...
Ebbene, l’effetto Maharishi di cui abbiamo parlato nel capitolo 6, sembra far precipitare gli eventi sociologici in senso positivo invece che negativo. Infatti laddove il numero di praticanti la tecnica di MT supera una certa soglia, gli indici sociologici migliorano nettamente, così come in un oggetto di ferro, se la percentuale di atomi allineati supera una certa soglia, anche gli altri atomi si allineano e l’oggetto diventa un magnete. Torneremo in dettaglio sull’effetto Maharishi poco più avanti.
VI - Il progetto PEAR dell’Università di Princeton.
Nel celebre film Ricomincio da tre, Massimo Troisi cerca di spostare degli oggetti con la forza del pensiero, ma ovviamente non vi riesce. Il suo scopo è diventare ricco e famoso in un modo facile e poco faticoso, ma i vasi e le bottiglie che cerca di spostare non si muovono ed egli li rimprovera perché non capiscono i vantaggi che egli ricaverebbe se riuscisse a mostrare delle capacità paranormali.
Ma perché gli oggetti non si muovevano? Questa domanda apparirà ridicola a molti lettori, ma proviamo ugualmente a farla. Io ho davanti a me una penna appoggiata sulla scrivania: mi concentro e le ordino di muoversi, ma la penna rimane ferma. Perché? La risposta sembra ovvia: il pensiero non ha una “forza” che può uscire dal nostro cervello o dal nostro corpo ed agire sulla penna.
Ma siamo sicuri che sia così? Potrebbe esserci anche un’altra spiegazione: la forza del pensiero effettivamente agisce sulla penna, ma è troppo debole per poterla muovere! Assurdo, vero? Ma nella nostra ricerca noi non vogliamo escludere nulla, e quindi esaminiamo anche questa incredibile possibilità.
Fin dagli anni ’70 il progetto PEAR, dell’Università di Princeton, studia fenomeni di questo tipo sfruttando soprattutto dei dispositivi elettronici (l’acronimo PEAR significa Princeton Engineering Anomalies Research).
Gli esperimenti più significativi si basano su certi dispositivi elettronici chiamati REG o RNG (Random Event/Number Generator), che significa Generatore di Numeri (o Eventi) Casuali. Da un punto di vista logico essi sostituiscono il lancio di una moneta, che ha la probabilità del 50% di dare testa ed il 50% di dare croce. Questi REG analogamente possono dare o il risultato “1” o il risultato “0” con la probabilità del 50%, col vantaggio di poter effettuare parecchie prove al secondo e di memorizzarle su un computer.
Il funzionamento di un REG sfrutta il “rumore di fondo” dato dal movimento parzialmente casuale degli elettroni in una giunzione tra semiconduttori. Pertanto essi sfruttano un vero e proprio effetto fisico che avviene a livello macroscopico e coinvolge parzialmente la meccanica quantistica (nota: i REG non devono essere confusi con i generatori software di numeri pseudo-casuali, poiché nei REG il risultato è dato da un’interazione fisica, proprio come nel lancio di una moneta, anche se coinvolge livelli molto più “sottili”, cioè il movimento di particelle microscopiche).
Se il numero di elettroni che passano la giunzione in una certa frazione di secondo è superiore alla media, avremo come risultato “1”, altrimenti avremo come risultato “0”. Per motivi statistici, su un grande numero di tentativi otterremo una distribuzione uniforme tra i due risultati (50% e 50%). Anche le deviazioni (o fluttuazioni) rispetto a tale media devono avere delle caratteristiche statistiche ben definite.
Torniamo al proposito di Massimo Troisi: gli elettroni sono molto più leggeri di una bottiglia ed anche di una moneta, quindi abbiamo una maggiore speranza di muoverli con la “forza del pensiero”. Purtroppo però non possiamo vedere i singoli elettroni, che sono miliardi di miliardi e si trovano all’interno del dispositivo elettronico, e l’unica cosa che possiamo fare è ripetere centinaia o migliaia di volte l’esperimento, sperando che i risultati mostrino una deviazione rispetto a quelli previsti dalla statistica ordinaria.
Negli esperimenti condotti nel progetto PEAR, alcuni soggetti si sedevano davanti al dispositivo e dovevano semplicemente “sperare” che uscissero più risultati “1” che risultati “0”, o viceversa. Quindi si cercavano eventuali deviazioni significative rispetto a quelli attesi su base statistica.
Immaginando di effettuare 10000 tentativi, il che equivale a lanciare una moneta 10000 volte, la teoria della probabilità ci dice che ci dobbiamo aspettare circa 5000 volte testa e circa 5000 volte croce, ed inoltre ci dà perfino una stima della deviazione che dobbiamo attenderci rispetto a tale risultato teorico. Infatti è difficile che il risultato sia esattamente 5000/5000, ma potrà essere (ad esempio) 5062/4938 oppure 5113/4887. D’altra parte sarà molto improbabile che il risultato sia 8000/2000: in tal caso avremo il sospetto che vi sia un “trucco” o un’influenza esterna.
Chi ha delle conoscenze di statistica sa calcolare la cosiddetta “deviazione standard” ed applicare la distribuzione di Gauss, dalla quale risulta che la probabilità che il risultato finale sia compreso tra 4900 e 5100 è del 68%; che sia compreso tra 4800 e 5200 è del 95%; tra 4700 e 5300 è del 99,7%; tra 4600 e 5400 è del 99,994%; tra 4500 e 5500 è addirittura del 99,999994%.
Quindi, se il nostro risultato è 4500/5500, il nostro caso è molto particolare ed improbabile, e ci viene il sospetto che vi sia una misteriosa influenza esterna. Se aumentiamo il numero di prove, cioè lanciamo la moneta più di 10000 volte, possiamo rivelare più facilmente eventuali deviazioni rispetto alla statistica attesa.
Negli esperimenti del progetto PEAR ciascun soggetto in ciascuna seduta effettuava almeno 1000 prove ed i risultati erano molto vicini a quelli teorici (500 e 500). Comunque si aveva effettivamente un piccolo spostamento nella direzione voluta: se per esempio si desideravano più risultati “1” rispetto ai risultati “0”, si notava un piccolo sbilanciamento (ad esempio 510/490), ma esso era troppo piccolo per essere statisticamente significativo. Questa piccolissima tendenza però si manteneva intatta continuando le prove per migliaia e migliaia di volte, e questo dimostrava l’esistenza di una piccola influenza esterna (in termini statisticamente significativi).
I risultati definitivi ottenuti nel corso di 12 anni, comprendenti circa 2 milioni e mezzo di prove, sono stati pubblicati nel 1997 sul Journal of Scientific Exploration (vol.11, n.3) ed hanno evidenziato una deviazione esigua ma significativa, che rende estremamente probabile la presenza di un’influenza esterna: vi è una probabilità solo dello 0,007% che tale deviazione sia dovuta al caso. Ripetendo lo stesso esperimento senza un soggetto davanti al dispositivo, si ottenevano risultati statisticamente normalissimi, senza una deviazione significativa.
VII - Il progetto Noosphere dell’Università di Princeton.
Nel corso degli esperimenti del progetto PEAR inoltre è stato notato un fenomeno piuttosto strano: in certi momenti in cui nella società vi erano forti emozioni collettive, i REG davano risultati anomali, cioè vi erano delle deviazioni statisticamente ingiustificate dalla media (rivelate attraverso un’analisi statistica detta del “chi quadro”). Due esempi estremamente significativi si sono verificati recentemente: il primo nell’estate del 1997, quando vi furono i funerali della Principessa Diana d’Inghilterra e di Madre Teresa di Calcutta a pochi giorni di distanza; il secondo l’11 Settembre 2001, in occasione dei terribili attentati terroristici negli Stati Uniti. Ma già in precedenza erano stati rivelate delle anomalie in corrispondenza di altri eventi di importanza mondiale.
Per rivelare fenomeni di questo tipo, nel 1992 era già stato creato il progetto Noosphere, che ha la sua sede principale all’Università di Princeton e comprende una rete di diversi REG sparsi in tutto il mondo e collegati tra di loro via Internet. I dettagli si possono trovare nel sito web:
http://noosphere.princeton.edu.
Il termine Noosphere è tratto dal concetto di noosfera (sfera psichica) proposto dal frate scienziato e filosofo Teilhard de Chardin (capitolo 5), secondo il quale le menti individuali dei diversi esseri umani non sono totalmente separate, ma contribuiscono in parte a creare un “tessuto di idee” o una “coscienza collettiva” che circonda il nostro pianeta come un’atmosfera!
Il progetto è chiamato anche progetto EGG, una variazione di EEG (Elettro-Encefalo-Gramma) il cui significato è Elettro-Gaia-Gramma: il nome Gaia individua il pianeta Terra inteso come un’unica entità vivente. I vari REG attualmente sparsi nel mondo (anno 2002) sono 40, e nel linguaggio comune vengono chiamati EGG invece di REG.
Anomalie come quelle citate si verificano anche ad ogni Capodanno, nei minuti intorno alla mezzanotte tra il 31 Dicembre ed il primo Gennaio: a seconda del fuso orario, gli EGG che si trovano sulla linea della mezzanotte mostrano anomalie molto più forti degli altri, proprio come ci si dovrebbe aspettare ammettendo che ciascun EGG risenta soprattutto della coscienza collettiva locale (e secondariamente di quella globale). Io stesso ho verificato la realtà di questo “effetto Capodanno” per mezzo di un REG (non ho rivelato invece alcun effetto durante i mondiali di calcio del 2002).
Com’è possibile tutto questo? E che significato può avere? Si tratta di telepatia, o comunque di un fenomeno paranormale? Non lo so, e non vorrei perdere tempo a dibattere se la definizione di “parapsicologia” sia adatta o meno ai risultati ottenuti. So soltanto che i progetti PEAR e Noosphere, impiegando una metodologia scientifica, hanno ottenuto una statistica che evidenzia chiaramente l’esistenza di un “umore collettivo” condizionato dagli eventi mondiali.
Come si spiega tutto questo? Certamente, ricollegandoci alla storia della filosofia esaminata nei capitoli 4 e 5, ciò troverebbe spiegazione in una concezione idealistica piuttosto che in una concezione materialistica. Inoltre i fenomeni in questione sarebbero perfettamente compatibili con la concezione della filosofia indiana, esaminata nel capitolo 6. Nei prossimi due capitoli cercheremo di dimostrare che la mente umana ha un ruolo molto più importante nell’universo di quanto normalmente si immagini. Ma per ora torniamo all’analisi dell’effetto Maharishi.
VIII - L’effetto Maharishi.
Nel capitolo 6 abbiamo trattato della tecnica di MT ed abbiamo anche accennato all’effetto Maharishi (paragrafo XX). Nel 1973 negli Stati Uniti vi erano già alcune città in cui il numero di meditanti (cioè praticanti la tecnica di MT) era superiore all’1% della popolazione. Le statistiche dell’FBI mostrarono che l’indice della criminalità in queste città era diminuito di circa l’8,2% rispetto all’anno precedente, mentre in altre città simili (dove però non vi era un numero così elevato di meditanti) l’indice della criminalità era invece aumentato dell’8,3%, rispecchiando la tendenza nazionale.
Dal 1976 in poi sono state effettuate decine di altri studi sociologici di questo tipo, che hanno sempre dimostrato che in tutte le comunità (città, aree, regioni) in cui vi era oltre l’1% di meditanti, si aveva un calo sensibile della criminalità, degli incidenti stradali, e di altri aspetti sociologici negativi, e contemporaneamente si aveva un miglioramento della qualità della vita (calcolato con i tradizionali indicatori statistici utilizzati in sociologia).
Come abbiamo detto nel capitolo 6, se alcune persone stanno meglio e si comportano meglio, è ragionevole attendersi un’influenza positiva sull’intera comunità. Immaginiamo di viaggiare in auto: è chiaro che se incontriamo automobilisti nervosi o pirati della strada, il nostro nervosismo aumenterà, e con esso aumenterà il rischio di incidenti, mentre se incontriamo automobilisti sereni e corretti, la probabilità di incidenti si ridurrà notevolmente. Ovviamente si tratta di influenze piuttosto piccole, ma comunque rivelabili dai potenti metodi utilizzati dalla statistica.
Quello che ci meraviglia però è che per avere un’influenza misurabile sia sufficiente che solo l’1% della popolazione pratichi la MT! È veramente troppo poco. Se si trattasse del 20 o del 30%, potremmo facilmente accettare che vi sia un’influenza misurabile, ma con solo l’1% com’è possibile? Eppure, quando si supera la soglia dell’1%, si hanno questi fenomeni del tutto inattesi, e perfino un calo della disoccupazione ed un aumento delle attività economiche. Com’è possibile? Come fa l’1% di meditanti ad influenzare la struttura economica di una comunità?
Tenetevi forte: Maharishi risponde che l’effetto avviene al livello della “coscienza collettiva”, cioè, usando la terminologia di Teilhard de Chardin, avviene nella “noosfera”. In pratica, si deve ammettere l’esistenza di un campo astratto che permea l’atmosfera ed influenza il benessere delle singole coscienze individuali, in modo analogo a quello in cui la familiare atmosfera materiale (l’aria comune) influenza la salute dei singoli corpi individuali.
Se in una città tipicamente afflitta da smog si riuscisse a depurare l’aria, ciò produrrebbe dei benefici piccoli ma concreti sugli organismi delle singole persone, e tali benefici potrebbero essere rivelati espressamente da un’accurata indagine statistica: così si conterebbe un minor numero di malattie, forse anche un minor numero di morti per tumore, ed altre conseguenze di questo tipo.
Analogamente, ammettendo l’esistenza di una “atmosfera psichica” o “noosfera”, e che esista un mezzo per “migliorarla” o “purificarla”, tale mezzo produrrebbe dei benefici misurabili attraverso metodi statistici: minor numero di incidenti, minore criminalità, aumento della qualità della vita e quindi anche delle attività economiche, eccetera.
Ovviamente non vi sarebbe motivo di temere che un’influenza del genere modifichi la nostra volontà, esattamente come nel caso in cui l’aria venisse purificata, la nostra volontà non verrebbe modificata (anzi, avrebbe migliori opportunità di essere realizzata, a causa del miglioramento della nostra salute generale).
Fantascienza? Magia? Superstizione? No: si tratta di fenomeni realmente rivelati attraverso una metodologia scientifica. Sicuramente tutto ciò può sbalordire molte persone, e risultare inaccettabile a chi continua ad aderire ad un rigido modello materialistico ottocentesco, ma le verifiche dell’effetto Maharishi sono molteplici e incontestabili, e sono stati pubblicati su riviste specialistiche come Journal of Conflict Resolution o Social Science Perspectives Journal. Per maggiori riferimenti si può consultare il sito della Maharishi University of Management, Iowa, USA, ed in particolare la pagina web:
http://www.mum.edu/tm_research/tm_biblio/socio_c.html
A partire dagli anni ’80 sono stati effettuati esperimenti specifici usando gruppi di persone che praticano tecniche avanzate di meditazione (le cosiddette MT-Siddhi), e la cui influenza è perfino più forte di quella evidenziata sopra (è sufficiente un numero di praticanti nettamente inferiore all’1% della popolazione). Gruppi di questo tipo vengono chiamati gruppi di coerenza, poiché si suppone che essi aumentino la coerenza delle presunte onde che attraversano la coscienza collettiva, così come la pratica della MT aumenta la coerenza cerebrale nei singoli individui (come ampiamente dimostrato dalle analisi EEG in decine di ricerche).
Tra i numerosi ed incredibili risultati ottenuti dai gruppi di coerenza sperimentali, organizzati in varie occasioni, si hanno dei nettissimi miglioramenti in certe città durante il conflitto del Libano nel 1983, ed un forte calo della criminalità (altrimenti inspiegabile) durante l’esperimento tenuto a Washington nell’estate del 1993. Questi esperimenti però non hanno suscitato l’interesse delle autorità governative, forse perché si fondano su un principio del tutto nuovo e insolito e difficile da comprendere e accettare.
...
IX - Stati sociologici ordinati.
Il 14 Dicembre 1991 sul quotidiano Il Tempo (pag.5) fu pubblicato un articolo che praticamente era una lusinghiera recensione del libro Ipotesi sulla realtà, ma che si soffermava molto anche sull’effetto Maharishi. Il titolo era: “La meditazione trascendentale? È accertato: fa diminuire il tasso della criminalità”.
Ecco la parte finale dell’articolo, riferito alla diminuzione della criminalità laddove vi sono parecchi meditanti: “È un fatto ‘tecnico’, dice Maharishi. In quelle situazioni avviene una ‘transizione di fase sociologica’ nella popolazione, con un improvviso cambiamento delle tendenze sociali [il fenomeno rievoca infatti le transizioni tra la fase solida, liquida e gassosa studiate dalla chimica e dalla fisica]. Si passa insomma ad uno ‘stato sociologico’ più ordinato [questo rievoca anche alcuni fenomeni magnetici, in cui si ha un ordinamento collettivo delle molecole dopo aver superato una soglia minima]. Applicato su larga scala potrebbe rappresentare la soluzione dei problemi dell’umanità?”.
L’Effetto Maharishi ricorda il concetto di “mano invisibile” che fu espresso nel diciottesimo secolo dall’economista Adam Smith: secondo lui, è sufficiente che ogni persona segua il proprio impulso al guadagno e curi i suoi interessi individuali in modo onesto, affinché l’ordine spontaneo dell’intera economia ne risenta beneficamente. Esiste infatti una sorta di “mano invisibile” che coordina ed armonizza le attività dei vari individui e crea il benessere economico nell’intera collettività. In altre parole, un egoismo onesto ha già l’effetto di un altruismo...
Analogamente, nell’effetto Maharishi, sembrerebbe che la MT, praticata dai singoli individui per i propri scopi personali, cioè per diminuire il proprio stress e nervosismo ed aumentare la propria intelligenza e creatività, abbia l’incredibile conseguenza secondaria di agire in modo benefico anche sulla coscienza collettiva (sia pure in piccola misura).
Chi conosce bene la filosofia di Hegel riconoscerà anche una certa affinità col concetto di astuzia della Ragione, secondo il quale esiste una Ragione universale capace di influenzare i comportamenti individuali. Nell’effetto Maharishi però siamo noi che possiamo agire “dal basso” ed influenzare la Ragione, in modo da produrre ricadute positive sull’umanità. Altre analogie con la coscienza collettiva definita da Maharishi le abbiamo già riscontrate nel concetto di inconscio collettivo di Jung e di noosfera di Teilhard de Chardin.
In definitiva, gli esperimenti di Princeton e le conferme dell’Effetto Maharishi ci possono meravigliare solo se continuiamo ad aderire ad una concezione materialistica, in cui la mente è considerata un effetto secondario e accidentale della materia, mentre in una concezione in cui l’universo è interconnesso e la consapevolezza risulta di importanza cruciale, tutto ciò è comprensibile e naturale.
Il fisico Majorana già negli anni '30 aveva presagito che in futuro le scienze sociali sarebbero state studiate con gli strumenti tipici della fisica d'avanguardia ed in particolare della meccanica quantistica, come riportato dall'articolo Fisica e Mercati Finanziari su Le Scienze n.394 di Giugno 2001.