Una bandana, due orecchie a sventola e tanta solitudine.
February 16 2004 at 12:34 AM No score for this post
farol (no login)
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L'incomprensione sofferta porta con sè il desiderio di uccidere. Anche se stesso. E' morto Marco Pantani, il pirata, colui che ha fatto rinascere in me la passione per il ciclismo. E' solo una delle tante storie di disperazione, non più nè meno tragica di milioni di altre: ma Pantani è stato un simbolo, costruito dai media a loro piacimento, poi distrutto per il doping e umiliato fino ad oggi, quando tutti si scoprono grossi conoscitori dell'animo umano. E' morto da solo.
Mentre scrivo sto vedendo una sua intervista con la sua ragazza sulla spiaggia di Cesenatico: mi piace ricordarlo così, come un uomo normale, non per forza un campione, stritolato da un male più grande di Lui.
Un uomo dagli occhi tristi. Un uomo solo.
Arrivederci, Pirata.
Re: Una bandana, due orecchie a sventola e tanta solitudine.
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February 16 2004, 8:29 AM
ho praticato ciclismo per 5 anni al ivello agonistico...ho abbandonato prima di appiedare ai dilettanti...già da juniores giramolta roba.ho sempre corso con le mie forze,certo se avessi prso qlc avrei vinto un bel pò di gare!
Pantani mi fa pena da un lato,da un lato no!
lui è morto quel giorno a madonna di Campiglio!han beccato lui ok,ma chi nel mondo del ciclismo non si dopa?tutti,dal primo all'ultimo!senza ombra di dubbio!si sono accaniti su di lui!
l'unica cosa che poteva fare era ammettere quel giorno...ammettere,allora si si vedeva il vero campione!allora si si vedeva un uomo!
può essere che non l'abbia fatto per non coinvolgere tante persone!ma lui si è completamente bruciato il cervello con quelle sostanze.ricordate i suoi vari incidenti in macchina?3 nel giro di un mese, qualche anno fa!e tutti incidenti incomprensibili!contromano o uscite di strada senza capire il perchè!lì avevo già capito che era già "bruciato" da un lato...il suo cervello cominciava già ad andare!
tornando a me ho abbandonato perchè ero arrivato ad un bivio...doparmi e continuare a correre o lasciare...ho lasciato!
con me correva un ragazzo cicciottello...non finiva una gara!beh ora ragazzi è nei professionisti,tirato all'inverosimile e sabato è arrivato terzo in spagna!!!!!!!!!alla sua seconda gara da professionisti!!!!!!!!
non ho parole...non lo oso immaginare tra 10 anni,,,sempre se sarà ancora tra di noi!lo so,sono il primo a dire che è brutto dire così ma purtroppo questa è la realtà!
scusate...
Re: Re: Una bandana, due orecchie a sventola e tanta solitudine.
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February 16 2004, 12:22 PM
Olic, non sai quanto, ma quanto, ti capisco.
Ho giocato a calcio a medio livello (Serie D calcio e Serie B calcio a cinque), al contrario tuo, mi sono anche prestato a qualche pratica farmacologica (leggasi ormone della crescita e un altro preparato datomi da un medico molto in voga negli anni 80-90, proveniente dall'ex DDR, cioè Germania dell'Est, per sviluppare la mia muscolatura scarsa di natura).
Sono rimasto ugualmente uno sconosciuto. Ho visto con i miei occhi cosa gira anche nel mondo del calcio e ho orbitato anche intorno al mondo dell'atletica (velocisti): scusa la banalità ma è la società che induce, in un certo senso gli atleti a doparsi, accanto alla loro sete di denaro.
Prima che io, che ho 34 anni, cominciassi a giocare, un ragazzo (bambino) veniva scelto per la sua tecnica o per la passione naturale, negli anni 70-80-90 la discriminante era il fisico, oggigiorno ed è dura dirlo, la scelta dei ragazzi da seguire nelle società giovanili si basa sulla "disponibilità a tutto". Sei disposto a tutto? Allora non importa se non sei bravo o non hai il fisico: ti costruiamo noi. Oggi è possibile costruire un "campione" davvero in laboratorio, agendo sul corpo e sulla mente: basta la disponibilità del ragazzo e dei genitori.
Io ero disposto a quasi tutto, e quel quasi mi ha fregato (accanto al poco talento).
La prima qualità che un manager calcistico presenta al possibile "acquirente" del calciatore è la sua "flessibilità", sì proprio come un lavoratore in prestito normale, la possibilità, da parte della società che compera di avere un atleta che non solo sia disponibile a tutto, ma che sia convinto nell'animo che essere pronti a tutto sia la strada giusta.
Le stesse persone che sono state intorno a Pantani nei momenti buoni, e parlo degli amici, della ragazza, della famiglia, si sono autoconvinte che quelle pratiche, sì erano illegali, ma in fondo solo degli aiutini, che lo fanno tutti, che...in fondo andava bene così: il loro mito vinceva. Poi sono arrivati i momenti duri, e allora giungono i "te lo avevo detto, hai fatto male, hai perso (mentre prima ti dicevano: abbiamo vinto)"; questo non è sopportabile.
Credo che ciò che abbiamo visto debba essere da monito per tutti noi, persone normali: prova a non esser più performante nella tua vita, Olic, vedi come spariranno, parenti, amici, fidanzate e spasimanti. E anulla servirà aver seminato amore o passione.
Ciao
Re: Re: Re: Una bandana, due orecchie a sventola e tanta solitudine.
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February 16 2004, 1:23 PM
L’unica cosa che lo sport ha ancora di genuino è il tifo.
L’unica cosa che ha di genuino la morte di Pantani sono le lacrime e la commozione della gente comune che ha creduto in lui ,e che ha tifato per lui e anche di quella che si è sentita tradita da lui.
Anche se data la fine che ha scelto sembra che sia più lui a sentirsi tradito dagli altri e chissà se non sia così.
La cosa più triste sarà
Il vuoto gran parlare e riflettere che si farà per un paio di settimane e poi tutto come prima.
Infondo,tanto per parlare di calcio, chi se la sente, anche da semplice tifoso di rinunciare agli innumerevoli appuntamenti settimanali che sono stati intensificati con ritmi alieni?
Re: Re: Re: Re: Una bandana, due orecchie a sventola e tanta solitudine.
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February 16 2004, 2:48 PM
E' tristemente lo stesso disocorso solito di caduta della morale egoismo e capitalismo.
Anche io so di cosa parlo, ho fatto agonistica di atletica, e vincendo qualche gara decente sono stato contattato da alcune società che mi han tenuto per fare provini, un week end ho avuto 2 gare in 2 giorni vicini e mi sono ritrovato a fare una trasfusione di sangue..... capito l'antifona mi sono buttato nella vela.... Ho visto ragazzi di 17 anni con la Barba tipo Bud Spencer in squadra.... Fisico tipo Lou Ferrigno. E' chiaro.
Stiamo pian piano arrivando al capolinea anche qui, gli atleti crepano in campo (Foe, il portoghese), i ciclisti hanno ottime possibilità di non arrivare a 40 anni (Pantani, Zanette, Jimenez e chi più ne ha più ne metta), ormai escono doping a decine giornalmente, farmaceuticamente è impossibile monitorare l'immenso bacino di Atleti di tutti gli sport, e quando uno viene casualmente (o meno) beccato dopo 2\3 mesi torna, magari sempre dopato. L'unico modo di arginare la cosa sarebbe l'onore la morale e lo spirito di giustizia e di voglia di denuncia, ormai uno spauracchio in un mondo dove chi fa il furbo e fotte il prossimo e' un dritto mentre chi lavora una vita da gregario un'ebete.
Bisogna ammettere che dopo il Comunismo anche il capitalismo sta mostrando i suoi limiti e i suoi errori, tutto questo finirà come la vita di un ragazzo talentuoso e fragile stritolato dai biechi interessi di denaro che regnano sovrani su tutti gli sport e su la vita, in realtà gli stati democratici capitalisti son laici ma vedono il Dio Denaro come dio unico sopra tutto e tutti, un regime ben peggiore dei precedenti.
Re: Re: Re: Re: Re: Una bandana, due orecchie a sventola e tanta solitudine.
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February 16 2004, 3:26 PM
come vedo non sono l'unico ad aver avuto esperienze dirette...eh sì purtoppo è la realtà!
ho appena sentito alla radio che la madre di Pantani ha detto:"me l'hanno ucciso!"...ok resto calmo...porc...HAI UN FIGLIO CHE è IN CONDIZIONI PIETOSE E TU E TUO MARITO SIETE IN FERIEEEE A FARE I COGL....!!!PER BATTUTE DI CACCIA E ALTRO...E PER DI PIù FERIE CHE DOVEVANO DURARE UN MESEE!!!!!!CON QUALI SOLDI SENTIAMO?CON QUELLI DI MARCO OVVIAMENTE!MI FATE SCHIFO!
Aberrante il pensiero di Michele Serra, da me sempre molto stimato
La caccia al colpevole
nel dramma di Pantani
di MICHELE SERRA
In morte di Marco Pantani si è spesa un'emozione profonda, perché era giovane, perché era bravo, perché lo conoscevamo tutti e tutti avevamo ammirato il suo prodigioso estro motorio. Ma sulla superficie del dolore popolare, in certi epitaffi televisivi in cerca di applauso, in certi titoli teatralmente affranti galleggia anche qualcosa di sbagliato, di infelice e, ahimé, di incurabilmente italiano.
Pantani "ucciso dai giudici" (anche lui?!), Pantani affossato dal Potere Sportivo, Pantani impallinato da "certa stampa", Pantani tradito dall'ambiente, dalla famiglia, dagli amici distratti, dalle donne incuranti, dalla Riviera cinica e gaudente, dalla farmacopea speculatrice, dall'oblio delle folle volubili... Piccole schegge di verità (forse), nessuna bastante a spiegare il precipizio umano del Pirata, che però vengono ingigantite fino al rango di arma letale. L'innocenza restituita (a tutti) dalla morte non basta a placare questa mentalità puerilmente assolutoria, che imputa sempre e comunque "agli altri" il peso della croce che ciascuno si porta appresso, con minore o maggiore disinvoltura. No, si vuole un Pantani vittima anche in vita, incompreso e bistrattato, quasi condotto al suicidio dall'indifferenza e dalla crudeltà del mondo malvagio.
Non è così, non funziona così per nessuno, nemmeno per Pantani. Intanto la depressione (in genere nominata, con eufemismo letterario, "male oscuro", così come il cancro è "brutto male": terapia dello struzzo) è una malattia, diagnosticabile e spesso curabile, non un malefizio. Non è il lusso romantico e maudit degli eroi caduti, è un tragico tilt che coglie anche operai, massaie, docenti universitari, adolescenti. E nemmeno il più scalcinato terapeuta si sognerebbe di dire al depresso che la causa di quello sprofondo psichico è la malvagità degli altri: sarebbe un tremendo, imperdonabile errore. Piuttosto, cercherebbe di indirizzarlo verso uno scavo interiore, perché è l'io che diventa nemico, l'io il carceriere che impedisce di aprire le finestre. E dunque tutto questo imputare alla società, alla sfortuna, all'invidia, alla persecuzione di imprecisati poteri ostili la triste fine di Marco Pantani, è un pessimo, diseducativo segnale indirizzato ai tanti (tanti!) che soffrono della sua stessa malattia.
farol:
Capitolo Giudici (assassini): Pantani (che prendo a simbolo di tutti i sofferenti e i deboli dell'universo) è stato ucciso moralmente dai giudici. Su questo non c'è alcun ragionevole dubbio. I magistrati, per amor di prima pagina, lo hanno perseguitato: lo sapete che hanno speso per quell'indagine 150 milioni (tra intercettazioni, ore di lavoro ecc) di vecchie lire? (fonte Gazzetta dello sport). Lo sapete che Pantani è morto innocente? ASSOLTO! ASSOLTO! ASSOLTO! Può ritenersi perseguitato uno che rischia di perdere tutto (anzi perde tutto) per un'accusa mai provata? Accusa che non sta nè in cielo nè in terra, visto che il doping all'epoca della sua assunzione (neanche questa certa, visti gli strumenti di rilevazione usati) non era reato?
Capitolo giornalisti: ancora una volta i giornalisti ci celano la verità per "darci" quello che vogliamo in cambio: Pantani eroe finchè non fà un piccolo errore, dopo non c'era più nessun giornalista pronto a difenderlo, faceva più comodo il mostro Pantani.
Capitolo ambiente ciclismo: l'invidia rodeva dentro per le vittorie del pirata, che non aveva anche da sano un carattere facile, molti aspettavano questo momento e più d'uno gli negava anche il saluto ora che era un eroe caduto.
Caro Serra e tutti quelli che la pensano come Te: io sono stato (e sono sempre a rischio) un depresso, se permetti mi sento vicino a Pantani, il quale ha dato invece un segnale forte a tutti noi, che è quello di farci forza da soli, perchè nessuno vuole davvero aiutare il depresso, o chi in cambio non può dar più nulla umanamente.
Pantani è stato vittima vera, come lo siamo tutti noi un giorno o l'altro, incompreso e bistrattato, condotto con scientifica precisione al suicidio, alla morte, dalla crudeltà di questo mondo malvagio e da persone come Serra.
I magistrati e i giornalisti, non gli spacciatori, hanno ucciso Pantani.
P.S. Un pensiero: oggi tocca a Pantani, domani toccherà ad un anonimo e non staremo qui nemmeno a parlarne: penso a tutti quei papà (uomo-lavoratore docet) ai quali i giudici negano di vedere i figli e condannano alla morte civile togliendogli anche le mutande; quando ci scapperà il suicidio non venitemi a parlare di "depressione"! I colpevoli saranno quelli che non hanno voluto ascoltare i numerosi gridi di dolore e richieste d'aiuto dei sofferenti in questione. Perchè i depressi, diciamolo, non sono buone compagnie, sono fastidiosi, noiosi nelle loro ossessioni, e sono scartati perfino dai genitori.
Mai farsi vedere depressi dal branco: è pronto lì a sbranarti.
Pirata non ce l'hai fatta. Per Te, e tutti quelli come Te, non cerco giustizia, ma vendetta. Anche in tuo nome.
Arrivederci Marco.
Farol, ti spiace se cito anche la seconda parte dell'articolo di M. Serra?
Io penso che, sebbene in maniera forse troppo ruvida e forse troppo diretta in un momento come questo, abbia detto delle cose verissime e su cui riflettere; magari quando il dolore e l'emozione - quelli veri delle persone vere, perche' disinteressate - si saranno attenuati (o se vuoi, diluiti nel ritmo solito della vita di sempre).
ciao
***********************
Continuazione dell'art:
Non per caso, mentre nelle prime ore della scomparsa del campione si è detto e ridetto che era stato abbandonato da tutti, ora emergono, come era logico che fosse, progetti di recupero ideati da qualche amico meno disattento, per esempio quello di don Gelmini. Le amicizie balorde (che pure non mancano mai, specie per i ricchi e famosi) paiono meno devastanti e soprattutto meno esclusive di come piaceva pensare ai teorici del Pantani traviato dai Lucignoli: qualcuno che si preoccupava c'era, qualcuno che ci provava pure, e la traviatura (vedi il viaggio a Cuba) era autoinflitta.
E mentre Maradona (altro genio amatissimo, ma bisognoso di aiuto) dichiara che "la colpa è di tutti", forse specchiandosi nella sua propria giustificazione permanente, pare ovvio e necessario dire che ciascuno porta la sua lanterna, nel buio della vita, e che il passaggio più significativo, per entrare nell'età adulta, è per tutti sempre il medesimo, famosi o non famosi, bravi e meno bravi: accettare i propri errori, la propria incompletezza, l'insopportabile eppure evidente scoperta che possiamo deludere gli altri, dispiacere e non solo piacere, sbagliare e non solo avere ragione, perdere e non solo trionfare. Che questo ostico rendiconto della propria limitatezza sia particolarmente duro per un giovane uomo abituato a svettare tra due ali di folla osannante, è probabilmente vero. Ma additare la fine di Pantani come eclatante esempio di martirio dell'incompreso è davvero scellerato, perché non solo i depressi, ma milioni di ragazzi alle prese con la propria complicata formazione saranno rafforzati nel loro comodo alibi di eterne vittime del mondo.
Il lutto per Pantani è, nello sgomento e nella tristezza, un lutto bello e consolante: esprime ammirazione, gratitudine e amore per la spettacolosa grazia atletica dell'uomo che sale, supera se stesso, trasforma una bestiale sofferenza in una gloriosa arrampicata sull'Olimpo. Perfino il virilismo romagnolo (struttura psicologico-culturale che non mi è particolarmente cara) assumeva, in Pantani, cadenze quasi spirituali, leggere, femminili quando inanellava i tornanti di asfalto come un morbido gomitolo. Non si addice, a questo lutto concorde, il molle piagnisteo italiota sulle "colpe degli altri". Gli altri, se hanno colpa, e rimorso, dovranno sbrigarsela comunque da soli, pure loro, faticando a prendere sonno come a tutti capita, prima o poi.
Lui merita un compianto profondo, e la memoria intatta di chi aspetterà per sempre, seduto sui prati, di vedere passare il Pirata. Non merita che lo si agiti come uno straccio inerte, come una bandiera bianca, per potere continuare a lamentarci ciascuno della sua debolezza, ad aggrapparsi ciascuno alle sue eterne giustificazioni da bimbo. Siamo spesso soli, tutti, specie nei momenti decisivi: non possiamo chiedere proprio a un uomo che cercava sempre la fuga, l'arrivo solitario, di aiutarci a rimanere intruppati nella desolante mediocrità dei nostri alibi.
io ho giocato per anni a pallavolo - sono arrivata anche alla panchina in serie c - ma non ho mai ne' ricevuto proposte di doping (probabilmente perche' ero veramente scarsa e non ... all'altezza giusta per andare piu' avanti) ne' ne ho avuto esperienza indiretta tra compagne di squadra o amici nel campo.
A voi che avete praticato degli sport dove apparentemente e' piu' facile ricevere certe proposte vorrei chiedere cosa o chi vi ha tenuto dentro i ranghi delle vostre capacita' (e forse valori): perche', al di la' dei giudici, dei media e dei procuratori sportivi, forse "la colpa" parte da piu' lontano nel tempo - quello della formazione come persona quando si e' piu' piccoli - e da piu' vicino agli sportivi - la famiglia e la voglia di riscatto attraverso i figli; costi quel che costi -.
Se e' cosi', mi chiedo quanto sia "comodo" dare la colpa agli "altri", senza fare mai "mea culpa" sulle proprie ipocrite avidita'...
Quanto alla depressione: io ho una persona nella mia vita che amo tantissimo e che e' depressa ormai da 25 anni. Se lei e' viva e noi ancora felici di averla tra noi e' solo perche' abbiamo avuto il coraggio (e la pena) di riconoscere che da sola lei non ce l'avrebbe mai fatta; e neanche noi avremmo saputo fare di piu', senza l'aiuto DISINTERESSATO di qualcuno al di fuori del nostro mondo (che sicuramente e anche senza volerlo, in qualche modo aveva inciso sulla sua sofferenza).
La depressione puo' essere curata: ma prima di tutti i farmaci che da soli si possono assumere - come forse Pantani faceva - bisogna avere la fortuna di avere affetti solidi e pronti ad ascoltarti (non sentirti)davvero nella tua disperata solitudine.
E' questa solitudine che, personalmente, mi intristisce di piu' nella morte di Pantani: perche' e' la resa definitiva di un uomo che si e' sentito abbandonato da se stesso anche se e' stato piu' facile accusare gli altri senza prendersi la responsabilita' di ricominciare da capo la propria esistenza.
E come fanno in moltissimi.
ROMA, 19 FEB - Pantani fumava il crack, la droga che fa a pezzi il cuore. Lo rivela, in un'intervista esclusiva a Panorama, un parente medico del Pirata. Secondo il settimanale, per salvare l'ex campione dagli effetti di questo derivato della cocaina, un anno fa i genitori chiesero aiuto a questo parente che collabora con una comunita' di recupero dei tossicodipendenti. Trapela inoltre che il Pirata non riuscisse piu' a dormire, anche questo a quanto dicono gli esperti a causa del doping.
2004-02-19 - 14:22:00
CON QUESTO CHIUDO L'ARGOMENTO!
RIPETO MI FA PENA DA UN LATO MA DALL'ALTRO...
VINCEVA PERCHè DOPATO COME TUTTI...FUORI DALLO SPORT ERA UN DROGATO...E PARLANO DI EROE?
Grazie Andrea.Era giusto riportare tutto l'articolo. Evidentemente mi era stato tagliato. Ho avidamente letto l'altro stralcio, ma non riesco a cambiare opinione.
Trovo incredibile che non si vogliano vedere le responsabilità dei magistrati e del mondo del corridore: qui sì che sono toccato sul vivo.
Sai che sul forum ho l'abitudine di dire la verità, di mettermi a nudo: come ho già detto io convivo con la depressione da una vita, e i momenti peggiori sono sempre stati "indotti", non sto qui a cercare giustificazioni, credimi.
Per altro trovi bello l'articolo, secondo me, solo dal punto di vista dialettico, perchè poi contraddici l'articolo di Serra nel racontare una storia triste da te vissuta realmente. L'aiuto delle persone vicine da una parte, la propria forza dall'altra, sono le due costanti che ci devono essere per salvarti il culo dalla depressione.
Pantani non ha avuto aiuti da nessuno, ed è stato indotto a non aiutarsi da solo.
Pantani è morto innocente, "condannato" per un reato che non ha commesso.
Ciao Andrea, è sempre un piacere.
"Pantani è morto innocente, "condannato" per un reato che non ha commesso."
scusa farol ma evita di scrivere certe cose ed andar dietro a quello che dice la massa della gente!!!
se non sai come vive il ciclismo non commentare!
condannato per un reato che non ha commesso?ma cosa dici????!!!!
si è dopato come tutti e stop!
vuoi solo un esempio di quel giro?
Pantano in una salita era in testa...ha forato...ha perso 2 minuti rispetto ai primi,ha cambiato la ruota...è ripartito,li ha ripresi e li ha staccati tutti di nuovo ed è andato a vincere!eh sì era proprio ben allenato!
ma perfavore!
almeno poteva fare un pò il furbo!riprendi il gruppo e stai tranquillo lì...è chiaro che vedendo certe cose c'è il sospetto!
Caro Olic, come ti ho già detto comprendo il tuo sfogo da sportivo e lo sottoscrivo pure.
Che io vada dietro alla massa è il peggior insulto che potessi farmi.
Noi non ci conosciamo quindi, giustamente, non puoi sapere che quando Pantani vinceva, il vecchio acido farol denunciava sospetti e veniva azzittito.
Dieci anni fà quando io denunciavo "pubblicamente" (seppur nel mio piccolo mondo) il doping, venivo preso per un frustrato che voleva giustificare la sua carriera mediocre. Chiedere a quel "buffone"(inteso nel senso di ridicolo-che fa ridere) di "Pino" Capua, ora "capoccia" dell'antidoping, il quale mi dichiarava testualmente "....ma....ci saranno pure aiuti farmacologici...ma...insomma...sono rari..pochi casi... e minimizzava", durante una chiacchierata in cui mi guardava dall'alto in basso in un circolo romano dove io lavoravo. Chiedere al giornalista della Rai Alessandro Fabbretti (che segue il ciclismo), mio ex compagno di squadra, al quale manifestai più di una volta i miei sospetti sul doping (15 anni fa), e dal quale mi sentii rivolgere solo parole di disprezzo?
Oggi tutti (ma non mi riferisco a te , Olic) sul carro del doping mentre prima si chiudevano gli occhi.
Detto questo, a mia difesa, passo alla questione Pantani.
I magistrati che hanno accusato Pantani hanno SBAGLIATO, tanto che poi hanno dovuto assolverlo, perchè all'epoca dei fatti il doping non costituiva reato penale. E' chiaro?
Questi fatti, accanto ad una sua predisposizione alla depresione, lo hanno spinto non nel doping dove c'era già (ma non era reato, lo ripeto), ma nelle droghe pesanti. Era un tossico come tanti altri. Nessuno è colpevole; colpevole, lasciamelo dire, è la società che spinge a sentirsi inadeguati, impotenti, inutili, perseguitati: leggiti, per favore, gli ultimi messaggi del "pirata" che davvero assurge a simbolo di agnello sacrificale.
Ciao e grazie Olic e tutti gli altri dell'attenzione.
P.S: sul personaggio del giornlista Rai Alessandro Fabbretti potrei raccontare molti aneddoti che lo presentano come un uomo piccolo, di pochi valori, classista e razzista vero, discriminatore, senza dimenticare che la sua assunzione in Rai presenta mooooolti aspetti oscuri e moralmente discutibili.
scusami farol...volevo solo precisare una cosa...per me Pantani era già male ancora prima di essere beccato...i suoi incidenti in macchina senza senso erano ancora prima...
cmq quello che scrivi lo condivido...
non condivido assolutamente considerarlo un eroe,ecc...
Tra persone intelligenti, come Tu sei Olic, ci si capisce, ci si può confrontare, sia spostando la propria opinione sia rimanendo su opinioni diverse.
Tu hai concentrato le tue attenzioni sull'aspetto prettamente sportivo e sei assolutamente dalla parte del giusto , secondo me. Io ho concentrato l'attenzione sull'aspetto giudiziario con relative drammatiche conseguenze. Entrambi (e tutti quelli che sono intervenuti, mi sembra) parliamo di sport poco pulito(anzi sporchissimo), immagine che rispecchia una società dove chi vince vince, chi perde muore.
P.S: mi sembra carino sottolineare che anche su un tema tanto delicato, non ci siano state risse verbali.
Mi sa che per divertirsi un po' bisogna rispolverare le lotte uomo-donna. Uomo-lavoratore ci manchi.
infatti...siamo qui a discuterne apertamente...ognuno ha la sua idea e alla fine siamo tutti amici...
sì quello che hai precisato è vero...
buona giornata!
ahhh ahhhh, vi mancano le scazzottate telematiche!!!!!!
Quasi quasi.....
Caro Farol,
non so se mi sono contraddetta piu' sopra o forse non mi sono ben spiegata (piu' probabile :-p), ma quello che volevo sottolineare e' che:
1. c'e' sempre una causa esterna scatenante per le depressioni piu' o meno violente e distruttive che siano: ma non tutti vi rispondono dandosi alle droghe e all'autodistruzione.
Se fosse cosi', forse, la meta' dell'umanita' si autoeliminerebbe senza pensarci su' piu' di tanto.
Pantani-uomo, contrariamente al campione atletico (che non conoscevo se non dai titoli in prima pag.) era un debole, un ragazzo che ha avuto tutto troppo presto, senza conoscere le tappe della sconfitta e della ripartita.
La vera differenza tra gli uomini e gli eterni fanciulli si vede proprio di fronte ai grandi scacchi della vita: c'e' chi li affronta, rimettendosi in gioco con umilta' e senso di rispetto per se stesso e c'e' chi li fugge attribuendo il proprio fallimento a qualcun altro.
Le ingiustizie le subiamo tutti: Pantani ne ha subito forse troppe (anche se non ne sono del tutto convinta), ma resta il fatto che e' stato incapace di riconoscersi come Uomo senza la sua coppa in mano!
(Cavolo, Farol, aveva la nostra eta'!!! Io, non so tu, sto cominciando ADESSO a vivere per la seconda volta e a guardarmi come Donna...)
2. Tu scrivi: <L'aiuto delle persone vicine da una parte, la propria forza dall'altra, sono le due costanti che ci devono essere per salvarti il culo dalla depressione.
Pantani non ha avuto aiuti da nessuno, ed è stato indotto a non aiutarsi da solo.
Pantani è morto innocente, "condannato" per un reato che non ha commesso.>
Dalla seconda parte dell'art. Pantani non sembrava essere cosi' isolato: tuttavia, esiste una differenza enorme tra "persone vicine" e "persone che ti amano", cosi' come tra isolamento e solitudine.
Io penso che Pantani fosse una persona sola dentro e con pochi affetti veri attorno.
E questo uccide piu' dell'accanimento giudiziario o mediatico, perche' quando ti chiudi a casa non hai niente: anzi Niente e Nessuno.
Mentre, al contrario, ci sono casi giudiziari (terrificanti) di persone che dopo 10 anni di galera e strenua lotta (anche contro la vergogna), ne sono usciti, vivi. Anzi "Vivi".
Re: Una bandana, due orecchie a sventola e tanta solitudine.
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February 21 2004, 8:36 PM
Vorrei rispondere a tutti quelli che hanno scritto tutte queste minchiate sul doping.
Ho corso a livello agonistico nel ciclismo facendo 3 anni da dilettante e non vi so dire se mi dopavo; questo non xke' non so che cosa prendevo ma xke' quello che prendevo non era doping 5 anni fa ma potrebbe diventarlo tra 5 anni.
Molti calciatori degli anni 70 prendevano la corteccia surrenale che non era doping a quei tempi che poi si e' scoperto che faceva male
Tutti dicono che nel ciclismo sono tutti dopati, la verita' e' che e' uno dei pochi sport insieme all'altletica in cui i controlli antidoping sono seri.
Io mi allenavo 7 gg su 7 x 11 mesi all'anno ed era ovvio che prendevo degli integratori ( che non erano e non sono doping )
Ricordo a tutti che se uno vince ( nei dilettanti o nei proffesionisti) e' cke' comunque e' uno forte.
Chi dice " io non vincevo xke' non mi dopavo " e' solo uno sfigato che da la colpa agli altri del suo fallimento ( Sfigato nello sport come nella vita )
Re: Re: Una bandana, due orecchie a sventola e tanta solitudine.
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February 23 2004, 8:09 AM
ti ringrazio di avermi fatto fare qualche risata...ho iniziato bene la giornata!ah,ah!
ma per piacere...
uno può essere quanto forte vuoi ma non combinerai mai niente se non ti dopi!
mah...e sei uno che ha corso in bici!
Re: Re: Re: Una bandana, due orecchie a sventola e tanta solitudine.
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February 23 2004, 9:33 AM
X Andrea:
Dici delle cose vere. Ho poco da aggiungere. Neanche io conoscevo personalmente o almeno approfonditamente Pantani: nè la sua persona, nè il suo personaggio.
Solo una cosa: non è vero che le ingiustizie le subiamo tutti allo stesso modo. Nè in quantità nè in qualità. Se poi esistono persone in grado di reggere bene alle ingiustizie me ne rallegro per loro. Forse il Pirata era un eterno fanciullo, ma aveva tutte le carte in regola per ritenersi un perseguitato.
Il potere mediatico è così forte che tu stessa non sei abbastanza convinta della sua innocenza. Non basta che un farol qualsiasi ti dica che Pantani fu scagionato perchè l'EVENTUALE doping, all'epoca dei fatti, NON COSTITUIVA REATO PENALE. Serve che lo dica qualcuno di credibile.
Ultimo atto: probabilmente ho a cuore questa vicenda non per affetto nei confronti di Pantani, nè per amore della verità o della giustizia, ma, come forse avrai intuito, per il fatto che mi immedesimo nel personaggio Pantani, visto che potrei scrivere un libro (non interessante, però) sulle ingiustizie ricevute. Nella mia carriera sportiva ho preso più o meno 2 anni di squalifiche complessive SENZA AVER MAI AVUTO UNA CONDANNA PENALE. Allo stesso modo, anche nella vita civile, ho sempre pagato tutto, oltre le mie colpe (che c'erano), mentre altri nulla hanno pagato. Se sono ancora qui a scrivere lo devo esclusivamente alla mia voglia di vivere.
Ciao
Qualche sera fa ho parlato con un "grande" dello sport italiano. Purtroppo un sport minore. Il personaggio con cui ho parlato esce da una storia di depressione durissima: mi ha confermato che vedere la mamma di Pantani accusare i giornalisti, i magistrati, il mondo del ciclismo e quanti altri, gli ha ricordato la sua mamma; quanto ha dovuto soffrire per vedere il proprio figlio umiliato, dato per morto, accusato ingiustamente da organi di stampa e opinione pubblica.
E' stata una grande esperienza poter chiacchierare con una persona che sembra così lontana quando si osserva lottare sul suo campo, invece tanto vicina nelle difficoltà esistenziali: la sua agendina dei numeri di telefoni ora è quasi vuota, nessuno lo voleva vicino, forse (ma questo non me l'ha detto) anche lui ha fatto abuso di psicofarmaci.
Mi ha confermato che è stato il destino a volerlo ancora dentro a questo mondo: dalla sua voce ho sentito un grande rancore verso il suo stesso mondo e verso il mondo dello sport in genere. Se convoglierà la sua rabbia nella giusta direzione tornerà ad essere un "grande". Pantani non ce l'ha fatta. Onore a chi ce la fa, ma anche a chi non ci riesce.
Ciao
Cmq qua vicino a me ci sono li stabilimenti della Soffass dove si produce la carta Regina che sono alla dipserata ricerca di manodopera; la paga facendo i turni è di 1000 - 1200 euri; chi vuole lavorare si può presentare.
Come vedi Farol, credo che Pantani fosse stato un grande campione ma sia morto da uomo di merda. Difatti da quando si è saputo che è morto come un tossico qualunque nessuno ha più detto una parola. C'è gente che perde il lavoro e non sa come arrivare in fondo al mese, idolatrare questi miliardari che si uccidono perchè perdono un lavoro che è in verità un gioco mi sembra un pochino troppo eccessivo.
Axiom in linea teorica è giusto il tuo discorso, ma non devi scordarti di notare che alla fine ogniuno lotta e si muove nell'ambito del "suo mondo" quello di Pantani era un Ciclismo, un ricco ciclismo, quello di un'operaio è la fabbrica, povera, almeno per quanto riguarda i dipendenti, il modo di agire va analizzato sapendo anche questo