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"Filosofia" della meccanica quantistica

January 12 2006 at 9:52 PM
Paolo  (no login)

Premetto che sono un "dilettante" sia di filosofia che di fisica e che non ho letto per intero il libro "Il segreto dell'universo" ma solo le parti riportate per intero o riassunte su queste pagine internet.

Volevo sottoporre all'attenzione del forum alcune osservazioni sull'interpretazione filosofica che si può dare della meccanica quantistica, specie da un punto di vista delle teoria della nostra coscienza o conoscenza.

Ho letto nelle pagine del sito dedicato al libro che la meccanica quantistica e in particolare alcuni paradossi analizzati negli esperimenti quantistici (azione a distanza tra particelle, indeterminabilità delle grandezze, fenomeni di "coscienza" dei fotoni etc.) sono interpretabili come una rivalutazione dell'idealismo di Berkeley, per cui (detto molto in breve) la presenza di un soggetto conoscente è indispensabile per l'esistenza della realtà.

Io mi considero un "kantiano pragmatico", per cui ritengo che la nsotra solida realtà esiste, e che magari non riusciamo proprio a coglierla tutta a causa delle "lenti azzure" con cui i nostri sensi ci costringono a vedere la realtà, nascondendoci l'essenza del "noumeno", cioè delle cose in sè e ritengo, come suggerisce Einstein, che le probabiilità che compaiono nella meccanica quantistica siano statistiche, cioè sono il modo migliore in cui noi riusciamo a rappresentarci il fenomeno, e non indicano una effettiva indeterminazione del fenomeno che si risove solo a posteriori.

Per altro conferme della "imperfezione" o "incompletezza" dei nostri strumenti di conoscenza ci vengono da altri settori del sapere, ad esempio i teoremi di Godel sull'indimostrabilità dei "Principia Mathematica" postulata invece dai positivisti di inziio secolo scorso come Bertrand Russell.

Ma non voglio andare troppo fuori tema.
Per tornare alla questione non sarebbe più giusto dire che la nostra conoscenza dei fenomeni, ‘il cosiddetto mondo come rappresentazione’ per usare la terminologia di Shopenauer, è inevitabilmente condizionata dagli strumenti conoscitivi del soggetto conoscente che appunto in funzione di essi se lo rappresenta (includendo in essi anche le estensioni dei nostri sensi, cioè gli strumenti che la moderna tecnologia ci mette a disposizione), onde ad esempio il prncipio di indeterminazione è dovuto al modo in cui l'osservatore influisce effettivamente sull'esperimento, eg osservazione del moto dei fotoni etc. ?

Mi piacerebbe sollecitare una risposta in proposito dal moderatore.
Grazie dell'attenzione e scusate la prolissità, ma la sintesi non è un mio dono :-)
Paolo.

Ps: Un'altra cosa: siccome sono uno "star trekker" appassionato, qualcuno del forum sarebbe in grado di farmi capire cos'è effettivamente il teletrasporto quantistico e i concetti ad esso collegato, tipo qubit etc. ? Grazie

 
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Moderatore
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Re: "Filosofia" della meccanica quantistica

January 13 2006, 11:25 PM 

Obiettivamente è difficile sostenere una discussione su cose che, come hai onestamente ammesso, non hai letto. Il problema di fondo è che senza una sufficiente comprensione della nuova concezione proposta dalla meccanica quantistica (o imposta, visto che gli esperimenti più strani e impensabili continuano a sostenerla), si tenderà sempre a metterla in dubbio e a sperare di ritornare al vecchio e rassicurante modello oggettivo-materialistico, che in realtà non è più sostenibile. Attraverso questo processo passò perfino Einstein, e dopo di lui migliaia di fisici ed altre persone. Ma la "stranezza" della meccanica quantistica finora è sempre stata più forte di tutti questi tentativi nostalgici. In realtà, bisogna rassegnarsi e cambiare totalmente la visione dell'universo, e il miglior modo per farlo (secondo l'autore del libro Il segreto dell'universo) è includere il fenomeno della consapevolezza come principio fondamentale alla base della realtà: un'ipotesi avversatissima e da molti ridicolizzata e definita antiscientifica, ma forse l'unica possibilità per spiegare l'apparente assurdità della meccanica quantistica, che nella nuova concezione non sarebbe affatto assurda ma perfettamente comprensibile.
Per quanto riguarda il teletrasporto, il fisico austriaco Zeilinger è riuscito a teletrasportare dei fotoni... Il che fa presagire che in futuro si possano teletrasportare altre particelle elementari e quindi interi oggetti. Il qubit non c'entra direttamente ma riguarda una possibile "informatica quantistica" fondata appunto sulle leggi della meccanica quantistica, con grande potenziale (almeno teoricamente) per la futura tecnologia.
Massimiliano

 
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Paolo
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RE: Filosofia meccanica quantistica

January 15 2006, 10:35 AM 

Innanzitutto ringrazio Massimiliamo per le risposte ad entambi i miei intervwnti nel forum.
Volevo però replicare brevemente all’ultima risposta sulla “filosofia” della meccanica quantistica. Infatti, fermo restando che voglio al più presto rimediare al non aver ancora letto il libro in oggetto, tuttavia non credo per questo di non poter sostenere una discussione sull’argomento, tanto più che sto solo sostenendo una opinione personale.

Cmq tornando alla questione, quello che volevo dire o meglio chiedere è se in tutta onestà, fermo restando che io non intendo contestare la validità della meccanica quantistica come ramo della fisica, dato che non dispongo neanche delle necessarie conoscenze tecniche, dicevo se veramente oggi si ritenga da parte della maggioranza dei fisici (o forse dovrei dire filosofi) che, come conseguenza di certi fenomeni riscontrati con gli esperimenti a livello microscopico e che per alto ben si accordano alle previsioni teoriche della teoria quantistica, che la realtà non esiste oggettivamente, indipendentemente da come noi la percepiamo (e questo sarebbe un altro aspetto della discussione), ma che essa è un prodotto della nostra coscienza/conoscenza !?

Onestamente sostenere ciò mi pare eccessivo e nonostante io possa dire di seguire abbastanza queste tematiche, non mi risulta che ad oggi ci sia stata una tale rivoluzione su queste posizioni.
Per questo volevo chiedere una delucidazione su questo argomento, cioè mi piacerebbe essere aggiornato sullo stato attuale di queste teorie, più da un punto di vista degli ultimi “convincimenti” in tema di teoria della conoscenza, naturalmente anche in connessione con gli ultimi progressi della fisica.

Grazie ancora dell’attenzione.
/Paolo

 
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Anonymous
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Re: RE: Filosofia meccanica quantistica

January 15 2006, 1:32 PM 

Mettiamola così:

che la "coscienza" giochi un certo ruolo nell'ambito quantistico è una possibilità che (incredibilmente) viene tenuta in considerazione nella spiegazione del significato stesso della Mecc.Quant. insieme ad altre alternative. E' vero che viene considerata "controvoglia", e utilizzata per sottolineare ulteriormente la presunta "stranezza" della MQ, come per dire... "ma guarda che cosa ci tocca arrivare a ipotizzare!".
Ma al di là dei nasi che vengono storti o tappati mentre si dice questo, non si può non tener conto di questa possibile interpretazione, ed infatti esistono ipotesi non confutate di Wigner, Wheeler ecc. basate proprio sulla coscienza. Si veda ad esempio il libro (sicuramente rigoroso, anche se semi-divulgativo) di Ghirardi, "Un'occhiata alle carte di Dio". Ma anche altri autori sicuramente "materialisti", come Pagels, si ritrova il concetto (ineludibile) di "non-oggettività" "realtà-in-parte-creata-dall'osservatore" (libro "Il codice cosmico").

Viceversa, ogni tentativo di "eludere" la stranezza della M.Q. e/o il principio di indeterminazione, banalizzandolo o riducendolo a una semplice difficoltà "operativa", non è ormai più accettabile. Einstein, Podolski, Rosen sono stati superati da decenni grazie a Bell, Aspect e a molti "incredibili" esperimenti di ottica quantistica degli anni '90 (tra cui quelli di Zeilinger, Chiao, Mandel, ecc). Quindi, cercare di "tornare indietro" era comprensibile per Einstein negli anni '30 o Bohm negli anni '50 e '60, ma ora non è più accettabile. Su questo filone di solito ci "cascano" ingegneri, chimici, o anche fisici che non conoscono approfonditamente la meccanica quantistica. Ma i fisici che la conoscono sufficientemente bene, hanno capito che la discussione si è spostata ben oltre.

La mia obiezione sul tuo post riguardava due punti: uno, mi sembrava un tentativo riconducibile ai soliti che intendono "tornare indietro", anche se in una forma particolare ed originale; due, se non si legge l'intero libro o almeno gran parte, non si può capire perché l'autore difende e propone il modello basato sulla "coscienza" (che, ripeto, è uno di quelli "plausibili", anche se secondo molti è assurdo; per contro, il "tornare indietro" non è più scientificamente plausibile).

Massimiliano


 
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SaTiro
(no login)

"

January 16 2006, 11:47 AM 

Paolo

<<Per tornare alla questione non sarebbe più giusto dire che la nostra conoscenza dei fenomeni, ‘il cosiddetto mondo come rappresentazione’ per usare la terminologia di Shopenauer, è inevitabilmente condizionata dagli strumenti conoscitivi del soggetto conoscente che appunto in funzione di essi se lo rappresenta (includendo in essi anche le estensioni dei nostri sensi, cioè gli strumenti che la moderna tecnologia ci mette a disposizione), onde ad esempio il prncipio di indeterminazione è dovuto al modo in cui l'osservatore influisce effettivamente sull'esperimento, eg osservazione del moto dei fotoni etc. ?>>

Ti scrivo un passo del libro "La trama del cosmo" di B.Greene (che ti consiglio di leggere, assieme anche al "Velo di Einstein" di Zelinstein testo che ho trovato assolutamente indispensabile per entrare con più dettaglio negli aspetti "assurdi" della meccanica quantistica):

"Il libero arbitrio è un concetto spinoso...c'è chi ha ipotizzato che l'atto cosciente dell'osservatore sia un essenziale catalizzatore del processo che porta un singolo risultato a uscir fuori dalla indistinta nebbia quantistica (John Wheeler, tra gli altri, ha ipotizzato un possibile ruolo fondamentale degli osservatori; anche Roger Penrose si è occupato della relazione tra mente e meccanica quantistica in " La mente nuova dell'imperatore"). Personalmente (dice Greene) trovo che ciò sia assai improbabile, ma non conosco un modo per dimostrarne l'impossibilità."


Come ho già detto non ho ancora letto il libro di Coppola (non è ancora arrivato in libreria) quindi non posso fare nessuna affermazione in merito, però è oramai storicamente accertato che il problema c'è, anche se nessuno ha in mano una soluzione certa. Credo neanche Coppola; forse pretendo troppo se interpreto i titoli dei suoi libri letteralmente ma i termini "Segreto" e "Ipotesi" non sono certo termini che rimandano ad un concetto di "Verità" (sempre che si sappia in modo chiaro e netto cosa voglia dire il termine "Verità").

SaTiro (artista di professione...^_^...quindi ne filosofo ne fisico)

 
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Anonymous
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Re: "

January 7 2008, 6:35 PM 

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