Buon anno a tutti!! mi auguro ke il 2008 sia cominciato bene x tutti voi, così come lo è stato x me, e spero ke continui portandovi gioia, amore, sorrisi e tanta ma tanta felicità.
parlando della ff, il prologo nn è molto esauriente ma con la prima parte qualcosa comincia a delinearsi.
baci, Cris.
Parte 1 – Sei un uomo morto Price
Angel si divincolò bruscamente dalla stretta di Gunn mentre varcavano la soglia dell’hotel. Lo strattonò così forte che quasi il giovane ragazzo di colore, per quanto forte e agile, cadde a terra. Mentre Fred chiudeva piano la porta alle loro spalle, Angel continuava a sfogare la sua rabbia contro il suo ex amico e collaboratore prendendo a calci una sedia e rovesciando in aria la culla del suo bambino. Il suo dolce e amato Connor che non avrebbe rivisto mai più.
Attirato da tutto quel trambusto, Lorne uscì dallo studio di Wesley per vedere cosa succedeva.
-Tutto bene?-chiese. Ma non andava niente bene.
Sahjhan era morto prima che potesse rivelare qualsiasi cosa sulla profezia su Connor per mano di Justine che l’aveva risucchiato in quell’anfora e Fred e Gunn non avevano scoperto niente di niente nell’appartamento di Wesley, ne tra le sue scartoffie ne tra i suoi appunti, ne in nessun’altra cosa. A parte quella sola frase “il Padre ucciderà il Figlio” che forniva la spiegazione sul perché Wesley aveva rapito Connor, e Holtz se l’era portato via. Per sempre.
-Abbiamo trovato Wesley. È in ospedale, Justine l’ha accoltellato allo stomaco e alla gola.-gli spiegò Fred.
-Si, ed Angel gli ha quasi dato il colpo di grazia soffocandolo con un cuscino.-concluse Gunn.
-Dolcezza, la violenza non porta mai a niente.-tentò di rabbonirlo il demone verde.
-Ha rapito mio figlio, questo è sufficiente. Se Wesley Whindam Price incrocia ancora il mio cammino è un uomo morto.-con quelle sole parole, Angel salì nella sua camera.
-Questo è un bel casino.-sospirò Gunn.
I tre cominciarono a riordinare, sistemando le cose di Wesley in uno scatolone. Ogni cosa che trovavano, di Wesley o di Connor, era una fitta al cuore. Dolorosa e straziante. E non ci sarebbe mai stata più la pace.
Il giorno dopo, Fred varcò timidamente la soglia della camera di Wesley, trovandola vuota e con il letto rifatto. Forse avevano portato Wesley a fare delle analisi. Se gli altri avessero saputo che era andata da lui si sarebbero arrabbiati ma a lei non importava. Fred voleva capire e con la scusa di portargli le sue cose voleva ancora una volta chiedergli spiegazioni, anche se forse Wesley non avrebbe potuto parlare.
-Scusi, infermiera.-fermò una delle infermiere che passavano da lì.-Wesley Whindam Price, l’avete spostato?-chiese.
-Oh no, se ne è andato. Il dottore ha protestato ma lui ha insistito per essere dimesso. Giusto stamattina ha messo firma ed è andato via, speriamo che non si aggravi così, non era ancora pronto per lasciare l’ospedale, fa persino difficoltà a parlare.-scosse la testa e riprese il suo giro lasciando Fred stupita.
La giovane texana non si perse d’animo andando a casa dell’ex osservatore. Bussò più e più volte ma nessuno rispose, a quel punto aprì. La casa era buia ed in perfetto ordine. Posò la scatola per terra ed accese la luce, pareva che nessuno vivesse li da tempo.
Si diresse in camera da letto ma li c’era ancora più desolazione. Un’anta dell’armadio era aperta rivelandolo completamente vuoto. Wesley se ne era andato del tutto e anche se ne era profondamente dispiaciuta decise che forse era meglio così.
Spense tutte le luci, riprese la scatola e uscì chiudendosi la porta alle spalle. Aveva sbagliato, ma Wes le sarebbe mancato.
-Arrivo subito!-
La donna sbirciò dallo spioncino per vedere chi bussava alle nove di sera. Aveva sessanta anni e anche se all’apparenza non si vedeva, era una strega molto potente. Non appena ebbe capito chi era, aprì la porta.
-Wesley!-esclamò.-Oh cielo, cosa ti è successo?-si preoccupò vedendolo pallido, pesto e con ancora la fasciatura intorno al collo.
-Sto bene.-sussurrò. Aveva difficoltà a parlare.
-Vieni dentro!-lo invitò chiudendo subito la porta.-Qualcosa è andato storto? Dovevi passare ieri sera.-lo fece accomodare sul divano.
-Scusami, Hara. Un inconveniente.-
-Holtz?-
-In un’altra dimensione a quanto ne so.-sospirò stancamente.-Come sta lui?-
-Benissimo, è un vero angioletto.-la donna avvicinò un passeggino reclinato dove un bambino dormiva pacificamente.
Di tutto quel trambusto Connor non si era accorto di niente, meglio così.
-Immaginavo che Holtz e Justine mi avrebbero fregato per questo ho affidato Connor a te e ti ho chiesto quell’incantesimo.-le disse.
-Beh, è stato facile dare ad una bambola le sembianze e le movenze di Connor anche se fuori da questa dimensione l’incantesimo si rompe. Ma anche se ormai Holtz si fosse accorto che ha preso una bambola è tardi, non si torna facilmente da una dimensione infernale.-gli rimboccò la copertina.
-Devo mettere il bambino al sicuro, per lui restare a Los Angeles è pericoloso. Anche se la città è grande, Angel può comunque fiutare il suo odore e arrivare fino a te.-
-E cosa farai allora?-
-Porterò via il bambino adesso stesso. Lo affiderò ad una persona che potrà prendersi cura di lui meglio di chiunque altro.-
-Ma non puoi guidare in queste condizioni!-esclamò preoccupata.-O lascia almeno che prima ti curi.-
-Non preoccuparti, ce la faccio.-si alzò.-Devo partire subito se voglio guadagnare tempo.-
La donna annuì. Scortò Wesley fuori aiutandolo a sistemare Connor sul seggiolino nel sedile posteriore della macchina che aveva preso a noleggio giusto poche ore prima, la sua se l’era portata via Justine e poi era facilmente rintracciabile dato che Angel e gli altri la conoscevano.
-Stai attento Wesley, in molti vorrebbero mettere le mani su questo bambino e per tanti motivi diversi. Alcuni buoni, altri no.-lo ammonì Hara.
-Non preoccuparti. Sarà al sicuro.-chiuse lo sportello e girò intorno al veicolo per mettersi al posto di guida.-Hara forse non ci vedremo mai più ma grazie per avermi aiutato.-
-Mai dire mai, Wesley. Buona fortuna.-sorrise.
-Anche a te.-ricambiò e partì.
Fuori città le strade erano deserte. Wesley guidò guardando continuamente alle sue spalle, come se fosse inseguito dal diavolo, ma forse si sentiva così. Spesso guardava Connor ma lui dormiva pacifico. Per fortuna.
Era teso e preoccupato. Ormai era quasi arrivato ma non si rilassò neanche quando imboccò la deviazione per Sunnydale. La sua destinazione.