Il trattore borbottava col suo minimo e solo un accelerata ogni tanto lo faceva sussultare in un lamentoso sbuffo di nuvolette nere...
le ultime manovre prima di riporlo nel capannone, dopo una lunga giornata trascorsa a sistemare la rottamaglia nell'aia...
Le travi di cemento armato abbandonate chissa' da quanti anni furono accatastate in ordine mentre prima sembravano usate da una mano gigante per giocare a shiangai....i bancali di legno messi a pile vicino agli stecchi secchi degli alberi da frutto, pronti per essere bruciati alla prima occasione, tutte quelle ferraglie di ringhiere antiche, attrezzi corrosi dal tempo, avanzi di grigliato piu' o meno riutilizzabili, vennero ammucchiati in un angolo dove il rottamaio del paese sarebbe passato il giorno seguente a ritirarli....come tutti i martedi' di ogni settimana succedeva...
Tirai un sospiro di sollievo sbrigati gli ultimi interventi, la giornata era stata lunga, tutta la mattina e il pomeriggio mi avevano visto trafficare col trattore in miriadi di manovre svolte in un ristretto spazio dell'aia, fare avanti e indietro, sterza a destra e poi sterza a sinistra,metti la prima e poi metti la retro, come un laborioso insetto dentro la sua tana sottoterra, che sistema le scorte per trascorrere in uno spazio ordinato e vivibile l'inverno....
Adesso stancamente, aspettavo l'imminente arrivo di lei dal lavoro, di li' a poco la sua auto sarebbe spuntata dalla cancellata, ed io non vedevo l'ora di rivederne i capelli danzare nel sole....li', mi illudevo che vi fosse custodito, tanto brillavano ogni volta che vi si rifletteva...sinceramente volevo che lei arrivasse presto, finalmente per stringerla e poterle parlare presto, presto della giornata trascorsa, dei lavori svolti, delle oche dispettose, delle caprette curiose, dei mici al sole sul muretto, dell'elettrico ronzio delle mosche sul fieno....e poi ascoltarla e nutrirmi della voce, e cogliere negli occhi la luce che coglievo da 15 anni, da quando ci siamo conosciuti e trasferiti qui, in un vecchissimo casolare dell'emilia da riattare, abbandonato da chissa' quanto tempo e lasciato andare a se stesso e al mondo....
Spostavo da dieci minuti e incessantemente quantita' di paglia marcia accumulata nei decenni sotto la tettoia spiovente, li' chissa', un giorno ci avremmo posizionato un lungo tavolo di robusto noce, ci avremmo ospitato gli amici in festosi week end di sole, avremmo nutrito il oro appetito e loro ci avrebbero rasserenato col loro affetto, ci saremmo scambiati il nostro calore tra un bottiglione di vino e una buona pietanza, un brindisi al sole e uno scodinzolar di cane....immerso in progetti e pensieri, che quasi stegavano il mio volto in un sorriso marmoreo, i lunghi speroni sporgenti del trattore usati dagli agricoltori per spostare in breve tempo quintali di paglia, cozzarono contro qualcosa di duro, di duro e metallico che mi indussero a spegnere il motore....restai qualche secondo perplesso, mi tolsi lentamente un guanto, guardando in direzione degli speroni e dove avevano cozzato verso qualcosa di curiosamente resistente,credo di ferro, laddove solo quintagli di morbida paglia ci sarebbero dovuti essere, paglia su paglia, quintali di morbida paglia....
scesi dal trattore e mi avvicinai agli speroni....guardai inginocchiandomi piu' vicino.....qualcosa di brunito e duro sembrava spiarmi dalla paglia intrecciata nelle sue trame....mi rialzai e diedi un calcetto a quella nascosta porzione metallica di un non so che'....sara' un bidone, un bidone di olio esausto...TOOONFFF.......un rintocco di lamierato piuttosto robusto vibro' li' intorno per due o tre secondi e poi torno' il silenzio..allora mi decisi a scostare la paglia...piano piano, senza fretta, mi gustavo quel mistero svelarsi piano piano, sicuro di trovarvi presto un motivo per rimanere deluso....un bidone, una carcassa agricola, un lamierato, un cassone arrugginito...
scostai i primi fili di paglia quasi timoroso, poi mi decisi a dar grandi bracciate al fieno che mi volava intorno ...
incrdulo, una superficie verdina si scopriva piano piano...ma che diavolo....poi una grata, una specie di griglia...tonda, spezzare armoniosamente quella superficie verde affusolata ,simile al parafango anteriore di un auto degli anni trenta.....ma nessuna uota appariva, scostai la paglia sempre piu' bambino sorridente di quella scoperta che speravo si potesse rivelare mai.....scorsi una pedana, su cui delle liste di alluminio correvano, poi una sella, una sella di cuio , no, di tessuto con delle molle! accidenti un decespugliatore d'epoca, no, che cosa c'e' qui, un manubrio di bicicletta??? ancora cosi' ben cromato?.....ormai lanciavo paglia intorno a me con la stessa foga con cui una talpa scava una buca per terra per nascondersi da un contadino che l'ha scoperta.......un faro giallognolo, come spento , spunto' da un altra superficie affusolata ma spostata piu' avanti, la pedana con le liste di alluminio le univa, ed un curioso manubrio sagomato con manopole di gomma mi veniva incontro all'altezza della pancia...
non sapevo di che ridere, ma ero felice di aver trovato qualcosa
"che bella vespa!!!" disse mia moglie che vidi solo quando mi girai di scatto...
nell'intenso sparpaglire di paglia , assorto nella scoperta, non l'avevo sentita arrivare...
"una vespa????"feci io un po' deluso
"si, " continuo' lei"e' una delle prime......la riconosco , il nonno ne aveva una e ci portava in giro la mamma da piccola"
Guardai in fondo ai suoi occhi,sposati a meraviglia appena sopra quel'adolescente sorriso, il biondo di seta rifletteva il sole, anzi, credevo che lo custodisse al posto del cielo.....qualsiasi cosa avessi trovato, di qualsiasi cosa si trattasse, la piu' bella scoperta della mia vita l'avevo gia' fatta. |