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A che cosa aspira Prisco?

April 19 2012 at 8:37 PM
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Pasquale Prisco  (no login)


Response to Re: Neutrini e velocità della luce

Una volta l'amico (mi permetto di considerarlo tale anche se con lui ho avuto più di un battibecco) Rob mi ha posto una domanda particolarmente intrigante e suggestiva, per le numerose implicazioni teologiche, filosofiche e psicologiche in essa contenute. Tale domanda è la seguente:

- A che cosa aspira Prisco? -

In modo molto sommario, ho citato alcuni pensieri di Nietzsche, presenti nell'opera "Ecce Homo",ed incentrati sul desiderio di "respirare l'aria delle elevate altitudini". A questo potrei aggiungere anche il pensiero di Shopenhauer per arrivare a dire che la massima aspirazione di un uomo di pensiero è "bastare a se stesso". Ma anche aggiungendo quest'idea, rischierei di escludere dal discorso altri aspetti fondamentali che desidero richiamare. Oltre al desiderio di "conoscere me stesso" e di "bastare a me stesso", infatti, i miei intenti sono ben più diversificati e ramificati, in modo, se possibile, ancora più sottile e profondo.
A tale proposito, prendo in prestito l'incipit del capitolo "Il senso di questo libro" (Obbedienza e libertà - Vito Mancuso - edito da Fazi editore), che cita testualmente:

"In questo mondo che passa, e passando consuma ogni cosa; in questo mondo che ora fa gioire per il semplice fatto di esserci, ora gemere di rabbia e di dolore come SCHIAVI ALLA CATENA; in questo mondo teatro dell'essere e del nulla, libera scelta e cieco destino, allegria della mente e disperazione dell'anima; in questo mondo di fantasmi e di poesia, io non conosco nulla di più grande del bene. Se c'è una dimensione nella quale è possibile non dico superare, dico per lo meno sopportare, il fluire inesorabile di esseri viventi che nascono e muoiono, tutti necessariamente incatenati dalla brama di cibo e di orgasmo e di un posto sul palcoscenico PER POTER ESSERE QUALCUNO E RICEVERE COSI' LA PROPRIA DOSE DI APPLAUSI E DI DENARO, questa dimensione, sola possibile liberazione dai morsi della triplice catena, è il bene. Chi fa il bene si libera, almeno per un po', dalla catena alimentare, sessuale e sociale; chi no, no. RIMANE SERVO".
Ho volutamente sottolineato i punti salienti del discorso di Mancuso perchè la mia massima aspirazione è legata al desiderio di liberarmi dalle catene sociali che, in caso contrario, rischierebbero di tenermi prigioniero per sempre. C'è chi nasce schiavo e non fa nulla per liberarsi , e chi invece ambisce alla libertà totale, dimenandosi come un forsennato per raggiungere le massime vette e respirare l'aria delle "elevate altitudini". La libertà è conoscenza, consapevolezza di sè e del mondo che ci circonda, capacità di "vedere" utilizzando delle prospettive diverse, possibili proprio perchè non più schiavo delle catene. La libertà è una costante ricerca della verità nella più ampia accezione del termine. La verità considerata non solo da un punto di vista teologico e religioso, ma anche da un'ottica laica, razionale e ideologica. La verità ci renderà uomini liberi, secondo le sacre scritture, ma anche secondo un percorso interiore super partes. Alla fine viviamo solo per sconfessare la massima di Jean Jaques Rousseau, secondo cui "l'uomo è nato libero, ma dovunque è in catene". Io provo a liberarmi da tutte le mie catene, e mi adopero incessantemente, con sagacia e perseveranza, senza soluzione di continuità! Mi adopero per fare al mio spirito il regalo più gradito: la libertà, quale fonte da cui attingere l'acqua, l'unico elemento in grado di alleviare l'arsura causata da un'insaziabile sete di conoscenza.

 
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