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Original Message
  • Re: La mancanza di senso, ignoranza o prova del caos?
    • Simplicius (no login)
      Posted Sep 11, 2008 4:42 PM

      Ho trovato il discorso di Brown molto interessante: esso riassume per buona parte la visione che fino a qualche anno fa io stesso, con anche maggiore enfasi e forse convinzione, andavo in varie occasioni esprimendo.

      Da lungo tempo, però, non ho più tali "sicurezze" (soggettive personali).

      Dal precipuo punto di vista della Fisica, infatti, sappiamo che vi sono limiti oggettivi ed invalicabili nei riguardi di una completa conoscenza fenomenica, sintetizzabile in modo emblematico e sintetico nel fatto che la realtà più minuta e costitutiva non la si può completamente davvero afferrare (vedi Heisenberg), ma semmai soltanto immaginare.

      Anche dal punto di vista della Logica, sappiamo inoltre che vi sono altrettanti limiti invalicabili in quanto, in effetti, il pensiero umano non può che svilupparsi nell’ambito di un sistema autoreferenziale posto su un determinato piano conoscitivo che, per definizione, non può essere superato (vedi Gödel).

      Da tutto ciò quindi, in parole povere, si ha la "certezza" (oggettiva), fornita dalle prove secondo le quali, basandoci sugli stessi sistemi scientifici e razionali, il contenuto non possa, data la sua stessa natura, abbracciare (comprendere appieno) il proprio contenitore.
      Il Dio citato da Brown, essendo per definizione infinito (e quindi infinitamente complesso), non potrà mai perciò essere completamente e realmente conosciuto da una Scienza (e da una Matematica) che, seppur coraggiosamente, può soltanto indagare e poi al massimo scoprire via via nuovi aspetti parziali, i quali, una volta scoperti non possono però che indurre a ricercare inevitabilmente ulteriori nuove vie verso aspetti ancora più nascosti, e così via all'infinito nel tempo (quindi, in pratica, aspetti definitivi mai raggiungibili), data appunto l'infinita suddetta complessità costituente per definizione il tutto.

      Tutto questo non significa però che non si debba continuare il proprio dovere di ricercare per mezzo della Scienza. Occorre, comunque, rendersi conto che tale ricerca sarà necessariamente infinita e che perciò non potrà mai approdare a nulla di definitivo dal punto di vista della conoscenza, la quale non potrà mai assumere i connotati dell'assolutezza.
      Da un punto di vista puramente cognitivo e di comprensione di tipo interpretativo globale, occorre in sostanza accontentarsi in ogni caso dei risultati, sempre maggiori ma pur sempre parziali, che via via si potranno raggiungere, cercando di approfittre possibilmente tra l'altro delle relative ricadute pratiche, facendo però coscientemente attenzione al loro "buon" utilizzo.
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