Le Nebbie della Memoria.
Scritto da Giulia “Kagome” kagome@tiscalinet.it.
Pubblicato il 4 Maggio 2003
Beta-letto da Megabyte e da Aramis. Ringrazio Aramis ed Esus per l'enorme aiuto in fase di raccolta delle informazioni necessarie per la definizione del plot. :-* grazie!Disclaimer:
Harry Potter e Draco Malfoy non appartengono a me, ma a J.K.Rowling, e a vari editori tra i quali Bloomsbury, Scholastic, Warner Bros, Salani e così via. Mi piacerebbe se fosse il contrario, soprattutto per il biondino… però, mondo crudele, questa è la vita ^^.
Capitolo 4: Mi hai chiamata Marion.
Passarono tutta la mattinata sui libri. Draco ne lesse con attenzione tre, e scorse il sommario di altri cinque cercando di trovare qualche nota interessante. Iniziava a capire lo sconforto del gruppo.
«Dannazione, possibile che non ci sia neanche il minimo accenno?» sbottò chiudendo l'ennesimo volume di 'Oggetti magici: dove trovarli.' e buttandolo di mala grazia sul tavolo. Si appoggiò con forza contro lo schienale della sedia, stirandosi le braccia verso il basso e nascondendo uno sbadiglio.
«In realtà su un paio di libri la Torcia Verde è accennata, ma solo come arma che ha usato Harry per distruggere Tu-sai-Chi.» disse Ginny entrando nell'ampio locale e prendendo posto accanto a Harry. Il ragazzo le passò un paio di libri, e lei si mise diligentemente a sfogliarli.
«Peccato che non sia servito a niente...» puntualizzò Draco, asciutto, alzandosi dalla sedia e avvicinandosi a un settore dell'ampia libreria. Harry sospirò, un po' a disagio.
«Almeno per un po' è servito.» ribatté Ginny mettendo una mano sulla sua spalla. Il ragazzo poggiò la mano destra su quella di lei e la strinse.
«Ma valeva la pena, per pochi anni d'illusione?» nessuno rispose. Probabilmente Draco aveva posto una di quelle domande alle quali nessuno avrebbe potuto dare una risposta, senza ferire i sentimenti di Harry.
Hermione chiuse il libro che stava leggendo e si stiracchiò, stancamente. Ginny sembrò accigliarsi un attimo, e tutti gli occhi furono puntati su di lei.
«Guardate qui... parla di una specie di Torcia.» disse, un po' eccitata. Ma subito il suo interesse si spense. «Ah no... è solo un giochino da prestigiatori!» sbuffarono in cinque. Hermione si alzò.
«Vado a controllare l'arrosto.» annunciò.
«L'ho girato cinque minuti fa e la cottura è lenta.» rispose Ginny. «Dobbiamo aspettare che torni Ron; a quanto ho visto dall'Orologio è ancora piuttosto lontano. E durante il giorno, con mille occhi babbani puntati su ogni cosa anormale, è impossibile Materializzarsi.»
«Gli avevo detto che era una pessima idea andare a trovare gli altri. Ma in fondo è passato da poco il primo dell'Anno e qualcuno doveva pur andare a fare gli auguri a tutti. Speriamo di non dovercene pentire.» sentenziò Hermione guardando di malavoglia la sedia. Si incamminò, comunque, verso l'ingresso. «Vado a vedere dove sta Ron. Chissà che non si sia avvicinato, nel frattempo.»
Draco osservava, con attenzione, la lunghissima fila di libri che si stendeva sulle pareti. Mentre i suoi occhi si posavano su un volume che sembrava avere un qualche interesse, vide all'improvviso i contorni della libreria sfumarsi. Batté un paio di volte le palpebre, finché la visuale non tornò nitida. Si accorse che era stato aggiunto uno scaffale.
«Pare che il Ministero abbia trovato altro materiale per noi; come se non bastasse tutta la robaccia che ci ha rifilato, libri inutili sui quali stiamo perdendo la vista tutti i giorni...» commentò Harry notando altri due scaffali comparire dal niente.
Draco lo osservò, scettico, e ricominciò a cercare. C'erano addirittura libri di magia nera e alcuni volumi che aveva intravisto nella sezione proibita della biblioteca di Hogwarts.
«Ma questo nascondiglio non doveva essere segreto?»
«E' segretissimo, infatti.» rispose Sirius. «Solo Remus è a conoscenza di dove ci troviamo. Ora 'lavora' al Ministero, proprio per farci pervenire questi volumi. E, Harry, non sono robaccia.»
«Non saranno robaccia, forse, ma è vero che sono inutili. Da due anni continuiamo a sfogliarli, giorno dopo giorno. Mai che si trovi qualcosa in più di un accenno riguardante la Battaglia del settimo anno... o qualche giochetto di prestigio.» lanciò un'occhiata a Ginny, lei sospirò.
«Probabilmente stiamo cercando male.» rifletté Draco mentre esaminava il contenuto della biblioteca.
«Di grazia, come dovremmo cercare secondo Vossignoria?» ruggì Harry. Sirius gli scoccò un'occhiata severa. «Volevo dire... come pensi che dovremmo cercare, allora?» arrossì e abbassò lo sguardo.
«Nervosetto eh?» Draco sogghignò, ironico. Iniziava a divertirsi – in fondo evitare di insultarli aveva i suoi vantaggi. «Si dà il caso che io non abbia passato gli ultimi due anni a 'spaccarmi la schiena' in questo luogo, come qualcun altro ha giustamente puntualizzato prima. Quindi non so che tipo di ricerche avete effettuato. Qui vedo che c'è un po' di tutto... addirittura volumi proibiti. Probabilmente non avete cercato dove avreste dovuto.» finì il suo discorso. Harry si alzò, un po' seccato, e gli si avvicinò. Lo tirò di forza per la spalla, costringendolo a girarsi.
«Guarda lì.» gli indicò, dal lato opposto della biblioteca, un'enorme libreria piena di centinaia di altri volumi. «Sai che cosa sono quelli? Sono i libri che ci siamo dovuti sorbire in questi due anni. Tantini eh?» lo mollò andandosi a rimettere seduto. Draco si massaggiò la spalla, guardandolo beffardo. Cercò di apparire strafottente, ma in realtà gli era venuta una morsa allo stomaco nell'osservare ciò che Harry gli aveva indicato. Quella libreria si allungava per diversi metri sulla parete, e in altezza raggiungeva il soffitto, alto il triplo di un soffitto normale.
Si allontanò dalla parte opposta della parete, cercando di trovare qualcosa di più interessante da leggere. Alla fine si mise seduto a gambe incrociate per terra e prese in mano alcuni libri che, ricordava, si trovavano a Hogwarts nella sezione proibita.
'Maledizione. C'è qualcosa che devo ricordarmi... perché quest'orribile sensazione non se ne va mai?' pensava mentre sfogliava il volume. Per quanto si sforzasse non riusciva a perdere quell'impressione. I libri che sfogliava erano dedicati a tutt'altro rispetto a quello che stava cercando e li rimise a posto. Si alzò e, pulendosi la tunica dalla polvere, si spostò.
«Vado a girare l'arrosto.» disse Ginny a un certo punto, alzandosi dalla tavola e incamminandosi verso la cucina. Harry la guardò andar via, chiudendo uno dei libri che stava controllando e prendendone un altro in mano.
«Ci sono addirittura testi didattici per imparare a usare i tarocchi.» si stupì Draco. «Si può sapere per quale motivo il Ministero li ha ritenuti importanti?»
«Non ne ho idea.» rispose Sirius osservandolo di sfuggita mentre passava in rivista un altro volume, di stampo babbano. «L'unico modo per rendersene conto è controllarne il contenuto.» concluse. Draco sospirò e iniziò a leggerlo: non che contenesse nozioni diverse da quelle che aveva appreso a Hogwarts... in una delle lezioni più noiose che avesse mai seguito. No, non parlava di Torce.
Continuò a sfogliare altri due o tre libri, finché non vide tornare verso la biblioteca Hermione. La ragazza si legò i capelli con un nastro e gli passò vicino, per prendere altri libri. Ne fece un'altra pila più alta di lei e ritornò al suo posto.
Le ore sembravano non passare mai quel giorno. Abituato a guardarsi sempre alle spalle e ad essere in costante movimento, Draco non riusciva a concentrarsi su quello che stava facendo e si annoiava a morte. A un certo punto si udì un rumore di passi in ingresso e qualcuno entrò nell'ampio locale.
«Ron, finalmente!» disse Hermione posando il libro che stava leggendo e alzandosi per corrergli incontro. Lo abbracciò e gli diede un lieve bacio sulle labbra. «Com'è andato il viaggio?»
«Sarei tornato prima se avessi potuto Materializzarmi, ma ho visto troppi babbani in giro e non mi è sembrato il caso.» disse lui stringendola un po' più forte e ricambiando il bacio con evidente piacere. Hermione gli aveva pulito il naso da un segno di fuliggine e gli stava togliendo la cenere dal mantello. Era ovvio che metodo avesse utilizzato per spostarsi... probabilmente era spuntato fuori da un camino collegato con tutti gli altri in una casa lì vicino. «Fred e George dicono che preferiscono rimanere alla Tana per un po'. Mamma non sta bene e ha bisogno d'aiuto. Quindi... oh, si è svegliato.» disse infine notando Draco avvicinarsi, dalla parte più esterna della biblioteca, con qualche libro in mano.
«Già. Ha promesso di comportarsi come una persona decente e Sirius gli ha consentito di rimanere.» rispose lei e aggiunse qualcosa nel suo orecchio, cercando di non farsi notare.
«Malfoy...» Draco si era finalmente portato a una distanza dalla quale potesse vederlo bene e si era seduto. Ron lo osservava come se avesse visto un pagliaccio e questo lo infastidì parecchio.
«Che vuoi?» ribatté, secco, mentre apriva l'ennesimo libro.
«Devo dire che il color melanzana sta molto meglio a te che a me.» sbottò, mentre sia Hermione che Harry non poterono impedirsi di sorridere.
«Sai che novità.» ribatté lui, non scomponendosi affatto e fissando il suo interlocutore con sarcasmo. Ron lo guardò inorridito e arrossì sulle orecchie. «Sono fin troppe le cose che stanno meglio a me che a te.»
«Malfoy!» Ron sembrò voler scattare verso Draco e Sirius sbatté un libro sul tavolo.
«Ron, smettila. L'hai provocato tu.» replicò l'uomo.
«Non era una provocazione. Cioè, forse lo era...» ammise Ron cercando di calmarsi. «E' che arrivare a casa e vedere Malfoy coi miei vestiti addosso mi ha dato una strana sensazione.»
«Glieli ho dati io quei vestiti, Ron.» disse una voce che arrivava dall'ingresso. Ginny entrò portando un vassoio, con un po' di tè. «I suoi abiti babbani erano troppo rovinati per sistemarli. A proposito, bentornato. Come sta mamma?» la ragazza lo abbracciò, con un solo braccio, poi andò a mettersi seduta, appoggiando il vassoio sul tavolo.
«Non bene... da quando papà è morto non è più riuscita a riprendersi. E' come se avesse preso cent'anni di colpo.» Ron sospirò e Ginny lo guardò preoccupata. «Fred e George sono rimasti con lei per aiutarla. Non sembravano nemmeno in vena di scherzi, oggi, e questo mi dà da pensare.»
«Forse dovrei andare alla Tana ad aiutarli.» rifletté Ginny.
«Metteresti solo la Tana gli altri in pericolo.» disse Harry guardandola con tristezza. «Molly è stata quasi una madre per me, ci soffro anche io che non stia bene e vorrei andarla a trovare. Ma sai che è impossibile.»
«Maledetti Mangiamorte!» gridò lei tirando su col naso. Si sentiva così orribilmente impotente...
§§§Ginny sospirò stancamente mentre sbottonava il pezzo davanti della sua tunica. Come sempre, avevano passato tutto il giorno sui libri, cercando di trovare qualcosa che sembrava un enigma inspiegabile. Ormai c'era abituata – erano due anni, in fondo, che continuavano le ricerche. Tuttavia...
«Tutto bene tesoro?» chiese Harry mentre si abbottonava il pigiama. Lei lo guardò male prima di annuire.
'Dannazione, se non puoi dare a quella parola il suo vero significato, non la usare!' pensò, irritata. Un altro dei motivi per il quale si sentiva così sfinita era proprio quello. Era stanca... stanca di aspettare. Un tempo sarebbe stata felice di una situazione del genere. E in realtà all'inizio lo era stata... fino a quel giorno, l'anno precedente.
«Sei preoccupata per Molly? So che vorresti andare da lei, lo vorrei anch'io.» Harry le si avvicinò da dietro mentre la tunica, slacciata, le cadeva di dosso. L'abbracciò dolcemente, dandole un lieve bacio nell'incavo del collo. Lei si puntellò coi piedi, appoggiandosi con forza al suo petto e lui accolse l'invito. Le mani iniziarono a correre su, dalla vita, raggiungendo il seno mentre con le labbra iniziava a disegnare una sottile fila di baci fino al collo.
Ginny si lasciò sfuggire un piccolo grido quando lui le prese in bocca il lobo dell'orecchio destro. Si, era quello che le ci voleva per non pensare a niente. Si girò dall'altra parte, affondando le mani nei suoi capelli e sorridendogli dolcemente. Vedeva il desiderio nei suoi occhi verdi... in fondo questo poteva ancora bastarle.
Con una leggera spinta, Harry la fece adagiare sul letto e le fu subito sopra. Le piaceva il peso del corpo del ragazzo sul suo, la faceva sentire appagata, felice, mentre la toccava e la baciava dappertutto. Le consentiva di cullarsi, per un attimo, nell'illusione di essere il solo oggetto dei suoi pensieri. Sentì un fremito mentre lui le solleticava la pianta del piede, e le venne da ridere. Con una spinta lo rigirò e gli si sistemò addosso.
«Stanotte lascia fare a me.» gli sussurrò in un orecchio mentre lo baciava.
«Va bene...» fu l'ultima cosa coerente che lui riuscì a dire.
§§§Si svegliò con l'orribile sensazione che ci fosse qualcosa di strano. Stiracchiò pigramente le braccia e le gambe, poi iniziò a osservare la stanza, cercando di capire di che si trattasse. Nell'oscurità della notte solo la fioca luce dei lampioni e della luna, all'esterno, rischiarava in qualche modo i contorni bui degli oggetti e dell'ambiente che la circondava, dandole modo di orientarsi. Subito notò quale fosse il problema – Harry si stava lamentando. La abbracciava nel sonno e gemeva, convulsamente.
«Harry? Harry, che c'è?» Cercò di scuoterlo, ma non sembrava aiutarlo. «Harry? Che ti prende? Mi senti? Svegliati!» lo scosse così tanto che alla fine lo vide aprire gli occhi, di soprassalto. La guardò, non guardandola, gli occhi spalancati non la stavano vedendo. Lottando per mantenere la calma, lo schiaffeggiò, una, due volte. All'improvviso Harry riprese il controllo.
«Uh...» commentò, mettendosi la mano sul viso e tirandosi su.
«E' l'unica cosa che sai dire?» fece lei, ancora scossa.
«I tuoi schiaffi fanno male.» sorrise e la guardò, cercando gli occhiali sul comodino e mettendoseli sul naso. «Grazie comunque. C'è un Dissennatore in giro e dormendo non sono riuscito a proteggermi.»
«Mi hai fatto prendere un colpo.» commentò lei, il cuore le batteva ancora a mille nel petto, il respiro era ancora affannato. Le tremavano le mani e sentiva un gelo terribile sulle dita.
«Scusa... non volevo.» lui l'abbracciò e Ginny dimenticò il freddo. Si rituffarono sul letto e rimasero legati assieme per un po'. Poi lei lo sentì tremare e si sciolse malvolentieri dall'abbraccio, mettendosi seduta. Indossò la veste da camera e fece per andarsene.
«Dove vai?»
«A prendere un po' di cioccolata per te e un po' d'acqua per me.» Gli accarezzò il braccio prima di alzarsi, cercando di trasmettergli tranquillità. «Torno subito.»
A tentoni trovò la porta della stanza, che ormai conosceva praticamente a memoria. Uscì nel corridoio e girò a sinistra, iniziando a scendere il piano di scale che la separava dalla cucina. Continuò a sinistra nell'ampia hall del palazzo, finché non sentì un rumore, prima di entrare nell'anticamera. Qualcuno si stava lamentando, esattamente come aveva fatto prima Harry.
Ci mise un attimo per ricordarsi che Draco dormiva ancora sul divano. 'Di sicuro il Dissennatore sta dando problemi anche a lui. Maledizione...' pensò. Entrò di corsa nell'anticamera e si avvicinò al divano. Tirò fuori dalla tasca della veste da camera la sua bacchetta.
«Lumos!» disse. La punta della bacchetta si illuminò. La poggiò sul mobiletto accanto al divano, cercando di rischiarare l'ambiente. Draco gemeva e si rigirava nel sonno, stava sudando e tremava fortissimo.
«Malfoy? Malfoy?» iniziò a scuoterlo, ma sembrava non servire a niente. «Svegliati, Malfoy!» continuò a scuoterlo per un po', senza ottenere nessun effetto. Lo schiaffeggiò, come aveva fatto con Harry, ma nemmeno in quel modo sembrò funzionare. Cercò di metterci anche più forza... ma si fece solo male alla mano.
«MALFOY! MI SENTI? SVEGLIATI!» gridò. Draco aprì gli occhi.
«Marion...» mormorò, abbracciandola fortissimo. Ginny si sentì soffocare, doveva fare qualcosa o l'avrebbe stritolata.
«MALFOY! Mi fai male lasciami...» cercò di divincolarsi dall'abbraccio ma, lo sapeva, era molto difficile riuscirvi. Cercò di non farsi prendere dal panico e pensare a qualcosa. Una volta, molto tempo prima, anche Harry si era trovato in una situazione simile. Ne aveva portato i segni per una settimana.
«Marion... NO!»
«MALFOY, IO NON SONO MARION! VUOI SVEGLIARTI?» gli urlò nelle orecchie. Si divincolò ancora e, all'improvviso, Draco si calmò. Sussultò come se qualcuno lo avesse sorpreso a fare qualcosa di sbagliato e sciolse l'abbraccio, mantenendo però le mani sulle sue spalle. Si guardò intorno – i suoi occhi, che normalmente erano pallidi, grigio-azzurri, sembravano liquidi, quasi scuri nella penombra.
«Che cosa...» farfugliò. Poi si girò verso di lei e aggrottò le sopracciglia, sorpreso. «Weasley, che ci fai qui?» tolse istantaneamente le mani dalle sue spalle, come se scottassero.
«Ero venuta a prendere un po' d'acqua e un pezzo di cioccolata,» disse lei massaggiandosi dove Draco l'aveva stretta e alzandosi. «Un Dissennatore è nei paraggi. Anche Harry è stato male. Ho visto che ti lamentavi e ho cercato di svegliarti.» qualcosa di simile al rossore affiorò sul volto di Draco. Ginny sorrise.
«Che ho detto?» chiese lui osservandola, diffidente. Sembrava quasi aver paura di quali potessero essere state le sue parole. Ginny pensò di capirne la ragione.
«Mi hai chiamata Marion.» Draco impallidì ancora più del solito e allargò gli occhi. Si mise una mano sulla fronte e scosse la testa, tristemente.
«Maledizione...» mormorò ancora con la voce impastata. La mano appoggiata sulla gamba stava tremando.
«Chi è Marion?» gli chiese. Lui la guardò, un po' sconcertato. Prese fiato per parlare, poi sembrò ripensarci.
«Non sono affari che ti riguardino, Weasley.» si rimise sdraiato e si girò verso la spalliera del divano, ignorandola volutamente. Ginny attese un attimo, per vedere se cambiava idea, ma alla fine capì che sarebbe stato inutile e si alzò.
«Nox!» disse prendendo la bacchetta in mano. La luce che si propagava dalla punta si spense istantaneamente e la ragazza si avviò in cucina.
'Dannazione... devo assolutamente riuscire a controllarmi quando passa un Dissennatore. Loro non devono sapere...' pensava Draco, tristemente. Non poteva mostrarsi debole, non davanti a quelli che aveva insultato e preso in giro per sette anni.
Appena sentì che i passi della ragazza si allontanavano verso la cucina si girò dalla parte opposta. Mise un braccio sotto il cuscino e cercò di trovare una posizione comoda. Non era molto semplice, visto che stava ancora battendo i denti, ma non gli andava di alzarsi per cercare del cioccolato in una cucina che non conosceva. Si impose di smettere di tremare – non che gli fosse facile, ma doveva tentare. All'improvviso vide un'ombra accostarglisi e sedersi sul bordo del divano. Sussultò; era così preso dai suoi pensieri che non se n'era accorto.
«Prendi.» era di nuovo Ginny. Draco allungò la mano verso quello che la ragazza gli porgeva. Un pezzo di cioccolata, ovviamente. Si mise di nuovo seduto e scartò la barretta, addentandola.
«Grazie...» Ginny allargò gli occhi a quella parola. Il ragazzo sembrò meditare molto attentamente mentre finiva la barretta e la guardava negli occhi. Abituati ormai all'oscurità, riuscivano a vedersi anche col barlume di luce che si infiltrava dalla finestra, attraverso le persiane quasi serrate. «... e... scusami, per prima.» abbassò lo sguardo e si affrettò a sdraiarsi e rigirarsi di nuovo.
Ginny era sconvolta. Draco Malfoy che... le chiedeva SCUSA? Valeva la pena vivere per un'esperienza simile!
«Chi è Marion?» chiese. Forse il ragazzo aveva deciso di sciogliersi un po' e lei era sinceramente curiosa.
«Anche se mi sono scusato questo non vuol dire che abbia voglia di parlarne.» ribatté lui, gelido. Ginny si alzò, sospirando, e fece per allontanarsi.
«Weasley?» mormorò Draco dal divano. Lei si fermò e si girò, in attesa che continuasse. «Questa notte tu non mi hai visto.» disse, senza voltarsi. Lei rifletté un attimo, ponderando sulla situazione.
«Forse.» disse, uscendo definitivamente dall'anticamera per tornare nella stanza che divideva con Harry.
Nota dell’autrice:
Ed eccoci alla fine del quarto capitolo ^_^
Spero caldamente che vi stia interessando la storia ^^ Hehe... scommetto che ora siete curiosi di sapere che cosa è successo a Ginny l'anno precedente... ovviamente lo scoprirete. PIU' AVANTI!
E continuerò solo se riceverò tanti bei commentini ^_^