| BelsanSeptember 13 2004 at 10:57 PM No score for this post | alberto (no login) |
| - I bambini sono i più innocenti tra gli innocenti, certo.
Colpire i più indifesi tra i civili, che senso ha? Da qui parte il piano razionale, dalla risposta dura ma dovuta a questa domanda.
Le azioni suicide del nuovo terrorismo ribaltano quei tabù e quei valori, e mirano proprio ai nostri punti più sensibili.
Anche l'intelligence occidentale usa questa locuzione, "obiettivi sensibili": ma si riferisce a tutt'altro, alle sedi simbolo del potere, alle caserme, alle centrali.
No, gli obiettivi sensibili del nostro mondo, del nostro sistema di valori sono i civili inermi, sono gli indifesi, sono i bambini: quelli che i nostri codici di comportamento hanno sempre salvaguardato, quelli che la nostra cultura e il nostro sentimento religioso hanno sempre preservato.
Il nuovo terrorismo ragiona all'inverso, dicevo: il valore della vita altrui, di grandi o bambini non ha alcun senso, anzi. Più si spara nel mucchio più si centra un bersaglio sguarnito, e si semina terrore e senso di inferiorità.
Quante volte dall'11 settembre ho sentito dire: «Vinceranno loro, perché sono disposti a tutto, perchè nulla li tocca o li commuove, niente li distrae dal loro obiettivo». Non credo che sia una guerra persa, ma dobbiamo sforzarci di capire che le nostre categorie non sono le loro.
E quando dico "loro" parlo di gente che usa un'arma che noi non abbiamo, la propria vita.
Vanno a morire per poter uccidere.
Sono già saltati in aria in centinaia, da Israele alle Twin Towers, dall'Iraq a Madrid.
C'è chi è morto facendo strage e chi ha sbagliato la sua azione, dilaniandosi da solo.
Noi li chiamiamo kamikaze: ma i kamikaze veri, cioè i tokkotai giapponesi della seconda guerra mondiale, erano costretti al suicidio come extrema ratio, e combattevano contro forze armate straniere in una fase disperata del conflitto, non andavano ad immolarsi per uccidere centocinquanta bambini, o duemila impiegati delle Torri Gemelle.
L'esercito del nuovo terrore continua a trovare reclute pronte al "martirio", le vere armi di distruzione di massa del nostro tempo. Pronte a morire su un autobus pieno di ragazzi che vanno a scuola a Gerusalemme, o su un camion lanciato contro la base dei nostri carabinieri a Nassirya, su un aereo da dirottare verso la residenza estiva di Putin, o dentro una scuola della remota Ossezia del nord.
Da Manhattan a Kabul, da Mosca a Tel Aviv, questi kamikaze stragisti hanno una sola cosa in comune, al di là di obiettivi così diversi: l'appartenenza alla parte più fanatica dell'Islam.
Da tre anni ci diciamo, come per rassicurarci, che non bisogna parlare di scontro di civiltà, di guerra tra religioni, che non bisogna criminalizzare la parte dell'umanità che professa la religione di Maometto.
Resta vero e giusto, ma forse non basta più.
In tre anni non abbiamo visto nessuna azione nazionale o internazionale partita dai paesi islamici per combattere questa loro escrescenza terroristica.
Tutto quello che è stato fatto nasce, giusto o sbagliato che sia stato (a seconda della vostra idea sulle guerre in Afghanistan e in Iraq), dalla risposta americana all'11 settembre.
Gli Stati islamici non hanno svolto nei fatti alcun ruolo reale nella lotta al terrorismo, se non quando toccava direttamente i loro equilibri di potere interni o la sicurezza del loro stesso territorio.
Tutti sanno - ma pochi lo dicono - che ciò accade perché la causa antioccidentale trova adesione e simpatia in parte consistente dell'opinione pubblica di quei paesi (e la guerra irachena non ha certo migliorato la situazione).
E anche in Europa molti sono più attenti alle proprie convenienze (e ai guai altrui) che a una prospettiva che si fa sempre più fosca.
In molti hanno detto che con la strage dei bambini è stato scavato un nuovo girone dell'inferno.
Temo che non sia il più basso.
'notte |
| | Author | Reply | Backy (no login) | Re: BelsanNo score for this post | September 14 2004, 11:39 PM |
Colpire i bambini è come colpire se stessi, perchè essi rappresentano il futuro. | |
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