Ho visto solo la parte prima (appena ho tempo vedo il resto).
Cmq il discorso mi sembra un pò diverso da quello di Odifreddi (almeno per il primo spezzone).
Anzi il discorso di Odifreddi è ciò che più spaventa se seguissimo alla lettera un percorso e un indirizzo scientifico allargato a sistemi che di scientifico non hanno molto, come l'etica, il relazionismo, la società, la politica la cultura ecc. ecc.
Perchè raccontare allora le favole ai bambini? Non sarebbe meglio fargli vedere effettivamente come va il mondo, magari fargli vedere uno sgozzamento come quelli che mi è capitato di vedere proprio in tv (era notte) quando si stava per attaccare l'Afganistan?
SaTiro: Perchè raccontare allora le favole ai bambini? Non sarebbe meglio fargli vedere effettivamente come va il mondo, magari fargli vedere uno sgozzamento come quelli che mi è capitato di vedere proprio in tv (era notte) quando si stava per attaccare l'Afganistan?
concordo al 100%
p.s. In ogni caso, il termine "fede" è ambiguo, in quanto può significare una qualunque cosa.
Non ho mai discusso sulla fede, sul significato che ha o che soggettivamente noi possiamo darle, perchè ritengo l'argomento di difficile trattazione (piu della m.q., se la conoscessi per davvero ^_^).
Difficile perchè appunto l'80% della trattazione è esclusivamente soggettiva perciò imperscrutabile all'occhio di chi guarda. Per la m.q. avremo le equazioni i riscontri verificabili sperimentalmente ecc., ma per la fede non abbiamo nulla se no il nostro stato soggettivo di "credente".
L'analisi,poi, della fede "soggettiva" comparata alla religione a cui appartiene (che può anche essere l'ateismo) per dedurne la sua vicinanza o meno alla verità (esistono sicuramente religioni che non escludono la scienza, ma esiste anche la scienza canditata a religione) è un'operazione troppo semplificativa.
Lo stesso Dawkins dice (non so se lo dica nel documentario, ma l'ho letto in un libro) che la vita è come costruire un aereoplano mentre vola. Tutta la vita è una questione di essere e divenire, essere una cosa e simultaneamente trasformarsi in qualcosa di diverso.
Se teniamo presente questo concetto secondo me si arriva alla conclusione che l'essere uomo diviene uomo credente, ma non c'è un punto nello spazio e nel tempo in cui si è sia uomo che credente, e prima di essere uomo credente bisogna divenire uomini...ma il procedimento fluttuante della vita impone di non pensare piu alla fede come qualcosa di oggettivo, ma come una crescita soggettiva dell'uomo credente.
Se pensassimo in astratto cioè ad un uomo non inserito in una società, in una tradizione, educazione ecc. potremmo costruire un uomo a immagine e somiglianza di Dio, essere, probabilmente, che non ha bisogno di divenire.
Qui si può discutere, sicuramente, che l'apporto scientifico ma non solo, anche la crescita civile dell'umanità nel suo insieme, possano aiutare a unificare il procedimento fluttuante verso Dio... ma la fede è e rimarrà soggettiva e imperscrutabile a qualsiasi logica o prova ontologica o teologica o quant'altro.