Segnalo ai lettori di questo forum che sanno l’inglese i due seguenti libri di Samuel Avery:
“The dimensional structure of Consciuosness: A physical Basis for Immaterialism” (1995) e il più recente “Transcendence of the Western Mind: Physics, Metaphysics and Life on Hearth” (2003).
Li ho appena scoperti per caso - come a suo tempo quelli di Coppola -. Si possono trovare in Amazon, ma il testo completo è anche disponibile (non scaricabile) in Google, sezione Altro>>, Ricerca libri, opzione “Libri in visione integrale”. Ricercando “Avery” sono i primi della lista.
Avery - come Coppola - non è un addetto ai lavori ed è sconosciuto nel circuito delle Scienze Cognitive (à la Penrose, Chalmers, Dennet, Damasio etc.). Lui si presenta così: “Samuel Avery lives with his family on a farm in Hart County, Kentucky, along the banks of the Nolin River. He spends his time gardening, building, and teaching.”, il che stride notevolmente con la potenza e la profondità delle idee che presenta.
Sulla base delle mie numerose letture sull’argomomento (oltre a una laurea in fisica e familiarità con tecniche di meditazione) posso dire che questi sono di gran lunga i testi più sorprendenti e stimolanti che mi siano capitati tra le mani da molto tempo a questa parte.
Se possibile, suggerisco di leggerli nell’ordine. Il primo è la presentazione molto asciutta e diretta del nocciolo della sua teoria relativa alla stuttura multidimensionale della coscienza. E’ scritto in linguaggio piano, ma i concetti sono molto “rivoluzionari” e richiedono un sforzo di assimilazione non trascurabile (la massa come dimensione, la materia come costrutto...!).
Il secondo è invece una riproposizione del tema, inserito in uno scenario molto più ampio e variegato, che include le esperienze personali di meditazione – come in Coppola -, considerazioni sull’evoluzione bologica della coscienza – tema che invece in Coppola è un assente ingiustificato - fino ad arrivare alle prospettive future della nostra specie. E’ un percorso un pò tortuoso e richede un pò di pazienza, ma la ricchezza di stimoli e riflessioni è davvero sorpendente.
Volendo completare il parallelo, direi che a Coppola va ampiamente riconosciuta l’eccellenza nella
“fase istruttoria” del caso: la chiarezza e la lucidità con cui ricostruisce e presenta il percorso del pensiero filosofico (occidentale), compresa l’ultima fase dal pensiero scientifico fino al suo punto interno di rottura, sono encomiabili e difficilmente eguagliabili. Più deludente è invece, a mio vedere, la “risoluzione” del caso, dove Coppola propone sostanzialmente una semplice coincidenza tra coscienza e campo unificato in maniera poco argomentata e credibile. Non a caso questo apetto, che nelle intenzioni dell’autore immagino dovesse rappresentare l’apice del suo pensiero, è in realtà quello meno considerato e discusso anche in questo forum.
Per contro Avery riduce al minimo i preamboli (p.es. quelli che rigardano i paradossi della fisica moderna), ma ci sommerge con la sua ricchezza propositiva e di immaginazione. Anche se può essere difficile comprendere, accettare e condividere tutti gli apetti e le implicazioni della sua teoria, credo che non si possa comunque rimanere indifferenti.
Avery dice: “I have tried hard to make the language understandable to those willing to understand it, and can only hope that you are able to see through the words what they describe”. E ancora: “It is not my ideas I wish to get across in any case, but the realizations that have inspired them. If there is truth to this theory, it is not in what I have said, but in that at which I have aimed.”
Personalmente credo che se c’è un segreto dell’universo che ci è dato di scoprire, questa sia la direzione giusta...
Buona lettura!
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