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L'economia dell' attenzione

March 12 2002 at 10:21 PM
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Federico  (no login)

 
Leggendo Musica del 7 Marzo mi sono imbattuto in un articolo intitolato "Aiuto, si è distratto il mondo" che "pubblicizza" l' avvenuta traduzione in italiano del libro "The attention economy" di Davenport e Beck.
Nell' articolo oltre a venir rimarcato il concetto secondo il quale troppa informazione abbassa il nostro livello di attenzione e quindi anche la nostra capacità critica; viene messo in luce un fenomeno che riguarda da vicino Internet chiamato "top ranking".
Cos' è? Semplice: i motori di ricerca stanno accettando la logica secondo cui mettere in evidenza, nei risultati della ricerca, solo i soggetti che hanno pagato per occupare quella posizione (questa logica si chiama appunto "top ranking").
Meditiamo! E' la sola cosa che riesco a dire; Internet non doveva essere un grande contenitore di informazioni accessibile a tutti. L' unico posto al mondo dove il peso economico doveva avere scarso valore; forse non ci crediamo più nemmeno noi giovani studenti universitari di belle speranze! Troppo apocalittico, forse, scusatemi...

 
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ilaria
(no login)

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March 15 2002, 2:33 PM 

Ciao federico,
ho letto la notizia che riporti e sul momento effettivamente la cosa mi è parsa abbastanza inquietante,ma riflettendoci credo che sia una conseguenza piu’ o meno diretta di un altro aspetto, più positivo, che è la diffusione di internet stesso. Sia gli utenti che l’informazione sono andati moltiplicandosi ed è naturale che leggi del mercato,che nel bene e nel male governano la nostra società,siano entrate o comunque stiano entrando nella rete; con loro arrivano anche criteri di selezione più strettamente economici nelle loro svariate mutazioni .
Bisogna tenere presente che il target degli utenti di internet ormai riproduce praticamente la nostra società;credo che questo dovrebbe darci conto del fatto che gli studenti universitari o il mondo accademico non rappresentano più il bacino di utenti predominante. La rete non fa altro che assecondare questo spostamento,essendo un “prodotto” anche lei del lavoro di persone che puntano ad un guadagno.
Visto che il prodotto tipico di internet è proprio l’informazione è ovvio che la cosa immateriale che viene venduta e acquistata sia la” visibilità”.
Capisco che questo da un punto di vista etico non sia molto carino,ma credo che non ci sia niente di strano. Sarebbe stato strano e magari anche “bello” se la rete,fosse stata in grado di proporre con decisione un modello alternativo a quello vigente,ma le rivoluzioni hanno bisogno di una base “filosofica” che magari qualcuno avrà anche elaborato ma che non è uscita da una cerchia ristretta per abbracciare la vasta utenza.
Per quanto riguarda il problema dell’accesso all’informazione da parte dell’utente finale, credo che valga ancora il detto “chi cerca trova”,la pluralità resta ancora garantita dalla quantità…almeno secondo me

Ciao

ilaria


 
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