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ancora organization kids

September 27 2001 at 1:39 AM
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Lola  (no login)

 
E' la prima volta che partecipo a un forum quindi... abbiate pietà di me!

Detto questo, sono rimasta affascinata dall'interesse suscitato da questo argomento -quasi pari a quello suscitato da Freccero-, ma sono anche rimasta sgomenta. Mi spiego: credevo che la frenesia nell'occupare il proprio tempo fosse un fenomeno prettamente americano, o comunque emergente in fasce d'età inferiri alla nostra (io personalmente ho 26 anni); mio cugino, per es., ha 9 anni e la madre ha provveduto a riempirgli la giornata, anzi la settimana, in modo che lui non abbia tempo per pensare a ciò che gli sta intorno. O almeno questa è la mia opinione. Come diceva giustamente Manuel, in questo modo riesci a sfuggire a pensieri scomodi forse, ma che comunque ritorneranno fuori prima o poi(quest'ultima,però, è mia!).

E poi non sono proprio sicura che questo non sia un comportamento "appreso". Come dicevo la madre di mio cugino ha provveduto ad organizzare tutto, e noi siamo continuamente tartassati da modelli "preferiti" che ci spingono a non fermarci mai, sospinti da una sorta di "horror vacui" pseudo-barocco.

A questo punto vi chiederete: "Sì, va bene tutto questo, ma tu... tu come la vivi?"

Bè, io la vivo con molta calma. Sia indicativo il fatto che sono nata alle 4.30 del pomeriggio, sono la classica persona che fa duemila (!) buoni propositi a Capodanno e ne riesce a portare a termine forse una decina. Insomma sono una disorganizzata cronica. E ovviamente tempo per gli amici riesco sempre a trovarlo, visto che ne ho da buttar via (per es. questo modo di dire è illuminante, non trovate?)

Qualcuno vuole prendere lezioni da me?

Devo ammettere però che ultimamente sto cercando di recuperare il tempo perduto (dove?) e ho deciso di iscrivermi a una palestra e vi giuro che ce la metterò tutta per frequentarla, l'ho scelta apposta vicino casa!

ho un'ultima cosa da dire. Mi è venuto in mente ora la distinzione che gli antichi Romani facevano tra "otium" e "negotium". Tra l'impiegare il proprio tempo lavorando (negotium) e il dolce far niente (otium). Ma in quest'ultimo erano comprese tutte le attività che noi relegheremmo ora al nostro tempo libero. E sapete loro quale dei due disprezzavano di più? Proprio quello che "noi" poniamo a fondamento della nostra società: il "negotium", perchè voleva dire non essere un uomo libero, ma essere un uomo schiavo delle esigenze di tutti i giorni, dei bisogni contingenti. Ovviamente questa era la filosofia dei ricchi, che potevano permettersi di leggere e discutere di filosofia, di curare il giardino, di fare tante altre cose non indispensabili per procurarti il pane quotidiano.

Cosa ho voluto dire con questo? Niente. La mia era solo una riflessione sul ribaltamento di valori in seno alla stessa società che, ovviamente, cambiano nel giro di alcune decine di anni, figuriamoci nel corso dei secoli.

Tutto questo mi porta ad un'altra considerazione. Il fatto che non si ha il tempo di fermarsi a pensare porta i popoli ad agire sull'onda delle emozioni. Si pensi a quello che è successo due settimane fa a NY: l'opinione pubblica è, giustamente, insorta, ma con preoccuanti intenti di vendetta sanguinaria ("Radiamo al suolo tutti ipaesi islamici"). Ora, a distanza di due settimane, sedato un po' l'orrore e il dolore, cominciano a sorgere manifestazioni pacifiste contro la guerra non soltanto nelle università.

Quindi il mio messaggio è questo: ritagliarsi un po' di "otium" non è per niente disdicevole se ci aiuta a riflettere su quello che ci accade attorno, in modo da non formare "opinione pubblica", ma "opinione personale".

Ps. una cosa in comune con uno di voi -purtroppo non mi ricordo chi- ce l'ho: dopo tre anni d'ingegneria ho lasciato per seguire l'altra mia passione, le lingue.

 
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