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Capitolo 7b

March 31 2009 at 2:55 PM
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Buffy09  (no login)


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Capitolo 7b

Los Angeles – 15/01/2000
Buffy entrò in sala sbuffando “Allora, cosa si è inventata questa volta?” chiese irritata, mentre prendeva posto a una delle eleganti sedie poste intorno al grande tavolo da pranzo di mogano “Non lo so, ma penso nulla di buono” le annunciò Hank Summers togliendosi gli occhiali da lettura e mettendo via il libro che stava leggendo prima dell’arrivo della sua figliastra. Joyce gli aveva lasciato un messaggio sulla segreteria del suo ufficio dicendo che quella sera doveva tornare a casa in tempo per la cena, alle 7 in punto, perché lei aveva un annuncio da fare. In quei 14 anni di matrimonio con Joyce aveva imparato che quando la donna decideva qualcosa ciò comportava solo guai per gli altri membri della famiglia. Giudicando dall’espressione turbata sul volto di Buffy, Hank capì che anche la ragazza stava pensando la stessa cosa “Ti ha specificato qualcosa?” le chiese dopo alcuni minuti di silenzio “No” rispose Buffy sospirando “Niente. Mi sono svegliata all’alba per poter uscire di casa senza imbattermi in lei, invece l’ho trovata che mi aspettava davanti alla porta del garage” scosse la testa ancora incredula all’idea che sua madre arrivasse a tanto pur di importunarla di persona. Non poteva usare il telefono come aveva probabilmente fatto con Hank? “Ha detto che mi voleva a casa per cena, che non voleva sentire scuse. Ha detto che ha qualcosa di importante da dire e che me ne sarei pentita se non fossi stata presente” lanciò una rapida occhiata verso Hank, che stava annuendo con il capo “Speriamo che sia una cosa accettabile” disse sconfitto, sapendo bene che qualunque cosa avesse detto non avrebbe fatto cambiare idea a sua moglie. Si rendeva conto di non essere uno di quegli uomini che sanno mettere le donne al loro posto, ma era cresciuto con l’idea che uomo e donna sono allo stesso livello. La sfortuna lo aveva però spinto tra le braccia di sua moglie, che aveva la capacità di rigirare le persone e le situazioni come meglio credeva. Aveva smesso molti anni prima di cercare di contrastarla, adesso si accontentava di avere una vita agiata e un lavoro di cui andava fiero. Solo quando guardava ciò che Joyce aveva fatto alla sua primogenita provava rimorso per ciò che non era riuscito a fare. Ricordava ancora il giorno in cui aveva accompagnato sua moglie per l’ultima udienza che avrebbe deciso a chi sarebbe stata affidata Buffy Anne Leyton, ricordava l’espressione devastata che era comparsa sul volto di Jimmy Leyton nel sentire il giudice che concedeva l’affidamento alla madre. Ad un certo punto era stato costretto a chiudere gli occhi, non aveva sopportato la vista di quell’uomo a cui veniva tolta la sua unica ragione di vita e, soprattutto, non aveva voluto vedere il volto rigato di lacrime della bambina che veniva allontanata dalle braccia del padre per essere trascinata via dalla stretta ferrea della sua nuova mamma. Da quel momento Jimmy aveva iniziato a chiamare a casa Summers incessantemente, chiedendo notizie della figlia e ansioso di poter parlare con lei. Joyce, però, era stata irremovibile, fino a che non ci fosse stato l’altro processo che avrebbe deciso se Jimmy possedeva i requisiti adatti per poter vedere sua figlia almeno durante i fine settimana, la piccola non avrebbe parlato con lui neanche per telefono. Hank aveva cercato di far ragionare la moglie in tutti i modi, non sopportando più di vedere la bambina in lacrime che si trascinava per la grande casa chiedendo dove fosse il suo papà. Ogni volta che aveva tentato di trattare quell’argomento con la moglie, però, questa gli si era rivoltata contro urlandogli che Buffy non era figlia sua e che solo lei sapeva cos’era più giusto fare. Dopo l’ennesima lite a causa di quella condizione ormai divenuta insopportabile, Hank aveva deciso di scavalcare la sua testarda moglie e aveva cercato di porre rimedio a quella situazione. Quando Jimmy aveva telefonato come tutti i giorni alle 16 in punto chiedendo ancora una volta di poter parlare con Buffy, Hank gli aveva passato la bambina, era rimasto di vedetta per tutti i 30 minuti di quella conversazione tra padre e figlia e poi aveva fatto promettere ad entrambi che quello sarebbe stato il loro segreto. Quella storia era andata avanti per mesi, fino a che non era giunta la data del processo che aveva accordato a Jimmy il diritto di tenere con sé la sua unica figlia tutti i fine settimana dell’anno, oltre che per tre mesi l’estate. Joyce non aveva mai scoperto di quelle telefonate clandestine e Hank era contento di essere riuscito a fare qualcosa di buono nonostante il brutto carattere di sua moglie. Oltre a quel piccolo aiuto, però, si rammaricava per non essere riuscito a fare di più per colei che era poi diventata Buffy Summers. Con il passare degli anni gli scontri tra madre e figlia erano peggiorati sempre di più, erano passate dai litigi sui giocattoli a quelli sui vestiti da comprare, fino ad arrivare a liti più serie in cui si erano sputate addosso tutto l’odio che provavano l’una per l’altra. Hank non capiva per quale motivo Joyce avesse desiderato così tanto avere in casa una figlia che in realtà non aveva mai voluto, cosa che lei stessa gli aveva confessato una sera davanti ad una bottiglia ormai vuota di tequila. L’unica cosa che Hank sapeva per certo era che non avrebbe mai avuto il coraggio di chiederglielo direttamente, sapeva bene di essere un codardo, ma preferiva continuare a vivere la sua falsa vita di noto avvocato felicemente sposato e con due figlie, piuttosto che fare a sua moglie una domanda che sapeva per certo che avrebbe incrinato il loro rapporto forse irrimediabilmente. Era solo contento di poter guardare Buffy adesso, ormai cresciuta, e vedere che era diventata una giovane donna forte nonostante ciò che aveva passato, questo lo rincuorava e gli faceva credere che forse aveva fatto la cosa giusta.
“Dov’è la mamma?” chiese Dawn con il sorriso sul volto entrando in sala da pranzo e gettandosi su una delle sedie “Non è in casa, ma sono sicuro che sta per tornare” le rispose Hank e non appena ebbe finito di pronunciare quelle parole sua moglie fece il suo ingresso “Oh, bene. Siete già tutti qui” esclamò la donna poggiando sulla tavola la busta con la loro cena take-away presa dal ristorante cinese più famoso di Los Angeles “Oh” esclamò entusiasta Dawn iniziando a frugare tra le scatole piene di cibo “A cosa dobbiamo questa bella cena e la riunione di famiglia?” “Ho una bellissima notizia per tutti” disse Joyce iniziando a distribuire la cena a tutti per poi prendere posto anche lei al grande tavolo di mogano.
“Pochi giorni fa ho parlato al telefono con gli amici di Buffy a Sunnydale” disse lanciando una rapida occhiata verso sua figlia, che al suono di quelle parole aveva rischiato di soffocare con gli spaghetti cinesi che aveva appena messo in bocca. “Cosa?!” urlò con la bocca piena e allontanando immediatamente la sua cena, sapendo bene che quella conversazione le avrebbe tolto l’appetito “Si, ho notato che non andavi più a trovarli e così ho chiamato per vedere se potevo fare qualcosa” “Per impicciarti, vuoi dire!” le urlò di nuovo Buffy “Se non ti dispiace, vorrei finire di parlare prima che tu inizi a inveirmi contro” sbottò irritata Joyce lanciando un’occhiataccia alla sua primogenita “Buffy” la riprese bonariamente Hank “Perché non sentiamo prima cos’ha da dire?” le propose “Dunque, stavo dicendo che ho parlato con i tuoi amici” riprese a dire Joyce senza aspettare che la figlia acconsentisse al suggerimento del suo patrigno “Ho scoperto che avete litigato e, Buffy...” disse scuotendo la testa “devo dire che da te non me lo sarei mai aspettato. Hai litigato con tutti i tuoi amici per un ragazzo, un solo ragazzo, che talaltro...” Buffy la fulminò con lo sguardo “Ti conviene pensare bene a quello che stai per dire se vuoi evitare la lite del secolo!” sibilò, sapendo bene che sua madre stava per iniziare a sminuire Angel e quella era una cosa che solo lei aveva il diritto di fare. “Bene, come preferisci, ma resta il fatto che le tue azioni sono discutibili...” “Come sempre mamma!” sbottò Buffy, che già sapeva di non voler sentire altro di ciò che Joyce aveva intenzione di annunciare loro durante quella cena “Insomma!” intervenne Hank prima che tra le due scoppiasse la solita lite “Si può sapere di cosa state parlando?” chiese con un tono di voce più basso “Ho litigato con i miei amici di Sunnydale un po’ di tempo fa” si affrettò a spiegare Buffy prima che sua madre potesse farlo al posto suo e travisare la storia “Ricordi il mio ragazzo?” chiese un po’ in imbarazzo per l’argomento, anche se Hank sapeva tutto della sua vita, a partire dai suoi fidanzati fino ad arrivare alla storia della cacciatrice, questo non significava che per lei fosse facile parlare di certe cose con lui. “Il vampiro?” chiese cercando di ricordare il suo nome, ma invano “Si, giusto, beh...non è più un vampiro” “Che cosa?” urlò a quel punto Dawn lasciando cadere i bastoncini cinesi nella scatola del take-away e guardando sconcertata sua sorella “Angel non è più un vampiro?!” “No, adesso è umano” sussurrò Buffy “E a quanto pare ha chiesto a Willow e Cordelia di dirmi che voleva vedermi per potermelo dire, ma loro non mi hanno riferito il messaggio e sono andate da Angel a dirgli che io non ne volevo sapere di lui” raccontò Buffy tutto d’un fiato, sperando di non scoppiare a piangere di fronte a tutti “Perché?” chiese Dawn confusa, conosceva Cordelia e sicuramente era capace di fare una cosa simile, ma da Willow non se lo sarebbe mai aspettato “Non lo so, so soltanto che non è stato un comportamento corretto e non ho intenzione di rivederli” si voltò verso Joyce “Quindi mi chiedo per quale motivo sei andata a impicciarti degli affari miei!” “Non mi racconti mai niente e volevo capire cos’era successo così all’improvviso” fece un respiro profondo e riprese a dire “Comunque ho parlato con loro e ho scoperto che non se la passano tanto bene a Sunnydale” a quelle parole Buffy sbuffò e scosse la testa, chiedendosi cosa importasse a sua madre se la Scooby Gang stesse bene oppure no, quando ormai non interessava neanche più a lei “Così ho pensato...dato che abbiamo molto spazio libero in questa grande casa...” “NO!” urlò subito Buffy alzandosi in piedi “Non ci pensare nemmeno!” sapeva bene che quando sua madre si metteva in testa qualcosa calpestava tutto e tutti pur di riuscire nel suo intento, e non voleva assolutamente che iniziasse a gingillarsi all’idea che la gang di Sunnydale venisse a stare da loro per chissà quanto tempo “Buffy!” le urlò Joyce in risposta “Smettila di essere così scontrosa e infantile. Sai bene come ragioniamo in questa famiglia, io e tuo padre prendiamo le decisioni. Ho voluto che ci foste anche tu e Dawn per evitare di ripetermi, ma in realtà sto annunciando la mia proposta solo a Hank” “Di cosa stai parlando Joyce? Che proposta?” chiese Hank sempre più confuso dallo scambio tra le due donne “Ho offerto loro di venire a stare da noi” “Offerto a chi?” domandò l’uomo sempre più incredulo di fronte alla sfrontatezza di sua moglie. “Sono due ragazze e due ragazzi...” finse di pensarci su e poi aggiunse “Forse tre ragazzi” Buffy corrugò la fronte restando in silenzio e pensando a chi potesse aver fatto la proposta sua madre. Riusciva a pensare solo a Willow e Cordelia, che ovviamente erano le due ragazze a cui aveva fatto riferimento la donna, mentre i due ragazzi erano sicuramente Xander e Oz, ma il terzo... Sentì le lacrime pungerle gli occhi, ma si rifiutò di piangere anche se la voce le uscì un po’ strozzata quando urlò “Angel?! Hai chiesto ad Angel di venire a vivere qui?!” “Joyce!” la rimproverò Hank non appena sentì fare il nome dell’ex ragazzo di Buffy. Non riusciva a credere che Joyce avesse potuto estendere l’invito anche a colui che aveva spezzato il cuore di sua figlia. “Beh, ho saputo che adesso sta frequentando Cordelia” nel sentire quelle parole gli occhi di Buffy divennero improvvisamente lucidi, aveva cercato con tutta se stessa di dimenticarsi quel piccolo particolare e adesso, non solo sua madre glielo aveva bruscamente ricordato, ma se davvero si fossero trasferiti in casa sua, ogni giorno avrebbe ricevuto una pugnalata al cuore nel vedere quei due insieme. “Non potevo non invitare anche lui” concluse Joyce innocentemente.
“No” la voce tonante di Hank Summers rimbombò per la sala silenziosa “Come?” gli chiese la moglie “Ho detto no” ripeté con lo stesso tono l’uomo “Non lascerò che un gruppo di adolescenti vengano a vivere sotto il mio tetto. E soprattutto” aggiunse lanciando un’occhiata verso la sua figliastra, che riusciva a trattenere le lacrime a stento “Non lascerò che l’ex ragazzo di nostra figlia abiti insieme a noi” Buffy abbassò il capo, ringraziando la sua buona stella per averle concesso un patrigno che teneva davvero a lei “Ma Hank” iniziò a dire Joyce con un sorriso sul volto che fece subito riconsiderare a Buffy la sua buona stella “Ho già proposto a quei ragazzi di venire da noi, sono certa che si stanno preparando già per il trasloco” Quelle furono le parole magiche, Buffy abbassò il capo sconfitta, Joyce sorrise vittoriosa e Hank corrugò la fronte in cerca di una via d’uscita. Tutti in quella casa sapevano qual’era il punto debole dell’avvocato Hank Summers: non sapeva opporsi a niente che fosse già stato deciso. Se prometteva a qualcuno un favore si faceva in quattro fino a che non riusciva a rispettare quella promessa. Se decideva di portare i colleghi a cena in un ristorante famoso, ma una volta lì scopriva che c’era stata qualche disguido con la prenotazione ribaltava il locale pur di farsi trovare un tavolo, evitando così di deludere i suoi colleghi. Quando qualcuno gli faceva notare il suo strano comportamento rispondeva sempre allo stesso modo: “Onorare sempre la parola data” Joyce conosceva troppo bene suo marito per non approfittare di questa sua piccola pecca e tutti i presenti in quella casa lo sapevano. “Buffy...” iniziò a dire Hank questa volta con un tono di voce basso e abbattuto “No, ho capito” ribatté la ragazza con la voce rotta dalle lacrime “Ormai è stato tutto deciso e non hai nessuna intenzione di revocare l’invito” “Lo sai come la penso, potrei fare un’eccezione...” “Sai una cosa?” lo interruppe Buffy, sapendo bene che tutto quello che avrebbe detto l’uomo non avrebbe fatto cambiare idea a Joyce e che, in un modo o nell’altro, la Scooby Gang avrebbe abitato in quella casa “Non me ne importa più niente. Non mi importa di Angel. Di Willow e di nessuno che viene da Sunnydale. Non importa se mia madre è contenta che il mio ex ragazzo e la sua nuova fiamma verranno a vivere qui. Non importa se anche mia sorella è contenta” disse indicando il sorriso che Dawn aveva sul volto da quando era iniziata quella conversazione “E non m’importa neanche dei soldi. Puoi tenerteli” sussurrò guardando sua madre dritta negli occhi “Io me ne vado” si voltò e corse su per le scale verso la sua stanza. Sentì chiaramente lo stridio di una sedia che veniva allontanata rapidamente e pochi secondi dopo il suo patrigno entrò nella sua camera e le strinse un braccio per trattenerla prima che potesse iniziare già a fare le valige “Buffy, non farlo” “Lasciami andare Hank” si voltò a guardarlo con le lacrime agli occhi “Ho sopportato di tutto in questi 13 fottutissimi anni, ma non me ne starò qui a guardare l’unico ragazzo che abbia mai amato che se la spassa con la stronza di Sunnydale!” “Rifletti Buffy, proprio perché hai aspettato così tanto non dovresti mollare proprio adesso” la incoraggiò Hank “Si, l’unica differenza è che prima non potevo andarmene. Adesso sono maggiorenne e posso farlo” “Si, ma sei maggiorenne da neanche un anno e già vuoi scappare? Alla prima occasione?” “Non posso Hank” gli disse con la voce rotta dal dolore “Non posso sopportarlo, non posso restare sotto il suo stesso tetto se non sono più...” si asciugò gli occhi con il dorso della mano e si lasciò cadere sul letto sfinita “Sto cercando di lasciarmelo alle spalle, di dimenticare tutto e di rifarmi una vita che possa considerarsi normale” “Lo so e ne hai tutto il diritto, ma non ti chiedi per quale motivo tua madre abbia fatto una cosa simile?” “Si, certo che lo so. Vuole i miei soldi. Vuole i soldi che mi spettano quando compirò 21 anni, ma non resterò qui a soffrire solo per avere del denaro di cui non mi importa minimamente!” “A te non importa forse, ma a lei si” le suggerì Hank. La cosa che voleva di più al mondo era vederla uscire da quella casa per vivere in pace in un appartamento in centro con tutti i soldi che le spettavano nel suo nuovo conto in banca. “Buffy, sei più forte di quanto credi e questo è solo un altro ostacolo che ti renderà ancora più forte. I tuoi amici probabilmente staranno qui per qualche settimana, forse per qualche mese, ma alla fine tu uscirai di qui tra un paio di anni con i soldi che ti spettano, uno spirito forte e una vita nuova davanti a te” “Non farmi questi discorsi da avvocato, non cercare di convincermi” lo rimproverò Buffy “So bene che è tutto vero, ma non so se posso farcela” “Provaci, solo per un po’ e vedi come vanno le cose, se proprio non riesci a sopportarlo potrai sempre andartene” la ragazza lo guardò negli occhi, iniziando a pensare che probabilmente quella non era una cattiva idea. Forse sarebbe riuscita a sopravvivere anche a questa nuova prova, forse ne sarebbe uscita più forte, con tutti i soldi che le spettavano e con il sorriso sulle labbra per essere riuscita ad avere la meglio su sua madre per l’ennesima volta.

Sunnydale – 19/01/2000
Buffy sedeva sul suo letto a gambe incrociate, impegnata a riordinare la sua collezione di LP, tanto che la sua stanza sembrava un campo di battaglia o un negozio di dischi molto disordinato. La radio ad alto volume era come un’aura che la proteggeva dal resto del mondo, un mondo che le stava lentamente crollando addosso pezzo dopo pezzo. Quella mattina era stata inavvertitamente testimone della conferma che la Scooby Gang avrebbe fatto il suo ingresso trionfale a Los Angeles dopo le festività natalizie, quando aveva trovato sua madre impegnata in una conversazione telefonica con Cordelia. Per quel motivo aveva deciso di chiudersi in camera, per evitare di ritrovarsi in qualche locale a fare follia in preda agli effetti dell’alcol, e stava riordinando la sua collezione in ordine alfabetico con un sottofondo rock ‘n roll e con il telefono poggiato tra la spalla e l’orecchio. “No, non c’è bisogno che tu venga” disse al suo amico d’infanzia Josh “Davvero, sto bene. La Gang arriverà solo dopo le feste, quindi per il momento mi godo la quiete” lo informò con un sorriso sincero sul volto, mentre pensava a quanto fosse diversa la sua amicizia con lui rispetto a quella che aveva condiviso con gli altri a Sunnydale. Si conoscevano da anni ormai, fin da quando lui si era trasferito nella casa davanti alla sua dopo che il padre aveva trovato lavoro in una clinica privata a pochi isolati dal loro quartiere. Josh Collins aveva 11 anni all’epoca, quasi 2 più di Buffy, ma questo non aveva impedito loro di fare presto amicizia. Lei lo aveva visto per la prima volta dalla finestra della sua camera, mentre giocava a pallacanestro nel piccolo cortile fuori alla nuova casa. Lo spazio non era molto, l’abitazione di Josh era molto più piccola rispetto a casa Summers, quindi Buffy aveva avuto l’idea di invitarlo a giocare nel suo giardino sul retro che era molto più spazioso. Il ragazzino non se lo era fatto ripetere due volte e, per la prima volta da quando era stata costretta ad andare a vivere con sua madre, Buffy si era sentita finalmente contenta di vivere in quel posto. Ben presto i due avevano iniziato a vedersi quasi tutti i giorni, andavano a fare lunghi giri in bici intorno al quartiere, giocavano nella piscina a casa di Buffy nelle giornate afose, restavano in casa a guardare la tv quando pioveva e Buffy aveva trovato nella famiglia Collins un altro porto sicuro dove rifugiarsi quando le cose diventavano insopportabili tra lei e sua madre. La signora Megan Collins, infatti, era una donna gentile e dolce, che rappresentava lo stereotipo della moglie casalinga nata con l’unico scopo di essere madre. Sapeva cucinare torte e biscotti fantastici, si occupava egregiamente della sua piccola abitazione e metteva sempre al primo posto il suo unico figlio e l’adorato marito, George Collins. Con il passare del tempo, il loro rapporto si era fatto più complesso, quando entrambi avevano raggiunto l’età giusta per iniziare ad interessarsi all’altro sesso, si erano scambiati il loro primo bacio ed erano diventati una coppia. La cosa era andata avanti per anni, portandoli persino a sperimentare entrambi per la prima volta il sesso, ma crescendo si erano resi conto entrambi che la loro era solo una grande amicizia. In seguito Buffy era uscita con alcuni ragazzi della sua scuola, ma non si era mai sentita abbastanza presa da loro da spingersi oltre qualche bacio innocente, al contrario di Josh. Lui, infatti, aveva trovato subito la sua nuova anima gemella in Emily Sharp, una quindicenne che frequentava il suo stesso liceo, ma le cose tra di loro erano degenerate nel giro di pochi mesi. La famiglia Sharp, infatti, era stata sconvolta dalla notizia che la loro figlia minorenne fosse rimasta incinta dopo essere stata a letto con il figlio della rispettabile famiglia Collins. Cattolici da generazioni, gli Sharp vietarono a Emily di abortire, ma le proibirono di tenere il bambino dicendo che avevano fatto troppi progetti per il futuro della loro unica figlia per permettere che un figlio le rovinasse la vita. Emily era destinata ad Harvard o Yale, non ad accudire un bambino all’età di 15 anni, aveva urlato il signor Sharp ai genitori di Josh durante un incontro che avrebbe dovuto decidere il destino di quella creatura concepita per errore. Quelli che seguirono furono dei mesi durissimi per Emily e il suo ormai ex ragazzo, ma servirono ad entrambi per prendere decisioni importanti, che avrebbero cambiato le loro vite. Josh, infatti, aveva parlato seriamente con i suoi genitori dopo l’incontro con gli Sharp, affermando che nonostante fosse consapevole di aver commesso un errore non voleva disfarsi di suo figlio o darlo ad un’altra famiglia, se loro avessero accettato di aiutarlo era disposto a prendersi le sue responsabilità come padre. I Collins erano stati restii all’inizio, ma vedendo la determinazione nei suoi occhi, avevano accettato di aiutarlo. I genitori di Emily erano stati contentissimi di sapere che non avrebbero dovuto neanche preoccuparsi di trovare una casa al bambino una volta nato, così avevano aspettato che la ragazza partorisse una bella bambina per poi fare in fretta le valigie e trasferirsi altrove, dove il loro segreto sarebbe stato al sicuro. Josh non aveva più rivisto Emily da allora, la ragazza era rimasta troppo traumatizzata da quell’esperienza e non aveva neanche voluto vedere la piccola dopo il parto. L’unica cosa positiva in tutta quella situazione era stata la nascita della piccola Keyla Collins, che ben presto aveva conquistato il cuore dei suoi due nonni al punto che entrambi non avevano voluto che Josh lasciasse la loro casa neanche adesso che era ormai un ventunenne con a carico una bellissima figlia di quasi 5 anni.
“Cos’è questo baccano?” chiese Buffy al suo amico, anche se sapeva benissimo cosa stava succedendo a casa Collins. Era l’uragano Keyla che si stava abbattendo su di loro, infatti in sottofondo poteva chiaramente sentire le urla della bambina “E’ Keyla” rispose l’altro con un sospiro esasperato “Oggi è stata una vera peste” “Passamela” gli disse sorridendo. Fin dalla nascita della piccola, Buffy era entrata nel ruolo della zia che vizia e coccola a non finire la sua nipotina, ma con il passare del tempo quell’attaccamento le si era, in un certo senso, rivoltato contro. Infatti, quando Keyla aveva iniziato a dire le sue prime parole, aveva anche iniziato a chiamarla ‘Ma’ lasciando intendere a tutti che lei fosse davvero sua madre. Josh e Buffy stessa avevano cercato più volte di spiegarle con parole semplici e comprensibili che non era così, ma ancora oggi, all’età di 5 anni, Keyla diceva a tutti che Buffy era la sua mamma. Megan Collins, ormai nonna provetta, un giorno aveva preso da parte la piccola per farle capire ancora una volta che Buffy non era la sua vera madre, “Si, ma è lo stesso la mia mamma” aveva risposto con infinita innocenza Keyla. A quel punto, tutto ciò che era rimasto loro da fare era aspettare che la piccola crescesse e smettesse da sola di chiamarla in quel modo. “Mamma” urlò la bambina prendendo il telefono tra le piccole mani “Sto giocando con il nonno!” “Bene, allora ti stai divertendo” le rispose Buffy finendo di mettere in ordine l’ultimo LP “Mamma, quando vieni a casa?” “Forse più tardi, tesoro” “Va bene” rispose l’altra senza perdere il suo entusiasmo “Keyla, mi passi di nuovo papà, per favore?” Buffy sentì la piccola che passava di nuovo la cornetta al genitore “Ehi, allora sei sicura che non vuoi compagnia?” “Si, sicurissima. Magari vengo più tardi a trovare la piccola peste” “Perfetto, ti aspettiamo” si salutarono e Buffy si ritrovò di nuovo sola nella sua casa enorme. Hank era a lavoro e non sarebbe tornato se non molto tardi come al solito, Joyce e Dawn erano uscite per comprare i regali di Natale, mentre Buffy era stata contenta di potersi godere un po’ di sana solitudine dopo molto tempo. Adesso, però, cominciava a pentirsi di aver deciso di restare in casa e iniziava ad annoiarsi senza far niente. Si alzò per cambiare il cd nello stereo e passò ben cinque minuti a cercare di decidere se fosse più dell’umore adatto per ascoltare ancora rock o se passare al rap. Quando ebbe deciso afferrò l’album di 50Cent, alzando il volume al massimo, per poi tornare a gettarsi sul letto, chiedendosi se non fosse davvero il caso di andare direttamente a casa di Josh, invece che restare a deprimersi in una casa vuota pensando alla tortura che avrebbe dovuto sopportare a distanza di poche settimane, quando avrebbe rivisto Angel e soprattutto quando avrebbe visto Cordelia attaccata al suo braccio muscoloso come una sanguisuga. Quei brutti pensieri, però, vennero interrotti dal suono del telefono e Buffy si fiondò a rispondere, grata per quella piccola distrazione, senza pensare che con il volume troppo alto dello stereo probabilmente avrebbe a malapena sentito la persona che stava all’altro capo della cornetta “Pronto?” disse cercando di concentrarsi sui suoni provenienti dall’apparecchio e iniziando ad avviarsi verso lo stereo per abbassare “Pronto?” ripeté confusa, non sentendo niente all’altro capo, ma quando udì pronunciare il suo nome dalla voce che avrebbe riconosciuto anche nel bel mezzo di un concerto, restò senza fiato per la stretta al cuore “Angel” riuscì a dire con voce strozzata, poi si ricordò della musica che risuonava senza sosta nella stanza e si affrettò a spegnere lo stereo “Buffy?” la chiamò di nuovo Angel. Solo sentirlo pronunciare il suo nome era come un pugno allo stomaco “Si” rispose la ragazza poggiandosi contro la parete della stanza “Cos’era tutto quel rumore?” “Niente...stavo solo...ascoltavo un po’ di musica” iniziò a balbettare senza sapere davvero cosa dire, l’ultima cosa che si era aspettata era una sua chiamata “Oh” esclamò Angel “Sei...sola?” chiese imbarazzato “Uh, si” rispose Buffy ancora più confusa per il fatto che le stesse chiedendo una cosa tanto banale “Perché?” domandò, quando la curiosità ebbe la meglio su di lei “Devo parlarti di alcune cose, ma posso richiamare se disturbo” disse titubante “No, sto solo...” s’interruppe prima di commettere l’errore di ricadere in vecchie abitudini, finendo per raccontargli quello che stava facendo in quel preciso istante per poi chiedergli cosa stava facendo lui come aveva fatto tante volte in passato “Di cosa mi devi parlare?” chiese usando un tono più consono alla loro nuova condizione “Io volevo...c’è una cosa di cui...” iniziò a balbettare Angel, senza davvero sapere come iniziare quella conversazione senza rischiare che lei gli riattaccasse il telefono in faccia. “Hai parlato con Giles di recente?” chiese, scegliendo la via meno dolorosa “Si” rispose confusa Buffy non sapendo per quale motivo Angel la chiamava per sapere se aveva parlato con il suo ex osservatore “Sta bene?” chiese improvvisamente preoccupata “Oh, si certo” si affrettò a rassicurarla l’altro “Non è per lui che ti chiamo, è solo che mi ha fatto una proposta e mi piacerebbe accettarla, ma prima ne volevo parlare con te” Quelle parole la ferirono più di un schiaffo dritto in faccia, erano le classiche parole che un marito dice a sua moglie quando arriva il momento di prendere una decisione importante insieme. Era come se Angel avesse ricevuto una proposta di lavoro e ne volesse parlare con lei “E io cosa c’entro, scusa?” chiese senza preoccuparsi di nascondere la sua irritazione arrivati a quel punto “Beh, riguarda te” rispose enigmatico Angel confondendola ancora di più “Angel” sospirò esasperata Buffy, lasciandosi scivolare contro la parete della camera e rannicchiandosi a terra “Potresti semplicemente arrivare al sodo?” chiese bruscamente. L’ultima cosa che si era aspettata era di ricevere una sua telefonata e anche in questo caso si stava chiedendo cosa avesse l’ex vampiro di tanto importante da dirle al punto da chiamarla a casa. “Certo, scusa” mormorò l’altro “Giles mi ha detto che non sarà più il tuo osservatore e che a breve si trasferirà a Londra per riorganizzare il Consiglio” fece una pausa per sentire se la ragazza avesse qualcosa da dire in proposito “E allora?” chiese ancora più seccata Buffy, quando il ragazzo restò in silenzio per alcuni secondi all’altro capo del telefono “Beh, lui ti ha già spiegato come vuole gestire le cose nel nuovo Consilio?” “Si, più o meno” “Bene, ecco riguardo la tua situazione...ci saranno dei cambiamenti...lievi...non ti accorgerai neanche...” “Che cambiamenti?” lo interruppe cominciando a pensare che probabilmente quella conversazione le avrebbe causato solo altro dolore “Giles ha chiesto a me di prendere il suo posto” disse Angel tutto d’un fiato “Il suo posto? Ma se lui non...” spalancò gli occhi quando nella sua mente iniziò a diventare tutto più comprensibile “Un osservatore? Sarai un osservatore?” chiese con un ghigno, non riuscendo a reprimere un sorriso al pensiero di Angel con indosso un tweed “Allora andrai anche tu in Inghilterra?” disse, iniziando a chiedersi se le sarebbe piaciuto di più sentirsi rispondere di no. Se Angel partiva per l’Europa le probabilità che lo avrebbe rivisto presto erano remote, ma al tempo stesso non sapeva se sperare davvero che partisse in modo da non doverlo vedere tutti i giorni abitare sotto il suo stesso tetto. “Beh...ecco...no, non vado a Londra con Giles” “Ah” esclamò Buffy quasi delusa, aveva davvero iniziato a sperare che si trasferisse così lontano per poterlo dimenticare più in fretta “Verrò a Los Angeles per addestrare te” si decise a spiegarle l’ex vampiro, capendo che più rimandava e più diventava difficile dirle tutto. Ci fu un lungo silenzio all’altro capo del telefono, Angel poteva sentire il respiro di Buffy e alla fine la ragazza si decise a parlare di nuovo “No” disse con voce minacciosa “Non puoi! Non puoi aspettarti che ti dica di si, non dopo...Angel, non è giusto e lo sai bene” si sfogò “Lo so, per questo ti ho chiamata prima. Volevo sapere cosa ne pensavi e ovviamente...” “Cosa ne pensavo?!” urlò Buffy ormai furente “Cosa credevi che avrei pensato?” “Valeva la pena provare” disse Angel con tono sconsolato “Perché? Per farmi arrabbiare?” “No, stavo solo cercando...” s’interruppe prima di confessarle ciò che stava provando in quella nuova fase della sua vita, prima di rivelarle che si sentiva una nullità e che tornare a combattere per il Bene forse lo avrebbe fatto sentire vivo per la prima volta da mesi. Non era giusto raccontare a Buffy quelle cose, l’aveva ferita troppo con tutte quelle sue decisioni sbagliate “Cercando di fare cosa?” chiese la ragazza con un tono più basso e comprensivo, notando la stanchezza nella voce di Angel “Niente, scusa se ti ho disturbato” “Angel!” lo richiamò prima che l’altro potesse riattaccare “Aspetta!” seguì un ennesimo minuto di silenzio, poi Buffy sospirò “Se non sarai tu il mio osservatore, allora chi sarà?” “Non lo so, penso che Giles sceglierà un altro candidato e...” Buffy lo interruppe “Si, ma comunque dovrebbe venire qui a Los Angeles, giusto?” “Beh, certo” rispose confuso Angel non sapendo bene per quale motivo la ragazza gli stava facendo tutte quelle domande di cui conosceva già le risposte. “E tu che farai?” “Non lo so” “Non hai già un lavoro lì a Sunnydale? Adesso dovrai pur fare qualcosa per vivere, no?” Angel corrugò la fronte “Che vuoi dire?” “Beh, sei umano adesso, no? Non pensi che sia il caso che tu ti trovi un lavoro?” “Tu come lo sai?” “Come so cosa?” chiese Buffy alzandosi dal suo angolino accanto alla parete e avviandosi verso il letto dove si lasciò cadere già distrutta da quella conversazione. Angel sentì il rumore del letto su cui la ragazza si era probabilmente appena seduta e strinse la mascella, mettere Buffy e la parola letto nella stessa frase gli faceva venire in mente ricordi meravigliosi e, al tempo stesso, incredibilmente dolorosi, che non poteva permettersi in quel momento. Prima doveva capire come faceva Buffy a sapere che lui era umano, quando Cordelia gli aveva espressamente detto che lei non aveva voluto sentir fare neanche il suo nome durante un’occasionale conversazione “Come sai che sono umano?” “Angel, stai scherzando?” chiese irritata “Me l’ha detto la tua nuova ragazza, Cordelia” rispose acida “Ah Buffy” esclamò, pentendosi immediatamente per averle inflitto anche quell’ennesimo e inutile dolore “Io e Cordelia non stiamo insieme” “Beh, allora dovresti dirlo anche a lei prima che cominci a ordinare l’abito da sposa” disse con un misto di sarcasmo e di freddezza nella voce “Buffy, Cordelia sa benissimo come stanno le cose. Mi spiace che tu abbia pensato che stavamo insieme per tutto questo tempo, ma non è così” “Senti, Angel, non mi va di farmi prendere in giro, ok? Ero a casa di Willow quando Cordelia è tornata dal suo appuntamento con te, quindi non mentirmi. Almeno abbi la decenza di essere sincero!” “Si, scusami, mi sono espresso male. Siamo usciti un paio di volte, ma solo perché...beh, è complicato, ma comunque non c’è niente tra di noi” Buffy si lasciò scappare un sorriso, ma mantenne comunque un atteggiamento freddo “Come ti pare. Comunque ce l’hai o no un lavoro?” “No, lo sto cercando, ma non c’è molto per un ex vampiro senza un titolo di studio” “Capisco, quindi Giles ha avuto pietà di te e ti ha offerto il posto come osservatore?” “Esattamente, ma Buffy non preoccuparti per me, troverò...” “Va bene” “Come?” chiese Angel spalancando gli occhi e stringendo di più la cornetta del telefono sperando con tutto se stesso di aver capito bene “Ho detto che va bene. Puoi venire ed essere il mio osservatore” si arrese Buffy “Davvero? Ne se sicura? Guarda che non devi farlo per forza” “Lo so, ma Angel ti conosco troppo bene” commentò anche se quelle parole non fecero altro che ferire entrambi non appena le pronunciò, ma si riprese in fretta e continuò “Non avresti mai accettato l’incarico se non avessi davvero voglia di combattere il Male” “Vero, sono contento di poter mettere al servizio di un nuovo Consiglio la forza e l’agilità che mi sono rimaste dopo la trasformazione” “E poi preferisco avere te come osservatore, piuttosto che un estraneo” mentì Buffy, nonostante tutto il dolore che provava a causa della loro separazione, non poteva sopportare l’idea che Angel non stesse vivendo appieno la sua nuova vita. Si meritava quella ricompensa e diventare umano era sempre stato un suo sogno, la sua trasformazione lo aveva liberato dai demoni del passato. A quanto pare, però, voleva ancora fare qualcosa per quel mondo dove il Male continuava ad esistere e se essere il suo osservatore lo avrebbe aiutato a dare un senso alla sua esistenza, allora Buffy avrebbe accettato, lo avrebbe fatto per lui, per farlo felice, come sempre. Senza contare il fatto che, dato che lui e Cordelia non si frequentavano più, questo avrebbe reso le cose più facili per lei. Non sarebbe stata costretta ad assistere mentre si baciavano per casa sua o a restare sveglia la notte sotto le coperte a pensare a cosa stesse facendo la coppia felice nel letto della camera degli ospiti. Reprimendo un brivido a quel nuovo pensiero, Buffy si mise di nuovo seduta sul letto e incrociò le gambe “Senti...” iniziò a dire titubante “Hai intenzione di venire insieme al resto della Gang?” chiese giocando nervosamente con la manica della sua felpa “No, non ti farei mai una cosa simile. Ho sentito che tua madre ha proposto a tutti di venire da te, ma io posso trovarmi un altro posto dove stare, tranquilla” “Bene” sospirò sollevata Buffy “Bene, grazie” ripeté “Adesso devo andare” disse guardando l’orologio e rendendosi conto che la telefonata era durata quasi mezzora. Era già abbastanza difficile non pensare a lui giorno dopo giorno, ma dopo quella lunga telefonata avrebbe avuto problemi a prendere sonno quella notte, ne era sicura. “Certo, grazie per...” le parole di Angel furono interrotte dalla voce acuta di Joyce che faceva il suo ingresso in camera della figlia “Buffy, con chi sei al telefono?” “Ah, io...” esclamò Buffy allontanando l’apparecchio dall’orecchio e guardando sconvolta sua madre “Nessuno” rispose in preda al panico, non sapeva se riattaccare il telefono in faccia ad Angel o se salutarlo rapidamente per poi riattargli il telefono in faccia. Sua madre non le diede il tempo di fare nessuna delle due cose e le tolse la cornetta dalle mani. Angel sentì Buffy parlare con sua madre, poi la sentì urlare “Mamma” e infine, senza sapere davvero cosa fosse successo, si ritrovò al telefono con Joyce Summers a scambiarsi carinerie. Buffy continuava a lanciare occhiatacce alla madre, tentando in tutti i modi di riprendersi il telefono sapendo bene quali fossero le sue intenzioni. Come suo solito Joyce aveva sicuramente ascoltato di nascosto la conversazione di sua figlia con il suo ex e, ovviamente, non le avrebbe mai permesso di passarla liscia e di concedere a Angel di trovarsi un posto dove stare tutto per sé. Joyce Summers aveva deciso che Angel doveva abitare con loro, insieme al resto della Scooby Gang, e le cose sarebbero andate come aveva deciso lei. Buffy sospirò cercando di trattenere le lacrime, se solo non fosse stata talmente presa dalla sua conversazione con Angel, forse avrebbe sentito sua madre rientrare dal suo giro per lo shopping natalizio e avrebbe chiuso prima la telefonata con il suo ex. Come al solito, però, ogni volta che l’uomo che amava era coinvolto, era come se si trovasse in una bolla dove esisteva solo lui, il mondo esterno spariva e a causa di ciò adesso si ritrovava in quella situazione pazzesca. “No, non voglio sentire storie” continuava a ripetere sua madre a Angel per telefono, ma sembrava che l’altro avesse un po’ più di buon senso della donna. Buffy, però, sapeva che la cosa sarebbe andata avanti per le lunghe se proseguivano in quel modo. Sapeva che Angel non avrebbe mai acconsentito pur di non ferirla, ma sapeva anche che sua madre non si sarebbe mai tirata indietro pur di averla vinta. “Digli che per me va bene” disse scoraggiata abbassando lo sguardo a terra “Sentito Angel, Buffy dice che va bene. Andiamo, in fondo sono passati mesi ormai, ve lo siete lasciato entrambi alle spalle” commentò soddisfatta si sé “Certo, te la passo subito. Allora, ci vediamo presto. Ciao” lo salutò per poi ripassare il telefono alla figlia con un sorriso vittorioso, ma invece di allontanarsi dopo averle passato l’apparecchio restò lì accanto per controllare che i due non si mettessero di nuovo d’accordo diversamente da come aveva previsto lei “Angel, si tranquillo” lo rassicurò quando questi le chiese titubante se era sicura della sua decisione “Davvero, non è un problema. E’ meglio così” “Buffy, tua madre non può obbligarmi a fare niente” le disse Angel “Quindi se è davvero un problema...” “Tanto dovremo allenarci, no? Sarà più comodo in questo modo” gli disse alzando lo sguardo su sua madre che ancora la guardava sfidandola a fare un passo falso “Buffy” ripeté Angel con un tono molto basso “Hai appena detto che era meglio se non venivo e adesso, improvvisamente, mi dici che va bene” “Beh, ho cambiato idea. Dopo tutti questi anni dovresti sapere che è un prerogativa tipicamente femminile quella di cambiare idea di continuo” scherzò, anche se né lei né Angel restarono convinti dal suo falso tono allegro “Ci vediamo presto allora, va bene?” disse senza lasciargli il tempo di aggiungere altro e desiderosa di chiudere quella telefonata al più presto “Come vuoi. A presto Buffy” la ragazza non se lo fece ripetere due volte e riattaccò il telefono per poi sollevare lo sguardo su sua madre che, contenta di aver risolto quella questione, si stava già avviando fuori dalla stanza. Prima di andarsene, però, la donna si fermò sull’uscio e si voltò verso la figlia “Non provare mai più ad agire alle mie spalle. Ho invitato io queste persone e decido io chi viene e chi non viene” con queste ultime parole si allontanò facendo risuonare i tacchi sulla scalinata di legno. Buffy lanciò uno sguardo verso la porta e non ci pensò due volte prima di dirigersi il più in fretta possibile a casa Collins. Erano anni che non piangeva in quella casa e di certo non avrebbe ripreso a farlo in quel momento.


 
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