Le Nebbie della Memoria.
Scritto da Giulia “Kagome” kagome@tiscalinet.it.
Pubblicato l'11 Maggio 2003
Beta-letto da Megabyte e da Aramis. Ringrazio Aramis ed Esus per l’enorme aiuto in fase di raccolta delle informazioni necessarie per la definizione del plot. :-* grazie!
Ringrazio di nuovo Aramis per la S-T-U-P-E-N-D-A idea che mi ha dato ^_^ sei SA quale :-*
Disclaimer:
Harry Potter e Draco Malfoy non appartengono a me, ma a J.K.Rowling, e a vari editori tra i quali Bloomsbury, Scholastic, Warner Bros, Salani e così via. Mi piacerebbe se fosse il contrario, soprattutto per il biondino… però, mondo crudele, questa è la vita ^^.
Capitolo 5: Diagon Alley.
Si svegliò con il profumo del cibo che solleticava le sue narici. Si stiracchiò, pigramente, e si guardò intorno. Nulla era diverso dal giorno prima... tuttavia...
Si alzò e si cambiò d'abito. I vestiti di Ron gli davano un po' fastidio, non tanto fisicamente quanto moralmente. Decise che avrebbe dovuto andare a comprarne altri. Il solo pensiero di rimettere piede a Diagon Alley gli dava i brividi, ma durante il giorno chi avrebbe potuto riconoscerlo? Riconoscerlo, poi, così conciato?
Si mise il caldo maglione color melanzana e i calzoni neri sottotunica. Coprì il tutto con la tunica, sempre color melanzana, 'Ma che fantasia, Weasley...' pensò disgustato mentre finiva di allacciare le scarpe; poi si diresse verso la cucina, aggiustandosi i capelli con le mani. Era passato il tempo in cui li teneva impeccabili e ben pettinati. Tuttavia, sebbene fosse sempre suo desiderio cercare di essere in ordine, in questo momento aveva esigenze più impellenti. Non ci vedeva più dalla fame e di sicuro il fatto di dormire a due passi dal cibo non lo aiutava.
«Buongiorno, Malfoy. Mattiniero, eh?» l'allegra voce di Ginny lo salutò, da lontano. La ragazza stava pesando la farina e non lo degnava di uno sguardo.
«Mai quanto te, Weasley. L'odore di quello che cucini mi ha svegliato.» disse, cercando di essere educato. Il ricordo di come si era comportato quella notte lo bruciava ancora. Si era mostrato debole... davanti a una Weasley. Non se lo sarebbe mai perdonato.
«Oh, se hai fame le uova e il bacon sono lì, sui fornelli. C'è anche un po' di <span lang=EN-GB>Porridge</span> se lo vuoi. Prendi la tua parte e apparecchiati la tavola.» ordinò Ginny continuando a pesare la farina e parlando con lui senza guardarlo. Draco decise che preferiva fare da solo Se avesse atteso che lei si liberasse avrebbe avuto i crampi allo stomaco. Si accostò ai fornelli e prese un paio d'uova e un po' di bacon.
«Niente Elfi Domestici eh?» brontolò seccato. Ginny finalmente distolse lo sguardo dalla sua farina e lo osservò, sorpresa.
«Non qui, Malfoy. Prima di tutto non possiamo permetterceli.» vide Draco sospirare e si affrettò a ribattere, «Inoltre Hermione non sarebbe mai d'accordo.» a quel punto il ragazzo alzò gli occhi al cielo e lei sorrise. Lo vide mettersi le uova e il bacon in un piatto e avvicinarsi alla tavola. Dato che aveva finito di pesare la farina, si affrettò a fargli una spremuta d'arancia e a portargliela. Poi si asciugò le mani vicino al grembiule e sospirò.
«Mi sa che devo andare a fare la spesa oggi... Inoltre la mia bacchetta è un bel po' sporca e ha bisogno di essere ripulita. Farò anche un salto a Diagon Alley.» rifletté tra sé e sé Ginny. L'interesse di Draco aumentò quando sentì l'ultima parte del discorso.
«Ti accompagno.» disse, perentorio. Sembrava più un ordine che una richiesta e questo la infastidì.
«Chi lo dice?» sbottò, guardandolo male.
«Lo dico io.» fu la secca risposta. Si guardarono un attimo negli occhi, in una muta lotta di sguardi. Ginny dovette abbassare gli occhi per prima e Draco sorrise. «Non che mi piaccia accompagnarti, Weasley, ma devo andarmi a comprare qualche vestito e devo passare alla Gringott per prendere un po' di soldi. Inoltre...» si bloccò un attimo per bere il succo d'arancia ma non sembrava voler continuare.
«...inoltre?» incalzò lei.
«Devo passare anche da un'altra parte.» si affrettò a concludere lui, tornando a prestare attenzione alle sue uova.
«Allora se permetti ti seguo.» disse lei, mentre con la sua bacchetta ordinava ai piatti di lavarsi. «Ricordati che sei ricercato.»
«Appunto per questo se vado in giro da solo è meglio. Non c'è nulla di più riconoscibile di una Weasley che fa acquisti.»
«Non possiamo fidarci di farti andare a Diagon Alley da solo.» una voce risuonò alle loro spalle. Draco si girò e riconobbe Harry, un po' insonnolito e coi capelli più in disordine del solito. Indossava una tunica blu scuro con decorazioni porpora e sotto di essa si intravedevano un paio di scarpe, anch'esse scure. «Non perché non crediamo al tuo giuramento. Sono sicurissimo che non diresti mai niente di tua volontà, sto cercando di fidarmi. Tuttavia...» mentre parlava il ragazzo si era avvicinato ai fornelli e aveva preso la sua parte di colazione. Si era avvicinato al tavolo e gli si era seduto accanto. «Tuttavia Voldemort saprebbe bene come strapparti le risposte che cerca e non possiamo rischiare.»
«E che volete fare, accompagnarmi tutti insieme?» Draco trattenne una risata. «Scusami se te lo faccio notare, Potter, ma non credo che Weasley abbia quella grandissima capacità di fronteggiare il Signore Oscuro, se dovesse capitarci tra i piedi. Oppure conti di tenermi al guinzaglio tu?» lo osservò con astio e Harry non si fece di certo intimidire. Si fronteggiarono, in silenzio, per diversi minuti, mentre la tensione avrebbe potuto essere tagliata col coltello. Alla fine Ginny si schiarì la voce.
«Qualunque cosa tu possa pensare, Malfoy, io verrò con te. E questo è quanto.» si tolse il grembiule e sbatté le mani per ripulirle, poi si affrettò verso la porta. «Se vuoi venire vedi di essere pronto tra mezz'ora. Bisogna uscire presto per evitare la massa di babbani che attraversa queste strade durante il giorno.»
§§§ «Anche se volesse, dubito che qualcuno potrebbe riconoscermi così combinato.» si lamentò Draco ripulendosi i vestiti dalla fuliggine. Ginny gli pulì la faccia e gli diede una scombinata ai capelli che lui cercò di rimettersi in ordine, con scarsi risultati. Gli mise in mano il cappuccio che avrebbe dovuto indossare per nascondersi un po'. Stava ancora pulendosi i vestiti quando Tom, il locandiere, comparve dal suo bancone, osservando con curiosità accanto al camino.
«Oh, mi sembrava di aver sentito delle voci...» disse dando un'occhiata ai suoi nuovi clienti. «Vediamo un po'... buongiorno signorina Weasley. Chi è il suo comp...» Tom bloccò la parola sul nascere quando Draco lo guardò, fisso. Allargò gli occhi e si affrettò a togliersi il fazzoletto dalla tasca e asciugarsi il sudore. Aprì la porta laterale del bancone e scese accanto a loro.
«Per la barba di Merlino... pensavo fosse morto. O che un Dissennatore l'avesse baciato...» disse, sottovoce, visibilmente agitato.
«Mi dispiace deluderla.» puntualizzò Draco. Quindi c'era ancora gente che lo riconosceva... anche conciato così. Dannazione, questa non ci voleva proprio. Ci sono andato vicino, comunque, se questo può farla sentir meglio.»
«Ragazzo mio, non posso dire che suo padre mi fosse particolarmente simpatico. Ma in fondo, lei non è suo padre, non è vero, signorino Malfoy?» un lampo di odio cieco passò per gli occhi di Draco. Questo fece impallidire ancora di più il povero Tom, «oh... mi dispiace signorino Malfoy... cioè io... non volevo offendere...» l'uomo smise di balbettare quando Ginny gli posò una mano sulla spalla e gli fece cenno di far silenzio.
«Tom, non vorremmo che qualcun altro notasse la sua presenza qui. Sai, è ricercato... quindi non è che potresti farci andare, senza fare troppo rumore? Avremmo una certa fretta.» lei lo guardò molto seriamente mentre parlava. Tom si rimise una mano in tasca e prese di nuovo il fazzoletto, pulendo qualche goccia di sudore che imperlava la sua fronte. «Ovviamente, Tom... capirai anche tu che...»
«M-ma certo, signorina Weasley. Ovviamente... io h-ho visto un... TOPO e sto cercando di ucciderlo. Si...» disse Tom cercando di non guardare Draco e prendendo da vicino al camino uno scopettone. Il ragazzo sorrise, un po' beffardo e si mise il cappello in testa, squadrando Tom con un cipiglio che lo fece congelare – somigliava in maniera incredibile a quello di Lucius.
Prese sottobraccio Ginny e si incamminò, con noncuranza, verso la porta che dava sul retro. La ragazza fece giusto in tempo a coprirsi la testa anche lei e a guardarlo male che avevano attraversato la locanda e si trovavano davanti al muro. Ancora pochi istanti e si immersero nella folla di maghi e streghe che popolava Diagon Alley. Solo allora Draco le lasciò il braccio – Ginny lo osservava, ancora visibilmente scioccata dal suo modo di fare.
«Malfoy... che bisogno c'era di prendermi il braccio?» chiese, continuando a guardarlo male e affrettando il passo per stargli dietro. Qualche bambino correva tra un negozio e l'altro, lanciando gridolini sommessi a ogni vetrina. Uno le andò a sbattere addosso facendola vacillare, e dovette allungare il passo per raggiungere di nuovo Draco.
«Se non ti avessi trascinata via, chissà quando saremmo arrivati, Weasley. Inoltre smettila di chiamarmi così, è pericoloso.» rispose lui guardando male l'ennesimo ragazzino che passava di corsa e poi si fermava dal lato opposto della strada ostentando la lingua.
«Come dovrei chiamarti allora? E dove diavolo stai andando?» chiese lei, imperiosa. Faceva abbastanza fatica a seguirlo, ma cercava di non darlo troppo a notare – l'ultima cosa di cui avevano bisogno era attirare l'attenzione della gente.
«Chiamami Draco. E dove credi che stia andando? Alla Gringott, no?» rispose seccato, guardandosi attorno. «Sia ben inteso, Weasley, che ti permetto di chiamarmi per nome solo in questo frangente.»
«Va bene. Allora tu chiamami Ginny.» lo prese per il bordo del mantello e lo costrinse a fermarsi. «E vai più piano, mi stai sfiancando Mal... ehm… Draco.»
«Ok, ok...» riprese a camminare a un'andatura decente. Pochi minuti e furono davanti all'enorme, bianco edificio che, da secoli, era adibito a banca del Mondo dei Maghi.
Salirono gli ampi scalini che portavano alla prima porta, poi le oltrepassarono entrambe. Entrarono e attraversarono, affrettando un po' il passo, i bianchi pavimenti di marmo come sempre tirati a lucido. Alcuni folletti incrociarono il loro cammino e dovettero farli passare.
Draco si guardò intorno, sentendo la meravigliosa sensazione di trovarsi a casa. La Gringott era sempre conforme a se stessa – il Mondo dei Maghi cambiava, la Gringott no. Si respirava un'aria diversa, come antica, in quelle sale enormi e sempre lucenti.
Si avvicinarono a un folletto libero, e Draco si schiarì la voce.
«Buongiorno. Come posso esservi utile?» chiese quello con un tono untuoso, stropicciandosi le lunghe dita sottili.
«Dovrei fare un prelievo alla camera cinquecentotrenta.» disse lui sottovoce, guardandosi intorno sospettoso. Tirò fuori dalla tasca della tunica una chiave – l'aveva dovuta reperire tra i suoi vecchi abiti babbani, quel mattino. Il folletto l'esaminò con attenzione, poi osservò nuovamente il ragazzo e la sua accompagnatrice.
«Sembra andar bene. Doki-doki!» disse rivolto a un altro folletto, lì vicino. Scorta i signori alla camera cinquecentotrenta.» sussurrò quando il suo compagno si avvicinò abbastanza per sentirlo. Il folletto si inchinò e fece cenno alla coppia di seguirlo.
Scesero nei sotterranei segreti della banca e, giunti di fronte all'entrata della camera, il loro carrello si fermò. Il folletto li fece scendere e li scortò fin davanti alla porta, armeggiando un po' per aprirla.
Quando finalmente poterono entrare, gli occhi di Ginny si allargarono per lo stupore. Era forse la camera di sicurezza più grande che avesse mai visto e conteneva, stipati con cura e ordinatamente divisi per tipo, centinaia, anzi, migliaia di pezzi d'oro e d'argento. Non c'erano solo monete, ma anche quadri, candelabri d'oro massiccio, documenti importanti e probabilmente di inestimabile valore.
La ragazza cercò di non far notare il suo stupore – solo una minima parte di quello che conteneva la camera sarebbe bastato a far vivere tranquillamente un'intera famiglia; Draco, però, sembrò averlo recepito, perché le lanciò un sorriso beffardo mentre si riempiva le tasche. Il ragazzo si avvicinò anche ad alcuni oggetti che conteneva la stanza e ne scelse con cura tre, mettendoli nella tasca del mantello.
«Bene, possiamo andare.» disse al folletto, che li accompagnò all'uscita e chiuse la porta a chiave, restituendola al legittimo proprietario. Li fece risalire sul carrello e partì verso l'alto.
«Malfoy, che cos'erano quegli oggetti?»
«Nulla che ti riguardi, Weasley.» rispose lui piuttosto seccato. Uscirono dal sotterraneo, ancora scombussolati per il viaggio ad alta velocità, e si avviarono verso l'uscita della banca.
«Bene. Ora passiamo alla seconda tappa.» disse Draco, sottovoce. Aveva ricominciato a correre, e Ginny dovette fermarlo di nuovo per ricordargli che lei non ce la faceva a seguirlo. Lui sbuffò, ma rallentò il passo. All'improvviso, il cuore di Ginny sembrò fermarsi. Qualcuno l'aveva presa per la spalla. Si voltò, un po' spaventata, per vedere di chi si trattasse e incontrò lo sguardo sfuggente di Cornelius Caramell. Sbiancò.
«Mi sembrava di aver udito la sua voce, signorina Weasley. O dovrei dire signora Potter?» disse l'uomo, muovendo il viso in quella che, secondo le sue intenzioni, doveva essere un'espressione amichevole ma che invece sembrava il viscido ghigno di un maiale.
«Signorina Weasley, grazie.» rispose lei, molto fredda. Anche se era la ragazza di Harry da quasi due anni ormai, questo non voleva dire che chiunque potesse dar per scontate certe cose!
«Capisco. Come mai si trova da queste parti con uno sconosciuto?» chiese l'uomo, scrutando Draco di sottecchi. Ginny respirò – sembrava non averlo riconosciuto. Cercò disperatamente di trovare una scusa, un modo per uscirne indenne. Draco, dal canto suo, era immobile poco più avanti e osservava distrattamente una vetrina.
«N-no... ma che dice... io in verità...» iniziò a balbettare lei, il cuore che sembrava un tamburo nel petto. Se Caramell avesse subodorato qualche cosa non solo Malfoy avrebbe timbrato un biglietto di sola andata per Azkaban, ma anche tutti loro sarebbero stati nei guai, per aver dato asilo a un ricercato.
«... stava aspettando me.» il cuore di Ginny ricominciò a battere. Si voltò a destra e scorse la familiare figura di Remus Lupin. Il suo sorriso fu smagliante nel salutarlo. «Vi prego, signorina Weasley. Se mi sorridete a quel modo inizierò a invidiare seriamente il povero Harry.» risero entrambi di gusto alla battuta, e Caramell li osservò, diffidente.
«Mi era sembrato, però...» continuò scrutando Draco, che osservava ancora la vetrina accanto a lui.
«Chi dice signor Caramell? Q-quel signore? Gli ho solo chiesto l'ora...» disse lei, riuscendo finalmente a trovare una scusa. Caramell la fissò, sembrava un po' più convinto.
«Bene... buona giornata, signorina Weasley. Mi saluti tanto il signor Potter. Lupin, ci vediamo al Ministero.» il Ministro si tolse il cappello, salutandola educatamente, fece un cenno a Lupin e si allontanò, continuando a lanciare a Draco sguardi sospettosi. Fu solo quando ebbe abbandonato la strada, entrando nella Gringott, che tutti e tre tirarono un respiro di sollievo.
«Che vi salta in mente di andarvene a passeggio per Diagon Alley? Meno male che Harry mi ha mandato Edvige chiedendomi di tenervi d'occhio, sarebbe potuta finire MOLTO male, lo sapete?» gli disse mentre si incamminava, con disinvoltura, nella loro stessa direzione.
«Io volevo andare da solo. Avevo detto a Potter che non era il caso che andassimo insieme ma lui ha insistito.» replicò Draco, che stava ancora cercando di riprendersi dallo shock. Cornelius Caramell era il più meschino, stupido e irritante mago che avesse mai conosciuto. Finché Lucius l'aveva rabbonito con profumate donazioni al Ministero non aveva mai detto una singola parola contro i Malfoy ma appena aveva potuto incastrarli, non se l'era fatto ripetere due volte.
«Non dovevi venire comunque, ragazzo. Sei ricercato, in fondo...» disse l'uomo interrompendo il filo dei suoi pensieri. Draco lo guardò mentre si accostava all'entrata del negozio di Madama McClan, 'Abiti per ogni occasione'. Diede un'occhiata alla vetrina e decise che avrebbe potuto acquistare un paio degli abiti in esposizione. In fondo non gli sarebbe convenuto tornare indietro, la McClan poteva sempre chiamare qualche guardia nel frattempo. Quindi era meglio prendere quello che già era disponibile. L'abito verde scuro non era male, pensò... e nemmeno quello nero.
«Mi servivano vestiti decenti, e dovevo fare un giro per negozi, Lupin. Ora, per piacere, mi lasci fare i miei acquisti prima che Caramell ci ripensi...» disse lanciandogli un'occhiata truce ed entrando nel negozio assieme a Ginny.
Subito una strega tarchiata e dall'aria allegra si avvicinò salutandoli. Lanciò un'occhiata piuttosto eloquente ai loro vestiti e ai capelli rossi di Ginny, e il sorriso le morì sulle labbra.
«Buongiorno, signori. Ehm... se cercavate il negozio di abiti di seconda mano avete sbagliato, dovete uscire, andare alla vostra destra e continuare di un centinaio di metri oltre la Grin...» disse mentre Ginny arrossiva fino alla radice di capelli. In effetti non poteva biasimare Madama McClan. A parte quando erano andati a comprare gli abiti per Hogwarts e qualche rara volta in cui l'aveva portata Harry, non era mai riuscita a mettere piede nel negozio: i suoi abiti, anche se molto belli, costavano un patrimonio. Meno male che Lupin stava aspettando fuori, dubitava che avrebbe retto la figuraccia, in caso contrario.
«Non mi sono affatto sbagliato.» fu la secca risposta di Draco. Osservò Madama McClan con un severo e aristocratico cipiglio, togliendosi il cappello. La strega raggelò mentre il suo viso diventava sempre più bianco.
«Si-signorino Malfoy.. per Merlino... credevo fosse morto.» si mise seduta per riprendersi dallo shock, e pian piano il colore del suo viso tornò alla normalità.
«Pare che troppa gente mi creda morto.» rispose lui, gelido. La strega si alzò e gli si avvicinò, stropicciando le mani.
«M-mi dispiace per il terribile equivoco. Pe-però n-non sono abituata a...» iniziò a balbettare, arrossendo. Draco si avvicinò ai vestiti in vetrina, e le fece segno di tacere.
«La prego, eviti di farmi perdere tempo. Vorrei provare quei due abiti in vetrina, quello verde e quello nero.»
«Ma signorino Malfoy... non posso permetterle di acquistare abiti già pronti, io...»
«Le ripeto per l'ultima volta di non farmi perdere tempo. Sa benissimo che NON posso tornare.» lo sguardo di Draco avrebbe sciolto un ghiacciaio.
Madama McClan prese dalla tasca un fazzoletto e si asciugò il sudore, poi si avvicinò alla vetrina e gli passò i due abiti che voleva provare. In effetti erano un po' troppo lunghi, ma la strega lo convinse ad attendere qualche minuto per consentire alla sua inserviente di fargli l'orlo. Draco pretese che la ragazza gli lavorasse davanti e che la stessa McClan non abbandonasse il negozio, mentre faceva mettere nel suo conto anche alcuni maglioni di diverse sfumature di verde e nero, quattro paia di pantaloni sotto-tunica, due paia di scarpe nere e un cappello nuovo. Non poteva rischiare che qualcuno andasse a chiamare le guardie mentre attendeva.
Nel frattempo, Ginny faceva finta di essere entrata in cerca di un regalo per Ron, per informarsi dei prezzi dei cappelli a punta. Quando vide che Draco aveva quasi finito, cercò di uscire dal negozio, ma lui le impose di rimanere dentro, recitando la parte del ricercato anche con lei. Sperava caldamente che la McClan non mangiasse la foglia.
La titolare del negozio volle far attaccare sul nuovo mantello di Draco lo stemma dei Malfoy. Il ragazzo accettò, ma solo a patto che fosse double-face, così da poterlo vestire al contrario, normalmente. Quando si fu cambiato d'abito – mise il completo verde scuro per l'occasione – ed ebbe indossato il nuovo mantello, rigorosamente al contrario, salutò Madama McClan e uscì, calandosi in testa il cappello. La strega si profuse in una riverenza nel vederlo andar via, e questo lo infastidì parecchio, soprattutto notando che invece non degnava nemmeno di uno sguardo Ginny. Non che gli importasse qualcosa di lei, però...
«Dove andate ora?» si informò Lupin nel vederli uscire. La ragazza sembrò sollevata di essere fuori del negozio e, per una volta, Draco simpatizzò con lei.
«Io devo passare da Ollivander per farmi ripulire la bacchetta. Poi devo andare un attimo all'Emporio del Gufo, mi serve un po' di mangime per Edvige. Vuoi accompagnarci, Remus?» disse Ginny sorridendo al suo ex-Professore.
«Purtroppo devo andare. Voi vedete di non mettervi di nuovo nei guai, intesi?» li salutò Lupin, rimanendo a guardarli allontanarsi prima di andarsene.
Arrivati a metà strada, circa all'altezza della Gringott, Draco prese sottobraccio Ginny e la trascinò a lato. La ragazza non fece in tempo a rendersi conto di che cosa stesse succedendo, che incrociò il bieco ghigno di una strega dal naso adunco e i capelli luridi. Trattenne a stento un grido.
Nota dell’autrice:
Ed eccoci alla fine del quinto capitolo ^_^
Spero caldamente che vi stia interessando la storia ^^ Hehe... sono cattiva. Lo so... vi starete chiedendo se Draco è impazzito e dove ha portato Ginny (poveretta!)... per caso le sue discussioni sull'onore erano tutte frottole? Oppure dov'è che si è imboscato? Lo saprete la settimana prossima ^_^! Domenica, mi raccomando
Ricordatevi che continuerò solo se riceverò tanti bei commentini ^_^ Quindi che aspettate?
Alla prossima settimana. Domenica 18 Maggio, vi aspetto! 