Ogni giorno nel nostro mondo materiale , all'interno della vita come noi la percepiamo , sembrano accadere fatti assurdi e malvagi.
Nei giorni scorsi leggevo di un trattore che si è capovolto uccidendo un bambino di 3 anni ...E migliaia di esempi così si potrebbero aggiungere.
In un forum come questo che cerca di dare una spiegazione alle leggi naturali ed un senso a tutto ciò che non riusciamo a spiegare , che risposta ci può essere a casi del genere che sembrano confermare il dominio del caos materialistico nel mondo da noi percepito?
Se la materia è l'energia che si organizza acquistando consapevolezza, come inquadrare il fatto che un bambino di 3 anni venga bloccato in modo prematuro da un evento assurdo?
Vi ringrazio anticipatamente dei vostri contributi ad una mia eventuale migliore comprensione di questo nostro piccolo mondo.
Re: La mancanza di senso, ignoranza o prova del caos?
September 4 2008, 4:50 PM
A proposito del "senso della vita", riporto qui di seguito un intervento di un lettore al "Corriere della Sera" pubblicato proprio oggi 4 settembre su detto quotidiano nella rubrica "Lettere al Corriere" (rintracciabile anche su www.corriere.it) e completato dalla risposta di Sergio Romano, curatore della rubrica stessa.
IL SENSO DELLA VITA
Ricerca difficile
Caro Romano,
il 90% delle persone non sa perché vive, lavora, procrea e muore e non sa neanche di non saperlo. Il 9% crede di saperlo, i religiosi in positivo e gli atei in negativo.
Lo 0,9% non lo sa e sa di non saperlo, ci pensa e ripensa freddamente e «professionalmente», sono i filosofi e gli agnostici.
Infine ci sono io che non lo so, so di non saperlo, mi angoscio, mi dispero e non riesco a capire tutti gli altri, che comunque mandano avanti questo assurdo mondo senza senso.
Perché?
Guido Martinoli
guido.martinoli@libero.it
Risposta di Sergio Romano:
"Credo che il quadro da lei dipinto sia verosimile. Ma non posso rispondere alla sua domanda. Posso soltanto suggerirle, pragmaticamente, di unirsi a una delle categorie descritte nella sua lettera. Si sentirà meno solo".
Sono Guido Martinoli, autore della lettea in questione.
Ringrazio della ripubblicazione e invito chi volesse approfondire la tematica (ontologia e senso della vita) a leggersi e scaricarsi le oltre trenta lettere pervenutemi dopo la pubblicazione di quella riportatta.
Il blog disponibile e da aprire è il seguente :
http://ontologie-ontologie.blogspot.com/
Re: La mancanza di senso, ignoranza o prova del caos?
September 9 2008, 8:54 PM
Quando, attraverso la ricerca fondamentale, riusciremo a comprendere la vera essenza della realtà fenomenica, saremo in grado di dare una spiegazione anche a questi tragici eventi.
Re: La mancanza di senso, ignoranza o prova del caos?
September 9 2008, 10:46 PM
D'accordo, ma sarei più cauto. Modificherei quindi la frase di Brown così (sostituendo "quando" con "se"):
"SE, attraverso la ricerca fondamentale, riusciremo a comprendere la vera essenza della realtà fenomenica, saremo in grado di dare una spiegazione anche a questi tragici eventi".
Il "se", non riconoscendo la certezza o la speranza del "quando" (il "quando" presupporrebbe, infatti, soltanto trattarsi di questione di tempo, data l'intrinseca presunzione dogmatica di assoluta potenzialità conoscitiva di stampo settecentesco), lascia di fatto "senza dubbio" molti "dubbi".
Tutto questo, anche volendo mantenersi a ragionare in ambito prettamente scientifico: si tratta, in effetti, di un opportuno riconoscimento di ineludibili limiti oggettivi che, proprio secondo la logica e la scienza stessa, fanno parte intrinecamente del pensiero razionale e della scienza medesima, entrambi costretti a prendere atto, in coerenza del riconoscimento della propria essenziale natura, di non poter varcare determinati confini.
Penso, in definitiva, che tutto dipenda anche da che cosa si intende veramente per "ricerca fondamentale".
Re: La mancanza di senso, ignoranza o prova del caos?
September 9 2008, 10:51 PM
Per essere più corretti, dovremmo anche sostituire "riusciremo" con "riuscissimo e "saremo" con "saremmo".
Quindi, ricapitolando:
"SE, attraverso la ricerca fondamentale, RIUSCISSIMO a comprendere la vera essenza della realtà fenomenica, SAREMMO in grado di dare una spiegazione anche a questi tragici eventi".
Re: La mancanza di senso, ignoranza o prova del caos?
September 10 2008, 12:24 AM
E' vero che il metodo scientifico si basa sulla certezza del dubbio ma è anche vero che esso si prefigge l’accertamento dei fenomeni a mezzo di esperimenti atti a chiarirne la natura, non certo inventando argomentazioni prive di senso.
L’assunto di base della scienza, che vi sia nella natura un ordine intelligibile, è, alla luce dei fatti, indiscutibile. Le leggi che governano l’universo sono però nascoste, cifrate in una specie di codice cosmico. Ed il compito degli scienziati è, appunto, quello di scoprire questo codice dedicandosi a questa impresa con grande sforzo ma, soprattutto, con grande umiltà.
Per avanzare nella conoscenza occorre, infatti, essere cauti ed ammettere di non sapere. Non esiste nulla di certo o di provato oltre ogni dubbio. La conoscenza è un percorso: si indaga per cercare ciò che è sconosciuto e quando si ottiene una nuova conoscenza ciò non significa che si sia scoperta tutta la verità, ma solo che si è compiuto un ulteriore passo, più o meno importante, verso la meta.
Pur tuttavia, la visione del mondo che le più recenti scoperte scientifiche lasciano oggi intravedere è di gran lunga più affascinante dell’immagine che di essosi aveva ancora qualche anno fa.
Infatti, questo nostro mondo, che siamo abituati ad accettare come un fatto naturale ed evidente, non è poi così reale e concreto come ci appare ma, anzi, sembra essere solamente un’allucinazione indotta dai nostri sensi illusori. Un’illusorietà che nasce, probabilmente, dalla circostanza che siamo fatti della stessa sostanza con cui ci troviamo ad interagire.
Siamo, cioè, rinchiusi nella stessa logica fenomenica che ci fa vedere l’universo con l’immagine che di esso percepiamo attraverso i nostri grossolani apparati sensoriali.
Eppure non dovrebbe essere difficile comprendere la spiegazione di questa illusione: basta scrutare nell’intimo della materia per accorgersi che essa è costituita di strutture interpretate come atomi quasi completamente vuoti, costituiti da un nucleo centrale di protoni e neutroni, di circa un milione di volte più piccolo dell’atomo stesso, avvolto in una nube di altre particelle denominate elettroni. Oggetti fisici che, interpretati alla luce della Meccanica Quantistica, diventano una mescolanza indistinta di entità fantasma e di onde di natura indefinita, non più catalogabili in base ai parametri della nostra esperienza quotidiana. Una realtà che solo la simbologia delle equazioni matematiche può cogliere e far rimanere nei limiti della comprensione umana.
Quest’ultima osservazione serve a sottolineare, ove ce ne fosse ancora bisogno, lo strettissimo legame che intercorre, in ambito scientifico, fra enti fisici e relazioni matematiche e riguarda la grandiosa scoperta che tutti i fenomeni accadono seguendo leggi matematiche.
E'incredibile che il primo a suggerire che il numero fosse la chiave di volta della realtà fenomenica sia stato Pitagora più di 2.500 anni fa. Ed è altrettanto stupefacente che, solo un secolo dopo, Platone ripropose quest’idea ponendola a base di un sistema filosofico che ancora oggi influenza molte dottrine filosofiche, cosmologiche e religiose.
Per indagare la natura fondamentale del mondo fisico in generale e contemplare la realtà nella sua intima essenza, l’unico strumento valido è, quindi, il ragionamento matematico. La matematica, sottesa all’algoritmo che descrive ( o crea? ) l’intera realtà fenomenica è, infatti, il solo linguaggio formale capace di esprimere principi esatti che nulla concedono all’approssimazione ed all’indeterminatezza. Per questo essa possiede gli attributi della perfezione, della compiutezza e dell’infinita potenzialità che sono propri di Dio.
Re: La mancanza di senso, ignoranza o prova del caos?
September 11 2008, 4:42 PM
Ho trovato il discorso di Brown molto interessante: esso riassume per buona parte la visione che fino a qualche anno fa io stesso, con anche maggiore enfasi e forse convinzione, andavo in varie occasioni esprimendo.
Da lungo tempo, però, non ho più tali "sicurezze" (soggettive personali).
Dal precipuo punto di vista della Fisica, infatti, sappiamo che vi sono limiti oggettivi ed invalicabili nei riguardi di una completa conoscenza fenomenica, sintetizzabile in modo emblematico e sintetico nel fatto che la realtà più minuta e costitutiva non la si può completamente davvero afferrare (vedi Heisenberg), ma semmai soltanto immaginare.
Anche dal punto di vista della Logica, sappiamo inoltre che vi sono altrettanti limiti invalicabili in quanto, in effetti, il pensiero umano non può che svilupparsi nell’ambito di un sistema autoreferenziale posto su un determinato piano conoscitivo che, per definizione, non può essere superato (vedi Gödel).
Da tutto ciò quindi, in parole povere, si ha la "certezza" (oggettiva), fornita dalle prove secondo le quali, basandoci sugli stessi sistemi scientifici e razionali, il contenuto non possa, data la sua stessa natura, abbracciare (comprendere appieno) il proprio contenitore.
Il Dio citato da Brown, essendo per definizione infinito (e quindi infinitamente complesso), non potrà mai perciò essere completamente e realmente conosciuto da una Scienza (e da una Matematica) che, seppur coraggiosamente, può soltanto indagare e poi al massimo scoprire via via nuovi aspetti parziali, i quali, una volta scoperti non possono però che indurre a ricercare inevitabilmente ulteriori nuove vie verso aspetti ancora più nascosti, e così via all'infinito nel tempo (quindi, in pratica, aspetti definitivi mai raggiungibili), data appunto l'infinita suddetta complessità costituente per definizione il tutto.
Tutto questo non significa però che non si debba continuare il proprio dovere di ricercare per mezzo della Scienza. Occorre, comunque, rendersi conto che tale ricerca sarà necessariamente infinita e che perciò non potrà mai approdare a nulla di definitivo dal punto di vista della conoscenza, la quale non potrà mai assumere i connotati dell'assolutezza.
Da un punto di vista puramente cognitivo e di comprensione di tipo interpretativo globale, occorre in sostanza accontentarsi in ogni caso dei risultati, sempre maggiori ma pur sempre parziali, che via via si potranno raggiungere, cercando di approfittre possibilmente tra l'altro delle relative ricadute pratiche, facendo però coscientemente attenzione al loro "buon" utilizzo.
Re: La mancanza di senso, ignoranza o prova del caos?
September 11 2008, 11:22 PM
Prendo atto, con il dovuto rispetto, del “nuovo” punto di vista di Simplicius, evidentemente frutto di un sofferto percorso speculativo.
Vorrei solo ricordare a tutti che, così come ho avuto modo di scrivere anche sulle pagine di questo forum (vedi Bogdanov), l’indeterminazione nella fisica quantistica può essere facilmente rimossa accogliendo l’ipotesi - avanzata per la prima volta da Everett nel 1957 - dell’esistenza di universi paralleli o, meglio come dico io, di configurazioni virtuali parallele generate da un algoritmo informatico.
La validità di questa ipotesi è stata dimostrata da David Deutch con una argomentazione logico-empirica legata ad esperimenti di interferenza della luce attraverso un ostacolo (vedi “La trama della realtà” – Einaudi).
Riporto inoltre, a maggior chiarimento, alcuni brani del recentissimo libro “La fisica del cristianesimo” di Frank J. Tipler edito da Mondatori, in cui si afferma:
“Questa conclusione è chiamata interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica. Tuttavia il termine interpretazione è improprio, perché questa è l’unica interpretazione della meccanica quantistica...... se la meccanica quantistica è vera, i molti universi esistono di necessità. La matematica della meccanica quantistica non ammette nessuna alternativa. L’esistenza dei molti universi, cui si dà il nome collettivo di multiverso, in realtà discende anche dall’equazione di Hamilton-Jacobi, ma poiché tali mondi sono non lineari, si sarebbe potuto supporre che in essi una particella in effetti seguisse soltanto una traiettoria. La linearità dell’equazione di Schrodinger invece non ci lascia tale opzione. Quindi il multiverso esiste anche nella meccanica classica newtoniana, se questa teoria viene espressa nella sua forma matematica più potente.”
Re: La mancanza di senso, ignoranza o prova del caos?
September 12 2008, 10:12 AM
Questa mattina ho ricevuto l'ultima newsletter di "Scienza e conoscenza".
Copio e incollo l'articolo principale di apertura che, approfittando dell'attualità dell'esperimento del CERN, sottende un discorso di fondo più vasto che potrebbe diventare ulteriore argomento di approfondimento e riflessione, sebbene io stesso, pur riconoscendo la validità di alcuni aspetti ivi espressi, trovi l'articolo un po' troppo "estremista".
LHC, questo è "QUANTO"?
E alle particelle, ieri, è stato fatto fare un primo mezzo giro di prova, in un senso, lungo il Tunnel, al CERN di Ginevra. Immagino gli occhi lucidi di chi ci ha lavorato, gli stessi occhi brillanti di chi ha visto volare il primo pallone.
Ho provato e provo compassione per questi scienziati impegnati in progetti grandiosi finanziati da più di mezzo mondo. Li vedo come “condannati”, in un certo senso, a fornire sicurezza all'umanità, ad esplorare, quantificare, analizzare matematicamente il mistero delle origini, ad utilizzare strumenti e tecnologie fantastiche che probabilmente mai potranno risolvere il mistero, poiché come ha già fatto notare qualche saggio, quel mistero non può essere risolto come un puzzle, ma semplicemente vissuto.
La sicurezza, la soluzione, come probabilmente il bosone di Higgs o in qualsivoglia modo vogliamo chiamare quella cosa che da' massa alle cose, non esiste, poiché non è parte dell'incerta e misteriosa rete della vita. Ma finché la maggior parte degli umani la pretenderà, assolderà dei cervelli pensanti che in qualche modo possano portare delle prove se non tangibili, almeno misurabili, una prova perdio che dimostri che non siamo fatti di vuoto, sebbene un vuoto ricolmo di vita...
Ma chi può dirlo se non ci sono prove?
Il LHC sembra uno scintillante, necessario (poiché ha la sua imponderabile necessarietà), grandioso progetto che distrae l'umanità dall'incertezza della morte. E dall'altro lato, come sta succedendo, e succede per ogni rimozione, dà spessore alla morte. Ed ecco tutta la falange allarmista, che teme il buco nero, nero che inghiottirà il pianeta. Quel buco nero, nero del resto, inghiottimento del pianeta tutto o meno, ci ha già deglutito alla nascita e ci inghiottirà anche alla morte.
O pensiamo di poterlo evitare?
Di fatto gli innumerevoli personaggi che lavorano al CERN, uomini e donne, s'impegnano, quasi si trastullano, senza poi incaponirsi troppo se ci sia o no quella cosa che dà massa alle cose. Sono degli esseri umani come tutti gli altri, al servizio del progresso, sebbene si tenda a proiettare sugli scienziati appunto la nostra mancanza di sicurezza o il bisogno d'onnipotenza, la nostra necessità di far tornare i conti, alla fine i nostri pregiudizi, negativi o positivi...
Per questo, provo compassione e rispetto di fronte a tanto brulicare, costruir templi e immani mandala - come sembrano alcuni macchinari del Cern - di fronte al confluire di forze mentali, intelligenze, alte tecnologie, ingenti capitali, per fare cosa? To smash things together. Per far scontrare insieme delle men che micro particelle al fine di fare poi la scoperta di che cosa? Dell'acqua calda, come si dice in gergo. Quella scoperta - si racconta, spesso seguita da un grande risata - che i mistici fanno senza nessuna apparecchiatura, se non la grandiosa architettura del loro corpo-mente?
Re: La mancanza di senso, ignoranza o prova del caos?
September 12 2008, 2:33 PM
Scienza e Conoscenza non è un giornale scientifico. Io credevo di parlare con persone interessate a capire il mondo attraverso metodiche ed indagini scientifiche, non attraverso riflessioni umanistiche e poetiche. Mi sono sbagliato. Chiedo scusa.
Re: La mancanza di senso, ignoranza o prova del caos?
September 12 2008, 4:00 PM
Ritengo che l'intestardisti sul concetto obsoleto della "doppia cultura" sia quanto di più dannoso per la nostra civiltà.
Una cultura soltanto scientifica non ha comunque alcun senso, anzi non ha nemmeno possibilità di sussistere in quanto avulsa dagli aspetti fondamentali dell'esistenza umana stessa che non possono che essere alla base della vita e della nostra civiltà.
La scienza in sostanza dovrebbe essere considerata come uno strumento al servizio dell'uomo, sia da un punto di vista generale della conoscenza, sia di quello, da essa derivante, più prettamente materiale e utilitaristico.
In ogni caso ogni argomento e ogni aspetto definibile in modo corrente come "scientifico" può soltanto scaturire da una volontà e da un "sentire" umano che precede di fatto e trascende la scienza stessa e, molte volte, tende, nel riassumerla, a cercare di attribuire ad essa un senso compiuto, sempre ovviamente in termini umani: le stesse numerose, e spesso fantasiose, "interpretazioni" per una presunta maggiore comprensione della realtà non hanno una valenza definibile appunto come esclusivamente "scientifica", ma sono piuttosto legate alla sfera del desiderio e connesse a quell'anelito proprio delle caratteristiche umane che trascendono appunto la scienza stessa.
Una scienza nuda e cruda, insomma, non può esistere veramente.
Se tutto fosse davvero soltanto scienza (intesa, secondo quanto alcuni vorrebbero, come attività asettica), si avrebbe, per esempio, estremizzando il concetto, il paradosso per cui uno "scienziato coerente", che credesse quindi incondizionatamente e soltanto nella scienza, non potrebbe condurre una vita normale. Non potrebbe, infatti, veramente avere una vita affettiva: dovrebbe coerentemente tralasciare gli aspetti "disturbanti" e "scientificamente" inutili, concentrandosi unicamente sugli aspetti "scientificamente" conoscitivi, a livello appunto non affettivo ma, al massimo distaccatamente psicologico, per non parlare delle componenti più materiali che dovrebbero indurlo a concentrarsi soltanto su aspetti puramente scientifici, per esempio sulla specifica realtà cellulare o chimica del soggetto di riferimento, oppure addirittura sulla specifica realtà atomica e subatomica. Non potrebbe quindi, coerentemente, davvero condurre una vera vita "umana", ma soltanto "scientifica": non gustare un cibo (a livello profondamente subatomico tutti i cibi sono uguali, essendo, a esempio, ogni singolo protone uguale a un altro, eccetera). Così, nel viaggiare in automobile dovrebbe coerentemente concentrarsi unicamente sui fenomeni termodinamici che governano il funzionamento del motore, sforzandosi di percepire mentalmente soltanto i processi in atto nell'evoluzione molecolare dei fluidi in gioco, col rischio tra l'altro di andare a sbattere contro qualche albero, e così via.
Un tale generalizzato comportamento non risulterebbe di certo a lui "conveniente" (qui il termine "conveniente" è da interpretare come "intimamente interessante alla vita reale", vita che è ciò che in definitiva sicuramente a lui importa davvero): "disumanizzandosi" (sforzandosi, per assurda coerenza, di astrsi dalla vita reale), diverrebbe soltanto un inutile martire della scienza, vale a dire di una parte (sebbene importante, se opportunamente utilizzata) della conoscenza umana, parzializzando in modo abnorme se stesso e la propria visione sulla realtà tutta.
Insomma: viva la scienza, ma soprattuto viva la vita che la comprende.
Prego scusare le estremizzazioni e i paradossi, qui usati enfaticamente soltanto per fini espressivi.
Re: La mancanza di senso, ignoranza o prova del caos?
September 12 2008, 4:40 PM
Aggiungo quanto segue.
Brown ha scitto:
"Io credevo di parlare con persone interessate a capire il mondo attraverso metodiche ed indagini scientifiche, non attraverso riflessioni umanistiche e poetiche. Mi sono sbagliato. Chiedo scusa".
Faccio presente che il forum che ci ospita si riferisce al libro "Il segreto dell'universo", il quale "intende" (atto quindi esplicito di "volontà") rappresentare una "summa" di considerazioni che, partendo da fatti prettamente scientifici, si sviluppa cercando di dare ad essi in modo dettagliato un qualche senso di fronte alla coscienza umana, attraverso la storia dinamica dell'avventura umana della filosofia e delle relative implicazioni, nonché mediante riflessioni le più generali possibili su ipotesi, enucleazioni, estrapolazioni e possibilità che, dal punto di vista comunemente detto umanistico, la mente e il pensiero dell'uomo sono in grado di concepire, al fine ultimo di dare un senso alla realtà complessiva e alla vita stessa, quindi non certo con un atteggiamento asettico e limitato, bensì intrinsecamente intriso di un anelito che sottende aspirazioni umane di tipo onnicomprensivo, le quali trascendono gli aspetti descrivibili dalla sola scienza.
Re: La mancanza di senso, ignoranza o prova del caos?
September 12 2008, 4:40 PM
BROWN
<<Scienza e Conoscenza non è un giornale scientifico.>>
Ciao
forse è giunto il momento di mettere sul piatto i significati di "conoscenza" e di "Scienza".
La scienza credo si possa sintetizzare con la parola: metodo
la conoscenza invece credo sia un concetto più ampio.
C'è chi crede che possiamo, attraverso il metodo, arrivare alla conoscenza.
C'è invece chi crede che ciò non sia possibile (e forse è quello che voleva dire Simplicius attraverso l'articoletto), il metodo serve si ma non porterà mai alla piena conoscenza.
Ho molto rispetto per gli scienziati ma puoi dare un'occhiata all'interno del forum quante volte mi sono rivoltato contro le loro deduzioni, e neanche Tipler si sottrae a questa rivolta, di cui ho il libro e ne parlavo prima di te qui:
lui dice: se la meccanica quantistica è giusta allora è giusta anche questa (riferimento alla teoria ad altri mondi)
Ma queste associazioni e deduzioni anche se sono umanissime (GUAI SE NON CI FOSSERO) devono necessariamente passare attraverso il metodo: partiamo da un concetto, lo elaboriamo attraverso la matematica e poi lo applichiamo attraverso la fisica.
Ora, tutta quanta la m.q., anche se è stata innumerevoli volte confermata attraverso gli esperimenti, suscita perplessità quando si incrocia il "paradosso della misura".
L'ipotesi a molti mondi è una soluzione (matematica... ma complessa) fra le tante. Tipler dice che sia l'unica deduzione possibile. Il punto è che perchè sia una "deduzione vera" bisogna seguire il metodo, quindi bisogna dimostrarlo sperimentalmente, in pratica verificarlo.
Anche se ci "piace" (a me non molto ma fa lo stesso, il piacere è soggettivo)o che sia vero oppure no, non possiamo sbandierarlo come se fosse vero senza alcuna dimostrazione.
Il risultato che volevo trarne è questo: l'articoletto di Simplicius non è molto differente dal libro di Tipler; anche se Tipler è un fisico nessuno lo autorizza a scavalcare il "metodo scientifico".
Potremmo dire per esempio che Tripler dice che non vi sia alcuna supersimmetria perchè non è mai stata osservata, anche se vi è una teoria che lo preveda. Ma è per questo si fanno gli esperimenti. Se dall'acceleratore non verrà fuori alcuna materia supersimmetrica ci saranno i vincitori e i vinti.
A quel punto nessuno si interesserà dei vinti, ma tutti beneficeranno di una maggiore conoscenza.
La Fisica non risponde a queste domande. Purtroppo invece sono le domande fondamnetali per la vta dell'uomo. Mi chiedo certe volte allora a cosa sereve argomentare sui segreti del tutto, quando non riusciamo a muoverci nemmeno di un micron nella direzione delle risposte urgenti che interessano la nostra vita. Anche a me piace approfondire tutto, ma rimango impotente rispetto a queste domande.Quakcuno sa almeno trovare la direzione in cui andare per scorgere qualche soluzione, almeno da lonano?
Un saluto a tutti