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3: Interludio, estate

May 25 2003 at 11:39 PM
  (Login Poggy)


Response to Giorno di nebbia [Harry Potter]

 
3: Interludio, estate

Un'altra grigia estate inglese.
A Severus Piton sembra che sia passata un'eternità da quando ha salutato Narcissa a King's Cross, e ha l'impressione che dovrà aspettare ancora più a lungo per rivederla. E' vero che si scrivono spesso, ma non è la stessa cosa. Ci vuole davvero tanto perché un solitario come lui senta la mancanza di un contatto umano, ma le vacanze estive hanno questo potere. Come se non bastasse, Lucius Malfoy è impegnatissimo in quanto praticante al Ministero. Finché era a scuola anche lui, a partire da quel famoso capodanno si erano frequentati sempre più assiduamente, e Malfoy aveva ospitato Piton per qualche breve periodo durante le vacanze. Gli aveva prestato dei libri, e sopratutto spianato la strada all'interno della gerarchia scolastica. Dopo il diploma di Malfoy, i due si erano tenuti in contatto e lo sono tuttora ma, ancora una volta, non è la stessa cosa. Più cupo che mai, Piton rimugina su questo mentre si avvicina a casa sua reggendo un sacchetto della spesa. Spesa fatta in un negozio rigorosamente babbano, ma ormai è un compromesso a cui si è rassegnato: il cambio da galeoni a sterline è favorevole (molto meno il contrario) e, da che mondo è mondo, il latte è latte e il pane è pane. Eppure, guarda con un brivido le due file di case uguali alla sua, a destra e a sinistra della strada: stessi mattoni a vista, stesso giardinetto striminzito, stesse pozzanghere nel marciapiede dissestato. Naturalmente, casa sua dentro è diversa, ma non è un gran vantaggio quando si è circondati da un mondo che gira seguendo tutt'altre regole. Sta aprendo il cancello, quando sente un rumore di passi; qualcuno sta arrivando di corsa.
"Severus!"
Lily Evans quasi gli rovina addosso, ansimante. Lui è ammutolito dallo stupore.
"uff... scusa, ma... ti ho visto da lontano... non ero sicura che fossi tu... non ci credevo, finalmente qualcuno di scuola... Cosa ci fai qui?"
"Ci abito" si limita a rispondere Piton continuando a fissare Lily che riprende fiato e si scosta dal viso i capelli rosso scuro. Sembra diversa rispetto a come la ricorda a scuola; è leggermente abbronzata e indossa una piccola t-shirt a righe bianche e rosa, e jeans chiari. Tiene, sotto il braccio, un pacco sottile.
"Ci abiti?" ripete lei facendo tanto d'occhi "Ma qui è tutto babbano, no?"
"Non ti conviene usare certe parole" dice Piton, a bassa voce "comunque, sì. A parte casa mia."
"Forte" Lily fa una risatina "io, non sono padrona di essere quello che sono nemmeno a casa mia... per questo vado a Diagon Alley appena posso. Tu ci vieni mai?"
"Quando serve" dice Piton facendo spallucce. In quel momento, da un cancello dall'altra parte della strada esce un ragazzo più o meno della loro età, ben piantato, capelli alla George Best (proprio da lui Piton aveva imparato a proprie spese, qualche anno prima, chi diavolo fosse George Best). Guarda dalla loro parte.
"Oi, Sev." Piton alza la mano libera in segno di saluto e intima a Lily, a bassa voce:
"Presto, vieni dentro." Lily non se lo fa ripetere e si chiude il cancelletto alle spalle, per poi sgusciare dentro casa al seguito di Piton.
"Scusa. Ma è meglio non avere a che fare con quel tipo. Qui siamo al sicuro, è pieno di incantesimi respingi-Babbani."
"Più o meno come a scuola."
"Più o meno." Piton va in cucina ad appoggiare la borsa della spesa.
"E' permesso? Posso venire avanti?"
"Dipende da te. Se preferisci contemplare l'atrio, non sarò certo io a dirti di no." Lily entra in cucina ridendo.
"Oh dio mio. Chi l'avrebbe mai detto. Perfino le tue famose buone maniere ormai mi sembrano familiari e rassicuranti."
"Dovrei ringraziarti per questo?"
"E dai Severus. Era solo una battuta. Però è la verità. Ormai, quando non sono a scuola mi pare di vivere in apnea. Purosangue o no" e qui Lily lancia a Piton un'occhiata accusatrice "io sono una strega. Ma non posso esserlo nemmeno a casa mia. Certe volte penso che impazzirò."
"Vuoi che ti presti la bacchetta? Così puoi sfogarti e fare qualche incantesimo."
"Ah, ah. Spiritosone. Avresti un bicchiere d'acqua, piuttosto? La corsa di prima mi ha sfiancata."
"Sì, certo. Ehm, siediti, se vuoi." Piton e Lily non avevano più avuto granché a che fare l'uno con l'altra dopo il loro "patto di non belligeranza" nei sotterranei. Ma è come se il loro litigio e il conseguente chiarimento avessero creato le premesse per una confidenza che Piton, perlomeno, non avrebbe altrimenti mai concesso. E poi, sarcasmi a parte, lo colpisce come Lily abbia espresso con poche parole sentimenti simili a quelli che prova lui.
Le passa il bicchiere, e lei beve avidamente.
"Carina casa tua" dice alla fine, guardandosi intorno.
"Non è niente di speciale, in realtà" precisa Piton, ripensando per un attimo al maniero dei Malfoy " e poi hai visto solo la cucina."
"Già, ma è una cucina dove il bicchiere è sempre mezzo pieno" sorride Lily alzando il bicchiere che in effetti, magicamente, è rimasto pieno per metà "passi qui tutta l'estate?"
"Credo che, purtroppo, quest'anno vada così" dice Piton e poi, ricordandosi della tintarella della ragazza, aggiunge: "Tu sei andata da qualche parte?" Lily mette il broncio.
"Ma sì. Una settimana scarsa a Brighton... con mia sorella Petunia e quel suo orrendo fidanzato. I miei mi hanno praticamente forzato ad andarci. Sperano che il mio rapporto con Petunia migliori, pura fantascienza se mi devo sorbire anche uno come Vernon Dursley... oh, lasciamo perdere." Inaspettatamente, sulle labbra di Piton affiora un sorriso comprensivo.
"Le famiglie sono una bella croce. Peccato che uno non possa scegliersele." Quasi obbedendo a un richiamo, passi strascicati si avvicinano alla cucina. Piton rotea gli occhi e bisbiglia:
"Merda. Mi sa che abbiamo svegliato mio padre."

Eccolo, Alexander Piton. Se Severus può e deve, in questo momento, essere scambiato per un Babbano, non c'è pericolo che questo accada a suo padre. Ha una polverosa veste da mago, completa di cappello nonostante sia in casa e - Lily è pronta a scommetterci - esca probabilmente ancora meno del figlio. Non si assomigliano granché, se non per il fatto che, forse, anche il signor Piton è più giovane di quanto appaia a prima vista.
"Ciao papà" dice laconico Severus, mentre suo padre fissa Lily inorridito.
"Come osi portare una Babbana in casa?", abbaia, e Severus risponde con lo stesso tono piatto:
"Non è una Babbana. Non riuscirei ad introdurre un Babbano qui dentro nemmeno se volessi, ricordi?" A questo punto, Lily decide di intervenire.
"Non si preoccupi, signor Piton. Io e Severus siamo compagni di scuola a Hogwarts."
"E allora perché è vestita in quel modo indecente, signorina?" Lily rimane interdetta, arrossendo. Tagliente, arriva la risposta di Severus.
"Perché ci siamo trovati per strada, papà, e che ti piaccia o no là fuori il mondo è totalmente babbano." Alexander Piton lancia uno sguardo torvo ai due ragazzi (ecco da chi ha preso Severus, pensa Lily) e si fa strada per mettere il bollitore sul fuoco. Piton fa un cenno a Lily e dice, ad alta voce:
"Faccio vedere la casa a Lily, papà." L'uomo, che gli volta le spalle, non risponde, ma Piton non sembra stupito. Lily lo segue su per le scale.
"Devi scusarlo. Ormai è totalmente rincoglionito."
"Aha" annuisce Lily, e poi: "ehi! Non mi hai mai chiamato Lily, finora."
"Sul serio? Non ci ho mai fatto caso. Per te fa qualche differenza?"
"Boh... no, non credo. Anzi sì, mi mette più a mio agio."
"Okay" fa Piton alzando le spalle "proverò a ricordarmene. Cosa siamo venuti a fare, di sopra?"
"Volevi mostrarmi la casa, credo" dice Lily con un sorriso ironico. Le piace di più questo Piton casalingo e un po' svagato.
"Ah sì. In realtà era solo una scusa per seminare mio padre, comunque... Giù oltre alla cucina c'erano solo il salotto e lo studio, che però sono praticamente il suo regno e quindi non vale la pena di andarci. Qui ci sono le camere e il bagno. E basta. Normale."
"Normale."
Restano per un po' lì sul pianerottolo senza sapere bene come continuare il discorso. Piton cerca disperatamente qualcosa da dire. Non ha mai amato gli imprevisti, ma l'apparizione inattesa di Lily ha dato una svolta alla giornata. Anche lui è sollevato di poter parlare con qualcuno che, per quanto trasversalmente, appartiene al suo mondo. Ma rischia di farsela scappare, perciò dice, repentinamente:
"Vuoi venire a sederti? In camera mia, dico." Lily ridacchia.
"Certo che vai subito al sodo, tu" e le pare che le guance pallide di Piton si imporporino leggermente mentre lui risponde, risentito:
"Ho le migliori intenzioni, Evans."
"Avevamo detto 'Lily'."
"Lily. Allora vuoi entrare o no?"

Il disordine che ingombra la camera di Piton sembra più dovuto alla mancanza di spazio che alla vera e propria incuria. Non che la camera sia minuscola - anzi, probabilmente è anche ampliata grazie a qualche incantesimo - sono gli oggetti ad essere tanti: libri, soprattutto, ma anche ampolle, bottiglie, paioli. Il letto è in un angolo, mentre davanti alla finestra c'è una scrivania coperta di fogli con, sopra, una boccia di vetro contenente un liquido azzurrino che gira come se ci fosse un risucchio all'interno. Lily la indica incuriosita, e chiede cos'è. Piton si schernisce:
"Una stupidaggine che ho provato a fare per passare il tempo. Gli ingredienti hanno fatto reazione e si è creato questo moto perpetuo, ma mi sa che l'unica utilità che può avere è quella di soprammobile." Lily appoggia la busta che si portava dietro su un angolo del letto, e si avvicina alla scrivania.
"Beh, non è che sia per forza un male" dice "è carina. Al mare, il fidanzato di mia sorella si è spinto troppo al largo nuotando e ha beccato, non so, una corrente, un vortice... Si è messo a strillare 'La tromba marina! La tromba marina!' Penso che sia stato il momento migliore di quella vacanza spaventosa. Tu hai fratelli o sorelle?" Piton scuote la testa. "Tu?", chiede. Lily sbuffa.
"Solo Petunia. Ha tre anni più di me, ed è... diciamo che non ci assomigliamo molto. Non siamo mai andate d'accordo, ma è da quando mi hanno chiamata a Hogwarts che è una guerra perpetua. Per lei... è molto umiliante che io sia anormale. Anormale, capisci? Penso che ce l'abbia perché i miei, invece, sono contenti che io sia una strega. E' ironico, ma forse ne sono più contenti di me... Insomma, un bambino vive normalmente undici anni e poi lo scaraventano in un mondo dove le scope volano. Voglio dire, nel mondo babbano quella è l'età in cui non dovresti più credere che le scope possano volare. Dopo, scopri tutte queste cose stupende, ma quando torni a casa non te ne fai niente e non puoi dirlo in giro. E nel frattempo gli amichetti con cui giocavi a pallone in cortile ti sembrano parlare una lingua che non conosci più. Mi sento una maledetta ingrata solo a pensarlo, ma ormai casa mia mi sembra un posto estraneo." Fa un altro sospiro e guarda nervosamente Piton.
"Scusa. Sto parlando solo di me. Raccontami qualcosa."
Piton resta a guardarla un attimo, interdetto. E' affascinato da quella vibrazione di rabbia repressa, di frustrazione, che emana a sprazzi da Lily. Solo Narcissa, anni prima, gli aveva fatto una simile impressione. E allora aveva pensato: ecco una persona come me.
Ora è la stessa cosa, e non lo è insieme. Piton si gratta il mento, sovrappensiero.
"Che cosa vuoi sapere?"
"Non so. Qualcosa di banale. Tua madre...?"
"Ehm. Allora... E' una banale impiegata alla Gringott's. Era insegnate di violino prima che mio padre andasse in fallimento, ma non è che sia il tipo di lavoro con cui si mantiene una famiglia. Adesso dà qualche lezione per arrotondare, ma ha sempre meno tempo per suonare."
"Ma tuo padre non fa proprio niente?"
"No. Aveva una specie di società, ti parlo di quando io ero appena nato, importavano materiali per la magia dall'oriente. Poi è andato in bancarotta e non è più riuscito a tirarsene fuori, in tutti i sensi. E' un po' come se fosse finito in una specie di Azkaban personale. Peccato" dice Piton con un sorriso sarcastico "che a poco a poco ci tiri dentro anche chi gli sta vicino."
"Oh. Capisco" dice Lily, in imbarazzo "lo sapevo che dovevo lamentarmi di meno." Piton le parla con inaspettata gentilezza:
"Non è una gara a chi sta peggio. Anche tu stai meglio a scuola che a casa, no?"
"Beh, sì, questo è vero..."
"E quando non sei a scuola, sei circondata da Babbani che ragionano in un modo per te incomprensibile..."
"Effettivamente... cioè, è questa schizofrenia che non sopporto. I Babbani creano arte, e musica, e storie magari piene di magia... Ma sono incapaci di accettare che la magia esista. Com'è possibile, mi chiedo, che persone come Vernon Dursley e Marc Bolan vengano anche solo dallo stesso pianeta?"
"Marc Bolan?" ripete Piton, perplesso, e Lily arrossisce un po'.
"Marc Bolan... quello dei T-Rex. Ho appena preso il disco" dice, e si fionda sul letto a prendere la busta di carta che aveva con sé. Mentre si china per estrarne un 33 giri, la maglietta le scivola in alto e i jeans in basso, scoprendo un piccolo lembo di pelle nuda e dorata della sua schiena. Piton si trova a fissarla senza volerlo. E' pazzesco come dopo tutti questi giorni sempre uguali, stranianti, Lily gli sembri la prima cosa davvero reale e concreta.
"Ecco" gli dice Lily porgendogli il disco "è musica babbana, ma mi fa star bene... mi fa pensare che davvero esista un punto di contatto tra questi due mondi. Vuoi ascoltarlo, magari?" Piton, che si rigira l' LP tra le mani guardando perplesso la copertina, scuote la testa.
"Non ho un giradischi. Ho solo la radio."
"Ah, già. Quella magica, immagino. Pazienza" dice Lily, un po' delusa, riprendendosi il suo disco. Torna a sedersi sul letto per imbustarlo con la massima cura. E' con tono di voce più sereno che considera:
"Strano, ma di solito non parlo mai molto di queste cose, anche se potresti pensare il contrario."
"Di dischi?"
"No. Di casa mia, dei Babbani... Di quello che succede quando non sono a scuola. I ragazzi con me sono sempre molto cari, ma ho l'impressione che non possano capire fino in fondo com'è il mondo là fuori." Piton non ha bisogno di fare domande per capire chi siano " i ragazzi", e non riesce ad eliminare del tutto l'acredine dalla sua voce quando chiede:
"Dunque, immagini che io capisca. Cosa te lo fa pensare?"
"Non sono ancora fuggita a gambe levate, no?"
"Faccio questo effetto, di solito?"
"Diciamo che ti impegni in questo senso. O almeno ne dai l'impressione", dice Lily, ma sorride amichevole "però, nonostante questo, sto passando un bel pomeriggio. Allora, cosa devo pensare di te?" Ancora, Severus Piton è singolarmente affascinato dalla ragazza che, perfettamente a suo agio, siede sul bordo del suo letto. Come sostiene Lily, lui la capisce? Non ne è sicuro - c'è in lei un misto tra qualcosa di familiare e una novità assoluta. Ma - e forse è questo a stupirlo più di tutto - lei sembra desiderare davvero di capire chi è lui. Perché è vero che, in qualche modo, i loro mondi collidono.
"Non so cosa devi pensare di me. Ma penserai già qualcosa di me, no?"
"Non sono cose che si dicono così, in faccia, a cuor leggero! E poi, ci conosciamo così poco... magari, che ne so, ti offendi." Piton, appoggiato alla scrivania, incrocia le braccia, serio.
"Cosa fai, tiri il sasso e nascondi la mano? A me pare che non abbiamo mantenuto granché le distanze, in questa conversazione, quindi ormai non cambia niente. E prometto che non mi offenderò." Lily si guarda intorno, dondolando infantilmente la gamba giù dal letto. Nonostante le ossa forti, è piccola e piuttosto asciutta.
"Penso che tu sia una persona sola, Severus. Forse è anche per il tuo carattere, ma non credo che te lo meriti... visto che se vuoi puoi essere davvero una compagnia piacevole. Ecco. Adesso tocca a te dire cosa pensi di me." Piton esita. Non ha pensato alla sua parte in questo scambio di confidenze. Si schiarisce la voce.
"Ehm. L'unica cosa che mi viene in mente adesso è: come fai ad essere amica di gente come Potter e gli altri tre?" Lily scoppia a ridere.
"Tu me lo chiedi, che sei sempre appiccicato a Narcissa Beardsley?"
"Cos'ha Narcissa che non va?" chiede Piton, sulla difensiva. Lily continua a ridacchiare, anche se qualcosa le dice che farebbe meglio a frenarsi.
"Beh... capisco che sia una bella ragazza, ma... se tutta la scuola la chiama 'regina delle nevi' un motivo ci sarà, no?"
"Forse nemmeno lei è una persona così orrenda, non credi? Poi mi vengono a dire che sono i Serpeverde quelli che giudicano dalle apparenze. La gente giudica dalle apparenze, ma la maggior parte è solo troppo ipocrita per ammetterlo."
"Nient'altro?"
"Nient'altro."
"Bene, allora. Si è fatto tardi, è meglio se vado a casa" dice sbrigativamente Lily, alzandosi in piedi "grazie di tutto." Piton la segue a precipizio giù dalle scale.
"Così non va" le dice, con una certa urgenza, quando lei è già davanti al portoncino pronta ad uscire "siamo di nuovo al punto di partenza, e non erano queste le intenzioni, vero?" Lily si passa una mano sul viso, scuote la testa.
"Scusa. Non avrei dovuto dire quelle cose sulla tua ragazza." Piton si forza a sorridere.
"Narcissa dice sempre che, se ogni uomo è un lupo per gli altri uomini, una donna per un'altra donna vale come un branco intero. E poi" aggiunge in tono annoiato "non è la mia ragazza, anche se la gente tende a pensarlo. Siamo solo ottimi amici."
"Ah sì?" si stupisce Lily.
"Perché allora tu con chi staresti tra Potter, Black, Lupin e Minus?"
"Nessuno" dice risoluta Lily, anche se sa di non essere sincera nemmeno con se stessa "li conosco troppo bene e da troppo tempo."
"Vedi, allora? Il problema non esiste" conclude Piton, e dopo qualche attimo di silenzio lei dice, imbarazzata:
"Si è... si è davvero fatto tardi, Severus. Devo andare, se no a casa mi fanno una testa così... Cacchio, il disco! L'ho lasciato di sopra!"
"Aspetta qui, faccio una corsa a prenderlo" dice Piton, sollecito, e in un attimo è di ritorno col vinile.
"Grazie" gli sorride Lily "magari uno di questi giorni puoi venire a casa mia e te lo faccio ascoltare. Non ti assicuro niente riguardo a mia sorella, ma vestito così saresti molto convincente, come Babbano."
"E' un complimento?"
"E' una realtà con cui dobbiamo fare i conti, no?"
A questo punto, Severus Piton si lancia nella mossa più temeraria della sua vita (a parte quella genialata di seguire Lupin nel Platano, forse). Si china su Lily, e la bacia.

Comincia dolce, quasi timido, frenato dalla paura del rifiuto. Ma Lily non gli sfugge e resta con la schiena appoggiata alla porta, una mano sul petto di lui, l'altra, a mezz'aria, a reggere il disco. La sente anzi puntare i piedi per mantenersi alla sua portata, e Severus la stringe a sé, approfondendo il bacio. Non la lascerebbe più. Le posa la mano su un fianco, di nuovo trova quella poca pelle scoperta, la accarezza, lieve, sollevandole un po' la maglietta. Lily sospira senza staccare le labbra dalle sue, alla cieca molla il disco su un tavolino lì di fianco e gli cinge le spalle. Attraverso il cotone sottile della t-shirt lui sente l'incavo della vita, le costole, la curva alta del seno. Lily mugola di nuovo, ma si stacca appena da lui e sussurra:
"No... no, basta... devo andar via..." Dal tono, è evidente che queste parole le costano tantissimo, ma la mano che preme sul torace di Piton lo allontana dolcemente, e lui non può che obbedire.
"Perchè...?" non può evitare di chiedere lui, con voce arrochita. Lei si rassetta i vestiti e riafferra il disco, lo sguardo basso.
"Non è il caso" dice, sconsolata "di rendere le cose ancora più complicate... Scusa, scusa tanto, Severus. E' colpa mia, ho un gran casino in testa e non so cosa voglio."
"Strano" dice lui aprendole mestamente la porta "io pensavo di averlo appena capito." Lei gli accarezza il viso, scostandogli i capelli dagli occhi, e rimane per un po' a fissarlo senza dire nulla. Infine, sussurra:
"Non ti rendi nemmeno conto di quanto puoi essere bello. Ci vediamo a scuola."
E corre via, nel crepuscolo, senza lasciargli il tempo di dire o fare alcunché.



 
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