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giornalismo e pubblicità

April 5 2001 at 11:58 PM
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andrea  (no login)

 
Nella lezione di oggi è stato toccato un argomento secondo me molto importante: il legame che il giornalismo on line ha innescato tra l'informazione stessa e l'aspetto promozionale. E' un argomento affrontato anche dal Prof. Bosetti nel suo corso dell'anno passato, con un atteggiamento laico sì ma abbastanza critico. So che esistono parecchi scritti, disponibili sotto forma di dispensa, e presto cercherò di procurarmeli dal momento che reputo l'argomento di enorme rilievo. Soprattutto perchè scardina una regola che, prima dell'avvento dell'informazione on-line, era pressochè sacra. Ho un'opinione in merito anche se riconosco che non è ancora molto forte, proprio perchè fondata su poche letture che potrebbero rinforzarla o smentirla. Credo che, seppur non si sia ancora arrivati ad uno svilimento del sevizio giornalistico, un'iniziale mistificazione sia ormai innegabile. Non è solo una sorta di salvaguardia sacerdotale quella che io in un certo senso auspico. Atteggiamento questo, che spesso ha caratterizzato una parte più o meno ampia della categoria giornalistica della quale tra l'altro spero di poter presto far parte. Notare e criticare questa tendenza, quando poi però essa procede indisturbata, credo che sia insufficiente, nonchè un modo buono più che altro per lavarsi la coscienza in pubblico. Sinceramente non credo nemmeno che si tratti di una esigenza di carattere prettamente economico: anche i giornali cartacei ospitano la pubblicità (secondo alcuni anche troppa) eppure non sono mai venuti meno alla regola che prevede una netta scissione tra le due tipologie di contenuti. I costi che deve sopportare un giornale tradizionale inoltre, a quanto mi è dato sapere, sono decisamente superiori rispetto a quelli che gravano sulle spalle del suo fratellino minore. Secondo me questa nuova condotta è soltanto figlia del suo tempo, beneficiando (o prendendo come alibi) delle nuove offerte messe a disposizione dalla tecnologia del web. Una tecnologia che, credo ma non ho dati concreti alla mano, consente di far pagare più profumatamente un'inserzione, dal momento che di lì si può accedere al sito dell'azienda, con un solo click . Se infatti il banner non consentisse di entrare nel sito pubblicizzato, si userebbe ancora mettere quello della Peroni nel mezzo di un articolo in cui si parla di un nuovo modo di produrre la birra? Non avrebbe più senso, proprio perchè se ne perderebbe la motivazione generatrice, garantita dalla tecnologia; la pubblicità tornerebbe ad avere le stesse caratteristiche che ha avuto per anni sulle pagine dei quotidiani, ed operare una tale commistione sarebbe solo una cosa moralmente deplorevole senza possibilità di guadagni in termini di entrate. Ecco perchè credo che questa condotta sia sola figlia del suo tempo e delle relative tecnologie. Anche perchè una diversa spiegazione che sia eticamente accettabile non riesco a trovarla... probabilmente per una mia mancanza.

Interventi e suggerimenti di alcune letture sull'argomento sono quanto mai gradite.
Andrea Di Gennaro

 
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