6: Declivio
Il soffitto del baldacchino - velluto grigio. Narcissa impiega un po' per capire dov'è. Nessuno, ovviamente, si è preoccupato di tirare le tende, né del letto né della finestra. Ora, tutta la stanza è invasa dalla luce fredda e tenue del primo mattino.
Senza far rumore, Narcissa si alza, e scivola giù ai piedi del letto. Ha lasciato una piccola conca nello spazio tra Lucius e Severus, che dormono ancora, indifesi, spossati. A vederli così, rispetto a poche ore fa sembra un altro mondo - puro, quasi estraneo, come il paesaggio innevato di là del vetro. Si rannicchia su una poltrona ricoperta in broccato, vicino alla finestra. La superficie lievemente irregolare del tessuto solletica un po' la sua pelle nuda. Non lo chiederà mai a nessuno dei due, ma le rimarrà sempre il dubbio se Lucius e Severus avessero in qualche modo premeditato gli eventi della nottata o se si sia trattato di una concatenazione di casualità. Ma non le importa molto saperlo. Non c'è singolo centimetro del suo corpo che non porti addosso l'odore dei due ragazzi avvoltolati davanti a lei nelle coperte, e lei si è adoperata perché entrambi ricevessero lo stesso trattamento. Un po' si sente turbata. C'è stato più di un momento in cui davvero non le importava da chi come dove si stesse facendo scopare. Scopre che però le importa adesso - perché si tratta pur sempre del suo ragazzo e del suo migliore amico. Al risveglio, non l'abbandoneranno. Ed è stato magnifico sentirsi adorata, talvolta addirittura contesa tra i due. Questa consapevolezza è come un languido, rassicurante abbraccio.
Piton si sveglia, ancora molle e ottenebrato. Solleva un po' la testa e vede Narcissa raggrumata su una poltrona, che lo guarda. Non può fare a meno di notare come, in quella posizione, il suo sesso appaia come una fessura rosea, divaricata. Non sa se sia una sua impressione, ma ne sente ancora il sapore, in bocca. Probabilmente la cosa è reciproca.
"Sei sveglio?" bisbiglia lei, sorridendo.
"Che ore sono?"
"Quasi le sette."
"Oh." Rallentato, Piton si alza puntellandosi sui gomiti. Si avvicina a Narcissa, guarda fuori della finestra.
"Ha nevicato anche stanotte. C'è qualcosa da bere?"
"Il vermouth avanzato."
"Per carità, no."
"Prendi quella porta, è il bagno." La voce di Lucius arriva arrochita dal letto, e anche lui, con una certa lentezza, si mette in piedi. Va da Narcissa, si china a baciarla.
"Ti abbiamo svegliato?"
"Può darsi. Mi sono perso qualcosa?"
"Non credo proprio. Ci siamo appena alzati anche noi."
"Come va? Stai bene?"
"Sì" sorride Narcissa "tu?"
"Sto bene anch'io, sì. Avevi qualche dubbio?"
"Non mi dite che siete pronti a ricominciare, perché io me ne chiamo fuori" dice sarcastico Piton, uscendo dal bagno.
"Sono sicuro che hai delle risorse che nemmeno tu sai di avere" ribatte Malfoy, perfettamente a tono, e Narcissa fa una risatina.
"Perché, pensate di avere ancora delle risorse?"
"A questa ragazza piace molto provocare, non trovi, Severus?"
"E' talmente cattiva che può scordarsi il suo regalo di Natale."
"Oh, è vero. Buon Natale."
"Buon Natale."
"Auguri. Mi sa che dovremo punirti un'altra volta, Narcissa. Ora che ci penso, la tradizionale colazione con apertura dei regali è alle otto e mezza. E' meglio se proviamo a renderci presentabili."
"Ow. Le mie mutande?" Piton e Malfoy cominciano a rimettere insieme i vestiti che indossavano la sera prima, mentre Narcissa continua a guardarli dalla poltrona con un sorriso malizioso. Abbottonandosi la camicia, Piton le dice:
"Che fai ancora nuda? E' meglio se ti metti qualcosa addosso."
"Certo, subito" sogghigna lei "mi ero solo fermata a pensare a come sono fortunata."
Solo il nonno e gli zii di Malfoy si sono fermati per la colazione, che viene servita ad un tavolo rotondo apparso davanti all'albero di Natale. Lucius, Severus e Narcissa, nonostante si siano fatti un bagno e abbiano indossato vestiti comodi, hanno tutti un'aria provata. Claudine, invece, sembra particolarmente energica.
"Ragaazzii, ma non ci siamo fatti gli auguri, ieri sera?" chiede, con la consueta inflessione strascicata, mentre il piccolo Rufus, dall'alto dei suoi tre anni, sta martirizzando una fetta di Sacher tra il piatto e la tovaglia.
"Può darsi che non te lo ricordi, cuginetta. Si era tutti un po' brilli, ieri sera" dice Lucius, laconico, senza nemmeno alzare gli occhi dal piatto.
"Ma Claudine, è normale che i giovani vogliano stare un po' tra di loro" commenta pacatamente la zia di Lucius, una signora francese raffinata e ancora piacente.
"Oh, bè, su questo non c'è dubbio" sbadiglia Lucius" qualcuno può passarmi la teiera?"
"Lucius sta per presentare la relazione finale del tirocinio in Ministero" interviene la madre di Malfoy "una pura formalità, ovviamente. Lo aspetta un posto nel Consiglio Amministrativo di Hogwarts."
"Come minimo" bofonchia Augustus Malfoy aggredendo il Christmas Pudding che ha nel piatto "considerato che, in un futuro, sarà lui a prendere in mano le redini della famiglia. Intanto, sarebbe bene che si sistemasse. Magari, un erede..."
"Di questo passo, anche due o tre" dice Narcissa a mezza voce "e ce n'è anche per te, Severus, se vuoi."
"No, grazie. C'è un'intera branca delle pozioni che si occupa di risolvere il problema" risponde Piton quasi senza muovere le labbra.
"Narcissa, caaara, stanno tentando di incastrarti, hai sentito?" trilla Claudine "Ma non preoccuparti: è un lavoro difficile, ma la maternità dà grandi soddisfazioni." Narcissa guarda scettica il pestifero Rufus e replica:
"Credo che sulla soddisfazione del fare bambini non ci piova, sa?"
"Però, tesoro, stai partendo col piede sbagliato" imperversa Claudine "dovresti metterti nell'ottica di non fare stravizi... onestamente, stamane ti vedo così sciupata..." Serissimi, Malfoy e Piton si scambiano uno sguardo eloquente, e Lucius dice:
"Fidati di me che la conosco, Narcissa sa sfruttare al meglio le sue risorse." Piton gli fa eco:
"Sul serio, quando c'è bisogno di lei è sempre la prima a darsi da fare, per sé e per gli altri. Una ragazza da sposare."
"Sei troppo buono, Severus" dice Narcissa reprimendo a malapena un ghigno.
"Ma certo è vero che sei instancabile" dice Malfoy sorseggiando noncurante il suo tè.
"Potrei dire lo stesso di voi" ribatte lei, serafica, tornando al pudding. Il nonno di Malfoy ride di gusto, caricando di tabacco la pipa.
"Ah, la gioventù! Alla loro età non fanno in tempo a fermarsi che sono di nuovo in sella pronti a cavalcare di nuovo!"
"Quant'è vero" conferma Piton, compunto, e Narcissa e Malfoy annuiscono con gravità.
"Narcissa non c'è?"
"Ha detto che farà un pisolino."
"Non ha tutti i torti."
Malfoy va a sedersi dall'altro lato del tavolo dove Piton sta leggendo un grosso libro. Sbadiglia.
"In effetti, ho un sacco di sonno anch'io. Ma, non so perché, dormire mi sembra sempre una perdita di tempo."
"Capisco cosa vuoi dire."
"Cosa leggi?"
"Storia di Hogwarts. L'edizione del 1902."
"Hai visto? E' pazzesco come l'avessi avuta sempre sotto il naso... ma chi aveva voglia di leggerla?"
"E' abbastanza soporifera, come al solito. Ma parla della Camera dei Segreti già a pagina trenta." Malfoy sorride.
"Chissà perché, quei passi sono stati censurati dopo l'episodio della ragazza morta di cui ti ho parlato."
Racconta a Piton di come fu un Basilisco uscito dalla Camera a uccidere la ragazza, non un mago; ma che solo l'Erede poteva aver aperto la Camera e tenuto a bada il mostro. Né Malfoy né Piton hanno elementi certi per collegare il nome di Tom Riddle all'Erede, ma il fatto che quest'ultimo abbia lasciato un segno della sua esistenza a Hogwarts regala ulteriore concretezza a tutta la faccenda. Passano qualche minuto in silenzio, finché Piton si decide a fare la domanda che era nell'aria fin dall'inizio.
"Come sei arrivato là?"
"Con una Passaporta. Me la sono fatta dare da Macnair quando era ancora sotto l'effetto del Veritaserum. Fortunatamente mi aveva anche detto come usarla; poi l'ho costretto a venire con me - non che si sia opposto, dopo, diceva che era il volere dell'Erede... Perché non ti porta nel posto esatto; ci vuole qualcuno che ti accompagni e poi ti presenti agli accoliti... Il posto in sé è strano, una specie di monastero in rovina. Non ho visto...l'Erede, lì, ma... è come se ogni singola pietra, ogni angolo buio mi guardassero con i suoi occhi." Piton scruta l'amico, che è più che mai serio e lucido. Lentamente, chiude il libro che tiene ancora in mano.
"Ne hai parlato con Narcissa?"
"Onestamente, no."
"Forse dovresti."
"Non so se sia veramente il caso di essere così precipitosi. Sono argomenti delicati, non credi?"
"Ma se hai intenzione di fare sul serio con lei" continua Piton senza smettere di scorrere le dita sul libro "una cosa così importante dovresti dirgliela. Narcissa sa tenere i segreti, se è questo che ti preoccupa, ma d'altra parte non sopporta di sentirsi esclusa."
"Devo dirti la verità, Severus" dice Malfoy protendendosi leggermente verso Piton "il tuo consiglio è stato utile. Mi piace molto Narcissa. Ma continuo a pensare che piaccia moltissimo anche a te. Non parlo di stanotte, dico in generale."
"Conosco Narcissa probabilmente meglio di chiunque altro" ammette Piton "e so che ha bisogno di una persona che la faccia sentire speciale, e che le dia soprattutto stabilità. Ha un bisogno continuo di essere rassicurata... E io non sono in grado di fare tutto questo. Conosco i miei limiti, e li conosce anche lei." Lucius lo guarda con un sorrisetto, e torna ad appoggiarsi allo schienale della sedia.
"Dunque è proprio vero: quella Grifondoro mezzobabbana è in cima ai tuoi pensieri, se preferisci spingere verso di me Narcissa invece di tenertela stretta come farebbe una persona sensata." Piton a malapena si trattiene dallo scattare in piedi. Tuttavia la sua voce è ferma quando dice:
"Te l'ha detto Narcissa?"
"No, certo che no, amico mio. Quella ragazza è assolutamente leale nei tuoi confronti. Era semplicemente una mia intuizione. Sei bravo a nascondere i tuoi sentimenti, ma basta uno sguardo in più o in meno per tradirsi. C'è stato qualcosa fra di voi?"
"Nulla che valga la pena di essere discusso."
"Sì?" è la risposta, scettica, di Malfoy "Ti offendi se ti dico che non ti credo?"
"Fai come vuoi, Lucius. Io so qual è la verità."
"La verità è "dice piano Malfoy, guardando dritto in faccia Piton con i suoi occhi color del ghiaccio "che non ti dai pace. Che smani per avere ciò che non ti è concesso - ciò che non dovresti nemmeno desiderare."
"E con ciò?" ribatte Piton, sarcastico "Immagino che questo mi faccia scendere di diversi gradini nella tua scala di valori." Malfoy continua senza scomporsi:
"C'è una cosa che ho sempre pensato, e che la mia 'visita' all'Erede ha confermato: non c'è limite a ciò che si può desiderare. Ma quando tu desideri qualcosa, è lei a possedere te. Ora, è abbastanza avvilente che tu ti trovi in una simile posizione di dipendenza nei confronti di una mezzosangue." Piton fa una risata aspra, senza forza.
"Certo, il tuo ragionamento non fa una grinza. Peccato che sia difficile mettere a tacere i desideri. Non sono una specie di monaco in grado di passare sopra alle passioni terrene."
"Non ti sto dicendo questo. Sono... fermamente convinto... che ci sia un unico modo per smettere di desiderare qualcosa."
"E quale, di grazia?"
"Prendersela."
Perfino gli alberi, spogli, sono totalmente bianchi, anche sul tronco. "Regina delle nevi" non era pensato esattamente come un soprannome lusinghiero, ma in questo momento può esserlo. Lucius Malfoy è sinceramente affascinato dall'immagine di Narcissa che cammina, poco distante da lui, nel parco innevato. I suoni si annullano e il paesaggio - cielo, terra, alberi, il castello alle loro spalle - è appiattito e candido, più uno scenario fantastico che un ambiente reale, privo com'è di contrasti. Entro sera nevicherà di nuovo.
"Non dovremmo rientrare a organizzare per stasera?" chiede improvvisamente Narcissa. Malfoy le si avvicina.
"Gli elfi si stanno occupando di tutto. Ho dato disposizioni molto precise."
"Oh sì, è vero. Che sciocca, che... figura da rimbambita che ho fatto."
"Narcissa, per piacere, guardami" le dice Lucius prendendole le mani "che cos'hai? E' praticamente da dopo Natale che ti vedo sempre più abbattuta, e... e non dovresti. Non ti piace qui? O non ti è andato a genio quello che abbiamo fatto la notte della vigilia?"
Narcissa lo guarda, nervosamente.
"No... cioè, sì, in un certo senso. Non è che non mi sia piaciuta la cosa in sé..."
"...permettimi di dirti che lasciavi pochi dubbi in proposito..." non si trattiene dal dire Malfoy, e Narcissa distoglie lo sguardo. Lui trova questo suo improvviso pudore semplicemente delizioso.
"... però poi, ripensandoci... capisci, è un problema mio, qui non ho niente da fare e allora tendo a fissarmi sui miei pensieri e non ne vengo più fuori, è il mio carattere..."
"...e?"
"E... e credo che non avrei sopportato l'idea di fare quella stessa cosa con, magari, un'amica tua al posto di Severus. Volevo esserci solo io. Voglio esserci solo io. Per cui... capisco che siamo insieme da nemmeno due mesi, e non sappiamo come andrà in futuro, ma ti prego di essere sincero fin da adesso... Finora abbiamo giocato, e mi è andato bene, inutile negarlo. Ma se pensi che qui, in questo momento, potrebbe esserci chiunque altra ti piaccia anche solo un po'... che potresti scaricarmi senza problemi come hai fatto con quella tua fidanzata francese... se pensi che io sia sostituibile... per favore, dimmelo subito e finiamola qui."
Le lacrime scendono copiose sulle guance vellutate e pallide di Narcissa. Malfoy è onestamente spiazzato, e anche se questo collima con ciò che gli ha spiegato Severus pochi giorni prima, non si aspettava una simile dichiarazione di debolezza da parte di Narcissa.
Di solito, non sopporta la debolezza.
"Narcissa..."
"... ma se è proprio me che vuoi, allora, Lucius, sappi che farò di tutto per non deluderti mai."
Eccola, l'eccezione alla regola. Malfoy stringe più forte le mani della ragazza, e mormora:
"Certo che sei proprio tu che voglio. Non riesco ad immaginare nessun'altra al tuo posto, lo giuro."
"Non giurare. Prometti e basta, mi fido di te, mi fiderò sempre."
"Ho detto: lo giuro."
Lucius Malfoy aveva portato Narcissa Beardsley a fare questa passeggiata con l'intenzione di parlarle dell'Erede, e dei suoi piani per il futuro. Ma ormai gliene parlerà dopo la festa. Ora, le cose importanti sono altre.
Uno dopo l'altro, gli invitati sono arrivati tutti e ora la sala è gremita di gente di tutte le età anche se la festa, fondamentalmente, quest'anno è stata organizzata da Lucius, prossimo all'entrata ufficiale in Ministero. Si aggira per il ricevimento come un vero padrone di casa, con Narcissa sempre accanto. Lei ci ha impiegato un bel po' a prepararsi, e Piton non può evitare di notare il leggero gonfiore delle palpebre già di per sé un po' pesanti. Ma nel complesso è davvero splendida, coi capelli raccolti e un vestito di raso nero dai riflessi smeraldo, molto accollato ma con le spalle, la schiena e il décolleté in tulle nero con minuscoli ricami di serpenti in filo d'argento. Il gusto di Lucius emerge anche in questi dettagli.
Piton perlustra la festa con una certa rilassatezza, bicchiere in mano e occhi bene aperti. Ci sono i gemelli Lestrange, Tiger e Goyle, Bulstrode... uh-oh, Demetra Rosier col nuovo fidanzato e il fratello maggiore (Piton spera per lei che non incappi in Narcissa)... e c'è anche Macnair, di ritorno dall'"esilio" nell'isola di Wight cui l'aveva costretto la sua famiglia in attesa che si calmassero le acque, e dove Lucius era andato ad interrogarlo. Ora è lì, al buffet a conversare amabilmente con una ragazza che Piton ricordava un anno avanti a lui a scuola e che adesso compatisce e basta. Macnair non è male: sfiora il metro e novanta d'altezza, è ben piantato e ha lineamenti regolari abbastanza da non dispiacere alle donne. Peccato che a lui non dispiaccia vederle supplicare, intento in cui riesce abbastanza bene data la sua notevole forza fisica. Con lui in squadra come battitore, Serperverde aveva vinto il torneo di Quidditch per quattro anni consecutivi.
Di tutt'altra pasta appaiono i Lestrange. Entrambi coi capelli corvini e gli occhi di un verde chiarissimo, sembrano se possibile ancora più eleganti e aristocratici dei Malfoy. Felix porta i capelli impomatati all'indietro, con la riga laterale, ha un bel viso, ma in generale è caratterizzato da una certa mollezza che gli conferisce un'aria vagamente effeminata. Per contro Sabine, pur assomigliandogli moltissimo, sembra essere stata disegnata con una matita ben più appuntita. Mentre lei gli si avvicina, Piton osserva tra sé e sé che i suoi riccioli sembrano trucioli di metallo, tanto sono fitti ma lucidi e ben divisi, ad incorniciare come un'aureola nera il volto pallido e affilato.
"Severus Piton" sorride Sabine "non ci si vede dallo scorso capodanno. Stai passando bene le festività, quest'anno?"
"Sono le vacanze di Natale promiscue e decadenti che ho sempre sognato. Un ponce?"
"Prima di bere, preferirei ballare."
"Non sono un gran ballerino."
"Potrei offendermi se non accetti l'invito, considerando soprattutto che dovrebbe essere il cavaliere ad invitare la dama" gli dice all'orecchio Sabine, scherzosa. Piton si ritrova in mezzo alla pista da ballo senza quasi rendersene conto, con passo reso più leggero dallo champagne.
"Severus" ripete Sabine come se fosse incerta sulla corretta pronuncia del suo nome "quanti anni hai? Diciotto?"
"Non ancora."
"E allora, quando? Voglio sapere se devo spedirti per tempo gli auguri di compleanno." Piton fa un mezzo sorriso, perplesso.
"Cinque maggio."
"Toro di prima decade, dunque. Già, tutto quadra, anche se credevo fossi uno scorpione. Magari l'ascendente."
"Magari."
"Ma scommetto che tu non credi a queste cose, vero?"
"Esattamente. E... mi avevi invitato a ballare, non a compilarmi l'oroscopo, o sbaglio?"
"Devi ammettere che è un buon punto di partenza per conoscere una persona, già chiederle se crede all'oroscopo o no, non credi?" Il pianista cambia musica, qualcosa che Piton, dall'alto della sua accidentale conoscenza del mondo babbano, associa a Sinatra. Sogghigna:
"Allora ci credi? Qual è il tuo segno zodiacale? Quand'è il tuo compleanno?"
"Sì, sagittario di seconda decade ascendente gemelli, nove dicembre."
"E questo dovrebbe tornarmi utile?"
"Oh, sta a te decidere cosa fare di queste informazioni" dice Sabine cingendo il collo di Piton con le sue braccia guantate di nero. Lui le sente, occasionalmente, le ossa sporgenti delle anche.
"L'unica applicazione pratica che mi viene in mente è che per il nove dicembre dovrò mandare due biglietti di auguri. Tuo fratello non balla? Non si diverte? Dicono che dove ci sei tu c'è anche lui, e viceversa."
"In ciò che dice la gente c'è sempre un misto di verità, invenzione e semplice ignoranza" sorride Sabine - la sua pancia è piattissima "che altro si dice?"
"Non saprei. Per esempio, dicono anche che sei stata tu a scegliere per lui quella ragazza spagnola, Ifigenia Ruiz, al solo scopo di farli sposare e ottenere formalmente la possibilità di mandare avanti la famiglia."
"Sei molto informato per essere uno che parla così poco" dice Sabine con un sorrisetto "e comunque, per rispondere alla tua domanda di prima, Felix dovrebbe essere andato a parlare con Lucius. Il Signore Oscuro vuole vederlo."
Piton sbatte le palpebre, ma per il resto non muove un muscolo del suo volto. E poi, non ci riuscirebbe nemmeno volendo.
"Tu e Felix... fate parte della cerchia interna?"
"Mangiamorte. E' il nome che lui ci ha dato" sussurra Sabine, con naturalezza. Lo swing ora è molto lento, o almeno sembra. Musica lontana, da un'altra dimensione.
"Chi ti dice che puoi fidarti a parlare così apertamente con me? E' stato Lucius a..."
"Non sottovalutare l'Erede. Presto vorrà vedere anche te. Sa che lo stai cercando, non ha bisogno che qualcuno lo informi di questo. Dì la verità, Severus, puoi quasi sentirlo che ti chiama a sé." Dicendo questo, Sabine scioglie l'abbraccio, ma rimane vicinissima a Piton, continuando a ballare. Gli prende una mano, e la guida sul proprio avambraccio, sotto la seta del guanto. E Piton, con un misto di orrore e fascino, percepisce una piccola zona gelida e pulsante, come se lì sotto ci fosse un secondo cuore, il cuore di un animale a sangue freddo.
"Cos'è?" chiede, percorrendone il perimetro con le dita.
"E' il nostro legame con lui. Si manifesta quando l'Oscuro Signore ci chiama a sé... ma non sparisce mai del tutto. E' come se un frammento della sua anima vivesse sotto la nostra pelle... come percepire costantemente l'eco del suo respiro. La sua vita diventa la tua. Il suo potere scorre nelle tue vene."
"E cosa vuole in cambio?" chiede Piton, con una certa urgenza, la mano stretta all'avambraccio di Sabine. Lei non si scompone, anzi gli torna a cingere le spalle col braccio libero.
"Onestamente, Severus, nessun prezzo è troppo alto per un simile dono. Sono sicura che senti di desiderarlo da molto tempo." Piton lascia la presa e Sabine di nuovo lo abbraccia, i seni piccoli e puntuti che gli sfiorano il torace - no, gli si premono addosso. Severus Piton deve arrendersi all'evidenza: quel dono lo cerca da una vita, e ripensandoci gli apre che tutta una serie di eventi, non solo l'episodio del Veritaserum, l'abbiano spinto in quella direzione. E gli appare con altrettanta chiarezza che ora Sabine non sia che un altro passo - o tassa da pagare, direbbero i più cinici - sulla strada che lo porterà di fronte al Signore Oscuro. Non una strada tortuosa dalle forti scosse, ma un pendio lieve, che svela gradualmente le sue insidie e di cui si stenta a localizzare la fine. Oggi, Piton sente di essere prossimo a raggiungere il crinale della collina.
"Sì, è vero" dice "credo di averlo sempre cercato." Le labbra di Sabine, color del vino nero, si aprono in un sorriso che scopre denti innaturalmente bianchi.
"Sapevo che ci saremmo capiti. Oh, ecco Felix e Lucius, laggiù."
"Felix non sarà geloso a vederci così?" ironizza Piton, e Sabine ridacchia, facendo scivolare via le braccia dalle sue spalle.
"Non preoccuparti, ciò che piace a me piace anche a Felix. Ci raggiungi?"
"Penso che girerò ancora un po' per la festa."
"Va bene, ma mantieniti reperibile. Mi dispiacerebbe tornare a casa senza prima averti salutato adeguatamente."
"Il dispiacere sarebbe anche il mio."
E poi, tra adeguati saluti, è l'alba del primo gennaio 1974.
"Ehi, Piton. Non ti senti un po' solo, ora che Mafia sta facendo la sua scalata al governo?"
Black non è riuscito a trattenersi, e Potter, anche se sa che dovrebbe rimproverarlo per questo, si ritrova a ridacchiare come gli altri. Oltretutto, è stato lui a soprannominare per primo Malfoy "mafia". Piton alza gli occhi dal libro che sta leggendo e sogghigna.
"Se c'è una cosa che non mi è mancata ultimamente è la buona compagnia. Spero che tu possa dire lo stesso, Black" dice, scoccando un'occhiata a Lily, l'unica che, con suo grande sollievo, non ha riso. Ha sempre guardato altrove, per la verità. Black stringe gli occhi.
"Che cosa stai insinuando?"
"Io non insinuo un bel niente, i fatti parlano da soli" ironizza Piton "ti brucia che Narcissa ti abbia scaricato per mettersi con Malfoy, vero?"
"Con i soldi di Malfoy, vorrai dire" dice Black tra i denti. Il sorriso di Piton si allarga e lui torna al suo libro, dicendo:
"Oh, certo. E' una spiegazione plausibile, di sicuro più comoda che accettare una sconfitta."
"Smettetela, per favore" dice Lily, ostentando fermezza e sempre schivando lo sguardo di Piton "andiamo avanti."
"Ben detto, Evans. Dopotutto, questa è una biblioteca" dice Piton noncurante, e sentendosi rivolgere la parola finalmente Lily lo guarda in faccia. Ma non sa decifrare la sua espressione. Se ne va inquieta e dubbiosa, e forse non è un caso se, verso sera, lei e Piton si incrociano per la prima volta da soli dall'inizio dell'anno scolastico. Lo saluta, visibilmente a disagio, e fa per tirare dritto, ma Piton rimane immobile e la fissa.
"Lily" dice, soffice "non mi dirai che te la cavi così." Lily si gira lentamente a guardarlo, prova a fare la dura, lo squadra.
"E cosa dovrei fare? Cadere tra le tue braccia ogni volta che ti vedo? Simpatica idea, per uno che non si è mai degnato di mandare almeno un gufo."
"Potrei dire lo stesso. Non è che poi mi senta molto stimolato dato che, nonostante quello che c'è stato tra noi, mi eviti come un appestato."
" 'Quello che c'è stato' in fin dei conti è solo un bacio. Hai mai dato un bacio per noia? Per curiosità? Per il semplice gusto di farlo?" Un lieve sorriso accompagna la risposta di Piton.
"Per questo e per tutta una serie di motivi che tu, credo, non immagini nemmeno. Ma sai perfettamente che il nostro caso è diverso. Noia o curiosità non ti metterebbero tanto a disagio, dico bene?" Lei si copre la faccia con le mani, sospira, scuote la testa. Il tono di Piton è mutato, lo sente più vicino.
"Lily, ti rendi conto che nel giro di un pomeriggio, quella volta, ci siamo capiti più a fondo di... di quanto ci abbiano capito persone che conosciamo da una vita? E' noia questa?" Le scosta delicatamente le mani dal viso e lei lo guarda con un'espressione sofferta ma asciutta, e un groppo in gola.
"E non ti fa una paura tremenda, questo?" gli chiede.
"Sì" annuisce Piton "ma è la realtà che è così. Non abbiamo la facoltà di controllarla... Non riusciamo nemmeno a controllare noi stessi, vero? Devo dirti la verità, mi fa soffrire il ricordo di quel pomeriggio. Ma anche se non voglio, non passa giorno che io non ci pensi."
"Vedi?" gli dice Lily, mettendogli le mani sulle spalle quasi a volerlo scuotere "Vedi che razza di complicazione è stata solo una cosa... semplice e banale come un bacio?"
"Complicazione per chi? Perché hai paura di quello che potrebbero dire i tuoi amici? Andiamo, Lily, dei veri amici lascerebbero da parte le antipatie personali e si preoccuperebbero della tua felicità."
"Come hai fatto tu spingendo Narcissa Beardsley verso Lucius Malfoy?" ribatte Lily, mettendoci tutta la cattiveria possibile, ma Piton para il colpo.
"Proprio così. Narcissa è più che felice di Lucius, l'hanno notato tutti. Io stesso non l'avevo mai vista così serena. Lily, io... io per primo, anche adesso, non riesco mai a dire tutto quello che voglio dire, e a comportarmi come la persona che vorrei... che sento di essere. Sai di cosa parlo, vero? Conosci questa sensazione?"
Ed è più che mai sincero, perché vorrebbe anche dirle - ma non ci riesce - quante volte l'abbia immaginata non tanto in uno spazio ideale, ma nei suoi gesti più minuti, quotidiani. Più che il suo viso a rimanere nella testa di Piton è l'impressione di realtà che Lily gli regala ogni volta che la vede - e allora è naturale che anche lei, come la realtà, sia tanto solida e aspra quanto sfuggente e incontrollabile. Gli risponde che sì, conosce quella sensazione, la conosce ogni minuto di più, e allora cosa, cosa fare per liberarsi di questa scontentezza di sé? Piton sospira e dice, più a se stesso che a lei: non avere paura dei propri desideri, tanto per cominciare. Lily annuisce, è costretta a dargli ragione e per questo non protesta quando lui l'abbraccia, anche se è quasi ora di cena e la gente comincerà a scendere a momenti, o peggio potrebbe passare Pix. Nonostante tutto, però è quasi rassicurante sentire i battiti troppo veloci di Piton attraverso il maglione; per Lily, è la conferma che lui è sincero, che davvero vive un'inquietudine gemella alla sua, quell'ansia che stringe il petto e fa venir voglia di scappare. Quello che non può sapere è che Piton ha un motivo in più per essere turbato: questo sabato, Malfoy lo verrà a prendere.
Sciolgono l'abbraccio senza spingersi oltre; è Lily a parlare per prima.
"Forse è ora di andare a prepararsi per la cena. E, Severus..."
"Sì?"
"...grazie."
La pozione schiuma fino all'orlo del paiolo ed emana un forte odore di ammoniaca. Con mano esperta, Piton la corregge subito con un liquido arancione che teneva pronto all'occorrenza. Dall'altro lato del tavolo il professor Kandinskij non alza nemmeno gli occhi dal trattato che sta leggendo, dice solo:
"E' la seconda volta di fila che ti capita. Vuoi sbolognare a Madama Chips un Aggiustaossa adulterato?"
"Mi scusi. Adesso lo rifaccio da capo."
"Oh, lascia perdere. Non è poi così importante, lo rifarò io domattina."
"Sono in grado di prepararlo nel giro di dieci minuti..."
"Lo so" dice Kandinskij alzando lo sguardo "proprio per questo devi lasciar perdere. Sono tre quarti d'ora che ci stai dietro, è evidente che non è serata." Piton apre la bocca per parlare, la richiude, infine si decide a dire:
"Allora cos'altro posso fare?" Kandinskij osserva la pendola alle sue spalle, e borbotta:
"Sono le undici passate. Per me puoi anche andare a riposare, magari ti farà bene."
"Non credo che riuscirei a dormire" mormora Piton cominciando a riordinare. Kandinskij lo guarda appena da sopra gli occhiali che usa quando deve leggere e ha gli occhi stanchi.
"Dovresti assumere uno stile di vita più regolare. Hai sempre detto che dormi poco, ma da quando sei tornato dalle vacanze di Natale mi pare che fatichi a rimetterti in carreggiata. Non sei tipo da stravizi, tu." Piton guarda il professore di sottecchi e non dice niente. Come può raccontargli che sta contando le ore che mancano all'appuntamento di domani con Malfoy?
"Presto sarai tu l'insegnate di Pozioni" profetizza Kandinskij "e vedrai quante energie ti ruba questo lavoro. E ne riceverai tanta, tanta ingratitudine. Raramente gli studenti amano materie così serie, tanto meno chi tenta di fargliele entrare in zucca."
"Allora perché insegna?"
Kandinskij si blocca e fissa Piton, stupito da una domanda così diretta. Accenna un sorriso, ma esce più che altro una smorfia.
"Perché la scienza pura è come l'arte: eleva il tuo spirito, ma non paga." E a Piton pare di vedere con chiarezza il suo mentore per la prima volta: null'altro che un uomo ormai vecchio, deluso, sceso a compromessi in cambio di una vita poco più che mediocre. Come colto da improvviso affanno Piton finisce subito di riordinare, saluta il professore e obbedisce all'impulso impellente di fuggire, sperando che anche la giornata di domani finisca presto.
"Sei agitato?" Anche se non c'è più neve per terra, l'aria rimane gelida e ogni parola di Narcissa si materializza in una nuvoletta di condensa.
"Abbastanza" ammette Piton mentre oltrepassa il cartello Benvenuti a Hogsmeade. Stavolta, tra i due, è Narcissa il punto fermo. Il senso di stabilità che le trasmette Lucius l'ha già notevolmente ammorbidita. La notte di Capodanno lui l'ha messa a parte dei suoi segreti e delle sue scoperte; li ha accettati; e ora lei aspetta, con inedita pazienza, che venga il suo turno di apparire al cospetto dell'Oscuro Signore e condividere anche questo con Lucius. Piton invidia la linearità almeno apparente delle sue motivazioni. A lui pare di stare per fare un salto nel buio.
Entrano ai Tre manici di scopa, il locale è gremito, come sempre nei giorni di libera uscita. D'impatto, fa fin troppo caldo là dentro. Individuano Lucius a un tavolino, che sfoglia senza troppo interesse la Gazzetta del Profeta - non quella messa a disposizione dal pub, ma la copia che ha comprato per sé, magari a Londra fuori del Ministero, prima di smaterializzarsi qui. Piton l'aveva visto di sfuggita un paio di settimane prima, quando era ritornato a Hogwarts a restituire gli ultimi libri, e a fare la dovuta, sterile visita a Silente. E, naturalmente, aveva detto a Piton dell'appuntamento. Piton aveva improvvisamente ricordato le parole di Malfoy riguardo a Macnair, di come sembrasse insolitamente più forte e magnetico; se n'era ricordato perché questo era l'effetto che ora gli faceva Lucius, e chissà che effetto doveva aver fatto a Silente. A tutt'oggi, è una prospettiva che lo inquieta non poco. Ma si impone di non cedere alla tentazione di ripensarci.
Raggiungono il tavolo. Lucius alza gli occhi, dice, con naturalezza:
"Ciao, ragazzi. Bevete qualcosa di caldo? Abbiamo ancora un po' di tempo." Narcissa guarda Piton, interrogativa, e lui alza le spalle.
"Per me. Okay, una burrobirra ci può stare." Mentre attira l'attenzione del vecchio oste, scorge con la coda dell'occhio Narcissa che, prima di sedersi, bacia Malfoy sulle labbra. Perché si sente così a disagio di fronte a un gesto tanto insignificante? Non è certo pudore - è stato testimone partecipe di ben altro. Semplicemente, tra Lucius e Narcissa si è creata un'intimità che lo esclude - una cosa giusta e che Piton stesso ha auspicato, ma che in questo momento lo fa sentire ancora più solo di fronte a quella che sa essere una svolta decisiva nella sua vita. Beve la burrobirra in fretta, il calore gli artiglia lo stomaco rattrappito dall'ansia. Lucius guarda l'orologio.
"E' ancora un po' presto, ma è meglio se andiamo." Narcissa li accompagna fuori, dove è accalcata ancora gente con in mano bottiglie e boccali fumanti.
"Severus!"
Piton si volta di scatto. Tra la folla, si sta facendo strada la figura minuta di Lily Evans. Perché proprio adesso?
"Lily" dice, in apprensione "cosa?..."
"Ti ho visto da lontano" dice lei sfregandosi le mani infreddolite "ho mollato gli altri da Zonko con una scusa... Entri a bere qualcosa?"
Diodiodiodio ci può essere un momento più sbagliato? Piton sente alle sue spalle la muta disapprovazione dei suoi amici e dice, a voce bassa:
"Mi dispiace, ci sono appena stato. Sto andando via."
"Torni già a scuola? Se vuoi..."
"No, ho un impegno."
C'è delusione negli occhi di Lily e Piton, sbrigativamente, la prende da parte:
"Davvero, non posso, ora. Ma stasera... stasera naturalmente sarò a scuola. Tu ci sarai?"
"Io... certo che..."
"Allora ci vediamo alle dieci davanti alla statua dell'eremita al primo piano, d'accordo? Potrai esserci?" dice Piton, concitato. Lily sbatte le palpebre.
"Sì, ci sarò."
"Benissimo, allora" dice Piton, senza riuscire a sentirsi sollevato quanto vorrebbe. Lily si sente prendere delicatamente per un braccio. E' Narcissa che le dice, quasi amichevole:
"Non prendertela, potrete vedervi a scuola ogni volta che vorrete. Se vuoi posso farti compagnia finché i nostri uomini non tornano."
Malfoy inarca le sopracciglia, sarcastico, e dice: bene, allora noi andiamo avanti, e Piton rivolge a Narcissa uno sguardo colmo di gratitudine. L'espressione interrogativa, ansiosa di Lily gli stringe il cuore - in qualsiasi altro momento sarebbe stato ben felice di stare con lei, anche a fare cose banali come bere una cioccolata calda insieme, ma oggi, oggi no. Malfoy non lesina l'ironia mentre si incamminano per uscire da Hogsmeade:
"Dio mio, Severus. E' così inequivocabilmente babbana."
"E' una strega, e anche di una certa bravura" ribatte Piton. Il passo è svelto.
"E' la tua vita, Severus" sogghigna Malfoy "lungi da me dirti chi ti deve piacere o no. Spero solo che tu ne ricavi qualche soddisfazione."
"Ti dispiace cambiare discorso? Non mi pare che stiamo andando in gita di piacere." La cortesia sta andando precipitosamente a puttane, ma Malfoy non si risente, anzi, dà ragione a Piton.
"Sì, è vero. Non è una cosa da poco. Devo confessare che anch'io sono un po' agitato. Credo che non ci farò mai l'abitudine."
"A cosa?"
"A lui." Sono in aperta campagna, ora. Si nascondono dietro alle rovine di quello che in un'altra vita era stato un granaio.
"Parli dell'Erede? Cosa mi aspetta?"
"Non posso dirti niente. Anche se volessi, non sono sicuro che saprei come spiegartelo. Insomma... l'hai percepito, no?Quest'energia nuova che mi sento addosso... Ecco, quello è un suo mero riflesso." Lucius parla serio, fissando un punto tra gli sterpi davanti a sé. C'è un autentico timore reverenziale nella sua voce, un tono che fino a pochi minuti fa Piton non avrebbe mai immaginato per l'amico. Nel silenzio della campagna invernale gli pare di poter udire il battito dei loro cuori e quello, sotterraneo ma costante, del marchio che l'Oscuro Signore ha imposto al suo seguace. Ma probabilmente è solo una sua impressione.
Malfoy si fruga nelle tasche, e ne estrae un monile dall'aria antica - un serpente d'argento e giada, avvolto su se stesso, che si morde la coda. Lo guarda e lo soppesa in silenzio prima di dire ciò che Piton aveva già immaginato:
"Questa è la passaporta. E' fatta per funzionare a un orario preciso, per questo ho pensato che fosse meglio allontanarci per tempo."
"Quanto manca?"
"Un paio di minuti. Vuoi prenderla già in mano, per sicurezza?" Piton annuisce e tocca la superficie gelida, di pietra e metallo. Evita di guardare l'oggetto e si guarda attorno, guarda il nitore crudelissimo che hanno i brevi pomeriggi d'inverno.
Poi, fa appena in tempo a sentire Lucius mormorare "è ora" che la terra gli manca sotto ai piedi.
Per un attimo, l'impressione è quella di non essersi mossi affatto. Ma poi Piton si rende conto che è sì la brughiera, ma un'altra brughiera; e se fino a un attimo fa stava spingendo il suo sguardo più lontano possibile, qui non può farlo. Una nebbia fredda e bianca annulla le distanze, ed è come muoversi in uno spazio limitato, circoscritto, di cui non si capisce l'estensione. Le sagome di alberi spogli si intravedono, come fantasmi. L'erba è alta, ma è erba invernale, giallastra, bagnata solo esternamente dall'umidità densissima dell'aria. Lucius ha rimesso in tasca la passaporta e si affianca a Piton.
"Adesso ti accompagno. Vedi quella specie di salita? Dietro c'è la nostra destinazione." Piton si rende conto di camminare sul lato di un rilievo più largo che alto - un'onda del terreno più che una collina. Malfoy cammina un passo avanti a lui, e Piton lo segue, per un tempo indefinito, nel più completo silenzio. Non è una camminata faticosa, ma piano piano la nebbia sembra penetrare nei polmoni di Piton, aderire fredda alle pareti, riempirgli il petto di piombo. Non è normale tanta nebbia di questa stagione, ma in fondo, chissà dove sono. Probabilmente non lo sa nemmeno Lucius.
Però Lucius sa la strada.
"Siamo arrivati", dice.
Piton si rende conto di aver smesso di salire, e guarda verso il basso.
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