<< Previous Topic | Next Topic >>Torna all'indice  

Elaborazioni del "Segreto dell'universo"

September 25 2004 at 7:49 PM
  (no login)

A seguito di quanto discusso a proposito delle lettere da inviare alla rivista “La macchina del tempo”, come richiestomi e poi da me promesso, fornisco alcune delucidazioni sulle mie “elaborazioni” del “Segreto dell’universo” di Fabrizio Coppola.
Innanzi tutto vorrei però precisare che per il momento si tratta di “elaborazioni formali” e che quindi dal punto di vista concettuale non vi è nulla di veramente innovativo, ma si tratta piuttosto di qualcosa di essenzialmente pratico, scaturito a seguito di una mia intima esigenza che la lettura dei libri di Coppola ha amplificato.
Inoltre, puntualizzo che si tratta di materiale redatto allo scopo di fissare concretamente delle solide basi di partenza per lo sviluppo di un percorso di studio e di riflessione a tutto campo che possa portare a sempre meglio chiarire, a me stesso e possibilmente per il momento ad alcune persone di un ristretto ambito familiare e di conoscenza, i vari possibili aspetti interpretativi della realtà e che possa nel contempo aiutare a cercare di carpire quel senso profondo da attribuire alla nostra vita consentendo altresì di viverla il più consciamente possibile.
Nel 2001 la lettura di “Ipotesi della realtà” aveva in me suscitato forti entusiasmi relativamente agli argomenti di fondo che mi avevano sempre interessato, ma che fino ad allora non avevo certamente ben focalizzato nelle varie interconnessioni, nonostante la mia cultura di natura prevalentemente scientifica e pratica sulla quale si erano innestati influenti elementi appartenenti ad una impropriamente detta “altra cultura”. Posso dire, per esempio a questo ultimo proposito, che tra l’altro pratico la MT dal 1976, anno in cui frequentai con successo e soddisfazione anche il relativo “intellettuale” corso di “Scienza di Intelligenza Creativa” (SIC), attività queste che rimasero per me dei capisaldi, tanto da avere rappresentato la base per un continuo ulteriore sviluppo interiore e di conoscenza, nonché del radicamento di convinzioni sempre più solide che sono poi andate a coinvolgere aspetti anche pratici, per me dimostratisi fondamentali, consolidando infine un mio indirizzo interiore ben preciso.
Quindi, avevo cominciato a cercare di districarmi nel ponderoso “Ipotesi sulla realtà” per puntualizzare e tentare di concretizzare a mio uso un qualcosa di più schematico che potesse restare fissato come base e sul quale costruire uno sviluppo conoscitivo personale.
Nel 2003, però, la lettura di “Il segreto dell’universo” mi facilitò enormemente le cose, apparendomi tutto ancora più chiaro e già delineato in uno schema logico e molto efficacemente interconnesso, con la presenza anche di ulteriori aperture ed interconnessioni.
Tuttavia, anche se potevo essere soddisfatto di ciò che la lettura mi aveva dato nel consolidare alcune convinzioni di base, restava in me una certa inquietudine dovuta al fatto che tutta questa mia “scoperta”, connessa a quanto emergeva a nuova vita dalla lettura, non aveva reale e pratico modo di essere condivisa con nessuno, né familiari né amici o conoscenti, tranne che in modo del tutto frammentario ed inefficace.
Ho quindi pensato che fosse importante acquisire meglio ciò che avevo letto, tanto da poterlo raccontare e discutere opportunamente.
Dopo un periodo di tentativi di studio (la mia copia, fino a pagina 131 è piena di sottolineature e di appunti a margine), mi sono reso conto che la strada non era per nulla agevole. Avrei quindi dovuto cercare di digerire il tutto in maniera differente: riscrivere il libro al computer, magari ricopiandolo pedestremente, ma in modo molto accurato e personale almeno nella forma, eventualmente apportando delle annotazioni, dei richiami e delle aggiunte, nonché qualche osservazione critica. Si sarebbe trattato di un lavoro umile, ma necessario per me stesso e poi, eventualmente, per altri coi quali avrei potuto così più agevolmente discutere su una base personalizzata e quindi sicuramente più efficace. Del resto la copiatura, mi pareva istintivamente simile a uno dei metodi (di stampo indiano) per fissare i concetti, usato nel suddetto corso di “Scienza di Intelligenza Creativa” (SIC), che però in effetti consisteva nello scrivere su rigida dettatura, dopo la visione di cassette VHS, tecnologia questa allora ancora sconosciuta al largo pubblico; il corso si svolgeva quindi in modo multimediale e quindi, per i tempi, in maniera molto innovativa, sebbene contenesse il suddetto rigido e apparentemente obsoleto metodo dello scritto su dettatura.
Per quanto riguarda i rapporti con gli altri, a riguardo degli argomenti che avrei voluto trattare, avevo anche pensato, in un primo momento, che sarebbe stato molto più semplice prestare il mio libro, o addirittura acquistarne altre cinque o sei copie da distribuire in regalo. Ma poi ciò non mi parve un metodo efficace: in generale posso testimoniare che molti libri sono rimasti non letti negli scaffali, specialmente se il destinatario è troppo indaffarato in proprie contingenze rispetto al livello di sensibilità che possiede nei riguardi degli argomenti che il donatore vorrebbe evidenziare. Avevo quindi pensato che se invece il ricevente avesse percepito un ulteriore sforzo personalizzato da parte del donatore, avrebbe potuto instaurarsi un canale di comunicazione più efficace e anche collaborativo. Ma, avevo concluso che la cosa sarebbe dovuta svolgersi in modo ancora più efficace di un semplice passaggio di carte con appunti.
Infatti, avevo cominciato a fantasticare che tutta la materia fosse oggetto di conversazioni programmate, similmente alle lezioni universitarie che per diversi anni ho preparato e tenuto su alcuni argomenti di natura tecnica: quindi dispense, schemi, richiami, proiezioni di slides, esposizioni con Power Point, puntualizzazioni esplicative ed accattivanti alla lavagna, animazioni, eccetera, pur sussistendo dei libri di testo dai quali erano tratti i concetti e gli argomenti. Insomma, un qualcosa di didattico, anche se aggiornato in un clima di conferenza molto amichevole e, ovviamente, senza prove ed esami.
Nel febbraio di quest’anno ho quindi cominciato, con opportuni accorgimenti formali (semplici ma fondamentali), la fase di riscrittura del libro per chiarirmi e fissarmi io stesso delle idee, avendo anche in mente che quanto stavo riscrivendo, con alcune mie relative note e osservazioni, potesse rappresentare anche il corpo iniziale delle dispense del fantomatico corso che avevo in mente (anche se ero consapevole che in una stesura definitiva il tutto sarebbe dovuto essere molto più schematico di quanto stavo facendo, ma pensando anche che tutto, una volta iniziato, fosse bene che andasse per gradi, con raffinamenti progressivi).
Ho anche ipotizzato, per una maggiore diffusione dei concetti, la possibilità di un documentario visivo su DVD di parte degli argomenti in questione (da immettere in un futuro nel giro del cortometraggio e dei relativi festival o magari delle edizioni didattiche), con l’ausilio di animazioni e di tecniche varie, naturalmente molto semplificato anche concettualmente e di facile presa spettacolare. Ovviamente questa era ed è rimasta soltanto un’ipotesi stimolante e per nulla nella pratica per ora attuabile (ripeto: è bene andare per gradi).
Insomma, voglio dire che l’idea divulgativa, partendo da un’esigenza del tutto intima e personale, non è escluso, almeno per il momento in linea teorica, che possa essere espansa a vari livelli, dall’ambito familiare ad addirittura quello di massa, tenendo però sempre ben presente che ogni livello ha le sue esigenze e le sue capacità ricettive che occorre tenere nella massima considerazione.
Questo della divulgazione al livello del destinatario è per me un argomento importantissimo, che ho sempre sentito molto. Ricordo, a questo proposito, che ho dei precedenti: nel suddetto corso di SIC presso la MERU (Università di ricerca Maharishi) nella prova finale di esame, svolsi il tema riguardante i metodi più opportunamente efficaci di divulgazione della MT. È per questo che sono stato molto sensibile alla questione che riguarda le riviste di divulgazione scientifica. Inoltre, anche altri argomenti hanno suscitato su di me l’istinto divulgativo, a parte la questione didattica presso l’università: ho da un paio di anni nel cassetto un progetto molto dettagliato per la diffusione a tutti i livelli (anche di età) della conoscenza e della pratica di una disciplina sportiva poco conosciuta in Italia che meriterebbe la giusta collocazione anche per i suoi impliciti risvolti morali e formativi (sono in attesa di trovare necessari interlocutori collaborativi). Come ulteriore esempio, posso rivelare che sto cercando nuove vie didattiche riguardanti l’insegnamento della matematica agli studenti della scuola media superiore. Ma questo è un altro discorso, che forse serve però a far capire i miei autentici intenti.

Qui mi interrompo per ragioni di tempo, promettendo di rifarmi presto vivo per esporre i dettagli dello “stato dell’arte” di quanto molto modestamente fatto finora e scusandomi se mi sono dilungato: si trattava di cercare di spiegare al meglio, partendo dagli antefatti e dalle motivazioni.

Cordiali saluti,
Giuseppe

 
 Respond to this message   
AuthorReply
Argo
(no login)

Re: Elaborazioni del "Segreto dell'universo"

September 28 2004, 5:40 PM 

Giuseppe,

intanto che raccogli le idee, ti suggerisco la lettura del bel racconto di Borges: "Pierre Menard, autore del Don Chisciotte". Magari trovi il trucco per riscrivere ex novo il libro di Coppola, ma senza copiarlo però; semplicemente calandoti nella parte...

Buon lavoro!
Argo

 
 Respond to this message   

(no login)

Re: Elaborazioni del "Segreto dell'universo"

September 29 2004, 5:37 PM 

Argo,
buona idea: così, per rifarci agli argomenti del libro di riferimento, riuscirei ad ottenere una sorta di fusione lettura-scrittura, in analogia realizzativa con quella più generale di soggetto-oggetto, in cui appunto il soggetto osservatore (qui divenuto lettore) diventa co-protagonista di una realtà complessiva (qui scrittura-lettura).
Scherzi a parte, accetto il consiglio relativo alla lettura del racconto di Borges (che in effetti non ho letto), ma assicuro che non è mia attuale intenzione scrivere alcun libro, ma soltanto “servirmi” di un libro per scopi contemporaneamente autodidattici e didattico-divulgativi, da esplicare con mezzi e modi che ritengo più efficaci della scrittura stessa di un libro. Ritengo, infatti, che il libro di Coppola si presti in maniera eccezionalmente comoda a tale tipo di operazione, poiché esso contiene in un’ottima sequenza logica tutti gli argomenti atti a formare una piattaforma conoscitiva di base sulla quale poi si possa, a livello individuale, estrapolare propri sviluppi personali di approfondimento e di accrescimento interiore. Il limite di questo libro, nei riguardi di questi scopi, penso che sia per l’appunto soltanto quello di essere un libro.
In sostanza, il mio tentativo vorrebbe essere, volendo fare un’analogia riferita al mondo aziendale, solamente una sorta di “ingegnerizzazione” relativa ad un risultato riguardante una consolidata ricerca di tipo scientifico.
Penso, comunque, che la riscrittura ragionata e formalizzata sia una prima fase indispensabile, già di per sé al limite quasi sufficiente, ma preferibilmente soltanto propedeutica ad ulteriori elaborazioni di maggiore sintesi e di efficacia comunicativa.
La metodologia completa potrebbe ricordare un qualcosa che mi viene proprio ora in mente: il Bellavista di Luciano De Crescenzo (forse non è un caso che questi, come me, sia ingegnere) che radunava i propri vicini di casa per spiegare loro la filosofia greca, condividendone piacevolmente le relative sfumature, però mediante meccanismi che fossero al livello degli interlocutori, al fine di trasferirne il più efficacemente possibile il più profondo messaggio intrinseco.
Insomma, questa “volgarizzazione” spero che, oltre a me stesso ai fini di una maggiore autoriflessione, possa servire anche a qualcun altro, senza però avere la pretesa di riconcretizzarsi a sua volta in un libro, anche se posso già ora dire, anticipando quanto ho promesso di ulteriormente raccontare, che l’operazione prevede un’ultima parte nella quale è mia intenzione “tirare” delle mie conclusioni personali che vanno oltre le idee espresse da Coppola, del resto anche in coerenza con quanto trapela dal suo stesso scritto nel giustamente tendere in definitiva a consigliare al lettore (e proprio qui è forse più appropriato dire “soggetto-lettore”) di scegliere coscientemente conclusive soluzioni interpretative per una concretizzazione esistenziale a livello individuale.
Saluti,
Giuseppe

 
 Respond to this message   
Moderatore
(no login)

Re: Elaborazioni del "Segreto dell'universo"

October 1 2004, 11:23 PM 

Grazie per i chiarimenti. Altre precisazioni sarebbero sicuramente interessanti.
Si tratterebbe, in poche parole, di un progetto "multimediale" che va oltre il semplice libro, come avevo sentito ipotizzare anni fa anche dallo stesso autore (Coppola), che però ne parlava come di una possibilità lontana, una velleità. Chissà invece che in futuro non si possa effettivamente realizzare.
Massimiliano

 
 Respond to this message   
Paride
(no login)

elaborazioni ripetizioni

October 28 2004, 10:26 AM 

Ma che senso ha fare un'elaborazione di qualcosa che a sua volta è un'elaborazione di idee già espresse da altri, che sono a loro volta elaborazioni di altre elaborazioni. Non faresti meglio ad andare direttamente alle fonti originali, ossia leggerti la filosofia delle Upanishad, le opere di Shamkara e i testi di cosmologia indiana ? Ormai se ne trovano edizioni integrali con ottimi commenti e spiegazioni anche in italiano. Tanto se vuoi sperimentare ciò di cui questi testi parlano (il campo della coscienza, di cui parlano anche i libri che vorresti rielaborare), dovrai pur fare qualche pratica di meditazione, e a quel punto troverai l'ispirazione giusta per elaborare direttamente dalle fonti originali, senza ripetere le elaborazioni di altri, che vanno bene così come sono. A forza di elaborare, rielaborare e "volgarizzare", si rischia di perdere sempre qualcosa, per cui sarebbe bene non perdere mai di vista le fonti originali da cui tutti attingono sempre.

 
 Respond to this message   

(no login)

Re: elaborazioni ripetizioni

October 29 2004, 3:33 PM 

Quindi, secondo questo ragionamento, anche gli stessi libri di Coppola non servono a niente, perché anche questi direbbero singole cose già dette e una divulgazione dell'argomento complessivo in questione dovrebbe semplicemente annunciare:" Egregi signori, andatevi a studiare le Upanishad, la Meccanica quantistica, eccetera, punto".
Importante, secondo me, è invece un'esposizione che abbia una concatenazione logica tra vari argomenti fondamentali e che sia stimolante, convincente e anche accattivante ed opportuna, nel senso di essere adeguata al destinatario, non dimenticando la realtà attuale. Tutte qualità queste che sono racchiuse mirabilmente nei libri di Coppola e che hanno stimolato in me il desiderio di cercare di renderli ancora più efficaci negli ambienti che conosco, i quali altrimenti, a mio sensibile giudizio, sarebbero piuttosto refrattari a recepirne i messaggi.
Divulgazione, del resto, significa rendere partecipi gli altri di una conoscenza al fine di stimolarli ad eventualmente approfondire o, se non altro, a vedere le cose da un punto di vista differente da quello dal quale solitamente si sono adagiati a vedere.
Infatti, il mio tentativo è proprio questo, anzi per il momento, come primo passo, mi accontenterei di far aprire gli occhi sull'infondatezza di un generale e dilagante materialismo dato per scontato, e di indicare con una certa autorevolezza concrete e documentate soluzioni alternative, le quali naturalmente possono sempre essere in secondo tempo approfondite a livello personale, ciascuno secondo le proprie tendenze (qualcuno per esempio potrebbe benissimo mettersi a studiare in profondità non soltanto le Upanishad, che magari ha già a suo tempo letto, ma anche la Meccanica quantistica, tanto più se magari già possiede delle basi di fisica e qualche adeguato strumento matematico).
Quindi naturalmente proseguo con convinzione quanto incominciato, anche se il tutto rappresenta solamente un primo passo: proprio per quanto sopra detto con il ritmo attuale di soltanto un'ora di media al giorno da dedicare al progetto, penso di terminarlo entro l'anno (cioè la terza parte, che corrisponde a quella finale del libro). Conto poi di fare seguire una quarta parte (inizialmente prevista come inclusa nella terza) che esprima delle considerazioni armonizzatrici personali. In un terzo tempo, penso che potrei fare delle edizioni più ristrette e schematiche, atte ad essere sintetizzate magari in conferenze ad hoc di qualche ora. Poi si vedrà.
Saluti,
Giuseppe

 
 Respond to this message   
Paride
(no login)

Re: elaborazioni ripetizioni

November 3 2004, 9:37 AM 

Forse mi sono spiegato male. L'approccio intellettualizzato alle cose spirituali è fondamentalmente neutro se non dannoso, nel senso che di per sé, da un lato, non consente nessuna realizzazione e, dall'altro, può dare l'illusione di possedere una conoscenza. Quindi, non mi riferivo ad uno studio scolastico, accademico, elucubrato, dei testi orientali, ma ad un loro utilizzo come supporto per la meditazione, che sola consente di commprenderne il senso più profondo che va ben oltre tutte le parole e i concetti espressi ne testi originali stessi e in tutti i commentari e le elaborazioni che se ne possano trarre. Quindi, se non hanno valore assoluto gli stessi testi originali, ciò vale anche per tutte le elaborazioni che se ne possano trarre. Nella storia indiana (ma questo vale per tutte le culture del mondo)persone con nessuna cultura filosofica o scientifica, hanno ottenuto realizzazioni nel campo dello spirito cui non sono arrivati neanche i più grandi dotti e filosofi, neppure quelli considerati "geniali". Del resto lo stesso Shamkara, benché "filosofo", sosteneva l'inutilità dei suoi stessi scritti intesi come pura teoria; e sarebbe bene ricordare che Shamkara era un devoto religioso che non si limitava a meditare(sia in senso filosofico che trascendentale), ma si prostrava davanti alle immagini degli Dèi (= le varie forme dell'Unico Essere Divino) cui rivolgeva un culto con sincera e profonda devozione, come segno di abbattimento del proprio ego.
Quindi, filosfia, scienza, teologia, non hanno valore assoluto. Esseri spiritualmente realizzati hanno dimostrato di avere una capacità d'intuizione e di comprensione infinitamente più profonda e più vera di quella di tutti i "geni" della cultura nel senso convenzionale del termine. Tutto questo discorso serve non a sminuire chicchessia, ma solo per vedere le cose in un modo che (almeno a me personalmente) sembra più obiettivo.

 
 Respond to this message   

(no login)

Re: elaborazioni ripetizioni

November 4 2004, 2:32 PM 

Il primato che è detenuto dalla "pratica", diciamo, "spirituale", rispetto al limitarsi ad argomentare su di essa, è del tutto ovvio, almeno per chi ha già almeno una qualche esperienza del "vedere" con gli occhi interiori.
Però, dato che viviamo in questo mondo e anche la "ragione" vuole la sua parte, possiamo concludere che si ha il dovere di conoscere anche razionalmente, usando pure gli schemi che si hanno alla portata attuale, e magari ragionandoci un po' su, così che "ragione" e "spiritualità" si fondano in modo sinergico. Quindi: "conoscere" per "vedere" e "vedere" per "conoscere", in un'alternanza che permetta un percorso concreto finché si possa giungere a "vedere" e "conoscere" contemporaneamente.
Per di più, al fine di consentire l'approccio di una qualche pratica a chi non soltanto non ne è avvezzo, ma magari ne è addirittura estraneo come iniziale tendenza mentale, ritengo che sia necessaria una divulgazione consona appunto al destinatario: quindi, relativamente a moltissimi ambienti, improntata inizialmente sulla "conoscenza" più che sull'immediato "vedere".
Altrimenti, modificando opportunamente un po' quello da me già detto (spostandomi appunto più verso l'argomento "pratica", piuttosto che su quello del relativo "studio"), sarebbe sufficiente limitarsi a dire semplicemente a tutti, prendendo in prestito una banalissima e scontata frase corrente: "Meditate, meditate, gente".
Insomma, per restare nell'ambito ristretto dell'argomento da me introdotto (che essenzialmente è quello divulgativo), si tratta piuttosto di organizzare appunto una divulgazione preliminare di "base" che usi un linguaggio che possa essere compreso da chi ascolta (quindi fatto anche di logicità, di razionalità e possibilmente anche di scienza), agganciandosi gradualmente ad una visione più ampia e magari più diretta. Del resto lo stesso Coppola evidenzia l'auspicio che nasca, in chi ha letto il suo libro, il desiderio di fare compartecipi gli altri dei relativi contenuti e fini, così come del resto, ricordo, si affermava un tempo nei centri di MT (adesso non so) che lo sbocco naturale del vero meditante sarebbe poi stato quello di diventare insegnante della pratica stessa.
Saluti,
Giuseppe

 
 Respond to this message   
Current Topic - Elaborazioni del "Segreto dell'universo"
  << Previous Topic | Next Topic >>Torna all'indice