| Capitolo 10June 19 2008 at 9:30 AM No score for this post | Buffy09 (no login) |
Response to A convenient marriage |
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Buffy sorrise, ascoltando solo in parte le battute che si stavano scambiando i ragazzi alla solita partita di poker che diventava sempre più competitiva. Era la prima volta che restava a casa quando Angel teneva la loro partita di poker mensile, quindi era la prima volta che aveva occasione di vedere l’amichevole, ma rumorosa, rivalità tra i ragazzi.
Stava cucinando i biscotti al cioccolato da portare a Willow come dono per consolarla dato che Oz sarebbe stato via tutta la settimana. I Dingoes suonavano in alcuni locali a Nord della California, e Willow era particolarmente triste per questa sua assenza, dato che Buffy passava la maggior parte del suo tempo libero con Angel.
Mettendo la ciotola che fino a poco prima aveva contenuto la pasta per i biscotti, Buffy la bagnò e poi la mise da parte per lavarla dopo. Si guardò indietro mentre Angel entrava in cucina. A quanto pareva era il suo turno di prendere le birre dal frigo.
“I biscotti hanno un buon odore. Me ne lascerai qualcuno?” la stuzzicò, cambiando la direzione da prendere per arrivare al frigorifero per mettersi davanti a lei.
“Forse. Se sei bravo” gli sorrise, sporgendosi per prendere la presina sul ripiano dietro di lui.
“Sono sempre bravo, tesoro. Pensavo lo sapessi…ma sarei felice di rinfrescarti la memoria più tardi…” mormorò in modo provocante, facendo un passo indietro fino a che lei non si ritrovò schiacciata contro il mobile della cucina, con le braccia di lui intorno ai suoi fianchi. Buffy alzò lo sguardo e lui si perdette nel verde raggiante dei suoi occhi.
Senza pensarci, abbassò la testa e posò le labbra su quelle di lei. Le labbra della ragazza erano come petali morbidi sotto le sue e aveva il sapore di biscotti deliziosi e caffè forte. Sospingendola ad aprire le labbra con la lingua, godendo del suo calore e del suo sapore. Un’ormai familiare fuoco si accese dentro di lui e si abbassò di più, spingendola con fermezza contro il mobile della cucina. Nonostante tutto non era abbastanza vicino. Voleva essere più vicino…
Con un rapido gesto, la sollevò senza sforzo e la fece sedere sul bordo del mobile. Buffy automaticamente allacciò le gambe intorno alla sua vita, le braccia strette intorno al collo di lui per farlo avvicinare di più.
“Angel?” disse senza fiato quando le labbra di lui alla fine lasciarono la sua bocca per posarsi sul collo e baciare la pelle sensibile sotto il suo orecchio.
Dietro di loro qualcuno tossi “Io, uh, mi hanno mandato per vedere perché ci stavi mettendo tanto, Doyle aveva ragione a dire che c’era troppo silenzio qui dentro”
Arrosendo leggermente, Buffy si sporse oltre la spalla di Angel per vedere Wesley in piedi sulla porta, un ghigno sul volto.
Angel sorrise, posando la fronte contro quella di Buffy per un momento prima di aiutarla a scendere dal mobile. Sorridendo, le diede un bacio sul naso poi fece un passo indietro e andò verso il frigo, prese quattro bottiglie di Corona. “Sono passati solo due minuti; vuoi ubriaconi siete impazienti”
“Due minuti? Secondo il mio orologio ne sono passati tipo 10” rispose con un ghigno Wes, facendo l’occhiolino a Buffy che, con le guance leggermente arrosate, li osservava. “E devo aggiungere che sembrava che ne sarebbero passati almeno altri 10, sebbene spero che tu abbia maggiore considerazione per tua moglie di così”
“Con un orologio che va così male, c’è da meravigliarsi che arrivi sempre puntuale. Come fai ad arrivare in tempo alle tue lezioni, comunque, dottore?” rispose scherzoso Angel mentre seguiva Wes verso la sala. Chiamarlo dottore era diventata una battuta recente tra i ragazzi adesso che Wesley era entrato alla scuola di medicina.
Buffy scosse la testa mentre gli scherzi amichevoli continuarono per alcuni minuti dopo che i ragazzi erano tornati a giocare a poker. Quando gli ultimi biscotti uscirono dal forno, li posò su un piatto che chiuse in una borsa con la zip. Disegnò un piccolo cuore accanto al nome di Angel su un pezzo di carta e lo mise accanto al piatto. Raccolse il resto dei biscotti insieme con la borsa con i suoi libri. Salutando i ragazzi, si recò da Willow.
* * *
La partita di poker era ancora in atto quando Buffy rientrò circa due ore dopo. Scuotendo la testa, salutò tutti e, poco dopo, diede la buonanotte, poi si avviò verso la camera da letto.
Era a letto già da molto prima che la partita finisse e i ragazzi uscissero dalla porta. Non dormiva; invece stava aspettando e ascoltava i passi di Angel quando alla fine si incamminò per il corto corridoio. Poteva sentire i rumori provenire dal bagno mentre lui compiva i soliti riti serali di lavarsi i denti e il resto prima di mettersi a letto.
Poco dopo entrò in camera, un’ombra che si muoveva nell’oscurità. Si fermò accanto al letto per togliersi le scarpe e i calzini, facendo attenzione a fare piano dato che pensava che stesse dormendo.
Buffy si mosse in quel momento, girandosi sul letto per guardarlo.
Sentendo il leggero rumore, Angel le lanciò un’occhiata “Mi spiace, ti ho svegliato?”
“No” rispose Buffy, a bassa voce. Lo osservò svestirsi con avido interesse, i suoi occhi abituati al buio. La sua maglietta fu sbottonata come al solito prima che lui se la togliesse di dosso e la gettasse verso il cesto della biancheria sporca accanto al letto. Si slacciò la cintura e si tolse i pantaloni restando accanto all’armadio con addosso solo un paio di boxer neri.
“Ti stavo aspettando” la sua voce le suonò roca. Allontanò le lenzuola con un palese invito.
“Oh?” rispose con interesse Angel avvicinandosi al letto, fermandosi solo per togliersi l’ultimo indumento rimasto prima di mettersi a letto accanto a lei. Senza aspettare una risposta, le prese la guancia in mano e la baciò. Fu un bacio sensuale che le scombussolò la mente e i sensi. Era esattamente quello per cui era rimasta ad aspettarlo; esattamente quello che desiderava.
Sotto le coperte, posò il corpo contro quello di lei. La sua mano si spostò dalla guancia al collo per poi scivolare lungo la sua spalla e scendere sotto le coperte e accarezzarle la pelle liscia della schiena lasciata scoperta dalla camicia da notte. La sua mano si spostò più in basso, passando sopra la rotondità del suo sedere coperto dal materiale di seta. L’attirò più vicina a sé, accarezzandole le cosce prima di scivolare sotto la veste. L’accarezzò senza fretta, la sua mano si soffermò sul suo sedere con un languore possessivo.
Dopo un paio di minuti le tirò su la vestaglia. Interrompendo il bacio, l’aiutò a rimuovere il piccolo indumento, gettandolo affianco al letto.
Le loro labbra si incontrarono di nuovo, unendosi insieme e le mani di lui ancora una volta accarezzarono la sua pelle calda e liscia. Una mano scivolò tra le sue cosce, accarezzarono e poi penetrarono. Angel soffocò un gemito. Lei era bagnata, pronta per lui. Rotolando leggermente, si sporse verso il comodino, aprendo il cassetto. Pensò che avrebbe dovuto comprare presto più preservativi; li stavano finendo rapidamente, non che si stesse lamentando di qualcosa. Aprendo il pacchetto con impazienza, indossò il preservativo con la rapidità data dalla pratica.
Buffy aprì le braccia mentre lui la spingeva di nuovo contro il materasso. Sollevò il volto per ricevere il suo bacio mentre lui le apriva le cosce con le proprie e scivolava nel suo calore bagnato. Si mosse con un ritmo forte e lento, godendo della sensazione di quanto lei lo volesse, di quanto fosse calda e stretta e bagnata per lui e di come muovesse i fianchi per prenderlo più in profondità con ogni spinta per poi girarli per stuzzicarlo mentre si ritirava.
Con le bocca unite e le lingue legate insieme, si mossero con facilità all’unisono, in un ritmo fluido e ormai familiare. Il suono dei loro respiri affannati, i piccoli miagolii e i profondi gemiti di piacere e il fruscio delle lenzuola sul letto erano gli unici suoni nella stanza buia. Pelle bagnata e calda scivolava contro altra pelle ugualmente calda mentre il piacere aumentava portandoli sempre più vicino all’apice.
Con spinte salde ma al tempo stesso lente e potenti, Angel si mosse tra le sue cosce, sentendo Buffy inarcarsi sotto di lui e sollevare i fianchi per incontrare le sue spinte, spronandolo a continuare. Nonostante il desiderio crescesse, continuò a trattenersi, muovendosi lentamente, volendo prolungare il piacere. Chiudendo gli occhi, si concentrò, tentando di assaporare ogni più piccolo tocco delle mani di lei sul proprio corpo, il sapore dei suoi baci deliziosi e dolci e il contatto con la sua pelle.
Spinse più forte, più in profondità, e Buffy sussultò. Sentiva crescere la tensione dentro di lei mentre l’orgasmo si avvicinava. Piegando le gambe, le sollevò e le avvolse intorno ai fianchi di lui. Le dita accarezzarono i suoi fianchi, la sua schiena e si aggrapparono a lui. Le mani di lei passarono dalla schiena al collo. Affondò le dita tra i suoi capelli mentre lui succhiava la pelle della sua gola dove poteva sentire il suo battito cardiaco. Si stava avvicinando all’orgasmo glorioso, lottando per respirare. Sbatté le palpebre e aprì gli occhi. Gli afferrò i capelli e avvicinò il suo volto al proprio. Il suo respiro affannato incontrò quello di lui mentre si contorcevano insieme, Angel aveva ancora intenzione di mantenere un ritmo stabile. I loro occhi si incontrarono nella luce fioca prima di abbassare di nuovo la testa per baciarla.
Buffy gemette bruscamente e Angel sentì il suo tremore sul proprio corpo. La tensione nel suo corpo aumentò e si spinse più avanti, aumentando il ritmo, diventando più urgente, più compulsivo. Si mossero insieme in un febbrile abbandono, le coperte scivolarono giù dal letto e finirono per terra senza essere notate.
In seguito, Buffy sentì il desiderio consumarla, la sensazione era travolgente; affondò i denti nella sua spalla mentre raggiungeva il suo orgasmo esplosivo, splendido.
Angel sentì il calore del suo corpo irrigidirsi sotto di sé, agitarsi intorno a lui fremendo leggermente. Fu l’ultima goccia per il suo esile autocontrollo; sussultando, si unì a lei, spingendo in avanti con una violenza a malapena contenuta e spingendo entrambi più in alto sul letto. Incurante di tutto tranne dell’appagamento carnale, sentì l’orgasmo diffondersi per tutto il suo corpo per lunghi e infiniti momenti prima di crollare sopra di lei, spento e contento.
Dopo che Buffy si fu addormentata tra le sue braccia, Angel restò sdraiato a letto sveglio e sentendosi leggermente diverso. Il piacere era familiare, ma qualsiasi cosa avesse provato in passato non reggeva il confronto. Era una sensazione di contentezza, di appartenenza e di qualcosa di più forte, qualcosa a cui non riusciva a dare un nome. Posò un bacio sui capelli di lei mentre si muoveva tra le sue braccia, strusciando il naso contro il suo petto e mormorando leggermente nel sonno. Buffy era diventata immensamente importante per lui; non riusciva più a immaginare il suo futuro senza di lei.
E questo lo spaventava più di quanto volesse ammettere.
* * *
Con il libro posato sul bracciolo del divano, Angel era concentrato sul testo mentre studiava per il suo parziale di Prove Criminali. In maniera assente accarezzava il piccolo piede scalzo posato sul suo grembo, Buffy era sdraiata sul divano accanto a lui mezz’addormentata, i suoi appunti di Chimica erano caduti a terra quasi un’ora prima quando si era addormentata.
Era passata mezzanotte quando il telefono squillò, spaventandoli entrambi. Buffy si mise a sedere e osservò Angel alzarsi per andare a rispondere, con la fronte corrugata per la preoccupazione. Una telefonata a quell’ora durante la settimana di solito non portava buone notizie.
“Pronto?”
“Angel?”
“Sono io” rispose educatamente Angel, non riconoscendo la voce femminile all’altro capo. Con il cordless posizionato tra l’orecchio e la spalla, ritornò al suo posto sul divano.
“Ciao Angel sono Nina” disse in tono amichevole, con quello che sembrava un sorriso sulle labbra “Ho pensato di chiamarti per sapere se ti andava di vederci. Ho dei biglietti per il concerto di Dave Matthews la prossima settimana e vorrei davvero andarci con te”
“Uh, io non ricordo…” iniziò Angel esitante, lanciando un’occhiata verso Buffy che lo guardava curiosa, anche se ancora mezz’addormentata, dalla sua posizione sul divano. Senza pensarci due volte, si corresse e rispose “Grazie per l’invito, ma no. Non sono interessato”
“Se Dave Matthews non fa per te, possiamo andare anche solo a cena. O…qualcosa del genere. Sai, qualsiasi cosa ti va di fare” insistette in modo provocante “Sono pronta a tutto e mi piacerebbe vederti”
Con il libro posato sul bracciolo del divano, Angel era concentrato sul testo mentre studiava per il suo parziale di Prove Criminali. In maniera assente accarezzava il piccolo piede scalzo posato sul suo grembo, Buffy era sdraiata sul divano accanto a lui mezz’addormentata, i suoi appunti di Chimica erano caduti a terra quasi un’ora prima quando si era addormentata.
Era passata mezzanotte quando il telefono squillò, spaventandoli entrambi. Buffy si mise a sedere e osservò Angel alzarsi per andare a rispondere, con la fronte corrugata per la preoccupazione. Una telefonata a quell’ora durante la settimana di solito non portava buone notizie.
“Pronto?”
“Angel?”
“Sono io” rispose educatamente Angel, non riconoscendo la voce femminile all’altro capo. Con il cordless posizionato tra l’orecchio e la spalla, ritornò al suo posto sul divano.
“Ciao Angel sono Nina” disse in tono amichevole, con quello che sembrava un sorriso sulle labbra “Ho pensato di chiamarti per sapere se ti andava di vederci. Ho dei biglietti per il concerto di Dave Matthews la prossima settimana e vorrei davvero andarci con te”
“Uh, io non ricordo…” iniziò Angel esitante, lanciando un’occhiata verso Buffy che lo guardava curiosa, anche se ancora mezz’addormentata, dalla sua posizione sul divano. Senza pensarci due volte, si corresse e rispose “Grazie per l’invito, ma no. Non sono interessato”
“Se Dave Matthews non fa per te, possiamo andare anche solo a cena. O…qualcosa del genere. Sai, qualsiasi cosa ti va di fare” insistette in modo provocante “Sono pronta a tutto e mi piacerebbe vederti”
“Mi spiace Nina, non sono interessato. Forse ci siamo incontrati alcuni mesi fa, ma le cose sono cambiate da allora. Sono sposato”
Buffy si risvegliò leggermente nel sentire le parole di Angel; avendo sentito il nome di una donna e il fatto che lui fosse sposato. Stava cercando di non sembrare troppo interessata alla sua conversazione, ma non stava davvero funzionando.
“Sposato? Davvero?” ripetè Nina ridendo “E’ piuttosto estrema come scusa per evitare un appuntamento, no?”
“E’ la verità” rispose Angel secco.
“Come vuoi, Angel, davvero. A me non importa; non ho nessuno scrupolo ridicolo. Voglio solo divertirmi” dichiarò Nina, alzando lo sguardo e osservando le sue amiche che stavano ascoltando la sua telefonata.
“Importa a me” disse risoluto, osservando Buffy che si stava controllando le unghie con interesse.
“Mi sorprende. Ho sentito dire che eri…pronto a tutto” con un broncio evidente nella voce, Nina provò una tattica diversa “Ma d’altra parte, se tua moglie ti tiene al guinzaglio, capisco. Succede a un sacco di uomini quando si sposano; la moglie rovina tutto. E’ davvero un peccato, è castrante e…per niente attraente. Solo non pensavo che tu fossi quel tipo, ma…”
“Aspetta!” sbottò improvvisamente Angel, temendo che potesse riattaccare. All’altro capo del telefono, Nina sorrise e sollevò i pollici alle sue amiche, indicando il successo a cui avevano portato le sue insinuazioni. Gli uomini erano così facili da manipolare approfittando del loro ego, o almeno così pensava. La sua prossima domanda, però, la colse di sorpresa “Dove hai detto che ci siamo incontrati?”
“Non ti ricordi?” rispose Nina dopo un po’, prendendo tempo.
“No, mi spiace, non mi ricordo” mormorò Angel “forse puoi ricordarmelo?”
“Ci siamo incontrati…a lavoro”
“Lavoro? Il tuo o il mio?” chiese, con gli occhi posati ancora su sua moglie. Buffy adesso faceva finta di leggere i suoi appunti di chimica, che erano al contrario sul suo grembo. Sorrise.
“Il tuo. Sono venuta in ufficio per vedere un’amica e tu eri davvero interessato ad avere il mio numero” miagolò, senza sapere che i pensieri di Angel erano andati in una direzione differente. “Ed è passato un po’ da allora e non hai chiamato, ho pensato che avessi perduto il numero quindi ho deciso di chiamarti”
“Capisco. E dov’è successo allora?” sporgendosi Angel afferrò una ciocca di capelli di Buffy e la lasciò scivolare tra le dita. Sentendo il suo tocco, lei si voltò e lo guardò.
“Ha importanza? Perché non ci vediamo al Bronze domani sera, ti rinfrescherò la memoria” insistette Nina, cercando di nascondere l’irritazione dalla sua voce. Roteò gli occhi e fece spallucce alle sue amiche che le stavano facendo cenni per capire cosa si stavano dicendo.
“Mi spiace, ero solo curioso di sapere dove ci eravamo incontrati, tutto qui. Non sono interessato lo stesso. Buona notte” disse secco Angel, riattaccando.
“Chi era?” chiese buffy, cercando di usare un tono normale. Si era detta che non l’avrebbe chiesto, ma le parole le erano uscite di bocca prima che potesse evitarlo.
“Una di nome Nina” rispose Angel, corrugando la fronte per la concentrazione mentre si alzava. Era sicuro di non aver mai incontrato quella dona prima, ma era curioso sul perché lei avesse detto diversamente. Il suo istinto gli diceva che non era facile come sembrava; era troppo simile alla telefonata che aveva ricevuto da una che si chiamava Kate, un’altra che non aveva mai incontrato, ma non sapeva come spiegarlo o perché quelle due stavano fingendo. Ricordando a se stesso di cambiare numero, riportò il telefono al suo posto.
“La conoscevi? Oppure no?” chiese Buffy, senza mai abbandonarlo con lo sguardo mentre lui si riavviava verso di lei.
“No, non la conoscevo” si sedette ancora confuso. Stringendo le braccia intorno alle sue spalle, l’attirò vicina e le baciò i capelli. “Non la conoscevo. Non la conosco. Ammetto di non essere stato un Monaco prima che ci sposassimo, ma…onestamente posso dire di non aver mai incontrato questa Nina. Qualcosa mi dice che stava mentendo”
Buffy si sistemò meglio accanto a lui, posando la testa sulla sua spalla “Mentendo su che cosa?”
“Su come ci siamo incontrati, di come io le ho chiesto il numero di telefono” Pigramente, giocò con i capelli di lei mentre ragionava.
“Forse è uno scherzo?” provò a dire lei non convinta, consapevole del suo turbamento.
“Forse…” rispose, distratto. La sua espressione era ancora seria “Che ne dici se cambiamo numero?”
“Se vuoi…” passò le dita sulle sue costole mentre si tirava indietro per osservarlo. Scrollò le spalle e soorise, la sua espressione era priva di alcun dubbio o condanna “Ovviamente, sai che ti avrò tutto per me. Almeno fino a che tutti non avranno il nuovo numero”
Angel studiò il suo volto. Quando lei gli sorrise, le sue preoccupazioni sembrarono sparire e si dimenticò di tutto tranne della promessa tentatrice del suo sorriso. “Mi hai già tutto per te. Adesso che ne dici se andiamo a letto?”
Lei si stirò contro di lui, avvolgendo le braccia intorno al suo collo “Hai finito di studiare?”
“Ho finito per stasera. Leggerò il resto domani mattina”
“Pensavo avessi un parziale domani” Buffy si spostò in modo da sedersi sopra il suo grembo.
“Ce l’ho, ma sono pronto” rispose, posando le mani sui fianchi di lei.
“Per il test?” si mosse, sentendo la sua erezione sotto di sé.
“Per te” mormorò mentre guidava i suoi fianchi in basso e in avanti in un movimento lento e dondolante.
Tremò a quel sussurro, in previsione di quello che stava per accadere i suoi sensi si scaldarono. Abbassandosi, passò la lingua sulla curva delle sue labbra. “Davvero” sussurrò provocante, sporgendosi per prendere l’elastico dei suoi pantaloni sportivi mentre si metteva in ginocchio tra le sue gambe. “Bene perché io sono pronta da quando sei tornato a casa”
Buffy accarezzò la sua erezione attraverso il sottile tessuto dei suoi pantaloni, una luce birichina negli occhi mentre osservava il suo volto. La sua mano era calda sul suo stomaco mentre allontanava la maglietta prima di abbassare il tessuto dei pantaloni per esporre il suo pene.
Angel passò un dito sul suo sopracciglio, pensando non per la prima volta quanto fosse bella e quanto fosse fortunato ad averla incontrata. Abbassandosi in avanti, le prese il volto tra le mani e la baciò, lentamente e a lungo con un bacio delizioso che esprimeva i suoi sentimenti per lei di cui ancora doveva rendersi pienamente conto. Quando tornò a sdraiarsi all’indietro, si era dimenticato completamente della telefonata sconcertante di pochi minuti prima.
Quando Buffy abbassò la testa, Angel chiuse gli occhi. La sua bocca era calda e morbida quando lo avvolse; le sue mani che lo accarezzavano erano affamate e birichine. Un odore delicato di vaniglia gli giunse alle narici, insieme all’odore leggero delle candele accese lì vicino, la stanza sembrava scomparire e lui si concentrò solo su sua moglie, e le intense e meravigliose sensazioni che gli stava provocando con la sua bocca, le labbra e la lingua.
La sua grandezza e la sua durezza la intossicavano, le ricordavano il paradiso a cui potevano portare. Buffy sentì il proprio corpo scaldarsi, un desiderio irrefrenabile portò il suo sangue a pulsare fino al luogo tra le sue gambe. Insieme al desiderio, un senso di potere crebbe fino ad un livello maggiore, stava diventando più sicura di sé riguardo la sua abilità di donargli piacere con la bocca. Poteva sentire il suo respiro pesante e sentì le dita che si stringevano tra i suoi capelli mentre lo prendeva più in profondità nella bocca. I suoi fianchi si sollevarono leggermente quando lei si ritirò e gemette sollevato quando si fece di nuovo avanti, prendendolo ancora di più e passando la lingua nel punto sensibile sotto la punta.
Le dita di Angel si strinsero per riflesso sui suoi capelli, volendo catturare il piacere tra le mani. Le diede uno strattone, improvvisamente consapevole di trovarsi vicino al limite “Buffy…”
Lei scosse la testa, rilasciandolo “Non ho finito” mormorò, osservandolo attraverso ciocche di capelli biondi. Leccò la punta della sua erezione in modo provocante, facendo gemere Angel prima di prenderlo di nuovo in bocca e continuare i suoi movimenti.
Diversi minuti dopo, fu sopraffatto da una gloriosa sensazione. Il piacere esplose, scioccante e intenso, e venne, con un gemito basso e gutturale che veniva dal profondo. Buffy ingoiò volentieri, contenta di avergli dato così tanto piacere.
Dopo diversi beati momenti, Angel sollevò la testa e incontrò il sorriso di Buffy che giaceva con le braccia sulle sue gambe e la guancia posata sulla sua coscia.
“E’ il mio turno” disse con un sorriso soddisfatto e giocoso. Si abbassò e posò le labbra sulle sue per un bacio. “Ma penso che dovrai chiamare Faith per farti sostituire alla tua lezione di domani mattina” mormorò, il suo respiro caldo sulla pelle mentre le passava le labbra sulla pelle. “Perché ho intenzione di tenerti sveglia fino a tardi…”
Prima che Buffy avesse l’occasione di rispondere, Angel la prese in braccio e la mise nel posto dove fino a poco prima era stato seduto lui sul divano, cambiando le loro posizioni. Rapidamente le tolse la maglietta e i pantaloncini, i suoi vestiti si unirono a quelli di lei sul pavimento pochi secondi dopo.
“Mmmm…sembra perfetto” sussurrò in risposta, avvolgendo le braccia intorno al suo collo e le gambe intorno alla sua vita. “Per quante volte la sto chiamando ultimamente” miagolò vicino alla sua gola “Penso che dovrò cambiare proprio il mio orario”
“Bene” mormorò Angel concordando assolutamente con lei, con la lingua le tracciò la forma dell’orecchio.
Bene non era la parola adatta, pensò Buffy, chiudendo gli occhi mentre le mani e le labbra di suo marito passavano sul suo corpo. No, era qualcosa molto meglio, ma la sua mente era incapace di trovare le parole adatte mentre la passione e il desiderio prendevano il sopravvento.
Solo dopo le 2 del mattino alla fine si avviarono lungo il corridoio verso la camera. Appagati e soddisfatti, si abbracciarono sul grande letto e dormirono.
* * *
Angel stava aspettando il suo turno per l’ufficio del preside di facoltà del dipartimenti di Arte e Scienze della UC Sunnydale. Era diventato comprensibilmente paranoide per i documenti legali, voleva accertarti che fosse tutto in regola dal punto di vista burocratico per potersi laureare in primavera. Era talmente preoccupato, che non vide la donna che si trovava accanto a lui fino a che non lo toccò sul braccio.
“Angel!”
“Cordelia” rispose educato Angel, allontanandosi inconsciamente da lei. Lanciando uno sguardo dietro di lei vide Harmony sulla porta, con un’espressione annoiata. “Cosa ci fai qui?”
“Passavo solo di qui, sto andando in palestra a incontrare Davon. Ti ho visto entrare, ho pensato di fermarmi e salutarti” sorrise la bruna, omettendo il fatto che aveva trascinato Harmony per tutto il campus quasi correndo in modo da mettere in atto quel incontro ‘accidentale’ dopo che aveva visto Angel in lontananza.
“Allora come stai? Sembri…stanco” Cordelia cambiò la sua espressione diventando amichevole, ma preoccupata, le sue dita si posarono sul suo braccio e lui si allontanò ancora di più. “Sono sicura che abituarsi alla vita da sposato dev’essere stancante. E ti conosco…ti sforzi anche troppo, con il lavoro, le lezioni e tutto il resto”
“Sto bene. E no, non lo è. Le cose vanno bene in realtà” rispose con cautela Angel, studiando l’espressione di Cordy. Mentalmente sorrise, non voleva spiegare con esattezza per quale motivo non aveva dormito molto la notte prima. Fino a che le indagini del BCIS non finivano, non poteva rischiare di farla arrabbiare. Se avesse detto al BCIS che aveva organizzato il matrimonio, sarebbe stato un disastro. Adesso più di prima non voleva fare nulla che potesse mettere in pericolo la sua relazione con Buffy o metterla a rischio in qualunque modo.
“Oh. Bè questo…è fantastico” disse senza sincerità. Era ovvio dal suo tono che non gli credeva; che gli stava dando la risposta che ci si aspettava piuttosto che la verità. Sollevando leggermente le spalle, sussurrò in maniera comprensiva “Ma se ne vuoi parlare, o se hai anche solo bisogno di un posto dove andare per un po’ e allontanarti da…tutto, sai dove trovarmi” facendo un passo avanti e sporgendosi, gli strinse il braccio con affetto “Dopotutto, a cosa servono gli amici?”
“Angel O’Connor?”
L’impiegato che chiamò il suo nome lo salvò dal doversi inventare una risposta sufficientemente gentile. La confidenza di Cordelia faceva ridere; nonostante tutto non voleva farla arrabbiare. Fino a che la Dr Walsh non avesse dichiarato il caso chiuso, sentiva di non avere altra scelta se non essere civile con Cordelia. E sfortunatamente, leggendo le FAQ presenti sul sito del BCIS, aveva scoperto che per concludere quel tipo di indagini si potevano impiegare anche due anni.
“Uh, grazie. Devo andare…” Angel fece un cenno per indicare dietro di sé dove un impiegato dai capelli grigi lo stava aspettando.
“Devo andare a trovare Devon comunque. Andiamo a cena di nuovo questa sera e poi ad un nuovo locale; sembra che vuole stare con me 24 ore su 24” disse Cordelia con disinvoltura “Conosci Devon, vero? Cantante dei Dingoes? Oh, ma certo che lo conosci…Oz e tutti gli altri. Suonano al Bronze il prossimo venerdì, forse ci vedremo lì. Devon vuole che vada ad ogni suo concerto. E’ così…”
“Devo andare” la interruppe Angel, consapevole sia dell’impiegato e sia degli altri studenti che aspettavano ed non era interessato a sentire le novità sulla vita amorosa di Cordelia.
“Bene, vai allora. Ci vediamo in giro” mormorò la bruna, incapace di nascondere completamente il suo dispiacere a quella risposta e all’apparente mancanza di interesse da parte di Angel.
Annuendo leggermente, Angel si voltò e si allontanò.
“Ricorda quello che ho detto!” urlò Cordelia, lanciandosi verso di lui senza riuscire a catturarlo per il braccio. “Se vuoi parlare o altro chiamami!”
Mentre Angel scompariva dietro il cubicolo di vetro, bestemmiò e si incamminò verso la porta dove era rimasta per tutto il tempo Harmony.
“Allora com’è andata?” chiese Harmony mentre le due donne abbandonavano l’edificio “Hai menzionato Devon? Ed è diventato geloso come pensavi?” poi disse come ripensandoci “Non mi è sembrato geloso…ma immagino che i ragazzi siano strani per queste cose. Il mio orsacchiotto biondo è ovviamente un tipo geloso. Forse Angel è più il tipo geloso, ma silenzioso. E odia così tanto essere sposato con Bunny come pensavi, oppure cosa?”
“Harm…” l’avvertì Cordelia, i nervi al limite.
“Oh, mi chiedo se è ancora arrabbiata con lui per la telefonata di Nina. Lui ha detto qualcosa a proposito?” continuò la bionda, inconsapevole dell’irritazione crescente della sua amica “Immagino che non abbia detto nulla. O forse avrebbe dovuto. Voglio dire se il mio Spike stesse ricevendo delle telefonate nel bel mezzo della notte da donne che gli chiedono di uscire per un appuntamento, puoi crederci che sarei turbata. Specialmente se interrompono qualcosa, se capisci quello che voglio dire. L’intera cosa è stata un’ispirazione, Cordy, davvero. Bunny dev’essere…”
“Harmony, per favore, stai zitta!” sbottò Cordelia, indossando gli occhiali con un gesto stizzito “Devo pensare”
“Bè, scuuusa” mormorò Harmony, osservando la sua amica allontanarsi, i suoi tacchi che ticchettavano sul pavimento mentre si incamminava arrabbiata.
* * *
Immagini di Angel e delle loro prodezze sessuali sul divano in salotto della scorsa notte le vennero alla mente diverse volte durante la giornata e le labbra di Buffy si piegavano in un sorriso sognante, rendendo curiosi i suoi compagni di corso e poi i suoi colleghi e clienti sui suoi pensieri.
Al Patina, Anya la stuzzicò senza tregua, così come aveva fatto Faith quando Buffy aveva chiamato quella mattina per chiederle di sostituirla a lezione ancora una volta. Dopo che Faith aveva accettato scherzoasamente, Buffy era tornata a letto con Angel per almeno altre due ore, sebbene solo per dormire. Intorno alle 8, avevano fatto la doccia insieme e colazione prima di andare al campus della UC Sunnydale. Angel era andato in biblioteca per studiare per il suo parziale e Buffy a lezione.
Quando le sue lezioni erano finite, Buffy si era fermata al centro sanitario del campus e aveva preso un appuntamento per vedere una delle infermiere praticanti. Aveva deciso che voleva prendere la pillola, sebbene ancora non l’aveva detto a Angel, preferiva aspettare fino a che non aveva più informazioni. Rimase dispiaciuta nello scorpire che il prossimo appuntamento disponibile era in tre settimane ma accettò ugualmente.
La misero in lista, e le ricordarono che doveva accertarsi di presentarsi all’appuntamento nel periodo delle mestruazioni. Arrossendo leggermente per non aver considerato quel piccolo particolare prima, Buffy si fece un rapido calcolo e controllò di nuovo la data del suo appuntamento. Annuendo alla donna dietro il bancone, le assicurò che quella data andava bene e prese il biglietto con sopra scritta la data e l’ora.
Willow la lasciò al Patina intorno alle 5 perché Angel era andato direttamente al tirocinio al Dipartimento di Polizia di Sunnydale dopo le lezioni. Durante il tragitto in auto, la rossa le aveva fatto molte domande sulla vita da sposati e su come le cose stavano andando. Buffy aveva risposto alla maggior parte con onestà e ad alcune con un ghigno, dato che ormai si scambiava confidenze con lei da molto tempo. C’erano alcune cose che si tenne per sé però, cose che sembravano fin troppo intime e preziose e che poteva condividere solo con Angel. Un piccolo dettaglio era il fatto che fosse completamente innamorata di suo marito…
* * *
“Francis Doyle?”
“Sono io. E lei dev’essere la signora Maggie Walsh del BCIS” disse Doyle alla donna in piedi sulla porta del suo piccolo appartamento, il sole brillava dietro di lei.
“Dottoressa Maggie Walsh” insistette la donna severa e piuttosto terribile, osservando l’uomo che aveva infine aperto la porta dopo che aveva bussato a lungo.
“Bè Dottoressa Maggie Walsh, cosa posso fare per lei?” chiese Doyle, poggiandosi contro lo stipite della porta.
“Vedo che Angel O’Connor le ha detto che l’avrei contattata?” disse secca l’agente del BCIS, le sue parole erano più un’affermazione che una domanda. Lo osservò con cura, il suo disappunto era ovvio. Erano le 9:30 passate della mattina e nonostante tutto sembrava che l’uomo davanti a lei si fosse appena alzato dal letto per aprire la porta. La maglietta sgargiante era stropicciata e sbottonata, rivelando la pelle bianca al di sotto. I suoi pantaloni grigi apparivano consumati così come le scarpe.
“Deve avermi detto qualcosa del genere, si”
“Non ho alcun dubbio che le abbia detto di mentire per lui” le labbra di Maggie Walsh si strinsero per il malcontento.
“No, questa cosa non l’ha detta” Doyle sorrise, per poi tornare serio. “Tutto quello che ha detto è stato che la signora…voglio dire la dottoressa Maggie Walsh del BCIS avrebbe chiamato perché aveva dato il mio nome come referenza”
“Posso?” fece un cenno verso l’interno dell’appartamento.
“Ci vorrà un po’ allora?” chiese Doyle, sollevando un sopracciglio.
“Non ci metterò molto a fare le mie domande, signor Doyle, ma ho del lavoro da fare, e so essere davvero insistente. Se preferisce, posso tornare in un momento più adatto per lei se mi dice quando” insistette con un sorriso teso.
“No, non necessariamente. Entri.” Con un sospiro rassegnato, Doyle fece un passo indietro dalla porta e fece un cenno con il braccio come invito. Dopo che la dr Walsh lo sorpassò, chiuse la porta e si avviò verso di lei, che si trovava in attesa accanto al divano. Spostò i libri e i fogli, posandoli sul tavolino altrettanto disordinato.
Maggie Walsh osservò disgustata il divano prima di scegliere un punto pulito in cui sedersi. Aprì il blocco nero che portava sempre con sé e cercò tra le pagine prima di trovarne una bianca. Tirando fuori gli occhiali e indossandoli, osservò Doyle seduto in una sedia vicina “Da quanto conosce Angel O’Connor?”
“Vediamo. Bè, diciamo da tutta la vita” rispose secco Doyle, passandosi una mano tra i capelli in disordine.
“E’ rimasto sorpreso quando ha saputo che si era sposato?” Abbassando lo sguardo, prese la penna e scrisse qualcosa su pezzo di carta davanti a lei.
“Onestamente? Si”
“Davvero?” la dr Walsh alzò lo sguardo dal foglio sorpresa “E per quale motivo?”
“Bè, naturalmente, quando uno scapolo convinto decide di sposarsi…uno giovane…ti lascia un po’ sconvolto. Pensavo che Angel avrebbe seminato per molti anni ancora, adesso invece sposato? Si, è stata una grossa sorpresa” rispose scrolando le spalle Doyle. Si tolse un filo dai pantaloni.
“E?” lo sospinse ansiosa Maggie Walsh. Quello poteva essere ciò che gli serviva per quel caso.
“E quindi la conclusione a cui ero giunto era che avesse messa incinta qualche giovane e dolce ragazza con genitori davvero importanti” si sistemò meglio sulla sedia e posò i piedi sul tavolino. Una pila di libri messi a casaccio rischiò di cadere quando il tavolo si mosse, ma sembrò resistere.
“Quello oppure c’era qualche altra ragione dietro, se sa cosa intendo?”
“Penso di capire” annuì l’agente del BCIS, sorridendo cospiratrice “Prego, continui”
“Non c’è altro da dire. Ho incontrato Buffy. Nessun bambino, nessun genitore potente, nessun piano per intrappolarlo” sorrise e le fece l’occhiolino “sebbene di certo possiede delle capacità persuasive tutte sue”
“Non capisco, signor Doyle. Cosa sta dicendo?” la dr Walsh corrugò la fronte.
“Non sono un uomo molto perspicace, ma penso che ormai l’avrei notato se era incinta, quindi quella non è stata la ragione del matrimonio lampo. Ho pensato che forse lei sapeva dei suoi problemi per la cittadinanza, ma Angel…bè, non è il tipo che si lascia manipolare da una donna…non importa quanto possa essere sveglia. Lui è dannatamente testardo, in effetti. Il che mi porta all’unica soluzione possible”
“Che sarebbe?” lo sospinse impaziente l’agente del BCIS, sporgendosi in avanti.
“Come posso confermare essendo uno scapolo io stesso, mi fa male ammetterlo, ma penso che forse Angel si sia solo innamorato e quindi, si sia sposato prima che lei potesse scappare” con finta serietò aggiunse “Non che lui lo ammetterà di persona, sa. Le vecchie abitudini sono dure a morire e tutto il resto”
Con un sospiro esasperato, l’agente del BCIS rispose bellicosa “Trovo quella ragione molto improbabile, signor Doyle. Credo che il signor O’Connor si sia sposato solo per evitare il rischio della deportazione, e credi che entrambi lo sappiamo. Essendo lei stesso un cittadino straniero, penso che dovrebbe odiare coloro che cercano di aggirare il sistema. Lei ha usato le vie legali, ha firmato le carte, ha fatto il test. Non la disturba vedere qualcuno che cerca di farcela prendendo la via più facile?”
Doyle serrò le labbra per un attimo e poi disse “Devo dire di no, non in questo caso. Angel è la cosa più vicina ad un fratello che ho e per essere sinceri, non l’ho mai visto prendere la via più facile per fare qualcosa” Con risolutezza, Doyle ricambiò lo sguardo dagli occhi azzurri e freddo di Maggie come se potesse vedere dietro la maschera della sua espressione.
La Dr Walsh osservò l’uomo seduta di fronte a lei per quasi un minuto intero prima di chiudere con un gesto secco il suo blocco “Sono certa che crede che sia giusto coprire il suo amico, comunque, posso assicurarle che questo sarà un male per entrambi con il tempo. Grazie per il suo tempo, signor Doyle. Conosco la strada per uscire”
“Faccia come vuole” rispose Doyle con un cenno della mano. Non si mosse dal suo posto fino a che la porta non si chiuse dietro all’irritante donna.
* * *
Dal suo posto al bar che ormai era diventato il suo, Angel osservò il gruppo di ragazzi all’altro lato del ristorante con rabbia crescente. Li aveva notati immediatamente non appena era arrivato, il gruppo turbolento chiacchierava e rideva rumorosamente e tutti nel ristorante potevano sentirli. Scoprire che erano seduti nella sezione di Buffy era irritante; lo divenne ancora di più quando vide di sfuggita il modo scortese in cui la trattarono quando si avvicinò al tavolo per portar loro il conto. Era stato difficile per Angel trattenersi dall’andare fino a l loro tavolo per sbattere alcune testa insieme in modo da imparargli le buone maniere.
“Quello” Anya puntò in una direzione “è Parker Abrams. Mi pare che mi stessi chiedendo di lui un paio di settimane fa” si avvicinò fino a dove Angel sedeva, prendendo una ciliegia dal vassoio che si trovava sul banco. La mise in bocca e osservò curiosa Angel, chiedendosi cosa avesse intenzione di fare. La sua espressione era minacciosa, era contenta di non essere al posto di Parker Abrams.
Angel si limitò a fissare in quella direzione, gli occhi scuri che brillavano per la rabbia. Osservò i ragazzi gettare alcuni dollari sul tavolo per poi avviarsi verso l’uscita. Ancora ridendo e parlando rumorosamente, non mostravano alcun riguardo nei confronti degli altri clienti del ristorante, molti dei quali lanciarono delle occhiate irritate o sollevate verso il gruppo che passava lì affianco.
Di proposito, Angel si alzò e li seguì. Dopo essere usciti e arrivati almeno un isolato più in là, chiamò “Parker Abrams?”
Parker si fermò e si voltò. Divenne nervoso quando vide il volto non amichevole dell'altro uomo che lo aveva chiamato per nome e si guardò intorno irrequieto. Rassicurato dalla presenza dei suoi amici, incrociò le braccia sul petto e riuscì a dire. "Si? Ti conosco?”
“No, non mi conosci” il tono di Angel era freddo mentre continuava ad avvicinarsi al gruppo. Parker era abbastanza fortunato per il fatto che non avesse tentato realmente di afferrare Buffy, come aveva fatto spesso in passato, mentre suo marito lo osservava; nonostante questo, Angel non aveva dimenticato quello che aveva appreso dalla conversazione tra Buffy e Willow qualche settimana prima. "Il mio nome è Angel. Angel O’Connor”
“Vuoi qualcosa?” chiese Parker, osservando i suoi amici roteando gli occhi.
"Voglio che stai lontano da mia moglie" disse secco Angel.
"Tua moglie?" Chiese con un ghigno Parker “amico, corre così tante belle ragazze in giro, perché dovrei essere interessato alla tua roba usata?"
"Lascia che te lo spieghi meglio, così anche tu potrai capire." Disse Angel, sorridendo malignamente. "Voglio che stai lontano da Buffy. Summers. O’Connor”
Parker sollevò le sopracciglia sorpreso. "Buffy? Lei è tua..."
“Moglie”lo interruppe l'uomo più alto, facendo due passi in avanti in modo da trovarsi a poca distanza dalla sua preda. "Vedi, non mi piace quello che ho sentito su di te e il tuo comportamento nei suoi confronti."
"Come ti pare, amico. Ovviamente lei ti ha detto un sacco di bugie." Parker scrollò le spalle, la sua confidenza era forte data la presenza dei suoi tre confratelli accanto a lui. "Oppure ancora mi sbava dietro. E’ un capolavoro quella ragazza” concluse la frase spingendo in avanti i fianchi in modo lascivo.
"Non te lo chiederò un'altra volta." La mascella di Angel si contrasse; le sue dita si strinsero in un pugno. Non riusciva a credere che Buffy fosse davvero uscita con questo ragazzo, non una sola volta ma due.
"Per cosa?" Lo prese in giro Parker “Mi prenderai a calci in culo?”
“Si” pronunciò quella singola sillaba con un tono di voce basso e mettendoci molta enfasi. Nessuno dei presenti dubitava della serietà della minaccia contenuta in quella singola parola.
Parker impallidì. Voleva arretrare di qualche passo da quell'uomo più grande, ma in qualche modo riuscì a farsi coraggio e a restare fermo. Era consapevole del fatto che i suoi amici lo stavano osservando con attenzione; non voleva mostrare loro la sua paura. Con le labbra leggermente tremanti, riuscì a rispondere, "Come vuoi, amico. Il Patina è un luogo pubblico. Posso andare dove voglio."
“Hei, Parker, lascia perdere…” lo sospinse con calma Larry, con negli occhi che si posavano ora sull'1 h sull'altro. Un metro e 90 e peccatore della squadra di football della UC Sunnydale, Larry non era molto spaventato, ma c'era qualcosa nell'intensità dell'uomo di fronte a loro che lo fece riflettere. Oltre a questo c'era il fatto che non ne gli erano mai piaciute le continue molestie a Buffy da parte di Parker, ma aveva seguito il resto del gruppo solo per non essere escluso ed evitare di diventare lui l'oggetto delle loro tortura. Quella era un'opportunità perfetta per mettere fine a quel gioco; un gioco che era durato fin troppo. Voltandosi verso Angel, Larry aggiunse “Va tutto bene. Stiamo a posto”
“Non puoi dirmi cosa fare” sbottò di nuovo Parker, la sua voce simile al lamento di un bambino. Sollevando il mento, i suoi occhi si posarono prima su Larry e poi su Angel. Strinse le mani a pugno. Ignorò completamente il tentativo del suo amico di toglierlo quella situazione. Sconfitto, Larry scosse la testa, sollevò le mani leggermente e si fece indietro, non voleva avere niente a che fare con l'ignoranza senza fine di Parker. Dopo un po', gli altri due confratelli si fecero indietro allo stesso modo, mettendosi accanto a Larry lungo il marciapiede. Osservarono con interesse, ma era ovvio che non avevano alcuna intenzione di intervenire.
“No, non posso” rispose Angel in maniera spregiativa. "Non posso dirti di star lontano dal Patina, dal campus o in qualsiasi altro posto in cui si trovi anche Buffy, ma posso consigliarti che ti troverai molto meglio se fai uno sforzo di tenerti alla larga da qualsiasi posto in cui possa trovarsi mia moglie." Facendo un passo minaccioso in avanti, con un sorriso insolente sul volto, aggiunse. "Ma voglio essere onesto con te, Abrams, penso che sarò molto più contento se insisti ad essere un cretino. Non mi dispiacerebbe darti una lezione."
Rendendosi conto che i suoi amici si erano fatti da parte, il coraggio di Parker sparì. I suoi pugni si aprirono è lui si fece indietro di alcuni passi. "Sì, be', come ti pare." Balbettò leggermente voltandosi e allontanandosi. Aveva fatto solo due passi quando si voltò di nuovo e disse. "Quel posto fa schifo comunque."
Con voce fredda, Angel e gli urlò dietro. "Non dimenticarti quello che ti ho detto..."
Dopo che Parker sparì dietro l'angolo, Angel si voltò e tornò dentro al Patina.
* * *
“Lavori troppo” mormrò Angel cercando di contenersi.
“Kennedy è anadata a casa malata e andrei aveva bisogno di aiuto. Inoltre, mi fanno comodo altri soldi” rispose Buffy, entrando in camera. "Mi spiace solo che tu abbia dovuto aspettare tanto. Non eri nel tuo solito posto a parlare con Clem quando sono venuta a dirti che avrei fatto tardi."
"Non mi spiace aspettare. Inoltre, mi ero portato un libro" disse, seguendola. "Solo... mi preoccupo."
"Davvero?" Buffy si voltò a guardarlo. Poggiandosi contro il letto lo osservò come se potesse pianificare la veridicità delle sue parole attraverso un'analisi attenta. Oltre alle frasi scherzose che le diceva durante il sesso, ciò che aveva appena detto era l’unica cosa che avesse usato per dirle che ci teneva a lei. Il suo cuore smise di battere. “Certo che si” Angel scrollò le spalle, il suo stato emotivo era ancora leggermente scosso dopo il suo incontro con Parker Abrams avvenuto quasi due ore prima. Non riusciva a ricordare l'ultima volta che aveva desiderato fare del male a qualcuno tanto quanto aveva voluto far del male a Parker, era un insieme di cieca gelosia e di un bisogno di proteggere Buffy in maniera così forte che poteva quasi toccarlo. Era sconcertante per un uomo che non aveva mai pensato di lottare per una donna prima di allora. Nonostante questo, non aveva ancora parlato della sua piccola conversazione con Parker a Buffy. Non è che stesse nascondendo qualcosa... solo che non era certo di come tirar fuori l'argomento, in particolare dato che lei non aveva mai parlato delle molestie di Parker direttamente con lui. Non era sicuro del fatto che le sarebbe piaciuto sapere che si era intromesso.
Buffy sorrise, iniziando a sbottonarsi la camicia. "È così dolce."
"Aspetta" Le ordino leggermente, con negli occhi scuri puntati su di lei. "Lascia fare a me."
Fermandosi, lei lo osservò, sollevando le sopracciglia. "Non devi."
"Lo so." Sghignazzò, avvicinandosi a lei. "Ma voglio."
"Cosa ti fa pensare che te lo lascerò fare?"gli lanciò un’occhiata schiva.
"Ne vale la pena” mormorò Angel lanciandole un sorriso impertinente. Sporgendosi, iniziò a sbottonare i bottoni rimanenti della sua camicia. "Oppure se non vuoi che ti tolga i vestiti, posso anche solo alzarti la gonna, farti abbassare sul letto e fare quello che voglio con te."
“Oh” sussultò Buffy, spalancando gli occhi mentre i suoi sensi si risvegliarono per il desiderio nel sentire quelle parole provocanti.
Facendola voltare, Angel la inchiodò tra il suo corpo e il letto, tenendola stretta a sé con le braccia intorno alla sua vita. Abbassando una mano, iniziò a sollevarle la gonna su per le cosce. "Forse prima dovrei fare comunque in questo modo."
Buffy chiuse gli occhi e iniziò a muoversi incessantemente, le lunghe dita di lui scivolarono tra le sue gambe intossicandola, le sue parole sussurrate sempre più provocanti.
"Ti piacerebbe, hmm?” la bocca vicino al suo orecchio, il corpo pressato contro il suo, le sua evidente elezione era dura contro il suo sedere.
"Sì." Disse Buffy, il pulsare tra le sue gambe aumentava con ogni carezza delle dita di lui.
Si poggiò all'indietro contro di lui, l'odore familiare del suo corpo e le riempì le narici mentre il calore la scaldò attraverso i vestiti.
“Dimmi cosa vuoi…” sussurrò Angel, stuzzicandole il collo mentre lei piegava la testa di lato per fargli più spazio. Sollevando le mani, afferrò un seno avvolto nel reggiseno, il pollice passò sopra la punta dura del suo capezzolo attraverso la seta liscia.
Le sue parole fecero crescere ancora di più il desiderio come le dita tra le sei gambe, che ormai avevano superato la barriera delle mutandine per scivolare dentro, stuzzicandola, riempiendola.
Sollevando le mani, Buffy strinse le dita tra i suoi capelli soffici. Facendogli abbassare la testa e voltandosi tra le sue braccia, apri gli occhi e lo guardò in preda al desiderio. "Voglio te."
"Vuoi che faccia cosa, piccolo?” chiese, togliendo le dita da dentro di lei e facendola voltare per guardarla completamente in faccia. Il suo sguardò passò lentamente sul suo volto, poi giù lungo il collo verso la camicia leggermente aperta che rivelava in parte il reggiseno bianco. Con un dito, tracciò la linea delle materiale stuzzicandola, come se volesse toglierglielo. Invece, restò in attesa.
Poco dopo lei comprese quello che lui voleva. Il suo sorriso invitante. "Spogliami."
Rispondendo al sorriso, Angel le tolse lentamente i vestiti, godendo sino il loro gioco e fermandosi a baciare o accarezzare posti sensibili con tocchi sempre più erotici e espliciti.
“Mmmm…davvero bello” mormorò, con sguardò possessivo mentre la osservava dalla testa ai piedi quando alla fine lei si trovò nuda di fronte a lui. La sua pelle era leggermente arrossata, il suo respiro pesante, i suoi occhi quasi chiusi, tutto mostrava il suo desiderio. Lui la voleva, come sempre, con un desiderio incontrollabile.
“Baciami” sussurrò Buffy, piegando la testa e sporgendosi verso di lui. La sensazione dei suoi vestiti contro la sua pelle nuda la fece eccitare maggiormente quando la bocca di lui si posò sulla sua per abbracciarla con passione. Le afferrò le spalle, attirandola contro di sé.
Intrecciando le braccia intorno al suo collo, lei si avvicinò, strusciandosi contro di lui in maniera sensuale. Le punte dei suoi capezzoli sbattevano contro il materiale soffice della sua maglietta e lei miagolò per il piacere.
Le mani di Angel scivolarono lungo la sua schiena per arrivare ad afferrarle il sedere, sollevandola e spostandola in modo che la sua elezione premesse direttamente contro di lei.
In cambio, Buffy si mosse contro di lui, strusciandosi in maniera persistente mentre la lingua di lui imitava i movimenti di lei, spingendo nella sua bocca. Le mani passarono su tutto il corpo di lei, con carezze esplicite.
“I tuoi vestiti” mormorò lei tra i baci, tirando la sua maglietta per aiutarlo a togliersela su per la testa prima di afferrare con impazienza i bottoni dei suoi pantaloni fino a che, alla fine, non fu nudo anche lui.
Gli occhi su di lui, Buffy lo sospinse in avanti mentre lei lentamente si lasciava cadere sul letto, aprendo le gambe. Angel la seguì, posando il suo peso su di lei, sollevato alla sensazione del suo corpo che si muoveva seducente e sfrenato sotto di lui.
Lei allargò di più le gambe mentre lui si posiziona ma tra di loro, sentendo il calore bagnato del suo desiderio. Abbassando la testa, baciò la punta dei capezzoli, chiudendovi sopra la bocca e iniziando a succhiare gentilmente. Quando morse leggermente la punta, Buffy sussultò e i suoi fianchi si sollevarono contro la mano di lui.
“Ti piace?” sussurrò Angelo contro la sua pelle, tracciando una linea sul suo seno.
“Siii…” sussurrò Buffy in risposta, sentendo la punta dei suoi denti chiudersi intorno allo stesso capezzolo. Inarcando la schiena e sollevando le braccia, affondò le dita tra i suoi capelli tenendolo stretto, mentre lui mordeva, leccava e succhiava.
“Ann-gell…” gemette leggermente per la frustrazione, abbassando la mano per passarla sopra il suo pene duro.
“Mmm…?” chiese lui innocentemente, chiudendo la mano su quella di lei per guidare i suoi movimenti prima di lasciarla andare e farla muovere da sola.
“Ti voglio…” sussurrò. Il desiderio tra le sue gambe era intenso, ogni minimo movimento della mano di lui aumentava di più il piacere.
“Qui?” mormorò, facendole allargare di più le cosce e aggiungendo un terzo dito agli altri due dentro di lei.
“Adesso” pretese, la sua voce bassa e rauca. Si mosse in previsione di ciò che stava per accadere, il suo desiderio cresceva con il passare dei secondi “Voglio il tuo…” si fermò, non sapendo quali parole usare sebbene sentì il piacere dilagarsi in lei quando finì la frase nella sua mente.
“Il mio cosa, tesoro?” la sua voce era rauca, i suoi occhi passarono sul corpo di lei, mentre anche lui era in trepida attesa delle sue parole. Il suo autocontrollo quasi sparì per il desiderio che provava “Dimmelo. Voglio sentirtelo dire”
“Il tuo cazzo” sussurrò Buffy, quelle parole carnali la fecero sciogliere. Sollevò i fianchi per incontrare il movimento della sua mano, che aumentava sempre di più il suo desiderio. Non riusciva a provare nient'altro se non piacere.
“Vuoi che ti scopi?”mormorò Angel, con voce bassa e calda. Un desiderio incredibile lo assalì, mentre il suo corpo restava fermo e rigido sopra quello di lei.
Sbatté le palpebre. I suoi occhi verdi, caldi e pieni di passione, incontrarono quelli di lui. Il suo desiderio era irrefrenabile, urgente; le sue parole crude rappresentavano la passione che provava. "Si. Scopami, Angel”
Prima che potesse terminare la frase, lui stava già prendendo il preservativo; mentre apriva il pacchetto, Buffy si sporse per aiutarlo ad indossarlo sulla sua erezione.
“Mmm…veloce o piano?” sussurrò mentre la penetrava con una spinta salda e lenta. Serrò la mascella e i denti, sentendo il suo calore che lo circondavano.
"Lento. Fooorte” mormorò con decisione Buffy in risposta, sollevando i fianchi per prenderlo più in profondità. Sarebbe morta per la passione? Si chiese, mentre tutte le sue sensazioni sembrarono concentrarsi nel centro del suo corpo, mentre ogni nervo tremava.
Angel si spinse più in profondità, improvvisamente impaziente di possederla è pericolosamente fuori controllo. Come se avesse avuto bisogno di altri incoraggiamenti data l'urgenza del suo corpo e della sua mente...
strinse le mani sui suoi fianchi e si ritirò leggermente, solo per spingersi di nuovo in avanti, andando sempre più in profondità.
Passando le mani lungo la sua schiena, Buffy tracciò i muscoli lungo la sua spina dorsale, abbassandosi fino ai fianchi e sopra la curva del suo sedere. Fece pressione, attirandolo verso di lei mentre ancora una volta as sollevava i fianchi per incontrare i suoi. Lui sbatté di nuovo dentro di lei, seguendo le richieste della ragazza alla lettera.
Un sospiro le sfuggì dalle labbra.
Quel suono eccitante si aggiunse alle bisogno selvaggio di lui, il suo autocontrollo sparì e iniziò a seguire un ritmo sfrenato che li portò entrambi ben presto ad un violento orgasmo.
Troppo in fretta, pensò Angel disgustato.
“Ancora…” gli sussurrò Buffy all'orecchio, stringendolo proprio prima che potesse allontanarsi per gettare via il preservativo. Lui sorrise; erano ovviamente in accordo. Le parole di lei erano una risposta alla sua insoddisfazione, al suo desiderio insaziabile.
Tornò rapidamente al letto, catturando le labbra di lei mentre rotolavano in modo che lei si trovasse sopra il suo corpo.
Alcuni minuti dopo, con un nuovo preservativo addosso, Buffy si abbassò impaziente sulla sua elezione.
Iniziando a muoversi lentamente si sollevò e si abbassò su di lui. Sembrava essere avida di lui, impaziente e bramosa. Angel la osservò con gli occhi socchiusi, restando meravigliato all'immagine sexy che presentava, i suoi seni si muovevano leggermente come ogni spinta, i suoi capezzoli erano duri e si sporgevano verso di lui, pregando di essere toccati. I suoi occhi si abbassarono, giù verso l'addome piatto dove i loro corpi si incontravano, la sua erezione spariva tra le sue cosce mentre si muoveva.
Abbassandosi, lei gli stuzzicò la gola, assaporando la pelle con la lingua. Ad ogni spinta lei si fermava assaporando la sensazione. Si sentiva gloriosamente piena, come se fosse fatta apposta per lui. Gemette, esprimendo il suo piacere. Il tempo sembrò fermarsi mentre le sensazioni divennero la sola cosa che importava.
Venne una volta e poi altre due prima che Angel la seguisse, stringendola mentre crollava sul suo petto sudata e appagata.
* * *
Senza togliere gli occhi dallo schermo del computer dove stava facendo un’offerta su eBay per una replica della moneta d’oro usati ne “La maledizione della prima luna”, Amanda spinse un pulsante sul telefono e disse “Morgan e McDonald, come posso aiutarla?”
“Un attimo prego, vedo se si trova in ufficio” mettendo la chiamata in attesta, finì di compilare le informazioni necessarie per completare la sua offerta e poi si abbassò per dare un’occhiata alla porta sulla sinistra. Lindsay si trovava alla sua scrivania, i piedi senza scarpe si trovavano sul tavolo rivelando dei calzini sportivi. Una pila di fogli si trovava accanto al suo gomito, una cartella era aprta sul suo grembo.
“Linds? C’è il signor Ethan Rayne” urlò Amanda, facendo schioccare la gomma da masticare. “Anzi, c’è Eve che ti sta chiamando per lui” Faceva quel lavoro da ormai 4 mesi, ed era uno dei migliori posti temporanei che avesse mai avuto. Le piacevano sia Lilah che Lindsay; erano intelligenti, amichevoli ed era facile lavorare per loro e il lavoro non era stancante; rispondere al telefono, sistemare l’archivio, e fare da receptionist. Quest’ultima era probabilmente la parte più facile dato che in tutto il tempo che era stata lì c’erano state solo 12 persone che erano entrate nell’ufficio piccolo e poco arredato.
Lindsay McDonald e Lilah Morgan, partner dell’agenzia investigatrice privata, passavano la maggior parte del tempo fuori dai loro uffici, e quando c’erano, stavano in uno dei due uffici con la porta chiusa occupati nelle loro conversazioni. Ethan Rayne era stato un cliente regolare all’agenzia di investigazione fin da quando Amanda aveva iniziato a lavorare lì ed era ovvio che si trattava di uno dei clienti più importanti; le erano state date istruzioni precise di contattare Lindsay senza riserve in caso Ethan o la sua segretaria avessero chiamato. Questo non significava che Lindsay rispondesse sempre alla chiamato o che lo richiamasse subito…significava solo che sapeva di ogni chiamata quando ce n’erano.
Facendo cenno che avrebbe preso questa telefonata, Lindsay attese che Amanda trasferisse la chiamata nel suo ufficio. Mise via i documenti che stava controllando e prese la cartella che era parzialmente coperta con scritte e alcuni scarabocchi. Sfogliò alcune pagine e le mise via prima di scrivere la data e l’ora su un foglio bianco.
“Ethan” lo salutò Lindsay spingendo il tasto del vivavoce per poi spingerlo di nuovo e mettere il muto. Il suo sguardo si posò su Lilah Morgan che si stava incamminando verso il suo ufficio, poi chiuse la porta silenziosamente dietro di sé. Aveva sentito Amanda strillare dal suo ufficio che si trovava lì accanto, e quindi, come facevano sempre, si era unita a Lindsay nel suo ufficio per sentire la telefonata. Sedendosi dall’altra parte della scrivania, accavallò le gambe e aprì l’elegante blocco sul suo grembo.
“McDonald” rispose Ethan, la sua voce rimbombava nella stanza. “Ha completato le ricerche sui venditori che le avevo chiesto? Voglio chiudere l’affare entro la fine della settimana”
“Diversi nomi tra quelli che mi ha chiesto di controllare sembrano disponibili; le manderemo un pacco via FedEx domani con tutti i dettagli e i dati finanziari che lei ha richiesto, incluso il profilo personale del dirigente della compagnia” rispose Lindsay, guardando Lindsay che si limitò ad annuire. Ethan si stava riferendo alla sua richiesta di controllare diversi cellulari con l’utilizzo della tecnologia smart-card. Subito Lindsay si era insospettito per quella richiesta. L’uso di una simile tecnologia era diventata una tendenza recente nei pagamenti on line, che spesso erano rapidi ed efficienti, senza contare che erano difficili da rintracciare.
“Eccellente” la voce di Ethan riecheggiò per tutto l’ufficio, seguito da rumori sommessi di carta mentre il ricco uomo d’affari spostava delle carte sulla sua scrivania. Secco aggiunse “Ovviamente sarà inclusa la sua fattura”
“Ethan. Sai che non lo farei mai” rispose sorridendo Lindsay “La nostra fattura verrà spedita sepratamente. Non posso permettere che vada persa in tutte quelle altre carte, sa.” Facendo cenno a Lilah, Lindsay chiese se era pronto il conto. Lilah in risposta scrisse $37,500 su un pezzo di carta che porse a Lindsay.
“Bene” sbottò Ethan, non aveva dubbi che l’agenzia d’investigazione avrebbe mandato una fattura molto costosa per il servizio che aveva richiesto.
Prendendo una nota sulla sua scrivania, continuò a dire pensieroso “Ho un altro incarico per te. Voglio tutto quello che puoi trovare su Devon MacLeish”
“Nuovo impiegato?” chiese Lindsay, scrivendo il nome sul foglio davanti a sé.
“Importa il motivo per cui ho bisogno di quelle informazione, signor McDonald?” chiese Ethan impaziente, voltandosi leggermente nella sedia per osservare la scultura di Dioniso che Cordelia aveva riportato dal suo recente viaggio in Francia, affermando di aver acquistato quel oggetto così costoso solo perché era perfetto per il suo ufficio. Lui trovava l’oggetto dipinto d’oro di cattivo gusto, ma l’aveva tenuta per farle piacere.
“Certo che no, Ethan” rispose calmo Lindsay, sorridendo mentre si poggiava contro lo schienale della sedia. “Inizieremo con il certificato di nascita, i documenti scolastici dall’asilo in poi e prendere il resto delle informazioni pubbliche disponibili, in seguito continueremo le ricerche per cercare di scoprire cos’altro può essere importante sul signor MacLeish di cui lei debba essere a conoscenza. Terrò conto della nostra parcella a ore e inizieremo subito domani”
“Bene” sospirò Ethan in maniera esagerata, tamburellando le dita sulla scrivania. “Devon MacLeish è un ragazzo che mia nipote sta frequentando al momento, e devo conoscere il suo rango. Non è niente di diverso da altre cose che avete già fatto per me prima, quindi non mi aspetto scuse per una parcella piuù costosa del solito”
“Ah” Lindsay sollevò le sopracciglia verso Lilah che si limitò a scrollare le spalle “Quindi se l’adorabile signorina Chase ha un nuovo fidanzato, dobbiamo abbandonare il nostro lavoro sul caso O’Connor allora?”
“Pensavo che fosse giunto alla fine delle sue indagini sul caso” ribatté l’uomo d’affari, con evidente sarcasmo nella voce. “Oppure mi sta facendo pagare un lavoro che lei non ha ancora fatto?”
“No, no, Ethan, quando mai abbiamo lasciato un lavoro in sospeso con te?” rispose il bellissimo investigatore privato “Sono certo di averle spiegato che il caso O’Connor non era come lo avevate presentato voi. Infatti, lascia che le chiarisca il fatto che non penso che sia come pensava lei”
“Cosa sta dicendo, signor McDonald?” chiese con cautela Ethan, improvvisamente sentiva tutto il peso dei suoi 73 anni. Aprì il cassetto della sua scrivania e prese un flacone di aspirine.
“Onestamente? Penso che il matrimonio O’Connor sia puramente legittimo. Probabilmente avranno i loro 2 o 5 figli e il relativo divorzio quando raggiungeranno i 35 anni come tutti gli altri, ma non vedo il motivo per cui dobbiamo sprecare il suo tempo e i suoi soldi per far deportare Angel O’Connor”
Lindsay sospirò, i suoi occhi verdi incontrarono quelli castani della sua partner, che era ovviamente sorpresa per il candore che aveva dimostrato nel dire quelle parole brusche.
“Bene” disse Ethan dopo averci pensato su per qualche minuto. I suoi occhi si chiusero mentre si poggiava contro lo schienale della sua sedia di pelle; la sua testa aveva iniziato a pulsare e aveva ancora molti incontri con clienti in programma per il resto della giornata. Non aveva più sentito sua nipote menzionare il nome di O’Connor ultimamente, e dal suo conto in banca non risultava nessun acquisto sospetto; probabilmente aveva perso interesse nel giovane ed era andata avanti. E c’era la possibilità che il ben pagato investigatore privato avesse ragione. Con un sospiro rassegnato continuò “Mi fiderò del suo giudizio allora. Sebbene, tenga in considerazione, signor McDonald, che mi aspetto un rimborso di tutte le mie parcelle oltre all’aggiunta di una somma in denaro in caso il suo intuito sia errato. Abbiamo un accordo?”
Lilah si mosse sulla sua sedia, stando attenta a non fare rumore. Osservò con attenzione Lindsay, aspettando una sua risposta.
Sedendosi composto sulla sedia, LIndsay rispose con serietà “Non penso che sarà un problema, Ethan. Se dovessi sbagliarmi, mi occuperò della situazione personalmente…e a mie spese”
“Allora abbiamo un accordo” rispose freddo Ethan, massaggiandosi le tempie con una mano. “Resterò in contatto”
Il telefono venne richiuso bruscamente come ci si poteva aspettare, Ethan non era il tipo che restava a chiacchierare dopo che lo scopo della telefonata era stato raggiunto.
“Allora cosa pensi?” chiese Lindsay gettando la cartellina gialla sulla scrivania a casaccio.
“Penso che siamo vicini, ma abbiamo ancora del lavoro da fare. Abbiamo i trasferimenti on line, i finti conti bancari e i nomi di molte persone fittizie che hanno depositato degli assegni, ma non abbastanza per collegarli direttamente a Ethan Rayne, solo a banche a cui lui sembra tenere particolarmente” Lilah si alzò e iniziò a camminare per la stanza mentre pensava ad alta voce. “Questo significa che i soldi non restano a lungo nello stesso posto. L’affare con il venditore di smart card ci aiuterà…in particolare se riusciamo ad ottenere i numeri di serie dei telefoni e delle sim che sono distribuite…Anche in questo modo, ci vorrà del tempo perché il possesso da solo non è illegale”
“La parte relativa alle estorsioni è piuttosto solida” disse Lindsay “Penso che possiamo fare riferimento almeno a 23 conti bancari, forse anche 28 se riusciamo a terminare le ultime ricerche. Oltre a questo, abbiamo almeno 4 capi d’accusa su cui contare”
“Vero” ribatté pensierosa Lilah “ma ci stiamo lavorando da almeno tre anni, Linds. Voglio mettere quel bastardo con le spalle al muro. Tutti e due sappiamo che Ethan ha avuto a che fare con più di un paio di morti inspiegabili e omicidi irrisolti a Sunnydale e persino a Los Angeles. Può anche non aver premuto il grilletto lui stesso, ma dannazione, è colpevole”
“Sono sicuro che lo è” gli occhi di Lindsay si strinsero speculativamente. Lentamente sorrise “Penso di avere un’idea”
“oh?” Lilah rispose al suo sorriso. Ancora una volta, si sedette sulla sedia di fronte a lui.
“Allora dimmi”
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| Responses- wowwwwwwwww!!!! - clodia on Jun 19, 2008, 10:14 AM
- AHHHHHHHHHHHHHHHHH - buffy_the_slayer on Jun 20, 2008, 4:25 PM
- wowww!!!!!!!!! - bangel21 on Jun 22, 2008, 6:12 PM
- Re: Capitolo 10 - clodia on Jun 25, 2008, 6:15 PM
- POSTA PRESTO - buffy_the_slayer on Jun 29, 2008, 10:11 AM
- CONTINUA - buffy_the_slayer on Jul 18, 2008, 9:18 AM
- CONTINUA - buffy_the_slayer on Jul 18, 2008, 9:23 AM
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