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Buffy09 (no login) Posted Apr 10, 2009 9:27 PM
Oggi dopo tanto sn riuscita a sedermi di nuovo davanti al pc un po' più tranquilla e senza la solita paura che un scossa potesse farmi saltare in piedi e correre verso la porta. In camera ho sempre pronto lo zaino con alcune delle mie cose e i primi giorni avevo il timore di tirare fuori il mio portatile e accenderlo per paura di essere costretta a lasciarlo dov'era in caso di una scossa improvvisa, ma oggi sn riuscita a rilassarmi abbastanza e scrivere una nuova parte. Spero vi piaccia.
Ecco un nuovo capitolo tutto per te Silvia ;) grazie per aver ascoltato i miai sfoghi in questi giorni di paura e sofferenza.
Capitolo 10
You're angry I know this, the world couldn't care less
You're lonely I fell this and you wish you were the best
No teachers or guidance and you always walk alone
You're crying at night when nobody else is home
Come over here and let me hold your hand and hug you, darling
I promise you that it won't always feel this bad
“Pink – Conversation with my 13 years old self”
Los Angeles – 27/02/2000
La radiosveglia si accese all’improvviso facendo risuonare per la stanza le note del nuovo singolo di Beyoncé e facendo sobbalzare Buffy nel suo ampio letto. La ragazza gemette nel dormiveglia, poi si rigirò tra le lenzuola fino a mettersi supina, aprì lentamente gli occhi e si ritrovò a fissare il soffitto cremisi senza alcuna voglia di alzarsi. Nella camera Beyocé continuava a cantare e Buffy ancora una volta era grata per il fatto che la sua stanza fosse stata insonorizzata ormai anni prima, in caso contrario sua madre si sarebbe presentata a bussare violentemente contro la porta ordinandole di abbassare il volume. Non poteva farci niente se crescendo con Jimmy aveva imparato ad ascoltare la musica ad un volume fin troppo alto e, di conseguenza, non riusciva a svegliarsi se le pareti non tremavano per i bassi della radio. Sollevando le mani sopra la testa si ricordò delle fasciature che ancora indossava e ricordò il suggerimento di Angel di lasciarle fino al mattino. Ormai era mattina, pensò Buffy, iniziando a liberare una mano alla volta dalle bende bianche, poi controllò la pelle, con le dita tastò le ossa e, infine, mosse entrambi gli arti con cautela per controllare che non ci fossero danni. Non sentendo alcun dolore sorrise, grata per le sue capacità di guarigione, poi stiracchiandosi allontanò le coperte prima di rischiare di riaddormentarsi, mentre Beyoncé cantava le sue ultime note lasciando il posto a Akon. Tutti i giorni faceva le stesse cose e Buffy iniziava davvero a risentirne non solo perché la sua vita stava diventando noiosa e prevedibile, ma anche perché la stanchezza cominciava a farsi sentire nonostante la sua energia di cacciatrice.
Quasi ogni giorno si alzava alle 6 solo per avere il tempo di preparasi e uscire di casa alle 7 in punto, sapendo bene che tutti dormivano ancora a quell’ora, ma se solo si arrischiava a fare leggermente più tardi di certo avrebbe trovato sua madre in cucina pronta a farle la predica per qualunque cosa. Una volta sgattaiolata fuori di casa si recava alla UCLA per seguire le lezioni, cercando per tutto il giorno di evitare Willow e Oz lungo i corridoi dell’edificio, per poi recarsi a casa di suo padre nel pomeriggio dove trascorreva le uniche ore di tranquillità della giornata insieme alle persone a cui teneva di più. Nel primo pomeriggio il suo amico Josh la raggiungeva alla villa Leyton per portarle Keyla, infatti da quando era tornata a Los Angeles Buffy aveva ripreso ad aiutare il ragazzo padre a prendersi cura della sua piccola peste di 5 anni. Josh aveva lavorato come agente immobiliare odiando profondamente il suo lavoro, anche se all’inizio ciò gli aveva permesso di passare molto tempo con sua figlia, in seguito il ragazzo aveva iniziato a cercare qualcosa che potesse renderlo più felice. Aveva fatto diversi colloqui per qualsiasi tipo di impiego, ma i pochi che andavano a buon fine avevano degli orari impossibili per un giovane con prole. Così Buffy aveva provato a dargli una mano, pur sapendo che il suo amico era molto orgoglioso e difficilmente avrebbe accettato il suo aiuto. Aveva parlato con alcuni conoscenti di suo padre ed era riuscito a fargli avere degli ingaggi come comparsa in alcuni video musicali. Al contrario di ogni aspettativa, Josh aveva accettato contentissimo e nel giro di un anno da comparsa era diventato il volto di una nota marca di jeans finendo per firmare un contratto come modello per una famosa agenzia. Il ragazzo sapeva che quello sarebbe stato solo un lavoro temporaneo, una volta passati i 30 anni di certo non avrebbe avuto più ingaggi come modello, ma forse quell’impiego poteva aprirgli altre porte oppure, nella peggiore delle ipotesi, sarebbe tornato a fare l’agente immobiliare. Nel frattempo si godeva quella piacevole parentesi della sua vita, l’unico lato negativo era che poteva stare una settimana senza lavoro e ritrovarsi con fin troppo lavoro la settimana successiva. Per questo motivo Keyla passava molto tempo con sua nonna, Megan, che solitamente teneva la bambina con sé mentre sbrigava le sue faccende quotidiane, ma da quando la piccola aveva saputo che la sua “Ma’” era tornata, piangeva sempre quando era costretta a passare la giornata con sua nonna. Notando la disperazione della donna, Buffy si era offerta di tenere lei Keyla, assicurando a Megan e Josh che non era affatto un problema. Così adesso teneva con sé la bambina fino all’ora di cena, quando la lasciava di nuovo a casa dei Collins e, controvoglia, si recava a casa sua per la cena con tutta la famiglia, compresa la gang di Sunnydale. Le prime settimane dopo il loro arrivo aveva fatto di tutto per evitare quelle ore angoscianti in cui doveva sedere al grande tavolo in sala da pranzo circondata da persone che odiava o che le avevano spezzato il cuore. Purtroppo sua madre si era accorta che le sue assenze non erano accidentali e aveva promesso di renderle la vita un inferno se non si trovava ogni giorno a quelle cene in orario, Buffy aveva avuto un dejà vu della sua conversazione con Angel nel seminterrato e sospirando aveva assicurato a sua madre che si sarebbe presentata. Ovviamente dopo la cena doveva anche subirsi Angel durante le 2 ore di allenamento giornaliere a cui la costringeva, senza contare che l’ex vampiro non solo non aveva cambiato idea sul programma che aveva fatto per lei, nonostante anche Giles aveva ammesso che era troppo, ma le aveva ordinato di andare a caccia ogni sera per almeno 3 ore. Solo dopo aver adempiuto a tutti i suoi doveri di cacciatrice, di cui credeva di essersi liberata quando aveva lasciato Sunnydale, Buffy si concedeva alcune ore di svago nel suo locale preferito con musica a tutto volume, una pista da ballo e un barista che aveva una cotta per lei e le faceva bere alcolici nonostante la sua età. Al contrario della maggior parte delle persone per cui la settimana si conclude il venerdì, quando comincia il weekend fatto di relax e divertimento, per Buffy il weekend era anche peggio degli altri giorni. Il sabato, infatti, non solo doveva comunque alzarsi presto, ma doveva tenere Keyla più a lungo degli altri giorni in quanto Megan era impegnata con il suo club del libro e con il club di cucina, che erano le due passioni della donna e neanche la nipote le impediva di andare a quelle riunioni. Perciò Josh portava Keyla a Buffy verso le 9 e la bambina, che comunque con lei era un angelo, restava seduta al tavolo di mogano del seminterrato intenta a colorare, mentre Buffy studiava la storia delle cacciatrici con Angel dalle 10 alle 12 seguendo il programma che il ragazzo aveva deciso senza di lei. Nel pomeriggio, finalmente, riusciva a riposarsi quando Keyla faceva il suo riposino, per poi riprendere a giocare con la piccola da quando si svegliava fino all’arrivo del padre verso le 18. A quel punto arrivava il momento che Buffy odiava di più, infatti, dopo l’ennesima orribile cena in famiglia, Joyce la costringeva a portare fuori il gruppo di Sunnydale. La donna sapeva bene che sua figlia non faceva altro che evitare tutti i suoi amici, ma di certo non le avrebbe lasciato campo libero dopo essere arrivata ad invitarli nella loro grande villa, quindi aveva trovato come pretesto il fatto che i ragazzi non conoscevano la città e le aveva imposto un’uscita serale il sabato e la domenica. Buffy si era armata di santa pazienza e aveva accontentato sua madre anche in quel piccolo capriccio, ricordando in continuazione a se stessa che nel giro di un paio di anni avrebbe lasciato per sempre quella casa. Caricando tutti nella Jeep di sua madre, Buffy li portava ogni sera in un locale diverso per poi abbandonarli a loro stessi non appena oltrepassata la porta, il gruppo sapeva che la cacciatrice li avrebbe radunati quando avrebbe deciso che era ora di rientrare, cosa che solitamente accadeva a poche ore dal loro arrivo. Poi, finalmente, arrivava l’ultimo giorno della settimana, la domenica, in cui Buffy aveva un po’ più tempo per sé dato che Josh non lavorava perciò Keyla passava la giornata intera con suo padre. Quindi da quando aveva iniziato le lezioni all’università Buffy aveva deciso di usare quelle poche ore di libertà per dedicarsi allo studio. Faceva una breve pausa per unirsi alla famiglia per il brunch settimanale nel giardino sul retro, altro rituale a cui sua madre la costringeva ad andare, per poi tornare in camera a studiare per il tempo che le restava prima dell’allenamento domenicale con Angel, quello dedicato alle armi speciali. Ogni volta ne usciva distrutta, non essendo ancora abituata alle armi e alle tecniche che Angel si aspettava che lei apprendesse nel giro di pochi mesi. Infine, dopo la solita cena, portava di nuovo fuori la gang fino alla mezzanotte per poi crollare sfinita sul letto sperando che prima o poi sarebbe cambiato qualcosa nella sua vita, ma quando la mattina dopo riapriva gli occhi era già lunedì e la sua settimana era ricominciata da capo.
Arrivando alla conclusione che tutto quel divagare sulla piega che aveva preso la sua vita le stava solo facendo fare tardi, Buffy riuscì finalmente a trovare la forza di alzarsi dal letto, s’infilò rapidamente sotto la doccia e ne uscì appena in tempo per sentire bussare contro la porta di metallo che conduceva alla scalinata esterna della soffitta. Aprendo sentì un corpicino che le si gettava addosso con un urlo acuto e la voce calda del suo migliore amico che la salutava “Ehi, scusa sono in anticipo?” chiese Josh lanciando uno sguardo sul suo orologio da polso notando che la sua amica era appena uscita dalla doccia, mentre solitamente era già vestita al loro arrivo “No” rispose Buffy sistemandosi meglio l’asciugamano intorno al corpo dopo aver rischiato di perderlo quando Keyla le si era gettata tra le braccia poco prima “E’ colpa mia, non mi sono alzata” disse scuotendo la testa e accarezzando i capelli della bambina, mentre il ragazzo la osservava corrugando la fronte “Buffy sei sicura che stai bene? Sei un po’…” non finì la frase, pensando a un termine meno offensivo di quello che aveva in mente “Uno schifo?” disse al posto suo la ragazza con un sorriso stanco. Josh annuì, mettendosi seduto sul letto ancora sfatto e facendo posizionare la figlia sulle sue ginocchia abbracciandola da dietro “Se non te la senti posso chiedere a mio padre di lasciar perdere gli straordinari per una volta” “Io non voglio stare con il nonno!” si lamentò prontamente Keyla voltandosi a guardare il padre “Lo so amore, ma non vedi che Buffy è stanca. Forse per oggi…” “Ma’?” chiamò la piccola puntando gli occhi sulla ragazza che si era infilata nella cabina armadio “No, Josh” rispose Buffy rientrando nella camera con indosso una vecchia felpa e con sotto solo gli slip “Sto bene, davvero” lo tranquillizzò riportando in bagno l’asciugamano che aveva usato poco prima e iniziando a cercare i pantaloni della tuta dappertutto nella stanza disordinata “La prossima settimana vedrò di non prendere nessun ingaggio, ti lascio riposare” le disse l’amico lasciando la presa su Keyla quando la piccola scese dalle sue ginocchia per avvicinarsi a Buffy “Ma’?” la chiamò di nuovo la bambina “Non mi vuoi con te?” chiese con le labbra imbronciate e la fronte corrugata “Ma certo amore, assolutamente. Non ascoltare il papà” le disse facendole l’occhiolino per poi lanciare un’occhiataccia al suo amico, ci mancava solo che le toccava rincuorare una bambina di 5 anni in lacrime “Farò la brava, prometto” le assicurò Keyla cercando ancora di convincerla a tenerla con sé “Lo so, tu fai sempre la brava con me” le sorrise Buffy spostando lo sguardo sulla poltrona accanto allo stereo dove erano poggiati i pantaloni che stava cercando. Dopo averli indossati si gettò di nuovo sul letto sfatto “A che ora hai il servizio fotografico?” chiese a Josh, sdraiandosi accanto a lui, mentre Keyla si posizionava tra di loro “A mezzogiorno, ma tra il traffico e il tempo che ci metteranno a prepararmi, devo andarmene tra un po’” “Lo sai che papà si trucca?” disse ridacchiando la bambina stringendo a sé il suo peluche preferito, un coccodrillo con maglietta da rapper rossa e bandana dello stesso colore che Buffy aveva vinto per la piccola grazie alle sue abilità di cacciatrice ad una fiera a cui i tre erano andati quell’estate. Josh finse di offendersi per quel commento della figlia e Keyla rise ancora più forte “Allora farai davvero la brava?” le chiese il ragazzo tornando serio e l’altra annuì “E tu riposati appena puoi” raccomandò alla sua amica “Appena posso” mormorò Buffy raggomitolandosi tra le lenzuola, iniziando a scivolare nuovamente nel sonno. “Ma’?” la chiamò Keyla “Shh, si è addormentata” le sussurrò suo padre “Lasciala riposare” disse stringendo a sé sua figlia e decidendo di rimanere ancora un po’ per concedere alla sua amica almeno un’altra mezzora di riposo.
Dopo quelli che a Buffy sembrarono solo pochi secondi, però, un tonfo contro la porta la fece sobbalzare svegliandola e facendola mettere sedere di scatto sul morbido letto “Cazzo!” esclamò per poi voltarsi subito verso Keyla che si era portata una mano alla bocca e aveva gli occhi spalancati e divertiti “Mamma ha detto una parolaccia” sghignazzò “Scusa” disse Buffy rivolta soprattutto al suo amico “Buffy!” si sentì urlare dall’altra parte della porta di legno “Arrivo” gridò la cacciatrice affrettandosi ad aprire ad un Angel molto arrabbiato “Sono le 10:10! Cos’è tutto a un tratto hai deciso di sfidarmi?” “No” rispose subito Buffy, l’ultima cosa che voleva era che l’ex vampiro mettesse in pratica le sue minacce e soprattutto non voleva ritrovarsi nella stessa posizione del giorno prima, quando avevano avuto quella discussione per il suo tatuaggio. Solo in quel momento Angel notò che non erano soli e posò lo sguardo su Josh e sua figlia “Questa mattina mi si è fatto un po’ più tardi del solito. Arrivo subito” gli disse sospingendolo di nuovo fuori dalla stanza “Sbrigati” le ordinò poco prima che la ragazza gli richiudesse la porta in faccia. Sbuffando Buffy si affrettò a indossare le sue Nike “Devo andare all’allenamento” abbracciò l’amico in segno di saluto “Andiamo Keyla, saluta papà” disse prendendo lo zainetto di Hello Kitty della bambina pieno di giochi e colori “Ci vediamo questo pomeriggio e mi raccomando fai la brava” Keyla salutò il genitore con un bacio sulla guancia per poi correre da Buffy, che aveva già aperto la porta della camera e l’aspettava con la mano tesa verso di lei. Josh le guardò scendere le scale corrugando la fronte, poi uscì dalla stanza usando la porta di metallo e si incamminò verso la sua Crysler parcheggiata nel vialetto. Buffy era sfinita e si vedeva benissimo, le occhiaie intorno agli occhi e l’eccessiva magrezza ne erano un chiaro segno. Prese il cellulare e chiamò il suo agente prima di mettere in moto l’auto, la cosa migliore che poteva fare in quel momento per Buffy era prendersi una settimana di riposo e lasciare che la sua amica facesse lo stesso. Questo suo gesto sicuramente sarebbe stato d’aiuto, ma se il suo ex ragazzo e attuale osservatore non si rendeva conto che la stava sfinendo allora sarebbe servito a poco.
Angel sollevò lo sguardo quando sentì la porta del seminterrato aprirsi, cercando di evitare di fare ulteriori commenti sul ritardo di quasi 15 minuti di colei che ormai era diventata la sua cacciatrice. Guardò la bambina dai capelli biondi che saltellava sugli scalini raggiungendo di corsa il tavolo di mogano “Ciao” lo salutò con il solito sorriso prima di strappare il suo zainetto di Hello Kitty dalle mani di Buffy che l’aveva appena raggiunta. Si sedette come al solito sulla sedia vicino al muro, tirò fuori i suoi colori disponendoli con cura e, senza dire altro, si mise a colorare il suo libro.
Qualche tempo prima Buffy aveva iniziato a presentarsi il sabato mattina con quella bambina “Suo padre lavora” si era limitata a dire aiutando Keyla a sistemarsi con i suoi giochi per poi inginocchiarsi accanto alla piccola “Fai la brava” le aveva sussurrato per poi voltarsi verso di lui pronta per la sua lezione sulla storia delle cacciatrici. Fino a quel momento non era stato un problema per Angel, ma quella mattina si soffermò a fissare la bambina corrugando la fronte, cercando nei suoi lineamenti qualcosa che gli ricordasse Buffy, ma tranne per il fatto che entrambe avevano i capelli biondi non riuscì a trovare nulla che indicasse una parentela. “Angel” lo richiamò la ragazza “Se non dobbiamo lavorare io ho altre cose da fare” “No, adesso cominciamo” rispose Angel freddo, prendendo posto il più lontano possibile dalla bambina e cercando di concentrarsi sul lavoro che doveva svolgere senza molto successo. Quella mattina non aveva proprio la forza di passare due ore a raccontare a Buffy la storia della cacciatrice del Senegal, quindi si limitò a passarle il volume, chiedendole di leggere da sola per una volta e massaggiandosi le tempie per evitare il mal di testa che stava per scoppiargli. Non aveva chiuso occhio per tutta la notte per pensare a tutto quello che aveva scoperto il pomeriggio prima e trovarsi di fronte la bambina a poche ore da quella rivelazione non lo aiutava di certo. Così, mentre Buffy era intenta nella sua lettura e a sospirare tra una pagina e l’altra per esprimere la sua noia, Angel non riuscì a distogliere lo sguardo da Keyla che, al contrario di sua madre, riusciva a starsene seduta composta a colorare con una concentrazione straordinaria “Di certo non ha ripreso da te” gli sfuggì e Buffy sollevò lo sguardo dal grande libro che stava fingendo di leggere “Come scusa?” “Niente” cercò di rimediare Angel “Stavo solo pensando che tu non riesci a stare seduta senza lamentarti, al contrario di una bambina di 5 anni” commentò freddo, soddisfatto con se stesso per aver trovato una risposta plausibile. Aveva intenzione di parlare con Buffy di ciò che aveva appena scoperto, ma non aveva alcuna intenzione di farlo di fronte alla bambina stessa e soprattutto non quando la rabbia era ancora troppa per poterla gestire. La ragazza sorrise poggiando lo sguardo su Keyla che ricambiò con una risatina “Lei sta colorando” commentò Buffy tornando a guardare Angel “Non vale, quello che sto facendo io non è così divertente” il ragazzo non aggiunse altro, ma puntò un dito sul volume e l’altra sospirando tornò alla sua lettura. Keyla, però, non tornò ai suoi colori, ma restò a fissare Angel dall’altra parte del tavolo, poi si alzò e andò a mettersi all’angolo tra i due adulti “Che cos’è?” chiese curiosa puntando la catasta di libri di fronte a sé “Libri di storia” rispose Buffy al posto del ragazzo, quando vide che l’altro era tanto intento ad essere spaventato dalla piccola per poterlo fare. Sollevando Keyla e facendola sedere sulle sue gambe, Buffy osservò Angel incuriosita dal suo atteggiamento. “Angel?” lo chiamò corrugando la fronte, mentre Keyla seduta sul suo grembo iniziava a sfogliare il grande libro che la sua Ma’ stava leggendo fino a poco prima. Quando l’altro non le rispose, ma restò a fissare la bambina come se fosse un demone, Buffy si sporse e gli toccò una mano solo per essere respinta con forza prima che lo sguardo freddo di Angel si posasse su di lei “Studia” le ruggì per poi alzarsi e scappare via dal seminterrato come se ci fosse stato un incendio.
Los Angeles – 28/02/2000
La porta sbattuta con violenza la fece sobbalzare, mentre il libro e i vari appunti di letteratura che stava studiando prima di addormentarsi le caddero a terra. Angel si fermò per un attimo preso alla sprovvista nel vedere Buffy con ancora il pigiama addosso e i capelli in disordine che cercava di raccogliere i vari fogli dal pavimento, il letto era ancora sfatto e la stanza in generale era un vero disastro. Guardandosi rapidamente intorno Angel notò vestiti e scarpe sparsi dappertutto, libri dell’università erano disposti disordinatamente su tutte le superfici piane, il bagno era pieno di asciugamani sparsi qua e là, mentre intorno al lavandino erano accatastati cosmetici e altri prodotti. Tornando a posare lo sguardo su Buffy dovette trovare la forza di non saltarle addosso quando notò che ciò che poco prima aveva considerato un pigiama, in realtà era solo una
t-shirt di un gruppo rock che le arrivava fino alle ginocchia e un paio di calzini a righe colorate. La ragazza si era alzata dal letto e stava balbettando qualche scusa per il suo enorme ritardo per l’allenamento domenicale, motivo principale per cui lui si trovava in quella stanza incredibilmente disordinata. “Lo so, sono tremendamente in ritardo” la sentì dire, mentre continuava a raccogliere fogli e vestiti “Mi sono addormentata” Angel continuò a non proferire parola troppo intento ad osservare incantato il bordo della maglietta di Buffy che si sollevava sempre di più ogni volta che la ragazza si abbassava per prendere qualcosa da terra, ma riscuotendosi da quel torpore le urlò contro “Sei in ritardo di mezzora!” L’aveva aspettata nel seminterrato per tutto quel tempo con una spada orientale tra le mani contando i minuti che passavano, poi aveva gettato via l’arma e si era fiondato in camera sua, ma trovarla mezza nuda sul letto con tutto quel disordine che la circondava lo aveva momentaneamente lasciato interdetto. Adesso, però, la rabbia tornava a farsi sentire, anzi, era persino aumentata nell’udire le sue deboli scuse “Lo so!” gli urlò di rimando Buffy smettendo di ripulire la stanza, rendendosi conto che probabilmente le ci sarebbe voluta una giornata intera per farlo e che spostare da un posto a un altro libri e maglioni non significava proprio mettere in ordine. “E’ solo che...” riprese a dire con voce sommessa sistemandosi il bordo della t-shirt che indossava e rendendosi conto solo in quel momento di essere seminuda “Non possiamo rimandare per oggi?” chiese sempre a bassa voce, temendo una sfuriata che non tardò ad arrivare “Rimandare?! Non solo sei in ritardo, ma adesso vuoi anche rimandare?! Cioè vorresti saltare completamente l’allenamento?” “Non mi sento molto bene oggi” ammise la ragazza prendendo un paio di pantaloni dalla sedia di pelle rossa e indossandoli sapendo che quella conversazione non sarebbe finita tanto presto e non avendo alcuna intenzione di litigare con Angel con indosso solo una t-shirt, le mutandine e un paio di calze colorate. Sedendosi sul bordo del letto si passò una mano tra i boccoli neri cercando di sistemarsi almeno i capelli “Non mi sembri malata” commentò Angel avvicinandosi alla porta “Ti aspetto di sotto, ti voglio vedere nel seminterrato con una spada in mano tra 10 minuti!” le intimò prima di sparire lungo la scalinata.
Buffy si lasciò cadere all’indietro sul letto cercando di far smettere la stanza di girare, quando si era alzata quella mattina aveva iniziato a girarle la testa e da quel momento era successo ogni volta che si era alzata in piedi dopo essere stata seduta. Si sentiva la testa pesante e tutte le ossa indolenzite, in quelle condizioni era certa che non sarebbe nemmeno riuscita a polverizzare un vampiro privo di sensi, figuriamoci tenere in mano una spada. Rassegnandosi all’idea che in un modo o nell’altro avrebbe dovuto almeno provarci, si alzò e senza neanche preoccuparsi di indossare qualcos’altro si avviò al piano di sotto.
Angel l’aspettava con una spada enorme tra le mani pronto a insegnarle qualche nuova tecnica antica e semplicemente inutile, creata appositamente per far soffrire generazioni intere di cacciatrici. Quando il ragazzo le tirò con abilità l’arma aspettandosi che lei la prendesse usando la giusta coordinazione tra occhio e braccio, attitudine di base di qualsiasi cacciatrice, Buffy mancò la presa e il metallo s’infilò nel legno del pavimento. Vide Angel che scuoteva la testa contrariato prima di iniziare ad annoiarla con la storia di quell’arma e del popolo che l’aveva forgiata, mentre lei si affrettava a riprendere la spada sfilandola da terra osservandone il design e testandone la pesantezza. Non appena la breve lezione di storia fu terminata Angel prese un’altra spada simile che fino ad allora era rimasta poggiata sul tavolo e si mise in posizione di difesa “Attaccami” la incitò e Buffy non se lo fece ripetere due volte, l’unico lato positivo di quegli allenamenti estenuanti era che aveva l’occasione di sfogarsi direttamente su una delle persone che ultimamente le rendevano la vita impossibile. All’inizio riuscì ad affondare alcuni colpi, ma sapeva che ci era riuscita solo perché sulle prime Angel si tratteneva sempre, dopo quella prima fase in cui la lasciava scaldare e testare l’arma contrattaccava con tutta l’abilità che aveva appreso nei suoi 200 e più anni di esperienza. Quel giorno, però, Buffy resistette ben poco al contrattacco e ben presto fu disarmata, la spada cadde nuovamente a terra. Angel spinse ancora una volta la spada in avanti verso il corpo ormai indifeso della ragazza per costringerla ad indietreggiare e ammettere la sconfitta, ma quella mattina i riflessi della cacciatrice non erano dei migliori. All’improvviso cadde a terra accanto alla spada e la lama la ferì all’avambraccio “Buffy” esclamò allarmato Angel gettando via la sua arma e inginocchiandosi accanto alla ragazza “Sto bene. E’ solo un taglio” disse lei controllandosi la ferita, mentre lui si affrettava a prendere la borsa dei medicinali per bendarle il braccio. Restarono nel silenzio più assoluto, mentre Angel sistemava la benda e osservava con attenzione la ragazza, che se ne stava seduta a terra con la testa bassa e i capelli che le coprivano il viso. “Bene” commentò Angel dopo aver riposto i medicinali “Abbiamo constatato che le armi orientali non fanno per te” disse bruscamente allontanandosi da lei per riporre la borsa e le spade, mentre Buffy restava ancora seduta a terra in silenzio “Continuiamo con il corpo a corpo” le disse togliendosi la felpa e le scarpe, dato che anche la ragazza era scalza e voleva una lotta ad armi pari. La cacciatrice sollevò la testa di scatto procurandosi una fitta alla testa e portandosi subito la mano alla tempia, non riusciva a credere alle sue orecchie. Nonostante avesse notato quanto non fosse in forma quel giorno, cadere sulla lama di una spada ne era un chiaro segno, Angel voleva lo stesso continuare l’allenamento. Tralasciando il suo ritardo, ormai si stavano allenando da quasi mezzora, quindi mancavano ancora due ore alla fine di quella sessione e Buffy era convinta che non sarebbe sopravvissuta a tutto quello sforzo. Aveva bisogno di riposare, non ricordava di essersi mai sentita tanto stanca in vita sua. “Angel...” iniziò a protestare, ma quella fu l’unica cosa che riuscì a dire prima di essere interrotta dall’altro “Alzati, non abbiamo ancora finito” le intimò con tono freddo, sembrava quasi che ce l’avesse con lei per chissà quale motivo. Buffy si rese conto che lamentarsi non l’avrebbe portata da nessuna parte, anzi più si attardava più c’era il rischio che il suo osservatore le facesse recuperare persino la mezzora di ritardo. Sospirando iniziò ad alzarsi e, com’era già successo infinite volte quel giorno, un capogiro la colse all’improvviso facendola rannicchiare di nuovo a terra. “Buffy!” urlò Angel correndo di nuovo al suo fianco “Ma che ti prende oggi?” le chiese duramente “Te l’ho detto! Non mi sento bene!” rispose lei esasperata “Che cos’hai?” le domandò il ragazzo, questa volta con un tono più calmo “Niente, ho solo bisogno di riposare un po’” rispose Buffy scrollandosi di dosso il ragazzo che ancora la teneva tra le braccia, ma Angel la guardò in volto corrugando la fronte “Buffy...” iniziò a dire notando il suo volto arrossato e sollevando una mano per posarla sulla sua guancia destra e poi sulla sua fronte “Tu scotti” “Cosa?” “Scotti. Hai la febbre” a quel punto fu Buffy a corrugare la fronte confusa “No, sono solo stanca” “Hai la febbre” ripeté Angel questa volta con tono preoccupato e pieno di rimorso. La ragazza gli aveva detto chiaramente che non si sentiva bene, ma lui l’aveva trascinata nel seminterrato, l’aveva attaccata con una spada e stava quasi per costringerla ad un corpo a corpo. Scuotendo la testa e incolpandosi per la propria stupidità non aspettò neanche che la ragazza cercasse di minimizzare il suo malore e la sollevò da terra “Angel! Mettimi giù” urlò la cacciatrice iniziando a ribellarsi, ma entrambi sapevano che sarebbe stato inutile, la febbre la indeboliva troppo. “So camminare” sbuffò Buffy, mentre l’altro continuava a portarla in braccio lungo tutte le scalinate e i corridoi di casa Summers “Potevi dirmelo che avevi la febbre” sbottò Angel con un misto di rimorso e seccatura, depositandola sul letto ancora sfatto una volta entrati nella grande soffitta che era la camera di lei “Ti ho detto che non mi sentivo bene” puntualizzò lei alzandosi dal materasso e iniziando a gettare a terra vestiti e libri che vi erano depositati. Certo, le cose non erano andare come aveva desiderato, era comunque stata costretta a scendere ad allenarsi, ma fortunatamente Angel si era reso conto che non stava bene e adesso aveva tutta l’intenzione di approfittare di quelle ore di libertà concesse per farsi una bella dormita. Al diavolo lo studio. Gettandosi di nuovo sul letto ormai esausta, si coprì con la trapunta nera e sistemò i comodi cuscini per prepararsi al suo meritato riposo. Angel, nel frattempo, iniziò a chiudere le tende nella stanza per evitare alla luce pomeridiana di disturbarle il sonno, poi si guardò intorno esasperato. Organizzando mentalmente il lavoro che doveva svolgere, decise di cominciare a raccogliere prima i vestiti da terra per poi passare al resto “Che stai facendo?” chiese con un lamento Buffy sollevando la testa dai cuscini. Dopo essersi infilata sotto le coperte e aver chiuso gli occhi si era inutilmente aspettata di sentire la porta della camera aprirsi e chiudersi, segnale che Angel aveva lasciato la stanza, ma non sentendo niente aveva riaperto gli occhi per trovare il ragazzo impegnato a fare le pulizie. “Riordino questo casino” sbottò l’ex vampiro, troppo abituato all’ordine per poter sopportare una vista del genere “Lascia stare, lo faccio io più tardi” “Tu pensa a riposare, più tardi l’unica cosa che dovrai fare è mangiare qualcosa e prendere la tua medicina” “Non...” “Ah!” la rimproverò Angel senza neanche lasciarla finire “Non voglio sentire una sola parola, farai come ti dico. Adesso dormi” le ordinò usando un tono duro e con un sospiro la ragazza tornò a chiudere gli occhi, probabilmente troppo esausta persino per litigare, mentre Angel riprendeva il suo operato cercando di non fare troppo rumore. Aprendo la porta scorrevole della cabina armadio, però, rimase ancora una volta senza parole, anche lì sembrava fosse appena passato un uragano. Sospirando lasciò a terra la pila di maglie che aveva appena preso e si mise a lavoro nella cabina armadio, sistemando cassetti e appendiabiti, mettendo al loro posto cinte, borse e scarpe. Scuotendo la testa si chiese cosa aveva portato Buffy a trasformare la sua camera in una zona devastata dalla furia di un tornado, ovviamente nessuno era più ordinato di lui, ma sapeva anche che la ragazza non era mai stata così disordinata. Tornando a prendere la pila di maglie che aveva lasciato davanti all’ingresso della cabina armadio, l’ex vampiro iniziò ad appendere maglioni e a ripiegare i top e le t-shirt. Rientrando nella camera dove Buffy ormai dormiva profondamente nella penombra, iniziò ad accatastare tutti i pantaloni per poi portare anche quel mucchio nella cabina armadio e appenderli uno dopo l’altro al loro posto, scuotendo nuovamente la testa nel notare che la maggior parte di quei capi d’abbigliamento erano di una taglia fin troppo piccola. Quando fece di nuovo ritorno nella stanza principale iniziò a sentirsi un pochino meglio nel notare che erano rimasti ben pochi vestiti sparsi qua e là, muovendosi silenzioso raccolse alcuni abiti che ricordava di averle visto addosso durante le loro uscite serali nel fine settimana. Solo quando si trovò a raccogliere da terra reggiseni e mutandine, si rese conto che probabilmente quella di riordinare la stanza della sua ex ragazza non era stata una buona idea. Cercando di reprimere l’istinto di infilarsi qualcosa in tasca per ricordo, rapidamente riportò gli abiti nella cabina armadio, ripose i reggiseni nell’apposito cassetto e gettò nella cesta dei panni sporchi le mutandine e le calzette sporche. Facendo alcuni respiri profondi per ritrovare il controllo, uscì dalla cabina armadio ormai impeccabile e si guardò intorno nella stanza per vedere cos’altro c’era da riordinare. Avvicinandosi all’enorme stereo nero vide cd ed lp sparsi ovunque sul mobile, ma sapeva che Buffy lo avrebbe ucciso se solo avesse toccato i suoi preziosi cimeli o se li avesse riposti nella sezione sbagliata “Avril Lavigne non è rock” gli aveva urlato esasperata una volta, quando per sbaglio si era lasciato trasportare in una conversazione sul mondo della musica. Sorridendo al ricordo della serata che avevano trascorso insieme ad ascoltare ogni tipo di musica, da quella classica a quella che secondo lui era solo rumore, Angel decise che in quel caso si sarebbe limitato solo a fare una pila ordinata di cd e di lp in attesa che Buffy si sentisse abbastanza bene per poterli mettere lei stessa al loro posto. Infine, raccolse in giro per la stanza i vari fogli, blocchi e libri che la ragazza aveva sparso ovunque, persino sul pavimento, e sedendosi sulla sedia di pelle rossa accanto allo stereo cercò di riunire gli appunti in base all’argomento sapendo benissimo di stare esagerando, ma senza poterci fare niente. Dopo aver passato più di mezzora a raggruppare gli appunti di storia contemporanea, quelli di letteratura inglese e quelli di psicologia, Angel li posò insieme con i rispettivi libri sul mobile dove aveva sistemato i cd e gli lp. Tornando a guardarsi intorno sorrise soddisfatto nel notare che, tranne alcune borse fuori posto che si affrettò a rimettere nella cabina armadio, la stanza era finalmente tornata ad essere pulita e ordinata. Adesso l’unica cosa che mancava da fare era far tornare al suo antico splendore il bagno, quindi sospirando per l’ennesima volta in poche ore si tirò su le maniche ed entrò nel grande bagno. I sanitari erano in buone condizioni, ma anche lì c’erano asciugamani sparse dappertutto, cosmetici, spazzole e prodotti per capelli disposti disordinatamente su ogni superficie piana. Portando le asciugamani nella cesta dei panni sporchi, ne prese di pulite in uno dei cassetti della cabina armadio dove le aveva notate poco prima e le riportò in bagno. A quel punto raccolse tutti i trucchi nel borsellino rosso che Buffy aveva lasciato accanto al lavandino, rimise le spazzole nel loro contenitore apposito e sistemò i vari prodotti per capelli sulla mensola sotto lo specchio. Afferrando una scatola ormai vuota notò con rammarico una tintura per capelli, non che non adorasse i boccoli neri della cacciatrice, ma lui avrebbe sempre immaginato la sua Buffy bionda e con gli occhi verdi. Gettando la tintura nel cestino vide che era strapieno, decidendo di occuparsi anche della spazzatura prese una nuova busta da mettere nel contenitore di alluminio e poi mise quella vecchia vicino alla porta per poterla portare via una volta finito di pulire. Voltandosi verso la vasca da bagno si scoraggiò ulteriormente quando vide che anche in quella zona del bagno regnava il caos più totale, l’accappatoio viola di Buffy pendeva su un bordo della grande vasca idromassaggio, varie creme per il corpo erano state lasciate disordinatamente sul piccolo mobiletto che si trovava nell’angolo della stanza e la pianta decorativa posta tra la vasca e la finestra era viva per miracolo. Dopo aver appeso l’accappatoio sul gancio dietro la porta del bagno e riordinato le varie creme, richiudendo quelle che erano state lasciate persino aperte, Angel si guardò intorno in cerca di qualcosa che potesse essere usato come brocca improvvisata in modo da poter annaffiare la piantina assetata. Non trovando nulla che facesse al caso suo, decise di guardare nel mobile sotto al lavandino, ma quando aprì uno dei due sportelli tutto il contenuto cadde a terra. Sospirando e chiedendosi come avesse fatto Buffy a vivere in mezzo a tutta quella confusione, il ragazzo iniziò a rimettere al loro posto prodotti per la pulizia del bagno, phon, arricciacapelli e persino la scatola dei tamponi. Solo in quel momento si rese conto che, sebbene in teoria stava facendo un favore alla cacciatrice riordinandole la stanza e il bagno, in pratica stava effettivamente invadendo la sua privacy. Accantonando quell’idea, dato che ormai aveva quasi finito di pulire e non poteva farci più niente, decise di controllare se anche gli altri mobiletti del bagno si trovassero nelle stesse condizioni disastrate. Quello che si trovava vicino alla vasca da bagno non era perfettamente in ordine, ma i vari shampoo e bagnoschiuma non gli caddero addosso quando aprì la vetrinetta. Adesso l’unica cosa che gli restava da controllare era l’armadietto dei medicinali, ma aveva quasi timore di aprirlo pensando che tutte quelle scatole e bottigliette gli sarebbero cadute addosso. Chiudendo gli occhi aprì entrambi gli sportellini di vetro aspettando di essere sommerso dalla valanga di medicinali mal riposti, ma non successe nulla. Ogni scatola era al proprio posto, ma la gioia di vedere almeno una piccola parte del bagno ancora in condizioni ottimali sparì immediatamente quando l’occhio gli cadde su una scatola blu “Ecco una cosa che non avrei mai voluto vedere” sussurrò sconsolato. Senza rendersene conto sollevò la mano per prendere la scatola di preservativi, sperando di trovarla ancora sigillata o almeno quasi piena, sperando che fossero vecchi e che quindi quella confezione risaliva a molto tempo prima, quando Buffy ancora doveva trasferirsi a Sunnydale, ma non era quello il caso. Certo, la scatola era quasi piena, ma di certo non era vecchia. Rimettendo i preservativi al loro posto con mani tremanti, Angel cercò di trovare un lato positivo in tutta quella faccenda, se davvero Buffy stava attualmente facendo sesso con qualcuno, almeno lo stava facendo in maniera responsabile. Chiudendo l’armadietto dei medicinali con più forza del necessario si voltò a dare un’ultima occhiata al bagno congratulandosi con se stesso per l’ottimo lavoro. Ogni superficie era sgombra, le asciugamani pulite facevano bella mostra ai loro posti e la stanza era tornata ad essere un luogo abitabile. In ogni caso, non avendo trovato nulla da poter usare come brocca, decise di mettere direttamente la piantina assetata sotto il rubinetto, fece uscire un filo d’acqua e poi soddisfatto la rimise al suo posto, infine, prendendo la busta della spazzatura si avviò verso la porta della camera per lasciare Buffy al suo sonno ristoratore, mentre lui si recava in cucina a prepararle la cena.
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