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Impianti eolici

April 26 2002 at 2:03 AM
Carlo Alberto Graziani 

 
La progettazione sull'Appennino umbro-marchigiano di numerosi impianti industriali per la produzione di energia eolica è in fase avanzata: si tratta di centinaia di torri alte da 50 a 60 metri con pale ruotanti lunghe da 20 a 25 metri (si consideri che i più alti tralicci dell'alta tensione raggiungono circa 30 metri), le quali, per esigenze legate alla ventosità, potrebbero essere disseminate sui crinali e sulle aree sommitali dei rilievi, cioè nei siti più integri e delicati dal punto di vista ecologico
nonché maggiormente visibili anche a distanze considerevoli.

Questa situazione desta gravissima preoccupazione poiché gli impianti, se realizzati (come sta avvenendo) al di fuori di una qualsiasi pianificazione,
finiranno per produrre pesanti squilibri non solo sul sistema paesistico-ambientale (modificazioni irreversibili del paesaggio, inquinamento acustico, effetti sulla fauna che gli studiosi considerano
deleteri, costruzione di strade camionanabili e di nuove linee elettriche a servizio di ogni centrale eolica), ma anche su quello socio-economico dei
territori direttamente interessati e di quelli che con essi hanno rapporti di continuità ecologica, paesaggistica e socio-culturale.

I paesaggi dell'Appennino umbro-marchigiano, nella loro straordinaria varietà, costituiscono un sistema territoriale che possiede una propria spiccata identità in grado ancora oggi di testimoniare la secolare armonica convivenza tra l'uomo e l'ambiente naturale. Non è un caso che proprio in questo tratto dell'Appennino si concentrino dieci aree protette, oltre a numerosi siti d'interesse comunitario, zone di protezione speciale e aree floristiche: sulla conservazione e sulla valorizzazione delle risorse in
esse presenti si fonda, come oramai viene da tutti riconosciuto e come i fatti incominciano a dimostrare, l'unico loro possibile sviluppo.

La mancanza di pianificazione a livello nazionale e soprattutto regionale - avvertita peraltro non solo da diversi amministratori locali, ma anche da
molti imprenditori operanti soprattutto nel settore turistico - sta trasformando il territorio montano in terra di conquista per diversi speculatori, i quali stabiliscono accordi con privati, Comuni e Comunanze
agrarie al fine di accaparrarsi i siti ritenuti più produttivi, trascurandone le vocazioni e le valenze tipiche. E se i prezzi offerti dai "conquistatori" appaiono interessanti, in considerazione degli annosi
problemi finanziari dei Comuni e della scarsa redditività (in termini monetari) dei terreni, il costo collettivo, qualora l'operazione andasse in
porto, sarebbe altissimo.

Ancora una volta il paesaggio italiano finirebbe per essere sacrificato di fronte alle esigenze della speculazione.

Gran parte dei siti interessati dai progetti sono concentrati sui rilievi dell'Alto Maceratese e della Valnerina, a ridosso, quindi, del territorio
del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Anche se, per la ferma opposizione dell'Ente gestore, gli impianti non verranno collocati all'interno del Parco, da questo territorio sarebbe possibile vedere tutt'intorno le centrali eoliche in corso di progettazione che diventerebbero, tra l'altro,
delle nuove barriere alla migrazione della fauna e soprattutto dell'avifauna. Inoltre si verrebbe a creare un'assurda sperequazione tra i Comuni
"remunerati" per aver concesso parte del loro territorio allo sfruttamento dell'energia eolica e Comuni esclusi da tale remunerazione che comunque ne
subiranno gli effetti negativi.

E' necessario pertanto un intervento immediato dello Stato e delle due Regioni per sospendere le procedure di valutazione in corso e avviare un'attenta pianificazione degli impianti di energia eolica che tenga conto non solo della necessità di produrre energia rinnovabile, ma anche delle diverse
vocazioni ambientali, sociali ed economiche del territorio, onde evitare di depauperare le ultime risorse paesistiche, naturalistiche e culturali del
nostro paese e, in particolare, dell'Appennino umbro-marchigiano.

Comunque, anche uno sviluppo massiccio dell'energia eolica sull'intera catena appenninica produrrebbe scarsissimi risultati in termini di riduzione
percentuale dei "gas-serra"; pertanto una strategia che si basasse esclusivamente su tale sviluppo, così come attualmente avviene in Italia, non potrebbe rappresentare un mezzo efficace nel perseguire gli obiettivi fissati dal trattato di Kyoto.
Il gravissimo problema dei cambiamenti climatici a livello planetario non può essere risolto sulla base di iniziative estemporanee favorite non tanto
dalle reali esigenze ambientali quanto da quelle stesse logiche di mercato che continuano a richiedere una drammatica crescita del fabbisogno energetico mondiale.

Il problema può essere affrontato solo attraverso un notevole impegno su più fronti: sul fronte di una effettiva pianificazione delle centrali eoliche
che tenga conto dei valori sopra indicati e soprattutto sui fronti del risparmio energetico, della riduzione e razionalizzazione dei trasporti,
dello sviluppo dell'energia solare e della realizzazione di vere e proprie "centrali energetiche" in grado di produrre energia "vettoriabile" come, ad
esempio, l'idrogeno.

 
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AuthorReply
Decio Cinti

semplicità = leggibilità

June 19 2003, 3:39 PM 

...e chi se lo dovrebbe leggere questo "papiello"?

 
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