Le Nebbie della Memoria.
Scritto da Giulia “Kagome” kagome@tiscalinet.it.
Pubblicato il 22 Giugno 2003
Beta-letto da Megabyte e da Aramis. Ringrazio Aramis ed Esus per l’enorme aiuto in fase di raccolta delle informazioni necessarie per la definizione del plot. :-* grazie!
Ringrazio inoltre "Ci" per il suggerimento dello Schiopodo =D
Disclaimer:
Harry Potter e Draco Malfoy non appartengono a me, ma a J.K.Rowling, e a vari editori tra i quali Bloomsbury, Scholastic, Warner Bros, Salani e così via. Mi piacerebbe se fosse il contrario, soprattutto per il biondino… però, mondo crudele, questa è la vita ^^.
Capitolo 11: Do ut Des. Ginny aprì gli occhi, e osservò, senza troppa attenzione, il soffitto scuro sulla sua testa, per un attimo che le sembrò lunghissimo. All'improvviso si sentiva più che sveglia e non riusciva a riaddormentarsi, e il fatto le sembrò molto strano.
Subito si girò, a sinistra, per vedere se per caso quella sensazione di disagio fosse dovuta a Harry. Il ragazzo le aveva assicurato che non avrebbe avuto problemi anche con tutti i Dissennatori nei paraggi, ma lei non poteva esserne completamente sicura, e aveva passato parecchio tempo ad abbracciarlo e dargli conforto, prima di addormentarsi. Ma Harry dormiva tranquillo, tenendole possessivamente un braccio attorno alla vita.
La ragazza si staccò, con enorme attenzione, dall'abbraccio di Harry e si mise seduta sul letto. La luce della luna illuminava la stanza, dando ai contorni degli oggetti un'aria quasi spettrale. Nel vederla tirarsi su, Edvige tolse la testa da sotto l'ala e arruffò le penne.
«Anche tu non riesci a dormire, Edvige?» sussurrò Ginny, sorridendo alla sorda risposta della civetta. «Io vado in bagno...» terminò lei mentre l'uccello la fissava, ruotando la testa di lato. La ragazza si alzò dal letto e indossò la veste da camera. Poi si diresse a passi felpati verso la porta e uscì.
Arrivata nel corridoio, sentì subito qualche lamento provenire dal piano inferiore – probabilmente il suo senso di disagio era dovuto proprio alla notte tormentata che stava vivendo Lupin, sul divano. Ginny rabbrividì... di sicuro non era il momento migliore per sgranchirsi le gambe.
Meditò molto seriamente sull'eventualità di rientrare in camera e sprangare la porta, ma purtroppo la necessità la spingeva a comportarsi in maniera differente. Quindi arrivo a un compromesso. Tornò indietro in camera da letto e prese sul comodino la sua bacchetta; lanciò ancora un'occhiata apprensiva a Harry, ma il ragazzo dormiva serenamente. Quindi uscì di nuovo dalla stanza e si incamminò lungo il corridoio, fino al bagno. Ma, prima che potesse arrivarvi, un grido la bloccò – proveniva dalla camera di Draco.
«NON E' VERO! DIMMI CHE NON E' VERO!» lo sentì dire e si preoccupò, parecchio. Si affrettò alla porta della stanza, ma la maniglia non si muoveva. Ricordò che Lupin aveva detto di averla schermata. Conosceva solo un modo per aprire una porta chiusa con la magia,
«Alohomora!» sussurrò, puntando la bacchetta contro la maniglia, e la porta finalmente si aprì.
«Chi è?» chiese la voce di Draco all'interno.
«Lumos!» ordinò Ginny entrando nella camera e avvicinandosi al letto del ragazzo. Notò, con sollievo, che si era già svegliato – sembrava stare bene, a parte il fatto che faceva buffe smorfie con la bocca, pulendosela con le mani.
«Ah sei tu, Weasley... tutta colpa tua.» disse lui, tra una smorfia disgustata e l'altra. Ginny lo osservò, dubbiosa.
«In che senso, Malfoy? Tutto bene?» gli chiese. Lui annuì, ma continuò a pulirsi gli angoli della bocca e a sputacchiare, facendo varie smorfie e boccacce.
«Tutto bene... certo. Resta comunque colpa tua. E non mi chiedere che cosa.» soggiunse, continuando nella sua opera di 'pulizia'. Che cosa poteva mai essere colpa sua, tanto da generare una simile reazione? Ginny ci pensò un attimo e, all'improvviso, un lampo divertito attraversò i suoi occhi. Proruppe in un risolino.
«Che diavolo c'è da ridere?» chiese Draco, osservandola con astio. Lei non poté fare a meno di sghignazzare un po'. «Cazzo, che c'è da ridere?» chiese di nuovo lui, alzando la voce.
«L'hai sognato? Sul serio?» riuscì a chiedere lei, tra le risate. Non ce la faceva bene a contenersi, e aveva le lacrime agli occhi. Gli lanciò un'occhiata, tra le risate, e notò quanto fosse furioso – la stava osservando con una tale ferocia che i suoi occhi grigio-azzurri sembravano piccolissime fessure sul suo volto. La ragazza riuscì finalmente a ritrovare un contegno e si asciugò gli occhi, che ancora le lacrimavano. «Dovresti vederti in faccia...» gli rispose.
«Che cos'ha di così buffo la mia faccia?» fu la sua domanda. Il ragazzo distolse lo sguardo, girando la testa, e tirò su le gambe abbracciando le ginocchia. «Resta sempre tutta colpa tua.»
«Non ci posso credere che ti abbia fatto tutto questo effetto, non volevo... almeno ti è piaciuto?» gli chiese lei con un sorriso malizioso, reprimendo un'altra risatina. Lui le lanciò un'occhiataccia, che la fece sghignazzare di nuovo.
«Oddio, a parte il fatto che avrei preferito baciare uno Schiopodo Sparacoda piuttosto che Potter, il mio Molliccio cambierà forma, da oggi in poi, guarda...» rifletté Draco, passandosi un'altra volta una mano davanti alla bocca e osservandola subito dopo, disgustato.
«Che onore essere la causa del tuo Molliccio! Il più bel regalo di compleanno che abbia mai ricevuto.» scherzò lei, guadagnandosi un'altra occhiataccia. «Però dai... guardiamo il lato positivo della situazione... uhm... almeno baciare Harry non ti ha provocato bruciature...» cercò di trovare qualcosa di positivo, ma evidentemente le risultava difficile, perché continuava a osservare il soffitto, con un dito sulle labbra, senza dire più niente. Continuava anche a ridere, però... e questo dava molto fastidio a Draco.
«L'unico lato positivo della situazione a cui posso pensare è che quella scena sarebbe piaciuta a Marion.» rispose Draco senza riflettere, impallidendo subito dopo e mettendosi una mano davanti alla bocca... non per pulirla, stavolta.
«Di nuovo questa Marion? Si può sapere chi è?» chiese lei, smettendo finalmente di ridere e corrugando la fronte, in attesa di una risposta. Draco si stese sul letto e si girò dalla parte opposta.
«Non ti interessa.» rispose, cercando di ignorarla.
«Chi può dirlo, questo?» incalzò lei. Ma Draco continuava a mostrarle la schiena, e non accennava a muoversi, o a girarsi. Ginny attese alcuni minuti invano, poi si alzò e fece per avvicinarsi alla porta.
«Weasley?» la chiamò lui. Lei si girò, e vide che si era di nuovo messo seduto sul letto, e la fissava, le braccia sulle ginocchia.
«Che c'è?» gli chiese, acida.
«Se vuoi... ti parlerò di Marion. Però...» questo riaccese l'interesse della ragazza. Draco sembrava quasi... infastidito, angosciato a quel pensiero. Stranamente... non sembrava il Draco Malfoy che lei era abituata a conoscere.
«Però?» gli chiese, avvicinandosi di nuovo. Prese da sotto la scrivania la sedia e si mise seduta di fronte a lui.
«Il fatto è che mi fa ma... ehm, mi dà fastidio parlare di lei,» le guance del ragazzo si accesero leggermente a quell'errore – Ginny sorrise. C'era qualcosa che poteva far male a un Malfoy? «Quindi se proprio vuoi che te ne parli... devi darmi qualcosa in cambio.» lui le lanciò un'occhiata imbarazzata, e la ragazza perse il suo sorriso.
«Cioè? Che intendi dire?» chiese, un po' accigliata. Che voleva fare, baciarla di nuovo per scordarsi il 'brutto momento' che aveva sognato?
«Io ti parlo di Marion; ma tu mi dici perché ce l'hai con Potter. Non che la cosa mi interessi così tanto... solo che non mi piace, quando non capisco.» terminò. Il volto di Ginny divenne più rosso dei suoi capelli – Draco sorrise.
«Oh... um...» balbettò. Rimase a osservarlo per un po', imbarazzata, «ci devo pensare.» finì, abbassando lo sguardo e non osando puntarlo su di lui. Si alzò, rapidamente, e scostò la sedia allontanandosi di scatto da Draco e avvicinandosi alla porta.
«Va bene.» le rispose, «Ricorda una cosa, Weasley. Se dovessi parlarti di Marion... dovresti dimenticartene subito dopo, chiaro?» soggiunse poi, mentre Ginny faceva per chiudere la porta. La ragazza attese un attimo, riflettendo su quelle parole.
«Anche se io dovessi parlarti di Harry, Malfoy.» gli disse, finalmente osando lanciargli un'occhiata.
«Affare fatto.» rispose lui. Ginny lo osservò un lungo istante, dubbiosa. Poi chiuse la porta dietro di sé e si diresse nuovamente verso il bagno.
§§§ Draco aprì gli occhi, e si guardò intorno. Era mattina... i raggi del sole filtravano attraverso le persiane mezze rotte, invadendo l'oscurità della stanza, avvolta nella penombra. I riflessi della luce sul soffitto producevano strani contrasti e movimenti che attirarono la sua attenzione. Le voci dei Babbani e il rumore del traffico all'esterno, che penetravano attraverso i muri, lo svegliarono del tutto.
Svogliatamente il ragazzo si alzò dal letto, e si mise seduto sulla sedia che Ginny aveva spostato qualche ora prima. La conversazione avuta con lei gli tornò alla mente, come un lampo. Era sicuro che la ragazza non avrebbe accettato di dirgli il motivo del suo risentimento verso Potter, altrimenti non avrebbe proposto quel patto. Tuttavia... per un attimo era stato sul punto di dirle tutto in ogni caso.
'Bah, che idiozie! Raccontare i propri guai a qualcun altro di sicuro non ti aiuta, ti rende solo ridicolo.' Pensò scuotendo la testa al pensiero. Appoggiò i gomiti al tavolo e si mise le mani sulle tempie, usandole poi per stropicciarsi gli occhi. All'improvviso qualcuno bussò alla porta e, prima che lui potesse dire niente, questa si spalancò, facendo entrare Harry. Il sangue scomparve dal viso di Draco.
«Buongiorno... Sirius è appena passato a Diagon Alley a prendere la tua bacchetta. Ollivander non è stato molto disponibile a ridargliela indietro, voleva darla a te... ma alla fine ha acconsentito.» gli fece Harry, chiudendo la porta e avvicinandosi. Gli porse la sua bacchetta, un po' seccato.
'No...' pensò Draco dandosi un pizzico improvviso al braccio. Bestemmiò – si era fatto male. 'Non è un sogno, almeno.' Rifletté. Prese l'oggetto che Harry gli porgeva e controllò che fosse tutto a posto. Ollivander come al solito era un grande – la sua bacchetta era tornata come nuova. Si alzò, di scatto.
«Se non hai nient'altro da fare qui, puoi anche andartene...» sbiascicò mentre notava, con orrore, che Harry iniziava a guardarsi attorno.
«Con calma... c'è qualcosa di cui ti vorrei parlare,» iniziò lui, mettendosi seduto sul suo letto. No, era impossibile... il corso delle azioni erano le stesse dell'incubo, che ci faceva Potter lì? Se ne doveva andare... andare VIA!
«Non possiamo parlarne di sotto, in cucina?» tentò di dire lui. Qualunque cosa pur di uscire da quella stanza.
«Non ora... Hermione e Ginny stanno rimettendo a posto assieme a Lupin. Pare che questa notte sia stata molto movimentata per lui...» replicò Harry, continuando a stare seduto sul suo letto, e a fissarlo. Draco iniziò a camminare nervosamente per la stanza, poi si avvicinò alla porta e ci si appoggiò, cercando di calmarsi.
«Va bene. Allora sbrigati...» sibilò in risposta, stringendo le dita sulla maniglia della porta così forte da farsi quasi male.
«Sei nervoso oggi... e lo eri anche ieri,» iniziò Harry.
«Se permetti, non sono affari tuoi.» mormorò Draco, osservando i propri piedi. Harry gli lanciò un sorriso obliquo, e continuò,
«D'accordo. Però mi interessa il fatto che anche Ginny sia molto nervosa. Continuo a pensare che tu le abbia fatto qualcosa l'altro giorno, e ora non c'è nessuno che possa impedirti di rispondermi. Che le hai fatto? Ti ha svegliato dall'attacco di un Dissennatore, vero?» Draco lo fissò un momento, poi annuì, un po' forzatamente. «...E?» Continuò Harry, sostenendo la sua occhiata, molto seriamente.
«... e basta. Che vuoi che sia successo?» a discapito della sicurezza delle sue parole, lo sguardo sfuggente e il colore che aveva, involontariamente, acceso le sue guance continuarono a insospettire Harry.
«Non avevo mai visto la tua faccia di quel colore... non pensavo che 'niente' potesse condurre a reazioni simili, da parte tua, sai?» lo schernì lui. Lo sguardo di Draco si indurì.
«Come te lo devo dire che non è successo A-SSO-LU-TA-MEN-TE nulla? E ora, se permetti, andrei di sotto, ho fame.» replicò Draco, cercando di suonare più infuriato che imbarazzato. La messinscena sembrò avere esito positivo, perché riuscì nel suo intento e, scese le scale, si incamminò verso l'anticamera della cucina.
Giunto nella piccola stanza, dovette constatare che effettivamente Potter aveva ragione, Lupin doveva aver avuto una notte movimentata. Il divano era mezzo sventrato, e l'unica parte che fosse ancora in buono stato era stata chiaramente rimessa in sesto da Hermione, che si stava concentrando su uno dei cuscini. Ginny, d'altro canto, stava medicando Lupin, che si era sfregiato in diversi punti.
«Buongiorno, Malfoy,» gli disse, riservandogli un sorriso radioso. Draco sospirò... il discorso di quella notte sembrava averle fatto passare la furia nei suoi confronti. «la colazione è pronta in cucina, vai a mangiare prima che si raffreddi.» soggiunse la ragazza continuando a medicare Remus.
Passarono la giornata in maniera molto simile alla precedente, continuando a leggere libri sui luoghi nascosti agli uomini da parecchi secoli. Non che ce ne fossero tantissimi... ma erano piuttosto voluminosi. Quando arrivò l'ora del coprifuoco, Remus accompagnò Draco nell'anticamera e continuò con l'esercizio del giorno prima.
«Vogliamo riprovare col Patrono, Malfoy?» gli chiese, mentre il ragazzo si concentrava.
«Mi sembra inutile, ormai abbiamo visto che gli riesce, » si intromise Harry, «proporrei di passare a insegnargli il metodo per difendersi...» per una volta Draco fu d'accordo con lui.
Lupin passò ore a insegnare a Draco come doveva comportarsi. Era tutto basato sulla respirazione, sulla concentrazione e su un bel ricordo... effettivamente era importante esercitarsi prima con il Patrono, ci voleva meno concentrazione perché si trattava di una magia protettiva diretta, e quindi era più semplice effettuare un passo avanti, subito dopo, e imparare a proteggersi anche senza di esso.
«Pensi di riuscire a cavartela, da oggi in poi?» chiese Lupin alla fine. Draco annuì.
«Non posso dire di avere così tanti bei ricordi da non avere più problemi, ma di sicuro starò meglio.» il ragazzo osservò il suo ex-insegnante e per una volta, Lupin sembrò di scorgere quasi riconoscenza nei suoi occhi grigi.
Gli sorrise, soddisfatto, e si congedò. Ora che finalmente poteva dormire voleva approfittarne e non svegliarsi finché il sole non fosse stato alto nel cielo, il giorno dopo. Quello sembrò una specie di invito a rilassarsi, per tutti, e chi prima, chi dopo, si diressero nelle loro stanze.
§§§ Ginny si slacciò la tunica, molto lentamente, mentre osservava Harry aprire la gabbia di Edvige e avvicinarsi alla finestra per chiuderla, dopo che la civetta ne fu uscita. Slacciò la catenina che lui le aveva regalato per il compleanno e l'appoggiò sul comodino, assieme al nastro che le legava i capelli.
Harry le si avvicinò, e le scoprì il collo dandole un bacio all'altezza della nuca. Lei si scansò, e si mise seduta sul letto, osservando la parete di fronte a sé. Il ragazzo, molto stupito, piegò le gambe per trovarsi alla sua altezza. Ginny lo guardò negli occhi – sembrava... sfinita.
«Che succede, tesoro?» le chiese lui, «mi sembri stanca...» soggiunse nel notare che, per una volta, Ginny non lo fissava con astio quando pronunciava quelle parole. Appoggiò le ginocchia sul pavimento e la fissò, in attesa di una qualunque risposta. Stranamente la ragazza continuava a osservarlo, con sguardo vuoto, senza parlare. «C'è qualcosa che non va?» le chiese, provocando finalmente un guizzo nei suoi occhi castani.
«Qualcosa... che non va?» gli chiese lei mentre la luce nei suoi occhi diventava lentamente irritazione, «Tutto non va.» allargò le braccia e posò le mani sulla coperta, abbassando lo sguardo. Lui le mise le mani sulle gambe e si avvinghiò alla sua veste da camera, come se temesse di vederla volatilizzarsi in pochi secondi.
«Che vuoi dire? Si può sapere che ti ho fatto, perché ce l'hai con me?» le chiese, fissandola. Ecco, l'aveva detto. Voleva, doveva riuscire a scoprirne la ragione, non ne poteva più delle sue battute velenose e delle sue occhiatacce. Lo sguardo di lei si indurì ancora di più, mentre osservava le mani del ragazzo sul su grembo. Poi tornò ad avere un'espressione vuota e i suoi occhi persero luce quando li puntò di nuovo sui suoi.
«Harry... ti devo chiedere una cosa. Dovresti promettermi di non addormentarti.» gli disse, continuando a guardargli le mani. Lui batté le palpebre un paio di volte e le rispose,
«Non mi sembro nella posizione giusta per dormire...» il suo tono era quasi ironico, ma Ginny non sorrise, e continuò a fissare le sue mani.
«Bene.» disse, e rimase un attimo in silenzio, indecisa su come porre la domanda.
Per Harry sembrò passare un'eternità – per quale motivo stava aspettando? Che cosa voleva chiedergli? Allora aveva ragione, ce l'aveva con lui? E per quale motivo? Lui non pensava di averle mai fatto niente di male... il cuore gli sembrava un tamburo nel petto, era da tanto tempo che non si sentiva così... insicuro, dubbioso. Era come se Ginny dovesse decidere la sua condanna a morte.
«Dimmi Harry... tu... mi ami?» gli chiese, infine. Harry sentì come se un enorme peso gli si fosse tolto dal cuore e dallo stomaco. Tutto lì?
«Ma ti pare una domanda da fare?» le chiese, senza riflettere. Ma si morse il labbro quando notò l'ira negli occhi di lei... evidentemente per Ginny era una domanda da farsi.
«Non hai risposto.» constatò lei, continuando a fissarlo – il sangue scomparve dal viso di Harry. Da che l'aveva conosciuta, non gli era mai capitato di vedere Ginny così furiosa.
«Certo che ti amo,» iniziò, ma notò subito che gli occhi di lei si indurivano ancora di più. Ma che le era successo?
«Ne sei sicuro?» gli chiese. Harry si infuriò. Non rifletté neanche sul fatto che, effettivamente, nemmeno lui ne fosse così sicuro. Gli dava solo fastidio che lei potesse dubitarne. Che cosa aveva mai fatto per meritare un interrogatorio del genere?
«Certo che ne sono sicuro,» si alzò e rimase a fissarla, chinando la schiena per essere alla sua altezza, «non mi sarei mai messo con te se non avessi provato qualcosa nei tuoi confronti!» le strillò in faccia, guardandola negli occhi. Lei lo osservò un momento, sempre più fredda. Ma perché? Perché? Che aveva fatto di male per meritare questa sfiducia da parte sua?
«Provato... qualcosa... » rimuginò lei, tornando a osservare con enorme interesse il proprio grembo.
«Certo! Mi credi davvero così ipocrita? Io non sono Malfoy!» le disse, staccando finalmente lo sguardo dalla sua faccia e mettendosi a camminare per la stanza. Alla fine si mise seduto dalla sua parte del letto, le braccia ancora tremanti e i pugni stretti per l'irritazione.<bcr />
«Malfoy è meno ipocrita di quanto tu possa credere.» sibilò lei, acida. Lui le rispose, senza girarsi,
«Come fai a dirlo?» stava per esplodere, non sapeva quanto sarebbe ancora riuscito a contenersi.
«Non ti interessa.» replicò Ginny, facendolo girare a guardarla. Lei si voltò e lo fissò con il solito distacco.
'Che ti è successo, Gin?' pensò Harry, intimorito. Non l'aveva davvero mai vista così... e non sapeva come comportarsi. Non avrebbe mai pensato che ce l'avesse così tanto con lui. Metteva davvero paura... 'E' proprio vero che quando qualcuno è sempre calmo, se si infuria diventa terribile...' rifletté, sconvolto.
«Mi interessa si, invece. Perdio... Ginny, non vorrai che litighiamo per colpa di Malfoy?» le urlò in faccia. Lei lo osservò con sarcasmo,
«Non bestemmiare. Sei TU che hai inserito Malfoy nel discorso, in fondo. Io non stavo parlando di lui...» gli rispose, sempre più fredda. Come diavolo faceva ad essere così calma? Come?
«Io inserisco chi mi pare nel discorso,» replicò, imbestialito. Se davvero voleva farlo arrabbiare, beh... c'era riuscita. Le avrebbe fatto perdere quell'aria distaccata, lo ripromise a se stesso. E poi... voleva sapere. «Visto che stiamo parlando di lui, che ti ha fatto l'altro giorno? Hai urlato e quando sono arrivato qui a controllare mi hai baciato e hai detto che dovevi dimenticare qualcosa. Che cosa?» le chiese.
Lei non si scompose e prese dal comodino un bicchiere, mettendosi a giocherellarci con le mani. Con un balzo aggraziato si mise seduta al centro della sua parte di letto e si rigirò per stendere le gambe. In quel modo poteva osservarlo meglio e non dargli la schiena.
«Non sono cose che ti riguardino, Harry.» disse, scrutando con disinvoltura il bicchiere che si passava da una mano all'altra.
«Mi riguardano eccome invece. E' da allora che hai un comportamento strano... per un po' sei stata velenosa anche con lui e non solo con me. Quindi suppongo che anche lui c'entri in questa storia. Ti ha fatto del male?» le chiese, avvicinandosi a gattoni sul letto finché non le fu davanti. Lei continuava a osservare quel dannatissimo bicchiere... all'improvviso si sentì uno scoppio, e la ragazza si ritrovò con le mani vuote – il vetro abbombato del calice era esploso, e il manico le era caduto sul grembo. Harry arrossì e distolse lo sguardo, lei lo squadrò con biasimo.
«Mi meraviglio di te, Harry. Hai ventun'anni e ancora fai queste cose.» sentenziò, viscida. Lui riprese presto il controllo di se stesso e ricominciò a fissarla. Era completamente fuori di sé, ma la ragazza non sembrava per niente intimidita.
«Non hai risposto...» ringhiò, copiando la sua domanda di poco prima. Lei gli lanciò un sorriso obliquo e lo guardò di sottecchi,
«Non mi ha fatto niente che non mi abbia fatto anche tu.» lo osservò, dura, mentre lui allargava gli occhi e impallidiva peggio di uno straccio lavato. Poi si mise di nuovo seduta sul bordo del letto e si alzò, scostando le coperte, «Ora, se permetti, vorrei dormire. Buonanotte, Harry.» gli disse, osservandolo finché lui non si spostò dalla sua parte del letto, consentendole di mettersi sotto le coperte. Poi spense la luce e si girò dalla parte opposta a quella dove si trovava lui.
Harry rimase a osservare il vuoto, per un po'. Il buio della stanza era interrotto solo dalla luce della notte, che si infiltrava attraverso le ante delle persiane. Il cielo doveva essere nuvoloso perché la luminosità aumentava e diminuiva, e spesso spariva del tutto. Ci volle parecchio perché il suo sguardo si abituasse all'oscurità... ma lui non riusciva a muoversi, non riusciva a pensare a niente. Sentiva un terribile groppo che gli serrava la gola, rendendogli difficile respirare. Ogni boccata d'aria era una fatica... e non sapeva più come fare per mantenere un briciolo di dignità.
'Qualche volta abbiamo litigato in questi due anni, ma il mattino dopo Ginny era di nuovo gentile, come se niente fosse successo... ' cercava di dirsi, per tranquillizzarsi. 'L'unica volta che ce l'ha avuta con me per un periodo più lungo è stato l'undici settembre. Ma anche in quel caso alla fine è tornata se stessa. Andrà tutto bene... tutto bene...' rifletteva, mentre cercava disperatamente di non piangere. Se avesse pianto lei l'avrebbe sentito. Non voleva che si rendesse conto di quanto fosse sconvolto. No, doveva essere forte...
A un certo punto, si sentì un timido bussare alla finestra – Edvige era tornata, ma Harry non riusciva ad alzarsi, non ne aveva la forza. Alla fine vide che Ginny si tirava su dal letto e si dirigeva verso la finestra, aprendola. Quando spalancò la persiana per far entrare la civetta, la ragazza notò subito che lui era ancora accovacciato nello stesso punto di dove si era messo per farla infilare sotto le coperte, ma non disse niente. Osservò un momento la strada deserta che si stagliava sotto il loro albergo mentre una leggera brezza entrava nella stanza, scompigliando gli già stravolti capelli di Harry. L'odore del vento sapeva di terra bagnata.
«Sta piovendo.» constatò lei, chiudendo subito dopo la persiana e poi la finestra. Si avvicinò alla gabbia di Edvige, nella quale la civetta era già entrata, e ne chiuse la porta. Poi fece per rimettersi sotto le coperte, ma non lo fece. Stette un attimo in piedi, indecisa su che cosa fare, poi si mosse, incamminandosi verso l'uscio.
«Dove vai?» le chiese Harry. Anche se gli diede molto fastidio notarlo, la sua voce era roca... e si capiva benissimo che aveva il groppo alla gola.
«Non ti interessa.» ribadì lei, aprendo la porta.
«Dove vai?» le chiese di nuovo lui, alzando la voce. Vide la sagoma di lei fermarsi un attimo a guardare l'interno della stanza,
«A fare un giro.» rispose di nuovo lei, secca.
«DOVE VAI?» ringhiò Harry. Lei si bloccò, osservando di nuovo l'interno delcla stanza buia. Lui poteva vedere la sua sagoma riflettersi sullo sfondo più illuminato del corridoio, se non l'avesse vista ancora ferma lì sulla porta, avrebbe creduto che se ne fosse andata.
«Harry... è inutile. E' finita.» mormorò, e chiuse la porta dietro le sue spalle. Il cuore di Harry si fermò.
Sbatté il pugno sul letto, con stizza, e sprofondò sul suo cuscino, restando supino a osservare il vuoto mentre le lacrime, finalmente libere di scorrere, gli bagnavano le guance e scorrevano fino al cuscino. Non aveva la forza di fermarle... così come non poteva bloccare i singhiozzi che scuotevano il suo petto, intervallati dai suoi respiri.
«Non è vero...» mormorava tra un singhiozzo e l'altro, «andrà tutto bene... non è vero... non è vero...» Rimase a osservare il soffitto a lungo, finché il sonno non lo vinse e finì per addormentarsi.
Ginny restò a lungo dietro la porta della loro stanza ad ascoltare i battiti del proprio cuore correre, all'impazzata, mentre le lacrime le rigavano le guance. Harry non poteva saperlo, ma se lui si era sforzato di non cedere al pianto, e Ginny l'aveva capito benissimo dal suo tono di voce, lei non c'era riuscita.
Aveva passato tutto il tempo in cui era stata sotto le coperte a piangere, silenziosamente, ed era riuscita a ritrovare un contegno solo quando aveva sentito Edvige bussare alla persiana per poter rientrare. Aperta la finestra, il freddo venticello che le aveva accarezzato il viso le aveva ridato un po' di forza, ed era riuscita a calmarsi. Abbastanza a lungo per prendere quella decisione... forse una delle più difficili della sua vita. Probabilmente la più difficile. Ma, appena uscita dalla stanza, non aveva più potuto fermare le lacrime.
Ancora con le guance bagnate, si incamminò per il corridoio, mettendo un piede accanto all'altro, come una sonnambula. Lo aveva lasciato... si, alla fine l'aveva fatto. Non ci poteva ancora credere, ma era così. Si sentiva comec svuotata. Ma allo stesso tempo più leggera. Era da parecchio tempo che voleva farlo, ma non ne aveva mai avuto il coraggio. Stette un po' ferma, davanti alle scale, indecisa se dirigersi verso la cucina, oppure andarsi a cercare una stanza al piano superiore, rimettendola a posto abbastanza per poterci dormire. Poi, il suo sguardo si posò sulla porta della camera di Draco, e rimase a osservarla, come incantata. Si asciugò con una mano le lacrime che ancora le bagnavano le guance e si girò, avvicinandosi cautamente alla porta. Poi rimase ancora un po' a pensare, con una mano sulla maniglia e l'altra intenta ad asciugarsi l'ennesima lacrima ribelle.
«Che ci fai qui, Weasley?» disse una voce alla sua sinistra, facendola sobbalzare. Si voltò nella direzione della voce e vide l'inconfondibile sagoma di Draco, che la fissava.
«Mi hai spaventata, Malfoy... che ci fai in piedi a quest'ora?» gli chiese, tirando su col naso.
«Niente di particolare... volevo sgranchirmi le gambe.» le rispose lui, abbassando lo sguardo. Ginny riuscì a sorridere – solo Malfoy poteva imbarazzarsi a rivelare di dover andare al gabinetto... «Che ci fai a quest'ora di notte, nel corridoio, con una mano sulla maniglia della mia porta?» le chiese. Lei lasciò la maniglia e si girò a guardarlo.
«Accetto... le tue condizioni, Malfoy. Ti dirò perché ce l'ho con Harry.» gli disse. Draco sgranò gli occhi e rimase a fissarla per diversi secondi. Prese fiato per parlare un paio di volte, ma non riuscì a dire niente. «Ovviamente solo se tu mi parlerai di Marion.» finì di dire. Lui attese ancora parecchio tempo, prima di trovare il coraggio di rispondere,
«A dire la verità non pensavo che tu avresti mai acconsentito,» iniziò. Lei gli scoccò uno sguardo sospettoso,
«Non è che vuoi ritrattare?» gli chiese. Notò il suo sguardo sfuggente, e comprese di aver colto nel segno. «Guarda che non è da uomini tirarsi indietro, dopo aver proposto un patto.» gli fece notare. Draco aprì la porta della sua stanza e la lasciò semiaperta, consentendole di entrare dietro di lui, mentre si avvicinava al suo letto.
«Insomma, non ho scelta, eh?» le chiese. Ginny sorrise, «E va bene... anche se mi dà fastidio... in fondo il patto l'ho stabilito io... Comincio io oppure inizi tu?» le chiese. Lei accese la sua bacchetta e gli fece segno col capo che lasciava a lui l'onore di iniziare mentre scostava la sedia della scrivania e ci si metteva seduta. Draco sospirò...
« Allora... ti parlerò di Marion...» disse lui, osservando i proprio piedi, poi provò la sua ultima carta, «ma che dirà Potter nel non vederti tornare in camera? E' una storia piuttosto lunga, sai...»
«Non dirà proprio un bel niente,» mormorò lei, stizzita. Puntò lo sguardo verso il viso di Draco e notò la sorpresa del ragazzo al suo tono di voce, «l'ho lasciato.» gli disse. Draco sgranò gli occhi e la fissò a lungo.
«Ah...» riuscì a replicare, alla fine. «e... c'entra quello che mi devi dire?» Lei annuì e lui continuò, «Che è successo?»
«Prima Marion;» gli fece lei, guardandolo seriamente e poi sorridendo alla sua aria colpevole. Aveva di nuovo cercato di sviare il discorso; «è la tua ragazza?» gli chiese. Lo sguardo di Draco si fece distante. Si girò verso il muro e abbracciò un bracciolo del letto, osservando fisso davanti a sé.
«Era... la mia ragazza.» disse dopo averci pensato su.
«Era? Ti ha lasciato?» chiese Ginny, quasi sorpresa. Lui fece cenno di no col capo, «L'hai lasciata tu?» continuò lei, ma Draco fece di nuovo segno negativo. Si voltò a guardarla.
«E' morta.» le disse, mentre Ginny tratteneva il fiato per la sorpresa, «L'ho uccisa io.»
Nota dell’autrice:
Ed eccoci alla fine del capitolo undici. Ormai penso di non fare uno spoiler più a nessuno nel rivelarvi che tra Harry e Ginny è finita. Anche se lui è ancora convinto di poter rimediare... la sua è solo una pia illusione. I prossimi capitoli saranno fondamentali, e dolorosissimi per qualcuno. Ma purtroppo si sa... quando si tira troppo, la corta si spezza. E quando qualcosa si spezza, lascia sempre del dolore dietro di sé.
So che questo, forse, era il momento che molti di voi aspettavano e che altri temevano, ma purtroppo non posso accontentare tutti! Io vado avanti per la mia strada, e spero che voi continuiate a seguirmi come prima.
Che ne dite del mio cliffhanger? ^_^ Cmq nel prossimo capitolo Draco parlerà a Ginny di Marion e lei gli racconterà finalmente per quale ragione ce l'ha con Harry, togliendo la curiosità non solo a lui ma anche a tutti voi. I nodi stanno per venire al pettine, e il primo twist si avvicina a passi da gigante. Il capitolo 15 credo sarà quello che inizierà la seconda parte della storia.
Ricordatevi di commentare! Continuerò solo se riceverò tanti bei commentini ^_^