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5: Gli occhi, la bocca

May 25 2003 at 11:44 PM
  (Login Poggy)


Response to Giorno di nebbia [Harry Potter]

 
5: Gli occhi, la bocca

"NARCISSA!" sbotta Piton, soffocato "Vuoi smetterla di apparire all'improvviso di notte? Come hai fatto a entrare?"
"Me l'hai data tu la parola d'ordine, ricordi?" sorride lei che, Piton lo nota soltanto ora, è fasciata in un completino nero piuttosto corto. Sospira, riprende la calma.
"Uh. Sì. Immagino che tu sia appena tornata. Com'è andata con Lucius?"
"E' andata che sei un genio, Severus. Non so cosa gli hai detto per convincerlo, ma... hai presente una persona totalmente diversa? E' stato così galante. Pensavo non esistessero più uomini così." Piton abbozza un sorriso, compiaciuto. Sapeva che questo era nelle corde di Malfoy.
"Devo dedurre che la serata è andata bene."
"Certo, certo che sì. Adesso pensavo di farmi un bagnetto, ma dato che ci sei tu... è che non volevo svegliare le altre in dormitorio."
"No, fai pure. Stavo uscendo." Narcissa guarda appena il sacchetto di tela che Piton regge con noncuranza e poi osserva la sua persona, critica.
"Non mi dire che stai uscendo da questo bagno imperiale senza nemmeno esserti lavato i capelli. Adesso ti do una sistemata, così intanto ti racconto."
Afferra perentoria Piton per un braccio e lo trascina verso i rubinetti. Lei è un po' brilla e lui non protesta; se da una parte vorrebbe subito levarsi il pensiero di preparare il Veritaserum, dall'altra è, nuovamente, felice di poter rimandare quel momento. Tuttavia, sbuffa un po' quando Narcissa lo fa sedere su uno sgabello e gli caccia la testa sotto l'acqua tiepida. Queste uscite sono tipiche da parte sua. Piton ricorda ancora con un certo allarme quella volta che, dopo il giro al Ghirigoro per i libri di testo, Narcissa l'aveva letteralmente trascinato per tutti i negozi di abbigliamento di Diagon Alley, sostenendo che aveva assoluto bisogno di rifarsi il guardaroba. Non che avesse tutti i torti, in effetti.
"Dovresti curarti un po' di più. Non ti troverai mai la ragazza se continui a girare con quei capelli unticci."
"Sbaglio o dovevamo parlare della tua serata? Che avete fatto di bello?"
"Oh" ridacchia lei "roba da romanzo. Mi ha mostrato il castello, e abbiamo cenato a lume di candela. Abbiamo parlato."
"E di cosa?" chiede Piton un po' in apprensione. Spera che Malfoy non abbia parlato a Narcissa dei loro sotterfugi. Ma lei sembra sincera quando dice:
"Banalmente, del più e del meno - chiudi gli occhi, se no ci va la schiuma. Abbiamo parlato della scuola, Lucius mi ha spiegato un po' del suo lavoro... Abbiamo parlato anche di te, Severus. Lui ti stima molto."
"Mi fa piacere."
"E poi mi ha detto che gli dispiace di essersi... uh... dimostrato insensibile, in passato, per il fatto che mio padre si è risposato con la vacca e tutto. E' stato sempre molto gentile. Anche dopo, quando siamo andati in camera sua... Mi ha chiesto di rivederci. Secondo te, dovrei andarci a letto?" L'acqua più fredda con cui Narcissa gli sciacqua i capelli manda un leggero brivido lungo la spina dorsale di Piton, che chiede, gli occhi ancora chiusi:
"Ma allora ti ho portato in camera e non avete fatto niente?" Sente Narcissa fare un'altra risatina sommessa.
"Tecnicamente la mia virtù è ancora salva, se questo ti preoccupa. Ma abbiamo fatto lo stesso cose molto, molto sporche" gli sussurra all'orecchio - sa appena di champagne e acqua di colonia "dovresti provare." Il getto dell'acqua è interrotto e Narcissa bacia l'amico sull'incavo del collo. Piton guarda il suo viso, ora vicino, con gli occhi socchiusi.
"Sei ubriaca" dice quietamente.
"Un po'. Ma mi ricordo tutte le cose che ho imparato" ribatte lei in un bisbiglio. Passa la punta della lingua sulle labbra di Piton, che lui dischiude per attirare Narcissa a sé in un bacio profondo e, in questo, poco amichevole. Prima o poi uno dei due vorrà sempre annusare l'altro più da vicino. C'è qualcosa di ironico nel modo in cui la profezia di Malfoy si sta avverando, ma nemmeno per uno come Piton questo è momento di speculazioni cerebrali. Narcissa interrompe il bacio, ma solo per andare a sedersi sulle sue gambe. Riprendendo a baciarla, Piton le solleva la maglia il più possibile e si dedica ai suoi seni senza risparmiarsi. E' vero che normalmente è una persona poco espansiva, ma è anche vero che ha diciassette anni e non ne può più. Specialmente col culo di Narcissa che occasionalmente si struscia contro il suo basso ventre. Lei esala acuti mugolii di approvazione, e gli guida una mano all'interno delle sue cosce - un invito irrinunciabile, e Severus Piton trova delle mutandine indecentemente sottili e zuppe di umori. Le scosta di lato e, per la prima volta nella sua vita, tocca il sesso nudo e caldo di una donna. Narcissa sussulta, i suoi movimenti lo incitano ad affondare le dita in quelle profondità vischiose. Chiaramente, è una strada che è già stata spianata poco tempo fa, ma Piton si scopre a non preoccuparsi troppo di quest'aspetto. Lei è Narcissa, che per lui ha scelto di non avere segreti; se è così che vuole, non sarà certo lui a impedirglielo, non con quel tanto di opportunismo che fa parte del suo carattere. Piton sfila le dita e fa girare Narcissa affinché si metta a cavalcioni su di lui - lo spigolo del ripiano di marmo dietro alla sua schiena fa male, ma è un inconveniente del tutto secondario. Senza perdere tempo a slacciarle il reggiseno, si limita a farlo scivolare verso l'alto e lei sembra in totale delirio quando lui comincia a baciarle i capezzoli - lo stringe a sé, affonda le dita nei suoi capelli bagnati, si china a baciarlo nuovamente mentre con una mano, alla cieca, va a sbottonargli i pantaloni e comincia ad accarezzarlo, piano. Piton fa una specie di rantolo, gli pare di stare sperimentando la pura agonia, le sue mani e la sua bocca ora si muovono sul corpo di Narcissa con inusitata avidità. Ma non resiste, e allora le afferra la mano, le forza il ritmo, che si sbrighi. Narcissa sorride contro la sua bocca, si libera dalla presa e scivola giù, tra le sue ginocchia. A sua volta spinge in alto il maglione di Piton e traccia coi baci un percorso lento e inesorabile sul torace magro, dalle costole sporgenti, sul ventre, sulla linea di peluria nera che scende dritta dall'ombelico - Piton già pregusta il momento in cui le labbra meravigliose di Narcissa si chiuderanno attorno al suo sesso e
-gnik-
magari poi lui ricambierà il favore
-gnik-
-eheheh-
Narcissa salta su come se avesse preso la scossa, rossa in volto, e fissa un punto dietro alla schiena di Piton.
"Hai sentito?"
"Cosa?"
"Il rubinetto!" Narcissa si fionda sul lavabo, un po' impacciata per via della posizione anarchica delle sue mutande, e sbotta:
"Vieni fuori se hai il coraggio, troia guardona!"
Un gorgoglio rimbomba nelle tubature e dallo scarico del lavandino esce, furibondo, il fantasma di una ragazzina occhialuta che guarda Narcissa con sommo disprezzo:
"Narcissa Beardsley è una sgualdrinella... meriteresti di essere presa in giro molto, molto più di me!"
"Almeno io non devo accontentarmi di spiare gli altri, razza di sfigata! Tornatene nel tuo cesso!" ribatte Narcissa, inviperita, e il fantasma le piomba davanti:
"Ooh, ti dispiace che una come me abbia rovinato la festa a una come te, vero? Chi è la sfigata?"
"Una come me ti strozzerebbe con le sue mani, peccato che sei già morta" dice Narcissa con un sorriso sprezzante "certe soddisfazioni non te le prenderai mai, poverina." La ragazza fantasma emette una specie di squittio stizzito, e ripiomba nel lavandino, non prima di essere passata attraverso a Narcissa come un Bolide, facendola barcollare. Quest'ultima però si riprende subito e, rassettandosi istintivamente vestiti e capelli, commenta:
"Basta ricordarle che è morta ed è come ammazzarla di nuovo." Piton è del tutto attonito:
"Ma cos'era?"
"Mirtilla Malcontenta, un fantasma lagnosissimo che ha intasato il bagno delle femmine al primo piano. Quella maledetta... chissà da quanto tempo ci spiava... sicuramente ti ha visto nudo più di me, Severus." Piton è turbato non tanto da questa immagine pur poco confortante, quanto dall'idea che un qualsiasi fantasma ficcanaso potrebbe averlo visto nascondere il materiale per la pozione.
Questo fastidioso sospetto, unito allo spavento di prima, ha fatto sì che quella che è forse stata l'erezione più monumentale della sua vita ormai sia acqua passata, nonostante Narcissa si offra generosamente di riprendere il discorso da dove era stato interrotto.
"Non mi sembra il caso" dice sbrigativo Piton, che ha già ricoperto la sua parziale nudità "dopotutto, ti ho spinto io verso Lucius, e lui ti piace, no? Non penso sia molto corretto da parte nostra metterci a fare porcherie proprio adesso."
"Ma Severus, è diverso. Io e te siamo amici, no?"
"Certe cose non si fanno tra amici."
"Beh, volendo sì. Se non fosse apparsa Mirtilla non mi avresti certo impedito di farti un pompino, o no?" Narcissa si avvicina a Piton, che ora è in piedi, gli prende dolcemente le mani e se le appoggia sui fianchi. Parla con più gentilezza:
"Lucius mi piace, è vero - cioè, mi è piaciuto il Lucius di stasera. Ma se fosse andata male? Sapevo che comunque avrei trovato te al ritorno. E allora perché adesso non dovresti esserci? Se sono felice, perché non dovrei condividere con te la felicità e il piacere che ho provato?" Sono questi i momenti in cui Piton ricorda meglio come mai ha accettato l'amicizia di Narcissa - questo mostrarsi, a volte, così arresa e sinceramente supplichevole, e comportarsi così solo con lui quando affronta il resto del mondo con le armi spianate. E lui sa benissimo di non essere capace di fare altrettanto. Si sente incapace di chiedere quanto di dare.
"Narcissa" sospira, combattendo contro la volontà residua di lasciar perdere tutto e scoparla e basta "lascia stare. Pensa a Lucius. Pensa a te stessa. Non preoccuparti di me."
"Ma..."
"Per me va bene così, sul serio. Almeno per adesso, è un momento un po' particolare..."
"Lo vedo" dice Narcissa distogliendo lo sguardo, scornata "perché ho l'impressione che mi nascondi qualcosa? Per esempio, cos'è quel sacchetto?"
"Saprai tutto a tempo debito. Giuro."

"Sirius a quanto pare non si è più visto con Narcissa Beardsley, vero?"
"Fortunatamente no. Se devo essere sincera, l'idea mi infastidiva un pochino."
"Aha. Sei decisamente gelosa."
"Scemo. Sirius ha un rondò di ragazze che gli girano attorno. E' solo che la Beardsley in particolare mi sta un po' qua."
Nonostante il freddo, è una mattinata limpida e luminosa e il cielo sopra il campo di Quidditch sembra ancora più grande. La squadra del Grifondoro si sta allenando, e Remus Lupin e Lily Evans assistono dagli spalti. Lupin sbuffa, e il fiato forma una nuvoletta di condensa che si dissolve subito.
"Bah. Devo ammettere che lei è molto bella, ma credo che Sirius le avesse dato quell'appuntamento più per fare uno sgarbo a Piton che per altro. Lo sai che sono sempre insieme."
"Sì, ma non stanno insieme, sono solo amici."
"E come fai a saperlo?"
"Me l'ha detto lui."
"Piton? Che affari hai avuto con Piton?" chiede Lupin incredulo. Lily arrossisce violentemente - ha parlato senza nemmeno rendersene conto, e ora farfuglia:
"Ma sì, quella volta che Kandinskij mi ha dato la punizione... C'era anche Piton in studio e abbiamo scambiato qualche parola, tutto qui."
"Ah, certo." Ovviamente Lupin non ci è cascato, ma come obbedendo a un tacito accordo nessuno dei due approfondisce l'argomento. Dall'inizio della scuola, Lily ha evitato Piton come la peste, e nemmeno lui sembra avere mai trovato il coraggio di avvicinarla. Quante volte, poi, in quell'ultimo scampolo di estate si era trovata a sperare di vedere arrivare un gufo da parte sua - e invece, il silenzio. D'altra parte, nemmeno lei aveva più trovato la forza di rimettere mano alla penna. Ovviamente non ne ha mai parlato agli altri e ormai Piton, anche se ogni tanto lo sorprende a guardarla in refettorio, sembra di nuovo vivere in un mondo a parte rispetto al suo, tanto più che il suo vecchio compare Malfoy ora appare spesso a scuola.
A volte, Lily si illude di poter veramente venire a patti con quanto è successo a casa di Piton e archiviarlo come un episodio isolato. Ma in fondo sa che non è così, perché la sua vita pare non volerne sapere di correre su binari lineari. Ci sono momenti in cui, disperatamente, vorrebbe tornare bambina, quando nelle sere d'estate rincasava regolarmente con le ginocchia sbucciate e i vestiti sporchi di pallonate. Era un maschiaccio che preferiva quelle magnifiche, interminabili partite di calcio in strada alla pantomima di vita femminile delle sue amiche. Quando, spaesata e curiosa insieme, era salita per la prima volta sull'Espresso di Hogwarts, essere finita in scompartimento con quella compagnia chiassosa di suoi coetanei le era sembrato di buon auspicio. E tuttora non può negarlo, perché il loro legame non si è sciolto. Ma non è nemmeno più come quando avevano undici anni e si divertivano insieme senza farsi problemi. Che dire di Sirius, così attento nei suoi confronti, ma che a malapena riesce a reprimere la sua possessività? Di James, che ha sempre le parole giuste, che sa sempre come strapparle una risata? Il piccolo Peter, forse solo troppo timido per farsi avanti? E Remus, lì di fianco, forse il più simile a lei nel suo sentirsi un estraneo - è per questo che, la scorsa primavera, un sabato pomeriggio Lily è rimasta a fargli compagnia mentre gli altri erano a Hogsmeade ed è successo quello che è successo? Remus, maturo abbastanza da continuare a trattarla come prima ed esserle amico senza chiederle nient'altro. Lei gliene è così grata. Ma ancora non si sente davvero a suo agio accanto a lui. Specialmente se pensa a Severus. Sa che dovrà venire a capo di questa situazione, prima o poi, ma il futuro può sembrare un fardello pesante, così come il dover convivere con se stessi, con quello che si è. Non sempre una compagnia piacevole.

Il veritaserum che, all'alba del primo novembre, era pronto e aveva riempito due minuscole fiale, è scivolato nelle tasche di Malfoy ormai diversi giorni fa. Da allora, il ragazzo è sparito e Piton non ha più avuto sue notizie. Ha anche provato a mandargli un gufo, ma non ha ricevuto risposta. Nemmeno Narcissa, in contatto con Lucius per ben altri motivi, sa niente di lui, anche se ha cominciato a spargersi la voce, a scuola, che loro due stiano insieme. Ormai Piton è pronto a spedire, preoccupato, un secondo gufo, quando arriva un biglietto di Malfoy, portato stranamente da una specie di gazza ladra. Non c'è il solito sigillo e il testo è vergato in fretta:

La cosa è anche più importante di quello che pensavo. E' tutto vero. Non rispondere, verrò lì di persona.

Lucius


Piton scopre casualmente che anche Narcissa ha ricevuto un biglietto da Lucius lo stesso giorno, ma non le chiede nulla. Non vorrebbe mostrarsi troppo possessivo, dopo quello che le ha detto.

"Sono stato veramente orrendo a trascurarti così, non è vero? So che questo non basterà per rimediare, ma..."
"Oh...sciocco. Una cosa del genere, così impegnativa... per essere usciti insieme una sera..."
"Forse voglio che sia impegnativa, no? Aspetta, ti aiuto a chiuderlo." Lucius Malfoy con mani abili allaccia il braccialetto d'argento al polso di Narcissa, che lo guarda estasiata. Ha decisamente buongusto. Lei ride, un po' nervosa.
"Ma se lo porto qui a scuola, sono sicura che la McGrannitt me lo farà togliere."
"Se hai voglia di uscire ancora con me, potrai farlo sabato. Non c'è l'uscita a Hogsmeade?"
"Sì, ma Hogsmeade non mi sembra il posto più adatto per sfoggiare gioielli..."
"Chi ti ha detto che ci dobbiamo restare, a Hogsmeade? Ho come l'impressione che da lì ci materializzeremo nella migliore sala da tè di Diagon Alley. Tavolo riservato."
"Lucius!" bisbiglia Narcissa con un brillio negli occhi "io non posso materializzarmi! E' illegale..."
"Credo di conoscere un paio di trucchetti per aggirare il problema" dice Lucius accarezzandole i capelli col dorso della mano"ho imparato cose interessanti, negli ultimi tempi."

Solo, davanti al camino della sala comune di Serpeverde, Piton rimugina su ciò che gli ha raccontato Malfoy. Sembrava stranamente entusiasta, lui sempre abituato a trattare il resto del mondo con ironico distacco. E le sue parole avevano dell'incredibile. Ha detto a Piton di un mago, un mago talmente potente da essere in grado di agire direttamente sull'anima delle persone. Talmente potente da conoscere tutta la magia esistita fin dalla notte dei tempi, e da saperla praticare e insegnare. Senza limiti, buona o malvagia che sia. Magia pura, ha detto Malfoy, spurgata da tutte quelle regole e restrizione che le sono state appiccicate nei secoli, e per cosa poi? Per proteggere i Babbani? "La magia è per i maghi" ha concluso Malfoy, tagliente, salvo poi riprendere a parlare di una cerchia di iniziati cui questo mago insegna le sue arti.
"Ma tu l'hai conosciuto di persona?", ha chiesto Piton.
"Non ancora. Ma ho saputo che presto saprò farlo. Non è facile arrivare a lui. Ciò che so lo so dai sui adepti... Ci sono facce conosciute, lì in mezzo, e non ne ho vista che una minima parte. Gli iniziati devono essere molti di più."
"Ma lui... questo mago, come..."
"Il suo nome lo rivela solo quando si arriva a conoscerlo di persona. I seguaci si riferiscono a lui chiamandolo 'Oscuro signore' o 'L'Erede'."
"Erede?"
"Di Salazar Serpeverde."
Non è solo la fiducia che ripone in Lucius a far sì che Piton creda a questa storia ai limiti del delirio. No, è che c'è qualcosa, nelle sue parole, che a Piton suona familiare, qualcosa che lui sente di aver sempre cercato. Di che cosa gli ha parlato, Lucius? Di conoscenza e potere. La conoscenza è potere, il potere è conoscenza... Le fiamme del camino si riflettono, ipnotiche, negli occhi del ragazzo, che senza volerlo si trova a fantasticare sulle possibilità che gli si aprirebbero se davvero potesse accedere ad una conoscenza totale della magia - cosa gli ha sempre detto Kandinskij? Quando si parla di conoscenza, bisogna avere coraggio e non fermarsi davanti a niente. Altrimenti, si finirà immobilizzati. E Piton - l'ha sempre saputo, ma ora lo capisce con più chiarezza - non vuole permettere a se stesso di rimanere immobile, non ora. O continuerà a dover far ritorno a una vita monotona e opprimente e volgare. E sarà un fallito come suo padre. E rimarrà sempre con la sensazione che gli venga sottratto ciò che gli spetta di diritto.
No: qualsiasi occasione per uscire dallo stato in cui è deve essere colta, è un imperativo categorico che impone a se stesso, in questa notte d'inizio inverno. Le fiamme gli disegnano sul volto ombre scure e mobili.

"E' strano come vadano avanti le cose, certe volte. Avrei scommesso che frequentando Lucius Malfoy lui ti avrebbe presentato qualche ragazza, e invece pare che sia successo il contrario."
"... Preside?"
Appoggiato a una colonna del cortile interno di Hogwarts, Piton sobbalza all'arrivo di Silente. Si era perso nei suoi pensieri, osservando i fiocchi di neve che cadono volteggiando lentamente e a poco a poco stanno ricoprendo tutto lo spiazzo.
"Scusa" dice Silente "ti ho disturbato."
"No, no. Si figuri. Non stavo facendo niente."
"Pensare non è mai 'niente', Severus. Credevo che tu lo sapessi meglio di altri."
"C'è qualcosa in cui posso esserle utile?"
"Mi ero solo preoccupato dato che adesso sei spesso in giro da solo. Come tutti, mi sono abituato a vederti con Narcissa Beardsley o con Malfoy."
"Per la verità, dovevo parlarle proprio di questo. Malfoy ha invitato me e Narcissa a casa sua per le vacanze di Natale. Sarei presto venuto a chiederle il permesso, ma visto che siamo qui..."
"Non ho particolari obiezioni" dice Silente un po' freddamente "anche se non posso fare a meno di notare che torni a casa tua solo per le vacanze estive. Non ti piace l'idea di un Natale in famiglia?"
"No, per niente" risponde secco Piton.
"Capisco" dice Silente, più disteso. Tuttavia il suo sguardo chiaro è difficile da sostenere. Piton torna a guardare verso il cortile, e Silente continua:
"Il professor Kandinskij ha detto che ti trova un po' inquieto. Francamente, non posso dargli torto. Se c'è qualcosa che ti turba, forse dovresti dirglielo."
"O forse dovrebbe chiedermelo lui di persona, se ci tiene" dice Piton, allungando una mano affinché vi si posi un fiocco di neve, che si scioglie subito "e poi, non vedo dove sia il problema. I miei voti sono sempre altissimi, è un dato di fatto. E quando il professore mi chiama, sono da lui. Cosa dovrei fare?"
"Credo che non dovresti sempre pensare che le persone agiscano solo se c'è un tornaconto. Kosma è semplicemente preoccupato del tuo stato d'animo. Ci tiene a vederti sereno perché ti stima." Di nuovo, diventa difficile guardare in faccia Silente. Il senso di colpa per la faccenda del furto non se n'è andato, per non parlare del fatto che le conseguenze di quell'azione hanno aperto a Piton prospettive allettanti quanto poco limpide. Non il tipo di cose che piacerebbero a Silente, comunque.
"sarà che sono stanco" finisce col dire Piton "forse dopo le vacanze tornerò un po' più rilassato."
"Allora possiamo stare tranquilli" conclude Silente, senza preoccuparsi più di tanto di celare la nota scettica nella sua voce. Piton lo guarda allontanarsi lungo il chiostro vuoto, e per la prima volta dopo molto tempo si trova a desiderare di andar via da scuola il più presto possibile.

"E nel rispetto delle tradizioni di famiglia, si aprono i regali la mattina di Natale, non durante il veglione. Poi, per il resto, fate come se foste a casa vostra" dice sarcastico Malfoy mentre gli elfi domestici prendono il bagaglio leggero di Narcissa e Piton. E' la mattina della vigilia e il castello dei Malfoy è pervaso dal silenzio, rotto solo dal crepitare della legna nei numerosi caminetti. Fuori, tutto è ricoperto da uno spesso strato di neve.
"Stasera verranno più che altro parenti" continua Malfoy facendo strada per i corridoi ormai familiari a entrambi i suoi ospiti "quindi come festa non sarà proprio il massimo del brio. Per quello bisognerà aspettare Capodanno."
"Immagino che allora avrai invitato quei tuoi orrendi amici" commenta Narcissa, ma il tono è scherzoso. Non c'è traccia di ostilità: Malfoy sembra essere riuscito a conquistarla definitivamente.
"Mh, già" dice Malfoy prendendole la mano per baciarla "stasera invece ci saremo solo io, te e Severus. Dovremo darci manforte per non soccombere alla noia, dico bene?" Piton annuisce sogghignando. Rispetto a casa sua, è già un idillio. E poi, Lucius gli ha promesso di raccontargli un po' di cose.

"Un po' di aprenti" formano una tavolata di più di venti persone. Piton si diverte a tentare di ricostruire la rete di relazioni matrimoni acquisizioni che li lega, anche perché alla fine i aprenti stretti di Lucius sono pochi: c'è il nonno materno, gli zii paterni che rappresentano il ramo francese della famiglia con la figlia trentenne che si è portata dietro marito e figlio piccolo. Per il resto, una selva di secondi e terzi cugini, cognati, suoceri, figliocci; gente che perfino Lucius ammette di conoscere a malapena. Da qualche parte nella grande sala da pranzo si diffonde musica morbida, discreta, mentre gli elfi domestici si affaccendano con gli aperitivi.
La cugina di Lucius, Claudine, si avvicina ai tre ragazzi reggendo un cocktail come se fosse il Santo Graal.
"Lucius, caaro" dice, strascicando le vocali "hai portato dei nuovi invitati? chi ho il piacere..."
"Lei è la mia ragazza, Narcissa Beardsley, e lui un mio carissimo amico, Severus Piton."
"Aaah" strascica Claudine "Narcissa Beardsley di William Beardsley, immagino? Quello che si è risposato con Felicity Worthington, se non sbaglio..." Narcissa annuisce nervosamente. Trovare a colpo sicuro i punti deboli di una persona sembra essere un talento naturale dei Malfoy.
Non paga, Claudine si rivolge a Piton:
"Temo invece di non ricordare alcun Piton."
"Lo ricorderai presto" interviene Malfoy "Severus diventerà di sicuro un luminare della scienza."
"A meno che non si ricordi del crollo della Borsa del '60" dice Piton gelido e duro come l'acciaio "ma certo lei è troppo giovane per averne memoria. O sbaglio?"
"Oh... Rufus! Non toccare quei soprammobili!" esclama Claudine, improvvisamente allarmata per le evoluzioni di suo figlio che sta tentando di arrampicarsi su una credenza. Malfoy alza le sopracciglia e annuisce all'indirizzo di Piton:
"Però. Sei riuscito a zittire mia cugina, è un'impresa di proporzioni storiche."
"Ragazzi" bisbiglia Narcissa afferrando le braccia di entrambi "guai a voi se stasera mi mollate da solo, specialmente con quella lì - con tutto il rispetto, Lucius, ma..."
"Scommetto che adesso i miei amici non ti sembrano così orrendi, vero?" sogghigna Malfoy avviandosi verso il tavolo, e dice a Piton:
"A proposito dei miei amici, Sabine Lestrange si è premurata di chiedermi più di una volta se ci saresti stato anche quest'anno."
"Devo cominciare a preoccuparmi?"
"Non credo, dato che mi pare siate sempre andati piuttosto d'accordo."
"Lei e Felix sono alquanto... singolari" commenta Piton scrollando le spalle, e Narcissa interviene:
"Singolari? Di' pure che fanno un mondo a sé."
"Un po' come tutti, no?" sorride serafico Lucius prendendo posto. Cominciano a servire la cena.

Dopo un cenone luculliano, gli invitati vanno ad aspettare la mezzanotte nel soggiorno del maniero. In fondo alla stanza troneggia un abete decorato in argento e, al lato opposto, crepita il fuoco in un grande camino sormontato da ritratti di antenati, tutti molto seri e composti. Gli ospiti sono seduti su poltrone, divani, tavolini per il bridge. Elfi domestici fanno lo slalom per evitare i bambini che corrono in giro ("Ma questi marmocchi non si stancano mai?" commenta Narcissa più di una volta) e non rovesciare i vassoi coperti di drink e dolcetti che portano alti sulla testa. E ad ogni passaggio dell'elfo di turno Narcissa, Piton e Malfoy si avventano sui bicchieri, arresi di fronte all'evidenza che è meglio stordirsi un po' se vogliono arrivare agli auguri di mezzanotte.
"Mi dispiace, ragazzi" scuote la testa Malfoy "ma quest'anno è peggio del solito. Pare che la gente non abbia niente di meglio da fare che mettersi a fare bambini, e portarli qui, per giunta."
"Non me ne parlare" dice Narcissa trangugiando champagne "fortuna che non devo stare a casa a sorbirmi la gravidanza della vacca."
"Quanto manca?"
"Boh. Poco. Non ho voglia di pensarci."
"Basta. Mi sono stufato di aspettare gli elfi - andiamo all'armadio dei liquori, che ne dite?"
Su un lato della stanza, seminascosta da alte piante d'appartamento, c'è una porta che si apre su un salottino. Dentro, ci sono un divanetto e una grande credenza di legno massiccio. Malfoy apre gli sportelli mostrando un assortimento di bottiglie di tutto rispetto. Come se la loro sbronza non fosse già ad uno stadio abbastanza avanzato.
"Allora? Cosa ci apriamo? Gin? Brandy? Vov? Crema al whisky?"
"Ce l'hai un vermouth?" chiede Narcissa sedendosi sul divano di fianco a Piton, che le fa eco:
"ecco, sì, un vermouth."
"E vermouth fu" dice Malfoy sedendosi a sua volta a fianco di Narcissa, che prende la bottiglia dalle sue mani "vuoi berlo così, liscio?"
"Liscio e dalla bottiglia, se non ti dispiace" sogghigna lei svitando il tappo "sono stanca di non sapere dove appoggiare il bicchiere, o di dover aspettare un elfo per farlo. In questa casa ci si formalizza un po' troppo."
"Di certo Hogwarts abitua a una vita spartana. Sai che però a questo punto devi anche finirla, dato che hai bevuto con la bocca" scherza Malfoy, e Narcissa ribatte, passando la bottiglia a Piton:
"Contavo sul vostro aiuto, se non vi fa troppo schifo condividere un po' della mia saliva."
"Severus?" chiede Malfoy, facendo un cenno all'amico che dice, prima di cominciare a bere:
"Nessun problema da parte mia."
"Vedi?" dice Malfoy nuovamente rivolto a Narcissa "Siamo ragazzi di larghe vedute", e la bacia. Lei sente la sua mano sinistra intrecciarsi a quella di Piton, che passa il vermouth a Malfoy e la bacia a sua volta. Con una mano appoggiata alla sua coscia, Malfoy posa la bottiglia e attira a sé Piton. Si baciano davanti agli occhi annebbiati di Narcissa, a pochi centimetri dal suo viso - un lungo momento in cui lei li osserva conturbata e poi riconquista l'attenzione di Malfoy, che bacia voracemente mentre sente le labbra di Piton sfiorarle il collo, le spalle nude, e le mani, non sa di chi, che delicatamente la toccano attraverso l'abito da sera regalatole da Lucius. E poi di nuovo la bocca di Severus sulla sua, e Lucius che lentamente, inesorabilmente, le scopre le gambe bianche e lisce. Continua così, per un tempo indefinito, a dividersi tra i due, arresa e illanguidita. Almeno finché non appare, silenzioso e indifferente, un elfo domestico di fronte allo scaffale dei liquori.
"Lucius!" dice lei con uno strillo soffocato. Malfoy lascia perdere la sua tetta destra e si volta pigramente verso il mobile.
"E' solo un elfo. Non è niente, dovresti saperlo."
"Sì, ma... non ce lo voglio, qui!"
"Tranquilla, se ne sta già andando, vedi?" L'elfo in effetti, con in braccio una bottiglia di gin, sta uscendo dallo stanzino attraversando la porta come se fosse un fantasma.
"Mi dà fastidio che quei mostriciattoli vadano e vengano - ohccazzo, è quasi mezzanotte!" Lucius e Piton si scambiano uno sguardo da sopra la sua testa, e Malfoy dice:
"Nessuno si accorgerà della nostra assenza, di là ormai sono molto più ubriachi di noi. Piuttosto, direi che è il caso di andarci a finire questa bottiglia in camera mia."


 
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