Britney sotto accusa: «Ha rovinato il pop»
Da Sting a Elton John: più impegno nella musica. David Crosby: «L'industria musicale non capisce la differenza tra cavoli e limoni»
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NEW YORK — «L'industria musicale non capisce la differenza tra cavoli e limoni — si lamenta il leggendario cantante americano David Crosby —. Non ha la più pallida idea di cosa sia una buona canzone, ed è per questo che ha messo una nana come Britney Spears di fronte ad un gigante quale Joni Mitchell». Ancora più caustico Tom Petty: «Ormai Mtv è come il wrestling — si lamenta il lead singer degli Heartbreakers —. I fan sanno che è tutta una farsa, manipolata ed artefatta, ma non gliene importa niente».
Non si tratta dell'ultima rubrica gossip di Page Six, ma del nuovo, acclamato, documentario della 46enne Rosanna Arquette All We Are Saying, che debutta stasera sul canale via cavo Showtime. Dopo essere
La Spears e Madonna a Mtv nel 2003
La Spears e Madonna a Mtv nel 2003
stata la musa di ben due canzoni («In Your Eyes» di Peter Gabriel e «Rosanna» di Toto), e dopo aver bazzicato per anni il «who's who» della musica, l'Arquette sembra la persona ideale per l'arduo compito: trarre un bilancio onesto e anche impietoso sullo stato di salute del Rock'n'Roll negli ultimi 30 anni. Farsi aprire le porte dai mostri sacri del rock non le è stato difficile, grazie ad un curriculum vitae invidiabile che va dal cult movie Cercasi Susan disperatamente con Madonna a Pulp Fiction di Quentin Tarantino a Promesse, promesse di John Sayles.
Per non parlare del suo acclamato debutto alla regia nel documentario Searching for Debra Winger, con Sharon Stone, Jane Fonda e Salma Hayek: un durissimo j'accuse contro la «hollywoodiana maschilista» che discrimina le attrici over-40. Oltre 55 star internazionali hanno risposto al suo appello, da David Crosby a Sheryl Crow, Peter Gabriel, Elton John, Annie Lennox, Joni Mitchell, Patti Smith, Patti Scialfa, Sting, Tom Petty, Yoko Ono, Marilyn Manson, Gwen Stefani, oltre a vari componenti dei gruppi Aerosmith e Radiohead. Il leit motif, soprattutto tra i musicisti più anziani, è l'amarezza, unita al rimpianto proustiano per un mondo ormai irrimediabilmente perduto.
L'inizio della fine, a detta della maggior parte degli intervistati, è stata la nascita dei colossi multimediali, spinti dal profitto ed ispirati dal marketing, per i quali non c'è alcuna differenza tra un cd, un paio di scarpe da ginnastica e un hamburger: sono tutti prodotti commerciali da vendere in grandissima quantità alle masse del pianeta. «Un paio d'anni fa un quarto dell'intero business musicale era in mano ad un colosso del whisky — si lamenta Crosby — che l'ha poi ceduta ad un altro colosso francese di acqua minerale. Nessuno dei due saprebbe riconoscere una canzone se gli volasse sotto il naso. Sanno solo di aver spedito 40.000 casse da Dallas in un mese, ma non hanno la più pallida idea di cosa vi sia dentro quelle casse».
«Non credo che oggi esista un solo addetto ai lavori dell'industria che ami la musica — rincara la dose Joni Mitchell — la politica seguita dai discografici è "dai addosso all'odiato artista"». Ogni volta che la 63enne cantante, ex-star di hit internazionali quali «Free Man in Paris», «Help me» e «Woodstock», inizia a scrivere una canzone, un chiodo fisso la paralizza. «La mia musa è puntualmente annientata dal pensiero dei critici — spiega — che sono diventati stupidissimi, superficialissimi e immensamente ostili».
I critici sono dunque troppo potenti? «Certo — replica la stessa Arquette —, la maggior parte di loro sono artisti frustrati che non sono mai riusciti a sfondare e adesso si vendicano con chi ha più talento». Ma i problemi sono anche altri. Steven Tyler se la prende con il downloading illegale su internet. «Un tempo il catalogo di Aerosmith valeva 24 milioni di dollari; oggi ne vale al massimo 12 centesimi. L'unica cosa che rimane ad un artista che la voglia, è la sua integrità».
Il grande colpevole, secondo Chrissie Hynde dei Pretenders, è un altro. «Il Rock'n'Roll è morto quando ha iniziato ad assumere parrucchieri, stilisti e truccatori — teorizza la cantante —. La moda è la negazione stessa del Rock'n'Roll, che è per definizione ribelle, trasgressivo e anticonformista». Il lead singer di Radiohead offre una ricetta personale ai giovani aspiranti musicisti: «Tornate nell'ombra e fate la vostra musica in maniera indipendente e creativa, lontano dal caos assordante e condizionante dell'industria». «La musica deve tornare all'impegno politico di un tempo — spiega alla fine del documentario l'Arquette —. Bisogna cantare degli ideali in cui credi. L'hanno fatto per decenni schiere di cantanti quali Bob Dylan, John Lennon, Paul McCartney, Joni Mitchell e Crosby, Stills and Nash. Un tempo la musica riusciva a trasportare le masse e sono certo che può continuare a farlo».
Alessandra Farkas
08 marzo 2006 |