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Original Message
  • parte 3
    • (no login)
      Posted Feb 15, 2008 4:07 PM

      scusatemi per la lunga attesa, io ve l'avevo detto però che sarebbe andata così.
      questa parte, anke se non c'entra niente, è per la mia piccola Kitty, mia compagna x 5 lunghissimi e meravigliosi anni di giochi, sorrisi e dolcezze. Piccolina i tuoi "miaaoooo" mi mancano sempre e anke al cagnolino tuo compagno di giochi. Micio Mao!!

      Parte 3 – La culla vuota

      Cordelia e Groo entrarono nell’hotel Hyperion allegri e abbronzati ansiosi di rivedere i loro amici, di coccolarsi Connor e di raccontare le loro avventure in Messico ma ciò che li accolse furono le facce tristi di Fred, Gunn e Lorne che subito dissero loro le ultime novità.
      Da quando Connor era stato portato via, una settimana prima, Angel era divenuto quasi catatonico. Era chiuso nella sua camera bruciata a fissare la culla vuota di Connor. Nessuno aveva più nominato Wesley anche se Fred aveva riferito che era sparito.
      Subito, Cordelia corse di sopra da Angel. Voleva esprimergli la sua tristezza e fargli capire che gli era vicino.
      -Mi dispiace tanto.-gli mormorò passandogli un braccio intorno alle spalle.
      -Mi manca così tanto. Mi sembrano passati anni invece che pochi giorni.-e una lacrima gli scivolò lentamente giù per una guancia.
      -So che Wesley è sparito.-
      -Non nominare Wesley!-urlò divincolandosi dal suo abbraccio e alzandosi.-È colpa sua se tutto questo è successo, doveva dirmelo e avremmo trovato una soluzione insieme. Se era profetizzato che avrei ucciso mio figlio sarei stato io il primo a decidere di allontanarlo da me ma così è stato peggio. Senza poterlo nemmeno abbracciare per l’ultima volta. E adesso lui è nella peggiori delle dimensioni infernali, il QuorToth il cui passaggio non può nemmeno essere più riaperto.-
      -Lo so, i ragazzi mi hanno spiegato tutto. Penso che non sarei dovuta partire, se almeno fossi stata qui forse avrei avuto una visione che ci avrebbe aiutato.-sospirò.
      -Non pensarlo nemmeno, tu hai fatto bene a prenderti una vacanza. Come sta il Groosalug?-le sedette accanto.
      -Bene, si è emozionato alla vista del mare.-sorrise.-Mi sono chiesta spesso in queste due settimane come avrei trovato Connor. Di quanti centimetri era cresciuto o se magari adesso aveva imparato a sorridere.-si fece di nuovo triste.
      -Adesso sorrideva.-le confermò.-E riusciva a stringerti il dito, lo faceva più forte con la mano sinistra. A volte pensavo che sarebbe diventato mancino, ma è inutile chiederselo, non lo sapremo mai.-sospirò sconsolato.
      -Oh Angel, non dire così. Magari troveremo un modo per riportarlo da noi.-
      -No, è impossibile.-scosse la testa.-Il demone che ha aperto il portare per il QuorToth è morto e poi ci aveva assicurato che era impossibile riaprire il portale, non senza una potente congiunzione di forze mistiche e magia nera che se praticate male avrebbero potuto risucchiare l’intero pianeta. È tutto finito.-non si era mai sentito così sconfitto come in quel momento.
      Poche cose, per lui avevano avuto senso da quando aveva riacquistato la sua anima, la sua coscienza. Prima c’era stato l’amore, per l’unica ragazza che avesse mai contato qualcosa per lui ma che presto aveva capito essere un amore impossibile sotto tutti i punti di vista. Poi c’era stata la missione, la profezia Shanshu, quel barlume di speranza che l’espiazione dei suoi peccati aveva un senso: il perdono assoluto. Ma dal momento in cui ne era venuto a conoscenza ad ora erano già passati quasi due anni e benché sapeva che la strada era lunga e tortuosa, ogni giorno che combatteva senza sapere niente era una piccola sconfitta. Per ultimo c’era stato Connor, la cosa migliore di tutte, il bambino che mai si era sognato di poter avere e che con il suo innocente e sdentato sorriso gli aveva illuminato l’intera e secolare esistenza.
      Di tutte le cose perse, quest’ultima era quella che faceva più male. Più della perdita dell’anima, più dei sensi di colpa che ogni giorno lo rodevano dall’interno. Più di tutto.
      In quel momento il suo telefono suonò. Di solito il telefono suonava nella reception ma Angel aveva un numero privato che in pochi conoscevano. Lui non si mosse di un millimetro, improvvisamente si sentiva come invecchiato di tutti i suoi duecento lunghi anni.
      -Rispondo io.-fece Cordelia vedendolo così, come se fosse un vegetale.-Pronto?-rispose.
      -Non pronunciare il mio nome, fino a che non ti dirò di passarmi Angel.-
      Cordy sussultò lievemente, lanciando subito uno sguardo ad Angel che però era troppo assorto nel suo dolore per cogliere quel lieve sussulto. Era Wesley al telefono e voleva parlare con Angel, ma prima voleva dire una cosa a lei.
      -Io…io non credo che sia una buona idea.-fece titubante.
      -Parlerò rapidamente e poi mi passerai Angel. Ma devi promettermi che ciò che ti dico non lo dirai mai a nessuno, specialmente ad Angel.-silenzio.-Cordy, promettimelo, ti prego.-la implorò.
      -Va bene.-assentì.
      -Sai tutto ciò che è successo? Anche di Connor?-
      -Si.-annuì.
      -Bene. Il bambino è vivo, sta bene e Holtz non è riuscito a portarlo nel QuorToth, quello che ha portato via era una bambola sotto incantesimo. Connor non è con me, l’ho affidato ad una persona di mia fiducia che lo proteggerà finché non verrò a capo di questa profezia e troverò un modo per impedirla.-le spiegò.
      Cordelia si impedì di tirare un sospiro di sollievo, Angel se ne sarebbe accorto e l’avrebbe messa sotto torchio per sapere quello che sapeva. Aveva promesso di tacere, anche se contro la sua volontà, quindi doveva rispettare la parola.
      -Dove sei?-gli chiese.
      -Lontano. Fuori dall’America.-precisò.-Adesso passami Angel.-
      -Ne sei sicuro?-
      -So a cosa vado incontro, non preoccuparti.-fece una pausa._Grazie Cordy.-
      -Non c’è di che.-si voltò verso Angel e lo chiamò, lui si girò appena.-Vogliono te.-gli porse la cornetta.
      Il vampiro si alzò stancamente e prese il telefono come se fosse un peso. Sembrava davvero avere tutti i suoi duecento anni.
      -Si?-chiese.
      -Ciao Angel.-lo salutò.
      Il vampiro parve riprendere vita. I suoi lineamenti si indurirono, raddrizzò le spalle e gli occhi si strinsero in una fessura mandando scintille d’odio che avrebbero distrutto anche una parete di amianto. Cordelia si spaventò, perché sembrava Angelus.
      -Speravo in una qualche complicazione che ti avrebbe ucciso.-sibilò.-Come osi farti sentire dopo quello che hai fatto, brutto bastardo?-
      -All’ospedale non potevo parlare, adesso ho un filo di voce per dirti che hai fatto bene a cercare di uccidermi, io avrei fatto lo stesso. Non ti biasimo, quindi, per il tuo gesto. Voglio solo dirti che un giorno capirai ciò che ho fatto e se neanche allora potrai perdonarmi lo capirò. Non sto bene con me stesso ma so di aver fatto la cosa più giusta.-disse.
      -Prega il tuo Dio di non incrociare mai più la mia strada, Price, o porterò a termine ciò che ho cominciato. E non sarò l’Angelus che tutti temete, sarò Angel la qual cosa è ancora peggio.-
      -Lo so. Addio Angel, almeno per ora.-e detto questo riattaccò.
      Angel posò il telefono e si voltò verso Cordelia che era ferma in attesa, si torceva le mani in ansia.
      -Non odiarlo, Angel.-lo supplicò.
      -Cosa ti ha detto?-la guardò truce.
      -Mi ha solo chiesto perdono e supplicato di non odiarlo.-mentì sentendosi uno schifo.
      -Lasciami solo adesso, Cordelia.-le voltò le spalle.
      -Come vuoi. Torno più tardi.-e detto questo se ne andò chiudendosi la porta alle spalle senza voltarsi nemmeno una volta.
      Percorse il corridoio fino al punto in cui lui non avrebbe più potuto sentirla, poi si accasciò a terra e stringendosi le ginocchia al petto pianse. Singhiozzò senza controllo con il cuore diviso in due.
      Fu così che Groo la trovò pochi minuti dopo.
      -Principessa!-esclamò correndole al fianco.-Ero venuto a cercarti per sapere se ti andava di mangiare. Dimmi cosa ti fa stare così male.-
      -Oh Groo, è solo questa orribile situazione.-lo abbracciò.-Ma se ci sei tu va tutto bene.-
      -Le cose si sistemeranno.-tentò di consolarla.

      Nella sua camera, Angel sospirò piano. In quel momento si sentiva devastato dentro, come lo era la sua camera. La culla del suo bambino era bruciacchiata e soprattutto vuota, come il suo cuore.
      Lui aveva vissuto a lungo e se c’era una cosa che conosceva era la rassegnazione. Il suo piccolino non sarebbe tornato mai più. Con quella consapevolezza si avvicinò alla culla, la guardò un ultimo istante ripensando ai momenti felici con suo figlio, che purtroppo erano stati molto brevi, e poi cominciò piano a smontarla. Un pezzo alla volta. Per cercare di rimettere insieme i pezzi della sua non vita.
      Sapeva di poter dire di avere almeno conosciuto la gioia di essere padre. Non avrebbe mai dimenticato il suo dolce e amato Connor. Mai.
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