Il locale diventava sempre più fumoso e puzzolente man mano che si avvicinava l’ orario di chiusura, ed lui cominciava ad averne abbastanza.
Frisco non gli era mai piaciuta quanto Los Angeles, ed iniziava a rimpiangere di aver fatto tanta strada solo per incontrare uno sconosciuto, che poi non si era neppure degnato di farsi vivo.
Dannazione, eppure quel tipo si era scomodato a mandargli un biglietto in cui lo invitava all’ Helzapoppin, club privato ed in teoria esclusivo ritrovo per occultisti.
La curiosità aveva avuto il sopravvento sulla prudenza soprattutto quando aveva fatto una breve ricerca sul mittente, scoprendo che Daimon Hellstrom era stato una piccola celebrità nel sottobosco dell’ occulto degli anni ’80, anche se le sue apparizioni si erano alquanto diradate negli ultimi anni.
Cinquantun’ anni, docente di parapsicologia a Fire Lake, in Massachusetts, esorcista, ospite di talkshow, detective dell’ occulto, nonché sedicente figlio di Satana. La sua notorietà era legata a fugaci apparizioni insieme a personaggi bizzarri e stravaganti, chiassosi e sgargianti. Tutto questo per circa 15 anni d’ attività, per poi sparire nel nulla.
Era stato difficile rintracciare qualche informazione dopo il 1986, testimonianza forse di un diverso atteggiamento nei confronti dei media, forse conseguenza della decisione di condurre una vita più appartata.
Comunque Cordelia e Wes se l’ erano cavata bene ed avevano scoperto che si era sposato con Patricia Walker, ed aveva aperto proprio lì, a San Francisco, un’ agenzia di investigazioni occulte con cui si era divertito a giocare all’ acchiappafantasmi totalizzando un buon numero di apparizioni su fogliacci scandalistici che documentavano le sue “imprese”.
L’ Helzapoppin aveva una strana fama, e, a quanto pareva, del tutto immeritata.
Era entrato con circospezione, ma aveva trovato solo un variegato campionario di fauna umana di ogni genere, invece dei pericolosi mostri che si era atteso. La decadenza del locale pareva aver contagiato la clientela e gli parve quasi di vederli, giovani rampanti negli anni ’80, meno giovani e soprattutto meno rampanti a metà dei ’90, ma ancora arroganti e sicuri, ben diversi dai relitti che vedeva abbruttirsi con l’ alcol in quella sala.
Un tempo forse erano stati l’ elite satanista della città, ora erano solo degli ubriaconi che si recavano all’ Helzapoppin solo in virtù del loro conto aperto.
Si chiese se l’ uomo che doveva incontrare non somigliasse a quegli uomini tristi che appartenevano ad un tempo diverso. In fondo si trattava di un occultista, di un ciarlatano che vent’ anni prima era solito andare in giro con tanto di mantello e tridente e dichiararsi figlio del signore dell’ inferno.
Forse non si era presentato per via di un rigurgito di autostima, ma poco importava, semplicemente tutto questo gli era costato un viaggio a vuoto.
Fece per allontanarsi dal bancone, quando un cliente, già presente prima del suo arrivo, richiamò la sua attenzione.
“Ehi, le dispiace se le offro da bere e facciamo due chiacchiere?”
Si era alzato e lo aveva afferrato per un braccio, riaccompagnandolo al bancone.
A parlare era stato un tipo alto e massiccio, sui trent’ anni, ben vestito anche se dava l’ impressione di aver dormito nel costoso abito su misura da tremila dollari che indossava, a giudicare almeno dai vestiti spiegazzati.
I capelli, rosso scuro ed ispidi, erano trattenuti a stento in una antiquata coda di cavallo, mentre la barba doveva risalire ad almeno tre giorni prima.
Era al banco da prima che entrasse, e non lo aveva degnato neppure di uno sguardo per tutto il tempo in cui era rimasto seduto, continuando a bere scotch come un forsennato ed a parlare fitto con la ragazza mora sedutagli accanto.
Anche lei era un tipo bizzarro, anche per la clientela variegata del bar. Sui vent’ anni, più probabilmente venticinque, vistosa, trucco ultra pesante, vestita di pelle dalla testa ai piedi, poteva sembrare una prostituta esperta in giochetti sadomaso o anche far parte di una gang di motociclisti.
In ogni caso il suo abbigliamento strideva con quello del suo cavaliere, ma ciò nonostante non avrebbe saputo dire se i due si conoscessero da prima oppure se il tipo alto e massiccio avesse provato a rimorchiarla direttamente nel locale.
Del resto non avevano attirato la sua attenzione un granché fino ad un momento prima.
“Vieni a sederti, su, non farti pregare”
Il modo in cui quel tipo era passato dal “lei al “tu” lo lasciava perplesso,ed inoltre non aveva né la voglia, né il tempo di dare della corda alle farneticazioni di un ubriaco. Si divincolò non senza qualche fatica.
“Mi dispiace ma devo proprio andare”
“Credo di dover insistere, mr…” disse l’ uomo.
“Quante storie” disse un corpulento cliente, visibilmente sbronzo “Lo bevo io quel drink” e così dicendo appoggiò una mano sudicia sulla spalla dell’ uomo.
“Levala o te la taglio” replicò questi seccamente, spingendolo via.
La ragazza accanto a lui rise sommessamente, quasi fosse una scena divertente.
L’ uomo vestito di scuro, invece, rimase impalato vicino alla porta, preoccupato dalla piega che stava prendendo la vicenda.
“Fottuto stronzo” l’ ubriaco barcollò per recuperare l’ equilibrio, andò a sbattere contro la sedia di un altro avventore seduto ad un tavolo li accanto. Recuperata in qualche modo la stabilità afferrò una bottiglia di liquore, ne scolò un grosso sorso fra le proteste di quei clienti, poi tornò ad avvicinarsi, ruppe il fondo della bottiglia contro il bancone ed ne agitò il collo in direzione della sua vittima designata.
L’ uomo con il completo costoso si alzò in fretta mentre la sua compagna si irrigidiva sullo sgabello, senza però far nulla per scappare o proteggersi.
“Te la faccio vedere io…”
L’ ubriaco attaccò, cercando di affondare verso il viso, ma non trovò il bersaglio mentre il pugno dell’ avversario gli troncava la frase in gola. Tentò un altro affondo, ma questa volta il suo polso fu bloccato dalle ferrea stretta della mano sinistra, mentre la destra saliva a serrargli la gola. Si sentì sollevare di peso mentre contemporaneamente diventava cianotico.
“Adesso basta” disse, esitante, l’ uomo vestito di scuro, attirando l’ attenzione dell’ altro appoggiandogli una mano sul braccio teso.
L’ altro acconsentì, con un pizzico di riluttanza, facendo cadere pesantemente a terra l’ ubriacone a malapena semicosciente. Poi però ogni traccia di rabbia svanì dal suo volto e concesse al suo interlocutore uno smagliante sorriso.
“Lei è…”
“Naturalmente Daimon Hellstrom” indicò un tavolo nel fondo del locale “Là staremo più comodi”
La ragazza al banco (sua moglie forse?) si alzò e li raggiunse senza dire una parola.
“Innanzitutto mi scuso per averla fatta venire fin qui, mr Angel”
“Angel. Solo Angel”
“Come vuole”
Angel era sconcertato. L’ uomo che aveva di fronte non era certo il tipo di persona che si era aspettato di incontrare. Sembrava uno yuppie mezzo alcolizzato che aveva avuto una brutta giornata. Stessi modi arroganti, stesso modo di fare.
Perfino il suo modo di parlare lo stupiva. Dava confidenza anche agli estranei, eppure teneva tutti a distanza.
Questo senza considerare che era in grado di sollevare un ubriacone di centoventi chili con una mano sola senza apparente sforzo.
Cercò di rilassarsi. Non gli piaceva la piega che stavano prendendo gli eventi. Eppure doveva sapere cosa voleva da lui quello strano tipo. Rivolse il suo sguardo ai suoi interlocutori.
Daimon gli sorrideva, se quello poteva essere definito un sorriso. Meglio ghigno, probabilmente. Anche lei sorrideva, mettendo in mostra una chiostra di denti perfetti, bianchissimi e leggermente appunti. Leggermente inquietanti.
Angel si concentrò sulle sue percezioni. Aveva bisogno di tutte le informazioni disponibili.
Incredibile, l’ uomo non era neppure sudato.
Il battito era regolare, la vascolarizzazione normale, la sudorazione praticamente assente, nonostante il caldo afoso del locale.
“Che ne direste di dirmi perché sono qui”
“Prima vorrei presentarle una mia amica, la signorina Jaine Cutter”
Non era la moglie, dopo tutto. Chissà dov’ era quella donna, e chissà se sapeva con che tipo di persone si intratteneva.
“Molto piacere” disse stringendole la mano.
La ragazza non disse nulla, seguitando a sorridere, ma ricambiò la stretta con molta energia. Che intendesse fargli male?
“Dobbiamo dirti una cosa. Riguarda la tua ex, e non ti piacerà”
“Buffy?”
“Proprio lei! E che nome ridicolo, comunque” disse la ragazza.
“Zitta Jaine, non è il momento”
“Che ha combinato?”
“Lei niente. E’ morta”
+++++
La sagoma bianca sul marciapiede veniva scansata dai passanti frettolosi, che si tenevano ben lontani dai sigilli della polizia, non tanto per rispetto verso l’ istituzione, verso lo scomparso o verso la morte stessa, quanto per i ricordi dolorosi, o quantomeno inquietanti che suscitava in tutti gli abitanti della cittadina.
Perché Sunnydale è solita offrire scene come quella, anzi alcune sono molto peggiori.
Del resto la “Bocca dell’ Inferno”, ad onta della felice collocazione geografica, non è un posto allegro dove vivere, almeno per gli esseri umani che restano, nonostante gli inconvenienti, la stragrande maggioranza della popolazione.
Il crepuscolo era prossimo ed in quella stagione piuttosto breve, così si affrettavano tutti, o quasi, a rincasare. Tutti cercano, istintivamente, dato che mai ammetterebbero pubblicamente il problema, di limitare i rischi di fare incontri “sgradevoli”.
Fra di loro però c’ è qualcuno particolarmente interessato a quel luogo, qualcuno che considera una fortuna la consuetudine degli abitanti di rientrare presto, come anche l’ inettitudine ed il lassismo delle forze dell’ ordine.
Il suo nome sarebbe impronunciabile per le gole umane, per cui i pochi mortali che lo conoscono lo chiamano semplicemente Sussurro.
Un demone vecchio quanto l’ uomo rinchiuso nella forma rassicurante di un ragazzo pallido e magro, malvestito e fuori moda.
Rimase seduto ancora qualche minuto, aguzzando la vista per riuscire a leggere nella luce morente il rapporto del coroner che teneva fra le mani.
Due colpi sparati con un’ arma a pallettoni, da distanza ravvicinata, plausibilmente un paio di metri per il primo colpo, che ha raggiunto la vittima alla coscia sinistra, circa mezzo per il secondo, che ha investito parzialmente il viso ed il collo.
Con ogni probabilità, dall’ angolazione delle ferite, la vittima era crollata in ginocchio dopo il primo sparo, e stava fissando l’ assassino, al momento del secondo.
Uno strano delitto, soprattutto per Sunnydale.
Senza contare che la vittima è, anzi era, una slayer.
La notte era calata ormai, e non c’ era quasi più nessuno in giro.
La figura, un ragazzo di vent’ anni, T-shirt, jeans e scarpe da ginnastica, scostò il nastro della polizia e fece un paio di passi verso la sagoma di gesso.
Si chinò sopra il marciapiede ancora macchiato di sangue scuro. Vi avvicinò il palmo della mano, quasi a sfiorare il terreno, e rabbrividì.
“Sì, la traccia è forte. L’ incantesimo era potente e… ma certo, è così chiaro…”
L’ avvicinarsi di un barbone che si era attardato in strada e stava per chiedergli degli spiccioli interruppe le sue riflessioni a voce alta, mentre l’ uomo faceva bruscamente dietro front e si allontanava.
Era in città da pochi giorni, ma aveva compreso presto che era meglio non disturbare gli abitanti più “particolari” del luogo. In realtà ne aveva già avuto abbastanza.
Sarebbe saltato sul primo merci di passaggio, quella notte stessa se possibile.
Il ragazzo lo ignorò, si alzò, allontanandosi nella notte scura, sicuro di aver svelato un mistero importante.
Le informazioni sono merce preziosa, e lui ne fornisce sempre di ottime. E’ il suo talento speciale, e lo ha tenuto in vita per millenni.
Ora deve solo cercare un compratore, qualcuno a cui interessi quello che ha scoperto.
Ha già in mente qualcuno.
+++++
La telefonata arrivò la mattina successiva.
Il cellulare squillò, ma Angel vi riconobbe una nota tetra.
Willow gli diede la notizia, vergognandosi di doverlo fare per telefono e così tardi.
I funerali erano previsti per quel pomeriggio stesso, ed non poté fare a ameno di pensare che quell’ apparente distrazione testimoniasse in realtà il desiderio del gruppo di lasciarlo fuori da quella funzione.
Il motivo lo ignorava.
Forse si vergognavano. Oppure c’ era dell’ altro.
In ogni caso in quel momento non aveva nessuna voglia di assecondare i loro desideri.
Sarebbe andato a quel funerale, ma non ci sarebbe andato solo.
+++++
Angel aspettava, intirizzito e zuppo d’ acqua. In California i temporali sono rari anche nella mezza stagione, ma sempre piuttosto violenti.
Anche se fra loro non c’ era più niente da molto tempo, nonostante le reciproche distanze fossero diventate ormai incolmabili, avere ricevuto la notizia della sua morte da un perfetto sconosciuto lo aveva lasciato scosso e vulnerabile.
E poi pensare che Buffy fosse morta lo riempiva di inquietudine.
L’ ultima volta che l’ aveva vista gli aveva salvato la vita.
Era forte, dura, decisa.
Aliena.
Lo aveva spaventato più di quanto non avesse fatto il suo rapitore, ma sapere che anche lei era caduta, nonostante la sua forza e la sua freddezza…
Quella era una cosa molto più spaventosa.
Daimon arrivò con quasi un’ ora di ritardo.
La gigantesca, vecchia cadillac decappottabile, procedeva sferragliando nella bufera ma, incredibilmente, nonostante il tettuccio abbassato, i due occupanti non erano zuppi d’ acqua, che semplicemente non inondava l’ abitacolo.
Nonostante la situazione non poté non domandare:
“Ma come diav…”
“Lascia perdere, e non imprecare. Sono qui e ti sento benissimo”
Angel preferì passare sopra le evidenti stranezze di Daimon, ma proseguì:
“Ma non daremo troppo nell’ occhio?”
“Non preoccuparti, nessuno si ricorda della mia macchina”
Si accomodò scettico sul sedile del passeggero, mentre Jaine se ne stava sdraiata su quello posteriore, intenta a fumare come una ciminiera con il walkman che le sparava nelle orecchie, con ogni probabilità metal o roba simile, da come agitava la testa, quasi da epilettica.
“Non farci caso, è un’ asociale schifosa” gli disse sottovoce Daimon, lanciando una sfuggente occhiata alla donna dietro di lui.
La cadillac si rituffò nella tempesta.
Angel si chiese fugacemente cosa ci facesse su quell’ auto.
+++++
Era stata una notte, seguita da una mattinata, molto dura e dolorosa.
Quando, con notevole sensibilità, doveva aggiungere, Daimon gli aveva dato quella notizia, aveva soffocato solo per un soffio l’ istinto di ammazzarlo lì, su due piedi.
Invece si era catapultato fuori dal locale, aveva afferrato il cellulare e cercato di contattare casa Summers.
Inutilmente. Aveva chiamato anche gli altri, con esiti parimenti sconfortanti.
Aveva telefonato all’ agenzia, svegliando una Cordelia dapprima isterica, ma poi subito attenta e perfino quasi efficiente. Aveva mobilitato anche gli altri della “squadra”, poi avevano cominciato le ricerche mentre lui rientrava a Los Angeles a tutta velocità.
Ben presto gli avevano confermato la notizia, per telefono.
Cordelia aveva usato più tatto, ma la sostanza era cambiata poco.
Sia i giornali che la polizia riportavano la notizia della morte di una giovane donna corrispondente alle generalità di Buffy.
Far pressione per farsi dare il nome corretto fu uno scherzo, anche per telefono.
Era davvero morta. Di nuovo.
Ma stavolta in modo così scontato e banale. Un paio di colpi d’ arma da fuoco. A distanza ravvicinata, forse da un fucile da caccia, comunque da un’ arma a pallettoni.
Di lei era rimasto poco, il cadavere era decisamente sfigurato, eppure l’ identificazione era certa, eseguita da più famigliari ed amici, e confermata dai documenti rinvenuti.
Era rientrato poco prima dell’ alba e si era accasciato sulla sedia del suo ufficio.
Non si era mosso per ore.
Distrutto.
Dal dolore. Dalla sorpresa. Dall’ ironia.
Poi la telefonata della “cara” Willow. Il delitto risaliva a due notti prima e nessuno aveva pensato di informarlo prima.
La rabbia irrazionale che lo aveva scosso gli restituì le energie di cui aveva bisogno.
Prima di seppellire Buffy definitivamente, di farsene una ragione, doveva scoprire il come. E soprattutto il perché.
Poi magari anche il chi.
Aveva una sola pista ed aveva intenzione di seguirla.
Chiese a Cordelia di rintracciare per lui un certo Daimon Hellstrom, ma lei lo informò che, mentre era chiuso in ufficio a tormentarsi ed a crogiolarsi nel suo dolore era arrivata una lettera per lui inviata proprio da Daimon.
Aprì la busta sigillata.
Dentro c’ era solo un biglietto da visita.
“Hellstorm, investigazioni dell’ occulto”
Sul retro era scarabocchiato qualcosa con una stilografica.
“Passo a prenderti al ponte alle tre, per il funerale”
+++++
Daimon puzzava di zolfo, lo avvertiva chiaramente. Si chiese se fosse una sua bizzarra trovata pubblicitaria per confermare in qualche modo la sua “parentela” con il demonio, o se fosse realmente la sua natura. Aveva conosciuto pochissimi demoni genuinamente infernali, ovvero che provenissero davvero da quella famigerata dimensione a cui si riferiscono abitualmente sacerdoti e teologi quando parlano dell’ inferno cristiano.
Tutti avevano avuto addosso quell’ odore, ma in effetti anche alcuni minatori che aveva conosciuto da ragazzo si portavano dietro quel sentore pungente e sgradevole.
La cerimonia era stata breve e modesta.
Erano presenti solo i ragazzi, e la funzione era stata tutt’ altro che toccante. In pratica si erano limitati a seppellire una cassa sigillata sotto un metro di terra.
La lapide era stata riciclata dalla volta precedente, e forse anche la bara lo era.
Spike, l’ unico che aveva temuto di incontrare, non c’ era.
Gli altri aveva detto che era sparito subito dopo aver ricevuto la notizia della morte. Non avevano la minima idea di dove fosse andato.
Tutti lo evitavano, imbarazzati, o forse intimoriti.
Del resto avrebbe voluto ammazzarli.
Non erano stati in grado di impedirlo, di aiutarla. Probabilmente erano in collera con lei per essersi fatta ammazzare così, e con loro stessi per averla lasciata sola.
Classiche paranoie. Nessuno avrebbe potuto restare vicino alla Buffy che aveva visto l’ ultima volta. Beh, forse Spike.
Ma non gli altri.
Comunque non riusciva a perdonarli. Avrebbero dovuto pagare. Avrebbe voluto perlomeno affrontare Giles, ma non ebbe la forza di infierire sul grigio bibliotecario inglese.
Jaine si rimise a sedere, soffiandogli in faccia il fumo. Angel non capì se stesse facendo di proposito o fosse solamente stupida, e si chiese se non fosse rimasta tutto il tempo distesa a fumare o ascoltare musica.
Daimon doveva aver fatto almeno due passi, visto che era abbondantemente bagnato.
“Tutto ok?” gli chiese.
La domanda gli parve così stupida, così inopportuna che lo fece letteralmente scoppiare.
Lo afferrò per il bavero trascinandolo fuori dall’ auto, sollevandolo di peso e scaraventandolo contro un vicino albero. Non aveva impiegato più di mezzo secondo per l’ intera operazione.
Era certo di essere in grado di ammazzarlo su due piedi, quali che fossero le sue risorse.
“Chi DIAVOLO sei?”
L’ uomo gli rise in faccia. Dietro di lui percepì del movimento. Jaine non era più sulla macchina, e non riusciva a capire dove fosse finita.
Una marea di allarmi gli squillavano in testa, ma decise di ignorarli. Daimon era sempre immobile, passivo, sollevato da terra di una spanna, eppure non mostrava alcun segno di paura.
“Ti sei risposto da solo, bastardo, ed adesso mettimi giù prima che Jaine sia costretta a strapparti le budella”
Si guardò prudentemente alle spalle.
Stavolta la vide, a meno di un metro da lui, alquanto diversa da come gli era apparsa prima.
Lunghi artigli metallici le spuntavano dalle dita, mentre il volto era irto di aculei sottili e molto acuminati. I denti, che prima erano leggermente limati, ora apparivano fauci aguzze pronte ad divorare le sue carni.
Riluttante, Angel obbedì. Non sapeva cosa avessero in mente, così si preparò ad affrontare una situazione potenzialmente pericolosa.
Daimon si scrollo di dosso invisibili granelli di polvere e si riassesto il vestito. Non sembrava affatto aggressivo.
“Era ora che mostrassi un po’ di grinta” esclamò in tono assolutamente neutro.
“Sai, Jaine aveva detto che eri senza palle, ma io volevo darti un po’ di fiducia”
La ragazza si fece avanti, mentre le punte aguzze rientravano nel suo corpo e lei riassumeva un aspetto umano.
“Complimenti, molto rapido” disse mentre gli stringeva con violenza. “Ma dovresti fare maggiore attenzione anche a noi ragazzine indifese”
Daimon prese la parola.
“Lascia che ti presenti al mia donna, la signorina Jaine Cutter, terrostista sovrannaturale, assoluta sostenitrice della superiorità della razza umana rispetto alle creature come te e me, nonché consorte satanica”
“Preferisco partner presidenziale” replicò lei con un sogghigno.
Angel pareva aver riacquistato il suo sangue freddo, nonostante la situazione paradossale. Decise di stare al gioco. Se quei due volevano continuare a giocare ai signori dell’ inferno, per lui non faceva differenza.
“Ma non è un controsenso?”
“Voglio dire, una nemica del sovrannaturale come regina dell’ inferno”
“Già, è quasi come aver sposato una repubblicana”
Angel e Daimon soffocarono una risata. Si trovavano ancora nel parcheggio di un cimitero, del resto. Jaine non condivise i loro riguardi e si lasciò andare in una risata sguaiata.
“In che rapporti eri con Buffy?” chiese subito dopo Angel a bruciapelo
“Finalmente arrivi al dunque, anche se ti ci sono voluti due giorni. Comunque ti capisco, un tempo ero così anch’ io ma poi il lavoro mi ha cambiato”
“Sai non è facile mandare avanti la baracca e…”
“Rispondi alla domanda”
“Conoscevo Buffy. E vorrei aiutarti a trovare quello che l’ ha ammazzata”
+++++
La sagoma di gesso era così bianca e spaventosa.
Angel riusciva a malapena a fissarla.
“Poveraccia” disse Jaine “crepare così, come un cane, in mezzo alla strada”
“La conoscevo poco però mi piaceva” continuò “Nome a parte, s’ intende”
Willow, Giles e Xander si guardarono sbigottiti, poi tornarono a fissare Jaine. Erano qui su richiesta di Daimon, “consulenza geografica” secondo lui, anche se Angel non pensava fosse propriamente una buona idea. E poi la città la conosceva anche lui.
Sei stato via molto a lungo, gli aveva detto, così aveva capitolato, chiamando Giles, ma sperando che non si portasse dietro Willow, o almeno quell’ idiota di Xander.
Anche Daimon rivolse un’ occhiataccia alla sua donna, ma la ragazza non parve contrita più di un tanto.
Lui appariva al contrario molto concentrato, esaminando palmo a palmo la zona del delitto.
“Ci sono forti tracce di magia, qui”
“Che significa?” chiese Angel.
“Che ne sapremo di più tra breve, con un po’ di fuoco”
Scintille danzarono dapprima dai palmi di Daimon, poi lunghe e sinuose lingue di fuoco si protesero dalle sue dita artigliate, lambendo il terreno, addensandosi in luoghi precisi, fino a formare una figura. La definizione non era buona, si riusciva appena a distinguere una sagoma vagamente umana, a malapena, dato che altro non era che un ammasso imbrigliato di fuoco infernale.
Ciò nonostante la portata dei suoi poteri atterrì Angel, che si chiese una volta di più chi fosse quel tipo.
“Puoi fare qualcosa, vero?” chiese Daimon rivolgendosi direttamente a Willow.
“Forse posso migliorare l’ immagine, credo”
La strega si limitò a tendere la mano e a cantilenare sommessamente qualcosa. Poi i contorni divennero più netti, i limiti più definiti. Era indubbiamente un essere umano quello che sia andava formando, più precisamente una ragazza.
Angel sussultò, quando ne riconobbe l’ identità.
Jaine si limitò ad esclamare “Wow”
La figura camminava circospetta, dirigendosi verso il luogo del delitto, a passi ampi e rapidi, forse un poco ansiosi.
Stavano per rivedere la morte di Buffy.
+++++
La ragazza di fuoco, simulacro della cacciatrice defunta, si avvicinò rapidamente alla sagoma tracciata sul selciato. Poi si arrestò cercando con lo sguardo qualcosa che non riusciva a vedere, scrutando con attenzione le tenebre. Tendendo le orecchie per cogliere un minimo rumore. Poi uno scatto improvviso, un accenno di schivata, una rovinosa caduta.
Una figura molto labile, appena accennata, pressappoco umana, si erse improvvisamente, vittoriosa, rigurgitata dall’ oscurità protettrice offertagli dai vicini cespugli.
Dalle posizioni delle mani si intuisce che stringe un fucile, puntato verso il basso, ma questo è invisibile. Non hanno udito lo sparo, ma ne hanno visto le conseguenze
Evidentemente la slayer si è accorta del pericolo un istante troppo tardi per schivarlo.
Il suo assassino ha previsto la mossa ed ha sparato all’ altezza del ginocchio per colpirla con maggior probabilità, con un ‘ arma a pallettoni tra l’ altro, per minimizzare il rischio di mancarla. Buffy giace a terra, stringendosi la coscia, guardando il suo assalitore negli occhi.
Le si può leggere il dolore sul volto, così come si possono notare piccole scintille di fuoco disperdersi dal suo “corpo”, forse a simboleggiare la copiosa perdita di sangue.
Ora la figura si accosta alla ragazza di fuoco, le punta il fucile invisibile alla gola, tira il grilletto.
Il viso della ragazza di fuoco esplode. Letteralmente.
Non si ode nulla.
Willow e Xander distolgono lo sguardo. Giles è pietrificato. Daimon invece sembra divertito.
L’ esecuzione è finita.
“Proprio un bello show”
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