| | | Author | Reply | Morlex (no login) | Re: x Morlex, il filosofoNo score for this post | December 17 2003, 12:18 PM |
non mi si apre
P.S: Ho pronto Nietzche e Schopenauer che scalpitano nell'attendere di esprimere i loro concetti sulla donna. (altro che costruttivo muhahah) ma prima devo leggere quanto da te riportato magari mi sono fatto un'idea sbagliata |
| Andrea (no login) | Re: Re: x Morlex, il filosofoNo score for this post | December 17 2003, 1:42 PM |
hai ragione, non si visualizza piu' la pagina.
Prova a fare una ricerca sul sito con il titolo dell'art:
Filosofeggiare al femminile
di U. Eco (rubrica: La bustina di Minerva)
ciao,
Andrea |
| olic (no login) | Re: x Morlex, il filosofoNo score for this post | December 17 2003, 4:12 PM |
A ME SI APRE...
ECCO L'ARTICOLO...
Filosofare al femminile
Diotima, Arete, Nicarete, Ipazia, Astasia, Teodora, Leonzia, Caterina da Siena... Le donne dimenticate dai filosofi, magari dopo essersi appropriati delle loro idee, sono tante
La vecchia affermazione filosofica per cui l'uomo è capace di pensare l'infinito mentre la donna dà senso al finito, può essere letta in tanti modi: per esempio che siccome l'uomo non sa fare i bambini, si consola coi paradossi di Zenone. Ma sulla base di affermazioni del genere si è diffusa l'idea che la storia (almeno sino al Ventesimo secolo) ci abbia fatto conoscere grandi poetesse e narratrici grandissime, e scienziate in varie discipline, ma non donne filosofe e donne matematiche.
Su distorsioni del genere si è fondata a lungo la persuasione che le donne non fossero portate alla pittura, tranne le solite Rosalba Carriera o Artemisia Gentileschi. È naturale che, sino a che la pittura era affresco di chiese, montare su un'impalcatura con la gonna non era cosa decente, né era mestiere da donna dirigere una bottega con 30 apprendisti, ma appena si è potuta fare pittura da cavalletto le donne pittrici sono spuntate fuori. Un poco come dire che gli ebrei sono stati grandi in tante arti ma non nella pittura, sino a che non si è fatto vivo Chagall.
È vero che la loro cultura era eminentemente auditiva e non visiva, e che la divinità non doveva essere rappresentata per immagini, ma c'è una produzione visiva di indubbio interesse in molti manoscritti ebraici. Il problema è che era difficile, nei secoli in cui le arti figurative erano nelle mani della Chiesa, che un ebreo fosse incoraggiato a dipingere madonne e crocifissioni, e sarebbe come stupirsi che nessun ebreo sia diventato papa.
Le cronache dell'università di Bologna citano professoresse come Bettisia Gozzadini e Novella d'Andrea, così bella che doveva tenere lezione dietro un velo per non turbare gli studenti, ma non insegnavano filosofia. Nei manuali di filosofia non incontriamo donne che insegnassero dialettica o teologia. Eloisa, brillantissima e infelice studente di Abelardo, aveva dovuto accontentarsi di divenire badessa.
Ma il problema delle badesse non è da prendere sottogamba, e vi ha dedicato molte pagine una donna-filosofo dei nostri tempi come Maria Teresa Fumagalli. Una badessa era un'autorità spirituale, organizzativa e politica e svolgeva funzioni intellettuali importanti nella società medievale. Un buon manuale di filosofia deve annoverare tra i protagonisti della storia del pensiero grandi mistiche come Caterina da Siena, per non dire di Ildegarda di Bingen che, quanto a visioni metafisiche e a prospettive sull'infinito, ci dà del filo da torcere ancora oggi.
L'obiezione che la mistica non sia filosofia non tiene, perché le storie della filosofia riservano spazio a grandi mistici come Suso, Tauler o Eckhart. E dire che in gran parte la mistica femminile dava maggior risalto al corpo che non alle idee astratte sarebbe come dire che dai manuali di filosofia deve scomparire, che so, Merleau-Ponty.
Le femministe hanno da tempo eletto a loro eroina Ipazia che, ad Alessandria, nel quinto secolo, era maestra di filosofia platonica e di alta matematica. Ipazia è diventata un simbolo, ma purtroppo delle sue opere è rimasta solo la leggenda, perché sono andate perdute, e perduta è andata lei, fatta letteralmente a pezzi da una turba di cristiani inferociti, secondo alcuni storici sobillati dal quel Cirillo di Alessandria che, anche se non per questo, è stato poi fatto santo. Ma c'era solo Ipazia?
Meno di un mese fa è stato pubblicato in Francia (da Arléa) un librettino, 'Histoire des femmes philosophes'. Se ci si chiede chi sia l'autore, Gilles Ménage, si scopre che viveva nel diciassettesimo secolo, era un latinista precettore di Madame de Sévigné e di Madame de Lafayette e il suo libro, apparso nel 1690, s'intitolava 'Mulierum philosopharum historia'. Altro che la sola Ipazia: anche se dedicato principalmente all'età classica, il libro di Ménage ci presenta una serie di figure appassionanti, Diotima la socratica, Arete la cirenaica, Nicarete la megarica, Iparchia la cinica, Teodora la peripatetica (nel senso filosofico del termine), Leonzia l'epicurea, Temistoclea la pitagorica, e Ménage, sfogliando i testi antichi e le opere dei padri della chiesa, ne aveva trovate citate ben sessantacinque, anche se aveva inteso l'idea di filosofia in senso abbastanza lato. Se si calcola che nella società greca la donna era confinata tra le mura domestiche, che i filosofi piuttosto che con fanciulle preferivano intrattenersi coi giovinetti, e che per godere di pubblica notorietà la donna doveva essere una cortigiana, si capisce lo sforzo che debbono avere fatto queste pensatrici per potersi affermare. D'altra parte, come cortigiana, per quanto di qualità, viene ancora ricordata Aspasia, dimenticando che era versata in retorica e filosofia, e che (teste Plutarco) Socrate la frequentava con interesse.
Sono andato a sfogliare almeno tre enciclopedie filosofiche odierne e di questi nomi (tranne Ipazia) non ho trovato traccia. Non è che non siano esistite donne che filosofassero. È che i filosofi hanno preferito dimenticarle, magari dopo essersi appropriati delle loro idee.
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| Anonymous (no login) | Re: Re: x Morlex, il filosofoNo score for this post | December 18 2003, 9:46 AM |
| Morlex (no login) | Re: Re: Re: x Morlex, il filosofoNo score for this post | December 18 2003, 10:56 AM |
“Guardai verso le quattro parti del mondo e non trovai risposta all’antica domanda: da dove viene il male? Qual è la sua origine? Il male del Qui e dell’Altrove, del Passato e dell’Avvenire. Chi è il male? Chi è il male di sempre?
Allora interrogai il mio cuore e capii: il male era Lei. Il male attuale e quello possibile, il male visibile e quello invisibile: Lei era il male, la Femmina era il male.
Ebbi quindi uno scopo e ad esso mi votai. Allo scopo più grande per ogni uomo e per ogni donna, per tutti gli uomini e tutte le donne: cacciare il male dalla faccia della terra. Cacciare la Femmina fuori dal mondo.
Cercai perciò uno strumento adeguato, poiché abbisognavo di un’arma potentissima, gravida di un potere straordinario, emanatrice di terrore: una spada invincibile dalla potenza annichilatrice.
Affondai allora le mani nel cuore di questa Civiltà e trovai. Trovai il parto osceno delle donne occidentali, scandalo per la natura, vergogna del mondo: l'Amor-Contabile.
E' l'amore che tiene il conto di ogni cosa che fa, che calcola tutto quello che dà. L'amore per cui è sacrificio ogni gesto compiuto per l'altro, rinuncia ogni scelta fatta con l'altro, privazione ogni vicinanza con l'altro. Furto ogni dono, rapina ogni regalo. E' quell'amore che sempre ricorda i suoi gesti e mai dimentica di farli ricordare.
Ci ricorda il costo di ogni poppata, di ogni camicia, di ogni nottata. Amore Che Non Dimentica: il mostro che strappai alla matrice di questo Occidente.
Lo presentai agli uomini sgomenti, lo mostrai alle donne inorridite "Non io! Non io!" giurarono, "Giammai! Giammai!" gridarono. In questo modo le catturai. Mi impadronii di questo scandalo e ne feci la mia spada. Arma Finale, così la battezzai..
Facilmente appresi a maneggiarla, poiché subito usai quella vergogna degli umani, quell'infamia del mondo come mantello chiamandola "Cultura dell'Amor-Contabile", come tale la denunciai, per poterla impiegare senza pietà contro tutte le donne del mondo, per poterle colpire tutte fingendo di non colpirne alcuna.
In tal modo divenni invincibile, poiché avevo reso la mia spada invisibile, secondo gli Antichi Insegnamenti.
Sotto la maschera della 'cultura' mi scagliai contro il genere maledetto dal cui buio profondo proviene ogni male. Calunniai ogni loro opera, disonorai ogni loro fatica, schernii le loro sofferenze, irrisi alle loro paure. Svillaneggiai i loro gesti, ridicolizzai i loro valori, denigrai le loro creazioni, spregiai il loro amore.
Mai però dissi "Le donne", mai dissi 'Il genere femminile'. Sempre parlai di "cultura dell'Amor-contabile" e raramente di 'Donne occidentali', per poterle colpire tutte fingendo di colpirne alcune. Denunciai tutto ciò come 'cultura del ginecismo' per poterle dannare tutte insieme, senza colpire nessuna. Bollai infine come "Contabili" una parte di esse per maledirne l'intero genere, salvando la mia innocenza.
Raccontai la storia come storia delle loro malefatte, del loro odio, della loro invidia, ben attento ad assegnarne la causa alla 'peste ginecista'. Chi avrebbe potuto opporsi alla mia lotta contro l'infamia dell'Amor-Contabile se già non trovavo che alleati ? Dov'erano infatti i miei avversari? Chi mai osò proclamarsi mia nemica?
Con la colpa ed il disonore, la vergogna e la paura, secondo gli Antichi Insegnamenti, combattei la mia battaglia. Tutto ciò che non mi apparteneva, tutto ciò che non potevo capire, sempre proclamai "frutto dell'Amor-Contabile". Non solo definii spregevole tutto ciò che è femminile, ma anche denominai femminile tutto ciò che spregevole mi parve.
Associai così al loro corpo, ad una parte del loro corpo, ogni cosa ignobile ed abietta. Ed a quale parte del corpo se non a quella che definii Canale del Ricatto, Porta del Rancore, Ianua Invidiae. Non vi fu male, non vi fu scandalo, non vi fu abiezione nel mondo che io non associassi a quella porta ed alla sua forma. Motteggiai sull'Anfiteatro del Livore, ne dileggiai le ridicole forme, mi feci beffe dei suoi bisogni, svergognai i suoi sudici piaceri. La loro oscena ossessione.
Sempre condussi la mia battaglia contro la 'cultura ginecista', e mai - capitemi - non mai contro le femmine, non mai contro le donne.
In tal modo potei mostrare al mondo cosa nascondessero la “cura del corpo”, “l'amore per la propria femminilità”, “l’automanutenzione”. Svelai allora la volgare celebrazione di se stesse, il viscido autocompiacimento, la disgustosa ingordigia di Colei che ogni cosa vuole incorporare. L'insolente autoidolatria del Canale del Ricatto, la blasfema volontà di potenza di Colei che si autoproclamò Dio: "Io partorisco il mondo dunque io sono il Mondo".
Non mi fermai davanti a nulla. E perché avrei dovuto? Non ero io forse un Guerriero del Bene, non lottavo io contro quell'Amor-Contabile da tutti aborrito?
Sotto l'ombrello della guerra al ginecismo, svelai le infamie femminili in ogni angolo della terra, in ogni pagina della storia, in ogni piega delle arti e delle scienze, dietro ogni bene, nella trama di ogni relazione, al di là di ogni 'nobile gesto'. In ciò mi fu di giovamento - voi capite - l'esser io antropologo. Noi ci occupiamo di culture, non della natura.
Io lottavo contro una "cultura" perciò potei entrare nella loro anima. Irrisi ai loro sogni, oltraggiai i loro sentimenti, vilipesi il loro coraggio, condannai le loro passioni. Disprezzai la loro cura, derisi i loro sforzi, diffamai le loro conquiste. Denigrai la loro bellezza, sporcai la loro innocenza, calunniai la loro vita, sbeffeggiai la loro morte. In tal modo m’impossessai della loro anima ed insegnai loro chi fossero veramente, cosa veramente volessero, cosa dovessero volere, come dovessero giudicare, come potessero giudicarsi. Diedi loro le parole con le quali definirsi, i valori sui quali valutarsi. Fu così che resi piccolo il loro cuore. Fu così che le annichilii.
Allora si volsero dalla mia parte divenendo paladine della buona causa. Come potevano dimostrare altrimenti di essere libere da quell'orrore, senza colpe di fronte alla vergogna dell'Amor-Contabile? Così le trasformai in Amazzoni del Bene. Scavarono allora dentro di sé alla ricerca del male, e tutte lo trovarono. E quelle che per prime divennero docili, queste soprattutto io finsi di amare. Allorché le giudicai degne, ad esse riconsegnai la loro anima affinché ne facessero strazio.
Fui talvolta accusato di offendere tutte le donne del mondo, di oltraggiare e dannare la femminilità stessa. Fui imputato di odio infinito, di livore antiumano.
Ma sempre replicai serenamente: "Come è possibile? Io amo le donne. Io lotto, come ogni altro, contro la cultura dell' Amor-Contabile, non dovremmo forse fare tutti così? Lo so, qualcuna finge di non capire, finge di sentirsi offesa con lo scopo di accusarmi, ma le donne migliori sanno che non combatto contro di esse. Tutte possono vedere, tutte sanno che io ammiro la femminilità, la vera femminilità. Non c'è ragione di offendersi", così rispondevo sempre aggiungendo:
"Certo, ci sono donne che si offendono veramente, ma questo accade perché sono portatrici di quella cultura. Questa ne è la prova, lo sappiamo. Perciò è naturale che si offendano, è bene, è necessario che costoro si sentano ferite, solo così possono cambiare. Vedete bene che, offendendosi, tradiscono l'appartenenza a quella vergognosa cultura".
In questo modo insegnai ad esse la vergogna di sentirsi offese e mi liberai di ogni resistenza. Nessuna osò dichiararsi ferita, protestarsi violata dai miei oltraggi: chi si sarebbe mai potuta offendere? Chi avrebbe osato confessare la sua appartenenza al novero delle 'Contabili' ? Fu così che lo spazio del Bene si aprì davanti a me ed io potei, finalmente, cacciare il male fuori dal mondo.
Cacciare la Femmina dalla faccia della terra.
Oggi, giunto all'ultima ora, parlo in questo modo a tutte le donne del mondo, affinché sappiamo perché e conoscano come abbiamo potuto sottrarre ad esse il diritto morale all'esistenza.
Questo ho fatto, questo ho potuto fare con Arma Finale, spada invisibile, sotto il glorioso nome di Nemico dell'Amor-Contabile".
Fate attenzione..... vi conviene |
| Morlex (no login) | Re: Re: Re: Re: x Morlex, il filosofoNo score for this post | December 18 2003, 11:15 AM |
Per quanto riguarda il nostro discorso, non ho il tempo di citare Schopehauer e Nietzche (poichè casualmente non ci sono i link) ma di teorie sul contatto donna - filosofia ne ho quanti ve ne pare.
Vi dovrete accontentare di un mio sunto :-D
In Breve, data la innata abilità nello studio mnemonico e nella continuità le donne sono ottimi studiosi e ottime cadette, ciò non toglie che tranne qualche "Rara Avis" il pensiero filosofico appartiene agli uomini, e il presente non scongiura questa verità, tutti conosciamo le opere di Caterina da Siena (le altre scusate la mia ignoranza ma non ne ero a conoscenza....) eppure appare evidente che nonostante la rivoluzione della donna post Cartesiana, i filosofi dal '700 in poi (anche più che nell'antichità) sono stati uomini sopratutto a partire da Kant, e le donne (le poche che avevano la possibilità di studio) di certo non avevano la tendenza all'arte o la filosofia. Questo perchè sanno fare meglio altro. La storia, il Vangelo ne sono una testimonianza.
Chiudo facendo una piccola citazione di Nietzche:
Disgusto della verità - Le donne sono così fatte che ogni verità (si riferisca all'uomo, all'amore, ai figli, alla società, allo scopo della vita) le disgusta - e cercano di vendicarsi su chiunque apra loro gli occhi.
P.S: Al commento di prima avrei fatto meglio a scrivere "non CI conviene" |
| Andrea (no login) | Re: Re: Re: Re: Re: x Morlex, il filosofoNo score for this post | December 19 2003, 4:07 PM |
riguardo al tema dell'articolo di Eco, gia' il fatto che tu ti scusi di non conoscere le altre dovrebbe bastare da solo a farti rendere cnto che forse il problema non sta nell' <innata abilita'> degli uomini o delle donne ad applicarsi a certe discipline.
O e' un'ammissione troppo dolorosa, caro il mio filosofo?
eh eh eh
Anche perche', sebbene sia vero che alcune differenza cognitive esistono tra maschi e femmine, e' stato altresi' AMPIAMENTE DIMOSTRATO che le stesse non sono rilevanti nel distinguere un sesso dall'altro nell'ESPRESSIONE del talento e della sua riuscita!
Altrimenti, mi spieghi tu come mai le donne, che e' PROVATO abbiano una maggiore attitudine per le abilita' verbali e che secondo questo dato biologico di PARTENZA dovrebbero annoverare la maggior QUANTITA' di scrittori tra le loro fila, sono invece sempre in MINORANZA nella storia dei numeri?
buona aprigiudizievole riflessione,
Andrea |
| Andrea (no login) | Re: Re: Re: Re: x Morlex, il filosofoNo score for this post | December 19 2003, 3:45 PM |
caro Morlex,
se non sapessi chi ha scritto questa "tirata" avrei pensato che avessi rispolverato qualche vecchio testo religioso dell'inquisizione medievale
Tuttavia, proprio in onore al suo autore, propulsore di un nuovo movimento della maschilita' (!), ti propongo anch'io la mia luuunga tirata ;-p
buona lettura,
Andrea
***************
Sul dominio maschile
di Pierre Bourdieu *
Non ho mai smesso di sorprendermi ...[del fatto che] l'ordine stabilito, con i suoi rapporti di dominio, i suoi diritti e i suoi favoritismi, i suoi privilegi e le sue ingiustizie, si perpetui in definitiva tanto facilmente, a parte qualche incidente storico, e che le condizioni d'esistenza più intollerabili possano apparire tanto spesso accettabili e persino naturali.
Ho sempre visto nel dominio maschile, nel modo in cui viene imposto e subito, l'esempio per eccellenza di questa paradossale sottomissione, e l'effetto di quella che chiamo violenza simbolica: una violenza tacita, insensibile, invisibile alle sue stesse vittime, che si esercita essenzialmente attraverso le vie puramente simboliche del comunicare e del conoscere; o più precisamente del misconoscere, del riconoscere o, al limite, le vie del sentimento.
Questo rapporto sociale straordinariamente ordinario offre quindi un'occasione privilegiata per cogliere la logica del dominio esercitato in nome di un principio simbolico, conosciuto e riconosciuto dal dominatore come dal dominato: una lingua (o una pronuncia), uno stile di vita (o un modo di pensare, di parlare, di agire) e, più generalmente, una proprietà distintiva, emblema o stigma ove la più simbolicamente efficiente è quella proprietà corporea perfettamente arbitraria e non predittiva che è il colore della pelle.
Evidentemente, in questi ambiti si tratta innanzitutto di restituire alla doxa il suo carattere paradossale, e di smontare al tempo stesso i meccanismi responsabili della trasformazione della storia in natura, dell'arbitrario culturale in naturale. E a tal fine, essere in grado di assumere, nei confronti del nostro universo e della nostra visione del mondo, il punto di vista dell'antropologo, capace di restituire al principio di visione e di divisione (nomos) che fonda la differenza tra il maschile e il femminile, così come noi la (mis)conosciamo, il suo carattere arbitrario, contingente, e al tempo stesso la sua necessità socio-logica.
Non è certo a caso che Virginia Woolf (3), per esplorare quello che magnificamente ha definito "il potere ipnotico del dominio", si arma di un'analogia etnografica per collegare geneticamente la segregazione delle donne ai rituali di una società arcaica: "Inevitabilmente, consideriamo la società come un luogo di cospirazione, ove il fratello che molte di noi hanno motivi per rispettare nella vita privata è fagocitato, e al suo posto ci si impone un maschio mostruoso, dalla voce tonante, dal pugno duro; un maschio che infantilmente traccia col gesso segni per terra, linee di demarcazione mistiche, tra le quali fissa gli esseri umani entro spazi, rigidi, separati, artificiali. Ed è in quei luoghi che ornato d'oro e di porpora, adorno di piume come un selvaggio, egli pratica i suoi riti mistici e gode dei sospetti piaceri del potere e del dominio, mentre noi, le "sue" donne, rinchiuse nella casa di famiglia, siamo escluse da tutte le numerose società che compongono la sua società (4).
"Linee di demarcazione mistiche", "riti mistici": questo linguaggio, che è quello della trasfigurazione magica o conversione simbolica prodotta dalla consacrazione rituale, principio di una nuova nascita, incoraggia a orientare la ricerca in una direzione che consente di cogliere la dimensione propriamente simbolica del dominio maschile.
Una strategia di trasformazione Occorrerà dunque chiedere a un'analisi materialista dell'economia dei beni simbolici i mezzi per sfuggire all'alternativa rovinosa tra il "materiale" e lo "spirituale", o l'"ideale" (oggi perpetuata dalla contrapposizione tra gli studi "materialisti", che spiegano l'asimmetria tra i sessi attraverso le condizioni di produzione, e quelli "simbolici", spesso di grande interesse ma parziali). Nel frattempo, solo un uso molto particolare dell'etnologia può consentire di realizzare il progetto suggerito da Virginia Woolf: quello di obiettivare scientificamente l'operazione propriamente mistica che ha dato luogo alla divisione tra i sessi quale la conosciamo; o in altri termini, di trattare l'analisi obiettiva di una società organizzata da parte a parte secondo il principio androcentrico (5) (la tradizione dei kabili) come un'archeologia obiettiva del nostro inconscio, strumento di una vera socioanalisi (6). Questa deviazione che passa per una tradizione esotica è indispensabile se si vuole spezzare il rapporto di ingannevole familiarità che ci unisce alla nostra propria tradizione. Le apparenze biologiche e gli effetti, assolutamente reali, prodotti nei corpi e nelle menti da un lungo lavoro collettivo di socializzazione del biologico e di biologizzazione del sociale si coniugano, per rovesciare il rapporto tra le cause e gli effetti e far apparire una costruzione sociale naturalizzata (i "generi" in quanto habitus sessuati) come il fondamento in natura della divisione arbitraria che è al principio della realtà come della rappresentazione della realtà, e che talora si impone alla stessa ricerca. Non è raro ad esempio che gli psicologi facciano propria la visione diffusa dei sessi come gruppi radicalmente separati, senza intersezioni, ignorando il grado di ricupero tra le distribuzioni delle performances maschili e femminili, così come le differenze (di grandezza) tra le diversità constatate nei vari ambiti (dall'anatomia sessuale fino all'intelligenza).
Oppure cosa anche più grave si lasciano spesso guidare, nella costruzione e nella descrizione del loro oggetto, dai principi di visione e di divisione insiti nel linguaggio ordinario, sia quando di sforzano di misurare differenze evocate dal linguaggio stesso ad esempio, la maggiore "aggressività" degli uomini o "timidezza" delle donne che quando si servono di termini di uso corrente, gravidi di giudizi di valore, per descrivere queste differenze (7).
Ma quest'uso pressoché analitico dell'etnografia che denaturalizza, storicizzandola, quella che appare come la più naturale delle cose nell'ordine sociale: la divisione tra i sessi, non rischia di porre in luce un certo numero di costanti e di invarianti che sono al principio stesso della sua efficacia socioanalitica e di perpetuare così, ratificandola, una rappresentazione conservatrice del rapporto tra i sessi: quella stessa che condensa il mito dell'"eterno femminino"? E' a questo punto che occorre affrontare un nuovo paradosso, atto a imporre una rivoluzione completa del modo di affrontare ciò che si è voluto studiare sotto la specie di "storia delle donne": gli invarianti che si osservano, al di là di tutti i cambiamenti visibili della condizione femminile, nei rapporti di dominio tra i sessi, non obbligano forse ad assumere come oggetto privilegiato quei meccanismi e quelle istituzioni storiche che nel corso della storia non hanno mai cessato di strappare alla storia stessa questi invarianti? Una rivoluzione della conoscenza, che non sarebbe esente da conseguenze pratiche, in particolare per quanto attiene alla concezione delle strategie destinate a trasformare lo stato attuale dei rapporti di forza materiali e simbolici tra i sessi. Se è vero che il principio del perpetuarsi di questo rapporto di dominio non risiede veramente, o quanto meno non principalmente, in una delle sedi più visibili del suo esercizio, vale a dire in seno a quell'unità domestica che ha attratto tutta l'attenzione di un certo discorso femminista, bensì entro istanze quali la scuola o lo stato, ove si elaborano e si impongono i principi del dominio esercitato in seno all'universo più privato, si viene ad aprire un immenso campo d'azione per le lotte femministe, chiamate a occupare un posto originale e ben affermato all'interno delle lotte politiche contro tutte le forme di dominio.
*Sociologo, docente al Collège de France
Qunando si cita qualcuno, e' decisamente "carino" riportarne il nome.
ciao morlex
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| Morlex (no login) | Re: Re: Re: Re: Re: x Morlex, il filosofoNo score for this post | December 22 2003, 1:30 PM |
Adesso che mi sono erudito (anche se superficialmente) su le nostre amiche filosofe, ho capito quele sia la causa della loro mancata citazione nei migliori glossari di filosofia (scolastici ma sopratutto di filosofi stessi).
LA motivazione e' molto semplice, non hanno lo spessore giusto per apparire e sopratutto non han fatto altro che proseguire (ed aggiungere con ben poco genio) un discorso non loro.
Insomma studiosi, che guarda caso va a sottolineare quanto detto da me in precedenza prima della lettura.
Cmq sia, ammettendo (ammesso e non concesso) che storicamente la donna abbia fatto la sua parte nella filosofia..... oggi a sentire voi oltre che la totale parità inizio a sentir dire che il movimento di maggioranza sia femminile, beh detto questo e' inutile continuare.
P.S: Chiedo venia per la mancata citazione di cui giustamente ti sei lamentata, ma e' stato un mero errore di Collage, come sai tendo a applicare titolo |
| Andrea (no login) | Re: Re: Re: Re: Re: Re: x Morlex, il filosofoNo score for this post | December 22 2003, 3:42 PM |
a sentire voi?
movimento di maggioranza al femminile?
Secondo me dovresti cominciare a leggere e frequentare persone meno indottrinate; cominci a dare gli stessi segni di estremismo (per me ridicolo) delle femministe degli anni d'oro!
Impara a rilassarti, Morlex: non tutto quello che ti viene proposto, citato o semplicemente detto, e' un attacco a te o alla tua supposta mascolinita'.
E il "supposta" e' una provocazione voluta, che devi leggere non in termini di scherno alla tua persona che non conosco, ma alla tua continua battaglia di difesa nel difenderla: come se io o qualcun altra ti stesse attaccando.
Quando capirai che non tutte le donne sono contro di te, secondo me trarrai maggiore godimento anche da una semplice discussione con l'altro sesso.
Perche' se puoi affermare di apprezzare IN QUESTO MODO, gli scambi che hai per es. con le voci femminili nel forum, allora stai messo molto male.
ciao,
Andrea
PS: e tra parentesi, quando cominci a difenderti, il tuo eloquio ne risente pesantemente - in grammatica e in semantica.
PS1: i titoli A VOLTE ti ricordi di metterli; le fonti da cui copi e incolli, praticamente non ti ricordi MAI di citarli.
ariciao |
| Morlex (no login) | Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: x Morlex, il filosofoNo score for this post | December 22 2003, 4:02 PM |
Beh e' chiaro che scrivendo in un Forum, la nostra discussione verte in qualcosa di diverso dalla discussione che avrei davanti ad una birra con te, questa è l'unico motivo dei termini che con te persona non credo avrei utilizzato.
Beh io non mi ritengo un maschilista, sopratutto dal momento che ho studiato a fondo la cosa, per me la donna non e' inferiore, o nata per la riproduzione, ne come molti esimi filosofi coem Schopenhauer la ritengo una creatura fra la bestia e l'uomo, la ritengo semplicemente diversa, come di fatto è, e non perchè abbia le tette o meno peli parlo di psicologia, caratterstiche fisiognomiche e un'infinità di altre caratteristiche.
Beh io sono una persona che ama l'Ozium senechiano, quindi per antonomasia assolutamente poco stressata, il fatto che abbia il tempo di venire qui di tanto in tanto ne e' una prova. La mia non e' una battaglia difensiva, non uso lottare contro "i mulini a vento", solo che piacendomi questo forum trovo delle discussioni (come questa) interessanti e dico la mia non diversamente da quando ho parlato del sesso orale, sei tu che evidentemente la prendi in maniera diversa. Ne mi sento attaccato, ti ripeto io ho la mia vita che trascorre bene e come la voglio, quello che vedo in giro non mi piace, e lo denuncio, mi ritengo una persona intelligente ed acculturata quindi ritengo che il mio parere sia valido (ovviamente non in assoluto), di certo qualcosa di non ridicolo, se sto qui e' anche per confrontarlo perchè no.
Io cara Andea amo le donne ho avuto molte storie, e non trovo nulla di meglio che una donna al mio fianco (e paritaria) nella vita, il fatto è che le donne stanno sparedo :-D, e lasciano un essere che trovo ripugnante al loro posto, ovviamente il mio è un discorso generalizzato e che prevede una percentuale in tutte, se passiamo al soggettivo ogni persona come sappiamo fa discorso a se. Poi sinceramente mi ho le presunzione di sentirmi inattaccabile :-D.
Vedi Andrea in realtà la discussione con l'altro sesso e' enormemente interessante, ma purtroppo non sempre, quando sento termini come alcuni usati (anche da te) in questo post, mi sento un po irritato e la discussione verte al litigio, ma sempre civile data la mia flemma :-D, non ti preoccupare.
Alla fine e' un modo per discutere, purtroppo non sempre ho il tempo che desidero, e alle volte devo scrivere veramente di corsa e con la tastiera ho una dislessia innata, non so perchè, ne me ne preoccupo.
P.S: Si non sempre mi ricordo di metterli (anche se e' chiaro quando parlo io) perchè nella discussione non ha questa enorme importanza, ne voglio ostentare una conoscenza.
Dasvidania | |
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