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A difesa di "The Matrix"

January 3 2003 at 6:48 PM
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Mi è piaciuto molto Il segreto dell' Universo. Ho letto la versione online ed ho potuto apprezzare la sintesi effettuata dall' Autore circa i passi che hanno condotto l'intelletto umano al sapere che oggi possiede. Tutti i tentativi di sintesi sono lodevoli. Quando poi questa viene effettuata con onestà intellettuale,i risultati non possono che confermare le aspettative.
Un solo punto non mi ha convinto: l'inizio del cap. VII dove vi è una critica al film
"The Matrix".
Scrivo quello che ho capito io a riguardo.
"The Matrix" non effettua un confronto tra "reale e virtuale" almeno non mi sembra abbia tale pretesa.
Piuttosto parla di un mondo interpretato in base ad un paradigma materialista e deterministico tale quindi da poter essere simulato in ogni sua piega da una macchina ed applicato alla percezione umana.
Un mondo del genere funziona fino al momento in cui qualcuno si accorge che "C'è qualcosa che non va" e lo scandaglia senza trovare nulla di apparentemente degno di nota: solo grandi incertezze. Matrix non è in grado di dire a Neo chi è, da dove viene, cosa ci
sta a fare lì, davanti al monitor.
Per uscire da Matrix, infatti, è necessario cambiare paradigma (la pillola rossa) e capire che "il cucchiaio non esiste" al di fuori del nostro dominio percettivo. Allora "tutto ci sembrerà molto strano" e "non è detto che la verità ci piaccia" sono frasi tratte dal film. Fuori da Matrix accade che l'Uomo scopre un potere immenso residente nel suo Libero
Arbitrio, infatti, Matrix è solo "un mondo limitato dalle sue stesse regole, dove la gente ne è così assuefatta che non potrebbe esserne scollegata". Dopo essersi fatto un pò i muscoli, Neo affronta Matrix, demolendolo pezzo dopo pezzo (quest' ultima parte fatta un pò troppo all'americana, cmq rende l'idea). Per me "The Matrix" confronta proprio una realtà di tipo occidentale, quindi oggettivo-materialista e deterministica, con una realtà alternativa di
tipo soggettivo-animista più vicina alle filosofie orientali.
E pone davanti al noto dilemma : "E' meglio il materialismo occidentale che ci controlla ma ci dà
una bella bistecca per quanto illusoria, o l'animismo orientale che ci lascia più libertà di pensiero ma ci dà un cibo da trincea quando se lo ricorda?"
Che il mondo sia in Matrix non c'è ombra di dubbio: quando vado al supermercato, non mi sogno nemmeno di dire alla cassiera: "Senti non farmi pagare, io pratico MT da cinque anni, sono un inventore e sto contribuendo a migliorare il mondo tramite l'effetto
Maharishi..." So che quella ragazza è pagata per prendermi i soldi, sto zitto, pago e me ne vado, ma questo vuol dire che agisco nel paradigma di Matrix. Il che se proprio vogliamo è utile come è utile il semaforo per attraversare la strada. Tuttavia è lecito pensare : "il semaforo è quello strumento che mi indica con il colore verde che, se attraverso, ho una probabilità estremamente elevata di trovarmi incolume al di là della strada" che è come dire "il semaforo esiste perchè sono io, insieme al ollettivo, che gli dò un significato".
Le uniche pecche di quel film sono che bisogna sperare che venga un "Messia" che ci salvi da Matrix mentre, secondo me, ci si salva da soli, e che non si capisce che fine debba fare l' Umanità una volta che Matrix viene distrutto (e questo è forse il
pretesto per indurre lo spettatore a vedere Matrix 2 )
Non ci vedo alcuna contraddizione con quello che è esposto ne "Il segreto dell' Universo".
Anzi, nel libro si parte proprio dalla concezione deterministica, per poi sottolineare le contraddizioni che il pensiero scientifico ha incontrato perseguendo quelle premesse che
in fondo costituiscono un dogma aprioristico di tutta la Scienza. Ed invita a cambiare paradigma, a sperimentare gli effetti che derivano da questa scelta.


saluti

Stefano

 
    
AuthorReply
Staff
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Re: A difesa di "The Matrix"

January 6 2003, 3:14 PM 

Non credo che il libro contenga una vera "critica" al film Matrix. Anzi, l'esistenza del film è funzionale all'introduzione di certi argomenti che così diventano più facilmente comprensibili al grande pubblico.
Che poi l'autore esprima un suo giudizio personale sul film, credo che sia lecito, anche se forse superfluo. In ogni caso, nonostante il film "non gli piaccia tanto", ne riconosce la grande utilità allo scopo di introdurre nuovi concetti.
Comunque la tua interpretazione, contemporaneamente filosofica e psicologica, e piuttosto sottile, è molto interessante.

Massimiliano

 
    
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