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gli ultimi giorni del diritto d'autore

May 22 2001 at 12:06 AM
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paolo  (no login)

 
ho letto che in america una giuria si sta per pronunciare su questa causa: la casa editrice Random House accusa rosettabooks.com di aver messo in rete alcune opere su cui la random aveva i diritti di diffusione e di sfruttamento. indipendentemente da chi vincerà mi sembra interessante la linea di difesa adottata da rosettabooks, secondo cui la casa editrice sarebbe solo in possesso dei diritti per diffondere una versione cartacea, in forma di libro, del prodotto e non l'insieme di bit che sono il suo formato online.
se voi foste il giudice a chi dareste ragione?
in ogni caso ci sono tutti gli ingredienti per una riflessione sul ripensamento della proprietà intellettuale che i nuovi media stanno inevitabilmente comportando, e su una nuova dimensione del lavoro dell'autore (quello vero non l'industria) basato di più sul contenuto della sua opera e slegato da chi lo pubblica. per saperne di più andate su ilmanifesto.it e nel numero del 20/5 cercate l'articolo di franco carlini.
paolo.c

 
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il pezzo citato

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May 24 2001, 1:14 AM 

20 Maggio 2001

E l'Autore rialza la testa
FRANCO CARLINI

Nelle prossime settimane ci arriverà dall'America una sentenza che farà epoca, soprattutto nei
paesi anglosassoni dove i pronunciamenti dei giudici entrano automaticamente nella
giurisprudenza. L'oggetto concreto della causa sono i diritti d'autore, contesi tra autori in senso
stretto (in questo caso romanzieri) e i loro editori-distributori nel mondo fisico, fatto di libri di
carta, e nel mondo digitale, quello delle reti. Nella parte dell'imputato c'è un editore solo Internet,
RosettaBooks, e nel ruolo di parte lesa un gigantesco gruppo editoriale, Random House.
Quest'ultimo ha citato in giudizio RosettaBooks per aver pubblicato sull'Internet una serie di libri
già comparsi sulla carta per i tipi della stessa Random House. RosettaBooks a sua volta si difende
dicendo di avere acquistato regolarmente i diritti per le edizioni elettroniche dai singoli autori; tra
questi ci sono alcune grandi firme come William Styron, Kurt Vonnegut e Robert Parker.
La tesi di Random House è apparentemente robusta e si appoggia sui contratti che i singoli autori
avevano in precedenza firmato con lei, cedendole tutti i diritti di riproduzione delle loro opere "in
forma di libro". Ma appunto, quand'è che un libro ha la forma di libro? Dal punto di vista astratto,
il libro coincide con il suo contenuto, con le parole che compongono il testo e dunque è
assolutamente indifferente quale sia il supporto su cui scendono le parole - questa è la linea
dell'accusa. Viceversa la difesa sostiene che il libro elettronico è cosa totalmente diversa e che
perciò i diritti ceduti a suo tempo per l'edizione cartacea non si estendono automaticamente alla
sua versione digitale.
Dunque la questione da un lato è filosofica (qual'è l'essenza di un libro) e dall'altro molto
concreta, dato che in ballo ci sono diritti miliardari, specialmente nel caso di opere da milioni di
lettori. I prodotti di RosettaBooks sono prelevabili dal sito omonimo in diversi formati: da quello
più normale (il formato Pdf, da usarsi con il programma gratuito Acrobat Reader) a quelli
specificatamente progettati per una lettura sulle tavolette elettroniche portatili, che i diversi
produttori cercano disperatamente di venderci. Il prezzo è di 4 dollari e 49 centesimi,
contrapposti ai 9,95 degli analoghi libri digitali venduti dalla divisione elettronica AtRandom,
appositamente creata da Random House.
Non è qui il caso di addentrarsi eccessivamente negli aspetti strettamente giuridici della
questione, la quale senza dubbio darà luogo a appelli e a altre sentenze, magari contradditorie.
Infatti è una di quelle situazioni in cui il procedere semplicemente per analogia ed estensione dal
vecchio al nuovo non garantisce necessariamente di fare la scelta giusta. L'episodio segnala
comunque una tensione crescente e inevitabile tra i detentori di alcuni diritti di proprietà che fino
a ieri (a tecnologia ferma) erano chiari, definiti e rispettati, ma che vengono scossi fin dalle radici
quando nuove tecnologie di produzione, riproduzione e diffusione delle opere dell'ingegno
diventano possibili, economiche e di massa.
La causa "Random House contro RosettaBooks" ci fa anche intuire che conflitti e scontri laceranti
si produrranno negli anni a venire attorno alla questione dei diritti di proprietà intellettuale; non
riguarderanno banalmente né esclusivamente la contrapposizione tra detentori del copyright e
copiatori abusivi perché questa è solo una delle tensioni, cui già ora se ne affiancano altre ancor
più "distruttive": tra autori e editori, da un lato, e dall'altro tra diversi soggetti della produzione e
della distribuzione, in lotta tra di loro. La causa di cui stiamo parlando rientra appunto in questa
categoria, mentre quella intorno alla distribuzione della musica via Internet finora ha riguardato
prevalentemente il tema delle copie abusive e piratate.
Ma anche nella storia di RosettaBooks, fa capolino un terzo incomodo, appunto il "vero" autore
delle opere dell'ingegno; in questo caso si tratta di scrittori, ma potrebbero essere musicisti,
cantanti, attori cinematografici. Tutti questi finora sono stati tutelati abbastanza bene dalle leggi,
dai contratti e dagli stessi meccanismi di produzione e distribuzione, anche se nella grandissima
maggioranza dei casi devono subire contratti capestro e accettare percentuali irrisorie a
remunerazione della loro creatività. In sostanza gli autori cedono il cento per cento della propria
opera in cambio dell'accesso a un sistema industriale che materialmente stampa il loro lavoro, lo
distribuisce nel circuito di vendita e eventualmente lo promuove.
Ma oggi, grazie alla rete Internet e alla digitalizzazione delle opere dell'ingegno, l'intermediario
scopre la possibilità di moltiplicare la diffusione di un'opera, di distribuirla in tutto il mondo e di
farla durare più a lungo (non c'è bisogno di ristampe) e il tutto a costi praticamente insignificanti.
Certo il prezzo a cui un libro elettronico si può vendere è più basso di quello cartaceo, ma
l'incasso va quasi tutto in utile netto. Contemporaneamente il libro o il brano musicale, ridotti allo
stato di pura sequenza di bit e alleggeriti di ogni pesantezza fisica, non dipendono più
necessariamente dallo stampatore, ma potrebbero persino farne a meno, in linea di principio.
In ogni caso si apre un vero conflitto di interessi tra creatori e intermediari, perché i primi,
essendo meno dipendenti ai secondi, non cedono più volentieri la loro quota di diritti e comunque
chiedono una diversa suddivisione della torta. E' successo anche nel caso Napster, dove alcuni
artisti (in prima fila la combattiva Courtney Love) hanno abbracciato la causa della musica libera
per liberarsi loro stessi dalla schiavitù delle cinque grandi major musicali. Si è visto lo stesso
conflitto durante le trattative tra le case di Hollywood e gli sceneggiatori che chiedevano (e in
parte hanno ottenuto) di essere considerati veri autori dei film, sia dal punto di vista morale che
da quello monetario. Anche i professori stanno entrando in fermento perché laddove i
dipartimenti universitari cominciano a proporre forme di insegnamento a distanza (a pagamento)
si chiedono - ovviamente - a chi vanno i diritti e soprattutto gli introiti. I giornalisti infine in moltre
situazioni vanno chiedendo che il supplemento per il lavoro online o il riuso in rete di materiali
scritti per la carta comporti un compenso maggiorato. Tutte queste categorie professionali, che
per mestiere producono conoscenza, sono per così dire in stato di agitazione e anche di euforia: i
"maledetti" contenuti sono oggi più preziosi di prima e allora, dicono, devono essere pagati
adeguatamente. Può apparire mercantile e corporativo e in larga misura lo è, ma d'altra parte,
perché altri (gli editori e gli intermediari) devono guadagnare di più a partire dal mio lavoro?
La replica degli intermediari è stata finora debole: ci dobbiamo impadronire di una maggiore
quota dei diritti perché i costi per produrre, distribuire e valorizzare (promuovere) le vostre
creazioni sono di molto aumentati rispetto al passato.

 
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