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Nomadismo

June 6 2002 at 3:51 PM
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Robert  (no login)

 
Nomadismo come concetto, simbolizzazione d’una emotività instabile.
Dai popoli raccoglitori ai viaggiatori post-moderni delle più eclettiche realtà virtuali, la mobilità ha sempre rappresentato uno stato dell’animo ancor prima che del corpo...animato,sospinto dalla propensione innata alla curiosità: categoria dello spirito e del "pensiero pesante", indicante l'inconscia e archetipica propensione a trovare e a ritrovarsi nel tutto.Proprio tale curiosità può sola spiegare il senso del nostro peregrinare, dalla Terra del Fuoco ai ghiacciai antartici, quasi che quell’orizzonte, cornice d’ogni paesaggio, non fosse altro che una somatizzazione visiva del nostro più mutevole, più folle orizzonte interiore…e il viaggio assume una funzione taumaturgica per la nostra più intima essenza umana, tramite tale atto cerchiamo incessantemente di ricostruirci e come individui e come ecclesia umana.
Solo in un fattore è cambiato il volto del nomadismo contemporaneo:
prima il muoversi per ritrovarsi si fondava su un vivere emotivamente il mondo, nel considerarci albero alla stregua di quello sotto il quale cercavamo riparo, di immergerci in acqua e sentirne la guizzante essenza perché d’acque erano fatte in quell’istante le nostre fluide sensibilità…
ecco eravamo gesto e arto d’un corpo globale, immenso, naturale;
oggi l’uomo post-industriale è uno e multiplo, reale e virtuale.
Vivendo in una sorta di “Glocalizzazione“ a detta di uno fra i più lungimiranti “sciamani” dell’epoca contemporanea ( Meyrowitz ), siamo in grado di pensare globalmente e ad agire localmente, di assumere un abito comportamentale fatto di multiple personalità, tra cui, come abili giocolieri fra cristalli e riflessi interiori, agilmente destreggiamo la nostra azione quotidiana, consci che una lacrima è sempre più una creazione metafisica, ossia tristezza e commozione, allegria e rancore, amore ed odio…sono veri e tangibili tanto in uno sguardo, in un volto quanto in una parola, in una frase mediate dalle nuove tecnologie relazionali, interattive.-Ecco questo è il deserto su cui si struttura il "globadismo" (crasi tra globalismo e nomadismo), in contrapposizione con il vero nomadismo quello di individui dapprima stanziali, sedentari che, al fine di recuperare un’identità autentica, profonda, o per motivi sociali (carestie, fame) si spostano o meglio, fuggono alla volta dell’ignoto, dell’inesplorato. Fuggire diventa liberare il proprio io autentico, consolidando la propria identità attraverso la molteplicità di esperienze: la natura rappresenta madre e grembo protettivo, fonte di energia rigeneratrice.- Oggi, credo che lo stimolo al nomadismo sia imprescindibile dalla condizione di collettività globale, nomadismo come civica conoscenza dell'altro, del diverso al cui accesso, "l'elettronica emotiva", ci ha aperto un varco prima inimmaginabile: qui è riscontrabile il cultural gap, a mio avviso, fondamentale. Prima il muoversi era gesto oltre che del dinamismo fantastico-intellettivo anche concretizzazione gestuale, si sudava, si "odorava" l'asfalto e la fumosa anima di pozzolana, meglio se ne poteva gustare l'incomparabile orizzonte...oggi, senza voler essere questa la solita profetica condanna, si è creata una bipartizione del viaggio, fisico-virtuale che con tutti i suoi risvolti positivi, e vi giuro ve ne sono molti..a dirvelo è chi operando nel mondo del marketing ci comunica quotidianamente, ne ha anche molti ancora sistemabili, (ed è qui che chiedo il vostro giudizio ed intervento) alegianti in una sorta d'ambiguita' gnosologica; in molti casi le cosi' dette ICT(in pratica le tecnologie contemporanee o relazionali) ci fanno Divenire
s-oggetti di un “marketing culturale” ( Naomi Klein ), in cui quello che prima era diletto dell’anima, tormento del corpo oppure semplice azione estetizzante d’un “dandismo” romantico, Il Viaggiare, Il Vagabondare diviene uno dei tanti “time products” ( Michael J. Wolf ) della società dell’ entertainment esperienziale.
Si vive in un "villaggio globale", visitabile comodamente dalla propria postazione stanziale, all'interno d'una qualsiasi camera da letto, attuandosi per il cybernauta una traslazione dal fisico al virtuale tale che può seguire se stesso e il mondo sociale dallo schermo e dai "passi" compiuti sulla tastiera, in una sorta di libertà dipendente dalla presenza del messaggio altrui, rigenerandosi nella rete e creando una protesi sostitutiva della Natura...e divenendo Grande Fratello di se stessi.
Quesito affascinante ed emblematico nel medesimo tempo, in cui l’unica consolazione di cui come viaggiatore sia virtuale che geografico posso allietarmi è il cercare di godere della varietà e sovrapposizione cognitiva delle “realtà” quotidiane, considerando il tutto come un altro timido e beffardo scherzo di Morgana, che alla vista di una società sempre più bramosa di realtà plasmabili, liquide ne corrompe l’orrizonte di giocosi e paradossali scherzi visivi e sensoriali…immergendo sempre più l’uomo contemporaneo nella siccità relazionale d’un deserto oggi, vecchiaia d’una foresta di ieri fatta d’emozioni vivide in cui perdersi era dolce, nel ritrovarsi incessante d’un nomadismo fatto di polvere e di pelle arsa, di donne color ebano e di serpenti corallo in cui oppiaceo era l’incenso, animo fumoso dell’esotismo che impregnava il viaggio, qualsiasi fosse stata la sua meta.

Con questo finisco, il mio primo...lo sò...lo sò...lungo, forse troppo lungo intervento..ma ispirato e per questo incontenibile...Sarebbe stato, senza immedesimazioni!, come dipingere la gioconda senza capelli..interrompendo il fluire creativo dell'artista...e ci saremmo ritovati un Sandro Curzi..ante-litteram!

Aldilà di tutto mi preme avere un vostro giudizio..."nomadizzare" le vostre menti, perlustrando risposte ed accuse fra i vostri villaggi sia psichici che emotivi...
SOTTOLINEANDO LO SPIRITO VOLUTAMENTE PROVOCATORIO DEL TUTTO...

God Save Internet!

Robert from L.A.

 
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