casi normali lo e’. quindi fotografa tutte le impronte che non riconosci. Ci aiuteranno anche a capire la dinamica del rapimento. Se magari il vampiro ha toccato qualcosa. I vampiri hanno impronte digitali, DNA, eccetera, vero?”
“C-credo di si’…cioe’, io non ho mai avuto la necessita’ di prendergli le impronte o campioni di DNA, ma penso che ci siano. Dopotutto sono sempre persone. Morte, ma persone. C’e’ un database delle persone morte?”
“Posso cercare. Qualcosa ci sara’…”
Buffy si muoveva lentamente, puntando la torcia sul pavimento. Rhyme la interruppe.
“Sai come si percorre la griglia, Summers?”
“Percorrere…cosa?”
“E’ un metodo di ricerca degli indizi. L’ho inventato io. Consiste nel camminare per un tratto dell’area in linea verticale, muovendosi con passi di dieci, venti centimetri l’uno, poi ripercorrere il tratto al contrario. Si perde parecchio tempo, ma i risultati sono spesso soddisfacenti.”
Buffy torno’ sui suoi passi. Percorse un breve tratto. Torno’ nuovamente indietro. Solo impronte di Xander e di Dawn. Poi, il raggio della torcia si poso’ su un’impronta nuova, leggermente piu’ grande delle due precedenti. Un quarantadue, quarantatre al massimo. Segui’ le impronte. Ce n’erano tantissime.
“Ci sono, Rhyme!”
“Cos’hai trovato, Summers?”
“Impronte! Diamine, sono tantissime…si sovrappongono a volte.”
“Riesci a leggerle?”
Ancora una volta la cacciatrice non capi’.
“Cosa?”
“Riesci a capire cosa stava facendo guardando le sue impronte? I suoi movimenti?”
“Si’, si’, e’ semplice. E’ entrato correndo. Xander era in cucina. Dawn era vicino a lui. Il vampiro e’ arrivato davanti a Xander. Lui ha fatto un passo indietro. E dawn…”
Segui’ le piccole impronte sinistramente illuminate. Avanzavano. E poi, improvvisamente, retrocedevano, spostando tutto il peso sui talloni. Stava cadendo! L’aveva colpita li’. Ma con cosa?
“Dawn si e’ avventata contro il vampiro. Stupida ragazzina! Lui l’ha colpita. Lei ha barcollato all’indietro. E’ caduta…”
Segui’ le piccole impronte che indietreggiavano. La tenda era stata strappata. Si era appoggiata li’ per non cadere. Ma era caduta. Dietro la piccola poltrona. Buffy scosto’ la tenda. E lo vide. Il volto le si illumino’.
“L’ho trovato!”
“Cosa, Summers? Parla con me…”
“Il vampiro l’ha colpita, ma non con un pugno. E’ una brocca di metallo. Di quelle economiche. Piccola…”
“Summers, non voglio mai sentirti dire che una cosa e’ piccola o grande. Sono dati approssimativi. Una brocca puo’ essere piccola rispetto una casa e grande rispetto una penna. Come vedi sono dati non affidabili. Voglio sentire parlare di centimetri, diametro, materiali!”
Maledizione, Rhyme, ma io che ne posso sapere! Non sono la tua preziosa Amelia!
“Beh, e’ alta dieci centimetri e ha un diametro di cinque. Ma non ne sono sicura.”
“Non importa, niente e’ sicuro…”
“Sicuramente e’ d’acciaio. Abbastanza pesante.”
“Ottimo lavoro, Summers. Apri la valigetta. C’e’ una polilight. E’ una piccola torcia. Puntala sulla brocca. Se ci sono impronte, le vedrai.”
“Non c’e’ bisogno, Rhyme.”
Il criminologo rimase un secondo in silenzio.
“Che vuoi dire?”
“la brocca e’ sporca. Solo in alcuni punti. C’e’ molta polvere, ma il resto e’ pulito. Deve averla lasciata il vampiro. E, tracce di vernice. Rossa. Dev’essersi sporcato quando ha scritto il messaggio nel vicolo.”
Rhyme rimuginava ad alta voce.
“Polvere e vernice. Mani sporche di polvere…in che luogo uno puo’ sporcarsi di polvere tanto da sporcare la superficie di un oggetto?”
Buffy ci penso’ su per un istente.
“Beh, le cripte non sono molto pulite. Spesso sono piene di polvere. Ma non puo’ essere una cripta perche’ Xander prima di essere rapito le ha controllate tutte. In tutta la citta’. e non penso che il nostro amico abbia una tana fuori Sunnydale. Sarebbe troppo complicato…”
“Devi cercare qualcos’altro”
Buffy prese un sacchetto di plastica trasparente dalla valigetta. Mise delicatamente la brocca dentro la busta e la richiuse. La mise a posto e torno’ a muoversi lentamente per la casa. In soggiorno non c’era niente. Impronte di Xander, di Dawn. Ma Rhyme non le permise di passare alla camera da letto. Per arrivarci, il vampiro avrebbe dovuto per forza passare per il soggiorno. Buffy alzo’ gli occhi al cielo. Riprese rabbiosamente a camminare, cercando di restare concentrata. E le trovo’. Altre impronte. Di un uomo che cammina lentamente, portandosi dietro qualcosa. Trovo’ l’impronta delle corde che stringevano Dawn sul pavimento, dove avevano strusciato.
“L’ha trasportata lui…”
“Che hai detto, Summers?”
“Il vampiro! Il vampiro non ha lasciato che Dawn camminasse da sola fino alla stanza da letto e non l’ha fatta trasportare da Xander, perche’ le impronte non coincidono. Quindi l’ha trascinata lui. E per trascinare una persona…”
“…la si deve toccare per forza! Summers sei un genio!”
Un sorriso compiaciuto spunto’ sulle labbra di Buffy. Sulle corde avrebbero trovato delle impronte! Avrebbero individuato l’assassino e scoperto dove era stato seppellito. Poi avrebbero solo dovuto chiedere in giro. Erano vicini alla soluzione!
“Summers, dimmi se le impronte sulla brocca sono buone.”
“Che importa? Abbiamo la corda, no?”
“Voglio anche quelle impronte. Prendi la polilight e dimmi se sono impronte buone. Sai cosa significa?”
“Si’, credo di si’…”
Buffy torno’ in cucina. Apri’ la valigetta e tiro’ fuori il sacchetto di plastica con la brocca all’interno. Poi prese la polilight. Piccola. Mandava una fioca luce violacea. La punto’ sulla superficie polverosa della brocca. E, inspiegabilmente, non vide niente.
“Rhyme…non c’e’ niente!”
“come? Hai detto che l’ha toccata!”
“Si’, l’ha toccata, te l’ho detto, ma c’e’ solo polvere. Niente impronte…”
“Summers, tocca la brocca con il guanto di lattice, poi passaci sopra la polilight…”
La ragazza non capi’, ma fece tutto quello che le era stato chiesto. E rimase di stucco quando noto’ il risultato.
“Oh mio Dio…aveva i guanti! Figlio di puttana!”
“Esattamente. Si tratta di qualcuno che sa fare il suo mestiere. Non e’ uno qualsiasi, giusto, Summers?”
“No…decisamente no…”
“Ok. Vai nel vicolo. Quello dietro al Bronze.”
“Bene. Ti richiamo quando sono li’.”
Poso’ le cuffie nella valigetta. Usci’ dall’appartamento, dopo avergli dato un’ultima, malinconica occhiata. Chiuse la porta. Perche’ diavolo sentiva che quella sarebbe stata l’ultima volta che lo faceva?
Mezz’ora dopo era nel vicolo. Quello dietro al Bronze. Il vicolo degli omicidi. Per terra c’era ancora la scritta in rosso, quella che Spike aveva detto essere scritta con la vernice.
Non pensare a Spike!
Lascio’ Sellitto nel furgoncino. Rimise la cuffie sulle orecchie. L’accese. La voce di Rhyme l’accolse.
“Quanto tempo ci hai messo, Summers!”
“Anch’io sono felice di risentirti, Rhyme!”
“Ok, ok…cosa abbiamo?”
Si guardo’ intorno.
“Un vicolo. Sporco. Lungo una decina di metri. Termina con un muro alto quattro metri. A circa tre dal muro c’e’ una scritta. In rosso. Vernice. Di pessima qualita’, anche. Il testo lo sai gia’. Non penso ci sia molto, qui.”
“Controlla lo stesso”
Il vicolo era misericordiosamente ombreggiato, penso’ Buffy. Tirava una piacevole brezza. Tiro’ indietro i capelli con l’elastico. Prese la torcia per le impronte. Ce n’erano a milioni, tutte diverse. Impossibile stabilire quale fosse il piede dell’assassino. Lo disse a Rhyme. Lui le rispose di non preoccuparsi. Comincio’ a percorrere la griglia. Era a meta’ strada quando senti’ dei passi leggeri dietro di lei.
“Summers, cosa hai trovato?”
Nessuna risposta.
“Summers?”
Ancora niente. Rhyme cominciava a spaventarsi. Un urlo strozzato risuono’ nelle cuffie del criminologo.
“Summers! Tutto bene? Rispondimi!”
Finalmente la voce della cacciatrice suono’ forte e chiara alle sue orecchie. Un po’ ansimante.
“Si’, Rhyme?”
“Che diavolo e’ successo?”
“Solo un vampiro…”
Buffy si aspettava che le chiedesse se stava bene. Ma la voce del criminologo era seccata. La stava rimproverando.
“Hai ucciso un vampiro sulla scena??”
“Gia’, ma e’ stato facile, sto bene.”
“Ma e’ pieno giorno!”
“Il vicolo e’ ombreggiato…”
“complimenti, Summers, hai appena contaminato irrimediabilmente la scena! Tutta quella polvere!”
Buffy si arrabbio’. Premette il microfono contro le labbra.
“Preferivi contaminare la scena con il mio sangue, Lincoln?”
“Non i nomi, Summers!”
“Nomi, cognomi, chi se ne frega! Senti, qui la legge e’ ammazzare o essere ammazzati!”
“Ma non potevi eviatare di combattere sulla scena?”
“Oh, certo, potevo dirgli ‘scusami, tesoro, e’ la scena di un crimine e la sto analizzando, potresti gentilmente uscire e farti uccidere un po’ piu’ in la’?’…dico, ma sei stupido, Rhyme?”
Il detective non sembro’ raccogliere. Parlo’ con la solita freddezza.
“D’accordo, hai ragione, non importa. Hai detto che ti e’ piovuta addosso una freccia. Da dove?”
“Non lo so…”
“Non pretendo che tu lo sappia. Ma l’assassino lo sapeva. Entra nella sua mente, Summers…”
La voce di Rhyme si era fatta piu’ bassa. Sensuale. Buffy se ne senti’ come ipnotizzata.
“Che…vuoi dire, Rhyme?”
“Pensa come lui. Guarda come lui…diventa lui. C’e’ un confine sottile nella testa di un poliziotto, che divide il cacciatore dalla preda. Alcune persone, alcune persone molto dotate, riescono a passare da un ruolo all’altro. Tu hai questa potenzialita’. Varca quel confine.”
Buffy sapeva di volerlo fare. L’aveva fatto diverse volte. E ne era rimasta sconvolta. A volte, durante la caccia, cominciava a pensare non come la cacciatrice, ma come il vampiro. E rimaneva profondamente scossa nello scoprire quegli istinti che credeva che in lei fossero sopiti. Voleva farlo, aveva una strana attrazione per quello che c’era oltre quel confine, una macabra, crudele attrazione. Ma sapeva che era terribilmente pericoloso. A volte i due mondi si fondevano.
“Non posso Rhyme. Non sono sicura di poterlo controllare…”
“Ti riportaro’ indietro, Summers. Ci pensero’ io. Pensa come lui…”
E Buffy si lascio’ sedurre da quella voce. Chiuse gli occhi, permettendo ai suoi istnti piu’ nascosti di venire fuori. Senti’ un’ondata d’odio profondo scuoterla. Avverti’ il bisogno di fare del male.
Sono un vampiro…un vampiro orribilmente intelligente…
Apri’ gli occhi, sconvolta eppure attratta da cio’ che provava. La voce di Rhyme le permise di lasciarsi andare del tutto. Non era piu’ Buffy Summers. Ora era un vampiro spietato. Sadico. E, una piccola parte di lei ancora ancorata a Buffy, le gridava che conosceva questo vampiro! Che avrebbe dovuto saperlo!
“Sei in lui, Summers…cosa stai pensando?”
“Devo uccidere…devo uccidere gli uomini della cacciatrice…”
“Perche’?”
Lei ci penso’ su un attimo, il quesito le rimbombava nelle orecchie…perche’?...perche’?...
“Devo vendicarmi…”
L’aveva detto senza pensarci. Non era stata lei a dirlo, ma il vampiro che aveva liberato da quell’angolo nascosto dentro di lei. Il vampiro che Rhyme aveva liberato.
“di che cosa? Per quale motivo vuoi vendicarti?”
Buffy penso’ a tutti i possibili moventi. Per cosa avrebbe voluto vendicarsi, lei?
“Mi ha fatto del male…la cacciatrice mi ha fatto del male…quando ero vivo…”
Si accorse di stare dicendo una cosa senza senso. Lei non faceva del male agli uomini. Non ai vivi. Ma sapeva, era certa di essere sulla strada giusta.
“Bravissima, Summers! Ora tu sei un vampiro…devi lanciare una freccia alla cacciatrice, senza colpirla. Come fai?”
“Io…non voglio solo lanciarle la freccia…voglio guardarla…voglio vederla capire…soffrire. Voglio fare in modo di vederla senza essere visto…”
Buffy si guardo’ intorno, spaesata. Il suo sguardo si poso’ sulla terrazza di un palazzo dietro il Bronze. Da li’, chiunque avrebbe potuto lanciare frecce senza essere visto. Che strano, non ci aveva nemmeno fatto caso, prima…
“Ok, Summers, torna fra noi. Torna ad essere Buffy.”
La ragazza scosse la testa, forte, finche’ quei terribili pensieri non cessarono. Era stato terribile. Si sentiva sporca. Decise che non l’avrebbe fatto mai, mai piu’. Era troppo imprevedibile.
“Rhyme. Sono qui. Sono io.”
“Sei stata magnifica! Non ho mai visto nessuno varcare quel confine come te! Perfetta!”
Buffy sorrise pensando allo choc che Amelia stava provando sentendo queste parole. Non doveva essere abituata a sentirsi superata.
“Hai capito da dove ha lanciato la freccia?”
“Si’…io…penso di si’. Una terrazza, un palazzo appena dietro al Bronze. Non c’avevo fatto caso. E’ nascosto da alcuni alberi, dietro il muro. Ma e’ un posto perfetto. Ci vado subito.”
Non chiamo’ nemmeno Sellitto. Corse verso il condominio, lo apri’ con un calcio e sali’ le scale piu’ in fretta possibile. La terrazza era chiusa da una pesante porta di vetro e ferro arrugginito. Un calcio potente la sradico’ dai cardini. La porta cadde sbattendo contro il pavimento piastrellato della terrazza. Fece qualche passo. Evidentemente l’assassino non si aspettava un suo arrivo li’, perche’ non aveva tolto niente. C’erano i guanti di pelle (non di lattice, sembravano quelli militari), un fucile di precisione, una balestra di legno e una faretra di frecce. Diversi fogli erano ammassati sul pavimento, in un angolo. Due barattoli di vernice rossa erano nell’angolo opposto. Uno era vuoto, l’altro era pieno per meta’. Un pennello dalle setole grosse sporgeva da quest’ultimo barattolo. E poi, come a formare un percorso, delle pietre. Grosse, squadrate, scure. Le aveva gia’ viste, solo non ricordava dove…accanto alle pietre c’era uno spiedo insanguinato. Buffy spero’ fosse solo vernice. In effetti, dopo aver annusato il liquido denso e rosso, si accorse che era solo vernice. Ce n’erano dieverse gocce. Avevano tutte una forma strana. Sembravano preparate. In un primo momento non capi’ la strana forma. Non diede importanza alla cosa. Giro’ attorno alle pietre. Rabbrividi’. C’era un’altra foto. Era stata strappata. La parte restante raffigurava lei. Era stata scattata anni prima. Forse al primo anno di universita’. Di notte. O forse di giorno in un posto buio. Magari al Bronze. Lei non stava guardando l’obiettivo. Una foto rubata. Doveva esserci qualcuno vicino a lei. Si vedeva uno scorcio di maglione verde. Niente di piu’. La raccolse, le mani avvolte nei guanti di lattice. La giro’. Inchiostro nero.
“3 A 0 PER ME, A QUANTO PARE…TI RIMANE UN ULTIMO TIRO…CHI FARA’ CANESTRO, MICETTO?”
Buffy leggeva, e ad ogni lettera il suo stomaco si stringeva sempre di piu’…il vampiro sapeva che lei avrebbe trovato quel posto? Sapeva che sarebbe riuscita ad indovinare il luogo da cui era stata sparata la freccia? E tutte quelle armi? Perche’ erano li’? erano indizi? La foto…chi rappresentava? E poi…Dio mio, perche’ tre a zero? Non aveva ancora acceso le cuffie. Ma non le importava. Poi senti’ quel rumore…un leggero, quasi impercettibile cigolio di cardini. Ma non proveniva dall’entrata. C’era uno stipetto, li’ davanti a lei. Per le scope. Decise di dare un’occhiata. Si avvicino’ piano, mentre il cuore le rimbalzava fino in gola.
Lincoln Rhyme aspettava preoccupato notizie di Buffy. Girava ansioso gli occhi verso il computer. Sperava di sentire da un momento all’altro il leggero ‘clic’ delle cuffie. Ma il suono non arrivava. Buffy sembrava essersi eclissata. Un quarto d’ora…quindici dannati minuti! Cominciava a preoccuparsi. Non era normale. No, per niente. Nessuna notizia nemmeno da Lon. Guardo’ Spike. Guardava a disagio fuori dalla finestra. Amelia continuava a lacerarsi la pelle con le unghie. Ogni tanto rivolgeva a Rhyme uno sguardo offeso. Rhyme sapeva come si sentiva. Messa da parte. Forse aveva ragione. Ma non si era sentito tranquillo a mandare la sua donna incontro a mostri e vampiri. Buffy li affrontava ogni giorno, ma lei…
Buffy era davanti lo stipetto. Afferro’ con forza la maniglia. Esito’ per un istante. La mano era scivolosa e sudata. Tremava tutta. Aveva paura di cosa avrebbe potuto trovare li’. Una balestra con una freccia pronta a conficcarsi nel suo stomaco? Una pistola? Un barattolo di vernice rossa? Un’altra maledetta foto? Si fermo’ un momento. Lascio’ la presa dalla maniglia.
Spike se ne stava alla finestra, apparentemente tranquillo. Apparentemente. Ogni minimo rumore gli faceva girare di scatto la testa. Si aspettava da un momento all’altro di vedere il furgoncino di Sellitto. E i minuti passavano. Lentamente, gocciolanti. Come se andasse tutto al rallentatore. E Spike odiava il rallentatore, perche’ nei film preannunciava sempre catastrofi. Morte. Le pugnalate venivano sempre date al rallentatore. La morte del buono era sempre rallentata. Non aveva nessuna intenzione di perdere Buffy…non di nuovo. Sarebbe stato troppo…
Buffy aveva smesso di congetturare. Se non apriva quella dannata porta non avrebbe mai saputo cosa c’era al suo interno. Il cigolio continuava. Monotono. Insistente. Curioso. Afferro’ saldamente la maniglia e la giro’. Un respiro. Il tempo di prendere fiato. Controllare il suo cuore che andava capricciosamente a mille. Poi spalanco’ la porta. Qualcosa di pesante le piombo’ addosso, togliendole il respiro.
Venti minuti. Rhyme chiamava e non rispondeva altro che silenzio. Deprimente, pericoloso silenzio. Rotto solo dal ronzare dei macchinari. Rhyme convinse Tom a versargli un altro po’ di scotch. Spike se ne verso’ mezzo bicchiere. Se non beveva sarebbe impazzito. Improvvisamente, un sonoro e agitato ‘clic’ fece balzare il cuore in gola ai due uomini presenti. Tesero l’orecchio. Rhyme stava per parlare, ma Spike lo precedette.
“Buffy! Dio mio, tutto bene?”
Rispose, con sorpresa generale, un Sellitto ansimante.
“Rhyme, maledizione sono io…”
Rhyme urlo’ nel microfono, troppo distante da lui.
“Lon! Che significa? Dov’e’ Buffy?”
L’uomo rimase per un secondo in silenzio.
“Lon!”
“Rhyme...io…ha gridato…”
Spike strappo’ il microfono e le cuffie dalla testa di Rhyme.
“Cosa? Do-dov’e’? dove diavolo e’?”
“E’ salita su quel terrazzo. Mi ha detto di restare al furgone. Non ho sentito niente per un po’. Poi…ha gridato, Rhyme. Forte. Un grido lacerante. Non sembrava nemmeno umano. Io non posso salire. Se fosse uno di quei cosi…”
Spike aveva lanciato il microfono ad Amelia. Aveva preso lo spolverino dall’attaccapanni e si era fiondato fuori dalla camera. Se avesse avuto un cuore, in quel momento gli sarebbe di certo scoppiato. Correva a piu’ non posso. Piu’ forte di quanto avesse mai corso. Non pensava a niente. Se avesse pensato sarebbe crollato li’, sull’asfalto. Piccola…si chiese se fosse troppo tardi. In meno di cinque minuti arrivo’ al furgoncino di Sellitto. L’uomo armeggiava con un cellulare. Forse stava cercando di chiamare Rhyme. Quando vide il vampiro si fece avanti per salutarlo, ma Spike, troppo impaurito per preoccuparsi di essere gentile, lo sposto’ senza mezze misure. Sali’ i gradini a quattro alla volta, rischiando piu’ volte di inciampare. Eccola li’, la porta. Buttata giu’. Da Buffy, spero’ con tutto il cuore. Fuori c’era il sole, ma lui fece come aveva fatto prima. si mise il suo bel cappotto sulla testa e corse fuori. Nessun rumore. Non c’era nessuno, tranne…oh, no!
C’era un corpo, riverso sulle piastrelle del pavimento. Spike cerco’ di guardare attraverso il velo spesso di lacrime che gli appannava la vista. Guardo’ meglio il corpo. No, non era quello di Buffy. Ma allora lei dov’era? Usci’ ancora un po’, incurante del sole che ustionava le sue mani. E allora la vide. Stava tremante, bianca come un lenzuolo, accasciata accanto a quel corpo morto. Non piangeva. Stringeva i pugni, cosi’ tanto che le unghie le erano penetrate nei palmi, facendoli sanguinare. Non sapeva se tirare un sospiro di sollievo perche’ Buffy era viva o scoppiare a piangere per lo stato in cui si trovava.
“Buffy…”
Lei alzo’ lo sguardo su di lui. Non l’aveva mai vista cosi’ piena di odio e rabbia e frustrazione. E disperazione. Cosi’ tanta da essere quasi palpabile. A Spike sembrava di poterla toccare.
“Spike…e’…e’…”
Spike si inginocchio accanto a lei. Li’ c’era un po’ d’ombra. Si tolse lo spolverino dalla testa. Lei tremava cosi’ tanto da convincere Spike che aveva freddo. Avvolse la giacca attorno alle sue spalle. Continuava a stringere i pugni. Un rivolo scarlatto le colava sul pantalone. Spike le prese delicatamente le mani. Le apri’. Brutte ferite. Si era fatta cosi’ male quasi senza accorgersene. Lei lo guardo’ con una tristezza infinita, che commosse anche lui.
“Spike…e’…”
Lui le mise un dito sulle labbra. Non doveva sforzarsi a parlare in quelle condizioni. La strinse forte, cercando di darle un po’ di conforto. Lei si lascio’ stringere. Finalmente scoppio’ a piangere. Fu come se una diga si fosse rotta. Bagno’ la maglietta di Spike. Ma a lui non importava. La tenne cosi’, stretta a se’ per un tempo che parve infinito. La lascio’ sfogare. E lei pianse, grido’, giuro’ vendetta, mentre Spike tentava invano di consolarla, la asciugava le lacrime, le carezzava i capelli. Sempre stretto a lei, le prese le cuffie dalla testa. Regolo’ la frequenza.
“Rhyme…”
“Spike! Che succede, tutto bene?”
“Buffy e’ qui.”
Il criminologo tiro’ un sospiro di sollievo.
“Meno male…”
“Ma…”
Non riusci’ a finire la frase. Rhyme strillo’ nelle cuffie. Sembrava sinceramente preoccupato.
“Ma…?”
“E’ morto, Rhyme…”
Spike guardo’ il corpo riverso accanto a loro. Due occhi morti fissavano il cielo infinito, senza espressione. Sul collo due buchi. Piccoli piccoli.
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