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parte tre

May 15 2003 at 11:32 AM
theFIERCE  (Login theFIERCE)


Response to Hatred ©

 
Era stato facilissimo.
Solo qualche piccolo ritocco in un copione già ampiamente scritto.
L’ epilogo di una tragedia annunciata.

Buffy Summers.
Una ragazza turbolenta, capace di dar fuoco alla palestra della scuola a sedici anni, e che una volta stabilitasi a Sunnydale non era mai stata capace di tenersi fuori dai guai.
Arrestata, schedata, più volte interrogata dalla polizia, invisa al preside, tra l’ altro scomparso in circostanze misteriose.
I genitori, divorziati, non riescono a darle l’ amore di cui ha tanto bisogno, a rispondere ai suoi ripetuti gridi d’ aiuto, manifestati attraverso tutti i piccoli atti di vandalismo e violenza di cui si rende colpevole. A scuola non riesce a fraternizzare, se non con altri poveri emarginati come lei, tipi scontrosi, imbranati, con scarse competenze sociali.
Tutti insieme rimangono invischiati nelle sordide trame di un losco individuo di mezza età, il bibliotecario inglese del liceo, con il quale trascorrono gran parte del loro tempo libero, e che instilla in loro la sua stessa ossessione per la magia e l’ occulto.
I continui attriti con la famiglia ed i compagni, insieme all’ assenza di attività extrascolastiche, e di un qualsivoglia tipo di hobby, ad eccezione della sempre più grave ossessione per il sovrannaturale, spingono Buffy Summers sempre più lontano sulla strada della perdizione fino alla sua fuga da casa dopo un periodo particolarmente difficile, segnato anche dalla sospensione a scuola per violenze.
Rientrata in città riesce faticosamente a diplomarsi, ma forse contribuisce in modo attivo agli incidenti del giorno della consegna dei diplomi.
Il passaggio al college pare forse poterla riportare sulla retta via, ma ormai è troppo tardi e, complici le tragedie famigliari (a distanza di pochi mesi muore la madre ed il suo mentore e plagiatore fa ritorno in Inghilterra, dove si trova tuttora), lascia l’ università, iniziando a manifestare i primi sintomi della grave forma di schizofrenia che l’ affligge, e che l’ anno successivo si concretizzeranno nei comportamenti deliranti che l’ hanno presumibilmente portata a compiere gli orrendi atti di cui tutti abbia avuto notizia in questi ultimi giorni.

Le dita di Riley Finn smisero di battere sulla tastiera, mentre si accingeva a rileggere il frutto del suo lavoro. Era abbastanza soddisfatto.
La prosa era sufficientemente retorica, insinuante e sensazionalistica da piacere a qualsiasi capo redattore di ogni quotidiano, rivista o rete televisiva dello stato, se non dell’ intera nazione, od almeno a quelli con il giusto spregio per la verità necessario a svolgere con successo quel sordido lavoro.
Ray Singer avrebbe loro inviato via E-mail, ovviamente in modo anonimo, la triste storia della più giovane e truce serial killer femminile statunitense.
Certo, avrebbero fatto delle indagini, si sarebbero documentati, ma dopo il suo ‘articolo’ era certo che nessuno si sarebbe discostato dalla sua ricostruzione dei fatti, anzi, qualche cronista pigro avrebbe perfino potuto mandarla in stampa così com’ era, gratificandolo anche come giornalista.
In realtà non c’ erano vere prove su di lei, solo indizi, voci e fatti strani, a volte inspiegabili, ma, effettivamente, la sua ricostruzione della vicenda personale della signorina Summers era piuttosto accurata, nonché perfettamente documentata, anche se assolutamente falsa.
Inoltre lo rallegrava il fatto che il gentile quanto odioso bibliotecario inglese sarebbe probabilmente finito in galera al pari della sua ex, e che anche gli altri membri di quell’ assurda banda avrebbero visto l’ inferno grazie alle insinuanti accuse che lui avrebbe scatenato.
A Sunnydale non avrebbero fatto molta presa, se non tra quelli così ingenui da preferire una spiegazione così semplicista alla vicenda, ma nel resto dell’ america non ci sarebbero stati dubbi: Buffy Summers era colpevole di tutti i delitti.
E, per quanto proclamassero la loro oggettività, l’ opinione pubblica ed i mass media avevano un peso inequivocabile sulla corte federale che l’ avrebbe giudicata, sempre se fosse riuscito a farla incriminare.
Ma non si preoccupava granché: forse non c’ erano prove certe a suo carico, ma l’ insieme di indizi e coincidenze poteva difficilmente essere ignorato.
Oltre alla storia personale della cacciatrice deponeva a suo sfavore il ritrovamento di armi con tracce di sangue al momento dell’ arresto, sebbene tali tracce non fossero riconducibili a nessun crimine noto. In più c’ erano gli strani orari in cui rientrava e la conseguente mancanza di un alibi convincente per le date dei delitti; non solo, la sommaria perquisizione eseguita in sua assenza, prima dell’ arresto, aveva portato al ritrovamento di un piccolo arsenale di armi bianche, e di svariati articoli e volumi incentrati sull’ occultismo.
Il diario che la slayer aveva tenuto un tempo non era stato rinvenuto (sospettava che se ne fosse liberata tempo prima, quando aveva smesso di aggiornarlo), ma fortunatamente erano stati trovati quelli della sorella, che gettavano una cattiva luce sull’ ambiente familiare.
Era stato astuto, dirigendo le indagini verso di lei in modo indiretto, senza mai indicarla esplicitamente, senza mai rendere noto il legame fra lui e l’ indiziata.
Aveva scritto rapporti, consegnato appunti e ricerche, consultato vecchi contatti, e, soprattutto, manipolato gli eventi, le testimonianze in modo sottile, interpretando in modo leggermente diverso quanto accaduto.
Fortunatamente il sangue di vampiro, una volta a contatto con l’ aria, degrada molto rapidamente, finche non risulta impossibile identificarlo in nessun modo specifico.
Sangue umano: è l’ unica risposta che le analisi dei laboratori dell’ Iniziative riuscivano a dare sui campioni di tal genere, senza riuscire però in alcun modo ad ottenere altre informazioni, ed era sicuro che neppure gli eccellenti laboratori federali avrebbero potuto dare responsi più accurati.
Era fiducioso.
Il suo piano stava funzionando.

+++++

La cella era piccola ed umida per via di una perdita nelle tubature trascurata dal personale.
Soffocante.
Eppure non ci stava poi così male.
Un tempo, neanche troppo lontano, sarebbe impazzita, lì dentro.
Ma le cose erano cambiate.
Abbandonò la posizione in verticale a testa in giù accoccolandosi sul materasso che aveva tolto dall’ altro letto e posato a terra.
La compagna di cella, seduta in un angolo, a terra, la guardava colma di terrore, ma nel suo sguardo si poteva anche leggere l’ odio per la nuova ‘inquilina’.
Aveva cercato di metterla sotto non appena era arrivata, ma era bastato sollevare di peso sopra la testa gli ottanta e passa kg di muscoli dell’ odiosa detenuta per assicurarsi la tranquillità e la totale sovranità sul suo piccolo regno, un tempo le notti di Sunnydale, ora una piccola, squallida cella nel penitenziario federale.
Le altre detenute avevano ugualmente paura di lei, dopo che si era sparsa la voce del motivo per cui era stata incarcerata, ma soprattutto dopo che aveva pestato con estrema facilità, nella mensa comune, Crazy Mazy, la carcerata più grossa e temuta della prigione.
Si era fatta sotto subito con lei, ingannata dalla bassa statura e dal viso innocente, facendole una proposta non proprio educata, e reagendo in modo violento alla sua sferzante risposta.
Oltre un quintale di muscoli per una culturista gonfia di ormoni maschili e steroidi, solo leggermente appesantita dalla permanenza in carcere che le consentiva di allenarsi solo per paio d’ ore al giorno, si scagliò su di lei con tutto l’ impeto del suo peso, sparando un gancio destro ampio, da dilettante.
Buffy alzò il gomito sinistro, intercettando le nocche della donna e mandandole in frantumi, mentre contemporaneamente le colpiva con un calcio circolare destro il ginocchio.
L’ articolazione, resa fragile dalle terapie farmacologiche e sottoposta a forti sollecitazioni per via del peso della donna, molto superiore a quello che costituzionalmente avrebbe potuto sopportare, si frantumò sotto quel semplice attacco, mentre la cacciatrice tornava tranquillamente a sedersi al suo posto, prima dell’ arrivo delle guardie, e mentre sulla mensa calava il silenzio.
Chiaramente nessuno aveva parlato, avvertendo che gli equilibri in campo erano bruscamente cambiati.
Tuttavia nulla poteva attenuare il senso di frustrazione che l’ attanagliava ad ogni secondo che passava in quella lurida prigione.
Il suo avvocato le aveva assicurato che non ci sarebbe rimasta a lungo, ma era prima che uscissero quei titoli sui giornali.
“Non si preoccupi, Buffy, non si può condannare qualcuno soltanto perché non ha un’ alibi e ha abitudini stravaganti” le aveva detto il giovane, appena uscito da Yale e molto in gamba, ma forse un po’ troppo ingenuo.
“In fin dei conti non c’ è nulla che la leghi ai delitti, ed è impossibile provare che si sia assentata dalla città nelle loro date”
“Già, ma non c’ è neanche nessuna prova che mi discolpi”
“Forse, ma nella nostra società non si può condannare qualcuno solo perché non può dimostrare di essere estraneo al delitto, è necessario dimostrarne la colpevolezza”
Avrebbe tanto desiderato avere lo stesso ottimismo del suo avvocato, anche se non era sicura che neppure lui lo avesse conservato dopo la bufera giornalistica che si era scatenata intorno al caso, ancora prima dell’ incriminazione e dell’ udienza preliminare.
Forse solo un miracolo poteva farla uscire.


    
This message has been edited by theFIERCE on May 16, 2003 5:41 PM


 
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