mi dispiace veramente tanto per questa lunga attesa. la parte era finita da un pezzo ma ho preferito portarmi avanti un bel pò perchè per un pò non avrò internet e non so quando potrò postare ancora.
spero che la parte vi piaccia e mi spiace tanto se sto procedendo più a rilento di quanto vorrei ma la mia vita non si ferma all fanfic quindi per loro ho solo spazi di tempo ritagliati durante la notte.
baci, Cris.
Parte 5 – La lunga estate di Los Angeles
Luglio aveva ormai contato venti giorni. L’aria era irrespirabile e afosa, l’umidità si appiccicava alla pelle e rendeva ogni più semplice movimento un’agonia.
Lentamente la Angel Investigazioni era tornata alla vita. Aveva cancellato dalla vista, ma non dalla mente e dal cuore, ogni traccia riguardante Wesley e il piccolo Connor. Si premuravano di non nominare mai nessuno dei due perché ogni più piccolo pensiero era una spina sanguinante nel cuore e faceva terribilmente male. Tranne poi tornare a cedere nell’abisso.
Lorne era partito per Las Vegas dove un tizio che conosceva lo aveva assunto come intrattenitore nel suo casinò, diceva di stare riscuotendo grande successo e poi Lorne adorava le luci sgargianti e mettere in mostra le sue doti canore. Las Vegas faceva proprio per lui.
Angel era tornato a capo della sua agenzia occupandosi anche della parte che riguardava la ricerca. Non era bravo come Wesley, questo lo sapeva, ma conosceva anche lui molte lingue e i libri vecchi ed ammuffiti.
Tra Fred e Gunn non era durata, i due avevano capito che se la intendevano meglio come amici che come fidanzati e quindi tutto era tornato come prima senza che la faccenda pesasse in alcun modo sull’agenzia e sugli altri già provati dai recenti avvenimenti.
La stessa cosa non si poteva dire di Cordelia e Groo che era ogni giorno sempre più innamorati. La presenza di Groo ormai era un punto fisso e oltretutto affiancava egregiamente Angel nella lotta e quindi era anche utile agli affari. Questo fino ai primi giorni di giugno.
Una sera Cordelia era uscita per una commissione e non era tornata. Alle prime luci dell’alba Groo, Fred e Gunn avevano trovato la sua macchina abbandonata in mezzo alla superstrada, di lei non c’era nessuna traccia.
Ricerche e quant’altro non avevano portato a niente. Tranne alla scoperta, per altro poco significante, che la sera del suo compleanno aveva barattato una parte della sua umanità per poter reggere le visioni che lentamente la stavano uccidendo. Anche se avevano intuito che la sua scomparsa dipendeva da quello non avevano alcun indizio su dove potesse essere, così si limitavano ad attendere che magari un giorno sarebbe tornata.
E così, in un vortice di giorni, luglio aveva sorpassato la metà dei suoi giorni senza alcuna traccia della ragazza.
-Ciao. Ho portato la colazione.-esordì quella mattina Gunn mettendo davanti a Fred e Groo tre bicchieri e due sacchetti di carta.-Caffè freddo per me e Groo, latte freddo con cacao per Fred, brioche miste con crema e marmellata e un bicchiere di sangue di maiale per il capo che oltretutto non vedo. Dov’è Angel?-chiese guardandosi in giro.
-È di sopra. È andato a prendere alcuni libri che ci servono.-rispose Fred prendendo il suo bicchiere e aprendo il sacchetto da cui estrasse un cornetto con la crema.
-Su questi che abbiamo qui non abbiamo trovato niente su quel demone che è stato avvistato al porto.-precisò Groo prendendo anche lui una brioche, con la marmellata di lamponi.
-Nel mio giro di ricognizione, stanotte, non ho notato molte tracce. Forse si è spostato.-Gunn alzò le spalle bevendo un sorso di caffè.
-Sapete, penso che in questo caso una visione di Cordelia ci sarebbe stata davvero utile.-sospirò Fred.-Mi manca veramente tanto.-
-Manca a tutti.-precisò Groo.-A volte immagino di vederla rientrare dalla porta, bella e sorridente come sempre, e allora io corro a prenderla tra le mie braccia e non mi importerà dove lei sia stata, l’importante sarà che sia tornata.-
-Ce lo auguriamo tutti.-gli sorrise Gunn speranzoso.
In quel momento Angel tornò giù chiedendo cosa si auguravano. Il riferimento a Cordelia gettò nello sconforto pure lui ma poi si riprese, dicendo che lei non avrebbe voluto vederli in quel modo, anzi. Ripresero a cercare nei libri che il vampiro aveva portato giù, anche se alcuni necessitavano di traduzione tanto erano vecchi.
Il porto di notte era stranamente rumoroso, più che durante il giorno. O così poteva sembrare ad un orecchio umano. C’era il rumore del mare, dei pescherecci ancorati, del luna park sulla baia in lontananza. Per Angel era tutto molto silenzioso.
Lui riusciva a captare ben altri rumori di sottofondo, suoni e rumori che alle orecchie umane erano sconosciuti per lui erano normali.
Fu lui che riuscì a guidare gli altri sulle tracce che la sera prima a Gunn erano sfuggite. Fu lui a scovare delle impercettibili tracce di sangue, a odorare dove si erano dirette. Ma quando assaltarono il capannone era vuoto.
-Eppure i miei sensi non si sono sbagliati.-si giustificò perplesso.
-Magari sono tracce vecchie.-ipotizzò Gunn.
-Mm, non lo so.-qualcosa non gli quadrava.
-Avete sentito?-attirò la loro attenzione Fred dirigendosi verso il fondo.-A me è parso di sentire un lamento.-spiegò.
Cautamente spostò una pila di cartoni per scovarvi un uomo rannicchiato e sanguinante.
-C’è qualcuno qui.-informò gli altri.
-Fred, non avvicinarti!-ma l’avvertimento di Angel giunse un secondo troppo tardi.
Fred si era già chinata su di lui e quello che apparentemente parve una vittima in realtà tramutò il viso e prese Fred stringendola in una morsa e preparandosi a morderla. L’intervento di Angel fu tempestivo, liberò la ragazza e prese il vampiro per la gola alzandolo dal pavimento e inchiodandolo sul muro.
-Chi ti ha ridotto così?-gli chiese.
-La cacciatrice.-ansimò.-Sono fuggito da Sunnydale.-
-Non ci credo che Buffy ti abbia lasciato andare, non è da lei.-strinse di più la morsa tirando fuori il paletto.
-È stata una svista, mi sono nascosto. Eravamo in sessantacinque, io sono l’unico sopravvissuto. Ci ha ucciso tutti in una volta sola.-spiegò.
-Fortuna che ci sono io a rimediare alla sua svista.-e affondò il paletto nel cuore.
-Lei ha qualcosa che ti appartiene. L’ha chiamato Dom…-ma non riuscì a concludere perché esplose in cenere.
-Cosa voleva dire?-chiese Groo.
-Si, stava dicendo qualcosa. L’ha chiamato Dom.-ripeté Fred.
-Non ne ho idea.-Angel aggrottò la fronte stranamente confuso e con uno strano brivido famigliare che gli percorse la schiena.
Durante tutto il tragitto di ritorno, Angel fu stranamente silenzioso ed immerso nei suoi pensieri mentre Fred e Gunn progettavano di portare Groo da Lorne, per svagarsi un po’.
Quando varcarono la soglia dell’hotel, il vampiro andò a posare le armi, poi si tolse la giacca adagiandola sul divanetto rotondo.
-Ragazzi prendetevi pure il resto della serata, io vado a fare una doccia e poi leggo un libro.-e liquidateli così, Angel salì di sopra nella sua camera senza neanche guardarli e lasciandoli parecchio straniti del suo comportamento.
Fece una lunga doccia calda che non servì a schiarirgli le idee e rientrò nella sua camera ancora più confuso. Sedette sul letto con l’asciugamano avvolta intorno alla vita, ed un’altra intorno al collo che gli serviva per asciugarsi i capelli.
D’impulso prese il telefono e compose un numero a lui ben famigliare. Il telefono prese a squillare diverse volte e stava per riattaccare quando risposero.
-Pronto?-la voce femminile che rispose aveva il fiatone, segno che aveva corso per rispondere.
-Ehm…ciao Buffy.-fece lui timidamente.
-Angel!-esclamò e a lui parve colta dal panico.
-Ti disturbo?-si preoccupò.
-No! No, assolutamente.-si affrettò a precisare.-Io stavo facendo una doccia dopo ronda e non avevo sentito il telefono e quando l’ho sentito sono corsa prima che Dawn si svegliasse.-
-Buffy non giudicarmi stupido ma stasera è successa una cosa e volevo parlartene.-
-Sono tutta orecchi.-silenziosamente si alzò e controllò nella culla che Nicky dormisse, ma forse era meglio spostarsi perché se il piccolo si svegliava avrebbe cominciato a piangere ed Angel sentendolo si sarebbe insospettito. Ma d’altra parte non poteva andare a parlare in corridoio o avrebbe svegliato Dawn così cercò di abbassare il volume senza insospettirlo.
-Ho incrociato un vampiro, era messo male e mi ha detto che eri stata tu a ridurlo in quel modo. Anzi che erano in più di sessanta e che li hai uccisi tutti.-le spiegò.
A quel punto, Buffy fu davvero colta dal panico perché se quello che le era sfuggito aveva detto qualcosa lei era spacciata.
-Sei sicuro che non ce ne erano altri?-chiese.
-Si, lui ha detto di essere l’unico rimasto.-fece una breve pausa.-Ha detto anche un’altra cosa, ha detto che tu hai qualcosa che mi appartiene. È riuscito a dire Dom prima che esplodesse in cenere. Sai cosa intendeva?-silenzio.-Buffy?-
-No.-rispose lei.-Mi dispiace Angel, non mi dice niente di famigliare.-stava tremando.
-Scusa, Buffy non avrei dovuto chiamarti. È solo che è tutta la sera che ci penso e sentivo una strana sensazione e sapevo che non avrei avuto pace finché non te ne avessi parlato.-si giustificò.
-Hai fatto bene.-deglutì.-Angel ti ricordi com’è stato, tanto tempo fa?-gli chiese d’impulso pentendosi subito di aver parlato.
-Si, ma non chiedermi se provo ancora dell’amore per te, Buffy, perché non lo so più perdonami.-sospirò.-Dopo aver perso Connor, non sono più sicuro di riuscire a provare sentimenti profondi.-
-Saresti in grado di perdonarmi se ti facessi un torto gravissimo, difficile da perdonare?-
-Stai bene?-sorrise.
-Era solo per sapere.-
-Penso che potrei, dipende dall’entità del torto.-fece una pausa.-Buona notte, Buffy, scusa se ti ho disturbato.-
-Tu non disturbi mai. Buone notte a te, Angel.-e detto questo chiuse.
Angel rimase qualche secondo a fissare il telefono nelle sue mani. Buffy gli era parsa strana ma forse era solo stanca. E poi di rado lei gli aveva mentito, quindi se diceva di non sapere a cosa il vampiro si riferisse lui le credeva.
Quella strana sensazione non si era ancora attenuata ma forse era solo lui che era paranoico. Silenziosamente indossò un paio di pantaloni, poi prese un libro dalla libreria e si mise a letto per leggere.
La settimana successiva, Angel decise che i suoi amici e collaboratori non meritavano di passare tutta l’estate a lavorare quindi diede loro tre settimane di ferie prenotandogli persino una intera settimana a Las Vegas dove Lorne già li attendeva per farli svagare e divertire.
Lui si rifiutò dicendo che comunque qualcuno doveva pur rimanere in agenzia per mandare avanti il lavoro, il male non si fermava mai.
Non ripensò più alle parole del vampiro ucciso la settimana precedente, d’altronde persino Buffy gli aveva assicurato di non saperne niente e lui non aveva motivo per dubitarne.
Fu durante quel periodo che venne a trovarlo Kate Lockley, non la vedeva da tanto di quel tempo.
-A cosa devo la tua visita?-la accolse mentre preparava una tazza di caffè.-Anzi, prima dimmi come hai fatto a trovarmi.-
-Ho ancora qualche contatto tra i miei vecchi colleghi.-si guardò in giro.
-Allora, dimmi di te. Cosa stai facendo adesso?-la sentiva un po’ in imbarazzo.
-Beh da quando mi hanno licenziata sono stata per un bel po’ senza fare niente. È stato un periodo duro per me. Adesso poco alla volta mi sono ripresa e ho trovato un nuovo impiego, sono diventata la nuova direttrice del carcere femminile.-spiegò.
-Mm, un lavoro abbastanza impegnativo.-le porse il caffè.
-Abbastanza, ma è anche per questo che sono qui.-bevve un sorso.-Sto avendo a che fare con la tua amica, Faith Lehane.-
-Sta bene?-si preoccupò.
-Oh si, sta benissimo. La sua udienza si avvicina e lei non potendosi permettere un avvocato è stata affidata ad un d’ufficio. È qui che sorge il problema: ultimamente Lilah Morgan della Wolfram&Hart va a trovarla spesso e sempre con la solita richiesta di prendere lei in mano il caso. Inizia a diventare una situazione pesante, anche per me.-gli raccontò.
-Non sapendo più come attaccarmi stanno cercando, di nuovo, di attirare Faith.-sospirò.-Di recente mi hanno lasciato in pace, ma a quanto pare stavano escogitando qualcosa. Prima hanno cercato di portarmi via l’hotel, poi, anche per colpa loro, ho perso una persona importante per me ed evidentemente le mie ripetute minacce a Lilah Morgan adesso sono cadute nel vuoto, forse dovrei farle di nuovo visita.-
-Non posso aiutarti in questo, anche se ho ritenuto doveroso doverti dire di Faith.-si alzò e prese la borsetta.-Adesso devo andare, sono quasi in ritardo per il lavoro.-
-Grazie per essere passata.-la accompagnò alla porta.-Vieni quando vuoi.-
-Ci penserò.-sorrise.-A presto.-e detto questo se ne andò.
Non appena fu uscita, Angel tramutò il suo sorriso in pura rabbia contro Lilah Morgan. Era troppo strano che la Wolfram&Hart lo lasciasse in pace per un lungo periodo di tempo, dovevano assolutamente escogitare qualcosa per nuocergli altrimenti non erano soddisfatti di loro stessi.
Tempo addietro avevano cercato di portargli via l’hotel, poi con un cavillo sul contratto d’affitto se l’era cavata. Poi si erano gettati a pesce su Connor permettendo che Holtz se lo portasse via, adesso cercavano di nuovo di raggirare Faith e di farla cadere nelle loro grinfie.
Attese che si facesse buio. Non poteva entrare negli uffici della Wolfram&Hart senza che lo scoprissero dati i loro sofisticati allarmi contro i vampiri e non poteva entrare in casa di Lilah perché non era mai stato invitato. Ma poteva comunque sorprenderla.
Lui sapeva bene come nascondersi negli spazi bui, erano il suo elemento perché lui era una creatura della notte. Sfruttare le zone d’ombra, le superfici che non lo riflettevano per cogliere di sorpresa, essere silenzioso…in circa 250 anni aveva imparato tantissime cose. Forse più del dovuto.
Lilah varcò il portone del suo palazzo controllando la posta appena ritirata. Bolletta della luce, bolletta del telefono, la fattura della carta di credito, l’estratto conto della banca, la fattura mensile della casa di riposo dove alloggiava sua madre, pubblicità, pubblicità, pubblicità, pubblicità e ancora pubblicità. Infilò il tutto nella ventiquattrore e prese a salire le scale terribilmente silenziose e desolate.
Tirò fuori le chiavi dalla borsa e le aveva quasi infilate nella toppa quando si sentì osservata. Si voltò ma non c’era nessuno così fece per aprire e a quel punto sussultò spaventata lasciando cadere le chiavi, la borsa e la valigetta.
-Ti disturbo, Lilah?-la salutò Angel.
-Mi hai spaventata.-portò una mano al petto per calmare i battiti del cuore.
Quando Angel faceva in quel modo sapeva che non c’era da fidarsi, la terrorizzava quando faceva quelle improvvisate e soprattutto quell’aria ferina e implacabilmente glaciale che lo contraddistingueva. Era il pericolo allo stato puro.
-Oh potrei farti di peggio che spaventarti.-piegò le labbra in un leggero sorrisino. Ancora terrore.
Rapidamente la afferrò per la gola e la spinse contro il muro di fronte. Non la stava stringendo ne l’aveva alzata da terra ma la sua morsa era ferrea e lei non osava muoversi ne tanto meno respirare per la paura.
-Cosa vuoi?-gli chiese.
-Faith Lehane. Lasciala in pace.-rispose.-Non andare a trovarla, non offrirle i tuoi servigi, niente di niente. Ci avete provato già una volta con lei e non ha funzionato, ora lasciala stare!-strinse appena.
-Sarebbe potuta essere un prezioso elemento.-
-Beh adesso l’elemento ha perso il suo valore. Se vengo ancora a sapere che sei andata da lei e che hai cercato di farti assumere io ti uccido.-la minacciò.-Io e te avremo per sempre un conto in sospeso di nome Connor.-
A quel punto lei abbozzò un sorriso strafottente quasi a volerlo sfidare.
-Degli stregoni potenti al nostro servizio sono riusciti a raggiungere mentalmente la dimensione del QuorToth.-lo informò.-Hanno captato l’aura di Holtz ma niente aura del bambino. È probabile che tuo figlio non sia mai arrivato nel QuorToth.-
-Ti illudi Lilah.-a quel punto fu lui a sorridere.-Nelle dimensioni infernali il tempo scorre più in fretta. Sono passati cinque mesi, è probabile che a quest’ora Connor non sia più un bambino. Può essere diventato un ragazzo o addirittura un uomo adulto.-vide il suo sorriso svanire ed essere delusa.-Come faccio a saperlo? Anni fa ho passato un periodo di tempo in una dimensione infernale. Qui erano passati poco più di tre mesi, li erano trascorsi cento anni.-la lasciò andare.
-Non puoi essere sicuro che si siano sbagliati.-si massaggiò il collo.
-I tuoi stregoni hanno cercato l’aura di Connor bambino. Poco furbi.-fece per andarsene.-Ricordati: lascia stare Faith.-
-Ti odio Angel!-gli urlò dietro.-Vai all’inferno!-era livida.
-Ci sono già stato.-e detto questo sparì dietro l’angolo lasciandola li nel corridoio intenta a massaggiarsi il collo e a bollire di rabbia.
Appena lasciata Lilah, Angel andò a trovare Faith. La rimproverò per non averlo informato subito delle visite insistenti di Lilah poi passò a chiederle come stava aggiornandola sugli ultimi avvenimenti.
Le disse di Connor, del tradimento di Wesley, della sparizione di Cordelia. Fino a quel momento non aveva ancora avuto il coraggio di ammettere tutto e adesso esprimerlo a parole rendeva la situazione ancora più reale.
Faith ascoltò con una pazienza che non le si addiceva, essendo di natura irrequieta e ribelle. Alla fine riuscì ad essere di consolazione per il suo amico che se ne andò con il morale un po’ più sollevato.
Quanto tornò a casa, l’hotel era vuoto e deprimente ma lui adesso stava meglio e controllò il calendario perché aveva segnato la data del ritorno dei suoi amici. Mancava una settimana e sia lui che tutto l’hotel erano in uno stato pietoso, quindi avendo intere giornate a disposizione confinate in casa si rimboccò le maniche e sistemò e pulì da cima a fondo tutto l’edificio.
Rimise in sesto le camere non utilizzate, anche se li ci abitavano solo lui e Fred dato che Gunn aveva una casa sua e Groo viveva in casa di Cordelia. Imbiancò, rifece le pavimentazioni, sistemò i mobili, lavò i tendaggi poi passò ai locali che usavano come ufficio allestendo una delle camere come archivio con tanto di scaffali e cassettiere, sistemò la reception dove di solito lavorava Fred e allestì due uffici piccoli per Gunn e Groo, li avrebbero adorati.
Ristrutturò da cima a fondo la cucina comprando nuovi elettrodomestici e facendo la spesa, dato che spesso si fermavano li fino a notte fonda era meglio avere il frigo pieno invece di spendere sempre soldi per una cena comprata fuori. Sistemò anche la sala da pranzo con mobili nuovi, un nuovo tavolo, pareti imbiancate per bene e nuovi servizi di piatti, posate e bicchieri.
Alla fine l’hotel aveva assunto un nuovo aspetto con nuovi lampadari, pareti rinfrescate, mobili nuovi, quadri e persino delle loro foto in giro. Non si occupò del giardino perché non aveva il pollice verde, voleva dire che avrebbero chiamato dei giardinieri.
Quella mattina sentì distintamente il rumore del furgone di Gunn fermarsi davanti al cancello. Sorridente mise in funzione la nuova macchinetta del caffè e si guardò intorno per sincerarsi che tutto fosse perfetto. Era soddisfatto.
-Siamo tornati!-esordì Gunn varcando la soglia.
-Wow!-esclamò Fred guardandosi in giro.-Abbiamo sbagliato hotel?-
-Ciao!-li accolse Angel abbracciandoli tutti e tre.-Allora? Piaciuta la sorpresa?-chiese alludendo all’hotel.
-Beh, sembra un posto nuovo!-rise Fred.
-Ditemi tutto della vacanza.-avanzarono verso la reception.
-Oh, amico, dovevi esserci!-cominciò Gunn.-Specialmente per vedere Groo. Era più emozionato di un bambino.-
-Beh a Pylea non ci sono tutte queste cose.-si difese il diretto interessato facendoli ridere.
-Dai, Charles, non essere cattivo, Las Vegas ha emozionato anche me! E poi Lorne è fenomenale, il pubblico lo adora e il suo spettacolo è stupendo. Ti manda a salutare, sperava venissi anche tu.-disse Fred.
-Sarà per la prossima volta. Allora, che ve ne pare dell’hotel?-cambiò argomento Angel.
-Devo ammettere che è totalmente cambiato, e mi piace parecchio.-assentì Gunn.
-Dovete ancora vedere tutto quello che ho fatto.-e cominciò a far fare loro il giro turistico dell’hotel completamente rimesso a nuovo lasciandoli piacevolmente colpiti dalle modifiche.
Mostrò gli uffici nuovi, la cucina con la sala da pranzo, l’archivio e tutte le altre cose spiegando che quello sarebbe stato il nuovo inizio per la Angel Investigations, i suoi amici si dimostrarono pienamente d’accordo con lui su ogni cosa e si congratularono dell’eccellente lavoro svolto.
Gunn, scherzando, disse che se mai avrebbero pensato di cambiare mestiere avrebbero potuto mettere su un’impresa di ristrutturazioni. Angel lo guardò male ma poi rise. Per la prima volta, da tempo immemorabile, sentiva quel peso opprimente sul cuore un po’ più leggero.
è un pò piccolina come parte ma spero ke vada bene lo stesso. Cri.