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Brown (no login) Posted Sep 10, 2008 12:24 AM
E' vero che il metodo scientifico si basa sulla certezza del dubbio ma è anche vero che esso si prefigge l’accertamento dei fenomeni a mezzo di esperimenti atti a chiarirne la natura, non certo inventando argomentazioni prive di senso.
L’assunto di base della scienza, che vi sia nella natura un ordine intelligibile, è, alla luce dei fatti, indiscutibile. Le leggi che governano l’universo sono però nascoste, cifrate in una specie di codice cosmico. Ed il compito degli scienziati è, appunto, quello di scoprire questo codice dedicandosi a questa impresa con grande sforzo ma, soprattutto, con grande umiltà.
Per avanzare nella conoscenza occorre, infatti, essere cauti ed ammettere di non sapere. Non esiste nulla di certo o di provato oltre ogni dubbio. La conoscenza è un percorso: si indaga per cercare ciò che è sconosciuto e quando si ottiene una nuova conoscenza ciò non significa che si sia scoperta tutta la verità, ma solo che si è compiuto un ulteriore passo, più o meno importante, verso la meta.
Pur tuttavia, la visione del mondo che le più recenti scoperte scientifiche lasciano oggi intravedere è di gran lunga più affascinante dell’immagine che di essosi aveva ancora qualche anno fa.
Infatti, questo nostro mondo, che siamo abituati ad accettare come un fatto naturale ed evidente, non è poi così reale e concreto come ci appare ma, anzi, sembra essere solamente un’allucinazione indotta dai nostri sensi illusori. Un’illusorietà che nasce, probabilmente, dalla circostanza che siamo fatti della stessa sostanza con cui ci troviamo ad interagire.
Siamo, cioè, rinchiusi nella stessa logica fenomenica che ci fa vedere l’universo con l’immagine che di esso percepiamo attraverso i nostri grossolani apparati sensoriali.
Eppure non dovrebbe essere difficile comprendere la spiegazione di questa illusione: basta scrutare nell’intimo della materia per accorgersi che essa è costituita di strutture interpretate come atomi quasi completamente vuoti, costituiti da un nucleo centrale di protoni e neutroni, di circa un milione di volte più piccolo dell’atomo stesso, avvolto in una nube di altre particelle denominate elettroni. Oggetti fisici che, interpretati alla luce della Meccanica Quantistica, diventano una mescolanza indistinta di entità fantasma e di onde di natura indefinita, non più catalogabili in base ai parametri della nostra esperienza quotidiana. Una realtà che solo la simbologia delle equazioni matematiche può cogliere e far rimanere nei limiti della comprensione umana.
Quest’ultima osservazione serve a sottolineare, ove ce ne fosse ancora bisogno, lo strettissimo legame che intercorre, in ambito scientifico, fra enti fisici e relazioni matematiche e riguarda la grandiosa scoperta che tutti i fenomeni accadono seguendo leggi matematiche.
E'incredibile che il primo a suggerire che il numero fosse la chiave di volta della realtà fenomenica sia stato Pitagora più di 2.500 anni fa. Ed è altrettanto stupefacente che, solo un secolo dopo, Platone ripropose quest’idea ponendola a base di un sistema filosofico che ancora oggi influenza molte dottrine filosofiche, cosmologiche e religiose.
Per indagare la natura fondamentale del mondo fisico in generale e contemplare la realtà nella sua intima essenza, l’unico strumento valido è, quindi, il ragionamento matematico. La matematica, sottesa all’algoritmo che descrive ( o crea? ) l’intera realtà fenomenica è, infatti, il solo linguaggio formale capace di esprimere principi esatti che nulla concedono all’approssimazione ed all’indeterminatezza. Per questo essa possiede gli attributi della perfezione, della compiutezza e dell’infinita potenzialità che sono propri di Dio.
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