| Lascia Che Ti Racconti...(Prologo)October 27 2004 at 6:20 PM No score for this post | **Siren** (no login) |
| qst storia nn e' mia, ma l'ho trovata cosi' bella ke nn ho potuto fare a meno d postarla. l'autrice vera e' Marysue, e a lei vanno tutti i complimenti.
ed ora...
ke sarebbe successo se Angel, quella fatidica notte,in Cina, avesse fermato Spike, impedendogli d uccidere la sua prima cacciatrice? |
| | Author | Reply | **Siren** (no login) | 1 - Lascia Che Ti RaccontiNo score for this post | October 27 2004, 6:24 PM |
i xsonaggi non sono miei, ma appartengono tutti a joss&company, anke xkè se fossero appartenuti a me il telefilm sarebbe finito in maniera molto diversa...ma lasciamo perdere.
Summary: Spike inizia a raccontare a Kate come una sola decisione presa contro il suo volere abbia condizionato la sua vita...
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Los Angeles, 2001
Angel.
Si, Angel.
Kate non sapeva nemmeno se desiderare di più che fosse lui, alla porta, o che non lo fosse.
Forse, desiderava entrambe le cose.
E, come sempre, non poteva averle.
Come non aveva potuto salvare sue madre.
Come non aveva potuto ottenere la stima di suo padre.
Come non aveva potuto diventare una brava poliziotta.
Come non aveva potuto combattere il male, finendo col lasciarsi manipolare da esso.
Come non aveva potuto capire.
Come non aveva potuto avere degli amici, o una famiglia.
Come non aveva potuto impedirsi di distruggere la sua stessa vita, e come ora non poteva più riaverla indietro.
Come non poteva riavere indietro Kate.
La Kate che era stata.
Quella che aveva creduto di fare qualcosa.
Prima di un caso come gli altri, prima di due occhi intensi.
Prima di Angel.
La Kate che di notte riusciva a dormire, la Kate che aveva tutte le risposte.
La Kate che avrebbe riso in faccia a chiunque le avesse detto che un giorno sarebbe stata talmente disperata da vuotare un flacone intero di sonnifero, innaffiandolo d’alcool…
O talmente debole…
O talmente vigliacca…
O talmente stupida…
O talmente sola…
O talmente spaventata…
O talmente stanca…
La Kate che ingoiava le sue emozioni, che soggezionava i colleghi più giovani e le reclute, e non questa… creatura patetica, riflessa impietosamente dallo specchio.
Pallida, tirata, le occhiaie scure e l’espressione spenta che parevano smentire il fatto che fosse già passato quasi un giorno da quando lui era venuto .
Da quando l’aveva salvata.
E lei gli aveva chiesto di andarsene.
Perché non aveva il coraggio di guardarlo negli occhi.
Perché si vergognava troppo di se stessa.
E ora il campanello suonava, e lei non sapeva se desiderare più che fosse lui o che non lo fosse.
Fissò le iridi chiare di quella donna allo specchio, e si chiese cosa gli avrebbe detto se fosse stato davvero Angel…
Si chiese se lo avrebbe solo ringraziato, oppure avrebbe lasciato che quel macigno che le opprimeva il cuore si sciogliesse… e gli avrebbe spiegato perché…
Se c’era un perché… un altro che non fosse la sua triste debolezza…
E si chiese se magari non le sarebbe bastato voltarsi… di nuovo…
Si chiese se magari lui non era già dietro di lei… e la osservava, come poche ore prima…
Ma non era così, naturalmente.
Sarebbe stato troppo facile…
E nella sua esistenza nulla era mai stato facile… tranne sbagliarsi…
Era lei a diversi muovere.
Lei a dover accendere il fuoco per bruciare la sua anima.
Come aveva fatto quando aveva deciso di credere in lui, e aveva continuato a farlo, nonostante tutto, nonostante fosse la sua stessa mente a non volerlo.
O quando gli aveva puntato addosso una pistola.
Lei doveva aprire le porta della sua vita.
Per cui, poteva aprire anche quella di casa.
Non era lui.
Non era Angel.
Ma era un Vampiro.
Come lui.
Più giovane di lui.
Magro, nervoso, con corti capelli ossigenati, zigomi affilati e penetranti occhi grigio-blu.
Kate lo conosceva.
E aveva già visito l’espressione cupa del suo volto.
Kate sapeva il suo nome.
E sapeva chi era.
Per un secondo, rimase a guardarlo, la mano ferma sulla maniglia. Poi si voltò, lasciando aperta la porta.
"Entra." Mormorò.
E Spike entrò.
Entrò dietro di lei, chiudendosi la porta alle spalle.
Isolandola dal mondo.
Kate Lockley, ex detective della omicidi, ex prima allieva all’accademia, ex signorina sicurezza in se stessa e nelle proprie capacità, ex tentativo di suicidio, e William il sanguinario.
Lo specchio di un perfetto tentativo di finire ciò che aveva cominciato.
Si lasciò cadere sul divano, abbandonando la testa all’indietro, senza guardarlo, improvvisamente così esausta che le pareva di non riuscire nemmeno a muovere un muscolo.
"Ti ha mandata per me?" Chiese in un soffio.
Il vampiro le passò di fianco, e volgendole le spalle scostò leggermente le tende di una finestra, e guardò oltre, in strada.
O, almeno, sembrò farlo.
Trascorse quasi un minuto prima che si voltasse, un ‘espressione indecifrabile sul volto serio. Più serio che nella maggior parte delle volte in cui Kate lo aveva visito… ma non in tutte.
"Non è stata certo un ‘idea mia!" Dichiarò, con la sua voce bassa e forte. "Ero occupato in qualcosa di molto più piacevole che venire qui e guardare la tua bella faccia!
Ma sai com’è fatto Angel!
Si preoccupa del mondo intero, anche se stavolta" Continuò, fissandola ." pare proprio che non avesse tutti i torti… "
Kate fissò gli occhi nel vuoto, senza rispondergli.
Chiedendosi perché mai le sue parole, e l’insolenza con cui le aveva pronunciate non suscitassero in lei nessuna rabbia e nessuna umiliazione.
E rispondendosi che, forse, era arrivata troppo al limite anche per quello.
O magari, semplicemente, perché era la verità.
"Digli che sto bene.. " Mormorò piano.
"Oh, si, si vede!" Esclamò lui, prendendo un pacchetto di sigarette dalla tasca del suo lungo spolverino di pelle nera. "Hai un aspetto favoloso, il ritratto della salute… dopo che è passata per un frullatore elettrico!"
"Ti spiacerebbe non fumare! Mi appesterai la casa!"
Lui mugugnò, accendendosi la sigaretta fra le labbra.
" Come no! Dovessi mai affievolire questo meraviglioso afflato di alcool!
Non dirmelo, Angel mi ha buttato giù dal letto perché l’orgoglio del distretto di polizia si è messo a bere per dimenticare e ha perso il conto dei bicchierini?!
Carino… la prossima volta, ricordatemi di spaccargli il muso… o almeno di provarci!"
"Non sono più un poliziotta… " Soffiò Kate, sollevando le gambe sul divano. " e non volevo dimenticare… volevo uccidermi…"
Lo fissò, cercando una reazione nei suoi occhi chiari. Ma non ne vide.
Non vide assolutamente nulla.
Avrebbe dovuto pensare che fosse normale… dopotutto, lui era un demone, cosa poteva importargli di un essere umano…
Ma Kate sapeva che non era così.
Lei lo aveva visto…
Lo aveva visto preoccuparsi per un essere umano.
Lo aveva visto amare un essere umano.
Eppure, i suoi occhi erano pozze azzurre mentre prendeva una boccata di fumo e aggirava la poltrona davanti a lei, sedendosi poi lentamente.
"E le due cose… " Mormorò, spegnendo la sigaretta nel suo piattino di vetro verde." Erano conseguenti o soltanto contestuali?"
Kate aggrottò la fronte.
"Parli come uno scrittore…"
"Oh, davvero?!" Fece lui, inarcando le sopracciglia.
"Si…"
"Sei molto intuitiva… è una cosa che ho sempre pensato …"
"E allora perché mi sembra che tu pronunci intuitiva ma voglia dire idiota?"
Spike si tese in avanti, appoggiandosi ai braccioli della poltrona.
"Sei giovane, sei forte, non stai morendo di fame… " Scosse le spalle. " Idiota è il minimo!"
Kate distolse lo sguardo.
Un ‘idiota… quante volte se lo era ripetuto negli ultimi giorni, nelle ultime ore?
Un ‘idiota…
Una patetica idiota…
"Vorrei che non avessi ragione…"
"Un ‘idiota onesta…"
"E vorrei che te ne andassi…"
Spine fece una smorfia, e un attimo dopo si alzò, allargando le braccia.
"Non c’è problema!" Esclamò, ma cambiò idea subito dopo, e sul suo volto si dipinse un ‘espressione che era uno strano miscuglio di delusione e divertimento. " Anche se, a pensarci bene, non mi piacerebbe finire fra le mani di Angel se tornasse da Sunnydale e trovasse che non ho fatto la brava baby sitter!"
Si tolse lo spolverino, gettandolo sullo schienale della poltrona, e tornò a sedersi, mettendosi comodo e fissandola come se dovesse spuntarle da un momento all’altro una seconda testa.
Con uno sguardo da " centenario pieno di risposte" che, finalmente, ebbe il potere di penetrare attraverso il muro di apatia che la circondava… o fu l’insolenza dei suoi occhi a farlo?
Strinse le labbra, sentendosi vitale per la prima volta dacchè Angel l’aveva lasciata.
" Che cose vuoi da me, Spike?" Scattò." Perché continui a provocarmi?"
Di nuovo, lui sollevò le sopracciglia, e di nuovo parve stupito del suo intuito.
"Forse" Mormorò piano, sfiorando il bracciolo con la punta delle unghie, vistosamente dipinte di nero." perché non mi piace trattare con un’ameba?!"
"Ah, piantala !" Gridò quasi Kate, scattando in piedi. " Che cosa vuoi che faccia?
Che urli, che strepiti, che mi strappi i capelli dalla testa?!
Che pianga?"
Spike sembrò pensaci sopra.
" Preferirei le grida, ma se a te vanno meglio le lacrime…"
"Perché ?" Esclamò Kate. " non cambierebbe nulla…"
Tornò a cadere sul divano, prendendosi la testa fra le mani.
" non cambierebbe quello che ho fatto… non cambierebbe quello che sono…"
" Un ‘isterica?"
Lai alzò gli occhi.
"Una cosa."Mormorò, e si disse che quello cera proprio il momento giusto per mandarlo via… o per scoppiare a piangere.
E invece non fece nessuna delle sue cose.
" Sono solamente una cosa…" Ripeté. "Un oggetto… che fino a poco fa non sapeva neanche di esserlo …
La squallida imitazione di un essere umano…"
Scoppiò a ridere, senza guardarlo, gli occhi fissi su ciò che era accaduto nei giorni precedenti, e di cui non aveva mai parlato con nessuno…
"Non è assurdo?!
Ero così sicura!
Così fiera di quello che facevo!
Mi vedevo come un’ amazzone salvatrice di innocenti… e chiunque avrebbe dovuto passare sotto le forche del mio giudizio…
E invece mi hanno sempre usata…
Come un burattino, come una bambola senza ragione.
Inseguivo Angel, cercavo un motivo per odiarlo, mi ripetevo che era un mostro, e invece erano loro ad usarmi contro di lui…"
"Angel!" Esclamò Spike,." Dovevo immaginarlo che la colpa era sua, in un modo o nell’altro!"
La sua voce era bassa, piena di ironia tagliante, e fu sorpreso quando Kate gli si rivoltò contro, raddrizzandosi a sedere e sfidandolo con i propri occhi chiari.
"Sua!" Gridò. " No!
Non sua, mia!
Mia, lo capisci!
Mia!
Mi sono fatta usare!
Mi sono fatta trasformare in un oggetto e non ho mai capito niente!
Mai!
Dal momento stesso in cui ho conosciuto Angel mi hanno usata come un ‘arma contro di lui!
Hanno ucciso mio padre, mi hanno buttato sotto gli occhi tonnellate di prove, documenti, false soffiate… hanno fatto in modo che mi affidassero i casi giusti, mi hanno messo costantemente sulla sua strada perché lo danneggiassi! Perché gli impedissi di fare il suo lavoro!
Perché diventassi un ostacolo che non si poteva limitare a impalettare e via!
Hanno… costruito tutto!
Mi hanno fatto lavorare agli omicidi di Penn, chiudendo la bocca al mio capo quando le mie " teorie" su Angel erano diventate troppo assurde, e poi, quando nemmeno questo è bastato per farmelo odiare, quando ho continuato a … chiudere un occhio su quello che lui faceva… quando non sono state un … cucciolo abbastanza bravo a mordere, hanno pensato di uccidere mio padre… di coinvolgerlo in uno dei loro giri schifosi e poi farlo ammazzare da due vampiri!
E io ho scaricato su Angel tutto il mio senso di colpa!
Tutta la mia frustrazione e la mia impotenza per non essere riuscita a salvarlo!
Perché ero troppo debole per accettare che fosse successo, e che fosse stata colpa mia… perché avevo bisogno di qualcuno da incolpare!
Lui era l’unica persona che avevo… e non l’avevo salvata…
E l’assurdità è che è colpa mia molto più di così! Perché lui è stato ucciso sono perché io potessi odiare Angel!
Solo… perché era mio padre…"
Boccheggiò, senza fiato per la violenza del suo sfogo, mentre davanti a lei Spike continuava guardarla, con la schiena appoggiata alla poltrona.
E non c’era scherno nei suoi occhi, ne disprezzo
Non c’era niente di tutto ciò che le aveva reso la propria immagine riflessa nello specchio.
Quello che Kate lesse in quegli occhi era qualcosa di incoerente, quasi impossibile da accettare sul volto di un demone.
"Guardami…" Continuò. "Mi dico che avrei dovuto essere davvero un bravo poliziotto… che non avrei dovuto lasciar perdere tante volte, che avrei dovuto indagare davvero su Angel, fermarlo davvero, arrestarlo davvero tutte le volte che ne ho avuto una ragione, perché così ora mio padre sarebbe vivo… ma io sarei disperata perché mi sarei fatta usare per distruggerlo… non l’ho fatto e invece mi tormente perché questo ha portato all’omicidio di mio padre!
Sono sempre stata senza scampo!
E il risultato è che mio padre è morto, mentre Angel ha dovuto vedersela anche con la mia assurda acrimonia!
Ho fallito!" Gridò." Ho sempre fallito!
Ho distrutto la mia vita con la mia stupidità e adesso non c’è più niente…
Credevo di essere una brava poliziotta, credevo di essere almeno stimata per questo, e invece non ero nulla!
Mi hanno buttata fuori enumerandomi uno a uno ogni mio errore, e poi sono stata rapita, e quella dannata donna ha riso mentre mi elencava tutte le volte in cui ogni mia mossa è stata pilotata, e mi ha minacciata , e le sue parole mi sono entrate nel cervello…
E quando sono tornata a casa avevo paura… paura della mia stessa ombra…"
"Darla…" Sussurrò Spike, ma Kate non lo sentì nemmeno.
Si alzò di nuovo dal divano, di scatto, e raggiunta la consolle vicina al muro afferro la scatola di cartone rosso che ci aveva posato sopra il giorno prima , allungandola verso di lui, mostrandogleila.
"Ecco!" Esclamò. " guarda!
Questa è tutta la mia vita!
Il mio lavoro, i miei progetti, il mio… delirio di grandezza… niente!"
La gettò a terra, e gli oggetti che una volta erano stati sulla sua scrivania sobbalzarono all’interno.
"… niente…"
Tornò a sedersi, fissando le sue mani vuote, mentre la rabbia, lentamente, scemava, trasformandosi nuovamente in angoscia.
" Avrei potuto vivere con la paura… con le minacce... ma questo… la consapevolezza di non essere più neanche un persona… di avere fatto del male a Angel…e così ingiustamente…"
Sollevò gli occhi, incontrando nuovamente quello chiari di Spike.
"E tu credevi che volessi dare la colpa a lui… di nuovo…
Lui mi ha salvata… e io non ho avuto nemmeno il coraggio di guardarlo… non ho avuto il coraggio di fissarlo negli occhi e chiedergli scusa…
Sono stata troppo vigliacca… tanto vigliacca da credere di poter scappare con… con una scatola di pastiglie!
La conclusione patetica di un ‘esistenza patetica!"
Abbassò la testa, e senza che nemmeno se ne rendesse conto la mano le scivolò al lato del collo, fino a sfiorare distrattamente il segno sulla sua pelle, il segno di Angel, cominciando ad accarezzarlo, come infinite volte le era già accaduto dacché l’aveva morsa.
" Come ci si può tirare fuori da questo…" Mormorò. " Mio Dio, ho commesso errori troppo gravi…
Non riesco neanche a … pensare di potermi alzare, domani, e sapere quello che mi hanno fatto e quello che ho fatto io…"
Strinse le mani, e aspettò che Spike parlasse, ma lui non lo fece.
E, del resto, perché mai avrebbe dovuto?
Lei… lei non sapeva nemmeno perché gli avesse detto quelle parole… perché gli avesse aperto una porta nella sua anima che non aveva mai fatto sbirciare a nessuno… nemmeno ad Angel.
Forse, perché , in quel momento, Spike era lì, mentre Angel non c’era… o perché non c’era nessun altro… in tutta la sua vita…
O solo perché l’aveva provocata, distruggendo un muro che Kate non sapeva più riparare.
Era assurdo.. ma cosa non lo era nella sua esistenza?
" Che bello… " La voce di Spike la scosse, facendola trasalire. " si prospetta proprio una serata interessante…"
Lei sospirò, abbandonandosi nuovamente sui cuscini.
" Perché non te ne vai a casa…
Di a Angel che sto bene… che non ci riproverò se è di questo che ha paura…
Una follia di commette una volta, non due di seguito…"
"Sottovaluti il genere umano… Kate…. "
Aveva esitato prima di pronunciare il suo nome, come se non sapesse se farlo o meno, ma fu un attimo, così rapido che Kate pensò di averlo solo immaginato.
" O forse sopravvaluto me stessa…" Ingoiò."Oh, Dio…mi sembra di affondare nel fango, e che non riuscirò mai più respirare liberamente…"
Inaspettatamente, sul volto di Spike si disegnò un sorriso , e lui scosse la testa, strizzandosi gli occhi con le dita.
All’anulare della mano sinistra, l’anello che portava sempre, e che Kate gli aveva notato fin dalla prima volta che lo aveva visto, scintillò leggermente in un balugino d’argento.
Si era sempre chiesta perché lo portasse.
Era un anello particolare, a cui di solito si attribuiva un significato speciale.
Un anello identico a quello di Angel.
Una Claddagh.
Una contraddizione in termini, al dito di un Inglese.
"Già… " Mormorò il vampiro, senza smettere di sorridere. " conosco la sensazione…"
" Davvero?" Kate sollevò il volto.
Lui non le rispose.
Senza girarsi, affondò la mano nella testa dello spolverino e tirò fuori il pacchetto delle sigarette. Poi ne prese una e l’accese, portandosela pigramente alle labbra.
" credi di essere caduta in basso… " Disse, appoggiandosi allo schienale della poltrona, con una sottile voluta di fumo che gli sfuggiva dalle labbra pallide, e i suoi capelli che sembravano quasi bianchi in contrasto con la pelle nera dello spolverino. " Bè, lascia che ti racconti una storia…"
Kate lo guardò, stupita.
"Una … storia? " Ripeté.
" Già. Una storia… ma non il genere di storia che si racconterebbe ad un bambino. "
Prese un ‘altra boccata, e Kate si stupì a non desiderare nemmeno più che la spegnesse.
" Una storia… come potrei definirla…" Un altro sorriso gli salì alle labbra. " una storia di cadute e risalite…"
" Chissà perché…" Mormorò lei. " ho l’impressione che sia anche una storia vera…"
"Già… e si tratta di una strana… strana storia…"
Pechino, 1900
Il tempio era cremisi.
Come inondato di sangue.
Illuminato dalle fiamme tenui delle candele e dal fuoco che devastava le strade, come un mostro richiamato alla vita che chiede nutrimento per placare la sua fame.
Urlando, contorcendosi, riversandosi, attraverso le finestre, nella grande stanza fatta per pregare.
Portando come tributo l’odore acre del legno bruciato, e del fumo che copriva la città.
Confondendosi nelle onde inarrestabili del dolore, nelle grida terrorizzate delle vittime, nelle urla di guerra dei carnefici, nello scorrere del sangue che innaffiava quella come innumerevoli altre notti.
Pechino stava bruciando, fuori dal tempio, e si divincolava disperatamente nell’ inutile tentativo di sottrarsi alla follia degli uomini.
Cinesi contro Occidentali, tradizione contro innovazione, impero contro imperialismo.
Follia, come "lui" aveva visto centinaia di volte.
Follia umana, con migliaia di motivi e nessuna ragione.
Solo uomini contro uomini.
Sangue che si mischiava a sangue.
Uguale.
Quello dei Cristiani scannati dai Boxer per le strade illuminate dal fuoco e quello dei Cinesi trapassati dalle pallottole inglesi e dalle baionette tedesche.
Con lo stesso odore.
E lo stesso sapore…
Ambizione contro ambizione.
E dolore che pagava l’odio.
Follia… sempre uguale…
Che si odorava, mischiata alla paura, e alla rabbia, e al sangue, e spaccava i timpani, e penetrava nel cervello con le grida dei feriti e il fischio delle pallottole, e il crepitio del fuoco.
E l’urlo dei cannoni che sembravano squotere il tempio dalle fondamenta, facendolo tremare, come se anche l’edificio stesse implorando gli uomini di porre fine a quel massacro.
Eppure, nessuno dei due combattenti poteva udire la sua richiesta, come non udiva i cannoni, o le grida straziate dei senza scampo.
Come non udiva il torcersi del fuoco, o la paura che gli vibrava intorno.
Come non sentivano la sua presenza nell’ombra.
Sentire… udire… voleva dire distrarsi.
Distrarsi voleva dire morire.
Perché ognuno dei due sapeva che da quello scontro dipendeva la propria esistenza.
Eppure, essi non combattevano per sopravvivere.
Essi combattevano per uccidere.
Perché uccidere era in loro.
Era il loro istinto.
La loro natura.
Riflesso nei loro occhi e in ognuno dei loro gesti.
Il demone e la fanciulla.
Il mostro e l’uomo.
Il vampiro e la Cacciatrice.
Come da sempre era stato. Fin dall’inizio della storia.
Com ‘era nell’ordine naturale delle cose.
Ma quello non era uno scontro normale, il ripetersi identico e sempre diverso del gioco eterno fra due nemici naturali.
Un altro, ennesimo duello di sangue da cui uno solo dei due sarebbe uscito.
Non per la creatura che l’ombra sottraeva ai loro occhi.
Per colui il cui cuore senza vita seguiva da minuti eterni ogni passo di quella danza mortale.
Non per colui che li spiava.
Occhi nell’ombra che viaggiavano insieme al fuoco, frugando fra i riflessi di sangue che gli incendi regalavano ai guerrieri.
Attendendo un momento che non aveva volto, ma che avrebbe riconosciuto al suo stesso apparire.
Mentre davanti a lui i nemici combattevano, ignari della sua presenza e della tragedia, più grande di loro, che straziava l’anima stessa della terra.
Erano diversi, il vampiro e la Cacciatrice, come si conveniva a due nemici.
Ed erano letali, come armi affilate per combattere su due opposti schieramenti.
Solo una bambina, lei, il volto poco più che infantile incorniciato da lunghi capelli scuri raccolti in una treccia. Il corpo minutissimo, sottile, agile come un filo d’erba, come il vento.
E la sua spada un fulmine, una saetta impugnata da mani minuscole.
Un mostro, lui, creste ossute che gli deformavano la fronte e un viso che conservava appena il ricordo di armonia della sua maschera umana.
Nervoso, scattante, vestito come un ragazzo, perché di un ragazzo aveva il corpo, e ad un ragazzo doveva assomigliare.
Per ingannare gli uomini.
Per arrivare più vicino al collo pulsante delle sue prede.
Il fuoco dipingeva pennellate liquide di sangue sul suo viso, incendiando le iridi gialle e trasformando in un ghigno feroce il sorriso sul suo volto.
La Cacciatrice e il vampiro.
Come sempre era stato.
Come sempre sarebbe rimasto.
E come sempre gli uomini avrebbero ignorato.
In uno scontro che innumerevoli volte, esattamente come allora, fino all'ultimo era rimasto senza alcun vincitore.
E "lui" lo sapeva.
Nonostante ciò che i suoi occhi vedevano.
Nonostante l'evidente superiorità della prescelta.
Nonostante il modo in cui incalzava il vampiro, e lo colpiva, in una successione di movimenti rapidissimi e precisi.
Nonostante la sua spada vibrasse, e gridasse nell'aria.
Come luce fredda.
Come gli occhi del vampiro.
Colpì, e il sangue del mostro schizzò fuori dalla sua carne, facendolo ringhiare e ridere.
Quasi fosse già certo della sua vittoria.
O come se non gli importasse.
Attaccò, tendersi di nervi agile e mortale, mani nude e ferocia contro una spada e una missione.
Ombre di fiamma nera sulle pareti del tempio.
Così rapide che nessun essere umano avrebbe potuto seguirle.
Ma "lui" poteva.
Perché "lui" non era umano.
"Lui" vide la Cacciatrice affondare, e la sua spada stridere contro la roccia verde di un idolo.
E vide la ruota della vita volgersi, e il vampiro sfiorare con la dita la vittoria, e poi farlo ancora, spinta dalla passione di una bambina.
Dalla sua missione.
Dal suo desiderio di distruggere il proprio nemico.
Lo inchiodò contro il muro, il piede sollevato fino alla sua gola., e nella mano della prescelta roteò un paletto.
Allora, "egli" si mosse, uscendo dalle ombre, tendendosi verso ciò che anche i suoi occhi antichi vedevano, ormai, come la fine.
Ma non esiste mai fine al duello di una Cacciatrice, fino a che il suo cuore non cessi di pompare, o la sua arma antica come la terra non ritrovi il suo fodero di cenere.
"Egli" lo aveva dimenticato per un solo istante, ma dovette ricordarlo, quando la città si contorse di nuovo, e gridò, e il suo grido fu il boato di uno scoppio violento, e il calore del fuoco.
E la ruota, ancora, mutò il suo corso.
Stridette, e tornò indietro, e questa volta furono le fiamme a darle il moto, quando penetrarono nel tempio varcando una finestra, vicinissime al volto dei nemici.
E la terra tremò.
Distraendo la Cacciatrice.
Turbando il suo equilibrio.
Condannandola.
Perché distrarsi, nel duello di una Cacciatrice, significava tendere troppo il filo della vita.
Un attimo, l'ondeggiare di una candela, e gli occhi della creatura videro il vampiro attaccare, e afferrare una gamba della ragazza, parando il suo colpo.
E poi le fu alle spalle, il braccio attorno alla sua minuscola gola.
E tutto era accaduto così in fretta che ancora non c'era trionfo sul suo viso, né lei aveva ancora smesso di lottare.
Ma più in fretta di come era accaduto, sarebbe finito.
Si mosse allora.
Più veloce di un 'ombra.
Chiamato dal momento che aveva atteso, e che portava il suo nome.
E mentre le zanne del vampiro si abbattevano sulla fanciulla fu dietro di lui.
E lo colpì.
Quando già i suoi denti sfioravano il collo di lei.
Cadde immediatamente.
Come aveva voluto.
Come aveva sperato.
E subito la Cacciatrice fu libera, e con una capriola si allontanò dal suo nemico, afferrando nuovamente il suo paletto prima di balzare in piedi e voltarsi.
Verso di loro.
Verso colui che l'aveva salvata, e verso il vampiro svenuto ai suoi piedi.
E fu a quest'ultimo che volse il suo pensiero, lanciandosi immediatamente su di lui, il paletto che tremava nella sua mano chiusa.
Ma, di nuovo, "lui" fu più veloce degli eventi.
Più veloce del desiderio di uccidere.
Si mise fra di loro.
Fra il paletto e il vampiro inerme.
Fra la Cacciatrice e il suo nemico.
E la mano dell’eletta si fermò. Dinanzi al suo cuore.
"No!" Esclamò, e la sua voce si perse nel crepitio delle fiamme.
"No?" Ripeté lei, gli occhi da bambina sgranati per la sorpresa, il paletto che si abbassava col suo braccio.
"Lui" scosse la testa, lentamente.
" No." Ripeté piano." Io ho salvato la tua vita.
Ora tu mi lascerai la sua."
Si voltò, chinandosi sul vampiro svenuto, i capelli biondi legati in una piccola treccia che si allargavano intorno al volto chiaro, e senza una parola lo sollevò, caricandoselo su una spalla.
" Ma non capisco… " Esclamò la ragazza dietro di lui. " è un vampiro.
Un mostro.
Perché vuoi salvarlo?
Tutto questo non ha senso!"
Per un attimo, "egli" guardò la parete. Ipnotizzato, quasi, dalla danza delle fiamme .
Poi si volse, lentamente, affrontando gli occhi scuri dell'eletta.
"Ne ha, per me…"
Allora, lei capì.
E balzò all'indietro, come un minuscolo predatore pronto a battagliare contro un nemico cinque volte più grande.
"Chi sei tu?" Sibilò, gli occhi stretti come due fessure." Dimmelo immediatamente, o ucciderò te, prima del tuo protetto!"
"Non voglio combattere…" Mormorò "lui" piano.
Ma la ragazza non gli diede scampo.
Non avrebbe potuto dargliene.
Non lei.
Non la Cacciatrice.
"Il tuo nome!" Lo incalzò.
"Angelus." Rispose lui.
E fu come se un altro colpo di cannone fosse appena esploso.
Come se non altro fuoco avesse consumato l'aria.
Bruciando negli occhi della Cacciatrice.
Togliendole il fiato.
Balzò ancora all'indietro e afferrò l'elsa della sua spada, strappandola dalla pietra come pochi minuti prima non aveva potuto e brandendola davanti a se, di taglio, mentre osservava l'uomo che le stava innanzi.
E il cui nome da cento anni terrorizzava le stesse creature della notte.
Sfidando la guerra che bruciava Pechino quando al dolore che portava con se.
Vide la Cacciatrice tendere i nervi, la vide prepararsi all'attacco, e seppe di avere una sola possibilità.
" Non voglio combatterti," Ripeté, con una sicurezza che da anni non provava più.
Da quando un altro fuoco gli aveva bruciato gli occhi, accendendo in lui fiamme che avevano seccato la sua gola.
Il fuoco campestre di una accampamento di zingari.
" Non sono qui per questo.."
"Taci, mostro!" Lo zittì lei, le iridi scure inondate da un odio molto più profondo di quello che vi aveva albergato minuti prima, quando aveva combattuto con colui che, realmente, voleva la sua vita. " Tu sei l'abominio della terra!"
Angelus deglutì, mentre le parole, nella lingua antica di quel popolo fiero, gli penetravano nel cervello, e in qualcosa che da troppo poco aveva ripreso a vivere dentro di lui.
"Si" Disse piano.
Guardandola.
Sfidandola.
Un coraggio nuovo che gli sollevava il capo. E che era il peso del vampiro sulla sua spalla a dargli.
"Io sono l'abominio della terra. Ma non voglio alzare un dito su di te.
Avrei potuto ucciderti, o lasciare che fosse lui a farlo…"
"Inganni! Io so che cosa hai fatto!"
"Voglio solo il ragazzo, non la tua vita.
Non quella di nessun altro." Strinse leggermente gli occhi." E quando uscirò di qui non sentirai mai più parlare di Angelus."
La ragazza lo fissò, il corpo sempre teso nella posizione di difesa, la lama che sembrava attendere solo di bere il suo sangue.
" Menti…"Sibilò.
"No.
Non sto mentendo.
Lascerò questo luogo, e la tua vita… e tu potrai tornare a casa, sa chi ti sta aspettando.
Ma mi difenderò se cercherai di fermarmi… e anche questa è una promessa.
C'è una cosa che devo fare… o almeno cercare di fare… e non permetterò a nessuno di impedirmi di tentare…"
Si voltò.
Lentamente.
Portando con se l'immagine degli occhi della Cacciatrice, il suo sguardo che gli bruciava la schiena come una freccia di fuoco.
Come odio.
Come l'incertezza che vi aveva letto dentro.
Come la lotta che si consumava nel cuore di lei.
Fra ragione e intuito.
Eterna ed immutabile come quella fra vampiro e Cacciatrice.
Un passo dopo l' altro, raggiunse la porta, mentre i suoi sensi sembravano spaccargli il corpo a pezzi per quanto erano tesi, volti a cogliere ogni movimento alle sue spalle.
Ogni presagio di un attacco improvviso.
Sperando.
Augurandosi che la sincerità nella sua voce avesse pesato più della fama dei suoi atroci delitti.
Quando la voce di lei risuonò alle sue spalle, lo fece insieme ad un nuovo scoppio, ad un nuovo boato improvviso di fiamme. Eppure, lui udì ogni singola parola.
"Io ti troverò…"Sibilò la bambina." Se ciò che devi fare è uccidere qualcuno."
Angelus si fermò per un attimo.
Un solo attimo sulla soglia della stanza.
"Non è uccidere qualcuno…"Rispose piano." È cercare di salvarlo."
Attraversò la porta, e un 'altra stanza ancora, prima che la guerra inghiottisse il suo corpo.
Col suo odore di sangue e le sue grida di odio e disperazione.
Nutrimento meraviglioso per le creature delle tenebre.
Che inebriava i sensi.
Che nutriva i demoni.
Ma che non poté raggiungere la mente di Angelus.
Mentre percorreva lentamente le strade dipinte di fuoco e sangue, egli sapeva colo che ancora una volta era stato al centro di qualcosa che mai, prima di allora, era avvenuto.
Perché mai, prima di allora, si era conservata memoria di una Cacciatrice che avesse volontariamente lasciato andare un vampiro.
Ne che un vampiro avesse affrontato il suo nemico naturale per salvare qualcosa che, forse, era già andata persa.
Ma lui non era come gli altri vampiri.
E nel momento in cui più che mai ne era stato consapevole, nel bruciare disperato di quella città antica, aveva fatto una scelta.
Aveva deciso di affondare la mano nel fuoco e trarvi ciò che era andato perduto.
Di tentare ciò che sembrava impossibile.
Perché la sua stessa esistenza sembrava impossibile.
Ciò che lui era.
Ciò che lui aveva.
Naturale per gli esseri che in quella città distruggevano senza neanche pensarci un bene così inestimabile.
E che lui stesso, quando il so cuore aveva pompato nel suo petto, aveva dato per scontato.
Impossibile per le creature come egli era.
Lui… aveva un 'anima.
*****
Che diavolo ci faceva in quella casa, con quella donna? Pensò Spike, interrompendo per qualche istante il suo racconto.
Quello non era il suo posto, soprattutto quella sera.
Avrebbe dovuto dire di no ad Angel, quella era la verità…ma non era mai riuscito a farlo… figurarsi ora, dopo quanto era appena avvenuto, dopo il dolore delle ultime settimane….al diavolo, dopo il dolore degli ultimi anni… anche se ciò che Angel gli aveva chiesto era stato di badare a Kate mentre lui andava a Sunnydale…proprio in una serata che sarebbe dovuta essere speciale…una celebrazione.
La verità comunque, continuava ad essere che quello non era il suo posto.
Angel avrebbe dovuto stare lì con lei, era evidente che Kate avrebbe avuto bisogno di lui.
La donna pensava di non poter risalire dal baratro nel quale era sprofondata. Era stato quasi tentato di ridere a quelle parole, come gli capitava generalmente di fare quando le sentiva pronunciare da altre persone… persone che si avvilivano per la prima sconfitta, il primo dolore che si abbatteva su di loro.
Conosceva persone che avevano toccato con la propria mano l’inferno, letteralmente e figuratamente, e ne erano uscite…
Ecco perché aveva cominciato a parlare.
Kate credeva che quello fosse il fondo? Che non si potesse risalire una volta toccatolo?
Si sbagliava…era una verità, quella, che aveva appreso sulla propria pelle.
Senza contare il fatto che aveva più di un debito di gratitudine nei confronti di Kate.
Era stato grazie a quella donna, che ora sedeva sul divano, abbracciandosi le gambe, se non aveva perso la donna che amava l’anno prima, ed era stato un gesto, quello, che Spike non aveva dimenticato.
Spense la sua sigaretta nel piattino di vetro e domandò: "Vuoi che continui, Kate?"
"Voglio sapere perché mi stai raccontando tutto questo…" Disse la donna.
Spike sorrise. "Non avevo pensato ad un approccio sullo stile di Dickens…" Si strinse nelle spalle. "ma credevo che per capire realmente il concetto di caduta e risalita, fosse imperativo che cominciassi dall’inizio…"
"E il fatto che Angel ti abbia colpito per impedirti di uccidere come entra nel concetto di caduta e risalita?"
Spike strinse le labbra. "Quella era una risalita, Kate…" Esitò per un’istante prima di aggiungere "Anche se a tutt’oggi non sono sicuro per chi dei due valga di più il concetto…Angel …oppure me…"
"Da quanto ho visto di te, mi sembra che sia riuscito a convincerti…" Azzardò Kate.
Spike rise.
"Oh, no…" Di nuovo scosse la testa, "mi fece infuriare…ero una persona diversa all’epoca…"
*****
Mar della Cina, 1900
Sembrava gli fosse esplosa una bomba nel cranio.
Il dolore era stato improvviso, accecante. Il mondo era diventato improvvisamente buio e l’unico pensiero che gli aveva riempito la mente in quel momento era stato che Drusilla, la sua adorata regina nera, sarebbe stata delusa da quanto era accaduto.
Le aveva promesso il cuore della Cacciatrice, le aveva promesso il suo sangue.
Glielo aveva promesso poco dopo il ritorno di Angelus, quando la sua regina aveva ricominciato a pendere dalle sue labbra, ritornando ad ignorarlo.
Provò a muoversi, rendendosi conto solo in quel momento di essere legato saldamente a qualcosa, con nodi tanto stretti che nemmeno la sua forza avrebbe potuto allentare.
Cominciò a notare altre cose mentre ancora teneva gli occhi chiusi.
Innanzitutto non era più sulla terra ferma, ma quasi sicuramente nella stiva di una nave.
Ne riconosceva l’odore.
Sentiva lo squittio dei topi ed il lezzo di pesce marcio.
Vi era anche un altro odore però, un odore che sembrava permeare l’angusto spazio nel quale era stato rinchiuso.
Aveva già sentito quell’odore, lo aveva sentito negli ultimi tempi e non era riuscito a capirne l’origine.
E se aprissi gli occhi magari riusciresti anche a capirlo, idiota! Pensò.
Aprì piano gli occhi.
Il dolore sembrava essersi impiantato nella sua testa, pulsando dietro le sue orbite.
Ricordava vagamente il fatto che la Cacciatrice lo avesse ferito con la spada ad una tempia, ricordava ancora come il sangue avesse cominciato a scorrergli lungo un lato del volto, poco prima che il mondo diventasse nero, poco prima di essere colpito alle spalle.
"So che sei sveglio, Spike"
Angelus.
Ma certo, Angelus.
Chi altri?
Voltò la testa in direzione della voce del vampiro, e non poté trattenere il ringhio di rabbia che gli salì alle labbra.
Angelus era seduto a terra, la schiena appoggiata contro una parete, una gamba allungata sul pavimento e l’altra piegata, tanto che il ginocchio quasi sfiorava il torace, il suo lungo cappotto che si allargava sullo sporco pavimento, senza che lui sembrasse farci caso.
Lo guardava, Angelus, vi era una strana espressione nei suoi occhi scuri.
"Dove siamo?" domandò Spike.
"Nella stiva di una nave…" Spiegò Angelus.
Che diavolo stava accadendo?
"Dove sono Darla e Drusilla?" Domandò, cercando di contenere la sua rabbia.
Conosceva troppo bene Angelus, ricordava quanto la sua rabbia in passato lo avesse divertito e quanto egli l’avesse usata per ferirlo o umiliarlo.
"A Pechino, probabilmente" Disse lui.
"Perché siamo su questa nave?" Domandò. "E perché loro non sono con noi?"
Angelus non rispose all’inizio, si limitò a fissarlo, e Spike si ritrovò a sostenere lo sguardo del vampiro, come altre volte gli era capitato negli ultimi vent’anni.
"Sono stato io a colpirti" Disse Angelus, quasi come se quelle parole fornissero una risposta ai suoi precedenti interrogativi.
"Davvero?" Domandò Spike. "Ed intendi dirmi anche il perché?"
Inclinò la testa e sogghignò. "Oh, no…a questo forse posso rispondere io: il piccolo Spike stava per ammazzare una Cacciatrice ed il grande Angelus si è sentito…"
"Chiudi quella bocca, Spike. Tu non sai niente!" Disse Angelus.
"So che sono legato ad un pilone nella stiva di una nave diretta…dove diavolo stiamo andando a proposito?"
"Non lo so" Disse Angelus, stringendosi nelle spalle. "Ho preso la prima nave in partenza." Tacque per un istante prima di aggiungere. "Quando Darla e Drusilla si accorgeranno della nostra assenza saremo già lontani."
"Tu sei pazzo!" Urlò Spike, strattonando le corde, per liberarsi.
Era stufo di quella storia, si domandava cosa avesse in mente Angelus per lui, questa volta.
"No…" Disse Angelus. "ho un’anima…"
Spike ammiccò. Tra tutte le cose che Angelus avrebbe potuto dirgli, quella non era sicuramente in cima alla lista delle sue ipotesi.
Angelus…il terrore d’Europa, il vampiro più crudele che avesse mai conosciuto, il childe di Darla…aveva un’anima?
Chiuse gli occhi e scosse la testa. "Molto divertente, Angelus…davvero" Sorrise. "e ti aspetti che io ti creda?"
"E’ la verità…" Disse il vampiro più anziano, con calma. "Non riesci a sentirlo?"
Spike aprì gli occhi, concentrando i suoi sensi in direzione del vampiro bruno.
Dischiuse le labbra.
Era impossibile che stesse dicendo la verità.
Non poteva avere un'anima, se ne sarebbe accorto.
Nessuno poteva nascondere una cosa del genere ad un vampiro.
Angelus si mise in piedi, avvicinandosi lentamente a lui, e l'odore, quello strano aroma che per giorni aveva sentito, che aveva accompagnato i suoi movimenti...sembrava essere più forte, più intenso.
Angelus lo guardava, il suo sguardo sembrava bruciargli la pelle.
Lo stava osservando, Angelus, e lo stesso demone di Spike intuì che era sincero, che doveva davvero essergli cresciuta un'anima, improvvisamente.
"E' la verità, Spike..." Disse lentamente Angelus.
Spike scosse la testa, sorridendo.
"Ecco che cos'era quella puzza..." Mormorò. "la tua anima!" Strinse gli occhi mentre seguiva i movimenti del vampiro. "Cosa vuoi da me?"
"Non voglio niente da te..." Disse Angelus.
Si inginocchiò di fronte a lui e continuò. "Voglio solo salvarti"
Spike rise.
Aveva di fronte lo stesso vampiro che lo aveva torturato per ore, una volta, che lo aveva umiliato di fronte il suo sire, che lo aveva trattato come fosse una specie di ragazzino idiota, ed ora voleva salvarlo?
"Non c'è niente da ridere..." Disse Angelus.
"Ne sei così sicuro, amico? Oh, già...tu non sei mio amico..." Spike inclinò la testa di un lato, "Da cosa vorresti salvarmi esattamente? Le cose andavano benissimo prima che tu tornassi..."
"Voglio salvarti da te stesso... "
"Commovente...ma no, grazie, non voglio essere salvato...non ho bisogno di essere salvato, e sicuramente non da te.
Quindi ora mi slegherai...e mi lascerai tornare dalla mia famiglia..."
Angelus scosse la testa.
"Non contarci, Spike...non ti lascerò tornare da loro" Esitò per un istante prima di aggiungere. "tu...non sei perduto...c'è ancora umanità in te...c'è ancora William"
Spike sollevò gli occhi al cielo.
"No, amico...William è morto, ricordi? E' stato il tuo childe ad ucciderlo..." Sorrise crudelmente e disse. "ricordi il tuo childe, Angelus? La ragazza pura, alla quale hai ucciso l'intera famiglia, la ragazza pura che hai fatto impazzire, che hai violentato...e poi vampirizzato?"
Angelus deglutì ed annuì. "Tu non sei come loro...non sei come me."
"Io sono *esattamente* come loro!" Ringhiò Spike. "Ti sei svegliato stanotte pensando di poter redimere un vampiro?
Ho una notizia per te: io non voglio essere redento!
Non ho bisogno della redenzione...soprattutto da te...perché su una cosa hai ragione, io non sono come te..."
Angelus inclinò la testa di un lato.
"Non credo tu abbia molta scelta Spike. Non sono io legato al pilone di una nave..." Lo guardò per un istante e Spike si ritrovò a deglutire. "Perché volevi uccidere quella Cacciatrice, Spike?"
"L'anima ti ha annacquato il cervello, Angelus? Che razza di domanda è questa?"
"Una alla quale ti pregherei di rispondere: perché volevi uccidere quella cacciatrice?
Ti ho visto combattere...non c'era odio in te..."
"Stronzate..." Ringhiò Spike.
"Può darsi, ma ancora non mi hai risposto: perché volevi uccidere quella cacciatrice?" Il suo volto divenne incredibilmente serio quando continuò, "lascia che ti risponda io...posso?"
"Vai a farti fottere..." Sibilò Spike.
Angelus lo ignorò, e Spike non poté fare a meno di aggrottare la fronte.
In una situazione normale quel linguaggio e quella mancanza di rispetto lo avrebbero probabilmente reso intimo con un pugno. Angelus però sembrava ignorare le sue parole, mentre diceva: "Io credo che tu lo abbia fatto per Drusilla.
Credi che io non sappia quanto la ami? Credi che non mi sia reso conto dei tuoi sguardi?
L'ho fatto...e sai cosa credo?"
"Credo che tu sia impazzito, Angelus..." Sputò Spike.
"Credo che una persona pronta a tutto per amore...un vampiro pronto a tutto per amore, non sia perduto..."
"Tu non sai niente, non sei mai stato in grado di amare..." Spike sorrise, "non sai nemmeno cosa sia l'amore...potrà esserti cresciuta un'anima, Angelus...ma non sei cambiato...non lo potrai mai fare...perché vuoi salvarmi? Vuoi fare di me il tuo primo capolavoro con l'anima?"
"No..." Angelus scosse la testa. "hai ancora umanità in te...l'ho sempre sentita, l'ho sempre disprezzata...prima hai detto di non essere come me… hai ragione...e questa potrebbe essere la tua più grande fortuna.
Non posso cancellare quello che ho fatto, ma posso..."
"Ma ti stai ascoltando?" Domandò Spike interrompendolo. "da quant'è che ti è cresciuta un'anima, Angelus? Un anno, due...tre? Credi che questo possa cambiare il passato? Ù
Credi che la tua bella anima possa cancellare tutto il sangue che hai versato...che abbiamo versato insieme?
Quante persone abbiamo ammazzato insieme, Angelus? Dieci, venti...trenta...cento, mille?
Quante persone hai torturato....incluso il sottoscritto?
Te lo ricordi Angelus? Ricordi i ferri roventi...i coltelli...le frustate?
Vedi umanità in me? Beh, ti sbagli..."
"Non posso cancellare ..."
"No, ma vuoi farlo...non è vero?" Domandò Spike, lo guardò divertito.
Vide Angelus abbassare la testa, pieno di vergogna.
Riusciva a sentire il dolore che gli scaturiva dall'anima diventare quasi fisico e ne era deliziato.
"Vorresti cancellare tutto...ma non puoi...non sei stato tu a dirmelo, dopo le mie prime uccisioni?
E' un bruciore, un prurito dentro di te...che passerà...
Segui il tuo stesso consiglio, Angelus, non scaricare i tuoi sensi di colpa su di me...perché io sono felice di quello che sono..."
"Non conosci un'altra alternativa...non hai potuto scegliere..."
"Beh, lo sto facendo ora, figlio di puttana!
Devi lasciarmi andare...non ho intenzione di farti giocare a fare Dio con me, mi hai sentito?
Io. Sono. Un. Vampiro.
Sono un demone...amo uccidere, affondare i miei canini nel collo delle mie vittime e dissanguarle...rubare loro della vita..." Rise. "lo vedi questo volto? E' una maschera!"
Il suo voltò mutò mentre diceva: "Questo è il mio vero volto...
Ora, perché non ti trovi un cucciolo e lo inchiodi ad una porta?
Io non sarò il tuo cucciolo, non sarò la tua fottuta cavia, mi hai sentito?"
Angelus si strinse nelle spalle, mentre si alzava.
Si allontanò piano da lui, dirigendosi verso la porta della stiva.
Non si voltò nemmeno mentre gli diceva: "Mi dispiace Spike, ma non hai altra scelta...non ti permetterò di distruggere te stesso..."
"Lo vedremo, gran bastardo" Urlò Spike, abbassò la testa mentre sibilava. "Lo vedremo...."
TBC,
Siren*
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| **Siren** (no login) | 2 - Il FantasmaNo score for this post | October 27 2004, 6:27 PM |
Summary: Londra, 1901. due vampiri per le strade oscure della capitale inglese. uno vuole salvare, l'altro non vuole essere salvato. in un gioco infinito, fino a quando tra loro non si pone un dolcissimo fantasma del passato...
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Londra, Inghilterra, 1901
Casa dolce casa…
Londra, le cui notti, da sempre, gli provocavano un brivido di piacere come non aveva mai trovato negli altri posti visitati da quando era stato vampirizzato.
Londra…
Londra era fredda, umida…e riusciva a sentire la presenza delle persone ovunque si voltasse.
Il loro odore, il loro sangue… dolce, vellutato… sembrava chiamarlo.
Spike aveva fame.
La lunga traversata dalla Cina all’Inghilterra lo aveva lasciato furioso…ed affamato.
Come aveva osato quel bastardo? Chi diavolo credeva di essere per sapere cos’era, cosa voleva realmente?
Aveva dimenticato quanto avevano fatto insieme quando era ancora libero dell’anima?
Sentiva il puzzo della sua anima ogni volta che erano insieme …sembrava avergli impregnato le carni, le parole, le azioni.
Spike non era così.
Si sentiva potente, utile, forte solo quando I suoi denti affondavano nei colli delle sue vittime, solo quando con le sue mani infieriva, impartendo dolore…
Sofferenza…
Paura…
Era l’odore della paura e rendere il sangue così squisito, un nettare del quale non si sarebbe stancato mai, checché ne dicesse quella mammoletta di Angelus.
La notte era sua, si sentiva il padrone di essa, si muoveva agilmente tra I vicoli della città, sicuro, sfidando il mondo a venirgli addosso.
Sfidando …
Desiderando la sfida…
Desiderando tornare in Cina, dalla sua famiglia.
"Non sei perduto, Spike…" Gli aveva detto Angelus all’inizio della loro traversata, "c’è ancora umanità in te…c’è ancora William"
Aveva torto.
Doveva avere torto. William Appleton era stato un fallito, un debole, un povero illuso…talmente puro da dargli la nausea.
William Appleton si era lasciato schiacciare da chiunque, non aveva mai proferito una parola cattiva contro un altro essere umano.
William Appleton aveva avuto rabbia dentro di se, e si era sentito in colpa per quei sentimenti.
A William Appleton era stato insegnato a porgere l’altra guancia…
Lui non era William Appleton…
Quell’essere patetico era morto tanti anni prima, in una strada molto simile a quella dove stava camminando in quel momento…
…era morto, solo per cominciare la sua vera vita.
Aveva fame: una fame bruciante, che non gli dava tregua.
Spike voleva sangue umano.
Era stanco di sangue di topi, mucche, maiali e di tutte le altre bestie…
Sangue umano, ecco quello di cui aveva bisogno…a cui aveva diritto.
Che Angelus continuasse ad illudersi…gli avrebbe mostrato che non c’era niente di umano in lui. Non più.
Lui aveva fatto si che non ci fosse.
Lo aveva fatto per il suo sire, per la sua regina nera…per la sua adorata Drusilla.
Lo voleva nero, come lei.
Lo aveva sollevato da una mediocrità deprimente ed inutile, rendendolo quello che era, quello che voleva e doveva essere.
Un demone.
Un vampiro.
Un assassino.
Svoltò un angolo.
Una prostituta era appoggiata contro una parete.
Aveva il volto stanco, e quella stanchezza era accentuata dal trucco pesante.
Spike sogghignò.
Il sangue delle persone disperate aveva sempre un sapore particolare, un retrogusto che soddisfaceva il suo demone in modo quasi fisico.
"Ehi, dolcezza…" Soffiò la donna, quando lui le si avvicinò.
Spike le sorrise.
Adorava giocare con le sue vittime.
Adorava affascinarle, prima di terrorizzarle…
Faceva parte del gioco, della caccia…della sua natura.
Angelus poteva parlare fino a diventare cianotico di William, della sua umanità, dei suoi sentimenti…ma la verità era un’altra.
Gli avrebbe fatto trovare il corpo straziato di quella puttana inchiodato ad una porta, ed avrebbe scritto sulle pareti con quel po’ di sangue che le fosse rimasto in corpo dopo essersi cibato di lei: ‘TI BASTA, ANGELUS?’
"Notte fredda, eh?" Domandò la donna, avvicinandoglisi ulteriormente.
Spike strinse le labbra, inclinando la testa di lato.
La donna era giovane, e sarebbe stata molto bella, se la strada e la fame non le avessero indurito il volto e lo sguardo.
Spike le circondò la vita con un braccio attirandola a se e mormorò: "Fino a questo momento…ma penso che le cose possano cambiare…"
La donna rise, gettando la testa all’indietro, e Spike deglutì osservandole il collo candido, coperto in parte da un nastro di velluto nero
Allungò una mano e sfiorò con le dita il nastro, indugiando sul punto che copriva la giugulare.
"Puoi pagare, tesoro?" Domandò la donna, occhieggiandolo, muovendo sinuosamente I fianchi contro di lui.
Spike annuì.
Forse prima di ammazzarla, si sarebbe anche divertito un po’.
William Appleton era stato puro, non aveva conosciuto I piaceri della carne…
Lui li conosceva.
William Appleton non aveva saputo ammaliare una donna con un sorriso, uno sguardo, una parola.
Per Spike era naturale, invece, era semplice…ed era divertente.
Baciò con forza la donna, mentre per un istante le parole dette da Cecily, la notte in cui era stato vampirizzato, gli tornarono alla mente.
Tu non sei niente per me…
Niente.
Ecco cos’era stato William Appleton…ed Angelus, pieno di delirio di onnipotenza, avrebbe voluto riportarlo indietro?
Si sarebbe fatto polverizzare piuttosto che permettergli una cosa del genere…anche se fosse stato possibile… e non lo era.
La donna rispose con passione al suo bacio, e Spike fu tentato di cominciare ad attingere al suo sangue mordendole le labbra.
Era una cosa che Angelus gli aveva insegnato: il connubio tra sesso e sangue…
Ne esisteva uno migliore?
Ne dubitava, eppure non riuscì a farlo.
Voleva godersi quel momento, voleva recuperare il tempo perduto, voleva dare una lezione ad Angelus.
Sarebbe partito poi, avrebbe trovato Darla e Drusilla, e con loro avrebbe continuato a seminare il terrore per l’Europa, ridendo della stupidità di Angelus.
Spinse la donna contro la parete.
Non con violenza, non ne aveva bisogno.
Il sangue delle donne eccitate per lui, per il suo corpo e le sue parole, era un fortissimo afrodisiaco per Spike.
La paura era solo il tocco finale, la ciliegina su una torta che intendeva godersi fino all’ultima briciola…o, nel caso specifico, fino all’ultima stilla.
La donna gli cinse il collo con le braccia e mormorò: "Che ne diresti se riscaldassimo un po’ questa pelle fredda?"
Spike sorrise contro il volto della donna, mentre le sue mani si spostarono verso I fianchi di lei per attirarla contro di se.
"Pensi di riuscirci, dolcezza?" Le sfiorò con le labbra il collo, graffiando la morbida pelle con I denti.
Il suo volto non era ancora mutato, stava aspettando il momento giusto.
La donna inarcò la testa fornendogli libero accesso al suo collo, incitandolo, anzi, passandogli una mano tra I capelli.
"Io penso di sì, tesoro…"
Il sorriso di Spike si allargò contro il collo della donna.
Già pregustava il suo sangue.
Sentì il suo volto mutare, e chiuse gli occhi, sentendo il suo intero essere vibrare per il potere che avvertiva nel suo mutamento, nel mostrare il suo vero volto, il volto del suo demone.
"Spike!"
La voce di Angelus risuonò improvvisa in quel vicolo.
Al bastardo poteva essere cresciuta improvvisamente un’anima, ma era evidente che ricordava ancora come sbucare alle spalle delle persone e spaventarle…o, nel suo caso, infuriarle.
Spike spinse da parte la donna, che urlò vedendo il suo volto, la ignorò e ringhiò in direzione di Angelus.
"Cosa diavolo vuoi?"
Los Angeles, 2001
Kate aggrottò le sopracciglia, ed abbracciandosi le ginocchia contro il petto domandò: "Ti aveva seguito?"
"Come un’ombra.
Voleva evitare che mi cibassi di umani…voleva evitare che li uccidessi…o mi divertissi troppo con loro" .
Spike scosse la testa
"Era convinto del fatto che fossi recuperabile, che ci fosse ancora qualcosa di umano in me.
Era convinto che la crudeltà che avevo dimostrato nei vent’anni precedenti fosse stata solo frutto del mio desiderio di piacere a Drusilla…" Si accese una sigaretta e mormorò: "Ed in parte aveva ragione"
Londra, 1901
La prostituta si allontanò velocemente dal vicolo, e Spike notò come Angelus si fosse assicurato che la donna si fosse allontanata prima di mutare volto ed avanzare contro di lui.
"Cosa volevi fare?" Domandò.
"Mangiare e fare sesso…non necessariamente in quest’ordine" Disse Spike, rimanendo immobile.
Vedere il demone di Angelus fare capolino sul suo volto non lo spaventava. Sperava anzi che gli si avventasse contro.
Sperava di far finita quella pazzia, una volta per tutte.
"C’è del sangue in casa…".Replicò Angelus.
"Forse non ti è chiaro il concetto, Angelus…io non ho intenzione di bere sangue di capra…io amo cibarmi degli umani…"
"Non te lo permetterò, Spike…" Disse Angelus a bassa voce.
Spike inarcò un sopracciglio e commentò: "Ma davvero? E come hai intenzione di fermarmi?
Mi colpirai alla testa ogni volta che ho fame?
Ogni volta che voglio uccidere qualcuno?
Sei patetico!" Sputò Spike, voltandogli le spalle ed allontanandosi da lui.
Sapeva che Angelus lo stava seguendo, ma non gli importò.
Si sarebbe arreso, prima o poi, e lo avrebbe lasciato in pace…
E finalmente le cose sarebbero tornate alla normalità .
Los Angeles, 2001
" Non sapevo ancora quanto Angel potesse essere ostinato" Disse Spike.
Vi era divertimento nella sua voce.
"Quello che si dice sugli Irlandesi è vero, sai? Sono cocciuti come muli.
Andammo avanti così per settimane…
Io mi avvicinavo ad una potenziale vittima ed Angel mi sbucava alle spalle, impedendomi di uccidere…
Ogni notte gli sputavo contro veleno, rabbia…ma lui non demordeva…"
"Perché non lasciasti Londra?" Domandò Kate, incuriosita.
Spike aspirò una lunga boccata dalla sua sigaretta.
Non rispose all’inizio, non la guardò nemmeno.
Solo dopo qualche istante sollevò la testa e disse semplicemente: "Perché non ero mai stato da solo…"
Sorrise, prima di continuare: "E perché Angel non me lo avrebbe mai permesso…
Si era messo in testa di liberare la parte umana che c’era in me ed intendeva riuscirci, a qualsiasi costo…"
Kate si appoggiò contro lo schienale del divano, e le labbra le si piegarono in un piccolo sorriso quando disse: "Beh, considerando il fatto che sei qui…e che avete passato I cento anni seguenti insieme… deduco che ci sia riuscito, dopotutto…" Si mordicchiò il labbro inferiore prima di domandare: "Come?"
Il volto di Spike divenne improvvisamente molto serio.
Si passò una mano tra I capelli, spense la sigaretta nel posacenere e domandò: "Hai mai visto un fantasma, Kate?"
L’ex poliziotta lo guardò perplessa prima di commentare: " Soltanto quello di mio padre… nei miei incubi"
Spike si ritrovò a deglutire alle parole della donna.
Deglutì a dispetto del nodo che gli si stava formando in gola.
Si schiarì la voce prima di dire: "Fu un fantasma ad aiutarlo…ad aiutare entrambi…il fantasma della mia vita passata…"
Londra, 1901
C’era odore di neve nell’aria.
Londra sembrava immersa in un’atmosfera quasi irreale quella notte.
Spike si guardava attorno.
Sentiva gli occhi di Angelus su di se.
Ormai egli non faceva più mistero delle sue intenzioni, né del fatto che lo seguisse.
Gli impediva di cibarsi di umani, eppure Spike trovava sempre sangue fresco ad attenderlo quando tornava dalle sue cacce infruttuose.
Non capiva nemmeno perché vivesse nella stessa casa di Angelus.
Lo odiava, lo aveva sempre odiato.
Avrebbe continuato ad odiarlo.
Scosse la testa e digrignò I denti.
Era un’idiota.
Avrebbe dovuto andarsene da Londra, avrebbe dovuto lasciare che Angelus lo inseguisse fino in capo al mondo, divertendosi nel frattempo a seminare cadaveri sul suo cammino…invece, rimaneva e giocava a rimpiattino col bastardo.
Le sue riflessioni furono interrotte dalla vista di una donna che camminava all’altro lato della strada.
Spike sentì il terreno franargli sotto I piedi e le coltri del tempo squarciarsi in modo così repentino da farlo quasi barcollare.
La donna, che avvolta in un lungo cappotto grigio camminava sola, in quella strada semi buia, era sua madre.
Non l’aveva vista per vent’anni.
Non aveva nemmeno voluto sapere che fine avesse fatto.
Ne aveva pensato a lei.
Quella donna apparteneva ad un’altra vita, una vita che aveva smesso di avere significato per lui.
Camminava svelta, la figura aggraziata, come la ricordava, e Spike dilatò le narici e dovette abbassare la testa di scatto quando l’inconfondibile profumo alle violette di sua madre gli arrivò alle narici.
Tutto quanto di buono vi era stato nella sua vita mortale, lo aveva sempre associato a quel profumo.
Lunghe passeggiate nei parchi, mattine piovose passate davanti al caminetto acceso a leggere libri che lei gli faceva trovare sulla sua scrivania, pomeriggi assolati passati nel giardino della loro casa…mentre il profumo dei fiori, della terra bagnata sembravano riempirlo…con emozioni tanto forti, che avevano trovato espressione solo nelle sue poesie.
"Mio Dio…" Sussurrò.
Le sue gambe si mossero più veloci del suo cervello, mentre seguiva quella donna.
Sua madre.
I suoi lunghi capelli, come al solito raccolti in un’elaborata crocchia, erano striati di un grigio argenteo.
Spike deglutì, mentre si assicurava che la donna non si accorgesse della sua presenza.
Che diavolo ci faceva, da sola, per strada, di notte?
Quando era vivo l’aveva accompagnata ovunque.
Aveva pensato, allora, quando era ancora ignaro della crudeltà del mondo, che bastasse la presenza di una figura maschile per scoraggiare I male intenzionati.
Quanto era stato stupido ed ingenuo…
La donna, in ogni caso, non aveva paura.
Spike lo sentiva, non riusciva ad avvertirne l’aroma…e ne era felice.
L’odore della paura era troppo forte e troppo eccitante per un demone…o come aveva avuto occasione di vedere negli ultimi vent’anni, per qualsiasi male intenzionato.
Perché la stava seguendo?
Cosa gli importava di cosa facesse, di dove andasse?
Eppure, non riusciva a fermarsi, così come non poteva smettere di tormentare le maniche del suo cappotto.
La donna svoltò un angolo, e Spike attese per qualche istante, prima di farlo a sua volta.
Ora, sua madre stava salendo I gradini esterni di un edificio scuro, e dopo un attimo bussò ad una porta.
Anche da dove si trovava, Spike vide la ragazza che venne ad aprirle e notò il fatto che sembrasse conoscerla.
"Buona sera, Lady Isabel, I bambini chiedevano di voi" Spike udì la ragazza dire.
Lady Isabel Appleton, vedova di Sir. Cornelius Appleton, madre di William Appleton, morto venti anni prima in un tragico quanto inspiegabile incidente.
"Lo so, mia cara, perdonami, devo aver perso la cognizione del tempo… " Si scusò la donna.
Spike deglutì… una due volte…
Aveva dimenticato la voce di sua madre…
Era pacata, dolce, carica di una tristezza che gli aveva sempre stretto il cuore in una morsa…e che anche in quel momento ebbe lo stesso potere.
"Siete andata di nuovo …" Cominciò la ragazza.
La donna però la zittì, e lo fece come solo lei sapeva fare… con un sorriso, che Spike riuscì a vedere persino a quella distanza, notando anche che il volto della donna, contava poche rughe, poche in più rispetto all’ultima volta che l’aveva vista.
La ragazza abbassò la testa e mormorò: "Charlotte ha chiesto di voi tutto il giorno, vuole farvi vedere il suo primo ricamo…"
"Andiamo, allora…" Rispose Isabel.
La ragazza fece un passo indietro, permettendo alla donna di entrare.
Il suono della porta che si chiudeva risuonò forte alle orecchie di Spike, che dovette appoggiarsi contro un recinto, sentendo la testa girargli vorticosamente.
Sentiva il suo intero essere, tutto quello che era, sconquassato da qualcosa che non aveva provato da quando aveva aperto gli occhi vent’anni prima, ed aveva visto tutto attraverso quelli del suo demone: rimpianto…ed un amore così forte che gli riempì gli occhi di lacrime.
Sua madre era ancora viva.
Los Angeles, 2001
"Ti avvicinasti a lei?" Domandò Kate, e Spike le fu grato per il fatto che sembrasse ignorare quanto roca fosse la sua voce.
"Per farle venire un infarto?" Commentò alla fine.
"William era morto, Kate…non ero più il suo bambino…e comunque non avevo il coraggio di farlo…
Cominciai a seguirla però. Ogni sera spiavo I suoi movimenti…"
"Volevi proteggerla?" Domandò lei a bassa voce.
"Sì, anche se all’epoca non lo avrei ammesso nemmeno sotto tortura…
Ero ancora nella fase: ‘sono sporco, brutto e cattivo…’
Ripetevo a me stesso che lo facevo perché non avevo nulla di meglio da fare, dal momento che Angel mi impediva di uccidere…"
"E ci credevi?" Domandò Kate, scettica.
"No" Commentò laconicamente Spike, accompagnando le sue parole ad un mezzo sorriso. "ma questo non m’impediva di ripetermelo in continuazione…"
"Quindi, ricapitolando: ripetevi a te stesso di essere brutto, sporco e cattivo, ma nel frattempo seguivi tua madre per proteggerla e non ti cibavi di essere umani…e Angel?"
"Angel?" Spike giocherellò col suo zippo, spegnendolo ed accendendolo in continuazione, sbattendo gli occhi all’irregolarità della fiamma.
Strinse gli occhi, senza guardare Kate, e disse: "Non commentava, ma sapeva…e seguiva entrambi…"
Londra,1901
Aveva scoperto presto che sua madre lavorava in un centro per bambini abbandonati.
Era in quell’edificio che passava la maggior parte del suo tempo.
Non aveva cambiato dimora, viveva ancora in quella che era stata la sua casa, quando era vivo, e Spike si ritrovava spesso a chiedersi se si occupasse ancora dei suoi fiori, delle sue piante.
Si domandò se nel vassoio sul grande tavolo in salotto vi fossero ancora le caramelle al latte che aveva sempre mangiato da bambino, si domandava se cantasse ancora sottovoce mentre ricamava o se passasse il suo tempo in silenzio.
Aveva scoperto che andava ogni giorno al cimitero, a visitare la sua tomba.
Gli aveva fatto uno strano effetto vedere quella tomba la prima volta.
Sua madre era rimasta in piedi, ad osservarla per qualche istante, poi aveva fatto qualcosa che lo aveva turbato più di quanto fosse stato disposto ad ammettere: aveva cominciato a parlare con lui.
"I bambini sono così vivaci…" Sua madre aveva sorriso stancamente. "molto più di quanto lo fossi tu alla loro età…eri un piccolo così tranquillo…"
Sua madre aveva scosso la testa ed aveva sospirato.
"Sto invecchiando, William…e ti sento così vicino…forse ti raggiungerò presto…
A volte, quando cammino per strada, mi sembra quasi di sentire il tuo sguardo su di me…" Aveva sorriso, stringendosi nel suo cappotto ed aveva detto: "E mi costringo a non voltarmi…
Credo che sarebbe troppo per me la delusione nel non vederti …"
Spike aveva ammiccato alle parole della donna, tentato di avvicinarsi davvero, di parlarle.
Lo desiderava...ma non poteva farlo.
Non voleva avvicinarsi troppo a lei.
Non voleva correre il rischio di farle del male.
Forse, dopotutto, Angelus aveva avuto ragione… forse non era tanto demone come credeva di essere.
Da allora, era stato più prudente, ma non aveva smesso di seguirla…
Non si rendeva nemmeno conto di aver relegato la caccia, il nutrimento in secondo piano, e quando gli capitava di riflettere su quanto stesse facendo, scacciava quei pensieri.
Così come scacciava I ricordi dei suoi primi giorni come vampiro, quando, mostrando un coraggio che aveva sorpreso e fatto infuriare Darla ed Angelus, si era rifiutato di rivelare l’indirizzo di sua madre.
Aveva torturato I suoi cosiddetti amici, aveva tinto del rosso del loro sangue alcuni dei quartieri bene di Londra, si era divertito ad infliggere sofferenza ed aveva bevuto sangue fino a sentirsi sazio…ma era stato adamantino nel non rivelare niente della sua famiglia ad Angelus, Darla e Drusilla.
Era stato allora che Darla aveva cominciato a considerarlo un’idiota, era stato allora che Angelus aveva cominciato a prenderlo in giro…
Ma a Spike non era importato.
Non gli importava niente di sua madre, ma questo non voleva dire che volesse ammazzarla…o almeno questo era quanto si era detto allora.
Non era più sicuro di niente, ora.
Non voleva nemmeno pensarci.
Come al solito, sua madre uscì dal palazzo dove lavorava.
Spike aggrottò le sopracciglia quando si rese conto che teneva un bambino in braccio, proteggendolo con una coperta dal freddo pungente di quella notte.
Si domandò, e non per la prima volta, perché lavorasse in quel centro, così lontano dal quartiere dove viveva.
Si strinse nel cappotto, guardandosi attorno, assicurandosi che né creature della notte né semplici male intenzionati osassero avvicinarsi a lei.
Aveva ucciso dei vampiri, da quando aveva cominciato a seguire sua madre, aveva riconosciuto in essi lo stesso sguardo che doveva avere lui, quando si accingeva a nutrirsi, e lo aveva infuriato più di quanto fosse disposto ad ammettere.
Si era detto che uccidere demoni non era molto diverso dall’uccidere esseri umani, poteva essere, anzi, molto più divertente.
Se non altro la lotta non era impari.
Aveva ignorato, però, la voce che gli ricordava che si era limitato a spaventare I male intenzionati che aveva visto seguire sua madre…non si era cibato di loro, non li aveva ammazzati.
Cosa diavolo gli stava accadendo?
Scosse la testa e strinse I denti, scacciando quei pensieri.
Sua madre continuava a camminare, a passo svelto, stringendo la coperta contro il corpo del bambino che teneva tra le braccia, allo stesso modo in cui aveva stretto lui, da piccolo.
Svoltarono entrambi un angolo e Spike sentì il suo demone fargli capolino sul volto così velocemente che quasi non se ne rese conto, quando da un vicolo sbucarono due uomini che bloccarono sua madre.
Erano entrambi alti e robusti, e Spike sentiva odore di sangue sui loro abiti anche a quella distanza.
Sua madre non sembrava spaventata, strinse però il bambino più forte a se.
I due uomini le giravano attorno, sorrisi crudeli affioravano sulle loro labbra, mentre sua madre teneva la testa alta e cercava di evitare I loro sguardi.
Un ringhio gli si fermò in gola, quando uno degli uomini, allungò una mano che impugnava un coltello e ne fece scorrere la superficie su una guancia di sua madre sibilando: "I soldi puttana…"
L’altro uomo le arrivò alle spalle, sfiorando con le sue mani lerce le spalle della donna, ed aggiunse: "I soldi, poi penseremo al resto…"
Fece per muoversi, ma si sentì bloccare da due forti braccia.
Le braccia di Angelus.
Il vampiro lo bloccava tenendogli le spalle, e Spike sapeva che, sebbene l’altro vampiro avesse smesso di cibarsi di sangue umano, questo non diminuiva la sua forza.
"Dove credi di andare?" Gli sibilò contro il volto.
"Non sono affari tuoi…" Ringhiò Spike, mentre I suoi occhi erano fissi su quanto stava accadendo a pochi metri da lui, sul modo in cui I due uomini stavano terrorizzando sua madre, minacciandola con un coltello e con parole che lo disgustavano, lo infuriavano.
"Sono affari tuoi, invece?" Continuò Angelus con calma, "E’ una vecchia…e tu sei un vampiro…
Hai visto fare molto di peggio… tu sei molto peggiore…non è quello che continui a ripetermi?"
Spike si strattonò, cercando di liberarsi dalla stretta di Angelus, ma l’altro vampiro glielo impedì dicendo: "Perché ti turba tanto, Spike?
Non è molto diverso da quanto Darla e Drusilla fanno…non è quello che vuoi?
Goditi la scena…"
"Tu non capisci!" Ringhiò Spike, mentre una rabbia tanto forte da fargli lacrimare gli occhi lo riempiva, lo soffocava quasi. "E’ mia madre, bastardo! Lasciami andare da lei…"
"No, non è tua madre, Spike…" Continuò Angelus, che non sembrava turbato dalle sue parole. "E’ la madre di William, dell’uomo che è morto vent’anni fa…
Non avete niente in comune.
Tu sei un demone…proprio come Darla, che adora il sangue dei bambini appena nati, o Drusilla, che gode della sofferenza delle persone…
Stai qui buono…non senti la sua paura?
Può darsi anche che tu riesca …"
"Chiudi il becco!" Sibilò Spike. "Vuoi sentirti dire che hai ragione? Che sono la vergogna di tutti I demoni?
D’accordo, come vuoi!
Ma ora lasciami andare da mia madre.
Ha bisogno di me!"
Forse Angelus dovette udire la disperazione nella sua voce anche più chiaramente di quanto lo facesse lui. Spike non ne era sicuro.
Seppe solo che la stretta del vampiro su di lui si allentò, e Spike ammiccò sorpreso quando Angelus, veloce, percorse I pochi metri che li separavano dai due uomini e si avventò su di loro.
Non aveva mutato volto, probabilmente per non spaventare la donna, e Spike dovette faticare, mentre si avvicinava, a far tornare a posto la sua maschera umana.
Maschera…
Spike stava cominciando a chiedersi se quella fosse davvero una maschera…
Sua madre era stata sbattuta da uno degli uomini contro un muretto quando Angelus si era avventato su di loro.
Era seduta a terra, con gli occhi sbarrati, stringendo a se quel bambino, il volto pallido, molto pallido.
Spike si avvicinò piano a lei, mentre ad ogni passo che faceva ricordi ed emozioni lo riempivano, ad ondate tanto forti da meravigliarlo del fatto che non fosse crollato sotto il loro peso.
Deglutì mentre le tendeva una mano per aiutarla ad alzarsi, e sorprese se stesso quando agendo d’istinto, sistemò la coperta attorno alle spalle emaciate del bambino, che nascondeva il volto nel seno di sua madre.
La donna appoggiò con delicatezza, con reverenza quasi, il bambino a terra, e Spike dovette abbassare la testa quando ella fece un passo verso di lui.
Sentiva lo sguardo della donna su di se, sentiva il suo cuore cominciare a batterle forte in petto ed una sua mano stringere forte la propria prima di domandare a bassa voce, con un misto di incredulità e speranza: "William?"
Spike sollevò lo sguardo.
Gli occhi grigio-azzurri di sua madre non erano cambiati, erano ancora profondi, pieni di bontà, tristi…ed in quel momento, colmi di lacrime.
Avrebbe voluto parlarle, avrebbe voluto sfiorarle il volto, scusarsi per averla lasciata sola, completamente sola, ma non lo fece.
Su una cosa non aveva mai mentito ad Angelus…
William, il vero William, era morto...
Così non parlò. Dolcemente lasciò andare la mano di sua madre, lottando contro un malessere, un dolore che non apparteneva né al suo demone né alla persona che era stata.
Le voltò le spalle e si allontanò piano, mentre sentiva Angelus avvicinarsi a sua madre e chiederle se stesse bene.
Maledisse I suoi sensi da vampiro, quando sentì sua madre domandare con voce incrinata : "E’ mio figlio?"
La risposta di Angelus, o di chi diavolo fosse diventato negli ultimi tre anni, lo costrinse a mordersi l’interno delle guance per impedire alle lacrime di riempirgli gli occhi.
Angelus, con la sua voce calma, pacata, rispose: "No, è mio figlio"
Dovette appoggiarsi contro un muro e chiudere gli occhi.
No, è mio figlio…
Spike deglutì, mentre le parole dette da Angelus si ripetevano, mentre il tono con cui erano state pronunciate gli martellava dentro, quasi come il battito di un cuore.
E Spike gli credette…credette ad ogni singola parola…e lasciò che I sentimenti, piano, rientrassero in lui.
"No, è mio figlio…"
Angelus non sapeva perché avesse detto quelle parole.
Spike non era suo figlio.
Non era il suo childe e non era nemmeno un suo amico.
Spike lo odiava, e odiava quello che stava cercando di fare con lui.
E lo avrebbe ucciso se solo gliene avesse dato la possibilità. Se gli avesse voltato le spalle o avesse abbassato la guardia solo per un minuto.
Eppure, quelle parole gli erano sfuggite dalle labbra senza volere, senza pensare.
Forse perché una parte di lui aveva saputo che quella semplice bugia era la sola cosa che potesse fermare la donna che in quel momento stava cercando di liberarsi dalla sua spalla, e dal braccio con cui la tratteneva.
Di spingerlo via.
Esattamente come aveva saputo che vedere lei in pericolo avrebbe rivelato parte della verità al suo cocciutissimo figlio.
Una parte di lui che non era il suo demone, ma apparteneva al suo essere umano.
Una parte di lui che lo sciocco, superficiale ragazzo che lui era stato non avrebbe mai ascoltato.
Il suo inutile cuore freddo…
Eppure, se era così freddo, se era così inutile ormai come poteva ancora stringersi in maniera tanto dolorosa… ogni giorno della sua esistenza, ogni ora, quando il pensiero e il ricordo della sua ignominia non lo lasciavano riposare, e come adesso, mentre i suoi occhi incontravano quelli grandi, intensi, disperati della madre di Spike.
Gli occhi che lei gli aveva donato, di un colore indefinibile che andava dal grigio chiaro al blu inteso, insieme ai suoi zigomi e alle sue labbra, e alla forza che Angelus poteva sentire vibrare nelle loro profondità.
Oltre il dolore, oltre la disperazione, oltre le lacrime che le inondavano il volto.
L'aveva ammirata dal primo istante che l'aveva vista, quando aveva temuto che Spike la seguisse per nutrirsi di lei.
Quella donna alta, magra, elegantissima, di una classe sobria e semplice che non aveva niente a che vedere con la chiassosa ricercatezza di Darla.
Che camminava senza paura per le strade dei peggiori quartieri di Londra.
E quando poi l'aveva vista, aveva subito capito.
Aveva compreso che quella era la donna, la creatura umana, di cui Spike si era sempre rifiutato di parlare, di rivelare il nome o l'indirizzo.
Quella per cui si era fatto torturare dalle sue stesse mani, e che gli aveva procurato il suo disprezzo , e il disgusto di Darla e di Drusilla.
Con un 'ostinazione che, più di ogni altra cosa, più delle stesse sensazioni che provava, venti anni dopo, lo avevano convinto che c'era ancora qualcosa di umano in lui.
Che non era perduto.
E lo aveva sostenuto nella sua decisine, a dispetto di tutto.
Dell'odio, della rabbia manifesta di Spike, dei suoi tentativi di sfuggire al suo controllo, del suo desiderio di uccidere.
Angelus sapeva che la parte umana di Spike, che William era ancora lì, e si univa al suo demone.
Sapeva che la scintilla dell'umanità ardeva ancora nel suo corpo.
Perché sapeva come fosse non possederne affatto.
E quando Spike aveva cominciato a seguire sua madre la speranza, nel cuore di Angelus, era cresciuta, insieme all'ammirazione per lei.
Per quella donna che somigliava tanto a suo figlio da rendere impossibile un errore.
Che trascorreva quasi tutto il suo tempo in quel rifugio per bambini della strada in cui poche persone "rispettabili" avrebbero mai messo piede.
E che aveva affrontato i suoi assalitori ricacciando la paura in fondo ai suoi occhi, e aveva protetto col suo corpo il bambino che portava fra le braccia.
Quella donna che dopo vent'anni, in una strada buia e colma di ombre, aveva riconosciuto il suo figlio perduto, nonostante tutto.
Nonostante i mutamenti, nonostante sul suo volto non ci fosse più l'espressione dolce e quieta che aveva conosciuto.
Come Kathy aveva riconosciuto lui… segnando la sua fine.
L'aveva uccisa.
Aveva straziato la carne di sua sorella.
Dell’essere che più aveva amato al mondo…
Con la stessa ferocia con cui Spike si era rifiutato di uccidere sua madre e, dopo, aveva lottato per liberarsi dalla sua presa e correre da lei.
Lo aveva sempre saputo.
Aveva sempre saputo che non era come lui.
E adesso lo sapeva anche Spike, finalmente.
Vide gli occhi chiari della donna spostarsi dal suo volto al vicolo in cui suo figlio era scomparso, e poi tornare a lui, scrutandolo, cercando nel suo sguardo risposte che Angelus non le poteva dare.
E per un attimo pensò che avrebbe negato, che gli avrebbe detto che era troppo giovane per un figlio così grande…
Ma lei non disse niente.
Lo guardò per un istante, e, quando finalmente abbassò gli occhi, le sue spalle si afflosciarono.
Tutto il suo corpo lo fece.
Come se un peso terribile le si fosse all’improvviso rovesciato addosso.
Allungò verso il volto una mano dalle dita sottili, lunghe, stranamente lisce, come il suo viso, che avrebbero potuto essere scambiato per quello di una donna molto più giovane se non fosse stato per l'enorme tristezza che in qual momento lo velava, e cominciò ad asciugare le lacrime che lo ricoprivano .
Senza pensare, Angelus si cavò di tasca un fazzoletto e glielo porse, e lei lo accettò senza un parola, passandoselo stancamente sulle guance.
" … era… come mio figlio…" Mormorò finalmente. " ho pensato che lui fosse venuto… a prendermi…"
Di nuovo, il suo sguardo si perse dietro di lui, e Angelus strinse le labbra, superandola di un passo e chinandosi per prendere fra le braccia il bambino che giaceva ancora in terra, inerte.
Era sudato e bollente di febbre, e, a giudicare dal colore, la sua malattia doveva riguardare l'apparato digerente.
Facendo più attenzione che poté lo sollevò da terra, fissando il suo volto pallido, e poi tornò a rivolgersi alla donna, che, ancora, guardava ostinatamente la strada davanti ai suoi occhi.
"Avete molto per cui vivere, milady…" Mormorò, affiancandolesi. " e forse ciò che avete visto era solo quello che volevate vedere…"
Lei si voltò a guardarlo, il volto che aveva ripreso un 'espressione di quieta compostezza, resa quasi struggente dalla sua perenne malinconia.
" Grazie…" Mormorò piano." non so come ringraziarvi… è… così tanto che non incontro qualcuno così gentile con me…"
Angelus abbassò gli occhi, pieno di vergogna per se stesso.
Gentile… ogni pollice del suo corpo e della sua anima si ribellava a quell'aggettivo… rivolto ad un mostro come lui… e gridava, con le voci di Kathy e tutte le sue vittime…
" Voi mi avete salvato la vita…"
"Vi prego… " La interruppe gentilmente. " non ripetetelo più…"
" Ma io…"
" Vi prego, milady…"
Lai annuì, allungando le braccia per riprendere il bambino, ma lui continuò a stringerlo a se.
" Lo poterò io" Disse. " mostratemi dove abitate…"
" Ma i suoi vestiti… vi sporcherete tutto."
Lui sorrise, qualcosa che gli riusciva terribilmente difficile, ormai.
"Sono già sporco…" Sussurrò, e ancora una volta quella strana donna non commentò le sue parole, ma si limitò a stringere leggermente gli occhi prima di avviarsi la suo fianco per il lungo budello scuro.
Intorno a loro, Londra era immersa in quel silenzio che tanto falso risuonava alle orecchia del suo demone, e i soli rumori che gli giungevano al cervello erano quelli, ovattati, che provenivano dall’interno delle case, o da qualche strada di distanza.
Il trotto di un cavallo, il biascicare di un ubriaco, qualcuno che litigava, il ringhio di un vampiro.
Tutte cose che la donna al suo fianco non poteva udire.
Come non udiva i passi di Spike…
Eppure c'erano.
Erano lì.
Chiari, così vicini che era certo che se si fosse voltato per cercarlo avrebbe scorto la sua ombra muoversi fra le tenebre della notte, confondendosi con quelle delle case rancide della periferia londinese.
Li stava seguendo.
Come sapeva che avrebbe fatto.
Tirò più su fra le sue braccia il bambino e lanciò un 'altro sguardo alla donna, scoprendo che anche lei lo guardava.
E gli sorrideva.
Deglutì, mentre un pensiero fuggevole gli attraversava la mente.
Il pensiero di sua madre.
Così pacata, così silenziosa, tanto diversa da quella di Spike.
In tutta la sua vita non ricordava che avesse mai osato opporsi a suo padre, o esperire la propria opinione.
Non osava quasi parlare quando c'era lui… e Angelus aveva pianto tanto da bambino, chiedendosi perché non lo avesse mai difeso quando lo picchiava…
Più grande, l'aveva disprezzata per la sua debolezza, per il suo essere così passiva…
Sua madre non avrebbe mai percorso quella strada da sola… sua madre in avrebbe mai nemmeno messo il naso fuori dalla sua casa. E lui non si era mai preoccupato di chiedersi se fosse per carattere, o educazione, o per il proprio passato…
Aveva ucciso anche lei…
La stessa notte…
Cercò di allontanare quei pensieri, chiedendosi se ci non sarebbe mai riuscito.
Se avrebbe mai più avuto un attimo di pace, o se la sua esistenza avrebbe continuato a seguire la strada del rimorso, che lo aveva dilaniato negli ultimi tre anni…
Adesso, il passò di Spike era più vicino, e più veloce.
Si stava affrettando.
Sapeva che la sua casa era vicina…
E infatti, voltato un angolo, un lieve sospiro sfiorò le labbra di Isabel, subito prima che lei superasse un piccolo cancello e bussasse alla porta di una bella casa signorile, molto elegante, costruita agli inizi del secolo precedente, con sottili colonne chiare che ne ornavano la soglia. E che Angelus aveva già visto molte volte.
Tutte quelle in cui, silenziosamente, l'aveva scortata, seguendo Spike nell'ombra.
L'uomo che venne ad aprire era così anziano che Angelus non dubitò fosse a servizio della famiglia già quando Spike era vivo.
Sottile, curvo per l'età, e con una forte calvizie incipiente.
"Laurence…" Mormorò gentilmente la madre di Spike , entrando e cominciando a sfilarsi il cappotto." Ti ho detto mille volte di non attendermi in piedi…"
L'uomo si accigliò, mostrando un 'espressione arcigna sul volto pieno di rughe.
"Smetteranno di cantare i galli" Proclamò. " prima che io smetta di aspettarvi, lady Appletton…"
La donna gli sorrise.
" E prima che io smetta di raccomandartelo…"
"Milady!" Li interruppe una ragazza, che corse giù per le due rampe di scale che si inerpicavano al piano superiore, proprio di fronte a loro." Ero preoccupata per voi! E' così tardi!"
Era vestita come una cameriera, ma il volto sciupato , il modo di muoversi e il linguaggio la dicevano lunga su quello che doveva aver fatto prima che Isabel la prendesse con se.
" Tutto bene, Rose, " La rassicurò lei." grazie a queste … a questa persona" Si corresse, voltandosi verso Angelus che era rimasto a un passo dalla soglia. " Ma, cosa fate ancora lì fuori?"
"Posso entrare?" Domandò lui, ricordando quante, quante volte avesse usato la sua bellezza, il suo fascino, per sedurre coloro che, poi, dietro quella semplice domanda , avevano aperto alle sue zanne la porte delle loro case.
" Ma certo… " Rispose lei con un sorriso. "entrate… venite, venite con me… " Lo invitò con la mano, dirigendosi alle scale. " mettiamo James a letto…"
" Povero bambino!" Esclamò la giovane Rose." Che gli è capitato?"
"Ha la febbre." Spiegò Isabel salendo le scale.
"Gli preparo un letto?"
"No, no, ti prego, va a chiamare il dottor Narcoss…" Si voltò, a metà delle scale, e le sorrise. " c'è già un letto pronto per lui…"
Angelus notò subito lo sguardo che si scambiarono Rose e il vecchio Laurence, e dopo pochi istanti ne comprese la ragione.
Esattamente quando lady Isabel gli aprì davanti una porta perché lui potesse entrare, e si ritrovò nella stanza di uno spettro…
C'era una lampada a gas accesa , vicino a una piccola scrivania di legno, come per illuminare il lavoro di qualcuno.
E un mazzo di rose bianche e gialle in un vaso, per allietarlo e rendere meno severo il piano scuro, su sui erano accuratamente ordinati un calamaio e una penna d'argento, due piccoli libri rilegati in cuoio e un porta carte leggermente aperto per i troppi fogli.
Altri volumi erano contenuti in una piccola libreria accanto alla finestra, e sul comodino di fianco al letto, ricoperto da una leggera coperta all'uncinetto.
Bianca e gialla anche lei. Come le rose, e come le tende che incorniciavano la finestra.
Tutto era perfettamente in ordine, e nulla, in quella camera, avrebbe potuto far sospettare che il ragazzo che aveva dormito in quel letto e lavorato a quella scrivania non sarebbe mai più tornato per continuare la sua vita.
" Qui… " Lo chiamò Isabel, scostando le coperte. " per favore…"
Angelus obbedì, appoggiando il bambino sul letto, ma non poté impedirsi di lanciare un altro sguardo alla stanza mentre la donna cominciava a spogliarlo.
E poté immaginare quelle stesse, delicate mani mentre spogliavano e poi mettevano a letto un altro bambino.
Un bambino che faceva i capricci per dormire.
Con i suoi stessi… bellissimi… occhi grigio- blu.
*****
Un padre.
Mentre Spike seguiva Angelus e sua madre, la sua mente non poteva fare a meno di tornare a quelle parole.
Un padre.
Spike non aveva avuto un padre.
Il suo vero padre era morto poco prima che lui nascesse, ucciso da un incidente, improvviso quanto tragico.
Per un breve, brevissimo periodo, aveva creduto che Angelus sarebbe stato come un padre per lui. Aveva sperato che gli insegnasse ad essere un vampiro.
Si era presto ricreduto, però, quando aveva realizzato che l’unica cosa che importava ad Angelus era uccidere, in modo coreografico, in modo estremamente doloroso le sue vittime.
Angelus aveva amato uccidere lo spirito delle sue vittime, prima ancora che I loro corpi…e quella era una cosa che Spike non era mai riuscito a fare.
Aveva conosciuto la crudeltà di Angelus sulla sua stessa pelle, quando si era rifiutato di parlare, di rivelare l’identità di sua madre.
C’era qualcosa di incredibilmente comico nella tragicità di quella situazione: aveva cercato di proteggere sua madre dalla crudeltà di Angelus, ed ora era proprio lui che la stava accompagnando a casa, che probabilmente sarebbe potuto entrare nella sua vecchia stanza, avrebbe potuto vedere com’era stata la sua vita.
Angelus…che poco prima aveva volontariamente assunto il ruolo di padre.
D’altro canto non era quello che era stato per lui nell’ultimo anno?
Aveva cercato di guidarlo, aveva cercato di mostrargli una strada giusta da percorrere, lo aveva seguito evitando che commettesse errori, si era occupato di lui…
…aveva visto attraverso I suoi atteggiamenti, attraverso il suo odio, attraverso la crudeltà del suo demone, ed era riuscito a ritrovare William.
Non il fallito, che era stato deriso ed umiliato…il giovane uomo disperato che era stato vampirizzato in un vicolo semi buio…
Aveva ritrovato William, l’uomo che era stato pieno di ideali, di passioni, tanto forti che nemmeno il suo demone era stato in grado di cancellarle completamente.
Lo aveva messo di fronte alla cosa più preziosa della sua vita mortale per spingerlo a smettere di negare quella verità dentro di se.
Non sapeva se sarebbe stato in grado di tornare a quello che era stato, non credeva nemmeno di riuscirci né di volerlo davvero…troppe cose erano accadute, troppo sangue aveva macchiato la purezza di William, ma forse…forse c’era ancora qualcosa dentro di se, qualcosa di buono della sua vecchia vita che potesse rendere la sua eternità da vampiro qualcosa di diverso…qualcosa di più utile che semplici uccisioni, che semplice violenza.
Dopotutto… se Angelus era cambiato, perché non poteva farlo lui?
Angelus…improvvisamente quel nome non gli piaceva più, e sospettava che lo stesso valesse anche per il suo sire.
Si fermò vicino ad un lampione e corrugò la fronte.
Quella era la prima volta che aveva definito così il vampiro più anziano…e la cosa più strana era che gli sembrava naturale…
Era la verità.
Angelus era il suo sire.
Cosa diavolo stava accadendo? Sembrava che Angelus avesse messo radici in casa di sua madre.
Lo aveva visto esitare appena prima della soglia, mentre da dov’era gli era arrivata la voce di Lawrence, il vecchio maggiordomo…e di sua madre, mentre invitava Angelus a entrare…
…era stato allora che Spike aveva cominciato ad avere paura.
Solo un frammento, all’inizio, che aveva cercato di scacciare, ricordando a se stesso il fatto che Angelus era cambiato…che aveva un’anima ora, e che solo poco prima era accorso in aiuto di sua madre.
Non era servito a molto.
Dubbi avevano cominciato ad assalirlo, mentre la sua mente, il suo demone, avevano costruito scenari nei quali Angelus ritornava ai suoi vecchi fasti, dimentico della sua anima e delle sue parole, riuscendo in quanto gli aveva impedito vent’anni prima col suo silenzio.
I secondi erano diventati minuti, che si dilatavano, diventavano senza fine…persino per un vampiro.
La nebbia si era alzata, spessa e pregna degli odori della città, lo aveva avvolto, e Spike si era ritrovato a rabbrividire, mentre il suo sguardo era rimasto fermo, inchiodato sulla finestra centrale, quella accesa, quella dalla quale da bambino aveva osservato, rapito, cadere la neve, o il via vai della gente.
Cosa sarebbe accaduto se si fosse avvicinato a quella porta?
Se avesse bussato?
L’avrebbe riconosciuto Lawrence?
Gli avrebbero permesso di entrare?
E cosa sarebbe accaduto se nessuno avesse risposto?
Se fosse riuscito ad entrare?
Cosa sarebbe accaduto se avesse trovato Angelus, in piedi, al centro del salotto, con le sue mani e la sua bocca ancora sporche del sangue di sua madre?
Proprio come se la sua mente avesse congiurato la sua immagine, le tende della finestra si scostarono e Spike sentì lo sguardo di Angelus su di se.
Strinse gli occhi.
Sembrava che il suo sire lo stesse guardando, sembrava che anche all’interno di quelle mura avesse avvertito la sua paura, la sua preoccupazione.
La sua presenza voleva essere rassicurante, e lo fu…
Angelus rimase fisso alla finestra, voltandosi di tanto in tanto e sollevandosi in piedi, per poi tornare ad osservare la notte.
Quasi lo invidiava, Spike, per il fatto che si trovasse in quella casa, per il fatto che gli fosse concesso di vedere qualcosa che a lui era proibito in quel momento.
Cosa avrebbe detto Angelus a sua madre?
Ricordava ancora perfettamente quanto fosse stata intuitiva, quanto con uno sguardo fosse stata in grado di capire le persone, I loro sentimenti.
Il giovane William aveva ereditato questa qualità da sua madre, ma era stato Spike, il vampiro, ad usarla… per ferire, per uccidere…o in alcuni casi per difendersi.
Cosa avrebbe pensato sua madre del fatto che suo figlio era un vampiro?
Come avrebbe potuto spiegare Angelus quanto era accaduto negli ultimi vent’anni?
Vent’anni…
Sembrava fossero volati…eppure, in quel momento ,Spike ne sentì tutto il peso sulle sue spalle.
Vent’anni di sangue, di sesso, di urla disperate delle sue vittime, che avevano solo accresciuto la sua sete di sangue.
Vent’anni di oscurità…vent’anni di lotte con se stesso, per soffocare la parte umana che aveva continuato a sentire dentro di se, oppressa, ma non resa silente dal suo demone.
Vent’anni che si erano ridotti ad un singolo, infinito istante…poche ore prima, quando aveva dovuto compiere una scelta.
Era quella giusta?
Non lo sapeva.
Sapeva però che, da quella notte in poi, non sarebbe più stato solo…
Mai più.
Angelus scostò le tende, fissandole sui sostegni alle pareti e scavando con gli occhi nelle tenebre dense che circondavano la casa, e che una nebbia sottile e vibrante stava sfilacciando in un gioco quasi vivo di nero e grigio.
Non riusciva a vederlo, ma sapeva che Spike era lì fuori.
Che stava osservando la casa, e che probabilmente aveva paura… di lui.
Perché era nella casa di sua madre, e gli unici che potevano separarlo da lei erano un vecchio, una ragazza e un medico mezzo sordo.
E niente gli assicurava che, com 'era venuta, la sua anima non lo lasciasse in qualunque momento, e lui potesse allungare i suoi denti verso il collo di Isabel.
Sperava che, sedendo lì, sulla panca proprio sotto la finestra, potesse rassicurare se stesso… e poi gli piaceva qual posto…
Di giorno, il sole lo doveva inondarlo di una pioggia di luce…
Doveva inondare di una pioggia di luce tutto quel bellissimo soggiorno, rimbalzando sulle pareti chiare e sui mobili lucidi, sulla mensola del caminetto e sul pianoforte, su cui una fotografia, racchiusa in una semplice cornice d'argento, mostrava un ritratto di Spike… di William… di qualche anno più giovane di quando lo aveva visto per la prima volta, la notte in Drusilla lo aveva ucciso.
Portava gli occhiali, e aveva sul volto un 'espressione imbarazzata.
Sul bordo della cornice, gli occhi da vampiro di Angelus potevano scorgere con chiarezza le impronte delle dita di Isabel.
Quella foto era la prima cosa che aveva notato entrando in quella stanza, insieme con l’intenso profumo di caramelle al latte che permeava dolcemente l'aria del soggiorno, spendendosi tutt’intorno a un grande piatto d'argento al centro della tavola.
" Le faccio io… " Gli aveva spiegato Isabel, notando come le guardava. " ai bambino piacciono tanto…"
Lui aveva sorriso, annuendo, e poi si era seduto sulla panca sotto la finestra, attendendo che il medico finisse di visitare il bambino, mentre la donna, velocemente, ritornava di sopra.
Lasciandolo solo con i suoi pensieri, e con il profumo delle caramelle al latte.
Parlava d'amore, quel profumo, e di famiglia, eppure la casa che inondava era una casa vuota.
Ogni tanto, il vecchio maggiordomo degli Appleton entrava a chiedergli se volesse qualcosa, prima di uscire, borbottando fra se e se.
Gli era sembrato che non facesse altro che borbottare, e Angelus si era chiesto se fosse sempre stato così.
L'ultima volta lo aveva visto fissare da lontano la fotografia di William, e sospirare, chiudendosi nelle spalle.
"Era il figlio della signora…" Gli aveva detto, e, internamente, Angelus aveva sorriso.
Un servitore che parlava ad un ospite senza essere interrogato… assurdo… a meno che , in quella casa, non fosse sempre stato considerato ben più di un semplice maggiordomo. " un ragazzo così gentile… non se ne vedono più così oggi giorno…
Da quando se n’è andato sua madre non fa che vivere nel suo ricordo… e del resto, con i parenti che si ritrova, povera signora…"
" Che volete dire?" Aveva chiesto lui, fissandolo.
L’altro era sembrato improvvisamente disagio, come se si fosse reso contro di aver osato molto.
Ma l’espressione gentile sul suo volto dovette rincuorarlo, poiché dopo un attimo ricominciò a parlare, con un ‘espressione indignata sul volto e nella voce tipica di chi stai parlando di qualcuno a cui vuole molto bene e che sia stato, a parer suo, vittima di un ‘ingiustizia.
" Non l’hanno mai capita , la mia signora!" Esclamò, e mentre parlava divenne man mano così rosso che Angelus temette seriamente che gli venisse un infarto." Volevano tutti mettere le mani sui soldi di sir Cornelius!
Già quando lui era vivo gli giravano attorno per interesse e basta, e quando la nostra regina Vittoria lo fece baronetto per meriti di commercio c’era tanta invidia attorno a lui che non mi sono meravigliato affatto quando quella nave affondò!
La mia signora era così giovane, poco più che una bambina… e aspettava suo figlio, allora.
Ed era così disperata che non disse una parola quando i fratelli di sir Cornelius presero il controllo dei suoi affari.
Però, quando hanno cominciato a mettere il naso nella sua vita, e nell’educazione nel signorino William, ha detto basta.
E lo ha detto una volta sola.
Mi ricordo che quel povero bambino aveva il terrore dei suoi zii.
Non facevano che rimproverarlo per la sua timidezza.
Ci guadagnò quando Lady Isabel li allontanò da se.
Non avrebbero potuto dargli nulla che non gli desse già lei.
E, di certo, non avrebbero mai potuto dargli più amore…
In vita mia non ho mai visto un ragazzo più amato…
Non c’era mai un litigio in questa casa, e la mia signora viveva solo per lui.
Quando crebbe e cominciò ad uscire, lei lo aspettava alzata vicino a una finestra, ma non gli disse mai una parola... per non condizionare la sua vita… "
Un ragazzo, pensò Angelus, che non era abituato alla cattiveria, all’invidia, alle parole velenose.
Un ragazzo cresciuto nell’amore, che probabilmente immaginava che non esistessero al mondo persone che potevano volerlo ferire solo per il gusto di farlo…
Deluderlo saprebbe stato così facile… e forse era proprio ciò che era successo quella sera, quando, in lacrime, si era imbattuto in… loro…
" … anche quella sera che non tornò lo aspettava in piedi, e quando venne l’alba e la vidi scendere io stesso per le scale, appoggiata al corrimano, come se le gambe non la reggessero più…
Lo sapeva che era successo qualcosa… lo sentiva…
Prese il cappotto e uscì a cercarlo… ma sapeva già qual che avrebbe trovato…" Sospirò, prendendo fiato, e si portò due dita sugli occhi lucidi. " e quei… bastardi… dei suoi parenti … dissero che era colpa sua … del modo in cui lo aveva educato!
Il mio signorino William!
Era il ragazzo più in gamba che avessi mai conosciuto!"
" sedetevi…" Lo incitò Angelus, alzandosi per scostargli una sedia dal tavolo. " questi discorsi non vi fanno bene…"
L’altro scosse una mano.
" Questa vita non mi fa bene…
Vedere la mai signora sfiorire così, senza più un sorriso… sempre sola… la sua unica gioia i bambini che aiuta… quando questa casa avrebbe dovuto essere piena di risate di bambini…
Certe volte, penso che l’unica ragione per cui ancora tiro avanti è vedere un altro bambino precipitarsi giù per quelle scale…" Gli sorrise, e un ‘espressione molto triste gli si dipinse sul volto. " Mi dovete perdonare…" Mormorò. " ma anche un povero vecchio, alle volte, ha bisogno di parlare con qualcuno… e quando si è solo un domestico è difficile trovare chi ti ascolti… e poi " Aggiunse." voi avete un volto… " Si fermò, scrutandolo per un attimo prima di finire ed uscire dalla stanza. " rassicurante."
Angelus si lasciò ricadere sulla panca, riflettendo ancora una volta su quanto fosse assurda la vita e l’intricarsi in essa delle vicende, umane e non umane, più disparate…
E chiedendosi se fosse un caso se lui, Liam, fosse stato vapirizzato una prostituta, mentre Spike, che per assurdo portava il suo stesso nome, lo fosse stato da una vampira che, in vita, era stata una fanciulla casta e virtuosa.
Un attimo dopo, sentì la porta d’ingresso aprirsi e richiudersi, intervallata da un basso mormorio di voci.
Comprese benissimo ciò che il vecchio medico di origine greca stava dicendo, eppure, quando Lady Isabel rientrò nella stanza, e lui subito si alzò, le domandò ugualmente come stesse il bambino.
Isabel gli sorrise, un ‘espressione stanca sul volto che tradiva, in parte, la sua età.
"Meglio…
Si tratta di un problema di stomaco, povero bambino… qualcosa che ha mangiato…
Lo terrò qui fino anche non si sarà ripreso…" Si passò una mano sul volto. " mi dispiace che siate rimasto tutto questo tempo…"
Si avvicinò al pianoforte, e istintivamente allungò una mano, prendendo fra le dita la fotografia di William.
" Volevo sapere come stava James" Le rispose, avvicinandosi. " e salutare voi…"
Di nuovo, lei gli sorrise.
"Voi siete…"
"No." L’interruppe lui." Per favore…!"
Isabel strinse gli occhi, ma Angelus la prevenne di nuovo.
"Era di vostro figlio la stanza di sopra?"
Lei annuì, guardando di nuovo lail ritratto, pima di riporlo sul camino.
"Si… di William… non è davvero identico al… vostro?!"
Angelus fissò per un attimo quel volto sorridente, imbarazzato.
" Molto… si… per lo meno esteriormente…"
"Perché mi avete chiesto della stanza?"
"Perché è una stanza che ha bisogno di un padrone…" La guardò seriamente." Una stanza che aspetta qualcuno…"
Isabel abbassò gli occhi.
"Qualcuno che non arriverà…"
"Veramente… " La contraddisse Angelus. " a me sembra che qualcuno sua già arrivato…"
"James?" Esclamò Isabel, sgranando gli occhi.
"Perché no?
Non ha nessuno.
Voi non avete nessuno… e questa casa è fatta per essere abitata…"
Vide le sue labbra tremare.
" Un altro bambino… " Ansimò quasi. " alla mia età…
Voi… voi credete che sarei all’altezza?"
" Ma certo. " Le sorrise Angelus. " nessun altro lo sarebbe più di voi…"
Un lampo di speranza le passò negli occhi.
Era ovvio, o almeno così pareva ad Angelus, che quel pensiero non le era completamente nuovo.
Me un attimo dopo qualcos’altro attraversò quello sguardo, e lei si voltò, allontanandosi di un passo.
" Non … lo so…" Mormorò, esitante. " non sono nemmeno sicura di aver fatto un buon lavoro con il mio William…"
" Perché dite questo?" Le chiese.
Isabel si voltò di nuovo, fissandolo negli occhi, e allora, più che mai, Angelus vide in lei lo stesso sguardo di Spike.
"Un ragazzo ha bisogno di un padre… "Spiegò." Qualcuno da prendere ad esempio, che gli dimostri con il suo comportamento i valori che vorrebbe trasmettergli.
Qualcuno a cui importi il suo futuro.
A cui importi veramente.
Che non voglia imporsi su di lui e farne una copia di se stesso, ma voglia mostrargli un cammino, e seguirlo con pazienza perché non lo lasci.
Qualcuno che capisca il suo disagio, ciò di cui ha bisogno, che comprenda quali sono le parole giuste per incoraggiarlo, e sostenerlo, e correggerlo.
Qualcuno che soffra per i suoi errori.
E che metta in secondo piano se stesso per lui…
Che lo guardi da lontano per permettergli di camminare da solo, ma sia pronto ad intervenire per impedirgli di cadere.
Qualcuno che sia disposto a farsi prendere a pugni e ricoprire di insulti da un ragazzo arrabbiato che crede di sapere già tutto del mondo e di se stesso."
Angelus aggrottò la fronte, colpito.
" Voi non parlate di vostro figlio…" Mormorò.
" Io parlo di tutti i bambino e i ragazzi che ho incontrato in questi venti anni…
Forse, se avessi saputo queste cose allora… forse non mi sarei allontanata dai miei parenti.. Forse avrei cercato fra di loro qualcuno che potesse guidare mio figlio…"
"Perché?"
"Cosa?"
"Perché pensate che avesse bisogno di una guida?"
Isabel strinse le labbra, gli occhi che le si riempivano di lacrime.
"Non lo so…" Mormorò piano."Forse perché da venti anni cerco una ragione… qualcosa che mi faccia accettare di averlo perso…
E mi dico che forse è stata colpa mia…
Perché non ho saputo dargli la fiducia in se s tesso… e quella… quella gente ha potuto ferirlo… e lui era disparato quando ha lasciato quella casa e … oh, mio Dio… " Scoppiò, cercando rifugio fra le braccia di Angelus.
Lui la strinse a se , acarezzandole gentilmente i capelli, come non aveva mai fatto con sua madre.
Come non aveva mai fatto in assoluto…
Nella sua vita, aveva stretto a se solamente la sua piccola Katy , e non aveva idea di come consolare qualcuno.
Delle parole giuste da dire a quella donna con cui il tempo era stato così crudele.
Forse non esistevano nemmeno… forse non esisteva un modo per alleviare quella pena… ma Angelus avrebbe dato la sua esistenza per riuscire ad inventarlo…
Il dolore di Isabel era dentro di lui… era colpa sua…
Era un suo peccato, una sua responsabilità… come quello di migliaia di persone in tutta Europa di cui non avrebbe mai nemmeno conosciuto il nome, o il volto, che non avrebbe mai potuto stringere a se, o a cui non avrebbe mai potuto dire:
"Perdonatemi…"
"Cosa?"Esclamò lei, allontanandosi dalle sue braccia.
"Perché … è per colpa mia che voi state soffrendo…"
"Oh, no…" Lei scosse la testa, asciugandosi il volto. " Non dite così… sono io.
Io ho sempre avuto la paura di non essere stata all’altezza di crescere mio figlio…"
"Milady…" Le disse, prendendole una mano. "Lui era una brava persona…"
"La migliore…" mormorò Isabel sorridendo." La creatura più buona e generosa che io abbia mai incontrato…"
"Bè" Disse Angelus, ricambiandone il sorriso, nonostante il tormento che gli riempiva il cuore. " se davvero era così… il merito sarà pur stato di qualcuno…"
Lei lo fissò, spalancando la bocca.
E Angelus capì che non ci aveva mai pensato.
Persa nell’adorazione per suo figlio, e nel rimorso per ciò che eventualmente gli aveva fatto mancare, non aveva mai pensato a ciò che invece gli aveva dato… non aveva mai pensato che suo figlio, senza di lei, sarebbe certamente stato un ‘altra persona…
"Voi avere fatto di vostro figlio un uomo onesto, sensibile e generoso…" Continuò Angelus, allungando una mano per sfiorarle una spalla." Ora tenete con voi James, e fate lo stesso con lui…
Vi assicuro che voi potete dare a chiunque più della stragrande maggioranza della gente… e che …" Sospirò, cercando di trovare la forza per pronunciare le parole."avere un padre non vuol dire sempre avere un buon padre…"
Isabel strinse la sua mano nella propria, continuando a guardarlo.
" Voi siete un buon padre…" Mormorò.
Angelus abbassò gli occhi.
Cosa poteva rispondere a quello?
"Devo andare… " Sussurrò, passandole accanto, ma lei lo afferrò per un braccio, trattenendolo.
"Aspettate.."Mormorò, allontanandosi dalla stanza.
E dopo pochi secondi vi rientrò di nuovo, portando in mano un sacchetto di carta che riempì con le caramelle in mezzo alla tavola.
"Lo so che è stupido…" Gli sorrise." ma datele a vostro figlio… con la mia riconoscenza…"
Angelus prese il sacchetto che le porgeva, e si avviò alla porta.
" A proposito… " Mormorò la donna, quando già stava uscendo. " non è troppo grande, per essere vostro figlio…?"
Angelus non riuscì ad impedirsi di sorridere, voltandosi verso di lei.
Anche Isabel gli sorrideva, e il suo sorriso era identico a quello di Spike.
" Sono io… che sono più vecchio di quello che sembro."
Ghignò, uscendo.
Ma, prima di oltrepassare il cancello, si girò per un ‘ultima volta.
" E’ stato un onore, milady." La salutò, con un piccolo inchino.
"Il vostro nome!" Esclamò lei improvvisamente. " Fermatevi! Non so nemmeno il vostro nome!"
Ma Angelus non si fermò.
Voltò di lato, chiudendosi alle spalle le tenebre e la nebbia, e appiattendosi contro la cancellata.
Vide Isabel correre già per le sale, e guardarsi introno, cercandolo invano.
Sperò che rientrasse subito in casa, e lasciò andare un sospiro quando la vide farlo.
Si sentiva ancora peggio del solito.
Era felice di avere conosciuto Isabel.
In tutti i suoi centocinsettanta anni raramente aveva incontrato delle persone così straordinarie… e la maggior parte le aveva uccise… ma quelle lunghissime ore avevano scatenato in lui un turbine di emozioni violentissime.
Di dubbi, di incertezze.
E rimorsi, rimorsi, rimorsi… un gelo che non lo avrebbe mai lasciato.
Strinse fra le dita la busta di carta, e una corrente di domande travolse la sua mente.
Come sempre…
Si chiedeva spesso quanto sarebbe riuscito a resistere a quel tormento, prima di impazzire…
Gli unici momenti in cui riusciva a distrarsi, preoccupandosi talmente tanto di qualcun’ altro da riuscire a spingere indietro le sue angosce, erano quelli in cui seguiva Spike per impedirgli di uccidere.
Qualcuno… che lo guardi da lontano per permettergli di camminare da solo, ma sia pronto ad intervenire per impedirgli di cadere…
Le parole di Isabel gli risuonavano nelle orecchia, come sapeva già che avrebbero fatto infinite volte, riportandogli addosso l’incredulità e lo stupore quasi infantile che aveva provato quando le aveva udite.
Qualcuno a cui importi del suo futuro. A cui importi veramente.
Qualcuno che capisca il suo disagio…
Questo… questo era un padre?
Qualcuno che soffra per i suoi errori. E che metta in secondo piano se stesso per lui.
Angelus… Angelus non lo sapeva…
Suo padre non era mai stato così…
Qualcuno che non voglia imporsi a lui o farne una copia di se stesso…
Che comprenda quali sono le parole giuste per incoraggiarlo e sostenerlo…
Qualcuno che sia disposto a farsi prendere a pugni e ricoprire di insulti da un ragazzo arrabbiato che crede di sapere già tutto del mondo e di se stesso…
Suo padre non gli aveva mai rivolto parole di incoraggiamento, ma solo ordini…
Suo padre non lo aveva mai sostenuto ma sempre condannato.
Suo padre non gli aveva mai chiesto cosa provava…
Non gli aveva mai fatto una carezza…
Suo padre non gli aveva mai chiesto il perché…
Non gli aveva mai parlato…
Gli era sempre e solo interessato quello che non era, e non quello che era.
Suo padre lo aveva sempre rapportato a se stesso…
La delusione che era per lui…
Le aspettative, sue, che non adempiva…
Gli ordini, i suoi, a cui non obbediva.
Aveva sempre imposto, sempre gridato.
E lui aveva voluto gridare più forte, disobbedirgli di più, fargli male… fino ad autodistruggersi… fino a quella notte, e a Darla.
Angelus non aveva ai conosciuto un altro padre… non sapeva nulla di tutto ciò che Isabel aveva detto…
Non aveva mai nemmeno pensato di avere un figlio…
Un figlio vero, non un childe da vampirizzare e a cui poi divertirsi ad insegnare ad uccidere… totalmente indifferente alla sua esistenza, alla possibilità che qualcuno lo riducesse in cenere… come Penn.
Qualcuno di cui gli importasse.
Da cui fosse disposto a farsi prendere a pugni e ricoprire di insulti perché credeva di sapere già tutto del mondo e di se stesso…
Eppure… non era proprio questo che faceva?
Che stava facendo ormai da un anno?
Giorno dopo giorno, con una pazienza infinita?
Non era così che si comportava con Spike?
Non lo stava seguendo nel buio, impedendogli di uccidere?
Non aveva cercato di spiegargli innumerevoli volte ciò che faticosamente aveva compreso lui stesso, rifiutandosi ostinatamente di arrendersi di fronte alle sue violente rivolte?
Non si era fatto prendere a pugni, reagendo lo stretto indispensabile per non essere ridotto in cenere?
E non aveva resistito in silenzio mentre Spike gli vomitava addosso il suo odio, enumerando ad uno ad uno i suoi peccati, accusandolo di voler usare lui per scaricare la sua coscienza nera, e deridendo l’assurdità e la follia del suo proposito di salvarlo?
Si era detto che, se non reagiva, era solo perché era vero.
Ogni singola parola.
Ogni singola accusa.
Tutto vero.
E tutto inciso a sangue nella sua anima tormentata.
Ma ora credeva di capire che non era stato solo per quello.
Era stato per lui… per Spike…
Si rendeva conto di essere disposto a farsi prendere a pugni e ricoprire di insulti da lui… pur di salvarlo… pur di fargli capire.
Era confuso, e sebbene quella non fosse una sensazione nuova, in quel momento gli sembrava che riempisse il suo mondo, ottundendogli i sensi.
Non aveva mai pensato di avere un figlio…
Eppure, se Isabel aveva ragione…
Se quello che aveva descritto era davvero un padre…
Un padre come lui non aveva mai avuto.
Come lui non aveva mai nemmeno desiderato.
Perché non aveva mai saputo che un padre potesse essere così…
Per lui… sarebbe bastato che il suo gli dimostrasse un po’ di affetto… che lo ascoltasse solo un po’ di più… quando la rabbia non era ancora diventata tanta che lui aveva pensato di non desiderare più nemmeno quello.
Di non volere nulla.
Fuorché bere, e divertirsi, e comportarsi in tutti i modi che più avrebbero potuto irritarlo,
e dimenticare.
Quello che era e quello che non aveva la forza di essere.
Improvvisamente, un fiume di amarezza, vecchi e nuova, lo sommerse, impastandogli la bocca.
E si chiese se si sarebbe trovato in quella via di Galway, quella notte, e avrebbe seguito Darla per i vicoli, se avesse avuto un padre diverso.
Non toglieva nulla alla sua colpa.
Ma le aggiungeva tristezza.
E dava a lui ancor più determinazione.
"Vieni fuori!" Esclamò, rivolto alle ombre e alla nebbia. " So che sei lì."
Per un attimo nessuno rispose al suo appello, e lui incrociò le braccia sul petto, fissando attraverso il buio la figura nervosa che avrebbe voluto nascondersi ai suoi occhi.
Poi, finalmente, Spike emerse dalle ombre, avanzando verso di lui, torvo in viso, minaccioso, come lo aveva già visto centinaia di volte in quell’ ultimo anno.
Ma c’era qualcosa di diverso quella sera.
Lo sapeva.
Era avvenuto e doveva avvenire.
Per entrambi loro.
Poteva essere un inizio, o un altro muro contro cui sbattere la testa, nella granitica cocciutaggine di quel… ragazzo.
Strinse le labbra, guardandolo avanzare.
Non si era sbagliato, lo sapeva, ora più che mai.
C’era dell’umanità in lui… anzi, c’era più che dell’umanità…
C’era William in lui…
Quel qualcosa di diverso dagli altri vampiri che aveva avvertito fin dalla prima volta che lo aveva visto, e per cui lo aveva disprezzato, e odiato ferocemente.
Quel qualcosa che adesso aveva un nome.
Benissimo.
Potevo odiarlo.
Poteva disprezzarlo, poteva combatterlo, poteva insultarlo fino a perdere la voce.
Ma avrebbe tirato fuori quell’umanità, avesse dovuto farlo con i denti, distruggendo quel che restava di lui!
Avrebbe salvato Spike.
Innanzitutto da se stesso.
Non gli avrebbe permesso di distruggere la sua esistenza.
Come lui.
*****
"Insomma" Quasi ringhiò Spike. "cos’è ci avevi messo le radici lì sopra?"
Il tono della sua voce era stato duro, eppure Spike non era arrabbiato.
Aveva avuto la certezza che sua madre fosse ancora viva, quando l’aveva vista uscire dalla loro casa, e domandare quale fosse il nome di quell' uomo misterioso che l’aveva scortata per le vie di Londra.
Angelus non gli rispose, e Spike fu tentato di ringhiare, di nuovo.
Non si era reso conto fino a quella notte, di quanto fosse diventato taciturno.
"Allora?"
"Allora cosa, Spike?" Domandò Angelus sottovoce.
Si incamminò verso l’uscita del vicolo e Spike si ritrovò a seguirlo.
"Perché ci hai messo tanto ad uscire?" .
Di nuovo, Angelus non rispose.
Spike sospirò, esasperato, e si guardò attorno prima di domandare: "Il bambino come sta?"
Angelus si voltò a guardarlo.
Vi era una strana espressione nei suoi occhi scuri, un misto di sorpresa e di …dolore?
Ecco un’altra cosa alla quale non aveva fatto caso fino a quel momento: lo sguardo di Angelus.
Non che avesse passato molto tempo a guardarlo negli occhi, ma era sempre rimasto colpito dalla totale mancanza di umanità nello sguardo del vampiro…
Una mancanza di umanità che sembrava essere stata soppiantata da uno sguardo carico di dolore, di rimorso…di tristezza.
"Perché me lo chiedi, Spike?" Domandò Angelus, infilando le mani nelle tasche del lungo cappotto "Volevi forse mangiarlo a colazione?"
Spike sollevò gli occhi al cielo.
"Sì come no," Replicò secco. "perché tu me lo permetteresti vero?"
Si fermò, ed Angelus, come avesse tenuto d’occhio i suoi movimenti, si fermò accanto a lui. "Vuoi il bis di quello che è avvenuto stasera?
Vuoi che ti ripeta che sono la vergogna di tutti I demoni?
Ti farebbe sentire meglio?"
Angelus scosse la testa, e Spike non faticò a credere che fosse la verità.
Il vampiro più anziano si strinse nelle spalle prima di dire: "Sta meglio…"
Spike annuì, domandandosi perché Angelus non si decidesse a parlargli di sua madre.
Ficcò le mani nelle tasche del cappotto e domandò: "Il vecchio Lawrence ti ha fatto fare il giro della casa?"
Angelus scosse la testa, e Spike sollevò le sopracciglia prima di dire: "Balle!
Considerato dove ti hanno fatto aspettare, devi averne visto per forza una parte, ricordo quella casa!"
"Ho visto solo il salotto…" Disse lentamente Angelus. "e la stanza dove hanno sistemato James…"
Continuarono a camminare per qualche altro minuto, e sembrava che nessuno dei due si rendesse conto che stavano camminando fianco a fianco, mentre le loro ombre si confondevano con la nebbia.
Alla fine, Angelus si voltò a guardare Spike per un istante prima di dire: "Era una bella stanza, con mobili scuri…molti libri…e fiori…"
Spike deglutì.
"Rose bianche e gialle…" Mormorò, scuotendo la testa. "le coltiva ancora…" Continuò poi in un sussurro.
"Eri molto fotogenico…"
Spike si voltò di scatto verso Angelus, ed aggrottò la fronte.
"Stai scherzando, vero?" Domandò.
Di nuovo, Angelus scosse la testa.
"Affatto" Disse infine.
Spike chiuse gli occhi.
Angelus aveva evidentemente visto la foto sopra il pianoforte.
Era molto strano, aveva creduto di aver dimenticato come fosse stata la casa dove aveva vissuto quando era vivo, per oltre vent’anni non aveva pensato ad essa, eppure non era sorpreso nel realizzare che nè ricordava ogni singolo angolo.
Ricordava ogni stanza, ogni soprammobile…
"Rimanevo ore vicino il pianoforte da ragazzo…mia madre amava suonare…"
"E tu?" Domandò Angelus.
Spike si voltò sorpreso verso di lui.
Quella era la prima volta che gli faceva domande sulla sua vita mortale.
Si strinse nelle spalle.
"Io preferivo la chitarra…"
Angelus lo guardò interessato, e sul suo volto apparve un’ombra quando disse: "Non ti ho mai sentito suonare in questi anni…"
"In quanti punti mi avresti spezzato le dita se mi avessi udito, Angelus?" Domandò Spike.
Quasi sussultò quando si rese conto che non aveva voluto offenderlo, non aveva voluto rinfacciargli la sua crudeltà.
La sua era stata semplice curiosità.
Angelus, però, abbassò la testa, e Spike si ritrovò ad appoggiargli una mano su un braccio prima di dire: "Beh, non sono mai stato molto bravo comunque…"
Angelus lo guardò sorpreso, e deglutì prima di dire: "Il figlio di quella donna…era molto amato…sentono ancora tutti la sua mancanza…"
Fu Spike a guardare sorpreso Angelus, in quel momento.
Serrò le mascelle prima di domandare: "Come sta lei?"
"Vive nel ricordo di suo figlio…e si sente responsabile per la sua morte…"
"Non è stata colpa sua…" Disse Spike lentamente, scuotendo la testa. "non poteva sapere quello che sarebbe successo…non è colpa sua se suo figlio era…"
"Prenderò a pugni chiunque dica che quel ragazzo era uno stupido, o un fallito...
Sono stato chiaro?" Disse Angelus, e Spike riconobbe la determinazione nel tono della sua voce.
Era la stessa determinazione che gli aveva sentito quella notte di un anno prima, nella stiva di quella nave, in Cina.
Scosse la testa.
"Mi piacerebbe vederti provare..." Disse, e stringendosi nelle spalle lo guardò per un istante prima di continuare: "la verità è che era un'idiota...*ero* un'idiota..."
"Perché?" Domandò Angelus.
"Camminare da solo, di notte, incurante del pericolo...sai, credevo che Drusilla volesse I miei soldi..." Chiuse gli occhi e scosse la testa. "un maledetto ingenuo, ecco quello che ero..."
"Solo perché non ti aspettavi di venire ucciso da un vampiro?
No… Nessuno dovrebbe correre questo genere di rischi"
"Il che detto da un vampiro, per quanto dotato d'anima, è quanto meno ridondante non credi?" Esclamò Spike, senza riuscire a trattenere un sorriso divertito.
Angelus si voltò a guardarlo inarcando leggermente le sopracciglia, scosse la testa e mormorò: "Suppongo di sì...." Si fermò, e Spike lo vide affondare una mano in una tasca del cappotto prima di estrarla, mostrandogli poi un sacchetto di carta marrone.
Ammiccò sorpreso.
Non aveva bisogno dei suoi sensi da vampiro per sapere cosa fosse contenuto in quel sacchetto di carta.
Angelus glielo porse, senza dire niente, e solo quando Spike si ritrovò a lottare contro il groppo che gli si era improvvisamente formato in gola, si decise aspiegare: "La madre di William…mi ha chiesto di darle come ringraziamento all’uomo che l’ha aiutata a rialzarsi, questa sera…mi ha detto che le ricordava suo figlio…"
"E tu?" Domandò Spike, infilando una caramella in bocca.
Ammiccò.
Il sapore era diverso da come lo ricordasse.
Sapeva che le sue papille gustative non recepivano davvero I sapori, non allo stesso modo dei mortali, ma gli piaceva la sensazione di affondare I denti in qualcosa di solido, gli piaceva quel sapore particolare che avvertiva sul palato.
"Io cosa?" Domandò Angelus.
Spike prese un’altra caramella, domandando: "Cosa le hai detto?"
"Che quell’uomo non era suo figlio…" Angelus abbassò la testa e lo guardò di sottecchi prima di aggiungere sottovoce: "le ho detto che eri mio figlio…"
Spike inarcò le sopracciglia, sorpreso dal fatto che Angelus avesse ammesso una cosa del genere.
Deglutì e disse: "Beh, Angelus…"
"Spike?" Disse lui, interrompendolo.
"Cosa?" Domandò Spike porgendogli il sacchetto.
Angelus scosse la testa, disgustato, e disse: "Potresti evitare di chiamarmi Angelus, per favore? Odio questo nome…"
Spike inarcò le sopracciglia, riponendo il sacchetto di carta in una tasca del suo cappotto. "Non dirlo a me…
Voi…tu…non sei più la stessa persona…"
Angelus si voltò di scatto, inclinando la testa:
"Ah, no?"
Spike scosse la testa.
"No…
Angelus…era un bastardo…tu…beh, non ho ancora capito cosa sei…" Si strinse nelle spalle, e, ripreso a camminare, si voltò verso di lui, dicendo: "ma di certo non sei lui…"
"Chi sono allora?" Domandò Angelus.
"Un testardo Irlandese…" Spike sorrise: "ma non prendertela, nessuno è perfetto…."
Ricominciarono a camminare, l’uno di fianco all’altro, e nessuno dei due parlò.
Spike aveva affondato le mani nelle tasche del suo cappotto, stringendo tra le dita la carta del sacchetto, e ripensando a quanto era appena accaduto…a quella lunga, lunghissima notte.
Erano ormai in casa quando Angelus parlò interrompendo il corso dei suoi pensieri, dei suoi ricordi.
"Angel." Disse.
Spike ammiccò, e un’espressione interrogativa gli si dipinse sul volto.
"Angel?"
"E’ il mio nome…"
Spike annuì.
"Grande sforzo di fantasia, complimenti." Si strinse nelle spalle e disse: "Comunque va bene, vada per Angel…"
Gli voltò le spalle e mormorò: "Io vado a dormire…" Ma si girò per un altro istante, dicendo: "Ah, Angel?
Grazie per aver fatto di me il primo vampiro infartuato della storia, stasera…"
Un sorriso gli si dipinse sul volto quando udì la risposta di Angel.
"Non c’è di che…"
Spike aveva l’impressione che le cose sarebbero diventate interessanti. Molto interessanti.
TBC,
Siren*
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| **Siren** (no login) | 3 - ProdigalNo score for this post | October 27 2004, 6:31 PM |
Summary: Kate e Spike riallacciano i fili di una storia che riguarda Angel, il suo passato, e il modo in cui Kate è caduta in una trappola preparata per lei perchè possa odiarlo.
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Los Angeles, 2001
Kate si prese la testa fra le mani, scuotendo leggermente il capo.
"Oh, mio Dio… " Mormorò, con qualcosa che somigliava ad un piccolo singhiozzo.
Davanti a lei, Spike sollevò un sopracciglio, sorpreso dalla sua reazione.
Naturalmente…
Lui… lui non poteva sapere…
"Bè…" Esclamò, prendendosi una sigaretta. " è una storia… credo… toccante, almeno per un essere umano…
Per lo meno la parte in cui io aspetto Angel fuori da casa mia tremando al pensiero di quello che… no. A pensarci bene quello era patetico!
Comunque sia, non vale la pena di… fare… quello che stai facendo!
Qualunque cosa sia!"
"Non sto piangendo!" Esclamò lei, piccata, sollevando il capo.
"No?!" Sbottò Spike, sul volto un'espressione… cosa? … offesa? "Io ti racconto, non ho idea del perché, la storia angosciosa del mio viaggio dalle tenebre alla luce, con tanto di dettagli patetici su madre e figlio che si rincontrano dopo venti anni senza potersi riabbracciare… e tu… non piangi?
Ma sarai una donna, almeno?!"
Kate incrociò le braccia sul petto.
"Si, l'ultima volta che ho controllato!"
"E allora reagisci da donna!
Versa una lacrimuccia sul notturno londinese con giovane vampiro angosciato!
Ammira estasiata la forza di volontà!
Almeno loda le mie doti di narratore!"
Kate sollevò un sopracciglio.
In effetti… era straordinariamente bravo a raccontare, al punto che, lentamente, il suo cervello era stato trascinato dalle sue parole, risalendo dal baratro di angoscia in cui era caduto.
… E per questo doveva essergli grata…
Ma non lo avrebbe ammesso neanche sotto tortura!
"Hai finito?!" Scandì.
Spike si abbatté contro lo schienale.
"Può darsi!"
"Primo: vorrei ricordarti che di fronte alla mia disperazione hai commentato che sono stupida!"
"Idiota! E lo hai detto tu per prima!"
"Okay, idiota, grazie per la precisazione!
Secondo: se ho la facoltà di parlare in casa mia…"
"Il mio edificante racconto ha risvegliato in te piccoli, tristi ricordi."
"… non ho facoltà di parlare in casa mia!"
Spike strinse gli occhi e sorrise, portandosi la sigaretta alle labbra.
" e dimmi, questi ricordi hanno forse a che fare con due occhi nocciola molto penetranti…"
"… non sono affari tuoi…"
"… oltre che molto belli…"
"Sei la creatura più irritante che abbia mai conosciuto!"
Si strinse nelle spalle.
"Cosa vuoi? Sono un vampiro!"
Stavolta fu Kate a sorridere.
Un sorriso che non aveva voluto. Pieno di tristezza e tenerezza insieme.
Come spesso accadeva ai ricordi.
Che, a volte, rendevano un po’ più tristi i momenti belli, e un po’ più teneri quelli brutti.
"Già… " Mormorò, parlando con se stessa. "una cosa cattiva…"
"Prego?" Esclamò lui, con un 'espressione così stupita che la fece sorridere più forte.
Kate si passò una mano sulla fronte, ed esitò, prima di rispondere.
Pensando se doveva farlo…
Alla fine, semplicemente, smise di pensare.
E lasciò che fluisse ciò che aveva in punta di cuore.
"E' una… non so come chiamarla… una…perifrasi, che imposi ad Angel un giorno che venne nel mio ufficio…"
Si appoggiò allo schienale, e, senza quasi che lei se ne accorgesse, la sua mano, ancora, salì a sfiorare il morso sul suo collo.
Stavolta, Spike non la interruppe, e sembrava non avere nessuna intenzione di farlo.
"Se ne stava lì…" Continuò. " sulla porta, e mi parlava di un demone che aveva ucciso quella mattina in un sottopassaggio della metropolitana, dopo che aveva assalito un treno pieno di pendolari…
E io gli dissi che se aveva intenzione di lasciare la porta aperta almeno poteva usare l'accortezza di non dire proprio "demone", ma piuttosto…"
" Cosa cattiva…"
"Si… " Sorrise.
Ripensò a qual giorno, al volto di Angel.
A ciò che aveva provato vedendolo, nonostante i suoi razionalissimi auto- condizionamenti.
E ripensò al suo stupore quando Angel le aveva detto che il demone in questione non apparteneva a una razza aggressiva.
"La cosa cattiva non era una cosa cattiva?" Gli aveva chiesto.
E lui le era sembrato in imbarazzo.
"Bene, era una cosa cattiva nel senso della parola.
Solo non era una cosa cattiva.. cattiva!"
"Ci sono cose cattive che non sono cattive?"
"Bè… si."
Già… e probabilmente, adesso, ne aveva una davanti.
"Fu il giorno che mio padre fu ucciso… " Mormorò, mentre il sorriso scompariva dalle sue labbra. "tutto è crollato quel giorno.
E l'ho distrutto io… con le mie mani."
*****
Los Angeles, 2000
Aveva distrutto ogni cosa … lei, con le sue mani.
Lei si era fidata di Angel.
Nonostante tutto.
Nonostante la sua natura.
Nonostante sapesse che era un vampiro.
Un assassino.
Un mostro.
Si era fidata di lui.
E del suo istinto, che verso lui la spingeva.
Continuando a ripeterle che Angel non le avrebbe fatto del male.
Che in lui non c'era malvagità.
A gridarle, nella mente e nel cuore, che non poteva esserci cattiveria in qualcuno che aveva degli occhi così profondi.
Così pieni di compassione e di dolcezza.
In qualcuno che aveva votato la sua vita a salvare gli altri.
Nonostante ciò che sapeva di lui, nonostante ciò che aveva visto e ciò che aveva letto…si era fidata di Angel.
Aveva voluto credergli.
E alla fine non le era più importato che lui fosse un vampiro.
E ora suo padre era morto.
Ucciso da vampiri.
Come lui.
E il suo corpo giaceva ai piedi di Angel, esangue, la gola orribilmente straziata.
Mentre il cuore di Kate gridava e si contorceva, e lacrime di dolore le rigavano le guance.
Violente.
Inarrestabili.
Come un fiume in piena che la portava via.
E distruggeva ogni cosa.
Il suo autocontrollo, la sua ragione.
Il suo cuore.
La sua vita.
E di lei restava solo la creatura disperata che piangeva, piegata sul corpo di suo padre.
Affranta.
Annientata.
Col mondo intero che aveva smesso di esistere non appena era entrata in quella casa.
E aveva visto suo padre.
Lasciando solo quel corpo dissanguato.
E lei.
E la sua disperazione.
Eppure, anche se il mondo non esisteva più, Angel c'era ancora.
Lo sapeva.
Lo sentiva.
Dietro di lei.
Chino su di lei.
E poteva quasi avvertire la sua pena e il suo dolore.
E non li voleva.
Voleva solo piangere, singhiozzare.
Voleva solo che suo padre ritornasse da lei.
"Volevo salvarlo!" Disse Angel piano, la sua voce che vibrava di angoscia. "Lui, lui non mi ha lasciato entrare… "
No.
Non ne aveva il diritto.
Non aveva il diritto di accusare suo padre.
Lui non sapeva niente di vampiri, o forze oscure.
Non sapeva in che cosa era coinvolto.
Ma Angel si… Angel sapeva.
Aveva saputo fin da principio, fin da quando tutto aveva avuto inizio.
"Va fuori!"
Le lacrime l'accecavano.
Il dolore l'accecava.
E l'assordava.
E le toglieva il respiro.
"Esci!
Esci. Esci. Esci.
Va fuori!"
Non voleva che la vedesse così.
Non voleva che vedesse il suo cuore.
La sua disperazione.
La sua fragilità.
Non ne aveva il dritto.
Nessuno ne aveva il diritto.
In special modo lui.
Lui sapeva… lui avrebbe potuto salvarlo…
Lui salvava sempre tutti…
Lo sentì arretrare e qualcosa dentro di lei si ruppe.
Voleva che se ne andasse.
E con uguale forza non voleva che la lasciasse sola.
"Per piacere, esci…" Singhiozzò.
Stava troppo male per capire.
Per pensare.
Tutto quello che esitava era il dolore.
E l'uomo alle sue spalle.
Non voleva che la lasciasse.
E non voleva che fosse lì, accanto a ciò che era diventata.
Accanto al corpo di suo padre.
" Per piacere." Ripeté, e non sapeva come lui potesse comprendere le sue parole, rese dalle lacrime null'altro che una catena di suoni strozzati. " esci…"
Eppure lui capì.
E uscì dalla casa.
E Kate urlò, mentre il dolore diventava troppo grande, esplodendole dentro.
Lacerando, strappando, annientando tutto quello che lei era.
Un grido che si perdeva nelle profondità del suo corpo e della sua anima.
Troppo grande per entrambi.
Si staccò da suo padre, accucciandosi contro la parete.
Sostenendosi ad essa, cercando in essa la forza per non venire annientata.
Per non smettere di esistere.
Si era fidata di Angel, e ora suo padre era morto.
La sua unica famiglia.
L'unica persona al mondo che amasse veramente.
Si strinse al muro, e, disparatamente, continuò a piangere.
Si era fidata di Angel ed ora era sola.
Lui… Angel… l'aveva lasciata sola.
*****
Los Angeles, 2001
"Suppongo… che fosse troppo per me…" Mormorò Kate, fissando un punto imprecisato davanti ai suoi occhi. " troppo dolore, troppo senso di colpa…"
"Senso di colpa?" L'interruppe Spike.
Non lo guardò.
"Già… senso di colpa.. come non ne avevo mai sentito in vita mia…
Vedi…quella mattina… mio padre era lì, sulla scena di un crimine, e io non ho nemmeno pensato che fosse coinvolto.
Io… ma tu c'eri… " Si fermò, mentre un ricordo le saliva alla memoria.
Spike ammiccò.
" Nel tunnel, dici, quando Angel ha fatto secco quel demone Kwaini?
Mm…Si." Fece una smorfia. " Ma non mi ha fatto tirare nemmeno un calcio!
E' sempre così!
Se si fa prendere dal momento si scorda che c'è anche altra gente che avrebbe il diritto di divertirsi un po’!
Tu pensa alla frustrazione…" La fissò. " si, c'ero."
"Me lo ricordo.
Ti ho visto nel sottopassaggio, insieme ad Angel…"
" E io non ho mai capito tu perché sei scesa… da sola, per giunta!"
Kate scosse le spalle.
" Non lo so.
Istinto suppongo."
"Si. Di distruzione."
"E'… era una componente essenziale nel mio lavoro."
"Ecco perché tanti poliziotti finiscono sul campo!"
"E poi" Kate ignorò il suo commento." Dopo aver conosciuto A … voi, dopo aver scoperto cosa siete, ho cominciato a considerare ed accettare tutta una serie di possibilità che altrimenti avrei giudicato assurde… favolistiche.
Disprezzavo i miei colleghi., che si trovavano di fronte a fatti, a prove concrete, eppure non volevano considerarli perché, semplicemente, "certe cose" non potevano esistere.
Non riuscivo a concepirlo.
Io volevo sapere.
Volevo capire.
Ho sempre voluto capire.
Non ho mai neanche pensato di chiudere gli occhi davanti all'evidenza, o almeno non l'ho fatto da quando ho conosciuto… voi… e fino al giorno che mio padre fu ucciso.
Per quel breve periodo… credo di essere veramente stata un poliziotto… di aver cercato seriamente la verità.
Nonostante sembrassero sempre esisterne due di verità: quella che volevo trovare io e quella che vedeva il resto del mondo."
Si appoggiò alla mano, e un riso nervoso le salì alle labbra
"Prendi quel giorno…
C'era un vagone della metropolitana pieno di pendolari, con un demone che seminava il terrore, e una dozzina di passeggeri aveva visto solo… un uomo che si arrampicava sul tetto del vagone in marcia!
"E' una forma di autodifesa, Kate…" Mormorò lui, spegnendo la sigaretta." Non tutti potrebbero vivere con la consapevolezza che certe ‘cose cattive’ abitano porta a porta con loro… e francamente preferisco questo scetticismo da ventunesimo secolo alla credulità generale che ha portato alla caccia a vampiri, streghe e affini vari…"
"Gli uomini avevano il diritto di difendersi." Lo contraddisse Kate. "voi siete molto più forti di loro."
"Loro?" Spike sollevò un sopracciglio. " tu che ti metti in una classe intermedia?"
Kate rise.
"Hai ragione.
Di noi.
Ma capisco quello che vuoi dire."
"Si?"
"Bè, allora pensavo che sarei stata ben felice di sparare a qualunque figura vagamente non umana mi si fosse parata davanti, mentre ora… ora credo che esistano " Cose cattive" - cattive e "Cose cattive"- non cattive… proprio come ci sono degli uomini buoni e degli uomini cattivi.
Tuttavia immagino che ti sia trovato di fronte a gente che non andava così per il sottile, perché non lo facevo neanche io…
Quando Angel venne nel mio ufficio, dopo, e mi disse che doveva esserci qualcosa di strano, in quel treno e nei suoi passeggeri, perché il demone che lo aveva attaccato non era affatto di una specie violenta, il mio primo istinto è stato di chiusura."
Scosse le spalle.
"Non chiedermi perché.
Magari perché pensavo: un demone è solo un demone, o perché una parte di me stava lottando per non fidarsi di Angel…
Perché avevo letto che cosa era…
O perché, al contrario, provavo un impulso così forte ad aver fiducia in lui che mi irritava terribilmente…
Avevo infranto delle leggi per lui.
Nascosto delle cose.
Mentito.
E anche se lui non me lo aveva mai chiesto, anche se lo avevo fatto per mia scelta e mia volontà, non riuscivo a non avercela con me stessa… e con lui di rimando.
E proprio quando le cose dentro di me cominciarono a chiarirsi… mio padre fu ucciso…"
Tacque, ma solo per un attimo.
"Ho odiato Angel, quando ho saputo che aveva coperto qualcosa su di lui e non mi aveva detto niente.
Mi sono ripetuta che, forse, se lo avesse fatto, avrei potuto salvare mio padre…
E invece ero solo io… era sempre… soltanto colpa mia…
Mio padre è stato ucciso perché odiassi Angel… perché fossi un ostacolo…
E io ho abboccato al loro amo… almeno in parte."
Di nuovo, un sorriso amaro le salì alle labbra.
"Nessuno aveva mai voluto proteggermi in vita mia, nessuno lo aveva mai fatto, e io non volevo che nessuno lo facesse.
Credevo di essere in grado di affrontare qualsiasi cosa.
E poi è arrivato Angel, e, dall'inizio, ha sempre cercato di proteggermi.
Da un mostro omicida, da un delinquente, e poi dalla verità.
Da quello che lui era, dalla realtà stessa dell'esistenza sua e di quelli come lui.
E poi dalla realtà su mio padre."
Le dita di Kate, veloci, sfiorarono il morso sul suo collo.
" Anche quando ho creduto che volesse uccidermi, lui voleva proteggermi.
E io l’ho rifiutato.
Perché ero sicura che se mi fossi attaccato a lui una volta lo avrei fatto per sempre.
Cercavo di essere forte.
Volevo esserlo.
Abbastanza da affrontare la verità…
E quando lui cercava di proteggermi pensavo solo che non mi considerava abbastanza forte per farcela da sola.
E che mi mentiva.
Mi nascondeva qualcosa.
Anche quella mattina, quando mi chiese quell'elenco di passeggeri …
Sapevo che non mi aveva detto tutto… e questo mi faceva andare in bestia.
Io… volevo soltanto lavorare insieme lui, ma ero troppo orgogliosa per chiederglielo.
E così l'ho mandato via… e gli ho detto che per quanto mi riguardava tutto si riconduceva a quel demone e alla sua follia…
Perché… " Mormorò, alzando gli occhi verso Spike. " perché non mi ha permesso di avvicinarmi?
Perché non si è fidato di me, nella mia capacità di capire?
Perché questa… ostinazione a proteggermi come una bambina?"
Spike sorrise, e, esattamente come era accaduto a Kate con il morso sulla sua pelle, le lunga dita del vampiro corsero a sfiorare la sua Claddagh , accarezzandola con il pollice, come la cosa più preziosa che potesse esistere.
"Per la ragione più vecchia del mondo… " Mormorò. " perché ti vuole bene… e Angel farebbe qualsiasi cosa per proteggere i suoi cari.
Se potesse, li metterebbe sotto una campana di vetro e impedirebbe persino all'aria di sfiorali.
Lui è fatto così…
E certe volte deve letteralmente lottare con il rispetto che ha per gli altri, e si trova a dover scegliere tra farsi odiare per averli troppo protetti o vederli soffrire…
Nel tuo caso, ha scelto la prima possibilità… e la campana di vetro gli è letteralmente scoppiata in faccia!"
"Avrei potuto affrontare la verità."
"Davvero?
E lo hai fatto?"
Kate deglutì di nuovo. E dopo un attimo abbassò gli occhi, mortificata.
"No…"
Spike continuò a fissarla, impietoso.
"Angel ti aveva vista vicina a qual treno, come ti ho vista io, così felice che tuo padre fosse lì… così contenta di sapere che si preoccupava per te, anche se ti sforzavi tanto di nasconderlo…"
Kate dovette far forza su se stessa, per non boccheggiare.
Come aveva potuto quel vampiro leggere così profondamente in lei?
Penetrare nei muri di autocontrollo che così faticosamente si era costruita?
E gli occhi di Angel, quegli occhi che sempre sembravano scrutarle nell'anima, davvero avevano fatto lo stesso?
Davvero le avevano carpito i segreti più riposti del cuore?
E per questo aveva voluto proteggerla?
E perché?
Strinse i denti, e si stupì a scoprire di avere ancora orgoglio.
Credeva di averlo perso tutto, di averlo ingoiato, insieme ad alcool e barbiturici.
Eppure… doveva averne ancora se era così difficile buttarlo giù, se doveva stringere le mani una sull'altra, e chinarsi in avanti, e serrare le mascelle, per riuscire a parlare.
Per riuscire a chiedere.
A lui.
A un vampiro.
"Per favore, Spike…" Disse, più forte di quel che avrebbe voluto."Spiegami."
Lo fissò.
" Io impazzisco se non riesco a capire!
Sei stato tu a cominciare questa storia.
Continua.
Fami capire perché ha agito così… perché lo ho odiato…"
Per qualche momento, Spike non le rispose.
Non disse nulla.
La fissò, il pollice fermo sul suo anello.
Impassibile.
Come se stesse valutando le sue parole.
Come se stesse scegliendo se varcare o meno una soglia.
Alla fine, quasi bruscamente, scosse le spalle.
"Angel non mi dice sempre tutto nei particolari. So solo la metà di questa storia."
"Non importa" Rispose Kate senza esitare." L’altra, la conosco io..."
*****
Galway, Irlanda, 1753, l' aurora.
"Vieni più vicino, Anna…"
La ragazza lo fissò con gli occhi sgranati, i riccioli biondo dorati legati sulla testa e a stento trattenuti da un piccola cuffia candida.
Impaurita.
Incerta.
Ed eccitata.
Gli piaceva questo.
Gli faceva sentire che esisteva.
Perché se Anna lo vedeva… se ad Anna batteva più forte il cuore quando lui si avvicinava, voleva dire che esisteva… che era più di nulla.
E poi… questo era proibito.
E a lui piaceva tutto ciò che era proibito.
Questo lo avrebbe fatto infuriare.
E a lui piaceva tutto ciò che lo avrebbe fatto infuriare.
"Master Liam…"Mormorò la ragazza nervosamente, guardandosi intorno." vostro padre…"
Lui barcollò, afferrandosi alla parete della cucina per evitare di cadere in terra, e un pigro sorriso gli salì alle labbra.
"E' in chiesa," Disse. " a pentirsi dei suoi peccati, e fa bene.
Vieni più vicino Anna…"
Era carina, Anna.
Molto carina.
M lui non voleva portarsela a letto.
Era una dolce, piccola ragazza… una brava ragazza che metteva da parte i soldi per sposarsi.
Voleva solo divertirsi un po’ con lei… guardare come si tingevano di rosso le sue guance quando la fissava, quando le bisbigliava parole che avevano sempre più di un senso…
Lo divertiva scandalizzarla… e vederla pendere dalle sue labbra.
E continuare a stargli vicino, anche se tremava per la paura che lui la scoprisse.
Un bacio, forse…
Si solo un bacio…
Le orecchia di Anna non erano fatte per le sue false promesse.
La ragazza si avvicinò di un passo, stringendo al seno la brocca piena di acqua, scavando nel buoi alla ricerca del suo volto.
"Perché ve ne state nell'ombra, signore?" Gli chiese timidamente." Non state bene?"
Liam inclinò leggermente la testa.
"La luce." Spiegò, allungandosi verso di lei e proteggendosi il volto con la mano. " Mi ferisce gli occhi."
"E noi sappiamo bene il perché!" Raschiò una voce aspra, bassa, che gli artigliò il cervello come unghie sul muro.
Si sentì spingere in avanti, con tale violenza che cadde in terra, afferrandosi al pozzo, e usandolo un attimo dopo per rimettersi in piedi.
E ritrovarsi faccia a faccia con l'uomo dal volto duro, arcigno, che lo odiava e che lui odiava.
In tutta la sua vita non lo aveva mai visto sorridere.
La sbronza era stata troppo forte perché riuscisse a stare eretto, ma ci provò, e nonostante le sue parole di poco prima non si fece ombra, né strinse gli occhi, lasciando che la luce del caldo sole irlandese illuminasse tutto quello che era: scomposto, scarmigliato, spettinato, i lunghi capelli castani ridotti ad un ammasso scomposto.
Non gli importava che lui lo vedesse.
Anzi… voleva che lui lo vedesse…
"Di nuovo fuori tutta la notte "Sbraitò l'uomo fra i denti. " bevendo e andando a puttane!
Posso sentirti il fetore addosso!"
"Buongiorno a voi, padre." Lo salutò Liam, ignorando ostentatamente le sue parole,e godendo della rabbia che sfrecciò negli occhi dell'altro.
"Sei un disonore." Gli ringhiò contro lui quello che Liam pensò fu che doveva davvero soffocare tanto era stretto il suo colletto… e che faceva male…
Ancora e ancora, e ancora…
Nonostante l'alcool e il sesso… ma quelli servivano solo per un momento… il trascorrere di un battito di cuore.
Pure, sul suo volto, quel dolore ormai non compariva più.
"Se dite così, padre." Rispose, apparentemente annoiato.
"Oh, lo dico" Sibilò suo padre. " Non hai avuto abbastanza bagordi per una notte? Devi anche corrompere i servitori?"
Liam lanciò un 'occhiata ad Anna.
La ragazze era terrorizzata, letteralmente.
Avrebbe potuto essere scacciata al solo sospetto che lo avesse incoraggiato…
Ma, dopotutto, a lui cosa importava?
"Vi infastidisce che volessi corromperla" Mormorò. " o che mi sia ‘abbassato’ a rispondere ad una sua domanda?"
L'altro serrò i denti, ma Liam continuò, imperterrito.
"Tutti siamo corrotti, padre, ma trovo che alcune forme di corruzione siano" Sorrise. "più piacevoli…"
Lo colpì, così forte da farlo indietreggiare, sebbene Liam fosse molto più alto e robusto di lui.
"Mi vergogno di chiamarti mio figlio!" Tuonò. " Sei solo una canaglia e non diventerai mai niente più di questo!"
Gli aveva spaccato un labbro, e il sangue gli scendeva nella bocca e sul mento.
Era aspro il sangue, e sapeva di ferro.
E lui lo ingoiava, gli occhi fissi nel vuoto.
Non faceva più male, ora.
Non faceva mai male dopo che lo colpiva.
Aveva raggiunto il suo scopo.
Lo aveva fatto irritare, lo aveva abbassato, trascinandolo nel fango.
Al suo livello.
E ora non faceva più male.
Cercava quei momenti, a volte.
Quando il suo cuore sembrava quasi morto.
Ma duravano poco.
Sempre troppo poco.
Lentamente, sollevò la mano, e si asciugò dal labbro il sangue sparso da suo padre.
*****
Los Angeles, 2000
Era arrabbiato.
Veramente arrabbiato.
Anche se, come spesso gli accadeva, nulla nella sua espressione tradiva la rabbia che provava.
Avrebbe potuto afferrare una qualunque delle porte che gli scorrevano di fianco e strapparla dai cardini con un semplice gesto della mano, eppure chiunque lo avesse visto avrebbe giurato che fosse perfettamente calmo. Che percorresse il corridoio semi buio del palazzo come un qualunque uomo tranquillamente concentrato nei suoi pensieri.
Molto probabilmente solo Spike e Doyle avrebbero potuto intuire la sua rabbia, il suo vero stato d'animo.
Neanche l'uomo che cercava l'avrebbe letto sul suo volto.
Anche se ne era la causa.
Lo aveva visto pochi istanti prima, mentre apriva una porta e consegnava un pacchetto al fattorino che aveva seguito fin lì.
Quello che era nella metropolitana attaccata dal Kwaini, quello che aveva tirato il freno d'emergenza, quello che la stessa Kate aveva interrogato e poi lasciato andare.
Se ne sarebbe accorta in un altro momento…
Era sempre stata così attenta ad dettagli, così acuta da essere fin troppo pericolosa per qualcuno che, come lui, viveva immerso nelle tenebre.
Kate lo aveva smascherato la prima volta che eri erano incontrati, era giunta fino a lui, e poi aveva trovato Penn… eppure, ora, non si era resa conto dell'incoerenza, della semplice, lineare assurdità di un fattorino che, durante l'orario di lavoro, anziché nel suo furgone , si trovava su un vagone della metropolitana ...
Tuttavia, Angel non gliene faceva una colpa.
Angel poteva capire.,. fin troppo bene… quel che si agitava nel suo cuore.
Aveva visto all'improvviso il suo mondo invaso da demoni, vampiri, mostri di ogni genere che non aveva mai pensato potessero esistere, e aveva reagito con tanta forza e compostezza che perfino Angel aveva scordato quanto difficile potesse essere per lei.
Che Kate non era nata a Sunnydale, e non era la Cacciatrice…
Era andato da lei, le aveva chiesto il suo aiuto, le aveva parlato, come prima di Penn, come prima che lei sapesse… e solo allora aveva compreso veramente quanto stesse lottando… per capire… per accettare una realtà che non sembrava vera.
E si era rimproverato di non essere riuscito a risparmiarglielo…
E di quella sorta di gioia, di sollievo che provava a non doverle più nascondere chi era…
Anche se era stata lei a non permettergli di proteggerla…
Anche se era stata lei a non volerlo…
Ora, di fronte all'enorme sforzo che le era crollato addosso, di fronte ai suoi colori contrastanti, e alla sua complessità, come avrebbe mi potuto rimproverarla se le sfuggiva un ' unico dettaglio?
E poi… c'era suo padre…
Il padre che adorava.
Il padre che non la meritava.
Non gli sarebbero bastati altri duecentocinquanta anni per dimenticare la sua espressione ferita quando le aveva dette quelle parole così crudeli, all'indomani della sua festa di pensionamento.
Gli era sembrato che il cuore di Kate battesse nel suo petto, allora.
Aveva sentito il suo dolore, la sua delusione, il suo sentirsi inutile e inadeguata…
E si era chiesto se davvero quei sentimenti fossero di Kate… o solo l'ombra di ricordi vivi dentro di lui come se solo il giorno prima fossero stati scolpiti dentro la sua anima.
Né avrebbe mai dimenticato il volto di lei quando lo aveva visto, suo padre, vicino a quel treno… e aveva creduto che fosse venuto per lei.
Perché era preoccupato …
Glielo aveva detto dopo che lui se n'era andato.
Fissandolo scomparire.
Gli aveva aperto il suo cuore in quel momento.
Aveva dimenticato che era un vampiro… una delle sue "cose cattive".
Credo che mi stia davvero controllando…
Si era chiusa in se stessa, dopo, imbarazzata, e lo aveva allontanato.
Aveva chiuso il suo cuore, lasciandolo fuori.
Ma, in quei pochi istanti, Angel aveva visto una bambina emozionata e felice perché il suo papà si preoccupava per lei…
Aveva rivisto la ragazza vulnerabile che piangeva perché lui non le aveva mai espresso il suo affetto.
Kate era stata così felice che lui fosse lì, almeno quanto era stata attenta a non darlo a vedere, a controllare i propri sentimenti.
Il suo volto si era come illuminato, e aveva sentito chiaramente il suo cuore battere più forte.
Lei viveva per l'approvazione di suo padre, per il suo affetto… ottenerlo le sembrava la cosa più importante al mondo …
E ora… ora c'era quest'uomo che apriva una porta e consegnava un pacchetto al suo indiziato numero uno, e che probabilmente quello stesso pacchetto lo aveva sottratto dalla scena di un crimine non più di una manciata di ore prima.
Portando via, se il suo intuito all'improvviso non aveva preso a far acqua, la ragione per cui un innocuo demone Kwaini si era trasformato in un pericoloso guerriero.
E quest'uomo era il padre di Kate.
La stessa persona di cui lei, così orgogliosa, mendicava uno sguardo, per la cui festa di pensionamento era stata emozionata come una quindicenne al primo ballo.
Alla cui approvazione aveva probabilmente votato la sua vita.
Si.
Era veramente arrabbiato.
Era arrabbiato perché quell'uomo stava mentendo a Kate.
Era arrabbiato perché l'aveva usata, aveva usato il fatto di essere suo padre per portare via il pacchetto sotto il naso della polizia.
E perché quando Kate lo avesse saputo ne sarebbe stata annientata.
E la delusione, l'amarezza l'avrebbero fatta stare male.
E si sarebbe sentita piccola e inutile, e si sarebbe chiesta che cose ci fosse di tanto orribile in lei da spingere suo padre ad ingannarla.
E si sarebbe sentita… niente.
E avrebbe reagito, si, ma non come lui.
Lui era stato un debole… e la sua reazione era stata quella di fare qualunque cosa potesse ferire suo padre.
Kate… lei probabilmente avrebbe lottato… si sarebbe arrabbiata, e avrebbe sfogato il suo dolore chiudendosi ancor più in se stessa…
E avrebbe sofferto… tanto.
Se lui non fosse riuscito ad impedirlo.
Se non fosse riuscito a proteggerla…
E con la rabbia che si ritrovava in corpo dovette ricordare a se stesso che era il padre di Kate che si trovava di fronte, quando aprì la porta, per impedire ad disprezzo di trapelare dal suo volto.
"Signor Lockley?" Mormorò, freddamente.
" Si? "
"Sono Angel. Ci siamo incontrati alla sua festa di pensionamento.
Sono un amico di suo figlia."
"Katie?" Esclamò quello." E' successo qualcosa?"
"Sta bene." Lo interruppe, irritato.
Quell'uomo sembrava il ritratto dell'amore paterno, e sua figlia si struggeva per una sua parola di approvazione.
"E' con lei?"
"No. Lei non sa che sono qui.
Ma può scommettere che le interesserebbe molto sapere chi altro era qui a farle visita."
Strinse i denti, senza riuscire a dominare le parole.
"Lo sa che ha davvero pensato che fosse lì, stamattina, perché era preoccupato per lei?"
L'uomo si mise immediatamente sulla difensiva… proprio come faceva sua figlia.
"Che cosa vuoi?" Esclamò, stringendo leggermente gli occhi.
"Voglio sapere che c'era in quel pacco.
Quello che ha dato al fattorino."
"Non so di che stai parlando."
Mentiva.
Dio… e proprio come Kate era bravo, molto bravo, a nascondere i propri sentimenti.
Eppure, proprio come con Kate, quei sentimenti quasi gridavano nelle orecchia di Angel.
"Lei ha rimosso qualcosa dalla scena del delitto.
Qualcosa che qualcuno non voleva fosse scoperto dalla polizia."
L'uomo fece per chiudere la porta, ma Angel lo bloccò.
"Per chi lavora, signor Lockley?"
"Non lavoro per nessuno." Rispose, fingendo ancora indifferenza." Sono in pensione.
Eri alla festa, ricordi?"
Strinse le dita sul legno della porta, fino a farsi male.
"Scoprirò quello che sta facendo, signore.
Glielo sto dicendo solo per riguardo a Kate."
"Mi stai minacciando, figliuolo?" Sibilò lui.
"No. Io sto cercando di proteggere sua figlia."
Gli sembrò sorpreso, ora, più che irritato, almeno quanto lo era lui per aver usato quelle parole.
Per avergli detto la verità.
"Proteggere mia figlia? E da che?"
Ancora una volta , non gli mentì, e sperò che quella verità servisse più delle parole, più della sua rabbia e del suo sguardo truce.
"Dallo scoprire che non era perché le vuole bene che era lì, oggi."
Sperò.
Desiderò che quelle semplici parole gli arrivassero al cuore.
Che lo convincessero.
Si illuse per un attimo che gli avrebbe detto la verità, e che lui avrebbe risolto tutto… senza che Kate ne sapesse mai nulla… mai…
Senza che cessasse di credere in suo padre.
Ma quell'uomo era ostinato.
Come sua figlia.
"Tu… tu non puoi pensare e di sapere come si sente un padre" Esclamò tra i denti, ad alta voce." E perché fa le cose che fa.
Tu non hai figli!"
Angel lasciò andare lo stipite, abbandonando la mano lungo il fianco.
Mentre uno strano misto di orgoglio e tristezza gli invadeva l'anima.
E con tutte le sue forze desiderò di essere distrutto prima di provocare una delusione come quella che quell'uomo avrebbe dato a Kate, o che suo padre aveva dato a lui.
"Si sbaglia" Mormorò piano. " io ho un figlio."
*****
Galway, Irlanda, 1743
"Io non ho un figlio!" Gridò. " Non ho un figlio! Non ho un figlio!"
E ogni parola era una vergata sulle sue spalle.
Sulla sua pelle.
Sulla sua carne che bruciava.
Come spilli di fuoco.
Sottili.
Troppo per lasciare segni altrove che non sulla sua anima.
"Non merito un figlio come te!
Una simile piaga è per un delinquente, non per un uomo timorato!"
Strinse i denti, Liam, per non emettere un solo lamento.
Mentre suo padre continuava a compirlo.
Avrebbe voluto che crollasse, che piegasse le spalle, ma la sua schiena si ostinava a restare diritta, le braccia allungate di fronte a lui, contro il muro della cucina, e il sudore che in rivoli gli scendeva sul volto.
E ogni momento in cui i suoi muscoli rimanevano tesi era un insulto, un grido di disprezzo.
E meritava un 'altra vergata.
E un 'altra ancora.
Avrebbe potuto rispondergli.
Impedirgli di colpirlo ancora.
Perché, a sedici anni, Liam era molto più alto, e più robusto, e più forte di lui.
Eppure continuava a subire la sua ira.
E non aveva mai pensato di colpirlo a sua volta.
Forse era solo un idiota, ma non aveva mai voluto colpirlo.
Erano altre le cose che aveva voluto… da lui… da suo padre.
Prima.
Quando ancora si illudeva di poterle ottenere.
Ora, non voleva più nulla…
Ora sapeva che non avrebbe mai avuto nulla…
Sollevò la testa, stringendo i denti, ingoiando un grido, mentre la verga gli colpì le reni.
E, per reazione, un sorriso ironico gli salì alle labbra.
"Vi ferirete al polso…" Ansimò. " perché non vi fare aiutare dal signor Dirr… ah, dimenticavo… non ci allieta più con la sua compagnia…"
L'ultima parola gli morì in gola, ingoiata con il suo dolore.
"Insolente inetto!" Urlò, colpendolo ancora.
Sentiva l'odore del sangue.
Del suo sangue.
Nelle narici.
Sulla pelle.
Tutto intorno a lui.
Un altro sarebbe già caduto.
Forse, sarebbe già svenuto.
Ma non Liam.
Non avrebbe mai dato a suo padre una simile soddisfazione.
E poi, ogni singolo colpo valeva mille volte la gioia crudele che aveva provato quando aveva detto a suo padre ciò che aveva fatto al suo prezioso signor Dirr, il suo compito, affidabile istitutore inglese, quello a cui aveva raccomandato di spezzarlo, se necessario, pur di fargli imparare qualcosa.
Lo specchio di virtù che si portava a letto la figlia di un pescatore.
Quanto… quanto si era divertito ad appiccare il fuoco agli sterpi vicini al vecchio mulino, dove i due si incontravano, e a veder accorrere tutta Galway prima di incendiare anche quello.
Almeno quanto nel vedere la faccia di suo padre diventare paonazza per la rabbia e l'umiliazione quando una massa di pescatori inferocito gli avevano riportato quel che restava dell'istitutore, che era pure sposato e padre di tre figli.
In tutta la sua vita non aveva mai riso tanto.
Ne era mai stato battuto tanto.
Eppure non faceva male.
Non come la prima volta.
Quando si era nascosto nel buio, e aveva pianto.
Ancora piangeva, a volte… ma lo faceva così di rado che poteva illudersi che non fosse vero.
Quando il vecchio prete che gli aveva insegnato a leggere si appoggiava al suo braccio, e gli diceva che si fidava solo di lui per la sua passeggiata.
O quando incrociava sua madre e lei abbassava gli occhi, e Liam aveva voglia di afferrarla dalle braccia e gridarle in faccia, chiedendole perché non facesse mai qualcosa.
Perché guardava in silenzio mentre suo padre lo picchiava, mentre dalle loro bocche scivolava il veleno.
Perché non lo aveva mai accarezzato, dopo, dicendogli che gli voleva bene.
Allora piangeva, a volte.
Ma per le vergate no.
Per quelle non avrebbe pianto.
Si sarebbe stancato prima suo padre di dargliele che lui di prenderle, anche se gli avesse staccato la pelle dalla schiena, a forza di colpirlo.
"Chiedi perdono!" Gli gridò, e lui sollevò il volto, e sorrise.
Si stancava, il vecchio… molto, molto prima di lui…
"Chiedi perdono o giuro che ti ammazzo!"
Sollevò più in alto la testa, spingendo più forte contro la parete.
E si disse che era l'ultima volta che glielo permetteva.
Che se ne sarebbe andato.
Presto.
Immediatamente.
Se lo disse per distrarre la sua mente, come aveva già fatto migliaia di volte.
Se ne sarebbe andato.
Via da Galway.
Via dall'Irlanda.
E avrebbe visto il mondo.
E il mare, nelle sue orecchia, avrebbe preso il posto delle vergate…
"Master Malahide, master Malahide, venite, presto.
Ci siamo!"
Girò la testa, l'arrestarsi dei colpi sulla sua schiena così brusco che lo prese di sorpresa.
Distraendolo.
Facendogli quasi perdere l'equilibrio.
Era stata la levatrice a chiamare, da una finestra al primo piano che dava sul cortile… e suo padre rispose immediatamente, gettando la verga ai suoi piedi e passandogli accanto pieno di disprezzo.
Non si era piegato… sapeva che non lo aveva fatto.
"Datti una ripulita." Sibilò fra i denti, senza neanche guardarlo." E vieni a salutare tuo fratello."
Liam attese che fosse entrato in casa e poi si appoggiò al muro, affondando la testa fra le braccia e lasciando che un gemito soffocato gli sfuggisse dalle labbra.
Non seppe mai quanto tempo rimase così, immobile, ansante, mentre il dolore fisico e dell'anima gli si diffondeva in ogni pollice di carne.
Prima di riuscire finalmente a voltarsi e ad avvicinarsi barcollante al pozzo.
Era l'ultima volta.
L'ultima.
Se ne sarebbe andato di lì.
Da quei boschi verdi in cui la sua balia lo portava a passeggiare, da quella luce che arrivava all'anima.
Sarebbe andato lontano, tanto che adesso non poteva neanche immaginarlo.
Faticosamente, riempì un secchio d'acqua, e poi lo sollevò, rovesciandoselo sulla testa.
Le ferite, sulla sua schiena nuda, bruciarono e dolerono, e lui boccheggiò, passandosi le mani sul viso.
Voleva che conoscesse suo fratello?
Bene.
Sperava che sua madre avesse messo al mondo un bastardo come lui, così finalmente lo avrebbe lasciato in pace.
Un piccolo ghigno gli salì alle labbra.
Lacero, sudato, mezzo nudo e bagnato fradicio… suo padre sarebbe andato in bestia se si fosse presentato in quel modo… ma gli aveva detto di andare... di conoscere questo fratello che gli avrebbe insegnato a vivere.
E lui era un figlio rispettoso, dopotutto.
Si avviò verso casa, a fatica, lottando per non barcollare.
E odiò suo padre.
Lo odiò più di quanto non lo avesse mai odiato.
E non per le vergate.
Non per le sue parole.
O perchè lo faceva sentire come se non esistesse.
Lo odiò perché faceva in modo che lui provasse risentimento per una creatura che non era ancora nata.
Un fratello che molto probabilmente avrebbe vissuto quel che viveva lui, e avrebbe sofferto quanto soffriva lui.
Si passò una mano sui capelli, sgocciolando sul pavimento tirato a lucido, mentre si avvicinava lentamente alla stanza di sua madre.
Vide la domestica di sua madre uscire, portando un fagotto bianco in una camera di fronte, e un attimo dopo venire fuori anche suo padre, che lanciò un 'occhiata torva al vecchio padre Dermot, fatto venire per l'occasione.
"Tutto questo trambusto," Soffiò a denti stretti. " solo per una femmina!"
Una bambina!
No, non poteva crederci!
Era troppo divertente!
Il prezioso erede, la rivincita si suo padre era… una bambina!
"Ebbene" Continuò quello. " Sia come Dio vuole.
Battezzatela, padre, appena vi sarà possibile."
Il vecchio prete sollevò il volto, sospirando.
"E come vorreste chiamare la vostra creatura, ditemi."
Suo padre scosse le spalle.
"Katherine."
"E perché non Cathleen, secondo la nostra tradizione?"
L'altro squadrò il vecchio prete dall'alto in basso.
" Mia figlia non porterà un nome pagano!" Esclamò, prima di lasciarlo.
Passò accanto a Liam, lanciandogli uno sguardo pieno di ribrezzo.
"Va a ripulirti, ragazzo. Sei disgustoso!
Qui non c'è niente da vedere!"
Liam appoggiò la testa alla parete, mentre un sorrisetto pieno di ironia gli saliva alle labbra.
Tuttavia, per una volta, lasciò che le parole di scherno gli riscendessero lungo la gola, nella consapevolezza che suo padre quel sorriso lo aveva visto, e che sapeva benissimo cosa voleva dire.
Fece ancora qualche passo, fermandosi per un attimo sulla soglia della camera che da mesi era stata destinata a suo fratello, e che al centro, illuminata dalla luce del sole, aveva una piccola culla di vimini intrecciati.
Entrò, incuriosito dalla mancanza di suoni, e abbassò lo sguardo per osservare la bambina avvolta nelle lenzuola chiare.
Katherine.
Sua sorella.
Una cosina rossa con tantissimi capelli castani e un viso minuscolo e grinzoso.
"Guardati… " Sussurrò piano." Lo sai che sei proprio brutta?"
Sorrise quando la bambina sollevò il viso, lasciando andare qualcosa di molto simile a un piccolo sospiro.
Sembrava… sembrava quasi che lo guardasse.
"Non è vero…" Concesse. " sei carina… pure troppo per essere sua figlia…"
Allungò una mano, ma si fermò alla vista della sua pelle sporca e sudata .
All'improvviso, si sentì tutto sporco e sudato .
Dalla testa ai piedi.
E di più.
Si sentiva sporco e sudato anche dentro…
Lei, invece, era appena nata, ed era così pulita…
Così colorata… sembra che niente al mondo avrebbe mai potuto sporcarla.
Ma era nata in quella casa, ed era facile in quella casa sporcarsi, per tutto e tutti.
Con una scrollata di spalle allungò le mani e la prese in braccio.
A suo padre sarebbe venuto un colpo se lo avesse visto.
Avrebbe pensato la volesse far cadere.
Ma Liam non voleva farla cadere.
Liam aveva paura, era terrorizzato al pensiero di farla cadere.
Però… voleva anche tenerla un po’ vicino a se.
In quel momento, in quella casa, quella bambina era l'unica creatura che non lo disprezzasse.
Che non lo considerasse un inutile, vergognoso inetto.
E lui non voleva che, appena nata, si sentisse sola, nel mezzo di quella stanza vuota…
No.
Per una volta le sue azioni non erano per ferire suo padre.
Per una volta non era l'odio a dettarle…
"Sei venuta in un postaccio…" Mormorò piano.
Alle sue spalle, da qualche parte, suo padre sbraitò contro qualcuno, e lui strinse le labbra, continuando a guardarla.
"Benvenuta a casa, Kathy."
*****
Los Angeles, 1983
"Katie ha gli occhi di vetro!
Katie ha gli occhi di vetro!
Biglie di vetro colorate, e le rane glieli caveranno con la lingua!"
"Basta!" Gridò, fuggendo via, le mani premute sulle orecchia per non sentire.
Per non ascoltare la cattiveria dei suoi compagni, che ora ridevano sul marciapiede di fronte alla scuola.
Era da giorni che continuavano.
Sembrava che non si stancassero mai.
Continuavano a ripetere che i suoi non erano occhi veri, che erano troppo chiari, e troppo grandi, e che li sgranava sempre troppo.
Erano biglie di vetro colorate… e quando avesse piovuto abbastanza e gli stagni e i fiumi si fossero ingrossati, le rane sarebbero sgusciate fuori e glieli avrebbero cavati con la lingua, prima di mangiarli.
All'inizio non ci aveva creduto.
All'inizio si era difesa, come sempre.
Era per questo che i bambini le facevano i dispetti.
Perché non aveva paura di loro.
Perché si difendeva, e, alta com'era, riusciva a darle persino ai più grandi.
Ma poi, a poco a poco, aveva cominciato a crederci, e quando, quattro giorni prima, Frank Davis aveva liberato in classe tre enormi rospi pieni di escrescenze ne era stata terrorizzata, e aveva cominciato a urlare come una bambina piccola.
"Hai nove anni, Katie!" L'aveva rimproverata suo padre. "Sei grande, ormai, e le ragazze grandi non piangono!"
Naturalmente aveva ragione.
Era grande, ormai… era grande da quando sua madre era morta, eppure gli scherzi degli altri le facevano ancora male, e le rane ancora paura.
E di notte si nascondeva sotto le coperte col terrore che le sbucassero in camera e le mangiassero gli occhi.
A poco a poco, rallentò l'andatura, ansimando per lo sforzo, e alla fine si fermò, davanti alla vetrina del fornaio, a due passi da casa.
Sembrava molto più grande della sua età, forse per via della sua altezza, o della forma del suo viso, o dei suoi occhi grandi e un po’ felini.
O forse, semplicemente, perché era grande.
Più grande delle bambine della sua età.
Lo sapeva.
Lo sapeva sempre.
Anche ora, mentre entrava nel negozio e comprava il pane per il pranzo e i biscotti per la colazione del giorno dopo.
E poi, mentre ficcava la chiave nella toppa ed entrava in casa.
Le sue compagne pensavano a giocare, a fare i compiti, ad andare a spasso con le loro madri.
Entrò, accendendo la luce, e appoggiò lo zaino al suo posto, sulla consolle attaccata alla parete.
Poi, automaticamente, scosse con le mani i fiori nel vaso trasparente.
Quando era viva e veniva a prenderla da scuola, quella era la prima cosa che sua madre faceva.
Non aveva mai capito perché.
Non glielo aveva mai chiesto.
E ora non lo avrebbe più fatto.
Deglutì, cercando di mandar giù il groppo doloroso nella sua gola.
Le ragazze grandi non piangevano.
Doveva ricordarsene.
E non voleva che suo padre tornasse a casa e capisse che stava per piangere.
Ci sarebbe rimasto male, l'avrebbe rimproverata.
E lei non voleva deluderlo.
Passò in cucina, e cominciò a sbattere le uova in un piatto.
A suo padre piacevano le frittate, e lei si sforzava di inventane ogni volta una variante diversa…
Solo… solo che certe volte lui non se ne accorgeva nemmeno…
Era sempre così occupato… così preso dal suo lavoro al distretto di polizia… o così stanco dopo aver staccato…
Però… se lei fosse stata abbastanza brava… se avesse cucinato abbastanza bene, o tenuto la casa come faceva la mamma, o avesse preso voti abbastanza alti a scuola si sarebbe accorto di lei.
Le avrebbe detto che era brava.
Doveva solamente essere abbastanza in gamba.
E non piangere più.
Apparecchiò la tavola, dispose i piatti e le posate, poi appoggiò al centro i fiori, allontanandosi di un passo per ammirare tutto.
Sembrava carino… era carino… e i fiori erano bellissimi…
Sorrise nervosamente, lanciando uno sguardo all'orologio, e quasi sobbalzò quando sentì, giù in strada, l'inconfondibile frenata di suo padre.
Scostò le tende per sicurezza, anche se non ne aveva bisogno, e poi si affrettò di nuovo in cucina, a dividere la frittata e a scodellarla nei piatti.
Non aveva ancora finito di riavviarsi i capelli quando suo padre aprì la porta, chiacchierando rumorosamente con Biggie Nelson, il suo compagno.
Gli corse incontro, sorridendo.
"Ciao papà."
Trevor Lockley le lanciò uno sguardo distratto.
"Ciao, Katie, tutto bene a scuola?"
"Si, papà…" Lo vide passare, superandola, e avvicinarsi alla tavola. " grazie… "
Non ricevendo risposte, si voltò educatamente verso l'altro uomo.
"Resta a mangiare con noi, signor Nelson?"
Lui le sorrise, un sorriso cortese, molto dolce sul volto scuro del Portoticano.
"No, Katie, grazie, sei sempre molto gentile." Passò lo sguardo alle sue spalle. " e sei anche molto brava.
Sono sicuro che quel delizioso pranzo lo hai fatto tu con le tue mani…"
Sorrise, abbassando timidamente gli occhi.
"E dai Biggie" Disse suo padre dietro di lei. "La mia ragazza non è tipo da complimenti!
Non le interessano queste cose!"
Tacquero entrambi, e dopo un attimo Kate si volse verso suo padre.
Era in piedi, davanti alla tavola, e stava piegando la sua fritta fra due fette di pane.
"Non ti fermi, papà?" Mormorò, avvicinandosi di un passo.
"No, ragazza, non posso.
Ho un turno in più oggi."
"Oh. Non me lo avevi detto."
Le passò di nuovo di fianco, raggiungendo il suo compagno che teneva gli occhi bassi e non la guardava.
"Sono certo di si.
Lo avrai scordato."
"Papà…" Lo chiamò, mentre era già sulla porta." Aspetta…devo mostrarti una cosa…"
"Domani, Katie, domani.
Ora devo proprio andare.
Fa i compiti e poi va subito a letto."
Kate annuì piano, appoggiando una mano alla maniglia.
"Ciao, Katie… " La salutò Biggie, e lei si sforzò di rispondere al suo sorrido gentile.
Dopo un momento, lo sentì parlare lungo il corridoio.
" E che cavolo, Trevor! E' solo una bambina e tu la tratti come una donna di quarant'anni, ignorata per giunta!
Non lo vedi che ci resta male?!"
"Nah…" Gli rispose suo padre. " Katie non è una di quelle ragazzine frignanti.
Lei è forte.
Sa che ho un lavoro duro e che le cose sono molto difficili da quando sua madre se n'è andata."
"Allora diglielo!"
"Oh, non c'è alcun bisogno di dirle, certe cose!
Si sanno.
Si sanno e basta."
Sentì la sua voce scemare lungo le scale, e per un attimo restò immobile, con la porta aperta e la mano appoggiata alla maniglia.
Ingoiando.
Una, due volte.
Per non piangere.
Non c'era motivo di piangere.
E poi, le ragazze grandi non piangevano.
Senza nemmeno sospirare e senza guardare la tavola imbandita tornò indietro, aprì lo zaino, e tirò fuori un foglio di cartoncino ripiegato i due.
Poi prese le chiavi e, richiudendosi la porta alle spalle, uscì di casa e percorse i pochi passi che la separavano dall'appartamento della sua vicina.
Tirò su con il naso e sollevò la testa prima di suonare.
Perché non si vedesse che aveva voluto piangere.
E quando la donna venne ad aprire riuscì persino a rivolgerle un sorriso educato.
"Buongiorno, signora Newman." La salutò. " oggi a scuola mi hanno dato la pagella di fine trimestre.
Me la firma, per favore?"
*****
Los Angeles, 2001
Spike guardò Kate spazzolare qualcosa di inesistente dal pantalone da tuta che indossava sotto la maglietta bianca, uno sguardo malinconico nei begli occhi chiari.
Era accoccolata sul divano, con le ginocchia piegate sotto il corpo.
In una posizione simile a quella che le aveva visto assumere circa un anno prima, sotto l'impulso dell'incantesimo che aveva portato in superficie la sua sensibilità nascosta, e che di certo non si consentiva di assumere quando aveva il pieno controllo di se.
Come una bambina.
La bambina che non era stata .
Che non le avevano permesso di essere.
La donna si interruppe solo un minuto, eppur lui ebbe il tempo di pensare a tante cose.
Pensò a quella bambina di nove anni che doveva mandare avanti una casa e occuparsi di suo padre.
E a Buffy Summers, che a diciannove si comportava come una ragazzina viziata ed egoista, afferrando per l'ennesima volta fra le unghie il cuore si Angel e poi buttandolo via, dopo aver spremuto un po’ di sangue.
E al padre del suo sire, e alla rabbia che aveva provato lui quando, per la prima volta, gli aveva raccontato del modo in cui lo trattava.
Delle percosse, delle umiliazioni, della freddezza… di come aveva desiderato poter tornare indietro e cavare a quel bastardo tutti i denti dalla bocca, pensando al modo in cui aveva gettato il suo stesso figlio sull'orlo dell'abisso in cui era precipitato, trasformandolo in un uomo arrabbiato con il mondo, disperato e senza la forza di fare qualcosa di costruttivo per cambiare la sua vita.
Convinto di non essere nulla.
Come Kate.
Convinto da suo padre.
Come Kate.
Kate che si vestiva come un uomo perché probabilmente suo padre avrebbe desiderato un figlio forte e onesto che seguisse le sue orme.
Kate che in quel figlio aveva voluto trasformarsi.
Che era entrata in polizia.
Che aveva sepolto in fondo al cuore i suoi sentimenti.
Per lui.
Perché fosse orgoglioso di lei.
E lui non se n'era mai accorto.
Aveva distrutto la vita di sua figlia senza nemmeno accorgersene.
E pensò che era fortunato.
Per sua madre.
Per il suo sorriso radioso e le sue carezze quando l'ascoltava suonare.
E perché anche se non aveva mai conosciuto suo padre aveva avuto Angel.
Angel, non Angelus, che pure lui aveva voluto come padre.
Angel, che gli si era imposto, e che gli aveva insegnato ad essere quello che era.
E che era sempre stato lì per lui.
Quando era stato felice e quando il suo cuore freddo si era spezzato.
Si.
Era stato molto fortunato.
Più di Angel.
Più di Kate, che si passava una mano nei capelli, e probabilmente si chiedeva perché gli stesse raccontando quelle cose.
E all'improvviso fu contento di essere lì.
Pensava ancora che quello non fosse il suo posto, che avrebbe dovuto esserci Angel seduto su quella poltrona… anzi, a voler essere onesti, avrebbe dovuto essere accanto a Kate, possibilmente con un braccio attorno alle sue spalle… a rimuginare per la milionesima volta sul suo passato e su quello di lei… però era anche contento di essere lì.
Quella donna si stava dimostrano molto più interessante di quanto non avesse creduto, nonostante ciò che aveva visto negli ultimi due anni.
"Oh, Dio, scusa… "Sorrise lei, sollevando il capo." mi ero incantata…"
Lui scosse le spalle.
"Nulla di male, bambina, succede anche a me… specialmente quando guardo Angel."
Kate sgranò gli occhi, scandalizzata.
E lui, per tutta risposta, le fece l'occhiolino.
*****
Los Angeles, 2000
Suo padre era quasi scandalizzato dalla sua sorpresa, dal fatto che continuasse a chiedergli perché si trovasse lì, ma Kate, in quel momento, doveva saperlo.
Kate doveva essere sicura.
Perché Kate aveva paura.
Paura di essere delusa.
Paura di credere per l'ennesima volta di essere diventata abbastanza brava, o abbastanza bella, o abbastanza forte …
E che finalmente lui le avrebbe detto che era fiero di lei.
Di sua figlia.
Per poi rimanere ancora con l'amaro in bocca, e la gola piena di lacrime che non voleva lasciar uscire.
Che non poteva lasciar uscire.
Perché le ragazze grandi non piangevano.
E ormai, per lei, controllare i suoi sentimenti, le sue emozioni, e soprattutto il loro manifestarsi era diventato un'abitudine, qualcosa di automatico.
Sebbene, da un po’ di tempo a quella parte, fosse stato molo difficile esercitare su se stessa quell’autocontrollo che aveva reso così famoso il suo cuore di ghiaccio.
Sebbene, da un po’ di tempo a quella parte, avessero fatto irruzione nella sua vita emozioni così forti da essere difficilissime da imbrigliare.
Emozioni legate a mostri, a vampiri, a omicidi inspiegabili, e a profondi occhi nocciola.
E adesso a suo padre, che prima la controllava sul lavoro e ora, addirittura, veniva a prenderla per il pranzo.
E lei aveva paura.
E continuava a chiedergli perché.
Erano all'aperto, su un pontile di legno, seduti uno di fianco all'altra, ed il sole era forte, e chiaro, e caldo, ed illuminava la figura ormai appesantita di suo padre, i sui capelli imbiancati dal tempo, e le faceva ricordare quanto le sembrasse grande da bambina, e forte.
Il più forte di tutti gli uomini.
Quando lo guardava andare via attaccata a sua madre e non desiderava altro che sentirsi al sicuro fra le braccia di lui, e udirlo dire che le voleva bene.
Adesso, se avessero lottato, sarebbe stata Kate a vincere.
Se avessero sparato, sarebbe stata Kate a centrare più bersagli.
Eppure, lui aveva sempre il potere di farla tornare indietro a quella bambina fra le braccia di sua madre.
E con quella luce, con quel sole bellissimo che scaldava il cuore, era così facile arrendersi al desiderio di credere alle sue parole.
Di illudersi.
"Pensavo solo di poter passare un po’ di tempo con mia figlia."
Si.
Si.
Voleva credergli.
Aveva bisogno di credergli.
Aveva bisogno di sapere che non era stato tutto inutile.
Gli sforzi, la sofferenza, le lotte per diventate più forte.
Per essere un bravo poliziotto, qualcuno di cui lui potesse andare fiero.
"Allora, stai bene?" Le chiese, evidentemente imbarazzato dalla sua titubanza.
Finalmente, Kate si impose di rilassarsi.
Di abbassare le difese del suo cuore.
"Si. " Rispose. "Si, bene."
"E come sta Angel?"
Sgranò gli occhi, le sue mura che si ricomponevano da sole in meno di un secondo.
"Pardon?"
Suo padre, però, non sembrò notare la sua reazione.
"Il tipo alto, bello, che hai portato alla mia festa di pensionamento."
"Si" Si affrettò a dire lei. " So chi vuoi dire."
"Non è un nome messicano? Angel?"
Kate si morse nervosamente le guance.
Ma perché mai, così all'improvviso, suo padre voleva sapere di Angel?
Da quando viveva da sola non si era mai informato sugli uomini che vedeva… e del resto, sinceramente, avrebbe avuto praticamente il nulla di cui interessarsi… e ora su chi gli veniva la curiosità?
Su Angel!
Il vampiro di duecentocinquant’anni!
"Non credo." Rispose laconica.
"Voi due vi vedete ancora?"
Dovette fare uno sforzo per mantenersi calma.
"Noi due non ci siamo mai visti, papà."
"Hmm. E che c'era di sbagliato con lui?"
"Nulla!" Esclamò.
"Ci deve essere qualcosa di sbagliato.
Ti ha fatto del male?"
"No."
"E' gay?"
"No!
Angel… " Ecco. Perfetto. Nello stesso momento, nello stesso posto, ossia il suo cervello, Angel e suo padre che la trattava come quando aveva quindici anni e la interrogava come il sospetto in un duplice omicidio!
Si stupiva di non essersi ancora messa a gridare.
E invece, ancora una volta, si sforzò di dominare i nervi.
E si sforzò tanto.
" Solamente… non è il mio tipo.
O sono io a non essere il suo tipo…"
Già… perché il tipo di un vampiro molto difficilmente avrebbe potuto essere un essere umano, e il tipo di un essere umano un vampiro.
Eppure c'era stato un tempo… quando ancora non sapeva chi fosse… allora una parte di lei aveva creduto che potesse esserlo… il suo tipo.
Ed era stata attratta da lui così tanto da lasciarla sconvolta.
Ma lei non doveva illudersi…
Mai.
Altrimenti, alla fine, avrebbe sofferto.
E, infatti, Angel era un vampiro… e lei ciò che restava di un 'illusa.
Era per questo.
Perché ancora le piaceva tanto che cercava di stargli più lontana possibile, di trattarlo più freddamente possibile.
Ed era per questo che non ci riusciva .
Si sforzava di essere obbiettiva.
Si diceva che non era per quello che lo aiutava, che infrangeva delle leggi per lui, che non denunciava ciò che era… che lo faceva perché nonostante ciò che aveva detto allo stesso Angel lei sentiva che non era malvagio, che aveva votato davvero tutta la sua esistenza ad aiutare gli altri.
Ma lo avrebbe fatto lo stesso se non avesse provato qual misto di gioia e dispetto che le stringeva il cuore ogni volta che lo vedeva?
Se tra le sue braccia, in quegli unici istanti in cui lui l’aveva stretta, si era sentita meglio di quanto non le fosse mai accaduto in vita sua?
E sarebbe stata contemporaneamente così arrabbiata con lui?
Si sarebbe sentita così ferita?
E avrebbe avuto nella testa tutta quella confusione fra credergli e non credergli, fra avere fiducia in lui e non farlo, fra il suo istinto e il suo orgoglio?
"Ha un lavoro?" Chiese suo padre, strappandola quasi bruscamente dai suoi pensieri.
"Si, "Rispose. " è u P.I. ."
"Un investigatore privato." Ripeté. " Ed è bravo?"
Rispose d'istinto, senza pensare, la piega che quella discussione avrebbe potuto prendere che rischiava di gettarla nel panico.
"Si " Esclamò. " è bravo. Molto bravo.
Non bada certo alle notti passate al lavoro!
Ma sei venuto fino a qui per parlare tutto il tempo di un ragazzo con cui mi hai vista uscire una volta?!"
Suo padre aggrottò la fronte, esitando.
"Lui mi ha… colpito."
Il che non era difficile da credere, doveva ammetterlo.
"E allora?"
La fissò.
Intensamente.
Più di quanto non avesse mai fatto.
E sembrò che volesse dirle qualcosa.
Che volesse aprirle il suo cuore.
Che volesse parlare con lei.
Sinceramente.
Da pari a pari.
Come non era mai accaduto.
E forse lo fece.
Perché per un uomo come lui, così assorbito nello sforzo di essere forte, di essere all'altezza neanche lui sapeva di cosa, così convinto che forza, dignità e controllo delle proprie emozioni fossero un tutt'uno, esprimere anche solo una di queste emozioni, formulare anche solo una frase che potesse tradirla era terribilmente, terribilmente difficile.
Così le disse solo, con un sospiro:
"Nulla.
Solo… solo… non è bene essere da soli, Katie…"
Eppure, quell’unica frase la colpì e la commosse più di quanto non avrebbe mai creduto possibile.
Perché era stato lui a dirla, e l'aveva detta a lei.
E perché la illuminò all'improvviso e, come se un afflato d'aria pulita le fosse finalmente entrato nei polmoni, rese tutto più chiaro.
E, finalmente, Kate capì cosa voleva.
*****
Voleva girarsi, fare dietro front e andarsene.
Salire in camera sua, spogliarsi, fare una doccia calda e stendersi sul letto, sperando che i pensieri e i ricordi di quelle ultime ore non si mutassero in sogni.
Ma, ovviamente, ciò che voleva e ciò che doveva erano due cose diverse come il giorno e la notte.
Ad esempio, avrebbe voluto entrare nella sua casa immersa nel silenzio, salutare i suoi amici, e ascoltare con calma ciò che avevano scoperto, e invece aveva dovuto sopportare la terrificante zaffata di sangue e carne di demone lacerata che lo aveva accolto al suo ingresso, era stato accompagnato da una cacofonia assordante di voci mescolate, e, dopo aver aperto la porta del "laboratorio " improvvisato, era stato costretto a sopportare la vista delle SUE pareti schizzate ovunque di sangue e del SUO pavimento e dei SUOI mobili ingombri di pezzi anatomici che nemmeno voleva provare ad identificare.
Al centro della camera, una preziosa scrivania degli anni quaranta era stata trasformata in un tavolo operatorio, e un lenzuolo copriva ciò che doveva rimanere del demone Kwaini che aveva ucciso, mentre, comodamente seduto dall'altro lato, un Wesley moderno dottor Frankestein, in camice e occhiali di protezione, stava trascrivendo qualcosa su un blocco di appunti.
Scosse il capo, stanco e notevolmente irritato dal chiacchiericcio senza posa di Faith e Cordelia, che gesticolava, evidentemente eccitata.
Molto meno pareva esserlo Doyle, che era praticamente affondato su un divano, la testa reclinata all'indietro… verde.
Letteralmente verde.
E con l'aspetto di chi avesse appena avuto un incontro ravvicinato con le proprie budella.
Chino su di lui, il colpevole di tutto qual caos lo fissava, leggermente divertito, con le mani affondate nelle tasche dei jeans.
"Ma è mai possibile…"Esclamò, puntando direttamente su Spike, e facendo contemporaneamente la massima attenzione per evitare le frattaglie sparse in terra. "che devi sempre metterti a giocare nei momenti meno opportuni?"
Spike lo guardò, raddrizzandosi e sollevando le sopracciglia fino all'attaccatura dei capelli.
"Gio- care?" Sillabò, con un 'aria di perfetta innocenza.
"E questo macello come lo chiami!?" Rispose lui, allargando le braccia per comprendere tutta la stanza. "Per la miseria, Spike, non imparerai mai quando è il momento per certe cose e quando no?
Io non ti ho mai impedito di sfogarti combattendo, però…"
"Sempre me lo hai impedito, sempre!" Lo interruppe lui.
"In cento anni ogni stramaledetta volta!
Non mi hai mai fatto divertire un po’!
Te ne vai in giro a tagliare teste, ma a me sempre: Spike non infierire!
Angel, sei sempre stato un rompiscatole formato magnum!"
"E c'era bisogno di giocare a fare i coriandoli con le budella del demone su cui stiamo indagando!?"
"Io non ho fatto niente!" Scattò Spike, battendo un piede per terra." Loro! Loro sono state!"
Allungò un dito. E Angel, incredulo, ne seguì la direzione verso Cordelia e Faith, che, vicine alla parete, avevano smesso di parlare e lo stavano guardando… ognuna con un grosso coltello da cucina fra le mani!
"Loro?!" Ripeté Angel deglutendo.
"Si, loro!" Ruggì Spike." L'immagine dell'innocenza in persona!
Il sesso debole!
Io ero di là che aiutavo miss Irlanda unita a liberarsi delle sue budella!"
Ancora incredulo, Angel passò gli occhi a Doyle, che senza alzarsi di un pollice ricambiò lo sguardo.
"Presente…" Mormorò. "ero il padrone delle budella…"
Angel deglutì, orribilmente consapevole degli sguardi di tutti puntati su di lui, e, senza volerlo, prese a tormentarsi le mani.
"Spike…" Cominciò. " senti…"
"Fottiti!" Scattò l'altro.
"Ho sbagliato…"
"Non hai sbagliato! Tu te la prendi sempre con me!
Diamine, Angel, ho 126 anni, e mi tratti sempre come se ne avessi… sessanta! "Sbatté di nuovo il piedi in terra, guardandolo come se non sapesse se morderlo o mettersi a piangere.
"Mi dispiace…" Provò, ma, ancora una volta , lui lo interruppe.
"Come no, ti dispiace sempre, ma intanto ogni casino che succedeva in casa davi sempre la colpa a me!"
"Spike, siamo sempre stati in due, con chi me la dovevo prendere?!"
"NO! Non mi freghi, occhi languidi!
Anche quando c'era Alex i casini li combinava lei e io guai li passavo io!
Chi ha provato ad evocare lo spirito sepolto in quell'albero? Lei! Ma da chi sei andato quando i rami hanno cominciato ad avvolgerci la casa?
Da Spike!
Chi ha invitato quella bella famigliola di vampiri a prendere il té con la scusa, per altro banale, del desiderio di immortalità in cambio di sangue fresco?
Lei!
Ma tu chi sei andato a prendere per il collo quando li hai trovati che ti sfasciavano il salotto?
Spike!
E poi… poi… a Woodstock chi hai accusato di essersi fatto di acidi?
Spike!"
"Ti guardavi una mano con il sole addosso!"
"Idiozie!
Tu ce l'hai per vizio!"
Angel si guardò attorno, nervosamente.
"Spike… non la potremmo continuare in privato questa conversazione?"
"Non c'è nessuna conversazione!" Urlò, puntandogli un dito contro. "Tu sei… sei… sei… cattivo!"
Gli voltò le spalle, marciando verso la porta, assolutamente incurante di ciò che calpestava.
"E dai!" Esclamò Angel, allargando le braccia e seguendolo. "Ho fatto un errore, ti chiedo scusa…"
"Non voglio parlare con te!"
"Spike, non fare il bambino!"
Si girò, così di scatto che quasi non gli finì contro.
"Ma io sono un bambino, ricordi?!
Un mocciosetto che si diverte tanto a fare a pezzetti i demoni!
VIVI! Vivi mi piace farli a pezzetti!
Porca miseria, Angel, ma per chi mi hai preso… per Wesley?"
"Ehi!" Esclamò quello, ma Angel lo ignorò completamente.
"Lo sai che non la penso così…"
"Nooo!
Però se potessi mi metteresti un… grembiulino e un bavaglino per non sporcarmi!"
Uscì dalla stanza, spalancando la porta.
"Che ne potevo sapere che Cordelia e Faith… oh, mio Dio… " Si fermò, mentre finalmente il senso delle sue parole gli arrivava al cervello. "Cordelia e Faith…"
"E con immenso gusto!
Tanto per sottolineare che il demone sono io!
Ma già, tanto la colpa è sempre mia…" Spike si fermò, aggrottando la fronte. " No.
Rettifico:
Io sono quello che combina guai.
Sei tu quello di cui è sempre la colpa!"
"Spike, dobbiamo andare avanti ancora per molto?!"
"No!
Per niente!
Perché a questo punto rinuncio!
Ho smesso di fare il buono, capito?!
Da questo stesso istante torno un demone!
Tanto tu non mi apprezzi mai!"
Angel sospirò, sollevando gli occhi al cielo.
Quante volte erano che glielo sentiva dire?
Più o meno di un milione?
"Scusate… interrompo qualcosa?"
"Kate!" Esclamò Angel, chiudendosi con un tonfo alle spalle la doppia porta del "laboratorio" e appoggiandocisi sopra. "Ciao!"
"Bella battuta!" Gracchiò Spike. "Originale!
Ripetimela che la appunto per il mio prossimo libro!"
"… c… ciao… " sorrise la donna, avvicinandosi di un passo e guardandolo come… come un deficiente che se ne stava attaccato a una porta chiusa stile marito che nasconde l'amante! " Ho suonato, e , visto che non aprivate, sono passata dal giardino…"
"Pensare che non ci fosse nessuno, no, vero?" Fece Spike.
"La macchina era fuori…"
"E se nessuno aveva voglia di aprirti?"
"Spike!" Esplose quasi Angel.
L'altro fece una smorfia.
"Mi hai insegnato a parlare?! Schiatta!"
"Io… " Kate passò gli occhi dall'uomo all'altro e poi si tolse un foglio dalla tasca dei jeans." Volevo solo darti questo… me ne vado subito…"
"No!" Esclamò, staccandosi finalmente dalla porta, e senza nemmeno rendersene conto allungò una mano a sfiorarle il polso. " Aspetta…"
Kate lo guardò in silenzio, e lui si sentì a disagio.
Immediatamente, le lasciò la mano.
"Ma fate!" Sbottò Spike, facendo un giro su se stesso prima di allontanarsi. " Ignoratemi!
Chiudetemi a chiave in un anfratto!"
"Spike!"
"Io intanto vado a mettere in disordine la mia cameretta!"
"Più di quello che è già?!" Scattò Angel, incapace di resistere.
E Spike, per tutta risposta, gli ringhiò contro.
Mentre Kate, meritandosi la sua perenne ammirazione, manteneva un contegno a dir poco impossibile.
*****
Impossibile.
Quelli non potevano essere vampiri con quasi quattrocento ani in due!
Doveva aver commesso un clamoroso errore!
Su di loro… e sulla decisione di andare lì quella sera!
Kate sbatté gli occhi, fissando il vampiro biondo che usciva, e poi riportando gli occhi su Angel, che stava esaminando con estrema attenzione la punta delle proprie scarpe.
Sollevò per un attimo lo sguardo, si schiarì la gola, poi lo abbassò di muovo, e lei sorrise.
Angel sembrava sempre così sicuro, così forte, eppure, sul più bello, veniva fuori questo suo abbassare gli occhi, questo suo imbarazzo che conferiva un 'espressione vulnerabile al suo volto…
E se prima di sapere ciò che era questo le aveva semplicemente fatto tenerezza, dopo le aveva reso quasi impossibile pensare che quell'uomo dal volto imbarazzato fosse un vampiro… una creatura con più di duecento anni… un assassino…
"Brutta aria…?" Mormorò, per rompere il silenzio.
Angel le sorrise a sua volta.
"Solo un piccolo litigio in famiglia."
Allungò una mano, indicando la porta del suo ufficio.
"Vieni…"
Kate lo precedette, e quando Angel si appoggiò alla scrivania, guardandola, gli tese nuovamente il foglio ripiegato.
"Che cos'è ?" Le chiese, prendendolo dalle sue mani senza neanche sfiorarla.
Kate sorrise nervosamente.
"Non mi avevi chiesto l'elenco dei passeggeri sulla metropolitana?"
Angel spiegò il foglio e lo osservò, prima di tornare a guardarla.
"Grazie. Che cos'è che ti ha fatto cambiar idea?"
Kate deglutì.
"Qualcosa che mi ha detto mio padre…
Lui sollevò le sopracciglia, sorpreso, gettandola in un panico che non diede a vedere.
"Davvero…"Aggiunse, dandosi immediatamente dell'idiota.
"Ci credo!" Esclamò lui, mettendo le mani davanti al petto, come per difendersi da qualcosa. "Posso chiederti cosa?"
Che non è bene essere soli…
Ce l'aveva lì, sulla punta della lingua…
Attaccato alle labbra, impastato col suo fiato.
Diglielo!
Forza, diglielo!
"Mi ha chiesto se sei bravo…"
Idiota!
Vigliacca idiota!
Di nuovo, lui sgranò gli occhi, e contemporaneamente, dalla stanza accanto, provenne distintamente il rumore di qualcosa che cadeva.
Kate si girò di scatto.
"Cos'era?" Esclamò.
"Nulla!" Si affrettò a rassicurarla lui."Il gatto!"
"Il gatto?
Hai un gatto?"
"Sarebbe così strano?"
"No!"
" Comunque non è mio… è un… gatto selvatico…
Si infila ovunque, specialmente dove non dovrebbe!"
Si schiarì la voce, interrompendo gli attimi di silenzio seguiti alle sue parole.
"Mi stavi dicendo che hai detto a tuo padre che sono… bravo?"
"In quello che fai… nel tuo lavoro, voglio dire!"
Angel annuì, e Kate ebbe la nettissima sensazione di essere stata l'unica in quella stanza ad avere dato un doppio senso alle sue stesse parole.
"Grazie."
Respirò piano, odiandosi per quell’ emozione inusuale.
"Senti, non ci sono dubbi che io mi senta a disagio su certi argomenti, e che certe cose mi sembrino assurde e incomprensibili, ma il fatto che io non sia in grado di venirne a capo non mi autorizza a ignorare il fatto che tu puoi farlo.
Tu hai… intuizioni… diverse dalle mie, e se dici che c'era qualcosa di strano su quel treno, beh, probabilmente è così!"
"Lo apprezzo molto." Mormorò Angel.
"E a me… piacerebbe che tu mi coinvolgessi…"
Di nuovo quegli occhi intensi su di lei.
Di nuovo le parole che si affollavano nella bocca.
"Cosa?!"
Parole.
Frasi.
Pensieri.
Decine.
Nel suo cervello.
Che si rincorrevano.
Chiari, per una volta, rischiarati dalle parole di suo padre.
Risposte, per quell'unica domanda.
Voglio essere coinvolta nella tua vita, o non vita, o come cavolo si dice!
Voglio essere coinvolta nel tuo mondo, anche se fa paura.
Voglio fidarmi di te… come prima.
Perché sento di poterlo fare.
A dispetto di qualunque cosa.
Voglio capire.
Voglio che mi permetti di stare con te.
Perché è vero.. è terribile essere soli. E quando penso a chi vorrei avere vicino il solo volto che riesco a vedere è il tuo..
Anche se non so a che potrà portare…
Anche se ho paura.
Perché adesso ho il coraggio di dire a me stessa che qualunque cosa possa seguire a questa scelta assurda… ne sarà valsa la pena…
" Nel caso…"
Ma perché?
Perché?
Aveva creduto che la cosa più difficile fosse far chiarezza in se stessa.
Accettare quel che provava.
Aveva creduto di avere la forza e il coraggio per dire qualsiasi cosa, poi…
E invece eccola lì… e la cosa più assurda era che sapeva di essere perfettamente calma mentre lo diceva.
Mentre mentiva.
Sapeva di essere perfettamente credibile.
Naturale.
Perché era veramente naturale per lei…
Nascondere i suoi sentimenti. Trincerarsi dietro una maschera di ghiaccio.
Lei era così.
Una donna senza emozioni.
Fredda.
Scostante.
Agli occhi di tutti.
Persino agli occhi di Angel.
E poi perché persino… lei non era nulla per lui, e lui per Kate… era solo l'uomo a cui non riusciva a smettere di pensare… e che poi non era nemmeno un uomo!
Sospirò, ma solo dentro di se.
Per lo meno lavorare insieme sarebbe già stato meglio di niente!
"Se trovi qualcosa mi coinvolgerai, va bene?"
Angel esitò per un istante.
"Sei… sei sicura?"
"Dovrò fronteggiare questi demoni, prima o poi, giusto?
Nulla di più facile che uno di loro mi sia vicino di casa…"
"Giusto… " Ripeté lui, e ancora, per qualche istante, rimasero in silenzio.
"Allora…" Disse alla fine Kate." Aspetto che mi chiami."
Non glielo aveva detto.
E sapeva che ormai non lo avrebbe fatto.
"Va bene…"
Fece per andarsene, ma Angel l'afferrò per il braccio, improvvisamente, spedendole un lungo brivido lungo la schiena.
"Uh… Kate, senti…"
"Ehi!" Lo interruppe lei con un sorriso, colpita dall'espressione cupa dei suoi occhi." Non può esserci niente di così grave!"
Lui non rispose.
La lasciò andare e rimase a guardarla.
Kate lo sapeva.
Lo sentiva.
Poteva avvertire chiaramente i suoi occhi su di lei, come carezze sulla pelle.
Continuò a guardarla anche mentre andava via.
Più lentamente di quanto avesse voluto.
Molto, molto più lentamente.
*****
Lentamente, la porta si aprì, e la testa bionda di Spike fece capolino nello studio.
"Miaooo!" Esclamò, nella perfetta imitazione di un gatto.
"Ti è passata la crisi di persecuzione?" Domandò Angel, voltandosi per guardarlo .
"No, ma la curiosità è più forte!"
"Curiosità di che?!
Se hai origliato ogni singola parola!"
"Curiosità sul perché hai testè ricevuto un'offerta di pace accompagnata da ampio sbattere di ciglia e sembra che ti abbiano appena preso a pugni nello stomaco!"
Angel strinse le mascelle, ostinandosi a guardare il pavimento.
"Che cos'è venuto fuori dallo scempio che avete fatto di là?"
"Che HANNO, HANNO, HANNO!
Cos'è, hai sbagliato mira e ti sei spremuto il gel nelle orecchia?!
E comunque non c'entra con quello che ti ho appena chiesto!"
"Si che c'entra."
"No.
"Ti ho detto di si."
" E io ti ho detto di no!"
"Vado a chiederlo a Wesley…"
"Te lo dico io!"
Angel si fermò, con le mani sui fianchi, a metà strada dalla porta.
La gelosia di Spike nei confronti dell'Osservatore era una delle cose più divertenti in assoluto nella sua attuale esistenza, oltre a dimostrarsi, in casi come quello, estremamente utile.
"Allora?
Perché un demone totalmente innocuo è diventato all’improvviso così pericoloso?
Un 'evoluzione della specie?"
Spike scosse le spalle, appoggiandosi alla parete.
"Il cervellone, di là, non crede.
In un attimo di tregua delle amazzoni folli…"
"A proposito, chi ha detto a Faith e Cordelia di…"
"volevano aiutare."
" Oh.
Vai avanti per favore."
"Bè, a rischio della vita, l'eroico quattr'occhi si è lanciato fra le bisturate delle signore e ha tirato fuori un bel pezzo grosso di carne, che sono certo avrà tutto il piacere di mostrarti, eccitato come un quindicenne a una partita di streep poker, e dopo averla esaminata… per inciso, Angel, il demone sono io, ma a me quelli lì fanno paura…"
"Spike…"
" Okay, okay, stringo!
Bè, il trofeo di Wesley si è rivelato essere la ghiandola surrenale del demone, ed era grossa così…" Gli mostrò con le mani." Mentre normalmente dovrebbe avere le dimensioni di una noce.
Il tutto, probabilmente, dovuto ad una sostanza sintetica trovata in circolo in tutto l'organismo del nostro grazioso ospite."
"Una droga?"
"Esatto.
E roba forte, altro che gli acidi di Woodstock!
Metà sintetico e metà metafisico.
Pare che sia in grado di aumentare la forza di chi lo prende di venti volte, sempre a detta del re dei topi di biblioteca
Però non ti giurerei che sia vero!
Non me l'ha fatta provare!"
Angel sollevò la testa, lanciandogli uno sguardo che valeva, da solo, più di cento parole.
"Scherzavo!" Si affrettò a esclamare Spike." E poi non ci tengo mica a giocarmi il mio meraviglioso carattere!"
"Doveva essere questo che il fattorino trasportava … altra droga… una sostanza così potente che se fosse assunta da una creatura già forte di suo…"
"Non oso nemmeno pensarci…"
"Oh, mio Dio…" Si passò una mano sul viso." E il padre di Kate è coinvolto in tutto questo…"
"Chi?!" Esclamò Spike, staccandosi dalla parete." Il padre della principessa di ghiaccio!" Scoppiò a ridere." No!
E' troppo forte!"
"Piantala, Spike!" Lo interruppe lui, stizzito." Sarà terribile per lei, se lo venisse a sapere!"
"E, tanto per capire, tu come l'hai scoperta questa simpatica collaborazione?"
"Seguendo il fattorino…"
"Uah! Lo sapevo che sarebbe servito, quel nome sulla maglietta!"
" Ho cercato di parlare con lui…" Mormorò Angel angosciato.
"Okay" Esclamò Spike." Allora basta! Stop!
Fatto il tuo dovere!
Mettiti a posto quella coscienza da stacanovista!"
"Non vuoi capire…" Sospirò lui.
"No, capisco, capisco e come!
Tu vuoi proteggere quella ragazza dallo scoprire che il suo padre adorato non è poi quel modello integerrimo che crede!"
Angel lo fissò senza parlare.
Erano cento anni che aveva a che fare con l'intuito di Spike.
Era più probabile che fosse lui a spiegare ad Angel qualcosa sui suoi stessi pensieri che non il contrario.
"Credi che non l'abbia vista?
Quella donna pendeva letteralmente dalle sue labbra, e se non mi sbaglio ha già sbattuto contro la sua insensibilità.
Magari le farà bene un bel mach con la realtà!"
"No, Spike, no!" Esclamò Angel." Non sarebbe giusto.
Nessuno merita di essere deluso dal proprio padre!"
Stavolta fui Spike a stringere le labbra.
Lui sapeva.
Sapeva tutto di Angel.
Più di quanto aveva mai saputo o voluto sapere Buffy.
Più di quanto probabilmente avrebbe mai saputo chiunque.
E il misto di pena e rabbia che gli attraversò gli occhi ne fu la prova più lampante.
Gli passò accanto, uscendo dalla stanza.
"Dove vai?!" Gli gridò dietro Spike.
"Da Trevor Lackley."
" Che cos’ è, vuoi che pensi che sei innamorato di lui?!
Lo hai già avvisato, Angel, è pure troppo!
Pensiamo a trovare chi fabbrica questa roba, invece!"
Angel si fermò, e si voltò verso di lui, lentamente.
Aveva ragione.
Era quella la cosa più importante.
Ma lui non sarebbe riuscito a fermarsi neanche se lo avesse voluto.
"L'ho avvertito su di me.
Ora deve sapere la vera natura di quello in cui è invischiato…
Non ha neanche idea di quanto sia in pericolo…"
Spike strinse gli occhi, le iridi chiare come ghiaccio tagliente.
"Se non lo sa già…"
"No! "Gridò quasi lui." Non lo sa!
Non può saperlo!
Non può fare questo a Kate!"
Spike allungò una mano, stringendogli il braccio.,
"Lo ha già fatto, Angel.
Questo non lo puoi cambiare.
Può dispiacermi per Kate, posso essere contento se lo prendi per il collo e gliele dai di santa ragione, ma francamente odio che ti preoccupi anche per lui!
Ha fatto una scelta, sa che sta facendo qualcosa di illegale e che potrebbe danneggiare sua figlia.
Evidentemente non gli importa.
Bè, a questo punto abbiamo cose più urgenti a cui badare!"
Angel appoggiò una mano su quella di Spike, scostandola gentilmente.
" Lo so, Spike.
Credimi.
So ognuna di queste cose.
Ma qualche volta il prezzo che paghiamo per una scelta sbagliata non è commisurato al nostro errore…"
Spike scosse le spalle.
"Va bene, allora vengo anch'io.
Se gli rompo le gambe è difficile che il vecchio combini altri guai.
E la tua amica si divertirà ad assisterlo."
Angel scosse la testa, sospirando.
"Lo apprezzo molto, Spike, te lo giuro, ma è una cosa che devo fare io."
"Per chi?" Lo sfidò lui." Per lei, per suo padre, o per te stesso?"
"Per tutti, forse."
"Direi che sono un po’ troppi da gestire da solo, anche per te… dammi solo un momento e…"
"Spike… no."
"Tu!" Sbottò quello." Presuntuoso Irlandese! Credi di potermi dare ordini come a un…"
"Non ti sto dando un ordine, Spike, te lo sto chiedendo.
Per favore.
Ti prego, Spike, fai come ti dico."
*****
Galway, Irlanda, 1753
"Liam! Tu farai come ti dico!"
Grida.
Grida.
Grida.
Suo padre non faceva altro che gridare.
Ogni giorno.
Ogni ora.
Ogni volta che si incontravano.
E Kathy si spaventava.
Piangeva.
Per lui.
Perché non voleva che litigasse con suo padre.
Perché non voleva che lo colpisse.
E anche per se.
Perché aveva paura.
Liam le aveva detto che non doveva averne.
Che non l'avrebbe mai picchiata.
Perché Kathy non era come Liam.
Lei era buona.
Era obbediate.
Era una meravigliosa, allegra, dolcissima piccola ragazza con gli occhi nocciola più intensi che avesse mai visto.
Lo aveva abbracciato, dicendogli che anche lui era buono, e Liam non aveva continuato.
Non le aveva detto che se avesse alzato un dito su di lei lo avrebbe ammazzato con le sue mani.
Avrebbe fatto ciò che non aveva neanche pensato in ventisei anni di scontri.
Non le aveva detto che nessuno, nessuno avrebbe mai dovuto toccare sue sorella.
Mai.
Nemmeno lui.
Eppure la faceva piangere…
Ogni volta che suo padre lo colpiva..
Ogni volta che gridava contro di lui.
Come ora.
E il suo cuore, così indurito, così prodigo di false promesse per le ragazze della taverna del porto, si piegava, e sanguinava davanti alle lacrime di sua sorella.
"Dolce, piccola Kathy…" Mormorò, chinandosi su di lei.
Doveva porre fine a qual litigio.
Doveva farla smettere di piangere… e suo padre doveva pagarla.
Perché poteva ammazzarlo, ma non doveva mai più azzardarsi a gridare così con lei.
Solo per averlo difeso… un coraggio, a dieci anni, che suo fratello, a ventisei, poteva solo ammirarle.
Allungò una mano, e con dolcezza infinita le terse la guancia con il dorso.
Accanto a lei, vestita di nero, sua madre li guardava.
Senza parlare.
Come sempre.
"Niente lacrime…" Le sorrise. "Papà ora mi sfida… è con me che ce l'ha.
Non con te…
Non ti farà niente… nessuno ti farà niente.
Non finché vivo…"
Lei gli sorrise, lottando contro le lacrime, e Liam dovette trattenersi per non prenderla in braccio.
Non lo avrebbe mai fatto di fronte a suo padre.
Invece, si alzò, e sfidò il volto arcigno dell’altro, fermo sul suo camino.
"E ora, vorreste togliervi dalla porta, padre?"
Lui strinse gli occhi, lanciandogli quello sguardo che tante volte lo aveva terrorizzato da bambino, e che ora spaventava Kathy, e dopo un attimo gli si avvicinò, minaccioso.
"Ma non aspettarti di tornare mai più indietro!" Sibilò cupamente.
E le sue parole rimbombarono nel cuore di Liam.
"Come voi desiderate, padre." Disse calmo." Sempre, solo come voi desiderate."
"Desideravo un figlio!" Gridò l'altro, e, accanto a se, Liam sentì Kathy sobbalzare."Un uomo!
E invece Dio mi ha dato te!
Una terribile delusione!"
Liam gli sorrise.
Una reazione molto diversa di quando glielo aveva detto la prima volta.
"Una delusione?" Lo schernì. " non avreste potuto chiedere un figlio più deferente.
Per tutta la mia vita mi avete detto con le parole e gli sguardi ciò che volevate da me, e io ho vissuto per soddisfare ogni vostra aspettativa."
"Sei pazzo!" Sbottò lui, e Liam strinse i denti, mentre una rabbia che non voleva gli montava dentro.
Non doveva dare a suo padre la soddisfazione di vederlo arrabbiato.
Di fargli capire che le sue parole potevano ancora fargli del male.
Tuttavia, non riuscì a impedire all'amarezza antica di salirgli rapida dallo stomaco, allagandogli la gola, e il palato, e la lingua.
"La follia era pensare di non poter mai fallire abbastanza per voi, padre!
Ma forse, stasera, la smentiremo questa follia!"
"Ma certo! Vai!
A bere, con le tue sgualdrine!
Perditi in questa notte e domani ti vedrò strisciare di novo nell'ombra!
Non resisteresti un giorno là fuori, ragazzo!
Non ne saresti capace!
Sei troppo inetto anche per la vita del vagabondo!"
Strinse i pugni, e per un attimo sembrò calmarsi, come se la sua furia fosse arrivata troppo in alto, e ora non potesse altro che acquietarsi.
"Ho paura per te, ragazzo…" Mormorò cupamente.
"E questa è l'unica cosa che potete trovare nel vostro cuore per me, ora, padre?"
L'altro sollevò di nuovo la testa, il volto duro come granito.
"Nessuno ti aiuterà!
Nessuno vorrà mai avere a che fare con un tipo come te!"
Aveva quasi voglia di ridere, ora.
Ma erano risate amare.
Salate.
"Non mi mancherà un posto per dormire!" Rispose, afferrando la maniglia della porta." Potete esserne certo!"
Si precipitò fuori.
Rabbioso.
Furente.
Con suo padre e con se stesso, e con quel qualcosa di terribilmente sbagliato in lui che consentiva ancora a quell'uomo di ferirlo, e al suo cuore di sanguinare per questo.
"Se corteggerai i guai, "Gli gridò dietro suo padre." sarai certo di trovarli!"
Una massima morale!
Esattamente ciò che gli serviva!
Una massima morale, e non un barile di birra, e non una ragazza morbida, che gli facessero scordare che lui aveva ragione.
Che non avrebbe mai avuto il coraggio di andare via.
Di affrontare i disagi e l'ignoto.
Era da così tanto che lo sapeva.
Da così tanto che aveva smesso di ripetersi che sarebbe scappato, che avrebbe detto addio a quella vita e avrebbe visto il mondo.
Ogni volta che suo padre lo colpiva.
Ogni volta che lo mordeva con le parole iniettandogli il suo veleno.
Ora non fuggiva più dalla realtà, pregustando la sua partenza.
Ora erano l'alcool e gli occhi di una bella donna il suo vascello per l'oblio.
La formula segreta per dimenticare la vita che faceva.
E la nullità che era.
Arrabbiato, pieno di un livore che ormai chiamava per nome, vide appena, con la coda dell'occhio, la figura vestita di bianco che per poco non travolse, al margine della strada.
Non si fermò, ne si voltò.
Neanche per un attimo.
Non gli importava.
L'unica cosa che in quel momento turbava il suo desiderio d'oblio, l'unica cosa che cadeva come una goccia di pioggia sulle pareti di pietra della sua rabbia e della sua frustrazione era il pensiero che, forse, a casa, la sua piccola Kathy, la sua dolce sorella, piangeva ancora.
*****
Los Angeles 2001
"Ancora Darla…" Mormorò piano Kate, e, davanti a lei, Spike sollevò un sopracciglio, sorpreso.
"Come fai a saperlo?"
"Ho studiato." Rispose Kate, indicando con la mano la libreria alle spalle di Spike. " Subito dopo aver scoperto chi era veramente Angel ho voluto sapere.
E così mi sono procurata tutti i libri sui vampiri che sono riuscita a trovare."
" E te li sei letti a uno a uno dalla prima all'ultima, noiosissima parola."
"Di solito è quello l'uso dei libri."
"Ah si, e io che ho sempre pensato servissero solo a livellare i tavoli!"
"E poi, se ancora te ne ricordi, foste proprio voi a parlarmi di lei, quando venni a perquisire l'Hyperion…ne avevo letto, ma non avevo idea di che aspetto avesse…"
" Vuoi dire quando hai PROVATO a perquisire l'Hyperion…"
"Insomma, era Darla o no?!" Esclamò, leggermente spazientita.
"Come no!" Rispose lui." In carne, ossa e lussuria fino alla punta dei capelli!
Personalmente l'ho sempre trovata di una volgarità disgustosa, ma capirai, nel buio, per un ragazzo demoralizzato e ubriaco fradicio…"
Kate deglutì, uno strano peso che le premeva sul cuore.
"E' così che è andata?"
Pensava che lui avrebbe fatto di nuovo dell'ironia, che avrebbe gettato lì un 'altra delle sue battute, e invece si limitò a stringere leggermente le labbra, e a guardarla.
"Si" Mormorò, dopo pochi istanti." Proprio così…
Lo puntava da giorni, la fottuta bastarda, nell'attesa di beccarlo da solo.
Soltanto che, di solito, lui tornava a casa ad alba fatta…
Non dev'esserle sembrato vero vederlo uscire dalla locanda di notte, non tanto sbronzo da non notare che era una donna , e abbastanza per seguirla in un vicolo…"
Ancora una volta, fece una pausa prima di aggiungere: "aveva finito i soldi…"
Darla…
La donna che aveva orchestrato tutto.
Che l'aveva portata a distruggere la sua stessa vita.
Che aveva ordinato di uccidere suo padre.
Per nutrire la sua ossessione.
E la sua ossessione si chiamava Angel.
*****
Los Angeles 2000
"Si chiama Angel, "Disse Trevor Lockley, fissando negli occhui l'uomo che aveva di fronte." È un investigatore privato" Esitò, stringendo leggermente le mascelle. " da qual che ho sentito è bravo."
Oh, si, si… era bravo.
Molto bravo.
Il suo dolce, adorabile ragazzo.
Più bravo di quanto qual vecchio idiota avrebbe mai potuto immaginare!
Se non lo fosse stato tanto non si sarebbe data una tale pena…
Fissò Illips ricambiare lo sguardo dell'uomo, attraversi i vetri oscurati della concessionaria d'auto, che impedivano a Lockley si scorgere sia lei che il suo… amico.
"Qualche idea sul perché stia ficcando il naso nei nostri affari?"
Darla arcuò la schiena, puntellandosi con le mani sulla scrivania, solo vagamente consapevole di ciò che accadeva al suo corpo, del demone con cui in quel momento si stava accoppiando.
Si muoveva automaticamente, gemeva automaticamente, ma tutto il suo essere nero era volto su ciò che accadeva oltre quel vetro.
"Non lo so ." Rispose Trevor Lockley." Ha le sue ragioni, credo.
Che cosa c'era nel pacco?"
"Signor Lockley, noi eravamo d'accordo…"
Staccò le dita dalla scrivania per affondarle nella schiena del suo amante, e spingerlo ancor più contro di se.
"Eravamo d’accordo che avrei usato i miei collegamenti nel reparto per facilitare i movimenti delle tue parti d'auto rubate.
Non che avrei rimosso delle prove da una scena di crimine o spremuto informazioni alla mia stessa figlia…"
"Si…" Gemette Darla, e il demone pensò fosse per lui.
Per la sua fronte ossuta.
Per i suoi denti acuminati.
Il solo pensiero di quegli sciocchi burattini umani fra le sue unghie, il solo pensiero di quella ragazza orgogliosa che guardava Angelus come se potesse mai essere suo, il solo degustare la sua disperazione, il modo in cui avrebbe trasformato in odio la sua adorazione bastava quasi a farle raggiungere l'orgasmo.
Il volto sempre girato, nonostante la violenza del suo ondeggiare in bilico sul piano rigido, scorse chiaramente il vampiro porgere al padre di Kate Lockley una spessa busta marrone, che l'uomo prese con una smorfia, strappandole un altro gemito di piacere.
"Un consiglio per te e i ragazzi?" Disse, ridicola, ipocrita maschera d'orgoglio.
Si… si… dacci un consiglio, caprone, da un consiglio ai tuoi macellai…
"Qualunque cosa combiniate con i vostri piccoli pacchetti marroni, vi conviene smettere per un po’…"
Darla si abbatté sulla scrivania, chiudendo gli occhi, e mentre l'enorme demone le precipitava addosso, dalle labbra le sfuggì un unico suono disarticolato:
"Angelus…"
Ma il suo compagno era troppo ottuso per sentirla.
Grosso.
Massiccio e ottuso.
Non tanto da non poter stare a capo di uno dei suoi piccoli traffici.
Ma abbastanza da essere manovrato.
E da credere di essere il capo.
Quando era lei, invece, che aveva sempre deciso tutto.
Che lo aveva convito ad usare Lockley, e lo aveva spinto per la prima volta a provare la sua stessa droga… perché la dipendenza lo rendesse più feroce, e ancor più manovrabile… e più soddisfacente quando gli faceva credere, con il sesso, di essere il padrone.
Si scostò da lei un attimo prima che Illip entrasse, e Darla non si diede nemmeno la briga di mettersi in piedi, o di sistemarsi la camicetta aperta sul seno.
Il vampiro sapeva che era lei a comandare.
Lo sentiva.
Percepiva la sua forza e la sua ferocia.
E la conosceva.
Ma poiché Darla lo aveva messo al di sotto di Jorgos e oggettivamente era lui che picchiava, fu a lui che si rivolse.
"Che dobbiamo fare con questo investigatore privato, signore?
L'altro continuò a guardare Darla, divorandola con gli occhi.
Oh, adorava quella droga…
"Ammazzatelo!" Grugnì.
Darla sorrise, e quello pensò ancora che fosse per lui.
Uccidere Angelus… loro…
"Si… "Ansimò, sollevandosi leggermente." E uccidete anche Lockley."
"Ma Lockley è il nostro miglior corriere…"Cercò di opporsi Illip. " è così conosciuto in polizia che nessuno osa fermarlo, e sua figlia…"
"Sua figlia…"Soffiò Darla." È una sgualdrinella che ha messo gli occhi su ciò che non doveva.
Impazzirei di piacere, se la vedessi piangere…"
Si umettò le labbra, e vide gli occhi del demone Jorgos incupirsi di passione.
"Fate come ha detto." Ordinò." E portatemi una ghiandola surrenale!"
Sorridendo, Darla si distese languidamente sulla scrivania.
Aveva idea che quella specie di gorilla in forma di demone non sarebbe durato ancora per molto, tanto valeva approfittare…
"E fate presto!"
*****
"Però! Hai fatto presto!" Esclamò Spike, sollevando gli occhi dallo schermo del computer." Dimmi che lo hai pestato!"
Chi?
Angel?
Più facile cavare sangue da una rapa!
Lo aveva visto fare cose così truci da far impallidire il raptus di ferocia esplorativa di Cordy e Faith, ma dategli il papà di una sua amica e tornava ad essere il bravo ragazzo del XVIII secolo che sarebbe stato se lui, come padre, non avesse avito l'animale che aveva descritto!
Gli avrebbe fatto più piacere che quell'uomo, Lockey, l'avesse picchiata Kate!
Perché in quel caso dubitava che qualcuno sarebbe riuscito a identificarlo dopo che Angel gli avesse messo le mani addosso, e lui si sarebbe evitato tutti quei problemi di coscienza!
Il che, pensò, stendendosi all'indietro sulla sedia ergonomica che era la disperazione di Wesley, lo riportava all'amletico dubbio:
perché Angel se la prendeva tanto per quella donna?
La considerava una sua amica, o almeno così l'aveva considerata prima che scoprisse la verità su di lui, ma c'era qualcos'altro…
Non che ne fosse innamorato, questo no.
La piaga Buffy Summers appestava ancora l'interezza del suo cuore con la sua purulenza, però c'era qualcosa negli occhi di Angel… nella passione con cui voleva difenderla…
Forse era dovuta al fatto che si era sempre trovato sulla stessa lunghezza d'onda di quella poliziotta.
Stessa riservatezza, stessa profondità, stessa intelligenza silenziosa.
Oltre al fatto che Kate aveva la singolare abitudine di non far assolutamente nulla per ricordare al mondo che era una donna, a partire dal modo in cui vestiva, il che, per Angel, doveva essere terribilmente rassicurante.
Erano più di duecentocinquant’anni che le donne gli svenivano addosso, averne trovata una che gli aveva puntato una pistola al petto e lo aveva passato da parte a parte con un palo era una novità quasi sconvolgente per lui.
Kate gli era piaciuta subito.
Si era subito trovato a suo agio con lei, al punto che a Spike era venuto un colpo quando li aveva visti chiacchierare tranquillamente in quel bar.
Stavano lavorando tutti e due, stavano indossando tutti e due la maschera di una falsa identità, eppure sembrava che si conoscessero da sempre.
O forse era un altro il motivo che lo spingeva a prendersela tanto per Kate.
Qualcosa che riguardava tanto lei che se stesso.
E i bambini che erano stati… e gli adulti che erano adesso…
O ancora, più probabilmente, erano tutte queste cose.
Insieme.
Ba!
Quel che gli importava veramente era solo che in cento anni era la prima volta che il suo sire trovava qualcuno così affine a se stesso, con cui si sentiva così intimamente a suo agio… e si ritrovava con quella dannatissima clausola sulla testa e col cuore che gli era rimasto a Sunnydale, e su cui Buffy Summers aveva messo un'ipoteca perenne!
"Non c'era!" Mormorò Angel, lasciandosi cadere sul divano.
"Personalmente, spero che sia andato ad impiccarsi!"
Angel alzò gli occhi, e parve sul punto di dire qualcosa, ma rinunciò, sospirando lentamente.
"Gli altri?"
"Doyle a casa.
Devo dire che per essere un mezzo demone ha lo stomaco parecchio delicato."
"Col caos di là? Stavo per vomitare anche io!"
"Esagerato!
Comuqne, Wyndam Price è ancora lì che armeggia, mentre Faith e Cordy ripuliscono…"
"E tu te la sei svignata."
"Io… che sono l'unico a non aver fatto il bagno nelle frattaglie dell'amico tossico… sono appena entrato nel sistema della compagnia di spedizioni per cui lavora il nostro fattorino, e controllavo la lista degli spedizionieri!"
"Va a finire che lo scansafatiche sono io!"
"Mai contraddire gli anziani!"
Angel sorrise, scuotendo il capo, ma il sorriso gli morì immediatamente sulle labbra quando, dall'altra stanza, giunse, chiaro e forte, un urlo di Cordelia.
Furono fuori insieme, come un unico essere, e solo per prontezza di riflessi Spike non fu preso in pieno dal demone che Faith stava gettando nella sua direzione.
Un demone Kwaini, esattamente come quello che avevano usato per ridipingere le pareti… e come altri cinque nella hall!
"Ehi, splendore, "Esclamò, gettandosi immediatamente nella mischia." Non ne hai abbastanza di interiora di Kwaini?"
"Non è mai abbastanza, occhi blu!" Rispose la ragazza. " Mai!"
Nel frattempo, Angel si era buttato sul demone che strattonava Cordelia, lanciandolo praticamente dall'altro lato della stanza, contro un altro dei suoi compagni.
Erano deboli.
Molto deboli.
Troppo deboli.
Tanto che neanche un minuto dopo erano tutti in terra.
Angel e Spike si guardarono, aggrottando entrambi la fronte.
C'era evidentemente qualcosa di strano in quello scontro.
Ma prima che uno dei due potesse dire o fare qualcosa uno dei demoni sollevò debolmente la testa .
"Perdonate.." Biascicò. " ma chi di lor signori è Angel?"
*****
"Angel?" Chiese nuovamente Wesley, allungando al demone una tazza di te fumante." Siete proprio sicuri che abbiano detto Angel?"
Quello annuì, accettando la tazza, mente con l’altra mano si premeva sulla testa una grossa borsa di ghiaccio.
"Si… certo… Angel…
Quando abbiamo sentito che era un investigatore privato abbiamo pensato che magari poteva darci una mano… ahio!
Ma non capisco perhé ci abbiate attaccato!"
Al che Angel guardò Spike, Angel e Spike guardarono Faith, Angel, Spike e Faith guardarono Cordelia.
E la ragazza doveva starli guardando tutti contemporaneamente, a giudicare dalle dimensioni dei suoi occhi.
"Io… " Si difese." Li ho visti nell'atrio… e ho pensato che fossero qui per … per…"
"Per Gat?" Chiese uno dei demoni." Allora siete voi quelli che lo hanno ucciso?"
Nessuno rispose, un silenzio imbarazzato che cadeva nella stanza.
"Oh…" Disse l’altro Kwaini, quello con il ghiaccio in testa." Non sentitevi in colpa… sapevamo che sarebbe accaduto, prima o poi."
Sospirò.
"Noi siamo una razza pacifica, ma sapete come sono i giovani… in una grande città come questa, con queste sollecitazioni… cominciano a farsi strane idee, a voler imitare i divi del cinema e della tv… a sentirsi inferiori ad altre razze…
E poi ecco che ti arriva questo cartello di vampiri con la loro sporca roba, e i nostri ragazzi cominciano a volerne tutti, a rubare per procurarsela, e poi cominciano ad uscire di testa…"
Di nuovo, si interruppe per un attimo.
" Noi volevamo fare qualcosa, ma ci avete visto… non siamo dei guerrieri… siamo esploratori… abbiamo trovato il loro quartier generale, ma, quando abbiamo visto tutti quei vampiri e quell'enorme demone, abbiano capito che non avremmo mai potuto fare niente.
Così, li abbiamo osservati per giorni, e quando oggi è venuto quell'uomo a portargli informazioni su di te e poi il loro capo gli ha ordinato di ucciderti abbiamo subito cercato la tua agenzia…"
"E dove?" Esclamò Cordelia.
"Sull'elenco!"
"Chi era l'uomo?" Mormorò Angel, qualcosa che, all'improvviso, aveva preso ad agitarsi in lui.
"Uhm… uno che lavora per loro… un corriere credo…"
"Lockley! " Aggiunse uno dei suoi compagni." Lo hanno chiamato Lockley."
"Ma non ha più importanza, ormai, sembra che non gli faccia più comodo…"
"Che vuoi dire?!" Esclamò Angel, e, quando quello non gi rispose, lo afferrò per la spalla. " Spiegami che vuoi dire!"
"Che.. che hanno deciso di ucciderlo…" Ansimò il Kwaini, sorpreso dalla sua reazione." Lo hanno deciso il suo capo e… e una donna…"
Se avesse avuto fiato gli si sarebbe bloccato i gola.
Ne era certo.
Come era certo che nessuno potesse essere così veloce da seguirlo.
Scattò in piedi, e poi fuori dalla stanza , e dall'albergo.
Avrebbe dovuto rimanere lì.
Avrebbe dovuto aspettare che Trevor Lockley rientrasse in casa.
Saltò in auto, e un attimo dopo, mentre la città gli scorreva attorno, afferrò rabbiosamente il suo cellulare, e compose il numero con il pollice.
"Kate" Esclamò, un moto rabbioso di frustrazione che gli attraversò l'anima quando fu la segreteria a rispondergli." Sono Angel.
Rispondimi se sei lì.!"
Attese, stringendo spasmodicamente i denti.
Per degli istanti che gli parvero eterni.
Mentre non voleva accettare l'idea che Kate non ci fosse.
Che lui volesse avvertirla, che stesse disperatamente cercando di difenderla e lei non fosse dall'altra parte, per aiutare lui.
Ala fine, una terribile sensazione gli si diffuse dentro.
"Se ascolti questo messaggio" La pregò. "trova tuo padre.
Portalo fuori di casa.
È in pericolo.
Lui non sa cosa sono, Kate.
Non capisce." Respirò , perché il tono della sua voce non la allarmasse troppo. Tuttavia, sapeva perfettamente quanto fosse inutile.
Sentiva da solo l'ansia nella propria voce.
E la paura.
" Io sto andando là, ora."
Richiuse il telefono.
Con rabbia.
Quasi con violenza.
Mentre dentro di lui la sua anima continuava a gridare una sola parola.
No.
No.
No.
*****
Galway, Irlanda, 1753
"No!" Esclamò suo padre, appoggiandosi alla parete su cui solo un attimo prima stava inchiodando una croce. "Vattene, Mostro!
Un demone non può entrare in una casa dove non è benvenuto!
Dev'essere invitato!"
Angelus sorrise, avvicinandosi lentamente, proprio come ciò che era, un demone, un predatore davanti alla sua preda.
La più ambita delle sue prede.
Non la più dolce, ma quella a cui più aveva pensato.
Da quando si era svegliato.
Con una fame insaziabile.
Di sangue.
E, più ancora, di odio.
Di distruzione.
Di paura.
Che in fretta si era trasformata in qualcosa di diverso, nel desiderio, la passione di costruirli… l'odio, la distruzione… di dipingere, pennellata dopo pennellata, il quadro grandioso del sangue.
Erano giorni, settimane che dipingeva, solo per arrivare a quell'unica, precisa mano, a quegli unici, precisi momenti.
Dall’ attimo stesso in cui Darla lo aveva atteso, all'inizio della sua notte, aveva ucciso, squarciato, mutilato, aveva seminato il terrore nella sua città, fra coloro che lo avevano sempre conosciuto, e non per fame.
Mai per fame.
Perché, con tutto il sangue che gli scorreva in gola, Angelus non sapeva cosa fosse la fame.
Lui aveva costruito un incubo.
Aveva trasformato una tranquilla cittadina di mercanti e pescatori in un covo di gente terrorizzata, che attaccava croci alle case e imbrattava di erbe le pareti.
Senza che gli importasse nulla di nessuno di loro, di nessuno di coloro che aveva ucciso e di cui si era nutrito.
Era quella la casa che lui voleva.
L'unica.
Per lei aveva costruito il suo terrore.
Perché coloro che la abitavano potessero assaggiarlo.
E tremassero.
Si voltassero ad ogni suono sinistro nella notte.
E alla fine scoprissero che era il loro figlio quel terrore.
E alla paura si mescolasse l'orrore.
Come adesso.
Sul volto di suo padre.
Quell'uomo che attaccava un croce alla parete, rivelandosi per quello che era sempre stato.
Patetico.
Disgustoso.
Che si sentiva tanto forte da terrorizzare un ragazzo, o un uomo che non voleva colpirlo, ma che ora, davanti a lui, aveva gli occhi colmi di terrore.
Eppure, era lo stesso volto che guardava, gli stessi occhi, la stessa figura di qual ragazzo, di quell'uomo.
Il suo sorriso si allargò, trasformandosi in un ghigno malefico.
"E' vero," Disse. " ma io sono stato invitato."
Indicò con gli occhi la porta e si scostò, perché suo padre, muovendosi appena, potesse vedere, e l'orrore potesse diffondersi sul suo volto duro.
Chissà cosa pensava di suo figlio, ora.
Chissà se ancora lo considerava un inetto, fissando il corpo senza vita di sua figlia. Della piccola, adorabile Kathy, seduta accanto alla porta, con il capo reclinato di lato.
Come se dormisse.
Gemette, suo padre, me il suo dolore non gli diede il piacere del sangue caldo di Kathy.
Nel palato.
Nella gola.
Fin nelle viscere.
Bruciando di purezza.
Di bontà.
Di amore.
Si.
Il sangue di qualcuno che lo amava faceva vibrare i suoi sensi come la più potente delle scariche .
E gli piaceva.
Gli piaceva da impazzire.
"Ha creduto che fossi tornato come un angelo." Ghignò, certo che ci sarebbero voluti anni perché il piacere di qual sangue si placasse,
"Assassino!" Gridò suo padre davanti a lui, e stringendo il martello fra le dita lo brandì contro di lui.
Glielo tolse facilmente, gettandolo in terra.
"Strano" Sibilò." Mi sembravate più alto quando ero vivo."
Suo padre si alzò, e si appiattì contro il muro.
Il volto una maschera di orrore.
"Dio…" Mormorò. "liberatemi da questo demone, ora…"
"E pensare che ho lasciato che una cosa così piccola e tremante mi facesse sentire come voi mi facevate sentire!
Si avvicinò a lui di un passo, mentre suo padre continuava a cantilenare.
"Vi prego, Padre, datemi la vostra protezione."
"Mi avete detto che non ero nulla. E io ci ho creduto.
Mi avete detto che non avrei mai fatto niente di me stesso."
Gli stava davanti.
Aspirava la sua paura.
Il suo orrore.
Riflessi in occhi che si sgranavano in modo ridicolo, su un volto che ora poteva solo divertirlo.
Mutò il suo viso, e la paura di suo padre esplose.
Avvolgendolo, riempiendolo.
"Avevate torto.
Ho fatto qualcosa di me stesso, dopotutto."
Gli afferrò la faccia con la mano, schiacciandogliela, spingendola contro il muro, le sue dita divaricate che gli consentivano di vedere ancora il suo volto atterrito, la sua bocca che si spalancava, senza che da quella gola velenosa venisse fuori alcun suono, i suoi lineamenti che si distorcevano orribilmente.
Tremando.
Ogni pollice del suo corpo tremava.
Come una foglia.
Come quello di un bambino.
Come il suo, tanti anni prima.
E la cosa più divertente era che ad Angelus di qual bambino non importava assolutamente nulla.
Non provava nulla per lui, come non provava nulla per colui che stava ammazzando.
Nulla, fuorché il piacere.
Lo morse.
E, ancora, sua padre continuò a tremare.
E ancora nessun suono riuscì ad erompere dalla sua gola.
*****
Los Angeles, 2000
La sua gola era secca mentre percorreva il corridoio.
Tanto da fare male.
E il suo cuore era pesante, come una pietra.
Tanto da fare male.
E vibrava di paura. E di rimorso.
Tanto da fare male.
Bussò con forza, e si dovette dominare per non buttare giù la porta, ricordando a se stesso che non sarebbe servito.
Non aveva l'invito per entrare in casa, quella parete non faceva, in realtà, nessuna differenza.
Sarebbe riuscito solo a spaventare Lockley.
A fargli pensare che era pazzo.
Quando forse non ce n'era alcun bisogno.
Quando forse non era ancora accaduto nulla.
Ma qualcosa era accaduto.
Oh, Dio, qualcosa era accaduto!
Il cervello quasi gli scoppiò, gridando con voce folle quelle parole non appena Trevor Lockley aprì, e alle sue spalle Angel scorse due figure in piedi.
Due figure che sembravano uomini.
"Signor Lockley" Esclamò. "ho bisogno che mi inviti a entrare."
L'altro lo guardò, stupito, e lesse sul suo volto la tensione.
La paura.
"Vattene" Disse piano, mentre alle sue spalle uno dei due vampiri si avvicinava a lui.
"Mi inviti a entrare!" Gridò Angel, sbattendo contro la parete senza sostanza, così forte da ferirsi le mani.
Davanti a lui, dove il padre di Kate non poteva vederli, i due vampiri mutarono volto.
"Mi inviti dentro!"
Lo afferrarono, gettandolo attraverso la stanza, e Angel urlò, opponendo il suo "no" disperato alla forza che lo teneva fuori.
Vide il primo vampiro avventarsi sull'uomo, mentre l'altro lo guardava, con un sorriso beffardo sulla faccia.
"Sembra che tu non sia il benvenuto, qui, Angel!"
Ringhiò.
Ringhiò mentre azzannavano la gola della loro vittima.
Ringhiò mentre il rumore della pelle spezzata gli arrivava alle orecchia, e l'odore del sangue alle narici.
Ringhiò mentre la sua anima ringhiava più forte.
E gridava, gridava, gridava, e spaccava i confini del suo corpo, delle sue cellule, di qualunque cosa lui fosse.
Esplodendo di dolore, e rabbia, e impotenza.
Mentre i suoi occhi guardavano il padre di Kate venire ucciso.
Ed era tutto ciò che lui poteva fare.
Guardare.
E ringhiare.
E battere pugni impotenti contro la parete d’aria.
E gridare.
Con l'anima.
Con la bocca, che non riusciva a contenere tutta la sua rabbia e il suo dolore.
"Nell'istante in cui la sua anima lascerà il corpo, io passerò questa porta, e vi ammazzerò entrambi!
Era lì, l'anima di Trevor Lockley.
Era ancora lì.
A provarlo, la parete che lo tratteneva.
Era lì mentre lo bevevano.
Era lì mentre si nutrivano di lui.
Era lì mentre soffriva.
Era lì mentre Angel guardava.
E poi, all'improvviso, non c'era più.
Come la parete che gli aveva impedito di salvarlo.
E lui poté entrare.
E non c'era nulla di umano in lui.
Perché lui era solo rabbia, e dolore, e senso di colpa.
Era solo forza primordiale che sbalzò lontano il primo vampiro e spezzò la gamba di una sedia, usandola per distruggere il secondo.
Era un grido, un unico, immane grido che si irradiava dal suo corpo, senza suoni, senza parole, e che si voltò verso il vampiro rimasto.
Veloce.
Forse non abbastanza per impedirgli di fuggire, ma fin troppo per inseguirlo e distruggerlo in meno di un minuto.
E lo avrebbe fatto.
Si. Lo avrebbe fatto.
La rabbia, il dolore, il rimorso che era diventato, la forza primordiale, che era ciò che restava di lui, loro lo avrebbero fatto.
L'urlo che era diventato lo avrebbe fatto.
Se sulla porta, in quello stesso istante, non fosse apparsa Kate.
E di tutto ciò che lui era diventato, all'improvviso, non rimase che il dolore.
E i suoi occhi si riempirono di lacrime.
*****
Los Angeles, 2001
„ Con quelle lacrime… " Mormorò Kate." Finì così…
Finì tutto così…"
Aveva tirato su le gambe, e ora sedeva sul divano, la testa premuta contro ginocchia, un groppo in gola che rischiava di impedirle di continuare.
" Ci avevo messo così tanto a capire ciò che volevo…
A capire che per quanto assurdo potesse essere non mi importava che Angel fosse un vampiro… che mi importava solo che fosse lui… tanto assurdo che non lo avevo voluto accettare…
Se lui fosse venuto a casa mia, quel giorno, lo avrei fatto entrare…
Se ci fossi stata quando mi ha telefonato…"
"Avrebbero probabilmente ucciso anche te…" Mormorò Spike cupamente.
"Non potrò mai saperlo… l'unica cosa certa è che l'ho perso quella sera…" Guardò il vampiro, e sperò che non ridesse di lei." No.
Non mio padre.
Angel…
Il dolore era troppo forte.
Mio padre era tutto quello che avevo… non esisteva nient'altro nella mia vita.
Nessuna famiglia.
Nessun amico.
Nessun innamorato.
Solo il mio lavoro… e anche quello…
Lo avevo cominciato solo per renderlo orgoglioso di me… perché non fosse infelice… di avermi… come figlia…
Ora non me lo avrebbe più detto che era contento di me.
Ora non mi avrebbe più detto che mi voleva bene.
Non ce l'ho fatta.
Avevo bisogno di accusare qualcuno.
Qualcuno che non fosse me stessa… perché ero troppo debole per reggere al senso di colpa… per reggere alla verità… esattamente come ero troppo debole per reggere al dolore.
La rabbia… quella si, la potevo gestire.
La conoscevo.
La potevo sfogare.
E anche per quella mi serviva un bersaglio.
E Angel era lì.
Dietro di me.
Ed era un vampiro.
E io mi dicevo che non era giusto.
Che aveva salvato tanta gente… era ingiusto e crudele che non fosse riuscito a salvare proprio lui."
"Lo hai accusato di questo? Di aver salvato altri e non …"
Gli occhi di Spike erano sgranati, e nelle loro profondità Kate poteva leggere la sorpresa, e anche qualcosa che somigliava al dolore… al rimorso… ma era naturale… dopo quello che gli aveva appena detto…
"E’ terribile, vero?"
"Io… " Parve come in imbarazzo. " mi chiedevo solo perché Angel non abbia ancora tagliato la testa a nessuno dei due…"
Non comprese.
E probabilmente non poteva farlo… probabilmente non conosceva ancora ciò che le sarebbe servito per riuscirci…
Ma non voleva chiedergli nulla…
Si sentiva troppo male per farlo…
"Comunque lo feci… si… " Continuò. " per quello…e perché non era umano. Ed era più facile accusare lui, e giustificare la mia crudeltà dicendomi che era un mostro, una creatura delle tenebre…
Era più facile che accusare me stessa.
E poi… lo accusai… perché mi piaceva.
E perché mentre io mi sentivo così felice di aver finalmente messo ordine dentro di me… mio padre veniva ucciso.
Forse accusavo lui anche per punire me stessa.
Per allontanarmi dalla persona che… che più avrei voluto avere accanto…
Non lo so…
Non lo so… "
Si prese la testa fra le mani, premendola con forza contro le ginocchia.
"Non lo so…
Certe volte mi dico che se non mi avesse ascoltata… se mi avesse abbracciata invece di uscire, sarebbe passato tutto… avrei sofferto, ma non me la sarei presa con lui…
Oh, Dio, lo odiavo anche per quello… perché se n'era andato… ed ero stata io a chiederglielo…
E quell'odio, quel sentimento che all'inizio era quasi solo disperazione, è cresciuto, nei mesi, e mi ha avvelenato l’anima.
Perché il dolore non finiva.
E io non lo volevo.
Perché il senso di colpa non finiva.
Ho cominciato ad accusarlo di tutto, ho voluto odiarlo, e ho odiato me stessa perché non riuscivo a farlo, perché nonostante tutto, quando mi presentavano delle prove contro di lui il mio primo istinto era gridare: ‘No! No!.’
E ogni volta che lo facevo c'era un parte di me che tornava a ripetermi: pensa a tuo padre… ."
Sorrise amaramente.
"Ma, del resto… era proprio ciò che Darla volava…
Voleva un pupazzo, un 'arma da manovrare contro Angel, un burattino che gli mettesse i bastoni fra le ruote, ogni volta che le dava fastidio… e io le ho consegnato in miei fili fra le mani…"
Ancora, portò le dita alla gola, e stavolta le chiuse sul morso di Angel.
E serrò gli occhi.
E fu di nuovo lì, nel buio, con le sue braccia che la stringevano, il suo corpo premuto contro il proprio, e il dolore, e l'assurdo senso di pace che prendeva il posto della paura… la consapevolezza che se fosse finita sarebbe finita sul suo petto.
E la sua voce nelle orecchia.
E il sollievo, come un 'esplosione nel cuore e nell'anima.
Non perché non l'avrebbe uccisa… perché non aveva voluto farlo.
Perché era ancora l'uomo generoso che aveva conosciuto.. lo era sempre stato… e lei si era sempre sbagliata…
Mordendola, portandola vicina all'orlo, rendendola parte di se, Angel le aveva ridato qualcosa che credeva di aver perso per sempre.
La sincerità.
"In un certo senso… quella sera ho cominciato una guerra che era solo mia… e che lui, poi, mi ha costretto a chiudere.
Non prima, però, di avergli fatto del male.
Di aver distrutto tutto quello che avevo appena costruito.
E di averlo perso, senza averlo mai avuto.
*****
Los Angeles, 2000
Lo aveva perso.
Suo padre.
La sua famiglia.
Il suo cuore.
La sua anima.
Tutto.
Lo aveva perso senza averlo mai avuto.
Senza essere mai riuscita veramente a sciogliere il suo spirito.
Ed ora il dolore era grande.
Troppo grande.
La riempiva, la soffocava, le ottundeva la mente.
La trasformava in una bambina disperata.
In lacrime.
Attaccata a una parete.
Perché suo padre non c'era più e il dolore era grande.
Cercava forza in quella parete.
Cercava protezione.
Perché stava male.
Perché stava cadendo e non riusciva a fermarsi.
Perché non aveva più lacrime.
Perché il dolore era troppo.
E lei non sapeva cosa fare.
Non riusciva a fare.
Nulla.
Tranne stringersi contro la parete, e fissare il corpo di quell'uomo che le era sembrato invincibile.
Tranne lasciare che i respiri le venissero fuori dal petto, facendole male.
Tranne ripetersi, senza parole, senza frasi coerenti, che suo padre non c'era più.
Tranne pregare perché il dolore se ne andasse.
Senza riuscire a formulare la sua preghiera.
Lasciando che fosse il suo corpo la sua preghiera.
Le sue dita stretta contro la parete.
Lasciando che fosse la sofferenza stessa la sua preghiera.
Stava male.
Stava male.
Stava male.
Ed era sola.
E non riusciva a fare niente per fermare il dolore.
"Ho paura, papà… " Mormorò. " fa male…"
Ma non era a suo padre che si rivolgeva.
Lui non l'aveva mai ascoltata, non l'aveva mai rassicurata…
Lei non sapeva a chi si rivolgesse.
Forse a nessuno.
Forse a se stessa.
Forse a Dio.
Forse ad Angel che se n'era andato.
Forse la sua mente non funzionava più.
Forse nulla funzionava più in lei.
Perché non poteva diventare una parete?
Una cosa… una sedia rotta come quella dietro di lei?
Voleva essere una cosa… e invece era ancora una donna.
Che sentiva, che soffriva, che singhiozzava stancamente.
Che vedeva il corpo di suo padre, e le macerie del combattimento attorno a lui, e il denaro sporco del suo sangue sparso ovunque da una grande busta.
Denaro… troppo denaro…
Sbatté gli occhi, senza pensare.
Kate non poteva pensare…
C'era troppo dolore… come nebbia nella sua mente, come sofferenza nel suo corpo…
E anche quando allungò la mano, non pensò.
Fu un gesto automatico, che le fece quasi orrore…
Le fece quasi orrore riuscire a muoversi, con suo padre lì, davanti a lei, disteso nel suo sangue.
Le fece quasi orrore che qualcosa potesse ancora avere un senso.
Che potessero avete un senso le parole scritte sulla busta.
Auto esotiche Kel…
Auto esotiche Kel…
Anche la busta era macchiata di sangue.
Come il denaro che aveva contenuto.
Troppo.
Troppo denaro per suo padre.
Allora, finalmente, Kate pensò.
*****
Los Angeles, 2001
"Ma tu pensa!" Esclamò Spike, così sbalordito che si afferrò ai braccioli della poltrona, e si sporse così tanto in avanti che quasi le finì addosso. " Ci sei andata sola!
Sapevi che si trattava di vampiri e ci sei andata sola!"
"Non…ragionavo bene…" Si difese Kate." Ma… si, il succo è quello…"
Spike si lanciò all'indietro, colpendo lo schienale.
"Ecco!
La donna ideale di Angel!"
"Spike, per cortesia!
Non ho nessuna intenzione di scherzare!"
"E questa ti pare che la faccia di uno che vuole scherzare?!" Sbottò." Ti giuro che sono assolutamente serio!
Perché devi sapere, mia bella so-tutto-io, che mentre tu ti preparavi all'auto- immolazione andando da sola nel covo del lupo, Angel era a casa che si armava fino alla punta dei suoi capelli scolpiti dal gel, per fare esattamente la stessa cosa!
Con la minuscola, insignificante differenza che lui, arrabbiato com'era, avrebbe potuto farne fuori trenta di vampiri, e con una mano sola!"
"Era … arrabbiato?!"
Spike si lasciò sfuggire un sospiro.
"Era nero, Kate.
Letteralmente, per una volta.
Nero.
In tutta la nostra vita insieme lo avevo raramente visto così furioso.
Era lì, che si armava, senza parlare, con l'aria di voler fracassare le pareti con lo sguardo, ci mancava solo che si dipingesse la faccia!
Lasciatelo dire, Kate" Continuò, allungandosi nuovamente verso di lei. "tu sei riuscita in un'impresa che non avrei mai creduto possibile: hai trasformato il mio sire in Rambo!"
*****
Los Angeles, 2000
"Guarda che tu sei Angel, non Rambo!" Esclamò Spike, e nonostante il tono scherzoso delle sue parole poté sentire la preoccupazione fluire dalla propria voce.
Coltelli alla cintura.
Coltelli alle caviglia.
Paletti nei foderi fissati alle braccia e nascosti nelle maniche.
La spada nel supporto sulla schiena.
Sembrava che Angel si preparasse ad una guerra.
E, probabilmente, era proprio così.
Anche se aveva dei seri dubbi su dove si sarebbe realmente combattuta, se fuori o dentro di lui, o su chi fossero i nemici.
Gli assassini del padre di Kate o i suoi stessi rimorsi.
O il dolore per la sofferenza di lei.
"Ti manca altro?" Lo schernì, muovendosi attorno a lui. " Un bazooka, un carro armato, una bomba a mano?"
Angel fece scattare il meccanismo fissato al suo polso, per provarlo, e un paletto vibrò nell'aria, lungo la sua mano. Veloce e letale.
Senza parlare.
E questa era la cosa che più spaventava Spike.
Oh, certo, chiunque avrebbe detto che Angel era sempre silenzioso, e lui, più di ogni altro, conosceva i suoi silenzi.
Per questo quello lo preoccupava tanto.
Perché lo conosceva.
Era un silenzio che vibrava di collera a stento tenuta a freno, il silenzio che sempre invadeva Angel quando la furia era talmente tanto forte che gli gridava nel corpo e nell'anima per essere liberata.
Era sempre così.
Angel poteva combattere, poteva lottare per ore e contemporaneamente redarguirlo su ciò che di sbagliato aveva fatto quel giorno, poteva interrogare stancamente un sospetto mentre lo pestava, poteva gridare, se era arrabbiato, ma quando Angel era furioso, allora, non parlava.
E quella sera non aveva detto che poche parole, strette fra i denti.
Era entrato come una furia, dirigendosi direttamente all'armeria, e quando Spike gli era venuto dietro, senza che lui gli chiedesse niente e senza nemmeno voltarsi, aveva mormorato:
"Lo hanno ucciso.
E io ero lì."
Lockley.
Detestava quell'uomo senza averci mai parlato.
E ora era inutile.
Come era inutile qualunque cosa potesse dire a Angel.
Niente lo avrebbe fatto stare meglio.
Neanche sterminare gli assassini del padre di Kate.
L'unica cosa che Spike poteva fare era comportarsi come sempre.
Far sentire al suo sire che c'era un luogo nel mondo che era ancora al suo posto.
Un luogo e una famiglia da cui tornare.
E che nessuno gli avrebbe fatto domande.
Nè lo avrebbe giudicato.
Perché se lui non poteva impedire ad Angel di giudicare Angel, almeno poteva impedire agli altri di farlo.
Perché, per quanto fossero una famiglia, per quanto ci fosse un legame inscindibile a legarli tutti, niente poteva cancellare cento anni passati insieme.
Nemmeno l'amore più grande avrebbe potuto sostituire la conoscenza che, giorno dopo giorno, si era creata fra loro.
Così erano tutti lì.
Wesley, Cordelia, Faith.
E tutti guardavano Angel, mente lui non vedeva nessuno di loro.
E tutti gli volevano bene.
Ma nessuno lo conosceva quanto Spike.
Nessuno conosceva i suoi silenzi.
O il tormento che gli gridava dentro.
"Secondo me basta che li guardi! Hai un 'aria così feroce che si andranno direttamente a suicidare!"
Wesley gli lanciò un 'occhiataccia, e lui sorrise di fronte alla sua espressione scandalizzata.
Pensava che fosse insensibile.
Un demone.
Ma Angel non aveva bisogno di qualcuno che cercasse di calmarlo, ora.
E nessuno ci sarebbe riuscito.
Aveva cercato di proteggere Kate.
Aveva cercato di salvarla dalla sua stessa sofferenza.
Di darle la possibilità di essere felice che lui non aveva avuto.
E non ci era riuscito.
E Spike non poteva neanche immaginare come si sentisse adesso.
No.
Angel aveva bisogno di sapere che quando la furia si fosse trasformata in dolore, e stanchezza, lui sarebbe stato lì.
Anche se non avesse voluto.
"Senti, Angel.." Mormorò Wesley, avvicinandosi. "non sappiamo quanti sono e non possiamo fidarci solo delle parole del Kwaini…"
Lui non gli rispose.
Non lo guardò nemmeno.
"… che nè è del piano prima indaghiamo, poi attacchiamo?"
Angel afferrò un 'ascia da combattimento, roteandola nella mano.
"Quello era il piano A. " Disse cupo. " E' l'ora del piano B."
"E'… qual è il piano B? " Chiese l’altro, stupito.
Spike lo fissò.
"Deve spiegartelo davvero Wyndam Price?"
Vide Angel infilare il cappotto, ancora senza guardare nessuno dei suoi, ancora senza parlare.
E un attimo dopo lo vide lasciare la stanza, e allungò una mano appena in tempo per afferrare Faith, impedendole di seguirlo.
"Ehi!" Esclamò la ragazza. "Ma sei ammattito?
Potrebbero essere molti!"
"Lo sa " Rispose lui, cupamente, smentendo la disinvoltura di poco prima. "hai visto come si è armato…"
"E allora?!" Faith si liberò dalla sua stretta. "Lo farai andare da solo semplicemente perché ha deciso così?"
"Perché me lo ha chiesto…" Rispose lui, ma di fronte all'espressione della ragazza non riuscì a reprimere un sorriso. " e poi, se partissimo ora, si accorgerebbe che lo stiamo seguendo…"
*****
Era elegante l'assassino di suo padre, e Kate non si era resa conto di quanto il suo aspetto le fosse rimasto impresso, da quel rapidissimo quasi-scontro fuori dall'appartamento dove lo aveva appena ucciso.
Sembrava un uomo d'affari, alto, snello, un volto affidabile, giacca e cravatta a posto.
Un giovane di cui fidarsi.
E suo padre si era fidato.
Si era lasciato ingannare… corrompere.
Si era lasciato trascinare in uno dei suoi loschi traffici.
Non poteva mentire se stessa.
Non più.
Non ora.
Non adesso che aveva una meta, che sapere cosa fare le aveva ridato lucidità.
Una spaventosa, terribile lucidità.
Suo padre non era integerrimo come aveva pensato.
Suo padre era invischiato in qualcosa di sporco.
Il denaro in casa sua ne era la prova .
E forse quello era il motivo… il vero motivo, per cui era alla metropolitana, quella mattina.
Non per lei.
Perché le voleva bene.
Ed era venuto a prenderla al lavoro per chiederle di Angel… perché Angel sapeva di lui… come provava la sua telefonata…e il fatto che fosse lì, mentre veniva ucciso.
Non era difficile sommare due più due.
Angel aveva scoperto che suo padre era invischiato con quei vampiri, e non le aveva detto niente.
E ora suo padre era morto.
Dopo che lei, stupida, gli aveva chiesto di lavorare insieme.
Di tenerla informata sul caso… e lui aveva risposto di si.
L'aveva ingannata.
E suo padre era morto.
E, del resto, cosa poteva aspettarsi?
Lui era un vampiro, era stata una sciocca a pensare di poterlo scordare.
A pensare che non avesse importanza.
Era un demone, come quelli che avevano ucciso suo padre.
Come quelli che le stavano davanti.
Tre, in piedi, attorno a una scrivania, più quello che aveva incrociato fuori dalla casa di suo padre, seduto come un perfetto venditore.
Quattro vampiri.
Quattro mostri.
Quattro assassini.
Eppure, Kate non provava paura.
Solo dolore.
E la rabbia che aveva sostituito la disperazione.
Quando aveva letto quel nome sulla busta.
Quando aveva pensato.
Una rabbia benvenuta.
Perché la portava ad agire.
Anche se, senza la paura, agire avrebbe potuto significare distruggere se stessa.
Camminò verso di loro, sicura, quella rabbia fredda e terribile che guidava ogni suo passo, che si spandeva nella sua voce.
" Mio padre non poteva sapere chi sei, ma io si."Disse. "Io lo so."
L'altro si alzò, un sorriso pieno di ironia sul volto pallido, e, aggirata la scrivania, le si avvicinò, fissandola come il gatto con il topo.
" Ah, si?" La schernì. "Vedo."
Senza esitare, e senza distogliere gli occhi, Kate tolse la mano dalla tasca del giubbotto e premette il grilletto della sua pistola, colpendolo al petto.
Quello ringhiò, furioso, e mutò il suo volto, mentre Kate sollevava il suo, sfidandolo senza alcuna paura.
"So che questo non ti ucciderà. " Dichiarò, e continuando a tenere la pistola su di lui tirò fuori un paletto dal retro dei pantaloni, e glielo ficcò nel petto, con un unico, velocissimo gesto. " Ma questo si!"
Lesse la sorpresa sul suo volto, e un attimo dopo lo vide murasi in polvere, ed esplodere davanti a lei.
L'assassino di duo padre.
Eppure questo non calmò il suo dolore.
E non diminuì la sua ira.
"Ti ho detto che lo sapevo…" Mormorò , parlando con la sua polvere, ma un attimo dopo il suono aspro di una voce le fece voltare la testa, spedendole un brivido di disgusto lungo la schiena, in pura anticipazione di ciò che aspettava i suoi occhi.
Poco avanti a lei, sulla porta, forse, di uno studio, stava quello che alla lontana avrebbe potuto sembrare un uomo, ma che non era un uomo…
Era solo vestito come un uomo, ma il suo volto era innegabilmente quello di un demone.
Un grosso demone, con la faccia schiacciata simile a quella di un pipistrello, creste ossute sulla fronte a orridi denti acuminati.
"E cosa pensi di sapere?" Ringhiò, entrando nella stanza e avanzando verso di lei." Sai ciò che cammina in questa città?"
Kate tese il braccio e gli sparò.
Una, due, tre, quattro volte, in rapida successione, tutte al petto,
Vide il demone sobbalzare, e il suo volto diventare più livido per la rabbia, ma quella fu l'unica reazione che ebbe.
"Cagna!" Gridò, facendo ancora in passo contro di lei, mentre dall'ufficio alle sue spalle uscivano altri vampiri, che l'agirarono, chiudendosi in un cerchio attorno a Kate.
Togliendole ogni via di scampo.
Eppure, ancora, Kate non aveva paura.
Ancora non ci riusciva.
Sapeva che l'avrebbero uccisa.
Orribilmente.
Come suo padre.
Sapeva di essere stata una pazza, una stupida sciocca a venire lì da sola.
Eppure, ancora, non riusciva ad avere paura.
"Tu non hai idea!" Gridò ancora il demone. " Non capisci con chi hai a che fare!"
"Con un grosso, brutto demone drogato che pensa di essere molto più pauroso di quel che non è?"
Kate si voltò di scatto, dimenticando la prima regola in un conflitto: mai perdere mai di vista il tuo nemico, mentre qualcosa, più veloce dei suoi stessi occhi, le saliva allo stomaco.
Qualcosa che poteva essere sollievo, ma non avrebbe potuto esserne sicura, e non le importava.
Ciò che importava era che Angel era lì, ora, alle sue spalle.
Era entrato dalla porta dell'autosalone, e incedeva sicuro verso di loro, facendo roteare nella mano un 'enorme ascia da combattimento, gli occhi scuri, seri, arrabbiati, fissi su di loro, che incontrarono per un attimo i suoi prima che finisse la sua frase, dicendo: "Si, lo sa."
Kate non lo aveva mai visto nel mezzo di uno scontro.
Lo aveva veduto combattere con Penn., ed era rimasta impressionata dal suo scontro con quello che aveva creduto un serial killer, ma questo… questo era diverso…
Vide la rissa scatenarlesi sotto gli occhi, e Angel colpire i suoi nemici con una furia, una velocità e una forza che le avrebbero fatto paura, se solo avesse potuto provarne, ma che in quel momento non riuscì a non ammirare.
In pochi istanti aveva ucciso due vampiri e quando un altro gli si avventò contro lo spedì su una parete senza nemmeno guardarlo. Gli occhi fissi su Kate, e su qualcuno che solo troppo tardi lei sentì muoversi.
Si voltò, solo per ritrovarsi un vampiro a neanche un pollice di distanza, ma non fece nemmeno in tempo a sgranare gli occhi che Angel lo afferrò per la gola, spezzandogli il collo e gettandolo di lato e poi attirandola contro di se, mentre, con un unico movimento, allungava il braccio, puntando l'ascia alla gola dell’ orribile demone che l'aveva minacciata.
"Noi ora usciamo di qui" Disse a denti stretti, tenendo Kate per la vita. "e tu non perdi la tua testa."
Il demone grugnì disgustosamente, ma fece ai vampiri segno di allontanarsi, e lentamente il cerchio attorno a loro si allargò, permettendo ad Angel di trascinarla di qualche passo indietro.
Kate si guardò velocemente intorno, cercando di controllare tutti gli altri vampiri, certo che non li avrebbero lasciati andare così facilmente.
E infatti, non appena il loro capo fece un passo indietro, allontanandosi dall'ascia, partirono tutti insieme, avventandosi su di loro.
"Kate!" Gridò Angel quando un vampiro l'afferrò, tirandola così violentemente da strappargliela di mano, e il suo grido le echeggiò nel cervello, mentre, automaticamente, lei piegava un ginocchio per colpire allo stomaco il suo assalitore, e un attimo dopo lo trafiggeva al cuore col paletto che ancora stringeva nel pugno.
La polvere del vampiro la investì, e lei si ritrasse istintivamente, cadendo in terra.
Incontrò gli occhi di Angel solo per un secondo e poi vide due vampiri attaccarlo, contemporaneamente, da entrambi i lati, e lui lanciare in aria l'ascia, e allargare le braccia, trafiggendoli entrambi con due paletti che scattarono fuori dalle sue maniche ad un movimento del polso.
La loro polvere non si era nemmeno depositata in terra che lui riafferrò al volo l'ascia.
Calmo.
Gelidamente calmo.
"Sei morto!" Gli ringhiò contro il demone.
Il volto di Angel non tradì alcuna emozione mente diceva: "Io sono davvero morto." E roteando il braccio decapitava il mostro così in fretta che Kate non riuscì a vedere altro che la sua testa che si spiccava dal collo. "Benvenuto nel club."
Come un esercito che si disperdeva dopo la perdita del suo capo, quel che restava dei vampiri fuggì via, sciamando velocemente oltre la porta di ingresso.
Angel non li seguì.
Non li guardò nemmeno.
Guardò Kate, e lei lo ricambiò per un secondo, prima che la vista le si annebbiasse per le lacrime e distogliesse gli occhi, fissandoli dinanzi a se ed attirandosi le ginocchia al petto.
Mentre la paura che avrebbe potuto salvarle la vita, quella paura che ostinatamente la sua mente si era intestardita a non provare le squassava il corpo, arrivandole al cervello.
E portando con se il dolore e il rimpianto, e la confusione, e la debolezza.
E un dolore che era troppo grande.
Troppo, troppo grande.
Più grande dello shock, più grande della consapevolezza di aver appena rischiato di venire uccisa in modo orribile.
Come suo padre.
Perché suo padre era morto.
Suo padre non c'era più…
Non c'era più…
Mente Kate era lì…
Kate si era salvata…
E tutto era ingiusto…
Il mondo era ingiusto…
Angel si chinò su di lei, appoggiandole gentilmente una mano sulla spalla.
"Stai bene?" Mormorò con dolcezza.
Lei lo scacciò.
Dal suo cuore, dal suo corpo, liberandosi dalla sua mano con un violento strattone, mentre disperatamente stava lottando per non piangere.
Perché le ragazze grandi non piangevano.
"Mai fidarsi di una… cosa… cattiva… "Singhiozzò.
"Kate…" La voce di Angel era piena di dolore… il suo volto era pieno di dolore.
Quello stesso volto che era stato senza espressione mentre combatteva, mentre decapitava quel demone, ora era così pieno di soffrenza e compassione che avrebbe potuto allagarle il cuore, se solo lei glielo avesse permesso. " So che quello che è accaduto a tuo padre…"
Ma lei non glielo permise.
Lei chiuse il suo cuore in una morsa, e quello fece male per la violenza con cui serrò le dita.
Non voleva il dolore di Angel.
Non voleva la sua pena.
Avrebbe dovuto dirle la verità, e lei,ora, avrebbe avuto ancora suo padre.
Avrebbe dovuto salvarlo.
Era colpa sua.
Sua.
Sua.
"Mio padre era una creatura umana" Gridò, sollevandosi in piedi, con una forza che non sapeva di avere." Non sai niente di questo!"
Vide gli occhi di Angel riempirsi di lacrime in un secondo, e divenire lucidi come cristallo.
Pieni di una sofferenza così grande che avrebbe potuto ucciderla.
Ma Kate era sopravvissuta alla perdita di suo padre.
E sopravvisse anche a quel dolore immenso.
Infinito.
Sollevò il viso, impedendo a quel dolore di toccarla.
Stringendo il suo cuore.
Soffocandolo.
E mentre le lacrime nei suoi occhi si asciugavano, andò via.
Lasciando Angel dietro di se.
Da solo.
E' finita, mormorò qualcosa dentro di lei.
Ma il dolore, e la rabbia, e il senso di autoconservazione gridavano troppo forte perché potesse sentirlo.
E perché potesse sentire, dentro di se, il suo cuore che si spezzava.
*****
Los Angeles, 2001
"Non sentivo niente…" Mormorò Kate. " niente oltre al dolore…alla rabbia…
Non volevo ascoltare la ragione…
Accusare Angel mi faceva sopravvivere.
Scaricare il mio senso di colpa.
Odiare lui era meglio che odiare me stessa.
E così, gli dissi quella cosa…"
Si premette di più la bocca sulle ginocchia, prima di continuare.
"Ti giuro che quando mi hai parlato di suo padre ho pensato che sarebbe stato meglio se quel demone mi avesse uccisa… non gli avrei fatto altrettanto male…"
"Assolutamente!" Sbottò Spike, cambiando per l'ennesima volta posizione sulla poltrona. "Sarebbe arrivato là e ti avrebbe trovata a fare il bagno nel tuo sangue!"
"Ma sentirsi dire quelle parole, sentirsele sputare in faccia da qualcuna che aveva solo cercato di aiutare, sentirsi dire che non sapeva cosa volesse dire avere un padre umano…"
Spike strinse leggermente le labbra.
"Tu non potevi sapere…" Soffiò alla fine, ma lei non lo lasciò terminare.
"Non cercare di giustificarmi, Spike, per cortesia!
Non potrai mai farlo, e io detesto chi cerca a tutti i costi scuse stupide per il proprio comportamento!
Ho gridato in faccia una cosa orribile a qualcuno che sapevo perfettamente essere stato umano, una volta.
Potevo non sapere dei suoi problemi con suo padre, di quanto avesse sofferto, ma sapevo benissimo che doveva aver avuto un padre.
Un padre umano!
E che lo aveva perso da secoli, ormai, in un modo o nell'altro!
Sapevo che dirgli quelle cose era crudele!
E gliele ho dette solo per star meglio.. ah, no… nemmeno… gliele ho dette perché se stavo male io doveva stare male anche lui.. o solo perché ero crudele!
Ma adesso che so, mi sento… mi sento peggio che crudele…
Mi sento meschina… e vigliacca…
E non riesco a fare a meno di chiedermi perché Angel non mi odi…
Me lo sono sempre chiesto, e quando ho pensato che lo facesse, che mi odiasse, una parte di me si sentiva sollevata…
Ma non era così, e non riesco a capire il perché…"
"Perché Angel è così." Sorrise Spike.
Un sorriso malinconico, pieno di un affetto così profondo che Kate ne fu non stupita… non più ormai… ma colpita, profondamente colpita." Non riesce a odiare…
In tutta la nostra vita insieme credo di averlo visto odiare solo un paio di volte, e anche in quei casi si trattava quasi più di dolore concentrato verso una persona, o di disprezzo… " Passò le unghie sul bracciolo della poltrona, e poi tornò a fissarla. "L'odio è qualcosa che rifugge la sua natura.
E sai qual è la cosa assurda, Kate?
Che tutti di dicono: ovvio che non odi nessuno, chi potrebbe odiare con quello che ha fatto?
Chi potrebbe mai commette azioni più orribili di quelle che ha commesso lui?
Chi potrebbe mai giudicare?
Oppure:
C'è troppo senso di colpa in lui, troppo tormento, troppo desidero di espiazione perché odi qualcuno…
Beh, l'assurdo è che non è vero.
L'assurdo è che Angel era così anche da vivo."
*****
Galway, Irlanda, 1753
"Da vivo, odiavo questo tavolo." Mormorò Angelus, stendendosi all'indietro sulla sedia, i piedi ostentatamente appoggiati sul piano davanti a lui. "Vederlo sedere qui, sapere che si sentiva il padrone…" Sorrise. " ora mi piace.. si domina ogni angolo della stanza da questo posto."
Ai suoi piedi, disposti attorno a lui, stavano suo padre e sua madre.
Due pupazzi inutili, ormai.
Corpi senza vita che aveva disposto perché assistessero al suo trionfo.
Il completamento del suo quadro.
Il primo, ne era certo, di molti capolavori.
"Questa disputa è finita, finalmente?" Mormorò Darla, avvicinandosi lentamente al tavolo.
Angelus la guardò.
La sua bellissima, mortale donna.
Il suo sire.
La sua amante.
Per cui non provava assolutamente nulla.
"Certo" Rispose." Ora ho vinto."
"Ne sei sicuro?" Gli chiese Darla.
Lui tolse i piedi dal tavolo, alzandosi con un balzo e versandosi poi un boccale di birra chiara.
"Naturalmente" ghignò. " ho dimostrato chi ha il potere qui."
Bevve avidamente, sorpreso per la differenza di sapore rispetto a ciò che ricordava.
Darla, ora, stava fissando il corpo senza vita di suo padre, il volto reclinato che esprimeva una sorta di materna pazienza… se poteva mai esserci qualcosa di materno in Darla, qualcosa che non fosse totalmente sottile e perfido.
"Lo credi davvero?" Insistette.
Angelus seguì il suo sguardo, leggermente irritato.
"Di che parli?"
La vampira spostò gli occhi su di lui.
"Ti sei preso una vittoria su di lui, ora, ma questo non rimedia alle sconfitte del passato."
Angelus aggrottò la fronte.
"Non ti capisco, Darla.
Lui non può sconfiggermi, ora."
"Ma non può nemmeno più approvarti, in questo mondo o in nessun altro."
Gli sorrise.
"Ciò che eravamo continua in ciò che diventiamo, piccolo mio.
Lo stesso amore infetta i nostri cuori, anche se non battono più."
Angelus spostò gli occhi al corpo di sua madre e, dopo, a quello esangue di sua sorella, ancora appoggiato contro la porta di ingresso, mentre Darla continuava. "La morte non può cambiare questo."
Lui aggrottò la fonte.
"Amore? Secondo te tutto ciò è opera dell'amore?"
Darla gli si avvicinò, sorridendogli, e sollevò una mano ad accarezzargli il volto.
"Caro ragazzo.
Così giovane.
Ancora tanto giovane…"
Angelus si appoggiò con la schiena al tavolo, e lasciò che un sorriso gli salisse alle labbra.
"Ti sbagli…" Sibilò. " posso essere giovane, ma so quello che sono…"
Abbassò gli occhi verso i corpi ai suoi piedi, e con un calcio spostò quello di suo padre.
"Approvazione?
Amore?" Rise. "No.
Sei tu a non capire.
A me non importa nulla di loro.
Assolutamente nulla.
Niente di quello che lui era mi infetta più."
"Ma allora perché…" Esclamò Darla. "perché tutto questo?"
Angelus allungò una mano, attirandola verso di se.
"Perché lui, " Mormorò. " mia bellissima, lui li amava."
Vide gli occhi di Darla dilatarsi, in un misto di sorpresa e piacere, e seppe che non lo avrebbe mai
più sottovalutato.
Mai più.
*****
Los Angeles, 2000
Mai più.
Kate Lockley non sarebbe mai più stata la stessa.
E Angel lo sapeva.
Lo sentiva.
Glielo dicevano il suo cuore e la sua anima.
E soffriva per questo.
Più di quanto probabilmente avrebbe mai rivelato a nessuno.
La guardava restare immobile davanti alla tomba di suo padre, nella luce, gli occhi bassi e un'espressione completamente afflitta, svuotata, sul bel volto pallido.
Protetto dall'ombra sicura di una cripta, non la lasciava un solo istante.
Con gli occhi e con il cuore.
E Spike non aveva bisogno che gli dicesse quanto stava male.
Lui lo sapeva.
Lo vedeva.
Dall'espressione triste del suo volto, e da quegli occhi che mai, mai riuscivano a nascondere le sue emozioni.
Dal modo in cui appoggiava una mano alla parete.
Come per sostenersi, per trarre da essa forza.
Dalla tensione del suo corpo.
Li poteva odorare su di lui.
La pena.
La tristezza.
Il senso di colpa.
Il dolore e il senso di sconfitta che crescevano sempre più, ad ogni istante che restava a guardare la donna in piedi nella luce , davanti a lui, con un mazzo di fiori in mano.
Sola.
Come in quel momento era solo Angel.
Lei nella luce, lui nell'ombra.
Con lo stesso dolore nel petto.
Così nuovo quello di lei, recente eppure antico quello del suo sire.
Così incredibilmente simili.
Separati dalla luce del sole.
Che Angel non poteva oltrepassare.
Solo lei, Kate, avrebbe potuto farlo.
Ma non voleva.
Non più.
Il suo universo si era rovesciato dal giorno così vicino in cui era venuta all'Hyperion, e aveva detto ad Angel che voleva lavorare con lui.
E c'era stato un mondo di parole non dette nelle sue frasi.
E ora, qualunque cosa avesse avuto intenzione di dirgli, non la voleva più.
Eppure, il suo dolore era riflesso negli occhi di Angel, eppure, lui stava soffrendo per Kate.
Per la sua pena.
Per la disperazione che conosceva bene.
Perché temeva di aver perso un’ amica.
E per la sua solitudine.
Perché lei era lì, nella luce… e non c'era nessuno a tenerle compagnia.
A stringerle una mano.
E non ci sarebbe stato nessuno, a casa, ad accoglierla.
Perché quella ragazza, che qualche mese prima aveva chiesto a lui, un uomo conosciuto da pochi mesi, di accompagnarla al pensionamento di suo padre perché non aveva nessuno, era sola.
Veramente sola.
Sola come era stato lui subito dopo aver riavuto l'anima.
Di una solitudine così disperata che lo aveva spinto a cercare Darla.
Di nuovo.
Sola come si era sentito Spike quando aveva creduto che Angel fosse perso.
Sola come Angel non sarebbe mai più stato.
Mai più.
"Spike…" Mormorò piano Angel, persino la sua voce che tradiva dolore. "Vieni qui…"
Strinse le labbra.
Stavolta non finse di essere irritato, e lui non gli ripeté per l'ennesima volta che non sarebbe mai riuscito a prenderlo di sorpresa.
Non era per quello che lo aveva chiamato, come quella notte fuori dalla casa di sua madre.
Stavolta lo aveva chiamato per averlo vicino.
E Spike obbedì.
Senza parlare.
Aspettando che fosse lui a farlo, e sapendo benissimo che questo avrebbe potuto anche non avvenire.
Gli andò accanto, dall'altro lato dell'apertura, e per un attimo anche lui fissò Kate, la sua testa reclinata , i capelli biondo oro che le ricadevano in riccioli scomposto sul volto, le spalle e tutta la postura del corpo che sembrava gridare quanto lei sembrasse confitta, e quando, egualmente, lo fosse.
Ma era per Angel che si preoccupava.
Era Angel la sua famiglia, la persona di cui più gli importava.
E Angel era triste, demoralizzato, abbattuto.
E la sofferenza che leggeva nei suoi occhi faceva male al cuore freddo di Spike.
E fu bello udire la sua voce, anche se era così triste.
"Sai cos'è la cosa più dolorosa, Spike?" Mormorò, e per un attimo pensò che parlasse di Kate.
Lo guardò fissamente, gli occhi nei suoi.
"Pensavo di odiarlo… mio padre… pensavo di odiarlo più di ogni altro essere al mondo... e invece lo amavo.
L'ho sempre amato…"
Distolse gli occhi, e di nuovo guardò Kate.
E a Spike sembrò che tutto il suo essere si tendesse verso quella donna disperata nel sole.
"Perché non vai da lei?" Mormorò.
Angel non lo guardò, e non distolse gli occhi da Kate.
Ma un piccolo sospiro gli sfuggì dalle labbra, mentre, tristemente, rispondeva: "Non ne ho il coraggio."
Davanti a loro, ignara della loro presenza, certa di essere totalmente sola, Kate Lockley depose senza piangere il suo mazzo di fiori sulla tomba di suo padre.
E poi, dopo un attimo, andò via.
Lasciò il cimitero, con la testa bassa.
Sconfitta davvero.
E Angel la seguì con gli occhi.
E anche quando fu scomparsa dalla sua vista rimase lì, immobile, immerso nei suoi pensieri.
A lungo.
Finché la sera, scendendo, non dilatò le ombre sulla terra.
E Spike, come sempre, rimase al suo fianco.
TBC,
Siren*
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| **Siren** (no login) | 4 - Sono Solo IoNo score for this post | October 27 2004, 6:35 PM |
Summary: San Pietroburgo, 1911. durante una delle loro passeggiate notturne, spike ed angel incontrano una creatura bellissima e tormentata, destinata a cambiare per sempre le loro esistenze.
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Los Angeles, 2001
"Era lì… " Mormorò Kate, fissando un punto imprecisato nel nulla. " e io non l'ho neanche mai saputo…"
Spike inclinò la testa, guardandola.
"Avrebbe fatto qualche differenza?"
"Forse."
"E forse, se fosse venuto da te, lo avresti preso a insulti…
I rapporti fra voi si sono fatti… tesi… dopo quel giorno.…"
"Si… lo avrei preso a insulti… è probabile…"
"E lui se li sarebbe tenuti… perché è così…"
Alzò il viso, un lento sospiro che le sfuggiva dalle labbra.
"O forse non lo avrei fatto… ma è inutile discuterne, ormai…"
Si alzò, strofinandosi il volto fra le mani, così scossa, dal suo stesso racconto e da quello di Spike da sentirsi stordita.
"Io ho bisogno di fermarmi … vuoi qualcosa da bere?"
Il vampiro alzò un sopracciglio, in un’espressione ironica e divertita che ormai cominciava a conoscere.
"Pensavo che ieri avessi fatto il pieno di alcool!"
"Infatti" Rispose Kate, andando in cucina.
Aprì il frigorifero, sbirciando il contenuto.
Era dal giorno prima che non toccava cibo, e adesso che le parole di Spike avevano in parte alleggerito l’angoscia e la tensione scopriva di avere molta fame.
"Però, se tu ne vuoi, c'è della birra…"
"Mm…" Mugugnò lui. " non si dice mai di no ad un bel sorso di birra!
Specialmente se è tedesca!
Sono le migliori!"
"Spiacente" Rispose lei, tendendogli davanti agli occhi la bottiglia aperta ed un bicchiere." Troppo costosa per lo stipendio di una poliziotta! "
Spike afferrò la bottiglia, ignorando ostentatamente il bicchiere.
"Bè… meglio di nulla!" Esclamò." Salute!"
Per se, Kate aveva preso quel che restava della frittata della sera prima, e, dopo essersi nuovamente seduta, prese piano a mangiarla.
"Non è disgustosa, fredda?" Domandò Spike dopo un attimo.
Kate scosse le spalle.
"Considerato quel che vomitato poche ore fa, spero almeno di trattenere questa… e poi non mi andava di cucinare."
Fissò il piatto, mentre un sorriso malinconico le saliva alla bocca .
"Sai, non ho più fatto frittate da quando ho cominciato a vivere da sola.
Solo vederle mi faceva arrabbiare… poi ho ripreso dopo che mio padre è morto…" Mise la forchetta in bocca, costringendosi a masticare. "Francamente, non so nemmeno perché sto raccontandoti queste cose…
Non ne ho mai parlato a nessuno …
Della mia infanzia… di quello che provavo… mai…"
Tornò ad abbassare gli occhi, e per alcuni lunghi istanti nessuno dei due parlò.
Probabilmente continuavano a chiedersi entrambi la stessa cosa.
Perché…
Perché stavano raccontandosi particolari così intimi della propria vita.
Loro, che neanche si conoscevano, che neanche erano amici!?
Perché ne avevano bisogno o perché c'era qualcosa, ogni volta, nelle parole dell'altro, nei suoi sentimenti, nella parte di cuore che, forse neanche senza volerlo, esponeva, che li spingeva a continuare, a mostrare ogni volta una porzione più grande di se stessi?
"Allora…"Disse alla fine, costringendosi a distogliere i pensieri da quella che, lo sapeva, era una via senza uscita.
Non c'era una risposta alle sue domande.
Tutto stava accadendo, e basta…
Non c'era un perché… o, forse, ce n'erano troppi…
"… che accadde dopo?"
Spike si riscosse a sua volta dalle sue riflessioni, e assunse un 'espressione casuale.
"Nulla!" Esclamò, prendendo un altro sorso di birra. "Nulla di eccezionale!
Non mi andava di rimanere a Londra.
Non mi sentivo più a mio agio in quella città.
Non la sentivo mia…
Era stata la città di William e quasi mi faceva rabbia incrociare le cose che erano passate nella sua vita, e guardarle con i suoi occhi.
Checché potesse dirne Angel, continuava a non piacermi quel che ero stato… e ora che il mio amico rimuginatore mi aveva sbattuto il grugno sul fatto che non ero nemmeno un normale, pacifico vampiro dedito all'assassinio, che si sarebbe divertito ancor di più ad ammazzare nella sua città proprio perché era la sua città, non sapevo nemmeno più chi fossi…
E poi c'era mia madre…
Non sopportavo il pensiero di poterla incrociare per strada, di guardare il suo viso triste e non potermi avvicinare, di venire a sapere, un giorno, che era malata, o aveva dei problemi…
Così, il giorno che la vidi trasferire a casa nostra le cose di quel bambino, James, e spalancare la finestra della mia vecchia stanza, e ridere, le dissi addio definitivamente , e annunciai ad Angel che volevo andarmene da Londra."
"E lui?"
Ghignò.
"Non fece una piega.
Mi disse di scegliere dove andare e ci saremmo andati.
Purché non si trattasse dell'Irlanda!
Oh, questo non lo disse, ma era implicito!"
"Come mai?"
"Perché Angel non si considerava, e non si considera più degno di essere Irlandese.
E questo tanto quanto è orgoglioso di quella terra che da vivo voleva lasciare.
Perse ogni traccia di accento, anche la più piccola inflessione.
E quasi non ne parlò mai.
Figurati che solo cinquanta anni più tardi cominciò a raccontarmi della sua vita.
Ed era così doloroso che farlo gli costava sempre uno sforzo enorme.
Eppure, era così legato a quella terra da cercare qualcosa che per il suo cuore rappresentava un vincolo inscindibile con essa."
"La Claddagh…" Mormorò piano Kate.
"Già…" Fece Spike. "la Claddagh…
Gliene dissi tante quando tornò con quell'anello…
Lo chiamai ipocrita, e incoerente… e sono i termini più puliti che usai…
Fu il giorno dopo l'incontro con mia madre.
Il giorno dopo che aveva deciso di abbandonare per sempre il nome Angelus.
E per Angel comprarla fu una svolta, il passaggio da una fase a un 'altra della sua esistenza, e, come ti ho detto, un modo per rimanere legato alla terra su cui si era ripromesso di non mettere più piede…
Mi fece sbraitare per cinque minuti buoni, e poi mi disse che se mi avesse tirato un bel pugno in faccia con quell'anello al dito mi avrebbe fatto infinitamente più male!"
Rise, con una malinconia negli occhi che le ispirò una grande tenerezza.
"Mi manca quel vecchio anello…"
Kate aggrottò la fronte, senza capire.
Quell'anello era stata una delle prime cose che aveva notato in Angel… insieme, naturalmente, alla mano che lo indossava…
"Perché ti manca?" Chiese. " Lo portava al dito, fino a poche ore fa …"
"Tanto per sottolineare che tu non lo guardi, eh…"
Kate boccheggiò, imbarazzata.
"Notare i dettagli…" Cominciò.
"Si, si, faceva parte del tuo lavoro, come no!
Ripetilo un altro migliaio di volte e forse ci credo!
E comunque quello che porta ora non è l'anello che ha comprato a Londra.
È un altro.
Quello… quello è andato perso tre anni fa…"
Sospirò.
Una cosa che Kate non gli aveva mai sentito fare.
E fu un lungo, intenso sospiro pieno di sottintesi.
Di tristezza e di malinconia.
Ma Spike non era fatto per la tristezza e la malinconia… lo aveva capito.. e infatti si riprese subito, chinando la testa con aria casuale.
"Dov'eravamo rimasti?
Ah, si.
Mia madre adottò quel bambino e noi lasciammo Londra.
Dopodiché, per circa dieci anni, la nostra fu l'amena esistenza di due vampiri un po’ particolari e molto schizzati.
Imparammo a conoscerci, litigammo fino a scoppiare, e ogni volta io ripetevo che era pazzo, che voleva cambiare la mia natura, che quello che era successo a Londra non voleva dire nulla, finchè me ne andavo sbattendo la porta, e Angel mi seguiva, per impedirmi, più che altro, di combinare guai.
Fino al giorno in cui, assurdamente, mi accorsi che non volevo più uccidere…
Non che non ne sentissi più l'impulso, chiariamo… certe volte mi sembrava quasi di impazzire… però…" Abbassò gli occhi, e sembrò quasi imbarazzato. "Non volevo per Angel… non volevo che fosse scontento di me…
Mi dicevo che non era nessuno, né mio padre né realmente il mio sire, che tutt'al più potevo temere la sua reazione, ma la verità era che non sopportavo il pensiero di deluderlo…
E così, avevo l'occasione di mordere, lì, a due passi… e non lo facevo… ed era solo per Angel…
E più o meno nello stesso periodo mi accorsi che non mi seguiva più dopo le nostre discussioni,… non veniva più a controllare che non uccidessi… che si fidava…
Di me…
Dell'umanità che mi aveva tirata fuori…"
Di nuovo, sorrise.
"Era una bella sensazione.
Una sensazione nuova…
E il desiderio di non deluderlo crebbe ancora di più… anche… se non lo avrei mai ammesso…
Tornavo a casa e gli dicevo che non avevo incontrato nessuno, che non avevo avuto opportunità… ma non era vero.
E lo sapevamo entrambi.
Non so cose ci fosse fra noi allora…
Non eravamo una famiglia, ma stavo bene con lui, molto più di quanto non ero mai stato con Angelus…"
"Aspetta, Spike…" Lo interruppe Kate." Spiegami una cosa…"
Lui sollevò un sopracciglio, attendendo.
"Tu parli di Angelus e di Angel come se fossero due entità diverse…"
"E lo sono" Rispose Spike. "Totalmente diverse.
Come il parassita e il corpo che lo ospita."
"Eppure Angel ti disse che William era ancora in te, ed era vero…
Allora non capisco… come puoi essere tu… contemporaneamente… William e Spike, mentre Angel e Angelus sono due cose diverse?!
Lo so che potrà sembrare stupido che lo chieda, però…"
"No!" La contraddisse Spie." Non è stupido, tutt' altro!"
Le sembrò che vi fosse addirittura ammirazione in lui, una profonda ammirazione, prima che continuasse.
"Vedi, quando un vampiro morde la sua vittima e poi le fa bere il suo sangue, attira dentro di lei un demone, che prende il suo corpo, ma non solo.
Il demone di impossessa della sua memoria, e delle sue abilità, e a volte di alcune sue caratteristiche, e questo perché l’anima della persona vampirizzata continua a vivere nel corpo, ma è spossessata del suo controllo.
Ora, ci sono demoni e demoni.
Alcuni, come il mio, sono più… bè, diciamolo, annacquati… e, quando si insediano, è possibile che creino una simbiosi con lo spirito dell'uomo … da cui l'odio per ciò che egli odiava, l'amore per ciò che amava, o il disprezzo per ciò che era…
Poi, man mano che il tempo passa, l’anima si piega al demone, finché essa dimentica l’umanità che conserva… anche se ci sono modi per smascherarlo ancora.
C'era un simpatico tipo, per esempio, "Il giudice", con l’ancor più simpatico potere di risucchiare l'umanità delle creature…
Bè, molti vampiri che toccò furono immediatamente ridotti in cenere.
Toccò Angelus, e lui si mise a ridere.
Perché il suo è un demone del secondo tipo.
Assoluto.
Si insedia e relega l’anima in un anfratto da cui può solo vedere ciò che accade, ma non può agire.
Non può neanche lottare.
Non c'è nulla di umano in lui, neanche la più minuscola stilla.
Pr questo parlo di Angelus e Angel come di due entità diverse.
Perché lo sono.
Nello stesso corpo, ma assolutamente divise.
Sorrise.
"Angelus non ha mai sopportato di dividere il potere…bè, adesso può urlare quanto vuole là dentro…"
Di nuovo, Kate aggrottò la fronte.
Non comprendeva cosa significasse quell'ultima frase, e avrebbe fatto delle domande se Spike non l'avesse prevenuta.
"Sono stato chiaro?" Chiese, e quando lei annuì sorrise di nuovo. "Vorrei che Angel fosse altrettanto convinto…
Continua ad accusarsi, e accusarsi, e accusarsi, e accusarsi per ciò che ha fatto il bastardo in pantaloni di pelle, quando le uniche cose di cui lui è colpevole sono le idiozie di un ragazzino irlandese infelice e senza alcuna fiducia in se stesso…"
"Credo… che sia difficile fare una netta distinzione… quando si hanno nella mente certe cose… certi ricordi…"
"Già." Concesse Spike. "Soprattutto con un carattere come il suo!
Sai, spessissimo è utile e gratificante avere un demone dentro che ti libera da certi fastidi!"
"Sempre che non sia come il suo!"
Spike storse la bocca.
"Bleah!" Esclamò. " Che schifo!"
"Sai… su nessuno dei libri che ho letto si parla di queste cose…
della differenza fra demoni e demoni, fra vampiri e vampiri…
Certo, capisco che quando si è attaccati da un mostro con la faccia da topo non venga naturale interrogarsi sull'intima natura del suo essere, ma…
Se si dovesse dare retta a quel che ho letto se ne dedurrebbe che tutto ciò che non è umano è automaticamente cattivo…
E ti confesso che anche io… all'inizio… la pensavo così… prima che Angel mi spiegasse… prima di conoscere te, e Doyle…"
"Bè!" Sbottò Spike." Non farne un dramma.
E' quasi sempre così.
Persino coloro che dovrebbero conoscere a fondo il regno dell'occulto in realtà molto spesso non si pongono alcun problema.
Probabilmente perché così è più facile … sai… ammazzare un demone…
Non hai rimorsi se ti dici: non può essere buono.
Lo fai fuori e non ci pensi più.
Sono poche le persone che …" S'interruppe, all'improvviso, e i suoi occhi si persero nel vuoto, le labbra dischiuse, come se le parole gli fossero state appena strappate di bocca.
Mentre Kate aveva la netta sensazione che non fosse più con lei.
"Spike?" Lo chiamò piano, ma dovette ripetere una seconda volta il suo nome, prima di riuscire a scuoterlo dai suoi pensieri.
"Scusa!" Mormorò. " Stavo solo…
mi è tornata in mente una cosa che una certa persona ripeteva sempre …"
"Cosa?"
Sorrise ancora, ma era un sorriso completamente diverso dai soliti.
Era un sorriso pieno di dolcezza… pieno di… amore?
"Che non ci sono uomini," Rispose. "o vampiri, o demoni… ma solo buoni, o cattivi…"
"Era una persona molto saggia."
Spike annuì piano.
"Lei era … unica…" Mormorò. " Non ce ne sarà mai più una così…"
"Allora sei stato fortunato" Bisbigliò lei, convinta."A conoscerla."
"Si…"
Di nuovo si fermò.
Di nuovo scesero su di loro attimi eterni di silenzio.
E, di nuovo, fu Kate a parlare.
Spinta dall'impulso assurdo e irrazionale di aiutare l'uomo che aveva davanti.
Di farlo uscire dal suo stato di malinconia, come lui, con le sue parole, con la sua voce sferzante e con la sua ironia, l'aveva tratta dalla disperazione.
Lui.
Un vampiro.
Una cosa cattiva.
Che tuttavia era lì, con lei.
A parlare con Kate da più tempo di quanto non avesse speso con qualcuno da anni… se escludeva Angel, il giorno della festa di suo padre…
"Mi stavi dicendo che girovagaste per un po’…"
"Uh… si… un bel po’…
Francia, Spagna… paese impossibile, c'è sempre il sole… Austria, Svizzera, Ungheria, Cecoslovacchia… Romania no che ad Angel dava il voltastomaco… Tirolo, Polonia…"
"Dio, un sacco di posti!"
"Direi di si!
In dieci anni facemmo sembrare l'allegra famiglia di Angelus un noioso gruppo di vecchi sedentari!"
Kate sorrise, lieta di essere riuscita nel suo intento.
"E non pensavate mai di fermavi in un posto?"
Spike fece una smorfia.
"Fermarci, dici?
Del tipo ‘casa e pantofole’?
Uhm… non sono il tipo, o almeno non lo ero allora.
Angel si, lui, sai, sarebbe stato anche il tipo da volere un posto tutto suo, un giardino, una famiglia, qualcuno con lui passare la vita, e … la pace…
Oh, non che non gli piacesse vedere posti nuovi.
Dopo due giorni in una città poteva farti da guida turistica.
Però, per lui, quella non era … la vita… anche perché per un vampiro sarebbe stato impossibile… per lui era solo un' eterna ricerca.
Del perdono.
Dell’ espiazione per ciò che aveva fatto Angelus.
Prima della Russia non credo che abbia mai considerato un posto casa… e dopo…bè, dopo lo ha pensato solo qui…
Io no.
Io dopo uno o due anni al massimo cominciavo ad annoiarmi alla follia!
Voglio dire: sei a Vienna, ti sei visto ogni minuscolo anfratto, hai fatto il filo alle cameriere dei caffè, ti sei trasformato le meningi in pappa a furia di vedere scannare demoni, se non puoi ammazzare gente che cosa ci stai più a fare?!"
Kate sollevò le sopracciglia.
"Se lo dici tu…"
"Per Angel era diverso.
Lui andava in giro, faceva ondeggiare il cappotto, salvava gente, uccideva demoni…
Non voleva divertirsi, voleva espiare, e, lasciatelo dire, Kate, l'espiazione è di una noia soporifera!
Si, si combatteva spesso, e questo era divertente, ma dopo un po’ bruciavo dalla voglia di cambiare aria!"
"Anche tu aiutavi Angel a…"
"Ripulire le strade della cara, vecchia Europa?
Si, ma te l'ho detto, per noia. Non certo per espiare qualcosa.
Sono un demone, io, non avevo rimorsi per il mio passato… il che ti sconvolge?"
Kate sbatté gli occhi.
"Non lo so.
Non posso immaginare come sia…"
"Semplice: è… come non avere rimorsi!
Come non pensare di aver fatto nulla di innaturale!
I rimorsi per me non esistevano… furono un bel regalo incartato e consegnato da Angel!
E, comunque, te l'ho detto: non trasformarmi in un eroe.
Se aiutavo Angel era per noia, e, bè, si, per sfogare la mia voglia di distruggere.
Se non uccidevo per non deluderlo.
Tutto qui.
Poi mi annoiavo, glielo dicevo, minacciavo di andarmene da solo e si cambiava.
Verso nuove eccitanti avventure.
Prima della Russia neanche io avevo più considerato un posto ‘casa’."
"E' la seconda volta che lo dici."
"Cosa?"
"Prima della Russia."
Spike sorrise, guardandola di sbieco.
"Vero, eh?" Si voltò leggermente, recuperando le sigarette. "Bè, Kate, la tua sagacia comincia proprio ad irritarmi!"
"Sagacia?"
"Bel termine, eh, complimentati!"
Kate rise.
"Si, è perfetto con quell'accento!"
"Guarda che non hai idea dell'effetto che ha sulle donne questo accento!"
"Lo immagino!"
Si guardò attorno, nella casa immacolata, con i mobili chiari, i ninnoli ed i particolari curati negli anni.
Uno a uno.
La sua casa.
Eppure, entrare in quella casa vuota, il giorno prima, l'aveva gettata in uno sgomento senza fine.
"Per me…" Mormorò piano. "casa era il posto in cui stavamo… quando c'era mia madre.
Credo… che fosse lei a darmi il senso di casa…
Sentire la sua voce nell'altra stanza quando mi svegliavo, e le sue braccia attorno a me quando mi stringeva, io… lo amavo tanto… adoravo essere presa in braccio…
Dopo… quella sensazione se n'è andata… e non è più tornata…
Non so… se riesco a spiegarmi bene…"
Lo guardò, imbarazzata, e lo vide prendere una lunga boccata dalla sua sigaretta.
"Oh, si… " Le rispose. "ti spieghi bene… molto bene…"
*****
San Pietroburgo, 1911
"Ma che cosa te ne frega se qualche demone cerca di procurarsi onestamente il proprio pane!
Che sei dell'opera russa di derattizzazione - creature occulte?
Non ti basta non uccidere più?
Non ti basta non far uccidere più me?
Perché diavolo tutte le notti te le devi passare per le strade!
Capirei se andassi a donne!
Capirei persino se visitassi, che so, un museo di straforo dalle guardie!
Se bevessi!
Se giocassi d'azzardo!
Almeno ci si divertirebbe!
Si passerebbe il tempo in maniera costruttiva!
No!
Tu devi fare l'eroico castigatore di demoni, che, fra le altre cose, sono pure tuoi parenti!
Non te lo ha insegnato la mamma il rispetto per la famiglia?
Ehi, ma mi stai ascoltando?!"
"Si, Spike." Rispose Angel, continuando a camminare, le mani immerse nelle tasche del suo lungo cappotto scuro.
"Non ci credo!
Ripeti quello che ti ho appena detto!
"Si, Spike…"
"Ecco, lo vedi! Lo sapevo!"
Angel sospirò, passandosi una mano fra i capelli.
"Ti informavi su mia madre…"
"Si, quella grandissima…"
"Spike!"
"Irlandese!
Figlia di un cocciuto Irlandese, madre di un cocciuto Irlandese!"
"Hai dimenticato di citare i bisnonni…"
"Cocciuti Irlandesi fino alla quarta generazione!
Io mi sono rotto di camminare da solo per una strada dove non c'è niente da vedere e niente da fare!
Venti giorni a San Pietroburgo, venti notti la stessa storia!"
"Torna a casa."
"Mi annoio!
O vengo con te o vado ad ammazzare gente! "
"D' accordo.
Va ad ammazzare gente."
Spike si fermò, sbattendo un piede in terra.
"Mi stai sfottendo?!"
Con un ennesimo, sonoro sospiro, Angel si fermò, voltandosi verso di lui. In quella che era la ripetizione quasi identica non della ventesima notte a San Pietroburgo, ma dell' ennesima notte degli ultimi undici anni.
"Finiamo questo giro" Si arrese." E poi andiamo dove vuoi."
"A teatro!" Sputò lui.
Angel sgranò gli occhi, improvvisamente prossimo al panico.
Spike sapeva benissimo che detestava luoghi affollati e confusione, e, naturalmente, lo aveva fatto apposta.
"A… teatro?" Ripeté.
"Te lo sillabo?"
"Ma è tardi… i teatri non sono chiusi a quest' ora?"
"Non quello dove voglio andare io!"
"Oh, Dio…" Mormorò piano, mentre sul volto di Spike si dipingeva un ghigno da perfetto predatore.
"Dove volevo…" Lo sfidò. " Lo hai detto tu!"
Angel deglutì.
"D'accordo" Concesse, voltandosi." Ma ora finiamo il giro."
Tanto avrebbero sicuramente incontrato qualche demone prima della fine della ronda… dovevano incontrare qualche demone!
Uno… due… trecento, che li tenessero impegnati fino all'alba!
Era impossibile che non ne incontrassero, in una città come San Pietroburgo!
Una città così intensamente mistica e occulta insieme.
Dove fede, magia e follia umana si mescolavano insieme in un conglobamento che, il più delle volte, si dimostrava terribilmente pericoloso.
Come Liam, Angel non aveva mai varcato gli angusti confini di Galway.
Come Angelus aveva terrorizzato l'Europa, spargendo ovunque sangue e distruzione.
Come Angel aveva viaggiato in lungo e in largo, cercando di rimediare al dolore di cui aveva inondato le nazioni.
Aveva visto più luoghi e conosciuto più gente di quanta mai avrebbe potuto la maggior parte degli esseri umani e dei demoni.
Aveva sorriso di fronte alla loro quotidianità e si era ritirato, pieno di orrore, di fronte alla loro follia.
Ma nulla, nulla di quanto avesse mai visto prima lo aveva preparato alla Russia.
Perché nessun luogo era come la Russia, e nessuno popolo era come quello russo.
Una contraddizione.
Sempre e comunque.
Bianco e nero che non si scontravano.
Che convivevano come si supponeva non avrebbero mai potuto fare.
Tutto senza limiti.
Senza mezzi termini.
Tutto estremo.
Negli animi, nella vita, nella città, nella nazione.
In maniera così violenta che persino per lui, che ormai da troppo tempo conviveva con un demone, era difficile comprenderlo.
Capire come potessero fragili cuori, corpi e menti umane sopportare una tale complessità. Una tale duplicità.
Si guardava intorno, e ciò che vedeva erano alti, bellissimi palazzi colorati che si riflettevano nelle acque ghiacciate della Neva, dando l'illusione di due identiche città che si baciavano con dolcezza, e bianche architetture bordate di stucchi dorati con meravigliosi balconi di ferro battuto.
Strade lussuose, tram che attraversavano la capitale da parte a parte, la prospettiva Niewsky che era più larga delle via di Londra e di Parigi. E vetrine inondate d'oro. E più automobili di quante mai ne avesse viste.
Ma nel cielo terso di quella notte russa volute di fumo raggiungevano le nubi che avevano appena portato la neve. Ed era il fumo di immense fabbriche nere, in cui uomini, donne e bambini distruggevano le loro mani e le loro vite giorno dopo giorno, condannandosi alla fame, per più ore di quanto le leggi stesse dello zar avessero stabilito.
Senza che a nessuno importasse.
In cui masse di disperati che fuggivano dalle campagne e dalle carestie correvano, sognando non tanto una nuova vita, quanto, per lo meno… una vita… e, dopo anni o mesi, coloro che sopravvivevano allargavano le fila degli scioperati, dei furiosi, e, di nuovo, dei disperati…
Inspirava, e nei suoi inutili polmoni si fermava il profumo delle signore, afflati penetranti che avevano varcato l'Europa per giungere da Parigi.
Ma se chiudeva gli occhi e lasciava che fosse il suo demone a percepire, poteva sentire le malattie vibrare in quella stessa aria.
Tubercolosi, colera, infezioni, che il vento portava dalle periferie.
Dalle baracche, dagli ospedali, dagli ospizi.
Mischiato al dolore, e alla rabbia.
E alla fame.
Contraddizioni.
Che in Russia smettevano di essere tali.
E diventavano la norma.
E diventavano la Russia.
E diventavano un popolo che chinava la testa al passaggio di uno zar considerato unto da Dio, e faceva circolare osceni volantini su di lui e la sua famiglia.
Fedele fino al massacro al suo "piccolo padre" e insieme un popolo di anarchici che attentava alla vita di tutti coloro che lo rappresentavano.
Un popolo di asceti e di passionali, di credenti fino all'eccesso, di penitenti, di estremisti, di riti interminabili e complessi, di quaresime rigorose fino a vietare ogni manifestazione di gioia, e di lussuriosi, di viziosi, di consumatori di oppio, di giocatori , di balli frenetici, di orge ogni umana perversione, di feste campagnole fatte di riti e tradizioni.
Spesso nella stessa persona.
Contraddizioni.
Sempre.
In una terra di geli e primavere splendide.
Di fame e abbondanza.
Con più industrie e ricchezza di ogni altra in Europa e una miseria che si attaccava alla pelle.
In cui la gioia scorreva nelle vene e si mischiava con la rabbia.
In una terra che era una delle più religiose e mistiche e che, pure, non temeva confronti quanto a passione per l'occulto.
Angel era nato nella terra del fantastico.
Nella terra delle fate.
Ora, viveva nella terra dell'occultismo, dello spiritismo esasperato.
Che vibrava, che permeava ogni strato della società
Che impastava il palazzo dello zar e le più umili baracche.
I Russi impazzivano per le scienze occulte.
Ad ogni livello.
Dai ridicoli riti dei ciarlatani che leggevano la mano nei salotti bene, alle sette tanto pericolose da spaventare persino lui.
Angel non aveva mai aspirato un 'aria così pregna di incantesimi e di energie occulte.
Un 'aria così densa che sembrava risvegliare le sue viscere e bruciare il suo demone.
E sapeva di magia, e sangue, e rabbia, e allegria, e sesso, e innocenza, e intrighi, e passione.
E che era miele per i demoni e le creature della notte che, naturalmente, venivano attirati in Russia, e nella sua capitale, più che in ogni altro luogo al mondo.
E in quegli anni più che in qualunque altro.
Angel sentiva chiaramente la tragedia addensarsi per le strade di quella città antica. E sapeva che, molto probabilmente, gli uomini che avrebbero potuto farlo non l'avrebbero evitata.
Non ne sarebbero stati capaci.
O si sarebbero resi conto della tempesta troppo tardi per mettersi in salvo.
Ogni giorno si udiva parlare di nuovi attentati, e di gente sparita, portata via nel mezzo della notte dalla' Ockrana, la terribile polizia zarista.
E ogni giorno di più la paura cresceva per le strade di San Pietroburgo.
Eppure, i suoi cittadini non smettevano di gioire, di soffrire, e amare, e odiare, e pregare, e ricorrere alla magia, e combattere e oziare, e lavorare e perdere il proprio tempo in intrighi.
Spesso contemporaneamente.
Perché erano Russi.
E dubitava che fossero molti coloro che sarebbero mai riusciti a capire i Russi.
Tranne i Russi.
Persino… persino i demoni russi e i vampiri russi erano diversi dagli altri.
Più complessi, e, per certi versi, più pericolosi…
Comunque fosse, quella sera non gli importava di imbattersi in un demone russo o emigrato, o venuto fuori da chissà dove…
Ora gli importava solo impegnare se stesso e Spike in una battaglia così lunga ed estenuante da bloccarli fino al sorgere del sole, o sfinirli tanto da togliere al ragazzo ogni velleità di cercare ancora altro divertimento…
Anche se… bè, dubitava che a San Pietroburgo ci fossero abbastanza demoni da tenere Spike lontano dall'idea di trascinarlo non voleva pensare in quale genere di … teatro!
Certo qualcosa che a Liam sarebbe molto piaciuto!
Sospirò. Voltando l'ennesimo angolo, e ritrovandosi di fronte una strada ampia, illuminata da due fila di lampioni.
Vuota, se non per una coppia di giovani che camminavano su un marciapiede.
Pasto potenziale per vampiri.
"Ma fammi capire," Esclamò Spike dietro di lui, con tono estremamente divertito. "tu per giro intendevi tutta la circumnavigazione della San Pietroburgo by night?!"
"Sono solo…accurato!" Rispose lui , senza guardarlo.
"Sei solo… atterrito!
Ammettilo, Angel, non è la tua serata.
Non si sente puzza di demone neanche a un miglio di distanza!"
"Il che… " Angel scandì le parole, elaborando il pensiero mentre le pronunciava. "È… assurdo, non ti pare?
Una città come San Pietroburgo, con tutto il suo brulicare di depravazione e occultismo… il luogo ideale per le creature dell'oscurità…"
"Staranno svernando in Costa Azzurra!"
"O sarà una trappola!"
"O tu provi ad arrampicarti sugli specchi…"
Angel strinse le labbra.
A essere totalmente, assolutamente, cristallinamente onesto con se stesso… si, si stava arrampicando sugli specchi!
Però… era veramente strana quell'assenza di attività per le strade.
Lo aveva notato altre volte, e altre volte lo aveva stupito.
Sapeva che quella città era una calamita per le creature delle tenebre… sapeva che c'erano… però non si facevano vedere…
"A destra, Angel" Disse Spike dietro di lui. "Che si arriva diritti, diritti dove voglio… ehi, ho detto a destra!"
Senza fare una piega, Angel girò a sinistra.
"Mi è sembrato di sentire un rumore…"
"Io non ho sentito nulla!" Si lamentò l'altro, facendo per sbarrargli la strada.
"Il suono di una battaglia…" Insistette, passandogli di fianco.
"Balle!" Urlò quasi Spike, affrettando il passo per seguire il suo. "io continuo a non sentire nulla!"Ringhiò. "Angel, fermati!
Angel, qui non c'è nessuna, dannatissima… ahu!"
Balzò all'indietro, appena in tempo per non essere preso in pieno da una … testa, che passò vicinissima alla sua, prima di finire in cenere.
" Che cosa ti avevo detto?"Esclamò Angel, che francamente non riusciva a credere ai suoi occhi.
Una battaglia.
Una vera battaglia.
In una strada laterale un po’ più stretta di quella in cui erano loro, contornata di palazzi chiari.
E non una qualunque rissa fra demoni.
No.
La madre di tutti gli scontri.
Lo scontro di una Cacciatrice.
Lo capì all'istante.
Gli passò nelle vene, sotto la pelle, nel palato.
E nell'anima.
E negli occhi, che non avevano scordato l’ultima eletta che avevano visto.
Davanti a loro.
Al centro della strada.
Ora.
La Cacciatrice.
Alta, molto alta, avvolta in uno spesso cappotto di lana che le arrivava ai piedi, la testa e parte del viso ricoperti da una sciarpa che ben poco lasciava intravedere dei suoi tratti.
Ma anche se non ci fosse stato, anche se il suo volto fosse stato completamente sgombro, Angel aveva qualche dubbio che sarebbe ugualmente riuscito a distinguerli.
Perché ella si muoveva così velocemente che nemmeno per i suoi occhi da vampiro era facile seguirla.
Combatteva con la spada.
Una lunga spada dalla lama sottile e la semplice impugnatura che catturava la luce delle lampade Vibrando nell'aria per intessere una trama di lampi.
Volando quando lei saltava, gridando quando si voltava.
In quella che, più che una lotta, era armonia in movimento.
Angel ne rimase impressionato.
In tutta la sua esistenza non aveva mai visto una cosa del genere.
Quella donna non combatteva.
Quella donna danzava.
Quella donna volava, quella donna era vento, e luce che cantavano una canzone.
Era una pura sinfonia di passione.
E un'altra cosa lo colpì.
Profondamente.
Quella donna, la Cacciatrice, combatteva in silenzio.
C'erano tre vampiri attorno a lei, che la attaccavano, e nell'aria vibravano i rumori delle loro grida e dei loro ringhi feroci.
Ma lei, la Cacciatrice, non emetteva un suono.
Schivava i colpi sollevandosi nell'aria, e poi ricadendo leggera, rotolando in terra, arretrando, così rapida che il più delle volte i vampiri finivano per scontrarsi fra loro. E poi colpiva.
Colpiva.
Non picchiava.
La sua non era una rissa,
Era un 'esecuzione.
Angel le vide schivare i colpi del più grosso dei vampiri senza mai toccarlo, e poi attaccare una volta sola.
E quella volta fu letale.
La sua spada tracciò nell'aria un cerchio di luce e la testa della creatura fu spiccata di netto, esplodendo in polvere.
Subito dopo, la Cacciarice si abbassò, per evitare il vampiro che le arrivava alle spalle, e, di nuovo, danzò, e, di nuovo, si volse, e di nuovo, in silenzio, colpì.
Incredibilmente agile.
Come se addosso non avesse avuto niente e non un pesante cappotto adatto alle notti russe.
Pochi secondi, ed era quasi finita.
Il vampiro rimasto si guardò attorno, atterrito, e lei fissò lui.
Senza attaccare.
Senza muoversi.
E Angel sentì attorno a lei qualcosa che lo colpì e lo sorprese.
Qualcosa che non si sarebbe mai aspettato di sentire.
La pena.
La pena della Cacciatrice.
Il suo dolore.
Strinse le labbra, cercando di capire.
Ma di nuovo l'azione si scatenò davanti a lui, troppo veloce.
La creatura, spaventata, decise di tentare il tutto per tutto.
Si lanciò su di lei, in quello che aveva l'aria di un attacco suicida.
E la Cacciatrice rispose.
Con un unico movimento del polso.
L'altro cadde in terra, e poi scomparve.
Lasciandola sola al centro della strada.
Mentre il vento le correva accanto.
Per tutto il tempo, non un grido le era uscito dalle labbra.
Non una parola.
Sollevò la spada davanti a lei, e, tenendola con entrambe le mani, portò lentamente la lama alle labbra, coperte dalla sciarpa, deponendovi sopra un casto bacio pieno di devozione, prima di rimetterla al suo posto, in un fodero fissato sul fianco, e nascosto dal cappotto.
"Perché la bacia?" Domandò Spike, così piano che solo lui avrebbe potuto udirlo.
"E' benedetta …"Rispose," come l'arma che ti ha ferito in Cina…"
Davanti a loro, la Cacciatrice chiuse gli occhi.
Immobile, al centro della strada. E sembrò ondeggiare. E ad Angel giunse chiaro il suono del suo cuore.
Rapido.
Veloce.
Troppo veloce.
Stava male.
Quella ragazza precisa e mortale.
La Cacciatrice.
Stava male.
La sentì ansare, e poi, quasi, correre via, passando loro accanto senza neanche vederli.
"Ora ho capito perché non ci sono demoni in giro per le strade …" Sussurrò Spike . "quella ragazza è… terribile!"
Angel non rispose.
Il suo cervello che in quel momento andava in una direzione completamente opposta a quella di Spike.
"Che fai!?"Lo chiamò lui." Non vieni?!"
Di nuovo, non ripose.
Semplicemente, si limitò a camminare.
Seguendo la Cacciatrice.
"Ma che cosa te ne importa dove va!" Sbottò Spike, che, naturalmente, gli venne dietro, sforzandosi di tenere la voce abbastanza bassa da impedire alla Cacciatrice di sentirlo. " Non li puoi passare cinque minuti senza impicciarti di fattacci che non sono tuoi?!"
Angel sospirò, continuando a muoversi nell’ombra che i grandi palazzi colorati di San Pietroburgo gettavano sullo spesso strato di neve che ricopriva le strade.
Aveva camminato in traiettoria ellittica, per riuscire ad affiancare la ragazza, e ora le era quasi di fianco, e la seguiva con gli occhi, perdendola e poi ritrovandola quando scompariva al di là di una parete bordata di stucchi dorati.
"E’ una Cacciatrice, Spike…" Rispose piano, attento a non perderla di vista. "e noi due vampiri. Nella stessa città.
Il che vuol dire che sono anche affari nostri."
"Balle!" Ripeté Spike. "Tu la segui perché ti preocupi per lei!"
" Credi quello che vuoi."
" Io non ci vengo!"
Si voltò per un attimo, fissandolo negli occhi.
" Va bene."
" Me ne torno a casa."
"Vai dove vuoi."
"Vado a mordere un innocente!"
"Coscienza tua!"
"Non ce l’ho la coscienza!"
"Spike!" Esclamò Angel. " Vuoi fare più piano?
Ci sentirà!"
"Non mi interessa!
Sei l’essere più noioso sulla faccia della terra, e io mi sono rotto le scatole di te e delle tue paranoie!
Me ne torno a casa!"
"Ciao."
"Non ti interessa niente che me ne vada in giro, da solo, di notte, in una città straniera?!"
"Non hai tre anni."
" E tu sei un …"
"Shhh…" Angel lo interruppe con la mano, bloccandosi, e , incredibile a dirsi, Spike gli obbedì immediatamente, fermandosi di scatto subito dopo di lui.
Al suo fianco, la ragazza, la Cacciatrice, era immobile, al centro di una piccola piazza.
Angel avanzò, avvicinandosi, protetto dall’ombra di due palazzi, mentre i suoi occhi da vampiro scrutavano la figura di lei stagliarsi contro la neve, resa luminosa e quasi accecante dalla luce della luna.
Era così alta e snella che persino nel lungo e spesso cappotto somigliava ad una canna sottile, che il vento avrebbe potuto strappar via da un momento all’altro.
Si era fermata davanti ad una chiesa, una tipica chiesa russa bianca e maestosa, con tre grandi cupole dorate che si stagliavano contro il cielo incomparabile di San Pietroburgo, e nel momento stesso in cui Angel si fermò di nuovo, con la mano appoggiata alla parete alla sua sinistra, tirò indietro la spessa sciarpa ocra che le copriva la testa, mostrando il suo volto agli occhi del vampiro.
Un volto che, anche se le cose fossero andate diversamente, Angel non avrebbe mai più potuto scordare.
Una volto che, forse per il riflesso della neve, o forse per quello della luna, sembrava fatto di luce pura.
Era sottile, magro, quasi affilato, con zigomi pronunciati che avrebbero potuto renderlo aspro, e invece gli conferivano una intensità rara in una ragazza così giovane.
Il volto di qualcuno che aveva molto sofferto, e che soffriva ancora, in quel momento, e la sofferenza si leggeva sulle sue labbra eleganti, così rosse che sembravano dipinte, e che tremavano, leggermente dischiuse, mentre il gelo condensava in leggere volute bianche il fiato caldo che le sfuggiva dalla bocca.
Si leggeva sulla sua fronte aggrottata, tesa, nelle sue sopracciglia diritte, sottili, e nei suoi occhi.
Oh, si, nei suoi occhi…
Occhi grandi, incredibilmente grandi, troppo per quel volto leggermente emaciato, e grigi.
Di una tonalità scura, profonda, come gli abissi di un lago ghiacciato, che Angel non aveva mai visto prima, e che non sarebbe mai riuscito a riprodurre sulla tela.
Occhi pieni di tormento… e di lacrime.
Era sollevato, quel viso, rivolto verso l’alto, e incorniciato da una nuvola di capelli biondi cosi chiari da sembrare quasi bianchi, legati in un morbido nodo a metà della nuca.
Come se stesse cercando qualcosa, o qualcuno… là, altre il cielo incomparabile di San Pietroburgo.
Ed era bello, di una bellezza particolare e inspiegabile, di una bellezza che rifletteva una vivida luce interiore.
Una luce che avrebbe potuto accecare, e bruciare, e ridurre in cenere una creatura della notte come lui.
Angel vide una lacrima discendere su quel viso, cadendo dal mare grigio dei suoi occhi, e un attimo dopo la ragazza crollò in ginocchio, con tanta violenza che le lunghe ciocche di capelli che sfuggivano alla sua acconciatura si sollevarono in aria come nastri d ‘argento e poi le percorsero, leggeri, le spalle.
Le mani giunte, il volto sollevato verso la chiesa, la Cacciatrice, che solo pochi minuti prima aveva polverizzato tre violentissimi vampiri , ora tremava, convulsamente, mentre il pianto le inondava le guance e le labbra dischiuse. Le dita serrate così forte che, nonostante i guanti, Angel era certo che facesse del male a se stessa, bloccando la corsa del suo sangue.
Disperata.
"Ti prego…" Gridò quasi, con una voce forte, chiara come acqua, che vibrava di pena a stento trattenuta. " Ti supplico…"
Angel deglutì, e si vergognò di essere lì, a spiarla, ad ascoltare la preghiera disperata della Cacciatrice.
La preghiera che era la rivelazione della sua stessa anima.
" …io non sono degna di entrare nella Tua casa…
…non sono altro che una creatura sporca di sangue…
…ma se Tu mi hai scelta…
…se Tu hai voluto che fosse la mia mano a combattere l’oscurità…
… Ti supplico, Padre mio, dammi la forza che non ho…
… dammi la determinazione per andare avanti… per combattere…
… per servirTi fino a che ci sarà vita nelle mie vene.
Ti prego, dammi la forza di non indietreggiare!
Rendi duro il mio cuore, mio Dio, perché non esiti di fronte al dolore di coloro che devo distruggere…
… perché non mi lasci fermare dai loro volti umani…
… perché il loro sangue non mi soffochi ogni giorno ed ogni notte…
Allontanali dalla mia mente, perché io non riveda tutti i giorni ogni viso, ogni sguardo, ogni afflato di esistenza che ho spento.
Perché non risenta ogni grida, e ogni soffio di paura…
… loro paura per me…
… perché io uccido… e, chiunque siano le vittime, io sarò sempre il carnefice…
Ti prego, dammi la forza per compiere la mia missione…
Aiutami ad aiutare…
… è l’unica… cosa… che io voglio al mondo…
… e l’unica cosa per cui posso servire…"
Scoppiò a piangere convulsamente, ma non cambiò posizione, e continuò a guardare la chiesa, mentre i singhiozzi le scuotevano il petto.
" … aiutami ad allontanare il dolore… Ti supplico…
… aiutami ad essere come dovrei essere…
… anche se non sono degna del mio ruolo…
… se sono solo io…"
Finalmente, si prese il volto fra le mani, continuando a piangere, e persino Angel faticò a comprendere le sue parole.
"Oh, mio Dio, mio Dio, sono solo io… sono solamente io…"
Si piegò sulle ginocchia, raccogliendosi in se stessa, e continuando a piangere.
Sola.
In quella piccola piazza coperta di neve.
Mentre dal cielo, lentamente, fiocchi leggeri cominciavano a danzare nell’aria, confondendosi con il chiarore dei suoi capelli.
Gli occhi fissi su quella figura piegata in terra, e le orecchia colme dei suoi singhiozzi, Angel sentì una lacrima, gentile, solcargli una guancia.
*****
Lacrime.
Ne sentiva l'odore, poteva vederle.
Lacrime.
Attorno a lui.
Le stava versando Angel, colpito da quanto stavano vedendo, lui che riusciva a comprendere le parole che quella Cacciatrice stava pronunciando meglio di chiunque altro.
Sicuramente meglio di lui.
Anche lei piangeva, ed il dolore sembrava riempirla, tanto che solo le lacrime che versava dovevano darle un po' di sollievo.
Aveva sentito le sue parole, e l'intensità nella voce di lei, così chiara, gli aveva fatto venire la pelle d'oca.
Piangeva, quella ragazza, lacrime rigavano quel volto perfetto, dai tratti affilati, che pure trasmettevano una dolcezza, una purezza d'animo, che mai aveva visto fino a quel momento.
Si era definita un carnefice, mentre I suoi occhi grigi, espressivi, continuavano a riempirsi di lacrime.
Lacrime per creature della notte, come lui, lacrime per mostri che derubavano di vita persone innocenti...
...avrebbe trovato la cosa ridicola, forse, eppure il dolore di quella ragazza era sincero, sembrava percorrere la distanza che lo separava da lei e colpirlo, ripetutamente.
Vedeva quella ragazza magra inginocchiata di fronte ad una chiesa, vedeva come l'oro dei suoi capelli, l'oro più puro che avesse mai visto, le incorniciasse il volto, vedeva come le mani di lei, coperte da pesanti guanti di lana, stessero affondando nei lembi del suo cappotto, mentre continuava a ripetere quella frase.
"Sono solo io..." Diceva, mentre la sua voce era rotta di dolore.
Chi era quella ragazza?
Era la Cacciatrice, ma era sicuramente diversa da quelle di cui aveva sentito parlare o dalla bambina che aveva quasi ucciso in Cina.
Sembrava non appartenere a quella Terra, a quel tempo, era una figura angelica, piegata su se stessa...me era proprio lei la stessa ragazza che, poco prima, aveva combattuto in silenzio contro alcuni vampiri,?
Vederla combattere era stato come ammirare poesia in movimento, grazia felina senza nome, passione che sembrava riempire l'aria con movimenti veloci, precisi.
Aveva osservato ogni suo gesto, trovandosi a tendere I sensi per ogni respiro, ogni battito del cuore, come incantato ...
Era davvero la stessa ragazza?
Dolore e passione convivevano evidentemente in lei, sul suo volto, nella sua voce, e in quelle lacrime, il cui odore Spike riusciva a sentire anche da lì.
Lacrime e sangue...grazia felina e dolore lacerante, contraddizioni racchiuse in un volto, un corpo di una bellezza abbagliante, che lo stava stordendo, ed una purezza che sembrava irradiare da lei, tanto forte che Spike fu sicuro che avrebbe potuto rimanerne bruciato...
...abbacinato.
Eppure, non riusciva a smettere di guardarla, di ascoltare le sue parole, mentre le mani gli affondavano nelle tasche del cappotto, e, più di tutto, desiderava aver lasciato Angel da solo, quando aveva cominciato a seguirla.
Perché forse, se lo avesse fatto, avrebbe conservato solo il ricordo di una guerriera, una guerriera silenziosa, che aveva riempito la notte con la sua passione.
Perché forse, se lo avesse fatto, le parole di quella ragazza, i suoi singhiozzi, non gli starebbero rimbombando nelle orecchie ora...
...e lui non avrebbe desiderato avvicinarsi, parlarle.
Lacrime.
Quando si erano riempiti i suoi occhi di lacrime? Non se ne era nemmeno reso conto.
Angel gli aveva detto che William viveva ancora in lui, e Spike era pronto a scommettere che il vecchio Will, stava consumandosi gli occhi in quel momento, nei recessi del suo essere...ma non lui, non Spike.
I demoni non piangevano, i demoni non si lasciavano commuovere da una ragazzina che singhiozzava disperata di fronte ad una chiesa.
Chiuse gli occhi, e imprecò silenziosamente quando sentì alcune lacrime solcargli il viso in una scia fredda… come il suo corpo, come il suo cuore, che da troppo tempo aveva smesso di battere.
"Andiamocene di qui" Disse con voce roca, sperando che Angel non se ne rendesse conto, e sapendo che l'eventualità che ciò avvenisse davvero era pressoché nulla.
Spike vide Angel annuire senza guardarlo, i suoi occhi ancora fissi su quella ragazza, che, nonostante avesse placato i suoi singhiozzi, era ancora avvolta, imprigionata, nel proprio dolore.
Diede le spalle al vampiro più anziano, mentre si allontanavano da quella piccola piazza, resistendo a stento all'impulso di stringersi nelle spalle.
Non voleva che Angel capisse.
Non voleva che capisse quanto quella ragazza lo aveva turbato.
Non voleva che si rendesse conto del fatto che Spike, il vampiro ossessionato dalle Cacciatrici, si era lasciato commuovere da una di loro.
Non voleva che si rendesse conto di quello che il suo intero essere stava ostinandosi a negare: che si era innamorato di una Cacciatrice.
...una Cacciatrice che sicuramente non avrebbe mai più rivisto.
*****
Los Angeles, 2001
"Innamorato?!" Esclamò Kate, saltando letteralmente sul divano e sporgendosi in avanti.
Spike sospirò.
"Cotto come una pera!
Abbrustolito, bruciato, bollito nel mio stesso sangue!
Totalmente, assolutamente fregato!
Il più grosso, fottuto idiota sulla faccia della terra!
Innamorato a prima vista di una Cacciatrice!"
"Il che…" S'intromise Kate, sorpresa e divertita dal modo esponenziale in cui il tono di voce e l'eccitazione di Spike erano cresciuti, insieme con le sue parole. "era molto grave?"
"Grave!" Gridò quasi lui." Era una catastrofe!"
Balzò in piedi, e Kate comprese che in quel momento, davvero, non era più con lei, ma in Russia, a San Pietroburgo, novant'anni prima. "Un disastro!
La cosa peggiore che potesse accadermi…
Innamorato!
Di una Cacciatrice!
Io!
William il sanguinario!
Un vampiro!
Okay, la fogna di tutti i vampiri, ma pur sempre un vampiro!
E quella donna in cinque minuti mi aveva ridotto a un coniglietto rosa che piangeva in mezzo alla strada!
Almeno mi avesse picchiato!
… e invece mi aveva fatto sentire… come non mi ero mai sentito in vita mia!
Dio," Esclamò." quanto la odiavo!
Ero una pera ebete in amore, ma la odiavo!
E quanto odiavo me stesso…"
*****
San Pietroburgo, 1911
"No, no, no, no, no, no, no, no, no… "
Cuscinata, cuscinata, cuscinata, cuscinata, cuscinata, cuscinata, cuscinata, cuscinata, cuscinata…
Una ad ogni no.
Ed avrebbe voluto che non ci fosse quel cuscino.
Né il materasso.
Avrebbe voluto sbattere la testa contro il pavimento, o contro il muro, fino a che non si fosse spaccato… se ci fosse stato un modo per farlo senza farsi male!
"No! " Urlò, affondando ancora la testa nel cuscino." Non voglio!
Non voglio! Non voglio!
Voglio essere cattivo!
Voglio essere un demone!
L'amava.
"No!"
L' amava!
"No!"
Come un idiota.
"No!"
Come un umano.
"Noo!"
Come William.
"No! No! No!"
Gli sfuggì qualcosa di molto simile ad un singhiozzo, mentre, per l'ennesima volta, sbatteva contro il letto.
"Vuoi stare calmo!" Tuonò Angel dalla sua stanza. "Sveglierai i vicini!"
"Me ne sbatto!" Gracchiò lui, senza alzare la testa.
"E non fai dormire me."
Stavolta lo alzò, il capo, ringhiando ferocemente.
"Impiccati!" Gridò." Così finalmente mi lascerai libero!"
Si rigettò in avanti, tentato di mordere la stoffa sotto la sua bocca.
"Tu non dormi mai…" Borbottò, irritato e stanco." Non fai che rimuginare… e rimuginare… e avere incubi e poi ancora… rimuginare!
Proprio stamattina vuoi dormire!"
Un suono strozzato gli uscì dalla gola.
"Lasciami libero!" Ripeté, ma sapeva benissimo di non rivolgersi ad Angel.
*****
Los Angeles, 2001
"Giunsi all'idea di essere ammattito!" Soffiò Spike, camminando avanti e indietro nella stanza.
"Che Angel dovesse avermi infettato chissà quale terribile infezione sentimental-rimuginatrice.
E pensai che se avessi evitato come la peste quella ragazza l'infezione sarebbe guarita, magari
con l’aiuto di un bel po’ di sana violenza… e una bella spremuta di sangue umano.
Risvegliare il mio demone, insomma.
Ma tutto ciò che riuscii a fere nei due giorni successivi fu rimanermene a casa a chiedermi perché fra tutti gli esseri della terra la terribile sensazione di essere innamorato dovesse essere capitata proprio a me…"
"Ma tu… "Lo interruppe Kate. "Non eri già stato innamorato…? "
"Si!" Esclamò Spike. "Ma di una vampira!
Sesso, sangue, dolore, odio!
Cose che il mio demone riconosceva!
Questo sentimento… delicato… struggente…non l'avevo mai provato, non sapevo come chiamarlo…
E mi spaventava…
Hai idea di come possa essere per un vampiro sentire all'improvviso del calore… qui…" Si batté con due dita il petto. "dove non dovrebbe esserci nulla…
Ero… confuso.
E arrabbiato.
L'unica cosa chiara era che non volevo rivedere mai più quella terribile ragazza.
Solo…" Lasciò ricadere le braccia. "Che mi annoiavo!"
Kate non riuscì a trattenere una risata, e allo sguardo torvo di Spike si premette una mano sulla bocca.
"Scusa!" Esclamò.
Lui emise un basso mugugno gutturale.
"Comunque sia" Continuò. "mi dissi che San Pietroburgo era una grande città, con abbastanza demoni per tutt'e due, e che se avessi voluto avrei potuto di certo evitarla… dopotutto, nei primi venti giorni non avevo neanche sentito parlare di lei… probabilmente perché quelli che l'avevano incontrata non erano tornati a raccontarlo…
Ed era vero!
Uscivo con Angel, trovavamo demoni, menavamo le mani come pazzi… io… come un rimuginatore lui… e della Cacciatrice neanche l'ombra.
Il mio morale saliva alle stelle!
Niente più capocciate al cuscino!
Niente sensazione di essere in trappola!
La mia non- vita mi sorrideva!
Ma secondo te" Esclamò, con tanta foga che Kate sobbalzò. "poteva continuare così?
Potevo io, povera vittima del caso e del DNA di William Appleton godermi il soggiorno russo nella beata pace della mia rissa quotidiana?!
Uscire, sentirmi libero, dare appena una sbirciatina prima di voltar l'angolo per controllare che non ci fosse lei?
E sentirmi un re e un genio quando non c'era?
Potevo continuare a starmene in pace?
No!
Assolutamente no!
Perché Angel non si faceva mai i c**** suoi!".
*****
S. Pietroburgo 1911
"Perché Angel? Spiegami solo il perché!" Domandò Spike, esasperato.
"Sento odore di polvere da sparo" Disse Angel, come se le sue parole spiegassero tutto
"E allora?" sbuffò Spike. "I demoni non sono abbastanza? Dobbiamo intervenire anche nelle beghe degli umani?"
"Voglio solo assicurarmi che non stiano preparando..."
"Ed anche se fosse?" Domandò Spike."Cosa t'importa?
E' nella loro natura distruggere! Sei in giro da un po', credevo te ne fossi reso conto, ormai!"
"Puoi tornare a casa, se vuoi... " Replicò Angel, incamminandosi verso il retro del Mariinskij , al seguito di quell’odore di polvere da sparo che, a dir la verità, anche Spike aveva sentito, ma al quale non aveva prestato la minima attenzione.
"Sì, come no...casa, dove la cosa più interessante da fare è guardar scendere la neve..."
"Sei stato tu ad insistere per uscire" Sibilò Angel
"Uscire Angel, non mettermi a fare il paladino di San Pietroburgo..."
"Spike, le cose in questa città potrebbero precipitare"
Spike sollevò gli occhi al cielo, e stava per parlare, ma tacque quando, voltato un angolo, vide quattro uomini, accalcati attorno all'ingresso posteriore del teatro.
Spike aveva letto della prima che avrebbe avuto luogo il giorno dopo al Mariinskij, alla quale avrebbero assistito politici, aristocratici e industriali.
L'occasione perfetta per una strage.
....e non sarebbe stata la prima, a San Pietroburgo.
Uno degli uomini armeggiava con la serratura della porta, mentre gli altri lo circondavano, armati di fucili e con delle grosse sacche sulle spalle.
Sbuffò.
A quanto pareva Angel si sarebbe presto divertito… tanto valeva cominciare le danze.
"No, amico..." Esclamò improvvisamente, parlando in russo. "Prima devi sollevare il meccanismo"
Avanzò di un passo verso gli uomini. "Poi devi far saltare lo scrocco" Ignorò lo sguardo sorpreso di Angel e continuò, "E' fisica, questa...." Inclinò la testa, osservando gli uomini. "Certo che di questo passo ci metterete una vita..." Annusò l'aria per un istante e domandò. "Dinamite o esplosivo?"
"Chi diavolo sei?" Domandò uno degli uomini, stringendo l'impugnatura del fucile.
"Un passante...." Si voltò verso Angel, che nel frattempo aveva fatto qualche passo ed era ora accanto a lui. "Non sono convincente come passante, vero?"
"Non molto" Replicò Angel.
Il vampiro più anziano si voltò verso gli uomini. "Ma su una cosa avevi ragione, così ci metteranno una vita...."
"Beh, " Bofonchiò Spike. "io posso aspettare"
"Io no" Disse Angel, quando uno degli uomini si avventò contro di loro.
Angel lo disarmò in un istante ed il suo pugno lo fece volare di qualche metro.
"E ti pareva..." Sbuffò Spike, mentre con un manrovescio ne colpiva un altro.
L'uomo balzò in piedi e di nuovo lo caricò.
"Ma per favore!" Sbottò Spike, disarmandolo e colpendolo con un pugno che lo mandò riverso in terra.
Gettato il fucile poco lontano da loro, Spike si voltò per parlare, quando, alle sue spalle, udì partire un colpo.
Nell'aria pungente di quella notte piena di stelle, si diffuse immediatamente l'odore di polvere da sparo… e di sangue.
Il sangue di Angel.
Il suo volto mutò, senza che nemmeno se ne rendesse conto, e lui si voltò di scatto, stringendo gli occhi, e fissando istintivamente l’uomo che aveva appena sparato ad Angel.
Gli fu addosso in un istante, inchiodandolo contro una parete tanto velocemente che l'altro non ebbe nemmeno il tempo di muoversi.
La paura dell'uomo gli riempì le narici, e lui gettò un'occhiata distratta ad Angel che era ancora in piedi, e, stringendosi la ferita alla spalla destra con una mano, digrignava i denti.
"Ti sta bene, razza di testardo irlandese!" Ringhiò, mentre le sue mani affondavano nel collo dell'uomo. "Imparare a badare ai cazzi propri, mai eh?"
Si voltò verso la sua vittima, e sorrise crudelmente attraverso I canini.
"Quanto a te, non mordo qualcuno da molto tempo....ho idea che ci vorrà un po'"
Il suo sorriso si allargò e quasi cominciò a ridere, quando sentì il cuore dell'uomo quasi scoppiargli in petto dalla paura.
"Ma non temere" disse
"Non sarà più doloroso di un proiettile...."
Los Angeles, 2001
"Lo mordesti?" Domandò improvvisamente Kate.
La donna scosse la testa e poi mormorò: "Scusa, non volevo interromperti"
Spike sorrise, giocherellando con l'anello col pollice della mano destra per qualche secondo prima di dire: "Nah, non volevo morderlo sul serio" .
Aggrottò la fronte allo sguardo scettico che Kate gli rivolse.
"Non mi credi neanche tu, vero?" Sorrise. "Non mi stupisce....beh, stavo ancora decidendo se morderlo o meno, il che, per inciso, è una decisione strana per un vampiro....quando, dal nulla, comparve lei..."
"La Cacciatrice?"
Spike annuì debolmente.
"Silenziosa, veloce....e bellissima"
San Pietroburgo, 1911
Non è possibile! Pensò Spike, allontanandosi di scatto dall'uomo, che si afflosciò sul pavimento.
Aveva fatto i salti mortali, pur di evitare di incrociare quella ragazza, per paura di quei sentimenti improvvisi, diversi da tutto quanto aveva provato nella sua vita....
....ed ora era lei che sbucava dal nulla, avvolta nel suo lungo cappotto, e con pochi agili movimenti metteva al tappeto i due uomini ancora in piedi.
Sembrava non essersi nemmeno accorta di loro.
Spike sperava che non si fosse nemmeno accorta di loro, anche se, considerato che sia Angel che lui avevano mutato volto durante lo scontro, dubitava ciò fosse possibile.
Angel fece per muoversi, ma non poté fare che qualche passo prima che la Cacciatrice roteasse su se stessa, e lo scalciasse, mandandolo a terra.
Per l'inferno, no! Pensò Spike, mentre il suo intero essere ruggiva di una rabbia che gli coprì la ragione, e annientò i sentimenti che si era scoperto a provare per quella misteriosa ragazza.
E, all’improvviso, lei ritornò ad essere la Cacciatrice, la nemica.
L'assassina.
La carnefice.
Colei che avrebbe potuto uccidere il suo Sire.
Colei che avrebbe potuto uccidere Angel....
Non vide quando la Cacciatrice, che era ora a cavalcioni di Angel, arrestò il paletto a distanza ravvicinatissima dal suo cuore.
Dalla sua posizione, non vide gli occhi grigi della ragazza sgranarsi per la sorpresa, per poi stringersi in un'espressione di curiosità e sbigottimento.
Ne razionalizzò che stava alzandosi lentamente in piedi, lo sguardo era ancora fisso su Angel.
Il suo intero essere era stato riempito da una tale preoccupazione che non la udì nemmeno chiedere: "Perché hai un'anima?"
Le fu addosso in un istante, ed un istante dopo il gomito di lei lo colpì al volto, con tanta forza da mandarlo fuori combattimento.
"Perché hai un'anima?" Ripeté la ragazza.
Si voltò poi verso di lui, e Spike deglutì quando lo sguardo grigio di lei gli si posò addosso.
"E perché tu tieni a lui più di quanto non tenga a te stesso?"
Spike rimase immobile, a terra, mentre ancora la ragazza spostava lo sguardo alternativamente da Angel a lui.
Sembrava essere incuriosita, ma non c'era ferocia sul suo volto, e nemmeno la disperazione lacerante di qualche notte prima.
Il suo era il volto di una ragazza estremamente intelligente, che stava decidendo cosa fare, stava ascoltando il suo cuore.
Infine, nascose il paletto nella manica del suo cappotto e mormorò: "Non posso uccidervi...."
Li guardò un'ultima volta, e quando gli occhi di lei si posarono su Spike, egli abbassò la testa, certo che se l'avesse guardata ancora non sarebbe più stato in grado di farla andare via.
Chiuse gli occhi, mentre sentiva i passi leggeri di lei allontanarsi, domandandosi perché il fatto che quella ragazza non fosse più lì gli provocasse un malessere quasi fisico.
Deglutì, rimettendosi in piedi, ed evitando lo sguardo di Angel si voltò verso l'uscita del vicolo.
Se tendeva le orecchie, riusciva ancora a sentire i passi felpati di lei sulla neve, ed il suo cuore.
Avrebbe voluto illudersi, pensando che quello che udiva era il battito di uno di quegli uomini, riversi a terra...ma sapeva che non era quella la verità.
Lo aveva riconosciuto, aveva riconosciuto la sua melodia, la sua forza.
Digrignò i denti, pensando a quanto era appena accaduto, registrando le parole che la Cacciatrice aveva pronunciato, e mormorò: "Incredibile...mi sono innamorato di un'oppiomane!"
Si voltò verso Angel.
Anche lui era in piedi, e lo osservava incuriosito, e decidendo di ignorare completamente quanto era appena avvenuto, Spike disse, "Spero che questo ti serva da lezione, Angel!"
Angel osservò per un istante l'uscita del vicolo, poi tornò a guardarlo, e nei suoi occhi vi era uno sguardo pregno di sorpresa e sbigottimento.
"Ti rendi conto di cosa ha detto?"
Spike si strinse nelle spalle, raccogliendo nel frattempo le sacche che erano sparse alla rinfusa sulla neve.
"Il fatto che hai un'anima? Capirai la novità...."
Angel scosse la testa, mentre gli prendeva le sacche dalle mani, ignorando l'occhiata esasperata che Spike gli rivolse, e disse: "Non mi ha chiesto se avevo un'anima...quella ragazza voleva sapere il perché!"
Spike sbuffò.
Cosa poteva dirgli?
Erano appena sopravvissuti allo scontro con una Cacciatrice che aveva impiegato meno di un minuto a mettere al tappeto entrambi....Spike aveva avuto abbastanza sorprese per una notte.
"In tutta la mia vita non ho mai conosciuto una persona come lei...."
A chi lo dici, pensò Spike, che strinse le labbra in direzione del suo sire, prima di dire, "Possiamo tornare a casa ora? Mi si sta congelando il sedere....e quella pallottola credo ti sia arrivata nel duodeno a questo punto...."
Angel annuì e Spike si voltò, incamminandosi verso l'uscita del vicolo.
La voce di Angel però lo fermò quando disse: "Ah, Spike? Grazie!"
Spike sbatté gli occhi, si voltò in direzione di Angel, e tacque per un'istante.
Perché diavolo lo ringraziava? Cosa si aspettava che facesse, che rimanesse immobile mentre veniva impalettato?
Una volta lo avresti fatto Gli ricordò una vocina nella sua mente, che Spike scacciò con un gesto della mano, mentre diceva: "Non ringraziarmi, tanto non ti avrebbe impalettato, l'hai vista."
Angel lo raggiunse lentamente, e quando gli fu accanto disse, guardandolo: "Non importa che non lo abbia fatto.
Hai rischiato la vita per salvare la mia...mi hai salvato"
Spike si sistemò una sacca contro le spalle, e sbuffò:
"Non farla tanto lunga, "
Perché diavolo essere ringraziato da Angel, lo imbarazzava tanto, poi?
Dov'era finita la sua superbia?
"Tanto, " Continuò. "non ci ho nemmeno pensato...."
Non gli lasciò il tempo di rispondere, ed uscì dal vicolo, senza scorgere il sorriso che, a quelle parole, si dipinse sul volto del suo sire.
Los Angeles, 2001
"Ti rendi conto di cosa gli hai detto quella sera?" Domandò Kate, quando Spike interruppe il suo racconto per sorseggiare un po' di birra.
Spike la guardò, aggrottando le sopracciglia, posò la bottiglia a terra, e domandò: "Dovrei?"
"Avevi appena ammesso di amre quella Cacciatrice, eppure, d'istinto, avevi pensato solo a salvargli la vita...."
Spike considerò per un'istante le parole della donna, si appoggiò contro lo schienale della poltrona ed ammiccò.
Non aveva ripensato a quella notte da anni, e non si era mai fermato a pensare alle sue azioni....
alla rabbia che le aveva accompagnate.
"No...non ci avevo mai pensato " Disse infine. "La mia mente...si era concentrata solo su di lei...e su come dimenticarla..." Sogghignò. "inutile dire che fallii miseramente..."
*****
"Tanyuska…" Esclamò Eleanor. " Ma che cos'hai?"
Tanya abbassò la testa, permettendo alla sua Osservatrice, di parecchio più bassa di lei, di baciarle la fronte, e poi si abbandonò fra le sue braccia, chiudendo gli occhi e lasciandosi cullare come una bambina.
"Perdonami…" Mormorò. "non ho il controllo del mio cuore, oggi…"
Dolcemente, Eleanor l'allontanò da se, scavando nella sua anima con i suoi penetranti occhi verdi, e sollevò una mano ad accarezzarle una guancia.
Come una madre.
Non come un’Osservatrice.
Anche se questo, lei, poteva solo supporlo.
Tanya non sapeva come dovesse essere un’Osservatrice.
Nei quattro anni dacché era stata attivata, aveva conosciuto solo lei.
E non sapeva nemmeno come dovesse essere una madre.
Perché nei suoi diciassette anni aveva conosciuto solo lei.
Era stata Eleanor a trovarla, nel minuscolo istituto nel cuore della Siberia dov'era cresciuta.
Lei l'aveva presa tra le braccia.
Lei l'aveva consolata, spiegandole che quella forza straordinaria che all'improvviso si era manifestata in lei, quel potere che era sfuggito al suo controllo quando per difendere una sua compagna aveva scaraventato un uomo contro un cancello di ferro, uccidendolo quasi, e gettandola nella disperazione più nera, non era un abominio.
Non era qualcosa contro natura, di infimo e malefico.
Ma, al contrario, era un dono.
Un dono meraviglioso che le permetteva di aiutare le persone.
Di soccorrerli.
Di salvarli.
Di combattere il male.
Un dono che la illuminava, e di cui mai, mai sarebbe stata degna.
Per la sua debolezza.
Per la confusione che spesso sentiva dentro.
Perché nonostante sapesse che la sua era una missione sacra, nonostante sapesse che era il piano di Dio per lei, nonostante si sentisse onorata si essere stata scelta, non riusciva ad essere felice quando la adempiva.
Quando uccideva.
Non riusciva a non sentire dentro di se il dolore delle sue vittime…
Essere la Cacciatrice era la cosa più importante della sua vita, la più bella della sua vita.
E il suo più grande tormento.
Ed era sempre stata lei, Eleanor, ad ascoltarla quando il dolore sgorgava dai suoi occhi.
Era stata lei ad amarla.
Lei ad istruirla.
Lei a portarla a San Pietroburgo.
Lei a nutrirla.
Lei ad insegnarle ciò che doveva sapere sulla sua missione.
L'unico affetto della sua vita.
L'unico amore.
L'unica madre.
E Tanya desiderava disperatamente di non deluderla.
Anche se spesso sapeva di non poterci riuscire.
"Bambina mia… " Mormorò la giovane Osservatrice, continuando ad accarezzarla.
Non le chiese nulla, ma lo fecero i suoi occhi per lei.
E Tanya non era mai riuscita a mentirle.
Ne a nasconderle qualcosa.
"E'… accaduto un fatto… " Mormorò, abbassando gli occhi. "Che mi ha molto turbata…"
"Si?" La incitò lei.
Tanya si allontanò, sottraendo la mano alla sua.
Sperando che Eleanor capisse.
Che le permettesse di spiegare.
"Ho… Lasciato andare due vampiri…" Soffiò alla fine.
Eleanor sgranò gli occhi, prendendola per le spalle.
"Sei ferita?" Esclamò, preoccupata.
"Ti hanno… presa di sorpresa?"
Scosse la testa.
"No… no…"
"Allora come hanno fatto a batterti?"
Tanya strinse leggermente le labbra.
Non voleva deludere Eleanor… non lo voleva così tanto…
"Non mi hanno battuta…"
"Cosa?!" Eleanor aggrottò la fronte, senza capire, e Tanya si affrettò a continuare.
"Per favore, Eleanor, lascia che ti spieghi…
Loro…non mi avrebbero fatto del male… non erano… pericolosi……"
"Come potevano non essere pericolosi?" Esclamò lei, un lampo improvviso, di preoccupazione e rabbia insieme, nelle sue iridi verdi." Oh, Tanya, che cosa ti hanno detto, o fatto, per convincerti a lasciarli andare?
Mia piccola, dolce creatura…
I vampiri sono degli esseri infidi… velenosi…"
"Lo so… lo so bene…"
"E allora?
Ti ha dato di volta il cervello?!
Tu non puoi fidarti di quello che dicono!
Non devi.
Mai!
Se permetterai loro di far leva sul tuo tormento troveranno il modo di distruggerti…"
Allungò una mano, e l'espressione sul suo viso si addolcì.
"Tanya… tu sei… la creatura più straordinaria che abbia mai incontrato… così sensibile che puoi… sentire e vedere cosa che per gli altri sono inesistenti, o oscure… ma sei anche così vulnerabile… a volte penso che tu…" Non terminò la frase, abbassando gli occhi. Ma Tanya sapeva ciò che voleva dire. E ne soffriva.
Come ne soffriva Eleanor.
La sua sofferenza era così concreta e dolorosa per lei…
"Che non sia adatta…"
"Oh, no, Tanya, no!" Esclamò l'altra. "Sei un'incredibile Cacciatrice, la migliore che le cronache riportino, però… lasciare andare due vampiri…"
"Uno di loro aveva un'anima!" La interruppe Tanya, stringendo disperatamente le mani una nell'altra.
"Che cosa?!" Gridò quasi Eleanor." Ma è impossibile!
I vampiri sono demoni!"
"Era lì!" Insistette, e un sorriso, senza volerlo, le salì alle labbra. "Te lo giuro!
L'ho sentita!
Era come… come se mi toccasse attraverso i suoi occhi!
Non ho mai provato una sensazione così intensa in tutta la mia vita!"
Eleanor cercò di distogliere gli occhi, ma Tanya non glielo permise.
"Ti prego, Eleanor, credimi! Aveva un 'anima!
Hai parlato delle mie sensazioni… di ciò che riesco ad avvertire… bè… fidati di me…
Aveva un’anima!
Un'anima umana, e l’altro…"
"… l'altro…"
Sospirò.
"L'altro gli voleva bene…"
"Oh, Tanya…"
" Teneva alla sua vita più che alla propria.
Mi ha afferrata, e sapeva che avrei potuto vincerlo, ma non gli è importato…
Si sarebbe fatto uccidere per lui…"
"Tanyuska… " Eleanor scosse stancamente il capo. "Non so cosa pensare…
Il cuore mi dice di crederti, ma … un vampiro con l'anima…e un vampiro che prova amore…"
"Ma loro possono amare!" Esclamò Tanya. "Io lo so!
Loro possono amare tanto!
Lo so, lo sento!
Lo vedo nei loro occhi, con la sofferenza atroce che gli scoppia dentro quando uccido la creatura che amano!
Mi invade.
Mi soffoca.
Ed è un amore oscuro, mentre questo…
Questo no, Eleanor, te lo giuro!
Avrei voluto piangere per la purezza di questo amore…"
Eleanor sospirò, lasciandosi cadere sul divano.
E Tanya, istintivamente, si inginocchiò davanti a lei, cingendole le gambe con le braccia, e posando la testa sulle sue ginocchia.
"Non voglio deluderti, Eleanor…" Mormorò. "dimmi quello che devo fare e lo farò…"
L’altra allungò le mani, e dolcemente le accarezzò i capelli.
" Ciò… che mi dice il mio cervello… è che si tratta di un inganno… che dovresti ucciderli."
Voltò la testa, guardandola negli occhi, e grandi lacrime le annebbiavano la vista.
"Non posso…" Mormorò.
Eleanor strinse le labbra, e poi le afferrò il volto fra le mani, impulsivamente.
"E allora trovali, Tanya!" Esclamò. "Trovali e portali da me!
Perché se ti hanno ingannata, se stanno facendo… qualcosa perché tu creda in loro… per farti del male, troverò il modo di scoprirlo.
E gli strapperò il cuore dal petto.
*****
Era una bella sera, tersa e senza nubi, e loro camminavano fianco a fianco per la Galernaja Utitsa.
Parlando.
Non discutendo.
Non litigando.
Non polemizzando.
Solo parlando.
Non era veramente raro, se doveva essere sincero… bastava che Spike dimenticasse per una mezz’ora che era un demone spietato e crudele, o, meglio, che avrebbe dovuto esserlo.
E se riusciva a scordarsi di polemizzare per partito preso su ogni mosca che volava nell’aria di San Pietroburgo riusciva a diventare l’ascoltatore e il commentatore più straordinario che avesse mai incontrato.
Come Angel ormai aveva compreso da molto, molto tempo.
Dopo l’Inghilterra.
E durante gli anni spesi insieme.
Quando aveva capito che l’atteggiamento superficiale e irritante di Spike non era che una maschera per nascondere quello che non voleva essere… e, contemporaneamente, per salvarsi da pelle da lui…
Perché Spike aveva capito immediatamente che ciò che lui aveva odiato più al mondo, durante gli anni in cui non aveva avuto anima, era stato avere un rivale.
Assordato e accecato dal proprio enorme egocentrismo, non sopportava che potesse esistere qualcosa, o qualcuno, capace di fargli ombra, anche solo minimamente.
Al punto che era certo che se quel giorno, in Cina, la sua anima non fosse stata nel suo corpo, e Spike fosse riuscito a sconfiggere la Cacciatrice, lui, poi, lo avrebbe impalettato soltanto per questo.
Perché era qualcosa di più di un ragazzetto rissoso e sciocco.
Un’ ombra, forse, sul suo dominio assoluto.
Spike, tutto questo, lo aveva compreso.
Aveva compreso che l’unico modo per cavarsela era dargli esattamente ciò che lui voleva: un vampirotto che pensava solo a menare le mani, con il quoziente intellettivo di una pecora.
E così, per vent’anni, era andato in giro con qualcuno, e ora, da dieci, viveva insieme a una persona completamente diversa.
E non solo per l’umanità che si portava dentro.
Una persona arguta e intelligente, e un’incredibile ascoltatore.
Capace di apprezzare anche qualcosa che non avesse nulla a che fare con il sangue.
E di capirla.
Con cui parlare poteva essere rilassante e stimolante insieme.
Sempre che Spike scordasse per qualche minuto quant’era cattivo…
Come in quel momento.
"No." Esclamò il vampiro più giovane, le mani affondate nelle tasche del cappotto e un’espressione ispirata sul volto. "Chiariamo. Il balletto mi fa accapponare la pelle, ma la musica… wow… Wagner è grande!
Il teatro sembrava letteralmente tremare!"
"Anche Nijinskj era bravo…" Sorrise Angel. "dicono che la sua Sharazade abbia sconvolto Parigi, tre anni fa…"
"Sarà pure bravo, ma come fai a guardare sul palcoscenico quando c’è qual crescendo che ti assorda!
Puoi solo chiudere gli occhi, e lasciare che la musica ti entri nel corpo…"
"Anche perché" Lo provocò lui. "Non credo che avresti potuto goderti gran che dello spettacolo… appeso a testa in giù come un’enorme pipistrello!"
Spike fece una smorfia.
"Bè, chi diceva che dalle travi di sostegno del palcoscenico si sarebbe avuta una visuale migliore del teatro per controllare la presenza di eventuali attentatori…" Finse di pensarci su. " ah, si, lo stesso che è entrato dalla porta posteriore e si è annusato le quinte come un setter da caccia…"
"I setter sono inglesi…"
"… o l’equivalente irlandese… per assicurarsi che non ci fosse in giro un altro po’ di dinamite.
Tanto perché tu non potevi solo menare i terroristi che volevano piazzarla!
No!
Tu ti dovevi arruolare, e gratis, pure, nel servizio di sicurezza!"
"Di che ti lamenti?!" Chiese Angel divertito. "Non volevi andare a teatro?"
"Sorvolando sul fatto che era un altro il genere di spettacolo che intendevo allora… ti dirò che…potrà sembrarti incomprensibile…avrei preferito una poltrona in galleria… se non un palco… a delle scomode travi di legno che scricchiolavano sotto il peso di… indovina chi di noi due?!"
"Con quel partere in sala?
Siamo stati fortunati a trovare posto sulle travi!
C’erano tanti gioielli al collo delle donne presenti che si sarebbe potuto sfamare tutto l’impero!
L’imperatrice madre e le granduchesse ne erano ripiene!"
"E chi le ha guardate?
Te l’ho detto, amico mio, occhi chiusi e Wagner, Wagner, Wagner…
L’unica cosa che mi infastidiva erano tutti quei passi sotto di me…"
Angel lasciò che un lento sorriso gli salisse al volto, e allungò leggermente il passo, per impedire a Spike di vederlo.
Amico mio…
C’erano state persone, si, che lo avevano chiamato in quel modo, ma nessuna di loro era stata veramente sua amica.
Mentre Spike…
Già… Spike era suo amico?
Fino a pochi gionri prima non avrebbe saputo rispondere…
Fino a pochi giorni prima avrebbe detto che Spike era la persona con cui viveva da dieci anni.
Di cui si era assunto il compito di prendersi cura, di salvare… a cui da dieci anni stava facendo da padre…
Fino a qualche girono prima avrebbe detto di essersi affezionato a Spike.
Di volergli bene.
Di essere pronto ad uccidere ed essere ucciso per lui.
Di conoscerlo.
Di credere in lui...
Non più nella sua capacità di cambiare, ma in come lo aveva già fatto…
Ma non aveva mai pensato che Spike potesse sentire qualcosa per lui.
Qualcosa di diverso dal rispetto per una guida, per una figura stabile, da parte di qualcuno che, come Spike, evidentemente non era fatto per vivere da solo.
O dal piacere della sua compagnia.
Poi, era arrivata la Cacciatrice, con le sue parole.
E Spike si era gettato su di lei, senza aspettare.
Senza pensare.
Nonostante ne fosse rimasto affascinato fin dal primo istante.
Nonostante, forse, ne fosse innamorato.
Nonostante sapesse benissimo che era molto più forte.
Per lui.
Per Angel.
Per salvare la sua esistenza.
E lei aveva detto che teneva a lui più di quanto non tenesse a se stesso.
Aveva cercato di minimizzare, Spike, di gettare tutto sull’ovvio.
Non sapeva quanto quelle parole, e il suo gesto, lo avessero colpito.
Non sapeva che mai nessuno aveva tenuto a lui più che a se stesso.
Tranne, forse, un’adorabile bambina, tanti anni prima.
Che era stata il suo cuore.
E che lui aveva ucciso.
Se adesso avesse dovuto rispondere a quella domanda, se avesse dovuto dire se Spike era suo amico, molto probabilmente, avrebbe detto di no.
Perché, lentamente, senza che nemmeno se ne rendesse conto, era diventato di più, molto di più.
Allora, a Londra, aveva capito di comportarsi, con lui, come un padre.
Ora, aveva compreso che davvero Spike era diventato suo figlio.
"Sai, ho idea che Nijinskj non l’avrebbe presa bene se fossi sceso a dirgli di smettere di ballare perché ti impediva di sentire la musica!" Esclamò, casualmente.
"Tu che facevi tante storie… non mi pare che nessuno ti sia saltato addosso!"
"Eravamo su una trave!"
"E la prossima volta saremo in platea!"
"Spike…"
"Ehi…" Esclamò lui, sollevando le mani, in un gesto di difesa. "Un vero teatro, okay ?!
Una tragedia classica, magari!
Mi piace il teatro…"
Abbassò gli occhi, come se lo avesse imbarazzato fare quella rivelazione.
Angel fece per dirgli qualcosa, ma le parole gli si bloccarono sulle labbra, quando qualcosa di velocissimo e sottile piombò loro davanti.
Saltando, probabilmente, dal tetto del palazzo al loro fianco.
Saltarono entrambi, contemporaneamente, all’indietro, i loro sensi da vampiro immediatamente allertati, e nella mente di Angel l’inquietante consapevolezza che, se avesse voluto, il loro nemico avrebbe potuto non solo prenderli di sorpresa, ma attaccarli prima ancora che loro avessero avuto modo di reagire.
E fulminarli… con l’intensità dei suoi occhi grigi.
"Buonasera!" Esclamò la Cacciatrice, rimettendosi con grazia diritta. "Perdonatemi se vi ho presi di sorpresa."
Era vestita con il solito, lungo cappotto di lana e i guanti, ma questa volta la sua sciarpa era stretta attorno al collo, lasciandole scoperto il volto e i bellissimi capelli color del grano.
Sorrise.
Un sorriso bellissimo, di una dolcezza infinita.
Che faceva sembrare il suo volto ancor più luminoso.
"Figurati!" sbottò Spike al suo fianco. "Puoi farlo quando vuoi, tesoro, purché tu sia pronta a sopportarne le conseguenze!"
La ragazza sollevò le sopracciglia.
"Naturalmente…" Mormorò piano. Sembrava… sembrava in imbarazzo…
"Ci cercavi?" Chiese Angel. E la sua non era una domanda.
"Oh, si…" Mormorò lei, interrompendosi subito. "dovete… perdonarmi, se non parlo bene la vostra lingua, ma io… non sono una persona molto istruita…
Angel, dolcemente, rispose al suo sorriso. A vederli dall’esterno sarebbero sembrati più dei vecchi amici occupati in una conversazione che due vampiri e una Cacciatrice
"Parli perfettamente la nostra lingua." La rassicurò.
"Siamo noi a non avere ancora avuto tempo per approfondire la tua… "
"Volete che vi porti un tavolino e vi prepari del te?!" Scoppiò Spike, che pareva sul punto di eruttare fumo dalle orecchia. "O preferite andare in un caffè?!"
"Ho detto qualcosa che non va?" Chiese la Cacciatrice, accigliandosi ed aggrottando la fronte.
"Qualcosa che non va?!"
Spike di inclinò verso di lei, indicandosi le labbra con le dita.
"Segui il labiale, zucchero!
Tu- Cacciatrice- , noi- vampiri!
Insieme, a chiacchierare, sotto le stelle!"
"Ebbene?!"
Spike spalancò la bocca.
"Cerca di calmarti…" La rassicurò Angel.
Con il solo risultato di farlo scoppiate con ancor più foga.
"Ma ditemi chi vi rifornisce d’Oppio, che ne voglio anch’io!" Urlò.
La Cacciatrice si premette una mano sulla bocca, soffocando una risata.
"Mi sembra di sentire Eleanor!" Esclamò.
"Scusalo" Mormorò Angel.
Anche se non lo avesse conosciuto come invece lo conosceva avrebbe capito che il nervosismo di Spike non era dovuto solo al fatto di trovarsi faccia a faccia con cuna Cacciatrice.
Se fosse stata chiunque altro, e non lei, non sarebbe stato così su di giri.
"… è un po’ nervoso…
"Sono un po’… razionale!" Sbottò lui." Adesso passerete anche alle presentazioni!"
"Oh, si certo!" Esclamò la ragazza, allungando prontamente una mano. "Io sono Tanya … Tanya Nimikova…"
Passò gli occhi dall’uno all’altro, concentrandoli su Angel quando lui le prese gentilmente la mano.
"Io sono Angel e … " Spike sbuffò, girando su se stesso. "la ciminiera, lì, si chiama Spike…"
"Se dice che è lieta di conoscerci mi impaletto con uno dei tuoi pennelli!"
"Sono lieta…" Scandì lentamente la ragazza. "che il nostro secondo incontro sia più tranquillo del primo, e… " Continuò. "vorrei chiedervi, per cortesia, di seguirmi dalla mia Osservatrice."
" Ma che siamo matti?!" Esclamò Spike.
Angel gli lanciò un’occhiata.
"Perché vuole vederci?"
"Che te ne frega del perché?
Dille di no!"
"E’ rimasta molto colpita da ciò che le ho detto di voi… " Rispose Tanya quietamente, quasi fosse la cosa più normale del mondo. "e così vi vorrebbe incontrare…"
"Per capire…" Finì Angel per lei. "se possiamo costituire un pericolo…"
"Si."
"Bè.." S’intromise nuovamente Spike. "Problema risolto.
Noi non siamo pericolosi, siamo pericolosissimi!
E non siamo scemi!
Certo, come no, seguirti dalla tua Osservatrice, niente di più ovvio!
Per trovarci cosa?
Il Concilio al gran completo?
Una bella gabbia per studiare il vampiro con l’anima?
Croci, paletti e aglio?
Devi averci presi per due grandissimi idioti se pensi che…"
"Fai strada."
Se Spike avesse avuto un paletto al posto degli occhi, a quell’ora Angel sarebbe stato polvere.
Non ebbe il coraggio di guardarlo quando la Cacciatrice annuì, e si voltò, cominciando a camminare.
Conosceva benissimo l’espressione che aveva sulla faccia in quel momento.
E, del resto, anche se non l’avesse conosciuta, sarebbe bastato il tono della sua voce a dipingergliela in testa.
Più che arrabbiata, o irritata, sembrava addirittura… scandalizzata.
"Tu sei…sei il più grosso idiota sulla faccia della terra!" Sputò. "Così teso verso l’espiazione che metti il collo sotto l’ascia del carnefice!"
Davanti a loro, la Cacciatrice… Tanya… non si voltò, ma Angel era certo che li stesse ascoltando.
"Non sei costretto a venire…" Mormorò.
"E infatti non ci vengo!
Una cosa è essere idiota una volta e mettersi fra te e un paletto, ma questo… no!
Tu sei folle e io non ti seguo nella tua follia!"
"Va a casa, allora…" Gli rispose, voltando il capo per godere del meraviglioso spettacolo della Neva che, ghiacciata e illuminata dai lampioni, scendeva loro accanto. "Ci vediamo più tardi…"
"Non darmi ordini!" Scattò Spike. "Non sei il mio sire e non sei mio padre!"
Angel incassò, continuando a camminare.
Conosceva troppo bene Spike perché le sue parole potessero ferirlo.
Ormai sapeva quando erano dettate dall’ira o dalla foga del momento, e quando dal suo cuore.
Sembrarono colpire Spike, però, che ammutolì, scurendosi in volto e continuando a camminargli di fianco, in silenzio.
Per un secondo, Tanya si voltò verso di loro, la fronte aggrottata, e subito dopo fu la volta di Angel di guardare Spike.
Chinò la testa, e un sorriso gli salì alle labbra nel notare l’espressione corruciata del vampiro più giovane.
"A Londra non avete palazzi così…" Mormorò, sorridendo, mentre passavano di fianco al Palazzo d’inverno.
Spike guardò lui, e non la residenza imperiale, e sembrò immediatamente rilassarsi.
"Tutto fumo e niente arrosto!" Commentò. "E poi… detto da uno che abitava in mezzo ai pesci!"
"Già…"Angel rise, scuotendo la testa. Ma un attimo dopo si fermò, al seguito di Tanya, davanti a un grande palazzo che faceva angolo sulla Gorokhovaja Ul.
"Però…" Commentò Spike. "Si tratta bene, l’Osservatrice."
Tanya li guidò lungo le scale, in silenzio, fino al terzo piano, per poi trarre dalla tasca un piccolo mazzo di chiavi ed aprire la porta di un appartamento che si preannunciava molto elegante.
E, infatti, l’ingresso, che doveva fungere anche da soggiorno, era molto ampio, e arredato con estremo buon gusto.
"Eleanor…" Mormorò la Cacciatrice, entrando. "Ti ho portato le persone di cui ti ho parlato… "
Naturalmente, Angel e Spike rimasero fuori, bloccati dalla barriera invisibile che era una delle sole difese degli esseri umani contro quelli della loro genia, ma erano abbastanza vicini per vedere la donna che, all’ingresso di Tanya, si era voltata verso di loro, lasciando andare il lungo tendaggio verde che teneva fra le dita.
Non sembrava un’Osservatrice…o almeno non corrispondeva alla tipica immagine dell’Osservatrice.
Era giovane, sui trent’anni, con una morbida figura avvolta in un aderente abito di seta blu cupo e un volto da bambola di porcellana, con occhi vedi leggermente a mandorla, labbra perfettamente disegnate e un incarnato bianco e rosato, incorniciato da una massa di capelli neri, corti ed arricciati ai lato del collo.
Eppure, c’era qualcosa di estremamente forte in quel volto.
Quasi duro.
Qualcosa che tradiva una personalità molto complessa.
E che si specchiava in quegli occhi verdi che, Angel ne era certo, potevano essere dolci e gentili, ma che in quel momento li scrutavano da capo a piedi, freddi come ghiaccio.
In totale contrasto con l’espressione dolce della Cacciatrice.
Le andò incontro, prendendole le mani, e, ancora, quella donna continuò a guardare loro, e solo quando Tanya si volse, e quasi allegramente disse: "Prego, entrate." Si girò verso di lei, e, di scatto, ritrasse le mani dalle sue.
"Tanya !" Gridò. "hai invitato in casa nostra due vampiri!
Ma ti fai di oppio?!"
"Oh!" Esclamò Spike, avanzando con disinvoltura. "Finalmente! Qualcuno che è d’accordo con me!
Bella casa, complimenti!"
Angel scambiò una rapida occhiata con Tanya, prendendosi la fronte con la mano.
"Eleanor, per favore…" Mormorò tranquilla la Cacciatrice. " Non ti preoccupare.
Non ti faranno del male.
Non ne hanno nessuna intenzione e non ne hanno…" Aggrottò la fronte. " non sono pericolosi…"
"Di nuovo!" Scattò Spike, raddrizzandosi dalla vetrinetta che stava esaminando. "Io sono molto pericoloso!"
"Bè, ti conviene andare a fare il pericoloso fuori da qui!" Sputò la donna. "Io non vedo che un vampiro come tutti gli altri!"
"Voi ci avete fatto chiamare. " Disse finalmente Angel, entrando.
Tanya ne approfittò, avvicinandosi.
"E’ lui, Eleanor…" Disse. "lui ha un’anima…"
Spike mugugnò sonoramente e si accostò a sua volta, come per proteggerlo dallo sguardo pungente dell’Osservatrice.
"Non riesco a crederci…" Mormorò la donna.
"Annusalo!" Sputò il vampiro più giovane. "E’ così semplice!"
"Si, " Confermò Angel. "ho un’anima."
Deglutì.
Perché quella domanda gli dava quasi l’impressione di doversi scusare?
Di dover chiedere perdono perché stava sconvolgendo degli schemi che avevano millenni.
"Chiedi scusa!" Soffiò al suo fianco Spike, e Angel rimase quasi sconvolto da come sapeva leggergli dentro. "Caso mai la tua anima disturbasse troppo!"
"Spike" Mormorò lui. " per favore. Così non arriveremo da nessun parte…"
"E’ vero…" Rincarò Tanya ."credevo che volessi parlargli…"
Eleanor sospirò, scuotendo la testa.
"Hai ragione." Indicò con la mano una stanza al suo fianco." Andiamo di là."
Tanya si schiarì la gola, e la donna sospirò sonoramente.
"Che c’è?" Esclamò esasperata.
"Non… vi presentate?"
Spike ringhiò.
Eleanor sospirò di nuovo.
Angel aveva voglia di scoppiare a ridere.
Mentre Tanya fissava tutti con quegli occhi grigi che sembravano mettere a nudo i loro spiriti.
"Allora?" Ripeté.
Assurdamente, fu Spike a rompere l’empasse.
"Spike!" Sputò. "E non ho nessuna intenzione di dare la mano!"
Tanya gli lanciò un sorriso raggiante, e Angel vide un lampo attraversare gli occhi azzurri di lui.
Dopo di che, fu la volta dell’Osservatrice.
"Eleonor Arkwright Giles." Disse, molto controvoglia, sollevando orgogliosamente il mento.
"Angel…"Mormorò infine lui.
E gli occhi di Eleanor si dilatarono per la sorpresa.
Come aveva temuto.
Come sapeva benissimo avrebbero fatto.
Come sempre.
"… Angel…" Mormorò. "oh, mio Dio…Angelus!"
"No!" Scattò Spike, quasi con violenza. " Non Angelus!
Angel!
Angel!
Se fosse Angelus non saresti qui a quest’ ora!"
Angel si aspettò una reazione da parte dell’Osservatrice, e invece la donna si limitò a tacere per qualche istante, e a scambiare un lungo sguardo con la sua Cacciatrice..
Infine, tornò a voltarsi verso l’altra stanza.
"Seguitemi…" Mormorò. "per cortesia."
Lo studio della signora Arkwright Giles era una stanza ariosa e di un ‘eleganza sobria e, in un certo senso, tipicamente inglese, con mobili di legno scuro e lucido, una scrivania enorme, librerie su tre delle pareti e un divano con il sedile e lo schienale foderati di verde.
Parlava di serietà, di rigore e cultura, addolciti da un enorme mazzo di fiori in un vaso trasparente, su un tavolino accanto al divano.
Fiori rarissimi in Russia, in quella stagione, che parlavano a gran voce di Tanya.
"Dunque…" Esordì Eleanor, voltandosi a braccia conserte e affrontandolo. "un’anima!
Mi comprenderete se sono un po’ scettica!"
Angel rispose al suo sguardo.
"Spike ha ragione." Rispose. "Non devo scusarmi perché ho un ‘anima.
E non vedo come potrei provarvelo, se voi non volete crederci."
"Ne io" replicò la donna. "Vedo perché dovrei credervi ad occhi chiusi, esponendo il mio collo alle vostre zanne!"
"Se avessimo voluto," S’intromise Spike, ma lei non lo lasciò finire.
"Se aveste voluto" Scattò." Non avreste fatto in tempo nemmeno ad allungare una mano!
La mia Tanya vi avrebbe ridotti in polvere in meno di un minuto!"
Angel lanciò un’occhiata alla ragazza, che si era tolta il cappotto, e sedeva compostamente sul divano.
"Il punto è…" Disse. "Che non vogliamo.
Che voi ci crediate o no, Mrs. Giles, sono più di dieci anni che ne io ne Spike ci nutriamo del sangue di un essere umano . Ed è stata una libera scelta…" Sperò che Spike non contestasse, e, per fortuna, non lo fece. "Io ho un’anima.
Ed è la cosa più dolorosa che di possa immaginare per un vampiro.
Non uccido.
Non combatto gli esseri umani.
E non rappresento alcun pericolo per voi."
"Niente stragi.
Niente sangue.
Una vita piuttosto monotona, temo."
"Cerco di rendermi utile.
E anche di questo non credo di dovermi scusare."
Eleanor strinse leggermente le labbra.
"E lui?" Chiese, indicando Spike. "Niente sangue nemmeno lui?
Eppure Tanya non ha parlato di un‘anima…"
"Lui" Scandì piano Angel. "Sceglie di essere com’è giorno per giorno, ora per ora, e, si, lo fa senza avere un’anima.
Tiene a bada un demone, Mrs. Giles, e, credetemi, non è una cosa facile.
Ma c’è tanta umanità e volontà in lui che ci riesce.
Non tutti i vampiri, sapete, sono uguali."
La donna aprì le labbra, come per dire qualcosa, ma si bloccò, e gli occhi le corsero al divano, e, di nuovo, alla sua Cacciatrice.
La ragazza era là, seduta, con le mani strette l’una sull’altra, e li fissava con il volto percorso da un’espressione corrucciata, quasi stesse… pregando di qualcosa la sua Osservatrice.
Ala fine, quest’ultima sospirò.
"E va bene" Concesse. "non voglio dire di credervi ne tantomeno di fidarmi di voi, ma ammetto che possiate dire la verità.
Sarà tuttavia comprensibile" Fissò di nuovo Tanya. " se vi domanderò… com’è che vi ritrovate un’anima?!"
*****
Tanya incontrò gli occhi del vampiro biondo, e immediatamente abbassò i suoi, tornando per l’ennesima volta a fissarsi le mani.
Era strano… non aveva mai avuto esitazioni ad affrontare a testa alta i suoi nemici, e guardarli negli occhi mentre li combatteva, le era sempre sembrato quasi un obbligo per lei.
Una sorta di rispetto dovuto anche all’essere più sordido.
Tanya non avrebbe mai potuto uccidere qualcuno senza guardarlo negli occhi.
Senza accettare ciò che i suoi occhi esprimevano per lei.
Senza pagare il prezzo di odio, di dolore, e disprezzo, e disperazione che le trasmettevano.
Guardare in faccia il suo nemico… mentre lo combatteva, mentre lo uccideva… era la cosa più dolorosa e difficile della sua missione, ma era pure l’unica che non avesse mai neanche voluto riconsiderare…
Glielo doveva.
Lo doveva a qualunque mostro o creatura delle tenebre.
Gli doveva lealtà.
Gli doveva l’onestà di uno sguardo diretto.
E la consapevolezza, ben misera cosa in realtà, che sapeva ciò che stava facendo. Che non sarebbe scappata, che avrebbe accettato ogni minima conseguenza delle proprie azioni.
Tanya non aveva mai colpito qualcuno che non la stesse guardando, e non lo avrebbe mai fatto.
Anche se le avesse straziato il cuore, avrebbe affrontato i suoi occhi.
Come aveva affrontato quelli scuri di Angel.
Quelle pozze nocciola profonde come il tempo che le avevano rivelato in un solo istante la verità su di lui.
La verità sulla sua anima.
Eppure proprio lei non riusciva a tenere lo sguardo in quello dell’altro vampiro.
Era la seconda volta che lo scopriva a fissarla, e per la seconda volta aveva sottratto gli occhi ai suoi.
Evidentemente, la discussione che si stava svolgendo fra Eleanor e Angel, in bilico fra tensione e civiltà quasi forzata, era di una noia insopportabile per lui… e così non aveva niente di meglio da fare che guardare… Tanya!
E, del resto, era ovvio…
La storia del modo in cui Angel aveva riavuto la sua anima, la sua decisione di riscattarsi dal passato aiutando gli altri… e i racconti di ciò che facevano insieme… tutto ciò che per lei era così affascinante per Spike doveva solo essere l’ennesima ripetizione di qualcosa che sapeva già.
E mentre Tanya tratteneva a stento le lacrime al pensiero dell’atroce sofferenza che doveva aver rappresentato svegliarsi con i ricordi e le sensazioni di un sanguinario assassino, il vampiro più giovane non faceva che spostare gli occhi da loro due a lei… e Tanya non riusciva a guardarlo.
I suoi occhi la riempivano di inquietudine e di soggezione.
Per com’erano, e per ciò che volevano.
Perché erano chiari, taglienti come lame, acuti, e perché volevano lei.
Perché erano incuriositi da lei.
Volevano scrutarle dentro.
Volevano capirla.
Scrutarla
E c’era… ammirazione in quegli occhi, e questo la metteva a disagio.
Non che nessuno l’avesse mai trovata bella… ma gli sguardi con cui aveva avuto a che fare fino ad allora erano sempre stati diversi.
Erano stato sguardi pieni di vuota concupiscenza, e lei aveva saputo come reagire.
Aveva saputo come difendersi.
Anche se la ferivano.
Sempre.
Ma gli occhi di quell’uomo… le scavavano dentro.
In parte le ricordavano quelli di Eleanor… la prima volta che li aveva visti.
Sollevò gli occhi e lo trovò che fissava Angel, un’espressione spazientita sul volto.
Era come… se stesse annoiandosi terribilmente, ma non volesse lasciare il suo fianco.
Come se avesse paura che se lo avesse fatto Eleanor avrebbe potuto ferire il suo amico.
Era commovente.
Il legame fra quei due era molto più intenso di quanto loro stessi, probabilmente, non comprendessero ancora…
Era una forza, un’energia che li univa, così potente che Tanya riusciva quasi a toccarla… che la sentiva vibrare, fortissima, fra loro.
E che era esplosa, quasi, quando Spike, in uno scatto, si era lanciato su di lei.
E non c’era stato odio in lui, ne il desiderio di distruggere tipico in un demone, ma solo l’impulso primordiale di difendere qualcuno a cui voleva bene…
Si… non aveva mentito a Eleanor, né aveva esagerato.
C’era affetto fra quei due vampiri.
E non c’era nulla di oscuro in esso.
Era qualcosa che rischiarava il suo cuore e la faceva sorridere, anche in qual momento.
Lo sentì avvicinarsi, e sollevò istintivamente il volto.
Incontrando i suoi occhi.
Spike mostrava un’espressione insieme annoiata e divertita sul volto da ragazzo, reso irregolare dagli zigomi prominenti e da due sopracciglia diritte, perfettamente disegnate.
Un bel volto… e Tanya si chiese come dovesse essere quando era rilassato, quando dormiva, magari… e non c’era più quell’espressione predatoria a scolpirgli i lineamenti.
Abbassò nuovamente lo sguardo, imbarazzata dai suoi stessi pensieri, e si accorse di aver perso il filo di ciò che Angel ed Eleanor stavano dicendo.
Non … non le era mai successo in vita sua…
"Allora…" Esordì Spike, appoggiando una mano alla parete al suo fianco. "Tu sei Tanya…"
Lei alzò gli occhi solo per educazione.
"Si." Rispose.
"Solo Tanya? Niente … assurdi patronimici russi o cose del genere?"
"No.
Solo Tanya." Suo malgrado, sorrise. "Non si può avere un patronimico se non si sa chi è il proprio padre…"
Se le sue parole lo colpirono, non lo diede a vedere. Si limitò a sollevare le sopracciglia, e a inclinare leggermente il capo.
"Non si può avere neanche un cognome" Commentò. "se è per questo…"
"E’ vero.
Ma quello me lo hanno dato in… I-s-t-itu-to… si dice così?"
Lui sorrise, e a Tanya parve che il cuore le mancasse un battito.
Aveva uno splendido sorriso … e sarebbe stato ancora più bello se la sua purezza non fosse stata alterata da quell’espressione tanto costruita.
"Si, si dice così.
Angel aveva ragione. La tua pronuncia è ineccepibile…"
Voleva fare colpo su di lei.
Affascinarla.
Non sapeva perché, ma la cosa la deluse.
Non la irritò, né la fece arrabbiare, né la riempì di orrore, perché lui era un vampiro… ma solo… di una malinconica tristezza.
"Grazie." Mormorò piano.
Per qualche istante nessuno dei due parlò, e lei si chiese se Spike avesse notato la sua chiusura.
Ma evidentemente non doveva essere così, dal momento che, dopo qualche istante, lui ci riprovò di nuovo.
"E non hai mai pensato a chi possano essere i tuoi genitori?" Le chiese. "Non hai mai sognato, da bambina…
Voglio dire: i tuoi colori non sono tipicamente russi… non ti è mai capitato di pensare che potresti essere… una principessa… o il frutto dell’amore di un ufficiale dello zar e di una donna tedesca, o Ungherese…
Dopotutto…" Scandì piano le parole, e Tanya, sol malgrado, non riuscì a non guardarlo di nuovo, incuriosita. " ne hai l’aspetto…"
"Di una…Ungherese?" Domandò, esitante.
Il sorriso di Spike si accentuò.
"Della figlia dell’amore…"
Lo vide stupirsi quando lei strinse gli occhi.
Evidentemente era un ‘altra la reazione che si era aspettato.
Ma a Tanya non interessava ricevere complimenti pensati e studiati per sedurre.
I complimenti di una maschera.
"Le persone che venivano in Istituto." Mormorò fredda. "Usavano altri termini per definirci, e non faceva differenza che potessimo essere figli di re o di miseri contadini.
Quando sei nata e cresciuta in un orfanotrofio al centro della Siberia sei solo carne per chi ha un cognome che lo mette al di sopra di te!"
Stavolta fu lui ad adombrarsi, e per un attimo abbassò la maschera, quando mormorò: "Scusa.
Non volevo risvegliare dei brutti ricordi…"
Lei gi sorrise, rilassandosi un po’.
"Non sono brutti.
Non tutti.
C’erano sempre moltissime stelle, di notte, nel cielo… e di giorno…bè, non si può dire di aver visto la luce fino a che non si è in Siberia, con il sole che si riflette sulla neve.
Ti acceca, ti circonda… sembra di nuotare nella luce…"
Sorrise ancora, e per un attimo fu di nuovo lì… sulla strada che dall’Istituto portava in paese, quando allargava le braccia e respirava a fondo, lasciandosi circondare dalla luce.
Fino a che la voce di Spike non la strappò ai suoi ricordi.
"Sembra quasi che ti manchi…"
Lei lo fissò.
"E sembra che tu ne sia stupito."
"Che qualcuno possa sentire la mancanza di un buco al centro del nulla?!
Bè, francamente lo sono… "
Ma perché… perché una voce bella come la sua, così profonda ed intensa, doveva essere rovinata da un’inflessione così ironica?
"Col tuo potere potresti avere il mondo ai tuoi piedi… e non parlo…" Allungò una mano e le sfiorò la manica della camicetta. "Della tua forza…"
Tanya sollevò il mento, mentre il suo cuore, istintivamente, si chiudeva.
"Non mi interessa il mondo…" Rispose. "Io sono Russa.
Amo il mio paese.
E la mia missione."
"La tua missione…" Rincarò lui. "Potrebbe portarti molto lontano, un giorno…"
Tanya distolse gli occhi.
Faceva male anche solo pensarci.
"No…" Sussurrò." Io non lascerò mai la Russia…"
Si riscosse, e tornò a fissarlo.
"Perché stai parlando con me?" Chiese all’improvviso.
Spike parve stupito.
"Perché quei due sono di una noia soporifera?"
"Ma se Angel è così noioso perché vivi con lui?"
Si raddrizzò, Spike, e all’improvviso parve non essere più così interessato ad affascinarla.
"Non sono affari tuoi."
"E perché gli vuoi così bene?"
"Vuoi stare zitta?!" Lanciò uno sguardo ad Angel, ma quello sembrava ancora intento a parlare con Eleanor. "Io non gli" Abbassò la voce, finché non fu che un sussurro. "voglio bene…"
"Menti." Disse solo Tanya.
"E chi credi di essere per dirlo?"
Lei scosse le spalle.
"Soltanto io…"
"Oh!" Scosse una mano, allontanandosi di un passo. "Sei più noiosa di loro!"
"Sei tu che ti sei avvicinato…"
"Solo perché so già come finirà là, fra i due generali!"
"Ossia?"
Di nuovo, lui scosse le spalle.
"La tua Eleanor- non- toccatemi- che- mi- rompo- Giles ci farà la concessione di non aizzarci contro te per il solo fatto di esistere con la promessa di un paletto nel cuore al primo passo falso.
Angel la onorerà di uno dei suoi magnetici sguardi da orgoglio ferito- me- lo- merito- per- i- miei- peccati- però- mi- fa- arrabbiare- lo- stesso- e le proporrà il nostro aiuto contro le forze della notte.
Lei dirà che deve pensarci su, ma dopo qualche giorno, alla ventesima o trentesima volta che vi leviamo le castagne dal fuoco, deciderà che, forse, vale la pena di tentare…"
Suo malgrado, Tanya si ritrovò a sorridere.
"Sembri sicuro."
"Conosco i miei polli!" Lanciò un’occhiata critica ad Eleanor ed Angel. "Guardali là… Inghilterra contro Irlanda… non se ne verrà mai a capo!"
"Loro non devono combattere… e poi anche tu sei Inglese…"
"Io sono un demone, bellezza…"
Di nuovo quel tono… di nuovo il desiderio di ammaliarla.
"Non mi piacciono i complimenti…"Mormorò Tanya.
Lui sorrise.
"Non saresti una donna, se fosse vero…"
"Non sono una donna " Rispose lei, guardandolo, mentre stringeva febbrilmente le mani una nell’altra." Sono solo Tanya…"
Lui dilatò per un attimo gli occhi, ma prima che potesse aggiungere qualsiasi cosa furono raggiunti da Eleanor ed Angel, che sembravano studiarsi ancora a vicenda.
Immediatamente, Tanya si alzò, guardandoli.
"Devo riflettere sulla vostra proposta."Disse Eleanor, gelida. Ma Tanya la conosceva troppo bene per non capire che le parole del vampiro bruno l’avevano profondamente impressionata. "Nel frattempo non vi conviene darmi un motivo per dubitare di voi…"
Davanti a lei, Spike sollevò le sopracciglia, in una tipica espressione da te lo avevo detto… e Tanya non poté fare altro che distogliere gli occhi, per impedirgli di notare il suo divertimento.
"Ci vedremo in strada, dunque." Mormorò Angel calmo. "Fino ad allora…"
Eleanor chinò la testa, rispondendo al suo saluto.
E un attimo dopo Tanya li accompagnò alla porta.
E non le sembrava assurdo.
Non le era mai sembrato assurdo.
Si sentiva sollevata.
Quasi che il suo cuore fosse improvvisamente stato liberato da un peso enorme.
Eleanor era molto più esperta di lei, se… se aveva accettato una tregua con i due vampiri voleva dire che non si era sbagliata…che le sue sensazioni erano state giuste…
E che nessuno sarebbe stato ucciso per colpa sua…
Lasciò andare un sospiro, ed era così concentrata nel suo sollievo che non si accorse quasi che Spike si era voltato, e quando le prese una mano e si portò il suo polso alle labbra era già troppo tardi.
Vide i suoi occhi scintillare, e seppe che era ancora una tattica.
Eppure, non riuscì ad impedire al suo cuore di battere più forte, mentre ritraeva la mano, appoggiandosela al petto.
Spike fece un passo fuori dalla porta, sul pianerottolo, continuando a guardarla, mentre Angel sembrava avere la ferma intenzione di abbrustolirlo con i suoi occhi scuri.
"Arrivederci…" Mormorò. E dopo un attimo un sospiro seguì alle sue parole. "Io… non so che cosa dire!"
Tanya gli sorrise.
"A presto." Rispose semplicemente.
Li vide voltarsi quasi insieme, e ancora insieme scendere le scale, mentre lei li osservava, appoggiata allo stipite .
Sospirando a sua volta.
Stava quasi per rientrare in casa quando sentì un rumore secco risuonare dalla tromba delle scale…
Qualcosa che somigliava molto ad uno… scappellotto!
"Ohu!" Esclamò Spike dal piano di sotto. "Ma ti sei ammattito?!"
"Sta zitto!" Ringhiò Angel. "O giuro che stavolta me la paghi!"
"Ma che ho fatto?!"
"Che hai fatto? Io mi sgolo per convincere la… signora… Giles, che la città è abbastanza grande per lei e per noi, e tu che fai?
Corteggi la Cacciatrice!"
"Non sembravi fare molto caso a noi!
Che hai, due paia di occhi?!"
"Ti ho detto di stare zitto!"
"E poi non la corteggiavo!"
"Zitto!"
"Facevamo solo quattro chiacchiere!"
"Zitto!"
"Mi annoiavo!"
"Zitto!"
"Angel…"
"Ho detto zitto!"
"non mi ha neanche guardato!"
"Fuori, avanti, sbrigati!"
Sentì la porta sbattere, e non riuscì a trattenere un piccolo sorriso.
Era così felice di non essersi sbagliata…
Era così felice di essersi fermata, qualche giorno prima.
Di aver seguito il suo cuore…
Quello stesso cuore che era stato immediatamente colpito… trafitto… dai due uomini, dal mistero che gli vibrava attorno.
E dal loro affetto.
Quello stesso cuore che in quel momento le stava dicendo che la sua vita, da quell’incontro, sarebbe stata irrimediabilmente sconvolta.
*****
Los Angeles, 2001
"Ero un'idiota Kate" Sbottò Spike.
La donna inarcò le sopracciglia, e lui si strinse nelle spalle.
"Lo ero davvero... credevo che lei fosse come tutte le altre...credevo che bastasse sfoderare il mio fascino..." Rise, e per quanto ci provasse non riuscì a nascondere la malinconia, la tenerezza... l'amore che quei ricordi evocavano in lu. Era sicuro che persino Kate, che lo guardava incuriosita, se ne stesse rendendo conto.
"Mi sbagliavo..." Disse dopo qualche istante, "Clamorosamente..."
Appoggiò la schiena contro la spalliera della poltrona, ed il suo sguardo si fissò per qualche istante sulla finestra, sulla luce della luna che filtrava attraverso le tende.
Strinse gli occhi, mentre parlava lentamente, rivivendo ogni parola, ogni immagine, quasi come se il tempo non fosse passato.
"Tanya pensava che quello fosse solo l'inizio" Sorrise dolcemente. "Come al solito aveva ragione.
L'incontro con lei ci cambiò la vita..." Si voltò a guardarla, e continuò. "Lei ci cambiò la vita".
TBC,
Siren*
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| **Siren** (no login) | 5 - Addio Alla MascheraNo score for this post | October 27 2004, 6:38 PM |
Summary: spike nn ha idea d come gestire i suoi sentimenti per l'incredibile Tanya. ci penseranno un terribile incidente ed una paura ancora più grande a dargli una mano, con quei sentimenti...
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San Pietroburgo, 1911, Primavera
Angel aveva creduto che il minuscolo ricovero in cui la madre di Spike lavorava fosse un posto squallido, ma adesso gli sembrava una reggia, confrontato a quello .
Ricavato da una fabbrica abbandonata, e ripulito alla meglio, l’ istituto ospitava un ‘enorme numero di bambini abbandonati, ammalati o resi invalidi dal lavoro nelle fabbriche.
Piccoli fantasmi che sapevano di medicine e che non avevano avuto la fortuna di trovare posto in una delle tante istituzioni benefiche patrocinate dalla chiesa ortodossa o dalle grandi famiglie di Russia.
Occhi enormi su volti scavati, capelli rasati per non diffondere le epidemie, sguardi che scrutavano Angel e sembravano chiedergli chi fosse.
Cosa nascondesse la sua maschera umana.
E se non avesse pietà anche il suo demone per le loro piccole vite spente.
E lui non riusciva a fare altro che restare lì, appoggiato alla porta della stanza, mentre il cuore gli si stringeva in una morsa.
E si chiedeva quando avrebbe visto abbastanza sofferenza da non esserne più così colpito.
Quel luogo era così saturo di dolore… così grondante di lacrime.
Erano nelle pareti, nell’aria, nella polvere che volteggiava leggera, nell’odore di sangue e medicine
Erano ovunque.
Eppure, in quel momento, in quello stesso posto, qualcuno rideva
E le sue risa vibravano nell'aria, cancellando per un istante quel tanfo terribile… e quello disgustoso dei demoni… di creature come lui… tanto abbiette da entrare in quel luogo di dolore per procurarsi facilmente il cibo che non riuscivano a cacciare.
Ma questo era stato un tempo…
Prima che arrivasse lei.
E da allora i demoni temevano quel luogo.
Tanya sollevò il bambino fra le braccia, lo lasciò andare e poi lo afferrò al volto, e lui rise, stringendosi al suo petto, mentre lei lo rimetteva a terra.
"Io! Io!" Esclamarono gli altri, praticamente tutti quelli che potevano alzarsi dai letti, e che in quel momento formavano un cerchio stretto attorno alla ragazza.
"No, no…" Rispose lei, sollevando nella mano una bottiglietta di vetro scuro. " prima lo sciroppo, poi il volo…
Avanti, vediamo chi di voi ha voglia di essere il prossimo…"
"Mi fai arrivare al soffitto, Tanyuska!" Strillò una bambina, attaccandosi alla sua lunga gonna- pantalone.
"Assolutamente si, se prendi la medicina!"
La bambina emise un grosso sospiro, ma si lasciò imboccare, lanciandosi poi fra le braccia di lei, che la baciò sul viso più volte, prima di alzarla in alto.
Era così magra… sembrava più un uccellino che una bambina…
"Non capisco come faccia ad avere tante energie…" Mugugnò Spike, appena dietro di lui." Ma non si stanca mai?!"
Angel gli lanciò uno sguardo, ma come sospettava fu completamente inutile.
Gli occhi di Spike erano solo per Tanya.
Come sempre, del resto.
Sospirò.
Ormai, urgeva che gli parlasse, e gli parlasse seriamente…
"E' giovane,"Rispose. " e ha un enorme surplus di amore da distribuire…. "
"Il che" Sbottò lui. " la esime dal bisogno di dormire?!" Gli sembrò quasi che ringhiasse quando continuò." Non riesco a capirla!
Proprio non posso!"
"Anche tua madre aiutava in un ospizio…"
"Mia madre non aveva altro da fare!
Questa… questa è la Cacciatrice!
Dico io: vuoi aiutare il prossimo?
Fallo!
Sei la Cacciatrice, be caccia!
Trova i vampiri, ammazzali, cos’ è questo… consumarsi… dietro a tutti i derelitti di San Pietroburgo?!
E quando non sono bambini sono mendicanti, o invalidi, o malati… e tutte le notti , di nuovo, a pattugliare!
Arriverò il giorno che sarà così stanca che qualcuno le calerà alle spalle, e lei non se ne accorgerà nemmeno!"
Un pigro sorriso sfiorò gentilmente le labbra di Angel.
"Hai mai visto Tanya impreparata ad un attacco?"
Spike mugugnò.
"Se fosse così semplice il generale Giles non ci avrebbe spediti qui a prenderla!"
"Non ci ha spediti a prenderla…
"Noo!
Ci ha detto solo dov'era, e che se volevamo fare la ronda insieme "potevamo" passare di qui!
E' molto diverso!
Ammettilo, Angel, nemmeno lei riesce a capirla!
Nessuno potrebbe mai farlo!"
Aveva alzato il tono della voce, e così non fu sorpreso quando Tanya sollevò il viso, e gli sorrise dolcemente.
"Vengo subito…" Mormorò.
Al che si alzò un piccolo coro di proteste concitate da parte dei bambini, a cui lei rispose sollevandone uno e facendolo saltare fra le sue braccia.
Di nuovo, Angel si voltò verso Spike.
Di nuovo, lo trovò che fissava la ragazza.
E stavolta non c'era traccia di scherno nella sua espressione.
La fissava con un 'intensità che ormai era quasi rabbia.
Spike amava Tanya.
Lo vedeva, lo sentiva, lo percepiva nell'aria.
E ne era spaventato.
Quasi come Spike.
E per lo stesso motivo.
Perché Spike non sapeva gestire i suoi sentimenti per Tanya.
Non aveva mai provato nulla di simile.
E non voleva provarlo.
Lei era la Cacciatrice, era umana, era il suo nemico naturale.
Il suo cuore si stava opponendo a tutte le leggi della terra, gridando così per lei.
Spike lo sapeva, e la sua natura si ribellava.
Esattamente come si era opposta all'idea di non uccidere.
E lo faceva tanto più quanto sentiva che l'amore per Tanya era qualcosa di molto diverso da qualunque cosa lui avesse mai provato per nessun 'altra…
Perché era lei ad essere molto diversa da qualunque altra creatura lui avesse mai conosciuto… da qualunque altra creatura sulla faccia della terra.
Tanya era innocente, e allegra, e fragile, e forte come il suo paese…
Era come un arcobaleno… e bianca come la luce…
Chiunque avrebbe avuto dei problemi a rapportarsi con lei.
A maggior ragione Spike…
Che non voleva amarla e contemporaneamente non riusciva ad impedirsi di guardarla, di toccarla, di parlarle ad ogni occasione.
Che aveva cercato disperatamente di attirare la sua attenzione dalla prima volta che l'aveva vista.
E, dalla prima volta, aveva miseramente fallito.
Angel sospirò.
Si.
Doveva parlare con lui.
Anche se non aveva idea di cosa mai potesse dirgli.
Dopotutto… lui non era mai stato innamorato in vita sua…
Si riscosse dai suoi pensieri quando Tanya, finalmente , venne loro incontro, seguita da un codazzo di bambini.
Sorridendo.
Come sempre.
"Scusate veramente!" Esclamò." Ma se non gliela do io la medicina va a finire che nemmeno la prendono!"
Angel le sorrise a sua volta.
"Non c'è niente di cui scusarti.
Sei bravissima…"
Lei scosse le spalle.
"Abitudine.
Lo facevo anche a casa…"
Casa…
Tanya era l'unica creatura al mondo che avrebbe mai potuto chiamare casa un buco nel nulla bianco della Siberia.
"Forza" Incitò i bambini." Tutti a dormire ora.
Ci vediamo domani!"
"Buonanotte Taniuska!" Risposero, quasi in coro, ritornando ai loro letti.
Angel sorrise ancora, un fioto caldo di tenerezza nel cuore, mentre li vedeva andare.
"Ti piacciono i piccini…" Mormorò Tanya. " perché non provi a darmi una mano , se ti va?"
Sentì Spike digrignare i denti, e allontanarsi, come se non sopportasse più di stare in quella stanza.
"Si…" Borbottò. " aiutiamo anche i bambini, ora!"
Quando Tanya era vicina qual ragazzo diventava anche più isterico del solito.
"No…" Rispose, imbarazzato, ricordando la sensazione che aveva provato quando aveva portato fra le braccia il piccolo James, dieci anni prima, così fragile e debole che avrebbe potuto ucciderlo in un solo istante." Veramente io avrei… paura…"
"Di fargli male?" Finì per lui Tanya, un po’ sorpresa.
Ma un attimo dopo gli prese il braccio e lo accompagnò verso l'uscita.
"Ti comprendo… anche io avevo la stessa identica paura quando sono stata attivata… me ne stavo per ore in giardino, contro la ringhiera, in un punto in cui non riuscivano mai a trovarmi, per paura che se solo avessi dato la mano a qualcuno gli avrei fatto del male…"
Sorrise ancora, e Angel le rispose.
Non era mai in imbarazzo con Tanya.
Mai.
Ed era una cosa che molto raramente provava con gli esseri umani.
Ma lei non era come gli altri esseri umani…
Lei era … Tanya…
"Vorrà dire…" Mormorò. " che proverò ad avvicinarmi… se tu mi sarai accanto."
"Contaci. E…
Angel…"
"Si?"
"Sono tanto felice di aver visto la tua anima…"
"E io… " Rispose lui piano. " sono lieto che tu l'abbia fatto."
"Ecco!" S'intromise Spike, che li aspettava all'ingresso. " Visto che siete tutti felici, rendete felice anche me, ed usciamo da qui!
Avete idea di cosa significhi tutto quest'odore di sangue e sofferenza per un demone senz'anima?!"
Angel fece per rispondere, ma fu Tanya a farlo per lui.
"Hai ragione… " Mormorò. " scusa… vado a prendere il cappotto e…"
"Lascia perdere… " Mugugnò Spike, alzando il braccio per mostrare ciò che vi teneva sopra." L'ho già preso io…"
Tanya si avvicinò di qualche passo, e tese una mano, mormorando un "Grazie" a fior di labbra, ma Spike la aggirò, e sollevando il cappotto glielo tenne perché lei lo infilasse.
La ragazza esitò solo per un momento, e poi lasciò che l'aiutasse a metterlo, voltandosi di poco per guardarlo.
E i loro visi furono così vicini che Angel pensò che l’ avrebbe baciata…
Persino da lì poteva vedere le mani di lui, quelle stesse mani che avevano torturato e straziato, tremare leggermente quando le sfiorò i capelli.
E si ritrovò a chiedersi con struggente malinconia come dovesse essere amare così tanto qualcuno…
Abbassò gli occhi.
Lui no meritava di amare qualcuno.
Nè di essere amato.
E mai lo avrebbe più meritato.
Sentì il cuore di Tanya aumentare leggermente il proprio battito prima che lei si scostasse da Spike e li guidasse fuori, passandosi senza parlare le mani fra i capelli.
"Non c'è bisogno…" Sussurrò appena uscirono. " che veniate a prendermi, se vi da noia…
So che è Eleonor a chiedervelo, ma lei si preoccupa troppo… dopotutto, prima che vi incontrassi , avevo sempre fatto da sola…
Ci possiamo trovare direttamente in strada…"
"Ma non ti viene mai in mente…" Le chiese Spike, che, come sempre, le si era affiancato, mentre Angel restava leggermente discosto, dietro di loro. " che il generale Inverno possa avere ragione?"
Tanya lo guardò e sorrise.
"Ma lei ha ragione… solo che io non posso fare altrimenti."
"Non puoi o non vuoi?"
Tanya sospirò.
"Non posso.
Veramente.
Mi sentirei così… sporca, a restare a casa, mentre fuori c'è qualcuno che sta male…"
"Restare a casa non è proprio il termine che userei io!"
"Avrò fatto questa conversazione mille volte!"
"Ripetiti!"
Perché poi quella ragazza stesse perdendo tempo a spiegare le ragioni della sua vita a due vampiri… quello veramente sarebbe stato incomprensibile … se lei non fosse stata Tanya!
"Spike… " Sospirò lei. " ti assicuro che sarò la prima a ridimensionare me stessa quando mi accorgerò di non fare più bene il mio dovere.
Quando capirò di essere troppo stanca, o troppo distratta per… oh…."
Angel l'aveva vista mettere un piede in fallo, ma prima che avesse potuto avvisarla lei era già scivolata, e Spike l'aveva afferrata per la vita
Ecco.
Un 'altra contraddizione di Tanya.
In tutto il tempo che avevano passato insieme non aveva mai visto un demone o un qualunque nemico riuscire ad avvicinarlesi abbastanza da compirla, ma fuori dalla sua "veste" di Cacciatrice pareva quasi che alcuni dei suoi poteri, quelli fisici almeno, scomparissero del tutto.
Spike la rimise in piedi, ma continuò a tenerla, fissandola negli occhi, che , per via della sua altezza, erano al livello dei suoi.
E lei rimase per qualche istante appoggiata al suo petto.
"G… grazie… " Mormorò piano, e lui scosse la testa.
Continuando a guardarla.
Con una tale intensità da metterla in imbarazzo.
"Puoi lasciarmi, ora… " Sussurrò.
Per tutta risposta, un sorriso cattivo piegò in una curva le labbra di lui.
"Hai paura di me, dolcezza?"
Lei reclinò il capo, leggermente.
"No… non ho mai avuto paura di te…"
"E allora perché ti batte tanto il cuore?"
Tanya arrossì, nonostante l'aria fredda della strada.
"Perché mi metti in imbarazzo…"
"Per così poco?
Cosa faresti se ti dessi un bacio?"
"Io… "Tanya esitò. " credo che ti stenderei…"
"Solo?
Non mi ridurresti in polvere?"
"Per un bacio… non penso che sarebbe giusto…"
Di nuovo, Spike sogghignò.
"Dipende dal bacio…"
Angel vide Tanya spalancare la bocca, il che poteva rivelarsi molto, molto pericoloso.
Quindi si schiarì la gola, prima che Spike potesse fare qualcosa per cui lui, dopo, lo avrebbe fatto pentire.
"Che cosa vuoi?" Ringhiò il vampiro più giovane." Non vedi che ho da fare?!"
Perfetto, Spike, complimenti!
E' la cosa più sbagliata che potessi dire!
Immediatamente, Tanya si divincolò dalle sue braccia, e gli lanciò uno sguardo di ghiaccio, prima di ricominciare a camminare.
"Stai scappando, dolcezza!" Esclamò Spike, seguendola immediatamente." Devo essere veramente terribile per farti così spavento!"
Tanya non lo guardò.
"Inizio davvero a credere che tu lo sia!"
"Per un bacio?"
Tanya sospirò.
"Non mi hai baciata, Spike."
"Ma avrei potuto…"
"Sinceramente, non ne sarei così sicura…"
"Ah, no?"
Le saltellò di fianco, il suo solito sorriso spavaldo dipinto sul volto.
E lei, come sempre, lo ignorò.
Seguendoli in silenzio, Angel lasciò andare un sospiro.
Ecco.
Erano alle solite.
Sei mesi e non una volta che, in un modo o nell' altro, non si fosse ripetuta la stessa storia.
Incontravano Tanya, pattugliavano insieme le strade di San Pietroburgo, Spike cominciava a ronzarle attorno come uno sciame di komari, e lei si chiudeva nel suo guscio.
Se andava bene incontravano qualche demone disposto a farsi ammazzare, altrimenti era costretto a sorbirsi quella storia per tutto il tempo.
A serio rischio della sua sanità mentale.
Ma era mai possibile che Spike non facesse altro che ripetere lo stesso errore?
Non si accorgeva che più cercava di far colpo su di lei e più Tanya si allontanava?
E non si accorgeva di quanto lei soffrisse per questo suo atteggiamento?
Sospirò.
Quasi rimpiangeva i tempi in cui Eleonor era così diffidente nei loro confronti da seguirli ogni notte.
Almeno allora la ragazza era stata tanto preoccupata per la sua Osservatrice da non dare retta a Spike, e lui, ancora, non si era spinto a corteggiarla sotto gli occhi di Eleonor… ancora!
Mentre Angel… be, naturalmente era come se non esistesse, come se fosse una… parte del paesaggio!
Il vero problema era che quei due ragazzi stavano entrambi male!
Lei si chiudeva in se e prendeva il sorriso, e lui , dopo, era così nervoso che pareva tornare ai tempi della Cina!
Ancora una volta si disse che doveva palargli … eppure, non voleva diventare invadente, e poi, di nuovo, si sentiva spaesato, incerto.
Liam Malhaide aveva avuto molte donne, ma non ne aveva mai amata nessuna, e lui, Angel, non aveva mai provato nulla di vagamente simile a ciò che univa Spike a Tanya… come poteva, dunque, parlargli d’amore, se non era mai stato innamorato?
*****
Los Angeles, 2001
"Ti parlò, dopo?" chiese Kate.
Davanti a lei, Spike sorrise pigramente.
"Oh, si… e pareva che gli stessero cavando i denti dalla bocca!
Sarei scoppiato a ridere se la cosa non fosse stata così seria.
Lo fece dopo che riaccompagnammo Tanya dalla ronda…mentre tornavamo a casa…"
Kate si passò le dita su una gamba, con fare casuale.
"Spike…"
"Mm…" Mugugnò lui.
"Avevate una casa a San Pietroburgo?"
Spike aggrottò la fronte, come se non comprendesse affatto la pertinenza della sua domanda.
"Certo!
Dove credevi che dormissimo?
Avevamo una bella casa nella Petrogradskaja, la parte antica della città, in una palazzo a due piani, in stile decò.
Un bel posto, perché?"
Kate si schiarì la gola.
" Niente… mi chiedevo solo… dove avete preso i soldi?!"
Le sopraciglia di Spike schizzarono verso l’alto, mentre un ‘espressione serissimi gli si dipingeva in volto.
"Li abbiamo rubai." Rispose.
Kate deglutì.
E aspettò che le dicesse che scherzava.
Perché … doveva stare scherzando…
Certo… non che rubare fosse peggio che uccidere, però… però doveva scherzare!
Tuttavia… Spike non parlava.
Continuava a guardarla.
Serissimo.
E non le diceva che scherzava!
Alla fine, scoppiò.
"Non ci credo neanche se me lo metti per iscritto!"
" E fai male!" Sibilò Spike." Perché è esattamente così.
Abbiamo rubato più denaro di quanto tu riesca a immaginare, proprio all’inizio della nostra avventura.
Ma ti assicuro che il proprietario non può più reclamare!"
"Il che… " Mormorò Kate." Mi dovrebbe rincuorare?"
Spike sogghignò.
"Oh, non dispiacerti per lui, Kate.
E’ il più grosso bastardo che tu possa immaginare!"
"E’… era…"
"Oh, no. Lo è ancora."
*****
Londra,1901
Angel sollevò gli occhi a guardare Spike.
Comprendeva il suo punto di vista, ma francamente avrebbe preferito che lo avesse preso a pugni
"Senti qua, occhioni malinconici!"Esclamò il vampiro più giovane." Eravamo d’accordo di lasciare l’Inghilterra!"
"Si.. certo."
"Si?
E come?
A nuoto?
O su un ‘altra bagnarola come quella con cui siamo venuti dalla Cina?
Nella stiva a mangiare sorci?!
Era questa la tua intenzione?
E una volta sbarcati?
A mendicare per la strada perché tu hai democraticamente deciso che non si ammazza e no si depreda?"
Sospirò.
"Io l’ho fatto…"
"Io no!"Gridò l’altro." E non ho intenzione di cominciare adesso!
L’hai vista casa mia!
Avevo una bella vita comoda quando ero quel deficiente di William e adesso dovrei strisciare in strada!
Neanche se mi costringi con la forza!
Vuoi che percorra la via della redenzione?
Bè, io voglio percorrerla in transatlantico!"
"Spike…"
"Angelus, io non ci torno a magiare topi!"
Strinse gli occhi, imprecando fra se.
"Angel!"Scattò." Angel, lo so bene!"
"Non importa…"Mormorò lui, alzandosi con un sospiro.
"E adesso che fai, ti impaletti perché ho sbagliato un nome?!"
"Volevi andare in banca... "
Spike aggrottò la fronte.
"No… fami capire… hai ceduto dopo solo due ore di lotta?!
Cos’è, non avrai la febbre?"
Angel si infilò il cappotto, lentamente.
"Hai ragione tu." Ammise." Non posso costringerti ad altre privazioni…"
" E se faccessimo che invece posso ammazzare e viviamo nelle fogne?!"
Angel sollevò gli occhi, e gli riuscì uno sguardo molto, molto severo, anche se sapeva bene che Spike non diceva sul serio.
"Ehi!"Esclamò l’altro. " scherzavo!"
Spike inclinò la testa, sbirciando il suo volto scuro mentre uscivano di casa.
"E dai! Non ti ho mica chiesto di scannare il tuo migliore amico!
Pensa alla faccia che farà Darla quando si troverà i fondi esauriti!"
Angel sollevò il volto, fissando le stelle in cielo, prima di mormorare:
"Veramente Darla non può accadere a quei fondi…"
"Che cosa?" Strillò Spike, così forte che ogni persona in strada si voltò verso di loro.
Angel si strinse nuovamente nelle spalle.
"Usai i documenti di un uomo che avevo ucciso, e poi ne feci fare una copia e la nascosi in città nel caso avessi perso l’originale… però… non disposi mai nessun accesso per Darla…"
"Cioè… " Ripetè Spike allibito. " Si sono ritrovate in Cina… senza il becco di un quattrino!"
" Non proprio senza il becco di un quattrino… però con molto meno di quanto Darla non pensasse."
Spike scoppiò a ridere, gettando la testa all’indietro.
"Di, Angel, lo sai che eri proprio un mostro!"
*****
Los Angeles, 2001
"E c’era molto denaro in quella banca?"
Spike sogghignò.
" Un secolo di orrori che Angelus teneva ben al sicuro nella Banca di Inghilterra.
Si, Kate, credimi.
Molto, molto denaro.
E Angel non voleva neanche toccarlo!
Dico io se di può essere più idioti!"
"Comunque, alla fine, lo prese."
"Tecnicamente, visto che a Angel piacciono le minuzie, lo presi io… tecnicamente mi ci buttai sopra prima che cambiasse idea!"
"E non avete mai pensato di lavorare?!"
"Come no!" Esclamò Spike." Di giorno e diventare polvere o di notte e non salvare i disperati?
Ecco, questa è una cosa che Angel aveva in comune con Tanya: non ha mai voluto capire che non può fare tutto, salvare tutti e aiutare tutti!"
"E tu?"
"Mm…" Mugugnò lui. " io sono ottant’ani che lavoro…
ma questo cominciò dopo…
… dopo la Russia."
*****
San Pietroburgo, Primavera 1912
Le notti sembravano essere diventate brevi, troppo brevi per Spike.
Le ore sembravano scorrere velocemente, più velocemente del normale.
Il tempo per lui era diventato un concetto relativo da quando era stato vampirizzato, anni erano passati senza che se ne accorgesse, e tutto era rimasto immutato.
Quella era l'eternità....o così aveva creduto.
Eppure, da quando aveva conosciuto Tanya, il tempo sembrava aver accelerato il suo corso.
Le ore che passava al suo fianco erano sempre troppo corte, e si ritrovava a volerne di più... a pensare, in alcuni momenti, che l'eternità stessa gli sarebbe sembrata un lasso di tempo troppo breve da passare con la ragazza.
Inutile dire che ringhiava poi per una mezz'ora buona dopo quel pensiero.
Sembrava quasi che ringhiare fosse l'unica cosa che gli riuscisse ancora bene, negli ultimi mesi.
La frustrazione, la rabbia per il comportamento di Tanya lo stavano facendo impazzire.
Stare accanto a lei, giorno dopo giorno, guardarla combattere, osservarla mentre si prendeva cura di tutti I derelitti di S.Pietroburgo, mentre il sorriso, quel suo bellissimo sorriso solare, non le lasciava mai il volto, lo riempiva di frustrazione, di rabbia....e di amore.
Era furioso con lei, per essere entrata nella sua vita ed averla sconvolta. Era furioso con lei, per il fatto che lo ignorasse. Era furioso con lei perché era bella, troppo bella...tanto bella che guardarla gli faceva male agli occhi, al cuore. Era furioso per la sua voce, per le sue parole, piene di una saggezza che mai aveva riscontrato in altri esseri umani...o vampiri, fatta forse eccezione per Angel.
Era furioso con lei perché amarla era la cosa più folle che sarebbe potuta capitargli...ma non riusciva a smettere di farlo.
Ogni giorno si ripeteva che doveva piantarla di agire come un ragazzino idiota, come *il* ragazzino idiota che era stato in vita, e comportarsi se non da demone, almeno da uomo...
Ogni giorno si ripeteva che doveva dimenticarla, che doveva ignorarla, che doveva farsi crescere finalmente gli attributi, persi probabilmente da qualche parte in Europa, e dare un taglio netto a quella follia.
Ma poi la vedeva...e tutti I suoi buoni propositi, i suoi razionalissimi discorsi finivano nel dimenticatoio non appena i loro sguardi si incrociavano, non appena lei gli sorrideva...ed allora ricominciava tutto da capo: la voglia di starle vicino, sempre più vicino, la necessità quasi fisica di toccare la sua pelle...la voglia di fare colpo su di lei...
...e quella morsa allo stomaco, quando poi, dopo le loro ricognizioni, l’ accompagnavano a casa, e lui si rendeva conto che ore sarebbero dovute passare fino al giorno dopo.
"Siamo arrivati" Disse Angel, interrompendo il corso dei suoi pensieri.
"Acuto..." Borbottò Spike, cercando di non guardare Tanya, che si stava avvicinando alla porta, e fallendo miseramente, come suo solito.
"Buona notte Angel, Spike..." Mormorò Tanya sorridendo loro.
"Buona notte Tanya" Rispose Angel.
Spike si limitò a sollevare una mano per salutarla, e Tanya fece lo stesso.
Poi, incapace di resistere alla tentazione, le sorrise, mentre si sentiva la più grossa mammoletta sulla faccia della Terra, per il fatto che già lei gli mancasse...e Tanya era appena entrata in casa…
Sentiva I suoi passi salire le scale.
Quanto era passato, un minuto?
Ecco...quella era un'eternità.
Sei patetico, Spike...sei senza speranza... Commentò una vocina dentro di lui, e Spike sbuffò, voltandosi poi verso Angel, che lo guardava, una strana espressione dipinta sul volto.
"Alziamo le tende?" Domandò.
Angel si limitò ad annuire, e Spike scrollò le spalle, e, mentre infilava le mani nelle tasche del cappotto, sollevò la testa in direzione della finestra della camera di Tanya, lasciandosi andare ad un inutile sospiro.
Camminarono in silenzio per qualche minuto.
Spike sentiva lo sguardo del vampiro più anziano su di se, e doveva frenare a stento l'impulso di ringhiare nella sua direzione.
Anche se generalmente non amava ammetterlo nemmeno con se stesso, era bello avere un amico, una persona come Angel nella sua vita.
Qualcuno che si preoccupava per lui, che non si lasciava ingannare dai suoi atteggiamenti, e che lo conosceva abbastanza da sapere quando tacere...e quando non farlo, come in quel momento.
"Sono patetico" Disse improvvisamente a bassa voce, così bassa, che solo Angel avrebbe potuto sentirlo. Si voltò a guardarlo ed Angel aveva aggrottato la fronte. "Sono il re dei patetici..." Continuò squotendo la testa.
"Non è vero, Spike..."
"Ah, no?" Domandò lui con voce tagliente. "No, hai ragione...non sono il re...sono l'imperatore dei patetici..." Sbuffò. "Non so cosa fare Angel..."
"Con Tanya?" Domandò Angel con aria esitante, ed ancora una volta Spike gli fu grato per il rispetto che gli mostrava.
"Chi altri?" Ammise.
Si fermò e di nuovo, e come poco prima sospirò, scalciando poi una pietra.
"Accidenti, Angel...mi sembra di impazzire! Guardami! Sospiro come ...come..."
"Come una persona innamorata?" Finì Angel per lui.
"Come un fottuto cadavere che cammina...che non avrebbe bisogno di respirare, ma si sente senza fiato! Senza fiato, capisci?" Scosse la testa. "Non so cosa mi stia succedendo, amico...non riesco a...a smettere di guardarla...non riesco a fare a meno di pensare a lei...
E’ ufficiale: sono fottuto, sono patetico...impalettami!"
"Spike?" Lo interruppe Angel. "Sei solo confuso..."
"No!" Sbottò Spike. "Non sono confuso...sono sei mesi che non sono più confuso...
Sono un'idiota, è diverso!
Amo una Cacciatrice, il che già sarebbe folle...ma amo una Cacciatrice che aspira alla santità...e che non mi guarda nemmeno!" Sbuffò, "Non so più che fare per farle capire quello che provo per lei!"
Ringhiò, dando un pugno contro la parete di un palazzo, digrignando poi i denti, quando sentì le ossa delle dita spezzarsi. "Al diavolo!" Sibilò e sobbalzò quando sentì una mano di Angel appoggiarglisi su una spalla.
"Che devo fare?" Domandò. "a lei non importa che tu ed io siamo due vampiri...so di non esserle indifferente...riesco a sentire il suo cuore accelerare I battiti quando siamo vicini...e Dio Angel, mi sembra di annegare...nel battito del suo cuore, nei suoi occhi..." Rise improvvisamente, una risata amara. "Per l'inferno...neanche da umano avevo mai provato qualcosa di simile...non ho la minima idea di come comportarmi."
Senza nemmeno guardarlo, accettò il fazzoletto che Angel gli porse, e se lo avvolse attorno alla mano, sebbene essa avesse smesso di sanguinare, e le ferite si stessero già rimarginando, cominciando poi a camminare lentamente.
Angel era al suo fianco, in silenzio, e Spike sorrise, pensando a quanto il suo rapporto con il suo sire fosse migliorato negli ultimi mesi, da quando, cioè, Tanya era entrata nelle loro vite.
Fino a sei mesi prima non si sarebbe nemmeno sognato di rivelare i suoi sentimenti, quello che gli si agitava dentro, ad Angel...
...adesso, però, era tutto cambiato."
"Hai provato ad essere te stesso?" Domandò improvvisamente Angel, sotto voce.
Spike si fermò.
"Me stesso?" Disse senza guardarlo. Inclinò la testa da un lato, scotendo le spalle. "Dovrei sapere chi sono per poterlo fare, non credi?"
"Non lo sai?" Domandò Angel.
Spike allargò le braccia.
"Un demone annacquato?
Quel che rimane di un ragazzino idiota?
Una combinazione di entrambi?"
"Tu hai paura..." Disse Angel, e Spike non fu sorpreso nel non udire scherno nella sua voce...ma solo preoccupazione.
Non ripose all'inizio, e dovettero percorrere ancora qualche altro metro prima che sotto voce dicesse: "Paura? Sono terrorizzato Angel..."
Lo guardò e ripeté: "Sono terrorizzato...
Diciamocelo francamente: non ho mai avuto una gran fortuna con le donne...
Drusilla..." Strinse le labbra, "Drusilla non mi amava...e da umano...beh, lasciamo perdere..."
"Tanya non è come le altre..." Mormorò Angel.
Spike scosse la testa.
"Decisamente no..."
sollevò il volto al cielo e chiuse gli occhi.
"E’ unica..." Mormorò, abbassò la testa, e guardandolo domandò: "Tu cosa faresti?".
Spike vide Angel abbassare il volto alle sue parole, e tacere per qualche istante, e quando finalmente parlò il tono della sua voce era tranquillo, eppure, nei suoi occhi, Spike poté vedere rimpianto, e per un istante ancor prima che egli parlasse, desiderò non aver pronunciato quelle parole.
Generalmente non gli importava di ferire le persone, nel caso di Angel però, cercava di trattenersi, si ritrovava a desiderare che non soffrisse...aveva già abbastanza dolore senza che lui, suo figlio, gliene provocasse altro.
Figlio? E questa da dove salta fuori?
Se lo domandò, ma la voce di Angel lo distrasse da quelle riflessioni quando disse: "Non sono la persona più indicata per questo genere di cose, Spike..." Il vampiro si strinse nelle spalle mentre continuava. "Io non mi sono mai innamorato..."
Spike ammiccò sorpreso.
Angelus era stato un bastardo senza appello, l'essere più crudele che avesse mai conosciuto...ma Angel era stato umano una volta, possibile che non avesse mai conosciuto l'amore?
Che razza di vita poteva mai aver fatto?
Spike deglutì e commentò: "Certo che siamo messi proprio bene, eh?"
Sorrise amaramente e scosse la testa.
"Non so tu...ma io berrei volentieri una vodka, dovrebbe esserci una ...." Tacque, quando, improvvisamente, una corrente fredda, di un freddo che non aveva nulla a che vedere con la temperatura, gli attraversò il corpo.
I peli sulla sua nuca si rizzarono, ed uno sguardo ad Angel fu sufficiente ad assicurarlo che anche lui aveva avvertito le stesse sensazioni.
Magia nera...
Forte, potente...e dannatamente pericolosa.
Sentì un ruggito nascere dentro di se, mentre il suo demone veniva quasi richiamato da quegli influssi, riconoscendoli come una cosa naturale, amica.
"Perché ho come l'impressione che la vodka dovrà aspettare?" Domandò sottovoce, massaggiandosi la nuca con la mano fasciata.
"Perché sei sveglio..." Mormorò Angel.
Spike si guardò attorno, alzando la testa, dilatando le narici, e infine voltò lo sguardo in direzione di un vicolo.
"Proviene da lì'..." Si limitò a dire.
Non volle nemmeno pensare al perché per una volta non protestasse all'idea di andarsi volontariamente a cacciare nei guai...
...nella sua mente, ormai, ogni demone ucciso da Angel e lui era un demone in meno per Tanya, ogni pericolo sventato era una sfida in meno per la ragazza.
Un po' di sana violenza avrebbe sicuramente distratto il suo sire… dai suoi ricordi e da una delle sue ormai tradizionali sessioni di rimugino....per non parlare di quanto un po' di sangue avrebbe calmato i suoi di nervi.
"Andiamo?" Domandò, mentre già si avviava verso il vicolo.
Angel non rispose, ma Spike non ci badò.
Era accanto a lui, come sempre.
******
La piazza dove sbucarono, una volta usciti dal vicolo, era piccola.
Non doveva essere molto frequentata di solito, e questo spiegava il perché fosse stata scelta.
Al centro era stato disegnato un cerchio, con sale, e, a giudicare dall'odore, ceneri umane, pensò Spike, squotendo la testa.
Un uomo era al centro del cerchio, in ginocchio, con il capo chino, così concentrato sulla figura davanti a se, e dal suo tremito convulso, che inizialmente non li vide nemmeno accostarsi.
Un terzo personaggio, infine, si teneva leggermente in disparte, il volto coperto da una pesante sciarpa nera, e un lungo cappotto dello stesso colore, il cui bavero sollevato nascondeva quel poco che la sciarpa aveva lasciato scoperto.
Spike intravide il verde-azzurro degli occhi dell'uomo ed un'espressione in essi che per qualche strano motivo gli ricordò Drusilla.
Sembrava nascondersi, a differenza di quello che era di fronte al deficiente all'interno del cerchio.
Teneva la testa sollevata, gli occhi rivolti verso il cielo, le mani alzate, mentre mormorava parole in una lingua che Spike riconobbe essere Latino.
Andiamo bene.
Pensò.
Un mago....
Sbuffò, voltandosi in direzione di Angel, che osservava la scena, un'espressione seria sul volto.
"Stanno evocando qualcosa..." Mormorò il vampiro più anziano.
Spike sollevò le sopracciglia ed annuì, ma strinse gli occhi, quando una luce, improvvisa, sembrò scaturire dall'interno del cerchio.
La luce era violacea, e Spike si sorprese nel constatare che la pelle del viso gli si stava accapponando.
"Cos'è?" Domandò improvvisamente facendo un passo avanti. "Una nuova attrazione per turisti?"
Il mago abbassò di scatto la testa, stringendo gli occhi nella sua direzione. Occhi azzurri ed uno sguardo da predatore che piacque molto poco a Spike.
"Carino," continuò poi facendo un altro passo avanti. "non il genere d'intrattenimento che preferisco, ma apprezzo la buona volontà"
"Come osi?" Sibilò il mago.
Gli aveva parlato in Francese, ma Spike aveva riconosciuto l'accento russo nelle sue parole.
Sogghignò.
"Oh, sono spiacente...ho interrotto qualcosa?" Disse, in un Francese certamente migliore del suo, avanzando nel frattempo verso di lui.
Angel gli era accanto, e Spike doveva ammettere che la sua presenza era confortante.
Con la coda dell'occhio vide l'altro uomo allungare una mano sotto il cappotto, ma, ancor prima che potesse intervenire, Angel parlò, e la sua voce era piena di una fredda furia mentre sibilava: "Sarai morto prima di toccarla quella pistola..."
"Bene, bene...in cosa sono occupati i nostri amici?" Domandò Spike al mago.
Fu Angel a rispondergli, dicendo: "E' il rituale di Hoynamregh"
Spike si voltò per un istante in direzione del vampiro più anziano.
Aveva quasi dimenticato quanto Angelus fosse stato appassionato di magia nera...personalmente la magia non gli era mai interessata, menare le mani era decisamente più divertente.
"Questo dovrebbe illuminarmi?" Domandò di rimando, mentre il suo sguardo era ancora fisso sul mago.
I lineamenti, che in quel momento erano distorti dalla furia, dovevano renderlo generalmente un uomo attraente, ma Spike sentiva il male circondare quell'uomo, avvolgerlo al pari del lungo mantello e del cappuccio blu notte che gli coprivano il corpo ed il capo.
"Sì, se ti interessa richiamare demoni...." Rispose Angel.
Spike avanzò di un altro passo.
Era vicinissimo al cerchio ormai.
"Ah, davvero?
Richiamare un demone?
Quelli di San Pietroburgo non sono abbastanza?" Guardò a terra per un istante. "Eh, già" Commentò. "cerchio mistico...cos'è che si dice di questi affari?"
Sollevò la testa e guardò il mago, mentre con un piede spezzava il cerchio, cancellando la scia di sale e ceneri umane.
"Che sbadato..." Mormorò.
"Pagherai con la tua vita per questa insolenza" Ruggì il mago.
"Uccidili," Disse l'uomo vestito di nero, che era rimasto in silenzio fino a quel momento, parlando così per la prima volta. "uccidili entrambi..."
Una folata di vento improvvisa si sollevò nella piccola piazza.
I lembi del mantello del mago sbatacchiarono ed il cappuccio gli cadde all'indietro scoprendogli il volto, mentre lui allungava prima una mano e poi l'altra verso Spike, ed egli vide praticamente l'aria fremere, riempiendosi di una potentissima energia, rappresentata da un enorme numero di particelle violacee.
Angel, velocissimo, gli si parò davanti, e l'onda d'energia lo colpì in pieno, facendolo stramazzare in terra, mentre Spike si ritrovava catapultato contro la parete di una palazzina.
"Non posso crederci" Spike sentì dire al mago.
Tenne gli occhi chiusi, sentendosi troppo debole per muoversi, aspettando di recuperare le forze per intervenire.
"Un vampiro" Continuò l’altro. Vi era divertimento nella sua voce mentre diceva: "Credo che le cose potrebbero divenire interessanti...."
"Concordo" Parlò l'altro uomo. "perché rischiare di farci scoprire...posto che..." Spike lo sentì muoversi, e poi udì un rumore sordo, che riconobbe essere un calcio, tirato probabilmente contro Angel.
Strinse gli occhi, sperando che i due uomini non notassero il fatto che non fosse privo di conoscenza.
"Credi esista un modo per controllare il suo demone, Legrand?" Domandò l'uomo. "Sarebbe molto più semplice che evocarne uno ex novo....oltre che produttivo"
Il mago, quel Legrand, rise, una risata leggera.
"Ma certo principe Nakaz"
Nakaz? Si domandò Spike.
Aveva già sentito quel nome, aveva già letto di lui, nei mesi precedenti.
"Spero tu non fallisca, Legrand..." Continuò l'uomo. "Sai, quanto io tenga a questa operazione..."
"Non fallirò, principe...
I vampiri sono creature relativamente deboli mentalmente...sono molto forti, ma facilmente assoggettabili"
"Boris?" Chiamò l'uomo, ignorando per un istante le parole del mago. "prendi quella...creatura..." Tacque per un istante, e Spike riuscì a sentire lo sguardo dei su di se."Dobbiamo liberarci di lui?"
"Non è necessario principe. Vi ho già detto che sono creature deboli mentalmente...non rappresenta un pericolo per noi."
Spike si morse l'interno delle guance per non ringhiare, e tenne gli occhi chiusi mentre attendeva che gli uomini si allontanassero.
Avrebbe voluto seguirli, ma la verità era che aveva a stento la forza di rimettersi in piedi, e non avrebbe mai potuto competere con quel mago, non in quel momento.
Sembrarono passare ore, prima che l’ auto dei due si allontanasse, prima che fosse sicuro di essere da solo.
Lentamente, le parole pronunciate da quell'uomo cominciarono a prendere significato. Un terribile significato.
Il mago aveva parlato di un incantesimo per controllare il demone di Angel.
Angelus.
Quel mago e quel principe, per ragioni che gli erano oscure, volevano portare alla luce Angelus.
Quei due uomini non avevano la più pallida idea di cosa fosse Angelus.
Non avevano la più pallida idea di cosa si stessero accingendo a fare.
"Mio Dio" Sussurrò, mentre si rimetteva lentamente in piedi. "che cosa ho fatto?"
Si guardò attorno nella piccola piazza, ansimando, mentre il dolore alle costole pulsava, quasi quanto quello più profondo che stava provando, al pensiero di aver messo in pericolo Angel.
Cosa aveva fatto?
La sua impulsività, la sua arroganza, lo avevano messo nei guai in passato, ma ne aveva sempre patite le conseguenze da solo.
Non gli era mai importato del fatto che qualcuno potesse pagare il prezzo dei suoi gesti avventati.
E proprio ora che stava realizzando che non era più solo, che Angel, il vampiro che oltre dieci anni prima lo aveva colpito alla testa, obbligandolo a fermarsi e a riconoscere l'umanità latente dentro di se, egli era in pericolo.
Le sue gambe si mossero velocemente, e lui cominciò a correre, ignorando il dolore alle costole, alla pelle, mentre la sua mente era invasa solo dalla preoccupazione per Angel.
E il fazzoletto che il suo sire gli aveva dato per medicarsi gli scivolava dalle dita, finendo in terra, abbandonato.
Non si rese nemmeno conto di dove stesse andando fino a quando I suoi pugni non cominciarono a battere contro una porta chiusa.
La porta dell'appartamento di Tanya.
Se c'era una persona che poteva aiutarlo a liberare Angel, quella era la Cacciatrice .
Non gli importava in quel momento, di essere innamorato di lei, non gli importava nemmeno del fatto che lei lo evitasse.
Ciò che contava era che era forte abbastanza da stare al suo fianco, mentre avrebbe strappato il cuore dal petto dal bastardo che aveva preso Angel.
*****
"Spike?"
Tanya si strinse lo scialle attorno alle spalle e si affettò ad aprire la porta, prima che lui, dall’altra parte, la facesse crollare.
Come sembrava avere butte le intenzioni di fare.
Entrò.
E lei si accorse subito che era sconvolto.
Più di quanto non avrebbe creduto possibile.
"L’hanno preso!" Gridò.
Era spettinato, e i suoi vestiti odoravano di bruciato.
"Che è successo?"Chiese Eleonor, accorsa subito dopo di lei, ma Spike non la guardò nemmeno.
Si voltò di scatto e afferrò Tanya.
"Hanno preso Angel!" Ripeté. "
"Sta calmo…" Mormorò lei, lottando per controllare il batticuore che la preoccupazione le aveva immediatamente procurato." Raccontami che cosa è successo…"
Aveva completamente dimenticato di essere in camicia da notte, e pareva che nemmeno lui ci avesse fatto caso.
Con una strana sensazione nel cuore, si accorse che, in quel momento, per Spike, lei non era Tanya… non era nemmeno una ragazza… in quel momento, per Spike, lei era solo la Cacciatrice.
Lui deglutì , passandosi la mano fra i capelli.
"Stavamo camminando…"Spiegò, cercando evidentemente di trattenere il nervosismo." E abbiamo scoperto due uomini che praticavano un incantesimo di Hoynamregh."
"Un Hoynamregh?" Ripeté Eleonor. " Volevano evocare un demone e porlo nel corpo di un uomo?"
"Proprio così…"
"Ma perché? E una cosa molto pericolosa…"
"Cosa me ne frega perché!" Strillò Spike." Per me possono sbatterci contro se vogliono!
E farsi divorare!
Ed è esattamente ciò che farò quando gli avrò messo le mani addosso!"
"Perché hanno preso Angel?" Lo interruppe Tanya." E come hanno fatto?"
Spike strinse i denti, così forte che Tanya temette che si ferisse da solo.
"Si è messo in mezzo…" Soffiò." Uno dei due… il mago… ha cercato di colpirmi, e lui si è messo in mezzo.
Era svenuto e io sbattuto contro una parete con… parecchia roba rotta…" Chiuse gli occhi per un secondo." Sapevo che in quelle condizioni non sarei riuscito a fere molto…"
"Ma certo…" mormorò Eleonor." Hai fatto la cosa migliore…"
"L’ho lasciato portare via!" Ringhiò Spike.
"E così ora puoi essere qui e noi possiamo avere l’ opportunità di trovarlo." Disse Tanya, risoluta." Hai idea di chi possano essere?"
"Certo!" Ripose lui stizzito." Non badavano certo alla riservatezza!
Il mago si chiama Legrand e l’altro… lo ha chiamato Nakaz. Principe Nakaz ."
Tanya boccheggiò quasi.
"Il principe Nakaz ! " Esclamò. " So dove vive!
Ha un palazzo sulla Fontanka!"
"Allora andiamo!" Di nuovo, Spike sembrò ringhiare, e Tanya annuì vigorosamente, facendo per correre in camera sua.
Ma Eleonor l’afferrò per il braccio, trattenendola.
"No." Disse, e continuò, prima che Spike la potesse interrompere." Tra pochissimo sarà l’alba… devi andare da sola…"
"Neanche a parlarne!" Esclamò Spike, digrignando i denti." Io non resto qui ad aspettare mentre…"
"Diventare un mucchietto di cenere" Lo zittì Eleonor." non aiuterà Angel!"
Tanya lo vide dilatare le narici per la rabbia, e si premette le mani sul petto.
Poi, impulsivamente, ne allungò una verso di lui.
"Ci proverò…" Mormorò, sfiorandogli la spalla." Ti giuro che ci proverò.
"Vengo io con te." Propose Eleonor, ma Tanya scosse risolutamente il capo.
"No. Resta qui."
Ma…"
Indicò con gli occhi Spike, la sua espressione disperata che non dava alcuna rassicurazione su ciò che avrebbe fatto una volta rimasto da solo.
E non ci fu bisogno di aggiungere altro.
*****
Angel riprese conoscenza lentamente, molto lentamente, come se la sua consapevolezza riuscisse a fatica a farsi strada nella bruma scura, lattiginosa, che lo avvolgeva. Che gli soffocava il cervello, impedendogli i pensieri, come una massa di liquido appiccicoso gli avrebbe impedito i movimenti.
Obnubilandogli i sensi con un penetrante odore di spezie.
Gli sembrava di non riuscire a respirare, ed era una sensazione così terribile che il suo primo movimento fu un eccesso di tosse che gli scosse il petto, riempiendogli di aria i polmoni.
Il che era … assurdo…
Lui… non poteva soffocare… lui non respirava nemmeno…
Angel era un vampiro…
Eppure la sensazione dell’aria fredda nei polmoni lo aiutò a schiarirsi le idee, a venire fuori da qual limbo che lo aveva trattenuto fino ad allora.
Cercò di muovere le braccia, e scoprì di non riuscirci.
Era legato, incatenato, bracciali troppo stretti gli serravano i polsi.
Ed era debole.
Tanto che le catene che lo tenevano gli sembravano pesantissime, e quando cercò di sollevarsi ricadde in terra, battendo le spalle contro la parete.
Ansimò, e finalmente socchiuse gli occhi.
Fumo.
Fu la prima cosa che notò.
Volute sottili di fumo ocra che si sprigionavano da decine di piccole ciotole piene di polvere dorata, poste tutt’attorno a lui, secondo una complessa forma geometrica.
Dall’odore forte, così forte che gli penetrava nel cervello.
Cercò di nuovo di strattonare le catene, e di nuovo ricadde all’indietro.
Senza alcuna forza.
Quindi, alzò gli occhi e si guardò attorno.
Era in una camera enorme, con le pareti decorate d’oro secondo lo stile elaborato del palazzo di Caterina, e grandi finestre schermate da tende anch’esse dorate.
Senza alcun mobile fuorché un carrello ricopertola un telo grigio.
C’era della luce che filtrava dalla finestra, riflettendosi sul pavimento tirato a lucido.
Era già giorno, e lui era rimasto privo di conoscenza come minimo per dieci ore…
Assurdo…
No.
Non assurdo.
Sovrannaturale.
"E’ quella polvere, vero?" Mormorò, gettando la testa all’indietro e appoggiandosi contro la parete." E’ quella che mi ha fatto addormentare, e che mi rende così debole…"
Per un attimo, nessuno rispose, e l’unico rumore nell’enorme stanza fu quello della sua gamba, mentre la tirava contro il petto.
Poi, dall’ombra della porta, emerse l’uomo che i suoi occhi da vampiro avevano già scorto.
Era alto e magro, molto magro, sebbene la sua figura fosse in parte camuffata dal lungo caffettano russo che indossava, ocra e ricamato d’oro, aperto su una tunica egualmente ocra e lunghi calzoni dorati.
Sembrava un mago uscito da un racconto popolare, perfetto per adattarsi a quella stanza.
E lo era…
Un mago…
Era il mago che, la sera prima, nella piazza vicina al Palazzo d’inverno, stava operando un incantesimo su quella sorta di colosso…
Ma l’espressione sul suo volto non era affatto adatta ad un racconto popolare.
Era astuta, predatrice, come quella di una volpe.
E molto, molto pericolosa.
"Mi stavo proprio chiedendo..." Disse in Francese, con un marcato accento russo." se te ne saresti accorto.
I vampiri passano per creature molto stupide."
Angel si prese un attimo per osservarlo avanzare, e per fissare il suo volto liscio, affilato, dai penetranti occhi azzurri, prima di decidere che la cosa era definitivamente seria.
"Solo alcuni.
Come lo sono solo alcuni uomini."
"Dammene una prova…" Lo sfidò il mago, avvicinandosi di un altro passo." Hai capito che è la polvere… e poi?"
Angel strinse leggermente gli occhi.
"Ho capito che il suo fumo deve penetrarmi in qualche modo nella pelle, dal momento che non respiro.
E ho capito che finirà.
Prima o poi."
"Oh, si…" Mormorò l’ altro.
Lentamente, pigramente, mosse le dita, e de ciotole attorno ad Angel cominciarono a muoversi, ruotando una dopo all’altra per poi ricomporre lo stesso disegno di prima." Ma sarà troppo tardi…"
All’improvviso si fermò, come se avesse di botto ricordato qualcosa.
"Ma perdonami," Esclamò." dove mai avrò messo le mie buone maniere?
Il mio vero nome ti sarebbe probabilmente oscuro, ma , di certo,essendo ciò che sei, mi conoscerai come Legrand!"
Angel dovette fare uno sforzo per mantenere la calma.
"Mai sentito…" Scandì." Ma non mi stupisce.
Con tutti i ciarlatani e gli illusionisti di bassa lega che tengono banco nell’alta società russa un nome può sempre sfuggire.
E del resto, non frequento spesso i salotto in cui si legge la mano!"
"Mm…" Mugugnò lui." Devo ammetterlo… in questo florilegio di basse imitazioni il vero talento, a volte, viene smarrito.
Ma, fortunatamente per me, il principe Nakaz sa riconoscere la vera classe quando la vede, e così ha deciso di offrirmi i mezzi per vivere secondo il mio stile in cambio di alcuni utili servigi…"
Angel strinse leggermente gli occhi.
Nakaz … Nakaz … certo.
Si parlava molto di lui, in città e sui giornali.
Era un nipote di Alessandro III, un libertino, con enormi ambizioni politiche…
Prima dell’assassinio di Stolipyn era da molti considerato un suo possibile successore, ma la Duma tutta lo aveva sempre osteggiato per via delle sue idee estrimiste…
"Sai, "Esclamò all’improvviso Legrand." è la prima volta che vedo un vampiro.
Altre creature della notte si, ma un vampiro… non mi era mai capitato…"
"Evidente, dal momento che sei ancora vivo."
"Sarà interessante confrontarmi con te…"
"Non lo chiamerei confronto, dal momento che tu sei libero e io stordito e incatenato al muro."
"Credi che non potrei batterti?"
L’uomo agitò una mano, e dal telo sopra il carrello schizzò un paletto appuntito, che corse verso Angel, fermandosi a un pollice dal suo cuore.
"Bella scena " Commentò lui asciutto." Ma tu resti libero e io incatenato a una parete."
L’altro scosse le spalle, annoiato.
"Mi aspettavo qualcosa di più da te…" Mormorò.
"Non mi dire: ringhi e zanne acuminate… d’accordo, allontana un po’ quelle ciotole e vedrò di accontentarti!"
"Naturalmente mi aspettavo qualcosa di più…" Continuò l’altro, come se Angel non avesse parlato." Sai, con tutta quella… forza distruttrice, quella.. energia selvaggia…"
Angel fece per rispondere, ma esitò quando il senso delle parole dell’uomo gli scese lentamente nel cervello, penetrando nello stato di bruma che ancora l’avvolgeva.
Atterrito.
"Tu…" Mormorò piano." hai visto il mio demone…"
Un sorriso sarcastico, perfido e sensuale, salì sulle labbra dell’altro.
"Già…
Non è un incantesimo difficile, sai… non per uno della mia razza.
Noi Russi siamo particolarmente portati per tutto ciò che è… invasivo… per tutto ciò che ci permette di penetrare nella mente o nell’energia degli altri…
Il tuo demone si è manifestato davanti ai miei occhi come una meraviglia assoluta e malvagia…"
Angel deglutì.
"Non è lo stesso temine che userei io…"
"E perché?
Una tale forza!
Un tal potere, e senza alcuno scrupolo!
La forza sovrumana di compiere qualsiasi delitto qui, a portata di mano.
Il principe Nakaz ha avuto un’ idea degna di lui.
Dopotutto, sarebbe stato assurdo evocare un demone perché trasformasse un uomo nell’assassino perfetto… quando ce lo abbiamo già qui… "
"Che vuoi dire?"Esclamò Angel, mentre un brivido freddo gli percorreva la schiena.
"Solo" Rispose l’altro, ridendo e girandogli intorno." Che sarà veramente una sfida riuscire ad imbrigliare il tuo demone per trasformarlo in un fedele alleato che, ad uno ad uno, eliminerà tutti i deputati della Duma avversi al mio principe, fino ad arrivare a Kokavistov(?) in persona… e in un modo così efferato che, con l’isteria collettiva che c’è a San Pietroburgo, tutti crederanno alla follia di un mostro sanguinario, e la paura farà si che nessuno voglia più assumere le cariche vacanti…"
"Nessuno…" Finì Angel per lui." Tranne il generoso principe Nakaz …"
"Esattamente."
"C’è una cosa che non hai considerato, mio caro… dilettante, ossia il fatto che quello che vedi di fronte a te non può essere assolutamente paragonato al mostro che tu vuoi evocare!
Se con il tuo incantesimo farai emergere il mio demone sta pur sicuro che la prima cosa che farà sarà scannarti usando queste mai!"
L’altro non parve affatto impressionato dal tono della sua voce.
"Come si dice: più una sfida è dura e più è interessante!
E metterti un guinzaglio è una prospettiva molto, molto eccitante!"
"Senti, idiota!"Scattò Angel, stringendo i denti con tutta le energie che aveva per riuscire a mettersi in piedi.
E anche così, solo la forza di volontà gli impedì di cadere in terra." Tu non hai nemmeno idea di cosa stai provocando!
Questa forza meravigliosa, come la chiami tu, è l’entità più malvagia che tu possa immaginare!
Non è un cagnolino con cui giocare.
E’ crudele, è sanguinaria, è assolutamente incontrollabile!
O credi che quando avrai finito con i tuoi giochetti verrò fuori da queste catene pronto a ringraziarti e ad obbedire ai tuoi ordini?!"
"Questa sarebbe l’idea." Scandì l’ altro, divertito."Non saresti il primo demone che assoggetto."
"Che tipo di demoni?
Animali che distinguevano solo cibo e paura?
Quello che mi porto entro non è così!
E’ un mostro che riuscirà a convincerti di essere disposto a fare tutto quello che vuoi prima di arrivarti alle spalle!"
Stava ansimando per la fatica che gli costava restare in piedi e parlare.
E gridava.
Per la rabbia.
Per la disperazione.
Perché solo il pensiero di poter tornare quello di prima, che Angelus, come si ostinava a chiamarlo Spike per distinguerlo da lui, fosse liberato, lo riempiva di un terrore folle.
"Rilassati."Lo schernì il mago." E’ la prima volta che sento un assassino così pericoloso avvisare le sue vittime potenziali.
Non sarà che invece hai davvero pura di finire al guinzaglio?"
Sorrise, facendo per allontanarsi, e Angel tese le catene più che poté, anche se sapeva che era tutto inutile.
"Non sono io!" Gridò." Io mio demone non è libero! Non è quello che hai visto ieri sera e che vedi oggi!"
L’altro non rispose, limitandosi ad indietreggiare ancora, guardandolo e sorridendo.
"Stai mettendo la testa nel cappio e non lo sai nemmeno!
Ascoltami!
Ci sarà una strage!"
"Lo so. E’ quello che voglio…"
"No, non capisci niente!
Io ho un ‘anima!"
L’altro si fermò per un attimo alla porta, quindi, inaspettatamente, scoppiò a ridere.
"Si!" Esclamò, uscendo." Certo, come no!"
Un vampiro con un ‘anima!"
Dietro di lui, strattonando disperatamente le carene, Angel urlò.
*****
"Ma perché non arriva?!" Urlò Spike, sbattendo così forte la finestra che i vetri e l’intelaiatura vibrarono fin quasi a spaccarsi.
Dall’ esterno, un filo di luce solare penetrava nella stanza.
Sottile.
Tutto ciò che consentiva l’ombra del palazzo, e quando Spike si voltò, fuori di se dalla rabbia e dalla preoccupazione, gli passò così vicino che Tanya poté vedergli sfiorare la sua manica, vicinissimo alla carne del polso.
Strinse le mani una nell’altra, e si affrettò alle sue spalle, per chiudere la finestra e tirare le tende.
Inutile.
Era la terza volta che lo faceva, e per la terza volta Spike sarebbe tornato indietro , avrebbe riaperto tutto e avrebbe guardato fuori, alla ricerca di Eleonor.
Stette per un attimo con la mano appoggiata al telaio, guardando Spike camminare avanti e indietro, con le mai fra i cappelli, come un animale in gabbia.
Disperato e rabbioso.
E per una volta di più si sentì impotente… e inutile.
Non riusciva a fare niente per calmare Spike.
Per rassicurarlo.
Esattamente come non era riuscita a fare niente per aiutare Angel.
Nonostante il suo potere… nonostante desiderasse farlo con tutta la sua anima.
Ma quando era arrivata a palazzo Nakaz due lacchè all’ingresso le avevano detto che il loro padrone era fuori città, e la sola cosa che aveva potuto fare era stata sgusciare dentro da una delle finestre laterali e perlustrare in silenzio l’enorme palazzo, strisciando fra le ombre per non farsi scoprire.
Per ore inere… senza trovare nulla.
Alla fine, il senso di sconfitta, di colpa, era stato così grande da trasformarsi in freddo, e lei aveva rabbrividito, stringendosi le braccia attorno al corpo, mentre tornava indietro, e aveva dovuto lottare disperatamente con se stessa per impedirsi di piangere.
Per sollevare la testa ed entrare in casa.
E una volata lì, il suo autocontrollo aveva rischiato di venire meno quando aveva incontrato gli occhi azzurri di Spike.
Così pieni di fiducia…
In lei…
E Tanya li aveva delusi.
Aveva deluso lui e Angel, che forse attendeva un aiuto che non era in grado di dargli.
Mai, prima di allora, si era sentita così indegna del suo ruolo.
Era certa… certa… che un ‘altra, al posto suo, sarebbe riuscita a trovare un indizio sul luogo in cui cercare Angel… o avrebbe avuto almeno una sensazione, un intuizione.
Mentre lei aveva dovuto affrontare gli occhi di Spike.
A aveva desiderato fuggire di fronte a quegli occhi.
Si era offerta di uscire di nuovo, di cercare ancora, senza una direzione…
Qualunque cosa pur di non restare lì… ma Eleonor l’aveva bloccata.
"Non puoi andare così, alla cieca."Aveva detto."Lascia fare a me.
La cosa migliore è chiedere notizie del principe Nakaz, raccogliere informazioni su di lui…
E’ un uomo ambiguo, che cerca di farsi benvolere sia dalla vecchia che dalla nuova corte… sono sicura che negli ambienti giusti riuscirò a sapere molto su di lui."
L’aveva baciata sulla fronte, rassicurandola.
"Non hai idea,"Le aveva sussurrato." Della quantità di notizie che si possono raccogliere attorno a una tazza di te…"
Era sembrata sicura.
Tranquilla.
E Tanya era certa che quella tranquillità avesse urtato i nervi di Spike come una spada nel cervello.
Ora erano passate più di cinque ore.
Il sole, di nuovo, si avviava al tramonto, e di Eleonor nessuna traccia.
Chiuse per un attimo gli occhi, per salvare il suo cuore dalla vista di Spike .
Sapeva che Eleonor aveva ragione, ma sapeva anche che se il tramonto li avesse trovati ancora nelle stesso condizioni nessuno avrebbe potuto impedire a Spike di uscire di casa e cercare Angel.
E che lei lo avrebbe seguito.
Riaprì gli occhi, il cuore allagato di tenerezza quando lo vide venire verso di lei, senza guardarla.
Non c’ era più scelta per Tanya.
Da molto, molto tempo.
"Ma perché deve sempre essere un dannato, fottuto idiota?!" Gridò Spike, afferrando lo schienale del divano. "Perché si è messo in mezzo a quell’incantesimo?!
Maritava di essere preso!
Merita di schiattare!"
Sia lasciò andare, crollando sul divano, come se all’improvviso un peso enorme gli fosse caduto addosso.
"Ma perché…" Ripeté, prendendosi la testa fra le mani." Non sapeva che non sarei stato in grado di aiutarlo?
Perché ha dovuto fare un cosa così stupida?!"
Tanya sentì le lacrime pungerle gli occhi, ma le ricacciò indietro, sedendo al suo fianco e allungando una mano per sfiorargli timidamente la fronte.
"Perché tu vuole bene…"Sussurrò." Come tu ne vuoi a lui…"
Spike si voltò a guardarla.
Stupito, colpito, e libero dalla sua solita maschera di cinismo e fascino.
Dio, Dio quanto lo amava!
L’amava così tanto che le faceva male il cuore.
Lo amava più di quanto avesse mai amato niente al mondo.
Ne Eleonor, ne la sua missione.
E doveva essere una donna crudele e perversa per questo… ma era così…
Quell’amore le bruciava l’anima da sempre.
Da quando appena conosceva il suo volto.
E la spaventava.
E la riempiva di gioia infinita ogni volta che poteva vederlo.
E di dolore.
Perché quello che Tanya amava era qualcuno che aveva solo potuto intravedere oltre la maschera che la feriva.
L’uomo che si era lanciato su di lei per salvare Angel, quello che, talvolta, scopriva a guardarla, prima che la maschera calasse, e quello… quello che era lì, davanti a lei, adesso.
Quel ragazzo disperato per qualcuno che amava.
"Fa male volere bene, Tanya…"Mormorò." Non ricordavo più che ne facesse tanto…"Abbassò gli occhi, come se si vergognasse delle sue parole." E non mi piace…"
Lei lo accarezzò di nuovo, e quando vide qualcosa brillare in un angolo del suo occhio non riuscì a resistere, e lo abbracciò.
D’impulso, come d’impulso lui rispose, stringendola a se.
"Lo so…" Mormorò piano." Più ami qualcuno e più questo amore ti porta gioia… e dolore…"
"Non lo doveva fare…" Ringhiò Spike sulla sua spalla, stringendola così forte da farle male."dieci anni e lui… lui mi ha sempre tolto dai guai… lui… è sempre riuscito a cavarsela… non riesco a pensare a cosa accadrebbe se…"
"Shh…"Lo zittì lei, dolcemente, accarezzandogli la nuca con la mano."Non accadrà… ne sono sicura… noi riusciremo a tirarlo fuori…"
"Tu non sai chi è Angelus…"Soffiò Spike sulla sua spalla. "E se riuscissero a richiamarlo…"
"Se lo richiameranno noi lo rimanderemo indietro."Rispose lei, sicura." E ci riprenderemo Angel.
Te lo prometto…
Tu non sarai da solo…
Darei… darei la mia vita per non vederti più così…"
Chiuse gli occhi, ma li riaprì immediatamente quando lo sentì staccarsi leggermente da lei, allontanandola.
Le sfiorò la guancia con la sua, e immediatamente il cuore di Tanya accelerò il suo battito.
E questa volta non fu per la pena o il dolore.
Questa volta fu perché il viso di Spike era lì, davanti al suo, così vicino che i loro nasi si sfioravano.
E quando inclinò leggermente il proprio, per guardarlo, anche la sua bocca toccò quella di Spike, e lui chiuse gli occhi per un momento.
Pensò che l’avrebbe baciata, allora, e che lei sarebbe mandata in cenere con quel bacio.
Lo voleva.
Desiderava le labbra di Spike sulle sue.
Disperatamente.
Voleva un soffio del suo amore… anche solo una briciola…
Poi lui aprì gli occhi, e voleva davvero baciarla, e inclinò il volto per farlo… ma lei, adesso, non poteva più…
Lei adesso aveva visto il suo sguardo…
Si allontanò appena in tempo , quando la bocca di Spike già sfiorava la sua.
Divincolandosi e alzandosi di scatto.
"No…"Mormorò." Ti prego…"
La reazione di lui fu frustata, quasi rabbiosa.
"Ma certo!"Esclamò." per un secondo avevo scortato di essere solo uno sporco demone!"
Tanya si voltò di scatto, squotendo disperatamente il capo.
"Non è così!
Non è questo!
Spike, te lo giuro… per me non ci sono uomini o… vampiri o… demoni, ma solo … buoni o … cattivi…"
"Ma non mi dire!"Scattò lui, alzandosi, un sorriso di scherno sul volto." E allora perché?!
Vuoi spiegarmelo perché?"
Di nuovo, Tanya sentì le lacrime sfiorarle gli occhi, e di nuovo lottò per rispedirle indietro.
"Perché tu non volevi baciare me…"Mormorò." Tu… volevi solo dimenticare il dolore… per… per un momento…"
Le braccia di Spike ricaddero, la rabbia che rapidamente lo lasciava andare.
Ma continuò a fissarla.
"Sarebbe così… terribile?" Mormorò piano.
Di nuovo, lei scosse la testa.
"No… ma io non ce la faccio…"
Le parve sul punto di dire qualcosa, ma alla fine ciò che fece fu allungare un braccio, e attirarla contro di se.
Stavolta, fu Spike a stringerla, e lei ricambiò il suo abbraccio.
Dolcemente.
Desiderando di potersi prendere tutta la sua ansia e il suo dolore.
"Perdonami…"Sussurrò nei suoi capelli, e Tanya sapeva quanto terribile fosse per lui chiedere scusa." Ho solo…"
"Lo so…" Lo interruppe." Lo so bene… ma non devi avere paura… siamo in tempo…"
Di nuovo, lui l’allontanò da se, e la fissò in volto, serissimo.
"Come lo sai?"
Lai sorrise, rassicurante.
"Lo penso," Rispose." e lo sento."
Lanciò un ‘ occhiata alla finestra.
"Noi siamo un popolo… profondo, Spike…
Alcuni di noi riescono a raggiungere uno stato di concentrazione inconcepibile per la maggior parte della gente… ma non tutto questo potere è merito nostro…
Ci viene dalla nostra fede, o, nel caso della magia, da ciò che vive fuori di noi.
Dal sole.
Dalla tempesta.
O in questo caso, dalla notte.
Ti assicuro che nessun Russo cercherebbe mai di compiere un incantesimo complesso come quello di cui mi hai parlato senza il favore delle tenebre…
La notte… fornisce molto potere…
Inoltre…" Respirò profondamente, sperando che lui capisse." Io so che Angel è ancora qui… che la sua anima esiste… lo sento… "Gli prese le mani, stringendole fra le sue." E anche tu puoi sentilo…"
Spike aggrottò la fronte, e dopo un attimo liberò le mani, squotendo il capo.
"No.Io…"
"Prova!"Esclamò Tanya." Cerca…"
"Tanya, io non ho il tuo potere…"
"Cercalo, Spike…"Insistette lei, aggirandolo per ritrovarsi davanti a lui." Sono certa che se non ti sforzi, se non… mio Dio, non si esprimermi nella tua lingua… se non reciti formule o non provi a non pensare ad altro… se semplicemente aspetti…
Se lasci che il mondo esista… tu… potrai sentire… che lui c’è ancora…"
Di nuovo, Spike scosse la testa.
"Non sono fatto per queste cose, Tanya…"
Lei sospirò, ma prima che potesse aggiungere nulla sentirono entrambi aprirsi la porta d’ingresso, e corsero nel soggiorno, una accanto all’altro, fermandosi, vicinissimi, davanti ad Eleonor.
"Allora?" Esclamò Spike, e Tanya poté sentire la sua tensione vibrare attorno a se.
Eleonor li guardò, e dopo un attimo entrò, superandoli.
"Ha una villa"Disse." a Peterof.
E una casa a Mosca.
Ma nessuno sa dove sia adesso."
Tanya sentì Spike ringhiare.
"No!" Gridò."Potrebbe essere ovunque!"
Chiuse gli occhi.
Solo per un secondo.
"No…" Mormorò." È a Peterof."
"Tanya…"Fece Eleonor avvicinandosi." Ne sei certa?"
Lei sollevò il viso.
"Antichi boschi… un luogo lontano dall’influenza di altre menti, di altro potere, di qualsiasi tipo di distrazione… sono lì."
Eleonor la fissò per un altro istante, dopo di che scosse le spalle e scomparve nella sua camera da letto.
Ne riemerse dopo un attimo, durante il qualche ne lei ne Spike emisero un suono.
Con una grande balestra di legno stretta fra le mani.
"D’accordo."Affermò." se tu dici che è lì, andiamo.
Mi auguro solo che non sia già troppo tardi."
"Non lo è…"
Tanya si voltò di scatto, ma Spike non la guardò, quando proseguì.
"Lo so."
*****
"Ma di cosa sta parlando?"Domandò il principe, spostando dall’uno all’altro i penetranti occhi chiari.
"Non fateci caso…" Rispose Legrand, finendo di spargere la polvere nera tutt’attorno ad Angel,
secondo lo stesso schema delle ciotole." È tutto il giorno che farnetica di… anime, e di come ci farà fuori tutti non appena sarà liberato."
Angel si appoggiò alla parete, esausto.
E molto vicino alla disperazione.
"Ed è vero?" Mormorò il principe, prendendosi il mento fra le mani." Potrebbe avere un ‘anima?"
Legrand lo fissò come se fosse un idiota.
"Un vampiro con un ‘anima?
Non ho mai sentito una cosa del genere!"
"Si," Insistette l’altro." ma potrebbe essere?"
Angel sollevò il capo, una flebile luce di speranza che si accendeva nel suo cuore.
Poteva… poteva darsi che quell’uomo,il principe, fosse più intelligente del suo mago…
Sperava che gli credesse.
Sperava che capisse il pericolo che avrebbe rappresentato anche per lui.
Che cambiasse idea.
Che lo impalettasse piuttosto che compiere l’incantesimo.
E sperava… si… sperava che Tanya stesse vicina a Spike se ciò fosse avvenuto.
Perché non era ancora certo che senza di lui il vampiro più giovarne avrebbe proseguito la strada che avevano cominciato insieme.
Legrand scosse la testa, spazientito.
"Non lo so!" Scattò." Immagino che poche cose siano impossibili in certi… ambiti."
"E, se fosse, ci sarebbero problemi?"
Angel aggrottò la fronte.
No… non era possibile…
Quei due meritavano davvero di riuscire nel loro intento… ma non sarebbero stati i soli a pagare per la loro follia.
Un sorriso obliquo si dipinse sul volto di Legrand.
"No. Nessun problema."
L’ altro lanciò uno sguardo ad Angel, prima di scuotere la testa.
"Bene," Disse" cominciamo allora."
*****
Tanya aveva avuto ragione: era stato in grado di sentire Angel.
Aveva saputo, sentito dentro di se, che il suo sire era ancora vivo.
Era stata una voce che aveva gridato, improvvisa, dentro di lui, che gli aveva bruciato il cuore, le viscere.
Mai aveva sentito una cosa simile prima, nella sua vita.
La certezza che Angel fosse ancora vivo...che ci fosse ancora, che non fosse troppo tardi, gli aveva restituito le forze.
Non aveva fatto caso a nient'altro, durante il tragitto verso la villa in campagna del principe Nakar. La sua mente, I suoi sensi, avevano seguito quella scia invisibile, eppure fortissima, lasciata da Angel.
Era furioso con lui, tanto quanto gli era grato.
Il mondo non aveva bisogno di un vampiro senz'anima, che odiava gli umani, che non aveva voglia, né bisogno, di espiare per le atrocità commesse in passato.
Se fosse finito in cenere non avrebbe fatto una grande differenza.
Questo avrebbe detto ad Angel, cercando di fargli entrare in quella testaccia dura, da testardo Irlandese, che la cosa non valeva per lui.
Lui, che notte dopo notte, mentre ancora la sua anima era scossa, abbacinata dall'orrore e dal dolore, lottava per liberare il mondo, gli uomini, dalle forze del male.
Lo sguardo di Tanya sembrava bruciargli la pelle della nuca.
La ragazza lo guardava, e Spike non aveva bisogno di voltarsi per vedere la pena, la preoccupazione nei suoi occhi grigi.
Quei sentimenti lo lambivano, ed erano confortanti, in modo strano.
In altri momenti avrebbe forse cercato di approfittare della situazione, ma non adesso.
Adesso aveva bisogno di Tanya, su questo non c'erano dubbi, ma non del suo amore, delle sue labbra, della sua voce...
Aveva bisogno della sua forza, della passione che metteva nella sua missione.
Aveva bisogno della sua grazia felina, della precisione dei suoi movimenti.
Aveva bisogno della Cacciatrice...
"Siamo arrivati" Annunciò Eleanor, fermando l'automobile, e Spike non attese nemmeno le due donne.
Aprì lo sportello e si incamminò verso l'entrata della villa, incurante dei piani di cui avevano parlato durante il tragitto.
Angel era in quella villa.
Lo sentiva, lo sapeva.
Sfondò la porta con un unico calcio, mentre i suoi occhi scrutavano l'oscurità di un grande salone.
Sentì passi dietro di lui, ed un' istante dopo Tanya fu al suo fianco.
Attraversò la soglia e lo guardò per un' istante prima di mormorare: "Entra"
Spike ammiccò sorpreso, mentre entrava in casa.
Preso com'era stato dai suoi propositi di vendetta, aveva completamente dimenticato la barriera invisibile che impediva ai vampiri di entrare in luoghi in cui non fossero stati invitati.
"Il male è in questa casa" Mormorò la ragazza, senza guardarlo.
"Non per molto" Rispose Spike, e non fece nemmeno caso a quanto la sua voce fosse gutturale.
Il suo sguardo si posò per un' istante sulla ragazza.
Il viso di lei era serio, una maschera micidiale di concentrazione.
Spike aveva avvertito vagamente il mutamento nel suo volto, e non fu sorpreso quando si rese conto che Tanya non ne era spaventata.
La ragazza inclinò la testa di un lato, mentre il suo sguardo si posava su un angolo del salone, e mormorò: "Da quella parte"
Spike annuì senza parlare, e si incamminò verso l'altra estremità della stanza.
Non batté ciglio nemmeno quando da dietro un divano sbucò un uomo con una balestra in pugno.
Spike lo afferrò per il collo, scaraventandolo dietro di se, e senza nemmeno aspettare Tanya scalciò una porta, con tanta forza che schegge pesanti di legno gli colpirono il volto, ferendolo.
Tanya ed Eleanor erano al suo fianco, mentre attraversava la soglia.
Sentiva paura, battiti di cuori e magia...così forte, così potente, da eccitare il suo demone, tanto quanto la preoccupazione per ciò che poteva accadere ad Angel sconvolgeva la sua parte umana.
Non impugnava armi, al contrario di Tanya ed Eleanor.
Sentiva in qualche modo che gli sarebbero state solo d'impaccio.
La sua forza era sempre stata nelle sue mani.
Un lungo corridoio, immerso in un'oscurità densa, quasi innaturale, si stagliava di fronte a loro, eppure ne Spike, ne Tanya, ne Eleanor sembrarono farci caso.
Camminarono per qualche metro, prima che dei dardi cominciassero a colpirli.
Spike ne scacciò alcuni con una mano, proprio come avrebbe fatto con insetti molesti, e strappò via quello che gli si era conficcato in una gamba senza nemmeno badare al dolore.
Si avvicinò all'uomo che aveva tirato i dardi, e gli rivolse a mala pena un'occhiata mentre lo afferrava per I capelli e gli sbatteva la testa contro una parete, passando oltre.
Sentiva altri rumori di lotta, e una parte di se sapeva che anche Tanya ed Eleanor stavano combattendo.
Relegando in un angolo del suo cuore la preoccupazione per la ragazza, andò avanti, avvicinandosi ad una grande e pesante porta di legno, colpendo uomini che lo caricavano, vagamente consapevole del fatto di essere stato ferito.
Una coltre di furia sembrava essere scesa su di lui, acutizzandogli i sensi, tanto che riusciva a sentire distintamente le parole pronunciate al di là di quella porta.
La sua mente le traduceva, rifiutandone però il significato.
Liberare il demone del vampiro.
Assoggettarlo ad un volere umano.
Stupido, pericoloso, folle.
Non ci sarebbero riusciti, pensò.
Di nuovo, Tanya fu al suo fianco, e Spike non poté fare a meno di guardarla, lasciando che per un breve istante uno squarcio si creasse nella coltre nera di rabbia che gli era calata addosso.
E Tanya sembrò leggergli nel pensiero, perché un istante dopo si voltarono entrambi verso la porta, e come una sola persona la scalciarono.
Le loro forze, combinate, furono sufficienti a far crollare la porta. Essa cadde pesantemente a terra, con un frastuono che sembrò riverberare nell'intera villa.
"Salve tesoro," Ringhiò Spike, entrando nell'enorme stanza, illuminata da centinaia di candele. "Sono a casa..."
****
Gli occhi di Spike registrarono ogni singolo dettaglio di quella stanza, ogni singolo odore, prima di posarsi sui due uomini che fronteggiavano Angel.
Il principe, leggermente in disparte, sembrava essere spaventato, ma Spike non badò nemmeno a lui, lasciando che fuggisse, solo per essere colpito da Tanya, con un colpo che in altri momenti lo avrebbe forse spinto a fare commenti.
Altri due uomini si avvicinarono a Spike, ed un istante dopo erano riversi a terra, quando lui li fece cozzare l'uno contro l'altro.
Angel.
Angel era lì, in ginocchio al centro del salone.
Ansava, mentre un fascio di luce argentea lo colpiva, facendolo tremare convulsamente.
Il suo volto era mutato in quello del suo demone, ed un ringhio prolungato, di gola, gli sfuggiva dalle labbra esangui.
Il mago, quel Legrand, non sembrava spaventato.
"Arrivi tardi" Mormorò l'uomo, mentre il fascio di energia si intensificava.
Spike ammiccò, abbassando la testa per guardare Angel, lasciando che le parole del mago gli penetrassero piano sotto pelle.
Solo in quel momento si rese conto davvero di quanto stava accadendo.
Solo in quel momento sentì chiaramente quanto il demone di Angel stesse diventando potente, e quanto la sua anima stesse soccombendo all'incantesimo.
"Il tuo amico, è forte..." Annunciò il mago.
Spike sollevò la testa.
Vi era divertimento negli occhi azzurri dell'uomo. "una vera sfida..." Sorrise indulgentemente. "Temo non sufficiente, per me..."
Spike ringhiò, mentre con un balzo entrava nel cerchio, intromettendosi tra il fascio di energia ed Angel.
Sembrò per un istante che il suo stesso demone gli volesse strisciar via dalla pelle, e lui strinse i denti, appellandosi ad una forza che non immaginava nemmeno di possedere, e fece un passo avanti, verso il mago.
Egli abbassò le mani, e l'energia di colpo cessò, lasciandolo ansante.
Spike sentì le ginocchia cedergli, ma scosse la testa, mentre avvertiva del sangue nel palato, ed altro ancora scorrergli lungo il collo.
Il mago rise, una risata roca, stranamente affascinante.
"Ci vorrà un po' più tempo del previsto..." Soffiò stringendo gli occhi. "ma sarà divertente...."
Spike ammiccò, quando dal nulla comparvero alcune spade.
"Detesto la magia..." Ringhiò, schivando un fendente con un balzo.
Abbassò la testa quando un'altra spada gli fu diretta contro, e si ritrovò al di fuori del cerchio.
Legrand continuò a tenere lo sguardo fisso su di lui, mentre il fascio di luce argenteo riprese a colpire Angel.
Sembrava che vi fossero centinaia di spade, centinaia di soldati, una vera e propria armata.
Spike continuò a schivare colpi, mentre i suoi sensi erano tesi in direzione di Angel e della sua anima, che stava affievolendosi sempre più rapidamente.
Avanti, amico…pensò
Resisti, sei tu l'eroe qui...
Il ringhio di Angel stava diventando prolungato, disumano, primordiale.
Con la coda dell'occhio Spike vide Legrand sorridere compiaciuto, mentre Angel inarcava la testa in agonia.
Spade erano di fronte a Legrand, tese verso di lui, per proteggere il mago.
In un istante guardò Tanya, che stava difendendosi contro quelle spade, ed Eleanor, che teneva sotto tiro il principe Nakar.
Ed infine, nuovamente, il suo sguardo si posò su Angel, che teneva la testa sollevata, e boccheggiava, mentre la sua anima stava spegnendosi.
Nei recessi della sua mente, gli sembrò quasi di sentire Angelus ridere, mentre stava per essere liberato.
Una frazione di secondo, ecco quanto i suoi occhi e il suo cervello ci misero a registrare quelle immagini, e Spike si lanciò contro la spada che era di fronte a Legrand, lasciando che la lama gli penetrasse nello stomaco, urlando di dolore.
Legrand ammiccò, ed un'espressione stupore quasi comico gli si dipinse sul volto, quando Spike si avventò contro di lui.
La spada penetrò più profondamente nelle sue carni, mentre cadeva sul mago, mentre le sue mani gli affondavano nelle spalle, tanto profondamente che la seta del caffettano dell'uomo si impregnò rapidamente di sangue.
Sangue di entrambi, probabilmente.
Più tardi, le ramificazioni di quanto aveva fatto avrebbero invaso la mente ed il cuore di Spike, ma non c’erano che rabbia e dolore a riempirli quando con un ringhio che aveva ben poco di umano si avventò sull'uomo, dilaniandogli la gola con un unico rapido movimento.
Sangue gli schizzò il volto, le labbra, ma Spike non ci badò, scostandosi dal mago, che stava rapidamente morendo dissanguato.
Non aveva bevuto il suo sangue.
Non ci aveva nemmeno pensato.
Mentre il dolore cominciava a pulsare, rapido ed abbacinante, nel suo corpo, il suo sguardo si posò su Angel.
Era riverso a terra, immobile, e un ringhio basso e gutturale proveniva ancora da lui.
"Angel!" Gridò Tanya, correndogli accanto ed entrando nel cerchio.
"Attenta!" Esclamò Spike, sollevandosi in piedi, con la certezza, dentro di se, che stava aggrappandosi tenacemente alle ultime vestigia delle sue forze...e che, di lì a poco, avrebbe perso conoscenza.
Tanya si era inginocchiata accanto ad Angel, sfiorandogli con le mani i capelli umidi.
La ragazza sollevò la testa e sorrise verso di lui mormorando: "Non c'è niente da temere, non preoccuparti "
Spike fece un altro passo avanti.
Sentiva il sangue colargli lungo lo stomaco e l'inguine, e pensò che doveva avere un'emorragia interna...
...eppure il dolore sembrò svanire, ritirarsi, quando Angel sollevò piano la testa.
Gli occhi scuri del suo sire brillavano di lacrime non versate, ed in essi Spike riconobbe immediatamente il suo sguardo: pieno di dolore, di anima.
Quell'anima che gli aveva disprezzato, che aveva deriso, e che con gli anni aveva imparato ad amare.
"Ehi." Mormorò debolmente Spike.
"Spike?" Domandò Angel.
Spike scosse la testa.
"Nah, il...suo...fratello...idiota..." Bofonchiò.
Sentiva le ginocchia cedergli, mentre le forze velocemente lo stavano abbandonando...ed il confine tra la veglia e l'oblio si affievoliva.
Mentre perdeva i sensi, l'ultima immagine che vide fu Tanya, che stringeva Angel tra le braccia...e non poté fare a meno di sorridere.
Suo padre era salvo.
****
Sapeva di essere sveglio. Sapeva di non essersi trasformato in polvere.
Era in un letto.
E sapeva che non era il suo letto.
Morbido, con guanciali che gli tenevano sollevata la testa e le spalle.
Lenzuola fresche di bucato, ed un odore...di neve.
L'odore di Tanya.
Quanto tempo era passato da quando aveva perso i sensi?
Spike aprì gli occhi, sebbene quell'impresa gli costasse uno sforzo del quale avrebbe fatto volentieri a meno.
La stanza dove era stato sistemato era avvolta nella penombra pomeridiana.
I mobili erano semplici, ed erano ravvivati solo da alcuni centrini ed un vaso di fiori posto su una mensola, vicino alla finestra.
Era la stanza di Tanya, lo seppe con assoluta certezza ancor prima che i suoi sensi cogliessero il suono del cuore di lei, quella melodia che Spike si era scoperto a riconoscere, anche in mezzo a tanti altri battiti.
Udì la ragazza avvicinarsi e chiuse gli occhi, mentre sentiva una pressione allo stomaco, e allungava debolmente una mano per toccare la ferita.
Ma fu intercettato dalle dita di Tanya.
"Non toccare..." Mormorò lei. "anche con i tuoi poteri, ci metterà qualche giorno a guarire..."
Spike annuì, troppo debole per ricordare a Tanya che un'infezione non avrebbe attecchito su di lui.
Di nuovo aprì gli occhi.
Tanya lo guardava, gli occhi grigi, enormi, enfatizzati dal pallore del suo volto.
Alcune ciocche bionde erano sfuggite dalla sua treccia, e le lambivano gli zigomi affilati.
Sembrava molto stanca, ed aveva l'aria di aver pianto.
Spike?
La voce di Angel, gli risuonò chiara nelle orecchie, e Spike si mosse, guardandosi attorno e cercando irrazionalmente la presenza del suo sire in quella stanza.
Le mani di Tanya si spostarono sulle sue spalle, e gentilmente, ma con fermezza, lo aiutarono a stendersi di nuovo.
Spike non fece nemmeno caso al fatto che le quelle mani fossero ancora sulle sue spalle nude.
"Non posso difendermi, amore..." Mormorò, e non vi era traccia della solita arroganza nella sua voce.
Era troppo stanco per fingere.
Sollevò la testa, e le sorrise continuando: "La mia vita è nelle tue mani in questo momento..."
Era la verità.
Tanya aveva la sua vita, il suo cuore tra le mani in quel momento....e per la prima volta negli ultimi sei mesi, Spike non aveva paura...
Non dei suoi sentimenti, non della sua umanità.
Si sentiva al sicuro...quasi come quando era con Angel.
Corrugò la fronte e guardò Tanya, i cui occhi si erano riempiti di lacrime che si ostinava a non versare, e domandò: "Dov'è Angel?"
Lei lo guardò per un istante, un'espressione strana sul suo volto espressivo, mentre le sue mani indugiavano ancora sulla pelle nuda delle sue spalle.
Spike dischiuse la bocca per parlare, per domandarle cosa fosse accaduto al suo sire, ma prima che potesse farlo, le labbra di Tanya, improvvise coprirono le sue.
Non avrebbe saputo dire quando si fosse avvicinata… non avrebbe saputo farlo nemmeno se la sua vita fosse dipesa da quello.
E non gli interessava … non in quel momento.
Timidamente, le labbra di Tanya sfiorarono le sue, ed erano morbide, come velluto, come le sue mani, che salirono per toccargli il collo, ed il volto, mentre il tempo si dilatava, espandendosi in secondi che divennero ore.
Spike dischiuse le labbra, più per la sorpresa che come incitamento.
Avvertiva la purezza di quella ragazza, e la sua paura.
Un tremito leggero le attraversava il corpo, e il respiro, caldo, le si riversava dalle labbra, dolce come miele.
Nutrendolo.
Saziandolo.
Spike inclinò la testa, dischiudendo un po' di più la bocca, facilitandole le cose, e stringendo i pugni contro i fianchi per non toccarla, per non spaventarla.
Tanya sospirò, mentre con un braccio gli cingeva il collo, e Spike strinse gli occhi, quando la punta della lingua della ragazza gli sfiorò le labbra.
Era una tortura dolce...della quale non si sarebbe mai stancato.
Le sue mani si mossero contro la sua volontà, contro il suo buon senso, quando si sollevarono per cingerle la vita, dolcemente, mentre cominciava a ricambiare quel bacio .
Era come annegare, come volare nel cuore di quella ragazza, nella sua passione, nel suo amore.
Il battito del cuore di lei sembrava assordarlo, sembrava riempire l'intera stanza, l'intera Russia.
Il suo sapore stava scorrendogli nel sangue, potente, cantando l'amore che quella ragazza provava per lui, ed ascoltando la sua canzone.
Il vampiro senz'anima, che si era innamorato disperatamente della Cacciatrice.
L'uomo che un tempo era stato, che trovava finalmente la pace, sfiorando i capelli di lei.
La strinse a se, e Tanya fremette tra le sue braccia, abbandonandosi poi, dando tutta se stessa in quel bacio.
Lei era quello, luce pura, passione assoluta. Anima e corpo, che aveva deciso di donare a lui.
E Spike sentì dentro di se che avrebbe conservato quella fiducia, quell'amore, quella luce, come la cosa più preziosa del mondo.
Non aveva voluto spaventare Tanya, così evidentemente inesperta, con la sua passione, con il desiderio che provava per lei, ma non riusciva a smettere di baciarla, la passione, il fuoco che non riuscivano ad essere placati.
Aveva fame di lei, sete di lei, una sete che non sarebbe mai stata consumata.
Una sete eterna.
Un amore eterno.
Eppure, in un angolo della sua mente, la sua razionalità, una voce che somigliava a quella di Angel, lo incitava ad allontanarsi, prima che fosse troppo tardi.
Prima che prendesse ciò che di più prezioso quella ragazza aveva da offrirgli.
Le accarezzò i capelli con una mano, mentre con l'altra, gentilmente l'allontanava da se, ignorando le proteste del suo corpo, del suo demone.
Aprì piano gli occhi e quasi la baciò di nuovo quando le vide il volto.
Gli occhi grigi di Tanya brillavano, di una luce che non credeva di averle mai visto.
Sono io...sono stato io , pensò.
Le labbra carnose erano gonfie per il bacio che si erano scambiati ed un caldo rossore le si era diffuso sul volto stupendo.
Allungò una mano per sfiorarle il viso, e con il pollice tracciò delicatamente i contorni della sua bocca.
Mio Dio, pensò
È così bella.
Le sorrise, un sorriso sornione, che nulla aveva a che vedere con quanto stava provando davvero in quel momento.
"Come Cacciatrice sei fenomenale, amore..." Disse, e il suo sorriso divenne più malizioso. "ma ho come l'impressione che tu non abbia molta esperienza in altri campi"
Tanya inclinò la testa, mentre il rossore sulle sue guance aumentava, eppure i suoi occhi non lasciarono mai quelli di lui, e sembrarono scavargli dentro, passando oltre le sue difese, il suo demone, l'uomo che era stato un tempo.
Gli sorrise, Tanya, mentre diceva. "Hai ragione..." Si strinse nelle spalle. "Era il mio primo bacio..."
Spike ammiccò sorpreso, mentre una parte di se...una considerevole parte di se, gioiva per le parole di Tanya.
Nessuno aveva toccato le sue labbra.
Nessuno aveva sfiorato i suoi capelli.
Nessuno conosceva il suo sapore.
Nessuno conosceva la sua passione.
Tanya era sua.
Solo sua.
Non apparteneva alla sua missione, al concilio, alla Russia.
Il suo demone la reclamava, la sua parte umana la reclamava.
Era sua, tanto quanto lui sentiva di appartenerle.
"Beh," Commentò. "non male, ma non hai risposto alla mia domanda, amore, come sta Angel?"
Inaspettatamente, Tanya sorrise alle sue parole, annuì col capo e disse: "Sta bene, sta riposando nella camera degli ospiti..."
Il sorriso di Spike si allargò, mentre tratteneva a stento un sospiro di sollievo.
Non appena si fosse ristabilito, il suo sire testardo come un mulo e lui avrebbero dovuto fare un discorso.
Di nuovo, si perse in lei, nei suoi occhi, nel suo profumo, e dovette schiarirsi la gola prima di domandare: "Tu come stai?"
"Bene" Disse lei.
Spike allungò una mano per sfiorarle il volto, e domandò a bassa voce: "Tanya?" Le accarezzò una guancia prima di soffiare: "Posso baciarti di nuovo?"
Il sorriso della ragazza fu radioso, e fu l'unica risposta che gli occorse, prima che le sue labbra ricoprissero quelle di lei.
*****
Si.
Si.
Si.
Si, puoi baciarmi di nuovo.
Si, puoi bere la mia anima.
Si , puoi prenderti il mio cuore, il mio corpo, il mio tutto.
Si…
Dio… com’era tutto chiaro, adesso, nella sua mante.
E com’era difficile pensare, mentre lui la baciava.
Mentre le accarezzava il collo, la pelle fredda di lui contro la sua che bolliva.
Mentre la faceva tremare, soltanto toccandole la bocca.
Tanya non aveva mai baciato nessuno.
Non era mai stata baciata.
E aveva creduto che per lei non fosse importante.
Aveva l’amore di Eleonor, ed era più di quanto avesse mai anche solo sparato, ed aveva la sua missione.
Che le riempiva il cuore.
E la vita.
Pensava che non fosse importante.
Poi era arrivato Spike.
Ed era importante.
E all’improvviso aveva scoperto che c’era un posto nel suo cuore che solo lui riusciva a colmare.
E che l’affetto di Eleonor non era più abbastanza.
Lo amava.
Totalmente.
Disperatamente.
Eppure, avrebbe rinunciato a lui.
Non gli avrebbe mai nemmeno detto nulla… se non le avesse chiesto di Angel.
Se in quel memento non fosse stato lui, e non la sua maschera, il suo personaggio, qualcuno che lei conosceva, e che non le piaceva.
Spike… lui no… Tanya non lo conosceva… ma era pronta a rischiare.
Tutto.
Anche il suo cuore.
Anche la sua mante.
Anche la sua vita.
Solo… per quello…
Per un bacio…
Lo aveva baciato.
Il suo primo bacio.
Paura e passione.
Emozione pura.
Un fuoco brillante che le scorreva dentro.
Luce.
Luce chiarissima.
E ancora paura.
Di sbagliare.
Di rendersi ridicola.
Di deluderlo.
Lei non sapeva così tante cose…
Quando aveva dischiuso le labbra e lo aveva toccato le era parso che il cuore le esplodesse nel petto.
Le aveva fatto male.
E poi era venuto lo stupore.
Perché lui aveva tremato.
E Tanya aveva sentito chiaramente il suo demone gridare, e Spike rimandarlo indietro.
Per lei…
Per non spaventarla…
Come se non avesse già visto il suo demone.
Come se esistesse davvero qualcosa in quel momento che potesse spaventarla, tranne… perdere lui.
Lei… Tanya, non sapeva come dovesse essere un bacio.
E quando lui l’aveva guardata, e sorridendo le aveva detto quanto sembrasse inesperta, si era sentita arrossire fin dentro l’anima.
Per per lei era stato come vivere per la prima volta.
E ora lui la baciava ancora.
E lei nasceva ancora.
La tenne premuta su di se, seduta sul letto.
E non c’era niente di sbagliato, niente di sporco nel modo in cui la stringeva.
Nel modo in cui lentamente le accarezzava le labbra con le sue, e poi si trasformava in un fuoco ghiacciato e discendeva dentro di lei.
Dalla sua bocca, in ogni angolo di Tanya.
Così lentamente… tanto che le sembrava di svenire.
Il suo cuore le martellava nel petto, e lui continuava baciarla, e Tanya, senza pensare, rispondeva al suo bacio.
Con la stessa lentezza.
Come se tutti e due volessero dilatare il tempo, e far durare per sempre quegli istanti .
Come se tutti e due avessero paura che finisse.
Ma non finiva…
Era una tortura… era estasi… era la sua testa che girava… erano le sue forze che l’abbandonavano, risucchiate dalle labbra di lui.
Fino a che il suo braccio non cedette e lei gli cadde addosso, ansimando, sconvolta quasi per l’intensità di quello che provava.
Per quei sentimenti così violenti che le squassavano il corpo e l’anima.
Avrebbe potuto ucciderla così, se avesse voluto.
Affondò la testa nell’incavo della sua spalla,respirando disperatamente, e un secondo dopo lui l’afferrò per le braccia, tirandola su.
"Tanya!?" Esclamò, fissandola.
Era spaventato, Spike, quasi quanto lo era stato per Angel.
Sul volto un ‘espressione piena di angoscia.
E domande che non aveva il coraggio di farle.
Ma lei rispose loro.
Anche se non furono mai pronunciate.
"Ti amo…" Mormorò, e fu solo un sussurro.
Un afflato sul volto di lui.
Un altro piccolo bacio.
Spike sgranò gli occhi, se possibile ancor più di quanto già non fossero.
E lei tremò di nuovo.
Ebbe di nuovo paura.
"Oh, mo Dio, piccola…" Sussurrò lui, attirandola a se.
Stringendola, cullandola, totalmente incurante della sua ferita.
Tanya si abbandonò contro il suo petto, sospirando, e ciò che le uscì dalle labbra fu molto simile a un piccolo singhiozzo.
"Oh, mio Dio…"Ripetè Spike.
Le baciò la testa, fermandosi con le labbra sui suoi capelli, e attirandola di più contro di se, mentre Tanya, sorridendo, apriva gli occhi.
E vedeva Angel che, pallido ed evidentemente provato, si ritraeva in silenzio dalla porta, chiudendo l’uscio davanti a se.
Sospirò, allungando una mano per intrecciare le sue dita a quelle di Spike,
e quando sollevò il volto gli tese le labbra, e lui, velocemente, la baciò di nuovo.
Non c’era vergogna in lei.
Ne imbarazzo.
Dio sapeva che amava Spike.
Del resto del mondo, non le importava.
TBC,
Siren* |
| **Siren** (no login) | 6 - LuceNo score for this post | October 30 2004, 10:48 AM |
Summary: è ormai trascorso un anno da quando spike ha conosciuto tanya, e da sei mesi i due vivono un'intensa e dolcissima storia d'amore...ma il pericolo non sembra volerli lasciare in pace...e il pericolo può assumere volti inaspettati...
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"Avanti…" Mormorò Angel, voltando leggermente la testa verso la porta." è aperto.."
Era una giornata nuvolosa, persino per un novembre russo, tanto nuvolosa che aveva spalancato le tende perché almeno una minuscola porzione di luce indiretta illuminasse la sua tela, eppure, quando Tanya entrò nella stanza, fu il sole a farlo.
E per lui, che poteva colo ricordare la luce… e sognarla, fu come rivederla di nuovo.
Era radiosa, luminosa come un riflesso caldo sulla neve.
Felice…
Felice ed entusiasta come solo una ragazza di diciassette anni avrebbe mai potuto essere. E come lui non l’aveva ancora mai vista.
Nonostante la gioia che, in quegli ultimi sei mesi, le aveva sempre illuminato gli occhi.
"Buongiorno!" Esclamò, irrompendo letteralmente nella stanza, avvolta nel suo pesante cappotto, i lunghissimi capelli biondi legati in una treccia che le ondeggiava sulla schiena.
E senza fermarsi un istante corse da lui, e lo abbracciò forte.
"E’ un bellissimo, bellissimo giorno!"
Lo baciò sulla guancia, così forte che lo schiocco risuonò ovunque, facendolo letteralmente boccheggiare per la sorpresa.
"Ah!" Esclamò la ragazza, allontanandosi, veloce come ‘era venuta, e girando su se stessa, prima di ripetere." E’ bellissimo!"
E lui si riscoprì a sorridere, contagiato dalla sua allegria, e anche se stava per chiederglielo, si disse che, dopotutto, non era così importante perché fosse tanto felice.
Era così bello che lo fosse e basta.
Tuttavia, si alzò dal suo sgabello, e poggiò il pennello accanto alla tavolozza dei colori prima di domandare, sempre continuando a sorridere…
*****
Los Angeles, 2001
"Aspetta, aspetta, aspetta!" Esclamò Kate, allungandosi verso Spike, con gli occhi così sgranati che temette seriamente per le sue orbite. "Angel… dipinge ?!"
Spike sollevò le sopraciglia, e la guardò come se gli avesse appena detto che il sangue era rosso!
"Certo che dipinge!" Esclamò, quasi scandalizzato. "Ha sempre dipinto!"
Ma Kate era così stupefatta che il suo tono non riuscì ad irritrarla.
"Angel dipinge!" Sbottò. " Mi pare… mi pare… non lo so…"
Avrebbe voluto dire "dolce" o "bellissimo", ma non osò farlo.
Dopotutto, aveva ancora un briciolo di dignità personale!
"Bella la chiarezza!" Rincarò Spike. "Tanto per curiosità, credevi che l’identikit di Penn si fosse fatto da solo?!"
"No, ma…" Sbuffò." Non ci avevo pensato…"
Distolse gli occhi.
No, non ci aveva pensato, però lei quel disegno…
"Bè, comunque, se ti interessa…" Tornò a guardare Spike. "e ti interessa… persino Angelus si divertiva a disegnare… solo che non lo faceva certo per l’arte…
Il talento è di Angel, lo aveva anche da vivo, ma ovviamente quell’animale di suo padre credeva fosse una idiozia. Addirittura un disonore.
Gli vietò persino di disegnare, quando era bambino.
E dopo non gli è più importato…"
Si interruppe, ma solo per un attimo.
"Riprese subito dopo che lasciammo Londra. A Madrid.
Era estate, e c’erano delle interminabili giornate di sole accecante.
Io…" Sorrise, come se quelli, per lui, fossero ricordi piacevoli. "Non facevo che brontolare, e lui mi ascoltava seduto, e intanto cominciò a scarabboccchiare su qualsiasi cosa gli capitasse a tiro, senza neanche pensarci…
Volti… soprattutto volti…" Un accenno di riso gli sfuggì dalle labbra. "Bè, lo sai come fa…"
Kate abbassò gli occhi, guardandosi le ginocchia, e Spike tossicchiò prima di continuare ancora.
"Comunque, una sera Angel salvò da un vampiro una famiglia, che aveva un emporio alla periferia della città.
Dovresti conoscerli, gli Spagnoli, per immaginare le feste che gli fecero…
Con qual carattere la Spagna è una vera manna per i vampiri… nemmeno ti hanno visto e condividerebbero la casa con te.
Angel voleva nascondersi sotto un tappeto per l’imbarazzo e io mi misi a piangere per le risate…
Poi vide i colori… e le tele… e li comprò…
Avrebbe voluto comprarli, anzi … in realtà glieli regalarono…
Ha cominciato così.
E non ha più smesso, tranne…"
Stavolta fu lui ad abbassare gli occhi, e il sorriso scomparve improvvisamente dal suo volto e dal suo sguardo.
"per un lungo periodo… tre anni fa…"
Si riprese subito, e sghignazzò quando disse: "Se sapesse che te l’ho detto mi taglierebbe la gola.
Non fa vedere a nessuno i suoi quadri.
Solo alla… famiglia…
La maggior parte la tiene in una stanza, e quei pochissimi che appende non dice che sono suoi… " Scosse le spalle. "È fatto così…"
Kate rispose al suo sorriso, ma ormai la sua malinconia di un attimo prima l’aveva contagiata.
"Vorrei vederlo…" Mormorò." Qualcosa che ha fatto lui…"
"Bè," Esclamò Spike, indicandosi con entrambe le mani. "Lo stai vedendo!
Dopotutto è Angel che mi ha reso così!
Sono il suo capolavoro più grande!"
Stavolta, Kate rise di gusto.
"Ci credo!" Esclamò.
*****
San Pietroburgo, Novembre 1912
"Posso sapere a cosa devo questo trattamento?!"
Tanya rise, tornando verso di lui e afferrandogli le mani.
"Il Concilio!" Esclamò entusiasta. "Ha detto che sono brava!"
Angel aggrottò la fronte, ma prima che avesse tempo di dire qualcosa lei continuò.
"Ieri sera hanno portato un pacchetto per Eleanor, e dentro c’erano un regalo di Edward e una lettera del Concilio!
Per me!"
Intrecciò le mani, stringendole forte, e il suo volto si illuminò ancor di più.
"Hanno detto che sono brava!" Esclamò. " Hanno detto che sono una brava Cacciatrice!
Io!
Io… io… ho sempre avuto così tanta paura di non essere in grado… di non essere degna…
Ho sempre avuto così tanta paura… persino che ci fosse stato… non lo so… un errore…"
"Oh, Tanya, no…" Mormorò lui.
"Angel, io!
Una bambina senza un nome al centro della Siberia!
Non sapevo quasi leggere e scrivere!
E invece loro… hanno detto che sono brava!
Che sono fieri di me!
Dio, fieri di me!"
"Tanya…" Provò ancora Angel. "non ho bisogno di sentire cosa dice il Concilio per sapere che sei una brava Cacciatrice..."
"Grazie…" Sorrise. "ma tu sei un mio amico…"
"Io sono un vampiro!
Se te lo dice un vampiro che sei una brava Cacciatrice, ci dovresti credere!"
Le strinse le mani.
"Ma se ti fa così felice, allora sono contento che ti abbiano scritto…"
"Oh, si!"!
Tanya si allontanò, allargando le braccia. "Mi sono sentita così … a posto! Non sono neanche riuscita a dormire… e poi, quando mi sono alzata, c’era… questo!" Si avvicinò alla finestra, raggiante. "Guarda, Angel… la prima neve!
Oh, Dio, sono così felice che vorrei gridare!"
Era bellissima.
Sembrava brillare.
"La neve!
Capisci, Angel, la neve!"
Corse via, o forse sarebbe stato meglio dire che volò via.
E Angel fece appena in tempo a seguirla che aveva già spalancata una delle porte, ed era entrata.
Spike stava riposando, riverso a pancia sotto sul letto, le lenzuola che aveva strattonato così forte da coprirsi la schiena e scoprirsi i piedi, la testa voltata da un lato.
Esausto per la notte trascorsa a pattugliare e, dopo, a parlargli di Tanya.
Eppure, sollevò il capo quando lei entrò, e come un’ondata di gioia sedette sul bordo del letto, afferrandogli il volto fra le mani e chinandosi per baciarlo sulla bocca.
"Buongiorno amore mio!" Gridò quasi, baciandolo una seconda, una terza, e una quarta volta, finché lui non le afferrò a sua volta le spalle e rispose al suo bacio.
"Buongiorno…" Le sorrise, i capelli scompigliati che lo facevano sembrare ancor più un ragazzo. "ho fatto qualcosa di molto buono e non me ne ricordo?!"
Tanya rise, mentre Spike si puntellava su un gomito e la guardava rapito.
Come se volesse nutrirsi, e dissetarsi, della sua sola vista.
"E’ caduta la neve!" Esclamò lei, con una mano premuta fra la guancia e la spalla di lui, che Spike pareva non avere la minima intenzione di lasciar andare! "La prima neve!"
"Uh… amore…." Sorrise lui. "Siamo in Russia… nevica sempre…"
"No!" Esclamò Tanya, abbracciandolo. " Non ha mai nevicato, perché tu non c’eri!
Non c’è mai stata una prima neve da quando sono nata, perché non ti conoscevo…"
Angel sorrise quando vide Spike stringerla forte, affondandole la testa nei capelli.
Gli aveva parlato infinite volte di come Tanya lo facesse sentire.
Di come con quelle frasi istintive, dettate dal suo cuore, sapesse metterlo in crisi, riempiendolo insieme di felicità e di qualcosa che era molto simile alla commozione.
E ricacciando il suo demone in una parte davvero profonda del suo essere.
"Andiamo fuori?!" Esclamò Tanya." Sulla neve?!"
"E’ giorno, amore… e io sono appena tornato da una nuotata nella Neva!"
"Oh, no! Ci sono talmente tante nuvole che il sole non riesce a passare!
E resterà così per moltissime ore!
Fidati! Io sono siberiana! "
Gli sorrise, inginocchiandosi ai piedi del letto e appoggiando la fronte su quella di lui.
"Per favore…" Sussurrò. "andiamo insieme fuori… conosco un posto bellissimo per godersi la neve…"
Spike la prese per le braccia e la tirò di nuovo su.
"Andrei su Marte " Mormorò." se me lo chiedessi…"
Fece per alzarsi, e solo in quel momento lei si accorse di un insignificante particolare.
"Oh, mio Dio!" Esclamò, spingendolo di nuovo sul letto ed alzandosi con un balzo. "Ma sei nudo!"
Fuggì letteralmente dalla stanza, mentre, davanti agli occhi di Angel, Spike si rovesciava sulla schiena, e scoppiava a ridere, portandosi un braccio sulla fronte.
Felice.
Perché Tanya lo amava, e lui amava lei.
Da impazzire.
In un modo che Angel non poteva neanche immaginare.
Eppure, nonostante il suo amore, e nonostante ci fosse un demone che gridava dentro di lui, Spike non l’aveva mai toccata.
Lo sapeva.
Erano passati sei mesi da quando l’avevano salvato, da quando, entrato per controllare come stesse Spike, li aveva visti insieme.
E Tanya amava così tanto il vampiro che Angel era certo che a lui sarebbe bastato solo chiedere…. Ma non lo aveva fatto.
Il perché poteva solo immaginarlo.
E tutte le ragioni a cui poteva pensare, e che andavano dalla paura di farle del male a quella che lei non fosse ancora pronta, lo riportavano sempre ad un ‘unica, immutabile causa.
Spike amava Tanya.
E l’amava come la cosa più preziosa e fragile sulla faccia della terra, col terrore costante di infrangerla.
Una parte di Spike continuava a chiedersi come potesse una creatura come Tanya, così pura, così buona, così straordinaria, amare proprio lui, e con l’insicurezza di Wiliam si diceva che era pronto a passare l’eternità a baciarla, a stringerla, a sentire il suo cuore che batteva sul suo petto…
E basta.
Pur di continuare ad averla vicina.
Pur di non perderla.
Mentre un ‘altra parte gli faceva a brandelli il corpo ogni volta che la vedeva. E rischiava di farlo impazzire.
Angel era fiero del suo autocontrollo.
Sapeva come fosse difficile convivere con un demone, anche se non era nelle condizioni di Spike.
E sapeva che sei mesi con Tanya gli avevano insegnato sulla pazienza più di cento anni con lui.
Certe volte gli pareva quasi di sentire il suo demone vibrare.
Ma l’amore ed il rispetto per Tanya erano più forti.
Tanya era più forte.
Continuò a sorridere, e scotendo la testa tornò nel soggiorno, dove Tanya si torceva le mani, rossa fino alla radice dei capelli.
" Se vuoi, " Le propose." c’è dell’acqua in cucina."
"La prossima volta," Gli rispose la ragazza, imbarazzata. "ricordami di bussare!"
Spike fu pronto in cinque minuti, tanto per rimarcare il suo scarso entusiasmo… e Angel non fu più in grado di nascondere il sorriso quando Tanya gli prese la mano, intrecciando le sue dita a quelle di lui.
Sorriso che però scomparve dal suo volto quando la ragazza si girò verso di lui, ed esclamò: "Non vieni?!"
Angel indicò se stesso con la mano, tanto stupito che doveva sembrare addirittura sconvolto.
"Io?!"
"No…" S’intromise Spike." Probabilmente parlava al quadro!"
"Oh, no…" Sedette sul suo sgabello, schernendosi con le mani." No, andate voi…"
"Perché? "Tanya gli corse vicino, allontanandosi da Spike." Per favore!"
"Tanya… siete tu… e Spike… io che c’entro?!"
"Stiamo tutti insieme! Più tardi viene anche Eleanor!
Per piacere!"
Angel scosse il capo, cercando aiuto negli occhi di Spike e trovandovi solo un immenso divertimento.
"Tanya… non è che mi entusiasmi stare in mezzo alla gente… davvero, è meglio che resti qui."
"Oh, per favore!" Ripeté Tanya, avvicinandosi ancora.
E afferrato il suo sgabello cominciò a spingerlo verso la porta… con lui sopra.
"Per favore! Per favore! Per favore!"
"Va bene!" Le prese i polsi, bloccandola." Va bene, vengo!
Ma direi che l’ideale sarebbe usare le mie gambe!"
Tanya gli gettò le braccia al collo, mentre, davanti a lui, Spike stava lottando contro un eccesso di risa, prendendo a pugni la parete.
*****
C’era molta gente nel parco, a godersi la prima neve, nonostante il cielo coperto che non lasciava passare un solo raggio di sole, ed il freddo pungente che già rendeva trasparente l’aria gelida di San Pietroburgo.
E nonostante per la maggior parte di quegli uomini e quelle donne la neve fosse qualcosa di assolutamente normale, quotidiano, almeno quanto era sempre straordinaria per Angel.
C’erano dei bambini, che si rincorrevano strillando, dei giovai, probabilmente universitari, che parlavano concitatamente della situazione politica, una famiglia al gran completo, e poi, ancora, delle signore vestite di pelliccia e seta, che con il naso un po’ storto fissavano scandalizzate i due ragazzi al centro della piazza.
Li guardavano rincorrersi ridendo, come due bambini, e molto probabilmente non potevano capire la felicità che si donavano l’un l’altra.
Neanche Angel la poteva capire.
Lui non era mai stato felice.
Non completamente.
Troppi erano i fantasmi, troppi i rimorsi… non lo avevano mai lasciato, neanche per un secondo.
E c’erano anche ora.
Rimorsi per coloro che per colpa sua non avrebbero più passeggiato insieme nella piazza di un vecchio parco circondato da colonne, come quello; per coloro che non avrebbero più riso; per Kathy, che non avrebbe mai visto la neve…
Il tormento era il suo compagno.
Suo padre e suo figlio.
Ma in quel momento, come non mai, la sua voce era tenue.
Una debole eco che quasi non raggiungeva il suo cuore, coperta dalle risate felici dei ragazzi davanti a lui.
Tanya e Spike… che si inseguivano, giocando con la neve, gridando e ridendo forte.
La gioia che si irradiava da loro come una luce pura, senza fine e senza ombre.
Trasformando in ragazza una Cacciatrice e un vampiro nel giovane uomo che l’attirava fra le braccia, stringendola a se.
E facendo sentire Angel molto, molto vicino a quella felicità che per lui, ora, aveva il loro volto.
Si voltò leggermente, attirato da un quieto umore di passi, e quando scorse Eleanor si affrettò a salutarla, attendendo che lo raggiungesse.
La donna indossava un lungo cappotto verde cupo bordato di pelliccia, e aveva gli occhi rivolti verso Spike e Tanya.
Non era felice.
E si vedeva.
Il giovane volto che, pure, Angel era abituato a veder solcato da un ‘espressione severa incupito da una preoccupazione profonda. Quasi tangibile.
Poteva capirla…
Dopotutto, Tanya era più della sua Cacciatrice per lei.
Era la creatura che aveva tirato fuori dalla Siberia, a cui aveva insegnato tutto.
Era la figlia che ancora non aveva avuto.
Ed ora era innamorata di un vampiro… di una creatura delle tenebre, una di quelle che le era stato insegnato a disprezzare, a cacciare, ad uccidere senza pietà, perché di pietà non ne meritavano alcuna…
Di un mostro…
La sua bambina ed un mostro…
Era ovvio che non approvasse…
Era ovvio che provasse per lui e per Spike qualcosa che pure era molo diverso dalla iniziale sfiducia… qualcosa che somigliava al dispetto… per essersi intromessi nella loro vita… per averle portato via Tanya…
E Angel non aveva idea di cosa potesse dire o fare per rincuorarla…
Perché la comprendeva, eppure continuava a chiedersi come potesse esserci davvero qualcosa di sbagliato in quell’amore, se dava tanta gioia a entrambi.
Se li riempiva, se li faceva ardere insieme…
Li vide ruzzolare sulla neve, una sull’altro, e mentre un sorriso gli saliva alle labbra, accanto a se, sentì Eleanor fremere.
"C’è qualcosa che non va?" Si azzardò finalmente a chiedere.
Lei non lo guardò, continuando a fissare Tanya e Spike.
"Nulla, " Mormorò. " ho solo freddo."
Angel deglutì, cercando un altro argomento.
Ma tutto ciò che gli venne in mente fu quello che davvero pensava.
"Tanya ha trascinato qui anche te…" Cercò di sembrare tranquillo. " perché felice com’era non avrà pensato…"
"Che io, invece, potessi non esserlo …" Finalmente, Eleonor lo guardò. E c’era una pena profonda, misteriosa, nei suoi occhi verdi. "No… credo che lei volesse farmi vedere quanto è felice…" Tornò a fissare i due innamorati, che si erano appena rialzati, e Spike, che stava facendo girare Tanya come una bambina.
E parlò, stavolta senza che Angel dovesse chiedere nulla.
"Ho sempre creduto che lui le avrebbe fatto del male…" Mormorò. "e in parte lo credo ancora… Ma adesso, più forte di tutto, è il pensiero che se qualcuno dovesse attaccarla… Spike sarebbe lì a proteggerla…"
Angel aggrottò la fronte.
C’era qualcosa che non gli piaceva in quella frase apparentemente piena di affetto e sollecitudine.
Qualcosa che lo inquietava.
" Tanya non ha bisogno di essere difesa," Mormorò . "è’ una straordinaria Cacciatrice…"
Eleanor lo guardò di nuovo, con gli occhi improvvisamente scintillanti.
"Si!" Esclamò. "Una grande Cacciatrice!
E’ non c’è bisogno che a certificarlo sia uno stuolo di idioti burocrati!"
Lo aveva detto con foga, con una passione che strideva con la calma malinconica di poco prima, ed Angel era sul punto di chiederle che cosa avesse voluto dire quando i suoi sensi da vampiro lo avvertirono di qualcosa che si apprestava a colpirlo, e lui roteò il busto, appena in tempo per schiave una palla di neve, e per beccarsene un ‘altra, contemporanea, sulla spalla.
"Andiamo, Angel," Gli gridò Spike, che già si era chinato in cerca di un altro proiettile. "vediamo se riesci a batterci!"
"No…" Si schernì lui." Spike…"
Troppo tardi.
La palla di neve lo prese al petto, in pieno, raggiunto immediatamente dal colpo di una raggiante Tanya.
"Ragazzi!" Esclamò, mentre il loro si trasformava in un vero e proprio bombardamento. "Smettetela…"
Rise.
Sapeva che avrebbe potuto facilmente evitare tutti i loro colpi.
Ma magari, semplicemente, non voleva…
Infranse una palla di neve prima che gli colpisse la guancia, e quando un ‘altra, lanciata da Spike, o prese al collo, e lui fece un gesto di trionfo con il braccio, si lasciò andare ad un misto fra un ‘esclamazione di stupore e una risata.
"L’avete voluta!" Esclamò, chinandosi a raccogliere un ‘enorme manciata di neve. Che, un attimo dopo, prese Spike diritto in faccia.
*****
Vi era stato un tempo in cui il mondo di Spike, la ragione intera del suo essere, era ruotata attorno alla notte, attorno al cremisi del sangue, alle grida disperate degli uomini...e a due occhi verde azzurri, persi in un mondo di follia assassina.
Vi era stato un tempo in cui gli era sembrato naturale, in cui non avrebbe cambiato quanto aveva per nulla al mondo.
Vi era stato un tempo in cui aveva creduto di conoscere la perfezione.
Prima di Tanya.
Prima che il loro amore gli mostrasse cosa fosse realmente…
Guardare la donna che amava giocare sulla neve, come una bambina, dimentica per una volta del peso che le gravava sulle spalle…
Osservare le sottili volute di condensa formare nuvolette attorno alle sue labbra, quando rideva…
Desiderare che il cielo non fosse coperto da nubi per poter vedere il suo sorriso risplendere alla luce del sole, così come I suoi capelli spettinati…
Era ancora un demone, Spike, e sentiva ancora una parte di se picchiare contro le pareti della sua umanità, schernendolo per ogni suo gesto, ogni sua parola.
Per ogni sorriso, per ogni bacio.
La sua voce però stava diventando meno insistente, o forse era Spike a non sentirla più.
Se ammettere di essere un demone minore aveva come unico prezzo l'estasi di amare ed essere riamato da Tanya...
...beh, era prontissimo a pagarlo per l'eternità.
"Andiamo, Spike!" Lo incitò lei, e, come al solito, la gioia nei suoi occhi e nella sua voce ebbe il potere di portargli un sorriso alle labbra.
Sorrideva, Spike, quanto non aveva mai sorriso nella sua vita da umano o vampiro. Non credeva che avesse mai smesso di sorridere, da quel pomeriggio di sei mesi prima, quando Tanya lo aveva baciato.
Da quando gli aveva detto che lo amava.
Lei, creatura di luce, l'anima più pura che avesse mai conosciuto… lo amava.
Ed amava tutto di lui.
Uomo e demone.
Sorrisi e ringhi.
Sete di sangue e di cultura.
Tutto, tranne quella maschera di cinismo, l'autodifesa che aveva costruito attorno al suo cuore quando l'aveva conosciuta.
La maschera che li aveva tenuti lontani l'uno dall'altra per sei mesi.
"Non sfidare mai un vampiro, amore...." Esclamò rincorrendola.
Tanya si voltò, rivolgendogli un sorriso radioso.
"Non ti sto sfidando" Disse semplicemente.
Spike sorrise, mentre si avvicinava a lei, le loro forze simili.
A volte aveva quasi la certezza che si muovessero in sincronia.
Non era una cosa voluta.
Accadeva e basta.
Era parte di quella cosa meravigliosa che era il loro amore.
E lui non avrebbe potuto rinunciarvi, tanto quanto non avrebbe potuto smettere di bere sangue.
Gli era necessario per sopravvivere.
La prese tra le braccia, ignorando il familiare fremito di piacere che gli attraversò il corpo.
"Ti arrendi?" Domandò con voce roca.
Tanya inclinò la testa, appoggiando una tempia contro uno zigomo di lui, e mormorò: "L'ho fatto tanto tempo fa, Spike..."
Spike dischiuse le labbra, sorpreso, come sempre, dalle parole della ragazza. L'amore che quella ragazza gli dimostrava continuava ad avere quell'effetto su di lui.
Le sorrise, stringendola a se, mentre con le labbra cercava le sue.
La risposta di Tanya fu gioiosa, e per un istante il mondo sembrò svanire attorno a loro, e tutto fu bianco, pieno di una luce che non bruciava, ma riscaldava il suo cuore, e la parte vuota dentro di se, dove un tempo vi era stata la sua anima, d’improvviso, sembrò riempirsi.
Continuò a baciarla, mentre la faceva volteggiare, e le labbra di lei si distesero in un sorriso contro le sue.
Come sempre, la sua voce armoniosa gli ripeté che lo amava...senza badare al fatto che lui non avesse mai pronunciato quelle parole.
Tanya sapeva.
La fece volteggiare, mentre il bacio diveniva più profondo, mentre il suo autocontrollo veniva messo alla prova.
Per lei.
Per la sua passione.
Per il desiderio che gli montava dentro
Le braccia di Tanya erano attorno alle sue spalle, mentre rideva, spensierata, affidandosi completamente a lui.
Lei, la persona più forte sulla terra, cercava protezione in lui…
E sembrava essere la cosa più naturale del mondo…
Naturale proprio come il fatto che la sua agilità di demone lo abbandonasse improvvisamente, facendolo inciampare sui suoi stessi piedi.
Chissà perché non mi stupisco affatto.. considerò distrattamente Spike, mentre Tanya e lui rovinavano a terra, in un groviglio di gambe.
Incredibilmente, il sorriso di Tanya si allargò ed una risata le sfuggì dalle labbra carnose.
Spike, che le era finito sopra, si puntellò sui gomiti, dimentico, come spesso accadeva, della forza straordinaria della ragazza, e le sfiorò con le dita il naso.
Tanya sollevò leggermente il capo, ricambiando con una carezza ai suoi capelli.
Si chinò su di lei, e le sfiorò le labbra con le sue, prima di mormorare: "Io ti amo..."
Ammiccò.
Aveva pensato ad uno scenario completamente diverso per rivelarle dei suoi sentimenti.
Aveva immaginato quella scena dozzine di volte, giungendo alla conclusione che non ci sarebbe mai riuscito, che avrebbe continuato a dimostrarle il suo amore con I gesti.
...gli echi del passato erano ancora troppo forti dentro di lui...o così aveva pensato.
Era semplice, invece, tanto semplice che si ritrovò a ripeterlo sottovoce, mentre gli occhi di Tanya si riempivano di lacrime.
"Ti amo" Ripeté ancora, vagamente consapevole del fatto che Angel ed Eleanor erano presenti, e giungendo alla conclusione che non gli importava.
Lo avrebbe gridato dalla cima del Palazzo D'Inverno, se Tanya gli avesse chiesto di farlo.
Piano, si rimise in piedi, tendendole le mani perché lei potesse fare lo stesso, e Tanya gli circondò la vita con un braccio, appoggiando la testa contro la sua spalla.
"Grazie..." Sussurrò , mentre si avvicinavano ad Angel ed Eleanor.
Spike abbassò la testa, e sollevò il volto della ragazza con le dita.
"Di cosa?" Domandò.
"Quello che hai detto...so quanto sia difficile per te..."
Spike scosse il capo.
"Amarti non è difficile, Tanya, nemmeno per un demone..."
"Non stavo parlando del tuo demone, Spike..." Sussurrò lei guardandolo.
Per l'inferno, sarebbe mai giunto il giorno in cui quella ragazza avrebbe smesso di sorprenderlo? Come faceva a leggergli dentro con tanta facilità?
Spike si strinse nelle spalle, attirandola a se, e di nuovo la baciò, e di nuovo la risposta di lei lo sconquassò, unendo uomo e demone in un momento di felicità perfetta.
"Vedi anche tu quello che vedo io?" Domandò Spike qualche istante dopo, indicandole con lo sguardo Angel ed Eleanor.
"Il tuo sire e la mia Osservatrice?" Domandò Tanya, e Spike riconobbe, nella sua voce, una nota maliziosa.
Scosse la testa mentre si abbassava e raccoglieva una manciata di neve, plasmandola poi nelle sue mani.
"No" Disse "la tua Osservatrice, ed un bersaglio perfetto..."
Si voltò a guardare Tanya, che nel frattempo lo aveva imitato e teneva in una mano una palla di neve.
"Sei pronta?" Domandò con un sogghigno.
Tanya si limitò ad inarcare le sopracciglia, e per un istante Spike vide la ragazzina che avrebbe avuto il diritto di essere, se la vita prima e il suo ruolo poi non glielo avessero negato.
"Al mio tre" Mormorò.
Contarono silenziosamente, poi, come un sol uomo, lanciarono I loro proiettili in direzione di Angel, che sobbalzò interrompendo quello che aveva tutta l'aria di essere un discorso molto serio con Eleanor.
"Andiamo Angel," Esclamò Spike ridendo. "vediamo se riesci a batterci..."
Angel sorrise, e un attimo dopo , nei suoi occhi, non potè più scorgere l’ombra scura di poco prima… un’ ombra che invece rimase sul volto di Eleanor.
*****
Los Angeles, 2001
"Angel aveva notato subito la stranezza nel comportamento di Eleanor" Spiegò Spike, e accendendosi una sigaretta scosse la testa. "Quanto a Tanya e me, credo non avremmo fatto caso neanche all'atterraggio dell'Enterprise nel mezzo di San Pietroburgo...
E invece avremmo dovuto prestare attenzione a quanto stava accadendo … " Strinse le labbra, "Non avevamo idea di cosa ci attendesse...soprattutto considerato il fatto che era stata proprio Eleonor ad aiutarmi nel procurarmi il regalo di compleanno per Tanya.
Il diciottesimo compleanno "
"Cosa le regalasti?"
Spike sorrise.
"Tanya voleva andare ad un ballo.
Ricordo ancora quanto era imbarazzata nell'ammetterlo...
In tutto il tempo che trascorremmo insieme le avrò forse sentito esprimere in tutto tre desideri…e ogni volta le sembrava sempre di fare qualcosa di sbagliato…"
"Fammi indovinare… ti procurasti i biglietti e ce la portasti… "
Spike annuì lentamente.
"Ero così eccitato all'idea di aver realizzato un suo sogno che glielo rivelai giorni prima del suo compleanno...
Avresti dovuto vedere il suo sorriso...
Tanya dimenticava così spesso di essere una ragazza, presa com'era dalla sua missione..." Si allungò verso il tavolino e prese il piattino di vetro verde, ormai colmo, ignorando lo sguardo sorpreso di Kate quando si alzò ed andò a svuotarlo in cucina, continuando nel frattempo a parlare.
"Angel, invece, le regalò un vestito...
Sembrava una principessa, Kate...sembrava uscita da un ritratto.
E, per la cronaca: Angel ha un gusto fenomenale per gli abiti, anche se considerata la vasta scelta di colori del suo abbigliamento non avresti mai potuto dirlo." Terminò, tornando in salotto.
Kate lo guardò per un istante, prima di dire: "Sai, Spike? Stavo pensando al fatto che non credo di averti mai visto indossare qualcosa di diverso da quello che porti in questo momento"
Spike sollevò un sopracciglio. "E' un modo gentile per dirmi che sono la persona meno indicata per commentare lo stile di Angel?"
Kate prese un sorso d'acqua ed aggrottò le sopracciglia, occhieggiandolo al di sopra del bicchiere.
Spike annuì con aria grave, prima di commentare: "Strano, anche Cordelia me lo dice sempre!"
Kate si limitò a stringersi nelle spalle.
Posò il bicchiere in terra, e si abbracciò le gambe, prima di mormorare: "Stavamo dicendo?"
Spike aspirò un'altra boccata dalla sua sigaretta.
"Il compleanno di Tanya si avvicinava....e nessuno di noi aveva idea di cosa stesse per accadere."
*****
San Pietroburgo, 11 Novembre 1912
"Sembro un'idiota!" Bofonchiò Spike, cercando di allontanarsi da Angel.
"Spike, sta fermo!" Commentò l’altro pazientemente, continuando ad annodargli la cravatta.
"Chi diavolo ha deciso questa moda?" Protestò Spike osservandosi le maniche della giacca nera, "Non importa!" Disse. "Ricordami solo di scovarlo ed ucciderlo!
Sembro un maledetto damerino!"
Spike guardò Angel che sospirava pazientemente alle sue parole, grato per il fatto che non gli avesse ricordato che vi era stato un tempo in cui era stato solito vestirsi a quel modo.
"Spike, non credo ti farebbero entrare se ti presentassi con una delle tue tenute!"
"Cos'hanno di sbagliato i miei abiti?" Domandò Spike, mentre Angel si allontanava.
Caso mai gli fosse rimasto qualche dubbio sui suoi sentimenti, il fatto che fosse giunto ad indossare un abito da sera per accompagnare Tanya al ballo li avrebbe completamente cancellati.
"Oh, sono perfetti… per cacciare demoni, per girare indisturbato per le strade di S.Pietroburgo, ma non credo siano indicati per un ballo." Commentò Angel sedendosi sul divano e prendendo tra le mani il libro che stava leggendo prima che Spike irrompesse in salotto minacciando di uccidere tutti i sarti di S.Pietroburgo, a cominciare dall'idiota che gli aveva venduto quel vestito.
"Blake?" Domandò Spike gettando un'occhiata al volume.
Angel lo abbassò ed annuì, mentre un mezzo sorriso gli increspava le labbra.
Ormai non si mostrava più sorpreso quando Spike mostrava di conoscere qualcosa di più di modi di uccidere e torturare.
D'altronde, Angel era entrato nella sua stanza di Londra, anni prima, dove il giovane uomo che era stato aveva passato giornate intere a studiare.
Si domandò per un istante se avesse intravisto la sua laurea, appesa ad una parete.
"C'è un sorriso d'amore" Disse Spike lentamente, avvicinandosi all'attaccapanni. "E c'è un sorriso della seduzione." Continuò infilando poi il cappotto.
Si avvicinò lentamente al divano, continuando sottovoce, mentre il suo sguardo era fisso sulla finestra.
"Un sorriso c'è dei sorrisi. Dove si incontrano quei due sorrisi."
"Il manoscritto Pickering?" Chiese Angel.
Spike annuì, sbuffando, e Angel sembrò divertito quando gli disse: "Perché non vai a prenderla? Sei già pronto..."
Spike annuì e si voltò verso l'ingresso, ma non fece che qualche passo prima che la porta si aprisse e Tanya avanzasse lentamente al centro del salotto.
"Per l'inferno!" Esclamò Spike, accorrendo verso di lei.
Una grossa ecchimosi le si stava formando su uno zigomo, e un largo rivolo di sangue le scorreva da una tempia. Non aveva il cappotto, ed il nuovo abito bianco, l'abito che Angel le aveva regalato per il compleanno era lacerato in alcuni punti.
Lunghe ciocche di capelli erano sfuggite alla sua acconciatura, una semplice crocchia, ora quasi completamente disfatta.
Spike, strinse la ragazza a se, ma sussultò quando lei si lasciò sfuggire un lamento.
"Chi ti ha ridotto così?" Domandò, prendendole delicatamente il volto tra le mani. Tanya abbassò la testa, mentre lacrime, che sembrarono spezzargli il cuore, le riempivano gli occhi.
"Ho perso i miei poteri" Singhiozzò, nascondendo il volto nel petto di lui.
Spike le accarezzò i capelli, mentre il suo sguardo incontrava quello di Angel.
Le sfiorò le spalle, cercando di placare il tremito convulso della ragazza.
"E...erano uomini" Spiegò lei, contro il cappotto di Spike.
Sollevò la testa, guardando prima Spike per un lungo istante, poi Angel, e deglutì prima di mormorare: "E' colpa mia"
"Cosa?" Domandò Spike, più aspramente di quanto avrebbe voluto.
"Ho trascurato la mia missione.
Sapevo sarebbe successo prima o poi...sapevo di non essere degna"
...aiutami ad essere come dovrei essere...
Le parole che aveva udito un anno prima, quando per la prima volta aveva visto Tanya, gli ritornarono alla mente.
... anche se non sono degna del mio ruolo...
Allora, quando ancora non la conosceva, quando ancora non l'amava, quelle parole l'avevano commosso, avevano scosso la parte umana che ancora viveva dentro di lui fino alle lacrime.
Ora, dopo un anno, Spike conosceva la disperazione di Tanya, sapeva quanto profondamente ella amasse la sua missione, quanto la facesse sentire viva. Nonostante il tormento, i rimorsi che le dava, Tanya era viva, completa, realmente, solo quando combatteva, solo quando si sentiva utile.
"Come farò?" Stava domandando lei. "Come potrò assolvere ai miei compiti? Non posso ....non posso tornare ad essere inutile!"
Vi era una nota di autentica disperazione nella voce della ragazza , e Spike strinse i denti, ignorando la parte di se che gioiva alla prospettiva che Tanya rimanesse senza i suoi poteri.
Sarebbe stata al sicuro. Non avrebbe corso il rischio di morire ogni notte, uccisa da un suo simile.
"Ascoltami Tanya!" esclamò lui, prendendole le spalle e costringendola a guardarlo. "Tu non sei inutile!
Per l'inferno, non è la cacciatrice che lavora tutto il giorno negli ospedali!
Non è la cacciatrice, che bada ai bambini abbandonati di San Pietroburgo!
Non sarai mai inutile. La Cacciatrice è solo una parte di te..." La sua voce divenne poco più che un sussurro quando aggiunse: "La tua forza maggiore è nella tua anima...l'essere Cacciatrice non cambia quello che sei"
Tanya scosse la testa.
"Io non..." Trasse un respiro profondo. "non smetterò di combattere, anche se non dovessi riacquistare I miei poteri...non potrei mai..."
Spike strinse I denti, guardando di nuovo Angel, che aveva abbassato la testa, la fronte corrugata.
"State calmi…" Mormorò il vampiro bruno. "tutti e due…."
Angel sollevò la testa. "Le Cacciatrici non perdono i loro poteri… non l’ho mai sentito dire…"
Spike aggrottò le sopracciglia e guardò Tanya.
"E' vero amore..."
"I poteri di una Cacciatrice non sono a nolo..." Continuò Angel. "sono dentro di te fin quando vieni attivata...e c’è un solo modo per perderli… "
Istintivamente, Spike strinse Tanya più forte a se, e guardò Angel domandando: "Hai qualche idea?"
"Andrò a parlare con Eleanor.
Forse c'è qualcosa nelle vecchie cronache degli osservatori che potrà aiutarci a capire..."
Angel passò loro davanti, afferrando il cappotto dall'attaccapanni, si avvicinò di un passo e sorprese Spike, appoggiando una mano su una spalla di Tanya.
"Troveremo una soluzione Tanya," Mormorò. " te lo prometto...."
Spike guardò Angel andar via, mentre ancora Tanya era tra le sue braccia, non dubitando, nemmeno per un istante, che avrebbe mantenuto la sua promessa.
*****
Los Angeles, 2001
"Non lasciarti ingannare da quello che Angel e gli altri dicono di me, Kate" Disse Spike.
"Io sono un bastardo. "
Sorrise
"Quel che è peggio? Amo quello che sono!" Spike scosse la testa. "Angel non è molto obiettivo...a sentire lui, sono un bravo ragazzo dal passato solo un po' turbolento"
"Perché me lo dici?" Domandò Kate, e Spike colse un'ombra di scetticismo sul suo volto...e di timore.
"Oh, non temere cucciola...non ho intenzione di morderti..." Strinse le labbra. "Non potrei farlo neanche volendo."
Ignorando l'occhiata incuriosita di Kate, Spike continuò.
"Tanya era disperata...credo di non aver compreso appieno quanto l'essere Cacciatrice fosse importante per lei fino a quella sera...eppure… io ero felice.
Nonostante la sua sofferenza.
Ero felice perché perdere I poteri avrebbe significato non essere in pericolo.
Le Cacciatrici hanno una vita breve...."
*****
Angel sentì una stretta al suo freddo cuore fermo quando lo sguardo gli si posò su un gruppo di bambini, poveramente vestiti, che giocavano ai margini della strada con la neve che si era accumulata negli ultimi giorni.
Sembrava passata solo un ‘ora da quando aveva guardato sorridendo Spike e Tanya abbracciarsi nella piazza coperta di neve, e si era sentito leggero, e felice come non gli era più accaduto dacché era bambino.
Sembrava passata solo un ‘ora da quando il volto di Tanya aveva brillato di una felicità che sembrava non dovesse mai avere fine, e adesso quello stesso volto era coperto da ematomi, e rigato di lacrime.
E quelle stesse braccia che avevano accolto Spille fra le risa ora cercavano rifugio nelle sue , tremando.
Sembrava passata solo un ‘ora dacché lei era stata così entusiasta dei complimenti del Concilio, e adesso piangeva, perché credeva che i suoi poteri potessero esserle stati tolti.
Perché pensava di non esserne degna.
E un ‘ora, solo un ‘ora dacché aveva riso come mai da quando la sua anima gli era stata resa, mentre colpiva Spike con l’ennesima palla di neve, e quando si era voltato, in imbarazzo, e non aveva più visto Eleanor accanto a se.
Ora la guardava, riflessa nel vetro che non poteva rendergli l’immagine del suo volto.
Guardava il viso nervoso della donna, il modo in cui stringeva con forza lo schienale di una sedia, e intanto fissava le sue spalle e si sforzava… si sforzava di sorridere.
" … Tanya deve essere sconvolta…" Stava mormorando." Povera bambina… ma sono certa che non sia nulla di grave…"
Ancora, Angel fissava la sua immagine riflessa.
Ancora le dava le spalle.
Come aveva fatto da poco dopo che lei aveva preso a parlare.
Come aveva dovuto fare…
"Nei diari degli Osservatori non si fa il minimo accenno alla perdita dei poteri… non si è mai verificato un simile caso…
Sono… sono sicura che si tratti semplicemente di stanchezza…
Tanya… si strapazza sempre troppo…"
Abbassò gli occhi, solo per un attimo.
"Lo sai anche tu… gli ospedali, le opere di carità, e poi la caccia… anche la migliore delle Cacciatrice si esaurirebbe, e lei dimentica troppo spesso di essere solo una ragazza.
Comunque sono molto felice che sia venuta da voi.
Non so immaginare un luogo in cui sarebbe più al sicuro."
"Non ne dubito affatto, Eleanor." Rispose quietamente.
"Certo, se questi disturbi persistono dovremo fare delle serie indagini, ma credo che sia inutile allarmarsi per un episodio isolato…"
Angel sollevò la testa.
Sotto di lui, in strada, i bambini avevano smesso di giocare, ed erano corsi a casa.
"Molto bene, " Mormorò, voltandosi. "e adesso dimmi la verità."
La sorpresa di Eleanor durò un istante. Solo un istante.
Eppure negò.
Sfidando il suo sguardo.
"Non so di cosa stai parlando…"
Angel avanzò di un passo, senza minimamente mutare espressione.
" Che cosa sta succedendo a Tanya, Eleanor?"
"Angel, non so cosa tu abbia creduto di capire…"
"Che cosa sta succedendo a quella bambina che ti ama?!"
Eleanor abbassò gli occhi, ma lui l’afferrò per le braccia, costringendola a guardarlo.
"Hai idea di quante volte mi abbiano mentito, Eleanor?
E hai idea di quante volte ci siano riusciti?
O di quanto più bravi di te fossero a mentire?
Hai idea di come Tanya stia male, Eleanor?" Strinse più forte la presa.
"Che cosa le è successo?
O forse dovrei chiederti che cosa le hai fatto?"
Eleanor strinse le labbra, ma stavolta non distolse lo sguardo, ne cercò so sottrarsi alla sua stretta.
"L’ho drogata…" Disse.
Chiaramente.
Fortemente.
E, del resto, lei voleva che lo sentisse bene.
Angel sgranò gli occhi, lasciandola andare.
Aveva capito che c’era qualcosa che non andava… ma non si sarebbe mai aspettato una cosa del genere…
"Oh, mio Dio, Eleanor, perché?"
Lei deglutì, e si avvicinò di un passo, quasi che fosse delusa che Angel l’avesse lasciata.
"Non avei voluto.
Non lo avrei mai fatto… una … una parte di me aveva persino rimosso l’esistenza del Cruciamentum, finché non mi hanno mandato qual pacco…"
"Cruciamentum?"
Eleanor si fissò le mani per un istante, e poi sollevò gli occhi di scatto, e parlò freddamente, a raffica.
"E’ un test.
A cu vengono sottoposte tutte le Cacciatrici che compiono diciotto anni… per… per… controllare la loro efficienza…"
"Sono vive, che altra prova serve?"
"… si annullano i loro poteri per mezzo di una droga, e poi la Cacciatrice viene messa faccia a faccia con un vampiro appositamente preparato…"
"E se muore non era abbastanza efficiente!
Come non sarebbe quasi chiunque non fosse dotato dei suoi poteri!"
Era arrabbiato.
Le parole di Eleanor, e la freddezza apparente con cui le aveva pronunciate, lo avevano riempito di orrore, e di un’ ira fredda come ghiaccio.
"… si tratta di un’antica prova volta a saggiare le abilità della Cacciatrice, la sua capacità di sopravvivere in situazioni estreme, di improvvisare…"
"Certo!" Scattò Angel. "Come certi test che alcuni vampiri impongono ai loro sottoposti!"
"Ma che cosa vuoi da me?!" Urlò Eleanor, il muro del suo freddo controllo che cadeva in frantumi. "E’ crudele, d’accordo?!
Assurdo, crudele, animalesco, sei contento ora?!
Ma non l’ho inventato io, non sono stata io a decidere!"
"Tu l’hai drogata!" Angel strinse le mascelle, fuori di se dall’ ira. "Non è così?
Dimmi, Eleanor, era un ‘iniezione?
Una polvere?
Del liquido?
E gliel’hai dato mentre dormiva, o magari l’hai mescolato con quello che mangiava?!"
"Basta, smettila!"
"Mio Dio, Eleanor, è Tanya!
E’ in lacrime, ed è disperata perché pensa che i suoi poteri le siano stati tolti perché non ne è degna!"
Eleanor cercò di voltarsi, ma lui glielo impedì, afferrandola nuovamente dalle spalle.
"Questa, questa ragazza ha bisogno di essere testata?!"
"Dovevo…"
"perché?"
" Perché è il mio lavoro!" Scattò lei, sfidandolo." Perché essere un ‘Osservatrice è l’unica cosa che abbia mai voluto!
E perché a trent’anni, donna, non avrei avuto la minima possibilità che mi fosse affidata una Cacciatrice!
Sai perché lo hanno fatto, Angel? Sai perché?"
Strinse gli occhi, ma c’era più dolore in quelle iridi verdi che rabbia.
E vergogna per se stessa.
Un sentimento che Angel conosceva molto, molto bene.
" Mi hanno mandato qui perché parlo il Russo.
Perché ero l’unica Osservatrice disponibile che lo conoscesse!
Solo per questo…" Sollevò il volto, avvicinandosi. "Sono le regole, Angel!
Il nostro è un ordine che si basa su una piramide di regole!
Leggi che sono vecchie come la storia!"
"Allora…" Mormorò lui , cupo. "Sarebbe l’ora di cambiarle."
La fissò.
Vide la posizione del suo viso e l’espressione dei suoi occhi.
E capì.
"Io non ti colpirò, Eleanor… non mi prenderò i tuoi rimorsi. Ne ho già abbastanza dei miei."
Lei socchiuse le labbra, ma Angel non la lasciò parlare.
"Voglio un modo per bloccare tutto." Disse.
"Non c’è…"
"Deve esserci."
"Te l’ho detto, Angel, sono regole vecchie di millenni…"
"E che ti daranno le tue regole, se quella ragazza si farà ammazzare, dimmi?!
O non ci avevi pensato?"
Strinse gli occhi, e seppe che dopo di sarebbe vergognato di se sesse per ciò che stava per dire.
"Fammi indovinare" Mormorò, con una voce ed un tono che erano molto simili a quelli che aveva avuto trent’anni prima. "Questa assurda tortura ha una durata soltanto temporanea, e tu sei detta: la mia bambina ha due vampiri che le guardano le spalle, sarà perfettamente al sicuro, e intanto io faccio la mia bella figura con il Concilio!
Bè, ora la farai la tua bella figura, e magari, intanto, Tanya si farà ammazzare!
Ma perché mai ti dovrebbe importare, dopotutto sono le regole!"
"Angel, sai che non è così!"
Le stava facendo del male.
Lo sapeva.
E in quel momento non gli interessava.
In quel momento l’unica cosa che gli importava era rivedere sui volti di Spike e Tanya il sorriso di pochi giorni prima.
"Io voglio un bene dell’anima a Tanya! E’ come se fosse mia figlia!"
L’afferrò di nuovo.
"Allora dimmi un modo per fermare tutto…"
Eleanor ansimò, scuotendo il capo disperata.
Poi, all’improvviso, spalancò gli occhi.
"Ma certo…" Mormorò. " Basterebbe…"
"Si?"
"… basterebbe che io raccontassi tutto a Tanya…e la prova verrebbe immediatamente invalidata…"
Angel la lasciò.
"Speravo di poterlo evitare a Tanya." Mormorò. "Speravo che non avrebbe mai dovuto sapere quello che tu le hai fatto… ma se è l’unico modo…" Indicò la porta con la mano. "Allora avanti, dopo di te…
e spero solo che qualcuno possa trattenere Spike…"
Eleanor affrontò i suoi occhi, e prima di prendere il cappotto, e uscire, gli rivolse un’unica, terribile frase:
"Non so se voglio davvero che qualcuno ci riesca…"
*****
"Sei una sgualdrina, Eleanor Arkwrigth Giles!" Urlò Spike. "Una sgualdrina inglese infida e bugiarda!"
Si avventò su di lei, il suo demone che gli crollava sul volto, spaventoso, e Tanya fece appena in tempo a frapporsi fra lui e la donna che non si era mossa di un passo.
"Spike…" Mormorò. " ti prego, no…"
Lui la ignorò, spostandosi di lato per riuscire a colpire Eleonor.
"Ti assicuro che ti farò così male che ti pentirai di averla toccata!"
"Amore mio, no…" Ansimò Tanya, ricominciando a singhiozzare. "Per favore, no…"
Gli appoggiò le mani sul petto, e un attimo dopo gli crollò letteralmente addosso, mentre le lacrime le scendevano copiosamente sulle guance.
Non riusciva a parlare Inglese.
Le parole non le uscivano dalle labbra, le frasi non si formavano nel suo cervello… trattenute, invischiate nel liquido denso e appiccico del suo dolore.
Della sua disperazione.
Spike, però, la capiva ugualmente, anche se non aveva la forza e l’autocontrollo per parlarle.
Per dirle una sola parola.
Si limitò a stringerla, a cullarla contro di se, ma Tanya sapeva che stava ancora fissando Eleanor.
Povera… povera Eleanor… la sua adorata Eleanor…
Il suo volto era così pieno di dolore, di disperazione e colpa mentre le parlava, mentre le spiegava i termini di quel gioco atroce, anche se cercava in parte di mascherarlo.
Era tutt’attorno a lei… e nei suoi occhi… e nel suo cuore…
Soffriva, Eleanor, per lei.
Per colpa sua… per quello che aveva dovuto farle.
Soffriva da giorni e lei non se n’era accorta.
Era stata così presa dal suo amore, dalla sua gioia, da non rendersi quasi conto del suo disagio, e da mettere da parte ciò che aveva percepito.
Ed era stata così piena di se stessa, così fiera di ciò che aveva, da non pensare…
"… dovevo capirlo io…" Mormorò piano, fra le lacrime. "Dovevo sapere che non potevano aver detto quelle cose su di me… dovevo sospettare che non avrebbero mai scritto dall’Inghilterra solo per… per…"
Spike l’allontanò di scatto, tenendola per le spalle.
"Piantala, Tanya!" Le gridò, il volto che ancora era quello del suo demone. "Piantala o ti prendo a schiaffi!"
Assurdamente, lei sorrise, e allungò una mano per sfiorargli il volto.
"Non vedi…" Mormorò. "State tutti male per colpa mia…"
Vide l’uomo che amava stringere i denti, e poi il suo volto mutare di nuovo.
"Oh… non per colpa tua…"
Lanciò un’altra occhiata a Eleanor prima di continuare.
"Voi mi fate schifo…
Vorrei che fossi tu ad essere legata e buttata in una fossa piena di vampiri…"
Si avvicinò di un passo, continuando a tenere Tanya per la vita, e stavolta non gridò, eppure il suo tono le fece molta, molta più paura di prima.
"Guardala, Eleanor…" Ringhiò. "Hai idea di cosa voglia dire per uno di noi starle vicino?
Odorare la sua purezza?
Degli esseri umani l’hanno ridotta così, sai cosa le avrebbe fatto un qualunque vampiro, un qualunque demone?
Hai idea di cosa le avrebbe fatto "prima" di ammazzarla?"
Davanti a lui, Eleanor si reggeva alla parete, pallidissima, come se non ci fosse più vita in lei.
E i suoi occhi sgranati dicevano a Tanya che voleva scappare, ma che non ne aveva la forza.
"Sei un’Osservatrice…" Continuò Spike, spietato. "Lo avrai letto… sarai in grado di immaginarlo con quel tuo cervello marcio!
Morderla sarebbe una misericordia che pochissimi le concederebbero! E i tuoi stronzi del Concilio sarebbero rimasti a guardare, mentre…"
"No!" Eleanor tese la mano, scuotendo il capo, e in quel momento sembrò solo una ragazza spaventata.
"Spike…" Supplicò Tanya, correndo verso di lei, affrontandolo, frapponendosi ancora una volta fra il suo amore e colei che era sempre stata sua madre.
Ma Spike non la guardava.
Continuava a fissare Eleanor, anche attraverso di lei.
"Che cosa c’è?" La schernì. " Il generale ha paura?
O il generale credeva che le regole avrebbero protetto Tanya da qualunque cosa avesse potuto incontrare mentre veniva qui?"
Disperata, Tanya guardò Angel, che rimaneva in silenzio, appoggiato alla parete, le braccia incrociate sul petto.
"Sarò un mostro, Eleanor, " Continuò Spike. " ma non la mando al macello come voi preziosi esseri umani.
Sarò un mostro, ma non sarà per colpa mia che verrà ammazzata!"
Finalmente, dopo aver incontrato gli occhi di Tanya, Angel si staccò dalla parete.
"Basta Spike…" Mormorò cupo, avvicinandosi ad Eleanor e a Tanya.
Spike ringhiò, volgendosi immediatamente verso lui.
"Anche tu!
Sangue nero, Angel, avrebbero potuto…"
"lo so."Lo interruppe . " Io lo so , Spike. Lo so meglio di te.
Ma ora basta.
Il segreto è stato rivelato, il cruciamentum annullato.
E’ finita"
Finita.
La voce di Angel aveva scandito quella parola. Lentamente.
E per un attimo essa fluttuò fra di loro, promettendo qualcosa che non poteva dare.
Poi, Tanya chiuse gli occhi.
"No…" Mormorò. " non è finita…"
La guardarono tutti, ma fu il volto di Spike che lei cercò.
Era lui che disperatamente voleva capisse.
"C’è un vampiro in giro per San Pietroburgo.
Cattivo.
Arrabbiato.
Condizionato per cercare me.
E io devo fermarlo…"
"Tu non devi fare niente!" Esplose Spike. "Loro lo hanno messo in giro, e loro se lo piangano!"
"Lo piangeranno uomini, donne e bambini innocenti.
E io non potrei vivere con questo rimorso…"
"Allora lo troveremo noi." Disse Angel risoluto. "Tu resta qui al sicuro…"
"No."
Il vampiro aggrottò la fronte.
"Io farò il cruciamentum…"
"Tanya…"Cominciò Eleanor, ma lei allargò le braccia, bloccandoli tutti..
"Non voglio perdervi!" Esclamò. "Nessuno di voi. E succederebbe se non affrontassi il Cruciamentum."
Si voltò verso la sua Osservatrice, inclinando leggermente il capo.
"Se il Concilio scopre che mi hai detto tutto, molto probabilmente, ti sostituirà…"
"Ma che dolore…" Soffiò Spike dietro di lei.
"… e io perderei mia madre… l’unica madre che abbia mai conosciuto.
E sarei sperduta senza di te…"
Si voltò di nuovo, verso Angel e Spike.
"E perderei te… perderei voi…"
"Dovrebbe scoppiare il sole!" Ringhiò Spike, mentre Angel attendeva che proseguisse.
"Diglielo, Eleanor." Sospirò Tanya.
Per un attimo lei tacque.
"Eleanor…"
Sentì la donna deglutire.
Era molto difficile per lei ammettere ciò che stava per dire.
"Non ho mai… detto al Concilio… di voi…" S’interruppe per un attimo. "Gli ho scritto naturalmente… di Angel, della maledizione, e loro mi hanno risposto di… tenervi alla larga… Che il Concilio non voleva avere niente a che fare con dei vampiri, anche se rinnegati… e poi…"
"Non gli hai detto di Tanya e si Spike…" Finì Angel per lei.
"Un vampiro e una Cacciatrice.
Inconcepibile.
Avrebbero ordinato a Tanya di lasciarlo.. e se lei non avesse obbedito avrebbero fatto uccidere Spike…
E lo stesso se fosse stato Spike ad opporsi…"
Una lacrima scese sulla guancia di Tanya.
Eleanor le aveva parlato dell’opposizione del Concilio, ma sentirlo dire… così…
Eppure raccolse tutte le sue forze, stringendo i pugni per riuscire a proseguire.
"Eleanor ha disobbedito ad ordini precisi…
Ora ha detto che a San Pietroburgo c’è una delegazione del Concilio che sta seguendo la mia… prova…
Se vi vedono se la prenderanno con lei.
Se si accorgono che ti amo…. O che tu mi ami… ti daranno la caccia…"
"Perfetto! Sbottò Spike." Sono solo uomini!"
"E io ti difenderei con la mia vita" Lo fisso negli occhi. "Disobbedendo agli ordini.
E ucciderei per te.
E alla fine braccherebbero anche me.
Dovrei lasciare la Russia.
E la mia missione… e lascerei anche te, per non costringerti a questo…
E sarei… finita… e questo sarebbe il prezzo minore. Perché nel frattempo sarebbero decine, centinaia quelli che non avrei salvato…"
Spike face per avvicinarsi, ma lei lo bloccò con un gesto delle mani.
"L’unico… l’unico modo è … affrontare il cruciamentum…
Dopotutto… dite sempre che sono brava…"
Cercò di sorridere.
Riuscì a sorridere.
Eppure, nessuno sembrò crederle.
" Va bene…" La voce di Spike risuonò fredda, chiara. "Ma non da sola…"
"Spike…"
"Fidati, Tanya." L’interruppe Angel, raggiungendo Spike e mettendosi al suo fianco. "Se non vogliamo che ci vedano non ci vedranno."
Scosse il capo, ma il vampiro sollevò la testa, minaccioso.
"Nessuno lo ha mai fatto, fino ad ora…
Ho ucciso centinaia di persone senza che loro nemmeno avessero idea della mia presenza, prima che io lo volessi…"
Era così… duro.
Così diverso dall’ uomo che Tanya aveva imparato a conoscere, e a cui voleva bene.
"Non te lo sto chiedendo, Tanya.
Noi verremo con te.
Che tu lo voglia o no.
E il Concilio non saprà mai nulla."
"Va bene…" Si arrese finalmente, il cuore improvvisamente più leggero al pensiero che sarebbero stati con lei, che se le fosse accaduto qualcosa non sarebbe stata sola… "Ma ora dobbiamo capire dov’è quell’assassino…"
"Ce lo farà sapere il Concilio…" disse Eleanor, che sembrava aver riacquistato il controllo su di se. "Probabilmente un messaggio è già a casa nostra…
Comunque lo avranno indirizzato verso qualcosa o qualcuno a cui tu tieni molto.
Loro… loro sanno come sei… avranno pensato a qualcosa che ti costringa a combattere anche senza poteri.
Ricordati che a rigor di logica non dovresti sapere nulla."
"Non capisco…"Mormorò Tanya, stringendo le mani una nell’altra. "Tutti quelli a cui tengo sono qui…
Voi siete tutto il mio mondo… e se il Concilio no sa di Angel e Spike… Dio… potrebbero prendere te…"
Eleanor scosse il capo.
"No… non credo… certo, non possono pensare a una ragazza di diciotto anni che non ha amici, che passa tutto il suo tempo nella caccia e…"
Sgranò gli occhi, mentre il cuore di Tanya si fermava nel suo petto.
"No…" Mormorò. " Mio Dio, no!
Mio Dio, no!"
Corse via.
E, mentre lo faceva, pregò per i suoi bambini.
*****
Avrebbe potuto essere un ospedale.
O un rifugio per senza tetto.
Avrebbe potuto essere uno qualunque dei posti dove lei prestava assistenza. Uno qualunque di quei luoghi di dolore in cui Tanya, inutilmente, cercava di portare un po’ di sollievo.
Eppure, aveva saputo immediatamente che si trattava dei suoi bambini.
Lo aveva sentito.
Dentro il suo cuore.
Come una spada che glielo passava da parte a parte.
Potevano averle presi il suo potere.
Potevano averle peso la sua forza.
Ma non le avevano portato via il cuore…
Uscì senza cappotto, correndo disperatamente nella neve.
Senza sentire il freddo, ne i passi di Angel e Spike dietro di se.
Senza sentire nulla fuorché la paura per i suoi bambini.
Così forte, così sconvolgente da non lasciare nemmeno posto per la rabbia.
Quella, ne era certa, sarebbe venuta dopo.
Ma ora doveva essere lucida.
Pensare.
Deviò il suo cammino, e con un salto strappò da un ramo la sua punta. Spessa, livellata, perfetta.
"Perdonami…" Mormorò all’albero, sfiorandogli il tronco prima di ricominciare a correre, solo leggermente impedita dall’ampia gonna del suo abito da ballo.
Il vestito che le aveva regalato Angel.
Il vestito della sua favola…
Ma Tanya non poteva avere un favola.
Tanya poteva avere solamente una missione…
Tanya poteva avere soltanto un cuore ferito, che gridava di paura.
E pregava, pregava, pregava.
Pregava Dio di fare in tempo.
Che nessuno dovesse pagare per colpa sua.
Arrivò ansimante davanti alla vecchia fabbrica, e già dalla distanza a cui si trovava comprese che qualcosa che non andava.
Le luci… non c’erano luci nemmeno ad una finestra…
Avrebbe potuto pensare ad una delle solite interruzioni della corrente a causa del vecchio impianto malandato… ma ancora una volta il suo intuito le disse che non era così.
Deglutì, guardandosi intorno.
Apparentemente non c‘era nessuno… e invece dovevano essere una folla…
Il gruppo del Concilio, tanto per cominciare… e poi Angel, e Spike…
Se chiudeva gli occhi, poteva quasi avvertire il loro sguardo su di lei.
Ma non aveva il tempo di chiudere gli occhi…
Doveva entrare.
Doveva affrontare ciò che sarebbe venuto.
"Mio Dio…"Mormorò a mezza voce. "Ti prego… fammeli salvare…"
Fu accolta dall’odore del sangue, e si voltò, cercando disperatamente fra le ombre.
La periferia della città era buia, povera, molto diversa dallo sfolgorio della sua zona più elegante, e non c’era che un tenuissimo lucore ad illuminare la stanza, provenendo dall’esterno.
Non abbastanza perché potesse vedere i corpi riversi in terra, finché non ci sbatté contro.
"No…"Sussurrò, chinandosi, e sfiorando con le dita il volto esanime ai suoi piedi. "Sonya…"
Aveva la gola squarciata.
Un messaggio per lei.
"Tanya…"
S’irrigidì, alzandosi in piedi, e dovette resistere all’impulso di correre fra le braccia di Spike.
" non possono avermi visto, non preoccuparti…"
"Angel?" Chiese piano.
"Fuori. Sta cercando il modo per darti un po’ di luce…"
Tanya annuì, sfiorando il corrimano delle scale.
"Tu ci vedi?"
"Si. Certo."
"Allora" Disse senza esitare. "Quando sarà il momento fa uscire i bambini, e mescolati agli altri… Così chiunque ci stia osservando non si insospettirà."
"Tanya…"
"No." Sollevò una mano, stringendo disperatamente le labbra. "Tu lo farai, Spike… per me…
Se mi ami lo farai."
"E tu?"
"Io… saprò finalmente se sono una brava Cacciatrice…"
Cominciò a salire, e dopo alcuni istanti sentì i passi di lui accanto a se.
"Non lo farò" Sibilò Spike." Non mi importa di quei bambini."
"Allora…" Disse lei calma. "Il loro sangue sarà per sempre sulle mie mani…"
Lo sentì stringere l’altro corrimano, così forte da frantumarne un pezzo, ma quando parlò lo fece solo per avvertirla.
"Sono nella sala da pranzo…" Sussurrò, a voce bassissima. "Sento i bambini…"
Tanya annuì, aiutandosi con il muro per muoversi attraverso il corridoio immerso nelle tenebre.
Contò le porte, una dopo l’altra, mentre nell’altra mano stringeva il suo paletto… e dopo alcuni passi cominciò a sentire anche lei i bambini.
Singhiozzavano, gemevano di paura, e si trattava di un suono soffocato, come se stessero sforzandosi per non piangere… per non farsi sentire.
Ma lui… il vampiro, voleva che Tanya li sentisse…
Era parte del suo piano.
Un piano che era stato condizionato ad attuare per prendere lei.
Per uccidere lei.
Da esseri umani.
Come lei.
No.
Non come lei.
Perché la Cacciatrice, volente o nolente, aveva poco di umano.
Era uno strumento di Dio, in un corpo umano.
E di ciò Tanya era sempre stata consapevole.
Ne aveva mai voluto che le cose fossero diverse.
Meglio che si trovasse lei in quella situazione.
E non un’altra, che magari non volesse quel ruolo.
Che non lo considerasse un dono, ma una maledizione.
Che volesse per se qualcosa di diverso.
E per questo desiderio mettesse degli altri in pericolo.
Meglio che fosse lei lì.
Meglio che fosse il suo sangue ad essere versato, invece di quello di chiunque altro.
Sentiva Spike dietro di se.
Immobile.
E avrebbe voluto dirgli così tante cose.
Avrebbe voluto rivelargli … no, avrebbe voluto gridargli che lo amava.
Come non aveva mai amato nessuno.
Ma non poteva.
Non poteva per i suoi bambini.
Per loro, non poteva rischiare che il vampiro nella stanza udisse qualcosa.
Aprì la porta, sapendo perfettamente che avrebbe cigolato, e sapendo anche che lui non ne aveva alcun bisogno.
E il suo ingresso fu salutato da un coro di esclamazioni soffocate.
Non vedeva nulla.
Solo un cumulo di ombre, accentuate anziché il contrario dalle imposte aperte, e dalle altre ombre che provenivano dall’esterno.
Masse indistinte di figure che tremavano leggermente.
E lui poteva essere ovunque.
Le venne da ridere.
Con quel buio il Concilio non avrebbe potuto accertare nulla… neanche se uno dei suoi incaricati si trovava nella stanza… davvero Spike avrebbero potuto…
Sentì il colpo arrivare, e si lanciò a terra, mentre i bambini, attorno a lei, gridavano, e poi rotolò su se stessa, rimettendosi in piedi.
"Era ora che arrivassi…" Sibilò una voce gutturale proprio davanti a lei. "Cominciavo ad annoiarmi e pensavo di fare uno spuntino…"
Lei ansimò, stringendo più forte il suo paletto.
"ma questi mocciosi sono tutti malati… sangue marcio… mentre tu… tu sei bellissima… e sana…
Sentì che si avvicinava, e poi lo udì ringhiare.
Eppure non provò paura.
Non per se stessa.
Ne ebbe molta di più quando sentì un altro ringhio, più basso, dietro di lei.
Lo sapeva… sapeva che non le avrebbe obbedito…
Non poté vederlo, ma lo seppe quando Spike si lanciò sul vampiro, e un attimo dopo udì il rumore di una brevissima colluttazione… un corpo che cadeva a terra… e poi lo strillo di un bambino…
No!
Quel mostro aveva lanciato un bambino addosso a Spike!
Ne sentì gridare un altro, e poi un altro, e pi li sentì urlare tutti, mentre, terrorizzati, si accalcavano sulla porta, bloccando Spike dall’altra parte, e una voce adulta, di uno dei medici volontari, strillava." No! Non tutti insieme… vi schiaccerete…"
Sentì un altro grido, quando il vampiro afferrò nuovamente un bambino e lo lanciò sulle teste degli altri, contro Spike, e gridò anche lei, più forte.
"Basta!
Smettila!
E’ me che vuoi, accomodati!"
Deglutì.
Sperava solo che riuscissero a mettersi in salvo…
Cercò di capire dove fosse il vampiro, ma con le grida e i rumori della fuga le fu praticamente impossibile.
Poi, all’improvviso, venne la luce.
Uno scoppio di fiamme alte come una casa.
Che attraversarono le finestre riversandosi nella stanza.
Angel.
Non aveva idea di come o dove avesse raccolto e dato fuoco ad abbastanza materiale da creare… quello.
Ma non ebbe tempo di chiederselo a lungo.
Perché lui le fu davanti.
Enorme.
Più obeso che robusto.
Un aristocratico, probabilmente, o un politico.
O, meglio, ciò che ne rimaneva.
Orribile nel suo volto da vampiro.
I bambini gridavano ancora, il panico che rallentava all’infinito la loro fuga, eppure, lei udì perfettamente ogni sua parola.
"Non so che mi abbiano fatto… ma so che ti voglio…
che non conoscevo neanche il tuo viso e già ti volevo.
E ora che lo vedo penso… che non potessero farmi piacere più grande…"
Crudeltà…
Cattiveria…
Le sentiva.
Chiare.
Terribili.
Persino senza i suoi poteri.
Forti come le urla dei bambini.
E per la prima volta dacché era stata attivata provò rabbia per la creatura che aveva davanti.
Arretrò di un passo, senza alzare il paletto, e lui avanzò, sprezzante.
"Posso renderlo persino piacevole…" Sibilò. "se lo vuoi…"
Tanya indietreggiò ancora, sfiorando con la mano lo schienale di una sedia.
"No" Esclamò, lanciandogliela addosso." Non lo voglio!"
Schizzò di lato, perfettamente consapevole che quel misero espediente non lo avrebbe fermato.
Quello che voleva era solo raggiungere la parete di fronte a se.
Lo sentì urlare e ringhiare, e seppe che le era dietro quando si lanciò da una delle finestre rotte, rotolando sul ballatoio che circondava due lati della vecchia fabbrica.
Sentì un forte dolore alla spalla, come da anni non avvertiva più, ma si rimise immediatamente in piedi.
E seppe, ancor prima di vederlo, che ci era riuscita.
Davanti a lei, il vampiro che voleva ucciderla, che il Concilio le aveva mandato contro e che aveva preso in ostaggio i suoi bambini, si dimenava selvaggiamente, incastrato nella finestra troppo stretta per lui.
"Guardami!" Gli intimò, sovrastandolo.
Lui lo fece, ringhiando.
E un attimo dopo fu finita.
Davanti a lei, oltre la finestra ormai libera,Spike la fissava, ansando.
E le sue braccia non dovettero attendere per stringerla a se.
*****
La odiava.
Ferocemente.
Come raramente gli era capitato di odiare qualcuno.
Mentre la sua voce, la cui inflessione gli ricordava vagamente quella delle persone che era solito frequentare in vita, continuava a biascicare parole, l'unica cosa che le salvava la vita, erano le braccia di Angel, che si erano strette attorno al suo torace.
Rowena Walsh era l'Osservatrice che aveva sovrinteso il Cruciamentum.
Una donna alta, magra, molto elegante. Freddi occhi azzurri e capelli biondi raccolti in un elaborato chignon.
Abiti costosi ed una pelliccia di zibellino che le arrivava fino ai piedi.
Aveva l'aria di odiare il posto in cui si trovava, di disprezzare Eleanor e di considerare Tanya, la Cacciatrice, al pari di un soldato semplice.
Spike sospettava che quella donna arcigna non avesse mai nemmeno visto un vampiro.
E, per l'inferno, come desiderava che ne incontrasse uno, dal vivo, e che l'incontro finisse con lei, inchiodata ad una parete, mentre il suo sangue allagava una strada.
"So cosa stai pensando, cara..." Disse la donna, rivolgendosi a Tanya, parlandole come fosse una bambina stupida. "Il Cruciamentum potrà apparire come una pratica crudele ai tuoi occhi così inesperti...ma è una tappa fondamentale nella vita di una Cacciatrice..."
"Per coloro che sopravvivono forse" Commentò Eleanor freddamente.
"Eleanor, gradirei che non interveniste nel mio discorso." Sibilò la donna, e Spike dovette letteralmente mordersi la lingua per non ringhiare.
"Mia Cara, hai gestito la situazione in maniera eccellente.
Hai dimostrato un gran sangue freddo, un notevole spirito d'iniziativa" La donna fece qualche passo nella stanza, portandosi alle spalle di Tanya, sfiorandole la testa con una mano ingioiellata, le cui lunghe unghie erano perfettamente laccate, e la stretta di Angel su Spike si intensificò per impedirgli di uscire dal loro nascondiglio.
Tanya non rispose.
Era seduta sulla sedia, composta, le mani appoggiate in grembo, uno sguardo serio, più serio di quanto Spike avesse mai visto, negli occhi grigi.
"Sei un'ottima Cacciatrice, mia cara. Il concilio è fiero di te.
Il concilio ha bisogno di valorosi soldati contro il male, ed hai dimostrato, nelle ultime ore, di esserne uno."
"Soldato?" Ripetè Eleanor, scotendo la testa mentre faceva un passo avanti verso la donna. "Tanya è solo questo per il concilio? Un soldato?
E voi che state comodi a Londra, bevendo tè e leggendo delle sue gesta cosa siete, di grazia?"
"Eleanor, credo che stiate per attraversare la linea che separa l'opinione personale dalla mancanza di rispetto verso un vostro superiore..."
"Stranamente non m'importa un accidenti...e vi pregherei di trattare la mia Cacciatrice e me col rispetto dovuto...Rowena!"
"La vostra..." Cominciò Rowena Walsh.
"Eleanor..." Mormorò Tanya interrompendo le due donne, e parlando per la prima volta da quando l'Osservatrice più anziana era entrata in casa. "Lei ha ragione.
Io sono solo un soldato..." Sospirò mentre si rimetteva in piedi. "Sono grata di aver soddisfatto il concilio"
L'Osservatrice sorrise, quasi indulgentemente, e Spike si ritrovò a digrignare I denti.
Sulle labbra di quella donna, un sorriso sembrava stridere.
"Sono lieta che ..."
Tanya sollevò una mano, e il suo sguardo era freddo quando mormorò: "Non voglio sentire altro..."
Fece un passo in avanti verso la donna, e nonostante la mancanza di forza, Spike notò come l'Osservatrice fosse indietreggiata.
"Ora che avete assolto al vostro compito, vi pregherei di lasciare casa mia..."
L'Osservatrice aprì la bocca, come per protestare, mentre i suoi occhi si posavano su quelli di Tanya.
La donna sostenne lo sguardo della Cacciatrice per qualche secondo, prima di abbassare la testa e mormorare: "Naturalmente mia cara..."
Sollevò la testa e guardò Eleanor.
"Buona notte signora Giles, sia voi che la Cacciatrice avete superato il Cruciamentum. Congratulazioni."
Salutò con un cenno del capo Tanya e da sola si avviò alla porta, la testa alta, a passo svelto, eppure Spike riuscì ad avvertire paura ed imbarazzo in lei, e ne fu felice.
"Sgualdrina...." Mormorò Eleanor, a voce così bassa che solo Spike ed Angel riuscirono a sentirla.
Passò qualche istante prima che la presa di Angel sul torace di Spike si allentasse, e quando finalmente il vampiro bruno lo lasciò andare Spike non poté trattenersi dal commentare: "Ti eri affezionato alla posizione, amico?"
Quando lo guardò, però, si rese conto che anche il suo sire doveva aver fatto uno sforzo titanico per non entrare nello studio di Eleanor e fare a pezzi Rowena Walsh.
Scrollò le spalle ed uscì dal nascondiglio.
Tanya era in piedi, nel salotto, e teneva la testa bassa, osservandosi il vestito.
"Grazie per non essere intervenuti" Disse Eleanor.
Sembrava stanchissima, la forza che aveva mostrato fino a qualche istante prima come evaporata. Quel che rimaneva ora, soltanto una donna, che mostrava, in quel momento, qualche anno in più rispetto a quelli che aveva.
"Non ringraziarci" disse Spike.
" Fosse stato per me stareste raccogliendo pezzi di sgualdrina inglese in questo momento."
Eleanor scosse la testa.
"Non credo avrei provato ad impedirtelo...." Guardò Tanya, mentre, per la prima volta da quando la conosceva, gli occhi verdi della donna erano pieni di lacrime, e mormorò: "Io...vado a riposare...hai bisogno di qualcosa, Tanyiuska?"
Incredibilmente, Tanya sorrise all'Osservatrice, la durezza nel suo sguardo completamente scomparsa.
"No, Eleanor. Va a riposare..."
"Buona notte..."
Eleanor si allontanò, e aveva raggiunto la porta quando si voltò.
Osservò per qualche istante la ragazza, poi mormorò: "Per quanto possa valere...auguri"
"Grazie" Rispose Tanya ed il suo sorriso si allargò.
Tanya aveva già perdonato Eleanor.
Perdonata? Tanya sta soffrendo perché lei soffre! gli ricordò la solita vocina nel suo cervello.
Spike scosse la testa e bofonchiò un saluto.
"Ho rovinato la nostra serata" Mormorò Tanya guardandosi il vestito. "Avrei voluto così tanto ballare con te..."
Spike sorrise.
"Sei ancora viva, amore...non hai rovinato nulla...." Si schiarì la gola prima di dire: "Non potresti mai farlo..."
Tanya sospirò, stringendo tra le dita la stoffa elegante del vestito.
Aveva tanto desiderato andare a quel ballo.
Non era una ragazza frivola. Spike sospettava che Tanya non avesse nemmeno idea di quanto fosse straordinariamente bella, e di quanto altre ragazze avrebbero ucciso per essere come lei.
La vita di Tanya era il suo lavoro, la sua missione.
Per una volta aveva voluto essere come tutte le ragazze della sua età....ed il suo sacro dovere le aveva strappato quell'illusione dalle braccia.
Non era troppo tardi.
Si sfilò piano la giacca, e si avvicinò alla ragazza, appoggiandogliela sulle spalle prima di mormorare: "Mia signora..." Le si parò davanti facendole un inchino, e continuò. "Un ballo ci aspetta..."
"Ma Spike..." Disse lei sgranando gli occhi.
Spike le appoggiò un indice sulle labbra e soffiò: "Fidati di me..."
"Con tutto quello che sono, Spike..." Disse lei con fermezza. "Con tutto quello che sono..."
*****
Suonavano il Valzer delle candele a Palazzo Anickov, e la musica, viaggiando sulle ali leggere del vento, raggiungeva le orecchia di Angel.
E sembrava quasi vibrare, movendosi con le nubi del cielo, e con i mille riflessi di fuoco che le torce ornamentali lanciavano nelle acqua gelide della Fontancka.
Ballavano a palazzo Anikov.
I nomi più prestigiosi della "vecchia" corte.
E ridevano.
E tessevano i intrighi.
E brillavano di gioielli.
Come di gioielli avevano brillato le mani di Rowena Walsh.
Eppure, con tutto il loro oro, nessuna delle donne in quel palazzo avrebbe mai potuto brillare come la ragazza dal capelli color del grano sull’argine sinistro del fiume, nel suo abito bianco strappato e schizzato di fango, le spalle coperte della lunga giacca nera da uomo e i capelli che, sfuggiti a lunghe ciocche dall’acconciatura, si muovevano baciati dalla brezza.
E nessuno degli uomini che reggevano quel paese avrebbe mai avuto suo volto l’espressione rapita del cavaliere che l’accompagnava.
Perché nei suoi più di centosettantanni Angel non aveva mai visto due persone innamorate come Spike e Tanya, e dubitava che avrebbe mai potuto vederle.
Suonavano per loro il Valzer delle candele, a palazzo Anickov, anche se non lo sapevano.
E per loro le stelle erano così luminose, e l’aria così tersa quella notte.
Per loro gli alberi della riva stornivano quietamente, intrecciando i loro rami in una sinfonia di ombre sul pavimento chiaro.
Per loro la Fontancka non era ancora ghiacciata, e gli scorreva a fianco, come un sussurro blu sotto il cielo argentato.
Per loro la brezza soffiava quella sera.
Per portare le note del valzer alle loro orecchia innamorate.
E guidare i loro occhi, quando si cercavano, nella penombra interrotta dai lampioni.
E per far credere a Spike che fosse il suo tocco a far rabbrividire Tanya, anziché quello di lui.
E condurre ad Angel la sua voce bassa, piena di passione, quando, con i capelli scompigliati dal vento, lui si chinò a baciare la mano di Tanya, e la guardò negli occhi, mormorando piano: "Ballate con me questo valzer, milady?"
Lei si portò la mano al cuore, e persino a quella distanza Angel poté vedere i suoi occhi brillare come stelle.
Non gli disse che le sembrava assurdo.
Ballare lì, sotto il cielo , sul lungofiume della Fontancka. Dove chiunque avrebbe potuto vederli.
Non gli chiese niente.
Solo… annuì, e lasciò che Spike le cingesse la vita.
Non sapeva ballare, Tanya… probabilmente non aveva mai ballato in vita sua.
Ma si lasciava guidare da lui, gli occhi persi nei suoi.
Ed era leggera.
Come una farfalla.
Come la brezza di San Pietroburgo.
Come la neve che volteggiava nel cielo di Russia.
Ed era felice.
Come una donna innamorata.
Come Spike.
Il demone senz’anima che la faceva danzare come una principessa, e che rise quando lei inciampò, e la sollevò in alto, tenendola dalla vita, facendola volteggiare e poi abbracciandola di nuovo.
Mentre il valzer suonava la sua canzone.
E Angel li guardava, un groppo che gli serrava la gola.
Se l’amore avesse avuto un volto, e una voce, e un cuore che batteva, e il calore di un corpo, e se avesse avuto forza e piedi per danzare, per Angel sarebbero stati quelli di Tanya… e di Spike.
Se avesse avuto un sogno, sarebbe stato il loro.
Un ‘illusione, forse, sarebbe stata la loro…
Sotto il cielo incomparabile di San Pietroburgo.
Accanto al fiume che scorreva. E agli alberi che danzavano insieme a loro.
E nell’abbraccio appassionato di un valzer.
Chiuso nell’ombra scura dei palazzi, e in quella ancora più fitta del suo cuore, Angel non si stancava di guardarli.
Non si stancava di vederli danzare sullo sfondo del fiume e del palazzo illuminato.
Non si stancava di sentirsi pieno di qualcosa che era insieme gioia e commozione.
Qualcosa che non aveva mai provato.
E che aveva il suono del vento, e la luce negli occhi di Spike e di Tanya.
E che dipingeva dentro di lui quell’immagine di pace e felicità che niente e nessuno al mondo avrebbe mai potuto cancellare.
Quell’immagine che era troppo vivida, troppo meravigliosa e troppo intensa perché il suo cuore potesse contenerla.
Che gli bruciava dentro.
E parlava una lingua che lui non avrebbe mai capito appieno.
Si mosse.
Veloce.
Silenzioso.
Ombra nell’ombra e oscurità nelle tenebre.
E la spada che nascondeva nel cappotto vibrò, luminosa.
Letale.
Un fruscio che il vento celò alle orecchia dei due giovani.
Un attimo.
Una nota rubata al Valzer delle candele.
Al valzer di quella notte.
E il demone che tramava dietro di lui cadde riverso ai suoi piedi, trasformandosi in cenere.
Guardò il lungofiume, e la coppia che danzava sul suo argine.
E fu felice di averli seguiti.
Per quello che gli regalavano.
E per ciò che lui poteva dare loro.
"Levati di mezzo…" Biascicò un vampiro alle sue spalle. E più lontano Angel sentì dei mugugnii di intesa. "Sono qui per la Cacciatrice."
Davanti ai suoi occhi, lentamente, Tanya e Spike smisero di ballare, e mentre la luce rendeva omaggio a capelli di lei, inondandoli di luce, sfiorarono una le labbra dell’altro, dolcemente.
Si baciarono a lungo, teneramente, eppure la loro passione giungeva vibrando fino a lui.
"Hai sentito, amico… " Ringhiò il vampiro. "Non ho niente a che fare con te.
Voglio la ragazza!"
Li guardò ancora, e ancora loro continuarono a baciarsi.
Si.
Era felice di averli seguiti.
Era felice di poter proteggere il loro sogno.
Si voltò, stringendo la spada fra le mani.
E un sorriso gli incurvò le labbra.
"Non stasera…"Mormorò minaccioso.
*****
Era ubriaco.
La testa gli girava vorticosamente, mentre il suo cuore senza vita fremeva.
La notte sembrava essere uscita da una fiaba.
Stelle brillavano, trapuntando il cielo e quella notte violacea che Tanya aveva osservato, per la prima volta dopo molti anni, non come una Cacciatrice, ma come una donna.
Il suo corpo era stato stretto al suo mentre avevano ballato, e lì dove la musica non aveva raggiunto le orecchie di Tanya, prive dell’udito formidabile da Cacciatrice, aveva supplito lui, soffiando la melodia nelle sue orecchie, nelle sue labbra.
Aveva creduto che Tanya avesse voluto essere una donna normale, per una volta.
Si era sbagliato.
Tanya aveva voluto vivere una favola.
Una fiaba con una principessa salvata da un cavaliere senza macchia e senza paura.
Con un ballo a suggellare il loro amore.
E Tanya aveva scelto lui come principe. Come cavaliere senza macchia e senza paura, senza sapere che nel frattempo la principessa aveva salvato il principe, risvegliandolo dal suo sonno eterno fatto di incubi.
I suoi sensi erano tesi, talmente tesi…
Riusciva a sentire l’odore di Tanya e il desiderio, che da acerbo era maturato.
Lo aveva letto nei suoi occhi.
La voglia di appartenergli, totalmente.
La voglia di essere sua.
Lo aveva sentito ancor prima che lei gli chiedesse di accompagnarla a casa.
La distanza era sembrata breve, mentre aveva tenuto la mano di Tanya nella sua, mentre i capelli di lei gli avevano solleticato una spalla.
Ed il suo sorriso…
Il suo sorriso l’aveva stordito.
Deglutì quando si fermarono fuori dalla porta.
Si allungò verso Tanya, sfiorandole le labbra, mentre le sue gli bruciavano il cuore.
Era ubriaco.
Era impazzito.
Era felice.
Si allontanò, nonostante il desiderio di lei stesse diventando tangibile e tutto quello che era, il suo demone, l’uomo gli stessero urlando di prendere tra le braccia quella ragazza e farla sua.
Sua per sempre.
Il respiro di Tanya era leggero e caldo contro la sua pelle fredda e Spike strinse i denti prima di mormorare: "Ci vediamo domani…"
Fece per allontanarsi, ma Tanya gli strinse dolcemente un polso, mormorando: "No, non andare per favore…"
Spike deglutì di nuovo, e riuscì a sorriderle, ma la sua voce era roca quando disse: "Devo farlo, amore…"
Tanya scosse la testa.
"No" Mormorò. "Non devi…"
Spike sentì il cuore saltargli un battito.
Si diede dello stupido idiota a quella sensazione.
Il suo cuore aveva smesso di battere da quasi quarant’anni.
Era morto.
Eppure la sensazione fu quella.
Tanya fece un passo indietro, entrando in casa e tendendogli una mano.
Spike esitò prima di attraversare la soglia.
Combattuto tra amore e desiderio.
Rispetto e quel fuoco che sembrava avvilupparlo, sin nel profondo.
Strinse la mano di Tanya nella sua, e la seguì fino alla sua stanza.
Solo allora lei si voltò, si sollevò sulle punte e gli sfiorò le labbra con un bacio prima di mormorare contro di esse: "Puoi attendere qui per un istante?"
Spike annuì, non fidandosi della sua voce.
Aveva il vago sospetto che, se avesse parlato in quel momento, essa sarebbe venuta fuori come una specie di mormorio strozzato.
Tanya sparì dietro la porta della sua stanza e Spike si lasciò andare ad un sospiro.
Era terrorizzato.
Aveva sentito dentro di se che avrebbe atteso Tanya.
L’avrebbe attesa fino al giorno del giudizio, se fosse stato necessario.
La verità era che solo parte di quell’attesa era dovuta al rispetto che nutriva per lei.
Aveva avuto molte donne, e per la maggior parte erano state vampire.
Sesso, sangue. Grida.
Esperienze intense e dolorose.
Esperienze che avevano soddisfatto appieno il suo demone.
Esperienze che per prime gli avevano fatto capire, quanto fosse diverso dai demoni comuni.
Per gli standard dei vampiri lui poteva essere considerato un amante tenero e premuroso.
Ma per quelli umani?
Cosa sarebbe accaduto se involontariamente avesse fatto del male a Tanya?
Cosa sarebbe accaduto se l’avesse spaventata?
E se l’avesse uccisa?
E se avesse perso il controllo?
Si sarebbe fatto impalettare piuttosto che farle del male, anche solo involontariamente.
La purezza di Tanya era l’elisir più dolce che avesse mai assaggiato.
Essa era in ogni parola, in ogni sorriso, in ogni bacio che si scambiavano.
Mai come negli ultimi sei mesi aveva dovuto tenere a bada il suo demone dal farsi avanti per reclamare la purezza di quella ragazza… e distruggerla.
Mentre la sua parte umana l’aveva amata anche per quell’innocenza, che non l’abbandonava, neanche dopo cinque anni passati ad ammazzare creature della notte.
Si passò una mano tra i capelli, senza nemmeno rendersi conto del leggero tremito di essa e si guardò attorno.
Doveva andarsene, prima che fosse troppo tardi.
Doveva essere lui l’adulto.
Doveva pensare con la testa
Doveva far funzionare quell’uovo strapazzato che aveva preso il posto del suo cervello, alzare le tende e lasciare quella stanza, quella casa.
Tanya avrebbe capito.
Angel, io ti odio! Pensò tra se e se, ben sapendo che mentiva spudoratamente anche con se stesso.
Angel l’aveva solo aiutato a riscoprire la sua umanità.
Per il resto aveva fatto un ottimo lavoro da solo, nel divenire una mammoletta.
Di nuovo sospirò, infilando le mani nelle tasche dei pantaloni, e quasi sobbalzò quando la porta della camera di Tanya si aprì.
"Ecco," Disse la ragazza. "Ora puoi entrare"
Spike annuì, ma rimase immobile per qualche secondo.
Per l’inferno, era mai esistita una creatura tanto bella? Tanto perfetta?
Nemmeno I lividi sul suo volto avevano intaccato la sua bellezza.
Tanya gli sorrideva.
"Cosa stai guardando?" Domandò.
"Te…
Sei…così bella" Sussurrò lui, sentendosi senza fiato, sentendosi su di giri, sentendosi prossimo alle lacrime.
Ignorando il fatto che un demone non avrebbe dovuto provare sensazioni simili.
Era appurato, ormai, che il suo demone era una mammoletta travestita da vampiro, era inutile rimuginarci su.
Tanya arrossì.
"E’…"
"La verità" Terminò Spike per lei, con un tono che non ammetteva rifiuti.
Senza parlare, Tanya si scostò dalla porta e Spike entrò nella stanza.
Sorrise, quasi commosso, quando si rese conto che Tanya aveva liberato la camera da tutti I simulacri sacri.
"Grazie." Disse, e non ebbe bisogno di spiegare il perché.
Tanya si strinse nelle spalle, e si avvicinò a lui.
"T…Tanya…" Mormorò quando lei gli cinse il collo con le braccia.
"Io ti amo Spike. Ti amo con tutta me stessa.
E devo essere una pessima persona, perché in questo momento sento di amare te più della mia missione, più di Eleanor…più di tutto."
Spike chiuse gli occhi, attirando Tanya tra le sue braccia, stringendola a se.
"La mia vita ti appartiene, Spike." Disse lei, contro la stoffa della sua camicia, ed il suo respiro caldo gli solleticò la pelle.
"Non sono la Cacciatrice, questa notte. Non potrei difendermi neanche volendo." Sollevò la testa e Spike le sfiorò le gote con dita tremanti mentre diceva:
"Potresti prendere la mia vita con una mano…se la volessi."
"Voglio solo te" Sospirò lui.
"Voglio solo amarti" Continuò sfiorandole il collo con la punta delle dita.
Tanya annuì, indugiando nella sua carezza.
E la pelle di lei sembrava bruciare.
Ed era stato lui ad accendere quel fuoco.
Aprì la bocca per parlare, ma dovette schiarirsi la gola prima di dire: "Ho paura, amore.
Non voglio farti del male."
Tanya scosse la testa.
"Non mi farai del male."
"Sono un demone amore…e tu…sei innocente. Troppo perché…."
"Sshh…" Sussurrò lei sollevandosi sulle punte per baciargli la fronte.
"Sei l’uomo che amo" Disse. "Sei Spike."
Le sue mani affondarono nella vita di lei, mentre si chinava e catturava le sue labbra in un bacio.
Piano, timidamente quasi, lasciò che le sue mani vagassero sulle spalle di lei, sfiorando l’abbottonatura dell’abito senza nemmeno provare a sfilare I bottoni dalle asole.
Voleva che la ragazza si abituasse al suo tocco, alle sue mani.
La sentiva tremare tra le sue braccia, mentre il battito del cuore di lei aumentava.
Non voleva spaventarla.
Voleva amarla.
Venerarla.
Se solo le sue mani avessero smesso di tremare.
Se solo lui avesse smesso di tremare.
Si allontanò da lei, mentre le sue mani le sfioravano la pelle nuda delle spalle ed inclinò la testa, gli occhi di lei, quel mare profondo grigio, sorridevano, ed erano pieni di amore, di fiducia.
"Non ho paura" Disse.
"Io sono nata per te." Continuò. "Non potresti mai farmi del male."
Spike annuì, sorridendole.
Le sollevò la testa, posandole un bacio sul mento prima, poi sulle labbra.
La prese tra le braccia, anche se non avrebbe saputo dire quando.
I suoi occhi continuavano a scavare in quelli di lei, bevendo l’amore in essi.
Lei gli circondò le spalle con un braccio, mentre una mano sfiorava il tessuto della sua camicia, e la sua pelle gridava.
Gridava per un contatto più stretto.
Gridava per conoscere la pelle di lei.
L’adagiò sul letto, e di nuovo la baciò, mentre una sua mano le sfiorava il volto, e dolcemente l’imprigionava nel suo bacio.
Lei era passione, fuoco, luce.
Lei lo lasciava senza fiato, mentre le sue dita gli affondavano nei capelli.
Di nuovo, si allontanò da lei.
Una dopo l’altra, la liberò dalle forcine che le tenevano i capelli legati, e gli occhi di lei rimasero fissi sui suoi, mentre quella cascata color del grano si allargava attorno a loro.
Erano lunghi I capelli di Tanya, e profumavano.
Profumavano di neve, di pulito, di luce.
Sfiorò la loro serica morbidezza, mentre di nuovo si sentiva senza fiato.
"Sei così bella" Sussurrò.
"Sono solo io…" Soffiò lei, la voce incrinata di batticuore.
"Sei Tanya" Mormorò lui prima di baciarle il volto.
Le labbra, le gote, il naso, le palpebre, la fronte, Spike non lasciò che un centimetro di pelle del viso della ragazza non fosse toccato dalle sue labbra.
"Sei mia…" Disse, e fu sorpreso quando quell’affermazione, che gli scaturiva dal profondo del suo essere, non venne fuori come un ringhio.
Era una richiesta.
Era una preghiera.
Una speranza.
"Ti amo" Disse, ed accompagnò quelle parole ad altri baci, mentre le sue dita, piano, andarono a sfiorare un seno di lei.
Tanya sorrise, mentre il ritmo del suo respiro aumentava.
Vi era paura in lei, Spike lo sentiva, così come sentiva che non era di lui che aveva paura.
Le mani di lei andarono sul suo torace, e Spike strinse gli occhi, lasciando che imparasse a conoscere la sua pelle, malgrado l’eccitazione stesse diventando quasi dolorosa.
Il tormento più dolce che avesse mai conosciuto.
Lasciò che lei gli sfilasse la camicia, e che le sue dita accendessero un fuoco sulla pelle del suo torace.
Timidamente, la ragazza si chinò, e sfiorò la pelle della spalla con le sue labbra, in una carezza morbida come seta.
Non accennò a muoversi, sebbene le sue mani, il suo corpo intero, sembrassero quasi animate di una volontà propria.
Stava impazzendo.
D’amore
Di passione.
E voleva che durasse per sempre.
Voleva bruciare in quella pazzia, se significava stare con lei.
Di nuovo, le sue mani tremarono mentre allentava il primo bottone del vestito, resistendo a stento, all’impulso di strapparli, tanto forte era il bisogno che aveva di lei, di conoscere la sua pelle.
E infine la toccò la sua pelle.
Morbida, calda, fremente per lui.
E fu come nascere e morire di nuovo.
Le loro labbra si incontrarono ancora, mentre le loro mani, timidamente imparavano a conoscere I corpi l’uno dell’altra.
Il tempo sembrò svanire. Il mondo intero sembrò svanire.
Ogni respiro, ogni fremito riempiva le orecchie, il cuore l’uno dell’altra.
Sussultarono entrambi, quando l’ultimo bottone dell’abito di Tanya fu allentato, e lei trattenne il respiro, mentre piano, Spike lo abbassava, sfiorando la sua pelle, baciandola con gli occhi.
La pelle di Tanya era bianca, perfetta.
Fuoco e ghiaccio si incontrarono, unendosi, quando I loro corpi si sfiorarono e Spike chiuse gli occhi, sentendo il desiderio divenire più forte, se possibile, mentre il demone dentro di se ruggiva, ansioso di uscire allo scoperto.
Pelle contro pelle.
Cuore contro cuore.
Desiderio contro desiderio
Amore ed amore, pronti ad unirsi in una sola cosa.
Perfetta.
Tanya gli cercò le labbra, intuendo la sua esitazione. La sua paura.
Si era chiesto spesso come facesse a leggergli dentro, a comprendere I suoi stati d’animo.
La risposta era nei suoi occhi.
La risposta era nelle sue labbra.
La risposta era nella sua pelle.
Tanya era parte di lui.
La parte migliore.
"Ti amo" Ripeté Spike.
"Ti amerò per sempre" Soffiò, scostandole delle ciocche di capelli dal volto.
"Ti amo" Disse lei, e Spike chiuse gli occhi, sentendo il desiderio, l’amore nella voce di lei.
E di nuovo le loro labbra si incontrarono, con più decisione questa volta. Con più fame, mentre le dita di lui vagavano sul corpo di lei, memorizzando la sua pelle, senza vederla realmente.
Stordito dal suo odore.
Stordito dalla sua passione.
I suoi occhi si posarono su di lei.
Lei, che era pronta, tesa per lui.
"Non ti farò male" Promise.
Lei sorrise, annuendo leggermente col capo, sfiorandogli la pelle degli avambracci.
"Ed io non farò del male a te" Disse a sua volta.
"Mai, finché avrò vita." Continuò, suggellando quelle parole con le labbra.
Spike deglutì, mentre sentiva le gambe di Tanya, ormai nude, cingergli I fianchi.
Le cinse le spalle con un braccio, mentre, piano, entrava in lei.
Tanya sgranò gli occhi, trattenendo il respiro per un istante, mentre gli faceva dono della sua innocenza.
Rimase immobile, Spike, mentre l’odore di lei sembrava penetrargli fin sotto pelle, ed il battito del suo cuore gli martellava contro il petto.
Si mosse piano, con struggente lentezza, dandole modo di abituarsi a lui, al legame tra loro.
Più antico di loro.
Più antico dei loro ruoli.
Vampiro e Cacciatrice
Uomo e donna
Spike e Tanya
Tanya ansimò, aggrappandosi a lui, quasi spaventata dalla forza delle sensazioni che le stavano montando dentro, tanto quanto lo era Spike.
Non era piacere.
I loro movimenti, le loro pelli, I loro corpi stavano creando qualcosa che andava oltre il piacere.
Mai, mai, Spike aveva provato sensazioni così forti.
Mai il piacere era stato così intenso, così vivo.
Vivo.
Stava nascendo di nuovo tra le braccia di Tanya, mentre le loro labbra si incontravano, e le loro mani si intrecciavano.
Ed I loro corpi danzavano, al tempo di una musica che solo I loro occhi percepivano, solo I loro cuori udivano.
Gemette Spike, mentre il piacere di Tanya avviluppava anche lui, e gli occhi di lei si dilatavano, un mare grigio di passione, e le sue labbra formavano il suo nome, ancora ed ancora.
Le sfiorò I capelli, affondando poi le dita in essi quando lei cominciò a tremare tra le sue braccia, e lacrime le rigarono il volto.
Si mosse sopra di lei, mentre la sua pelle bruciava di passione, e l’odore di lei, il suo volto arrossato lo portavano all’apice.
Piacere puro.
Piacere assoluto.
La prese tra le braccia, mentre ancora tremava, sentendosi senza fiato, e la sollevò sopra di se, per non schiacciarla col suo peso.
Sentendosi prossimo alle lacrime.
Amando ogni sensazione, ogni secondo.
Le accarezzò I capelli, piano, percorrendo la loro lunghezza, aspirando I loro odori, uniti.
Pensando a quanto, lui, un demone, non avesse il diritto di conoscere il paradiso.
*****
Tanya ansimò, tremando per la terribile intensità di ciò che aveva appena provato.
Di ciò che aveva appena vissuto.
Per le sensazioni che il suo corpo e il suo cuore e la sua anima le avevano trasmesso, come lampi di luce, così forti che le era sembrato che quel piccolo guscio che lei era non fosse abbastanza per contenerle, e si dilatasse all’infinito, fino ad esplodere.
Aveva voluto urlare allora.
Ne aveva avuto un disperato bisogno.
Ma non ci era riuscita.
Il fiato le si era fermato in gola, mentre il suo corpo intero le scendeva negli occhi con le lacrime.
Aveva pianto.
Mentre stringeva forte le spalle di Spike, affondando le dita nei suoi capelli.
E sentiva il suo fiato gelido sulla pelle, e la guancia di lui appoggiata alla sua.
Mentre i loro corpi giacevano ancora uno sull’altro, prima che lui rotolasse sulla schiena, e la portasse con se .
Continuando a stringerla, accarezzandole i capelli lentamente, dolcemente, come era stato ogni suo gesto quella notte.
Dolce.
Struggente.
Come se avesse paura.
Come lei aveva paura.
Non del dolore, no . Solo… di deluderlo…
Di non essere all’altezza…
Sapendo che le si sarebbe spezzato il cuore se avesse capito che era così.
E quando il dolore era venuto, nonostante tutta la sua attenzione, lei lo aveva appena percepito, tanto il suo essere era stato scosso dalla sensazione, dalla consapevolezza e dalla sorpresa di essere parte di lui, del suo corpo e del suo spirito, come Spike era parte del corpo dell’anima di Tanya.
Sua.
Per sempre.
Oltre il tempo.
Oltre tutto ciò che l’uomo riusciva a captare.
Lo sapeva.
Era la più chiara delle sue percezioni.
Sarebbe appartenuta a Spike finché qualcosa nell’universo fosse esistita.
Anche se lui le avesse dato soltanto quella notte.
La notte del suo compleanno.
Del suo Cruciamnetum.
La notte più bella della sua vita.
Tirò su col naso, mentre un’altra lacrima le scendeva lungo la guancia, perdendosi nel groviglio dei suoi capelli.
E le sue braccia si strinsero, serrandosi quasi attorno al collo di Spike.
Aveva paura.
Aveva una paura che le toglieva il fiato.
Non voleva che finisse.
Non voleva che lui andasse via.
Voleva un altro attimo… solo un altro attimo.
Lì, appoggiata sul suo petto, mentre lui le accarezzava i capelli.
E temeva che non lo avrebbe avuto.
Perché lei non meritava tutta quella gioia.
Tremò quasi per la forza della sua stretta, e sentì le mani di lui prenderle il viso, e sollevarlo, costringendola gentilmente a guardarlo.
Solo allora, quando incontrò i suoi occhi, il suo corpo intero si rilassò.
C’era passione in quegli occhi, e amore, e tenerezza, e preoccupazione.
Ed erano … tutti per lei…
"Come ti senti…? " Chiese Spike dolcemente, con una voce roca che era solo un sussurro.
A lei parve di svenire per l’intensità dei suoi occhi, e un timido sorriso le salì alle labbra.
"L’universo è fatto di luce…" Mormorò, e subito dopo arrossì, sperando che lui capisse.
Sapendo… che lui capiva.
Spike aprì le labbra per parlare, e invece l’attirò a se, stringendola forte, così forte da farle quasi male.
"Tu sei luce…" Mormorò, baciandole i capelli.
Tremando.
E stavolta fu Tanya a cercare i suoi occhi, a volere il suo volto.
"… Io sono … solo la luce che mi dai tu…" Soffiò sulla sua pelle. "Senza di te sarei… qualcosa di così triste…"
Lui deglutì, allungando una mano per spingerle indietro i capelli, e poi le sorrise.
Quel sorriso scanzonato, da ragazzo, che lei adorava.
"Così non ne verremo mai fuori, amore…"
"Ma io non voglio venirne fuori…" Disse lei." Io non voglio mai più venirne fuori…"
Scoppiò a piangere, le sensazioni che provava… l’amore che provava… all’improvviso troppo forti perché potesse trattenerli…
Troppo forti per le sue lacrime silenziose e leggere.
"Oh, amore, no…" Esclamò Spike, appoggiandola dolcemente sul letto e stendendosi al suo fianco. "Per favore no…"
Le accarezzò il viso, scostandole dalla pelle i capelli.
"… per favore non piangere…"
Tanya si asciugò le guance con il dorso, come una bambina.
"Non piango…" Mormorò. " è che sono tanto felice…"
"Sei sicura?" Le baciò le guance, e gli occhi, stringendola a se.
C’era così tanta ansia nella sua voce che rischiava di farla nuovamente scoppiare a piangere.
"Sei sicura di stare bene?
Sei sicura che non piangi perché ti sei … pentita?
Sei…" Tirò un gran sospiro. "Sicura che non ti ho fatto male?"
Tanya gli sorrise, annuendo piano, ma lui non le fece aggiungere neanche una parola.
"Hai freddo?" Esclamò, e senza aspettare che rispondesse afferrò le coperte, e, tirandole con tanta forza da strapparle al materasso, le allungò sui loro corpi vicini, e poi gliele aggiustò attorno, facendo attenzione che non restasse scoperta.
Quello… quello era un vampiro… un demone… un mostro…
Lo sapeva.
Sapeva che il mondo si sbagliava.
Lo aveva sputo fin dal primo istante.
Quello era solo Spike… come lei era solo Tanya.
"Va bene così?" Le chiese ansiosamente, sollevandosi sul braccio.
Lei sentì un ‘altra lacrima sfiorarle la guancia.
"Spike…" Mormorò.
Lui deglutì di nuovo.
"Si?"
"Mi abbracci per favore?"
Spike la fissò per un secondo, sgranando gli occhi, come se non si aspettasse che lei glielo chiedesse.
Ma fu solo un attimo.
Prima che l’attirasse di nuovo contro di se, appoggiandole la testa sulla spalla e stringendola forte, le labbra premute contro la sua fronte.
"Oh, Luce…" Mormorò sospirando.
*****
Los Angeles, 2001
"Da allora fu sempre Luce…" Sussurrò Spike, fissandola, e Kate non ebbe il coraggio di dir nulla.
Per non interrompere il suo racconto, o le emozioni che gli scorrevano su volto.
" e lo è ancora…"
*****
San Pietroburgo, 1912
Tanya deglutì piano, aprendo gli occhi, e fu salutata dal sorriso di Spike, e dall’ amore immenso nelle sue iridi chiare.
Era ancora stretta nel castello delle sue braccia, il capo appoggiato alla sua spalla e la coperte con cui lui li aveva avvolti che li stringeva ancor di più uno all’altra, chiudendoli in una culla calda e soffice.
Come il suo cuore in quel momento… come l’abbraccio di Spike.
Abbassò il capo per baciarla.
Lentamente, con una dolcezza infinita che di nuovo le fece aver voglia di piangere.
E non osò muovere un solo muscolo, per paura di rovinare tutto.
"Ho dormito tanto?" Sussurrò sulle sue labbra.
Lui si sollevò un po’, allungando per l’ennesima volta la mano e sfiorandole i capelli.
"Neanche dieci minuti…"
"Mi dispiace…"
Spike aggrottò la fronte, e lei continuò.
"Non voglio sprecare nemmeno un attimo dormendo… quando posso… accarezzarti… o farmi accarezzare da te..."
"Eri esausta…" Sospirò lui. "È stata una giornata terribile…"
"E’ stata una giornata bellissima!" Lo contraddisse, sollevandosi su di lui, i capelli che le ricadevano ai lati del volto di Spike. " La più bella della mia vita!"
Gli sorrise, ma un attimo dopo si sollevò a sedere, rabbrividendo, scossa da un pensiero che , gelido come ghiaccio, le attraversò il cervello.
Inginocchiata sul letto, coperta solo dai suoi capelli, lo fissò, piena di orrore per se stesa.
"Oh, Dio, Spike… che cosa sto facendo…"
Lo vide sgranare gli occhi, e il sorriso scomparire dal suo volto, prima di riuscire a continuare. "Sono morte delle persone… e altre hanno rischiato lo stesso… anche tu, Angel e Eleonor… per me… per colpa mia … e io… io non riesco a smettere di pensare che questo si il giorno più belo della mia vita, non … riesco a smettere di essere felice…"
Si portò le mani al cuore, che furiosamente le batteva nel petto.
"Che razza di persona sono io, Spike?"
Lui lasciò andare un sospiro, e si sollevò a sua volta, sedendo di fronte a lei e allungando le braccia per prenderle i fianchi.
"Sei la mia Luce. E sei perfetta.
E hai salvato almeno trenta bambini oggi…"
"Ma non sarebbero stati in pericolo se…"
"Shh… "Le sfiorò le labbra con un bacio. "Lo avrebbero fatto a qualunque Cacciatrice…"
Ansimò…
Era… quello era un sollievo troppo grande perché riuscisse ad accettarlo.
"Non lo dici per farmi stare meglio?"
Spike le sorrise.
"Sono cattivo, ma non riuscirei a mentirti…"
Tanya abbassò gli occhi per un secondo. Solo per un secondo.
"Se tu sei cattivo…"Mormorò. " io sono perfida… perché ti amo più della mia stesa vita…"
Spike le prese il volto, sollevandolo verso il suo.
"Io conosco la cattiveria, Tanya... sono un demone… e tu sei la creatura più perfetta al mondo…"
"Anche io conosco la cattiveria… da quando ero bambina… e ti giuro che mi sento perfetta solo quando sto con te…"
Spike si allungò verso di lei e le baciò le labbra.
"Così non ne verremo mai fuori…" Ripeté, e subito dopo: "Ma… sei sicura di non avere freddo?"
Tanya scosse il capo.
"Non sai cos’è il freddo se non sei nato in Siberia… e poi…" Sorrise." Non ho mai freddo quando mi sei vicino…"
Spike si avvicinò per baciarla di nuovo, ma un rumore, alle spalle di lei, attirò la sua attenzione.
"Che cos’è?" Mormorò, avvolgendole il braccio attorno alla vita, con fare protettivo.
Lei si volse per un solo istante.
"Eleanor…" Disse poi. "Dev’ essersi svegliata per qualche motivo…"
Vide Spike fissare la porta, e sbuffare leggermente.
Sembrava… contrariato…
"Bene." Mormorò.
Sedette sul bordo del letto, e si passò velocemente una mano fra i cappelli.
"Se passo dalla finestra non saprà nemmeno che sono stato qui…"
Tanya ansimò, e nonostante le sue parole di poco prima si sentì gelare.
"Te ne vai…" Soffiò, mentre le ginocchia le cedevano e lei sedeva sul letto, una mano premuta sul cuore e l’altra accanto a se, per sostenersi.
Spike si voltò subito, un’espressione seria e sorpresa sul volto che le sorrideva fino a un attimo prima .
"Tanya.." Mormorò.
Lei deglutì.
Non voleva piangere.
Non più.
Non per quello…
Non perché Spike voleva andare via, dopo aver fatto l’amore con lei…
Non perché non voleva che nessuno sapesse che si erano amati.
Aveva pensato di desiderare solo qualche altro istante fra le sue braccia.
Che le sarebbe bastato questo.
Che sarebbe stato più di quanto non avesse mai sognato, o meritato.
Però adesso che lo vedeva lì, seduto sul bordo del letto, e sapeva che si sarebbe rivestito e se ne sarebbe andato come se non fosse mai accaduto niente… adesso faceva male… faceva scendere il buio…
Perché nonostante tutto era stata sicura che Spike non lo avrebbe fatto.
"Perché?" Mormorò, nonostante la sua intenzione di non farlo. "Perché mi vuoi lasciare?
E’… così che si fa… di solito?"
Spike allungò una mano, sforandole il volto.
"Amore mio…" Disse piano. "Ragiona… che cosa penserebbe Eleanor se ci trovasse insieme?"
Era questo…
Era… solo… questo…
"Penserebbe che sono tua," Rispose, fissandolo. "e questo non lo cambia il fatto che lo sappia o meno.
Io ti amo, Spike.
Sono tua.
Se lei me lo chiederà le dirò che è così.
Se me lo chiederà il mondo gli dirò che è così…
Possono gridare entrambi fino a sfinirsi.
Io non voglio nascondere quello che sono…"
Allungò le braccia, e lo pregò, come non aveva mai pregato una creatura sulla terra.
"Non mi lasciare…" Sussurrò. " ho così freddo se non sei insieme a me…"
Fu un secondo.
Un attimo solo in cui Spike si allungò su di lei, stringendola fra le braccia.
Attirandola di nuovo sul letto e baciandole il volto, i capelli, il collo, e poi le labbra, con una passione che sembrava potesse bruciarli entrambi.
"Mi devi impalettare per liberarti di me…" Mormorò sulla sua pelle, continuando a baciarla." Ti amo, Tanya, ti amo tantissimo…"
"Resti con me?" Gli chiese ancora lei, incapace di crederci.
"Per sempre…" Rispose Spike, il volto vicinissimo al suo." Per sempre…"
Le sorrise, sfiorandole il naso con il suo.
"Però… prometti di proteggermi da Eleanor…"
Lei rispose al suo sorriso.
"Sono senza forze amore. Non so se riuscirò a farlo…"
Spike rotolò sul fianco, attirandola di nuovo nel rifugio sicuro della sua spalla.
"Allora…" Disse. "Ti proteggerò io."
Tanya sospirò di gioia, mentre di nuovo Spike allungava le coperte sui loro corpi uniti, e rannicchiandosi contro di lui chiuse gli occhi, deponendogli timidi baci sul torace, a cui lui rispose stringendola ancor più forte, e aggrovigliando le sue gambe a quelle di lei.
Stavolta non si addormentò, ne lo fece lui.
Si limitarono a restare così.
Abbracciati.
Innamorati.
Felici.
E di nuovo Tanya pensò di essere veramente cattiva.
Perché in quel momento , per lei, il mondo aveva smesso di esistere.
Esisteva solo Spike.
E il modo in cui la cullava.
E, ancora, le accarezzava i capelli.
E continuò ad esistere solo lui per minuti che parvero ore e che, ne era certa, avrebbe continuato a ricordare per sempre.
Finché il mondo decise che il loro idillio era durato troppo, e bussò alla porta della gioia di Tanya e … come bussò a quella di casa.
Lei non poté udire ciò che accadeva nell’altra stanza, ma sollevò gli occhi verso Spike, consapevole del fatto che lui, invece , era in grado di farlo.
E infatti lui abbassò il volto, e fissandola con dolcezza mormorò:
"E’ Angel… era preoccupato per noi…" E dopo un attimo, sospirando, aggiunse: "Tanya… lui…può capire ciò che è successo… fin da lì…"
Tanya aggrottò la fronte.
"L’odore…" Le spiegò Spike.
Lei annuì, e dovette stupirlo per il fatto di non arrossire.
"Allora…" Mormorò. "si starà facendo in quattro per spiegare a Eleanor dove potremmo essere…"
Si sollevò a sedere sorridendo.
"Che ne pensi… di dargli una mano…?"
Lui non disse una parola.
La guardò.
Intensamente.
Come per essere certo che facesse sul serio.
E quando si fu rivestito si avvicinò a lei, e scostandole i capelli le chiuse gentilmente i bottoni del vestito.
Poi, insieme, mano nella mano, lasciarono la stanza.
E Tanya non avrebbe mai scordato le espressioni di Eleonor ed Angel quando li videro uscire.
TBC,
Siren* |
| **Siren** (no login) | 7 - Spike e TanyaNo score for this post | November 3 2004, 3:21 PM |
Summary: dopo 1 anno di amore con Tanya, Spike prende una decisione che cambierà x sempre le loro vite...più di quanto loro possano ancora immaginare...
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San Pietroburgo, 1913, Novembre.
Tanya accarezzò il volto di Spike, deglutendo piano, la gola serrata da un nodo di commozione.
Era così bello, con la testa appoggiata alle sue ginocchia e gli occhi nei suoi.
Sorridente.
Sereno.
Come una creatura come lui si supponeva non potesse essere.
Mentre giocava con i suoi capelli e le raccontava della sua infanzia, con lo sguardo acceso di un ragazzo entusiasta.
Era così bello il loro amore.
Era così bello il mondo.
Illuminato da una luce che le scaldava il cuore, e le faceva dimenticare quanta miseria, quanto dolore e quanta desolazione abitassero fuori da loro.
Fuori dal cerchio di felicità che creavano con il loro amore.
Erano in camera di Spike, e fuori vibrava incerta la luce che precedeva l’alba.
Sul comodino bruciavano lentamente delle candele. Sussurrando per loro, danzando per loro come ombre sulle pareti, spandendo per loro un tenue e piacevole odore.
Come quello di vento dei capelli di Spike, e quello leggermente salato della sua pelle, quando la stringeva a se.
Le piaceva tenerlo così, con le sua gambe a fargli da cuscino e i suoi capelli sciolti come una cortina a dividerli da tutti, a ricordare la prima volta, quando aveva cercato di spingerli indietro e lui, gentilmente, le aveva preso la mano.
"Lasciali…" Aveva mormorato. E poi l’aveva baciata.
Gli accarezzò il volto, mentre lui giocava un po’ con i suoi capelli e un po’ con la spallina di cotone della sua sottovaste, arricciandosela attorno alle dita.
E quando la lasciava cadere sulla sua spalla e lei piegava il braccio per rimetterla a posto, sollevava il capo, e le baciava il seno coperto di cotone.
Per un ‘infinità dai volte.
Senza che nessuno dei due si stancasse mai.
Come non si stancavano mai di parlare, raccontandosi del loro passato, o semplicemente descrivendosi a vicenda quello strano groviglio di pensieri che talvolta si formava nelle loro menti, e che sembrava avere più senso per chi fra loro ascoltava che per colui al quale apparteneva.
Come non si stancavano di guardarsi, nutrendosi di ciò che vedevano.
Come non si stancavano di discutere, quando le oro idee cozzavano, e ciascuno a modo proprio cercava di difendere le sue.
Come non si stancavano di scoprirsi.
Ogni notte.
In silenzio… l’uno nelle braccia dell’altra.
E tornavano ogni volta a far sparire il mondo.
E a dar vita alla luce.
E lei tornava ad essere la stessa Tanya di quasi un anno prima, ormai, con lo stesso stupore per ogni gesto di Spike, e per ognuna delle sue reazioni.
E lui era di nuovo lo Spike di quella notte del suo compleanno, con la stessa paura di farle male, e la stessa dolcezza.
E tornava a bruciare la stessa passione.
Ogni volta.
Un anno… quasi un anno.
Tracciò la linea del suo sopracciglio, fermandosi sulla cicatrice di cui tante volte le aveva narrato la storia.
Un anno…
Un anno per renderla una donna.
Un anno per renderla felice.
Per insegnarle a ridere.
Per insegnarle a piangere così spesso che pensava sempre che lui, alla fine, l’avrebbe odiata.
Un anno di amore che precedeva e seguiva l’alba, e di notti trascorse a pattugliare insieme, e di giorni in cui le ore che passava negli ospedali e negli ospizi non erano solo più per la gente che cercava di aiutare, ma per lui… nell’attesa che lui venisse a prenderla.
Nell’attesa di rivedere i suoi occhi.
Scoprendo che le mancavano moltissimo.
Come se non lo avesse visto da giorni.
E invece erano ore.
Solo ore.
L’eternità, forse, e niente di meno.
Un anno di passeggiate sulla Newsky Prospect e lungo i fiumi e i canali.
Un anno di gite fuori città, sotto la luna e le stelle, o, a volte, immersi in notti così buie che lui doveva sostenerla perché non cadesse.
Un anno di ore passate a pattinare sul ghiaccio.
Un anno di silenzi. E di sorrisi , mentre lei suonava la balalaica per lui.
O gli leggeva le sue poesie.
Era rimasto esterrefatto quando aveva scoperto che ne scriveva.
Quasi sconvolto.
E solo dopo Tanya aveva capito perché.
E si era sentita in colpa per aver riportato alla luce brutti ricordi.
"E adesso non scrivi più poesie?" Gli aveva chiesto.
"Per favore!" Aveva risposto lui, sollevando entrambe le mani. "Quella parte di William Appleton se n’è andata per sempre, per mia somma fortuna!"
"Perché dici così…?"
"Oh, Luce, ero un … barattolo di melassa andato a male! E le mie poesie facevano schifo!"
Gli aveva appoggiato le mani sul petto.
"No… niente poteva essere così brutto… se veniva da qui…"
Spike l’aveva abbracciata.
"Come no!
Angelus leggeva le mie poesie alle sue vittime come tortura finale!
Qualunque cosa volesse da loro, gliela davano correndo!"
Lei aveva riso, ma la sua voce era stata dolce e calma quando, appoggiandogli la guancia sulla spalla, aveva mormorato: "Magari… non era quella la via del tuo cuore per parlare al mondo… Perché… perché non gli chiedi un altro modo?"
Spike aveva scosso le spalle.
"Sei tu il modo che il mio cuore ha scelto… e tutto quello che devo dire al mondo… lo dico già a te.."
Però… qualche mese dopo, aveva ripreso a suonare la chitarra.
E a Tanya era sembrato che di nuovo fosse il giorno più bello della sua vita.
Ma, forse, era solo perché, da quando c’era Spike, ogni giorno era quello più bello.
E i giorni di quell’ultimo anno… i giorni di quell’ultimo anno…
Sentì una lacrima formarlesi all’angolo dell’occhio, e lottò contro di lei… ma non poté asciugarla, perché sperò che così lui non la vedesse.
Gli dispiaceva sempre quando Tanya piangeva, ma lei non era mai riuscita a tenere a freno ciò che provava… come avrebbe mai potuto riuscirci ora, mentre lui le raccontava di quando era bambino, e ascoltava rapito sua madre mentre leggeva per lui, abbandonato sul suo seno, come adesso era sulle gambe di Tanya?
E come adesso faceva lei, pensava che il mondo finisse fra le braccia di quella donna straordinaria che Tanya non avrebbe mai incontrato.
Come poteva trovare la forza per fermare le lacrime se pensava che qual bambino così allegro, così gentile, aveva perso tutto,… per la scelta crudele di un demone… e che non avrebbe mai più giocato… non avrebbe più avuto il futuro che voleva?
E come poteva se nelle parole di Spike, nonostante tutto, nonostante lo scherno che ci metteva e il noto scanzonato, vibrava una specie di gioia, luminosa e malinconica insieme, mentre raccontava della sua infanzia?
Come poteva se riusciva a trasmetterle un misto così grande di tenerezza e tristezza insieme?
Una lacrima le rotolò sulla guancia, e cadde sulla fronte si Spike che sollevò gli occhi, stupito.
E il sorriso scomparve dal suo volto.
"Scusami…" Disse lei, affrettandosi a tergere gli occhi dalle lacrime." Non l’ho fatto apposta…"
"Oh, luce!" Esclamò Spike, sollevandosi a sedere, e lei si affrettò a prevenirlo, appoggiandogli le mani sulle spalle nude.
"No… veramente… non sono triste… è solo che le tue parole erano così dolci… e io ho pensato… ho pensato…" Singhiozzò, e Spike l’attirò contro di se.
"Shh…" Mormorò. "Non piangere… non sopporto di vederti piangere… per favore… o qualcuno di là penserà che ti stia picchiando…"
Tanya soffocò una risata, tirando su con il naso, e quando lui la guardò stava ancora sorridendo.
"Così va meglio…" Le disse. "L’ assurdo è che sei bellissima persino quando piangi!" Le baciò la fronte, dolcemente. "E io ti darei tutto il mondo…"
Tanya sospirò, appoggiata contro di lui.
Adorava la voce di Spike. Adorava il modo in cui le accarezzava la pelle.
Adorava l’amore che vi sentiva dentro.
Adorava che fosse la sua.
" …veramente…" Continuò, prendendole con delicatezza il volto fra le mano. "Non lasciarti ingannare dalla mia fama!
Diciamo che tu voglia… il trono!
Benissimo, che ci vuole, basta beccare uno che mi inviti a entrare!
Oppure…. oppure potresti volere… un orso!
A voi Russi piacciono gli orsi…
Ti potrebbe anche accompagnare il giorno, purché di notte non si prenda tutte le coperte!"
Tanya rise e lo attirò a se per baciarlo, e quando le labbra di lui lasciarono le sue, indugiando per un attimo ad accarezzarle la bocca, nei suoi occhi c’era quell’intensità che conosceva, ma che era sempre nuova, e che sempre, sempre, sempre le bruciava il cuore.
"Se tu volessi il mare…" Mormorò, serissimo. "Allagherei San Pietroburgo.
Se volessi le acqua delle Neva per irrigare la tua Siberia, costruirei un intero labirinto di canali e devierei il suo corso.
Se volessi la luna…" Sorrise. "Bè… chiederei ad Angel di prendertela."
Tanya lo abbracciò forte, e lui rispose.
"Però…" Le sussurrò sulla sua guancia. "Dimmelo un po’ prima se dovessi volere la luna…"
"Ti darò un ampio preavviso…"
"E per ora…"
"Si?"
"Potresti cominciare con cosa vuoi per il tuo compleanno."
"Cosa?" Tanya aggrottò la fronte.
"Non manca molto, ormai…"
Scosse il capo, senza lasciarlo andare.
"Niente… non ti preoccupare…"
"Non mi preoccupo!" Sbuffò. "Voglio solo farti un regalo!"
"Ma io ho già tutto…"
Stava evidentemente per dire qualcosa, ma cambiò idea e si corresse.
"Allora un capriccio!
Avanti, Tanya, tu mi hai fatto un regalo per il mio!
Pensa a qualcosa che ti potrebbe piacere!
Qualcosa di bello!"
"Di bello?" Ripetè lei.
"Come minimo…"
Tanya finse di pensarci su.
"… e… posso chiedere anche una cosa preziosa?"
Lui scosse le spalle.
"Sicuro."
"Una cosa… unica… di cui esista un solo esemplare uguale in tutto il mondo…?"
Stavolta, Spike sollevò le sopracciglia, ma era ugualmente sicuro quando disse:
"Spara."
Tanya prese un grosso respiro prima di farlo.
"Una bacio!" Rivelò alla fine.
"Un … bacio!" Esclamò lui, le sopraciglia che rischiavano fortemente di non trovare più la strada di casa.
"Un bacio."
"Un bacio…" Sorrise Spike, e continuando a sorridere tornò a sdraiarsi, appoggiando di nuovo la testa alle ginocchia di lei.
"E come lo vuoi questo bacio?" Domandò, divertito.
"Speciale…." Rispose lei, tornando ad accarezzargli i capelli.
"Come… speciale?"
"Speciale e basta…"
"Speciale…"
"Si…"
Le prese la nuca, attirandole la testa alle sue labbra.
"Così… speciale?"Mormorò.
"Si…"Sospirò Tanya.
"E non è un po’ poco come regalo di compleanno?"
Di nuovo, lei sorrise.
"Ti sembra poco il mondo?"
*****
Los Angeles, 2001
"Che ti aveva regalato per il tuo compleanno?" Chiese Kate, senza nemmeno accorgersi di essere invadente.
Forse perché ormai era così presa da quel racconto che le pareva quasi parte della sua stessa vita.
O perché Spike sembrava così tranquillo nel raccontare gli eventi di quel periodo, così sereno, quasi felice, che non pensò nemmeno che potesse dispiacergli.
E, infatti, la sua reazione non fu di fastidio o dispetto.
Fu un sorriso.
Un giovane sorriso colmo di tenerezza.
"Una scatola Palekh." Disse, e dopo un secondo spiegò: "Si tratta di una scatola intagliata e dipinta a mano, tipicamente russa.
Quella di Tanya era rotonda, grande all’incirca così… molto bella.
Ricorderò sempre quando me la diede…
Era maggio, e l’aria diventava già un po’ tiepida… per quanto può essere tiepida l’aria di Russia…"
"Maggio?" Lo interruppe Kate. "Sei nato a maggio?"
Spike sollevò le sopraciglia.
"Con le rose, Kate!
Perché, avresti preferito un altro mese?!"
"No, no, figurati!"
"Comunque, da quando ero stato vampirizzato non lo avevo più festeggiato.
Non che i vampiri non possano tenere a queste cose… Darla e Angelus festeggiavano il giorno in cui Liam era stato morso… solo… non lo avevo più fatto.
Forse era parte del rifiuto che sentivo verso William Appleton.
Tanya ricominciò a festeggiarlo. E inaugurò una tradizione."
Sorrise di nuovo, e Kate pensò che dovesse sorridere così quando c’era lei.
Sempre, immaginava, solo… con meno malinconia…
"Quella prima volta eravamo in giro per strada, a pattugliare, e stavamo parlando, tutti e tre, quando Tanya sbirciò per l’ennesima volta qualcosa che teneva in tasca…
Mi sembra di vederla…
Era l’orologio di Eleonor, e lei lo guardò per alcuni istanti.
Poi sollevò il viso e mi lanciò le braccia al collo…"
*****
San Pietroburgo, 1913, Maggio
"Come tanti auguri?!" Disse Spike, così stupito da sembrare comico. "Di che ?!"
"E’ mezzanotte!" Rispose lei, sorridendo entusiasta. "E’ il tuo compleanno!"
Angel sollevò le sopracciglia.
Il suo compleanno?!
Lui non aveva mai saputo quando fosse il suo compleanno!
Glielo aveva anche chiesto, una volta, ma Spike gli aveva risposto che non aveva importanza, perché il William che aveva avuto un compleanno, ormai, non esisteva più.
E adesso, di botto, era il suo compleanno!
Spike lo fissò, imbarazzatissimo, ma lui incrociò le braccia sul petto, deciso a non fornirgli alcun aiuto.
"Tanya… Luce…"Sussurrò. "come cavolo hai fatto a ricordartene?!"
Lei scosse le spalle.
"Volevo…" Fece un passo indietro e trasse dalla tasca un pacchetto incartato con cura. "questo è il mio regalo…"
"Un regalo? A me?!"
Angel trattenne a stento una risata.
"No." Disse, imitando il tipico tono di Spike, e una delle frasi preferite del suo ampio repertorio. "Credo che parlasse alla parete!"
"Piantala!" Sbottò l’altro. "Tu non ti sei ricordato…"
"Spike! Io non lo sapevo!"
" Non me lo hai chiesto!"
"L’ho fatto!"
"Allora lo hai chiesto male!"
"Vuoi aprire quel regalo o no?!"
"Si, si!"
Guardò Tanya, e poi armeggiò con il nastro, strappandolo, e passando poi alla carta.
Dentro, c’era una scatola.
Una bellissima scatola rotonda, intagliata.
E Angel non dubitava che Tanya avesse passato ore intere a sceglierla.
"Aprila…" Incitò la ragazza, e Spike, stupito, lo fece immediatamente.
Subito dopo un’espressione di tenerezza e stupore gli si dipinse sul volto, e lui l’attirò a se, abbracciandola forte fra le ombre del vicolo.
Stretta nella sua destra, la scatolina ondeggiava con la mano si Spike, e dentro, illuminato dalla tenue luce dei lampioni, Angel potè scorgere scintillare un piccolo cuore d’argento.
Sospirò.
Spike poteva non avere più un cuore che batteva, ma adesso ne aveva almeno due per prendere il suo posto.
Si allontanò, deciso a lasciare soli i due innamorati, e intanto pensò che avrebbe dovuto trovare un regalo.
Magari un orso di legno.
O una chitarra.
*****
Los Angeles, 2001
"Optò per la chitarra. Salvo poi mugugnare per un ‘infinità di volte quando mi esercitavo, la mattina, mentre Tanya era via.
Se avesse dovuto mettere in pratica tutte le sue minacce quella chitarra sarebbe già stata ridotta in mille pezzi in un milione di occasioni minimo!
Per non parlare della fine che avrebbe dovuto fare la mia testa!
O tutt’e due le cose insieme!"
Kate non riuscì a impedirsi di aggrottare la fronte.
Anche senza pensare a Angel, il che era ormai da tempo pressochè impossibile per lei, aveva di fronte un vampiro che aveva scritto poesie, che suonava la chitarra, che si era innamorato come il più romantico dei sedicenni, e che aiutava la gente.
Che le riservasse ancora qualche altra sorpresa?
Naturalmente.
Detto.
Fatto.
" E tu" Gli chiese. "Facesti un regalo a Tanya, poi, per il suo compleanno?"
Di nuovo, Spike sorrise.
" Altro che," Rispose. "la sposai."
*****
S.Pietroburgo 1913
La fronte di Angel era corrugata mentre dipingeva.
Spike osservava come la sua mano si muovesse agile, mentre con uno dei pennelli sfumava un cielo azzurro.
Un azzurro rischiarato da un sole abbagliante.
Un sole che Angel desiderava sentire sulla pelle, che desiderava riscaldasse il suo cuore.
Sapeva che si era reso conto della sua presenza.
Angel ci riusciva sempre, sembrava sempre sapere dove si trovasse.
Era forse nata come una necessità in Inghilterra, quando lo aveva seguito per evitare che uccidesse, che si nutrisse di umani.
Erano passati tredici anni...eppure Spike quasi faticava a credere di essere ancora la stessa persona.
Quasi faticava a credere che ci fosse stato un momento nella sua vita da vampiro in cui Angel o la sua adorata Tanya non fossero stati presenti, non fossero stati la sua famiglia.
Angel continuava a dipingere, sebbene più lentamente ora.
"Spike?" Disse improvvisamente.
"Va tutto bene?"
L'universo è fatto di luce.
"Sì.." Disse Spike, facendo un passo avanti, verso il centro del salotto.
Dannazione, da quando gli si era bloccata la lingua?
Non era la prima volta che chiedeva un consiglio ad Angel.
Non era la prima volta che chiedeva un consiglio al suo Sire.
"Spike?" Ripetè Angel, abbassando la tavolozza che reggeva in una mano ed appoggiandola su uno sgabello.
"Perché quando dici il mio nome ho la sensazione che tu voglia sospirare esasperato?"
Angel scosse la testa.
"Non è vero...è che di solito non stai lì fisso a guardarmi." Si strinse nelle spalle, "Mi sono sporcato?"
"Il giorno che ti vedrò sporco dopo aver dipinto, vorrà dire che la fine del mondo è pericolosamente vicina, amico..." Commentò Spike con un'alzata di spalle. Fece un passo avanti verso di lui e sospirò prima di dire: "Comunque hai ragione..."
Angel lo guardò incuriosito.
"Davvero?" Domandò, incrociando le braccia contro il petto.
"Sì…di solito non rimango a fissarti come un’idiota…"
"Non sei un’idiota, Spike…" Commentò Angel pazientemente.
Spike fu quasi tentato di ridere, scosse la testa e mormorò: "Aspetta che finisca di parlare…"
"Vorrei che cominciassi, prima…"
"Giusto…" Spike fece un altro passo avanti. "Come sai il rapporto tra Luce e me, è…" Si interruppe per un istante. "insomma, volevo chiederti se sei a conoscenza di un rito che possa legarci…"
"Legarvi?" Domandò Angel incredulo.
No…
Non incredulo.
Angel lo stava guardando come se improvvisamente gli fosse spuntato un terzo occhio.
"Sì…legarci…qualcosa che faccia capire che apparteniamo l’uno all’altra e…"
Si interruppe quando vide lo sguardo di Angel adombrarsi, ed un velo di preoccupazione calare sul suo volto.
Aveva imparato a riconoscere le espressioni del suo sire, e ad interpretare i suoi stati d’animo piuttosto bene negli ultimi quattordici anni.
E aveva intuito i suoi pensieri con una facilità che in altri momenti l’avrebbe forse spinto ad interrogarsi sulla profondità del legame nato tra di loro.
"Sei completamente impazzito?" Urlò invece. "Marchiare Luce? Neanche fra un milione di anni!"
*****
Los Angeles, 2001
"Marchiare?" Domandò Kate, interrompendo il racconto di Spike.
"Cosa vuol dire?"
Spike sorrise, appoggiandosi contro lo schienale della sua poltrona. Le cose sarebbero potute divenire interessanti di lì a poco.
"Quando noi vampiri vogliamo reclamare una donna come nostra...la mordiamo...apponiamo il nostro marchio su di lei, di modo che *tutti* sappiano come stanno le cose"
Kate sgranò gli occhi, tanto che per un attimo Spike temette le sarebbero schizzati fuori dalle orbite.
Aprì la bocca, ma non emise un suono, poi sollevò piano una mano, e l'avvicinò al collo, lì dove Angel l'aveva morsa mesi prima, ma la lasciò ricadere
"Pensavo lo sapessi" Mormorò Spike osservando la scena divertito.
Angel, vecchio mio...ripeto: dovresti esserci tu, qui, in questo momento.
Kate scosse la testa, e Spike indicò con lo sguardo la libreria.
"Ti informasti sui vampiri, se non ricordo male...e questa è una pratica piuttosto comune."
Di nuovo Kate scosse la testa, corrugando la fronte prima di dire: "Devo aver saltato il capitolo"
Spike annuì, ed il suo divertimento dovette penetrare nella cortina di incredulità che aveva avvolto la donna, poiché un Attimo dopo lei si affrettò ad esclamare: "Beh, suppongo che si debba volerlo, no? Deve essere una cosa intenzionale."
Il sorriso di Spike si allargò.
"Oh, sì..."
"Sebbene in alcuni casi, possano esserci delle attenuanti, "Continuò Kate, ed aveva tutta l'aria di star provando a convincere se stessa. " la cosa possa non essere voluta..."
"In alcuni casi, certo..."
Era troppo divertente.
Gli occhi di Kate erano ancora sgranati, ed il suo volto pallido era ora soffuso di uno strano rossore.
Attese per qualche secondo prima di aggiungere: "Ah, Kate? So a cosa stai pensando...."
Kate sollevò la testa di scatto, schiudendo le labbra, come per parlare, ma Spike non glielo permise, e continuò dicendo: "La cosa era voluta.
C'erano altri modi...e lo sappiamo entrambi"
"Ti sbagli" Mormorò lei.
"Davvero?
Sono un vampiro...e conosco Angel"
Gli occhi di Kate si sgranarono ancora di più, se possibile.
La donna, si passò una mano tra i capelli e a bassa voce disse: "Non stavamo parlando di me, comunque...stavi parlandomi di..." Kate aggrottò la fronte. "Di cosa stavi parlandomi esattamente?"
"Del fatto che volevo sposare Tanya...volevo una cerimonia, un legame permanente tra noi..."
"Angel credeva che volessi marchiarla?" Domandò
"No, non lo credeva, ma aveva paura che intendessi questo per legame..."
*****
S. Pietroburgo, 1913
"Una cerimonia?" Domandò Angel.
"Un rito" Rispose Spike. "Sei ultracentenario, avrai sentito parlare di qualcosa di simile..."
Angel, si sedette piano sul divano e si strinse nelle spalle.
"Sì...ne ho sentito parlare, ma...perché Spike?"
Spike si infilò le mani nelle tasche dei pantaloni, osservando per un'istante la Claddagh al dito di Angel. Sbuffò prima di dire: "Perchè voglio...insomma, se ti dicessi che il vittoriano in me vuole fare di Tanya una donna onesta?"
"Non sarebbe un vero matrimonio..."
"Lo so anch'io...." Spiegò Spike.
"Se ti dicessi che vorrei che portasse un anello al dito, e che insieme pronunciassimo delle parole che ci leghino per sempre?
Un giuramento..."
"Un anello?" Domandò Angel, e Spike in altri momenti avrebbe sorriso dell'incredulità e lo sbigottimento nella sua voce.
"Già...magari una Claddagh, come la tua...." Sorrise. "Potremmo iniziare una nuova tradizione di famiglia...."
Angel si era appoggiato contro lo schienale del divano, guardandolo, e Spike quasi ringhiò quando disse: "Ehi, non guardarmi così! Non eri tu che dicevi che William viveva ancora in me?" Allargò le braccia. "Beh, Angel...eccolo, in tutto il suo splendore!"
Angel scosse la testa sorridendo.
"Credo si possa fare."
Spike si avvicinò.
"Davvero?"
Angel si strinse nelle spalle.
"Naturalmente."
Spike abbassò la testa.
Aveva creduto che dire ad Angel del suo desiderio di legarsi a Tanya sarebbe stata la parte difficile.
Bè, si era sbagliato.
"Ah, Angel? Io...sarei...onorato....insomma, mi farebbe piacere..." Sollevò la testa e velocemente finì: "Potresti essere tu a celebrare il rito?"
Angel ammiccò sorpreso, mentre un sorriso, un grande sorriso gli si dipinse sul volto.
"Naturalmente." Ripetè. "Sarà un piacere per me...."
Spike abbassò la testa, sollevato, e quando la rialzò il sorriso di Angel non aveva ancora lasciato il suo volto.
"Bene" Disse. "Adesso non mi resta che chiederlo a Tanya"
"Vuoi dire che ..." Angel sbatté gli occhi
"Vuoi dire che non glielo hai chiesto ancora?"
Spike si strinse nelle spalle.
"Volevo essere sicuro che esistesse un rito...e che tu...in qualità di mio sire...acconsentissi..."
"E da quando rispetti le gerarchie?" Domandò Angel.
Ad un osservatore esterno sarebbe potuto sembrare arrabbiato, ma non a Spike.
Vi era divertimento nella sua voce e nel suo sguardo.
"Io non rispetto le gerarchie..." Protestò veementemente.
"Rispetto te, è diverso!"
Carino....tutti i Sire desiderano sentirsi dire queste cose dal proprio Childe....sicuro di essere un vampiro?
Spike digrignò i denti, sembrava quasi che ormai la sua parte umana stesse avendo il sopravvento su tutto il resto.
Di lì a poco, avrebbe chiamato Angel papà, se non fosse stato attento.
Angel, comunque, non sembrava aver notato il momentaneo conflitto interiore tra il suo demone e la mammoletta che era stato da umano, perché aveva abbassato la testa trovando improvvisamente molto interessanti le sue scarpe.
"Angel?" Domandò, decidendo che uno dei due doveva almeno provare a recuperare un minimo di dignità.
"Sì?"
Spike sospirò.
"Dici che Luce acconsentirà?"
Angel alzò gli occhi al cielo esasperato.
"Dico che improvvisamente ho voglia di prenderti a calci...."
Sospirò
"Ma certo che acconsentirà.
Spike, Tanya ti ama da impazzire..."
Spike sorrise.
Amava sentire quelle parole.
Vi era una parte di se che temeva ancora che quello che stava vivendo fosse solo un sogno e che temeva il risveglio.
Insicurezza forse. Echi dell'uomo che era stato o del giovane vampiro che aveva amato senza speranza una regina nera.
Che dicevamo a proposito di dignità?
"Mi ama..."
Repetè Spike, e notò lo sguardo che Angel gli rivolse.
Sembrava volesse dirgli: "Ora te ne accorgi?"
"Non guardarmi così!" Protestò. "Sono un'idiota, va bene? Capirai la novità!"
"Spike?" Disse Angel.
"Si?" Quasi ringhiò lui.
"Va da Tanya...." Angel si alzò, rivolgendogli un sorriso. "Io ho un matrimonio da organizzare"
******
Era un'idiota.
Un maledetto vigliacco.
Persino il suo demone gli stava urlando di farla finita con quel silenzio idiota, e parlare.
Senza contare Angel, che se ne era andato scuotendo la testa, dopo la loro ronda, esasperato per il suo comportamento.
Spike lo sapeva.
Così come sapeva che Tanya lo stava osservando, preoccupata.
Così come sapeva alla perfezione quanto voleva dirle.
Lo sapeva...
Ma era colpa sua se la lingua gli si era attorcigliata, ed era il primo vampiro sulla faccia della terra...ad avere le mani sudate dall'emozione, in Russia, nel mese di Novembre?
Era un'idiota.
Perché solo un'idiota avrebbe continuato a camminare in un cimitero, di notte, mano nella mano con una bellissima donna.
"Amore mio," Disse Tanya. "va tutto bene?"
Spike annuì, sorridendole.
"Tutto alla perfezione"
Se non consideri il fatto che il tuo ragazzo è un fottuto idiota, aggiunse poi tra se e se.
"Angel continuava a rivolgerti strane occhiate..." Continuò lei."Sicuro che non ci siano problemi?"
Spike annuì, stringendola a se.
"Sì, Luce, va tutto bene...."
Sussultarono entrambi quando in lontananza udirono dei lampi, eppure, continuarono a camminare, avviandosi lentamente verso l'uscita del cimitero.
La ronda era stata breve quella notte. Angel, Tanya e lui formavano una formidabile squadra.
Anni passati a combattere fianco a fianco avevano forgiato un'intesa fatta solo di sguardi, che si rivelava sempre di grande aiuto.
"C'è qualcosa che dovrei dirti, Luce..." Si decise finalmente.
Stavano ancora camminando, dirigendosi verso casa sua, dove ormai Tanya passava quasi tutte le notti.
La stretta della ragazza sulla sua mano si intensificò, diventando per un istante quasi dolorosa, e Spike tenne la testa bassa.
...Dannazione, doveva chiedere di sposarla...non se poteva giocare a biglie con gli occhi di Eleanor!
Perché non si dava una calmata?
"Cosa?" Domandò Tanya, e Spike non poté fare a meno di notare la preoccupazione nella voce della ragazza,.
Sollevò la testa, incontrando gli occhi di lei.
"Non è..." Cominciò, ma la sua voce fu interrotta sa un lampo improvviso, che squarciò la semioscurità di quella notte.
Grosse gocce di pioggia cominciarono a cadere, rade dapprima, poi sempre più numerose, e Spike attirò a se la ragazza, mentre entrambi sollevavano il volto.
Senza fiato.
Ecco come si sentì Spike quando Tanya alzò la testa e chiuse gli occhi, lasciando che la pioggia le bagnasse il volto stupendo.
Sorrideva, mentre la pioggia battente le bagnava i capelli, mentre le sue braccia gli circondavano la vita, e Spike si ritrovò a sorridere insieme a lei.
Se qualcuno fosse passato di lì, in quel momento, avrebbe visto due ragazzi, stretti l'uno all'altra, che non cercavano riparo sotto una pioggia sempre più forte.
Eppure, Spike quasi non sentiva l’ acqua inzuppargli gli abiti.
Sentiva solo l'odore di Tanya, reso più penetrante da quella pioggia. Vedeva solo il suo volto, sorridente, mentre le gocce, impudenti, lo baciavano. Avvertiva solo il peso leggero del corpo della donna stretto al suo.
Ed era felice, di una felicità semplice, perfetta, senza orpelli...come tutto nella sua vita con Tanya.
Come sempre nell'ultimo anno.
"Adoro la pioggia" Disse lei, appoggiando la testa contro una spalla di Spike.
"E a giudicare da quanto sei zuppa, la pioggia adora te..." Rispose lui, sorridendo.
Tanya sospirò.
"Hai ragione..." Si scostò leggermente da lui. "Ma sei così...bello, sotto la pioggia."
Spike scosse la testa, mentre il sorriso sulle sue labbra si allargava.
La prese tra le braccia, con la pioggia che ancora bagnava entrambi, e la fece volteggiare per un istante.
Tanya si aggrappò a lui, mentre ciocche di capelli le lambivano il volto, ed i suoi occhi erano più scuri, più intensi.
Avvicinò le labbra al suo orecchio, e piano, cominciò a soffiare la melodia del Valzer delle candele.
Il loro ballo.
Il ballo della loro notte.
Tanya lo strinse più forte, soffiando la melodia insieme a lui, mentre ancora Spike la faceva volteggiare.
E la musica era nel loro cuore e nelle loro orecchie.
Come quella notte.
Come tutte le notti.
E nemmeno i lampi ed il rumore della pioggia riuscivano a coprirla.
Tanya, con la sua voce armoniosa, cristallina, stava ancora soffiando la musica, quando Spike parlò, e le parole gli sgorgarono dalle labbra così semplicemente che le paure delle ore precedenti sembrarono appartenere ad un'altra persona.
"Tanya Nimikova...vuoi sposarmi?" Domandò.
Tanya rimase in silenzio, mentre la melodia che aveva cantato vibrava ancora nell'aria, insieme all'odore di pioggia, e ai lampi.
Lo guardò, inclinando la testa da un lato, sgranando gli occhi.
"Sì" Mormorò, e le lacrime che le riempirono gli occhi si unirono alla pioggia.
"Sì?" Ripeté lui.
Tanya annuì, mentre un largo sorriso le si dipingeva sul volto.
Lo strinse più forte a se, continuando a sussurrare il suo assenso contro la pelle del suo volto, e lo baciò, ripetutamente, e le sue labbra sapevano di pioggia, di lacrime ...e di luce.
"Sì!" Disse infine, scostandosi da lui. "Sì, Spike, voglio sposarti...."
"Non sarà un vero matrimonio...." Specificò lui.
"Ci saremo tu ed io....sarà la cosa più vera della mia vita"
Spike sorrise, sperando che la pioggia mascherasse la sua commozione.
Delicatamente, l'appoggiò a terra, e le prese una mano mormorando: "Allora, facciamo le cose per bene...." Fece per inginocchiarsi, ma Tanya glielo impedì.
Si sollevò sulle punte e gli baciò la fronte.
"E' tutto perfetto, Spike." Mormorò
"Ci siamo noi. E' tutto perfetto."
*****
Los Angeles 2001
"Luce acconsentì…" Disse Spike sorridendo." e quando la sera dopo mi svegliai trovai una Claddagh sul mio comodino".
Guardò Kate, che si era appoggiata contro il bracciolo del divano, e stringeva tra le dita I lembi di un cuscino.
"Andai da Angel, domandandogli il perché l’avesse già comprata…" Si strinse nelle spalle. "Infondo… non avevamo ancora parlato con Eleanor…"
"Cosa disse Angel?" Domandò Kate sottovoce.
Il sorriso di Spike si allargò, e non si rese nemmeno conto di aver sfiorato col pollice il suo anello fino a quando non seguì lo sguardo di Kate.
Abbassò la testa per un istante, poi continuò.
"Angel disse: ‘Se dobbiamo farlo, allora deve essere perfetto’.
A tutt’oggi credo abbia minacciato il gioielliere che fabbricò la Claddagh…anche se lui non lo ha mai ammesso.
Voleva che l’anello fosse nuovo. Che non fosse mai stato usato prima.
Angel è fatto così.
Si immerse nelle ricerche per un rito…mentre Luce ed io…" Si strinse nelle spalle. "Luce ed io ne parlammo con Eleanor…"
"Suppongo che non fu entusiasta all’idea…" Commentò Kate.
Spike si lasciò sfuggire un ringhio.
"No…non lo fu…"
****
San Pietroburgo, 1913, Novembre.
"Sposarvi?"
Eleonor strinse una mano a pugno.
Istintivamente.
Senza neanche volerlo.
"Che vuol dire sposarvi?"
Tanya e Spike si guardarono per un secondo, come se, senza parole, stessero decidendo che cosa dire, e quale dei due dovesse farlo.
Come se stessero cercando di darsi coraggio a vicenda.
Coraggio…
Un vampiro e una Cacciatrice … e gli serviva coraggio per parlare … a lei?
Davvero faceva loro così paura?
Davvero era così dura?
Le dispiaceva.
Eppure non poteva. Non poteva fare diversamente.
Lei era dovuta diventare dura.
Per essere un ‘Osservatrice.
E poi per affrontare il viaggio dall’Inghilterra, e quel paese duro, ostile, che a Tanya sembrava così meraviglioso e che amava tanto.
Per separarsi dall’uomo che adorava e dalla vita che avevano appena cominciato insieme.
E per attraversare una nazione sterminata, sola, alla ricerca della sua Cacciatrice.
Alla ricerca di una guerriera…e trovando solo una bambina spaventata.
Per crescerla.
Come la figlia che non aveva avuto.
Per educarla.
Per vivere con lei e difendere entrambe dalla cattiveria del mondo.
Dai commenti della gente.
Dalle illazioni su queste due donne sole che vivevano con un alto tenore di vita, solo in parte giustificato dalla sua supposta agiatezza.
Per insegnarle ad essere una Cacciatrice e scoprire che, questo, Tanya lo sapeva molto meglio di lei.
E per lottare contro i propri sentimenti.
Perché un’ Osservatrice non avrebbe mai dovuto essere una madre per la propria Cacciatrice.
E invece Eleonor lo era diventata.
Per lei.
Per Tanya.
Per la sua dolce bambina che le aveva riempito il cuore di calore e di luce, facendole desiderare di poterla portare a Londra, , un giorno, a vivere con lei e con Edward.
Come una famiglia.
E poi… era arrivato quest’uomo…
Questo… vampiro.
E gliel’aveva portata via.
L’aveva fatta innamorare, l’aveva sedotta, e l’aveva spinta a trascorrere con lui tutto il suo tempo.
E lei, Eleonor, lo aveva accettato.
Per Tanya… esattamente come per Tanya , per la sua sicurezza, perché due vampiri avrebbero potuto assisterla come Eleonor non avrebbe mai saputo fare, aveva accettato l’aiuto di Spike e Angel.
Anche se non le piaceva.
All’inizio per sfiducia, e poi per paura.
Sempre per Tanya… per la sua bambina.
Perché se per la ragazza poteva non esserci differenza fra esseri umani e non, Eleonor non riusciva proprio a pensarla nello stesso modo.
E temeva che Spike potesse farla soffrire.
Anche se l’ amava.
E questo non poteva negarlo.
Come non poteva negare la felicità che lui dava a Tanya.
Oh… a volte avrebbe voluto non essere così sola…
Avrebbe voluto avere qualcuno a cui demandare parte della responsabilità che tanto spesso rischiava di schiacciarla.
Qualcuno che la spalleggiasse quando doveva dire delle cose dolorose per chi tanto amava.
Ma non c’era nessuno…
E così era lei sola a doversi mettere fra due persone… ma da quando aveva cominciato a considerare a Spike una persona?… così innamorate.
"Un giuramento…" Spiegò piano Tanya." Fra noi due… per sempre…"
Sorrise.
Era così nervosa… e felice…
"Non un vero matrimonio…"Continuò Spike. " ma è tutto quello che io posso offrirle. E per me sarebbe comunque un vincolo inscindibile."
"Per noi…"Lo corresse Tanya, prendendogli la mano e intrecciando le proprie dita a quelle di lui.
"Un vincolo inscindibile…"Ripetè piano Eleonor.
Si.
Certo.
Conosceva Tanya.
Per lei lo sarebbe stato.
Per sempre.
"No."
Vide Spike stringere i denti, ma non era lui che temeva.
Non l’aveva mai perdonata per la storia del Cruciamentum, e non avrebbe mai potuto dirle qualcosa di peggio di ciò che già non le avesse detto…
Ma Tanya…
"Ti prego, Eleonor… ascoltami…" Mormorò subito la ragazza.
"Tanya…" La interruppe. " voglio parlarti da sola…"
Spike le strinse più forte la mano, e sibilò:
"Noi lo faremo lo stesso."
"Allora fatelo!" Scattò lei." Tanto non vi è mai importato quel che penso io!
Ma lo farete senza la mia complicità e per me questa… cosa… non avrà mai nessun valore!"
"Perché?" Tanya avanzò di un passo, staccandosi da Spike. " Perché, Eleonor…
Io… non posso farlo se non sei con me…"
"Tanya…"Mormorò Spike dietro di lei, ma la ragazza strine le mani una all’altra, e continuò, gli occhi pieni di lacrime.
"Perdonami, Spike… ma lei… anche lei è la mia famiglia…e io non voglio perderla…"Sollevò la mano, sfiorandogli il volto." E non voglio perdere nemmeno te…"
Abbassò la testa, e un singhiozzo le sfuggì dalle labbra.
"Tu non mi perderai."Ringhiò Spike." Mai.
E se lei ti amasse…"Fulminò Eleonor con occhi." non ti farebbe soffrire così…"
Eleonor strinse più forte la mano, avanzando.
Quanto… quanto avrebbe voluto potersi arrendere ai sentimenti, quanto avrebbe voluto scordare che lui era quel che era.
"No, se tu l’amassi la lasceresti andare!" Esclamò. "Lasceresti che questo… sentimento sbatta di fronte contro la realtà.
Non la costringeresti ad un legame contro natura che la vincolerà per sempre!"
Tanya si voltò, guardandola allibita, ma lei continuò a fissare Spike.
E l’espressione, il lampo che passò nei suoi occhi le dissero che capiva.
Che, forse, aveva pensato anche lui a ciò che ora Eleonor stava dicendo.
"Non credi che lei potrebbe voler altro, un giorno, Spike?
Che potrebbe volere dei bambini?
Che potrebbe volere una persona da presentare ai suoi amici?
Che potrebbe volere una vita normale, come quella di tutti gli altri?"
Spike abbassò gli occhi, stringendo le mascelle così forte che un raggio di pena trafisse il cuore di Eleonor.
"Non può nemmeno aprire una finestra con te vicino…"
"No…"Mormorò Tanya.
Prese il volto di Spike fra le mani, ma lui non ce la fece a guardarla negli occhi.
"No, amore, no, no, per favore…"
Si voltò, gli occhi che sembravano ancora più grandi sul suo volto pallido.
"Mio Dio…"Mormorò. "Credi che mi serva il sole per essere felice?
Se fossi cieca non potrei vederlo.
Credi… credi che in questa casa, con le tende spalancate e le finestre aperte e senza di lui io sarei felice?"
Deglutì, e Eleonor si accorse che non piangeva più.
"Credi che voglia… cosa?
Una vita normale?
La vita… che avevo prima, in Siberia?
La vita che ho avuto per i giorni in cui sono stata senza i miei poteri?
La vita di chi devo volere, Eleonor?
Di una principessa, di una contadina… la tua vita?
E sarei felice così?! Ne sei sicura?!
Dovei desiderare una vita che non posso avere!
E questo mi renderebbe felice?!
Sognare di essere un ‘altra , quando sono Tanya, e la mia vita è questa, e io non ne ho mai voluta una diversa!
Dio, Eleonor, se avessi una vita normale non sarei la Cacciatrice!
Sarei… un ‘altra persona, non io!
Non potrei aiutare gli altri, non potrei combattere il male… non potrei chiudere gli occhi, la sera, sapendo che ho combattuto al posto di un ‘altra persona, che ora, forse, grazie a me, ha la vita normale che desidera!"
Spike deglutì, e quando parlò la sua voce aveva un tono molto diverso da quello di poco prima.
"Lei vuole dire…" Mormorò piano. "Che senza di me potresti provare ad avere… una vita… normale… quando non cacci…"
"Senza di te?!" Urlò quasi Tanya." Perché?!
Voi mi volete disperata!
Mio Dio, che me ne faccio del sole se mi manchi tu!
Che me ne faccio di un giorno se non posso vederti?
Che me ne faccio di un altro… di un essere umano, se non lo amo?
Devo stare con lui solo perché è normale mentre c’è qualcuno al mondo che amo più della mia vita?!
E’ assurdo, è ingiusto!
Io non la voglio una vita normale, Spike!" Gli prese ancora il volto fra le mani, e stavolta lui fu davvero costretto a guardarla." Io voglio una vita felice!
Felice, capisci!
Felice!
E non c’è, non esiste se non ci sei tu!
Potrei possedere il mondo intero, ma non avrei mai niente senza di te!"
Abbassò la voce, e Eleonor poté immaginare l’espressione disperata dei suoi occhi.
"Ti prego, Spike… non lo pensare… non pensare che starei meglio con un altro…
Una vita normale è un concetto così astratto … ma se una vita normale è una vita senza di te allora è la cosa più triste e desolata che possa esistere al mondo.
E tu…"Tirò su con il naso." Non vuoi questo per me, vero?"
Spike lanciò un ‘altra occhiata a Eleonor, e lei non potè far altro che deglutire.
"Per favore…" Mormorò ancora Tanya." Se non vuoi più sposarmi, va bene… se non vuoi più stare con me, d’accordo… a me basta solo vederti un pochino… per favore… per favore…" Si prese il volto fra le mani, e Spike l’abbracciò, cullandola piano.
"Certo che voglio ancora sposarti…"Mormorò nei suoi capelli." E non potrei mai lasciarti, neanche se mi supplicassi di farlo…
Mai…
Sono stato un idiota ad avere un dubbio, Luce.
Perdonami… faremo quello che vuoi tu…"
"Non capisco…"Singhiozzò lei." Perché ero così felice… e ora sono così disperata…"
"E’ colpa mia…"Eleonor si appoggiò alla parete.
Sconfitta.
Completamente sconfitta.
"Tu hai ragione. Io torto.
Meriti più di una vita normale, Tanya.
Meriti di essere felice…"
La ragazza si voltò, roteando fra le braccia di Spike, e corse nelle sue.
Come tante volte aveva fatto.
E come non avrebbe fatto più.
Ora che aveva Spike… lei diventava inutile…
"Oh, Eleonor, grazie…" Mormorò la ragazza, stringendola a se.
" Ringrazia te stessa."Sorrise lei, mentre l’abbracciava." Alzò il volto verso Spike. "E ora puoi lasciarci da sole, per favore?
Non temere, non cercherò di portartela via…
Solo…"Guardò Tanya, e le accarezzo una guancia, scostandole dal viso una ciocca di capelli." Non credo che sarà solo mia tanto spesso, dopo che vi sarete sposati…"
Spike la fissò per un attimo, come se non si fidasse, e poi annuì piano.
"Ci vediamo più tardi…" Gli sorrise Tanya, avvicinandosi, e lasciando che lui le baciasse piano le labbra." Per la ronda…"
"Ti passo a prendere…"La salutò Spike.
Quando si fu chiuso la porta alle spalle, Eleonor si passò le mani sulle guance, stanca come se avesse appena combattuto una battaglia.
E l’avesse persa.
"Grazie, Eleonor…"Esclamò Tanya, prendendole le mani."Grazie tante!"
Lei strinse le labbra, detestando se stessa, prima di dire:
"Non sarà un vero matrimonio, lo sai.
Per il mondo sarà come se non foste sposati… e tu…"
"Dormirei con un uomo che non è mio marito…" Tanya abbassò gli occhi. "Lo faccio già.
E a Dio ho giurato che il mio amore è puro, e che sarò sua per sempre.
Questo… è per noi… "Sorrise. " è la nostra promessa.
Questo vuol dire che Spike vuole stare con me per sempre.
E’ un vincolo che creiamo noi.
Ed è sacro.
Oh, Eleonor… ti sbagli.
Quando ci prometteremo si essere l’uno per l’altra sarò sua sposa.
E lo sarò per sempre."
*****
San Pietroburgo, 11 novembre 1913
"Spike? Vuoi stare calmo?
Ti si sente ringhiare dal salotto…"
"Io non ringhio!" Gridò quasi Spike." Sei un testardo Irlandese, egocentrico e con le travecole!
Io non sto ringhiando!" E intanto non smise un attimo di camminare avanti e indietro nella stanza di Angel… la sua stanza… prendendo a calci il suo tappeto quando gli si aggrovigliò fra i piedi.
E digrignando i denti come se lo dovesse spaventare.
"Non c’è una ragione al mondo per cui dovrei ringhiare!"
"Ecco, appunto, allora smetti."
"E non c’è una ragione al mondo per cui essere nervoso!"
"Non fa una piega."
"Anzi, a pensarci bene…"Si fermò, fissandolo." Io non sono affatto nervoso!"
Angel sospirò, allargando le braccia.
"Perfetto! Allora siediti e aspetta solo un attimo…"
"Non sono nervoso…"
"Benissimo…"
Prese il pomello della porta.
"Benissimo un corno!
Mi devo sposare e per te non ho nemmeno il diritto di essere agitato!"
Lo lasciò, sull’orlo dell’esasperazione.
" Deciditi, Spike, sei nervoso o non sei nervoso?"
Spike dilatò le narici.
"Si!"Esclamò." No! Non lo so!
Non ti riguarda!
E poi è tutta colpa tua!"
Angel spalancò la bocca.
"Perché cavolo ci metti tanto a preparare questa cerimonia?!
Che vuoi far piovere riso dal tetto?!"
"Ma se tu non mi lasci andare a vedere se Tanya è pronta come la facciamo questa cerimonia?
Senza sposa?"
"Mm…" Mugugnò Spike, che sembrò tranquillizzarsi… per cinque secondi." E secondo te è pronta?!"
"Come faccio a saperlo se non mi fai uscire?!"
"Ma quanto avrebbe dovuto metterci, secondo te?!"
Angel rischiò di mettersi a ringhiare.
Rischiò moltissimo di mettersi a ringhiare.
"Meno di te!"Esclamò alla fine."Questo è sicuro!"
"E certo, perché tu avresti voluto che mi sposassi nudo!"
"Oh, Dio, Spike, tu mi fai uscire di senno!"
"Ma sto bene, almeno?!"
"Eh?! Te l’ho detto un ‘ora fa!"
"Non è vero!"
"Spike!"
"Non me lo ricordo!"
"Spike!"
"Ripetimelo!"
"Bene!" Gridò." Stai bene, stai benissimo!
D’accordo?!"
"Non sei serio!"
Angel si appoggiò alla porta, disperato, prendendo seriamente in considerazione l’idea di frantumargli una lampada in testa e poi svegliarlo al momento della cerimonia.
"Spike…" Mormorò." te lo assicuro, stai bene…"
Lo guardò, sperando con tutto se stesso che gli credesse.
Perché, per giunta, era la verità!
Non aveva ancora visto Tanya con il suo vestito, ma Spike stava veramente bene.
Aveva scelto di indossare una tenuta tipicamente russa, con una lunga camicia bianca, alla cosacca, che gli arrivava a metà coscia, stretta in vita da una cinta nera, pantaloni neri e alti stivali lucidi, che mettevano in risalto la sua figura snella e muscolosa, anziché un abito da cerimonia occidentale , come quello di Angel.
In onore di Tanya.
E della terra che amava.
E sarebbe stato uno sposo molto, molto attraente, se fosse riuscito a non strapparsi tutto da dosso nei successivi quindici minuti !
E a non fare definitivamente impazzire il deficiente che aveva accettato di presiedere al giuramento!
"E se a Tanya non piace? ’"Mormorò Spike.
"Non glielo chiediamo."
"E se ha cambiato idea… Angel che faccio se ha cambiato idea?!"
"Spike, calmati, per piacere!
Te lo avrebbe detto se avesse cambiato idea !
E poi perché avrebbe dovuto farlo?! Era raggiante di felicità in questi ultimi giorni…"
"E se poi combino un guaio?"
"Rimedierai."
"No, non se ne parla!
Non sono cose che si rimediano!"
"E allora cerca di non sbagliare."
"E come faccio?! Che ho un manuale del marito perfetto?!
Ma perché mi sono messo in questa trappola?!"
"Spike…"Mormorò Angel, stringendosi le mani l’una all’altra fino a farsele dolere pur di non scoppiare a ridere." Guarda che se non sei sicuro si può sempre annullare tutto…"
"Ma tu sei scemo!" Gridò, caricandolo come un leone feroce." Provaci e ti ritrovi a Timbuctù!"
Angel lo prese dalle spalle, fissandolo negli occhi.
Due cose: o stava buono, o la martellata in testa!
"Allora," Scandì. "vedi di stare calmo per cinque minuti, e fammi uscire da questa stanza il tempo per controllare se Tanya è pronta!"
"Come lo sai che non lo è già…"
"Se mi tieni qua dentro come cavolo lo scopro, glielo chiedo urlando?!"
"Allora perché non sei già andato?!"
Angel boccheggiò, in cerca d’aria.
Non aveva bisogno di respirare, ma lo fece lo stesso.
E senza aspettare un altro istante aprì la porta. Con molta più forza di quanto sarebbe stato logico.
"Angel…"Fece Spike alle sue spalle." Sei sicuro che sto bene?"
Voleva piangere.
"Angel…"
"Che c’è ?!" Esclamò, voltandosi.
"Grazie…"
Sospirò, facendogli un cenno con la mano.
Da quando aveva riavuto l’anima non aveva mai faticato tanto!
E gli parlavano di mostri, vampiri, battaglie e spargimento di sangue?!
Ma ne avrebbe affrontati per cento anni pur di non organizzare più un altro matrimonio!
Si terse la fronte dal sudore prima di bussare alla porta della camera di Spike.
Su Tanya non aveva dubbi, ma se Eleonor era nervosa la metà dai quanto lo era Spike affogava qualcuno nella vasca da bagno!
Come volevasi dimostrare, la donna gli spalancò la porta in faccia, sbranandolo con gli occhi.
"Allora!" Esclamò. "Dobbiamo invecchiare qua dentro?!"
" Eleonor…" Mormorò Tanya dietro di lei, mentre Angel, esasperato,lasciava ricadere le braccia.
Evidentemente era pronta!
"Prego…" Sospirò. "se volete venire in salotto…"
"E’ ovvio che vogliamo venire…"Scattò Eleonor, mentre lui stava già riattraversando il corridoio. "Perché pensi che siamo venute!"
Noo!
Lui si dava alla fuga!
Che si facessero tutto da soli, non poteva impazzire in quel modo!
"Esci, isterico!" Chiamò Spike, aprendo la porta delle sua stanza. "Siamo tutti pronti!"
"Sei sicuro?!" Esclamò il ragazzo, precipitandosi alla porta." Proprio certo?!"
"Muoviti! O Tanya se ne va e ti sposi Eleonor!"
"E’ già sposata!"
"La rendo vedova!"
"Grr,…"
"Stai ringhiando!"
"NO!"
"Si!"
"No!"
"Si!"
"N…"
La voce di Spike si spense in un sussurro quando, appena entrato nel salotto, vide Tanya, che subito si girò verso di lui, in un ondeggiare di seta candida e capelli biondi.
Bellissima.
Come una visione.
Come l’amore.
Aveva un abito semplicissimo, bianco come la sua pelle, ancor più pallida per la tensione, con un ampio scollo che le scopriva quasi le spalle, una cintura di seta lucida e due mazzolini di fiori di campo a trattenerle il tutte che le ornava il bustino e la gonna.
Copie in piccolo di quello che stringeva fra le mani.
I capelli, sciolti e appena trattenuti dalle forcine, le ricadevano in morbide onde lungo il corpo, scintillando alla luce delle decine di candele che Angel aveva acceso per lei e per Spike.
Come sempre, non portava gioielli, e non era truccata, e come sempre le sue guance e le sue labbra erano così rosse da contrastare con il candore del suo incarnato.
Era emozionata.
Tanto da respirare a fatica.
Eppure, non appena vide Spike, un sorriso radioso le salì alle labbra, rivelando ad Angel quanto anche lei avesse avuto le stesse paure del ragazzo.
Il terrore che cambiasse idea.
E quello di sbagliare qualcosa, e compromettere tutto.
Eppure, non appena si guardarono negli occhi , tutto scomparve, e rimasero soltanto loro… e il loro amore.
E Angel fu lieto di avere detto di si a Spike.
Anche se ancora non si sentiva degno dell’onore che gli aveva chiesto.
Non si sentiva all’altezza di venire davvero considerato da lui come suo padre.
Sperava solo di aver fatto tutto per il meglio.
Spike e Tanya si presero per mano, e lui si portò le dita di Tanya alle labbra, baciandole con dolcezza.
Ecco.
Li avesse fatti incontrare due ore prima si sarebbe risparmiato un gigantesco travaso di bile.
Sorrise. Un groppo che gli serrava la gola.
Mentre loro non smettevano di guardarsi. Come se non lo facessero da ore.
Aveva sgomberato tutto il salotto, addossando i mobili alle pareti, e lasciando solo il grande tavolo rettangolare su cui aveva disposto, in cerchio, gli ingredienti per la cerimonia.
Spike non poteva saperlo, e non doveva saperlo, ma ci aveva messo quattro giorni per preparare tutto.
Per riscrivere quasi completamente la formula, per reinventare la procedura, per compiere gli incantesimi su ognuno degli elementi.
E per vincere il freddo istintivo che gli serrava il cuore ogni volta che praticava la magia, e la sua mente riandava a quanto lo divertisse farlo, prima…
Per questo adesso non la praticava più, rifuggnedola…
Perché prima gli era piaciuta.
Ma era stato contento di affrontare il proprio disagio per Spike.
Perché sapeva che quella era la cosa più importante che lui avesse mai scelto di fare.
Raggiunse il tavolo, dalla parte opposta a quella di Tanya e di Spike, e cercò di nascondere il profondo respiro che fece per darsi coraggio, mentre i due ragazzi gli si avvicinavano.
Aveva paura.
Ed era emozionato.
Quanto loro, forse.
L’unica cosa che riusciva a pensare era che Spike si stava sposando, tanto che non sapeva nemmeno come avrebbe fatto a ricordarsi le parole da pronunciare.
Eppure lo fece, quando sorride timidamente ai due ragazzi davanti a lui e poi prese fra le mani una lunga treccia di spighe di grano, che avvolse attorno ai loro polsi uniti.
"Questa è una catena…" Mormorò piano." Che lega… che unisce… che rende la mano di Spike parte di quella di Tanya, e l’essenza di Tanya parte di quella di Spike.
Un vincolo… che stringe e avvolge cuore e cuore.
Esistenza ed esistenza.
Volontà e volontà.
Perché il vincolo non esiste senza volontà.
E il giuramento non vincola senza volontà.
Voi sapete questo?"
Tanya e Spike si guardarono, la serietà dei loro volti che non poteva essere cancellata nemmeno dai loro dolci, reciproci sorrisi.
"Si.."Dissero insieme.
"Volete questo?"
"Si…"Risposero, e Angel sentì il cuore di Tanya impazzire nel suo petto.
Liberò i loro polsi dalla ghirlanda di spighe, e agirato il tavolo la depose in una grande ciotola di porcellana blu e argento, avvolgendola attentamente attorno alla claddagh di Tanya, che piano riluceva al fuoco delle candele.
"Per la terra…" Mormorò serio, prendendo un pizzico di polvere rossa da una ciotolina, e spolverandola sulle spighe.
Immediatamente, alte fiamme rosse, trasparenti, si generarono all’interno della ciotola.
"Per il fuoco…"
Sentì Tanya trattenere il respiro e vide gli occhi di entrambi, suoi e di Spike, fissare tesissimi il fuoco.
"Per l’acqua" Continuò, sollevando un ‘ampolla e lasciando cadere il suo contenuto sulle fiamme, che subito si estinsero , lasciando al loro posto una voluta di fumo bianco, profumato di aria gelida e vento.
Angel vi passò sopra la mano una volta, e poi lo fece ancora, allargando le dita perché il fumo vi passasse attraverso.
"Per l’aria…"Disse.
Abbassò la mano e chiuse il pugno sulla cenere bollente.
E quando la sollevò, aprendo le dita, nel suo palmo, al centro del mucchio di polvere grigia, la claddagh di Tanya brillava in modo sovrannaturale, lanciando ovunque bagliori accecanti.
"Per ciò che si vede…" Disse Angel, prendendo l’anello nella sinistra, e un attimo dopo continuò: "e per ciò che non si vede…" lanciando in alto la cenere, verso Spike e Tanya, altissima.
In uno sfolgorio di luce, la cenere discese su loro, trasformata in una pioggia finissima di polvere argentata, che rimandava ovunque bagliori chiari, puri come gli occhi di Tanya.
Entrambi la fissarono, stupiti, e si strinsero ancor più forte la mano.
"Con il cuore…" Andò Avanti Angel, portando al petto la sinistra chiusa in cui stringeva l’anello.
"Con la mente…" Continuò, appoggiandola alla fronte. "Io suggello come testimone questo giuramento.
E per la terra, e il fuoco, e l’acqua, e l’aria, e per il mondo che si vede e quello che non si vede, da adesso, voi siete una cosa sola…"
Allungò la mano, aprendola.
Ed entrambi i ragazzi fissarono per un attimo l’anello, prima di allungare le dita che ancora tenevano intrecciate e prenderlo, insieme.
Si guardarono, e in attimo dopo Tanya ritrasse la mano, stringendola al petto, mentre Spike, con la claddagh fra le dita, ripeteva le parole del giuramento.
"Con il cuore…" Mormorò, portandosi la mano al cuore. "Con la mente…" Continuò, avvicinandola alla tempia. "tuo…. per sempre…"
Angel vide Tanya tremare, e delle lacrime brillarle negli occhi mentre, timidamente, porgeva la mano a Spike, e lui, deglutendo, le infilava all’anulare il suo anello.
Chiuse il pugno e lo portò al seno.
"Con il cuore … " Sussurrò flebilmente. "con la mente… tua…"
Lo guardò, e qualcosa sembrò scoppiarle dentro, con il pianto, portando via in un istante tutta la compostezza dimostrata fino a quel momento.
Gettò le braccia al collo di Spike, piangendo.
"Per sempre!" Singhiozzò. "Te lo giuro! Te lo giuro!
Te lo giuro , amore!
Per sempre!
Resterò con te!
Vicina a te!"
Affondò la testa nell’incavo della sua spalla e Spike la strinse, baciandole i capelli.
Eppure, alla luce delle candele, Angel potè vedere nei suoi occhi brillare delle lacrime che non erano diverse da quelle di Tanya.
Solo… lui si sforzava di rimandarle indietro.
Di non farle sgorgare…
Come pure stava facendo Eleonor, che sembrava volesse distruggere il suo fazzoletto.
Quanto ad Angel, non si era mai sentito così orgoglioso in vita sua, e non gli importava niente di sorridere come uno sciocco, o di avere gli occhi lucidi.
"Amore…" Mormorò Spike all’orecchio di Tanya. " Luce… dovremmo finire la cerimonia."
Tanya si allontanò da lui, tirando su col naso e asciugandosi le lacrime con le mani, come una bambina.
"Si…"Mormorò. " perdonatemi…"
Spike le accarezzò una guancia prima che entrambi si voltassero verso Angel.
Il quale, sorridendo, si strinse nelle spalle.
"E’ finita…"Mormorò." Puoi baciare la sposa."
"E adesso lo dici!" Scattò Spike, ma rideva quando prese Tanya fra le braccia e la baciò con passione prima di sollevarla… come se non avesse peso.
"Ti amo…"Mormorò lei sulle sue labbra." Ti amo…"
Ma Spike non la lasciava parlare.
Continuava a baciarla.
"Dopotutto…"Mormorò Eleonor, ponendosi al fianco di Angel. "Credo che tu avessi ragione… nessuno potrebbe mai farla più felice…"
Angel le sorrise al ricordo delle ore che aveva trascorso con lei a parlare di quei due ragazzi, e di come il loro amore sfidasse ogni logica.
Ogni legge di natura.
"Che cosa contano tutti i ragionamenti di questo mondo…." Mormorò. "di fronte a questo…"
Guardò la donna, e fu lieto di vedere sul suo volto, finalmente, un ‘espressione rilassata.
"Visto che qui ne avremo per molto…" Disse. "ti andrebbe di cominciare con lo champagne?"
Quasi un ‘ora dopo, Eleonor appoggiò il suo bicchiere, e con un sospiro guardò la giovane coppia che, per tutto il tempo, non aveva smesso per un attimo di coccolarsi.
"E quello sarebbe un vampiro, vero?!" Esclamò.
Angel prese il calice vuoto.
"Direi che quello è Spike…" Disse. "E che al momento potrebbe esplodergli un petardo fra i piedi e nemmeno se ne accorgerebbe!"
Sospirò a sua volta, e pensò nuovamente che per lui non ci sarebbe mai stato un amore come quello.
Ma non importava…
Non importava…
Spike si chinò sulla sua sposa e le disse all’orecchio qualcosa che la fece sorridere. Poi lei si guardò l’anello.
Come aveva fatto decine di volte.
Come se ancora non riuscisse a crederci.
"Penso proprio sia il momento di andare…"Annunciò al suo fianco l’Osservatrice, che, come lui, li stava fissando. "Mi sento trasparente come vetro, al momento."
"Conosco la sensazione."Concordò Angel. "Aspetta. Ti accompagno.
Spike… io porto a casa Eleonor…"
Il vampiro più giovane appena voltò la testa, sollevando leggermente un sopracciglio.
"Cosa? Si… si, certo, vai pure…"
Trasparente come vetro, eh…
Sorrise, scotendo il capo, e si infilò il cappotto, dopo aver aiutato Eleonor a mettere il suo.
Poi passò velocemente nella sua stanza, e senza fatica si mise su una spalla il grosso baule che per poco Spike non aveva distrutto a calci nel suo eccesso di nervosismo.
Era una fortuna che non lo avesse aperto, anche se, a giudicare dal suo stato mentale, avrebbe potuto farlo e non avrebbe capito nulla!
Mentre adesso, evidentemente, la tensione era svanita, poiché non fece in tempo a tornare in salotto e a indicare a Eleonor la porta che Spike gli fu addosso come un falco, tirandosi dietro Tanya per la mano.
"E tu dove credi di andare?!" Esclamò, sfidandolo.
Angel si sforzò di non sorridere.
"Accompagno a casa Eleanor."
"E quel baule da dove salta fuori?!"
"Era in camera mia."
"Quando?"
"Sempre!
L’hai preso a calci fino a un ‘ora fa!"
"Ah… mm…. Veramente?"
"Controlla le ammaccature!"
"E adesso che ci fai?"
Angel si morse una guancia.
"Guarda, Spike, se ti piace te lo lascio, e la mia roba la metto in un altro posto…"
"La tua… roba?" Esclamò Spike, dilatando le pupille.
"Solo una parte. Il resto lo prenderò poi."
"Angel… non è che per caso tu stai traslocando?!"
Sollevò le sopracciglia.
"Complimenti per l’acume!" Disse, facendo per prendere la porta. "Ora, se mi vuoi scusare…"
"Aspetta!Dove vai!"
Sembrava sull’orlo di una crisi di panico.
"Lo hai appena indovinato, Spike. Cambio casa."
"Ma perché?" Gridò, continuando a stringere la mano di Tanya. "Che ti ho fatto!
Va bene, sono stato un po’ intrattabile… un po’ molto intrattabile… per qualche giorno… però da questo ad andartene!
Cavolo, Angel, ti facevo più tollerante!"
Più… tollerante?
Detto a uno che se ne stava a chiacchierare con un baule su una spalla!
"Spike, sei sposato, le cose di Tanya le abbiamo sistemate in camera tua…"
"E allora?!"
"Allora vuoi che dorma nella stanza dall’altra parte del corridoio?"
"… non … avevamo mai… parlato che te ne andassi!"
"Avete bisogno di star da soli , per conto vostro…"
"Vabbè, ma tu non dai fastidio! Stai sempre in silenzio!"
Al fianco a Spike, Tanya soffocò una risata.
"Non è questo il punto, Spike, sii ragionevole.
Vi siete sposati oggi e avete bisogno di una casa solo per voi.
Senza contare che potrei essere io a non volermi mettere in mezzo."
"Mi abbandoni!"
"Si, ti metto in una culla al margine di una strada!"
"Ma dove vai esattamente?!"
"Te l’ho già detto… cambio casa."
"Si, ma dove ?!" Insistette, facendo un passo verso di lui.
Angel finse serietà.
"In Russia"
"Come in Russia!" Esclamò Spike. " In Russia Dove?!"
"Spike, calmati!
Resto qui, non ti preoccupare, a San Pietroburgo."
"Non mi preoccupo!
Per quel che mi interessa puoi andartene dove ti pare e piace!"
"Va bene…"
Fece per girarsi, ma Spike lo afferrò per la spalla, costringendo a guardarlo di nuovo.
"Però… dove a San Pietroburgo?
E’ un posto che conosco?"
" Che differenza vuoi che faccia?"
"Fa, fa, dimmi dove!"
Di nuovo, Angel assunse un ‘espressione seria.
"In una…"
"Si…"
"casa!"
"Angel!" Strillò lui, dimenando le braccia, quello di Tanya compreso.
Finalmente, Angel scoppiò a ridere.
"Di fronte, va bene?!
Ho preso in affitto l’appartamento dall’altra parte del pianerottolo!"
Spike lo guardò per un istante, gi occhi sgranati per la sorpresa.
"Va a farti fottere, Angel!" Proruppe poi, dandogli una spinta che, unita alle sue risate, rischiò di fargli cadere il baule.
Anche Tanya rideva, e Spike si voltò verso di lei, allibito.
"Lo sapevi!" L’accusò. "Tu sapevi tutto!"
"Per la verità,"Spiegò Angel, aprendo finalmente la porta." mi ha aiutato a sistemare la casa…"
"Io," Spike era la faccia dell’indignazione." io… io vi… vi…"
Abbassò gli occhi a Tanya, che ancora stava ridendo.
E fu fregato.
"Si… "Mormorò la ragazza. "Mio…" Si sollevò, deponendogli un rapido bacio su entrambe le guance. "amore… e mio…" Gli baciò le labbra. "sposo…"
Spike le afferrò le spalle e le baciò sulla bocca, con passione, mentre Angel, continuando a guardarli, apriva la porta del suo nuovo appartamento, e finalmente scaricava il baule.
"… io… ti … amo…" Mormorò Spike, appoggiando la fronte a quella di lei. Poi aprì gli occhi, e dalla soglia di quella che ora era la casa sua e di Tanya puntò un dito contro Angel.
"A te invece ti detesto!" Sbraitò." Sono immensamente felice che ti sia levato di torno!"
Angel sorrise, richiudendosi la porta alle spalle.
"Va bene…"
"Be…" Sbuffò Spike. " non dovevi accompagnare Eleonor?" Fece un eloquente movimento con la mano. "Vai! Forza!
Vuoi invecchiare sulla porta?!
Su!"
Angel sollevò un sopracciglio, ma comprese subito ciò che Spike voleva quando, scotendo le spalle, cominciò a scendere le scale, seguendo Eleonor, e arrivato nel mezzo della rampa si voltò, incuriosito.
In tempo per vedere Spike lanciargli un piccolo sguardo e sorridergli, a dispetto delle parole irate di poco prima, e poi, ancora, rivolgersi a Tanya, e sollevarla fra le braccia, in un ondeggiare di candida seta e serici capelli biondi, per varcar la soglia della loro casa.
E della loro nuova vita.
Insieme.
TBC,
Siren* |
| **Siren** (no login) | 8 - In Salute e In MalattiaNo score for this post | November 3 2004, 3:25 PM |
Summary: per la prima volta da quando la conosce, spike deve fare i conti con la paura di perdere la sua amata sposa...
Rating: PG13 x varie parolacce e accenni ad una relazione omosessuale
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San Pietroburgo, 1915
Spike.
Il suo Spike.
Il suo amore.
Il suo compagno.
Suo marito.
Un mostro.
Un demone che ringhiava e urlava, facendo tremare l’aria attorno a se, il viso orribilmente deformato nella sua maschera da vampiro.
Il suo vero volto…
Quel volto coperto così spesso di infiniti baci.
Di cui aveva amato ogni pollice.
Ogni deformità.
Come amava ogni cosa di Spike.
E ora quel volto gridava la sua rabbia e il suo odio verso il mondo.
Gridava che voleva distruggerlo, il mondo.
Che voleva distruggere se stesso, e ciò che avevano costruito.
Voleva distruggere il loro amore.
E voleva distruggere Angel.
Lo vide spingere il vampiro più anziano.
Con ferocia.
Con odio.
Dio… Spike…
Spike odiava Angel.
Spike odiava se stesso.
Era accasciato a terra, scomposto, gli abiti strappati e i capelli scompigliati sul volto da vampiro.
E gridava.
Gridava.
Gridava.
Come un animale.
Feroce.
Ferito.
Di nuovo, Angel si chinò su d lui, mormorando qualcosa che Tanya non riuscì a capire.
Troppo sconvolta dallo spettacolo del suo amore, ridotto in quel terribile stato.
Ma Spike lo ricacciò indietro, artigliandolo.
Cercando di colpirlo.
Cercando di fargli male.
Volendo fargli male.
E le sue unghie gli arrivarono al volto.
Graffiandolo.
A sangue.
Schizzò, il sangue, sulla faccia di Spike, ma lui non sembrò neanche accorgersene.
Lui… lui non capiva.
E non gli importava.
Non c’era più un briciolo di amore in lui.
Spike era rabbia… era odio.
Spike era dolore…
Un dolore così grande…
No… per favore, no…
Dio, no…
Piangeva, Tanya…
Tutto ciò che lei era piangeva…
Eppure… non riusciva a sentire le lacrime.
Piangeva… e non sentiva le lacrime.
Stava male.
Eppure il suo dolore non era contenuto in lei.
Si espandeva, vibrava, raggiungeva Spike…
E urlava.
Come lui.
E sembrava esplodere di disperazione.
Come lui sembrava esplodere di rabbia.
Il sangue di Angel scolava sul volto dell’uomo, sul suo collo, sul bordo della camicia.
Riflettendosi nella tristezza senza fine dei suoi occhi.
Mentre Spike, ancora, ringhiava, digrignando i denti, e cercando di lanciarsi su di lui.
Tanya vide le sue braccia tendersi verso Angel, le sue zanne balenare al lucore della luna, che penetrava dalle finestre aperte, e poi lo vide ricadere a terra, senza mai essersi alzato, sbattendo con violenza sul pavimento.
E mentre Angel continuava a guardarlo, con occhi di un uomo che aveva perso tutto, lo vide battere disperatamente i pugni in terra.
Una, due volte.
Prima di sollevare il viso, e le spalle, e gridare.
Gridare.
Gridare.
Gridare.
*****
Fu il dolore a svegliarla.
La pena.
Troppa per un sogno.
Troppa per il suo cuore.
Per il suo corpo.
Per la sua anima che pianse disperatamente.
Troppa per tutto ciò che Tanya era.
Ed ebbe paura.
Di voltarsi, di aprire gli occhi, e di scoprire che il suo sogno era realtà.
Di scoprire ce la sua vita era finita.
Perché il suo Spike non c’era più.
Ma era lì.
Accanto a lei.
E la stringeva.
E le faceva da cuscino col suo petto.
Nella stessa posizione in cui si era addormentato.
Dopo averla amata.
Con la testa leggermente reclinata di lato, e le labbra dischiuse.
Il suo Spike.
Il suo amore.
La sua vita.
Il suo sposo.
Che le aveva regalato due anni di felicità senza limiti.
Che era rimasto ad osservare dormire per un ‘infinità di tempo.
Un ‘infinità di volte.
Come ora.
Ma ora… guardarlo le faceva male.
La inquietava.
E rischiava di farla mettere a tremare per la paura e l’angoscia.
Deglutì, e facendo la massima attenzione scivolò via dalle sue braccia, e dal letto.
Faceva freddo.
E lei non riuscì a non rabbrividire, a pieni nudi e vestita solo della sua camicia da notte sbracciata, mentre si avvicinava alla finestra e poi scostava le tende, deglutendo ancora, ed ancora, nel tentativo di calmarsi.
Era caduta la neve, eppure, questa volta, non le dava nessuna gioia immergere gli occhi in quella bianca morbidezza.
Le faceva pensare alla camicia di Angel.
Macchiata di sangue.
Il suo sangue.
Sparso da Spike.
Con odio.
Con rabbia.
Si passò una mano sul viso, sconvolta.
Davanti ai suoi occhi, il vetro le rimandava l’immagine di un letto vuoto, su cui solo i suoi occhi potevano vedere il corpo di Spike, abbandonato come quello di un ragazzo.
E quando si volse fu quello che vide… il volto, l’espressione innocente di un ragazzo addormentato.
Che cattiva… che donna perfida era…
Lui era lì, e il suo braccio era aperto e vuoto perché aveva lasciato il suo posto… lui le regalava ogni giorno l’amore, la dolcezza, la passione, la felicità.
E Tanya… Tanya lo sognava come un animale.
Come una bestia assetata di sangue.
E aveva paura.
Aveva tanta paura.
Tornò a guardare la strada.
E non riuscì a capire.
Lei si fidava di Spike.
Ogni fibra del suo essere lo faceva.
Lei amava Spike…
Sapeva che non avrebbe mai potuto comportarsi come la creatura che aveva sognato…
E allora… perché si sentiva così inquieta?
Perché non riusciva a scacciare dalla mente quell’incubo terribile?
Perché i pensieri, le implicazioni di quelle immagini orribili e ossessive le rimbombavano nel cervello, rimbalzando, rischiando di farla impazzire?
"Luce?"
Chiuse per un attimo gli occhi, e quando si voltò, e vide Spike seduto sul bordo del letto, non riuscì a sorridergli.
"Amore, che c’è?"
Spike si alzò, e allungò la mano per afferrare il copriletto e tirarlo via, la pelle pallida del suo torace liscio che riluceva alla luce della luna.
Glielo appoggiò sulle spalle e poi le chiuse le braccia attorno alla schiena, costringendola gentilmente a voltarsi.
"Non riesci a dormire?"Mormorò, sorridendo, ma l’espressione del viso di Tanya, quando lo guardò, trasformò immediatamente il suo riso in tensione.
"Luce, stai male?" Esclamò, stringendola più forte.
Lei scosse il capo, piano, come se non avesse nemmeno le energie per farlo più forte.
E, forse, non le aveva davvero.
"E’ successo qualcosa?"
Di nuovo, Tanya scosse il capo.
"E’ questa storia della guerra?
Ti ha sconvolto qualcosa all’ospedale?"
"No…"
Abbassò di nuovo il viso, ma lui glielo impedì.
Era davvero preoccupato adesso.
"Luce, ho fatto qualcosa io?
Ti hanno fatto male quelle stupide battute sui soldati, o… non lo so… sono un idiota, a volte, lo sai…"
"No…"Tanya cominciò a piangere piano." Tu sei il mio amore… tu sei perfetto…"
"Allora che c’è ?!" Esclamò lui, spaventato. " Tanya… è stato il Concilio… è stato… chi è stato?
Per favore, dimmi chi ti ha fatto questo!
Eri… così felice fino a qualche ora fa…"
La fissò, accarezzandole il volto.
"Tanya…"Mormorò. " è stato un sogno…?"
Annuì, affondandogli il volto nell’incavo della spalla.
"Dio, Luce! Mi hai spaventato!"
Tanya singhiozzò, mentre lui le accarezzava i capelli.
"E’ passato adesso… ci sono io…
Smetti di piangere… amore… ci sono io…"
Sollevò il volto, e l’amore che lesse sul viso di lui fu come una pugnalata al cuore.
"Spike…"Mormorò. " per favore… giurami…
giurami…"
"Cosa?"
"… giurami… giurami… che se dovessi tornare… indietro… se dovessi sentire… di volere uccidere… di volere il sangue…"
"Luce…"
"No.
No… giura… per favore, giura che se dovesse succedere… se dovessi cambiare non lo farai fino a che io…" Singhiozzò. " potrò… vederti… per piacere…
Giura che cercherai… perché…
Perché se tu lo facessi… io ti dovrei … combatterti… e sarei… annientata…"Le lacrime la travolsero e Spike cercò di abbracciarla, ma lei glielo impedì, lottando per continuare." Sarebbe… sarebbe la fine per me… sarei consumata e non vorrei… più niente…"
"Tanya, calmati.
Era solo un sogno.
Non ho nessuna intenzione di tornare indietro…
…non … lo sento…"
"… giuramelo… per favore… se mi ami, giuramelo… che aspetterai… che non mi farai combattere con te…
Perché… io lo dovrei fare… non me la sento nemmeno di chiederti di uccidermi…."
"Basta, Tanya!" Gridò lui, afferrandola." Perché mi stai facendo questo?"
La guardò in viso, e lei pensò di dover essere un ben misero spettacolo, devastata com ‘era dall’angoscia e dalle lacrime, perché gli occhi di lui si riempirono di una pena dolcissima, e un attimo dopo l’attirò contro di se, cullandola fra le sue braccia e sussurrandole all’orecchio frasi dolci e calmanti.
"Va bene…"Mormorò piano. " faccio quello che vuoi…"
La portò con se, fino al letto, e l’appoggiò con dolcezza sulle sue ginocchia.
Continuando ad accarezzarle i capelli.
"Luce…"Le sussurrò, quando lei si fu un po’ calmata." Mi dici che cos’hai sognato?"
Tanya sospirò, appoggiata sul suo petto, e non ebbe nemmeno il coraggio di guardarlo.
" Che eri… un altro…" Mormorò. " pieno di odio e di dolore… e aggredivi… Angel… e volevi… ferirlo… volevi fargli del male…"
Spike le baciò piano i capelli.
"Ma io voglio sempre fare del male ad Angel!" Mormorò, ma quando lei sollevò il viso la sua espressione, di nuovo, si fece seria.
"Va bene. Scusa. " Sospirò.
"Luce, se tu lo vuoi ti giuro tutto quello che mi chiedi.
Ma la prima cosa che posso giurarti è che non ho la minima intenzione di… cambiare.
Te l’ho detto. Non riesco più ad essere come prima.
E anche se, a volte, mi sentivo ridicolo e contronatura, adesso… adesso non mi importa più perché… perché sono così felice con te che finisce col piacermi anche la mammoletta che sono diventato.
Non credo che riuscirei ad uccidere… come prima…
Per te. Per Angel… e anche un po’ per me.
E tu questo lo sai.
Lo hai sempre saputo meglio di chiunque altro."
Le prese il volto fra le mani.
"Non è così?"
Tanya annuì, tirando su con il naso.
"E Angel… credi che potrei fare del male a Angel?"
scosse il capo.
"Lo sai, Luce… amore mio… è noioso, è testardo, è l’antitesi della democrazia… ma gli voglio bene… ecco…" Le premette la fronte sulla sua." Divento feroce se glielo dici… questo si, te lo giuro!"
Tanya non riuscì a non sorridere.
"Lo vedi… era solo un sogno…"
"Ma i miei sogni…"
"Devono essere interpretati…" Le passò la mano tra i capelli. " hai soltanto avuto paura… è normale… e la paura distorce le cose…
Tu hai paura … di me, Tanya?"
Lei allungò una mano per accarezzarlo.
"No… io… ho paura di perderti… ho paura di perdere il mio mondo…
Sto già perdendo la mia terra…"
"Non perderai nulla!"Esclamò Spike."Mi hai sentito?Nulla.
E soprattutto non perderai me.
Continuerò ad essere il … rimbecillito, mieloso, stomachevole innamorato che sono adesso!
Fino anche non ne avrai talmente abbastanza da implorarmi di essere perfido!"
Di nuovo, riuscì a farla sorridere.
"Grazie…"Mormorò sulla sua pelle.
"Io ti amo, Luce, "Sussurrò lui, deponendole sulle labbra un bacio rapido, quasi timoroso. " e ti giuro, ti giuro che distruggerò me stesso prima di fare qualcosa che possa ferirti.
Mi sembra di impazzire… se ti vedo piangere…"
"Allora…"Sorrise piano Tanya. " sarai pazzo, ormai… perché io… mi spiace… ma io piango sempre…"
Se n’erano andati.
L’ angoscia.
Il dolore.
Portati via dalle parole di Spike.
Dalle sue carezze.
Dai suoi baci dolcissimi.
Lasciandole solo, in fondo al cuore, una carezza di inquietudine.
E il desiderio che lui continuasse a tenerla così, e a cullarla, fino a che il tempo avesse avuto un senso.
"Si…"Mormorò Spike, stendendosi sul letto e attirandola contro di se. " hai ragione… sono pazzo.
Completamente… completamente pazzo."
*****
Los Angeles, 2001
"Un sogno…"Mormorò Spike piano. " Tanya mi regalò un sogno negli anni che passammo insieme.
Tutto era perfetto.
Tutto era… puro.
E aveva il potere di fare sentire anche me così…"
Sorrise, scotendo il capo, e ancora una volta Kate non disse niente, limitandosi ad ascoltare.
La mano su cui era appoggiata, ormai, le faceva male, ma lei non pensava nemmeno di spostarsi.
Era troppo presa dal racconto di Spike.
E da quella serenità profonda che gli distendeva i tratti del volto.
Lei… Kate non conosceva quel genere di serenità.
Quel genere di felicità.
E non credeva che avrebbe mai potuto parlare di qualunque periodo della sua vita con la stessa espressione felice.
Tranne, forse, ricordando i pochi anni trascorsi con sua madre.
E ora più che mai le pareva difficile pensare che lui era un vampiro… una creatura fatta per uccidere.
"Oh…"Sogghignò Spike. " non che all’improvviso mi fossi trasformato in un gattino che fa le fusa…
L’istinto, il demone.. c’erano ancora…
Solo… che non me ne fregava niente.
Ero troppo felice.
Lei… lei mi rendeva troppo felice.
Sai quanto me ne importava del sangue e tutto il resto…
Tanya… lei era veramente luce… illuminava tutto e tutti…"
La fissò, e ancora una volta Kate considerò l’assurdità di tutta quella situazione.
"Se dovessi essere brutale e dire le cose per come stavano… Tanya era… la mia amante…"Soffiò. " e una Cacciatrice… un ‘assassina…
E invece… continuava a restare luce…
Pura, perfetta… la mia… sposa…" Tirò su col naso, e per un attimo, solo per un attimo, la tristezza trasparve dai suoi occhi, trascinata però subito via da un sorriso.
"Non sono mai più stato tanto in pace con me stesso.
E anche Angel lo era.
Tranquillo.
Sereno.
A volte… penso a ciò che abbiamo rischiato, e mi vengono i brividi… e credo che ci abbia salvato solo il fatto che, ogni volta che eravamo tutti insieme, Angel non riusciva a non pensare anche all’altra sua famiglia… la famiglia che aveva ucciso…"
Kate aggrottò la fronte, senza capire.
Che voleva dire Spike?
Perché il dolore di Angel li aveva… salvati?
Avrebbe voluto chiederlo, ma esitò.
Un po’ per timore della risposta… in realtà era ancora molto sconvolta per la questione del morso… al punto che doveva impedirsi di pensarci… e un pò perché Spike aveva ripreso a parlare, e lei non voleva interromperlo.
"Tanya… lei ci trasformò in una famiglia.
Me e Angel, voglio dire.
Prima non lo eravamo.
E sinceramente non so cosa eravamo.
Tenevo a lui… lo vedevo come una guida… come il mio sire… ma non volevo considerarlo di più.
Per orgoglio.
Perché dopotutto, a rigor di logica, ero ancora un demone.
Con Tanya gettai al vento tutto.
Lo facemmo entrambi.
E fummo veramente una famiglia.
Se non lo fossimo stati… se fossimo rimasti solo sire e childe… non credo che sarei qui, ora."
*****
San Pietroburgo, 1915
A volte aveva paura di lui.
A volte aveva paura di se stesso.
I loro allenamenti duravano ore.
Erano estenuanti, erano gli unici momenti nei quali si sentisse ancora realmente un vampiro.
Quando le porte della grande stanza nell'appartamento di Angel, che il vampiro aveva appositamente lasciato vuota, si chiudevano, il tempo sembrava tornare indietro.
Lontani dagli occhi del mondo, Angel, il vampiro con l'anima e lui, Spike, il vampiro rinnegato, tornavano ad essere demoni.
Vi era una sola regola tra loro: non trattenersi.
Era una regola non scritta, una regola della quale non avevano mai parlato. Un accordo silenzioso nato tra loro anni prima.
Ogni colpo veniva dato con l'intento di indebolire l'altro, ogni movimento veniva spiato per coglierne le falle.
Non vi era spazio per altro che per la foga del combattimento.
Aveva paura di lui a volte, Spike.
Aveva paura della forza di Angel.
Angel non si divertiva quando combatteva.
La sua era una missione.
Usava il suo demone, la bestia dentro di lui, per liberare il mondo dai pericoli dell'oscurità.
Per Spike era diverso.
Combatteva per placare la sua sete di sangue e di violenza.
Combatteva demoni perché il demone dentro di lui ne aveva bisogno.
Il suo demone voleva la distruzione.
Ma non era solo quello.
Combatteva per Tanya.
Combatteva perché la sua sposa avesse un pericolo in meno da affrontare.
Combatteva demoni perché ella avesse un giorno, un'ora, un'istante in più da vivere accanto a lui.
Gli allenamenti con Angel lo stremavano, a volte.
Aveva creduto di essere un buon combattente prima.
Prima della Cina.
Si era illuso.
Aveva imparato realmente ad usare le sue forze, solo negli ultimi anni.
Aveva imparato a riconoscere le sue debolezze, ed Angel gli aveva insegnato ad usarle a suo vantaggio.
"Spike?"
La voce di Angel lo richiamò al presente, spezzando il corso dei suoi pensieri.
Il vampiro biondo abbassò la testa di scatto, schivando la cima del bastone che Angel aveva scagliato contro di lui.
"Sei distratto..."
Spike fece roteare velocemente il bastone tra le mani, prima di colpire Angel alla spalla destra.
"Hai ragione" Ammise, tenendo d'occhio i movimenti del suo sire.
Angel lo scalciò e Spike barcollò all'indietro.
Ringhiò, colpendo di nuovo Angel col bastone, ed egli abbassò la testa, prima che lo prendesse in viso.
Un attimo dopo, il vampiro bruno afferrò il bastone con ambo le mani, abbassandone l'estremità di modo che l'altra si sollevasse, colpendo Spike al mento.
"Gli umani sono stupidi, amico" Commentò il vampiro biondo, strappando il bastone dalle mani di Angel.
Di nuovo, lo roteò, mentre l’altro che scansava i suoi fendenti mormorava: "Spike..."
"Andiamo, è la verità! Noi abbiamo un demone in corpo, ma qual è la loro scusa?"
Spike spostò la testa di un lato, schivando appena in tempo un pugno.
"Non fraintendermi, Angel" disse. "Sangue, urla, morti ammazzati...una vera pacchia per me...."
Ignorò l'occhiata esasperata che gli rivolse Angel, mentre balzava contro di lui. Sogghignò, sollevando un pugno che Angel gli torse dietro la schiena, e mentre si liberava disse:
"Una sofferenza senza fine per Luce..."
Strattonò Angel, roteando poi su se stesso, e lo colpì con un calcio.
Angel cadde per un istante in ginocchio, ma si rialzò subito, approfittando della momentanea distrazione di Spike per disarmarlo, e lanciare la sua arma verso l'altra estremità della stanza.
"Questa volta sembra tutto diverso" Mormorò il suo sire.
"E' una guerra, amico! Interessi economici...voglia di possesso mascherata con alti ideali....qual è stata la causa scatenante questa volta?"
Cadde a terra, colpito da un calcio di Angel e mentre si rialzava, appoggiandosi sulle mani, continuò:
"Rettifico: qual è stata la scusa questa volta?
L'uccisione di un'arciduca? Ma per favore!" Esclamò, roteando su se stesso, colpendo Angel allo sterno con un calcio
*****
Los Angeles, 2001
"Ci allenavamo durante il giorno, mentre Luce non c'era." Mormorò Spike.
"Angel viveva ancora sul nostro stesso pianerottolo, ma in realtà era come se non fosse mai andato via..."
"E Tanya?" Domandò Kate.
Spike strinse gli occhi.
Non era abituato a sentir pronunciare il nome della sua sposa da qualcuno che non fosse Angel.
Kate sembrava essere davvero interessata alla vita di Tanya, alla sua attività di Cacciatrice.
"Luce?" Spike sorrise
"Gli allenamenti di Luce erano un disastro.
Io non avevo il coraggio di allenarmi con lei...e lo stesso valeva per Tanya.
Eleanor era una buona osservatrice, Kate.
Dopo il cruciamentum non era tra le mie persone preferite, ma era innegabile che fosse davvero brava nel suo lavoro...ma non aveva abbastanza forze...ed Angel..."
"Angel?" Domandò Kate.
Spike si strinse nelle spalle.
"Angel non era preoccupato, malgrado durante gli allenamenti la mandasse al tappeto nove volte su dieci."
*****
San Pietroburgo, 1913
Tanya cadde in terra con una piccola smorfia, abbandonando le spalle, e sollevando su di lui uno sguardo mortificato.
"Mi dispiace…"Mormorò piano.
Angel sospirò, allungando una mano e rimettendola in piedi.
"Non preoccuparti, piccola, non è un problema."
"Riproviamo?"
Lui strinse le labbra.
Era inutile.
Lo sapeva, ormai.
Ma gli occhi di lei erano così pieni di vergogna quando lanciò uno sguardo a Eleonor e Spike, appoggiati alla parete, che scosse le spalle, e si allontanò di un passo, raddrizzandosi.
Tuttavia, sapeva già come sarebbe andata.
E infatti, dopo pochi minuti, Tanya era di nuovo stesa sul pavimento ella camera che,da sempre, da quando erano arrivati a San Pietroburgo, lui e Spike usavano per allenarsi.
La ragazza si passò le mani sul volto, disperata.
"Mi dispiace…"Ripetè.
Angel sopirò, e prendendola gentilmente per le spalle la rimise in piedi.
"Ehi… Di che cosa ti dispiace?
Di non volermi colpire?"
"Non riesco a capire!" Scattò Eleonor, staccandosi dalla parete e avanzando verso di loro." Perché no ci metti un po’ di impegno!"
"Ma io ci metto impegno…"Mormorò la ragazza." Veramente…"
"Tanya, se ci mettessi impegno non spolvereresti il pavimento ogni cinque minuti!
Che vi avevo detto!"Esclamò, sollevando le mani." Una catastrofe in qualsiasi tipo di allenamento!
Pensavo di essere io, ma adesso…
Non so proprio che pensare…"
Tanya le si avvicinò, torcendosi nervosamente le mani.
"Eleonor, per favore, non avercela con me… non lo capisco nemmeno io… ma non sono distratta… io… vorrei farti contenta…"
Eleonor allungò una mano, sfiorandole i lunghi capelli trattenuti in una lunga treccia.
"Lo so, Tanyuska, lo so…
ma sono anche molto preoccupata…
Tu vai fuori , e combatti, e non sei…
Voglio dire, dagli allenamenti che fai non sembra che tu sia…"
"Forte…"Finì Tanya per lei.
"Si… forte… e non lo riesco a capire…"Guardò Angel. " perché ti giuro, è come ti ho detto.
Nessuno è mai riuscito nemmeno a toccarla.
Neanche un graffio!
Poi arriva il momento di allenarsi e…. questo!"
Angel passò gli occhi da lei a Spike, e la preoccupazione che gli lesse nello sguardo lo colpì profondamente.
Era stato lui a chiedergli di allenare Tanya.
Perché voleva che lei fosse più forte, più preparata per qualunque cosa l’attendesse fuori, e perchè non aveva il coraggio di farlo personalmente.
Non aveva il coraggio di toccarla, di combattere con lei, anche solo nel corso di un allenamento.
Aveva paura.
E Angel era rimasto così colpito dalla profondità del suoi sentimenti da accettare.
Poi, una volta dettolo a Eleonor, la donna li aveva messi a parte dei suoi timori.
Di quella assurda situazione per cui Tanya sembrava imbattibile per le strade di San Pietroburgo, ma non riusciva quasi a mettere a segno un colpo durante un normalissimo allenamento.
Era incredibile come fosse la sua Osservatrice da tanto… e non si fosse accorta di una cosa così semplice!
E, del resto, nemmeno Spike sembrava averlo fatto, e forse era l’amore che nutrivano entrambi per Tanya a renderli così poco intuitivi.
Non che lui non volesse bene alla ragazza, ma aveva così tanti anni più di loro…
"Tu che ne pensi?"Chiese Spike apprensivo.
"Che siete esagerati!"Esclamò lui, sorprendendoli con un sorriso. "E che non c’è nulla di cui preoccuparsi!"
"Come… non c’è nulla di cui preoccupasi!" Spike sembrava allibito dalla sua risposta." Tanya si fa atterrare d te in mezzo secondo e tu dici che non c’è nulla di cui preoccuparsi?!
Se fosse stato…"
"Spike, ragiona.
E’ stata Tanya ad atterrarmi in mezzo secondo la prima volta che l’abbiamo incontrata.
E ha atterrato anche te.
Un secondo ancora e saremmo stati polvere."
"E’ questo che dico!"Esclamò Eleonor." Perché allora ci è riuscita mentre adesso no?!"
"Perché adesso"Spiegò quietamente Angel." Io non sono un suo nemico.
E lei lo sa."
"Ma è un allenamento…" Disse Spike."E’ ovvio che non sia tua nemica.
Deve solo fingerlo…"
Angel sospirò, piegando le braccia sul petto e guardando Tanya.
"Se volete la mia opinione, Tanya non è fatta per queste cose.
Allenamenti, esercizi, finzioni…
Si…"Ammise." Ho visto molte Cacciatrici fisicamente più forti di lei.
Ma ciò che ha sempre reso Tanya imbattibile non è la forza fisica.
E’ la passione.
E’ la fede.
Tanya ha fede nella sua missione.
Ha una fiducia infinita nella sacralità di ciò che fa.
Quando combatte non è la forza , o la tecnica a renderla imbattibile.
Sono la fede e la passione.
Possiamo continuare a tormentarla per ore e non ne caveremo nulla.
Perché lei non… sente di dovermi combattere.
Per lei lottare non è divertimento, ne esercizio, e nemmeno dovere.
E’ passione."
Scosse le spalle.
"Per quel che mi riguarda posiamo smettere tranquillamente qui"
Vide Spike sospirare lentamente, mentre Eleonor continuava a tenere su di lui uno sguardo piuttosto sospettoso.
Non si fidava
Era evidente.
E forse era anche normale.
Dopotutto, lui restava un vampiro, e Tanya la sua bambina adorata.
"Angel…"Mormorò la ragazza, appoggiandogli timidamente una mano sulla spalla." Sei sicuro che io non possa fare meglio… magari… magari se mi insegni…"
"Piccola… - La interrupe, - non c’ niente al mondo che io potrei insegnarti… però…" Le sorrise. " se proprio vuoi… la prossima volta mi faccio atterrare!"
*****
San Pietroburgo, 1915
"Che ore sono?" Domandò Spike.
Avevano abbandonato i bastoni ormai, e quella nella quale erano impegnati non poteva essere definita in altro modo se non come una scazzottata.
"Me lo hai chiesto cinque minuti fa..." Commentò Angel.
Spike sbuffò, fermandosi al centro della stanza, e agendo d'istinto sollevò una mano, bloccando un polso di Angel.
"Basta..." Disse. "Vado a vestirmi...voglio andare a prendere Luce."
"E' ancora presto..." Mormorò Angel.
Spike si strinse nelle spalle.
"Lo so, amico..."
Abbassò la testa per qualche istante, tergendosi sudore dalla fronte col dorso di una mano, per sollevarla, poi, quando Angel gli porse un asciugamani.
"E' troppo stanca..." Ringhiò mentre si puliva il viso ed il collo.
"Non bastavano i senzatetto, gli orfani, gli ammalati...ora ha cominciato ad occuparsi anche dei feriti di guerra!"
Si passò una mano tra i capelli, dicendo: "Loro sono tanto stupidi da andare a farsi ammazzare, e Tanya si sente in dovere di prestare loro soccorso...per l'inferno!"
Spike scaraventò l'asciugamani a terra e disse: "Luce dimentica che non è solo la Cacciatrice, è una ragazza di vent'anni...
E’ forte, non è indistruttibile."
Sbuffò.
"Forse dovrei chiederle di allentare un po' I ritmi"
Quasi ringhiò quando vide lo sguardo che Angel gli rivolse, un incrocio tra divertimento e preoccupazione.
"Sì, lo so...non riesco a negarle niente, sono senza speranze..."
Angel sorrise e gli voltò le spalle, avvicinandosi ad un tavolo. Spike seguì I suoi movimenti per un istante.
Pensò per un attimo che un'osservatore esterno li avrebbe giudicati quantomeno pazzi, dal loro comportamento.
Fino a pochi minuti prima, avevano lottato l'uno contro l'altro, come i peggiori nemici del mondo, ed ora chiacchieravano del più e del meno, ed era pronto a scommettere che di lì a poco Angel si sarebbe voltato, lanciandogli una bottiglia di sangue.
La sua non vita *era* strana, persino per gli standard di un vampiro.
Anzi...soprattutto per gli standard di un vampiro.
Stava ancora sorridendo, quando i suoi sensi furono attirati da un odore.
Aveva imparato a riconoscere quell'aroma negli ultimi anni, era lo stesso odore che avevano addosso la maggior parte dei bambini che Tanya curava.
Odore di febbre, di dolore...
Odore di tisi.
Ed era accompagnato dall'odore di neve, e dal battito di cuore di Tanya.
"Per l'inferno, no!" Esclamò Spike improvvisamente.
Ignorando lo sguardo preoccupato di Angel, si precipitò fuori la stanza, schivando a mala pena I raggi di quel sole morente, che filtravano nel salotto.
"Luce?" Esclamò, tenendo sotto controllo il suo demone perché non emergesse in superficie.
"Luce?" Chiamò di nuovo, guardandosi attorno nel piccolo appartamento di Angel.
"Spike..."
La voce di Tanya era debole, e proveniva dal cucinino.
Il cuore di lei batteva forte, troppo forte, sembrava volesse scoppiarle in petto, e quell'odore di malattia era più pronunciato ora.
Spike entrò nel cucinino. Tanya era appoggiata contro uno stipite, e Spike fu colpito dall'odore del sangue della donna.
Abbassò la testa, notando che a terra rilucevano schegge di un bicchiere rotto, mentre tra le dita della donna scorreva del sangue.
"Ho...pensato di tornare prima..." Mormorò Tanya.
"Credo...che tu avessi ragione..."
"Dio, Luce..." Esclamò Spike, avvicinandosi a lei.
La prese tra le braccia e sussultò.
Bruciava.
Bruciava di febbre.
"Angel!" Urlò Spike, e, afferrato uno strofinaccio da un ripiano, lo avvolse sulla alla mano di Tanya.
Non era passato che qualche secondo, quando Angel fece il suo ingresso in cucina.
Spike strinse più forte Tanya tra le braccia.
La ragazza aveva appoggiato il volto contro il suo petto, e Spike poteva sentire la sua pelle bruciare, tanto era forte la sue febbre.
"Sta male...aiutami a portarla di là!"
Non guardò nemmeno Angel, mentre lasciava il cucinino, e percorreva a grandi passi l'ingresso dell'appartamento.
Si sistemò Tanya contro il petto, mentre con una mano spalancava la porta, e scalciava quella di casa, aperta.
"Non mi sento molto bene" Mormorò Tanya, e la sua voce era poco più che un sussurro, rotto da un eccesso di tosse, che sembrò squarciarla.
Di nuovo, Spike sentì odore di sangue.
Strinse gli occhi, quando sentì qualcosa di umido bagnargli la camicia.
Tisi.
Non poteva che essere tisi.
Tanya aveva assistito tisici negli ultimi mesi.
L'essere una Cacciatrice la metteva al sicuro da malattie.
O almeno così avevano pensato.
Entrò in camera da letto.
Riusciva a sentire i passi di Angel, dietro di se.
"Ho bisogno di riposare un po'..." Mormorò Tanya.
Spike chinò la testa e le baciò la fronte, mentre l'adagiava sul letto.
Era così pallida, più pallida di quella mattina. Un rivolo di sangue le scorreva da un lato della bocca, e stille di sudore le imperlavano gli zigomi.
Incurante della presenza di Angel, si sedette accanto a lei.
"Andrà tutto bene" Disse."Ora riposa, Luce..."
"Spike...ho freddo..." Mormorò lei.
Spike ammiccò, sorpreso.
Tanya non aveva mai freddo.
Diceva sempre, ridendo, che nessuno conosceva il freddo a meno di non essere nato in Siberia, come lei.
Fece per coprirla, ma la mano di Angel si fermò sul suo polso.
"Non farlo" Disse.
Spike sollevò la testa, guardandolo come se fosse impazzito.
"Ha freddo" Sibilò.
"Coprirla farà solo aumentare la temperatura" Spiegò Angel.
Un altro eccesso di tosse scosse Tanya, e la ragazza si coprì la bocca, piegandosi in due.
"Sembra che ..." Cominciò Spike, ma si interruppe.
Stava per dire: "Sembra che I polmoni vogliano scoppiarle."
"E' tisi" Disse Angel, avvicinandosi, sfiorandole il volto con le mani.
Tanya sospirò, traendo poi un respiro profondo.
Sembrava che il freddo della pelle di Angel desse sollievo al suo volto arrossato dalla febbre.
"Lo so..." Disse Spike.
Abbassò la testa, e guardò la macchia di sangue sulla sua camicia, traendo conferma per i suoi sospetti.
"Vado...a chiamare un dottore" Disse. Le sue mani, strette in pugni, affondate ai lati delle gambe.
Angel scosse la testa.
"No...vado io..." Disse. "Stai qui con lei..."
Il vampiro bruno si scostò, e Spike cercò il suo sguardo.
Vide preoccupazione negli occhi scuri del suo sire.
"Starà bene, vero?" Domandò.
Angel forzò un sorriso, Spike se ne accorse, ma non poté fare a meno di essergli grato.
"E' la Cacciatrice, starà bene..." Mormorò.
Spike annuì, si voltò mentre sentiva Angel andar via, ed appoggiò le sue mani fredde sulla fronte di lei.
Inaspettatamente, Tanya sorrise.
"Non preoccuparti amore mio." Disse la ragazza. "E' solo un po' di stanchezza..."
Di nuovo, Tanya tossì, e di nuovo Spike si ritrovò a stringere I denti.
In quel momento non gli importava che Tanya fosse la Cacciatrice, che fosse la donna più forte del mondo.
Non gli importava della sua natura.
La ragazza che giaceva nel letto, ansimando per la violenza della tosse, era sua moglie.
E stava male.
La sua luce stava male.
*****
Le braccia gli dolevano.
Si era stretto con tanta forza in esse, mentre il medico che Angel aveva chiamato visitava la sua Tanya, che Spike era sicuro di avere qualche frattura.
Ma non gli importava.
I suoi occhi erano fissi sulla porta della camera da letto. I suoi sensi tesi all'inverosimile per cogliere ogni parola pronunciata da quel medico, ogni respiro di Tanya.
Ogni battito dei loro cuori.
Deglutì, per quella che sembrava la milionesima volta nell'ultima ora. E sussultò quando sentì una mano di Angel appoggiarglisi su una spalla.
"Scusami" Mormorò il vampiro più anziano.
Spike scosse la testa, senza nemmeno guardarlo, mentre ancora i suoi occhi erano fissi su quella porta, e la sua mente continuava implacabile a costruire scenari terribili.
Non poteva perdere Tanya.
Non poteva perdere la sua sposa.
Non poteva perdere la sua luce.
Cosa sarebbe accaduto se la malattia fosse stata più grave di quanto avevano pensato?
Cosa sarebbe accaduto se neanche la sua forza di Cacciatrice fosse stata abbastanza?
Digrignò i denti ed abbassò la testa.
"E' una Cacciatrice, Spike..." Mormorò Angel, che era ancora accanto a lui.
"Il suo organismo è forte... "
"E' una ragazza..." Ringhiò Spike. "Solo una ragazza...dovrebbe...stare in casa...essere mia moglie e basta..."
"Non sarebbe la stessa Tanya che hai conosciuto".
Spike chiuse gli occhi.
"Lo so." Disse. "E' solo che..." Guardò per un istante Angel e soffiò:
"Ho paura amico...una paura fottuta...."
Angel gli strinse una spalla, fece per parlare, ma in quello stesso istante la porta si aprì, rubandogli le parole dalle labbra.
"Signor Appleton?" Domandò il medico.
Era un uomo sulla cinquantina, capelli bianchi ed un volto rubizzo, portava gli occhiali.
Spike sapeva che era uno dei medici più importanti di San Pietroburgo.
Ignorando l'uso di quella che era stata la sua identità quando era vivo, Spike fece un passo avanti.
"Come sta mia moglie?" Domandò in Russo.
"Sua moglie ha contratto la tisi.
La buona notizia è che ha un organismo molto forte... "
"La cattiva notizia?" Domandò Spike.
Il dottore sospirò.
"La cattiva notizia è che potrebbe peggiorare.
Suo...fratello?" Disse, indicando Angel. "Mi ha detto che sua moglie presta soccorso negli ospedali della città. Ecco come probabilmente si è ammalata..."
Il dottore scosse la testa.
"Vi è inoltre il pericolo di contagio...suggerirei di ricoverarla in un sanatorio"
"Non se ne parla!" Esclamò Spike. "Non si preoccupi di noi dottore."
L'uomo lo guardò come se fosse impazzito.
"Ho suggerito a sua moglie di rasare I capelli...sempre per evitare contagi..."
"Le ho detto di non preoccuparsi per noi!" Esclamò Spike.
"E' mia moglie quella che conta! "
Spike tacque per un istante, sorpreso dalle sue parole.
Era la prima volta che si riferiva a Tanya come sua moglie, almeno in pubblico.
Scosse la testa.
"Mi dica solo come fare per farla guarire."
"Non esistono cure certe, signor Appleton. Ecco perché consigliavo di ricoverarla in un sanatorio. Possiamo però aiutare ad alleviare i sintomi."
Gli porse un foglio.
Spike lo aprì, ma per un'istante non riuscì ad interpretarne il significato.
"Sederemo la sua tosse, ed abbasseremo la febbre...questa è l'unica cosa che possiamo fare per il momento."
L'uomo sorrise in modo quasi paterno quando disse: "Sua moglie è una giovane donna molto forte, sono ragionevolmente ottimista...."
"Posso vederla?" Domandò Spike.
Prova solo a dirmi di no...Pensò per un'istante.
Il dottore sembrò rifletterci sopra, e lo guardò per un'istante prima di rispondere: "Suppongo che non mi ascolterebbe se le dicessi di no, vero?"
Spike si strinse nelle spalle.
"Capisco." Commentò il medico, stringendosi nelle spalle.
Spike aveva aperto la porta, quando la sua voce lo raggiunse di nuovo.
"Sua moglie mi aveva avvertito...
Da...quanto tempo siete sposati?"
A Spike non piacque il tono della sue voce, a dispetto delle sue parole precedenti… sembrava si stesse rivolgendo ad una persona in procinto di perdere tutto.
"Due anni" Disse, e dovette stringere i denti, quando il dottore abbassò la testa, prima di voltarsi verso Angel e mormorare: "Dobbiamo parlare dei farmaci..."
Spike chiuse gli occhi, forzando un sorriso sulle sue labbra.
Tanya non avrebbe voluto vedere la preoccupazione sul suo volto.
Ignorando la possibilità che potesse non essere cosciente, raddrizzò le spalle e deglutì.
Tanya aveva bisogno di lui ora...e comunque tutto sarebbe andato per il meglio.
Doveva andare per il meglio.
*****
Angel tirò via le lenzuola e le federe , ammonticchiandole ai piedi del letto, e poi cominciò a stenderne di nuove.
Pulite, profumate di bucato.
Bianche.
Come la lunga camicia di Tanya.
E come il suo volto, che il pallore innaturale della malattia faceva sembrare ancor più magro e affilato.
La sentì tossire, e quando sollevò la testa la vide che fissava Spike, come per chiedergli scusa.
Il giovane vampiro era in piedi, vicino alla porta, e teneva fra le braccia la ragazza, il copro avvolto in una coperta abbandonato contro il suo, e il volto sulla sua spalla, che sembrava così stanca da riuscire a malapena a sollevare.
Eppure… riusciva a sorridergli.
Per rassicurarlo.
Per mormorargli senza parole che tutto andava bene.
Nonostante entrambi sapessero che non era così.
Come lo sapeva Angel.
Tanya stava male.
Molto male.
La malattia si era rapidamente fatta strada in lei, infestandole i polmoni, con una gravità che avrebbe messo in pericolo la vita di qualsiasi essere umano.
Togliendole le energie, impedendole di respirare, e bruciandola di una febbre implacabile che le medicine appena riuscivano a calmare.
Stava male.
Eppure Angel non le aveva sentito emettere un lamento.
Mai.
Nè per i terribili eccessi di tosse nè per le notti insonni, trascorse con lui e Spike costantemente accanto.
Non le aveva mai sentito schiudere le labbra se non per ringraziare, o chiedere loro di andare a dormire, o di scendere in strada, per fare le ronde al posto suo, con gli occhi lucidi di febbre.
Sapeva che quei discorsi mandavano in bestia Spike, ma non le diceva mai niente.
Per lui il mondo avrebbe anche potuto sparire purchè fosse rimasta Tanya, e fosse stata meglio.
Lo vide tirarla più su fra le sue braccia, e abbassare il volto, appoggiandole la guancia sulla fronte sudata.
E quando lei tossì di nuovo, nascondendo il volto sul collo di lui, Spike e Angel si scambiarono un altro, ennesimo sguardo preoccupato.
Sapevano che sarebbe guarita, che il suo fisico da Cacciatrice glielo avrebbe permesso. Ma questo non impediva loro di soffrire ugualmente.
Non quando i bellissimo occhi di Tanya erano rossi, e cerchiati, non quando le sue labbra erano così esangui e lei sembrava così fragile… tanto che persino il vento avrebbe potuto spezzarla.
E Spike sembrava temerlo anche il vento, e la stringeva così forte, per impedirgli di raggiungerla.
"E’ pronto…"Annunciò Angel, scostando le coperte.
Spike non disse niente, e lui non si avvicinò per aiutarlo con Tanya.
Non voleva che nessuno lo facesse… nemmeno lui.
Voleva occuparsi personalmente della sua sposa, fin nei più minuscoli particolari.
L’appoggiò sul letto, e delicatamente la liberò dalla coperta e le aggiustò i cuscini dietro le spalle, sollevandola un po’ perché potesse respirare meglio, e poi, mentre lei non smetteva un attimo di sorridergli debolmente, le tirò le lenzuola fino al petto, sistemandogliele intorno.
Quando Angel uscì dalla stanza, portando con se le lenzuola da lavare, le stava carezzando il volto, allargandole con tenerezza infinita i capelli sul cuscino.
"Vuoi che le porti da mangiare?" Chiese, sulla porta, e Spike girò a lei la domanda.
"Luce… te la senti di mangiare qualcosa?
Angel ti ha fatto del brodo…"
Tanya annuì, senza parlare, e prima di uscire Angel la vide allungare una mano, tremando, per accarezzare con dolcezza il volto di lui.
Sospirò, raggiungendo la cucina per riscaldare il brodo, e pensò che i giorni non gli erano più sembrati così lunghi dacchè la sua anima gli era stata resa, e il tormento era diventato l’unico compagno delle sue lunghe, lunghissime ore.
Il metabolismo di Tanya, lo stesso che le avrebbe permesso di guarire rapidamente anche da ferite molto più gravi, aveva accelerato enormemente il decorso della Tisi, che in pochi giorni aveva raggiunto il suo apice, e Angel sapeva che se pure, altrettanto rapidamente, la malattia se ne fosse andata, avrebbe certamente lasciato il corpo di Tanya debole e smunto.
Come… come era difficile vederla così…
Abbandonata su qual letto, debolissima, così diversa dalla ragazza allegra e vitale che aveva imparato a considerare come una figlia.
Che aveva regalato a lei e Spike una ventata di gioia e di luce.
Che aveva insegnato ad Angel, per la prima volta nella sua vita da umano e nella sua esistenza da vampiro, che cosa fosse veramente una famiglia.
Che cosa fosse il calore.
Che cosa fosse la confidenza.
Che cosa fosse stare nella stessa stanza con qualcun altro… e non voler scomparire.
Lei che gli aveva fatto desiderare di meritarsi un po’ di più la tranquillità che viveva.
Anche adesso… quando faceva compagnia a Spike mentre Tanya riposava, quando faceva segno a lui di non alzarsi mentre disponeva nella camera i bastoncini di incenso aromatico che aveva fatto preparare per aiutarla a respirare meglio, o cambiava quelli esauriti, o quando Spike gli sussurrava piano, per non svegliarla, che aveva paura, e lui cercava di rassicurarlo, anche adesso erano una famiglia.
E quando si guardavano in silenzio, e quando lei si svegliava tossendo, e quando il dottore veniva e Angel metteva una mano sulla spalla di Spike per impedirgli di aggredirlo, o, contro tutte le sue aspettative, il suo ragazzo gli chiedeva di aspettare con Tanya perché voleva aprire la porta di persona, e dire a Eleonor come stavano le cose.
Erano ancora una famiglia.
Sempre.
Sempre.
Rientrò nella camera di Spike, e non appena lui lo vide si chinò su Tanya, e gentilmente la tirò un po’ più a sedere, delicatamente… come se fosse stata un oggetto raro e prezioso.
Angel gli tese il vassoio con il brodo e l’acqua , e lui lo prese sulle ginocchia, ringraziandolo con lo sguardo.
E poi cominciò ad imboccarla.
Lentamente, con una pazienza che nessuno gli avrebbe mai attribuito.
Con amore.
Soffiando sul cucchiaio perché il brodo non fosse troppo caldo e poi ripulendo il viso di lei dalle gocce che le cadevano sul mento.
Come con una bambina.
Come con la donna che amava.
Più della sua stesa esistenza.
Tanya apriva appena le labbra, esausta e, Angel sospettava, più per fare contento Spike che perché ne avesse voglia.
Ingoiare le costava fatica, e in certi momenti la vedeva abbandonarsi contro i cuscini, e chiudere gli occhi.
E allora Spike appoggiava il cucchiaio sul bordo del vassoio, in attesa, fino a che lei non li riapriva, dimostrando loro di non stare dormendo. E lui ricominciava.
E, infine, lasciò tutto sul comodino, e , sospirando, guardò Angel.
"Si è addormentata…" Mormorò piano.
Lui annuì.
Lo sapeva.
Si avvicinò al letto, e gli strinse una mano sulla spalla.
"Perché non dormi un po’ anche tu…"Disse. " mi sembra che respiri molto meglio…
io intanto vado a fare la ronda…"
Spike annuì debolmente, esausto, e sollevò il volto verso di lui.
"Angel…"Mormorò. " perché fai tutto questo per noi?"
Lui sorrise.
Senza rispondere.
"Chiudi li occhi e dormi."Gli ordinò gentilmente.
"Stupida domanda, eh?"
"Risposta ovvia, direi…"
Finalmente, Spike gli rese il sorriso, e mentre lui riprendeva il vassoio dal comodino agirò il letto, e si distese accanto a Tanya.
Allunò il braccio, passandoglielo attorno alle spalle, e con dolcezza infinita l’attirò contro di se, deponendole sui capelli un tenero bacio.
Lei non si mosse, non diede nemmeno segno di averlo sentito, ma Angel era certo che non fosse così.
Forse era uno sciocco o un irrazionale, ma era sicuro che Tanya non avrebbe mai potuto dormire così tranquillamente, se non avesse saputo che Spike era vicino a lei.
"Sei un bravo ragazzo, Spike." Mormorò a voce basa, prima di uscire.
Ma lui si era già addormentato.
*****
Tanya ansimava.
Si vedeva che respirare doveva ancora costarle uno sforzo enorme.
Sembrava essere stremata dalla tosse e dalla febbre.
Spike non ricordava di aver lasciato un attimo la camera da letto negli ultimi dieci giorni.
Il dottore aveva detto la verità, la febbre di Tanya si era alzata dopo i primi tre giorni e per giorni era stata a mala pena cosciente.
Il suo organismo aveva reagito alla malattia, ed ora, sebbene ancora debole, le sue condizioni sembravano migliorate.
Tuttavia, Tanya non aveva smesso di sorridere, anche quando la tosse era stata lacerante, ed era stata tanto debole da non aver nemmeno la forza di sollevare la testa dal cuscino.
Sorrideva anche in quel momento, e Spike si scoprì a sorridere con lei, sebbene la ragazza avesse gli occhi chiusi.
Intinse un'asciugamani nell'acqua fredda ed alcool, e ricominciò a massaggiarle il volto, il collo, il torace.
"Spike..." Mormorò Tanya, la sua voce roca.
"Non parlare, Luce....". Disse lui.
Di nuovo, deterse il volto di Tanya, mentre il sorriso della ragazza si allargava.
"Vai a riposare..." Mormorò , e quando aprì piano gli occhi, Spike non riuscì ad impedire al suo sorriso di allargarsi.
"Non preoccuparti, Luce...
Non..." strinse le labbra. "non sono stanco..."
"Hai l'aria esausta, invece." Sussurrò lei.
Spike scosse la testa.
"Nah...."
Appoggiò l'asciugamani accanto alla bacinella, e si chinò su di lei per sfiorarle la fronte con un bacio.
Tanya sollevò una mano e gli sfiorò i capelli.
"Mi dispiace" Sussurrò la ragazza contro una sua guancia.
Spike l’accarezzò, posando un altro bacio sulla sua fronte.
"E di cosa?" Domandò incredulo.
"Di dare tanto disturbo..."
Tanya tossì, coprendosi le labbra con una mano, e deglutì prima di continuare.
"Di dare tanto disturbo ad Angel...a te...di farti preoccupare..."
"Stai scherzando?" Domandò Spike, sfiorandole le gote con le dita.
Tanya scosse debolmente la testa.
"Non...sono abituata...nessuno si era mai preso cura di me prima..."
Spike sorrise, mentre le sue dita si spostavano sulla sua fronte, tracciandole con le dita la linea delle sopracciglia.
"Erano degli idioti..." Commentò.
"Ora non sei più sola...non lo sarai mai più"
"Sto meglio" Sorrise la ragazza. "Dico sul serio, Spike...dovresti riposare..."
Gli tese le braccia, invitandolo silenziosamente a stendersi accanto a lei.
Spike trattenne a stento un sospiro di sollievo.
Tanya stava meglio, stava davvero meglio.
Appoggiò la bacinella a terra, accanto al letto, mentre la sua sposa ancora stava guardandolo, poi si sistemò vicino a lei.
La tenne stretta a se, accarezzandole i capelli, posandole baci sulla fronte, fino a quando non sentì il respiro della ragazza divenire più calmo, segno quello che si era addormentata, ed anche allora, il sonno stentò a venire, malgrado non ricordasse di essere mai stato così stanco.
Passarono ore prima che il sonno lo reclamasse, e quando altre ore dopo Angel entrò nella loro stanza, fu accolto dalla vista dei due innamorati, stretti l'uno all'altra nel primo sonno tranquillo nelle ultime settimane.
*****
"Spike, amore...posso camminare..." Protestò debolmente Tanya, passandogli un braccio attorno alle spalle.
Il vampiro biondo sogghignò.
"Lo so" Disse. "Ma fai contento il dittatore che è in me..."
Tanya scosse la testa mentre un sospiro le sfuggiva dalle labbra.
"Amore mio...vorrei tornare a camminare prima o poi..."
"Lo farai...quando starai bene...
Per ora," Continuò, stringendola a se. "io sono la tua guida..."
Tanya sorrise, appoggiando la testa contro quella di Spike, e Spike strinse più forte la ragazza a se.
Il peggio era ormai passato, Tanya era convalescente.
Il suo straordinario metabolismo le aveva permesso di sconfiggere la malattia....era ancora debole però, e Spike stava facendo il possibile affinché non si stancasse.
Anche se quella non era tutta la verità.
Per la prima volta da quando stavano insieme, Tanya era solo e soltanto sua.
Non vi erano ronde, non vi era volontariato, non vi era la sua missione ad interferire.
Erano insieme, sempre...e Spike si godeva ogni singolo istante passato accanto alla ragazza.
Esaudiva ogni suo singolo desiderio.
Ascoltava ogni suo respiro.
Spike sospettava che anche Angel trovasse la sua condotta un po' esagerata, ma non vi badava.
La malattia di Tanya lo aveva messo di fronte ad una realtà che per anni aveva ignorato: Tanya era mortale. Era più forte degli altri mortali, ma questo non cambiava le cose.
E Spike aveva giurato a se stesso, negli istanti in cui la malattia di Tanya era stata più grave, che non avrebbe mai più sprecato un singolo istante.
"Amore, dove mi stai portando?" Domandò la ragazza.
"Avevi detto di voler fare un bagno stamattina, no?" Replicò lui, aprendo la porta della stanza da bagno.
Spike vide Tanya sgranare gli occhi per la sorpresa.
Aveva passato ore a preparare la stanza affinché fosse confortevole per lei.
La vasca al centro di essa stata riempita con acqua calda, bastoncini di incenso bruciavano in vari angoli, e candele, tantissime candele, erano state accese, per non stancare gli occhi di Tanya, che continuavano ad essere arrossati.
"Spike...non dovevi" Mormorò lei.
"Ma volevo..."
Spike fece qualche passo nella stanza, e poi, con gentilezza, reverenza quasi, appoggiò la ragazza a terra, su un enorme telo di spugna bianco.
"Hai freddo?" Domandò.
Tanya scosse la testa, mentre si guardava attorno, e Spike sorrise, liberandola piano dalla coperta che le avvolgeva le spalle.
E quando lei fece per sbottonarsi la camicia da notte, Spike glielo impedì gentilmente, sfiorandole un polso.
"Faccio io" Mormorò.
Tanya annuì debolmente.
Piano, le sfilò la camicia da notte, stringendo i denti, quando notò il vistoso dimagrimento nella ragazza.
Non che avesse intaccato la sua bellezza, Tanya continuava ad essere la donna più bella che avesse mai visto, ma le costole che riusciva a contare, e il candore della sua pelle, gli ricordarono quanto per un solo istante fosse stato vicino a perderla.
La camicia da notte toccò terra con un fruscio, e Spike sollevò la testa, incontrando gli occhi della ragazza.
"Sto meglio Spike..." Mormorò lei, come se gli leggesse nel pensiero."il peggio è passato ormai..."
Spike sorrise, mentre di nuovo la prendeva tra le braccia e si avvicinava alla vasca da bagno.
L'adagiò nell'acqua ancora calda, e il suo sorriso si allargò quando Tanya inarcò la testa, lasciandosi andare ad un sospiro.
Per l'inferno, era così bella...così perfetta.
"Potrei rimanere qui per sempre" Mormorò Tanya aprendo gli occhi.
"E' tutto perfetto..." Continuò.
Allungò una mano per prendere la spugna che galleggiava accanto a lei, ma, come poco prima, Spike glielo impedì.
"Lascia che me ne occupi io" Disse, ignorando quanto roca stesse diventando la sua voce.
Quello non era il momento per il desiderio, eppure si allungò su di lei, e le sfiorò le labbra con le sue, a lungo, dolcemente, allontanandosi poi a malincuore, e lasciandosi sfuggire una risata, quando le labbra di Tanya si piegarono in un broncio.
Scosse la testa, e prese da un cestino di vimini che era accanto alla vasca una barra di sapone.
I suoi occhi non lasciarono un'istante quelli della sua sposa, mentre, lentamente, cominciava a massaggiarle le braccia con la spugna, e poi il collo.
Anche Tanya lo guardava, e le labbra di lei erano piegate in un mezzo sorriso.
"Tu mi vizi" Mormorò, mentre Spike continuava a massaggiarle il corpo.
Non vi era niente di sensuale in quanto stava facendo, eppure sentiva il familiare fremito di piacere, che sempre lo accompagnava quando sfiorava la pelle di Tanya.
Strinse I denti, e riuscì a sorriderle, mentre di nuovo insaponava la spugna e cominciava a massaggiarle le lunghe gambe, e Tanya rise debolmente, quando Spike, incapace di resistere alla tentazione le solleticò l'incavo dietro le ginocchia.
Era così bello vederla ridere, mentre gocce d'acqua le bagnavano la fronte e le labbra.
I capelli di Tanya erano legati in una treccia bassa, la cui estremità era ora immersa nell'acqua. Spike lasciò andare la spugna, e delicatamente la sciolse.
Amava i capelli della ragazza, quel manto biondo che non si stancava mai di accarezzare, di sentire sulla sua pelle.
Si chinò su un lato, recuperando una brocca dal pavimento, posta sopra un braciere, per mantenere l'acqua calda.
La sollevò, e posò un altro bacio veloce sulle labbra di lei prima di sussurrare: "Solleva la testa"
Tanya obbedì, e Spike si ritrovò a deglutire quando le labbra della ragazza si allargarono in un sorriso radioso.
Le bagnò la testa, prima di cominciare ad insaponarle i capelli. Li massaggiò a lungo, tanto che Tanya lo guardò di sottecchi prima di dire: "Amore? Credo che basti così"
"Davvero?" Domandò lui.
Si sciacquò le mani nella vasca, e di nuovo prese la brocca.
Tanya annuì.
"Mi ripeto Spike, mi vizi..."
"Io adoro farlo..." Mormorò Spike, baciandole la fronte prima di dire scherzosamente. "Credo ci fosse anche nella formula del nostro matrimonio...la ricordi, Luce?"
Tanya annuì. "Ogni singola parola..."
Senza smettere di guardarla, prese un grosso telo di lino dal pavimento, si rimise in piedi, e lo aprì. Tanya fece per alzarsi, ma Spike si limitò a scuotere la testa, si inginocchiò, e Tanya gli passò un braccio attorno alle spalle, mentre lui l'avvolgeva nel telo, e ripeteva pochi istanti dopo la stessa operazione con I lunghi capelli di lei.
"Come ti senti?" Domandò.
"In paradiso..." Soffiò lei, appoggiando la testa contro una sua spalla.
Spike rise, tentato di dirle che conosceva la sensazione.
Sollevò la ragazza, in modo che stesse più comoda contro il suo torace, e si diresse in salotto.
Il fuoco brillava alto nel caminetto, e la stanza era calda, con l’aria che sapeva leggermente di legna bruciata, non abbastanza forte perché potesse dare fastidio a Tanya.
Ombre giocavano sulle pareti, e sembravano fondersi l'una con l'altra, creando forme affascinanti, che, Spike notò, Tanya osservava rapita, mentre ancora le sue mani erano sul collo di lui, ed il suo respiro gli solleticava il torace.
L'adagiò piano sulla sedia di fronte il caminetto e la liberò dal telo che le copriva i capelli.
"Spike...posso fare da sola..." Protestò lei debolmente.
"Certo...ma negheresti questo piacere a tuo marito?" Domandò, mentre prendeva un vassoio da un tavolo. Vi erano riposte ordinatamente una spazzola ed alcuni fermagli.
Gentilmente, la invitò a voltarsi verso il caminetto e piano cominciò a spazzolarle i capelli.
"Mi racconti una storia?" Domandò lei a bassa voce.
"Non sono bravo, Luce..."
Tanya si voltò, inarcando un sopracciglio nella sua direzione.
"Eppure io starei ad ascoltarti per ore..."
Spike si morse il labbro inferiore prima di mormorare: "L'obiettività regna sovrana in questa casa, eh?"
"Assolutamente" Rispose la ragazza con convinzione, ed un altro sorriso le increspò le labbra.
Spike sbuffò, abbassando la testa, mentre ancora le spazzolava i capelli.
"Una volta, quando ero bambino, pensavo che dei folletti vivessero negli alberi...quelli della villa di mio nonno...
Era una villa enorme, nelle campagne inglesi...vi era questo albero secolare e..."
"Ti ci arrampicavi?" Domandò lei, appoggiando le spalle contro lo schienale della sedia.
"Oh, no" Rise.
"Il piccolo William Appleton, che si arrampicava sugli alberi?
No...d'estate rimanevo appoggiato contro il fusto, mi piaceva il suo odore...ho scritto decine di poesie con la schiena appoggiata contro la corteccia...ed il sole che filtrava attraverso le foglie...e pensavo che quei folletti si stendessero sulle foglie, godendosi il sole..."
Sfiorò i capelli di Tanya con le dita, e mentre riprendeva a spazzolarli disse: "D'inverno ero preoccupato per loro...pensavo non avrebbero avuto riparo...ma Laurence..." Si interruppe prima di domandare. "Ti ho parlato di lui, vero?"
Tanya annuì senza parlare, e Spike continuò: "Laurence mi disse che quei folletti avevano case all'interno degli alberi, e che non soffrivano il freddo...ed io immaginavo la loro vita...immaginavo come fossero le loro case..."
Scosse le spalle.
"Per l'inferno non avevo ripensato a questa storia per decenni..."
Strinse le labbra.
"La verità è che ero un bambino dannatamente solo...con troppa fantasia "
"Ho conosciuto bambini che non avevano neanche quello a cui aggrapparsi." Mormorò Tanya.
Spike sgranò gli occhi, mentre la spazzola si fermava sul capo della ragazza.
"Non essere così duro con quello che eri, amore." Continuò lei.
Spike si lasciò sfuggire un sospiro.
"Non sono duro. Cerco di essere obiettivo.
Sono obiettivo."
"Cosa dicevamo a proposito di obiettività regnante sovrana in questa casa?"
Spike rise.
I capelli di Tanya stavano asciugandosi, assumendo ora quella tonalità calda che amava, e di nuovo profumavano di neve.
Il respiro di Tanya stava divenendo più regolare. Sembrava essere davvero stanca, in quel momento.
Delicatamente, per non disturbarla, cominciò a legarle i capelli, perdendosi nella loro serica morbidezza e nel silenzio che permeava quella stanza.
Silenzio rotto solo dal crepitio delle fiamme nel caminetto, e dal respiro della sua sposa.
Quando ebbe finito, passò davanti a lei.
Tanya teneva gli occhi chiusi , e, sebbene ancora pallida, la sua pelle lo era ora di meno.
Deglutì, mentre si chinava su di lei e la prendeva tra le braccia, assicurandosi che i suoi movimenti non fossero troppo bruschi.
La portò in camera da letto, pensando per un'istante che, se fosse dipeso da lui, i piedi di Tanya non avrebbero più toccato il pavimento.
Se fosse dipeso da lui, Tanya sarebbe rimasta per sempre tra le sue braccia.
Scostò le coperte con una mano, prima di adagiarla tra le lenzuola.
Erano calde… era stato Angel a spiegargli come fare.
I suoi pensieri si volsero per qualche istante verso il suo Sire, che, ancora una volta, pattugliava da solo le strade di San Pietroburgo, desiderando con tutto se stesso che anche Angel conoscesse un giorno quella pace, quella serenità.
Non pensava ci fosse altra persona al mondo che lo meritasse quanto il suo sire.
Rimboccò le coperte a Tanya e fece per allontanarsi per portar via il telo umido, ed era alla porta quando la voce di sua moglie lo fece leggermente sussultare.
"Amore?" Domandò lei. "Rimarresti ancora qui?"
Spike si appoggiò contro l'uscio, un sorriso impertinente che mascherava l'emozione che quelle parole, ancora, provocavano in lui.
"Solo se lo chiedi con dolcezza..."
Tanya sollevò gli occhi al cielo, ed essi splendevano, non di febbre, ma di allegria ed amore.
Amore per lui.
"Dove altro potrei essere?" Continuò Spike, avanzando verso di lei, il telo che gli era scivolato dalle mani.
Tanya gli tese le braccia, e Spike si stese accanto a lei, baciandole ripetutamente I capelli.
"Vorresti...continuare a raccontarmi di quando eri un bambino?" Mormorò lei contro una sua spalla, la voce assonnata. "Mi sembra quasi di vederti...."
Spike strinse più forte sua moglie contro il suo petto e chiuse gli occhi, lasciando che l'odore di Tanya, la morbidezza della sua pelle lo avvolgessero.
"Ne sei sicura?" Domandò.
"Sicurissima..." Disse lei, posandogli un bacio su una spalla, che, anche attraverso la stoffa della camicia, ebbe il potere di bruciargli la pelle.
"Non dirmi che non ti avevo avvertito però..."
Sogghignò.
"Anche Angel corre via urlando quando comincio a raccontare della mia infanzia..."
"Scommetto che, invece, ama sentirti parlare della tua vita.
Sei come un figlio per lui…"
Spike accarezzò le spalle nude di sua moglie con la punta delle dita e mormorò: "Già...hai trasformato due vampiri in una famiglia, Luce..."
"Avete fatto tutto da soli..." Commentò lei.
Si puntello su un gomito e, nella semi oscurità della camera da letto, Spike poté chiaramente vedere il divertimento negli occhi della ragazza quando disse:
"Non pensare di distrarmi, Spike..."
Spike le accarezzò il volto.
"Va bene" soffiò.
Tanya si appoggiò di nuovo contro il suo petto, e Spike mormorò:
"Quando avevo dodici anni dovetti cominciare a portare gli occhiali...mia madre si chiedeva il perché la mia vista fosse improvvisamente peggiorata...non le ho mai detto che avevo preso l'abitudine di andare a leggere in solaio...
Rimanevo così assorto nella lettura, che non mi rendevo nemmeno conto del fatto che leggessi praticamente al buio.... "
*****
Los Angeles, 2001
Kate sorrise quando Spike appoggiò il bicchiere sul tavolino, dopo averlo vuotato, e si allungò per riprenderlo e riportarlo in cucina.
"E così…" Disse, tornando a sedere e abbracciando automaticamente il cuscino, in un gesto istintivo che, fino ad allora, non aveva mai permesso a nessuno di vedere. " anche ai vampiri si secca la lingua…"
Spike le lanciò uno sguardo pericoloso.
"Potrei darti una risposta così’bollente da ustionarti, Kate, non ti conviene provocarmi."
"Pensi di farmi pura?"
"Magari potrei anche stupirti."
Kate sorrise, tornando ad appoggiarsi allo schienale.
"Devo dire che lo hai già fatto…"
"No, Kate, no…"Esclamò Spike, scotendo le mano. " te l’ho già detto.
Non fare l’errore di scambiarmi per ciò che non sono!
Non sono un micetto, sono un demone!
E non ti devi mai fidare di un demone, capito, mai!
Non di uno come me!
Non permettergli di entrare…" Si fermò, con la bocca spalancata. E un attimo dopo aggiunse a precipizio:" tranne se ha penetranti occhi nocciola!!
Quelli sono a parte!
Penetranti occhi nocciola- puoi fidarti!
Te lo assicuro!
Penetranti occhi nocciola- puoi anche innamorarti!"
Kate distolse lo sguardo per un attimo, deglutendo.
"Hai finito di perorare cause non tue?!" Esclamò quindi. "E assolutamente campate in aria per altro!
Spike sollevò le sopracciglia.
"Parlavi di demoni!"Esclamò lei, prevenendo qualsiasi altra sparata del vampiro biondo.
"Kate, io vorrei vederti rispondere a un ‘interrogatorio di polizia!"
"Gestito da te?
Verremmo alle mani!"
Sorrise, e un attimo dopo decise di deporre le armi in quella che , Kate ne era certa, era solo una pausa, e riprese a parlare.
"Comunque sia te lo ripeto… Tanya non era oggettiva con me , Angel non lo è tutt’ora…
Ed io ero e rimango un bastardo.
Un bastardo certificato!"
"Sarà, ma un bastardo che si prendeva molta cura delle sue sposa."
"Di Luce?"Di nuovo, Spike sorrise. " Bella forza! Io l’amavo!
Quando stava male mi sembrava di impazzire… però dopo, quando lei ricominciò a stare bene… allora io ero felice che fosse malata.
Ti sconvolge questo?"
"Forse no… se tu mi spieghi."
Spike le lanciò un lungo sguardo penetrante.
"In quel periodo… in qui giorni… in quelle ore… lei era mia.
Solo mia.
Interamente.
Assolutamente.
Era bloccata a casa, e per quei brevi giorni era come se il suo ruolo di Cacciatrice non esistesse più.
Come se non esistessero più gli ospedali, o gli ospizi.
Sangue, si, come se non esistesse più Eleonor ne nessun altro.
Nessuno poteva entrare nella nostra casa.
Nessuno poteva farle del male.
Nessuno poteva mettersi fra noi.
E io potevo… occuparmi di lei…. coccolarla… tenerla stretta per tutto il tempo, e mi sembrava un sogno.
Da quando l’avevo incontrata non l’avevo mai avuta vicina per ventiquattro ore di fila…
Ma nel periodo in cui fu a casa non mi staccavo la lei per più di cinque minuti… e non tutti i giorni…
Era mia.
Solo mia.
Non c’era più il mondo.
E per me era la felicità perfetta.
Tanya soffriva, Tanya voleva riprendere a perlustrare la città.
Ad aiutare la gente.
Sentiva di tradire la sua missione persino guarendo, attendendo di riacquistare le forze per riprendere a combattere.
E a me… non importava.
Mi dicevo che glielo avrei fatto scordare.
Che l’avrei resa felice io, che le avrei dato tutto ciò che potevo darle.
Che il nostro amore avrebbe riempito ogni cosa.
Io avrei voluto che continuasse per sempre.
Avrei voluto tenerla per sempre nel cerchio delle mie braccia.
Proteggendola.
Prendendomi cura di lei.
Amandola in ogni modo possibile.
Anche se avesse significato protrarre per sempre la sua malattia.
Perché sapevo che quando fosse guarita avrei dovuto di nuovo dividerla con il mondo.
E in nessun modo sarei riuscito ad impedirglielo.
*****
San Pietroburgo, 1915
"Per piacere, Spike, sto bene…"Mormorò, posandogli le braccia sulle spalle, ma Spike non la guardò nemmeno negli occhi.
Non volle guardarla negli occhi.
Strine le labbra, continuando ad armeggiare con i suoi capelli, tirandone alcune ciocche indietro e poi fissandole con il suo fermaglio.
"Per favore…"Ripetè.
"No!"Esclamò lui, sempre senza guardarla, e si allontanò dalla finestra, lasciandola e camminando verso Angel, che, appoggiato alla parete e con le braccia incrociate sul petto, si era ritrovato involontario testimone della loro discussione."Ho detto no!"
Tanya guardò per un attimo negli occhi il vampiro più anziano e poi avanzò di un passo, allargando le braccia.
"Ma io sto bene…"Disse."sono guarita… sono perfettamente in grado di ricominciare…"
Spike si voltò di scatto, decidendosi finalmente a guardarla.
"Tu non sei in grado di fare nulla!"Esclamò.
Ma sospirò quando la vide sobbalzare, e il suo tono si addolcì immediatamente.
"Luce…"Mormorò. "guardati, amore.
Non ti reggi in piedi.
Sei pallida e magra come un uccellino…
Non avresti nemmeno la forza per scendere le scale…"
"Ti sbagli…"Lo interruppe." Ce l’ho la forza, ma come posso dimostrartelo se tu non mi fai fare niente…
Se non mi permetti neanche di vestirmi da sola…"
"Non voglio che ti stanchi.
Forse non ti rendi conto di quanto tu stia stata male…"
"Certo che me ne rendo conto…"Mormorò lei piano." Lo so benissimo. Ma ora sto bene… veramente…"
"Luce, "Sbottò lui, spazientito. " non voglio discutere con te!
Tu non uscirai da questa casa finchè non sarai guarita perfettamente, e questo è tutto!"
Di nuovo, distolse gli occhi per non guardarla.
Tanya sapeva che non avrebbe voluto parlarle in quei termini, ne così bruscamente.
Gli era costato fatica, non gli era piaciuto, e ora, probabilmente, se ne sentiva in colpa.
Eppure lo aveva fatto.
Perché la amava.
Perché voleva avere cura di lei.
Come un amore che le riempiva l’anima…
Ma Spike doveva capire…
Lei doveva fargli capire…
Doveva comprendere che il suo cuore si piegava ad ogni ora in più… ad ogni momento in più in cui era consapevole di poter tornare alla sua missione… e di non farlo.
Finchè era stata male, veramente male, non avrebbe potuto fare nulla per assolvere al suo compito, tranne farsi uccidere, e mettere in pericolo Angel e Spike.
Allora era astato giusto rimanere a casa… fra le braccia dell’uomo che amava…
Ragionevole e saggio…
Ma ora.. ora… ora aveva costantemente paura che qualcuno uscisse di casa, e che gli accadesse qualcosa di male perché lei aveva la forza, e le possibilità di fermarlo, e non lo faceval…
Non riusciva a pensare ad altro… non riusciva a trovare pace…
E voleva disperatamente che lui… il suo amore… capisse…
E che non la odiasse perché non poteva fare come lui diceva.
"Ti prometto che starò attenta…"Mormorò. " potrei stare… poco… il tempo di… vedere i miei bambini e fare un giro… rapidissimo…"
"Oh, si"Esclamò Spike." E che mi dici degli ospizi?
E degli ospedali militari?
E che mi dici di quando ti stancherai di nuovo tanto da stare male o ti sbucherà qualcuno alle spalle e tu non riuscirai a difenderti?"
Tanya strinse le mani.
"Ho sempre rischiato…" Mormorò piano. " la mia vita è così… e non ne vorrei una diversa…
Anche quando ho ti incontrato stavo rischiando… eppure darei la mia vita mille volte per incontrarti ancora…"
Spike scosse la testa e le spalle, esasperato, e si avvicinò a lei, prendendola gentilmente per le braccia.
"Luce… io voglio solo che tu stia bene…"Sospirò. " Non ti sto chiedendo di rinunciare alla tua missione… voglio solamente che aspetti qualche altro giorno. Il tempo di rimetterti veramente.
Andiamo, lo sai che non staio ancora bene!"
"E se mentre io aspetto di stare meglio a qualcuno viene… fatto del male?"
Spike le lasciò andare le braccia, stizzito.
"Non me ne importa degli altri, ve bene?
Sei contenta?!"
"Non è così…"
"Si che lo è, invece…"
Tanya abbassò gli occhi, stringendosi le braccia al corpo.
Non era così… lei lo sapeva… perché le faceva del male?
Spike abbassò il volto, guardandola.
"Hai freddo?"Esclamò, e un attimo dopo afferrò il suo scialle dal divano e glielo strinse attorno alle spalle.
Tanya lo sfiorò con le mani, ma scosse la testa, rattristata.
"Io ci andrò…"Mormorò in punta di labbra.
Un sussurro appena accennato, ma lui lo udì lo stesso.
"Tu mi fai uscire di senno!" Scattò, voltandosi esasperato.
"Angel, dille qualcosa tu! Io non so più che pesci prendere!
Dille che non farò un passo fuori di casa!"
Angel sollevò le sopracciglia, serissimo.
Senza muoversi dalla stessa, identica posizione che aveva tenuta per tutto il tempo.
"Tanya"Disse piano. " non farò un passo fuori di casa..."
La ragazza lasciò andare le spalle, e lo guardò, disperata.
"perché…"Continuò l’uomo, prima che lei potesse dire una parola "Tanya sa benissimo che ha i polmoni pieni di tubercoli, e che è ancora molto infettiva.
E non vuole rischiare di contagiare delle gente per strada, o un malato, o dei suoi bambini."
"Oh…"Tanya lo fissò, sentendosi le guance bruciare di mortificazione.
Non ci aveva pensato… era stata così presa dal desiderio di riprendere ad aiutare gli altri che non aveva pensato che invece, con la sua irruenza, avrebbe anche potuto danneggiarli…
"Mio Dio… non ci avevo pensato…"
Spike fissò Angel a bocca aperta, tanto che l’altro non potè impedirsi di scherzarci sopra.
"Se non chiudi quella bocca"Disse. " ti ci entreranno le mosche!"
"Tu sei un bastardo" Esclamò Spike. Ma c’era ammirazione nel suo tono e sul suo volto.
"Dimmi qualcosa che non so…"
Tanya si sfiorò le labbra con un dito.
"E adesso…"Sussurrò piano. " che cosa posso fare?!"
Spike si voltò a guardarla.
"Adesso"Rispose. "fai la brava, "Si chinò, prendendola fra le braccia, il volto finalmente rilassato. " ti siedi in poltrona…"
"Spike… la poltrona è lì…"
"La vedo…"
"Ci arrivo da sola…"
"E poi…"
"Spike!"
"Ti fai portare da mangiare.
E mangi!
Come una persona e non come uno scoiattolo!"
"Angel! Digli di lasciarmi camminare!"
Angel sospirò, scotendo il capo.
"Tanya…"Mormorò.
"Si?"
"Sei la Cacciatrice. Tiragli una gomitata!"
Lei mugugnò, mentre Spike spalancava occhi e bocca e si rivolgeva all’altro, che ora tratteneva a stento una risata.
"Tu…" Boccheggiò. " te l’ho detto che sei un bastardo?!"
"William…"
"Che c’è, vuoi consigliarle di sviscerarmi nel sonno?"
"Chiudi quella bocca , o ci entreranno le mosche!"
*****
New Orleans, 1915
Erano una cascata d'oro, i capelli di quella ragazza.
Lunghi, setosi, forti.
Sembravano luce.
Luce pura.
E la luce stava bruciando il suo William.
No...
Non era più il suo William.
Il suo William era risorto dalla terra bagnata di pioggia, mentre un ringhio gli prorompeva dalle labbra. E la Luna le aveva detto che era suo, che sarebbe stato sempre suo.
Era nato per uccidere, per bere sangue e lordarsi le labbra ed il cuore con esso, in esso.
No...
Non era il suo William.
Quell'impostore, che sfiorava la cascata bionda come il sole di quella cagna, con dita tremanti… le stesse dita che aveva usato per darle piacere, le stesse dita che aveva usato per uccidere… non era il suo William.
Aveva soffocato il suo William, sotto una coltre bianca, dimentico del rosso del sangue.
"No, no, no..." Gemette Drusilla coprendosi le orecchie con ambo le mani, artigliandosi le tempie.
Sentiva la canzone che il cuore di William, che il suo sangue cantava.
Cantava di una felicità senza fine, di un amore puro.
Puro.
"Il mio bambino...è il mio bambino" Gemeva Drusilla, ignara di quanto la sua voce somigliasse a quella di un animale ferito.
La vedeva.
Vedeva il sorriso di quella ragazza, vedeva come le illuminasse il volto, come i suoi occhi grigi si perdessero in quelli di William, ricacciando il suo bambino nei recessi del suo essere.
"Sono felici, sono felici, sono felici, sono felici" Cantilenò Drusilla, mentre lacrime le rigavano il volto.
"Mi fa male al cuore...la loro felicità.
Puzza.
La loro felicità puzza...
La loro felicità mi strazia."
Vedeva la terra bianca dove si era nascosto, dove il suo bambino era stato intrappolato.
La vampira bruna si piegò su se stessa. Lacrime le rigavano il volto.
"Voglio la loro felicità...rivoglio il mio bambino...il mio piccolo William." Gemette.
Vedeva il piccolo angolo di paradiso che si erano ritagliati.
Fiamme di caminetto in una stanza larga.
Sorrisi che increspavano le labbra di tutti.
Come se niente al mondo potesse far loro del male.
Come se niente al mondo potesse cancellare quei sorrisi.
"E' un impostore...ha rubato il mio papà, ha rubato il mio bambino.... " Gemette di nuovo Drusilla.
La vampira sollevò la testa, incontrando lo sguardo freddo di Darla.
Sua nonna.
Si prendeva cura di lei, Darla.
La puniva.
Quasi come aveva fatto il suo papà.
La amava.
Quasi come aveva fatto il suo papà.
Inclinò la testa, e tirò su col naso.
"Le stelle...mi dicono che il mio bambino sta morendo....è intrappolato dalla neve"
Il volto di Darla si accigliò, e per un'istante Drusilla ebbe paura.
Perché Darla non era come il suo papà.
Darla non ascoltava le stelle con lei.
Non la esortava a parlare con le stelle.
Però era la sua nonnina...
"Ah, davvero?" Domandò Darla.
"Cos'altro ti hanno detto le stelle?"
Drusilla si strinse una bambola contro il seno.
"Ha rubato il mio papà...ed ora il mio bambino."
Ridacchiò, guardando Darla.
"Ha il suo stesso viso, ma non è il mio papà..."
"Angelus?" domandò Darla.
Si inginocchiò accanto a lei, prendendola per le spalle e costringendola a guardarla.
"Dov'è Angelus?"
Drusilla sollevò la testa prima, poi una mano.
"Stucchi dorati...per una terra piena di magia.
Lui pensa che odori di neve.
Ma non è neve.
È falsa.
Sta uccidendo il mio bambino.
Lei...e quella terra bianca.
Lui e la sua anima. "
Darla si passò una mano tra I lunghi capelli biondi prima di ripetere con voce tagliente:
"Ti dispiacerebbe essere più chiara per una volta?"
Drusilla, di nuovo, si piegò su se stessa.
Ora la baciava.
Ora la prendeva tra le braccia.
Le sfiorava il collo con le labbra, sorridendo contro la sua pelle.
Sussultava mentre i seni di lei erano premuti contro i suoi.
Entrava in lei, ed inarcava la testa di piacere.
E quella cagna si muoveva contro di lui, inarcando la testa per un piacere che non le apparteneva.
E alle sue dita sottili, che affondavano nei capelli di William, scintillava un anello.
Ed il piacere era buono, ed odorava di grano appena mietuto.
E sorridevano
Sorridevano
Sorridevano.
"Lei ha rubato il mio William.
Lei sta uccidendo il mio bambino.
La neve scende e il popolo lotta.
E lei sta uccidendo il mio bambino."
Sentì Darla sbuffare.
"Drusilla? Giuro che il sole brucerà quella tua bocca inutile se non ti decidi a parlare, ORA!"
La vampira bionda l'afferrò per le spalle, scaraventandola contro una parete.
Drusilla inarcò la testa e rise.
Rise.
Rise.
Rise.
"E' la terra di lei. La terra dello Zar..." Soffiò.
"E loro vivono lì.
Come umani.
E sono felici."
Guardò la vampira bionda avvicinarsi, e sollevò le gambe, abbracciandole con le braccia magre.
"Sono molto felici?" Domandò la vampira, inginocchiandosi accanto a lei.
Drusilla annuì.
Darla sorrise, ed avvicinò il volto al suo.
Le sollevò piano il mento, con un dito e le posò un bacio sulle labbra, prima di dire:
"Dru, c'è una cosa che molte creature non comprendono.
Nulla dura per sempre."
Di nuovo, le baciò le labbra, più avidamente questa volta, e quando si allontanò le sorrise attraverso I canini.
Attraverso il volto del suo demone.
"Direi che è ora di ricordarlo alla nostra famiglia, bambina, non credi?"
Drusilla sorrise, battendo le mani.
"Mi ridarai il mio bambino, vero? Lo farai per me?"
Darla inclinò la testa di un lato, e sfiorò con un dito il volto di Drusilla.
"Ci riprenderemo quello che è nostro, bambina.
Il nostro William.
I nostri soldi.
La loro felicità."
*****
San Pietroburgo, 1915
Tanya appoggiò l’attizzatoio, chiudendo per un attimo gli occhi e godendosi il tepore adorabile del fuoco che le baciava il viso, accarezzandola, e la sensazione dei suoi polmoni finalmente liberi che inspiravano l’aria profumata di fumo e di legna bruciata.
Era ballo il fuoco.
Le era sempre piaciuto.
La riscaldava, e le aveva fatto un ‘immensa compagnia nelle sue sere solitarie, dopo che Eleonor era andata a letto.
Come le piaceva la pioggia.
Come le piacevano il vento, e il fiume, e il sole sulla faccia.
Eppure, nessuno poteva prendere, nel suo cuore, il posto della neve.
Della sua dolce, dolce amica, bianca e pura come l’amore.
E non vedeva l’ora di poter finalmente uscire di casa… e attraversare la città imbiancata come in una bella favola russa.
Qualche giorno prima, Spike era sceso in strada, solo per qualche minuto, e ne aveva portata su una manciata.
Per fargliela toccare.
Per fargliela odorare.
Lui… diceva sempre che aveva il suo profumo, ma Tanya non ne era così sicura.
Pensava sempre che la neve fosse pura e pulita, come lei non avrebbe mai potuto essere.
"Te la tengo io…"Le aveva detto, leggermente imbarazzato dal suo steso gesto. " ho le mani così fredde che la neve non si scioglie…"
Lei gli aveva sorriso.
"Io…"Aveva mormorato, dandogli un piccolo bacio. " non me ne sono mai accorta…"
Sospirò, sollevandosi in piedi, e voltandosi scoprì che sia Angel che Spike la stavano fissando.
"Allora?!" Esclamò con un sorriso " Che c’è ?! Sto bene!
Non ho neanche più un tubercolo in circolo!"
Spike si schiarì la gola, e lei, sospirando, rivolse gli occhi verso Angel.
"Si sente da come respiri…"Mormorò lui piano. " però…"Aggiunse subito. " considerando il tuo metabolismo da Cacciatrice, direi che fra due o tre giorni al massimo ne sarai fuori."
A Tanya non sfuggì la piccola smorfia di Spike, ma si limitò a sospirare, prima di dire: " Comunque sto abbastanza bene da attizzare un fuoco senza che voi due mi guardiate come se dovessi cadere da un momento all’altro…" Sorrise. " anche se è bello avere qualcuno che si preoccupa così per me…"
Spike appoggiò in terra la chitarra e le tese la mano, e subito Tanya la pese, stringendola forte fra le dita e lasciandosi trascinare sul divano, accanto a lui.
Tirò su i piedi, e con un sospiro beato appoggiò la testa sul petto di suo marito, mentre lui le avvolgeva stretto il braccio attorno alle spalle.
"Sei comoda?" Le chiese, sorridendole.
Tanya allungò una mano, prendendogli fra le dita una ciocca di capelli.
Li amava…li amava immensamente i suoi capelli… come amava tutto di lui…
"Mm…mm…"Mormorò. " Belli… te li vuoi fare crescere?"
Spike scosse le spalle.
"Nah… sono un po’ lunghi perchè non ci ho badato… però c’è stato in periodo in cui li portavo un po’ più lunghi."
"Quanto quelli di Angel?"
"Luce!"Fece lui, fintamente scandalizzato." Ai tempi di Angel ci si imboccolava e cospargeva la testa di farina!"
"Mai imboccolato e mai cosparso la testa di farina!" Rispose subito l’altro.
Di nuovo, Tanya sorrise a Spike, sfregandogli dolcemente la guancia contro il petto.
"Ti stanno bene… anche se non credo di essere un buon giudice…
A me piaci sempre e comunque…"
Spike si chinò a baciarla.
A lungo, dolcemente, ricordandole con quel gesto spontaneo e rilassato, finalmente, che quel brutto periodo era ormai trascorso.
"Lo sai che ti amo, Luce?" Mormorò piano.
"Lo so… e ti amo tanto anche io…"
Le sfiorò la fronte con le labbra, e poi la strinse forte.
"Però…"Continuò un attimo dopo." Siamo intesi che d’ora in poi ti riguarderai di più!?"
"Spike…"
"Luce, se ti riammali non aiuti nessuno.
E io ho il diritto di stare con mia moglie più di qualunque soldato di fanteria!"
Tanya lo guardò negli occhi, a lungo.
Aveva ragione.
E lei lo sapeva.
Il suo cervello lo sapeva.
E anche… metà del suo cuore…
"Va bene…"Sussurrò." Rinuncerò ad assistere i soldati…"
"Oh, così la smetterai di preoccuparti della guerra!"
Tanya allungò la mano, ma Spike la prevenne , intrecciando le dita alle sue.
"Non credo che sia possibile,…"Rispose. "questa è la mia terra, e sta sanguinando, e c’è così tanta pena attorno a noi.
Non riesco a non pensarci."
"Lo so…"Ammise lui. " ma non stasera, capito? Assolutamente non stasera!
Stasera la guerra e tutto il resto del mondo sono fuori!
Ci siamo solo noi.
Intesi?"
Tanya strinse più forte le loro dita intrecciate.
"Intesi."
Tirò via la mano, guardando l’anello che le girava al dito.
"Guarda… è diventato troppo largo…"
"Sei ti che ti sei fatta troppo magra… non vorrei che lo perdessi…"
"Noo!"Esclamò lei, quasi scandalizzata dal fatto che lo avesse anche solo pensato. " Non potrei mai!
Io me lo sento sempre, non scordo neanche per un secondo di portarlo.
No… ne… che sono tua moglie…"
Di nuovo, lui si chinò a baciarla, ma si fermò, voltando la testa di lato.
Verso Angel.
"E tu" Esclamò." dove credi di andare?"
Tanya seguì i suoi occhi, solo per trovare l’altro in piedi, ormai vicino alla posta, con il suo libro in mano e gli occhi basi.
Li guardò, leggermente imbarazzato.
Come solo Angel sapeva essere.
"A casa."Rispose semplicemente.
"Perché?"Chiese lei.
"Ve lo devo spiegare?"
"Non fare l’idiota!"Sbottò Spike." Siediti!"
"Spike…"Sospirò Angel."Tanya è appena guarita… e questa è una serata in famiglia…"
"Appunto! E’ una serata in famiglia!
Quindi smettila di rompere e torna su quella poltrona!"
Angel esitò, ma Tanya non gli diede modo di riflettere, alzandosi e prendendolo con dolcezza per il braccio.
"Avanti…"Gli sorrise, trascinandolo verso la poltrona. " è così bello stare tutti insieme… e poi mi avevi promesso di leggere per me!"
"Ma voi… " Cercò di obbiettare lui.
"Noi ce ne stiamo ad ascoltare… in silenzio!"
Lanciò uno sguardo a Spike, che sollevò le braccia in un gesto di resa incondizionata.
"Per favore… lo sai che non riesco a leggere perché mi fanno male gli occhi… non è una scusa…"
Angel esitò ancora, guardando da lei a Spike, ma alla fine sembrò decidersi, e sedette sulla poltrona, sorridendo leggermente.
"Grazie!"Esclamò Tanya, chinandosi per abbracciarlo in fretta, e poi tornando da Spike, che la riprese fra le sue braccia.
"Mi hai tenuto il posto?" Scherzò.
"Mm… avevo molte richieste, ma alla fine ho deciso di aspettare…"
Angel si schiarì la voce.
"Ragazzi…"Mormorò. " site sicuri…"
"Luce, ti ho mai raccontato di come Angel ha cominciato dipingere?
C’era questa famiglia…"
"William!" La voce di Angel sembrava sull’orlo di un attacco di panico. " O io leggo o tu parli!"
Spike sghignazzò, stringendo ancor più forte Tanya, e u attimo dopo appoggiò la guancia sulla testa di lei.
" Nella piccola città di Vevey " Cominciò Angel. ", in Svizzera, si trova un albergo particolarmente accogliente;… "
La sua voce era dolce, gentile, e sembrava cullare Tanya, per portarla in un mondo dove non c’erano che gioia e serenità infinite.
Un mondo di colori e neve bianca.
Di piccoli litigi e paci fatte di baci.
Di caminetti accesi e note chiare di chitarra.
Un mondo che cantava la canzone del suo amore.
Di tutto ciò che voleva.
E di tutto ciò che aveva.
Spike con le sue braccia che la stringavano.
Angel che leggeva.
La Russia attorno a loro, e il suo amore ovunque.
Mancava solo Eleonor, ma lei non poteva ancora venire.
Non voleva che rischiasse il contagio.
Non avrebbe mai potuto perdonarselo.
Sbattè gli occhi, cercando di concentrarsi sulle parole di Angel, sulle vicende del Winterbourne di James , ma era difficile…
Era troppo presa dalla sua gioia.
Da quel senso di beatitudine che la riempiva tutta.
E che era fatto della voce di Angel e della forza di Spike, e dalla consapevolezza di essere a casa.
Con la sua famiglia.
Vide Angel sollevare il viso e sorridere, scotendo leggermente la testa, e quando seguì i suoi occhi ne capì il motivo.
Appoggiato al suo capo, la testa leggermente reclinata di lato, Spike dormiva, con l’espressione dolcissima di un bambino innocente.
Sorrise anche lei.
Povero… povero amore…
Le ultime settimane lo avevano stremato, forse più che se avesse affrontato una guerra.
Era stanco.
Tornò a guardare Angel, che non aveva smesso di leggere, e ad allungare la mano, e a intrecciare alle sue le dita di Spike.
Tutto quello che era.
Tutto quello che aveva.
Tutto quello che voleva.
E Spike aveva ragione… non esisteva il mondo…
Non ora…
Non con loro così…
Tranquillamente, con calma, Angel continuava a leggere.
E Tanya si sentiva così felice che avrebbe voluto urlare, e piangere.
E invece sospirò di nuovo, e rimase così, immobile, stretta fra le braccia di suo marito.
Con il cuore che le correva per la gioia.
E le parole di Angel che dolcemente l’accarezzavano.
Sicura che lui avrebbe continuato a leggere… anche quando chiuse gli occhi, e, senza quasi accorgersene, scivolò nel sonno.
TBC,
Siren* |
| **Siren** (no login) | 9 - InfrantiNo score for this post | November 3 2004, 3:31 PM |
Summary: due oscure ombre del passato giungono a San Pietroburgo per infrangere la felicità di angel, spike e tanya...
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San Pietroburgo, estate, 1915
Il corridoio dell'ospedale era mal illuminato, e Spike riusciva chiaramente a sentire nell'aria odore di disinfettante, che, per quanto forte, non riusciva completamente a mascherare quello sottile, penetrante, della malattia.
Conosceva bene quel posto...così come conosceva la maggior parte dei rifugi per senza tetto ed orfani di S.Pietroburgo.
Salutò con un cenno della mano una delle infermiere, e passò oltre.
Ormai nessuno faceva più caso a lui. Tutti sapevano che era il compagno di Tanya Nimikova, la giovane volontaria che da anni passava le sue giornate ad assistere i malati.
Quattro anni.
Tanti forse, per la vita di un umano, poco più che un battito di ciglia, per quella eterna di un vampiro.
Quattro anni che avevano cambiato la sua vita al punto che, ripensando al passato, gli sembrava quasi di assistere a scene tratte dalla vita di un'altra persona.
Persona.
Quando aveva cominciato a pensare a se stesso come una persona e non come un demone?
Forse quando aveva cominciato a pattugliare le strade di S.Pietroburgo con Angel o Tanya.
Forse quando Tanya lo aveva baciato per la prima volta...e dentro di se aveva conosciuto una pace mai avvertita, né da umano, né da demone.
Forse era accaduto la notte in cui Tanya e lui avevano ballato su quel ponte.
O forse quando avevano fatto l'amore per la prima volta.
O forse ogni giorno, ogni ora, da allora, il suo demone si era pian piano ritirato nei recessi del suo essere, tanta era stata la pace, tanta era stata la serenità, la felicità.
Si fermò fuori da una porta, e la socchiuse piano, senza poter impedire che un sorriso gli salisse alle labbra.
Poco distante, Tanya, seduta sul bordo di un letto, accarezzava la testa di un bambino, mentre la sua voce calda, cristallina, soffiava piano le parole di una ninna nanna.
Se un giorno io me ne andrò,
resterò qui con te, fino al volgere del tempo.
SE un giorno io me ne andrò,
resterò qui con te e parlerò al tuo cuore.
Si, perché io insegnerò al vento a gridare
Agli alberi a stornire
Si, perché io affiderò alle onde il mio messaggio
D’amore per te.
Non era la prima volta che ascoltava quelle parole, non era nemmeno la prima volta che quella melodia gli riempiva le orecchie...
...era la voce di Tanya però, a renderle speciali, come al solito.
Spike appoggiò la testa contro l'uscio, mentre lei continuava a cantare, ed il sorriso che le illuminava il volto sembrava scemare, divenire...cosa?
Triste?
Malinconico?
Forse erano state le ombre della sera a confondere i lineamenti di lei, o forse...
Forse era qualcos'altro.
Tanya adorava i bambini. Sembrava nata per essere madre, esattamente come era nata per essere moglie, Cacciatrice, amica, figlia, sorella.
Donna, fin nel profondo.
Umana fin nel profondo.
Dormi tranquillo amor mio,
perché io resterò per sempre al tuo fianco.
E se anche io me ne andrò
Resterà qui con te la mia dolce canzone
Dormi tranquillo, mio cuor,
perché dentro di me c’è soltanto il tuo volto.
E contro il male del mondo
Io ti proteggerò fino al volgere del tempo…
Spike era sicuro di udire una nota di tristezza nella voce della ragazza, della sua sposa.
Una volta le aveva detto che le avrebbe dato qualsiasi cosa.
Il mare, il trono dello zar, la Neva...
Scherzando aveva detto che per la Luna si sarebbe rivolto ad Angel...
Eppure, neanche Angel avrebbe potuto darle quello che i suoi lombi desideravano, quello che la voce di lei cantava, insieme alle struggenti parole di quella ninna nanna.
Un figlio.
Spike poteva darle il suo amore, tutto il suo amore, e rubarne ad altri se non fosse stato abbastanza.
Avrebbe dato la vita per lei.
Avrebbe ucciso per lei.
Aveva smesso di desiderare di uccidere per lei.
Ma non avrebbe mai potuto darle un figlio. Quella che spillava dentro di lei quando si amavano non era vita.
Non ci sarebbe mai stata una creatura nata dal loro legame.
Strano come, fino a quel momento, il pensiero di avere un figlio non lo avesse mai neppure sfiorato.
Ed anche ora...Spike non desiderava un figlio.
Spike voleva solo la felicità di Tanya.
Voleva solo che lei avesse tutto.
Strinse i denti, pensando al fatto che mai la sua sposa aveva espresso un desiderio simile.
Aveva detto di volere lui.
Aveva detto che la vita senza di lui sarebbe stata una cosa desolata, triste.
Sospirò, mentre la voce di Tanya scemava, e la ragazza si voltò verso di lui, sorridendogli radiosamente.
E non vi erano più ombre sul suo volto stupendo.
Solo felicità, solo amore.
Amore per lui.
E Spike, per la prima volta, si domandò se fosse abbastanza per lei.
La vide stringersi leggermente nelle spalle, e poi voltarsi di nuovo verso il bambino, e chinarsi su di lui, posandogli un bacio sulla fronte, sussurrando. "Buona notte, Sergej..."
Il bambino dormiva profondamente, e Tanya indugiò un istante nell'osservarlo, prima di raggiungere Spike sulla porta.
Il vampiro biondo fece un passo indietro e le sorrise, tenendole l’uscio aperto.
"Buona sera, amore mio..." Mormorò lei contro le sue labbra.
"Buona sera, Luce..." Soffiò lui di rimando.
Le circondò le spalle con un braccio, stringendola forte a se per qualche istante.
Mentre Tanya si accoccolava contro l’incavo della sua spalla.
"Aspettavi da molto?" Domandò .
"Pochi minuti..." Rispose Spike, sperando di celarle il suo stato d'animo. " ti ho sentita cantare..." Ma non fu sorpreso quando Tanya sollevò la testa e lo guardò, un'espressione interrogativa sul suo volto.
Spike scosse la testa e rimase in silenzio, mentre uscivano dall'ospedale.
Le prime stelle brillavano in un cielo viola, bello da mozzare il fiato.
Ed era proprio così che Spike si sentiva quella sera.
Senza fiato.
Come un cadavere.
Come un vampiro.
Come quello che era.
"Spike?" Domandò Tanya, distogliendolo momentaneamente da quelle riflessioni, e Spike abbassò la testa, incontrando lo sguardo di lei.
"Sì, Luce?"
"Cos'è successo?"
Davvero… davvero si era illuso, anche per un solo istante, di poterle nascondere i suoi pensieri?
A lei, che lo conosceva meglio di chiunque altro?
A Tanya che era parte di lui?
"Vorresti avere un bambino?" Soffiò.
Era inutile girarci attorno, se avesse cominciato ad imbellire le parole, ad indorarle, non avrebbe mai avuto il coraggio di continuare.
Tanya sgranò gli occhi per la sorpresa.
"Non...ci ho pensato..."
E Spike capì dall'espressione del suo volto che era la verità.
Tanya davvero non ci aveva pensato.
Non aveva potuto farlo.
Non finché fossero stati insieme.
"Ero solo una bambina quando venni a sapere della missione...non è un pensiero che ho accarezzato..."
"Ma vorresti averne uno...un giorno?" La incalzò.
Le dita di Tanya si strinsero attorno alla sua vita.
"No..." Tacque, e lo fissò negli occhi per lunghi istanti, prima di dire. "Non senza di te...."
"Perché me lo chiedi?" continuò. Sembrava sorpresa dalle sue parole.
"Perché..." Spike si morse un labbro. "Stavo pensando...che...potremmo..."
Cosa? Fare un'incantesimo? Tornare indietro nel tempo?
Esitò.
"Potremmo adottare un bambino..." Disse infine...sbigottito dalle parole che aveva pronunciato.
E quella, da dove saltava fuori?
"Adottare un bambino?"
Spike si allontanò leggermente da lei, affondando le mani nelle tasche della sua giacca, mentre lei, le mani giunte contro il seno, lo guardava.
"Spike…" Cominciò Tanya. "Io non so cosa dire…"
"La verità…" Rispose. "è solo quella che importa…"
"E tu?" Tanya fece un passo verso di lui, e Spike resistette a stento all’impulso di indietreggiare.
"Io cosa?"
"Tu cosa vuoi?" Gli domandò dolcemente. E dopo un attimo allungò la mano, sfiorandogli un braccio.
"Voglio renderti felice…" Sputò immediatamente."voglio che tu abbia tutto…"
Non voglio che ti stanchi di me…
Non voglio che tu possa cambiare idea…
Esitò per un’istante prima di aggiungere. "Saresti un’ottima madre"
Tanya si lasciò sfuggire un sospiro, lo guardò, e Spike ebbe l’impressione, come spesso gli accadeva, che lei gli leggesse dentro.
"Un figlio." Tanya si sfiorò le labbra con le dita. "Credi che un figlio potrebbe rendere la nostra vita più perfetta? O che io abbia bisogno di essere madre per sentirmi completa?"
"Ti ho visto con quel bambino…" Cominciò Spike.
Ma lei scosse la testa, interrompendolo.
"Amore, io ho già una famiglia. Ho tutto quello che ho sempre sognato.
Eleanor, Angel…tu…" Si avvicinò ulteriormente a lui e gli posò un bacio sulla fronte. "Non cambierei quello che abbiamo per niente al mondo. Tu…" Sospirò. "Spike, io ti amo. Ti amo più della mia stessa vita, non ho bisogno di un figlio per essere felice…"
"E…" Mormorò lui.
"Ascolta: mi hai chiesto di dirti la verità. Ora ti chiedo la stessa cosa…tu vuoi un figlio?
O sei mosso solo dal tuo amore per me?"
Spike strinse le labbra.
"Non ci ho mai pensato, Luce." Accennò un mezzo sorriso. "Non da vampiro almeno.
Quando ero vivo…volevo una famiglia…ma dopo…"
"E c’è un’altra cosa da considerare…
Io sono la Cacciatrice…sappiamo entrambi… che potrebbe accadere qualcosa… "
"Non dirlo …" Spike strinse Tanya a se, desiderando improvvisamente di non aver aperto bocca. Di aver ricordato la sua natura di demone, ed agito secondo il suo istinto.
Desiderò aver pensato a se stesso, prima che a lei.
Alla sua felicità prima che a quella di lei.
Beh, amico, è da un po’ che la sua felicità è anche la tua…ora te ne rendi conto?
" Mio dolce amore… "Soffiò lei, e Spike sussultò quando una mano di Tanya strinse la sua. "Mi hai chiesto la verità … e la verità è questa"
Sospirò, appoggiando la testa contro una spalla di lui.
"Perché non aspettiamo un po’? Non voglio che tu prenda una decisione del genere, spinto da…" aggrottò la fronte. "non so da cosa esattamente!
Quando e se adotteremo un bambino, dovremo essere entrambi a volerlo."
Spike annuì, posandole un bacio sui capelli.
"Come vuoi" Mormorò. "Io voglio solo che tu sia felice…"
"Io sono felice, Spike…più felice di quanto abbia diritto ad essere…"
Spike chiuse gli occhi per un’istante, accarezzando con la punta delle dita la nuca di lei.
"Tu hai diritto a tutto, Luce…" mormorò. "a tutto…"
*****
Spike sapeva sarebbero passati decenni prima che riuscisse a cavare dalla sua chitarra un accordo in fa che non facesse venir voglia al suo demone di emigrare in un altro corpo.
E aveva il vago sospetto che anche Angel, che in quel momento stava dipingendo, pensasse la stessa cosa, anche se, conoscendolo, sapeva che non lo avrebbe mai detto.
Certo, si era lamentato del suo continuo strimpellare negli anni passati, ma alla lunga aveva accettato questa sua rinnovata passione con la flemma che doveva essergli cresciuta quando gli avevano ridato l’anima.
Sbuffò, e di nuovo si accanì sulla chitarra, ignorando lo sguardo del suo sire.
"Uh…Spike?" Domandò Angel, con voce pacata. "Lo sai vero che quella chitarra non ti ha fatto niente?"
Spike sollevò la testa.
"Dipende dai punti di vista" Bofonchiò.
Abbassò il capo, e tamburellò con le dita sulla cassa di risonanza dello strumento, prima di ricominciare a suonare.
La discussione con Tanya del giorno prima, a proposito di un’eventuale adozione di un bambino, lo aveva turbato.
Lo aveva turbato pensare per la prima volta che Tanya potesse non essere felice, che il suo amore potesse non bastarle.
Tanya aveva provato a rassicurarlo, ma quel senso di disagio non lo aveva abbandonato completamente.
L’aveva stretta a se con tanta forza la notte precedente, che lividi le si erano formati sulla pelle.
"Spike?"
"Cosa?" Sbottò il vampiro biondo.
"Stai ringhiando…"
Spike si rimise in piedi, abbandonando la chitarra sul pavimento. Fece qualche passo nel salotto dell’appartamento di Angel, stretto nelle braccia.
"Tanya ed io stiamo pensando di adottare un bambino…"
Ecco.
L’aveva detto.
"Mm?" Angel sgranò gli occhi, e sul volto gli si dipinse un’espressione che in altri momenti avrebbe trovato incredibilmente divertente.
Non quel giorno però.
Il pennello gli scivolò di mano per la sorpresa, e senza nemmeno guardare il vampiro bruno lo afferrò per la punta, sporcandosi il palmo di giallo.
Spike sorrise, mentre Angel aggrottava le sopracciglia e recuperava uno strofinaccio dalla sua valigetta dei colori, senza smettere di guardarlo.
"Un…bambino?" Domandò.
"Già…" rispose Spike, infilando le mani nelle tasche dei pantaloni.
Si avvicinò ad Angel, che lo stava ancora guardando. Probabilmente, pensò Spike, ponderando quando esattamente gli fosse andato in acqua il cervello.
"E quando…uh…ne avete parlato?" Chiese ancora Angel, mentre intingeva il pennello in una ciotola di vetro.
"Ieri sera…" Spiegò Spike. "L’ho vista cantare una ninna nanna ad un bambino ni ospedale…e…accidenti, Angel…non so nemmeno cosa mi sia preso. Le ho chiesto se desidera avere dei figli…e poi, dal momento che un po’ più in basso dovevo pur scendere, se le sarebbe piaciuto adottarne uno…"
Angel strinse le labbra, mentre lentamente riprendeva a dipingere.
"E lei cosa ha detto?"
"Che è felice così…e che se e quando adotteremo un bambino sarà perché lo vogliamo entrambi."
Vide il suo sire abbassare leggermente la testa, mentre la fronte rimaneva corrugata.
"Mi sembra giusto" Commentò. "Tu cosa vuoi Spike?"
«Voglio Tanya...voglio solo lei....voglio che sia felice....»
"Vuoi un figlio?" Domandò Angel.
Spike si strinse nelle spalle.
"Perché no ?...se si deve cambiare tanto vale farlo alla grande, non credi? Comunque" Aggiunse notando come Angel avesse smesso di dipingere. "Aspetteremo ancora un po'..."
"Beh." Commentò Angel, osservando per un istante il suo quadro. "Vorrà dire che dovremo comprare una casa più grande."
La sua voce era calma ora, non vi era traccia di incertezza in essa, né tantomeno ve n’era nel linguaggio del suo corpo.
"Tutto qui?" Domandò Spike incredulo. "Dovremo comprare una casa più grande? Niente prediche, niente morali, niente avvertimenti?"
Angel scosse la testa.
"I bambini hanno bisogno di molto spazio...oltre che di due genitori che si prendano cura di loro...sareste perfetti!"
"Angel...lo ricordi vero che sono un vampiro?" Domandò Spike. "Come spiegherei una cosa del genere a mio figlio?"
Tacque, mentre il senso delle parole che aveva appena pronunciato sembrava penetrargli sotto pelle.
Un figlio.
Lui, William il Sanguinario, un vampiro, parlava di avere un figlio.
Lui, William il Sanguinario, parlava di un bambino non come potenziale spuntino…
Sollevò gli occhi al cielo, e guardò di sottecchi Angel, che aveva l’aria divertita, prima di esclamare: "Sei pregato di non commentare…"
"Per carità" Borbottò Angel.
Spike scosse la testa, mentre un sorriso gli increspava le labbra.
Si rimise a sedere, afferrando la chitarra, e pizzicando le corde con le punte delle dita.
Chissà perché aveva l’impressione che quell’accordo in fa gli sarebbe riuscito, questa volta.
*****
Los Angeles 2001
Spike si allungò, prendendo fra le dita il piattino di vetro.
Era pieno di cicche, e lui sembrava stanco.
Stanco di quella stanchezza che, a volte, era il prezzo per la malinconia.
Come Kate sapeva bene.
Lo guardò, come se fosse la cosa più interessante del mondo, e poi lo rimise al suo posto, continuando a fissarlo a lungo.
"Ho pensato talmente tanto a quel bambino…." Disse alla fine. "ripetendomi che aspettare fu la cosa migliore che potessi fare….oppure chiedendomi se avrebbe potuto cambiare ciò che accadde dopo" Scosse le spalle "Io lo volevo solo per Tanya, però poi…."
"Ti sei domandato cosa avresti provato tu…."
"Già…" Ammise. " Comunque sia… è un’altra domanda che non avrà mai risposta.
Non adottammo quel bambino, e di lì a poco la nostra esistenza, come quella della Russia stessa, cominciò a prendere una piega turbinosa e imprevedibile, che in pochi mesi la cambiò completamente."
****
Peitrogrado, 1915
"Continuo a dire che non me ne importa un fico secco!" Sbottò Spike, passando da un lato all’altro di Angel, le mani affondate nelle tasche del cappotto, e il volto solo per metà serio. "Hanno voluto questa guerra, e ora se la piangano!"
Angel sospirò, continuando a camminare.
" Non è così semplice, Spike…."
"Andiamo…" Lo provocò l’altro "Hanno l’armata più grande del mondo ed è senza munizioni e rifornimenti, comandata da un branco di idioti che però sono tutti principi e granduchi; le migliori fabbriche, e s’impantanano nella corsa ai rifornimenti, costringendone tante a chiudere; uno stato che ha centinaia di anni, e non si decidono a cambiare una virgola, giocando alle piccole riforme quando l’impero è paralizzato dalla burocrazia! Ti rendi conto che è talmente tanto vischiosa che con tutti gli aiuti pronti per il fronte non si riesce a mandarli alle truppe!"
Angel gli lanciò uno sguardo
"Non credevo ti occupassi di volontariato…" Lo provocò, ma conosceva già la sua risposta.
"Io no, ma Luce sì" Sbottò infatti Spike, facendo una smorfia "e quello che non sa lei, glielo raccontano….
Le ho fatto smettere di prestare servizio negli ospedali militari per il suo bene, ma è come se non fosse mai accaduto!
È sempre lì a sbirciare se c’è un’emergenza, e intanto ascolta quello che le dicono, e si angoscia….
Diamine, dovete assistere i feriti? Fatelo in silenzio! Ahh…" Ringhiò quasi. "A volte detesto questo paese! Con questi idioti che vanno al massacro perché così gli hanno ordinato e lo zar che gioca a fare il comandante in capo, e intanto lascia qui sua moglie a terminare i disastri che ha cominciato lui!
E i ministri che ballano la quadriglia!
Ho voglia di andarmene e basta!"
"Io non credo che tu odi questo paese, ma solo il pericolo che potrebbe rappresentare per Tanya…"
"E che differenza c’è?! Lei lo ama questo posto, e quello che gli sta succedendo le fa male…forse se fosse lontana….."
"Certe cose ti restano dentro, William, non ti lasciano.
Ce le hai nel sangue.
Tanya è Russa…quello che accade alla Russia le farà sempre male…"
"Per questo detesto questo posto! Per me potrebbe sprofondare in mare, coi suoi soldati, gli industriali e tutta la Duma!"
"La Duma è stata sciolta, Spike…."
"Già…" Distolse gli occhi, fissandoli davanti a se, e per qualche attimo continuarono a camminare in silenzio, percorrendo la strada che tante volte già avevano fatto, e che da casa loro lì portava all’ ubjèzhisce di bambini preferito di Tanya. Mentre, attorno a loro, immersa nell’aria gelida dell’autunno, San Pietroburgo… o meglio, Pietrogrado, com’era stata ribattezzata allo scoppiare della guerra… viveva.
Come sempre.
Identica a se stessa e diversa.
Nel cuore.
Nell’anima.
Nel tormento spesso che vibrava nell’aria e che Angel aveva avvertito dalla prima volta che aveva messo piede in città.
Gridava come una voce umana alle orecchia del suo demone, e cresceva, ogni giorno di più, e cambiava.
Come la Russia cambiava.
Come la Russia gridava.
Come la Russia piangeva i suoi figli caduti sul fronte.
E si agitava, arrabbiata e stanca, e si faceva manovrare da chi era così scaltro da farle credere ciò che voleva, e ancora tendeva una mano, e aspettava che qualcuno la prendesse…perché sarebbe bastato solo quello…solo una stretta di mano…per evitare ciò che sembrava inevitabile.
Così si agitava il tormento nell’aria fredda che Tanya respirava.
Così si muoveva la storia.
E Angel la vedeva muoversi.
Come altre volte l’aveva vista muoversi.
E ogni giorno di più si stupiva dell’indolenza di chi avrebbe potuto agire.
E della sua incuranza. E della convinzione, tipicamente russa, che tutto sarebbe rimasto com’era sempre stato.
E della sua ingenuità. E stupidità.
E non sapeva più come chiamarla.
Ne se provare più rabbia o pena per coloro che la tempesta avrebbe travolti.
O tristezza nel pensare a quanto la sua Tanya avrebbe sofferto, allora.
O malinconia nel considerare quante, quante cose erano cambiate in così pochi anni.
Quando era entrato in quella città l’odore del tormento lo aveva stupito, e gli era sembrato stridere contro il lusso, l’allegria, la fede di quel popolo estremo. E non e gli era parso troppo lontano dai sentimenti analoghi che aveva avvertito in altre città e in altre epoche.
Adesso… quel tormento era ovunque.
Viveva ovunque e impastava qualunque angolo, qualunque attimo, qualunque sguardo perso nella penombra della strada.
Era negli scioperi che avevano salutato lo sciogliemento della Duma, nelle fabbriche chiuse, nei feriti e nei mutilati che erano stati mandati al macello e si sentivano usati e traditi.
Nei fuoriusciti, che rientravano di nascosto.
E anche nella frenesia che ancora agitava la città, e nella decisione con cui ci si ostinava a negare l’esistenza di qualunque problema
Ora, il tormento non era più una malattia che paralizzava e indeboliva il popolo russo. Ora era veleno.
E se nessuno fosse intervenuto, se le cose fossero rimaste com’erano, sarebbe arrivato al cuore del paese.
Presto. Molto presto.
"Angel"
"Dimmi"
Spike lo guardò, serio.
Troppo serio.
Molto più di quanto non gli piacesse vederlo.
"Tu credi che ci saranno dei disordini?"
Per un secondo Angel non parlò.
"No" Rispose poi "Non disordini… se nessuno interviene prima… una rivoluzione… "
Vide Spike impallidire.
Lui, un demone, che impallidiva alla prospettiva di una rivoluzione. Di sangue, di dolore, di disperazione...
"…ne sei…sicuro?"
Scosse le spalle.
"No. Ma lo penso.
Se non ci fosse stata la guerra, forse, non sarebbe accaduto nulla.
Si sarebbe continuato con qualche disordine, la repressione, la propaganda politica e i suoi capannelli di accoliti.
Mentre il popolo avrebbe continuato ad essere fedele al suo piccolo padre.
Ma ora c’è la guerra. E la guerra significa carestia, significa gente a cui vengono strappati i figli, significa terra devastata. Significa masse immense di soldati sbandati, malnutriti e mal pagati , mandati a combattere da inetti e incompetenti, ben lontani dal farsi vedere sui campi di battaglia, e questo lo stai già osservando.
Sono pronto a scommettere che la prima cosa che la propaganda comunista promette è la firma di un trattato di pace…"
Scosse la testa.
"Angel…tu c’eri quando c’è stata…l’altra rivoluzione?"
Sospirò.
"Sì…" E quanto si era divertito, all’epoca…
"Ed era…così?"
"Sì…anche allora…tutto era evidente…e quasi nessuno voleva capire….."
Vide Spike stringere le labbra, fino a ridurle a una linea sottile.
"Devo portare via Luce…." Mormorò, deciso. "Lei…"
"Tanya…." Lo interruppe Angel.
Immediatamente , Spike lo guardò.
"Cosa?"
Ma non fece a tempo a rispondere.
Come se fosse in grado di avvertire la presenza della ragazza, Spike si voltò, nella direzione, da cui lei, trafelata e visibilmente colpita, stava arrivando.
Le andò incontro, ignorando le due figure che le venivano dietro, e lei, altrettanto incurante di essere per strada, altrettanto incurante del mondo intero, gli corse fra le braccia, stringendolo a se.
"Luce…" La chiamò Spike, ma lei non lo lasciò continuare.
"Che succede?" Esclamò, interrompendolo. "Spike, amore, che sta succedendo? Angel…" Si rivolse a lui. "che succede alla mia terra?"
Il vampiro scambiò un rapido sguardo con Spike, e lesse nei suoi occhi la sua medesima sorpresa.
"Parlano…di rivolte…." Tanya gli prese le mani, stringendogliele forte. "parlano di abbattere lo zar…parlano di ucciderlo….di bagnare di sangue le strade di Peitrogrado….
Proprio ora! Ora che dovremmo essere più forti, più uniti….
Ora che c’è già tanto dolore!"
Era così angosciata, e sembrava così vulnerabile e fragile con quel tormento negli occhi, che anche Angel desiderò disperatamente di poterla proteggere.
Di poter sottrarre la sua purezza all’orrore che presto sarebbe venuto.
Di poter fermare per lei quella follia.
"Io…" La ragazza abbassò gli occhi "pensavo che fosse come sempre…come dal giorno che sono arrivata a Peitrogrado. Si è sempre parlato di rivolte…di cambiare l’ordine delle cose….ma erano parole …dettate dal dolore o dall’interesse….
Ora…ora sono venuti all’ospizio….un gruppo…c’erano dei soldati ed anche un ufficiale e due uomini che dicevano di essere mandati dal Soviet….e cercavano di convincere i ragazzi più grandi a unirsi a loro….per organizzare gli scioperi…….per creare disordini….
Dio…bambini di tredici o quattordici anni…e parlavano loro di uccidere, di prendersi quel che gli spettava.
Ed era vero…
La violenza era vera….
Riuscivo a sentirla, riuscivo a toccarla…dentro quegli uomini….
Non gli importava dei bambini. Non gli importava della fame, o del dolore della gente.
Volevano solo….distruggere…imporsi…non sapevano nemmeno che sarebbe venuto dopo…."
Si voltò verso Spike, come per essere certa che non l’avrebbe disprezzata per ciò che stava per dire.
"Non c’era differenza…." Mormorò "fra loro e tutti gli altri….vampiri… e demoni…..
Loro succhiano il sangue alla mia terra…e lei si sentirà morire…e io non potrò fare niente….
Ho questa missione, questi…poteri…e non potrò far niente! "
Spike l’attirò a se, senza dire nulla, gli occhi rivolti verso Angel.
A chiedergli aiuto.
Ma lui non sapeva dargliene.
Non esistevano parole per calmare un’angoscia profonda come quella di Tanya, e lei era troppo intelligente e intuitiva perché potesse mentirle, anche solo per tranquillizzarla…
Furono le due persone che avevano seguito Tanya a intervenire, avvicinandosi un po’ incerti.
Un uomo e una donna, vestiti semplicemente, entrambi con lucidi capelli neri, che li guardarono molto nervosamente, prima che lui, finalmente, si decidesse a dire: "Perdonateci, ma noi ora andremmo a casa…."
Tanya si voltò, ancora fra le braccia di Spike, e si sforzò di sorridergli.
"Venite….vi accompagno"
"No" Si schernì l’uomo. "Siete stata fin troppo gentile e avete perso troppo tempo…dopotutto è qui vicino…."
Salutarono in fretta, senza dare a Tanya il tempo di dire molto di più, e Angel li guardò andar via mentre lei spiegava.
"La signora presta assistenza nell’ospizio da qualche mese, e si è molto impressionata.
Loro… sono di origine zingara, e appena hanno visto lui quegli uomini hanno… cominciato ad accanirsi… promettendo libertà, fine delle persecuzioni e molte altre cose meravigliose….sempre con gli occhi così pieni di odio.
Io volevo tornare a casa e li ho incontrati per strada.
Abitano molto vicini a noi…"
"Mm…" Fece Spike. "Non li avevo mai notati"
"Io si" Tanya li fissò, e per un attimo sembrò perdersi. Sembrò scordarsi persino della sua amatissima Russia. E scotendosi solo al richiamo di Angel.
"Scusa" Mormorò. "è che…"
"Sì?"
"Nulla...ho come l’impressione che qualcosa non sia… a posto…."
"Sei stanca…" Spike le accarezzò i capelli, ma anche lui lanciò un’occhiata alle sue spalle. "e molto provata…"
"Sconvolta, amor mio…" Sospirò lei. " sconvolta… e proprio ora…che mi servirebbe tutta la mia forza…"
"Beh…" Mormorò lui, avvolgendole le braccia attorno ai fianchi."hai la mia forza. E quella di Angel.
Puoi anche permetterti di essere stanca…o di preoccuparti di questa gabbia di matti!"
Tanya non riuscì a sorridergli. Gli appoggiò la testa sulla spalla e lentamente mormorò: "Mi porti a casa?"
Di nuovo, Angel e Spike si guardarono.
Doveva essere veramente, veramente sconvolta per voler rientrare a casa. Per non voler tornare all’ospizio, quando era ancora così presto, o non pensare alla ronda.
Lentamente, Angel annuì, e presero a camminare, affiancati, Tanya che teneva sempre la testa sulla spalla di Spike.
Come tante altre volte.
Eppure, tutto era così diverso quella sera.
Come la Russia sembrava diversa.
Uguale, eppure, forse, non sarebbe mai tornato il paese che aveva salutato il giorno delle loro nozze.
"Angel" Mormorò di nuovo Tanya.
"Dimmi, piccola"
Lei esitò.
"Il dolore li attirerà qui, vero… nel mio paese" Lo guardò. "Vampiri, demoni, creature delle tenebre…saranno attirati qui…come faine dal sangue fresco…."
Angel guardò per un attimo davanti a se
"Non lo so" Mormorò alla fine "può darsi. Ma potrebbe anche essere l’inverso.
Potrebbero anche essere spaventati … dalla follia degli uomini"
****
Pietrogrado, Estate 1915
Era un bene che Drusilla non fosse con lei quella sera, pensò Darla, appiattendosi contro le mura di un palazzo, la sua pelle a confondersi con le ombre della città.
Avrebbe rovinato tutto, come suo solito.
La pazzia della vampira poteva essere divertente, eccitante, ma alla lunga diveniva fastidiosa, specialmente in momenti come quelli.
Spiare non era il forte di Drusilla e nemmeno attendere.
La vampira bruna era eccitata di essere nella stessa città del suo bambino.
E, francamente, Darla non sapeva quale tra i due vampiri fosse più patetico.
Drusilla con la sua pazzia, o William con la sua cagna russa.
Decisamente William con la sua cagna, decise, però, immediatamente dopo, osservando quello che una volta era stato un vampiro assetato di sangue, sesso e violenza, camminare stretto ad una ragazza bionda.
Una Cacciatrice!
Mentre l’impostore, che portava il volto del suo Angelus, li guardava intenerito.
Drusilla si sarebbe probabilmente avventata su di loro, finendo così in polvere.
Ma Darla non poteva permetterlo.
Non che le importasse qualcosa di Drusilla. Tra la vampira bruna e i soldi che Angelus le aveva rubato, avrebbe scelto i secondi, senza nemmeno battere ciglio.
Aveva bisogno di lei, però. Non solo dei suoi poteri, del dono, che quasi un secolo prima l’aveva spinta ad indicarla ad Angelus. Voleva che William, o quello che rimaneva di lui, la vedesse…che ricordasse.
La cagna bionda rise quando William si chinò su di lei e le sussurrò qualcosa all’orecchio. Da dove si trovava, Darla non poteva sentire quanto le aveva detto, ma non le importava.
Voleva che ridesse. Voleva che fosse felice….
Avrebbe reso il suo sangue più dolce, dopo.
Quando la paura ed il dolore avrebbero riempito il suo essere, i ricordi di quella felicità avrebbero reso il sangue come miele.
Angelus si fermò, mentre ancora William e la cagna camminavano, e Darla strinse le labbra, mentre lo osservava…mentre gli occhi scuri di lui scavavano nelle ombre che lo circondavano.
Era stato bravo, Angelus, a confondersi nell’oscurità…vi era stato un tempo in cui la notte più nera non avrebbe potuto reggere il confronto con il suo demone.
Prima della Romania.
Prima che quegli Zingari lo derubassero, infettandolo con un’anima.
Prima che si piegasse su se stesso scosso da rimorsi inutili.
Lui, un demone.
Ed ora quell’anima purulenta di rimorsi, di amore, di umanità, lo riempiva tanto da offuscargli i sensi, e non permettergli di vederla, di sentirla.
"Sono qui, amore" Soffiò Darla.
Dischiuse le labbra, mentre ancora Angelus rimaneva immobile e per un istante, un solo istante, sentì gli occhi di lui su di se.
Arretrò, confondendosi di più con il buio, mentre sentiva l’anima di Angelus, persino a quella distanza.
Era disgustosa.
E la nauseava.
Appoggiò la testa contro un muro.
Ecco...esattamente come aveva immaginato, Angelus si voltò, raggiungendo William e la sua puttana.
Oh, sì...che si godessero ogni singolo istante, che si illudessero di essere umani...
Le cose sarebbero cambiate.
Le cose sarebbero cambiate molto presto.
****
"Il Concilio" Tanya si voltò, dando le spalle alla finestra e appoggiandovisi sopra. Come per sostenersi alla sua forza.
Come se fosse la sua sola alleata.
E, forse, quella sera, lo era davvero.
La sua unica alleata.
Il suo unico appiglio.
Per affrontare una battaglia che non avrebbe mai potuto avere vincitori.
Che si giocava con le armi dell’amore, e che eppure poteva ferire come una guerra.
E sapeva già che avrebbe pianto, e che allora quella finestra sul cui telaio ora stringeva le dita non avrebbe potuto aiutarla.
Ne avrebbe potuto farlo la sua forza di Cacciatrice.
Ne gli occhi di Angel, che, silente, restava appoggiato alla parete di fronte, a braccia conserte.
Guardandoli.
Lei e coloro che lei amava.
E in quelle iridi oscure c’era molto più di una vita di saggezza.
E la sofferenza di sapere, come lei, che nessuno di coloro che combattevano per salvare il suo amore avrebbe mai potuto vincere completamente.
E che qualunque cosa Tanya avesse detto avrebbe ferito qualcuno.
Per questo, ancora, Angel non parlava.
Per questo non aveva detto una parola da quando erano entrati nella casa di Eleanor.
Per questo taceva, anche se i suoi occhi dicevano così tanto.
E tuttavia, lo sapeva, non avrebbero potuto aiutarla.
Non avrebbero potuto impedirle di piangere.
Perché quella era la sua battaglia. Ed era lei che doveva combatterla.
Per fare capire alle persone che amava…
"Sì. Il Concilio." Eleanor si avvicinò di un passo, con un’espressione indecifrabile sul volto, che avrebbe potuto essere ugualmente orgoglio ed imbarazzo. "Non vogliono rischiare di perderti"
Tanya alzò il viso.
E guardò lei. Solo lei.
"Non vogliono rischiare di perdermi…o pensano che quel che sta per succedere non debba riguardarmi?"
Colpita.
In pieno.
Ma questo lo sapeva già.
"Loro…" Eleanor rimase per qualche istante immobile, con le labbra spalancate, e infine, quando continuò, lo fece con un sospiro. "sì…
La Cacciatrice non è fatta per sedare i dissidi fra gli uomini, ma per combattere le forze delle tenebre…"
"E queste…persone…" Soffiò Tanya. "Loro non sono forze delle tenebre? Io non riesco a vedere la differenza tra loro, vampiri e demoni. Il sangue che viene sparso è lo stesso….il dolore provocato è lo stesso…"
"Il Concilio lo vuole…." Sospirò Eleanor. "e vuole che lasci la Russia.
Qui presto si scatenerà… qualcosa di molto grosso.
Chiunque non sia troppo ottuso se ne accorgerebbe "
"Soprattutto se tu, che ottusa non sei, lo inserisci nel tuo rapporto…"
Aveva sorriso mentre lo diceva.
Non voleva ferire Eleanor, né criticarla… non avrebbe mai potuto farlo…
La donna alzò gli occhi, fiera.
"Sì" Ammise. "Ho parlato al Concilio di quello che sta succedendo.
Ma non sono solo io, Tanya.
Politici, statisti, semplici osservatori sia russi che stranieri…tutti capiscono che l’impero si sta sfaldando.
Che presto, a meno che non avvenga un cambiamento radicale, scorrerà il sangue.
E tu non potrai farci niente!
Guarda in faccia la realtà!
Non potrai ammazzare gli ammutinati, e gli insorti, e le donne e i bambini che parteciperanno ai cortei!
Saranno a centinaia di migliaia , in tutta la Russia, e tu non potrai mai fermarli"
"Ma tutta questa violenza potrebbe attirare qui migliaia di demoni…"
"E potrebbe non farlo!
E se pure lo facesse? Migliaia di demoni mischiati a uomini cento, mille, centomila volte più numerosi!
Che ti bloccherebbero ogni possibilità di azione.
Mentre in altri luoghi ci saranno situazioni che potresti risolvere.
Gente che potresti salvare. Tu e solo tu.
Perché sai di essere una Cacciatrice eccezionale.
Ragiona, Tanya, che cos’è che potresti davvero fare, qui?
Lo sai, sai cos’avverrà se ti ostini a voler restare in Russia?
Resterai bloccata, forse sarai imprigionata, o uccisa, e io con te, perché sai che non ti lascerò…."
Tanya distolse gli occhi, ma Eleanor la incalzò, implacabile.
Già in passato avevano affrontato quello stesso discorso, ma stavolta era davvero spaventata, e la sua paura rendeva le parole crudeli e terribili.
"…e Spike…e Angel? Ucciderebbero per proteggerti.
Esseri umani. Ogni giorno forse…
Vuoi questo per loro, Tanya?"
Gemette, gli occhi che le si riempivano di lacrime, e cercò di sottrarsi allo sguardo implacabile di lei. Ma fu Spike a venirle in soccorso, mettendosi fisicamente fra il suo corpo e quello di Eleanor.
"Basta!" Esclamò. "Non c’è bisogno di tormentarla così!"
Le prese il volto, costringendola con dolcezza a guardarlo, il braccio che le teneva la vita, infondendole sicurezza.
"Luce" Mormorò. "Amore, ascoltami….
Non ti voglio dire che dovresti andartene perché ci sono posti in cui potesti essere più utile, o perché questi non sono affari tuoi, o perché il Concilio dice così…
Lo sai….a me non importa un fico secco del Concilio….non m’importa un fico secco nemmeno di nessuno in questo paese di idioti, o nel mondo!
Ma mi importa di te….
E so che qui sarai in pericolo.
Anche con la tua forza di Cacciatrice. Anche con me e Angel a guardarti le spalle.
E starai male.
Ogni giorno.
Questa… è l’unica cosa che m’importa."
Le sfiorò il volto.
Leggermente. Gentilmente.
"Eleanor ha ragione….
Qui non potrai fare niente….non potrai impedire alla tua terra di sanguinare….ma solo essere in pericolo…
Vieni via con me" Soffiò, chiudendole il volto fra le mani . "Con noi. Come una famiglia.
Dovunque tu vorrai…."
"Dovunque…" Ripeté piano lei. "ma lontano dalla mia terra."
Spike deglutì.
"Lontano dal pericolo….
Luce, non voglio….no, la verità è che non posso farti abbandonare la tua missione….ma restare in Russia è inutile….è una sofferenza, un tormento senza ragione…
La verità… è che non voglio perderti…."
Tanya guardò da lui ad Eleanor, senza liberarsi del suo abbraccio, e un sorriso triste, pieno di malinconia, le salì lentamente al volto.
"Ho tanto desiderato che voi due andaste d’accordo…" Mormorò piano. "Ho tanto desiderato che potessimo essere una famiglia…
Ed ecco…ora siete d’accordo…"
Si staccò da Spike, avvicinandosi piano alla finestra, e sfiorando le tende.
"Sembra un gioco crudele….una burla…in cui nessuno ride…."
Si voltò, immergendo gli occhi nella lucentezza della neve, impallidita dai lampioni.
La sua neve…la sua terra.
E parlò loro di spalle, mentre il suo sguardo si perdeva lontano…molto, molto lontano…
Verso un’ altra neve e un’ altra luce.
Verso un luogo in cui ancora nemmeno esistevano i lampioni.
"Quando sono andata via dalla Siberia" Mormorò lentamente. "tutti i miei compagni dicevano che avrei dovuto essere felice.
Che sarei dovuta impazzire di gioia.
Chi di loro non avrebbe dato qualsiasi cosa per lasciare quella landa desolata …per trasferirsi a Peitrogrado, dove c’era tutto, da un luogo in cui non esisteva niente?
Io, invece, piangevo.
Nonostante tutto. Nonostante sapessi che avrei avuto tutto ciò che non avevo mai nemmeno sognato…
Nonostante sapessi che c’era una sacra missione ad aspettarmi qui, e tutto il mio essere gridava solo di potervi adempiere.
Piangevo. Perché dovevo andarmene.
Perché dovevo lasciare la mia terra.
Una landa desolata e squallida…ma…mia…
Nel sangue, nelle ossa, nelle viscere.
Come un figlio…come una madre…
Come qualcosa che mi chiamava, qualcosa a cui io ero sempre appartenuta, e che stavo lasciando.
E così…come ero della mia Siberia… io sono Russa….
Questo è il mio cielo, è la mia aria. Quella in cui cammino è la mia terra, quella che bevo è l’acqua dei miei fiumi.
Questa è la mia essenza.
È la mia anima.
E la mia anima parla Russo, anche se la mia bocca ha imparato altre lingue. E le ama "
Si voltò, lottando per non piangere.
"Io ti amo Spike…ti amo più di me stessa. Ti amo più della Russia.
Ti amo di un amore che neanche può misurarsi con la misura delle cose.
E se tu mi chiederai di lasciare la Russia, se tu me lo ordinerai….io lo farò…."
Guardò Eleanor.
"E se tu mi dirai di farlo per essere utile, per adempiere alla mia missione…lo farò.
Ma non chiedetemi di capire.
Non chiedetemi di accettare.
Perché io voglio restare qui, anche se la mia terra sta cadendo a pezzi.
Io voglio restare… anche se vuol dire veder scorrere il sangue.
E piangere infinite lacrime.
E versarle sulle ferite della mia terra…
Anche se non serve a niente….
Perché a me non importa molto che non serva a nulla….
Io so che non serve a nulla…
Ma vorrei ugualmente restare…
Non vorrei abbandonare lei, come non abbandonerei una madre che muore di un male atroce, e che potrebbe infettarmi.
Perché è parte di me. E lo sarà per sempre…."
Si perse.
Per un attimo, un solo attimo, Tanya si perse.
E quesi non fu consapevole delle parole che le lasciarono la bocca.
"E’ inutile" Mormorò. "Io non lascerò la Russia…"
Guardò di nuovo Spike, confusa dalle sue stesse sensazioni.
"Eppure ti seguirò….sempre"
Non sapeva perché lo avesse detto.
E non sapeva esattamente cosa provava.
Ma ora era di nuovo lì. Con loro.
E con la sua Russia, che presto, forse, non ci sarebbe più stata ….
Si premette le mani sul volto, senza piangere.
"Vorrei non essere inutile" Sussurrò angosciata. "vorrei che il mio sangue potesse spegnere questa follia"
Stavolta, Spike non l’abbracciò, e, quando tornò a sollevare il viso, Tanya lo vide davanti a se, immobile e in silenzio.
Come Eleanor.
Come se entrambi non avessero saputo che dire. Ne che fare.
Ed era colpa sua.
Aveva voluto spiegargli. Aveva voluto aprirgli il suo cuore.
E invece li aveva feriti.
Fu Angel, allora, a parlare.
I suoi occhi, che pensava non avrebbero saputo scegliere, a venire in suo aiuto.
E le sue labbra, che fino ad allora avevano taciuto.
"Ti voglio bene" Mormorò, senza guardarla. Mentre gli occhi di tutti si rivolgevano al suo volto. "E giuro che vorrei proteggerti da tutta questa follia….ma se vuoi restare qui, io sono con te."
"Angel!" Esclamò Spike, voltandosi di scatto, e fissandolo come se lo avesse appena colpito.
"Non può controllarlo, Spike… "Spiegò calmo."è dentro di lei.
Mi dispiace per te…ma Tanya deve scegliere da sola…
Io non me la sento di imporle di lasciare la Russia, o di cercare di convincerla…non mi sembra…giusto.
Mi dispiace.. " Ripeté "non voglio prendere le parti dell’uno o dell’altra…."
Abbassò di nuovo gli occhi, e Spike lasciò cadere le spalle.
C’era così tanta tristezza in quella stanza, adesso.
Ed era colpa sua.
Di nuovo, si passò le mani sul volto, e i suoi occhi incontrarono quelli nocciola, profondi di lui.
Angel…lui non credeva di poter dare consigli a nessuno…
Non credeva di esserne in grado…
E lo metteva in crisi osservare discutere le persone a cui teneva….
Essere intervenuto doveva essergli costato uno sforzo enorme.
Cercò di sorridergli, per ripagarlo della sua dolcezza, e poi estese il suo sorriso ad Eleanor e Spike.
"Andiamo" Mormorò. "non vale la pena di discutere adesso. Sapevamo di avere idee molto diverse e lo abbiamo messo in chiaro una volta di più.
Io non voglio andarmene, Spike e Eleanor vorrebbero che lo facessi, Angel vorrebbe accontentare tutti…" Scosse le spalle. "beh, temo che non sarà possibile. Qualcuno di noi dovrà cedere prima o poi.
Ma non stasera. Che bisogno c’è di pensarci stasera? Dopotutto" Sorrise, staccandosi finalmente dalla finestra. "Può anche darsi che non saremo costretti a decidere.
Può anche darsi che sarà il caso, alla fine, a scegliere per noi."
*****
"Buonanotte, Angel…" Lo salutò Tanya, sollevandosi sulle punte per baciarlo sulla guancia.
E lui le sorrise, indugiando per un attimo con la mano sulla sua.
Spike si era stupito, all’inizio, del rapporto istauratosi fra di loro. Della reciproca mancanza d’imbarazzo, nella confidenza che se erano già strani fra un vampiro ed un essere umano, e lo diventavano ancor più fra un vampiro e una Cacciatrice, rasentavano l’assurdo se il vampiro in questione era Angel!
Eppure, conoscere quella ragazza così speciale e volerle bene era stato un tutt’uno, esattamente come per Spike conoscerla ed amarla.
Ed era proprio perché le voleva bene, perché quegli anni l’avevano resa così importante per Angel da rendere quasi inconcepibile aver potuto vivere senza di lei, che aveva parlato, prima. Che aveva detto quello che pensava, schierandosi quasi contro il suo ragazzo…
Lui capiva Tanya….
E capiva Spike.
Ed era la situazione più complicata in cui si fosse mai trovato.
Sbirciò Spike, per cercare la rabbia sul suo volto, e trovandolo, infatti, più serio di quanto non avesse voluto.
Non aveva detto una parola a casa di Eleanor, dopo che l’Osservatrcice, esasperata, aveva esclamato: "Perfetto! Due contro due! E la cosa più assurda è che io sto dalla parte di Spike!"
In realtà, ciò che aveva inteso era che non avrebbe mai immaginato che Angel potesse prendere una posizione del genere….così pericolosa per Tanya….
Era stata certa che lui l’avrebbe appoggiata. Che l’avrebbe aiutata a portar via Tanya. A proteggerla.
Quel che non capiva era che Angel voleva portar via Tanya!
Voleva proteggerla.
Ma non poteva…
Se lei fosse stata un’altra, se fosse stata una ragazzina che parlava per capriccio o anche una donna, ma incapace di comprendere ciò che stava accadendo…
Ma non era così.
Tanya sapeva…
Tanya era perfettamente consapevole dei rischi, era perfettamente conscia di come stavano le cose….ed era forse una delle persone più sagge, razionali e intelligenti che avesse mai conosciuto.
Quella che Tanya stava compiendo non era un’imprudenza. O una follia. O un colpo di testa.
Era una scelta.
E lui non aveva il diritto di intervenire nelle sue scelte.
Poteva solo starle vicina. E proteggerla.
A costo della sua vita se fosse stato necessario.
Ed era sicuro che Spike avrebbe compreso quel che pensava e provava.
Anche se ora ce l’aveva con lui.
Anche se ora era arrabbiato perché non lo aveva appoggiato nella cosa più importante della sua esistenza.
"Buona notte, piccola. Buonanotte Spike." Lo salutò, e per un attimo temette che lui non avrebbe risposto.
Che avrebbe continuato a tacere, come aveva fatto da quando erano usciti dalla casa di Eleanor, e poi durante la ronda, interrompendo il suo silenzip solo per brevi frasi, che anziché spezzarlo lo rendevano più pesante.
E inquietavano Angel.
Perché Spike non era così.
Non il suo Spike.
E invece lo sorprese, sospirando leggermente e scotendo le spalle.
"Buonanotte Angel" Disse, prendendo Tanya per la vita. "Ci vediamo domani"
Anche la ragazza parve rilassarsi, e si appoggiò a lui, rivolgendo ad Angel un sorriso radioso, come se nulla fosse appena accaduto, e lasciando che Spike, gentilmente, la portasse a casa.
Mentre Angel continuava a guardarli, incrociando per un attimo gli occhi di lui, prima che entrambi scomparissero in casa.
Imitandoli, si chiuse l’uscio alle spalle, con un piccolo sospiro di sollievo….
E poi… la sentì.
Chiara.
Definita.
Una presenza nella sua casa.
Che non avvertiva da più di dieci anni.
Un odore che non avrebbe mai dimenticato.
Che gli era penetrato nella pelle, come gas tossico, lungo più di cento anni di sangue e massacri.
E che ora permeava l’aria del posto dov’era felice con la sua famiglia.
.
"Darla…" Mormorò, scrutando le ombre, mentre la sua mano cercava l’interruttore della corrente…e trovava quella di lei.
Si voltò, sussultando, e improvvisamente lei gli fu di fronte, le dita appoggiate alle sue e un fianco premuto contro la parete, il volto attraversato da quel sorriso sbilenco che ricordava così bene.
Bellissima.
Darla.
Il suo sire.
La sua assassina.
La sua amante.
La sua complice.
Darla.
L’oscurità che lo aveva generato, e che lui, con la sua tenebra, era riuscito ad eclissare.
L’assassina che aveva temuto la ferocia del suo discepolo.
Il volto che più spesso ricorreva nei suoi incubi e nei suoi rimorsi.
Che aveva sperato di non rivedere mai più.
E che ultimamente aveva quasi scordato, cancellato dalla felicità di due ragazzi.
Darla.
Lì.
Adesso.
Nella sua casa.
Con l’aria di essere la padrona e di saperlo bene.
Sua, e di qualunque altra cosa.
Sensuale e velenosa come non mai.
A pochi metri da Spike e Tanya.
"Vedo che nemmeno dieci anni di lontananza, e quella tua sporca anima hanno potuto cancellare il mio ricordo, Angelus."
Lui deglutì.
Quel nome….dopo più di dieci anni…
"Niente al mondo potrebbe farlo, Darla…." Girò piano la testa, i sensi tesi al massimo, come una seconda pelle. "Niente al mondo potrebbe farlo….Drusilla…"
Rise.
Nelle ombre della stanza. Appoggiata a una finestra.
La vampira bruna.
Il volto che un tempo era stata l’immagine della purezza.
E che lui aveva trasformato in una maschera di follia.
Strinse i denti, per scacciare le immagini che si affollavano nella sua mente, ogni volta che ripensava a lei.
E per non tornare indietro.
Al passato.
Al suo volto coperto di lacrime.
Coperto di orrore.
Distorto dalla pazzia, dopo che lui aveva distrutto la sua vita.
Strinse i denti, perché in quel momento non poteva permettersi di cedere al dolore.
E mentre Drusilla avanzava di qualche passo, spinse l’interruttore della luce, apparentemente incurante della presenza delle due vampire, e sottrasse la sua mano dal tocco di Darla.
"Dovrei chiederti a cosa devo l’onore" Mormorò. "ma, purtroppo, temo di conoscere già la risposta"
"Vuoi giocare?" Gli sorrise Darla, allontanandosi. "Mi piace…mi è sempre piaciuto…ma credo che anche questo lo ricordi ancora…" Appoggiò un dito sul piano della consolle, facendolo scorrere piano. "Allora dimmi, Angelus…perché sono qui?"
Angel si appoggiò alla porta, le braccia incrociate contro il petto, e un’espressione volutamente casuale sul volto.
"Non per me…" Rispose. "tu mi disprezzi, Darla…ma non credo ti abbia fatto piacere quel giochetto con i soldi…"
Lei sollevò il volto, continuando a sorridere.
"No…non mi è piaciuto affatto.
E non per i soldi, sai…ci ho messo poco a rifarli"
"Non ne dubito"
"Ma odio che qualcuno si prenda ciò che è mio"
"Lo avevo già fatto prima che mi ridessero l’anima…"
"Già…" Si avvicinò, e con mossa sensuale gli sfiorò il labbro, graffiandolo. "ma allora era divertente…mi eccitava che fossi un bastardo, allora….
Lo amavo…
Dopo…" Lo punse, e una goccia di sangue gli scivolò sul mento. "è diventato offensivo…"
"Esiste forse qualcosa che possa offenderti, Darla?"
"Il mio angelo…." Cantilenò Drusilla, come se solo allora si fosse accorta di lui.
"Il mio dolce papà…"
Angel deglutì, lo stomaco torto di fronte allo sguardo vacuo della vampira.
"Sta zitta!" L’ammonì ferocemente Darla e l’altra si ritrasse nell’ombra, spaventata.
Di nuovo, Darla si rivolse a lui.
Di nuovo gli sorrise.
E di nuovo il suo stomaco si torse.
"Se c’è qualcosa che può offendermi…" Mormorò. "Sì. Sì, c’è…"
Si allontanò da lui, prendendo a camminare attorno al grande tavolo rotondo.
"Te l’ho detto… mi offende che qualcuno si prenda ciò che è mio.
Mi offende che tu indossi il corpo del mio Angelus, che la tua schifosissima anima me lo abbia portato via…"
"A me pare piuttosto il contrario…." La contraddissem, e lei scattò in avanti, appoggiandosi al piano del tavolo.
"Tu eri mio!" Gridò. "Il compagno che io mi ero scelta! La creatura che io avevo generato!
E che cosa hai fatto? Mi hai tradita, mi hai ingannata, hai osato lasciarmi…."
Angel scosse il capo, un sorriso ironico sul volto, staccandosi finalmente dalla porta, e, con le braccia sempre incrociate sul petto, le si avvicinò, fingendo noia.
"La tua memoria fa acqua, Darla.
Fosti tu a lasciarmi. A cacciarmi via…"
"Io ho cacciato il bastardo, la cui anima infettava il mio uomo! Avevo tutto il diritto di farlo!
Ma tu no. Non dovevi lasciarmi lì come una qualunque sgualdrina!
E non contento ti sei portato via anche Spike!"
"Il mio Spike…." Sussurrò tetra la voce di Drusilla, impastata di tenebre."Il mio bambino….il mio dolce amore"
Sollevò il capo, e Angel la trovò fissarlo, gli occhi lucidi di follia.
"Mi hai portato via il mio bambino…ma lui mi ama ancora..mi ha sempre amata…anche se spinge le sue anche contro il corpo caldo della Cacciatrice"
Darla rise, mentre Angel lottava con l’espressione del suo volto, perché non tradissse l’ angoscia che provava.
Sapevano di Tanya…con ogni probabilità li avevano visti…e con ogni probabilità erano lì solo perché Darla non sapeva resistere all’impulso di tormentare le sue vittime prima di colpire.
Esattamente come era stato per lui.
"Andiamo Dru" Schernì la vampira. "che termini! Scandalizzerai il nostro casto Angelus…" Il suo sorriso si accentuò "è la prima cosa che ho notato, tesoro, tu….non sai di femmina.
Strano. Le donne ti piacevano anche prima che ti prendessi io…hai cambiato improvvisamente idea?"
"Fa cambiare" sussurrò Angel cupo, mentre il suo cervello lavorava freneticamente "avere le mani sporche di sangue."
"E questo concerne rinunciare ai piaceri della carne? Andiamo, sei anche più che patetico. Sei ridicolo."
"Concerne anche pensare che l’amore sia qualcosa di più che ginnastica praticata su un letto! "
Di nuovo, Darla rise.
"Amore. È così strano sentirtelo dire.
E dimmi, è amore ciò che Spike prova per la piccola cagna?
O è solo ‘ginnastica in un letto’?"
"Non girarci intorno, Darla. Che cosa vuoi?"
Sperava che volesse lui. Che volesse distruggerlo per ciò che aveva fatto.
Per odio.
Ma sapeva che non era così.
Che non poteva essere così semplice.
"Solo quello che è mio, Angelus.
E non farti illusioni, perché non sei tu.
Non più.
Non potrei sopportare il puzzo della tua anima.
O quello sguardo da cucciolo smarrito sul volto del mio Angelus.
Ma Spike. Lui è ancora mio.
È ancora nostro"
No.
La sua mente lo gridò, come impazzita.
Mentre i suoi peggiori timori prendevano vita.
E il suo corpo, la sua anima e la sua mente, tutto ciò che era si tendeva verso la porta chiusa, e verso ciò che era al di fuori…
Verso Spike. Verso Tanya.
Verso i suoi ragazzi.
Insieme. Felici.
E dovevano restare così.
Felici.
Come erano stati negli ultimi anni.
Come avevano il diritto di essere.
Non aveva paura che Spike potesse cambiare. Che potesse rinnegare tutto.
Che potesse lasciarli per tornare assieme alle due vampire.
Sapeva che non lo avrebbe fatto.
Mai.
Quel pensiero non lo sfiorava nemmeno.
No. Darla e Drusilla non avrebbero mai potuto riprendersi Spike.
Ma potevano turbarlo. E potevano turbare Tanya.
Con le loro parole. Con il loro veleno.
Con l’amore che una volta il giovane vampiro aveva sentito per una di loro.
Tanya e Spike erano l’immagine, l’emblema stesso dell’amore.
Eppure Angel non poteva rischiare che qualcosa, qualunque cosa, piantasse fra loro il seme del dubbio.
Non voleva permetterlo… e non lo avrebbe permesso.
Sollevò le spalle, ricordando a se stesso che una volta era stato più forte di Darla.
Che una volta avrebbe potuto uccidere entrambe le vampire contemporaneamente, se lo avesse voluto.
Prima che Spike e Tanya ne udissero le voci.
E, se non c’era più la ferocia di un tempo, adesso… aveva l’amore…
E il desiderio di proteggere la sua famiglia.
"Spike è venuto con me. " La sfidò " "Di sua volontà . E’ mio-"
Darla sollevò le sopracciglia, stupita dal cambiamento nel suo tono.
"Davvero?" Cinguettò "che peccato che una deliziosa piccola Cacciatrice cinese non ricordasse le cose nello stesso modo."
Sorrise. Ed era il suo sorriso di un tempo che vedeva riflesso nel volto della donna.
"Piangeva e scalciava, povera bambina…pensa che assurda combinazione….le era scoppiato un colpo di artiglieria ad un passo, e non poteva nemmeno far finta di difendersi quando Dru l’ha trovata"
Angel strinse disperatamente il pugno, mentre tornava con la mente al volto orgoglioso di quella ragazzina…poco più di uno scricciolo, che combatteva senza paura contro Spike.
Tuttavia, quella fu la sua unica reazione.
Darla voleva provocarlo.
Lo sapeva.
E non avrebbe fatto il suo gioco.
Non voleva e non ne aveva il tempo.
Quello che lui doveva e voleva fare era proteggere i suoi ragazzi.
"Le sue stelle gliel’avevano indicata…." Continuò Darla. "mentre cercava Spike. Questo non ti commuove Angelus? La povera Dru cercava il suo bambino e non poteva trovarlo, perché tu glielo avevi rubato..."
"Spike è mio" Ripeté Angel a labbra strette. "E’ rimasto con me. Ha imparato da me. Mi appartiene. È il mio childe de facto"
"E da quando in qua ragioni come un vampiro!" Sputò Darla "Da quando in qua sei un vampiro?!"
Si avvicinò, un lento sorriso che le saliva alle labbra.
"O magari…mi sono sempre sbagliata su di te?" Allungò le mani per poggiargliele sul torace, ma lui le bloccò i polsi, spingendola via.
"Se è una faccenda fra me e te, Darla, facciamola finita!"
Lei ritrasse le braccia.
Fronteggiandolo.
Sfidandolo.
"Sì…è una faccenda fra me e te, amore…ma non la faremo finita.
Oh, no, sarebbe troppo facile!
Mi hai chiesto se c’è qualcosa che può offendermi, vero? Bè…" Strinse gli occhi, terribile. "mi offende che tu mi abbia portato via il mio Angelus, e ora sia felice!"
Sputò l’ultima parola. E lo colpì.
In pieno cuore.
"Ti ho osservato, tutti i giorni!
Non riesco a sopportare che mentre io non ho più la mia famiglia tu te ne stia beato a passeggiare per le strade con la tua!
Sorridendo come un’idiota con il suo sorriso!
Non riesco a sopportare che tu e quell’altro bastardo rinnegato di Spike possiate starvene qui a vivere come borghesi!
Con una cacciatrice! Con un’umana!
Tu non sarai mai felice, hai capito?! Mai!
È per questo che ti hanno reso quelle tua preziosa, lurida anima, non è così?!
Bè non lo sarai, sta tranquillo!
Perché io ti strapperò a brandelli questa tua patetica nuova vita!
Te lo giuro, Angelus, tu piangerai per colpa mia!"
"Io ho già pianto per colpa tua Darla, e continuerò a piangere per tutta la mia esistenza."
Di nuovo, l’espressione di Darla mutò.
Di nuovo, quel sorriso sulle sue labbra.
"Oh…" Sussurrò. "ma allora fu una mia scelta.
Adesso…mio adorato ragazzo…è solo un capriccio"
*****
"Grazie" Sussurrò Tanya contro le labbra di Spike.
"Di cosa?" Domandò il vampiro biondo, allontanandosi da lei. Si sfilò la giacca, appoggiandola su una sedia.
"Di non… avercela con Angel"
Spike scosse le spalle, cominciando a liberarsi le tasche dei paletti che portava durante le ronde.
"Non ce l’ho con Angel. " Disse.
Tanya era dietro di lui, e Spike chiuse gli occhi quando lei gli cinse la vita con le braccia e posò un bacio sulla sua nuca.
"Sono arrabbiato, ma non ce l’ho con lui…" Continuò. Si voltò, ma aggrottò la fronte sorpreso quando guardò Tanya. Vi era un’espressione seria sul suo volto, troppo seria.
"Luce?" Domandò.
Per un’istante Tanya sembrò non udirlo nemmeno, sul suo volto sembrava essere calata un’ombra.
"Luce?" ripeté, prendendola per le spalle.
"Angel…" soffiò lei. Sembrava essere senza fiato. Sollevò la testa e Spike riconobbe nello sguardo della ragazza, la stessa preoccupazione che anni prima aveva avvertito per I suoi bambini, la notte del suo diciottesimo compleanno.
Piano, le lasciò andare le spalle, mentre Tanya diceva. "C’è qualcosa che non va nell’appartamento di Angel"
Spike dischiuse le labbra, mentre già una sua mano si allungava verso il tavolo per afferrare un paletto. Annuì leggermente prima di dire: "Dimentica quello che ho detto prima…non sono arrabbiato"
Tanya annuì, e Spike non poté fare a meno di notare come le dita sottili di lei si fossero strette attorno all’impugnatura della spada che ancora portava sotto il suo semplice mantello grigio.
I loro sguardi si incontrarono per un’istante, mentre la preoccupazione per Angel diveniva quasi tangibile nella stanza.
Fu Spike a muoversi per primo, a percorrere i pochi metri che lo separavano dall’appartamento del suo sire.
La pesante porta di legno cadde con un tonfo che riecheggiò mille e mille volte nelle sue orecchia.
Poi sbatté gli occhi, e quasi non registrò la presenza di Tanya, al suo fianco.
"Drusilla" Mormorò piano.
*****
Era lì, di fronte a lui.
Bella. Così bella, fasciata in un lungo abito scarlatto che metteva in risalto l’innaturale candore della sua pelle.
Drusilla.
Per anni, anche dopo aver cominciato ad accettare l’umanità che c’era in lui, Drusilla aveva continuato ad essere la sua regina nera.
Per anni, i suoi sogni erano stati pieni di lei.
Drusilla.
Il suo sire.
Drusilla
La sua prima amante.
Lo aveva stretto a se in un vicolo di Londra, quasi quarant’anni prima, donandogli l’immortalità.
Drusilla, che ora gli sorrideva.
L’aveva amata, Spike, tanto…e l’amore che aveva provato per lei era stato autentico.
Tanto quanto la paura, che in un’istante lo avvolse vedendola.
Paura per Angel, che era di fronte a Darla, accanto alla finestra.
Paura per Tanya.
La sua sposa, la sua luce.
Paura per se, per il richiamo, la voce del sangue che gli parlava attraverso gli occhi verde-azzurri di colei che lo aveva fatto.
"William" Soffiò Drusilla, inclinando la testa di lato. E il sorriso sulle sue labbra si allargò."Non saluti la tua regina nera?"
Spike non rispose. Stringeva con tanta forza il paletto nella mano sinistra che era strano non gli si fosse sgretolato tra le dita.
"Drusilla ti ha fatto una domanda, William…una volta eri un ragazzo educato".
Già… Drusilla… e Darla.
Spike voltò la testa di scatto, in direzione della vampira bionda.
"Darla" Sputò. "Vedo che il tuo gusto nel vestire è peggiorato, per quanto possa sembrare impossibile."
"Oh," Cinguettò lei. "Credo si possa dire lo stesso per il tuo gusto in fatto di donne" La vampira fece un passo avanti. "Ma non importa"
Sorrise dolcemente e quel sorriso, sulle labbra di lei, spaventò Spike.
Aveva quasi dimenticato la vampira. Erano stati bravissimi ed evitarsi nel vent’anni precedenti la Cina.
Ma ora, improvvisamente, ricordava ...
Le stragi, le sottili torture, la crudeltà di lei.
Possibile che un tempo l’avesse considerata parte della sua famiglia?
"Siamo venute qui per sistemare le cose, William. E’ ora di tornare dalla tua famiglia"
"Ah, davvero?" Domandò Spike facendo un passo avanti, subito imitato da Darla.
"Hai avuto il tuo…divertimento" Disse lei,occhieggiando Tanya. "Ma ora basta…"
Darla guardò apertamente Tanya, e Spike non poté fare a meno di mettersi tra di loro.
Non voleva che Darla guardasse Tanya.
Non voleva che avesse il tempo di sporcarla, di sporcare il loro legame.
Conosceva troppo bene la mente della vampira.
"E così tu sei l’amante di William" Soffiò lei, e vi era divertimento nella sua voce. "Ti ha mai raccontato della sua ossessione per le Cacciatrici?" Darla scosse la testa, sembrava stesse lottando per trattenere le risa. "Ah, William…è molto carina, certo, non è l’approccio che avrei scelto, ma contento tu…"
"Cosa diavolo vuoi?" Righiò Spike, mentre teneva lo sguardo fisso su di lei, senza il coraggio di guardare Tanya.
"Te" Rispose semplicemente l’altra.
"Torna con noi, William" Soffiò Drusilla, che non aveva più aperto bocca da quando Darla era intervenuta. La vampira bruna fece un passo avanti e continuò. "Torneremo ad essere una famiglia, mio piccolo Spike.
Tu credi di essere cambiato.
*lei* ti dice che sei cambiato.
Ma sei ancora un cane.
Le stelle ti vedono ruggire.
Le stelle ti sentono urlare.
Io sento la tua sete di sangue."
Spike sollevò gli occhi al cielo. Aveva dimenticato le farneticazioni di Drusilla.
Un tempo le aveva trovate eccitanti, divertenti.
Un tempo l’aveva amata, anche per la sua pazzia.
Mentre l’unica cosa che provava ora era fastidio.
Per un’istante, il suo sguardo si posò su Angel.
Ad un osservatore casuale, sarebbe potuto sembrare la quintessenza della calma.
Ma non per lui.
Le parole di Drusilla, la sua follia, lo stavano ferendo.
Ricordi il tuo childe, Angelus? La ragazza pura, alla quale hai ucciso l’intera famiglia, la ragazza pura che hai fatto impazzire, che hai violentato…e poi vampirizzato?
Strinse i denti, realizzando per la prima volta quanto quelle parole dovessero averlo ferito.
"Drusilla ha ragione, Spike." Mormorò Darla. "Oh, non metto in dubbio che sia stato eccitante, che possa essere stato anche divertente, ma questa non è la tua vera natura, piccolo mio!
Puoi illuderti di essere cambiato, potrai ingannare una ragazzina, un'umana, ma la verità è un'altra.
Tu. Sei. Cattivo!
Non è questo il tuo posto!
Lascia che Angelus o chiunque sia diventato prenda il tuo posto tra le gambe della Cacciatrice e torna con noi!»
"C'è tanto sangue che scorre in Europa, piccolo William...c'è tanto dolore...sarà bellissimo!" Esclamò Drusilla girando su se stessa.
Spike chiuse gli occhi.
Chi aveva deciso che quella giornata dovesse trasformarsi improvvisamente in un incubo?
"Basta!" Sibilò.
Guardò prima Darla, poi Drusilla, e disse lentamente: "La mia risposta è no!"
"No?" Domandò Drusilla. Gli occhi le si riempirono di lacrime.
"Esatto, no! Non so cosa diavolo vi sia passato per la testa, non voglio saperlo, ma ora..." Disse spostandosi dalla soglia. "Uscirete di qui....e dimenticherete la nostra esistenza" Sollevò il paletto, che alla fine aveva stretto tanto che alcune schegge gli avevano ferito il palmo fino a farlo sanguinare."A meno che non vogliate entrare in una tazza da té"
Darla sorrise scuotendo la testa.
Guardò prima Angel, poi Drusilla, e infine disse: "Beh, Spike, ed io che pensavo fossi ridicolo trent'anni fa!
Uccideresti davvero la tua famiglia per...cosa? L'impostore che ha preso il volto di Angelus ed una Cacciatrice?"
"La ama nonna...ed ama anche lui" Mormorò Drusilla con voce sognante. La vampira bruna disegnò un cerchio con le braccia poi si strinse in esse."Non può lasciarli...sono come una cosa sola"
Rise guardando Angel.
"Padre"
Allungo un braccio, indicando Spike con un dito.
"Figlio"
Inarcò la testa, graffiandosi la gola con le lunghe unghie.
"Figlia, sorella, anima, moglie..."
Abbassò la testa di scatto, sgranando gli occhi in direzione di Tanya.
"Luce!" Soffiò.
Fece un passo verso Spike, che era ancora immobile. Allungò le braccia e gli prese con dolcezza il volto tra le mani. E, per un solo istante, Spike temette che gli avrebbe spezzato il collo.
Drusilla lo guardò, invece, e quando parlò la sua voce fu più pacata, e lo sguardo nei suoi occhi fu più lucido di quanto ricordava fosse mai stato.
"La luce brucia, Spike, riduce in cenere..."
La lucidità nei suoi occhi durò poco, però.
Drusilla sorrise mentre con un'unghia gli graffiava uno zigomo.
Gli si avvicinò, e come volte era accaduto in passato, fece per leccarglielo, ma Spike le afferrò i polsi, allontanandola da se.
"Sparite!" Tuonò. "Non voglio uccidervi, ma lo farò se non ve ne andrete!"
"No!" La voce di Tanya risuonò forte nella stanza, e la rabbia in essa fece trasalire tutti.
Tanya si portò accanto a Spike, impugnando la spada con entrambe le mani.
"Non lasceranno questa casa"Gli occhi di lei non abbandonarono le due vampire mentre diceva. "Mi dispiace Spike, Angel…"
Vi era dolore nella voce di Tanya, dolore autentico, dolore per loro.
"Non c’è redenzione in loro. Non c’è niente.
Crudeltà…e se le lasciassi andar via, continuerebbero ad impartire dolore."
*****
Cattiveria.
Pura.
Non rabbia.
Non malvagità.
Non perfidia.
Non istinto animalesco.
Non sete di sangue.
Non odio.
Cattiveria.
Su di lei.
Attorno a lei.
Dentro di lei.
Attraverso la pelle. Attraverso le narici e fino nel sangue.
Attraverso la sua testa, fino al cervello.
Attraverso i segni invisibili dei baci di Spike, fino al suo cuore.
Che le torceva lo stomaco.
Che l’avvelenava.
Che la faceva arrabbiare.
Chiara. Inconfondibile.
Sebbene, nella sua vita, mai Tanya si fosse imbattuta in un sentimento così potente. Così puro nelle sue tenebre.
Cattiveria.
Cattiveria davanti a lei.
Nella casa di Angel.
Oltre la porta sfondata.
Nell’aria che respirava
Nelle due vampire.
Nelle due creature che sputavano veleno su Angel…e su Spike.
Il suo Spike. Che loro volevano per se.
Eppure… non era per questo che Tanya stringeva la sua spada.
Non era per questo che non avrebbe permesso loro di lasciare quella casa.
Lei non poteva farlo.
Nonostante Spike. Nonostante una parte di lui si sentisse ancora legato alla creatura bruna che sembrava divorarlo con gli occhi.
A colei che l’aveva reso ciò che era.
A Drusilla, che nel suo cuore Tanya aveva odiato mentre lui le raccontava della sua giovinezza, della sua vita rubata.
Drusilla, che lui aveva amato, anche se non glielo aveva mai detto.
Nonostante l’impulso di lui a mandarle via. A chiudere quella storia.
Non poteva.
Non per odio.
Non per rabbia.
Non per se stessa.
Non poteva perché lei era la Cacciatrice.
E sapeva, oltre ogni dubbio, che non c’era un briciolo di compassione in quelle due vampire, di esitazione.
Sangue era tutto ciò che volevano.
Distruzione.
E la sofferenza degli altri.
Se ne nutrivano.
Faceva parte di loro. Come il demone che le teneva in piedi.
Cattiveria.
Assoluta…o impastata di follia….cattiveria.
Sangue di bambini.
Sangue di innocenti che la terra avrebbe ingoiato se avessero lasciato quella casa.
Sangue sulle mani di Tanya.
Su di lei.
Sollevò la spada, e non guardò Spike, ma le parve quasi di avvertire il suo terrore…per lei.
Perché il suo sposo sapeva quanto le due vampire fossero pericolose….almeno quanto Tanya sapeva di non poter far nulla di meno di ciò che avrebbe fatto.
"Non mi dite…" Cinguettò Darla, fissandola. La sua bocca sporca.
Tutto il suo essere sporco.
Fin dentro ogni fibra. "La sgualdrina del mio Spike si rivolta verso la sua famiglia…dovresti batterla, piccolo, per la sua impudenza…."
Non rispose.
Non parlò, come non parlava mai mentre combatteva.
Come non aveva mai parlato.
Perché non aveva labbra allora, ne voce. Perché una missione, un braccio contro le tenebre non poteva avere labbra, ne voce.
"Sapevo che volevi una cacciatrice, Spike," Continuò Darla. "ma non credevo che la volessi così"
Ancora, Tanya non rispose.
"…il tuo odore su di lei è così forte che da il voltastomaco…."
Inclinò la testa, guardandola. "Cosa c’è, piccola, il gatto ti ha mangiato la lingua? O hai così paura che non riesci a parlare?"
Tanya sollevò il viso.
Tesa verso di lei, eppure tranquilla.
"Io non ho paura di te…." Disse semplicemente, stupendo se stessa.
"Oh…" Soffiò Darla. "che peccato…perché vedi, amore…dovresti averne…"
L’aveva sottovalutata.
Nonostante avesse creduto di stare bene, di controllare ciò che stava accadendo, una parte di lei aveva sottovalutato la vampira bionda.
Non la sua cattiveria, ma la prontezza. La sua velocità.
Perché fu veloce.
Un lampo.
Un torcersi di braccia e corpo.
E mentre afferrava dal piano il grosso tavolo rotondo e glielo lanciava addosso, quasi contemporaneamente, con una torsione del busto e una rapida stretta prese Drusilla e la lanciò ringhiando contro Spike, liberandosi la via d’uscita.
Ciò che Tanya avvertì fu il movimento, e poi le spalle di Angel che frenavano in parte la corsa del tavolo che veniva loro addosso, e ancora Spike, che afferrava dalla gola Drusilla , finita su di lui.
Esitò un attimo. Solo un attimo.
Il tempo di vedere lui scrollarsi di dosso la vampira.
E poi corse.
Oltre la porta.
Su per le scale.
Verso Darla.
Su…
Sapeva.
Tanya sapeva.
Non aveva mai visto quella creatura malvagia, ma prima ancora di correrle dietro sapeva che Darla non stava fuggendo.
Non sarebbe salita verso il tetto altrimenti.
No.
Darla voleva lei.
Voleva distruggere lei.
Per fare del male ad Angel e Spike.
E, infatti, la trovò lì.
Appoggiata al davanzale della grande terrazza.
Con una lunga lancia a due punte fra le mani.
L’aveva lasciata lì quando era arrivata. Pronta ad usarla.
Pronta per lei.
"Ti aspettavo" Cinguettò. "ma francamente, speravo fossi sola…"
Tanya non si voltò, ma sentì Angel raggiungerla, e porsi al suo fianco.
"Sebbene…le cose in tre possono essere molto divertenti…non è così Angelus?"
Lo guardò, sollevando leggermente la sua lancia. "Sono sicura che la tua piccola ingenua non ha la benché minima idea di ciò che hai fatto…." Sorrise. "ho sempre pensato che tu non abbia mai fatto fuori Spike perché non ce la facevi a reggere il ritmo di due donne insieme…"
"Piantala, Darla…" Le intimò, stringendo i denti, Angel. "parli solo per ferire.
Credi di potermi raggirare?
Proprio me!"
"No…." Sorrise lei per l’ennesima volta. "ma forse potrei toccare la nostra bambina…"
Tanya si mosse.
Era stanca.
Angel non voleva farlo.
Non voleva attaccare per primo.
Ma quella non era la sua missione.
Era la missione di Tanya.
E lei voleva distruggere quell’essere crudele.
E voleva impedirgli di far del male ad Angel.
Schivò, Darla, il volto stupito dal suo attacco.
Una, due volte, prima di saltare all’indietro, leggermente impedita dal suo lungo, sensuale abito giallo oro.
"Però!"Esclamò. " Non male! Non male veramente!
E così che hai conquistato William? Saltandogli addosso?
Proprio come Dru?
Sai… lei lo morse… e fu amore… amore per l’eternità, a quel che dice lei…
E pensare…"Strinse gli occhi, e Tanya seppe già che le avrebbe fatto male. Molto male. " che era solo un idiota che passava per strada. Uno stupido ragazzino in lacrime!
E Drusilla lo scelse soltanto… perché l’aveva provocata!"
"Darla…"
Angel avanzò di un passo, la preoccupazione che gli vibrava nella voce.
Ma quella non si fermò.
Godeva troppo a sputare il suo veleno… a morderle il cuore parlando di Spike.
"Le avevo detto di decidersi a predersi un childe, per non stare sempre tra i piedi a noi. E lei lo fece.
Il primo, il primissimo idiota che ci passò vicino."
Silenziosamente… come silenti erano le sue labbra… come silenti erano le sue movenze… un ‘unica lacrima scivolò sulla guancia di Tanya.
Nonostante tutta la sua forza di volontà.
Nonostante la sua missione.
Nonostante il suo cervello e il fuo corpo fossero forgiati si silenzio mentre combatteva.
Di passione assoluta che del silenzio parlava la lingua.
Ma quello non era il pianto del suo corpo.
O del suo cervello.
Quello era il pianto del suo cuore.
E della sua anima.
Per il suo amore.
Per il suo Spike.
Tradito.
Dalla vita e da due demoni di cui non conosceva nemmeno l’esistenza.
Dal caso.
E dalla donna che amava.
Tradito due volte.
Perché anche Drusilla lo aveva tradito.
Senza conoscere neanche il suo nome.
Parlandogli di se stesso e di ciò che si portava dentro.
Facendolo illudere che, in qualche modo, quella cratura che lo stava uccidendo potesse comprenderlo.
Che lo avesse scelto perché era speciale, perché era unico.
E non per un gioco crudele.
Non perché Darla l’aveva provocata .
Lo aveva ingannato.
E il suo pianto era per lui.
Perché la vita che gli era stata strappata avrebbe potuto essergli risparmiata… se solo fosse passato un attimo dopo…
Amore, amore, amore… povero amore mio…
Combattè contro il pianto.
Contro la rabbia che le montava dentro.
E che non aveva mai provata in vita sua…
Mai.
Neanche contro il demone inviato dal Concilio per ucciderla.
Che aveva minacciato i suoi bambini…
Mai aveva sentito tanta ira nel cuore.
Tale da contaminarla per sempre…
"Ma no…" Darla rise. Rise di gusto. "Non riesco a crederci! Non lo sapevi!
Il tuo Spike non ti aveva detto nulla?!
Non ti aveva raccontato… e piangi… parola mia, sei una piccola, stupida, patetica…"
Tanya sentì Angel avanzare, e lo fermò, con la voce e con il braccio.
"No, Angel, no!"
Quella era la sua battaglia.
La sua missione…
E la sua giustizia per Spike…
"Oh, si…"Era divertita, Darla, veramente divertita." Lasciami godere ancora un po’ le sue lacrime, prima di ucciderla…
Scommetto che le farebbe meno male sapere che Spike è stato scelto… braccato… seguito… come te…"
Ancora un colpo.
Per il suo cuore.
Per il suo spirito.
"Scommetto che piangerebbe anche per te se le raccontassi come ti ho voluto, come ho osservato le tue mosse, notte dopo notte…
Come non avevi possibilità di sfuggirmi.
Se pure non fosse stata quella volta, sarebbe stata un ‘altra… data la vita che facevi, sapevo di non dover attendere troppo…
Sempre ubriaco… sempre con una donna…"Scosse il dito davanti al volto." Che direbbe il tuo bambino sapendo che razza d’uomo eri, che quella sera eri sbronzo da non reggerti in piedi… e che mi hai seguita tu! Che mi hai seguita!
Che ti sei offerto di scortarmi!
Oh, quanto, quanto mi sono divertita!
Non puoi nemmeno averne idea!
Eri lì, e pensavi di affascinarmi… troppo facile…
E cosa direbbe se gli raccontassi di come sei stato ingenuo, tesoro mio, di come hai sgranato gli occhi quando ti ho detto che ti avrei mostrato il mondo?"
Guardò Tanya, e nonostante i suoi sforzi parte di ciò che provava dovette essere visibile dal suo volto, perché parve ancor più divertita quando continuò.
"Lo ricordo come fosse ieri… che notte memorabile!…
Mi guardavi come una visione!E lo ero per te!
Una visione!
Il mondo!
E poi… lo ricordi, Angelus… ricordi… avrei potuto chiederti qualunque cosa… e ti chiesi… "
"… di chiudere gli occhi…" Finì per lei Angel. La voce bassa, più bassa di quanto Tanya l’avesse mai sentita.
A rigirare il pugnale che le infilzava il cuore.
"Già… "Riprese Darla. Ed era lui che guardava.
Lui che voleva ferire.
Mentre il volto di Angel non mostrava emozioni.
"e tu li hai chiusi… povero, povero ragazzo che ha creduto ad una sconosciuta…
Credi che Spike ti vorrebbe ancora come sire, sapendo quanto sei stato stupido?
Dimmi, cosa credi che penserebbe?"
"Che sei una puttana, Darla!" Sibilò Spike, avanzando nella terrazza.
Darla sgranò leggermente gli occhi.
Mentre Tanya non muoveva un muscolo.
Lei sapeva che Spike era lì.
Lo aveva saputo dal momento in cui era giunto.
Come sapeva che non aveva sentito Darla parlare di lui.
Ma ciò non significava che, ora, soffrisse di meno.
Tanya poteva vedere il suo volto, e leggere il dolore scolpito in esso.
A dirle che Angel non gli aveva mai parlato di tutto ciò che aveva appena saputo.
E apprenderlo così, per lui, doveva essere stato orribile.
"una sgualdrina "Continuò. " che non ha avuto nemmeno il fegato di guardarlo negli occhi prima di ammazzarlo!"
"Cosa che la mia Drusilla ha invece fatto…"Sogghignò Darla." Lo ricordo bene…"
"Non che lei sia migliore di te, Darla, è solo"Stavolta fu Spike a sogghignare." Che non credo che al mondo ci sia qualcuno peggiore di te.
Tranne, forse, il tuo bastardo, che però, al momento, non vedo nei paragi!"
"Hai la vista corta, Spike, a me pare che sia proprio accanto a te…"
"Basta."
Darla sembrò quasi infastidita dalle parole di Tanya.
L’aveva interrotta, disturbando quell’inaspettato diversivo.
"Senti, ragazzina…"Cominciò, ma Tanya non la lasciò proseguire.
L’attaccò di nuovo. E stavolta non si fermò.
Basta.
Basta con quelle parole piene di veleno.
Basta con i colpi al cuore.
Basta.
Basta con quell’assurda cattiveria.
Basta.
Basta.
Darla parò il suo colpo, indietreggiando, e provò ad affondare due volte, ma i suoi colpi sembravano a Tanya lenti… come una tenda mossa dal vento.
Basta.
Basta ferire Spike.
Basta ferire Angel.
La sua famiglia.
Il suo focolare.
Il suo cuore.
Ancora un attacco.
E la vampira non sorrideva più.
Un salto che la portò davanti a lei.
E Darla cominciò ad avere paura.
Basta.
Basta riportare indietro il passato.
Basta usarlo per sfasciare ciò che non poteva essere sfasciato.
E che Dio la perdonasse, Tanya non combatteva per la sua missione.
Tanya non combatteva per giustizia , o per salvare delle vite.
Non più.
Tanya combatteva per Angel.
Per Spike.
E non combatteva per odio.
No.
Tanya combatteva per amore.
Colpì per uccidere.
E il vestito di Darla fu lacerato da un ‘unico, rapido colpo, dall’alto al basso, insieme alla carne.
E lei gridò, mentre il sangue schizzava dall’enorme squarcio aperto dalla lama della spada benedetta, dal mezzo delle scapole all’ombelico, passandole esattamente in mezzo al seno.
Se solo non si fosse arcuata leggermente all’indietro, di pochissimo, sarebbe stata finita…
Ma Darla lo aveva fatto, finendo sul parapetto, e ora fissava il suo busto quasi aperto a metà.
Annichilita dalla rabbia e dal dolore, mentre tutta la sua boria e la sua sicurezza sembravano dissolte come neve sotto il sole.
"La mia… bellezza… "Soffiò fra i denti.
Tanya strinse la spada fra le dita ed avanzò per finirla.
Ma stavolta il vampiro fu più veloce della Cacciatrice.
E mentre il suo sangue inondava la terrazza, probabilmente con la sola forza del suo istinto di conservazione, Darla si lasciò precipitare.
Con la schiena all’indietro.
Continuando a guardarla.
Mentre Tanya già si lanciava per seguirla.
"Noo!"Gridò Spike, afferrandola per la vita.
"Spike!"
Fu un ‘esclamazione esasperata la sua, ma non rabbiosa, mentre con le mani cercava di liberarsi.
Ma lui la stringeva forte… e per sottrarsi avrebbe dovuto fargli male.
"Ti ferirai…"Le gridò nelle orecchia." E Drusilla è libera, e sta bene!"
Strinse le labbra.
Aveva fatto decine di volte salti peggiori di quello, e Spike lo sapeva benissimo… ma quando voltò gli occhi e la strada , e le traverse, fin dove riusciva a stendere lo sguardo, le apparvero deserte, si abbandonò fra le sue braccia, e lasciò che la spada le scivolasse dalle dita, quasi che, all’improvviso, lei fosse troppo debole per reggerla.
Mentre le mani di lui le si chiudevano sul volto.
"Ucciderà ancora…"Ansimò. " e sarà colpa mia…"
Spike la strinse a se, la tensione che abbandonava il suo corpo.
"No... non tua… tu l’hai ferita… sarebbe stato inutile rischiare di ammazzarti…"
Accanto a loro, Angel si appoggiò al parapetto, scrutanto in basso, alla ricerca, anche lui, di tracce di Darla.
E, come Tanya, non ne trovò.
E sul suo volto si disegnò un ‘angoscia non meno profonda di quella del cuore della ragazza.
"Volevano noi…"Mormorò piano." Senza un vero motivo.
Volevano solo noi…" Si voltò a guardarli." E non si fermeranno…
Non più.
Non ora.
Non Darla."
Tanya incontrò il suo sguardo, e poi voltò la testa.
Verso Spike.
Verso il mare azzurro dei suoi occhi.
E vi lesse l’angoscia. La paura.
Dove fino a poche ore prima vi erano stati l’allegria… e l’amore.
Era così dunque…
La sua terra si avviava verso il disastro, e due vampire senza alcuna pietà la infestavano per distruggere la sua famiglia?
Era così… si…
Ma se lei, come aveva detto Eleonor, non poteva fare nulla pr impedire alla Russia di soffruire, poteva lottare per coloro che amava.
E poteva, e doveva, e volve adempiere alla sua missione.
E riparare al tradimento di quel giorno.
All’errore che aveva permesso a un mostro di scappare.
"Lo so…"Mormorò piano." Ma non permetterò loro di distruggere la mia famiglia.
Non senza combattere."
Sollevò gli occhi, e, con un groppo alla gola, pensò di avere fatto la scelta più giusta, chiedendo a Spike di aspettare, per il loro bambino.
Allungò le braccia, e prese una mano di Spike e una di Angel, stringendole fra le sue.
Fissandoli.
Chiedendo loro forza.
In silenzio.
"Torneranno"Disse infine." E noi le aspetteremo.
Insieme."
*****
Los Angeles, 2001
"Quella notte mi pose di fronte a quella che era stata la mia vita…a ciò che era stato importante per me.
Allora…non avrei potuto ucciderle. Il legame di sangue esistente tra vampiri è…diverso…non so come spiegarlo.
Il sangue di Drusilla mi aveva reso un demone…ed il suo sangue era quello di Angelus, di Darla.
Era un legame…era una sensazione quasi fisica.
Angel e Luce però…loro erano la mia famiglia. La famiglia che mi ero scelto…e mi resi conto quella notte che era l’unica famiglia che contasse, per me."
Spike tacque, mentre per un’istante I suoi occhi si persero nel vuoto.
Ripensò a quella notte.
A quanto aveva cercato di ignorare la verità, nelle settimane seguenti.
"Quella notte cambiò tutto, Kate.
Oh, certo…le cose sembrarono calmarsi…ed io volevo credere a tutti i costi che non fosse cambiato nulla…che la visita di Darla e Drusilla fosse stata solo una nube di passaggio.
Ricominciai a parlare con Luce di adottare un bambino…"
Appoggiò le spalle contro lo schienale, mentre le sue dita tamburellavano su una sua coscia.
"Spike?" Domandò Kate, ed il vampiro fu sorpreso di avvertire una nota di preoccupazione nella voce della donna.
Scosse leggermente la testa, e la guardò sorridendole.
"Luce voleva aspettare. Continuava a dire che quella non era la fine…che…" Strinse I denti. "Dovevamo aspettare…ed aveva ragione"
La sua mano sinistra si strinse in un pugno.
"Darla cominciò a mettere insieme…beh… l’unica parola che mi viene in mente è…esercito…di demoni e vampiri, ed avevano tutti un solo scopo.
Uccidere la Cacciatrice.
Uccidere mia moglie"
*****
S.Pietroburgo, Gennaio 1916
Le labbra di Tanya erano come fuoco sulla sua pelle, tracciavano una scia sulle sue mandibole, mentre le sue dita stringevano la stoffa della camicia di Spike.
Spike affondò le dita nei capelli di Tanya, mentre le gambe di lei gli cingevano i fianchi.
A volte pensava che il desiderio che provava per quella donna non si sarebbe mai esaurito.
La sua pelle gli provocava ancora lo stesso fremito, il suo sapore, l’aroma del loro amore, gli dava ancora la pace.
Tanya gli cercò le labbra, mentre le sue dita scivolarono sulla pelle nuda delle spalle di lei.
Ed era tutto perfetto.
Il mondo era fuori dalla porta, e non gli importava che fosse freddo. Non gli importava che la porzione di Terra in cui viveva, la parte del mondo che chiamava casa stesse urlando di dolore.
Non con Tanya
Non tra le sue braccia.
Non mentre la baciava.
Non mentre le dita di lei scivolavano sul suo torace per liberarlo dalla camicia.
"Ti amo" Soffiò lei
Come sempre, quelle parole gli risuonarono dentro.
Come sempre, lo fecero sorridere.
"Ti amo" Mormorò.
"Spike, Tanya…posso entrare?"
La voce di Angel era tesa di preoccupazione, al punto che non aveva neanche bussato
No, sparisci! Il mondo siamo solo Luce ed io!
Pensò per un’istante.
Poi i suoi occhi incontrarono quelli di Tanya, e qualcosa di molto simile ad un ringhio gli sfuggì dalle labbra.
Tanya gli sorrise, ma l’ombra nel suo sguardo era tornata. Quell’ombra che non era mai veramente scomparsa dalla notte in cui Darla e Drusilla avevano detto di rivolerlo.
"Spike" Mormorò Tanya.
E Spike abbassò la testa, mentre sentiva dentro di se che Angel non li aveva chiamati, non li stava aspettando fuori dalla porta di casa, pregno di buone notizie.
Esattamente come lo sentiva Tanya.
"Un momento!" Esclamò.
Rubò un bacio alla ragazza, e si rimise in piedi, aiutandola a fare lo stesso.
Tornarono insieme in salotto e si guardarono per un’istante, poi Spike si diresse verso la porta.
Angel era sulla soglia, e Spike dimenticò in un istante la rabbia di poco prima, tanto l’altro era pallido, più pallido del solito.
"Entra" Disse, arretrando di un passo, senza mai smettere di guardarlo.
"Angel" Mormorò Tanya, ma il vampiro non la guardava, gli occhi nocciola fissi in quelli azzurri di Spike.
"Cos’è successo?" Domandò
Angel deglutì, porgendogli la copia spiegazzata di un quotidiano che l’altro non si era nemmeno reso conto stringesse fra le mani.
"Leggi… pagina otto"
Spike lo guardò di sottecchi, mentre sfogliava rapidamente il giornale.
Scorse i titoli con gli occhi e si ritrovò ad ammiccare, mentre leggeva: "Macabro delitto nel Sennaja Ploshchad.
Stanislav Mirinskji, otto anni e sua sorella Irjina, sei…" Spike si fermò, mentre le sue labbra continuavano silenziosamente a scandire le parole.
"Spike?" Domandò Tanya sottovoce, e lui sussultò quando la sentì sfiorargli il braccio.
"Sono stati…seviziati" Sussurrò Angel, ma fu Spike a continuare.
"Lui è stato seviziato…inchiodato contro un muro. Lei…aveva un segno" Non riuscì ad andare avanti.
Appallottolò il giornale e lo lanciò rabbiosamente contro un muro.
"Una croce sulla guancia sinistra" Terminò Angel.
Spike abbassò la testa. "Non è esattamente il viaggio nei ricordi che preferisco"
"Non capisco" Mormorò Tanya. "Cosa…"
"Darla e Drusilla" La interruppe Angel.
"Sono state loro ad uccidere quei bambini?" Tanya fece un passo avanti, ma ancora Spike non la guardava.
Non aveva il coraggio di farlo.
Non voleva vedesse che non gli importava niente della morte di quei bambini.
Non si vergognava di quello che era stato un modo divertente di uccidere per lui.
Non aveva rimorsi.
Non desiderava poter cambiare il passato.
"Ci hanno mandato un messaggio, Luce" Mormorò.
Ed ancora non la guardò.
"Ti ho mai raccontato del perché mi chiami Spike, Luce?
Usavo chiodi delle ferrovie per torturare le mie vittime. Esattamente come deve averne usati Darla su quel bambino…quanto ad Angelus, beh…io non ero ancora…"
"Incidevo delle croci sulle guance delle mie vittime" Finì Angel per lui.
Spike sollevò la testa di scatto.
" Angelus lo faceva, non tu!"
"William, non mi sembra il momento di…"
"No, invece, a me sembra proprio il momento giusto!" Urlò Spike. "Io ho inchiodato quella gente alle pareti.
Lo ricordo!
E ricordo anche di come Drusilla fosse accanto a me. Ricordo di come bevesse da loro mentre uccidevo… ma tu no!
Era Angelus! E se non chiariamo questo ora, tanto vale non provare nemmeno a difenderci da loro!"
Si voltò verso Tanya, che teneva gli occhi fissi su di lui e mormorò: "Benvenuta nel clan di Aurelius, Luce!"
"Amore" Tanya scosse la testa. "Non incolpare…"
Spike si lasciò sfuggire una risata.
"Incolpare me stesso? E di cosa, Tanya? Io non sono pentito di quello che ho fatto!" Allargò le braccia. "Io *non* ho un’anima!
Sai cosa ho provato leggendo di quei bambini?
Niente!
Me ne frego di loro"
Deglutì, e scosse la testa.
"Ma sono preoccupato per voi.
Per Angel" Mormorò, osservando il suo sire che teneva le braccia incrociate contro il petto, e dal cui volto traspariva chiaramente dolore. "E per te.
Darla ha fatto la sua prima mossa…e questo non è che l’inizio"
*****
"Angel lo capì subito " Mormorò Spike cupamente, l’allegria e la tranquillità di solo un ‘ora prima che sembravano essere svenite nel nulla, risucchiate dai ricordi, e dal dolore che, Kate ne era certa, ad essi era legato.
Lo leggeva nei suoi occhi espressivi, e in quel volto che, ormai, cominciava a conoscere, e le cui espressioni cominciava a interpretare.
" Nessuno al mondo conosceva Darla come lui… nessuno al mondo le somigliava come Angelus…
Capì subito che quegli omicidi erano un messaggio.
Il domo di Darla per dirci: Eccomi, sono tornata, e voglio giocare un po’ con voi prima di uccidervi.
L’inizio della sua lenta tortura.
E Darla è una maestra della tortura, te lo posso assicurare, seconda solo al suo childe…
Sapeva che di per se quegli omicidi mi avrebbero colpito solo relativamente, come riflesso della sofferenza di Tanya e Angel… così come sapeva che avrebbero straziato loro.
Che ognuna delle croci sul volto di un bambino avrebbe fatto ricadere il suo sangue sulle mani di Angel, e ognuna di quelle piccole vittime avrebbe fatto sentire tanya altrettanto colpevole.
Per non averla salvata… per non essere arrivata in tempo…
E non serviva che le ripetessi che era quasi impossibile riuscirci, che non si trattava di cercare un demone che uccideva per fame, che avrebbero potuto colpire ovunque, in qualsiasi momento… loro… e quelli che eseguivano i loro ordini…
Tanya si consumava nell’angoscia e così faceva Angel.
Sembrava che ognuno di quegli omicidi…"
"Spike, aspetta…"Kate allungò una mano, per chiedergli di attendere, colpita da come, sotto l’apparente freddezza della sua espressione, il racconto di lui si fosse fatto improvvisamente più tortuoso, più frenetico, come se Spike volesse arrivare alla fine il più presto possibile.
Perchè era troppo difficile andare avanti.
Era troppo difficile tornare a qualcosa che faceva così male.
E questo Kate lo capiva molto, molto bene…
"Vuol dire che ne uccisero ancora?"
Non sorrise, Spike, nessuna espressione ironica sul suo volto teso.
"Si,"Disse, la voce ancor più bassa del solito." Ancora… e ancora… e ancora…"Kate si portò una mano alla gola." Bambini, perché sapevano che avrebbe fatto più male.
Sempre con la stessa procedura… inchiodati alle porte delle loro case, o riversi in terra, con i volti sfregiati… a gridare al mondo che la mia Luce viveva con due assassini, con due mostri.
E gridare al mondo che era colpa sua.
E lei ci credeva.
Come ci credeva Angel.
Mentre il sangue continuava a scorrere…
Talvolta scoppiando in uno schizzo violento, in una sola notte… quando l’esercito di Darla e Dru si divideva… e ognuno cercava una vittima, per far sentire Tanya ancora più impotente… per farle sapere che non sarebbe mai riucita a fermarli tutti, contemporaneamente…
Talvolta interrompendosi per settimane, per dare quasi l’illusione che si fossero stancati.
Ma Angel sapeva che non era così… e infatti, dopo poco, tutto riprendeva.
L’orrore riprendeva… e si chiudeva in una morsa attorno a Tanya…
Sempre più vicino…
Portavano i corpi in strade sempre più prossime a casa, scegliendo bambini poveri, o malati… nella perfetta rappresentazione di un cappio che si chiudeva attorno a lei.
E io…"S’arrestò per un istante, e la guardò, come se volesse trapassarla con gli occhi. " avevo paura…"
*****
Il silenzio, nello studio di Eleanor, era assordante.
Sembrava ruggire, e l’Osservatrice avrebbe preferito di gran lunga urla a quella cappa di disperazione che le mozzava il fiato.
Come quella che sembrava avvolgere l’intera Russia, e stava diventando quasi una seconda pelle per la sua bambina… per la sua Tanya.
Gli omicidi di bambini continuavano, e la loro efferatezza turbava anche lei, che da tutta la vita, ormai, studiava demoni.
Erano martirii dettati da un odio, una furia cieca nei confronti della Cacciatrice.
Davvero c’era stato un tempo in cui aveva considerato i vampiri creature bestiali poco più che senzienti?
Com’era stata ingenua.
La cosa più atroce, la cosa che chiara traspariva persino nella spietata crudeltà di quei delitti, era che essi contavano poco o niente per le Darla e Drusilla.
I bambini venivano raramente morsi e, col passare delle settimane, l’ubicazione dei corpi si avvicinava sempre di più ai luoghi che Tanya era solita frequentare.
Tanya era la vittima.
La stavano uccidendo.
Poco alla volta, giorno dopo giorno, lacrima dopo lacrima.
"Voglio che lasci Peitrogrado, Tanya…" Disse decisa.
La giovane donna, seduta di fronte a lei, sollevò la testa di scatto.
"Stai scherzando, vero?" Domandò.
Eleanor scosse il capo in segno di diniego, e si alzò dalla sua sedia, giungendo le mani, e prendendo a tormentarsi la sua vera nuziale.
"No, Tanya. Non credo di essere mai stata tanto seria in vita mia."
Tanya si passò una mano davanti agli occhi. "Non..."La guardò. "Mi stai chiedendo di venire meno alla mia missione?"
"Chiedendo, ordinando, pregando, supplicando...scegli tu il termine, Tanya, sono tutti validi"
"No...non posso farlo, quei bambini..."
"Quei bambini sono un diversivo! Torturano te attraverso loro!"
"Erano persone innocenti...e quelle...creature..."
"Li hanno massacrati...e presto o tardi faranno lo stesso anche con te!"
Tanya deglutì.
"Sono la Cacciatrice, Eleanor."
"Per l'appunto! La Cacciatrice, non una martire!"
"Sono colpevole quanto loro, Eleanor!"
L'Osservatrice si passò una mano tra i capelli.
"Lo sarai se rimarrai qui, Tanya! Ma non capisci che..."
"Al contrario." La voce di Tanya era fredda. "Capisco tutto: capisco i tuoi discorsi, quelli di Angel...capisco Spike, ma non posso farci niente.
Non fuggirò Eleanor! Te l'ho già detto, io non lascerò la Russia"
Eleanor si lasciò andare ad un tremulo sospiro.
"Ti uccideranno Tanya, lo sai, vero? Sei troppo coinvolta!"
Tanya abbassò la testa.
"Mi hanno già uccisa, Eleanor."
La sua voce era poco più che un sussurro, ma per l'Osservatrice fu come un boato, mentre, dentro di lei, si faceva strada la consapevolezza che mai avrebbe potuto dimenticare le parole che la sua Tanya, la sua adorata bambina, aveva appena pronunciato.
Così come mai avrebbe potuto dimenticare il modo in cui le spalle della ragazza si erano incrinate.
"Mi hanno uccisa quando hanno massacrato i fratelli Mirinsky..."
"Tanya" Sussurrò Eleanor, lottando contro il groppo nella sua gola.
"Devo fermarle, Eleanor....per quei bambini, per la mia missione, per la mia famiglia. Non si stancheranno mai. Hanno trovato un terreno troppo fertile...lo capisci questo?"
"No" Sibilò Eleanor. "No"
Ma mentiva, lo sapeva lei e lo sapeva anche Tanya.
La Cacciatrice si mise in piedi, stringendosi nel suo cappotto.
"Devo andare, ora...." Disse.
Eleanor annuì, deglutendo, ricacciando indietro le lacrime.
"Buona notte, Tanyuska" Mormorò.
Tanya annuì, dischiuse le labbra, come per parlare, ma poi scosse la testa e le voltò le spalle, lasciando lo studio di Eleanor.
Di nuovo, il silenzio riempì gli spazi vuoti, e di nuovo fu assordante, come una deflagrazione.
"Ti voglio bene, bambina mia" Soffiò Eleanor, mentre una lacrima le rigava una guancia.
"Così tanto bene…"
*****
Quando la guardò, capì subito che c'era qualcosa di sbagliato.
Tanya era ritta sulla porta, il volto pallido, innaturalmente pallido.
Spike saltò dal divano, e in un istante fu da lei.
"Luce?" Domandò "Stai bene?"
Tanya scosse la testa.
"Sono tornata per prendere la spada…"
Spike annuì, abbassò la testa, e solo in quel momento notò che le mani di Tanya non erano come al solito coperte dai guanti.
Erano insanguinate.
Sollevò la testa di scatto e fece un altro passo verso di lei, sfiorandole le spalle, e per un solo istante temette che lo avrebbe scacciato.
Non accadde.
Tanya fece per coprire la mano di lui con una sua, ma poi la lasciò ricadere.
"L’ha trovata Olga. Era inchiodata alla porta della lavanderia" Mormorò Tanya lentamente, e dal suo volto Spike non faticava a credere che le immagini di cui parlava stessero ripetendosi incessantemente nella mente della ragazza, lacerandole il cuore.
"Aveva solo cinque anni, Spike" La voce le si incrinò, ma non pianse.
Tanya, la sua Tanya, non piangeva più.
Il dolore era troppo forte, troppo profondo perché potesse essere lenito dalle lacrime.
Tanya trasse un respiro profondo.
"Non può continuare così…non può" Disse, e c’ era una nota di autentica disperazione nella voce della ragazza.
No.
Tanya non era più una ragazza.
Gli avvenimenti delle ultime settimane erano riusciti ad intaccare parte di quell’innocenza che Spike amava tanto.
Tanya fece un passo indietro, poi, senza parlare, si diresse in camera da letto. Spike la seguì e non poté fare a meno di ammiccare sorpreso quando vide Tanya inginocchiata di fronte alla cassapanca delle armi.
Da quando la conosceva, era la prima volta che le vedeva prendere altre armi oltre la sua spada.
Paletti, pugnali…persino un’ascia.
Sembrava si stesse preparando ad una guerra.
Una guerra che intendeva combattere con le sue sole forze.
"Cosa credi di fare?" Domandò, entrando nella stanza.
Tanya lo guardò e si rimise lentamente in piedi, sistemandosi I paletti nella cintura.
"Trovarle, Spike" Annunciò.
"Oh, no!" Disse lui scuotendo la testa. "No, Tanya…tu non vai da nessuna parte!"
Non le avrebbe permesso di uscire, non quella sera.
Nelle sue condizioni sarebbe stato sin troppo facile per Darla ucciderla.
"Non puoi impedirmelo!" Urlò Tanya, e Spike trasalì.
Non per la sua voce, ma per lo sguardo che le lesse negli occhi.
Disperazione, dolore e rabbia. Una rabbia che sembrava stesse mordendole via l’anima.
E Spike aveva paura.
Non credeva di essere mai stato così spaventato in vita sua.
Aveva paura per sua moglie, paura di perderla. Aveva paura di Darla, paura che proprio come aveva sospettato all’inizio non si sarebbe accontentata di uccidere.
Avrebbe distrutto lo spirito di Tanya.
Proprio come un tempo avrebbe fatto Angelus.
"Oh, sì che posso, e non credere che non lo farò!" Le urlò contro.
Tanya scosse la testa, si avvicinò alla porta, ma Spike le bloccò il passaggio.
"Ascoltami dannazione! Non capisci quello che ti sta facendo?
È una trappola, Tanya! Una maledetta trappola! Lei ti vuole disperata, irrazionale e tu le stai offrendo la tua testa su un fottuto piatto d’argento!"
"Lasciami passare, Spike!" Sibilò lei a denti stretti.
"No, maledizione! No!
Non ti lascerò uscire da questa casa, non…" Sospirò. "Per favore, Luce…"
"Mi dispiace, Spike…" La voce di Tanya fu poco più che un sussurro. Abbassò la testa, e fece per voltarsi, quando lo sorprese colpendolo al volto con un pugno.
Spike barcollò all’indietro, arretrando di qualche passo, e Tanya ne approfittò per uscire dalla camera da letto.
Ma Spike, velocissimo, le balzò alle spalle, attirandola a se.
Non si era reso conto delle lacrime che gli riempivano gli occhi.
Darla stava vincendo. Aveva preso la loro felicità e l’aveva calpestata.
Non avrebbe avuto anche la vita di Tanya
Non glielo avrebbe permesso.
"Non andare, Luce" la implorò stringendola più forte a se, aggrappandosi a lei. "Non voglio perderti…non…"
Tanya gli sfiorò le mani con le dita, e mormorò: "Mi perderai comunque, Spike…"
Spike ammiccò, e dovette deglutire per riuscire a mormorare contro i suoi capelli: "Non m’importa…preferisco che tu mi odi…preferisco il tuo disprezzo…purché tu viva…"
Tanya si voltò. Non vi erano lacrime nei suoi occhi, un sorriso stanco le increspava le labbra.
Sollevò una mano e gli sfiorò il volto, asciugandogli delle lacrime che gli erano scorse sulle guance.
"Io ti amo più della mia stessa vita, Spike. Niente potrà mai cambiare questo. Ma non rimarrò qui, mentre altri bambini muoiono a causa mia." Si strinse nelle spalle. "Non posso…neanche per te…"
Si allontanò di un passo e disse. "Mi dispiace…di tutto…"
Si voltò, poi, senza dargli il tempo di replicare, ed imboccò la porta d’ingresso.
Spike scosse la testa incredulo.
Davvero Tanya l’aveva colpito?
Davvero avevano urlato?
Davvero tra le pareti di quella casa si erano udite le loro grida… ?
Mentre lacrime avevano rigato il suo volto…e sangue aveva macchiato le mani di sua moglie?
Strinse I denti, ed afferrò un paletto che era caduto a terra. Uscì dall’appartamento, sbattendo la porta, mentre i suoi sensi erano tesi in direzione di Tanya.
Era veloce, ma l’avrebbe raggiunta.
L’avrebbe raggiunta ovunque.
Il paletto gli cadde di mano quando, chiaro, alle sue orecchie giunse l’urlo di lei.
Si mosse velocemente, più velocemente di quanto avesse mai creduto possibile, svoltò un angolo, e fu lì che la trovò, inginocchiata in terra, mentre la neve accanto a lei era rossa, di quella tonalità intensa che solo il sangue riusciva a prendere.
E sangue sembrava essere dappertutto.
Sangue giovane, puro.
Sangue appena versato.
Magari, proprio mentre Tanya e lui discutevano.
Un bambino.
Spike fece un passo in avanti, notando come Tanya stesse stringendo a se quel piccolo corpo, cullandolo, guardando il volto sfigurato dalla croce incisa su una guancia.
Sangue.
Sangue.
Era dappertutto, impregnava la neve, ne macchiava il niveo candore, ne guastava l’odore.
Macchiava il volto di Tanya, le sue mani, I suoi abiti.
Ed era anche il cuore di lei che sanguinava.
Spike strinse I denti, avvicinandosi.
"Tanya" Disse, e quasi sperò che lei non sollevasse la testa, che non lo guardasse.
Ma lo fece, stringendo il piccolo a se, come se volesse ridargli la vita.
Come, forse, avrebbe stretto a se il loro bambino.
"Perché non prendono me? Perché non vengono da me? Ha sofferto così tanto…era solo un bambino, Spike ed ha sofferto così tanto…sento ancora la sua paura…"
Spike si inginocchiò accanto a lei, aveva paura anche solo di toccarla in quel momento. Temeva si spezzasse, temeva che non avrebbe retto a quell’ennesimo dolore, a quell’ennesima tortura.
"Mi dispiace…"Disse. Ed era sincero.
Provava pena per il bambino che Tanya stava cullando tra le braccia, e sentiva il suo cuore spezzarsi per il dolore che lei stava provando.
Ed ancora, la sua sposa non piangeva.
"E’ tutta colpa mia…" Mormorò Tanya, e Spike fu spaventato dal tono della sua voce. Sembrava che fosse sull’orlo della pazzia, mentre I suoi occhi erano sbarrati.
"No…" Soffiò lui. "No, Luce, no…"
"E’ colpa mia…a…avrei dovuto…" La voce di Tanya stava diventando stridula, mentre lacrime le riempivano gli occhi.
Spike allungò una mano e le sfiorò i capelli.
"No, Luce…no…non è colpa tua…"
Tanya abbassò la testa, guardando il bambino, sfiorando con le dita la croce che era stata incisa sulla sua guancia sinistra.
"Sono stata io…" Guardò Spike e ripeté. "Sono stata io, Spike…"
Lui scosse la testa.
Senza nemmeno pensare, allungò le braccia, avvolgendole attorno alle spalle della donna.
Chiuse gli occhi, mentre accarezzava I capelli di Tanya, mormorandole che tutto sarebbe andato bene, che avrebbero trovato una soluzione, che avrebbero trovato le due vampire, e che avrebbero pagato.
Non riuscì a spiegarsi il senso di sollievo che provò, quando fu in grado di avvertire la presenza di Angel, non molto lontano da loro. Una parte di se sapeva che doveva averli osservati a lungo, che doveva averli seguiti, che probabilmente doveva aver udito le loro urla.
"Angel" Disse piano.
Il vampiro bruno si fece avanti, e Spike non aveva bisogno di guardarlo per sapere che quanto era avvenuto stava lasciando un marchio rosso anche in lui.
"Darla…" Mormorò il sui sire.
Spike sollevò la testa e lo guardò, mentre ancora Tanya cercava rifugio tra le sue braccia, ed il corpo di quel bambino era stretto contro il loro.
"Già…"
"Io...lei non si fermerà. Io non lo avrei fatto.
Noi siamo uguali.
Fuggire… non servirebbe a nulla."
Spike annuì, troppo sdrenato anche solo per provare a ricordare ad Angel che lui non era Angelus. Non era quello il momento.
"Ci inseguirebbe…e ricomincerebbe…" Continuò Angel, la voce bassa, carica di dolore.
Spike annuì.
Aveva assistito a cose simili, quando aveva insanguinato l’Europa con Angelus, Darla e Drusilla. Ricordava quanto fosse stato divertente per la vampira bionda scegliere le sue vittime, ricordava quanto paziente fosse stato Angelus, nel creare un quadro perfetto, fatto di disperazione, dolore, pazzia.
Drusilla, d’altro canto, era stata il suo capolavoro.
"Hai ragione" Disse, intuendo, in quel momento, che nessuno di loro avrebbe lasciato Peitrogrado fino a quando le due vampire non avessero cessato la loro caccia.
Guardò Angel, domandando: "Come dobbiamo procedere?"
Il vampiro aprì la bocca, ma fu Tanya a parlare. E Spike abbassò la testa, mentre lei si allontanava.
Non vi erano più lacrime nei suoi occhi. Non vi era più dolore sul suo volto, eppure Spike riusciva ancora a sentirlo.
Il viso di lei era una maschera di risolutezza, di decisione.
"Li cercherò" Annunciò. "Uno ad uno…
E li ammazzerò…
Se è me che vuole, l’accontenterò." Deglutì. "Ma, da questo momento, sono io a dettare le regole."
*****
"Cominciò la caccia quella notte.
La caccia di Tanya…
E quella stessa notte, mentre facevo l’amore con lei, seppi che non l’avremmo mai preso quel bambino… che non lo avremmo mai avuto un figlio nostro.
Perché nulla avrebbe mai più potuto essere come prima…"
Non si interrompeva più… non smetteva più di parlare, come se non potesse farlo, come se , adesso, avesse la necessità di finire il suo racconto.
Come se avesse paura che, interrompendosi, non sarebbe più riuscito a riprendere.
E Kate si chiese se non dovesse farlo lei.
Se non dovesse fermarlo.
Perché non sapeva se voleva davvero ascoltare ciò che sarebbe seguito.
E perché quel tono freddo, quasi adirato, con se stesso e con il mondo, la colpiva, parlandole di un dolore il cui ripetersi avrebbe voluto evitare.
Ma quando pensò di farlo, quando pensò che fosse giusto farlo, senza una ragione, non agì.
E lui, ininterrotto, continuò a parlare.
"Io mi dicevo che non era così.
Che una volta trovate e annientate Darla e Drusilla tutto sarebbe tornato come prima e noi avremmo potuto di nuovo essere felici.
Lo dicevo a Tanya, di notte, stringendola a me, e lei mi accarezzava come un bambino, e mi diceva … si… che saremmo stati ancora felici… ma quello che stava accadendo la stava cambiando.
La stava avvelenando.
All’inizio pensai che fosse odio.
Verso Darla e Drusilla, e verso se stessa.
Per ciò che non riusciva a fare.
Per ognuno dei bambini uccisi.
Ma non era odio... no…
Per assurdo, ancora, Tanya non le odiava, non nel senso che noi diamo al termine.
Per assurdo, nonostante tutti i suoi sforzi, Darla non era riuscita a violare la natura della mia Tanya… non era riuscita… non riuscì mai ad avvicinarla a se…
No… non era odio…
Era dolore.
Un dolore terribile.Che la straziava.
Per quelle crature massacrate, per Angel, per me…
Un dolore che rese le sue gunce ancora più pallide … e spense la radiosità del suo sorriso…
La sua… rifulgenza…"Si fermò, solo per un attimo, e il sorriso triste che gli salì alle labbra fece venire a Kate la voglia di alzarsi, e prendergli una mano. " Drusilla me lo aveva detto…
Trenta anni prima… la notte che mi tolse la vita…
Mi aveva detto che stavo cercando quello… che cercavo qualcosa… di rifulgente…
E ora, ora che lo avevo trovato, ora che la sua luce mi accecava e mi aveva donato quattro anni di gioia pura, come non avevo nemmeno minimanente immaginato potesse esistere, Darla avvelenava il suo candore, e quella sofferenza che le aveva messo dentro rischiava di annebbiare la sua purezza…
Persino quando mi abbracciava, e mormorava che saremmo di nuovo stati felici, nella sua voce c’era quel dolore, quel tormento che, invece, l’accusavano di mentire.
Lei… che non lo aveva mai fatto…
E io non volevo credergli.
Non volevo credergli.
E oggi, ormai, non so chi avesse veramente ragione, se io o il suo dolore… non so se porre fine a qual massacro avrebbe rimesso le cose apposto.
La sola cosa che so è che in quei primi mesi del 1916 niente era apposto.
Ne la Russia, al cui dolore, che un tempo le aveva spezzato il cuore, ora sembrava improvvisamente essere sorda… ne Tanya…
S’immerse anima e corpo nella caccia, con una determinazione, quasi una ferocia, che facevano paura, e che, eppure, ancora e sempre, non erano dettate dall’odio, ma dall’amore.
E dal dolore che guidava i suoi passi, che le dava la forza, che la teneva sveglia di notte, tutte le notti, e poi la reggeva in piedi di giorno.
Che non l’abbandonava mai.
Ventiquattro ore su ventiquattro, Tanya combatteva la sua battaglia contro Darla, e presto questa guerra d’amore occupò ogni suo pensiero.
Smise di recarsi negli ospedali e nei ricoveri, smise di vedere i suoi bambini, smise persino di fare la ronda.
Perché adesso, quando freneticamente percorreva le strade della città, non lo faceva per pattugliare.
Lo faceva per cercare.
Per scovare un nemico preciso.
Per attendere che mostrasse anche solo la sua ombra per colpirlo.
Per annientare l’esercito che faticosamente si era costruito.
E lo faceva.
Oh, si, lo faceva.
Quasi ogni volta che usciva.
Con l’aiuto di Angel riusciva a scovare i demoni che appartenevano alla schiera di Darla e a concentrarsi su di loro.
Con determinazione.
Con disperazione.
Riducendo ogni volta un pò di più il loro numero…"
"Perché…"Mormorò Kate, prima, molto prima di riuscire ad impedirselo." Con l’aiuto di Angel? E tu?"
Spike scosse le spalle.
"Io potevo combattere al loro fianco.
Potevo cercare di proteggerli, ma Angel… lui poteva individuare facilmente chi era stato vicino a Darla.
Sentiva il suo odore su di loro."
Kate deglutì, uno strano nodo di fastidio che improvvisamente le serrava lo stomaco.
"Passarono dei mesi, " Riprese Spike." e Tanya continuava a cacciare, con la stessa e identica foga, con la stessa disperazione che aumentava a dismisura ogni volta che, nonostante i suoi sforzi, Darla o uno dei suoi sgherri riuscivano ancora ad uccidere un bambino…
E mentre l’ Ochrana, come c’era da spettarsi, non riusciva nemmeno a farsi un ‘idea sul possibile motivo di tanta efferatezza, Tanya annientava un esercito… pezzo dopo pezzo….
Quell’esercito costruito per distruggere. Che era riuscito a ferire il suo cuore ma che mai, nemmeno una volta, riuscì a ferire il suo corpo." Deglutì. "cercò Darla, la braccò, si trasformò da preda in predatore, uccise uno a uno i suoi killer, e nessuno di loro, mai, riuscì neanche a farle un graffio…"
*****
Peitrogrado, Marzo 1916
La sua armata.
Il suo esercito.
Aveva scelto ogni singolo demone, ogni singolo vampiro. I più forti, I più crudeli di tutta la Russia. Aveva vampirizzato uomini e donne, I più abietti.
Centinaia di esseri, di soldati, ai suoi ordini.
E un solo obiettivo: annientare la Cacciatrice.
La sgualdrina che aveva deturpato la sua bellezza, la sgualdrina che aveva reso felice l’impostore che portava il volto di Angelus.
La sgualdrina che in poche settimane aveva decimato il suo esercito, riducendo demoni e vampiri ad una massa di creature impaurite, che temevano di uscire per non incorere nella sua furia.
La odiava, quasi quanto odiava il bastardo che aveva rubato Angelus, il bastardo che combatteva al fianco di quella cagna.
Le stesse mani che avevano creato capolavori di distruzione, ora aiutavano la Cacciatrice contro di lei…
Lei, che lo aveva fatto, che gli aveva insegnato tutto.
Lei, il childe del Maestro.
Lei, che aveva terrorizzato il nuovo continente, prima di tornare in Europa, da dov’era partita, in vita.
Lei, che era stata regina di troni grondanti sangue.
Lei che aveva bevuto da colli di Cacciatrici e ne aveva gettati I corpi in terra, ridendo degli occhi sbarrati, della paura che aveva letto in essi.
Basta
Basta
Basta
Aveva giocato, fino a quel momento.
Il dolore spirituale era bello, era eccitante.
Era stato divertente vedere la luce negli occhi di quella cagna spegnersi giorno dopo giorno.
Era stato bello vedere il dolore sul volto di Angelus.
E William serrare le mascelle, mentre I suoi occhi si riempivano di lacrime.
Ma c’era qualcosa nel quale era ancora più brava. Qualcosa che le era naturale, qualcosa che le avrebbe dato piacere, quasi quanto il distruggere la felicità di Angelus e Spike.
Avrebbe tolto loro la vita.
Sofferenza fisica.
Urla disperate di dolore.
E sangue…oh, sì…avrebbe visto il loro sangue tingere di rosso le sue mani.
Forse aveva sottovalutato la forza della Cacciatrice.
Ma non sarebbe più accaduto.
Mai più.
Era ora di farla finita.
Era ora che capissero definitivamente, che nessuno poteva prendersi ciò che ra suo senza pagare… e pagare un prezzo molto, molto alto..
*****
Angel prese il libro dalle mani di Eleonor.
Aprendolo.
Cercando.
Il cuore improvvisamente più leggero di quanto non fosse stato negli ultimi mesi.
Proprio ora che, forse, andava a farsi distruggere.
O che, forse, poteva salvare i suoi ragazzi.
E ridare loro quella felicità che avevano trovato insieme, e che gli aveva scaldato il cuore.
Quella felicità che adesso, a volte, gli sembrava perduta per sempre…
Sporcata per sempre.
Da Darla.
Darla che lì per lui.
Darla, che gli aveva giurato di strappargli brandello dopo brandello la felicità.
E lo aveva fatto.
"Temevo che il Concilio non lo mandasse più…" Mormorò, scorrendo rapidamente le pagine, troppo assorto nella sua ricerca per prestare più di un briciolo di attenzione al tono irritato dell’Osservatrice.
"Infatti! Il Concilio strilla e strepita che tutto è una follia… e intanto se ne resta al sicuro nei suoi palazzi di… !"
Per un attimo, Angel sollevò gli occhi dal libro, e provò un moto di compassione per quella donna così giovane che, sola, si ritrovava a lottare con un compito e una responsabilità tanto grandi.
Una donna che avrebbe potuto fuggire quando quell’incubo era cominciato, che avrebbe potuto mettersi in salvo, ma che mai, nemmeno per un istante, aveva pensato di farlo.
Sapeva che la sua apparente durezza non era che un modo per difendere se stessa, e trovare la forza per andare avanti, e da anni ormai aveva consegnato a quella giovane donna la sua stima e la sua amicizia.
"Ma tu sei stata così abile da convincerli …" Disse, tornando ad abbassare gli occhi." E l’importante è che … ecco!
C’è!
Esiste!" Appoggiò il libro sul tavolo, con un tonfo." La formula di Mercurio… il più potente incantesimo di localizzazione di cui si abbia notizia…"
Eleonor si sporse accanto a lui, stringendo i denti, mentre Angel sospirava.
Poteva farlo… poteva riuscirci… poteva salvare i suoi ragazzi…
Lasciò Eleonor ad osservare il libro e tornò nell’ingresso, al suo cappotto appeso, e, nella sua tesca, alla pianta di quella che fino a pochissimo prima si era chiamata San Pietroburgo.
Che spiegò poi sul tavolo in tutta la sua larghezza.
"Angel…"Mormorò Eleonor."sei certo di volerlo fare?"
"Più che di molte altre cose…" Rispose lui.
"E’ un incantesimo molto potente, e può essere pericoloso…"
Depose le candele ai quattro angoli della pianta, e sollevò gli occhi a guardarla, colpito dalla preoccupazione nella sua voce.
Per lui.
Per un vampiro.
"Non è il primo che faccio. Non avere paura."
All’inizio, mesi prima, Eleonor aveva provato a trovare Darla per mezzo della magia, ma gli influssi magici di Peitrogrado, l’enorme concentrazione di creature non umane e la tensione, le passioni sempre crescenti di quelle umane, avevano reso l’aria così elettrica, cos’ densa di disturbi che nulla aveva funzionato.
Ma questo… questo era diverso… questo non si limitava ad evocare qualcosa… un nome, una presenza fra centinaia di migliaia, confuse e incrociate dall’esplosiva situazione della città.
L’incentesimo di Mercurio ricercava una creatura… per mezzo del suo stesso sangue…
"Almeno chiamiamo Spike e Tanya…"Insistette Eleonor." Se ti succede qualcosa…"
"Se mi succede qualcosa,"La contraddisse lui." Non voglio che Spike provi a ripeterlo. Non è portato per questo genere di cose, lo potrebbe uccidere."
*****
Los Angeles, 2001
"Angel… pratica… la magia?" Esclamò Kate, e stavolta nemmeno se avesse voluto avrebbe potuto impedirselo.
Non capiva perché, ma non la stupiva… non quanto l’avevano stupita altre… cose…
Era come se una parte di lei lo avesse saputo, come se avesse sentito che in Angel c’era questo genere di … potere… eppure, contemporaneamente, sentiva che c’era qualcosa di… discorde…
Non… non si vedeva Angel a chiudersi in un antro e armeggiare con pentoloni ed alambicchi…
Spike la guardò per un attimo, ma, quando le rispose, nella sua voce non c’era l’rritazione che si sarebbe aspettata.
"Diciamo che potrebbe, ma non ama farlo…"Si passò una mano sulla fronte, come se all’improvviso fosse molto stanco." Angelus… lui si… adorava la magia.
Sguazzava in mezzo a pratiche di ogni genere e divorava libri sull’occulto, cosa che ne Darla, ne Drusilla ne io abbiamo mai condiviso."
"Come mai?"
Spike scosse le spalle.
"Devi avere il potenziale, e loro non lo avevano.
Quando a me, oltre a questo, ho sempre nutrito un sano ribrezzo per le arti magiche.
Sono qualcosa che non puoi mai controllare al cento per cento… qualcosa che non puoi toccare, che non puoi prendere a pugni…
No… ho sempre cercato di tenermene alla larga.
Angel, invece… per lui è diverso… è come se si avvicinasse ad Angelus ogni volta che pratica la magia, e la cosa che più odia al mondo è avvicinarsi a lui… forse persino più… di quanto odi se stesso…
In tutti gli anni che siamo stati insieme gli ho visto fare pochissime cose… sempre riuscite in pieno… e nonostante ciò cerca sempre di demandare ad altri questo genere di… incombenze.
L’unica pratica impastata in parte di magia che gli ho visto realizzare con piacere è stato il mio matrimonio… ma, naturalmente, era qualcosa di molto diverso… che si apprestava a fare ora… "
*****
"Se non riesco e qualcosa va male, devi nascondere il libro… "Disse ancora Angel, sollevanosi la manica della camicia e allungando il braccio sulla pianta. " perché Spike non provi a ripeterlo…"
"Neanche se fosse … l’unica possibilità di trovarle?" Eleonor strinse i denti, porgendogli il pugnale d’argento." Anche lui ha il loro sangue nelle vene…"
Angel la fulminò con lo sguardo.
"No!"Rispose, e sperò di apparire irremovibile." Se perdesse il controllo si potrebbe perdere… e non è un rischio che sono disposto a correre.
Se non ci riesco, allora si troverà un altro modo.
Dopotutto, Tanya avrà già annientato la maggior parte dell’esercito di Darla ... "Cercò di rendere il suo torno più gentile." E poi… ci sono due gradi di sangue che lo separano da Darla… avrebbe molte possibilità di trovare Drusilla, ma non siamo certi che siano insieme…"
Sospirò. E stavolta fu lei a parlare.
"Faresti qualunque cosa…"Mormorò. " per tornare a vaderli felici…"
Angel sorrise.
Senza rispondere.
E contemporaneamente incise il proprio polso, e lasciò che il suo sangue colasse sulla pianta.
Sotto i suoi occhi, dalla pagina aperta di quel libro raro ed antico, le parole dell’incantesimo si offrivano alla sua lettura, e lui le pronunciò piano, lentamente, mentre il suo spirito si concentrava sul sangue che affluiva dalla ferita aperta.
E non aveva ancora pronunciato le ultime parole che già il suo contatto con la realtà andava affievolendosi, e lui, lentamente, iniziava a scivolare via.
Con il suo sangue.
Nel suo sangue.
Fino a quando egli fu il suo sangue.
E null’altro sembrò avere importanza.
Da qualche parte, in un mondo che ormai gli era estraneo, dovette stringere i denti, in un riflesso al disperato tentativo della sua mente di restare legata al corpo…
Di non perdersi…
E la sua ancora, il suo appiglio, la fune che gli impediva di precipitare prese nel suo cervello il sembiante di un suono puro, cristallino, che vibrava nella sua anima come un ‘eco infinita.
Il suono di due risate.
Unite.
Intrecciate in un ‘unica melodia.
Sulla neve, in una giornata nuvolosa…
Sotto le stelle di Peitrogrado.
O nella quiete di un salotto dove ora non risuonavano più…
Spike… e Tanya…
Loro… non dovevano più litigare come qualche settimana prima…
Loro… non dovevano più soffrire.
Loro erano stati felici… e avevano il diritto di esserlo…
Non come lui…
Non… come … lui…
Loro volevano adottare un bambino…
Loro volevano solo stare insieme…
"Angel!"
Loro, insieme, erano stati gioia…
"Angel! Angel, torna in te!"
Aprì gli occhi.
E il ritorno alla realtà fu così repentino da dargli le vertigini.
"Angel,"Ripetè Eleonor. " stai bene?"
"Si… grazie… " Mormorò lui, senza guardarla, gli occhi fissi sulla carta della città, e sul suo sangue che , come dotato di volontà propria, si era raccolto a contornare la figura di un edifico, sulle sponde della Neva.
"E’ Palazzo Kerenskji, sul ponte Lilejnyj… "Mormorò Eleonor incredula. " ma… non è possibile… è così… vicino… proprio nel centro della città…"
Angel deglutì, continuando a fissare la macchia rossa.
"Centrale, provocante, e con una bella vista… perfetto…
Per Darla…"
Si voltò, abbottonandosi, senza nemmeno guardarla, la manica della camicia sul braccio ferito, e dopo un attimo, afferrò il cappotto e la lunga spada che, da quando quell’incubo era cominciato, portava sempre con se.
"Aspetta…"Lo chimò Eleonor, rincorrendolo e appoggiandogli una mano sul braccio. " Non mi avevi detto di voler andare da solo… perché è così, vero, tu non andrai ad avvertire Tanya?!"
Angel strinse i denti per un attimo prima di rispondere:
"No. Non lo farò."
"Ma Angel…"
"Darla è qui per me. E’ una mia responsabilità.
E non voglio che Tanya e Spike corrano più rischi.
Se mi succede qualcosa avranno almeno un ‘altra possibilità… sempre che Darla non si annoi di questo gioco dopo avermi avuto."
"Se ti succede qualcosa"Obbiettò Eleonor.! Ne saranno annientati!"
"Avranno l’un l’altro, e sarà meglio che se succedesse a uno di loro…
Non devo sconfiggerli tutti, Eleonor…
Devo solo arrivare a Darla."
"Ti conosce. Capirà le tue intenzioni…"
"E’ probabile."
"e non ti importa? Potresti essere ridotto in polvere, Angel."
Tacque per un attimo, e, di nuovo, nelle sue orecchia, si rincorsero le melodie di quelle due risate.
"Si."Disse." Ma non è importante.
Io non sono importante."
*****
Pietrogrado, 14 marzo 1916
Vi era troppo silenzio in quella stanza, quella sera.
L’unico rumore che si udiva era il crepitio della legna nel caminetto.
Tanya riposava tra le sue braccia, appoggiata contro il suo torace, come tante altre volte era accaduto.
Ad occhi chiusi.
Stanca…
Così stanca…
Settimane di ronde continue stavano stremandola. Eppure, lei continuava a cacciare, sicura… che, prima o poi, avrebbe affrontato Darla e Drusilla.
Sapeva che non mancava molto.
E lo sapeva anche Spike.
Stringeva la donna a se, mentre la osservava.
Persino in sonno, la tensione non abbandonava il suo volto, persino in sonno il dolore che provava era forte, e sembrava star cancellando tutto il resto.
Ma non il loro amore.
Quello… niente e nessuno avrebbe mai potuto cancellarlo.
Sentiva dentro di se che gli unici momenti che ancora davano un po’ di tranquillità alla donna erano quelli che passava tra le sue braccia.
E Spike desiderava con tutto se stesso che potesse sentirsi al sicuro.
Avrebbe dato qualsiasi cosa, perché le cose tornassero come erano state prima che quell’incubo cominciasse.
Sospirò, abbassando leggermente la testa, aspirando l’odore dei capelli di Tanya.
"Ti amo così tanto, Luce…" Sospirò, a voce così bassa che nessuno avrebbe potuto sentirlo.
Eppure, Tanya sembrò farlo, perché si strinse di più a lui, e Spike si ritrovò a combattere contro un groppo che, improvviso, gli si era formato in gola.
Chiuse gli occhi, appoggiando la testa contro lo schienale del divano, ma trasalì, aprendoli di scatto, allertato da un bussare frenetico alla porta di casa.
"Spike, Tanya! Aprite!" Era la voce di Eleanor, e Spike non poté fare a meno di aggrottare la fronte.
Era raro ormai, che l’Osservatrice venisse a trovarli. Era rarissimo che uscisse dopo il tramonto.
Nessuno di loro voleva che corresse il rischio di cadere nelle mani di Darla, Drusilla o uno dei loro sottoposti.
I bambini erano già abbastanza.
Tanya aprì gli occhi e scattò a sedere. Guardò Spike per un’istante.
E Spike riconobbe quello sguardo. Quel misto di dolore e stanchezza che aveva il potere di fargli male.
Strinse I denti, prima di dire: "Vado io…"
Eleanor era sul pianerottolo, il volto pallido, le mani giunte contro il petto, le labbra screpolate.
"Cos’è successo?" Domandò Spike.
Lei non rispose mentre entrava in casa.
Sembrava nervosa. Sembrava aver combattuto una battaglia con se stessa…e come tutti loro, sembrava stanca, molto stanca.
"Angel…" Disse la donna.
"Cosa?" Domandò Spike, avanzando verso di lei.
"Lui mi aveva chiesto di non dirvi niente…ma non… maledizione…non potevo tacere! Angel ha trovato Darla…"
La donna guardò prima Spike, poi Tanya.
"E’ andato a combatterla da solo…ho provato a dissuaderlo, ma…"
Spike guardò Tanya, che aveva abbassato la testa.
"Dov’è?" Domandò.
Maledizione, quando avrebbe imparato, Angel, a smettere di essere così dannatamente altruista?
Eleanor sembrò esitare, e Spike dovette resistere all’impulso di prenderla per le spalle.
"Dove cazzo si è andato a cacciare?" Domandò di nuovo.
Tanya era accanto a lui, ora, e Spike si costrinse a prendere un respiro profondo, pur sapendo che era inutile.
"Eleanor?" Domandò Tanya dolcemente. "Dove sono?"
"A palazzo Palazzo Kerenskji," Disse la donna" sul ponte Lilejnyj ".
"Sotto il nostro naso" Ringhiò quasi Spike." per tutto questo tempo…
Da quanto è andato?!"
Forse c’era ancora tempo, forse sarebbero riusciti ad evitare che Angel commettesse una sciocchezza.
Forse quell’incubo sarebbe finito presto.
"Un’ora…" Rispose Eleonor. "mi aveva chiesto di non dirvi niente…ma…non potevo…avevate il diritto di sapere…"
Spike ammiccò sorpreso.
Aveva odiato ferocemente Eleanor, dopo il diciottesimo compleanno di Tanya.
L’aveva odiata, quando aveva enumerato le ragioni per cui il loro amore era sbagliato.
L’aveva odiata, perché parte di se aveva sentito che era stata nel giusto.
L’aveva odiata, perché quelle parole erano state dettate dall’amore per Tanya.
E adesso… tutto sembrava privo di importanza… come se loro fossero all’improvviso persone diverse…
"Grazie, Eleanor…" Mormorò.
Si voltò in direzione di Tanya, ma lei non c’era, la porta della camera da letto aperta.
"Se...dovesse accadermi qualcosa stanotte…" Continuò, scuotendo piano il capo." Promettimi… che farai vivere Luce…"
Eleanor lo guardò sorpresa. Esitò per un solo istante prima di annuire.
Spike la imitò, poi disse: "Rimani qui…non è prudente stare fuori…non questa notte."
Di nuovo, Eleanor annuì, ma Spike non la vide. Si era già avviato in camera da letto, dove Tanya aveva recuperato la sua spada, e stava infilando paletti e pugnali nella sua cintura.
Spike sapeva che non sarebbe mai riuscito a dissuaderla, tanto quanto lei non sarebbe riuscita a dissuadere lui.
Era la resa dei conti. Era il momento che aspettavano da mesi.
"Luce…" Disse sottovoce.
Tanya si fermò, sollevò la testa e lo guardò, e per un solo istante negli occhi di lei tornò quella luce, che era sembrata essere eterna.
"Lo so…" Disse semplicemente, ed, incredibilmente, sorrideva.
"Cosa?" Domandò lui, avvicinandosi.
" Che tu mi ami…ed io amo te, Spike…e ti amerò per sempre."
Spike deglutì, si guardò attorno per un istante e si ritrovò a ripetere una frase detta anni prima, in un’altra casa, quando entrambi erano state persone diverse.
"Tanya…posso baciarti?" Domandò.
Tanya si passò una mano tra i capelli, ed il suo sorriso si allargò.
Proprio come allora.
Spike si avvicinò, prendendole il volto tra le mani.
Quel volto che tante volte aveva baciato, guardato, sognato.
Piano le sfiorò le labbra con le sue, affondando le dita nei suoi capelli.
Non fu un bacio tenero.
Vi era disperazione in esso.
Dolore.
Ma come sempre, come la prima volta, amore.
Tutto l’amore del mondo.
Ansimavano entrambi quando si allontanarono l’uno dall’altra.
Spike sorrise e mormorò: "Bene, ora andiamo a prendere quell’idiota di Angel… che dici … un giorno imparerà a smettere di fare il martire?"
*****
Palazzo Kerenskji era una grande dimora nobiliare a tre piani, ocra anziché azzurro, o verde acqua, come la maggior parte dei palazzi di Pietrogrado, che specchiava nella Neva le sue decine di finestre… tutte illuminate…
Come per una festa…
Per un grande ricevimento…
Ma non c’era musica a vibrare nell’aria, e non c’erano invitati… ed Angel era certo che, una volta entrato, avrebbe trovato, ad accoglierlo, un odore di sangue che mai più avrebbe lasciato quelle pareti.
Avrebbe dovuto immaginare che Darla avrebbe scelto uno dei palazzi più belli, più lussuosi, più appariscenti di tutta pietrogrado…
Perché lui lo avrebbe fatto.
Un luogo dove fare in fretta a rifugiarsi e da dove potersi godere il suo trionfo.
Avrebbe dovuto… perché era stato come lei, e perché la conosceva.
Da più anni di quanti non avrebbe mai voluto.
Si guardò il polso, dove la ferita era ormai guarita, e si chiese quanti avrebbero ancora dovuto pagare per gli errori del bastardo che era stato in vita… e del mostro che era diventato poi…
Molti… probabilmente più di quanti avrebbe mai potuto salvare… ma non più Spike e Tanya… e non per mano di Darla, se lui poteva evitarlo.
Se riusciva a ucciderla prima che lei lo uccidesse…
Passò da una delle finestre.
Aperta… rotta… dall’interno, probabilmente nell’estremo, inutile tentativo di difesa di qualcuno che avava la sola colpa di abitare, o di lavorare, in un luogo che Darla voleva.
Ed era assurdo che lì, nel centro di Pietrogrado, nessuno se ne fosse accorto.
O forse… qualcuno se ne era reso conto… ed aveva provato a bussare…
Cercò di non pensarci, e appiattendosi contro le pareti scivolò per le stanze, in silenzio.
La luce elettrica era accesa ovunque e continuava a dare al palazzo una sembianza irreale… quasi spettrale… che divenne improvvisamente lugubre quando, nella camere deserte, risuonò, altissima, una risata.
E Angel, istintivamente, serrò le labbra.
La sua risata… la risata di Darla.
Quante, quante volte l’aveva sentita ridere così.
Quanto gli era piaciuto.
Quando lo aveva eccitato.
E adesso quella risata era il grido disperato del suo cuore.
Era la scossa del suoi nervi che faceva contrarre le dita di Angel sull’elsa delle spada.
Era un pugno nello stomaco.
Era la consapevolezza che Darla, era lì, a pochi passi da lui.
L’essere che aveva distrutto la felicità dei suoi ragazzi.
E che era così preso da se stesso, come spesso avveniva, da non accorgersi della presenza di Angel.
Persino quando arrivò nella stanza, e si fermò sulla soglia, a guardarla, a fissarla mentre tirava su i capelli di Drusilla, seduta nel mezzo di un salotto vuoto, spettrale, e glieli appuntava con delle forcine.
Ridendo.
Una ferocia in quel riso che strideva selvaggiamente con l’apparente dolcezza dei suoi gesti.
"Non ti va di vedere un ‘altra rivolta, bambina?" Le chiese Darla, accarezzandola contro il suo seno. " Ti sei così divertita durante l’ultima…"
Drusilla mise il broncio, mugolando lentamente.
"Mi hanno portato via il mio bambino, durante l’ultima… "Gemette." E ora non lo ritrovo più… non tornerà più da me…
Era l’unica persona che mi amava e la neve me l’ha portato via… non avrò mai più un bambino così bello…"
Darla l’accarezzo ancora, nella grottesca, sporca parodia di una madre.
" Ne avrai quanti ne vuoi, dolcissima, tutti quelli che vuoi… te lo prometto…"
Drusilla la guardò, sorridendo.
"E tu mi aiuterai a trovarli, nonna? Belli come Spike…
Belli come papà…"
Di nuovo, Darla rise.
"Si, Dru, si. Abbi solo un po’ di pazienza.
Qualche giorno ancora, e poi sarà tutto quello che vuoi.
Ormai questa storia è quasi finita…"
"Hai ragione" Mormorò Angel, cupamente, e si sentì un ‘ombra mentre scivolava nella stanza, stringendo la sua spada.
Un ‘ombra fra le ombre. Oscuro come non si era mai sentito.
"… il tuo gioco è finito, ormai."
Sollevarono gli occhi, insieme, e mentre Drusilla stringeva il braccio attornoa alle gambe di Darla, quest’ultima gli sorrise
"Angelus…" Mormorò, passandosi una mano sulla gola, e accarezzandosi da sola fino alle scapole. " ragazzo mio… ti sbagli…
Sarebbe finita…"Si liberò bruscamente di Drusilla, che gemette, e avanzò di lato, continuando a guardarlo. " se tu mi avessi attaccato da lì… senza preavviso… quando ero troppo lontana per prendere…"Si chinò sul divano, afferrando la sua lancia. " questa.
Ora è finita. Ma soltanto per te."
Angel sollevò la spada, avvicinandosi, senza perderla un attimo di vista.
"Ne sei così sicura?" Domandò.
"Oh, si… come sono sicura che una parte di te mi ha sempre rimpianto…"
Stavolta fu Angel a sorridere. Uno di quei sorrisi sbilenchi che gli riusciva così difficile fare, e che venivano fuori dalla parte più scura della sua anima.
" Allora, ancora una volta, non hai capito niente …"
" Io" Ringhiò lei." Ti conosco meglio di quanto tu non potrai mai conoscere te stesso. Io ti ho fatto!"
"No, Darla. " Mormorò lui cupamente." Tu non mi hai fatto.
Tu mi hai ucciso."
Gridò, Darla.
Come un animale.
Come quello che era.
E un attimo dopo gli si lanciò contro, brandendo la sua lancia.
*****
Volava distruggere Darla.
Solo questo.
Come non lo aveva mai voluto prima.
Nemmeno quando gli avevano reso la sua anima.
Nemmeno quando aveva capito.
Nemmeno quando aveva ricordato.
Perché era sulle sue mani che aveva visto scintillare il sangue.
Perchè ogni delitto, ogni stilla di dolore, era stata colpa sua.
Solo colpa sua.
E anche adesso era colpa sua.
I bambini uccsi, l’innocenza calpestata, la sofferenza di Spike e di Tanya.
Ancora sangue a scintillare sulle sue mani.
Ancora dolore che si accumulava nella sua anima.
Un dolore che lo feriva più di ogni altro. E che solo lui poteva arrestare.
Fermare.
Fermando Darla.
Annientandola.
E così… era questo che voleva.
Ora più che mai.
Per odio e per amore.
Era questo che cercava.
Con l’anima e col corpo.
E con ogni movimento della sua lotta.
Con ogni fendente della sua spada.
Con ogni colpo sordo della lancia di Darla, con ogni goccia di sudore che gli colava sulla fronte.
Con ogni grido di lei.
Co lo schianto dei mobili spaccati.
Con le urla di demoni e vampiri, con i loro passi precipitosi, da ogni luogo della casa.
Verso il salotto.
Verso di loro.
Per dare man forte a Darla.
No.
La guardò.
Vide i capelli scompigliati, la pelle innaturalmente arrossata per un vampiro, la camicetta aperta da cui si intravedeva il segno del taglio di Tanya, la cui linea irregolare, inferta con una lama benedetta, non sarebbe mai scomparsa.
Vide il modo in cui stringeva la sua lancia, dopo aver parato i colpi di lui, e cercato di infliggerne a sua volta.
E lo sguardo di trionfo nei suoi occhi non appena si accorse di ciò che succedeva.
No.
Si lanciò in avanti, e la lancia di Darla gli trapassò il fianco, mentre lei urlava, senza però riuscire ad impedirgli di spingerla contro una delle finestre, infrangendola in mille pezzi. Cadendo insieme sulla strada, a pochi piedi dall’argine del fiume.
Immediatamente, Angel si allungò verso la sua lancia, ancora conficcata nel fianco di Angel, ma lui la bloccò con un pugno, che la fece nuovamente rotolare in terra, sulla schiena.
Con un ‘espressione quasi sconvolta sul viso, come non si fosse mai aspettata che sarebbe riuscito a colpirla, o che lo avrebbe fatto.
Quasi che stesse pensando, allora, per la prima volta, che avrebbe potuto essere uccisa.
Si alzò, e mentre Angel faceva lo stesso, corse in avanti, verso il ponte.
Inseguita immediatamente da lui, che con un gemito si cacciò la lancia dal fianco, allontanando il dolore in un angolo del suo cervello.
Era più veloce di lei. Lo era sempre stato.
E in pochi istanti le balzò davanti, sbarrandole la strada.
"E’ ora, Darla."La sfidò, allungando la lancia davanti a se e spezzandone un ‘estremità per rivelarne la struttura di legno." Credi ancora di avere vinto? "
Lei strinse i denti, e mutò il suo volto, preparandosi a lottare.
Ma dopo un attimo, alle sue spalle, Angel sentì di nuovo il frastuono di ringhi e passi di corsa, e mentre su quel volto mostruoso si disegnava un ghigno crudele e divertito si lanciò ancora una volta, disperatamente, su Darla, pur sapendo che non sarebbe riuscito a colpirla.
Un attimo dopo, mentre lei saltava all’indietro, sottraendosi al suo attacco, l’orda dei suoi demoni gli piombò addosso. Colpendolo, atterrandolo, circondandolo.
Angel rotolò sul fianco, sbattendo contro la ringhiera del ponte per sottrarsi ai calci micidiali dei suoi assalitori, e saltando di nuovo in piedi, la lancia stretta fra le mani, mentre Darla, davanti a lui, rideva.
E continuò a ridere, incontrando i suoi occhi, mentre, tutti insieme, lo attaccavano.
"Si, Angelus…"Sogghignò." Ho vinto."
Angel ringhiò, mutando il suo volto.
Era stato… così vicino…
Così vicino a distruggere Darla…
Così vicino a rendere ai suoi ragazzi ciò che lei gli aveva tolto.
Mentre ora non ci sarebbe più riuscito.
Perché erano troppi.
E lui non aveva più possibilità.
Spirava un ‘aria gelida dalla Neva ghiacciata, che congelava il sangue delle sue ferite e il sudore sulla fronte del suo volto da vampiro.
Spirava un vento gelido nel suo cuore.
Mentre combatteva.
Mentre si difendeva. Mentre colpiva.
Mentre uccideva i demoni con la lancia e i vampiri con il legno.
Sapendo che erano troppi.
Eppure continuando.
Sempre.
Cadendo, gemendo quando lo colpivano.
Rialzandosi.
In quello che parlava ormai di un gioco al massacro.
Mentre Darla continuava a guardarlo.
E a sorridere.
Fino a che un calcio non lo colpì in pieno stomaco e lui cadde in terra per l’ennesima volta, piegandosi per il dolore.
E la lancia gli sfuggì di mano…
"Spike…"Pensò, mentre un calcio lo colpiva in volto." Tanya… avei voluto… riuscire…"
Batté la schiena e la testa contro il ponte, e poi Darla gli fu addosso, le unghie serrate attorno alla sua gola.
"Ho vinto, Angelus…"Sibilò.
E alle sue parole seguì un urlo.
Terribile, disumano, dall’estremità della sua orda di demoni.
Che la distrase il tempo necessario perché Angel la lanciase con un calcio all’indietro, ed arretrasse, la schiena contro la ringhiera del ponte, la sua mente che registrava in un momento ciò che stava avvenendo.
Che capiva.
Capiva ciò che non avrebe mai voluto capire.
Che Spike e Tanya erano lì.
In mezzo ai loro nemici.
Per colpa sua.
"Puttana!"Gridò Darla, mentre un ‘onda palpabile di panico si spandeva fra le fila del suo esercito.
Quella massa informe di mostri che, scolposta dalla paura e dalla confusione, appariva ora molto meno temibile e numerosa di quel che gli era parso all’inizio.
Arretrò ancora, usando la ringhiera per rimettersi in piedi, e quasi contemporaneamente Tanya gli saltò davanti, al termine di un incredibile balzo. Rivolte direttamente verso Darla.
"Che cosa aspettate?!" Urlò la vampira. " Ammazzatela!"
E i demoni obbedirono, come svegliati dall’odio nella voce di lei… verso la cacciatrice… verso il massacro…
Perché Tanya cominciò a difendersi e a sconfiggerli uno ad uno.
In silenzio. Come sempre.
Passione pura in movimento.
Danza. Come la prima volta che l’aveva vista.
Luce fra i lampi delle spade.
Candore fra le volute bianche della sua gonna/pantalone.
Micidiale.
E pura.
Angel strinse i denti e si fece strada fra i demoni.
Cercando.
Volendo.
Uno schignon di capelli biondi. E il mostro che dietro quel sembiante umano si nascondeva.
Darla.
Non sarebbe mai finita finchè lei fosse rimasta in piedi.
Lo sapeva.
E anche Darla lo sapeva.
E cercava di mettersi in salvo, mentre Tanya era occupata con i suoi demoni.
L’aveva quasi raggiunta quando due vampiri gli si pararono davanti.
Nulla, in condizioni normali.
Molto, ferito in quel modo.
Eppure, non furono loro a fargli paura.
"Vai da qualche parte, Darla?!" Esclamò Spike, brandendo fra le mani una grossa ascia, il volto che era quello del suo demone.
"No!" Gridò Angel, parando l’attacco dei due vampiri." Spike, no!"
Non ce la poteva fare.
Era forte, veloce, micidiale.
Avrebe potuto fronteggiare quasi qualunque nemico.
Ma non Darla.
Non lei.
Lo sapeva.
E , nuovamente, anche lei lo faceva.
Glielo rivelarono la postura del suo corpo e il modo in cui lo attaccò.
Sicura.
Terribile.
Come il gatto col topo.
Mentre Angel era troppo debole e ferito per liberarsi abbastanza in fetta dei due vampiri. E lo guardava combattere.
E parava i colpi, e attaccava come un automa.
Gli occhi puntati su suo figlio.
Mentre continuava a gridare : "Spike, no!"
Ma Spike non lo ascoltava. Non lo sentiva.
Troppo concentrato nella sua lotta.
Era armato, eppure la sua ascia non riuscì a colpire Darla, e un attimo dopo la vampira lo raggiunse al volto con un calcio, facendogliela cadere, e afferrandola quasi contemporaneamente.
"Allora, William!" Ringhiò, colpendolo al mento con l’impugnatura." Cosa credevi di fare?!"
Spike ammiccò, mentre un altro colpo, rapidissimo, lo raggiungeva al viso.
"Credevi di potermi battere?!"
Indietreggiò, ma Darla non gli diede il tempo di riprendersi, colpendolo ancora in faccia e poi allo stomaco.
"Patetico idiota!"
Davanti a lui, Spike si piegò, afferrandosi alla ringhiera del ponte, mentre Angel afferrava uno dei vampiri, e lo lanciava praticamente sull’altro.
Il tempo di prendere un paletto dalla tasca del cappotto.
Tutto ciò che gli serviva.
E la loro polvere gli fu addosso. Liberandogli la visuale.
E permettendogli di vedere Spike.
E Darla.
E di sapere immediatamente quel che lei avrebbe fatto.
E di gridare mentre la vampira abbatteva il manico dell’ascia sulla schiena piegata di lui. Con tutta la sua forza.
E di correre, mentre Spike urlava, e il rumore della sua schiena che si rompeva rimbombava su tutto il ponte… e nel suo cervello.
E di lanciarsi su Darla, il ghigno di trionfo sul suo volto che ancora non si era spento, mentre Spike scivolava in terra, come una bambola rotta.
Ringhiò, Angel, un urlo di dolore e di rabbia che gli eromepeva dalla gola, frantumando tutto il suo essere. Forte quanto quello di Spike.
Terribile quanto il rumore delle sue ossa spezzate.
Il salto che fece su Darla fu così violento da spedirli oltre il ponte, sul bordo del fiume, e da strappare alla vampira un gemito di dolore.
Troppo, troppo poco.
La colpì in faccia con un pugno, e il sangue di lei gli schizzò addosso, mentre la vampira cercava di difendersi con l’ascia che ancora stringeva in mano, piantandogliela nella schiena.
Di nuovo, Angel ringhiò, e tenendo la vampira per la gola si staccò l’arma da dosso, torcendo all’indietro il braccio.
E sollevandolo poi su di lei.
Gli occhi di Darla si dilatarono per la paura, e a Angel quella paura fece solo desiderare di farle male.
Ancora e ancora.
Quanto lei ne aveva fatto a suo figlio.
Suo figlio, piegato contro il bordo del ponte.
Suo figlio, col volto distorto dal dolore, gettato in terra come una cosa.
Spike.
Che in quel momento stava urlando.
Disperatamente. Come Angel non aveva mai sentito urlare in tutta la sua esistenza.
Di un dolore e una disperazione che non avevano nulla a che fare con qualcosa di fisico.
E mentre la sua anima, disperata, gridava, rispondendo al suo richiamo, Angel si scordò di Darla.
*****
Los Angeles, 2001
Gli occhi di Kate erano sgranati, lo stava guardando, le labbra leggermente dischiuse.
E Spike deglutì, spegnendo la sua sigaretta nel piattino di vetro.
"La notte del 14 Marzo del 1916, Drusilla uccise Tanya"
I suoi occhi registrarono la reazione di Kate: la donna trattenne il respiro, ma non parlò. Non gli chiese di andare avanti, né di smettere.
E le parole, i ricordi, terribili, cominciarono a sgorgargli dalle labbra, mentre le linee del tempo sembravano sbiadirsi, ed il freddo di quella notte, il freddo che parte di se non aveva più smesso di provare, gli accapponò la pelle.
E la sua voce fu bassa, mentre raccontava a Kate di quella notte.
E non versò una lacrima.
*****
Pietrogrado, 14 marzo 1916
I movimenti di Tanya erano veloci.
Velocissimi.
Demoni e vampiri cadevano sotto la sua spada, mentre la sua sposa avanzava verso di lui.
Sembravano decine, centinaia, ma lei non vi badava.
Passava oltre, fendendo l’aria con la sua spada.
Furia senza volto, senza nome, proprio come la prima volta che l’aveva vista.
Furia che aveva ben poco di umano.
Furia per lui.
"Sto bene" Continuava a mormorare Spike.
Avvertiva vagamente il freddo della neve, e fiocchi leggeri che cadevano e gli si posavano tra I capelli.
La sua schiena era spezzata.
Non sentiva più nulla dal bacino in giù, nulla tranne un nucleo palpitante di dolore, lì dove Darla aveva colpito.
Eppure, il dolore sembrava lontano, sedato dallo sguardo di Tanya.
Ed i demoni continuavano a cadere, feriti, distrutti dalla spada benedetta della sua sposa.
Della Cacciatrice.
L’ultimo demone piombò sulla neve, sporcandola di un sangue nero come pece. Ma Tanya non lo vide nemmeno, affrettò il passo verso di lui, impugnando ancora la spada in una mano.
Ed era bella… così bella.
Bella come la prima volta che l’aveva vista.
Bella come la prima volta che l’aveva baciata.
Bella, come la prima volta che erano usciti da soli e le aveva preso la mano, sotto un cielo così simile a quello.
Bella, come la notte in cui avevano ballato.
Bella, come quella in cui si erano amati per la prima volta, e lui l’aveva osservata riposare.
L’universo è fatto di luce.
Era vicina, così vicina che lui avrebbe quasi potuto allungare una mano … e sfiorarla.
Avrebbe potuto dirle presto che le cose sarebbero tornate com’erano prima, che l’universo, di nuovo, sarebbe tornato ad esser fatto di luce…e non di sangue e lacrime.
Le sorrise, mormorando di nuovo: "Va tutto bene, Luce…"
Sapeva che Tanya lo sentiva.
Lei ci riusciva sempre.
Lei sapeva sempre cosa voleva dire, lei lo conosceva meglio di chiunque altro.
Era spaventata per lui e non doveva esserlo, perché tutto sarebbe andato bene.
Era un vampiro, sarebbe guarito…
Accadde tutto troppo in fretta perché Spike potesse anche solamente urlare.
Le urla… quelle… arrivarono… ma… dopo.
Nessuno l’aveva vista.
Lui non l’aveva vista.
Non aveva nemmeno avvertito la sua presenza nera, torbida come la notte.
Silenziosa, come una faina.
Letale.
Drusilla scivolò via dalle ombre, un passo dietro Tanya, il volto contorto in quello del suo demone. Un ghigno di concentrazione, di lucidità che le piegava le labbra.
L’afferrò per la vita, e senza che Tanya potesse difendersi, con forza disumana, la scaraventò giù dal ponte.
E Spike udì.
Udì il corpo di Tanya contro il ghiaccio spezzato sulla Neva.
Udì il riso di Drusilla.
Udì il suo cuore infrangersi dal terrore.
Lo udì, anche attraverso le urla che gli sgorgarono dalle labbra, urla che sembrarono lacerargli la gola, proprio come le zanne di Drusilla avevano fatto quarant’anni prima in quel vicolo di Londra, quando lo aveva trasformato nella…cosa… che era ora.
Urlò, ed urlò, ed urlò.
Tanto che il cielo sembrò divenire immobile, tanto che il mondo divenne immobile.
Immobile come lui.
Immobile come il ghiaccio che ricopriva la superficie della Neva.
"Luce!" Gridò, mentre I suoi occhi erano fissi sullo squarcio in quello stesso ghiaccio.
E Tanya, la sua Tanya era lì.
"Angel!" Gridò.
E gridò di nuovo
E di nuovo.
E le sue urla seppero di sangue e di ghiaccio.
Sentì la presenza di Angel, la sentì ancor prima di vederlo.
Perché non era riuscito a fare lo stesso con Drusilla?
Perché non aveva sentito la sua presenza?
Non vide nemmeno Angel, il suo sguardo rimase fisso sul cratere creato dal corpo di Tanya, e lui, Amgel, dovette seguire il suo sguardo, e dovette comprendere quanto stava accadendo, perché in un istante si gettò dal ponte, infrangendo nuovamente il ghiaccio.
Sparendo in quell’acqua grigia.
Come gli occhi della sua sposa.
No.
No.
No.
Non stava accadendo davvero. Non sarebbe accaduto.
Non a Tanya. Non alla Cacciatrice, non alla sua sposa.
Avevano giurato di rimanere insieme per sempre, avevano giurato che niente li avrebbe mai divisi.
"Ti prego, Ti prego, Ti prego" sussurrò. E non capì a chi si riferisse. Non capì se le sue preghiere fossero rivolte ad Angel, o a Tanya…o al Dio nel quale lei credeva.
Secondi.
Quanto tempo era passato?
Solo pochi secondi. Non poteva essere passato tanto.
Ed avrebbero lasciato Pietrogrado.
Avrebbe portato Tanya in Inghilterra, le avrebbe mostrato la villa di suo nonno e l’albero contro il quale si era appoggiato da ragazzo.
E l’universo sarebbe stato fatto di luce.
Quanto tempo era passato?
"Ti prego, Ti prego, Ti prego…" Ripeté.
Chiuse gli occhi, affondando il volto nella neve. Contando silenziosamente.
Uno
Due
Tre
Quattro
Cinque.
Sollevò piano la testa.
Ora lo sentiva.
Ora sentiva la sua presenza, tanto chiaramente. Non credeva di essere mai riuscito a farlo così semplicemente, neanche quando l’aveva amata.
Era il suo sangue che la riconosceva.
Il suo demone.
L’uomo che era stato.
Vedeva le sue caviglie sottili, la gonna di velluto nero del suo elegante abito.
"Il suo cuore non batte più, piccolo Spike…"
Spike sgranò gli occhi.
Sorrideva…
Drusilla sorrideva…
E lui conosceva quel sorriso….
Follia.
Follia allo stato puro.
Follia che non apparteneva al suo demone.
Quella era la follia che Angelus aveva creato, prima di fare di lei il mostro che l’aveva generato.
Drusilla inarcò la testa e sorrise in direzione delle stelle.
"Ha battuto l’ultima volta…"
Ridacchiò, come una bambina.
"Ha ancora gli occhi aperti…ma non vedono niente…"
Lo guardò, e Spike afferrò una manciata di neve con le mani quando lei disse: "Posso sentirlo, Spike"
Gli girò attorno, e Spike la seguì con lo sguardo. Si inginocchiò di fronte a lui, sfiorandogli il volto con le lunghe unghie.
"Così indifeso, spezzato…potrei ucciderti ora…e non potresti fare niente…"
Avvicinò il volto al suo, e soffiò contro la sua fronte.
"Vorresti che io ti uccidessi?"
Spike allungò le braccia, ma Drusilla, più veloce, balzò in piedi, ridendo.
"Continuerai a vivere…" Inclinò la testa, perdendosi per qualche istante nel suo mondo di sangue.
"La sua anima è già volata in cielo…"
"Bugiarda!" Latrò lui. "Fottuta bugiarda!"
"Bambino cattivo!" Sbuffò Drusilla, mettendogli il broncio. Fece qualche passo, e si affacciò sul ponte. Poi, senza guardarlo, disse: "Ma io non ti toglierò i tuoi balocchi…
Dolore, rimpianto, rimorso."
Si voltò, e come poco prima sorrideva.
Sembrava felice. Sembrava radiosa. Sorrideva attraverso il volto del suo demone.
"Compagni eterni, piccolo Spike…"
No.
Non poteva essere vero.
Non era vero.
Stava mentendo.
Stava divertendosi a torturarlo in quel modo.
No…Tanya doveva essere viva.
Cercò di strisciare verso la balaustra del ponte, ignorando le fitte di dolore che gli saettarono lungo il corpo.
Non si era nemmeno reso conto del fatto che Drusilla si fosse allontanata, lo sguardo fisso sullo specchio di ghiaccio illuminato dalla luna.
Non era passato che qualche minuto.
E sembravano ore.
Sembrava un’eternità.
Il suo cuore non batte più, piccolo Spike…
No.
Era una bugia…doveva esserlo.
Tanya era viva.
Com’era possibile che solo poche ore prima avesse riposato tra le sue braccia, ed ora fosse nella Neva?
Sentiva il suo odore sulla pelle.
Il suo sapore tra le labbra.
Ha battuto l’ultima volta…
No. Non poteva essere morta.
Non poteva.
Ed anche quando il ghiaccio della superficie si frantumò, e dalle acque gelide riemerse Angel, continuò a ripeterlo.
Anche quando vide il volto di Tanya abbandonato contro il collo di Angel.
Anche quando tendendo i sensi all’inverosimile non riuscì ad udire nulla, continuò a ripetersi che era una menzogna, che doveva esserlo, che nulla avrebbe potuto portargli via Tanya.
Ha ancora gli occhi aperti…ma non vedono niente…
Artigliò la neve, quando vide Angel raggiungere faticosamente la banchina, mentre Tanya era tra le sue braccia.
Ed aveva gli occhi aperti.
"No…" Mormorò con voce rotta.
"No…" Ripeté.
Sentì lacrime bruciargli gli occhi, il cuore, ed attraverso di esse, vide Angel stringere a se Tanya.
Ed era ancora luce.
Non poteva essere altrimenti.
Angel le chiuse gli occhi, lo vide a quella distanza.
"No…" Urlò Spike. "Non farlo…"
Ansimava … mentre il dolore lo riempiva, scacciando tutto quello che era, relegandolo in un angolo del suo essere.
La sua anima è già volata in cielo…
Angel strinse a se Tanya, scostandole ciocche di capelli dal volto.
Piano, l’adagiò sulla banchina e si rimise in piedi.
No.
No.
Non poteva lasciarla lì
Faceva freddo lì.
Troppo… anche per lei.
*****
L’aveva persa.
La sua bambina.
La sua luce.
Sua figlia.
Non c’era più…
E lui stringeva fra le braccia un guscio vuoto.
Non c’era più…
Non brillava più…
E non avrebbe mai più brillato…
Non avrebbe più riso alla neve , salutando il suo arrivo dalla finestra della loro casa.
Non avrebbe più baciato l’anello che portava al dito, ne lo avrebbe accarezzato con la guancia.
Non avrebbe più danzato sulle sponde della Neva.
Non avrebbe pià parlato.
Ne respirato.
Ne riposato fra le braccia del suo sposo.
Non si sarebbe risvegliata dal sonno che le chiudeva gli occhi.
Non avrebbe mai più cantato.
E non avrebbe mai più stretto al suo seno un bambino.
Mai più.
Mai più.
Il sole sarebbe sorto e sarebbe tramontato.
E Tanya non ci sarebbe più stata.
La Neva avrebbe continuato a scorrere.
E Tanya non ci sarebbe più stata.
I fiori sarebbero sbocciati in Siberia e la neve l’avrebbe ricoperta.
E Tnya non ci sarebbe più stata.
Mai più.
Non avrebbe più guardato il sole.
Non avrebbe più baciato Spike.
E abbracciato Angel.
E sorriso a Eleonor.
Angel gemette, stringendola fra le braccia.
Piangendo.
Che senso aveva il mondo, se la vita di Tanya se la portava il fiume?
Che senso aveva l’aria se non poteva respirarla?
Che senso aveva il tempo se lei ne aveva avuto così poco? Se lei non ne avrebbe avuto più. Mai più.
Che senso aveva che ci fossero le stelle su di loro, se il suo corpo era freddo, più freddo del suo…?
Che senso aveva che qualcuno vivesse, se la più pura delle crature non viveva più…?
"Ci sei ancora…"Gemette, e la strinse così forte che le avrebbe fatto male… se solo fosse sata viva." Ci sei ancora…
Sei qui… sei qui…"
Cantilenava, come un pazzo, piegato sulla riva del fiume, premendo contro di se il suo corpo.
"sei qui…
Ti voglio bene… Dio… Dio… ti voglio bene, piccolina… ti voglio bene… ti voglio così tanto bene…"
Perché lei?
Perché?
Perché non era finito il mondo e le aveva lasciato lei?
Perché non era finito lui?
Le accarezzò il viso, staccandosi da lei, e la guardò per la prima volta.
Da quando l’aveva afferrata sott’acqua.
Da quando aveva capito che era morta.
Da quando l’aveva portata sulla banchina, e le aveva chiuso gli occhi…
Tanya.
La sua Tanya.
E ora sembrava solo che stesse ripostando.
E tutta l’ansia, tutto il tormento, tutto il dolore degli ultimi mesi l’avevano lasciata.
Regalandole la più dolce delle sue espressioni.
Sorrideva quasi. Mentre già le acque gelate della Neva si condensavano sul suo volto, ricoprendolo di una patina scintillante di brina.
Il volto di un angelo…
Cercò di liberarlo dal ghiaccio, Angel, e non ci riuscì.
Perché non volle ferirla.
Perché non volle farle male.
Anche ora che non poteva più sanguinare.
Che non poteva più soffrire.
L’appoggiò in terra, sistemandole con le mani i capelli, e quando una ciocca bionda gli si spezzò fra le dita, Angel singhiozzò, prendendosi il volto fra le mani.
"Sei qui…" Ansimò, mentre qualcosa, nel suo corpo, non smetteva di scavargli un buco dentro." Sei ancora qui…
Oh… non avrei dovuti vederti così…
Non così…"
La guardò di nuovo, l’accarezzo di nuovo, inginocchiato accanto a lei, mentre i vestiti gli si ghiacciavano addosso, e lui non se ne accorgeva.
Se l’era portata via il freddo.
Il ghiaccio.
Le acque gelate.
Se l’erano ripostata a casa.
In Siberia.
Dove la neve era bianca. E non coperta di sangue.
Dove poteva camminare senza paura.
Dove poteva parlare con il vento.
Gliel’avevano tolta.
E adesso, forse, gli abbracciava le spalle.
E sorridendo gli sussurrava all’orecchio di non piangere più.
" Sei ancora qui…"Ripetè.
E il vento gli rispose, gelandogli l’acqua sulla pelle.
E gli rispose la luce della luna, scintillando su di lei, e brillando come una stella sulle sue mani giunte,strette, come per proteggere qualcosa.
Come per proteggere il suo cuore.
E forse gli rispose Tanya. Facendogli capire.
Facendo smettere le sue mani di tremare e allungandole verso quelle di lei.
Le sfiorò appena. E la Claddagh gli scivolò fra le dita.
L’anello di Tanya.
La sua fede nuziale.
Il suo giuramento.
Il suo amore.
Per sempre, aveva detto.
E Angel le credeva.
Per sempre.
Per sempre.
La strinse forte, fino a ferirsi il palmo.
E capì.
Il messaggio di Tanya. La sua ultima richiesta.
Per lui.
"Hai ragione… " Mormorò, e, quando sollevò la mano, per asciugare le lacrime, le trovò gelate.
E seppe che non ne avrebbe più versate.
Non quella sera.
Per Tanya.
E per Spike.
Perché Spike esistava ancora, e, probabilmente, desiderava che non fosse così.
Strinse i denti quando udì, distante, un rumore di voci attorno a se.
Grida, passi concitati.
E, con la mente che faticosamente ricominciava a viaggiar,e capì che qualcuno dei dintorni doveva aver avvertito le guardie.
E gli sembrò assurdo che, mentre lui poteva ancora pensare, Tanya non potesse più.
Ma era così.
Angel poteva… doveva pensare.
E doveva agire.
Anche se il cuore gli si torceva e si spezzava in mille pezzi.
Perché gli diceva che cosa dovesse fare.
Ed era crudele…
E gli straziava dall’interno il corpo e lo spirito.
L’accarezzo.
Ancora ed ancora.
Perché non voleva lasciarla.
Perché doveva lasciarla.
E, dopo aver nuovamente mutato in umano il suo volto, si chinò, e con le labbra gelate, per la sua natura e per il ghiaccio, le baciò la guancia, dolcemente.
Per l’ultima volta.
La guancia della sua bambina.
"Fa compagnia a Kathy…"Sussurrò." E aiutami… con lui…"
Il vento soffiò, ma non potè spostare i capelli ghiacciati di Tanya.
E, improvvisamente, la neve che si era interrotta quando lei era morta, ricominciò a cadere.
Leggera.
Sottile.
Presto… l’avrebbe ricoperta.
Forse prima che qualcuno la potesse trovare.
Strinse le dita fino quasi a spezzarle, e si voltò.
Verso il ponte.
Verso Spike.
Verso i suoi occhi che non volevano credere.
Che non volevano accettare.
Di Tanya.
Di tutto.
"Luce?" Mormorò, fissandolo, e sembrava non rendersi nemmeno conto delle sue gambe contorte in terra. Della sua schiena spezzata.
Del dolore che sicuramente sentiva.
Atroce, eppure nulla… nulla…
Angel non rispose, chinandosi su di lui, ma quando fece per sollevarlo Spike si divincolò, allontanando le sue braccia.
"NO!" Esclamò." Non la possiamo lasciare sola!
Fa freddo! Congelerà a terra!"
Angel strinse i denti.
Strinse il cuore.
E si chinò di nuovo.
E stavolta Spike si lasciò sollevare, continuando a passare gli occhi da lui al corpo di Tanya.
"Non me ne vado senza di lei…"
"Arriva gente." Lo interruppe.
"Non mi interessa! Non me ne vado senza Luce!"
Voleva ringhiare.
Voleva urlare. Voleva piangere. Voleva distruggere quel ponte e quel fiume.
E invece fissò Spike, e dal suo volto non emerse nulla.
"No…"Balbettò il ragazzo, gli occhi che, davanti ai suoi, con una lentezza impressionante, si trasformavano da azzurri in gialli." No! No! No!
Menti!
Sei un fottuto bugiardo!
Un bastardo! "
Lo colpì, cercando di divincolarsi dalla sua presa, e un secondo dopo il suo volto era quello del suo demone.
"Lasciami!
E’ mia moglie! Devo aiutarla!"
"Non possiamo più aiutarla." Mormorò Angel, caricandoselo in spalla. E avrebbe preferito strapparsi con le sue mani il cuore dal petto.
Per un attimo, Spike non si mosse, ne emise alcun suono.
Per un attimo, fu come se non esistesse più.
Poi… esplose.
Ringhiò, e gridò, come non aveva mai sentito ringhiare e gridare in tutta la sua esistenza.
Come un vampiro.
Come un demone.
Come una cratura disperata.
Come un pazzo.
Così forte che tutta la città dovette udire il suo grido.
Divincolandosi selvaggiamente sulla sua spalla.
Colpendolo con le braccia, con i pugni, con la testa, con il torace, con tutto ciò che la frattura alla colonna vertebrale gli consentiva di muovere.
Con una forza che non era normale, nelle sue condizioni, nemmeno per un vampiro.
Abbattendosi sulla sua schiena ferita, sul suo corpo, lacerato e indebolito.
E Angel dovette appoggiarsi per non cadere, sostenendosi al ponte.
Chiudendo gli occhi.
Mentre Spike continuava a colpirlo, e colpirlo, e colpirlo.
E colpiva per fargli male.
Lo copiva per ucciderlo.
Per liberarsi dalla sua presa.
Non c’era più…
La sua bambina.
La sua dolce Tanya.
Stesa sulla riva della Neva.
Non c’era più.
E adesso non c’era più nemmeno Spike.
Chiamando a raccolta tutte le sue forze, chiamando in aiuto tutto ciò in cui aveva creduto e credeva, chiamando Tanya, aprì gli occhi, e, lottando contro il dolore e contro Spike, camminò in silenzio.
Mentre lui ringhiava e urlava.
Consapevole che qualunque cosa gli avesse detto non l’avrebbe udita.
Consapevole che Drusilla, quella notte, lo aveva ucciso di nuovo.
Intanto, silenziosa e incessante, dal cielo cadeva… l’ultima neve di Marzo.
*****
Spike scosse la testa, cercando di combattere il mutamento del suo volto.
Era morta.
La sua Luce era morta.
La sua sposa.
La sua pelle.
I suoi occhi.
Il suo cuore.
La sua anima.
La sua salvezza.
Spike chiuse gli occhi.
Nero.
Nero come la notte.
Nero senza fine
Nero come la morte.
Nero…
Fu tutto quello che sentì, tutto quello che lo riempì, tutto quello che divenne, mentre la consapevolezza che sarebbe vissuto si fece strada dentro di lui.
Sarebbe vissuto senza Tanya.
Senza la sua Luce.
E di nuovo urlò, mentre il suo demone e l’uomo che era stato si unirono in un solo essere.
Un solo essere… che piangeva la morte di lei.
TBC,
Siren*
|
| **Siren** (no login) | 10 - IncubusNo score for this post | November 3 2004, 3:35 PM |
Summary: tanya è morta e il demone di spike non può, semplicemente, accettare questo fatto...così come angel non può accettare il fatto di aver perso suo figlio...
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Pietrogrado, 14 marzo 1916
Non lo sentiva.
Non poteva…
Non lo sentiva urlare. Non lo sentiva ringhiare.
Non lo sentiva divincolarsi sulla sua spalla.
Non sentiva le unghie di lui conficcarglisi nella schiena.
Né i suoi pugni contro le ossa.
Non sentiva il suo odio vibrargli attorno.
E la sua rabbia.
Il suo dolore.
Non poteva.
Perché se avesse permesso loro di raggiungerlo, di afferrarlo…
Se avesse aperto loro la porta della sua mente.
Se avesse ceduto un attimo, soltanto un attimo… sarebbe stato perso.
Sarebbe crollato lì, sulle scale di casa, dove Spike e Tanya si ricorrevano ridendo.
Avrebbe sbattuto contro i gradini gelidi, come contro il ponte… e sarebbe rimasto lì.
E la rabbia, il dolore, l’odio di Spike lo avrebbero consumato.
Come già facevano i suoi.
E quando il sole fosse sorto, e avesse attraversato la finestra delle scale, ancora, sarebbero rimasti lì.
Tutti e due.
Perché lui non avrebbe avuto la forza di rialzarsi.
E Spike non avrebbe voluto farlo.
E non avrebbe potuto.
Angel, ora, era le sue gambe. Era i suoi piedi.
Era la sola possibilità che aveva di arrivare a casa.
Perché era il solo che, forse, sarebbe riuscito a non uccidere.
Per questo non poteva sentirlo…
Per questo non poteva fermarsi…
Per questo non poteva cedere a quell’atroce stanchezza.
Per questo il suo cervello cercava scampo e appiglio…
Nella ricerca delle chiavi di casa.
Nei grani di polvere che mulinavano nell’aria dell’androne.
Mentre sulla sua spalla un demone ruggiva selvaggiamente.
Nella scalinata.
Nei ripetersi dei gradini. Uno dopo l’altro.
Uno dopo l’altro.
Nei propri passi.
Lenti.
Cupi.
Stanchi.
Che ogni volta ripetevano la stessa canzone.
Lo spesso pianto.
Tanya. Tanya. Tanya.
E il suo nome gli riempiva il cervello. Impedendogli di sentire le urla di Spike. I suoi colpi sulla carne.
Il suo nome era un appiglio.
Era ciò che gli impediva di cadere.
Sui gradini.
Contro la ringhiera di ferro.
E di restarci.
Tanya…
Non riusciva a pensare di potersi voltare… e non trovarla dietro di lui… di poter aprire la porta di casa , e non vederla sorridere, mentre correva a togliergli il cappotto…
Non riusciva a pensare che il mondo potesse continuare ad esistere…
Tanya. Tanya. Tanya.
Un passo dopo l’altro.
Lentamente.
Aiutami.
Dammi la forza.
Aiutalo.
Arrivò sul pianerottolo senza sapere come.
Solo la vaga consapevolezza di aver fatto le scale.
Solo la vaga consapevolezza di avere ancora un corpo.
Oltre la stanchezza.
Oltre il dolore.
Solo la vaga consapevolezza di una figura che usciva dalla porta di fronte alla sua, e della voce di Eleanor.
Si voltò.
Verso il suo appartamento, che non aveva mai chiamato casa.
Perché casa erano sempre stati Tanya e Spike.
Prese le chiavi, ma un colpo di Spike al gomito gli piegò quasi il braccio a metà, facendogliele cadere.
Si appoggiò alla porta, la fronte contro il legno freddo.
E poi ci fu la vertigine, un'ondata di dolore troppo forte. E la voce di Eleanor, che continuava a chiedere… parole, che lui non riusciva a comprendere.
Abbatté un pugno contro la porta.
Spaccò i cardini. Ed entrò.
E non riconobbe nulla di ciò che vide.
Portò Spike nel salotto, e mentre lui lo colpiva come un pazzo… come un demone pazzo… lo appoggiò sul divano, bloccandogli i polsi per impedirgli di ferirlo.
"Spike… "Mormorò, ma lui ringhiò più forte.
E divincolandosi dalle sue mani si lanciò in avanti, precipitando in terra. Battendo la testa, e la faccia, mentre il suo corpo si piegava in maniera innaturale, grottesca.
E ancora continuava a guardarlo, con i suoi occhi gialli, pieni di odio. E ancora continuava a ringhiare.
"Mio Dio…" Mormorò Angel piano, e in quello stesso istante, non comprese come, un altro suono, oltre quello della sua voce, gli arrivò al cervello. Il suono di un battere di porta.
Credeva di non avere forze.
Credeva di non avere energie nemmeno per urlare. Eppure, corse fuori di casa, ancora una volta incurante delle sue ferite, e afferrò Eleanor dal braccio, bloccandola a metà della prima rampa di scale.
"Lasciami!" Urlò la donna. Gli occhi inondati di lacrime.
E ad Angel non servì chiedere… per sapere che aveva capito.
"E’ la mia bambina! E’ Tanya!"
L’afferrò più forte, da entrambe le braccia, e dovette lottare contro la forza che le dava la disperazione.
"Darla e Drusilla sono ancora là fuori… " Mormorò.
"Dov’è? " L’interruppe lei. "Dov’è ? Dimmi dove l’hai lasciata!"
"Eleanor…"
"Non doveva succedere così…"
"Eleanor, per favore…"
"La dovevo salutare!" Gridò la donna, la voce che il dolore aveva reso così stridula da penetrargli nelle orecchia. " Dovevo dirle addio…"
Si abbatté sul suo petto, piangendo, come Angel non l’aveva mai vista fare.
La sembianza dell’Osservatrice controllata e gelida gettata via come qualcosa di inutile.
Perché, ormai, era inutile.
Ormai non c’era più Tanya da proteggere.
"Così non è giusto…" Singhiozzò, mentre Angel la stringeva a se. "è troppo crudele…"
Non sapeva cosa dirle.
Di nuovo.
Di nuovo non sapeva come consolare un dolore che non poteva essere consolato.
Il dolore di una madre.
Di nuovo, si sentiva inutile, e inadeguato.
E di nuovo dovette fare forza su se stesso, e allontanare la mente da quelle lacrime. Da quel dolore.
E dai propri.
Per non cadere.
Per non restare lì. Per continuare a stringere Eleanor, senza trovare le parole da dirle.
Per tornare da Spike…
Lo sentì gridare sopra di se, e poi udì il rumore di qualcosa che si infrangeva.
E anche Eleanor lo udì, e sollevò la testa, fissando i suoi occhi.
"Voglio… vederlo…" Sussurrò, asciugandosi il viso.
"No…"
"Angel, forse…"
Sospirò.
Veramente… non ce la faceva più.
"E’ meglio di no. Te lo assicuro.
Non è… nelle condizioni… adesso…"
Eleanor fece per ribattere, ma lui la interruppe, spietato.
"Non credo che ti riconoscerebbe…"
Le vide chiudere le labbra, e deglutire piano, annuendo.
"Allora... va da lui…"
Angel la guardò. E gli sembrò di vedere una vecchia.
Una donna invecchiata di vent'anni in un istante, la forza che ancora, nonostente tutto, le brillava negli occhi verdi, come unico ricordo di quel che era stata e che, Angel ne era certo, non sarebbe mai più tornata.
"Tu…"Mormorò piano." Stai…"
"Male, Angel. Sto male.
Ma non andrò a farmi massacrare."
La fissò, senza sapere se crederle o meno.
"Per favore, Eleanor…"Mormorò alla fine. "fallo per Tanya… aspetta l’alba…"
Lei tirò su con il naso, annuendo, e riuscì persino a stringere le labbra in quello che, forse, ad un altro osservatore avrebbe potuto sembrare un tremulo sorriso.
Ma che a lui parve solo uno sforzo sovrumano per non piangere ancora.
"D’accordo…"Sussurrò." Aspetterò in… casa… "La voce le si spezzò su quell’ultima parole, e Angel dovette stringere disperatamente i denti per trovare la forza di accompagnarla lungo le scale.
Non si parlarono più.
Non si scambiarono nemmeno una parola.
Non si accusarono a vicenda.
E non si consolarono.
Solo, ancora per qualche istante, si guardarono negli occhi, specchiando uno nell’altro un dolore identico.
Un dolore atroce.
Prima che lei tornasse ai suoi ricordi.
E lui ai ringhi disperati di suo figlio.
Era il divano che aveva sentito infrangersi.
Spike lo aveva gettato in aria, mandandolo contro il vetro di una delle porta-finestre, e aveva fatto lo stesso con il tavolino, e la rastrelliera degli utensili per il camino, che aveva lanciato contro una consolle.
Perché la sua rabbia, il suo dolore e la sua disperazione erano così profondi, così esplosivi, che il suo corpo non riusciva a trattenerli.
Nessun corpo umano, ne mente umana, forse, avrebbero potuto .
E non potevano quelli di Spike…
Come non poteva il suo cuore umano, ritirato in lui come un animale ferito nel buio della sua tana.
Per non soffrire più…
Perché non poteva più reggere…
Lasciando solo il suo demone.
Ed era il suo demone che gridava, che ringhiava, che si contorceva in terra.
Perché anche il demone di Spike amava Tanya. Almeno quanto la sua parte umana.
E adesso la piangeva.
Come poteva piangerla un demone.
Con urla, e ringhi, e sangue.
Il suo…
Dalle ferite sulle mani, provocate dalle sue stesse dita e dalle schegge dei mobili, e dalla sua bocca, dove i denti avevano raschiato la pelle, tendendosi ed abbattendosi gli uni sugli altri ad ogni singolo grido.
Gli colava sul mento… come quella sera… non riusciva neanche a ricordare quando…
Ricordava solo che c’era sangue, sul mento di Spike… che colava da una ferita vicina al naso…
E c’era la neve che cadeva, proprio come adesso…
E c’era Tanya…
Tanya... che con un sorriso sollevava il braccio, e gli asciugava il sangue con la manica candida della sua camicia…
E si abbandonava sul suo petto…
E mormorava " mi hai salvata"…
E lui sapeva che non era vero…
"Menti…"Le diceva, la bocca appoggiata alla sua.
E lei, ancora sorridendo, rispondeva: "Solo se ti dico che non ti amo…"
Si erano baciati.
Sotto il cielo stellato.
Sotto la neve.
E ...vicino al fiume.
Faceva male.
Faceva male al cuore.
Faceva amale all’anima.
E Angel desiderò non averla un ‘anima…
Si avvicinò piano, anche se sapeva... che Spike non poteva vederlo.
E gli parlò. Anche se sapeva... che Spike non sentirlo sentirlo.
"Spike…"Ripeté.
Piano. E non era mai stato così disperato.
Nemmeno anni prima, risvegliandosi una notte, con i ricordi di un mostro...
Chino su Spike, lo vide lanciarglisi addosso.
E, nei suoi occhi, lesse il desiderio di ucciderlo.
Ma non lo uccise.
Scartò la gola per meno di un soffio, e gli artigliò il viso.
La guancia.
Graffiandolo, lacerandogli la carne.
E il sangue di Angel, nelle mani di Spike, si confuse con il suo.
Lo vide ricadere in terra.
Senza sentire dolore fuorché al cuore.
Mentre il sangue gli scendeva sul collo.
Mentre la forza lo lasciava.
Mentre tutto lo lasciava.
Per lasciare soltanto il dolore.
Il desiderio di dormire.
Di dimenticare.
Davanti a lui, Spike arcuò il moncone di schiena che riusciva ancora a muovere, e gridò.
Con tutte le sue forze.
Con la voce, e il corpo, e gli occhi, e il volto del suo demone, e le zanne, e tutto ciò che del suo cuore era rimasto intero.
Troppo. Troppo poco.
E poi si abbatté in avanti, colpendo con i pugni il pavimento.
Una, due, tre volte… infinite volte.
Senza fermarsi.
Come una macchina.
Come un cuore impazzito.
Come un cuore ferito.
Come avrebbe battuto, forse, il cuore di Angel.
Se avesse avuto vita.
Angel cadde in ginocchio, e poi a terra.
Il peso della sua esistenza che diventava all’improvviso troppo.
Mentre la sua anima continuava a ripetergli che non voleva perderlo.
Mentre continuava a gridargli di lottare per lui…
Ma Spike gridava troppo forte.
Mentre continuava a fare troppo male.
Infilò la mano nella tasca, e disperatamente strinse fra le dita l’anello di Tanya.
Chiedendogli forza.
Chiedendogli aiuto.
Perché lui non aveva la minima idea di cosa fare.
E le sua, di forza, ormai se n’era andata.
Non poteva raggiungerlo, Spike, da dove si trovava.
Ma non aveva importanza.
Non lo guardava più.
Non lo vedeva più.
Non sentiva più la sua presenza.
Come Angel non avvertiva più quella di lui.
Ma solo il suo dolore.
Come non vedeva più il suo Spike , ma la creatura disperata che glielo aveva rubato.
Che continuava a urlare e ringhiare.
Come se la disperazione rigenerasse da sola la propria forza.
Che continuava a battere i pugni in terra, mentre Angel si stringeva la testa fra le mani.
E ogni colpo sordo e fortissimo, nelle sue orecchia, rimbombava con un identico suono... piangendo un’identica canzone.
Tanya.
Tanya.
Tanya.
*****
Los Angeles, 2001
Pioveva.
Di nuovo.
Le prime gocce di pioggia erano scese mentre raccontava della morte di Tanya, e parte di lui coglieva quasi una certa giustizia cosmica in quella pioggia.
Si alzò, avvicinandosi alla finestra, e guardò per qualche istante come le gocce scorressero pigramente sui vetri della porta-finestra. Veloci, proprio come lacrime, sfumando le luci della città. Il rosso dei fari delle automobili, lo scintillio di lampioni ed insegne.
Tutto sfumato, tutto annebbiato.
D’altro canto, la sua vita ... o non vita, non era stata così per molto tempo dopo la morte di Tanya?
Niente era più stato uguale.
Niente avrebbe più potuto esserlo.
La morte di Tanya era stata davvero la morte della sua luce.
Spike scosse la testa mentre faceva un tiro dalla sua sigaretta, lasciando che il fumo gli penetrasse nei polmoni senza vita, osservando lampi, che in lontananza, rischiaravano brevemente il cielo, prima di voltarsi. Pensare a Tanya gli faceva ancora male, maledettamente male.
E la cosa doveva essere piuttosto evidente per Kate, che lo stava guardando, I suoi occhi erano ancora sgranati, proprio come poco prima. Non aveva detto una parola, non aveva interrotto il suo racconto…era rimasta in silenzio ad ascoltare le sue parole.
Ad assorbire il dolore celato in esse, senza parlare, senza commentare.
Dio Angel, ho già detto che dovresti esserci tu qui con lei? Pensò distrattamente.
"Avevo capito nel modo più duro che I lieto fine non esistevano…non per me, almeno." Disse.
Si avvicinò lentamente alla poltrona e vi si lasciò cadere, e non riuscì ad impedirsi un sorriso quando continuò.
"Mi correggo, Kate: capire? Beh, quello arrivò, ma dopo: quando la ragione cominciò a tornare. Non ricordo molto dei primi giorni dopo la morte di luce…"
Osservò per un istante il fumo della sua sigaretta prima di dire. "Avevo la schiena spezzata, ma non sentivo nulla…non vedevo nulla." .
Si passò una mano tra I capelli, sentendosi improvvisamente molto stanco.
"Non c’era niente…non ero niente. Ero molto simile ad un animale…molto simile a…"
Deglutì, interrompendosi, sollevando la testa per guardare Kate, la donna si era stretta ancora di più le gambe contro il petto e l’osservava.
"Angel provava a venirmi vicino, provava ad aiutarmi, ma non capivo…ero troppo pieno di odio, di dolore, di sensi di colpa.
Era stato ferito, quella notte…e stava soffrendo…lui aveva amato Tanya come se fosse stata sua figlia…"
Chiuse gli occhi per un istante. "ma…non riuscivo a capirlo, non riuscivo a far niente…tranne che fargli del male…ancora ed ancora… "
***
Pietrogrado, 18 Marzo 1916
Non aveva più nevicato, da quando la Neva aveva rubato Tanya.
Non c’erano più stati fiocchi candidi a volteggiare leggeri, ballando la danza che a lei piaceva tanto, rendendo pure le case ed il mondo. Ma solo pioggia.
Una pioggia incessante. Forte.
Che copriva il sole, che si rifletteva sulle pareti del salotto, attraverso il vetro infranto della porta finestra.
Nessuno l’aveva mai riparata.
Nessuno aveva mai scostato le tende.
Perché a nessuno interessava guardare fuori.
A nessuno interessava il mondo all’esterno di quella stanza.
Né quello all’interno.
Non a Spike, che giaceva ancora accanto al caminetto, in una posizione quasi identica a quella di quattro gironi prima.
Non ad Angel, che da quattro giorni aspettava, seduto in terra, la schiena appoggiata alla parete e le braccia allungate sulle ginocchia.
Continuando a fissare suo figlio.
E non sapeva neanche che cosa stesse aspettando.
Forse attendeva che il dolore si placasse, e che il cuore gli esplodesse.
Forse aspettava che la porta dell’ingresso si aprisse e Tanya corresse nella stanza, ad annunciare che la prima neve era caduta.
Forse aspettava che il |
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