Chi vi dice che non avete una malattia agli occhi, che nessun oculista può riscontrare, per via della quale avete una visione distorta della realtà?
Quant'è soggettiva la nostra visione del mondo?
Ora, il libro di cui sopra parla del Sertao, il povero deserto brasiliano, puntellato di isole coltivate in cui campano famiglie allargate lontane del mondo, dalla civiltà, dalla medicina. Ora prendete stò bambino, Miguilim, nelle intenzioni dell'autore rappresenta l'Inadeguatezza: inciampa, è sempre vago, non cresce, ha problemi a rapportarsi con gli altri, non riesce a lavorare, è molto sensibile, non sa mai.
Poi un bel giorno passa un medico cittadino, lo guarda mentre stringe gli occhi...
Miguilim è miope, nessuno poteva immaginarlo, con gli occhiali la sua vita cambia, magari si impoverisce (non è più il protagonista di una grande favola), ma questo fa riflettere.
Dicono, la realtà è oggettiva: il pc è grigio (apparte i mac), questi oggetti sono due, una casa è più grande di un sasso, l'uomo, la donna, Curtis, Piero Pelù, tutte cose diverse e distinte che esistono e sono, necessariamente, tali...
Sto CAzzo (per dirla alla Dalì), (apparte per Curtis e Pelù) è inquietante rendersi conto che ogni cosa è, esiste e si caratterizza, solo perchè io la vedo e non è detto che ci sia qualcosa di certo, per me, per te, per dio, per Pelù, persino.
Sensa pensare subito a Matrix... vabbè, la cosa qui è scottante... e penso possa avere un seguito interlocutorio cazzeggiante nonchè turnubilante. (per questo mi son permesso di postare un nuovo post)
a volte penso che magari niente è come lo vedo... di certo, almeno per me, niente sarà quando smetterò di vederlo... con tanti saluti all'albero che cade nella foresta deserta.