December 18 2005 at 12:53 PM No score for this post
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da La Repubblica di oggi,2 pagine dedicate ad Elton (p38 e 39):
Fra tre giorni grazie alla nuova legge britannica il celebre musicista inglese e il film maker canadese David Furnish si sposeranno, una coppia straordinaria e normale che si avvia a diventare l'icona planetaria dei diritti degli omosessuali.
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Re: articolo su "la repubblica"
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December 18 2005, 6:27 PM
Notare il riferimento a 'TUMBLEWEED'... ora, da dire che Elton e Bernie seduti sul porticato della casa sono in posizione da rimorchio ('chi ha orecchie per intendere, intenda'!!!) 'tipicamente' gay mi pare un po' troppo. Del resto nel '70 Elton era ben lungi da dichiararsi, e pure poco famoso!
anche qui è portato il riferimento a Tumbleweed, ma sono scemi?
di GIUSEPPE VIDETTI FRANCESCO MERLO
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Fra tre giorni, grazie alla nuova legge britannica, il celebre musicista inglese Reginald Kenneth Dwight, in arte Elton John, e il film-maker canadese David Furnish si sposeranno: una coppia straordinaria e normale che si avvia a diventare l'icona planetaria dei diritti degli omosessuali londra "Da questo momento vi dichiaro marito e marito". Le pubblicazioni sono state esposte, la promessa è stata fatta, mercoledì 21 dicembre il matrimonio tra Reginald Kenneth Dwight, 58 anni, cittadino inglese, in arte Elton John, e David Furnish, cittadino canadese, 43 anni, sarà celebrato a Windsor. Una decisione annunciata e un gesto simbolico, visto che le nozze tra la popstar e il film maker/produttore avverranno proprio il primo giorno in cui in Gran Bretagna la legge che consente il matrimonio tra persone dello stesso sesso entra in vigore. "Niente regali, solo opere di bene", hanno fatto sapere i Dwight (o i Furnish?) ai settecento tra vip e star invitati alla cerimonia, che si terrà nello stesso luogo dove sono convolati Carlo e Camilla, esortandoli a donare generosamente all'Aids Foundation di cui Elton è presidente. "Sarà una cosa per pochi intimi", avevano annunciato Sir Elton e David nell'unica intervista cheek to cheek rilasciata a Attitude, il mensile gay britannico a più alta tiratura. Ma la mania di grandezza della popstar è proverbiale, e gli intimi, tra Liz Hurley e i Beckham, Rod Stewart e i Versace, basterebbero a popolare un matrimonio reale. "Adesso sono la regina madre del pop", esclamò irriverente il 24 febbraio 1998, quando Elisabetta II lo nominò cavaliere della corona, conferendogli l'ambito titolo di sir (già dal '95 è Comandante dell'ordine dell'impero britannico). All'epoca poteva anche permettersi di scherzare sulla propria omosessualità, David Furnish era ufficialmente il suo compagno da cinque anni. Ma fare coming out non era stato così semplice: una star deve rispondere del suo comportamento (e della sua sessualità) a milioni di fan.
Nel 1971 aveva mandato un segnale a buon intenditor... Sulla copertina dell'album Tumbleweed connection si era fatto fotografare con il suo paroliere di sempre, Bernie Taupin, sulla banchina di una stazione di provincia nell'atteggiamento di un tipico "rimorchio" gay.
Nel 1976 dichiarò in un'intervista a Rolling Stone: "Sono bisessuale". Il pubblico non reagì benissimo, ci fu una flessione nelle vendite, anche perché le canzoni non erano all'altezza di quelle incise nei primi cinque anni di carriera (1969-74). Non faceva molto per nasconderlo, ma il palcoscenico, si sa, può essere complice del reato d'ipocrisia. Sotto i riflettori tutto è concesso, ma la realtà è un'altra cosa, soprattutto quando la star in questione è anche un appassionato di calcio (di più, presidente del Watfor Football Club), un hobby che più etero non si può. Nel 1984 sposò Renate Blauel (dalla quale divorziò nel 1988): "Non fu la prima né l'ultima grande menzogna dell'Elton John che ero", ci confessò dieci anni dopo, in un'intervista senza veli. Si presentò in tuta da ginnastica, barba lunga, occhi ancora pieni di sonno. L'Elton dei lustrini e degli eccessi era già stato chiuso a chiave. Raccontò sorridendo, come se parlasse di un suo lontano parente strambo e patetico, di quella volta che per festeggiare il suo quarantesimo compleanno si era fatto confezionare un costume settecentesco così pesante ed elaborato che per essere "trasportato" al party fu necessario affittare un camion. "Sudavo, stavo male. Risultato: arrivai alla festa completamente disidratato, da ricovero". L'ultima volta, pochi mesi fa, lo abbiamo incontrato a Las Vegas, dove ormai da tempo divide il Colosseum del Caesars' Palace con Céline Dion (lui con lo spettacolo The red piano, lei con A new day). Erano passate poche ore dall'esternazione di Buttiglione contro i matrimoni gay all'Europarlamento. "State combinati male in Italia", esclamò, "con il Vaticano in casa c'è poco da sperare per i diritti degli omosessuali e una corretta informazione sull'Aids. Peggio di così hanno fatto solo Reagan e Bush", disse, tormentandosi l'orecchino pendente, un piccolo fallo d'oro forgiato dal suo gioielliere di fiducia. Ma il discorso scivolò quasi subito su David, mentre ci faceva ascoltare My elusive drug (La mia inafferrabile droga), una canzone dell'ultimo cd dedicata al compagno, in cui canta: Ti stavo cercando da una vita / Tutti i vizi che non riuscivo più a gestire / Ormai li ho nascosti sotto il tappeto / In favore della più dolce delle dipendenze / Tu, mia inafferrabile droga. Con un Oscar sul camino per le musiche del Re leone, tre musical in scena (Aida, The lion king e Billy Elliot, in cui Furnish figura come produttore) e uno in arrivo (Lestat, musical sulla saga dei vampiri di Anne Rice che debutta a San Francisco il 17 dicembre e arriva a Broadway a marzo 2006), Elton John pretende di aver fatto un salto al di là dei confini della cultura pop. "Non sono una popstar, non nel senso comune che si attribuisce a questa parola. Ho 58 anni, sono un artista, punto. Robbie Williams e i Blue sono popstar. è un lavoro bellissimo, meraviglioso, ma anche quello a un certo punto può venire a noia. Infatti, a un certo punto della mia esistenza, mi ha trascinato in basso. Ma negli ultimi dodici anni, da quando David è entrato nella mia vita, ho cambiato le mie abitudini, ho dato un taglio netto alle droghe, niente più alcol. Mi dicono, non hai paura di diventare vecchio? No, perché la maturità mi ha dato saggezza. Se avessi a disposizione la macchina del tempo, vorrei tornare indietro, non per cambiare qualcosa della mia carriera, ma di me stesso, degli errori, delle scelte sbagliate che ho fatto in amore, del male che mi sono inflitto abusando di sostanze nocive. Oggi ho una consapevolezza che quando sguazzavo tra cocaina e boa di struzzo mi mancava. Per questo mi appassiona aiutare la gente che è caduta nei miei stessi errori, artisti come l'attore Robert Downey Jr. (che ha voluto nel clip di I want love) che ha dovuto affrontare anni di riabilitazione per liberarsi dal vizio del bere. Ma anche Robbie Williams e George Michael, che malvolentieri hanno accettato i miei consigli", dice riferendosi a quella volta che piombò in casa dell'ex Take That con uno stuolo di psicanalisti e alle ripetute telefonate per convincere Michael (che a suo volta sposerà il suo compagno Kenny Goss tra qualche settimana) a smetterla con gli spinelli, con il risultato che quest'ultimo ormai non si fa più trovare in casa. Con Pete Doherty, il più irriducibile tossicodipendente della nuova scena rock, ha duettato al Live 8. "Elton John, la popstar, appartiene a quei primi cinque anni della carriera in cui ho inciso i miei capolavori. Poi la vita cambia, diventi ricco, hai una casa tutta tua, comici a coltivare altri interessi. All'epoca io non avevo una vita privata, solo dischi e concerti. Poi a un certo punto senti un campanello d'allarme: hey, è ora che incominci a vivere. Rimpianti? Non me li posso permettere, perché la lista sarebbe infinita. Per riacquistare l'equilibrio che ho ora con David ho dovuto prima di tutto chiedere scusa a me stesso. Una storia d'amore come la nostra basta di per sé a cambiare una vita. Quando mi drogavo, circondato com'ero da inutili yes men, non avrei neanche avuto il tempo di accorgermi di una persona come David. Il mio più grande rimorso è di aver offerto cocaina agli altri, di aver fatto l'amore con ragazzi che avevo sedotto con la cocaina. Non c'è da esserne fieri. Il mio percorso esistenziale e sentimentale con David è iniziato con un chiaro proposito: cambiare vita. Con lui è una sfida continua. è stato perentorio fin dall'inizio, anche quando si trattava di critiche aspre: "Non dovresti fare così, da troppo tempo stai buttando all'aria la tua vita, non è ora che la smetti con questi atteggiamenti?". E aveva ragione, perché un lato del mio carattere è molto autodistruttivo. Questa è una cosa che accomuna tutti noi artisti: ci facciamo del male, ci spariamo sui piedi, non sentiamo ragioni. A volte quel vecchio demonio mi assale di nuovo; per fortuna c'è David a sdrammatizzare: "Dai, falla finita", mi dice. E io mi rendo conto che sto facendo di nuovo lo stronzo. Ma la differenza tra me e il "vecchio Elton" è che ora, grazie a David, non chiudo più la porta a chi ha un buon consiglio da darmi. E, soprattutto, ho molto più rispetto verso me stesso. Troppo tempo ho sprecato a dormire di giorno, con le imposte che impedivano ai raggi del sole di entrare in casa. Versace fu il primo a insegnarmi che la vita andava vissuta pienamente, a trasformarmi un una spugna che assorbe tutto. E ora lo faccio. Mi accusano di spendere troppo in fiori (oltre 300mila euro all'anno, giardinieri esclusi, naturalmente, ndr), ma a me i fiori piacciono, mi piace essere circondato dalla bellezza". Di fiori ce ne sono tanti anche a Woodside, la villa di Windsor che delle sue quattro sparse per il mondo (a Nizza, ad Atlanta e a Venezia, "il nostro nido d'amore alla Giudecca") è quella più vicina al luogo delle nozze. "Ho una specie di cappella in giardino in cui ci sono, scolpiti su marmo, i nomi di tutte le persone morte di Aids che conoscevo. Almeno quaranta. In cucina ho il ricordo più caro, una foto di Matthew Shepherd che mi hanno dato i genitori. Non so se ricordate la storia: era quel ventunenne gay di Laramie, Wyoming, che fu pestato a morte da due suoi coetanei (6 ottobre 1998). Scrissi per lui la canzone American triangle e feci un concerto nella sua città. Per me è diventato il simbolo della nostra fragilità, del linciaggio di cui tanti omosessuali sono stati oggetto, soprattutto in provincia". Sulla religione è categorico, e non si illude che i matrimoni gay saranno mai un sacro vincolo: "Mi ha scandalizzato soprattutto il fatto che nessun leader religioso, neanche il Dalai Lama, abbia preso posizione contro la guerra con un gesto più clamoroso di una semplice omelia. Se sono credente? Lo spero. Una parte di me m'induce a credere. Ho sentito così tante storie di fantasmi... ma non so dare una risposta definitiva. La vita sarebbe inutile se la morte cancellasse ogni cosa, ma mi consola il fatto che a un certo punto nella vita arriva un momento in cui smetti di preoccuparti di perdere il prossimo aereo. Quel che più desidero, se esiste un aldilà, è di continuare a vivere con David". Il cammino dell'artista per sfuggire all'ipocrisia è stato lungo: una moglie di comodo lasciata presto, le allusioni sulla scena, l'ammissione di essere bisessuale, fino al coming out Prima di chiederci se è vero che la maggioranza delle coppie omosessuali voglia sposarsi, con i fiori d'arancio, i confetti, il riso, e tutto il grottesco di una cerimonia che già nella versione eterosessuale è sontuosamente indigesta, impetuosamente barocca, mobilitante come una chiamata alle armi ed estenuante come una guerra di trincea; prima di chiederci perché mai i gay dovrebbero imitare gli eterosessuali, va subito detto che impedire il matrimonio è un delitto, il più anti italiano dei delitti. Il "matrimonio che non s'ha da fare" è infatti l'ossessione attorno alla quale è stato costruito il nostro unico romanzo storico, che è anche il catechismo dell'antropologia italiana, di un'identità nazionale fondata sul "vissero felici e contenti", sul rito coniugale inteso non come un inizio, ma come una fine, come il fine. Ebbene, sostituendo Renzo e Lucia con Renzo e Lucio rimangono inalterate la struttura del delitto e l'immoralità degli impedimenti dirimenti. Dunque, vietare ai conviventi, alle coppie di fatto, di siglare un patto civile, di legarsi con un contratto riconosciuto dallo Stato, è la soperchieria di una classe dirigente che, ancora e sempre, è composta dai soliti don Rodrigo e dagli eterni don Abbondio, pronti a somministrare sofferenza proprio in nome di quel Cristo che prese su di sé tutta la sofferenza del mondo. Davvero ci vorrebbe un moderno Manzoni per raccontare che mai Gesù approverebbe lo stato di sofferenza di due persone che si amano e credono in Lui e pure nei Sacramenti, ma devono soffrire perché il loro amore, la loro convivenza e la loro stessa fede non sono riconosciute come ortodosse da Berlusconi don Rodrigo e dal Griso Castagnetti, dai bravi Casini e Rutelli, dai lanzichenecchi Buttiglione e Mastella, da una classe politica antimoderna che non rappresenta il proprio paese e le sue tantissime famiglie di fatto, non solo omosessuali. Ci vorrebbe un nuovo Manzoni per spiegare che Renzo e Lucio non sono mostri sociali, orrori della natura, errori di Dio. E tuttavia, una volta stabilito che gli omosessuali hanno il diritto di fare tutto quel che vogliono, con il loro corpo, con la loro anima, con i loro soldi, con le loro pensioni, con la loro vita..., ci permettiamo di aggiungere che il matrimonio, il rito classico del matrimonio, non ci pare una bella idea. Certo, su Elton John non abbiamo dubbi: il matrimonio sarà il più fantasioso dei suoi concerti, non più un assolo ma un duetto, un fantastico spettacolo con il sindaco come impresario, la sala comunale come palcoscenico, il mondo come pubblico e i benpensanti come bersaglio dell'irriverenza, della provocazione, del "prendersi gioco". Quel rito che spettacolarizza un ambito molto intimo come il rapporto amoroso, e che sempre resta a ridosso del grottesco, anche nelle coppie eterosessuali, in Elton John si riscatta perché il grottesco è l'anima dello spettacolo, è l'alimento della teatralità eccessiva. Come molti artisti, anche Elton John fa della bizzarria una forza. Ma perché mai le normali coppie gay dovrebbero accedere a un'istituzione che si regge a fatica e che tutti dribblano con il tradimento, con l'evasione, con il divorzio, con la sacra rota, persino con l'omicidio? Il matrimonio è un'istituzione in crisi, difesa a spada teologica dispiegata solo da chi non si sposa, dai preti appunto che pretendono di salvare una istituzione che non solo non conoscono ma che nei fatti dileggiano, con il loro voto di castità. Dunque il matrimonio omosessuale è un pasticcio perché è modellato su un altro pasticcio, sulla filosofia matrimonialista del prete, del single per devozione. Del resto, basta un'occhiata distratta per capire che sfasciamo più matrimoni di quanti ne facciamo. Neppure da un punto di vista contabile l'istituzione regge, visto che ogni matrimonio in crisi prelude almeno a due matrimoni sfasciati. La verità è che ci sposiamo per i figli. Ci sono famiglie plurime che sembrano fattorie di genitori, altre che sono fondate su una fatica domestica quotidiana, e nel migliore dei casi le mogli diventano sorelle... Davvero il matrimonio sopravvive come istituzione solo per i figli. Funziona come i numeri irrazionali in matematica, quei numeri matti che permettono il calcolo del cemento armato, l'elevazione di un grattacielo, la costruzione del ponte che collega la Danimarca alla Norvegia. Chi capisce i numeri irrazionali? Certo, se si ammette il diritto all'adozione per le coppie omosessuali, allora il discorso cambia. Ma noi, che siamo contro le discriminazioni, sappiamo che le differenze esistono. Ci sono l'affetto materno e quello paterno, c'è il doppio registro psicologico, la tenerezza della mamma e la durezza del papà o viceversa. L'omosessualità è uno dei tanti misteri della psiche degli uomini e delle donne, una piega che non è frattura, una opportunità come un'altra, una divagazione, una delle possibili maniere di vivere il sesso. Ma, senza obiezioni teologiche, non ci convince la banale vita quotidiana di un figlio affidato a una coppia di omosessuali. E perciò l'adozione non ci pare un diritto, ma un eccesso perché i figli hanno bisogno di un padre e di una madre, perché anche Elton John è cresciuto come noi e l'idea che si possa fare a meno della madre è il rovesciamento di quell'altra turpe idea secondo la quale il padre è solo un incidente nella gestazione di un figlio. Ci sono importanti momenti della vita nei quali contano i sessi diversi e complementari, i complessi di Edipo e di Saturno..., ci sono atti in cui la differenza ha una forza, un codice e un protocollo che nessuno sinora ha potuto sostituire. Sarà banale, sarà un luogo comune o magari anche una presunzione, ma noi siamo laicamente contro l'idea che un bambino passi dalla violenza di un orfanotrofio a quella di un "omosessualtrofio".
questo giornalista è veramente stupido! Non ha una email ?? Conclude l'articolo in maniera vergognosa giudicando una "violenza" l'adozione di un bambino da parte di una coppia Gay , dimenticandosi che il 90% di casi di pedofilia avviene in casa (in famiglie etero), le madri che gettano i figli dal balcone , o li mettono in lavatrice sono etero. che follia !!
Io invece sono daccordo con l'ultima parte dell'articolo non solo laicamente ma anche, come è già noto, per il mio essere vicino alla Chiesa. Tuttavia trovo molto bello che Elton abbia comunque trovato un suo equilibrio nei valori. Inoltre trovo "ignorante" il commento sulla copertina di Tumbleweed! Sembra, quando si parla di Elton, che ci sia la caccia a trovare tutti gli elementi gay che fanno parte del suo mondo. Perchè per i media e l'oppinione pubblica, Freddy Mercury è un grande artista e lider di un grande gruppo, mentre Elton John è semplicemente un omossessuale che ha messo su qualche successo? Boh!
Bello come ho scritto "leader". Scusate, ma quando partecipo al forum sono a lavoro e scrivo velocemente per non famene accorgere. Mi sto parando il fondoschiena per gli evventuali futuri straffalcioni! Sigh...
Dixie Frankie (Login I_Love_Lily) bad side 82.57.12.79
Re: articolo su "la repubblica"
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December 19 2005, 1:18 PM
Il tema è molto scottante, e da prendere con le pinze... e ciononostante, trovo l'articolo di un cerchiobottismo senza precedenti...
Ed allora bisogna partire dal presupposto che quando si parla di Elton, e soprattutto noi fans che lo amiamo lo sappiamo, si parla sempre di eccesso, anche quando si parla di normalità...
Non parlerei di Elton come icona gay, perchè ci sono al mondo milioni di gay che vivono la loro vita con normalità e serenità... e lontanissimi dagli stereotipi e dalle caricature esibizioniste (a cui anche Elton ha contribuito parecchio) che spesso le persone ignoranti fanno...
Elton ha ragione a dire che il vero sè stesso era quello dei primi cinque anni di carriera... ed ha avuto ragione quando è venuto allo scoperto, rivendicando per sè stesso e per quelli come lui il diritto di esistere e di avere tutti i diritti che hanno i cosiddetti "normali"... Ma tutto quello che è stato poi, pur comprendendo che il successo dà alla testa, ed a maggior ragione su una persona dal carattere fragilissimo, mi dispiace, ma non riesco a condividerlo...
Mi piace pensare che la via degli eccessi porti alla saggezza... e forse per lui è stato così... sono contento ora per lui e per la sua ritrovata serenità, e gli auguro mille anni di felicità, perchè in fondo li merita, per il solo fatto di aver fatto sognare ed innamorare mezzo mondo con poche note delle sue canzoni...
anche Bill Clinton ha mandato i suoi auguri a Elton e David dicendo, in un filmato di un minuto, "If there were more people in the world like Elton, then the world would be a better place."
la questione di tumbleweed connection è come la voce che paul mccartney è morto, i messaggi subliminali dei dischi suonati al contrario, i morti che parlano dall'aldilà sui 106.4 fm alla radio e le apparizioni di belzebù.
dev'esserla inventata lui, l'autore di quel pezzo. oppure l'ha letta su qualche "enciclopedia del rock" a puntate in edicola, quelle dove spesso i critici musicali vanno a documentarsi citando a memoria come io facevo con le formule chimiche a scuola.
quanto alla questione adozione.
la conclusione di mansfield (e i dati che cita, terribilmente veri) è estrema, ma condivisibile.
così come è condivisibile quella di geerardo.
io sono dalla parte di geerardo, con la testa.
ma è una posizione per la quale mai e poi mai vorrei essere chiamato ad essere l'ago della bliancia.
comunque nel prendere posizione se é giusto o meno adottare figli da parte di coppie gay il discorso pedofilia non ha nessun fondamento. Perché la pedofilia non c'entra niente nel discorso sull'opportunità o meno dell'adozione nelle coppie gay di adottare figli. Viene da ridere solo a pensarci
comunque nel prendere posizione se é giusto o meno adottare figli da parte di coppie gay il discorso pedofilia non ha nessun fondamento.
Perché la pedofilia non c'entra niente nel discorso sull'opportunità o meno, nelle coppie gay, di adottare figli.
Viene da ridere solo a pensarci.
Mica non si affida un figlio a una coppia gay per paura che lo violentino.
Solo certi ambienti della destra italiana ancora associano omosessualità=pedofilia. E' proprio ridicola come cosa. I
Dario , io ho tirato in ballo il dato della pedofilia non certo per fare un paragone gay=pedofolia. MA per sottolineare quanto alla fine la "famiglia normale" non sia tanto sicura . questo per quelli che dicono "il bambino deve avere una famiglia normale".
Allora io credo una cosa. Bisogna guardare quali sono le priorità di un bambino : AMORE E AFFETTO.
I gay possono adottare un bambino ma devono essere coscienti che per i primi forse 20 anni , pagheranno un prezzo enorme sia loro che i bambini per questo cambiamento. Il problema non è loro ma dell'opinione pubblica e di quei ragazzi i cui genitori non gli insegnano cos'è l'amore , che continuerebbero a predere per il culo e offendere quei poveri bambini.
Quindi il problema è della gente "normale" priva di sentimento.
A chi dice..."il bambino potrebbe così essere educato ad avere gli stessi gusti sessuali " dei genitori gay RISPONDO con una grande risata.
Tutti i gay sonoi figli di coppie etero. NON POTETE SMENTIRLO. E' la verità scientifica, quindi anche un bambino cresciuto da una coppia gay potrebbe essere gay o un don giovanni qualsiasi. Tutto è nel suo DNA
Quindi ripeto...sarei daccordo anche all'adozione Gay (però non certo i gay da macchieta del Gay Pride..quelli lasciamoli alle pagliacciate), da gay seri pur sapendo che loro e i loro bambini pagherebbero un prezzo altissimo sulla propria pelle. Un cambiamento epocale che avrebbe come nemico l'opinione pubblica e l'ignoranza della gente che parla di moralità e intanto va a puttane !
condivido in pieno ciò che hai scritto....il tuo messaggio così articolato é molto maturo e intelligente, frutto probabilmente di una riflessione non certo superficiale sul tema.
E' bello aver letto un tale esame su questo forum.
Sì, adottare un figlio comporta per i primi 20 anni un bel pò di difficoltà.
Ma con forza, consapevolezza, coraggio e amore una coppia può seguire questo cammino.
Quel bambino/a che crescerà diventerà forte, coraggioso, consapevole. Perché i genitori e la vita gli insegneranno questo.
Sono meno daccordo invece quando un gay, per avere un figlio, decide di cercare una donna che gli permetta di soddisfare il suo desiderio di divenire padre naturale
Dixie Frankie (Login I_Love_Lily) bad side 82.57.12.79
Re: ..
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December 20 2005, 1:57 PM
Nessuna persona seria, tollerante e con un pensiero proprio potrebbe fare l'equazione gay=pedofilia... o potrebbe affermare che i gay influenzerebbero le scelte sessuali dei bambini... e questo perchè sono convinto che il gay, per tutto ciò che è costretto a subire ogni giorno sulla propria pelle, non può che essere natualmente una persona tollerante per definizione...
d'altra parte è anche poco ortodosso il discorso inverso, invocare le violenze domestiche delle famiglie normali, puri e fisiologici episodi statistici che non dipendono dalla sessualità dei genitori, ma dal degrado sociale, per perorare la causa delle adozioni gay...
Io, semplicemente, come il mio amico Gerardo, provo a mettermi dalla parte del bambino, e mi chiedo: sarei riuscito a vivere la mia infanzia, la mia adolescenza, il mio rapporto con gli altri e con la vita, senza la presenza di mia madre? Senza quella figura femminile che è diversa dal padre, e che ti sa ascoltare, consigliare, ispirare, consolare, come un padre non potrebbe mai fare?
E riuscirei io, a togliere questa grande gioia ad un altro bambino, che nella sua tenera età non è libero di scegliere (e quindi dobbiamo farlo noi per lui, con nostra grandissima responsabilità) privandolo della "maternità"? Che ne sappiamo noi? Che diritto abbiamo noi di stabilirlo, e di valutare quali potrebbero essere le ricadute sulla sua futura vita affettiva, sociale, relazionale? Che ne sappiamo noi, se un giorno quel bambino, diventato grande, potrebbe dire:"avrei voluto anch'io una madre, come tutti gli altri"?
Nulla togliendo al fatto che una coppia gay potrebbe essere la più amorevole delle famiglie, neanch'io vorrei mai essere chiamato ad essere l'ago della bilancia...
é questo il punto, non stiamo dicendo di privare un bambino di un padre e di una madre, ma di dare amore a quei tantissimi bambini che un padre ed una madre non ce l'hanno proprio....bambini desiderosi di affetto e tanto, tanto calore umano, chiusi invece in un orfanotrofio o costretti in realtà sociali degradate...ecco perché, al contrario, non sono daccordo quando un gay dice che farebbe un figlio con una donna per poter soddisfare il suo desiderio di padre (tipo Stefano Gabbana in una recente intervista). Lì dico di no.
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l'ignoranza della gente che parla di moralità e intanto va a puttane !
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è vero mansfield (almeno nei paesi del nord hanno da sempre il buon senso di ufficializzare la cosa. qui le case chiuse sono chiuse davvero, ma si può battere sotto casa mia, se si vuole)
sono d'accordo con dario sulla questione gabbana (una delle donne che detesto maggiormnente)
quanto al cambio epocale, mansfield, io faccio davvero fatica a vederlo. ma smentisci tutto quello che scrivo, ne sarei felice. faccio fatica forse perchè non sono ancora pronto a vedere il nucleo familiare diverso da come è inteso oggi (lasciando da parte le implicazioni cattoliche, le farse dell'apparenza fedeltà-rispetto e gli stereotipi del mulino bianco).
ma come me devono avere fatto fatica a vedere le cose tutti quelli che hanno subìto cambi epocali, e quindi mi metto volentieri i panni di uno che non è pronto alla cose e nemmeno forse lo sarà mai per il resto della sua vita. nel senso che non ne sappiamo niente, o almeno io non so niente su quella che potrebbe essere la crescita di un bimbo in un rapporto che non prevede la presenza femminile.
se qualcuno ne sa, me lo spieghi, perchè trovo la cosa abbastanza sbilanciata.
vi ripeto, ne so poco e se avete da chiarirmi le idee ve ne sarò grato, perchè sono conscio che potrei sparare una serie di cazzate.
io mi fido molto della scienza, per quello che mi è dato di sapere e quel poco che si può conoscere dai mezzi d'informazione o dalla lettura, e ho grande fiducia nello studio della testa degli uomini, per cui se un illustre studioso della mente umana mi dice che un bimbo o una bimba può crescere sotto il tetto di una coppia gay senza che gli/le si scombinino i punti fermi dell'esistenza, allora vado a votare e metto la croce sul sì, se me lo si chiede. e che si adottino tutti quei minori che passano la vita nei lagher dell'infanzia.
finchè non mi si dice questo, non lo si dimostra a tutti, è giusto che si lasci la crescita dei bambini, oltre che la procreazione (fanculo gabbana, fanculo madonna la cantante) a donne ed uomini che decidono di fare un figlio/a.
quanto a quelle "cliniche" per bambini che tanto assomigliano agli ospizi di quelli che una volta bambini lo sono stati, ogni posto al mondo è meglio di un orfanotrofio. viene voglia di affidarli a chiunque sia umanamente "sano" nella testa, single o convivente, povero o separato, piuttosto che lasciarli lì dentro. ma questo è un altro discorso.